Differenza esoftalmo ed enoftalmo

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Enoftalmo dell’occhio destro

In sintesi: l’esoftalmo indica lo spostamento dell’occhio verso l’esterno, mentre l’enoftalmo indica lo spostamento dell’occhio in profondità.

Con “esoftalmo” si intende una protrusione (cioè uno spostamento in avanti) del bulbo oculare oltre la rima palpebrale negli adulti (nei bambini e negli anziani è infatti normale un lieve enoftalmo). L’esoftalmo può essere unilaterale (colpisce solo un occhio) o bilaterale (colpisce entrambi gli occhi; inoltre può essere diretto (l’occhio si presenta semplicemente spinto in avanti, provocato da formazioni di natura traumatica o tumorale) o indiretto (in cui è presente uno spostamento anche laterale del bulbo oculare, comunemente causato da processi malformativi od infiammatori cronici, nonché da patologie che interessano la tiroide, come l’ipertiroidismo che si verifica nel morbo di Basedow).

Con “enoftalmo” in medicina si intende lo spostamento del bulbo oculare verso l’interno, in profondità rispetto alla sua condizione normale. L’arretramento del bulbo deve essere superiore a 2 mm. Anche l’enoftalmo può essere unilaterale o bilaterale e può essere determinato da molte cause diverse come: sindromi cachettiche, sindrome di Bernard Horner, stato di disidratazione cronica, traumatismi (fratture LeFort II e III).

La gravità dell’enoftalmo viene espressa in millimetri di spostamento indietro dell’occhio, mentre nell’esoftalmo in millimetri di spostamento in avanti dell’occhio. Tale misurazione che viene effettuata con l’imaging a risonanza magnetica.

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Enoftalmo bi- e monolaterale: cause, gravità, cure e rimedi

MEDICINA ONLINE ENOFTALMO OCCHIO BULBO OCULARE SOPRACCIGLIO MONOLATERALE IMPROVVISA CURA INTERVENTOCon “enoftalmo” in medicina si intende lo spostamento del bulbo oculare verso l’interno, in profondità rispetto alla sua condizione normale. L’arretramento del bulbo deve essere superiore a 2 mm. La gravità della patologia viene espressa in millimetri di spostamento indietro dell’occhio, misurazione che viene effettuata con l’imaging a risonanza magnetica. La condizione è per alcuni versi simile alla ptosi palpebrale con cui spesso viene confusa dai meno esperti.

Cause di enoftalmo

Le cause sono dovute sia a fattori esterni come lesioni violente in seguito ad eventi traumatici ma anche fattori interni come anomalie in seguito allo sviluppo della persona. Un esempio di causa traumatica di enoftalmo tipica sono le fratture di LeFort II e III. L’enoftalmo può essere:

  • intermittente: tipico della sindrome di retrazione di Stilling-Duane-Turck;
  • costante: causato da sequela degli interventi di strabismo, sindromi cachettiche, sindrome di Bernard Horner, stato di disidratazione cronica, traumatismi (fratture LeFort II e III), iperemesi gravidica, Sindrome di Marfan, tumore al polmone e complicanza di alcuni fibromi.

L’enoftalmo traumatico può insorgere in seguito alla lesione del pavimento orbitale. L’enoftalmo tipico della sindrome di Claude Bernard-Horner deriva da un danno, all’altezza del collo, della via simpatica diretta all’occhio, in particolare in certe forme di cancro dell’apice polmonare.

Sintomi di enoftalmo

L’enoftalmo è esso stesso un segno. Il bulbo oculare in condizioni normali (con lo sguardo diretto in avanti) risulta sporgente di 15-18 mm, oltre la linea immaginaria che congiunge in senso orizzontale la connessione palpebrale nasale; nell’enoftalmo tale sporgenza è diminuita e l’occhio appare macroscopicamente “infossato”. L’infossamento del globo oculare comporta una riduzione della fessura palpebrale che può disturbare la visione. L’enoftalmo traumatico determina vari sintomi e segni che possono associarsi alla depressione dell’occhio, come:

  • diplopia (visione doppia);
  • ipotropia (spostamento del globo oculare verso il basso);
  • diminuzione della sensibilità del nervo sottorbitario.

