Adottano un orso 23 anni fa e lui vive ancora con loro

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO CHIRURGO ANIMALI ORSO NATURAGli animali sono tutti bellissimi, ma ovviamente non tutti potrebbero vivere a casa con noi. Un cane, un gatto, perfino un serpente, può diventare un ottimo inquilino ma altri animali non potrebbero mai, come ad esempio gli orsi. Ma è davvero così? Non per Svetlana e Yuriy Panteleenkos, una coppia russa orgogliosa del loro bell’orso bruno che gioca allegramente in cortile.

Insieme da 23 anni

Il “piccolo” Stepan, questo è il nome del grosso animale, è stato adottato da  quando aveva tre anni dalla coppia, dopo essere rimasto orfano. Ora sono passati ben 23 anni da quando i due coniugi, piuttosto coraggiosi in verità, hanno deciso di dare a Stepan una casa e lui, dal canto suo, ha abbandonato ogni velleità di ferocia o d’istinto animale per diventare un compagnone simpatico e affabile, perfetto coinquilino, se non fosse per quei 25 kg di pesce che mangia tutti i giorni. Guardando la foto qui sopra, sembra quasi che il grosso orso sia finto, una specie di grosso peluche, tanto è docile e invece i Panteleenko lo hanno addomesticato perfettamente e oggi il simpatico bestione li aiuta anche nei lavoretti domestici, tipo quando come un perfetto contadino, annaffia le piante.

Un perfetto coinquilino

In questa incredibile storia d’amore, perché di amore si tratta, Stepan gioca spesso anche a palla con i suoi genitori adottivi. Sappiamo cosa state pensando, lo vorremmo abbracciare anche noi. E dopo una giornata di quelle massacranti, niente di meglio che sedersi sul divano insieme ai tuoi cari e all’orso domestico, per guardare un po’ di tv. Diciamolo pure: i russi in genere hanno abitudini piuttosto particolari, ma stavolta hanno superato loro stessi. Eppure fanno sembrare la loro convivenza con un orso una cosa talmente normale che quasi viene voglia di averne uno!

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
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Gli smartphone hanno ucciso l’amore

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO CHIRURGO SMARTPHONE CELLULARE TELEFONO SMARTPHONE COPPIA (2)Si guardava con frenesia nella buca delle lettere. Si andava nelle cabine telefoniche. Si aspettava sotto casa. Si attendeva, sempre. E più si attendeva, più si desiderava. Questo anni fa, un’epoca che non ho vissuto. Un tempo tutto era più lento e forse anche più duraturo. Nei negozi di elettrodomestici ho assistito a discussioni sulla durata di una lavastoviglie, un tostapane. «Pensi sia un’offerta, lo compri e ti fregano. Due, tre anni al massimo e l’aggeggio è già morto». Mi chiedo se anche l’amore sia così: un aggeggio in offerta che dopo due, tre anni muore.

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Perché ho un ritardo del ciclo? Quanti giorni devono passare prima di preoccuparmi? A chi chiedere aiuto?

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO CHIRURGO DONNA TRISTE PREOCCUPATA OROLOGIO RITARDOQuando si verifica un ritardo nel ciclo mestruale, alcune donne sono felicissime perché erano in cerca di una gravidanza, mentre altre si preoccupano perché l’ultima cosa che vorrebbero in quel momento della loro vita era rimanere incinte. Il ritardo del ciclo non è ovviamente sinonimo di bimbo in arrivo: ci sono tanti altri motivi che giustificano il non presentarsi delle mestruazioni alla data prevista o anche di sua mancanza temporanea (salto di una mestruazione), eccovene una lista:

  1. Lo stress: influenza molti aspetti della nostra salute, tra cui sicuramente anche il ciclo mestruale. Alti tassi di stress fanno aumentare la concentrazione dell’ormone cortisolo e diminuire la quantità di gonadotropine circolanti che possono causare la non ovulazione e quindi il non arrivo delle mestruazioni alla data prevista.
  2. Un’influenza o una febbre alta ed altre comuni patologie temporanee, possono causare ritardo del ciclo mestruale.
  3. Ovaio policistico. Le cause riscontrabili in un ritardo del ciclo mestruale, possono essere collegate, tra le altre cose, alla sindrome dell’ovaio policistico, un’affezione dovuta ad una iper-produzione di estrogeni, che causano il verificarsi di numerosi follicoli all’interno delle ovaie.
  4. Orari di lavoro particolari e cambio di abitudini lavorative: chi ha orari di lavoro particolari o irregolari, come ad esempio chi lavora anche di notte, e chi ha da poco cambiato abitudini lavorative, può avere dei cicli alterati.
  5. Assunzione di nuovi farmaci: se stai assumendo dei farmaci che non hai mai preso prima e noti irregolarità del ciclo, parlane con il medico: potrebbero essere loro la causa del ritardo. La somministrazione esogena di androgeni o progestinici può causare salto della mestruazione. Attenzione inoltre ai farmaci che assumete se prendete anche la pillola anticoncezionale perché alcuni non sono compatibili e potrebbero inibire l’effetto della pillola.
  6. Patologie endocrinologiche. Una moltitudine di patologie che riguardano alterazione della funzione surrenalica, ipotalamica, ipofisica e tiroidea (sia ipertiroidismo che ipotiroidismo), possono alterare il ritmo delle mestruazioni.
  7. Aumenti di peso repentini ed obesità: un aumento repentino della massa grassa ed un peso eccessivo potrebbero avere influenza sull’equilibrio ormonale e quindi comportare irregolarità o addirittura assenza del ciclo mestruale. Molte donne riacquistano la regolarità del ciclo mestruale dopo perso i chili in eccesso (anche solo una parte).
  8. Diminuzioni rapide di peso ed essere sottopeso: quando si è sottopeso e quando si è subito un brusco calo di peso, spesso il corpo si ritrova senza il “materiale” per creare una giusta quantità di ormoni: manca quella dose di massa grassa indispensabile per la sintesi ormonale necessaria al corretto ciclo mestruale.
  9. Anoressia. In caso di anoressia si può verificare amenorrea secondaria cioè l’interruzione delle mestruazioni per almeno 3 cicli o 6 mesi consecutivi in una donna con cicli regolari. Di solito basta semplicemente aumentare di peso per far tornare il ciclo mestruale.
  10. Sindrome di Cushing: l’ipercortisolismo esogeno o endogeno, sia causato da un adenoma ipofisario (malattia di Cushing) che da un adenoma surrenalico (sindrome di Cushing), spesso si associa all’amenorrea prima citata.
  11. Troppo sport. Fare sport in maniera eccessiva può determinare ritardo del ciclo. Questo problema diventa comune quando la donna è una atleta professionista.
  12. Calcoli sbagliati: succede più spesso di quello che si pensi in questa vita così caotica e colma di impegni! Segnare erroneamente la data delle ultime mestruazioni è causa di un falso ritardo del ciclo. L’unica cosa da fare in questi casi per capire quando dovrebbe tornare la mestruazione, è monitorare l’ovulazione sapendo che le mestruazioni in genere tornano dopo un paio di settimane da essa.
  13. Adenomi ipofisari: gli adenomi ipofisari, soprattutto i macroadenomi, possono causare frequentemente amenorrea ipogonadotropa (caratterizza da valori bassi di gonadotropine LH e FSH), sia per danno diretto delle cellule gonadotrope sia indirettamente mediante l’iperprolattinemia da deconnessione. Oltre agli adenomi non secernenti anche gli adenomi producenti ACTH (malattia di Cushing) o GH (acromegalia), possono causare amenorrea.
  14. Ritardo dell’ovulazione: può succedere di ovulare più tardi del previsto e così anche le mestruazioni di conseguenza arrivano dopo.
  15. Radioterapia. La radioterapia può indurre amenorrea.
  16. Fibromi uterini. I fibromi sono tumori benigni che sono abbastanza frequenti nelle donne in età fertile e possono determinare alterazioni del ciclo. La maggior parte delle donne che vengono colpite da fibromi non ha problemi di fertilità e può rimanere tranquillamente incinta, sebbene alcune donne potrebbero non essere in grado di sostenere una gravidanza in maniera naturale. Alcune pazienti affette da fibroma hanno mestruazioni abbondanti mentre altre potrebbero avere perdite anche tra una mestruazione e l’altra (fenomeno chiamato comunemente “spotting”, ma che da solo non è sintomo di fibroma).
  17. Intervento chirurgico. Un intervento chirurgico recente può determinare ritardo del ciclo e amenorrea.
  18. Pre-menopausa: è il periodo, intorno alla seconda metà dei quarant’anni, che intercorre tra la fase riproduttiva e la fase non più fertile. Questo periodo può essere più o meno lungo durante il quale i cicli possono essere più o meno frequenti, più o meno abbondanti o comunque non più come prima. Un caso tipico è il salto di un sempre maggiore numero di mestruazioni. La fertilità non è assente ma è ridotta pertanto è ancora necessario utilizzare dei metodi anticoncezionali.
  19. Menopausa precoce. La menopausa precoce è l’interruzione del normale funzionamento delle ovaie nelle donne che non hanno ancora superato i 40 anni: le loro ovaie, se affetta da questa condizione, esauriscono la propria scorta di follicoli e pertanto smettono di produrre l’ormone estrogeno. Le donne in menopausa precoce potrebbero non avere mestruazioni o avere un ciclo molto irregolare, quindi nel loro caso rimanere incinte è molto difficile, tuttavia non del tutto impossibile.
  20. Menopausa fisiologica: quando si verifica la menopausa, intorno ai cinquant’anni di età ma con estrema variabilità tra donna e donna, il corpo smette di ovulare e quindi di essere fertile. E’ un evento naturale ma che può anche essere causato chirurgicamente attraverso l’isterectomia oppure  attraverso sostanza chimiche come diverse forme di chemioterapia.

