Morte in culla (SIDS): prevenzione, cause, sintomi e percentuale dei casi

MEDICINA ONLINE PARTO PREMATURO PRETERMINA NEONATO BAMBINO INCUBATRICE VENTILATORE SONDINO BAMBINO BIMBO GRAVIDANZA MATERNITA INCINTA Premature_infant_with_ventilatorComunemente viene chiamata “morte in culla” ma il suo nome più preciso è “sindrome della morte improvvisa del lattante” nota anche come “sindrome della morte improvvisa infantile” o “morte inaspettata del lattante” (in inglese Sudden Infant Death Syndrome o SIDS) è un fenomeno che non trova ancora una spiegazione precisa dai ricercatori. La SIDS si manifesta con il decesso improvviso ed inaspettato di un lattante apparentemente sano, spesso in totale assenza di segni premonitori e di cause plausibili. Quasi sempre la morte resta inspiegata anche dopo l’effettuazione di esami post-mortem. Il supporto al dolore per le famiglie affette da SIDS è importante, in quanto la morte dell’infante è improvvisa ed apparentemente senza cause, determinando una tragedia imprevedibile ed inspiegabile, che lascia i genitori in un dolore inconsolabile, resistente anche a lunghe sedute di psicoterapia ed al supporto farmacologico antidepressivo. Essendo la morte in culla senza testimoni, è spesso associata ad un’indagine alla ricerca di eventuale colpa di uno o entrambi i genitori.

Percentuali della morte in culla

La sindrome colpisce i bambini nei primi 12 mesi di vita ed è a tutt’oggi la prima causa di morte dei bambini nati sani nei Paesi industrializzati. In Italia ha avuto un’incidenza dello 0,5 per mille circa nel 2011 (23 bambini sotto i 5 anni, l’1,3% dei decessi totali nel periodo di riferimento). I dati riguardanti gli anni 2004-2011 della regione Piemonte riportano un dato medio di mortalità per SIDS dello 0,09 per 1000. È la causa più comune di morte tra un mese e un anno di età. Circa il 90% dei casi si verifica prima dei sei mesi di età, con il picco di casi tra i due mesi e i quattro mesi di età. La SIDS è più comune nei bambini maschi che nelle femmine. La SIDS rappresenta circa l’80% delle morti infantili improvvise e inattese (SUIDs).

Esistono sintomi “premonitori” della morte in culla?

Molti genitori si chiedono se possibile accorgersi da qualche piccolo segnale che il proprio bambino stia correndo il rischio di essere colpito da questa sindrome, in modo da intervenire in tempo? La risposta purtroppo è negativa. Non sono riscontrabili sintomi della SIDS, i neonati che perdono la vita a causa di tale sindrome non sembrano soffrire per qualche forma di dolore o mostrare evidenze fisiche. Alcuni ricercatori hanno provato ad azzardare una correlazione tra sintomi respiratori simil influenzali, ma la questione è ad oggi estremamente dibattuta. Pur non esistendo cause o sintomi certi, è comunque accertata l’esistenza di comportamenti e condizioni che possono rappresentare fattori di aumento di rischio di SIDS, ed altri che rappresentano al contrario fattori protettivi (che abbassano il rischio).

Fattori che aumentano il rischio di morte in culla del neonato

A fronte dell’impossibilità di determinare una causa univoca, sono stati effettuati studi epidemiologici che hanno rilevato l’esistenza di alcuni fattori di rischio prevenibili e di altri non prevenibili; nessuno di questi è però causa specifica della SIDS. È stato proposto il requisito di una combinazione di fattori tra cui una sensibilità genetica sottostante, un lasso di tempo specifico nello sviluppo del bambino e un fattore ambientale di stress . Questi stress ambientali possono includere dormire sullo stomaco o su un lato, il surriscaldamento e l’esposizione al fumo di tabacco. Può anche avere un ruolo un soffocamento accidentale durante la condivisione del letto (noto anche come co-sleeping) o soffocamento da oggetti morbidi. Un altro fattore di rischio non modificabile sono 39 settimane dalla gestazione. Altre cause includono infezioni, disturbi genetici e problemi cardiaci. Mentre l’abuso infantile sotto forma di soffocamento intenzionale può essere erroneamente diagnosticato come SIDS, si ritiene che questo rappresenti meno del 5% dei casi. Differenze di frequenza sono state riscontrate in correlazione al sesso ed all’età del neonato, all’origine etnica, al livello culturale ed economico dei genitori. Non sono attualmente disponibili metodi che riducano completamente il rischio di SIDS, sebbene vi siano diversi interventi che possono ridurre significativamente l’incidenza della SIDS nei bambini. Numerosi studi dimostrano che tra i fattori principali vi è la posizione nel sonno diversa da quella supina (il rischio è infatti molto più alto se il neonato dorme appoggiato sullo stomaco, o su un fianco). È quindi fortemente consigliato mettere sempre il bambino a dormire supino (dorso della schiena appoggiato al letto, pancia in alto). Si stima che se la più sicura abitudine di far dormire i bambini supini (a pancia in su) invece che proni (a pancia in giù) si fosse diffusa a partire già dagli anni settanta, ovvero da quando erano disponibili le prime evidenze scientifiche e cliniche in merito, si sarebbe potuta salvare la vita di circa 50.000 bambini nei soli paesi occidentali.

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Fattori di rischio modificabili e/o prevenibili della morte in culla del neonato

Tra le condizioni di rischio per la SIDS prevenibili vi sono:

  • fumo di sigaretta nell’abitazione;
  • madre fumatrice durante la gravidanza (analogamente con i cerotti per smettere di fumare);
  • insufficiente alimentazione e cura prenatale;
  • uso di alcool e di eroina;
  • temperatura della stanza troppo elevata;
  • eccessivo abbigliamento;
  • uso eccessivo di coperte;
  • infezioni respiratorie;
  • posizione del sonno diversa da quella supina;
  • intervallo QT lungo (rilevabile con elettrocardiogramma).

