Come mettere facilmente una supposta a neonati, bambini, adulti

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma METTERE SUPPOSTA NEONATI BAMBINI ADULTI  Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpgCome si inserisce correttamente una supposta rettale?
Per ottenere il massimo dell’efficacia terapeutica, la somministrazione corretta della supposta risulta importantissima. Di seguito, sono riportate le linee guida generali per assumere correttamente una supposta rettale.

  1. Lavarsi accuratamente le mani.
  2. Nel caso la supposta fosse morbida, si consiglia di porla in frigorifero per alcuni minuti, oppure di lasciarla in acqua fredda (prima di aprire la confezione) per dare modo agli eccipienti di solidificare la supposta.
  3. Rimuovere l’involucro di rivestimento.
  4. Se necessario, indossare un guanto in lattice.
  5. Si consiglia di lubrificare la parte alta della supposta, per facilitare il suo inserimento nel retto.
  6. Sdraiarsi su un fianco, con la gamba che poggia a terra distesa, l’altra leggermente piegata in avanti, verso l’addome.
  7. Sollevare un gluteo ed inserire la supposta nel retto, affinché oltrepassi lo sfintere muscolare anale, spingendola con l’indice.
  8. Si consiglia di mantenere la posizione sdraiata su un fianco per pochi minuti, per evitare che la supposta venga espulsa.
  9. Lavarsi accuratamente le mani.

Se si ha intenzione di tagliare la supposta in parti diverse, vi consiglio di leggere anche: Si possono tagliare o spezzare le supposte rettali?

Come mettere una supposta ad un neonato o un lattante?
Il farmaco sotto forma di supposta (per lo più antipiretici o antinfiammatori) è utile quando il bambino è molto piccolo o neonato, ed è quindi difficile dargli una medicina per bocca, oppure nel caso in cui ci sia il rischio di vomito, che ne vanificherebbe l’effetto. Per inserire la supposta, il neonato (o il lattante) può essere sdraiato a pancia in su, e in questo caso gli si sollevano le gambe, oppure a pancia in giù: con le dita si allargano le natiche in modo da vedere bene l’apertura anale e si procede all’inserimento della supposta, spingendola con il mignolo dopo che è leggermente entrata. Una volta introdotta la supposta, è bene stringere le natiche per evitare che la supposta venga espulsa. Alcuni bambini non amano questo metodo: bisogna allora avere una maggiore delicatezza e utilizzare qualche distrazione, come un gioco. Un piccolo trucco può essere quello di ungere leggermente la supposta con olio di mandorle o di oliva, in modo da farle ‘scivolare’ meglio e rendere l’operazione più veloce e meno fastidiosa per il piccolo. Si deve tuttavia fare attenzione a non esagerare :il rischio, altrimenti, è che la supposta venga evacuata facilmente, subito dopo la somministrazione.

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Come mettere una supposta ad un bambino?
Se si tratta di un bambino più grandicello mettetelo a pancia in giù, utilizzate anche in questo caso un po’ di olio come lubrificante e magari giocate un po’ col bambino, ad esempio “la supposta è un missile, si fa il conto alla rovescia -3, -2, -1 PARTITO!” e poi il missile… parte. Ricordatevi di tenere il sederino stretto per qualche secondo dopo la somministrazione della supposta rettale. Con un bambino dai 5 anni in poi, può essere utile spiegargli l’importanza del farmaco per stare bene e guarire. Potete anche promettergli dei premi per “buona condotta” se fa il bravo durante l’inserimento della supposta.

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Differenze tra muscolo striato, scheletrico, liscio, cardiaco, superficiale e profondo

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma differenze muscolo striato liscio cardiaco Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Pene.jpgNell’essere umano il sistema muscolare è  suddiviso in volontario e involontario. Il primo comprende i muscoli striati; il secondo comprende la muscolatura liscia. A parte è considerato il tessuto muscolare del cuore.