Leggi anche: Restare incinta vergine senza penetrazione è possibile?

Ho usato sempre il profilattico, mi devo preoccupare lo stesso?

L’uso del preservativo, anche se usato in maniera perfettamente corretta, non esclude al 100% la possibilità di gravidanza. L’Organizzazione Mondiale della Sanità indica il 2% di gravidanze indesiderate in caso di uso perfetto (continuativo e corretto) e il 15% di gravidanze indesiderate in caso di uso tipico.

Leggi anche: E’ possibile rimanere incinta con il coito interrotto?

Uso la pillola, posso essere incinta?

L’uso della pillola contraccettiva, come avviene per il profilattico, non esclude al 100% la gravidanza. Anche con un uso perfetto del farmaco, è possibile un 1% di gravidanze.

Leggi anche: Il liquido pre-eiaculatorio può indurre gravidanza e trasmettere l’HIV?

Non volevo una gravidanza, quanti giorni devono passare prima di preoccuparmi?

Questa è una domanda a cui nessun medico può rispondere con certezza. Dipende da fattori assolutamente soggettivi, visto che per una donna con mestruazioni regolari anche un ritardo di pochi giorni può significare gravidanza mentre una con mestruazioni molto irregolari anche ritardi di dieci giorni non indicano necessariamente gravidanza. Inoltre il concetto stesso di “preoccupazione” è totalmente soggettivo, essendo alcune donne più emotive di altre. E’ importante sapere che in genere si considera regolare un ciclo che abbia una durata compresa fra i 24 e i 36 giorni (a meno che non si verifichi oligomenorrea: mestruazioni distanziate con cicli di durata > 35 giorni oppure polimenorrea: mestruazioni ravvicinate con cicli di durata < 21 giorni). Il mio parere personale è di non preoccuparsi con un ritardo di circa una settimana in una donna con mestruazioni mediamente regolari, ma, ripeto, è un dato assolutamente variabile.

Leggi anche: Che possibilità ho di rimanere incinta?

Cosa fare se ho ritardo del ciclo e sospetto una gravidanza?

Ovviamente una delle cause di ritardo del ciclo è la gravidanza. Se sospettate di essere incinte, perché avete avuto rapporti non protetti, o li avete avuti durante le ultime mestruazioni (fatto che non esclude gravidanza) o perché avete assunto in maniera errata la pillola anticoncezionale,  l’unico modo per capire se effettivamente il vostro ritardo è dovuto al concepimento di un bambino, è un semplice test di gravidanza fatto con l’urina del mattino, che rileva l’ormone beta HCG.

Quando va fatto il test di gravidanza?

Il test va fatto ad almeno 3 settimane circa dal rapporto a rischio, altrimenti si rischia un falso negativo, cioè il test può dirvi che non siete incinte mentre in realtà lo siete.

Leggi anche: In quale giorno e settimana del ciclo è più probabile rimanere incinta?

Cosa fare se il test di gravidanza è positivo?

Se il test di gravidanza è positivo – e non siete sicure che sia una bella notizia – la prima cosa da fare IN OGNI CASO è mantenere la calma, evitando di prendere qualsiasi decisione in modo affrettato ed irrazionale. Se potete parlatene col partner, coi vostri genitori o con una persona di fiducia. Ovviamente poi recatevi subito dal vostro medico di famiglia e avvisate il vostro ginecologo per sapere quali passi seguire. Se non avete un ginecologo di fiducia, chiedete al vostro medico di famiglia di indicarvene uno. La prima cosa da fare, se volete continuare la gravidanza, è assumere acido folico, che – se cercavate di rimanere incinte – avreste già dovuto iniziare ad assumere PRIMA concepimento. La prima cosa da fare, se NON volete continuare la gravidanza, è fermarvi un secondo, fare un bel respiro e decidere a mente lucida quale sia la cosa che vogliate davvero fare. IMPORTANTE: non ti isolare, cerca aiuto e pareri in parenti o persone di estrema fiducia.