Fattori di rischio non modificabili

  • età del neonato (minore di 5 mesi);
  • parto prematuro;
  • stagione invernale.

Condivisione del letto dei genitori

La condivisione del letto dei genitori sembra aumentare l’incidenza della sindrome, in particolare se:

  • uno o entrambi i genitori sono fumatori;
  • uno o entrambi i genitori fanno uso di alcol, droghe, farmaci;
  • uno o entrambi i genitori sono di peso e corporatura imponente;
  • uno o entrambi i genitori hanno il “sonno pesante”;
  • si dorme su poltrone, divani, sofà, superfici morbide in cui ci sia la possibilità di “affondare”.

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Fumo passivo e terziario

Il fumo passivo è correlato alla sindrome: i bambini morti per SIDS tendono ad avere maggiore concentrazione di nicotina e cotinine (fatto che indica cronica esposizione al fumo passivo) nei polmoni rispetto a bambini deceduti per altre cause. Anche il fatto di fumare al di fuori delle mura domestiche, espone comunque il bimbo ad elevate quantità di fumo terziario quindi, per abbattere del tutto il fattore di rischio, è assolutamente consigliabile che i genitori smettano completamente di fumare, fatto che migliorerà la salute di tutti i componenti del nucleo famigliare ed abbasserà anche il rischio che il bimbo, in età adulta, fumi a sua volta.

Per approfondire, leggi: Differenza tra fumo attivo, passivo e terziario

Morte in culla e vaccini: esiste un legame?

I vaccini NON sono un fattore di rischio per la SIDS, anzi secondo alcuni studi in alcuni casi i vacci hanno un effetto protettivo contro la stessa: la vaccinazione antidifterite-tetano-pertosse, ad esempio, risulta correlata con una riduzione della SIDS.

Morte in culla ed aritmie cardiache

Accanto a numerosi studi in merito alla patogenesi della SIDS, hanno sempre più rilevanza quelli che si occupano delle aritmie cardiache su base genetica, ovvero delle canalopatie e in specie della sindrome del QT lungo. Anche se in numero più limitato alcuni casi di SIDS sono stati associati alla sindrome di Brugada, alla sindrome del QT breve e alla tachicardia ventricolare polimorfa catecolaminergica.

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Prevenzione della morte in culla del neonato

A fronte dei fattori di rischio vi sono alcune raccomandazioni per ridurre il rischio di SIDS:

  • il bambino deve dormire a pancia in su (supino);
  • non bisogna fumare nell’ambiente in cui soggiorna o dorme e nell’abitazione;
  • l’ambiente dove dorme non deve essere troppo caldo, (il microclima della stanza è ottimale quando la temperatura è compresa tra i 18 °C e i 20 °C e quando un buon ricambio d’aria permette che l’umidità sia intorno al 50%) non deve essere coperto eccessivamente e deve dormire lontano da fonti di calore;
  • in caso di febbre il bambino deve essere coperto di meno;
  • si consiglia di far dormire il bambino nella stanza dei genitori nella sua culla e non nel letto dei genitori;
  • l’uso del succhiotto è considerato oggi un fattore di attenuazione del rischio.

Come organizzare la culla per abbassare il rischio di morte in culla del neonato?

Per diminuire il rischio di SIDS non devono essere presenti nella culla oggetti che possano limitare la respirazione del bambino (ad esempio pupazzi, peluches, cuscini, lenzuola stropicciate). Il lenzuolo non deve essere posto sulla testa del bambino ma deve coprire solo fino al petto e le braccia devono esser scoperte in modo da evitare che il loro movimento possa portare il lenzuolo a coprire la testa e le vie respiratorie.

Succhietto e morte in culla del neonato

Uno studio del 2005 dimostrò che l’uso del ciuccio riduceva del 90% il rischio della sindrome. Ciò sembra dovuto al fatto che il nucleo mesencefalico del trigemino, attivato dall’uso del ciuccio, attiva l’Arousal grazie all’attivazione della formazione reticolare. Ciò consente il controllo delle funzioni vitali del neonato (frequenza cardiaca, respirazione, pH e temperatura del sangue) che altrimenti specie nei neonati immaturi potrebbero venir meno in condizioni di minimo stimolo ambientale (nel sonno). L’effettore di queste funzioni è il neurotrasmettitore Glutammato prodotto, appunto, dal nucleo mesencefalico del trigemino su stimolo, in questo caso, del ciuccio.

Near miss SIDS

Se soccorsi prontamente alcuni neonati vittime di SIDS possono essere rianimati ed in questo caso si parla di “near miss SIDS”, tuttavia, in tal caso, vi è comunque un altissimo rischio di lesioni cerebrali permanenti più o meno gravi, dovute ad anossia con conseguente possibile disabilità.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
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Aorta addominale: dove si trova?

MEDICINA ONLINE CUORE AORTA TORACICA ADDOMINALE ASCENDENTE ARCO AORTICO DISCENDENTE RAMI GIUGULARE CAROTIDI CORONARIE ARTERIE VASI SANGUIGNI VASIL’aorta addominale fa parte dell’aorta discendente, fa seguito all’aorta toracica, inizia al livello dello iato aortico del diaframma e decorre parallelamente e a sinistra della vena cava inferiore. Termina a livello del corpo della quarta vertebra lombare, dove si biforca nelle due arterie iliache comuni. La posizione dell’aorta addominale appare chiara osservando l’immagine in alto.