Muscoli striati

I muscoli striati vengono anche nel gergo comune chiamati muscoli scheletrici: “striato” e “scheletrico” sono usati come sinonimi (in realtà solo i muscoli striati profondi sono anche detti scheletrici, non quelli superficiali). I muscoli striati si dividono in muscoli superficiali e profondi. I primi hanno una grande importanza per la mimica (m. mimici) e sono presenti solo in corrispondenza del collo e della testa. Tra i m. profondi bisogna distinguere i m. scheletrici, inseriti direttamente sulle ossa e responsabili del movimento, dai m. annessi agli organi di senso (occhio, orecchio) o che sono in rapporto con l’apparato digerente, respiratorio e urogenitale (m. della lingua, della faringe, della laringe, ecc.). Quando due m. svolgono la stessa azione sono detti sinergici o agonisti, mentre sono detti antagonisti i m. che svolgono azioni contrarie. La nomenclatura dei m. si basa sulla loro azione (m. estensore, flessore, abduttore, ecc.), la loro forma (m. lungo, largo), il numero dei capi di inserzione (m. bicipite, tricipite, quadricipite, ecc.). Dal punto di vista morfologico, nei m. si distingue un ventre, la parte contrattile del m., rivestita da una guaina di connettivo (epimisio) che si estende verso l’interno del m. formando il perimisio. In corrispondenza delle estremità del m., il perimisio si continua con i fasci connettivali del tendine, provvedendo ad assicurare l’inserzione del muscolo. Nei m. vi è una rete venosa, arteriosa e linfatica molto ricca; le fibre nervose, assai numerose, sono sensitive e motrici. Le fibre motrici terminano con le piastre neuromuscolari. La più piccola unità funzionale, costituita da un motoneurone e dalle fibre muscolari da esso innervate, prende il nome di unità motoria. La contrazione dei m. è di solito provocata da stimoli nervosi, trasmessi dalle fibre motrici. Allo stato di riposo i m. non sono mai completamente rilasciati, ma presentano una tensione più o meno accentuata (tono muscolare o posturale), regolata da un’attività nervosa riflessa che si svolge a livello del sistema nervoso centrale.

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Muscoli lisci

I m. lisci sono presenti nella parete del tubo digerente, dei vasi sanguigni, dell’utero, della vescica. Si differenziano dai muscoli striati e dal muscolo cardiaco perché mancano delle caratteristiche strie osservabili al microscopio, inoltre – a differenza del muscolo striato – il muscolo liscio è involontario. La loro funzione principale è quella di determinare, con la propria contrazione, variazioni della forma o del calibro degli organi nei quali sono compresi ed eventualmente facilitare la progressione o l’espulsione del loro contenuto. Lo stimolo per la contrazione è trasmesso dai mediatori chimici liberati all’estremità delle fibre nervose motrici, che appartengono al simpatico o al parasimpatico. Il ruolo di vari mediatori chimici (quali acetilcolina e norepinefrina) è essenziale sul comportamento dei m. lisci viscerali; in essi le funzioni svolte dall’innervazione simpatica e parasimpatica non sono tanto quelle di iniziare una risposta, quanto di modularne l’attività. La contrazione di fibre muscolari comprese nello spessore di organi cavi (vasi sanguigni, tubo digerente, apparato urogenitale) provoca la diminuzione della superficie della parete nella quale le fibre muscolari stesse sono inserite: è con questo meccanismo, per es., che si genera la peristalsi intestinale, o che è regolato il tono dei vasi ematici.

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Muscolo cardiaco

Il muscolo cardiaco è un muscolo striato di tipo ramificato che si contrae automaticamente ed energicamente senza stancarsi per decenni. I muscoli lisci sono di solito fibre lunghe ed affusolate che si contraggono lentamente e ritmicamente, trasportando il cibo lungo il sistema digerente, controllando il flusso di sangue attraverso i vasi sanguigni e svuotando la vescica dell’urina in essa contenuta.

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Com’è fatta una siringa e come si usa correttamente?

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma COME FATTA UNA SIRINGA COME SI USA  Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpgSe ti trovi qui è probabilmente perché stai per fare la tua prima iniezione e vuoi cercare di capire qualcosa di più sullo strumento che ti accingi ad usare: in effetti sarà molto più semplice eseguire una iniezione se comprendi il meccanismo che sta alla base di ciò che stai facendo.

Cos’è una siringa?
Il termine “siringa” (in inglese “syringe”) viene dal greco “σῦριγξ” che significa condotto, ed è uno strumento medico che nella sua forma attuale è stato progettato nella metà dell’800, formato da un corpo cilindrico cavo, all’interno del quale scorre uno stantuffo che viene premuto durante l’iniezione. Curiosità: il termine “siringa” indica anche uno strumento musicale aerofono costituito da più canne di lunghezza diversa: il flauto di Pan.

Da quali parti è composta una siringa?
Le siringhe sono composte da tre elementi:

  • l’ago;
  • lo stantuffo;
  • il corpo cavo.

Ad un’estremità del corpo della siringa è ricavato un becco sul quale viene innestato un ago, anch’esso cavo, tramite il quale passa il liquido che viene iniettato o aspirato. L’ago penetra ovviamente nel muscolo; il corpo cavo è la parte che contiene il medicinale ed è dotato di tacche accompagnate da numeri che indicano il volume sia in centimetri cubici (cm3) sia in millilitri (ml). Infine, lo stantuffo viene utilizzato per aspirare e iniettare il farmaco.

