Differenza tra dopamina e dobutamina

MEDICINA ONLINE SINAPSI SISTEMA NERVOSO ACETILCOLINA NORADRENALINA DOPAMINA NEUROTRASMETTITORI CERVELLO SISTEMA NERVOSO AUTONOMO CENTRALE SIMPATICO PARASIMPATICO NEURONI GLIA CERVELLETTO SNC ORMONIDopamina e dobutamina sono entrambe le sostanze che hanno importanti azioni sul corpo. Entrambi agiscono sui recettori cellulari specifici e producono cambiamenti significativi in quelle cellule. La dobutamina è un farmaco che agisce sul sistema nervoso simpatico. I medici si usano per trattare l’insufficienza cardiaca e shock cardiogeno. La dopamina è un neurotrasmettitore che il nostro corpo produce al fine di inviare segnali tra le cellule cerebrali.

La dobutamina è un composto sintetico usato in medicina per pazienti criticamente malati con gravi problemi cardiaci. Mentre la dopamina stessa può aumentare la frequenza cardiaca e pressione sanguigna, i medici prescrivono solitamente in una forma di precursore chiamata l-dopa, che può penetrare il cervello e trattare la malattia di Parkinson.

Mentre la dopamina è un prodotto naturale che il corpo produce per la comunicazione tra le cellule nel sistema nervoso, invece la dobutamina, d’altra parte, viene prodotta sinteticamente per uso medico.

La dobutamina agisce sui recettori adrenergici, principalmente sulle cellule nel cuore o sui vasi sanguigni. Stimola le cellule e induce le cellule di muscolo a contrarsi. La dopamina si lega ai recettori sulle cellule nel sistema nervoso centrale e conduce alla trasmissione dei segnali elettrici elettrici fra esse.

Il risultato dell’azione della dobutamina sul corpo è un aumento nell’azione di cellule muscolari nel cuore e vasi sanguigni, determinando una maggiore frequenza cardiaca e pressione sanguigna. L’azione della dopamina nel sistema nervoso centrale provoca cambiamenti nella cognizione, motivazione, attenzione e apprendimento.

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Pornografia, masturbazione e dopamina: le droghe che distruggono il cervello

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  • la pornografia e la masturbazione compulsiva sono abitudini o vere e proprie tossicodipendenze da una sostanza chiamata dopamina?
  • se sono tossicodipendenze, il cervello viene o no modificato permanentemente dalla fruizione cronica di pornografia e dalla masturbazione compulsiva?

Questo articolo è molto lungo, ma vi consiglio di leggerlo attentamente dall’inizio alla fine, per meglio comprendere la trappola in cui molti uomini – senza accorgersene – si stanno pian piano autorelegando. E’ importante premettere che in questo articolo non si vuole demonizzare la masturbazione in sé, che – se saltuaria – è addirittura protettiva nei confronti del cancro alla prostata, ma solo avvertire il lettore dei potenziali danni che può determinare alla lunga la masturbazione se portata avanti in modo compulsivo, varie volte al giorno per lunghi periodi. E’ importante anche ricordare che, seppur l’articolo sia rivolto per praticità agli uomini eterosessuali, in realtà la masturbazione compulsiva è un problema anche riferibile agli uomini omosessuali ed alle donne, sia etero che omosessuali, quindi le stesse identiche considerazioni presenti nell’articolo sono rivolte non solo agli uomini etero ma anche agli uomini omosessuali ed alle donne.

La storia della falena zingara

Iniziamo con un’apparente digressione. Nel 1869, la falena zingara (Lymantria dispar) è stata importata in America con l’intenzione di dare vita all’industria della seta. Raramente si sono viste buone intenzioni andate a finire così male a causa dell’imprevisto appetito della falena per alberi come le querce, gli aceri, gli olmi fino a devastare le foreste per centocinquant’anni. Numerosi tentativi sono stati fatti per distruggere questa peste, ma un importante passo in avanti giunse nel 1960, quando gli scienziati hanno osservato che la falena zingara maschio seguiva la femmina tramite il suo odore per accoppiarsi. Questo profumo è chiamato feromone, ed è estremamente attraente per il maschio. Nel 1971, è stato pubblicato un articolo dalla rivista Nature in cui era descritto come i feromoni sono stati utilizzati per evitare che le tarme si accoppiassero. Gli scienziati hanno prodotto feromone in grandi quantità e ne hanno permeato l’ambiente in cui vivevano le falene. Questo profumo innaturalmente forte ha sopraffatto la naturale capacità delle femmine di attrarre i maschi, e i maschi, confusi, non sono riusciti a trovare le femmine. Un documento supplementare ha descritto come il controllo della popolazione delle falene sia stato raggiunto «impedendo alle falene zingare maschio di trovare le loro compagne». La falena zingara è stato il primo insetto ad essere controllato mediante l’uso di feromoni, i quali operano in due modi:

  • metodo della confusione: un aereo sparge un numero insignificante, dal punto di vista dell’ambiente, di palline di plastica imbevute di essenza di feromone: il maschio rimane stordito e non sa in quale direzione cercare la femmina, oppure diventa insensibile ai naturali livelli di feromone prodotti dalla femmina e non ha alcun incentivo ad accoppiarsi con essa;
  • metodo della cattura: vengono preparate trappole di feromone dalle quali le falene non possono sfuggire ed a quel punto, la falena maschio va in cerca della femmina, ma trova solo un sostituto fatale.

Due errori

Cosa ha a che fare tutto ciò con la pornografia? Quest’ultimo è un “feromone visivo”, una potente droga cerebrale da cento miliardi di dollari l’anno, che sta cambiando la sessualità umana «inibendo l’orientamento» (riferito al succitato esempio del feromone) e «interrompendo la comunicazione pre-accoppiamento tra i sessi», soprattutto attraverso internet. Credo che attualmente stiamo combattendo una guerra contro la pornografia perché molte persone continuano a credere a tre cose totalmente false:

  • che la pornografia e la masturbazione compulsiva non possano diventare una droga;
  • che la pornografia e la masturbazione compulsiva non possano determinare una vera e propria dipendenza;
  • che la pornografia e la masturbazione compulsiva non possano determinare disfunzione erettile e calo della libido nei confronti delle donne “reali”.

Queste affermazioni sono totalmente false perché la pornografia e la masturbazione compulsiva conducono cronicamente alla dipendenza dalla dopamina, neurotrasmettitore prodotto dal nostro organismo quando proviamo piacere sessuale. Il masturbatore cronico ottiene talmente tanta dopamina tramite la pornografia che arriva un momento in cui non si sentirà più attratto dalle donne “reali” perché il sesso “vero” gli apparirà meno “interessante” di quello che vede nei video pornografici e gli darà meno dopamina della masturbazione.

