Punture sul dito addio, per i bimbi diabetici arriva la tecnica ‘flash’

MEDICINA ONLINE DUODENO PANCREAS DIGESTIONE GLICEMIA DIABETE ANALISI INSULINA ZUCCHERO CARBOIDRATI CIBO MANGIARE DIETA MELLITO TIPO 1 2 CURA TERAPIA FARMACI STUDIO NUOVE TENOLOGIE TERAPIEUn sensore per dire addio alla fastidiosa routine delle punturine sul dito. Da oggi i giovani diabetici europei avranno a disposizione un nuovo sistema di monitoraggio del glucosio – ‘FreeStyle Libre’, per il quale la casa farmaceutica Abbott ha annunciato di aver ottenuto il marchio CE – ora indicato anche per i bambini e i ragazzi dai 4 ai 17 anni con diabete. Chi convive con il diabete deve monitorare quotidianamente il suo stato di salute, pungendosi le dita per controllare il livello di glucosio e poter raggiungere un buon controllo della glicemia. Con il nuovo sistema, disponibile in diversi Paesi europei, la lettura del livello di glucosio viene effettuata grazie al sensore che si applica sulla parte posteriore del braccio ed elimina la necessità delle periodiche punture sul dito. Il sensore è progettato per rimanere applicato al corpo fino a 14 giorni e in un recente studio di accuratezza in bambini e ragazzi dai 4 ai 17 anni, ha dimostrato di essere preciso, stabile e affidabile nel corso dei 14 giorni di utilizzo.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
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Attenti agli energy drink: “Potrebbero portare al diabete”

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO ALCOL ALCOLICO BERE ALCOLISMO BIRRA VINO SUPERALCOLICO ALCOLICI SPUMANTE CHAMPAGNE COCKTAIL BICCHIERE BOTTIGLIA PUBGli energy drink potrebbero portare al diabete: è quanto è risultato da uno studio dell’Università di Calgary presentato al Congresso Mondiale sul diabete. Secondo i ricercatori, le bevande a base di caffeina alzano i livelli di insulina e glucosio nel sangue del 30%. La combinazione di zucchero e caffeina alza l’insulina e il glucosio nel sangue ed è difficile riportarli a livelli normali; la caffeina rimane in circolo per 4-6 ore dopo l’assunzione.

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Troppo macho per la dieta, sempre più uomini muoiono di diabete

MEDICINA ONLINE DIETA UOMO PANCIA GRASSO DIMAGRANTE GRASSI CALORIE ATTIVITA FISICA SPORT DIMAGRIRE PERDERE PESOMettersi a dieta non è roba per uomini, stando almeno ad alcuni ricercatori danesi, secondo i quali il sesso forte corre di più il rischio di morire di diabete perché si ritene ‘troppo macho‘ per seguire un regime alimentare. Alle donne, invece, meno restie a tagliare le calorie, andrebbe meglio. Lo studio, condotto da un gruppo di ricercatori e riportato dal ‘Daily Mail’, ha evidenziato che le donne che invece seguono una dieta e fanno esercizio fisico sono meno propense ad ammalarsi di malattie legate al diabete.

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I bambini italiani sono i più grassi d’Europa

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO CHIRURGO PIOGGIA NATURA BAMBINOIl dott. Michele Carruba, del Centro studi e ricerche sull’obesità dell’università degli studi di Milano, oggi all’Expo, ha dichiarato: “In Italia abbiamo il triste primato di avere i bambini più grassi d’Europa, con il 24% sovrappeso e il 12% obeso (e siamo secondi al mondo dopo gli Stati Uniti). Questo perché stiamo perdendo la nostra tradizione alimentare mediterranea. Con l’industrializzazione e la tecnologia le persone continuano a mangiare la stessa quantità di cibo da un punto di vista quantitativo, ma non si muovono più e quindi non bruciano energia”. In Italia è obeso il 10% della popolazione, cui si deve aggiungere un altro 46% di persone in sovrappeso. L’obesità è un importante fattore di rischio per il diabete e le malattie cardiavascolari, principali causa di morte nei Paesi occidentali.