Leggi anche: Vie di somministrazione di un farmaco: tipi, differenze, vantaggi e svantaggi

Che capienza può avere una siringa?
A seconda del particolare uso a cui sono destinate le siringhe possono avere capacità (da 1 a 100 ml) e forme diverse. Il corpo è normalmente graduato in millilitri, in casi particolari possono essere utilizzate scale diverse come ad esempio nelle siringhe per insulina. Le dosi di medicinali che si somministrano per via intramuscolare vengono misurate sia in millilitri sia in centimetri cubici; la quantità comunque non varia in base all’unità di misura.

Di che materiale sono fatte le siringhe?
La gran parte delle siringhe attuali sono realizzate in plastica, monouso, con l’ago preinnestato. In passato veniva usato il vetro e le siringhe venivano riutilizzate previa sterilizzazione in autoclave (o semplice bollitura in ambito casalingo). Le prime siringhe erano realizzate in metallo.

Come si usa una siringa?
Per capire come usare correttamente una siringa per fare una iniezione, ti consiglio di leggere:

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In quali parti del corpo e dove si esegue una iniezione intramuscolare?

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma PARTI DEL CORPO DOVE ESEGUE INIEZIONE IM Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.gifIl corpo umano ha diversi punti in cui si può somministrare un medicinale per via intramuscolare.

  • Muscolo vasto laterale: si trova nella coscia. Osserva la coscia del paziente e dividila mentalmente in tre parti uguali. La porzione centrale è la sede dell’iniezione. Questo è un ottimo sito per eseguire le iniezioni su se stessi, dato che è facile da vedere ed è accessibile. Inoltre, è perfetto per somministrare i farmaci ai bambini sotto i tre anni di età.
  • Muscolo ventrogluteale: questo è localizzato nell’anca. Per individuarlo correttamente, appoggia la base della mano sulla parte superiore ed esterna della coscia, nel punto in cui incontra il sedere. Punta il pollice verso l’inguine e le dita verso la testa del paziente. Forma una “V” con le dita separando l’indice dalle altre tre. A questo punto, dovresti percepire il bordo dell’osso del bacino con la punta del dito mignolo e dell’anulare. Il sito in cui devi inserire l’ago si trova al centro della “V”. Questa è una buona posizione sia per gli adulti sia per i bambini che hanno più di sette mesi.
  • Muscolo deltoide: si trova nella parte alta del braccio. Esponi completamente il braccio del paziente e palpa l’osso che attraversa questa zona, detto processo acromiale. La parte inferiore di tale osso forma la base di un triangolo, la cui punta si trova esattamente sotto il centro della base, a livello dell’ascella. Il punto esatto per l’iniezione è il centro del triangolo, a 2,5-5 cm dal processo acromiale. Non utilizzare questo sito sui pazienti molto magri o se il muscolo è molto piccolo.
  • Muscolo dorsogluteale: si trova sul sedere. Esponi un lato del sedere; traccia una linea dal punto superiore della fessura fra i glutei fino al fianco usando una salviettina impregnata di detergente alcolico. Trova il punto medio di questa linea e spostati verso l’alto di 7,5 cm. Da questa posizione traccia un’altra linea che attraversa la prima e che termina più o meno a metà gluteo. In questo modo dovresti aver tracciato una croce. Nel quadrante superiore esterno delimitato dalla croce dovresti percepire un osso curvo; l’iniezione va eseguita appena sotto quest’osso. Non utilizzare questa regione su neonati o bambini con meno di tre anni di età, perché i loro muscoli non sono ancora abbastanza sviluppati.

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Auguri di buonissimo anno nuovo!

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma AUGURI BUON ANNO NUOVO 2017 TUTTI CARI  Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpg

Auguri a tutti di un buonissimo 2017 a voi, ai vostri parenti, ai vostri animali domestici, ai vostri cari, ed al mondo intero, da tutto lo staff di Medicina OnLine!