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«Erba adrenalina»

In primo luogo, vorrei condividere un’esperienza della nostra famiglia di qualche anno fa nel corso di un safari in Africa. Durante una corsa lungo il fiume Zambesi, il nostro ranger ci parlò dell’adrenaline grass, un’erba che cresce lungo le rive del fiume. Gli chiesi perché avesse usato la parola «adrenalina», e lui iniziò a guidare lentamente attraverso l’erba. Improvvisamente fermò il veicolo e disse: «Ecco! Lo vedi»? «Vedere cosa?», gli chiesi. Si avvicinò, e da quella posizione cambiò anche l’angolo di esposizione della luce. Poi capii. Un leone stava nascosto tra l’erba a scrutare il fiume, forse in attesa di qualche preda, oppure di bere dell’acqua. Eravamo seduti su di una Land Rover decappottabile senza porte ne finestrini. Appena ho sentito battermi forte il cuore, ho capito perché questa vegetazione viene chiamata «erba adrenalina». La mia corteccia cerebrale ha visto e definito il pericolo e lo ha registrato nella parte autonoma del mio sistema nervoso. Il cervello, che è un laboratorio farmaceutico molto efficiente, ha prodotto chimicamente l’adrenalina, inducendo il mio cuore a battere e a correre in preparazione della sopravvivenza. Ero pronto a correre, se necessario (non che avessi buone probabilità con il leone).

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Una droga è una droga: la dopamina lo può diventare

È interessante notare che l’adrenalina (chiamata anche “epinefrina“, i due termini sono sinonimi) è un farmaco che noi medici usiano in chirurgia e in situazioni di emergenza per stimolare il cuore di un paziente quando batte molto lentamente o addirittura si ferma. Quindi, ecco la questione: l’epinefrina non è considerata un farmaco se il nostro corpo la produce in modo autonomo (epinefrina endogena), ma “diventa” un farmaco se la stessa identica epinefrina viene somministrata da un medico (epinefrina esogena). A questo punto prendiamo in esame la dopamina. Questo prodotto chimico è un cugino stretto dell’adrenalina; entrambe sono neurotrasmettitori eccitatori che dicono al cervello: «Vai!». La dopamina è importante per le parti del nostro cervello che ci permettono di muoverci e quando le parti del cervello che producono dopamina vengono danneggiate il risultato è il morbo di Parkinson. Per curare il Parkinson i medici prescrivono la dopamina come farmaco ed essa aiuta il paziente a muoversi nuovamente. Quindi, la dopamina è un farmaco soltanto se il laboratorio farmaceutico la produce, e non se il cervello produce la stessa sostanza chimica per lo stesso scopo? Certamente, entrambi sono farmaci nel vero senso della parola, indipendentemente da dove vengono prodotti. A riguardo del tema trattato, possiamo affermare che ambedue questi farmaci del cervello sono molto importanti per la sessualità umana, sia per la pornografia che per la dipendenza sessuale. La dopamina, oltre al suo ruolo nel movimento, è un neurotrasmettitore integrale, ma è anche una droga cerebrale nel sistema di piacere/ricompensa del nostro cervello.

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Disturbo della dopamina

Rivediamo alcuni dei più importanti componenti del sistema di ricompensa del cervello. All’esterno vi è la corteccia cerebrale, uno strato di cellule nervose in cui risiede la coscienza, il pensiero volitivo. Nella parte anteriore, sopra gli occhi, vi sono i lobi frontali. Queste aree sono importanti per il giudizio, e se il cervello fosse una macchina, i lobi frontali sarebbero i freni. Questi lobi hanno importanti collegamenti con le vie del piacere, in modo da poterlo controllare. Al centro del cervello vi è il nucleus accumbens. Questa zona a forma di mandorla è la chiave del sistema piacere-ricompensa, e quando viene attivato dalla dopamina e da altri neurotrasmettitori, ci fà valutare e desiderare il piacere della ricompensa.

La dopamina è essenziale per gli esseri umani per desiderare e valutare un piacere appropriato per la loro vita. Senza di essa, non saremmo così incentivati a procreare, a mangiare o anche cercare di vincere una partita: tutte queste cose fanno produrre al nostro corpo la dopamina e la dopamina dice al nostro cervello che “quelle cose ci fanno stare bene”. L’uso eccessivo di questo sistema di ricompensa della dopamina, può provocare dipendenza. Quando queste vie vengono usate in modo compulsivo, si verifica una retrocessione che riduce in modo effettivo la quantità di dopamina nelle aree di piacere disponibili per l’uso, e le stesse cellule dopaminergiche iniziano ad atrofizzarsi e a ridursi. Le cellule ricompensa nel nucleus accumbens sono affamate di dopamina e vivono in uno stato di desiderio; allo stesso tempo, si verifica un declassamento dei recettori della dopamina sulle cellule del piacere.

Il ripristino del «termostato del piacere» produce una «nuova normalità». In questo stato di cose, la persona deve agire secondo la dipendenza, ossia aumentando la dose di dopamina fino a livelli sufficienti per sentirsi non in ansia, così come un eroinomane deve aumentare la dose di eroina nel tempo. Poiché avviene una desensibilizzazione dei circuiti di ricompensa, stimoli più forti e ancora più forti sono necessari per aumentare le dosi di dopamina. Nel caso di dipendenza da stupefacenti, la persona dipendente deve aumentare la quantità di droga per ottenere il medesimo picco, mentre nella dipendenza da pornografia, immagini e/o video e/o comportamenti sempre più scioccanti (o illegali!) sono necessari per avere la propria dose di dopamina e quindi di piacere.

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Danno del lobo frontale

Come una sorta di feedback, anche i lobi frontali possono atrofizzarsi o ridursi. Pensate all’esempio dell’usura delle pastiglie dei freni. Questo declino fisico e funzionale del centro del giudizio del cervello causa nella persona una compromissione della sua capacità di elaborare le mosse per poter uscire dalla dipendenza. Gli scienziati che studiano le dipendenze hanno chiamato questa condizione «ipofrontalità», e hanno notato una certa somiglianza tra il comportamento delle persone dipendenti (da sostanze, ad esempio gli eroinomani, o da comportamenti, ad esempio i giocatori d’azzardo patologici o i cleptomani) ed il comportamento dei pazienti con danno cerebrale frontale.

I neurochirurghi trattano spesso pazienti con danni al lobo frontale. In un incidente automobilistico, ad esempio, il cervello del conducente spesso decelera nel retro della sua fronte all’interno del cranio, danneggiando i lobi frontali. I pazienti con danno del lobo frontale mostrano una quantità di comportamenti che noi chiamiamo «sindrome del lobo frontale», caratterizzato dai seguenti comportamenti stereotipati:

  • in primo luogo, questi pazienti dopo l’incidente diventano impulsivi, in quanto si impegnano sconsideratamente in attività senza pensarci su, di impulso;
  • in secondo luogo, essi diventano compulsivi, cioè si fissano o si concentrano nei riguardi di determinati oggetti o comportamenti e devono averli in modo ripetitivo e “per forza”, non importa a quale prezzo;
  • in terzo luogo, questi soggetti diventano emotivamente labili ed hanno sbalzi d’umore improvvisi e imprevedibili;
  • in quarto luogo, essi dimostrano scarsa capacità di giudizio ed in questo modo si vanno a cacciare in situazioni assurde, anche pericolose o illegali, senza badare alle conseguenze.