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Attenti al pisolino: oltre i 40 minuti aumenta rischio diabete

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO CHIRURGO DORMIRE LETTO DIVANO PIGIAMA RIPOSO RELAX (2)Concedersi un pisolino troppo lungo può aumentare moltiplicare il rischio di diabete di tipo 2. E’ ciò che si desume da uno studio presentato al Congresso dell’Associazione europea per lo studio di diabete (Easd), Stoccolma. Se il pisolino supera la durata di un’ora il pericolo di ammalarsi aumenta del 46%. La cosa migliore è dormire al massimo 40 minuti: solo superando questa soglia il pericolo di diabete cresce. La ricerca è stata condotta dal giapponese Tomohide Yamada dell’università di Tokyo ed è in realtà una meta-analisi di oltre 680 studi sul tema pubblicati fino al novembre 2014 e inseriti nei database di Medline, Cochrane Library e Web of Sciences condotti tra Europa, Asia e Usa, coinvolgevano complessivamente più di 260 mila persone. Le ragioni di questo legame sono ancora sconosciute.

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Cos’è la mineralometria ossea computerizzata (MOC), a cosa serve, come si interpretano i risultati?

Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Estetico Medicina Estetica Roma MOC DEXA MINEROLOMETRIA OSSEA COMPUTERIZZATA DIAGNOSI HDRadiofrequenza Cavitazione Cellulite Pulsata Peeling Pressoterapia Linfodrenante Tecarterapia Dietologo DermatologiaL’osteoporosi è una condizione in cui il nostro scheletro è soggetto a perdita di massa ossea ed è causata da vari fattori che possono essere di tipo nutrizionale, metabolici o patologici. In seguito alla diminuzione di densità delle ossa ed alle modificazioni della loro microarchitettura, lo scheletro di un soggetto affetto da osteoporosi è soggetto ad un maggiore rischio di fratture. Quando si parla di osteoporosi non si può non parlare della MOC, acronimo che sta ad indicare “mineralometria ossea computerizzata“, ecco oggi una serie di domande e risposte utili per chi deve sottoporsi a questo tipo di indagine.

Che cos’è la Mineralometria Ossea Computerizzata (MOC)?

La mineralometria ossea computerizzata (da cui l’acronimo “MOC”) è una tecnica diagnostica utilizzata per valutare la mineralizzazione delle ossa: misurando la densità della massa ossea, può rilevare la degenerazione dell’osso.

Leggi anche: Quali sono le differenze tra MOC e DEXA nella diagnosi di osteoporosi?

A cosa serve la MOC?

La MOC si esegue per prevenire, diagnosticare e controllare l’evoluzione dell’osteoporosi.

Leggi anche: Osteoporosi: cause, diagnosi, cure, osteopenia, valori Z-score e T-score

Come ci si prepara alla MOC?

La MOC non richiede particolare preparazione. E’ necessario, prima dell’esame, togliere dal proprio corpo eventuali oggetti metallici.

Leggi anche: Differenza tra fratture patologiche, fisiologiche e da stress

Quali pazienti possono sottoporsi alla MOC?

L’esame può essere eseguito a qualsiasi età.

Quali sono le controindicazioni alla MOC?

La controindicazione alla MOC è la gravidanza.

Come si svolge la visita con MOC?

Il paziente deve sdraiarsi sul lettino densitometrico appoggiando le gambe su di un apposito sostegno.

Quanto dura una MOC?

L’esame dura al massimo 10 minuti.

La MOC è dolorosa?

La MOC non è invasiva e non è dolorosa.

La MOC è pericolosa?

No, l’esposizione alle radiazioni è molto bassa.

Leggi anche: Che differenza c’è tra la risonanza magnetica, la TAC, la PET, la radiografia, l’ecografia e l’endoscopia?