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Disturbi e mancanza di equilibrio in giovani e anziani: cause e cure

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma DISTURBI MANCANZA EQUILIBRIO CAUSE CURE  Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpgCon “disturbo dell’equilibrio” in medicina si intende una condizione che fa percepire all’individuo che ne soffre un senso di vertigine o instabilità nella postura, come se fosse in movimento pur essendo fermo in stazione eretta o sdraiato. I disturbi dell’equilibrio possono essere causati da determinate condizioni di salute, farmaci o da un problema all’orecchio interno o al cervello. Il termine medico impiegato per identificare tutte le parti dell’orecchio interno coinvolte nel meccanismo dell’equilibrio è sistema vestibolare. Esso controlla il senso dell’equilibrio, la postura, l’orientamento del corpo nello spazio, la locomozione e altri movimenti. Inoltre, contribuisce a preservare la messa a fuoco degli oggetti quando il corpo è in movimento. Il sistema vestibolare funziona in concomitanza con altri sistemi sensoriali del corpo (per esempio, occhi, ossa e articolazioni) al fine di controllare e mantenere la posizione del corpo a riposo e in movimento. Il senso dell’equilibrio è controllato principalmente da una struttura labirintica situata nell’orecchio interno denominata labirinto. I canali semicircolari e gli organi otolitici presenti all’interno del labirinto contribuiscono a mantenere l’equilibrio.

Quali sono i sintomi di un disturbo dell’equilibrio?

Alcuni dei sintomi più comuni di un disturbo dell’equilibrio includono:

  • capogiri o vertigini
  • cadere o avere la sensazione di stare per cadere
  • stordimento, svenimento o sensazione di galleggiamento
  • visione offuscata
  • confusione o disorientamento
  • nausea e vomito
  • diarrea
  • variazioni della pressione sanguigna e della frequenza cardiaca
  • paura
  • ansia
  • panico

I sintomi possono comparire e scomparire per brevi periodi di tempo oppure possono durare per lunghi periodi di tempo.

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Quali possono essere le cause di un disturbo dell’equilibrio?

Un disturbo dell’equilibrio può essere causato da infezioni batteriche o virali all’orecchio, lesioni alla testa oppure da disturbi della circolazione sanguigna che colpiscono l’orecchio interno o il cervello. Molte persone sperimentano problemi con il senso dell’equilibrio con l’avanzare dell’età. I problemi di equilibrio e vertigine possono anche essere causati dall’assunzione di alcuni farmaci. La presenza di problemi a carico dei sistemi nervoso e circolatorio può costituire la fonte di alcuni problemi di postura ed equilibrio. Anche problemi a carico dei sistemi scheletrico o visivo, come l’artrite o lo squilibrio della muscolatura oculare, possono causare problemi di equilibrio. Tuttavia, molti disturbi dell’equilibrio possono avere inizio improvvisamente senza alcuna causa evidente.

Quali sono le tipologie di disturbi dell’equilibrio?

Esistono più di una dozzina di diverse tipologie di disturbi dell’equilibrio. Alcuni dei più comuni sono:

  • Vertigine – La vertigine è una percezione sensoriale distorta che viene frequentemente descritta da chi la sperimenta come una sensazione di movimento rotatorio circostante e può essere accompagnata da nausea e vomito intensi. Tale percezione può essere associata a perdita di equilibrio, al punto che la persona che ne soffre tende a camminare in modo instabile o a cadere. La vertigine è di per sé un sintomo o un indicatore di un problema di equilibrio sottostante, che coinvolge sia il labirinto dell’orecchio interno che il cervelletto.
  • Vertigine parossistica posizionale benigna (VPPB) – La Vertigine Parossistica Posizionale Benigna (VPPB) o vertigine posizionale è caratterizzata da un breve ma intenso episodio di vertigine che si verifica a causa di uno specifico cambiamento della posizione della testa. Una persona può anche sperimentare tale condizione rigirandosi nel letto. La VPPB talvolta può derivare da un trauma cranico o dall’invecchiamento.
  • Labirintite – La labirintite è un’infezione o un’infiammazione dell’orecchio interno che causa vertigini o perdita di equilibrio. E’ spesso associata ad un’infezione delle vie respiratorie superiori.
  • Sindrome di Ménière – La sindrome di Ménière è associata a una variazione del volume del fluido presente nelle parti che costituiscono il labirinto, una delle strutture dell’orecchio interno. Tale sindrome causa episodi di vertigine, perdita di udito irregolare, tinnito (ronzii o fischi in una o ambedue le orecchie) e una sensazione di pressione aumentata all’interno dell’orecchio. Le cause della sindrome di Ménière sono sconosciute.
  • Neuronite vestibolare – La neuronite vestibolare è un’infiammazione del nervo vestibolare e può essere causata da un virus. Tale condizione è caratterizzata da un attacco di vertigine parossistica grave. Colpisce i giovani adulti e gli adulti di mezza età e spesso si presenta a seguito di una infezione aspecifica delle vie respiratorie superiori.
  • Fistola perilinfatica – La fistola perilinfatica è una anomala fuoriuscita di liquido dall’orecchio interno che si riversa nell’orecchio medio. Può verificarsi a seguito di una lesione alla testa, variazioni drastiche della pressione atmosferica (come nel caso delle immersioni subacquee), sforzo fisico, intervento chirurgico all’orecchio o infezioni croniche dell’orecchio. Il sintomo più evidente, oltre a vertigini e nausea, è l’instabilità nel camminare o nell’incapacità di mantenersi in stazione eretta, che aumenta con il movimento e diminuisce stando a riposo. Alcuni bambini possono nascere con fistola perilinfatica, di solito associata a perdita dell’udito presente alla nascita.
  • Chinetosi – La chinetosi o cinetosi, a volte identificata come mal di mare o mal d’auto, è un disturbo molto comune dell’orecchio interno causato da movimenti ritmici e ripetuti, come quelli derivanti dal moto ondoso delle acque del mare, dal movimento di una macchina o dal movimento turbolento di aria in aereo. I sintomi della chinetosi sono nausea, vomito, vertigini, sudorazione e senso di malessere. Tali sintomi hanno origine nell’orecchio interno (labirinto) a causa dei cambiamenti occorsi al senso di equilibrio dell’individuo.
  • Sindrome del Mal de Débarquement (altrimenti detta “mal di terra” o “malattia dello sbarco”) – Questa sindrome è un disturbo dell’equilibrio in cui l’individuo che ne soffre percepisce una continua sensazione di dondolio od ondeggiamento. Si verifica generalmente dopo un crociera o un viaggio in mare. Di solito, i sintomi scompaiono nel giro di poche ore o pochi giorni dopo che la persona è sbarcata a terra. Tuttavia, nei casi più gravi può durare mesi o addirittura anni.