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Sono minorenne ed ho paura di dirlo ai miei genitori: a chi chiedere aiuto?

Se non puoi o non te la senti di affrontare il discorso con i tuoi genitori o il tuo medico di famiglia, non perdere tempo commentando qui in basso o sui forum del web: il mio consiglio è quello di recarti al più presto nel consultorio familiare della tua zona. I consultori familiari sono delle strutture socio – sanitarie, pubbliche o private convenzionate dell’Azienda Sanitaria Locale, nate per rispondere ai vari bisogni della famiglia, della donna, della coppia, dell’infanzia e dell’adolescenza. Cerca il consultorio familiare più vicino a te tramite Google (cerca “consultorio familiare” + il nome della tua città) e recati lì anche da sola, anche se sei minorenne. Gli operatori ti accoglieranno, ti diranno cosa fare, con quali professionisti parlare e – in seguito al risultato degli accertamenti – ti saranno vicino nel valutare le decisioni più giuste da prendere. In bocca al lupo di cuore da parte mia!

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Punto G femminile: come trovarlo e stimolarlo

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO CHIRURGO AMORE COPPIA SESSO FIDANZATI (3)Va detto subito che il punto G, contrariamente a quanto avrete certamente sentito dire, non è un “pulsante magico” che basta toccare per far avere un orgasmo ad una donna, ma piuttosto un’area piacevole da stimolare per alcune donne, quindi cominciamo col non mitizzarlo.
Sebbene quasi tutte, ma non tutte, le donne lo abbiano (anche se tale cosa è messa in discussione da alcune ricerche), non tutte le donne sono sensibili e/o provano piacere in quel punto. Molte donne dicono che essere stimolate in quella zona procura loro degli orgasmi più intensi rispetto alla penetrazione del pene. Quando viene fatta pressione nel punto G alcune donne hanno lo stimolo di urinare – a causa della pressione sulla vescica – tuttavia questa sensazione, se si continua a stimolare la parete, diminuisce gradatamente provocando – in poco tempo – un piacere intenso che porta molto spesso a orgasmi multipli. Cerchiamo oggi di capire qualcosa di più su questa misteriosa zona femminile.

Perché il punto G si chiama così?

Non ci sono motivi particolarmente tecnici: il punto G si chiama così semplicemente dall’iniziale del suo scopritore, che si chiamava Grafenberg.

Cos’è il punto G?

Si tratta di un piccolo fascio di terminazioni nervose che, se correttamente stimolato, produce un grado di soddisfazione inaspettato. Neanche a farlo apposta, il punto G in effetti è la parte meno agevole da rintracciare nell’anatomia femminile. Comunque, la sua stimolazione meccanica si ha in tutte le posizioni in cui la donna sta sopra. Il punto G allora si gonfia e assume la forma di una piccola massa che sporge, come un bottoncino.

Leggi anche: Come capire se una donna ha avuto davvero un orgasmo? Ecco i segnali del piacere femminile

Ha qualcosa a che fare con la “eiaculazione” femminile?

Se la stimolazione del punto G si protrae a lungo, l’utero comincia a contrarsi fino a produrre un orgasmo molto particolare, che talora si accompagna alla produzione di un liquido chiaro. Le analisi di laboratorio hanno rivelato che questo fluido è simile alla composizione del liquido prodotto dalla prostata, che ha il compito di proteggere gli spermatozoi. Proprio per questa ragione i ricercatori hanno ipotizzato che il punto G sia un abbozzo di prostata.

A che serve il punto G?

Il punto G resta uno degli aspetti più misteriosi dell’anatomia femminile. Si è pensato anche che possa avere un ruolo nella maternità: l’orgasmo profondo prodotto dalla stimolazione del punto G è infatti spesso accompagnato da una sensazione di spinta verso l’esterno. Poiché il punto può essere stimolato anche dalla discesa del feto durante il parto, sembra possibile che il punto G abbia una funzione di aiuto alla nascita. Per strano che possa sembrare, ci sono donne, che malgrado i dolori del travaglio, raggiungono un orgasmo proprio durante l’espulsione del bambino.

Leggi anche: L’erezione deve essere rigida dall’inizio alla fine del rapporto sessuale?

Dove si trova e come si può stimolare il punto G?

Per la maggior parte delle donne il punto G è collocato nella parete anteriore della vagina ad una profondità di circa 4-5 cm proprio dietro la localizzazione esterna del clitoride. Il motivo per cui dico “la maggior parte delle donne” è che per alcune può essere differente. Il punto G è grande più o meno quanto una piccola monetina e quando stimolato propriamente si dilata un po’ e cambia leggermente struttura. Alla maggior parte delle donne sono necessari lunghi preliminari e stimolazione sessuale prima che il punto G possa loro procurare piacere. In tal senso una corretta stimolazione del punto G passa da preliminari prolungati e da una lunga stimolazione manuale e/o orale dei genitali femminili. Se proprio non riuscite ad individuare questa zona, leggete anche: Non riesco a trovare il punto G: come fare?

Individuare il Punto G

Mentre la donna giace sul dorso, inserite uno o due dita nella vagina in modo da tenere il palmo della mano rivolto verso l’alto. Successivamente piegate leggermente le dita. Come detto in precedenza la parete sulla quale si trova il punto G è una superficie rugosa, proseguite tra la vescica e la pelvi, li si trova un’area molto sensibile. E’ molto probabile che non si riconosca al tatto (comunque è caratterizzata da una forma a cupoletta tondeggiante), fate in modo che sia lei (la diretta interessata) a guidarvi. E’ importante non eccedere nella ricerca perché è possibile che alla vostra partner la pressione esercitata dia fastidio, quindi cambiare stimolazione e rimandare alla prossima volta la ricerca del punto G.

Stimolare il punto G con le dita

Individuato il punto, l’uomo dovrebbe inizialmente avere un tocco delicato, successivamente, quando il punto G si inturgidisce, può gradualmente aumentare la pressione per circa 5 minuti. Poi allentala di nuovo, anche se non del tutto, per far riposare un po’ il dito. Volendo, può inserirne un altro senza ritirare il primo (per esempio aggiungere l’indice al medio) e prepararsi a una pressione ancora più decisa. Il punto G non è delicato come il clitoride, richiede molta più pressione.

Movimenti con le dita per stimolare il punto G

  • stantuffo: avanti e indietro come un pistone;
  • fluttuazione: come lo stantuffo, con movimenti più dolci e più lenti;
  • vibrazione: movimenti ancora più dolci, ma più veloci, come quando tremi dal freddo;
  • invito: piegando il dito in su verso di te come nel gesto che significa “vieni qua”.