L’enoftalmo tipico della sindrome di Claude Bernard-Horner si accompagna invece spesso a:

  • ptosi (caduta della palpebra superiore);
  • miosi (restringimento della pupilla).

Cure dell’enoftalmo

Le cure spaziano tra interventi medici e chirurgici. La scelta della terapia è determinata dalla causa specifica che ha determinato l’enoftalmo.

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Differenza tra esoftalmo e proptosi

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Esoftalmo in paziente ipertiroideo

Cos’è l’esoftalmo?

Con “esoftalmo” si intende una protrusione (cioè uno spostamento in avanti) del bulbo oculare oltre la rima palpebrale negli adulti (nei bambini e negli anziani è infatti normale un lieve enoftalmo). L’esoftalmo può essere unilaterale (colpisce solo un occhio) o bilaterale (colpisce entrambi gli occhi; inoltre può essere diretto (l’occhio si presenta semplicemente spinto in avanti, provocato da formazioni di natura traumatica o tumorale) o indiretto (in cui è presente uno spostamento anche laterale del bulbo oculare, comunemente causato da processi malformativi od infiammatori cronici, nonché da patologie che interessano la tiroide, come l’ipertiroidismo che si verifica nel morbo di Basedow).

Qual è la differenza con la proptosi?

Il termine “esoftalmo” è spesso usato – anche dai medici stessi – come sinonimo di “proptosi“; tuttavia l’esoftalmo indica lo spostamento in avanti degli occhi determinato da condizioni endocrino-correlate (ad esempio l’ipertiroidismo che si verifica nel morbo di Graves); il termine “proptosi” dovrebbe essere usato quando lo spostamento dell’occhio avviene per cause NON endocrino-correlate, ad esempio in caso di:

  • masse tumorali;
  • anomalie vascolari come fistole tra carotide e seno cavernoso, aneurisma arterovenoso e trombosi del seno cavernoso);
  • infiammazioni dovute a cause fisiche, infettive o traumatiche;

quindi in tutti quei casi in cui lo spostamento dell’occhio è determinato da alterazioni locali o sistemiche che creano un aumento patologico di volume entro i confini ossei fissi della cavità orbitaria.

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Esoftalmo bi- e monolaterale: cause, gravità, conseguenze e cure

MEDICINA ONLINE ESOFTALMO OCCHIO BULBO OCULARE SOPRACCIGLIO MONOLATERALE IMPROVVISA CURA INTERVENTO OFTALMOPATIA TIROIDE IPERTIROIDISMO ORMONI MORBO BASEDOWCon “esoftalmo” si intende una protrusione (cioè uno spostamento in avanti) del bulbo oculare oltre la rima palpebrale negli adulti (nei bambini e negli anziani è infatti normale un lieve enoftalmo. Nei bambini e negli anziani è normale un’enoftalmo (tra 30-68 fino a 7 anni). L’esoftalmo può essere unilaterale (colpisce solo un occhio) o bilaterale (colpisce entrambi gli occhi; inoltre può essere:

  • diretto: l’occhio si presenta semplicemente spinto in avanti, provocato da formazioni di natura traumatica o tumorale;
  • indiretto: in cui è presente uno spostamento anche laterale del bulbo oculare, comunemente causato da processi malformativi od infiammatori cronici, nonché da patologie che interessano la tiroide, come l’ipertiroidismo (morbo di Basedow).

Gravità dell’esoftalmo

La gravità della patologia viene espressa in millimetri di spostamento in avanti dell’occhio, misurazione che viene effettuata con uno strumento detto esoftalmometro o con l’imaging a risonanza magnetica lungo il piano neuro-oculare, sul quale si può misurare l’indice oculo-orbitario che è la percentuale dell’asse antero-posteriore del globo oculare posta oltre l’arcata orbitale:

  • se l’indice oculo-orbitario supera il 70% si parla di esoftalmia assiale di I grado;
  • se l’indice oculo-orbitario è 100% si parla di esoftalmia assiale di II grado;
  • se l’indice oculo-orbitario supera il 100% si parla di esoftalmia assiale di III grado (esorbitismo).