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Come viene diagnosticato un disturbo dell’equilibrio?

La diagnosi di un disturbo dell’equilibrio è difficile. Esistono infatti molte cause potenziali, tra cui condizioni mediche e farmaci. Per facilitare la valutazione del problema, il medico può suggerire al paziente di rivolgersi ad un otorinolaringoiatra (medico e chirurgo specializzato in orecchie, naso e gola). L’otorinolaringoiatra può consigliare al paziente un esame dell’udito, esami del sangue e una elettronistagmografia (un esame che misura i movimenti oculari e dei muscoli che li controllano) oppure esami di imaging atti a studiare testa e cervello. Un altro possibile esame viene chiamato posturografia. Il paziente deve stare in piedi su una speciale piattaforma mobile di fronte ad uno schermo. Il medico, grazie a questo test, valuta in che modo il corpo del paziente si muove in risposta al movimento della piattaforma, allo schermo o ad entrambi.

In che modo viene trattato un disturbo dell’equilibrio?

La prima cosa che un medico farà per trattare un disturbo dell’equilibrio è determinare se le vertigini del paziente siano causate da una condizione medica o dall’assunzione di farmaci. Se appurerà la presenza di tali fattori, il medico tratterà la condizione di conseguenza oppure suggerirà al paziente un farmaco differente.

Il trattamento per i diversi tipi di disturbi dell’equilibrio descritti precedentemente dipenderà dal disturbo dell’equilibrio specifico. Alcune opzioni di trattamento prevedono l’assunzione di farmaci, la terapia di riabilitazione vestibolare, esercizi per testa, corpo e occhi, nonché modifiche ad apparecchi domestici per rendere la casa più sicura (ad esempio, il montaggio di corrimano in casa).

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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Dolore: cos’è, da cosa è causato, quanti tipi di dolore esistono?

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma DOLORE COSE DA COSA E CAUSATO TIPI DI ES Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpgIl dolore, pur essendo uno dei sintomi più temuti dall’essere umano (e da tutti gli esseri viventi!) è uno dei più importanti strumenti di comunicazione del corpo. Si pensi, per esempio, alle conseguenze derivanti dalla mancata percezione del dolore appoggiando una mano su una superficie molto calda. Il dolore rappresenta un modo con cui il corpo ci avverte della presenza di un pericolo esterno che ci sta procurando un danno o di problema relativo alla nostra salute a cui è necessario prestare attenzione.