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Sostanze delle piante efficaci contro il mal di testa

MEDICINA ONLINE CEFALEA MAL DI TESTA EMICRANIA DIFFERENZE AURA SENZA AURA CERVELLO CERVELLETTO TESTA ENCEFALO SISTEMA NERVOSO CENTRALE PERIFERICO SNC SNP DONNA VOLTO TRISTE SAD GIRL HEADLe sostanze estratte da alcune piante sono efficaci contro la cefalea, è quello che emerge da una ricerca dell’Istituto per i sistemi agricoli e forestali del Mediterraneo e dell’Istituto di scienze neurologiche del CNR sui rimedi vegetali usati nella medicina popolare tra il XIX e il XX secolo. Circa l’80% presenta componenti in grado di contrastare i meccanismi alla base del mal di testa. Il 40% di queste piante era in uso già da circa 2000 anni. La ricerca è stata pubblicata sul Journal of Ethnopharmacology.

Girasole, sambuco ed artemisia

Molte le piante che contengono molecole con azione anti-infiammatoria e analgesica o comunque in grado di contrastare i meccanismi ritenuti alla base delle principali forme di cefalee. Componenti organici quali flavonoidi, terpenoidi e fenilpropanoidi sembrano poter bloccare, in vivo, i mediatori chimici coinvolti nell’insorgenza delle cefalee. Ad esempio, i diterpeni estratti dal girasole, dal sambuco e dall’artemisia agiscono sulle cavie come i FANS, i farmaci antiinfiammatori non steroidei che solitamente si assumono contro le cefalee, oltre che per ridurre lo stato infiammatorio in patologie articolari, reumatologiche e muscolo-scheletriche. Lo studio ha rivelato anche che circa il 42% delle piante utilizzate dalla medicina popolare italiana per la cura della cefalea era già in uso nel periodo tra il V secolo a.C. e il II d.C., come testimoniano tra gli altri Ippocrate e Plinio il Vecchio.

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Differenza tra pene circonciso e “normale”: vantaggi e svantaggi

MEDICINA ONLINE PENE CIRCONCISO NON CIRCONCISO PREPUZIO GLANDE FIMOSI PARAFIMOSI SESSO PENETRAZIONE VAGINA CHIRURGIA VANTAGGI SVANTAGGI DIFFERENZE MIGLIORE MEGLIO SENSIBILITA EIACULAZIONE SPERMA LIQUIDO SEMINALE.jpgGlande e prepuzio

Un pene, in assenza di malformazioni, è fisiologicamente costituito dall’asta peniena e dal glande, quest’ultimo corrisponde all’apice del pene e la sua forma “aerodinamica” facilita l’entrata del pene nella vagina durante un rapporto sessuale. Il glande è normalmente ricoperto da una piega cutanea chiamata “prepuzio” che può essere abbassata per scoprire il glande, il quale è uno dei punti erogeni più importanti nell’uomo, avendo una sensibilità decisamente superiore rispetto alla cute prepuziale. Durante un rapporto sessuale, complici i liquidi lubrificanti prodotti dalla donna e soprattutto l’attrito del pene sulle pareti vaginali, il prepuzio tende a scoprirsi in modo naturale, a meno che non siano presenti problemi che ne impediscano lo scivolamento, come la fimosi (cioè la difficoltà a retrarre parzialmente o totalmente il prepuzio). A tal proposito, leggi anche: Quando scoprire il glande è doloroso: fimosi, cos’è e come si cura

Pene circonciso e circoncisione del pene: cosa significano?

La circoncisione del pene consiste nella rimozione chirurgica totale o parziale del prepuzio. Quando si rimuove chirurgicamente il prepuzio, il pene si dice “circonciso” (in inglese “circumcised penis”). La circoncisione è una operazione chirurgica piuttosto semplice, tuttavia – se eseguita da mani non esperte – può determinare rischi anche gravi per il paziente, come infezioni, sanguinamento e danni al glande o ad altre strutture peniene, come confermato da tre recenti drammatici fatti di cronaca, uno avvenuto a Monterotondoil secondo successo a Bologna ed il terzo a Genova. Un pene circonciso è perfettamente “normale” sotto tutti i punti di vista morfologici e funzionali, tuttavia non possiede il prepuzio, col risultato che il glande rimane perennemente scoperto, al contrario di un pene non circonciso dove il glande rimane sempre coperto dal prepuzio, salvo i casi in cui viene volontariamente scoperto dal soggetto – ad esempio durante la masturbazione – o si sposta in basso involontariamente durante un rapporto sessuale con penetrazione vaginale o anale.

Circoncisione: per quali motivi si effettua?

La circoncisione non è una pratica moderna: questa tecnica è anzi millenaria e la prima testimonianza di essa risale addirittura 4300 anni fa nell’Antico Egitto. Attualmente è una pratica ancora molto diffusa: si calcola che nel mondo un uomo su tre sia circonciso. La circoncisione viene oggi eseguita per lo più per motivi religiosi e culturali ma anche per curare la prima citata fimosi. Un motivo per cui alcuni praticano da adulti la circoncisione oggi potrebbe essere quello “estetico” ad imitazione della maggior parte degli attori pornografici. Si pensa che uno dei motivi che storicamente hanno portato alla diffusione di tale pratica, sia quello “igienico”: l’assenza del prepuzio impedisce infatti l’accumulo di sporcizia e smegma che potrebbe determinare pericolose infezioni, fatto che ora è più difficile a verificarsi grazie ai numerosi prodotti detergenti in commercio, ma non altrettanto raro in tempi antichi, dove una banale infezione al pene poteva determinare l’impossibilità ad avere figli o addirittura la morte. Per approfondire, leggi anche:

Pene circonciso: quali sono le differenze?