Ricordiamo che il bulbo oculare in condizioni normali (sguardo diretto in avanti) risulta sporgente di 15-18 mm, oltre la linea immaginaria che congiunge in senso orizzontale la connessione palpebrale nasale.

Cause di esoftalmo

L’esoftalmo può essere causato da patologie endocrine (ipertiroidismo) o dalla presenza di una massa di varia natura (tumorale, vascolare, infiammatoria…) che spinge l’occhio verso l’esterno. Un esordio unilaterale improvviso è generalmente associato a un’emorragia intraorbitaria o retrobulbare (dopo intervento chirurgico, iniezione retrobulbare o traumi), a una frattura orbitale e facciale o a un’infiammazione dell’orbita o dei seni paranasali. Altre cause di proptosi comprendono: glaucoma congenito, cellulite orbitale, dacriocistite, mucormicosi, granulomatosi di Wegener e neuroblastoma.

Leggi anche: Differenza tra miopia, astigmatismo, ipermetropia e presbiopia

Sintomi e segni

L’esoftalmo è esso stesso un segno, anche se spesso – se molto lieve – è praticamente impossibile da vedere all’esame obiettivo ed è quasi sempre asintomatico, cioè il paziente non ha alcun sintomo. In altri casi all’esoftalmo si associano sintomi e segni come:

  • diplopia;
  • alterazione del campo visivo;
  • ulcerazioni della cornea.

Altri sintomi e segni possono dipendere direttamente od indirettamente dalla causa che l’ha determinato, ad esempio si possono determinare tutti i sintomi dell’ipotiroidismo se il paziente ha il morbo di Basedow, oppure sintomi legati all’eventuale presenza di tumore cerebrale.

Leggi anche: Differenza diottrie, gradi e decimi

Conseguenze dell’esoftalmo

Se la patologia è progressiva, la continua esposizione dell’occhio può provocare secchezza, infezione ed ulcerazione della cornea (nei casi più gravi, infatti, il paziente è impossibilitato a chiudere l’occhio).

Terapia dell’esoftalmo

La terapia dipende dalla causa che l’ha determinato, ad esempio rimozione chirurgica del tumore che spinge in avanti l’occhio o cura dell’ipertiroidismo nel morbo di Basedow.

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Differenza tra frattura di LeFort I, II e III

MEDICINA ONLINE Fratture di LeFort 1 2 3 I II III CRANIO TESTA MAXILLO FACCIALE CHIRURGIA NEUROLOGIA CRANIO EMATOMA TRAUMA INCIDENTE OSSA ROTTURA CERVELLO ENCEFALO TRAUMATOLOGIA INCIDENTE STRADALE DIFFERENZA.pngCon “frattura di LeFort” (anche chiamata “frattura di Le Fort“) in medicina si intende un gruppo di fratture che interessano le ossa del cranio che tipicamente si verificano nei traumi facciali e sono potenzialmente molto pericolose per la sopravvivenza del paziente. Questo tipo di frattura deve il suo nome a René Le Fort, il chirurgo francese che per primo le classificò nella prima metà del ‘900. Il dottor Le Fort individuò la presenza di 3 paia di pilastri di resistenza (pari e simmetrici) che caratterizzano il terzo medio del volto. Questi sono:

  • pilastro anteriore (naso-frontale): inizia dall’apertura piriforme e segue la cornice orbitaria mediale, circondando inferiormente la regione canina;
  • pilastro laterale (zigomatico): dalla regione molare segue la parete laterale dell’orbita;
  • pilastro posteriore (pterigo-mascellare): dalla tuberosità del mascellare si porta ai processi pterigoidei dell’osso sfenoide.

Le linee di frattura nei traumi facciali tendono a presentarsi alla periferia delle zone attraversate da queste traiettorie, andando a determinare i diversi tipi di frattura LeFort.