In questo modo l’ipofrontalità corticale, o il restringimento dei lobi frontali, causa di questi quattro comportamenti, può derivare da un incidente automobilistico ma anche da una tossicodipendenza. Ad esempio uno studio sulla dipendenza da cocaina, pubblicato nel 2002, mostra una perdita di volume o restringimento in diverse aree del cervello, in particolare delle aree di controllo frontale. Un studio del 2004 mostra risultati molto simili per la metamfetamina. Ma siamo di fronte a droghe che possono danneggiare il cervello, per cui in realtà questi studi non ci sorprendono. Si consideri, tuttavia, una dipendenza naturale, come l’eccesso di cibo che porta all’obesità. Potreste essere molto sorpresi nell’apprendere che uno studio pubblicato nel 2006 ha mostrato il restringimento dei lobi frontali in una condizione di obesità molto simile a quella trovata negli studi sulla cocaina e sulla metamfetamina. E uno studio pubblicato nel 2007 in persone che mostravano una forte dipendenza sessuale ha prodotto risultati quasi identici alla metamfetamina, alla cocaina e agli studi sugli obesi. Così abbiamo quattro studi, due sui farmaci e due sulla dipendenza naturale, effettuati in differenti istituti accademici da gruppi di ricerca diversi, e pubblicato in un lasso di tempo di cinque anni in quattro diverse riviste scientifiche. E tutti e quattro gli studi dimostrano che la dipendenza da una sostanza e la dipendenza da un comportamento influenzano i lobi frontali del cervello, come un trauma che comporta danni ai lobi frontali.

Per approfondire, leggi: Pornografia e masturbazione compulsiva danneggiano il cervello: la Sindrome frontale

Dipendenza da sostanza, dipendenza da comportamento

Abbiamo visto come i sistemi della dopamina non funzionino in modo normale nelle dipendenze da sostanza o da comportamento, e che possono essere danneggiati. Questo danno – come pure i danni a carico del lobo frontale – può essere evidenziato con scansioni del cervello tramite risonanza magnetica funzionale, PET (tomografia ad emissione di positroni) e SPECT (tomografia computerizzata a emissione di fotoni singoli). Recenti studi, compiuti utilizzando scansioni del cervello, non solo hanno dimostrato anormalità nei casi di dipendenza da cocaina, ma anche nei casi di gioco d’azzardo patologico o di cleptomania o di eccesso di cibo che porta all’obesità. Quindi, non biasimate la scienza che ci dice che una dipendenza è tale non solo quando si dipende da una sostanza (alcol, cocaina, nicotina, eroina…) ma anche quando si dipende da un comportamento e che quel comportamento viene portato avanti a tutti i costi, spesso in modo distruttivo per la vita sociale e professionale di una persona. Come indicato nella rivista Science, «per quanto riguarda il cervello, un premio è una ricompensa, indipendentemente dal fatto che provenga dalla chimica o dall’esperienza». Cos’hanno in comune la pornografia e la dipendenza sessuale? Il Dr. Eric Nestler, responsabile della ricerca in neuroscienze al Mount Ceder Sinai di New York, e uno degli scienziati più rispettati a livello mondiale per quanto riguarda le dipendenze, ha pubblicato nel 2005 un articolo sulla rivista Nature Neuroscience intitolato Is There a Common Pathway for Addiction? («C’è un percorso comune per la dipendenza»?). In questo documento, egli afferma che i sistemi di ricompensa della dopamina mediano non soltanto la dipendenza da droghe, ma anche le dipendenze comportamentali (ossia il consumo compulsivo di ricompense naturali), come l’eccessiva assunzione patologica di cibo, il gioco d’azzardo patologico e le dipendenze sessuali. La prestigiosa Royal Society di Londra, fondata nel 1660, pubblica la rivista scientifica più longeva al mondo, la Philosophical Transactions of the Royal Society. Un recente numero ha dedicato diciassette articoli incentrati sulle dipendenze ed è interessante notare che due degli articoli sono stati espressamente dedicati alle dipendenze “naturali”, meglio definite come “dipendenze comportamentali”: al gioco d’azzardo ed all’eccessiva assunzione di cibo.

Apprendimento frenetico

I due studiosi Robert Malenka e Julie Kauer, in un articolo di riferimento pubblicato su Nature del 2007 sui meccanismi che regolano i cambiamenti fisici e chimici che avvengono nelle cellule del cervello nelle persone tossicodipendenti, hanno affermato: «La dipendenza rappresenta una forma patologica di apprendimento e di memoria». Oggi, questi cambiamenti nelle cellule cerebrali vengono definiti «potenziamento a lungo termine» e «depressione a lungo termine», e si parla di plasticità del cervello o del soggetto che cambia o si ricollega. Il Dr. Norman Doidge, neurologo presso la Columbia University, nel sul libro The Brain That Changes Itself («Il cervello che modifica sé stesso»), descrive come la pornografia «resetti» i circuiti neurali. Egli ha osservato in uno studio su alcuni uomini che consumano pornografia su internet che i soggetti sembravano «inquietanti» come i topi che spingevano le leve per ricevere la cocaina nelle famose scatole da sperimentazione di Skinner. Come quei i topi tossicodipendenti, gli uomini erano alla disperata ricerca della prossima dose, cliccando con il mouse sul nuovo e più eccitante video pornografico, proprio come i topi spingevano le leve. La dipendenza da pornografia è un apprendimento “frenetico” ed è forse per questo che molti di coloro che hanno lottato con più dipendenze riportano che questa è stata la più difficile da superare. La tossicodipendenza, seppur potente, è più passiva in una sorta di «pensiero di passaggio», mentre la pornografia visiva, specialmente quella su internet, è un processo neurologico molto più attivo. La costante ricerca e valutazione di ogni immagine o videoclip, grazie alla sua potenza ed al suo effetto, è un esercizio di apprendimento neuronale limitato soltanto dal cervello progressivamente gratificato. La curiosità è quindi fusa nella compulsione, e la necessità di un flusso più ampio di dopamina può guidare la persona in un percorso teso all’aumentare la dose di dopamina dal softcore all’hardcore, fino ad arrivare a comportamenti sessuali illegali (pedo-pornografia, atti osceni in luogo pubblico, violenza sessuale…), in un circolo vizioso distruttivo, esattamente come un eroinomane vuole sempre più dose ed è disposto a commettere anche atti illegali o che mai avrebbero voluto compiere (ad esempio rubare o prostituirsi) per ottenere la propria dose.