Alcuni affermano che la circoncisione renda il glande più sensibile, ma ciò è vero solo nei primi periodi successivi all’intervento: essendo il glande protetto dal prepuzio, nel momento in cui il prepuzio viene eliminato, sicuramente sarà più esposto a stimoli tattili durante la giornata e ciò lo renderà apparentemente più sensibile, ma in realtà durante un rapporto sessuale il glande di un individuo circonciso NON è più sensibile di uno non circonciso, anzi potrebbe essere vero il contrario! Il glande perennemente esposto nel circonciso può andare incontro ad “ispessimento” della sua superficie a causa dell’accumulo di cheratina protettiva, che alla lunga lo porta ad essere meno sensibile. Alcuni affermano inoltre che un pene circonciso sia più “igienico” ma questo è vero solo in parte: non avere il prepuzio da una parte impedisce l’accumulo di sporcizia e smegma nel solco balano-prepuziale, però dall’altra espone il glande ad altri traumi ed infezioni che l’azione protettiva del prepuzio invece avrebbe – almeno in parte – impedito. E’ però necessario ricordare che nel momento in cui il prepuzio viene srotolato, in alcuni casi esso potrebbe lievemente “restringere” il diametro dell’asta peniena proprio al di sotto della corona del glande. Ciò normalmente non determina alcun problema, tuttavia, in caso di prepuzio non particolarmente elastico, potrebbe andare a contrastare il flusso sanguigno e l’erezione ed in teoria diminuire lievemente l’afflusso di sangue al glande, rendendolo meno turgido e sensibile. Una leggenda popolare dice che la circoncisione può aumentare la lunghezza del pene: ma è davvero così? Ovviamente la circoncisione NON è in grado in alcun modo di aumentare la lunghezza reale del pene ed anzi, andando ad eliminare anche la parte di prepuzio che sporge dall’apice del glande, in teoria va ad accorciarlo visivamente di alcuni millimetri quando non è scoperto.

Leggi anche: Ecco come viene effettuata la circoncisione del prepuzio del pene [VIDEO]

Uomo circonciso: sesso migliore?

Come abbiamo visto, non esiste una condizione del tutto migliore dell’altra, anche perché gli studi volti a dimostrare ipotetici vantaggi nella vita sessuale degli uomini con il pene circonciso non hanno riscontrato differenze degne di nota rispetto a quelli con pene non circonciso. Anche le testimonianze di alcuni nostri pazienti circoncisi in età adulta hanno mostrato risultati del tutto contrastanti tra loro: alcuni soggetti non hanno notato alcun cambiamento, altri riferiscono di sentirsi più sicuri e “sensibili” durante l’attività sessuale, mentre altri ancora – circoncisi da molti anni – hanno ammesso una certa perdita di sensibilità del glande ed il rimpianto di non aver una parte del corpo con cui poter “giocare” con il/la partner o masturbarsi con più facilità. I circoncisi sembrerebbero tuttavia in teoria possedere la capacità di durare lievemente più a lungo nel rapporto sessuale, proprio in virtù di una minore sensibilità del glande. La materia rimane ad oggi molto dibattuta.

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Come cambia la sensibilità femminile durante la penetrazione di un pene circonciso?

Quando un pene non circonciso eretto penetra in una vagina, il glande si scopre a causa dell’attrito quindi, quando il pene è nella vagina, sia l’uomo che la donna proveranno le medesime emozioni e non esistono differenze tra un pene circonciso ed uno non circonciso. Le differenze sono minime a patto però di avere una lubrificazione adeguata: sia la mancanza sia un eccesso di lubrificazione potrebbero impedire al pene non circonciso il naturale srotolamento del prepuzio, soprattutto se le pareti vaginali non sono più toniche, rendendo meno appagante il rapporto.

Leggi anche: Le dimensioni del pene contano o no? Le confessioni senza censura delle mie pazienti ed i loro consigli per avere un pene più bello

Integratori efficaci nel migliorare quantità di sperma, potenza dell’erezione e libido sia maschile che femminile

Qui di seguito trovate una lista di integratori alimentari acquistabili senza ricetta, potenzialmente in grado di migliorare la prestazione sessuale sia maschile che femminile a qualsiasi età e trarre maggiore soddisfazione dal rapporto, aumentando la quantità di sperma disponibile, potenziando l’erezione e procurando un aumento di libido sia nell’uomo che nella donna:

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CrossFit: cos’è, esercizi, benefici, significato e video allenamento

MEDICINA ONLINE PESI BILANCIERE CROSSFIT KETTLEBELL PROTEINE AMMINOACIDI BCAA RAMIFICATI ESSENZIALI WHEY LATTE SIERO CASEINE CREATINA DIMAGRIRE WORKOUT ALLENAMENTO BICIPITI SPALLE DORSALIl CrossFit è una forma di allenamento ad alta intensità appartenente alla categoria dei cosiddetti allenamenti funzionali, che mescola tre discipline di fitness diverse:

  • sollevamento pesi con bilancieri, manubri, ma anche con le kettlebell (che vedete nella foto in alto) ed altri piccoli attrezzi;
  • ginnastica a corpo libero o con attrezzi come gli anelli della ginnastica artistica e la sbarra;
  • attività aerobica come corsa, vogatore, bicicletta, salto della corda, ma anche nuoto se è possibile.

E’ stato inventato e brevettato negli anni Settanta da Greg Glassman, il quale ha aperto la sua prima palestra a Santa Cruz nel 1995. Negli anni successivi questo modo di allenarsi si è diffuso a macchia d’olio in tutto il mondo: in Italia le palestre, che nel CrossFit prendono il nome di “boxes” ora sono quasi 600 ed il numero è in costante aumento. Pur essendo spesso criticato dai “rivali” appassionati di pesistica pura e body building, il CrossFit è in realtà una attività che regala al corpo numerosi vantaggi, troppo spesso sottovalutati da chi ha una conoscenza appena superficiale di essa.

A chi è adatto il CrossFit?

Il CrossFit ed è adatto a tutti, uomini e donne virtualmente di tutte le età, dai sedici anni in su. I ragazzi under 16 sono considerati “kids” e hanno corsi specifici, dedicati a loro. In tutti gli altri casi ci si allena insieme, indipendentemente dal livello di preparazione, se necessario con qualche espediente per adattare l’esercizio alle possibilità di ciascuno.

Qual è la filosofia su cui si basa il CrossFit?