Leggi anche: Insensibilità congenita al dolore: la strana malattia che non ti fa sentire nessun dolore

In alcune tribù, religioni, o in alcune pratiche erotiche, il dolore fisico può acquisire un significato positivo ed auspicabile: specialmente la capacità di resistere a dolori intensi è sempre stata associata ad un corpo forte ed un carattere coraggioso. Ma per la maggior parte di noi il dolore – sia che sia conseguente ad una puntura di uno spillo, ad una frattura ossea o ad una patologia cronica – è soprattutto una spiacevole esperienza sensoriale ed emozionale, non certo auspicabile. La ricerca scientifica ha sempre impegnato molte risorse per trovare rimedi ad esso, specie quello cronico e delle malattie terminali.
Il dolore presenta molteplici cause e la risposta dell’individuo è varia e individuale. Sebbene il modo in cui viene sperimentato il dolore varia da persona a persona – ed i livelli di sopportazione sono estremamente variabili da individuo ad individuo – è possibile, ed importante in medicina, classificare le varie tipologie di dolore. Nel corso dell’articolo offriremo una panoramica dei diversi tipi di dolore fisico (non di quello “mentale”) e di ciò che distingue gli uni dagli altri.

Dolore acuto e dolore cronico

Esistono diversi modi per classificare il dolore. Uno di questi consiste nel differenziarlo in dolore acuto e dolore cronico.

  • Dolore acuto – Il dolore acuto solitamente si presenta all’improvviso ed ha una durata limitata. Spesso è causato da un danno tissutale a carico di ossa, muscoli od organi, e l’insorgenza è spesso accompagnata da ansia o stress emotivo.
  • Dolore cronico – Il dolore cronico ha una durata maggiore rispetto al dolore acuto ed è generalmente alquanto resistente al trattamento medico. Di solito è associato ad una malattia a lungo termine, come l’osteoartrite. In alcuni casi, come per esempio in presenza di fibromialgia, rappresenta uno degli aspetti che caratterizzano la malattia. Il dolore cronico può essere una conseguenza di un danno tissutale, ma molto spesso è attribuibile a un danno nervoso. Circa il 70% delle persone che soffrono di dolore cronico trattato mediante l’assunzione di antidolorifici sperimenta episodi di ciò che viene definito dolore episodico intenso.
  • Il dolore episodico intenso si riferisce a episodi di dolore che si verificano quando l’antidolorifico viene impiegato regolarmente. A volte può essere spontaneo o insorgere dopo un evento apparentemente insignificante, come cadere dal letto. Talvolta può insorgere in concomitanza con la fine dell’effetto antidolorifico del farmaco prima dell’orario previsto per assumere la dose successiva.

Sia il dolore acuto che il dolore cronico possono essere debilitanti ed entrambi possono influenzare ed essere influenzati dallo stato mentale dell’individuo. Ma la natura del dolore cronico, ovvero il fatto che in alcuni casi sembra essere costante, rende il soggetto che lo sperimenta più suscettibile a conseguenze di stampo psicologico, come depressione e ansia. Al tempo stesso, lo stress psicologico può amplificare il dolore.

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Altri modi con cui viene classificato il dolore

Il dolore viene molto più spesso classificato in base alla tipologia di danno che provoca. Le due categorie principali sono il dolore causato da un danno tissutale, denominato anche dolore nocicettivo, e il dolore causato da un danno a carico dei nervi, denominato dolore neuropatico. Una terza categoria è il dolore psicogeno, ovvero il dolore influenzato da fattori psicologici. Il dolore psicogeno è nella maggior parte dei casi di origine fisica e può essere causato sia da un danno tissutale che da un danno a carico dei nervi. Il dolore derivante da tale danno viene incrementato e prolungato da fattori quali paura, depressione, stress o ansia. In alcuni casi, il dolore è la conseguenza di una condizione psicologica. Il dolore viene anche classificato in base al tipo di tessuto coinvolto o alla parte del corpo colpita. Ad esempio, il dolore può essere indicato come dolore muscolare o dolore articolare. Oppure il medico può chiedere informazioni circa un eventuale dolore al petto o alla schiena. Alcuni tipi di dolore vengono indicati come sindromi. Per esempio, la sindrome del dolore miofasciale si riferisce al dolore provocato da punti specifici situati nei muscoli del corpo. La fibromalgia ne è un esempio.

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Il dolore causato da un danno tissutale

Nella maggior parte dei casi, il dolore ha origine da un danno tissutale. Il dolore deriva da una lesione ai tessuti corporei. Tale lesione può colpire ossa, tessuti molli od organi. Il danno tissutale può derivare da una malattia, come per esempio il cancro, oppure la lesione può essere di natura prettamente fisica, come un taglio o una frattura ossea. In caso di danno tissutale, il dolore sperimentato può essere forte e lancinante oppure pulsante. Può essere intermittente o costante. Il dolore può aggravarsi in caso di movimento o dopo aver fatto una semplice risata. Talvolta, respirare profondamente può intensificare tale tipologia di dolore. Il dolore derivante da un danno tissutale può essere acuto. Ad esempio, le lesioni sportive, come la distorsione della caviglia, sono spesso il risultato di un danno a carico dei tessuti molli. Oppure il dolore può essere cronico, come nel caso di artrite o mal di testa cronico. Inoltre, alcuni trattamenti medici, come la radioterapia in caso di cancro, possono causare danni tissutali che si traducono in dolore.