Sessualità disumanizzata ed ego straniero

Oltre all’ipofrontalità corticale e al declassamento dei sistemi dopaminergico e mesolimbico, un terzo elemento sembra essere importante per la pornografia e la dipendenza sessuale. L’ossitocina e la vasopressina sono importanti ormoni nel cervello in riferimento alla sessualità. Gli studi dimostrano che l’ossitocina è anche importante nell’aumentare la fiducia negli esseri umani, nel legame emotivo tra partner sessuali, e nel legame con i genitori. È una buona cosa quando questo legame si verifica all’interno di un rapporto con altri esseri umani, ma c’è un lato oscuro: quando la gratificazione sessuale si verifica cronicamente ed abbondantemente nel contesto della masturbazione compulsiva durante la fruizione di materiale pornografico, può portare ad una sorta di «amante virtuale», che si arriva ad amare ben più di qualsiasi amante reale. Il Dr. Victor Cline, nel suo saggio Pornography’s Effects on Adult and Child («Gli effetti della pornografia su adulti e bambini»), descrive questo processo con le seguenti parole: «Nella mia esperienza di terapeuta sessuale, ho appurato che qualsiasi persona che si masturba regolarmente con l’ausilio di pornografia rischia di diventare, nel tempo, un tossicodipendente sessuale, condizionando sé stesso ad assumere una devianza sessuale e/o a turbare un rapporto consolidato con il coniuge o con la fidanzata. Un effetto collaterale frequente è che si riduce drasticamente la loro capacità di amare (ad esempio, ne risulta una dissociazione del sesso dall’amicizia, dall’affetto, dalla cura e da altre emozioni sane e caratteristiche che aiutano i rapporti coniugali). Il loro lato sessuale diventa in un certo senso disumanizzato. Molti di loro sviluppano “un ego straniero” (o lato oscuro), il cui nucleo è una lussuria antisociale priva della maggior parte dei valori. Nel frattempo, l’aumento di masturbazione ottenuto mediante il consumo di pornografia diventa più invadente nelle relazioni della vita reale. Il processo di condizionamento masturbatorio è inesorabile e non regredisce spontaneamente, anzi tende a peggiorare, come tutte le dipendenze, almeno finché il circolo vizioso non viene ad essere spezzato. Il decorso di questa malattia può essere lento ed è quasi sempre nascosto alla vista degli altri. Di solito, è una parte segreta della vita dell’uomo, e come un cancro continua a crescere e a diffondersi. Raramente è reversibile, ed è anche molto difficile da trattare e guarire. La negazione da parte del tossicodipendente di sesso maschile ed il rifiuto di affrontare il problema sono tipici e prevedibili, e questo quasi sempre porta alla disarmonia di coppia e coniugale, a volte il divorzio e – nei casi più gravi – a comportamenti illegali».

Preferire la masturbazione ad un vero partner

Chi vende pornografia, promette un piacere sano ed una liberazione dalla tensione sessuale, ma quello che in realtà spesso offre è la dipendenza e – cronicamente – un calo del piacere con partner reale; come chi vende alcol, nicotina ed eroina promette piacere ma in realtà vende dipendenza e calo dei piaceri ricavabili dalla vita vera. Nel libro Pornified («Pornificato»), Pamela Paul fornisce numerosi esempi di questo atteggiamento, e descrive una persona che ha deciso di limitare il suo uso di pornografia non per questioni morali o religiosi o ancora per il senso di colpa, ma per rivivere il piacere di reali rapporti fisici con le donne. “L’impotenza da porno” nella quale l’uomo sperimenta sessualmente la preferenza del porno piuttosto che di una donna è un fenomeno reale ed in fortissima crescita: l’uomo – con masturbazione e pornografia – ha scariche di dopamina enormi e sempre maggiori, tanto che nessuna donna (moglie o fidanzata) può “competere con essa”. Il sesso con la propria partner appare, al masturbatore compulsivo, una sorta di “minestra riscaldata”, molto meno eccitante delle decine e decine di partner virtuali che può trovare ogni giorno sul proprio smartphone o sul pc. Quando la pulsione sessuale dell’uomo viene deviata in questa direzione, rispetto alla preferenza della sua partner, il Dr. Cline scrive che la moglie può sentirsi molto sola e rifiutata. Un articolo pubblicato sul Journal of Sex and Marital Therapy, ha descritto uno studio che mostra come molte donne vedano le attività pornografiche del loro partner come «una forma di infedeltà»: il tema che attraversa le loro lettere è che l’uomo ha preso l’aspetto più intimo della relazione, la sessualità, che dovrebbe esprimere il legame d’amore tra la coppia ed essere limitata esclusivamente alla relazione, condividendolo invece con innumerevoli donne di fantasia dei video porno. La stragrande maggioranza delle donne in questo studio ha utilizzato la parola «tradimento» per descrivere ciò che il loro partner provava nei confronti della pornografia.

Un triplice amo che porta nel circolo vizioso

La pornografia è un triplice gancio, al pari di un amo usato nella pesca, composto dalla ipofrontalità corticale, dalla retrocessione dopaminergica e dal coinvolgimento dell’ossitocina e della vasopressina. Ognuno di questi ami è potente, ed agisce in modo sinergico con gli altri due, innestandosi nella vita del soggetto, che spesso è scarsa di soddisfazioni personali, sia professionali che sessuali. La pornografia piazza i suoi ami molto rapidamente e profondamente, e mano a mano che la dipendenza progredisce, si stringe rapidamente il nodo della dopamina finché non esiste più via di fuga. La persona è sempre più stretta nel circolo vizioso di ansia -> masturbazione compulsiva -> visione di filmati pornografici sempre più estremi -> maggiore dopamina -> maggiore ansia. Il dipendente sessuale dipende dalla reazione orgasmica che gli procura la dopamina ma, una volta finito l’effetto di quest’ultima, il soggetto ricade nell’ansia che riesce a “curare” solo con una nuova masturbazione.

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Disastro demografico

Perché è così essenziale comprendere la natura della pornografia come qualcosa che può dare dipendenza? Il motivo è che se la consideriamo semplicemente come una cattiva abitudine (esattamente come una volta il fumare sigarette era considerata solo una brutta abitudine e non una dipendenza dalla nicotina) e non troviamo il pieno supporto necessario per superare ogni vera dipendenza, continueremo ad essere in balia del circolo vizioso, sia come individui che come società. La pornografia è il tessuto utilizzato per tessere un arazzo di permissivismo sessuale, che mina le fondamenta stesse della società. Biologicamente parlando, essa distrugge la capacità di una popolazione di sostenersi. Si tratta di una vera e propria catastrofe demografica. Lo scrittore Tom Wolfe su questo tema ha affermato: «Più la pornografia diventa grande, minore è il tasso di natalità». Questa affermazione ha una una validità? Nel 1950, ogni Paese dell’attuale Unione Europea aveva un tasso di fecondità superiore al 2.1, necessario a sostenere una popolazione. Ai nostri giorni, nessuno di questi Paesi arriva a questo tasso, e molti di essi sono in prossimità dell’1.3, definito «il più basso tasso di fertilità», dal quale è virtualmente impossibile risollevarsi. È stato alla fine degli anni ’60 ed ai primi ’70 che questo declino è iniziato, e questo periodo corrisponde proprio all’avvento della rivoluzione sessuale ed alla pornografia su larga scala. Esiste una correlazione diretta tra il crescente dominio culturale della rivoluzione sessuale ed il tasso di natalità in diminuzione, e mentre un nesso di casualità non può essere provato, si può fortemente temere che ciò sia stato – almeno in parte – indotto dall’effetto “feromonico” della pornografia. Naturalmente, il declino demografico è multi-fattoriale e non dipende solo dall’aumento di pornografia e masturbazione compulsiva: l’urbanizzazione, la crisi economica, le donne sul posto di lavoro, l’adattamento del ruolo e le aspettative di vita sempre maggiori sono fattori importanti nell’inversione della piramide della popolazione degli ultimi anni. Ma i fattori primordiali o biologici della sessualità umana e la stabilità della famiglia sono primari e, a mio parere, non sono stati adeguatamente ponderati. Nel 1934, l’antropologo di Cambridge J. D. Unwin pubblicò il libro Sex and Culture («Sesso e Cultura»). In esso, Unwin ha esaminato ottantasei culture abbracciando 5.000 anni per quanto riguarda gli effetti della promiscuità sessuale e della selettività sessuale. La sua prospettiva è rigorosamente laica, e le sue conclusioni non risiedono certo nel dogma moralistico o nella religione. Egli ha dimostrato, senza eccezioni, che le culture che hanno praticato una monogamia stretta in vincoli coniugali hanno saputo tirar fuori quelle che lui chiama le «energie creative sociali», e hanno raggiunto lo zenit della produttività. Al contrario, le culture che non avevano alcun sistema di controllo sulla sessualità, sono state, senza eccezione, deteriorate dalla mediocrità e dal caos. In Houposia, The Sexual and Economic Foundation of a New Society, pubblicato postumo, Unwin sintetizza il suo pensiero in queste parole: «Nella storia umana, non c’è un solo esempio di società che abbia conservato le sue energie dopo una generazione completamente nuova che ha ereditato la tradizione di non insistere nella continenza pre e post-nuziale […]. La prova è che in passato una classe sociale che aveva raggiunto una posizione di predominio politico a causa della sua grande energia e che, nel periodo della sua crescita, aveva regole sessuali molto severe. Mantenendo la sua energia, essa ha dominato la società nella misura in cui ha mantenuto la continenza pre e post-matrimoniale». Non conosco eccezioni a queste regole.