Cause e fattori di rischio delle fratture di LeFort

Le fratture di LeFort sono determinate nella maggioranza dei casi da traumi diretti al volto ed alla testa in generale, ad esempio negli incidenti stradali, spesso associate a svariati altri traumi che interessano il resto del corpo. Le fratture di LeFort possono essere anche favorite da svariati fattori, come:

  • fattori locali: processi infettivi aspecifici e specifici, tumori maligni e benigni, cisti, ritenzione dentaria;
  • fattori generali: osteomalacia e osteopetrosi, iperparatiroidismo, osteoporosi senile, tossicosi professionali da fosforo o da fluoro.

In questo caso si parla di fratture patologiche, cioè quelle fratture che si verificano su tessuti interessati da cedimento strutturale interno dovuto ad una patologia sottostante che può essere sistemica o locale.

Diagnosi delle fratture di LeFort

La diagnosi delle fratture di LeFort viene effettuata grazie all’esame obiettivo (in cui il palato risulta spesso innaturalmente mobile) supportato da un esame TAC della testa e del collo che nella maggioranza dei casi è capace di mostrare chiaramente il tipo di frattura. Affinché vengano classificate come LeFort, le fratture devono coinvolgere i processi pterigoidei dello sfenoide, questi sono visibili posteriormente ai seni mascellari in una TC assiale, e inferiormente al bordo orbitale in proiezione coronale.

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Frattura di LeFort I (frattura bassa od orizzontale)

Frattura di LeFort I, detta anche bassa o orizzontale, può risultare da una forza diretta verso il basso sul bordo alveolare della mascella. È conosciuta anche come frattura di Guérin, o palato fluttuante, e coinvolge solitamente la porzione inferiore dell’apertura piriforme. La frattura si estende dal setto nasale ai bordi laterali dell’apertura piriforme, si dirige orizzontalmente al di sopra degli apici dentari, incrocia sotto la sutura zigomatico-mascellare e attraversa la sutura sfeno-mascellare fino ad interrompere i processi pterigoidei dello sfenoide. I sintomi di una LeFort I sono principalmente:

  • leggero gonfiore del labbro superiore,
  • ecchimosi presente nel fornice superiore sotto gli archi zigomatici,
  •  malocclusione,
  • mobilità dentaria.

È presente il segno di Guérin, caratterizzato da ecchimosi nella regione dei vasi palatini maggiori. Le fratture LeFort I possono essere quasi immobili, e si può percepire il caratteristico stridore solamente applicando una pressione sui denti dell’arcata superiore. La percussione dei denti dell’arcata superiore rivela un suono detto a pentola fessa.

Alcuni sintomi possono essere presenti sia nella LeFort I che nella LeFort II, come:

  • edema dei tessuti molli nel terzo medio del volto;
  • ecchimosi bilaterale circumorbitale;
  • emorragia bilaterale sottocongiuntivale;
  • epistassi;
  • rinorrea di liquido cerebrospinale;
  • diplopia;
  • enoftalmo.

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Frattura di LeFort II (frattura media o piramidale)

Frattura di LeFort II, detta anche media o piramidale, può risultare da un trauma alla mascella media o inferiore, e di solito coinvolge il bordo inferiore dell’orbita. Tale frattura ha una forma piramidale, e si estende dalla radice del naso, al livello, o appena al di sotto, della sutura naso-frontale, attraversa i processi frontali dell’osso mascellare, si dirige quindi lateralmente e verso il basso attraverso le ossa lacrimali e il pavimento inferiore dell’orbita, riaffiora attraverso o in vicinanza del forame infraorbitario ed inferiormente attraverso la parete anteriore del seno mascellare; procede quindi al di sotto dello zigomo, attraverso la fessura pterigomascellare per terminare sui processi pterigoidei dello sfenoide. I sintomi di una LeFort II sono principalmente:
  • gradino sul bordo infraorbitario;
  • porzione media del volto mobile;
  • anestesia o parestesia della guancia (da danno al nervo infraorbitario);
  • suono a pentola fessa.