Il vero CrossFit nasce per aiutare le persone a liberare le proprie energie sbarazzandosi dello stress e raggiungendo il benessere generale. Anche se vengono organizzate numerose gare ed esibizioni di atleti, lo scopo non è la competizione, ma semplicemente il rafforzamento del corpo e il miglioramento della propria forza e resistenza attraverso l’attività fisica di gruppo.

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Come si svolge l’allenamento e quanto dura?

Una sessione dura di solito un’ora, così divisa:

  • Dieci minuti di riscaldamento (o warmup), focalizzando l’attenzione sui gruppi muscolari che poi saranno coinvolti nel workout vero e proprio. In questa fase si imparano anche i movimenti che poi verranno eseguiti durante l’allenamento: gli esercizi vengono spiegati e provati in modo da essere poi praticati correttamente senza interruzioni da parte del coach, o al limite con un intervento minimo per non far scendere il ritmo.
  • 45 minuti di WOD (Workout of the Day), cioè l’allenamento vero e proprio, in cui ciascuno è chiamato a dare il massimo senza interruzioni né pause di riposo. Gli atleti di CrossFit si esercitano con corsa, remoergometro, salto della corda, arrampicata e spostamento di oggetti; spesso muovono carichi pesanti velocemente e per lunghe distanze e usano le tecniche del Powerlifting e del sollevamento pesi. Il ribaltamento di un grosso e pesante pneumatico è un esercizio spesso presente in un allenamento CrossFit. Gli atleti utilizzano inoltre manubri, anelli da ginnastica, sbarre per trazioni, kettlebell e molti esercizi a corpo libero.
  • Ultimi 5 minuti dedicati allo stretching e agli esercizi di allungamento per rilassare la muscolatura e decontrarla.

Il CrossFit può avere una durata estremamente variabile, anche oltre l’ora. Può essere effettuata indoor o – se possibile – anche in spazi all’aperto appositamente attrezzati.

Dieci punti fondamentali che il CrossFit punta ad aumentare:

  • resistenza cardiorespiratoria: l’abilità dei sistemi del corpo di raggruppare, elaborare e fornire ossigeno;
  • resistenza muscolare: l’abilità dei sistemi del corpo di elaborare, fornire, immagazzinare e utilizzare energia;
  • forza: l’abilità di un’unità muscolare, o di una combinazione di unità muscolari, di applicare la forza;
  • flessibilità: l’abilità di massimizzare l’arco di movimento di un’articolazione;
  • potenza: l’abilità di un’unità muscolare, o di una combinazione di unità muscolari, di applicare la forza massima per un tempo minimo;
  • velocità: l’abilità di ridurre il tempo di ripetizione di un movimento ripetuto;
  • coordinazione: l’abilità di combinare una serie di movimenti distinti in un unico movimento;
  • agilità: l’abilità di diminuire il tempo di transizione da una serie di movimenti a un’altra;
  • equilibrio: l’abilità di controllare la posizione del centro di gravità di un corpo in relazione alla sua base di supporto;
  • precisione: l’abilità di controllare un movimento in una direzione o a un’intensità specifica.

Come è possibile che persone di diversa preparazione e condizione fisica si allenino insieme, secondo lo stesso schema?

E’ uno dei lati più belli del CrossFit. Il lavoro sui diversi gruppi muscolari è lo stesso per tutti, ma l’esercizio può essere semplificato in modo da diventare accessibile a ciascuno secondo le proprie capacità. Gli stessi muscoli possono lavorare nello stesso modo attraverso movimenti diversi, anche attraverso l’uso di attrezzi differenti, rinforzandosi man mano al punto da poter passare alla versione superiore e più intensa dello stesso schema.

Quante volte ci si allena a settimana?

Dipende da molti fattori come età, stato di salute, stato di forma ed ovviamente gli obiettivi che si vogliono raggiungere: gli atleti che si dedicano alle gare ed alle competizioni di CrossFit sparse in tutto il mondo, si allenano anche oltre un’ora, due volte al giorno per sei giorni alla settimana! Per le persone “comuni”, che hanno l’obiettivo di raggiungere un buono stato di salute, forma ed armonia con sé stessi, è generalmente sufficiente allenarsi per un’ora, di solito due o tre volte a settimana.

Quali sono i benefici del CrossFit e quanto ci si deve allenare per ottenere dei buoni risultati?

I benefici del CrossFit sono moltissimi: come in tutte le discipline ad alta intensità fa bruciare moltissime calorie (anche fino a 700 calorie a sessione), migliora la forza, la resistenza l’autostima dell’atleta, stimola il metabolismo e migliora la funzionalità cardiaca. E’ anche molto divertente perché gli esercizi sono sempre diversi, per cui non ci annoia mai. Non ultimo, gli allenamenti scolpiscono la muscolatura, ma senza arrivare all’effetto “gonfio” e super-palestrato di altre discipline.

Movimenti base del CrossFit

Il CrossFit si basa su varietà degli esercizi, alta intensità, movimenti funzionali, di seguito riportiamo un elenco di quelli più diffusi. Alcuni sono più semplici e possono essere anche a casa con piccoli attrezzi, altri necessitano di strutture specifiche per essere eseguite.

ATTENZIONE: non svolgete le attività descritte da soli e senza avere avere esperienza, bensì fatevi SEMPRE aiutare da un istruttore di CrossFit esperto.

Corpo libero

Air squat: da una posizione eretta, passo ad una posizione accovacciata con le anche sotto le ginocchia, e ritorno in piedi.

Push-up:partendo con le mani all’altezza delle spalle, in modo tale che la lunghezza del segmento avente come estremi le mani sia leggermente maggiore rispetto a quello compresa tra le spalle; con il corpo disteso mi porto su, senza piegare il busto e poi ritorno giù all’altezza del pavimento. Le variazioni includono push-up “leggeri” con le ginocchia abbassate muovendosi solo con il busto e push-up con una sola mano, con le gambe più allargate.