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La pornografia come un lanciafiamme

L’antropologo J. D. Unwin ha anche descritto ciò che può essere chiamato la «distrazione dopaminergica», nella quale domina la ricerca del piacere e la produttività viene diminuita. Will Durant (1885-1981), in The Lessons of History («Le lezioni di Storia»), ha scritto che «il sesso è un fiume di fuoco che dev’essere deviato e raffreddato da un centinaio di restrizioni, altrimenti porta al caos sia l’individuo che il gruppo». Se «il sesso è un fiume di fuoco», la dopamina e le altre droghe sono il carburante del cervello. Come degli astronauti siamo in grado di cavalcare questa energia fino ai cieli, oppure esserne consumati fino all’esaurimento, a seconda che siamo sopra i motori nel modulo di comando o sotto di essi, essendo esposti al calore.

Il dr. Henry A. Bowman ha affermato: «Nessuna persona davvero intelligente brucerà una cattedrale per friggere un uovo, anche solo per soddisfare un appetito vorace». Eppure, oggi il lanciafiamme della pornografia sta incendiando molte cattedrali d’amore coniugale e familiare. Plaudo gli sforzi in corso per rafforzare le leggi, ma nel nostro ambiente giuridico e sociale non possiamo dipendere dal governo della moderazione. Dobbiamo affrontare la realtà secondo cui in un modo o nell’altra la pornografia finirà per colpire praticamente ogni famiglia o rapporto. Il dr. Jason Carroll e i suoi colleghi hanno pubblicato un documento ampiamente citato nel Journal of Adolescent Research che mette in luce la portata di questo problema. Secondo questo documento, che ha esaminato i dati provenienti da cinque Università, l’87% dei maschi e il 31% delle femmine consuma pornografia. Questo dato supera tutte le barriere religiose, educative e sociali.

Per la maggior parte della nuova generazione, la pornografia è diventata il normale punto di riferimento per l’educazione sessuale, come un negozio di caramelle in internet, che insegna che il sesso è fisicamente ed emotivamente innocuo, privo di conseguenze negative. Uomini e donne sono soltanto droghe visive da utilizzare e gettare, e il sesso solo un piacere personale: basta un pc o uno smartphone per chiudersi in camera per giorni e masturbarsi con un numero illimitato di donne/uomini e video porno. La verità, naturalmente, è che coloro che effettivamente recitano nella pornografia vengono spremuti e buttati dagli stessi pornografi, sono la «gente usa e getta», come li ha definiti il dr. Charles Everett Koop.

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Aiuto per la guarigione

La descrizione del dr. John Mark Chaney riguardante la dipendenza da pornografia, mette l’accento sulla difficoltà di cura: «A volte perfino i professionisti della salute  come psichiatri e psicoterapeuti non riescono a capire il potere della compulsione che la gioventù si trova a dover affrontare, e non è raro che la scuola, la religione o i professionisti del settore privato sostengano un semplice piano di trattamento basato unicamente sulla forza di volontà o sul carattere morale. Dal momento che la pornografia e la masturbazione compulsiva possono essere considerate una dipendenza comportamentale, certi approcci come “basta dire no” o – per i religiosi “Dio non vuole che tu ti masturbi”, rischiano di creare soltanto più frustrazione e una controproducente immaginazione […]. Le modalità di intervento e il trattamento devono riconoscere il problema come una dipendenza completa, e trattarlo con le stesse considerazioni riservate alle sostanze chimiche come alcol, cocaina ed eroina». Per quanto riguarda la guarigione, il dr. Victor Cline sostiene: «Ho scoperto che ci sono quattro fattori principali che devono essere presi in considerazione per il successo nel recupero. In primo luogo, l’individuo deve essere personalmente motivato ad essere liberato dalla sua dipendenza e possedere una certa volontà per fare tutto il necessario per raggiungere il successo. Non si può mai costringere una persona a guarire se essa non lo vuole […]. In secondo luogo, è necessario creare un ambiente sicuro, che riduca drasticamente l’accesso alla pornografia o ad altro materiale connesso ad essa […]. In terzo luogo, egli dovrebbe affiliarsi ad un gruppo di supporto delle dodici tappe […]. In quarto luogo, l’individuo deve necessariamente contattare un consulente/terapeuta che ha avuto una formazione specifica e di successo nel trattamento della dipendenza sessuale». E’ importante, per l’intera società, cercare di mostrare comprensione per quelli già «catturati», che vivono nella vergogna e nel segreto: svergognarli non li guarirà mai. Jeffrey R. Holland, quando era presidente della Brigham Young University, ha affermato: «Quando un malconcio nuotatore tenta coraggiosamente di tornare a riva, dopo aver combattuto forti venti e onde altissime che non ha mai affrontato prima, quelli che di noi avrebbero maggior giudizio, o forse maggior fortuna, non dovrebbero certo andare verso di lui, percuoterlo con i remi e spingere la sua testa sott’acqua». Allo stesso modo un dipendente comportamentale sessuale andrebbe capito ed aiutato e non certo deriso o allontanato.

La masturbazione compulsiva e l’abuso di materiale pornografico sono droghe che producono una trappola neurochimica di dipendenza comportamentale, imprigionando la persona in un circolo vizioso difficile da spezzare da soli. Se credi di avere un problema di dipendenza da porno online e masturbazione compulsiva, prenota la tua visita e, grazie ad una serie di colloqui riservati, riuscirai a risolvere definitivamente il tuo problema.