Come si interpretano i risultati della MOC?

Il termine T-score indica la differenza, espressa in numero di deviazioni standard, tra il valore individuale che viene registrato e quello medio di una donna di circa 25/30 anni sana.

  • un T-score maggiore o uguale a -1 DS indica osso normale;
  • un T-score compreso tra -1 e -2,5 DS indica osteopenia;
  • un T-score minore di -2,5 DS indica osteoporosi.

Un T-score uguale a 0 indica che il soggetto esaminato presenta una densità ossea uguale a quella media di una donna sana di circa 25/30 anni. Più il valore è basso rispetto allo zero, maggiore sarà la gravità dell’osteoporosi. Ad esempio:

  • un T-score di -3 DS indica osteoporosi;
  • un T-score di -3,5 DS indica una osteoporosi più grave;
  • un T-score di -4 DS indica una osteoporosi ancora più grave.

Un T-score superiore a 0 indica che il paziente ha una densità ossea migliore di una donna sana di circa 30 anni.

Lo Z-score segnala invece la differenza tra il valore osservato e quello di una popolazione sana di riferimento composta da soggetti dello stesso sesso e della stessa età ed etnia dell’individuo in esame.

Quando usare il T-score e quando lo Z-score?

Il T-score andrebbe usato come riferimento per donne oltre i 30 anni, soprattutto se in post menopausa, e uomini oltre i 50 anni. Per tutti gli altri casi andrebbe valutato l’uso dello Z-score, soprattutto per bambini, adolescenti e giovani adulti maschi. In parole semplici:

  • il valore della densità ossea ottenuti da una DEXA in un paziente donna ultratrentenne o donna nel periodo post menopausale o uomo di oltre 50 anni, viene messo a paragone con quello di una donna di circa 30 anni (T-score);
  • il valore della densità ossea ottenuti da una DEXA in un paziente che non rientra nelle precedenti classi, viene messo a paragone con quello di un soggetto di pari età, sesso ed etnia (Z-score).

A titolo di esempio un bambino di 7 anni afroamericano o scandinavo userà i valori di riferimento diversi da quelli di una bambina di 10 anni asiatica o sudamericana. Per capire l’importanza di usare lo Z-score al posto del T-score in questo caso, si pensi al rischio che si avrebbe paragonando il risultato della MOC di un bambino di 9 anni a quello della donna di 30 anni, ovvero quello che accadrebbe usando il T-score: al bimbo verrebbe diagnosticata l’osteoporosi nonostante abbia una normale una densità per la sua età.

I migliori prodotti per la cura delle ossa e dei dolori articolari

Qui di seguito trovate una lista di prodotti di varie marche per il benessere di ossa, legamenti, cartilagini e tendini e la cura dei dolori articolari:

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Cos’è l’adrenalina ed a cosa serve?

MEDICINA ONLINE SURRENE RENE ANATOMIA FUNZIONI PATOLOGIE SINTESIQuante volte l’avete sentita nominare nei telefilm a tema ospedaliero o anche in film come Pulp Fiction o Mission Impossible? Tantissime, sto parlando dell’adrenalina (o epinefrina, se amate Grey’s Anatomy come il sottoscritto!). Ma sapete esattamente cosa sia l’adrenalina? E sapete quali sono le sue funzioni? Facciamo un po’ di chiarezza.

Etimologia

Il termine “adrenalina” deriva dal prefisso latino “ad”, che significa “nei pressi”, e “renalis” che significa rene. I due termini insieme significano “che sta presso il rene”.
Il termine “epinefrina” deriva dal prefisso greco ἐπί (pronuncia “epì”) che chignifica “sopra” e νεϕρός (pronuncia “nefròs”) che significa “rene”. I due termini insieme significano “che sta sopra il rene”.
In entrambi i casi si fa quindi riferimento al fatto che l’adrenalina viene prodotta nel surrene, posizionato anatomicamente sopra il rene. In inglese l’adrenalina viene chiamata adrenaline o epinephrine. In inglese i surreni vengono chiamati adrenal glands o suprarenal glands.