Le migliori posizioni sessuali per stimolare il punto G

Per i sessuologi la posizione che procura le sensazioni più piacevoli alle donne non è certamente quella cosiddetta del missionario. Infatti l’organo sessuale maschile in tal modo eccita la parete posteriore della vagina, ma non quella anteriore, dove si trova il punto G. Le migliori posizioni per stimolare il punto G sono quelle da dietro, la cosiddetta “pecorina” (con lui leggermente sopra di lei) e quella con l’uomo steso e lei sopra (lasciare che faccia lei); il pene deve entrare con una certa angolazione specifica per stimolare efficacemente il punto G.

Il punto G ed il clitoride, quali sono le differenze?

Alcuni autori descrivono il punto G come la parte interiore del clitoride. Tralasciando l’aspetto anatomico possiamo dire che i vissuti di queste due zone sensibili non riflettono affatto questa tesi.
Il clitoride ha una reazione lineare: il primo tocco è piacevolmente eccitante, e i successivi sono via via sempre più eccitanti fino a raggiungere l’orgasmo.
Il punto G è tutto il contrario, la sua reazione è ondeggiante, oscilla dal dolore al piacere, dal pianto al riso, dal non star più nella pelle fino alla pace più profonda; insomma, da un estremo all’altro. Attraverso la stimolazione di un unico punto la donna può sperimentare l’intero universo di sentimenti che il suo corpo le può offrire. Oltretutto, le sensazioni non rimangono limitate all’area pubica o al bacino, ma tendono a coinvolgere la totalità del corpo.

Ultime raccomandazioni. A lui/lei: non siate precipitosi! Masturbatela sempre con molta delicatezza e pazienza, a lei piace di più! A lei: non vi scoraggiate se il punto G a voi non fa effetto.

Vibratori e sex toys

Esistono una serie di vibratori, sex toys ed indumenti, che possono essere usati per ottenere più piacere e rendere più appagante il rapporto per entrambi i partner, noi vi consigliamo questi:

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Delay analogico a pedale Diamond Memory Lane: recensione

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma DELAY DIAMOND MEMORY LANE RECENSIONE Riabilitazione Nutrizionista Medicina Estetica Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Linfodrenaggio Pene Vagina.jpg

Questo articolo l’ho scritto originariamente per il sito accordo.it in data 14/01/2008

Il Pedale in questione (e la maiuscola non sta li per caso!) si fa subito notare per le generose dimensioni: avete presente un Fulltone Fulldrive2? Beh il Memory Lane è più largo di almeno 3cm e più profondo di almeno 2cm, insomma è una robusta scatola Hammond rettangolare piuttosto grossa, non pesa molto ma sicuramente in pedaliera occupa lo spazio di quasi 3 Boss! Il nostro pedalone canadese ha un bel colore argento metallizzato con scritte rosso scuro, 6 potenziometri grigi molto “hi-fi vintage” disposti su una fila, nel centro è presente uno switchettino MOD/TAP, ai due lati ci sono due switch meccanici classici, inoltre vi sono 4 prese jack.

Ora vedremo a che serve tutta questa roba.

POTENZIOMETRI PER CONTROLLARE IL DELAY

Da sinistra a destra ecco i potenziometri che incontriamo:

DELAY: permette di regolare il tempo di ritardo. Girato completamente in senso antiorario permette un ritardo minimo di 40 millisecondi, settato al massimo si ottengono circa 550 millisecondi di ritardo.

EQ: permette l’equalizzazione del segnale ritardato. In realtà non è un classico equalizzatore: Messo al minimo otteniamo che i ritardi diverranno via via più scuri perdendo progressivamente le frequenze più alte, messo al massimo al contrario le ripetizioni saranno via via sempre più chiare. Mettendolo proprio nel mezzo si sente un piccolo “click” significa che l’equalizzazione è neutra.

LEVEL: indica in pratica quante ripetizioni si vogliono avere. Messo al minimo si sentirà una sola ribattuta, quasi a metà si comincerà ad avere una bella coda di parecchie ripetizioni, superata la metà si entra in territorio “OSCILLAZIONE IMPAZZITA” per la felicità dei chitarristi più noise.

MIX: tale controllo è posizionato completamente sulla destra del pedale, permette di decidere il rapporto tra suono dry (pulito) e wet (effettato). Ad ore 9 mi sembra abbastanza bilanciato, verso ore 11 si sente il suono effettato che comincia a prendere il sopravvento e si ottiene un risultato molto “spaziale”.

POTENZIOMETRI PER CONTROLLARE LA MODULAZIONE

Fin qui i controlli sono abbastanza “classici” per un delay ma rimangono 2 potenziometri che sono del tutto particolari. Cominciamo con lo spiegare che questo pedale permette anche una modulazione molto interessante che va ad agire NON sul suono diretto ma SOLO sulle ripetizioni. Ebbene i prossimi 2 potenziometri servono proprio per controllare questa modulazione:

DEPTH: controlla quanta modulazione applicare alle ripetizioni: messo al minimo l’effetto sarà appena udibile, al massimo l’effetto sarà più invadente. Per me l’ideale è più o meno nel mezzo a meno che non ricerco sonorità particolari. Se messo al minimo si sente un piccolo “click”: significa che l’effetto è totalmente disinserito.

SPEED: immaginando la modulazione come una serie di onde, questo controllo permette di modificare quanto sono ravvicinate tali onde: al minimo le “pulsazioni” saranno molto lente (circa 0,1 Hz), al massimo le pulsazioni saranno molto più veloci (10 Hz). Spero di essermi spiegato, anche se la maggior parte di voi almeno una volta nella vita avrà usato un chorus od un tremolo ed avrà già capito cosa intendo!

SWITCH

Ve ne sono due, quello a sinistra accende/spegne l’intero effetto, quello a destra permette di effettuare due operazioni completamente diverse:

MODALITA’ TAP: in tale modalità questo switch serve per regolare in tempo reale la velocità del controllo “DELAY” tramite doppia pressione dello switch. Il potenziometro DELAY si disattiva. Il led lampeggia indicando il tempo di ritardo.

MODALITA’ MOD: in tale modalità questo switch permette di attivare e ovviamente disattivare la modulazione sulle ribattute. Il led è giallo a modulazione spenta e arancione quando è attiva. E’ possibile anche attivare la modulazione prima di accendere il delay, nel senso che il led mod diventerà arancione (attivato) a prescindere se il delay è acceso o spento in modo che quando accendete l’effetto delay avrete contemporaneamente anche la modulazione.

“SWITCHETTINO”

Posto in alto tra i potenziometri permette di passare dalla modalità Tap a quella Modulation.

PRESE JACK

Ve ne sono 4:

INPUT: abbastanza intuitivo direi!