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Lo stress fa ingrassare o dimagrire?

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Per chi tende ad ingrassare nelle fasi più stressanti, c’è da dire che la ricerca ha scoperto che lo stress non fa ingrassare perché si mangia di più, ma perché si assimila di più

La colpa è di un ormone, il neuropeptide Y (Npy) che determina l’accumulo di maggiori quantità di grasso nelle cellule del tessuto adiposo in condizioni di stress. Il neuropeptide Y, finora noto per il suo ruolo di controllo dell’appetito nel cervello, ha in realtà un secondo ruolo extra-cerebrale prima sconosciuto. Esso agisce infatti anche a livello dei nervi periferici che innervano il tessuto adiposo. Lo stress attiva questi nervi al rilascio di Npy che stimola l’accumulo di grasso. Questo effetto diventa ancora più evidente quando, proprio perché sotto stress, si è presi da fame nervosa. Se mangiamo il doppio delle calorie a causa dello stress, il corrispondente aumento di peso non sarà di due volte, ma quattro volte tanto!

Per ridurre i danni, si possono assumere 4 tazze di tè verde al giorno, aggiungendo 10 gocce di tintura madre di eleuterococco per ognuna.Quando invece lo stress ti fa dimagrire, i nervi periferici rilasciano noradrenalina, un messaggero chimico che, al contrario del neuropeptide Y, induce a bruciare più grassi. Per ridurre i danni, assumere 4 tazze di tè rosso rooibos al giorno, aggiungendo 10 gocce di tintura madre di melissa per ognuna.

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I 12 motivi per cui il tuo cervello ha bisogno di una vacanza

Dott. Loiacono Emilio Alessio Medico Chirurgo Medicina Chirurgia Estetica Plastica Cavitazione Dieta Peso Obesità Dietologo Nutrizionista Roma Cellulite Sessuologia Ecografie Psicologia Clinica Smettere fumare e YogaTutti noi abbiamo bisogno di mandare il cervello in vacanza. Una recente ricerca commissionata da Expedia sostiene che l’80% dei lavoratori si sente stressato sul posto di lavoro e dimostra che sia la mente che il corpo hanno bisogno di staccare di tanto in tanto. Una pausa consente, infatti, di tornare in pista più carichi, lavorare più proficuamente, vivere in armonia con coloro che ci circondano, potenziare le attività cerebrali ed abbassare il livello di stress. Vediamo le 12 principali ragioni, provate scientificamente, per mandare il cervello in vacanza.

Quando la mente è completamente rilassata, è possibile memorizzare ed apprendere nuove competenze molto più velocemente. Le vacanze consentono infatti di ricaricare il cervello: sfortunatamente noi non possediamo una ricarica mentale extra a cui attingere al bisogno e quindi una pausa è indispensabile. Un attimo di respiro aiuta poi il cervello a risolvere i problemi, effettuare connessioni logiche e consolidare le idee. Prendersi almeno un periodo di riposo all’anno riduce inoltre del 21% il rischio di sviluppare malattie e, quindi, allunga la vita.

L’ozio fortifica il cuore: gli individui che non si prendono alcuna pausa dal lavoro per molti anni consecutivi vedono aumentare del 30% il rischio di avere un attacco di cuore. Vivere in una condizione costante di stress sul lavoro, senza mandare mai il cervello in vacanza, rischia poi di accrescere del 40% il rischio di rimanere vittime di problemi coronarici. Le ferie aumentano la qualità del lavoro: esercitare le stesse mansioni senza sosta provoca al contrario un effetto dannoso sulla performance cognitiva. La vacanza favorisce inoltre la creatività ed aiuta a generare nuove idee; questo accade soprattutto se si viene in contatto con culture diverse dalla propria.

Il riposo migliora il rendimento lavorativo: uno studio ha dimostrato che 10 ore di tregua corrispondono ad un aumento dell’8% per quanto concerne la performance individuale.
Mandare il cervello in vacanza aiuta a tenersi lontani dalla depressione e a combattere la carenza di sonno: uno studio neozelandese afferma che al ritorno si dorme in media un’ora in più per notte. Le vacanze, infine, forniscono una rinnovata motivazione per raggiungere sempre nuovi obiettivi. Una pausa, quindi, può essere la soluzione rapida ed efficace per migliorare la nostra vita personale e lavorativa.

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Differenza tra melanina, melatonina e melammina

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Melatonina

La melatonina è un ormone (la formula chimica bruta è C13H16N2O2) che nel nostro corpo regola i ritmi biologici, soprattutto il ritmo sonno-veglia. Viene prodotta dall’epifisi, detta anche ghiandola pineale (ha le dimensioni di un cece e si trova al centro dell’encefalo), in base alle condizioni di luminosità i cui recettori sono presenti nell’occhio, insieme alle cellule deputate alla visione. In pratica:

  • quando l’occhio è colpito da luce, solitamente di giorno, la produzione di melatonina diminuisce favorendo la veglia;
  • quando l’occhio è immerso nel buio, solitamente di notte, la produzione di melatonina aumenta favorendo il sonno, per questo motivo la melatonina è anche definita “ormone del buio”.

La produzione di melatonina è massima durante il periodo invernale, quando le ore di luce sono ridotte, e durante la notte. I meccanismi con i quali controlla i ritmi biologici non sono ancora ben conosciuti. Si trova sotto forma di integratore alimentare o di farmaco per favorire il sonno.

Melanina

La melanina o le melanine (la principale per il corpo umano è l’eumelanina, la cui formula di struttura non è ancora ben chiara) sono pigmenti prodotti da cellule specializzate dell’epidermide: i melanociti che, stimolati dai raggi solari, formano granuli di melanina detti melanosomi. Quando questi granuli, prodotti in quantità, si raggruppano intorno ai cheratinociti (altre cellule specializzate dell’epidermide) provocano l’abbronzatura. Melanine sono presenti anche nell’iride degli occhi e nei peli. Un ruolo fondamentale viene svolto dai raggi solari (o da quelli artificiali delle lampade) che penetrano nella nostra pelle: gli Uvb si fermano soprattutto all’epidermide mentre gli Uva raggiungono anche lo strato più profondo, il derma. Secondo alcuni studi condotti alla Boston University da Barbara Gilchrest, l’esposizione alla luce provoca sempre danni al DNA delle cellule dell’epidermide. Normalmente questi danni attivano la produzione di enzimi riparatori che recidono e sostituiscono le parti di DNA danneggiato. Questi stessi enzimi stimolano i melanociti alla produzione di un ormone, l’Msh o Melanocyte stimulating hormonche, a sua volta, induce la produzione di melanina che “protegge” la pelle da possibili danni ben più gravi. Quali sono? Soprattutto il rischio di melanoma, il più grave tumore che può colpire la pelle. Paradossalmente, per proteggerci un po’ di più dal melanoma dobbiamo prima far subire dei danni alla stessa pelle. Il melanoma è un tumore in aumento nel mondo. In Italia provoca circa 7-8000 decessi all’anno. La sua aggressività sembra dovuta non tanto alle dimensioni visibili, ma alla sua profondità: se non supera 0,7 cm è considerato poco aggressivo e una volta asportato si possono fare visite di controllo ogni sei mesi. Se invece è più profondo di 0,7 cm, purtroppo si collega ai vasi linfatici del derma che possono trasportare in altri distretti le cellule “impazzite”. I melanociti possono trasformarsi in cellule tumorali sia per cause genetiche, sia per eccessive esposizioni alle radiazioni solari o artificiali. Quindi attenzione: esposizioni moderate e graduali, con le necessarie creme protettive. Per la prevenzione, bisogna far controllare regolarmente i nei dopo i trent’anni. I principali segnali d’allarme sono: i bordi frastagliati, la variazione di colore o di dimensione, la forma asimmetrica, il sanguinamento, la “scomparsa”.