Frattura di LeFort III (frattura alta, trasversale o disgiunzione cranio-facciale)

Frattura di LeFort III, detta anche alta, trasversale o anche disgiunzione cranio-facciale, coinvolge solitamente l’arco zigomatico. Può avvenire in seguito ad impatto sulla radice del naso o sulla parte superiore dell’osso mascellare. Questa frattura inizia presso la sutura fronto-mascellaree la naso-frontale, si estende posteriormente lungo la parete mediale dell’orbita attraverso il solco nasolacrimale e l’etmoide. Lo spessore dello sfenoide posteriormente di solito previene la continuazione della frattura nel canale ottico. La frattura prosegue quindi lungo il pavimento dell’orbita, lungo la fessura orbitaria inferiore e continua superiormente e lateralmente attraverso la parete laterale dell’orbita, attraverso la sutura zigomatico-frontale e l’arco zigomatico. All’interno del naso, un ramo della frattura si estende attraverso la base della lamina perpendicolare dell’etmoide, attraverso il vomere e verso i processi pterigoidei alla base dello sfenoide. Questo tipo di frattura predispone maggiormente il paziente alla rinorrea di liquido cerebrospinale rispetto agli altri due. I sintomi di una LeFort III sono principalmente:
  • morbidezza e separazione della sutura zigomatico-frontale;
  • allungamento del volto;
  • depressione dei livelli oculari;
  • enoftalmo;
  • incapacità a mantenere le palpebre aperte;
  • alterazione del piano occlusale.

Terapia delle fratture di LeFort

La terapia prevede la riduzione, la contenzione o interventi chirurgici di osteosintesi o cerchiaggio.

Quale medico si occupa delle fratture di LeFort?

La cura di questo tipo di frattura è principalmente deputato al chirurgo maxillo-facciale, un medico specializzato nella terapia chirurgica di un gran numero di traumi e lesioni che interessano bocca, mascella, mandibola, viso e collo. La cura di una frattura di LeFort, visto anche l’eventuale interessamento di palato, denti, encefalo e – in ultima istanza – le problematiche estetiche nel volto che determina, implica, nelle varie fasi dell’iter terapeutico, un team che comprende un gran numero di specialisti in vari campi sanitari, come neurologi, neurochirurghi, ortopedici, dentisti, otorinolaringoiatri, chirurghi plastici, fisiatri, fisioterapisti, logopedisti e psicologi.

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Se vendi i tuoi sogni, cosa ti rimane?

MEDICINA ONLINE Kenny Wells Matthew McConaughey protagonista di Gold - La grande truffa film 2016 diretto da Stephen Gaghan FRASI AFORISMI CITAZIONI FORESTA NATURA ORO GIUNGLA

“Era il mio sogno. Lo avevo sognato. Se vendi i tuoi sogni, cosa ti rimane?”

Kenny Wells (Matthew McConaughey), protagonista di “Gold – La grande truffa” un film del 2016 diretto da Stephen Gaghan.

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Fa più male il fumo attivo, passivo o terziario?

MEDICINA ONLINE SMETTERE DI FUMARE CHAMPIX VARENICLINA FUMO SIGARETTA TOP TABACCO NICOTINA TABAGISMO DIPENDENZA TOSSICODIPENDENZA DANNI FARMACO AIUTO PACCHETTO SIGARETTE SAPORE CANCRO POLMONI ICTUS INFARTOPrima di iniziare la lettura, per comprendere meglio l’argomento, vi consiglio di leggere questo articolo: Differenza tra fumo attivo, passivo e terziario

Non c’è una risposta netta alla domanda del titolo. Apparentemente il fumo attivo fa più male al fumatore rispetto a quanto il suo fumo passivo possa far male ai suoi conviventi, ed in parte è realmente così, almeno a parità di periodo di esposizione. La questione però cambia in base alla situazione: ad esempio posso assicurarvi che il fumo attivo di una singola sigaretta fumata per 5 minuti può fare molto meno male rispetto al fumo passivo e terziario aspirati ed assorbiti per una settimana di seguito da chi vive in un ambiente di fumatori abituali.