DELAY ONLY: da qui esce solamente il segnale effettato (solo le ribattute insomma)

MIX/DIRECT: da qui esce il segnale diretto mescolato con quello effettato, se però un jack è attaccato alla presa “delay only” da qui uscirà solamente il segnale diretto.

EXP: attaccandoci un pedale di espressione si può controllare in tempo reale il numero di ripetizioni, contemporaneamente si disattiva quindi il potenziometro FEEDBACK”.

QUELLO CHE NON SI VEDE

C’è un controllo all’interno del pedale, un piccolo jumper posizionato sulla destra a mezza altezza, veramente utile: permette infatti di regolare il livello di input che entra nel pedale. In pratica agendo su di esso si può usare il pedale con una strato con singoli dall’uscita molto bassa, fino ad una jackson con humbucker dall’uscita altissima. Inoltre permette di inserire il Memory Lane anche nel loop effetti di un amplificatore. Tutto ciò perché il chip NE570N presente all’interno è predisposto per lavorare ottimamente a segnali non troppo sparati e non gradisce cose tipo l’X2N della Di Marzio! Se usate un humbucker potente e picchiate sulle corde col delay acceso e con tale jumper regolato male potreste sentire di tanto in tanto dei piccoli “colpi” nel suono corrispondenti ai picchi. Problema ovviato dal jumper appunto. Ah, un’altra cosa che non si vede, è la costruzione interna: una precisione quasi maniacale, ottimi componenti e non aggiungo altro.

ALIMENTIAMOLO

Per alimentare questa bestiola serve un trasformatore da ben 24V DC che è incluso nel prezzo. Attenzione al polo positivo che è centrale, contrariamente alla maggior parte dei pedali in giro.

LO ACCENDIAMO?

Dopo averlo osservato (con rispetto ed in religioso silenzio) per qualche minuto, si passa finalmente alla prova sonora! Per prima cosa ho trovato molta soddisfazione nel notare come il pedale da spento sia assolutamente trasparente! Dinamica ed armoniche che entrano in questa scatolona argentata escono inalterate. E’ true bypass (ed infatti uso un buffer Black Box della Masotti ad inizio catena) ed il segnale della mia strato e dei miei wha Geoffrey Teese e Fulldrive2 mosfet passano attraverso il Memory Lane come un limpido ruscello di montagna. Ricordatevi che ad un pedale non basta essere true bypass per essere veramente trasparente!

Lo switch per accendere l’effetto è veramente silenzioso. Azionato il delay (senza modulazione per ora) si nota, con MIX abbastanza alto, un leggero scurimento del suono, in realtà il segnale diretto è identico ma le ripetizioni abbastanza scure possono dare tale effetto al suono generale risultante. A parte questa considerazione c’è da dire solo una cosa: chiudo gli occhi e mi sembra di suonare allo stadio Olimpico tanta è la spazialità dell’effetto! Una cosa realmente mai sentita prima, una pasta sonora “organica”, una naturalezza fuori dal normale, rimani completamente avvolto e coccolato da un “abbraccio” di suono. E la spazialità ovviamente aumenta passando da un ampli monoconico ad un ampli con molti coni o meglio ancora usando un ampli con il solo suono diretto ed un altro ampli con il solo suono effettato (spazio sul palco permettendo!). Diminuendo il tempo di ritardo si ha un quasi riverbero da togliere il fiato, abbassando il controllo EQ le ripetizioni si scuriscono in maniera naturale e diventano un tutt’uno con le note lunghe nei soli, aumentando il numero delle ripetizioni si creano dei tappeti sonori da psichedelia pura fino a raggiungere oscillazioni aliene! Perdonatemi l’eccesso di trasporto ma vi assicuro che questo scatolone canadese vi fa volare più in alto di uno shuttle e vi porta in una dimensione musicale totalmente diversa dai soliti suoni, quasi in un universo sonoro parallelo. I due NOS MN3005 percorsi da 15v hanno la musicalità della antologica lira di Orfeo!

MODULIAMOLO!

La modulazione può essere inserita in due modi.

Se avete il delay acceso e la modalità mod spenta potete comunque inserire una leggera modulazione agendo sul potenziometro mod, aumentandone il livello (bisogna sentirgli fare il famoso “click” altrimenti non si ha modulazione. In pratica in questo modo si ha una lieve modulazione che un po’ mi ricorda quella data dall’imperfezione di un sistema a testine magnetiche su un nastro ormai ben vissuto… Inserendo la modulazione tramite lo switch mod si possono invece ottenere risultati veramente molto modulati, “sognanti” e creare paesaggi sonori suggestivi. Posso suonare un arpeggio e dietro di me mi sembra quasi di sentire un sintetizzatore di quelli buoni ad accompagnarmi con suoni tappeto, o addirittura, spingendo sul controllo DEPTH, un intero gruppo di coriste che sottolineano le mie linee melodiche! Molti potrebbero pensare che lo stesso effetto potrebbe essere ottenuto usando un chorus (o un flanger o un phaser) messo semplicemente prima di un delay “normale” ma vi assicuro che non è neanche lontanamente lo stesso! Con il Memory Lane il suono diretto rimane non modulato e molto nitido e crea un bel contrasto con lo “sfondo” modulato. Un po’ come succede nel Jazz Chorus della Roland dove, azionando il chorus, un cono dell’ampli continua a dare solo il pulito mentre l’altro cono dà il segnale effettato: la spazialità ne guadagna molto! Ovviamente esagerare con la modulazione unita ad un MIX molto alto può dare risultati parecchio “scordati” che vanno bene solo si ricerca quel tipo di effetto.

LIVE

Dal vivo la comodità di avere il tap tempo si sente molto, il Memory Lane se ricordo bene è l’unico vero analogico che ha tale possibilità! Inoltre la possibilità di controllare il numero di ripetizioni tramite un pedale di espressione è comoda e si possono fare giochini oscillanti noise rimanendo direttamente in piedi e senza chinarsi a modificare a mano il potenziometro!