Melammina

La melammina, o melamina, è un composto chimico cristallino (tecnicamente, un monomero) e, unita alla formaldeide, è la più importante materia prima per la produzione delle stoviglie di plastica (resine melamminiche). È molto ricca di azoto, per cui è usata talvolta come fertilizzante; alcuni anni fa è diventata una sostanza “famosa” perché è stata aggiunta in modo criminale in un latte per bimbi nel mercato cinese affinché i rilevatori di proteine (che rilevano in realtà il livello di azoto) dessero dei risultati falsati, facendo credere che il latte fosse più proteico mentre purtroppo aveva solo più azoto, in una forma inutile e velenosa.

Semplificando

In sintesi:

  • la melatonina è un ormone prodotto dall’epifisi e si può acquistare sotto forma di integratore o di farmaco per favorire il sonno;
  • la melanina è un pigmento responsabile dell’abbronzatura;
  • la melammina è un composto chimico usato per realizzare prodotti plastici.

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Perché abbiamo gli incubi?

MEDICINA ONLINE SONNO DORMIRE RIPOSARE RIPOSINO PISOLINO RUSSARE CUSCINO LETTO NOTTE POMERIGGIOSpesso il sonno è tormentato dai cosiddetti incubi, ossia sogni particolarmente realistici e dal contenuto pauroso che si manifestano durante la fase REM, nelle prime ore dell’alba, creando angoscia e sensazioni negative nel dormiente, il quale è portato spesso a muovere rapidamente l’occhio oppure addirittura a svegliarsi.
Fino al 1700 l’incubo era attribuito all’influenza di spiriti maligni e stregonerie, successivamente le cause sono state attribuite a diversi fattori, legati sia a reazioni psicologiche che fisiologiche.
Sebbene su di esse ci siano opinioni contrastanti, i motivi per cui si originano sono da ricercarsi nella specifica circostanza e possono quindi cambiare da persona a persona.

Spesso la causa più comune è dovuta ad un pasto abbondante o spuntino fatto prima di coricarsi, il quale porta il metabolismo a lavorare durante il sonno e il cervello ad essere più attivo.
Ma il brutto sogno può essere scaturito anche a seguito dell’assunzione di medicinali, o dovuto ad agenti fisiologici come febbre alta, disturbi psichici quali stress e ansia, ricollegabili a situazioni negative o eventi traumatici della vita quotidiana. In questo ultimo caso può essere utile cercare di interpretare il sogno lavorando sul disagio psicologico, al fine di attenuare il conseguente disturbo.

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Padre anaffettivo e assente: effetti sui figli, cosa fare?

MEDICINA ONLINE FATHER PADRE SON SONS FIGLIO MAN UOMO GENITORE FAMILY FAMIGLIA MADRE MENTE CERVELLO CRESCITA BAMBINO BIMBO AMORE FAMIGLIARE COMPONENTI MADRE PATRIGNO PROBLEMI ANAFFETTIVO SOLO SOLITUDINE PSICOLOGIA.jpgCon il termine “assenza paterna” ci riferiamo non all’assenza fisica di un padre, legata a un decesso o abbandono. Parliamo di padri presenti fisicamente ma assenti dal punto di vista emotivo. La presenza di un padre, non solo fisica ma anche e soprattutto emotiva, sociale, risulta fondamentale nello sviluppo di un bambino. Ma non sempre un padre è realmente presente. Spesso capita che la figura paterna sia anaffettiva o comunque emotivamente più restia, meno aperta e disposta ad instaurare una relazione sana con il figlio, a fargli da guida nel suo percorso di vita. Quali sono le conseguenze sui figli?

Problemi comportamentali

Un padre assente può generare nel bambino problemi comportamentali. Il bambino ha bisogno di un confronto continuo con il mondo esterno. La sola presenza fisica del genitore non basta a forgiare il carattere, ad aiutare il bambino ad affrontare il mondo.Anzi. Talvolta può essere addirittura peggiore la presenza fisica di un genitore se questa non è accompagnata dalle opportune attenzioni nei confronti del bambino.

Insicurezza e ansia

Un padre assente, o che mette in discussione ogni attività del bambino genera in lui ansiainsicurezza. È importante metterli in discussione certo, ma in maniera costruttiva, facendo comprendere che si è “dalla loro parte” sempre e comunque. Lo stimolo non va confuso con il disfattismo, con la negatività fine a se stessa.

Autostima

Il fatto di non riconoscere pienamente l’affetto del padre, o quantomeno il fatto di non avvertire senso di approvazione, porta il subconscio del bambino a ridurre la stima in se stesso. La personalità del bambino non è ancora pienamente sviluppata , si sta creando adesso, e sentirsi poco accettato da una figura cosi vicina ed importante come quella del padre condizionerà l’evoluzione del suo carattere.

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Assenza paterna: il ruolo della madre

La madre spesso, pur di salvaguardare “l’unione familiare” tenta invano di giustificare l’assenza paterna con frasi tipo:

dai sai benissimo com’è fatto tuo padre”;

“tuo padre non si rende conto”;

“cerca di capire tuo padre” “tuo padre lo fa per te”.

La madre fondamentalmente ha imparato ad accettare il carattere distaccato del compagno, e cerca di farlo comprendere anche al figlio, che a sua volta vive tutto ciò come una mancata considerazione. Ma non è assolutamente così. Proprio perché vi ama, la figura materna ingenuamente, cerca di riportare a proprio modo la serenità in famiglia.

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Padre assente: cosa succede da adulti?

Cosi come per qualsiasi figura che cresce accanto al bambino, ma che risulta emotivamente assente, anche la poca presenza di un padre genera conseguenze che si prolungano fino all’età adulta. L’adulto che ha avuto un padre poco presente infatti rimane, sotto alcuni aspetti, lo stesso bambino insicuro e ansioso che era un tempo.
Questo può provocare problemi, anche in età avanzata,  nell’approcciarsi con gli altri.
Il soggetto quindi sarà affetto molto probabilmente da forme di distacco sociale, di superficialità nei rapporti, di problemi di fiducia nei confronti degli altri.
Il seme della negatività interrato anni prima è diventato un germoglio, durante l’adolescenza un delicato arbusto e da adulto da i suoi frutti che si concretizzano con emozioni quali: paura e sfiducia verso il prossimo.

Perché un padre è assente?