Che cos’è l’adrenalina?

L’adrenalina, anche chiamata epinefrina (i due termini sono sinonimi), è un ormone sintetizzato nella porzione midollare del surrene. Una volta rilasciata in circolo, l’adrenalina determina alcuni cambiamenti nel nostro corpo: accelera la frequenza cardiaca, restringe il calibro dei vasi sanguigni, dilata le vie aeree bronchiali ed esalta la prestazione fisica; in pratica l’adrenalina migliora la reattività dell’organismo in situazioni di stress, preparandolo in tempi brevissimi alla cosiddetta reazione di “combatti o fuggi” (per comprendere meglio questa particolare reazione, vi consiglio la lettura di “Combatti o fuggi: ecco cosa accade nel nostro corpo quando siamo terrorizzati“).
Insieme alla noradrenalina (o norepinefrina), con la quale condivide origine e diverse azioni, l’adrenalina è il “neurotrasmettitore” tipico del sistema nervoso simpatico, il quale costituisce (insieme al sistema nervoso parasimpatico ed enterico) il sistema nervoso autonomo (SNA), cioè quell’insieme di cellule e fibre che innervano gli organi interni e le ghiandole, controllando le funzioni vegetative (ovvero quelle che sono al di fuori del controllo volontario).

Leggi anche: Cos’è una ghiandola endocrina? A che servono gli ormoni ed il sistema endocrino?

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Il sistema nervoso autonomo, con le rispettive funzioni

Leggi anche: Sistema nervoso: com’è fatto, a che serve e come funziona

Situazioni di stress e risposta dell’organismo

Un rumore improvviso di notte, una pacca improvvisa di un amico che sta dietro di voi e vuole farvi uno scherzo, una situazione di pericolo improvvisa… Quante volte vi è capitato? Sono tutte situazioni stressogene che portano ad una massiccia attivazione del prima menzionato sistema simpatico. In pochi istanti il cuore aumenta la forza e la frequenza contrattile, i bronchi, la pupilla ed i vasi sanguigni dei muscoli appendicolari e del sistema coronarico si dilatano, mentre a livello epatico viene stimolata la glicogenolisi. Contemporaneamente, sempre allo scopo di preparare l’organismo all’imminente attività fisica, i processi digestivi vengono sensibilmente rallentati, mentre i vasi sanguigni cutanei e periferici si costringono e la pressione arteriosa aumenta. Molti degli effetti appena elencati sono mediati appunto dall’adrenalina.

Leggi anche: Morire per una puntura di vespa: capire cos’è uno shock anafilattico può salvarti la vita

Come si crea l’adrenalina?

L’adrenalina viene sintetizzata a livello surrenale a partire dalla tirosina: la prima reazione è l’ossidazione dell’amminoacido in diidrossifenilalanina (L-DOPA), seguita dalla decarbossilazione nel neurotrasmettitore dopamina, dalla β-ossidazione in noradrenalina ed infine dalla metilazione in epinefrina. Ecco uno schema per capire rapidamente come si forma l’adrenalina:

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Cosa causa il rilascio dell’adrenalina?

Come avrete già potuto intuire, la liberazione di adrenalina è legata principalmente alla percezione di stimoli come minaccia fisica e paura, eccitazione, forti rumori, luce intensa ed elevata temperatura ambientale; tutti questi stimoli vengono elaborati a livello ipotalamico, dove evocano una risposta del sistema nervoso parasimpatico. Altri stimoli sono rappresentati da ipovolemia, ipossia, ipotensione, ipoglicemia, dolore e stress; non a caso l’adrenalina trova impiego in terapia d’emergenza contro shock anafilattico, violenti attacchi asmatici, bradiaritmie sintomatiche e nella rianimazione cardiopolmonare. Tra gli effetti collaterali rientrano dispnea, vomito, tachicardia, aritmia, ansietà, tremori, mal di testa ed edema polmonare acuto, mentre tra le controindicazioni all’uso terapeutico dell’adrenalina ricordiamo diabete, ipertensione, ipertiroidismo gravidanza e glaucoma.