QUELLI CHE POTREBBERO ESSERE CONSIDERATI DIFETTI

Sembrerà ovvio agli appassionati di delay analogici ma è doveroso ricordarlo per i meno esperti: le ripetizioni non sono esattamente la riproduzione matematica del suono che entra ma sono molto morbide, diciamo lo-fi, sicuramente ciò è una cosa che può anche non piacere, senza contare che con alcuni tipi di suono/genere molti preferiscono un digitale ben fatto all’analogico, come ci insegna il buon Floyd. Poi, anche se secondo me è più che sufficientemente versatile, qualcuno potrà aver bisogno di vari settaggi preimpostati, del midi, delle lucette colorate e della macchina del caffè incorporata: qualcuno insomma magari lo trova limitato! Chi viene da delay digitali sul tipo Boss si troverà probabilmente sconcertato: il Diamond è un pedale impossibile da gestire senza un minimo di esperienza, per quanto possano sembrare intuitivi i vari controlli interagiscono criticamente tra di loro! Sembrerà strano ma se non lo impari ad usare questo pedale con certe regolazioni reagisce in maniera quasi imprevedibile. Col Boss 2+2=4 mentre con questo 2+2= dipende… Questo per me è un grande pregio, ne parlo meglio nell’ultimo capitoletto dell’articolo. Inoltre alcuni troveranno il poco più di mezzo secondo di delay un po’ pochino per i loro bisogni. In effetti anche io ero partito per comprare il Maxon AD999 che è analogico e raggiunge 900 millisecondi, però, dopo aver provato entrambi, la qualità sonora del Diamond ha vinto su qualsiasi altra cosa, senza contare che mi sono anche accorto che in fondo 550ms mi bastano decisamente! Inoltre, il Maxon, essendo analogico, risulta un pelino rumoroso quando si raggiungono tempi di ritardo oltre i 700ms. Il nostro canadese è invece più silenzioso di un pesce muto. Sicuramente poi non è un delay adatto a qualsiasi genere musicale, difficilmente io ci suonerei metal e nu metal! Io infatti lo uso per suoni vecchia scuola blues e rock blues! Se volete un pedale delay più versatile magari potete provare un NOVA DELAY della T.C. Electronic, oppure il Boss DD-20 (serie twin pedal, il preferito di Pierangelo Mezzabarba della Masotti), o magari il valvolare della Hughes&Kettner (il Replex) che non è analogico ma suona più analogico di alcuni veri analogici, oppure l’Eventide Time Factor che è un gran bell’effetto (2 diversi delay contemporaneamente fino a 3 secondi di ritardo) anche se, secondo me, provato accanto al Diamond, continua a rimanere un pizzico digitale, artificiale per così dire! Il prezzo, circa 400 euro, è un tantino – eufemismo – alto (durante le feste natalizie il portafoglio è l’unico ad esser dimagrito!) e questo è un impedimento mica da poco, tuttavia a giudicare da quanto mi ispira questo pedale alla tipica domanda di Harmony Central “se questo pedale ti venisse rubato lo ricompreresti?” io rispondo senza dubbio di SI così ci potrei suonare comodamente in galera dopo aver preso a legnate il ladro! Magari ci esce una cosa tipo il finale del film “The Blues Brothers”!

ALTRI DELAY PROVATI

Oltre ai pedali appena menzionati ve ne sono anche altri che ho posseduto/provato, tra cui il SIB! Mr Echo, il Guyatone MD3 (micro delay), il Guyatone Tube Echo, l’Ibanez AD9, il Maxon AD80, il Maxon AD900, T-Rex Replica, vari Boss vecchi e nuovi (gli analogici ed i digitali), inoltre delay DOD, MXR, Electro-Harmonix, Rocktron, Rocktek, Line6… Nessuno mi ha dato le stesse sensazioni del Diamond! Forse gli unici che hanno lasciato un bel segno sono stati, spero di scrivere bene i nomi, il Mooger Fooger Analog echo e il WayHuge AquaPuss ma li ho provati un bel po’ di tempo fa. Un altro prodotto interessante, ma solo per i pazzoidi che arrivano a spendere 1200 euro, è il Tube Tape Echo della Fulltone!

VARIE

Suonato con una Stratocaster con humbucker Jeff Beck al ponte, vari pedali tutti abbastanza costosi (altro eufemismo!), attaccato a vari ampli Fender – Twin soprattutto -, un Vox ed un Hiwatt. Accoppiato a Tubescreamer e simili (insomma overdrive morbidi) escono suoni di classe spettacolari specie attraverso il pulito dei Fender e dell’Hiwatt, sullo stile Radiohead, Pink Floyd, U2, Yes… Ripeto: va bene per tutto basta che non si cerchino sonorità troppo moderne, anche se poco fa ci ho suonato “Sing for absolution” dei Muse e quasi mi mettevo a piangere dall’emozione. Con la modulazione si possono ricreare anche in parte le amate/odiate sonorità “arpeggione effettatissimo” anni ’80. Questo pedale è riuscito a far suonare morbido e spazioso perfino un acidissimo amplificatorino Ibanez IBZ10G a transistor con un solo cono da 6,5 pollici, e senza manco portarlo a Lourdes, vedete un po’ voi!

Curiosità: il pedale ha preso il suo nome dal nome della via dove abita il suo creatore: Memory Lane!

IMPORTANTISSIMO!

Crea assuefazione, ricordate di tanto in tanto di premere sullo switch on/off e spegnerlo!

SOLO L’ULTIMO CONCETTO

Prima di chiudere solo un ultima cosa. Ormai i chitarristi si possono quasi dividere in due grandi correnti di pensiero: chi trova l’analogico insuperabile e chi trova che il digitale sia praticamente così simile all’analogico che lo può sostituire senza nessun problema (vabbè poi ci sono anche quelli che per vari motivi devono scendere a compromessi). Vorrei dire alla categoria dei digitofili che, per quanto il suono di un POD sia identico a quello di un valvolare, la differenza sta nel come si sente la chitarra sotto le dita, nelle reazioni della strumentazione. Voi direte “è talmente scontato e poi che c’entra col pedale in questione?”. Il Memory Lane ha un suono che probabilmente può essere fedelmente ricreato da un qualche apparecchio digitale/transistor/computer/quellochevipare ma la cosa che non può essere ricreata artificialmente è proprio l’essenza del pedale: il fatto che reagisce in maniera analogica, imprevedibile, quasi come fosse umano! Con certe regolazioni il pedale può diventare un cavallo imbizzarrito che però, con esperienza, si impara a controllare con i volumi, con la pennata più o meno dinamica! A volte il pedale, a parità di settaggio, reagisce in maniera diversa se suono una nota più grave o più acuta, oppure se suono la stessa nota molto piano o molto forte! Con il digitale, anche quello più fedele, non ho mai avuto lo stesso grado di difficoltà nel gestire un pedale ed allo stesso tempo lo stesso grado di soddisfazione quando ho faticosamente imparato a gestirlo. Io tra la maggior parte dei digitali che emulano l’analogico e il vero analogico continuo a sentire molta differenza, non tanto nel suono risultante, ma nella reazione al tocco. La stessa differenza che sento anche tra ampli a transistor e a valvole. Non è una regola fissa, ma per me molto spesso è così! Scusate lo sfogo ma sono un sognatore. Spero di aver scritto qualcosa se non interessante, almeno utile a qualcuno!