Pull-up: aggrappandosi ad una sbarra fissata in aria, in orizzontale, parto da una posizione sospesa a braccia tese. Successivamente porto il mento al di sopra della sbarra e torno giù senza toccare terra. Tra le variazioni più usate vi è il Kipping, dove ho uno slancio, usato come aiuto a completare il movimento.

Lounges: si parte da una posizione eretta, poi si fa un grande passo in avanti, si piega il ginocchio in avanti fino a quando il ginocchio posteriore non è a contatto con il terreno, e risalgo.

Sit-up: si parte da una posizione supina, con le spalle a terra, per poi portarsi con le spalle sui fianchi e ritornare alla posizione di base. I piedi sono talvolta incrociati.

Dip agli anelli (Ring Dip): in aria con il corpo appoggiato sugli anelli e le braccia verticali diritte, piego le braccia, abbassando il corpo fino a quando la spalla scende sotto il gomito, e poi ritorno con le braccia dritte e tese. Per preparasi a questo esercizio, si utilizzano elastici, per fare esercizi intermedi.

Powerlifting

Deadlift (stacco): partendo da posizione eretta, afferrare il bilanciere (a terra) con presa poco più amplia delle spalle flettendo le ginocchia, portando indietro il bacino e tenendo dritta la schiena. Una volta afferrato l’attrezzo, si effettua il sollevamento portando avanti il bacino e assicurandosi che la schiena (in particolare la zona lombare) sia dritta, fino a posizione eretta. Le braccia restano dritte. Si riappoggia l’attrezzo con la stessa procedura del sollevamento eseguita al contrario.

Weightlifting (sollevamento pesi)

Power clean: l’esercizio è da eseguire in velocità. Dopo aver effettuato uno stacco si porta il bacino in avanti e si alzano i talloni e le spalle, componendo uno strappo. A stacco e strappo segue la tirata: il bilanciere è in volo davanti a voi, e mentre lo alzate puntando i gomiti verso l’alto, vi infilate sotto l’attrezzo in posizione di squat, retrocedendo col bacino e piegando le ginocchia, fino ad appoggiarlo sulle spalle davanti al collo, puntando ora i gomiti davanti a voi per mantenere una presa efficace. Tornate poi in posizione eretta col bilanciere che scarica sul torace. La posizione è ora detta “clean” o “reck”.

Video con esercizi CrossFit

Qui di seguito trovate un breve video che mostra alcuni esercizi base del CrossFit:

Quali sono le controindicazioni?

In un soggetto in buona salute non ce ne sono. La più importante e pericolosa sta nell’affidarsi a una struttura e a un coach non qualificato. CrossFit è un marchio registrato e ogni box e coach deve essere affiliato, certificato e sottoposto a continui aggiornamenti. Verificando la certificazione si può essere certi di essere seguiti nel modo più corretto. Si tratta tra l’altro di un controllo semplice: il sito ufficiale www.crossfit.com contiene una sezione con l’elenco completo delle strutture e dei coach affiliati. E’ un elenco diviso per zone geografiche, sempre aggiornato e molto semplice da consultare.

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Come cambiano i testicoli e lo scroto con l’età?

MEDICINA ONLINE SESSO SESSUALITA ANZIANO 40 50 60 70 ANNI YO VECCHIO OLDIE PENE SPERMA EREZIONE RAPPORTO VIAGRA FARMACI PENETRAZIONE DISFUNZIONE ERETTILE ANSIA PRESTAZIONE IMPOTENZA LIQUL’invecchiamento fisiologico dell’organismo dell’uomo ha delle ripercussioni ben note non solo sugli organi interni come ad esempio cuore, polmoni ed intestino, ma anche sulla funzione sessuale, che si riflettono nel calo del testosterone, nelle difficoltà d’eccitazione ed erezione. Alcuni uomini sperimentano anche una notevole difficoltà nel raggiungere l’orgasmo ed una diminuzione sia del volume spermatico che della qualità dello stesso, mentre non di rado subentrano problemi di prostata ingrossata e disturbi della funzione urinaria. Ma non solo: anche lo stesso organo sessuale maschile, il pene per l’appunto, i testicoli e lo scroto possono subire variazioni.

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Come cambiano i testicoli con l’età?

I testicoli di un giovane adulto sano sono due, sono simmetrici o lievemente asimmetrici, e presentano consistenza duro-elastica, superficie liscia e forma ovoidale. Le loro dimensioni medie sono:

  • 3,5 – 4 cm di lunghezza;
  • 2,5 cm di larghezza;
  • 3 cm di diametro anteroposteriore.

A partire dai 40 anni il volume dei testicoli tende però gradualmente a diminuire di alcuni millimetri. Tale diminuzione diventa generalmente evidente intorno ai 50 anni di età, quando la lunghezza tende ad oscillare tra i 3 ed i 3,5 cm e la larghezza è mediamente al di sotto dei 2,5 cm . La diminuzione del volume è ancora più evidente dopo i 65 anni, quando la lunghezza oscilla generalmente tra i 2,5 ed i 3 cm, con una larghezza media di circa 2 cm. Negli anni i testicoli perdono inoltre parzialmente parte della consistenza duro-elastica. La diminuzione volumetrica testicolare, pur andando di pari passo con una minore quantità e qualità dello di sperma, non intacca tuttavia la possibilità dell’uomo di fecondare una donna: al contrario di quest’ultima che va incontro a menopausa, l’uomo può infatti diventare padre virtualmente a qualsiasi età

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Perdita di sensibilità dello scroto

Con l’invecchiamento fisiologico dell’uomo – oltre alla diminuzione volumetrica del testicolo che si associa a calo della libido, della potenza eiaculatoria e di quella erettile – a causa della diminuita qualità della circolazione sanguigna nello scroto, anche quest’ultimo tende a cambiare. Generalmente intorno ai 60 anni la sensibilità della pelle dello scroto tende ad essere circa un terzo di quella posseduta 40 anni prima. A ciò si associa una costante diminuzione dei peli scrotali, parallela a quella che si verifica sul pube: ciò si verifica a causa dei valori più bassi di testosterone in circolo. Lo scroto appare inoltre meno “pieno” e la pelle scrotale, avendo una elasticità minore, può apparire più rugosa e di colore meno “vitale” a causa della minor qualità della microcircolazione sanguigna. Tutto ciò però non determina necessariamente un calo della soddisfazione sessuale: questa è infatti frutto di numerose alchimie psicofisiche nel rapporto di coppia che nulla hanno a che vedere con le dimensioni del pene, dei testicoli o della minore elasticità della cute scrotale!