Leggi anche: Neurotrasmettitori: cosa sono ed a che servono

Quali sono nello specifico le funzioni dell’adrenalina?

L’adrenalina aumenta la glicogenolisi e la gluconeogenesi epatica e muscolare, stimolando anche la lipolisi. Facilita quindi il rilascio di glucosio ed acidi grassi, substrati energetici primari per soddisfare le richieste energetiche dell’organismo (aumento della glicemia e degli acidi grassi liberi); come tale sostiene l’attività metabolica dell’organismo. Tra le altre azioni dell’adrenalina ricordiamo: aumento della frequenza cardiaca e di quella respiratoria, dilatazione delle pupille (importante in situazioni in cui è necessario vedere con poca luce), rilasciamento dei muscoli lisci delle pareti dei bronchioli (migliore fornitura di aria agli alveoli polmonari), aumento della pressione arteriosa, vasocostrizione e vasodilatazione selettiva (riduce l’apporto sanguigno a certi tessuti, come quello cutaneo, per aumentarlo soprattutto a livello muscolare → rilasciamento della muscolatura liscia delle arteriole dei muscoli scheletrici ed effetti favorevoli sulla contrazione muscolare → affaticamento più tardivo). Allo stesso tempo si ha un’attività inibitoria di alcuni processi “non-essenziali”: ad esempio, inibizione della secrezione e dell’attività motoria gastrointestinale, e dell’eccitamento sessuale, un po’ come dire che in situazioni di pericolo il corpo si prepara a combattere o a scappare, mentre tralascia la digestione e il desiderio sessuale.

Quali sono le differenze tra adrenalina e noradrenalina?

A tale proposito leggi questo articolo: Differenze tra adrenalina e noradrenalina

Cenni sui recettori dell’adrenalina

L’adrenalina produce un effetto sistemico influenzando l’attività di quasi tutti i tessuti dell’organismo. Per espletare i suoi effetti biologici, l’adrenalina deve interagire con specifici recettori, i cosiddetti recettori adrenergici. Se ne riconoscono essenzialmente due tipi, alfa e beta, con vari sottotipi per ciascuna classe; la diversa espressione di questi recettori e delle relative isoforme influenza le varie attività adrenergiche a livello tissutale, in maniera assai varia: ad esempio a livello dei bronchioli l’adrenalina induce una dilatazione, mentre espleta un effetto costrittivo sulla muscolatura liscia arteriolare.

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La prossima volta che nei film citeranno l’adrenalina, sarete sicuramente preparati!

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Ecografia della tiroide: a cosa serve, come si svolge e come ci si prepara all’esame

MEDICINA ONLINE TIROIDE NODULO IPOTIROIDISMO IBSA EUTIROX ORMONI TIROIDEI METABOLISMO BASALE COLLO GOZZO SINTOMI PARATIROIDI TIROIDECTOMIA TOTALE PARZIALE CHIRURGIA OBESITA INGRASSARE PESO PONDERALE CHIRURGIA ECOGRAFIAL’ecografia della tiroide è senza alcun dubbio l’esame diagnostico più importante per lo studio della morfologia della ghiandola tiroidea. Come tutte le tecniche ecografiche, si basa sulla differente capacità dei tessuti di riflettere gli ultrasuoni emessi da una sonda. L’apparecchio è in grado di registrare l’intensità delle onde riflesse, convertendole sullo schermo in segnali luminosi che ricostruiscono in tempo reale l’aspetto anatomico della tiroide.