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
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La regola del fuorigioco nel calcio spiegata in modo semplice

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO CHIRURGO CALCIO SPORT STADIOPartiamo dalla teoria: cos’è il fuorigioco? Apriamo il manuale del “Regolamento del Giuoco del Calcio”, scorriamo l’indice e al numero 11 troviamo la voce che fa al caso nostro: “Fuorigioco”. Ricordiamo che inizialmente (più avanti approfondimento storico) la regola del fuorigioco era chiara e lineare: un giocatore era in fuorigioco se si trovava nella metà campo avversaria oltre la linea del pallone (ovvero la linea immaginaria che passa per il pallone ed è parallela alla linea di porta) e aveva tra se e la linea di porta avversaria meno di due giocatori. Oggi è diverso: trovarsi in fuorigioco non rappresenta di per sé un’irregolarità.

Dal “Regolamento del Giuoco del Calcio”: il fuorigioco

Premettendo che non bisogna prendere in considerazione le mani e le braccia (anche dei portieri), un giocatore è considerato in fuorigioco:

  • se una parte qualsiasi dei piedi, della testa o del corpo si trova nella metà campo avversaria (senza considerare la linea mediana);
  • se una parte qualsiasi dei piedi della testa o del corpo è più vicina alla linea di porta avversaria sia rispetto al pallone che al penultimo giocatore avversario.

Quando un giocatore non è in fuorigioco?

Quando è posizionato almeno in linea con il penultimo degli avversari con gli ultimi due avversari.

Cosa serve per individuare un fuorigioco

Proviamo a semplificare. Sono tre gli elementi che ci servono per individuare un fuorigioco: la linea del pallone, la posizione del penultimo giocatore che si trova a difendere e quella dell’attaccante. Il fuorigioco viene ravvisato solo quando il giocatore in posizione irregolare viene coinvolto attivamente nel gioco (più avanti facciamo distinzione tra fuorigioco attivo e passivo) e riesce quindi o a trarre vantaggio dalla sua posizione o ad interferire nel gioco favorendo la sua squadra.

Che cos’è il fuorigioco attivo e passivo

Un giocatore che si trova in fuorigioco quando il pallone viene giocato o toccato da un compagno di squadra, non dev’essere sempre punito. La posizione è giudicata irregolare solo se il ricevente del pallone ricopre un ruolo attivo nell’azione. E che vuol dire? Solo se gioca o tocca la sfera; se ostacola o interferisce nel movimento di un avversario impedendogli di giocare il pallone (ad esempio se un giocatore ostruisce la visuale al portiere, vedi foto qui sotto); se mostra la chiara intenzione di deviare il pallone influendo così sull’avversario. Se invece non se ne cura e non interferisce nel gioco né sugli avversari la sua posizione di fuorigioco sarà giudicata passiva e non verrà sanzionata. Un calciatore è inoltre da sanzionare se riesce a trarre vantaggio dalla posizione in cui si trova anche dopo che il pallone abbia subito una deviazione (che sia frutto di un avversario o del palo). Idem nel caso di un salvataggio (quando ad esempio un calciatore interviene su un pallone direzionato verso la porta) fatto intenzionalmente da un avversario. Discorso diverso quando un calciatore gioca intenzionalmente il pallone verso un avversario in fuorigioco (un retropassaggio sbagliato, per intenderci): in questo caso non è considerata un’irregolarità.

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Casi particolari di fuorigioco

Ci sono poi delle eccezioni. Ad esempio non viene sanzionato il giocatore in fuorigioco che riceve il pallone da un calcio di rinvio, una rimessa laterale o un calcio d’angolo. Altro caso particolare: quando un calciatore che sta difendendo la propria porta esce dal terreno di gioco senza che l’arbitro lo abbia autorizzato, viene considerato posizionato sulla propria linea di porta e quindi tiene in gioco tutti gli avversari fino a quando non viene interrotto il gioco o il pallone esce dall’area di rigore.

E quando l’attaccante esce dal campo? Se una volta rientrato prende subito parte al gioco (senza che vi siano state interruzioni o il pallone sia uscito dall’area) sarà considerato posizionato sulla linea di porta. Se esce intenzionalmente senza che l’arbitro lo abbia autorizzato e si procura un vantaggio, riceverà un cartellino giallo. Se entra dentro la porta e resta immobile mentre il pallone sta entrando (vedi foto qui sotto), il gol sarà convalidato.

Un giocatore viene considerato in fuorigioco anche se inizialmente si trova in posizione irregolare e riesce a ricevere palla in linea con il penultimo difendente. In questo caso parliamo di “fuorigioco di rientro”. 

Cosa succede quando viene segnalato un fuorigioco?

Quando viene segnalato fuorigioco dal guardalinee (che tira su la bandierina), l’arbitro assegna un calcio di punizione indiretto dal punto in cui è accaduta l’infrazione.

Leggi anche: Clausola rescissoria di un contratto di un calciatore: cos’è ed che serve?

Com’è cambiato il fuorigioco negli anni: la storia

Precisiamo subito una cosa: il calcio senza fuorigioco non è mai esistito. L’8 dicembre 1863, quando la Football Association codificò le prime 14 regole della storia del calcio, il fuorigioco c’era ed era ovviamente diverso da come lo intendiamo oggi. All’epoca nessun calciatore della formazione in possesso della sfera poteva trovarsi oltre la linea del pallone. Il pallone, quindi, si poteva passare solo indietro.

Col tempo la regola del fuorigioco ha subito tante modifiche, già nel 1866 veniva punito soltanto chi riceveva il pallone in qualsiasi zona del campo e non aveva almeno tre giocatori avversari tra se e la porta. Nel 1907 veniva considerato in fuorigioco il giocatore che nella metà campo avversaria non aveva almeno tre giocatori avversari davanti a se.

Una modifica rivoluzionaria del fuorigioco è datata 1926 ed è tutt’ora in atto: è in fuorigioco il giocatore che si trova nella metà campo avversaria e non ha almeno due giocatori avversari tra se e la linea di porta. Questa modifica contribuì ad aumentare il numero di gol segnati e di conseguenza anche la spettacolarità del calcio.

Con il var, le regole del fuorigioco rimangono le stesse, tuttavia, mentre prima il fuorigioco veniva immediatamente segnalato dal guardalinee, attualmente è consuetudine – in caso di dubbio – non interrompere il gioco e far finire l’azione all’attaccante. Al termine dell’azione il var comunicherà all’arbitro ed al guardalinee se il fuorigioco si è verificato o no.

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Perché si piange? Per quale motivo si piange di gioia, di dolore e dal ridere? A che servono le lacrime?

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO DONNA TRISTE DEPRESSIONE PIANTO PIANGERE TRISTEZZA BIANCO E NERALo abbiamo fatto il giorno in cui siamo nati, ma anche il giorno in cui siamo stati tristi per qualche motivo. Ci è capitato quando abbiamo provato la gioia più grande della nostra vita, ma anche il giorno più brutto della nostra vita. Sto parlando del pianto. Ma a che serve il pianto? Come “funzionano” le lacrime? Perché si piange di felicità? A queste ed altre risposte daremo risposta oggi.