Leggi anche: Il pene si accorcia o no con l’età? Come le misure cambiano negli anni

Quali sono le cause patologiche di testicolo piccolo?

I testicoli possono diminuire in grandezza rispetto alla media anche per via di varie patologie e condizioni, come ad esempio:

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
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HP significato nel body building, esempi e come si calcola

MEDICINA ONLINE FITNESS WOMAN PESI PALESTRA GIRL HP PESO ALTEZZA SPORT GINNASTICA STRETCHING GYM WORKOUT PROTEINE INTEGRATORI AMINOACIDI BCAA GLUTAMINA ALFA LIPOICO CARNITINA TERMOGENICO MUSCOLI MASSA GRASSA CARDIO.jpgSpesso si sente parlare di “HP” o “H/P” nel body building o comunque in ambito sportivo: cosa significa questa sigla?

HP o H/P rappresenta semplicemente il rapporto fra peso (P) ed altezza (H) di un individuo. Il segno + o – seguito da un numero, indica quanto è rispettivamente vantaggioso o svantaggioso questo rapporto, fatto che può far rapidamente intuire quali potrebbero essere le condizioni dell’individuo.

Come si calcola l’HP (esempio con peso “più grande” dell’altezza)

  1. prendi le ultime due cifre della tua altezza espressa in centimetri (ad esempio 83 se sei alto 183 cm);
  2. prendi il tuo peso (ad esempio 90 kg);
  3. sottrai il numero più piccolo tra i due a quello più grande (nel nostro caso 90 – 83 = 7);
  4. poiché il tuo peso è più grande delle ultime due cifre della tua altezza, inserisci il segno +. Nel nostro caso siamo HP+7.

Questo sistema è valido se sei alto fino a 199 cm. Se sei alto da 200 cm in su, devi prendere il valore in cm della tua altezza e togliere 100. Ad esempio se sei alto 214 cm, il valore da rapportare con il peso NON sarà 14, bensì 214 meno 100, quindi 114.

Come si calcola l’HP (esempio con altezza “più grande” del peso)

  1. prendi le ultime due cifre della tua altezza espressa in centimetri (ad esempio 83 se sei alto 183 cm);
  2. prendi il tuo peso (ad esempio 75 kg);
  3. sottrai il numero più piccolo tra i due a quello più grande (nel nostro caso 83 – 75 = 8);
  4. poiché il tuo peso è più piccolo delle ultime due cifre della tua altezza, inserisci il segno -. Nel nostro caso siamo HP-8.

Anche in questo caso, questo sistema è valido se sei alto fino a 199 cm. Se sei alto da 200 cm in su, devi prendere il valore in cm della tua altezza e togliere 100.

In pratica il numero dopo il + indica i kg in più rispetto alle ultime due cifre dell’altezza espressa in cm (o alla tua altezza sottratta di 100 se sei alto oltre i 200 cm), invece il segno – indica i kg in meno rispetto alle ultime due cifre dell’altezza espressa in cm (o alla tua altezza sottratta di 100 se sei alto oltre i 200 cm).

Esempi

Alcuni esempi pratici:

  • se un individuo è alto 160 cm e pesa 55 kg sarà HP-5
  • se un individuo è alto 170 cm e pesa 80 kg sarà HP+10
  • se un individuo è alto 170 cm e pesa 75 kg sarà HP+5
  • se un individuo è alto 170 cm e pesa 64 kg sarà HP-6
  • se un individuo è alto 175 cm e pesa 85 kg sarà HP+10
  • se un individuo è alto 175 cm e pesa 82 kg sarà HP+7
  • se un individuo è alto 175 cm e pesa 70 kg sarà HP-5
  • se un individuo è alto 175 cm e pesa 65 kg sarà HP-10
  • se un individuo è alto 175 cm e pesa 75 kg sarà HP 0 (“HP zero” oppure semplicemente “HP”)
  • se un individuo è alto 172 cm e pesa 63 kg sarà HP-9
  • se un individuo è alto 180 cm e pesa 90 kg sarà HP+10
  • se un individuo è alto 185 cm e pesa 90 kg sarà HP+5
  • se un individuo è alto 185 cm e pesa 79 kg sarà HP-6
  • se un individuo è alto 190 cm e pesa 95 kg sarà HP+5
  • se un individuo è alto 190 cm e pesa 102 kg sarà HP+12
  • se un individuo è alto 200 cm e pesa 97 kg sarà HP-3
  • se un individuo è alto 200 cm e pesa 104 kg sarà HP+4
  • se un individuo è alto 210 cm e pesa 106 kg sarà HP-4
  • se un individuo è alto 210 cm e pesa 113 kg sarà HP+3

In una gara la sigla HP fino a 170 cm +3 kg sta ad esempio ad indicare che sono ammessi soggetti con altezza massima di 170 cm e un peso massimo di 73 kg (ovvero 70+3 kg).

La sigla HP fino a 180 cm +5 kg sta invece ad indicare che a quella gara sono ammessi soggetti con altezza massima di 180 cm e un peso massimo di 85 kg (ovvero 80+5 kg).