Quindi a parità di tempo di esposizione il fumo attivo può determinare più danni degli altri due tipi di fumo, tuttavia ciò non deve farci ritenere il fumo passivo e terziario innocui: numerose ricerche mediche hanno evidenziato gli effetti dannosi del fumo passivo e terziario sulla salute umana, specialmente nelle donne incinte e nei bambini e soprattutto se la permanenza nel luogo “intossicato” si protrae a lungo, questo è il motivo per cui nella maggioranza dei Paesi industrializzati da alcuni anni non è più possibile fumare in luoghi pubblici, come avveniva alcuni anni fa (quando si sottovalutava il potenziale impatto del fumo passivo sulla salute).

Per approfondire, leggi: Differenza tra danni del fumo attivo, passivo e terziario

I migliori prodotti per il fumatore che vuole smettere di fumare

Qui di seguito trovate una lista di prodotti di varie marche, pensati per il fumatore che vuole smettere di fumare o che ha smesso da poco. Noi NON sponsorizziamo né siamo legati ad alcuna azienda produttrice: per ogni tipologia di prodotto, il nostro Staff seleziona solo il prodotto migliore, a prescindere dalla marca. Ogni prodotto viene inoltre periodicamente aggiornato ed è caratterizzato dal miglior rapporto qualità prezzo e dalla maggior efficacia possibile, oltre ad essere stato selezionato e testato ripetutamente dal nostro Staff di esperti:

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Differenza tra fumo attivo, passivo e terziario

MEDICINA ONLINE CIGARETTE SIGARETTA FUMO PASSIVO ATTIVO TERZIARIO DANNI DIFFERENZE NICOTINA SMETTERE DI FUMARE NO STOP SMOKING CANCRO POLMONE TOSSICODIPENDENZA VIZIO ARIA TUMORE.jpgFumo attivo (o “diretto” o “centrale”)

Il fumo attivo, chiamato anche diretto o centrale (in inglese “mainstream smoke”), è quello inalato e aspirato direttamente dalla sigaretta accesa, dal fumatore stesso, cioè dalla persona che fuma la sigaretta. Una persona vicina al fumatore NON aspira fumo “attivo”.

Fumo passivo (o “secondario”, “indiretto”, “laterale”)

Il fumo attivo, una volta emesso nell’ambiente, diventa fumo passivo, chiamato anche “secondario”, “indiretto” o “laterale” (in inglese “sidestream smoke”). Il fumo passivo è aspirato involontariamente da persone poste nelle vicinanze di una fonte di fumo attivo, rappresentato sia dal prodotto della lenta combustione della sigaretta, sia quello prodotto dall’espirazione del fumo dal fumatore.

Fumo terziario

Il fumo terziario è meno conosciuto degli altri due tipi e per certi versi, proprio per questo, paradossalmente potenzialmente più pericoloso. Il fumo terziario è rappresentato dalle sostanze nocive derivate dal fumo di sigaretta, che si depositano invisibili su vestiti, letti, coperte, tende, mobili. Supponiamo ad esempio che vi andiate a fumare una sigaretta sul balcone: evitate ai vostri figli il fumo passivo ma parte delle sostanze nocive sprigionate rimangono “appiccicate” addosso ai vostri vestiti e quando tornate in casa e vi avvicinate ai vostri figli, loro le ispireranno. Un altro esempio tipico è soggiornare in una stanza d’albergo precedentemente abitata da qualcuno che ci ha fumato dentro: anche se apparentemente pulita, questa stanza rappresenta una sorta di “camera a gas” per voi e soprattutto per i vostri figli, specie entro i primi anni di vita ed ancor di più se il bimbo ha meno di 12 mesi ed il suo sistema respiratorio è ancora molto delicato.

Per approfondire, leggi:

I migliori prodotti per il fumatore che vuole smettere di fumare

Qui di seguito trovate una lista di prodotti di varie marche, pensati per il fumatore che vuole smettere di fumare o che ha smesso da poco:

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