Il dolore causato da danni a carico dei nervi

I nervi funzionano come cavi elettrici che trasmettono i segnali, inclusi i segnali del dolore, da e verso il cervello. Il danno nervoso può interferire con il modo in cui vengono trasmessi tali segnali e causare anormali segnali di dolore. Ad esempio, è possibile percepire una sensazione di bruciore anche se la zona interessata non è sottoposta a nessuna fonte di calore. I nervi possono essere danneggiati da malattie, come il diabete, oppure da un trauma. Alcuni farmaci chemioterapici possono causare danni ai nervi. I nervi possono essere danneggiati a seguito di ictus o di infezione da HIV, tra le altre cause. Il dolore derivante da lesioni nervose potrebbe essere il risultato di un danno a carico del sistema nervoso centrale (SNC), che comprende il cervello e il midollo spinale. Oppure potrebbe derivare da danni ai nervi periferici, ovvero i nervi presenti nel resto del corpo che inviano segnali al sistema nervoso centrale. Il dolore causato da un danno nervoso, dolore neuropatico, viene spesso descritto come bruciore o formicolio. Alcune persone lo descrivono come una scossa elettrica. Altri lo descrivono come pizzicore o come una sensazione lancinante e acuta. Alcune persone che presentano danni nervosi sono spesso ipersensibili alla temperatura e al tatto. E’ sufficiente un tocco leggero, come ad esempio il contatto con un lenzuolo, per causare l’insorgenza del dolore.

Spesso il dolore neuropatico è cronico. Esempi del dolore causato da danni nervosi includono:

  • Nevralgia del trigemino – Questa condizione causa dolore a seguito di infiammazione di un nervo facciale. Il dolore viene descritto come intenso e può presentarsi su labbra, cuoio capelluto, fronte, occhi, naso, gengive, guance e mento da un lato del viso. Il dolore può insorgere toccando la zona interessata o dopo un leggero movimento.
  • Sindrome da dolore centrale – Questa sindrome è caratterizzata da dolore cronico conseguente a un danno a carico del sistema nervoso centrale. Tale danno può essere causato da ictus, MS, tumori e altre condizioni. Il dolore, che in genere è costante e può essere intenso, può colpire gran parte del corpo o essere limitato a zone più piccole, come mani o piedi. Il dolore spesso può essere aggravato da movimento, tatto, emozioni e variazioni di temperatura.
  • Sindrome dolorosa regionale complessa – Si tratta di una sindrome dolorosa cronica che può verificarsi a seguito di un grave infortunio. Viene descritta come bruciore persistente. Alcune anomalie, come sudorazione anomala, cambiamenti nel colore della pelle o gonfiore, possono essere notate nella zona dove viene avvertito il dolore.
  • Dolore neuropatico periferico diabetico – Questo dolore deriva da un danno ai nervi di piedi, gambe, mani o braccia causato dal diabete. Gli individui che soffrono di neuropatia diabetica sperimentano vari tipi di dolore inclusi bruciore, acuto e formicolio.
  • Herpes zoster e nevralgia posterpetica – L’herpes zoster è un’infezione localizzata causata dal medesimo virus che causa la varicella. L’eruzione cutanea e il dolore associato, che può essere debilitante, si presentano su un lato del corpo lungo il percorso di un nervo. La nevralgia posterpetica è una complicazione comune in cui il dolore da herpes zoster dura per più di 1 mese.

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Sei sempre stanco? Ecco le cause meno comuni che non immagineresti mai ed i rimedi

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma SEI STANCO CAUSE MENO COMUNI RIMEDI POI  Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpgL’essere sempre stanchi può dipendere da svariate ragioni. In questo precedente articolo ci eravamo preoccupati di analizzare le cause più comuni (mancanza di sonno, troppi caffè, diabete…) ed i rispettivi rimedi. Esistono, tuttavia, altre cause che molto spesso vengono ignorate, ma che dovrebbero essere in realtà prese in considerazione per vincere quel costante senso di stanchezza e spossatezza che spesso ci affligge impedendoci di affrontare le giornate nel migliore dei modi e carichi di energia. Qui di seguito vi proponiamo alcune di queste cause meno comuni e i relativi suggerimenti su come affrontarle e vincerle.