L’ecografia tiroidea è dolorosa? Esistono effetti collaterali, rischi o controindicazioni?
L’ecografia tiroidea è un esame del tutto  indolore, inoltre tale indagine è assolutamente priva di rischi, effetti collaterali o controindicazioni. Può essere effettuato anche nelle donne in gravidanza.

L’ecografia tiroidea è dannosa per la salute?
No, è un esame sicuro e del tutto indipendente da radiazioni ionizzanti (quelle impiegate nelle radiografie) o sostanze radioattive. Gli ultrasuoni, dotati di un’altissima frequenza e non udibili all’orecchio umano, non determinano alcun danno ai tessuti umani.

Come si svolge e quanto dura una ecografia tiroidea?
L’ecografia tiroidea è un esame nella maggioranza dei casi molto rapido (dura mediamente dai 10 ai 15 minuti). Il medico vi inviterà a sdraiarvi sul lettino, a pancia in su e con lo sguardo rivolto all’indietro. Una volta in posizione sul lettino, una speciale sonda viene fatta scorrere lungo la regione anteriore del vostro collo (posizionato in iperestensione) preventivamente cosparso di una piccola quantità di gel.

Come ci si prepara all’ecografia della tiroide?
Prima dell’esame non è richiesta alcuna preparazione particolare; sarà semplicemente necessario rimuovere oggetti metallici come ad esempio gioielli portati al collo.

A che serve l’ecografia della tiroide ed a che serve il doppler?
L’ecografia tiroidea tiroide si rivela particolarmente utile nel definire il volume della ghiandola (gozzo), la presenza di processi infiammatori (tiroiditi), l’eventuale presenza di noduli e le loro particolari caratteristiche. In assenza di un nodulo rilevabile alla palpazione, l’ecografia tiroidea va eseguita nei soggetti in cui vi sia un sospetto di tireopatia, cioè di una patologia legata alla tiroide, o se esistano fattori di rischio genetico o ambientale per lo sviluppo di una patologia di tale natura. Associando la tecnica doppler all’ecografia è anche possibile studiare la vascolarizzazione della tiroide o di un singolo nodulo, traendone importanti informazioni circa la funzionalità e l’attività metabolica.

Quali sono i limiti dell’ecografia tiroidea?
L’ecografia della tiroide fornisce informazioni sulla morfologia e sulla struttura della tiroide, ma non sulla sua funzione. In parole povere l’ecografia ci può dire se una tiroide è piccola o grande, se contiene noduli o meno, se è infiammata od omogenea ma non può dire se la tiroide ha un deficit/eccesso funzionale (ipotirodismo o ipertiroidismo) o se ha una normale funzionalità (eutiroidismo). Pertanto la decisione se intraprendere o modificare una terapia tiroidea in atto NON può esser presa solo dopo una valutazione ecografica.

Quali altre tecniche diagnostiche della tiroide sono disponibili?
L’ecografia della tiroide è un indagine importantissima per quel che riguarda le patologie della tiroide, ma non è l’unica dal momento che – come abbiamo visto nel capitolo precedente – è una indagine che ha dei limiti. Gli aspetti funzionali della ghiandola, ad esempio, possono essere indagati attraverso un ulteriore esame diagnostico, chiamato scintigrafia tiroidea, mentre per cercare conferme al sospetto di malignità è necessario valutare il campione cellulare aspirato sotto guida ecografica (biopsia). Per approfondire:

L’ecografia della tiroide è una tecnica accurata?
L’accuratezza diagnostica dell’ecografia tiroidea è estremamente variabile, dipende essenzialmente dall’apparecchio utilizzato e da limiti tecnici paziente-correlati. La variabile più importante, essendo una tecnica diagnostica operatore-dipendente, è rappresentata dall’abilità e dall’esperienza del medico che la esegue.

Cosa succede alla fine dell’ecografia?
Terminata l’ecografia della tiroide, il gel viene rimosso ed il paziente può riprendere tranquillamente le proprie attività.

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