Diverse sono le motivazioni che spingono un padre a non svolgere quello che è il suo ruolo.
Non dimentichiamo che ogni padre è stato figlio a sua volta. È possibile che lui stesso sia stato vittima di ferite legate all’assenza di un genitore, ma non è questo il punto.
Può anche essere che, per un motivo o per un altro, vostro padre non abbia acquisito le capacità necessarie per creare un legame con i propri figli. È colpa sua? È colpa vostra? Non è nemmeno qui che vogliamo arrivare. È importante ciò che volte voi, nel presente, adesso, non nel passato. “Se vuoi qualcosa nella vita allunga la mano e prendila” la frase del celebre film (“into the wild”) risulta emblematica.

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Padre assente: come guarire dalle ferite?

Partiamo dal presupposto che un padre assente lo ricorderete e vi segnerà comunque per tutta la vita e che nulla potrà riconcedervi quegli anni perduti. Ma non perdetevi d’animo. Ricordate sempre che anche se avete patito le sofferenze a causa di mancanza d’affetto da parte di un padre sicuramente vi saranno state (e vi sono) figure che in un modo o nell’altro hanno saputo aiutarvi nel vostro percorso di vita (nonni, zii, amici, partner).
Ormai siete adulti. Che avete il raziocinio per affrontare la vita e perché no di migliorare, un minimo, il rapporto con il vostro genitore. Con l’età si diventa più sensibili, si cambia, si da maggiore importanza a determinati aspetti trascurati in gioventù.

Migliorare il legame emotivo con il padre

Probabilmente anche vostro padre avrebbe voluto un rapporto diverso con voi ma non è riuscito ad impostarlo. Ora siete grandi, anche se mantenete il ruolo di figlio, probabilmente siete genitori a vostra volta e avete compreso quanto è difficile essere padri/madri. Non dove accusare o rinfacciare, semplicemente, se lo riterrete opportuno, cercare di salvare il salvabile rendendo più “umano” il vostro rapporto. Come? Un abbraccio, un sorriso, un “ti voglio bene” sembrano sciocchezze ma non lo sono per niente, sono i piccoli gesti, fatti col cuore, a migliorarci la vita.

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SSRI: effetti a breve e lungo termine

MEDICINA ONLINE FARMACO FARMACIA PHARMACIST PHOTO PIC IMAGE PHOTO PICTURE HI RES COMPRESSE INIEZIONE SUPPOSTA PER OS SANGUE INTRAMUSCOLO CUORE PRESSIONE DIABETE CURA TERAPIA FARMACOLOGICA EFFETTI COLLATERALI CONTROGli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (noti anche con la sigla abbreviata SSRI, dall’inglese selective serotonin reuptake inhibitors) sono una classe di psicofarmaci che rientrano nell’ambito degli antidepressivi.

Effetti a breve termine degli SSRI

Durante l’assunzione di un SSRI sono state evidenziate numerose alterazioni neuroendocrine, della struttura cerebrale, del funzionamento e nella chimica dei neuroni, alcune delle quali potrebbero essere direttamente coinvolte nella genesi delle disfunzioni sessuali.

Tra queste, si citano ad esempio:

  • inibizione dell’attività dei neuroni dopaminergici, che hanno un ruolo fondamentale nel regolare le risposte emotive e nella sintesi di ormoni;
  • inibizione della sintesi del GnRH (Central Gonodotropin Releasing Hormone) che svolge un ruolo centrale nei fenomeni riproduttivi;
  • aumento della quantità di triptofano idrossilasi, enzima limitante la sintesi della serotonina;
  • ridotta funzione dell’asse ipotalamo-ipofisi-testicolo (HPTA);
  • diminuzione dell’espressione delle proteine nNOS (Neuronal Nitric Oxide Synthase), l’ossido nitrico svolge un ruolo fondamentale nell’erezione;
  • interferenza nella steroidogenesi;
  • desensibilizzazione dei recettori della serotonina che si è dimostrato persistere dopo la sospensione del trattamento;
  • diminuzione della funzionalità e della concentrazione del trasportatore della serotonina (SERT) in maniera apparentemente simile a quella causata dall’MDMA;
  • diminuzione dei livelli di testosterone;
  • riduzione della conta spermatica che ha mostrato un notevole miglioramento dopo l’interruzione e ridotta qualità spermatica con DNA danneggiato dello sperma, che è reversibile con la sospensione;

Pochi studi sono stati però svolti per cercare di capire se queste alterazioni sono reversibili con la sospensione e quali sono legate alla persistenza delle disfunzioni sessuali. Altri studi hanno addirittura messo in evidenza come gli SSRI possano esercitare effetti epigenetici cioè alterazioni nell’espressione genica.

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Effetti a lungo termine

Il trattamento con Fluoxetina (Prozac) ha dimostrato causare persistente desensibilizzazione dei recettori 5HT1A della serotonina, con conseguente diminuzione di circa il 30% della secrezione di ossitocina, dopo la rimozione di SSRI nei ratti. Inoltre, il loro uso è stato dimostrato causare alterazioni nella struttura cerebrale e nella struttura dei neuroni serotoninergici, in particolare in alcune aree direttamente implicate nella risposta agli stimoli sessuali, che potrebbero essere molto lentamente reversibili. Queste modifiche di adattamento a lungo termine dei recettori 5-HT, così come più complessi cambiamenti globali, si pensa siano mediati da alterazioni dell’espressione genica che si pensa siano il risultato di una alterazione del DNA causata del rimodellamento della cromatina (in particolare la modificazione epigenetica degli istoni) e il silenziamento genico indotto dalla metilazione del DNA (a causa della maggiore espressione delle delle proteine trasportatrici di metile MeCP2 e MBD1). È stato osservato che durante l’assunzione di un SSRI/SNRI, l’induzione del suddetto metile legante le proteine è accompagnata ad una maggiore sintesi dell’mRNA del gene che codifica per l’enzima HDAC2 (uno degli enzimi preposti a deacetilare gli istoni) e ad una contemporanea diminuita acetilazione dell’istone H3 in tre aree di proiezione della serotonina: il caudato-putamen (corpo striato), la corteccia frontale e il giro dentato dell’ippocampo. Nel loro insieme sembra che questa aumentata espressione di MDB1, MeCP2, HDAC2 giochino un ruolo nella regolazione dell’acetilazione degli istoni e nella metilazione del DNA; la repressione dell’espressione genica è una risposta generalizzata al trattamento con fluoxetina.

Conseguenze sulla persona

L’espressione genica alterata e il rimodellamento della cromatina possono essere coinvolti nella – paradossale – eziologia di diverse patologie psichiatriche e la modificazione dell’espressione genica sembra avere un ruolo nell’effetto terapeutico di alcuni farmaci nel meccanismo d’azione della terapia elettroconvulsiva (ECT). Poiché i descritti cambiamenti dell’espressione genica sono complessi, e possono comportare modifiche persistenti, è stato suggerito che l’uso di SSRI può provocare una alterazione persistente dell’espressione genica cerebrale che porta a una compromissione della neurotrasmissione catecolaminergica e disturbi neuroendocrini.

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