Postura scorretta

Il nostro corpo utilizza molta energia per mantenerci in posizione eretta. Una postura scorretta (come stare ricurvi in avanti e lasciarsi cadere sulla seduta) interferisce sul corretto posizionamento della spina dorsale. Più la posizione della colonna vertebrale è sbilanciata, maggiore sarà il carico di lavoro a cui saranno sottoposti i vostri muscoli per compensare.
Soluzione: qualunque sia la posizione che adottate di solito, ricordate che la vostra testa dovrebbe essere in linea con il corpo. Non fatela sporgere in avanti. Le orecchie devono essere direttamente perpendicolari alle vostre spalle.

Diete drastiche

Seguire una dieta drastica non è per niente utile. I regimi dietetici eccessivamente ipocalorici, specie quelli che prevedono un apporto calorico giornaliero inferiore a 850 calorie, oltre ad essere dannosi per la vostra salute possono anche causare stanchezza.
Soluzione: se dovete perdere peso, fatelo in modo salutare, eliminando il cibo spazzatura e gli alimenti eccessivamente ricchi di zuccheri, e riducendo le porzioni. Fissate come obiettivo una perdita di peso che non superi 1 chilo alla settimana.

Stare sempre chiusi in casa

Molto spesso le attività di tutti i giorni ci portano a passare troppo tempo in casa, specie se si hanno bambini piccoli da accudire, se si lavora da casa o quando le lunghe, buie e fredde giornate invernali non ci invogliano ad uscire. Ma la mancanza di luce naturale e aria fresca è una delle cause cardine di stanchezza e spossatezza.
Soluzione: uscite a fare una passeggiata, anche di soli 10 minuti, almeno una volta al giorno o quando sentite di essere stanchi. Anche se fuori è nuvoloso, sarete comunque esposti ad una luce più naturale rispetto a quella domestica e vi sentirete più attivi. Se non vi è proprio possibile uscire di casa, trascorrere alcuni minuti in una stanza illuminata esclusivamente dalla luce naturale può essere di aiuto.

Colazione troppo ricca di zuccheri

Una colazione troppo ricca di zuccheri (cereali processati, pasticcini, dolci e toast ricoperti di alimenti iper zuccherini) vi darà un’impennata di energia, poiché lo zucchero nel sangue raggiungerà il suo picco. Ma i livelli di zuccheri diminuiranno altrettanto rapidamente, ovvero due ore dopo circa. Il risultato? Vi sentirete stanchi non appena il livello di energia collasserà.
Soluzione: per una fonte di energia stabile e duratura che duri tutta la mattinata, fate una colazione a base di amidi non raffinati. Per esempio, una tazza di cereali integrali con della frutta, oppure un uovo con pane integrale. I cereali devono essere integrali e poveri di sale e zuccheri.

Preoccuparsi costantemente di un problema

Se vi logorate tutto il giorno pensando a qualcosa che vi preoccupa, il battito cardiaco e la pressione sanguigna aumentano, i vostri muscoli si irrigidiscono e questo comporterà inevitabilmente stanchezza e persino dolori fisici.
Soluzione: riservate una parte del vostro tempo per concentrarvi su ciò che vi preoccupa. Provate a pensare a soluzioni positive, quindi accantonate le preoccupazioni distogliendo il pensiero da esse. Per esempio, se dovete andare dal dentista e sapete che il pensiero vi accompagnerà per tutta la giornata, fate in modo di fissare l’appuntamento di mattina. In questo modo, vi sarete tolti il pensiero e sarete più tranquilli per il resto della giornata.

Praticare troppa attività fisica

Praticare attività fisica è salutare, ma un’attività troppo intensa ogni giorno potrebbe non essere altrettanto salutare, soprattutto per quanto riguarda il livello di energia e specie se siete dei principianti o se state tentando di ritornare in forma.
Soluzione: fissate un giorno di riposo tra le sessioni di esercizio intenso. Ma non fate passare più di due o tre giorni tra una sessione e l’altra o potreste perdere l’abitudine, mandando così in fumo i vostri sforzi.

Pigrizia

Stare seduti nella stessa posizione per lunghi periodi di tempo può rendervi fiacchi e spossati, anche se state semplicemente guardando la televisione o usando il computer. L’organismo percepisce questa inattività come uno stato di riposo paragonabile al sonno.
Soluzione: alzatevi spesso dalla scrivania, dal divano o dalla poltrona e fate movimento: semplici e veloci esercizi di stretching possono tornare molto utili. Inoltre, ricordate che fare brevi pause ma frequenti contribuisce a mantenere il corpo attivo.

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