Leggi anche: Perché mi capita di piangere senza motivo? Come affrontare il problema?

Cos’è il pianto e quando e perché si verifica?

Con “pianto” si intende comunemente l’atto di produrre e rilasciare lacrime in risposta ad un’emozione intensa o comunque uno stress. Tuttavia possono verificarsi situazioni di “pianto senza lacrime” ed anche “lacrime senza pianto”. Nei neonati, per esempio, data l’immaturità del dotto lacrimale, si può verificare un tipico pianto senza lacrime. Negli adulti invece si può verificare “lacrime senza pianto” in almeno tra situazioni:

  1. il contatto dell’occhio con corpi estranei (moscerini, polvere) o varie sostanze irritanti (tipico è il pianto da contatto con i solfuri organici contenuti nella cipolla) determinano spremitura della ghiandola lacrimale in assenza di un’emozione correlata;
  2. l’innervazione della ghiandola lacrimale da parte di neuroni secretagoghi diretti primitivamente alle ghiandole salivari (il “pianto del coccodrillo“);
  3. il riso può far lacrimare. Ridere intensamente determina una forte attivazione muscolare nel viso e ciò può stimolare le ghiandole lacrimali fino a “piangere dal ridere“.

Leggi anche questo interessante articolo: Perché le donne piangono dopo aver fatto l’amore? Le cause della depressione post coitale e come superarla

Perché si piange di gioia e di dolore?

Quando si prova una forte emozione, il sistema limbico del cervello stimola il sistema nervoso centrale, il quale a sua volta mette in moto una serie di reazioni fisiologiche: il battito cardiaco aumenta, si altera il ritmo della respirazione e le ghiandole lacrimali, poste sopra l’arco superiore dell’occhio, producono lacrime. Quando si piange, il liquido “sgorga” nell’angolo dell’occhio e scorre lungo la congiuntiva, la membrana che riveste l’interno delle palpebre, per finire nella cavità nasale. A ogni battito delle ciglia l’occhio si lubrifica. In questo modo viene evitata la disidratazione del bulbo e facilitato l’allontanamento della polvere.

Di che sono fatte le lacrime, a che servono e dove sono prodotte?

A tale proposito vi consiglio di leggere questo articolo: Lacrime: di che sono fatte, a che servono e cosa le produce?

Gli animali piangono?

Si ritiene che nessun altro essere vivente oltre l’uomo possa produrre lacrime come risposta ai diversi stati emozionali, benché ciò non sia del tutto corretto per diversi scienziati.

Le lacrime femminili abbassano il testosterone

Prima di chiudere, una curiosità: le lacrime femminili contengono sostanze capaci di ridurre l’eccitazione sessuale maschile e la produzione di testosterone, l’ormone responsabile del desiderio e dell’aggressività. Leggi qui: Le lacrime femminili riducono l’eccitazione sessuale maschile

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Le donne rivelano le 16 piccole cose che rendono un uomo irresistibile

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO CHIRURGO AMORE COPPIA SESSO FIDANZATI FIORILo sai anche tu: ci sono alcune piccole cose che rendono un uomo ancora più sexy. A tutte è capitato di essere attratte da un ragazzo a causa di dettagli apparentemente poco importanti (e a volte pure strani). Magari delle mani enormi, ciglia foltissime oppure un paio di jeans davvero skinny. Particolari irresistibili, per alcune e meno per altre. E adesso su Whisper, il social network anonimo per rivelare segreti, alcune ragazze vere hanno condiviso le loro confidenze più intime, rivelando quali sono le piccole cose che, ai loro occhi, rendono un uomo incredibilmente attraente all’istante, anche se – secondo l’opinione di chi scrive e dell’intero Staff – la maggioranza di tali affermazioni sono ben poco realistiche e decisamente “blue pill”, cioè politicamente corrette: ad esempio un bel ragazzo che ammette di piangere e che è “imprevedibile” può essere visto da una donna come sensibile ed originale, mentre un brutto ragazzo che ammette le stesse cose, può essere semplicemente visto dalla stessa donna come debole e “strano”. Ciò accade spessissimo, più di quanto siamo disposti ad ammettere, e ci fa capire quanto conta l’estetica nel determinare la “piacevolezza” di un tratto caratteriale. Una volta che è chiaro al lettore come io vedo le cose, vediamo ora insieme la lista di cose che rendono un uomo irresistibile secondo Wisper:

1. La condivisione è fondamentale «Ragazzi, vi amiamo davvero quando condividete con noi i vostri sentimenti. Non vi sminuite certo ai nostri occhi, anzi, vi rendete ancora più sexy».

2. Piangere è sexy. «Se un ragazzo ammette che gli capita di piangere, per me diventa subito irresistibile».

3. Non dimenticate i fornelli. «Il mio cuore si scioglie all’istante, e vedo cuoricini e arcobaleni dappertutto se un uomo cucina per me».

4. La normalità annoia. «Più sono strani e imprevedibili, più li trovo attraenti».

5. Prendeteci in braccio. «Una vola, in un bar, flirtavo con un ragazzo che, di punto in bianco, mi ha presa in braccio. E io non sono esattamente magra. Non mi sono mai sentita così sexy in tutta la mia vita». (Prima, però, assicuratevi sempre che la donna in questione acconsenta, per evitare denunce…).

6. Avere il controllo della situazione è cool. «Non c’è niente di più affascinante di un uomo che sa prendersi le sue responsabilità».

7. Sintonizzatevi con umorismo. «Quando un ragazzo capisce le mie battute, lo trovo subito irresistibile».

8. Lavarsi e profumarsi è un plus che premia. «Se un ragazzo ha un buon odore lo trovo immediatamente molto, molto più attraente».

9. Date una mano in casa. «Quando mio marito è impegnato nelle faccende domestiche, gli dico sempre che lo trovo davvero sexy e poi facciamo l’amore».

10. I piatti, raga! «Se dopo aver cenato un uomo si mette a lavare i piatti, ai miei occhi guadagna subito 100 punti in più».

11. Siate creativi. “Per me, un ragazzo che sa suonare uno strumento è subito interessantissimo».

12. L’educazione è afrodisiaca. «Non c’è niente di più fascinoso di un ragazzo educato e rispettoso».

13. Non toglietevi la maglietta. «Un uomo vestito come si deve per me è 100 volte più seducente di uno che gira a torso nudo, anche se ha la tartaruga in vista».

14. I papà sono irresistibili. «Trovo che mio marito quando si concentra per fare qualcosa di manuale sia supersexy. Ma lo è ancor di più mentre legge le favole a nostro figlio».

15. Intelligenza + amore: il mix perfetto. «È impossibile resistere a un ragazzo superintelligente e con un cuore d’oro».

16. La spontaneità è eccitante. «Adoro quando un ragazzo, così dal nulla, mi manda un messaggio stra-tenero».

Per approfondire:

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