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Psilocibina e psilocina: effetti psichedelici e danni

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Un fungo allucinogeno Psilocybe Mexicana

La psilocibina e la psilocina sono composti alcaloidi estraibili da alcuni funghi di origine tropicale e subtropicale del Sud America, del Messico e degli Stati Uniti, denominati “funghi magici” o più semplicemente “funghetti”, e sono stati utilizzati per secoli in tutta l’area dell’altopiano del Messico Centrale. Esistono molte specie di questi funghi che presentano importanti variazioni dei composti; di conseguenza l’attività allucinogena, come pure il limite di tossicità prodotti dai funghi sono spesso sconosciuti prima dell’assunzione.

Psilocibina

La psilocibina è una triptammina psichedelica presente in alcuni funghi psichedelici del genere Psilocybe e Stropharia. Quando ingerita viene rapidamente defosforilata a psilocina che esercita effetti sul sistema nervoso centrale inducendo esperienze psichedeliche, enteogene ed effetti lievemente euforizzanti. Divenuta nota al grande pubblico solo negli anni ’60, acquisì notevole popolarità come stupefacente e ciò fece si venisse messa al bando in quasi tutti gli stati del mondo. Ben prima della sua scoperta, veniva utilizzata dalle civiltà dell’America latina nei riti sciamani ritrovandosi infatti nella formulazione delle bevande rituali. La psilocibina mostra interessanti proprietà terapeutiche per un ampio insieme di patologie, specie per il trattamento del dolore cronico e di alcune patologie psichiatriche: è usata, a livello sperimentale, nel trattamento dei disturbi della personalità e delle cefalee a grappolo resistenti alle terapie tradizionali.

Lista di funghi contenenti psilocibina

Ecco una lista di funghi contenenti psilocibina con la percentuale di sostanza in essi contenuta:

  • Psilocybe azurescens 1.78%
  • Psilocybe bohemica 1.34%
  • Psilocybe semilanceata 0.98%
  • Panaeolus cyanescens (“hawaiani”) 0.85%
  • Psilocybe tampanensis 0.68%
  • Psilocybe cubensis (“messicani”, vedi foto in alto) 0.63%

Una menzione a parte merita lo Psylocibe baeocystis, che oltre alle ordinarie psilocina e psilocibina contiene anche in dosi apprezzabili baeocistinae norbaeocistina, altri due alcaloidi con una struttura chimica quasi identica alle prime due triptamine.

Psilocina

La psilocina è una triptamina allucinogena psichedelica estraibile da alcuni funghi del genere Psilocybe e Stropharia. Essendo una triptamina, ha struttura chimica simile al neurotrasmettitore serotonina ed è chimicamente correlata alla psilocibina, alla baeocistina e alla norbaeocistina.

Aspetto dei “funghi magici”

I funghi che contengono psilocibina e psilocina hanno un aspetto comune; presentano gambo allungato con un piccolo cappello e un colore marrone chiaro.

Modalità di assunzione dei funghi

I “funghi magici” vengono semplicemente ingeriti, freschi oppure dopo stati essiccati.

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Dosaggio dei funghi

Il Psilocybe cubensis, anche chiamato “messicano” (vedi foto in alto) generalmente contiene 1,6 mg di psilocibina per grammo di fungo essiccato. Il dosaggio è differente in funzione dell’effetto ricercato e della tolleranza sviluppata dall’assuntore, e varia da 0,25 a 7 grammi di cubensis essiccato.

Effetti dei funghi

Gli effetti iniziano a manifestarsi tra i 10 e i 40 minuti in seguito all’ingestione, aumentando di potenza per i seguenti 20 o 60 minuti, raggiungendo e mantenendo il picco per 2 o 4 ore, e perdendo potenza per le successive 2 ore. Inoltre, è possibile risentire degli effetti fisici e psichici anche 8 ore dopo che gli effetti allucinatori e psichedelici sono sfumati. Gli effetti variano enormemente da persona a persona, ma alcuni si manifestano più o meno sempre:

  • Dosi basse provocano euforia e ilarità, un lieve stato allucinatorio e midriasi.
  • Dosi medie provocano un’esperienza psichedelica forte con allucinazioni notevoli. A occhi chiusi è possibile vedere caleidoscopi e frattali, e il tempo sembra dilatarsi.
  • Dosi alte provocano viaggi ancora più realistici, esperienze mistiche, riflessioni religiose e sensazioni di astrazione totale dalla vita materiale (le cosiddette near death experiences). Il soggetto può essere completamente isolato dalla realtà, può perdere cognizione dello spazio e del tempo, e in casi estremi perdere cognizione del proprio ego e non riuscire a distinguere confini tra sé stesso e la realtà. Terence Mckennanel suo libro Vere allucinazioni descrive un viaggio con il fratello e degli amici in Amazzonia dove, assumendo dosi considerevoli di funghi della specie Stropharia Cubensis ottiene effetti per intensità paragonabili a quelli della DMT con comparsa di allucinazioni estremamente intense e visione degli archetipi junghiani presenti nell’inconscio quali elfi, alieni, macchine trasformanti ed altre creature.

Effetti “positivi” tipici sono:

  • effetti visivi che includono luminosità e distorsione dei colori;
  • modelli visivi e movimenti ondulatori delle superfici;
  • volti alterati;
  • aumento della temperatura corporea;
  • rossore facciale;
  • tachicardia (aumento della frequenza cardiaca);
  • dilatazione delle pupille, sudorazione;
  • senso di irrealtà e di depersonalizzazione;
  • stato sognante;
  • percezione ridotta delle distanze, incoordinazione, sensazione alterata del tempo.

Effetti “negativi” tipici sono:

  • aumento della temperatura corporea;
  • rossore facciale;
  • tachicardia (aumento della frequenza cardiaca);
  • tachipnea (aumento della frequenza respiratoria);
  • dilatazione delle pupille;
  • sudorazione;
  • vomito persistente
  • dolori muscolari
  • febbre;
  • aumento degli enzimi epatici;
  • metaemoglobinemia;
  • incoordinazione;
  • danni e traumi derivanti da alterata percezione delle distanze (ad esempio ci si può lanciare dal balcone pensando di essere al primo piano mentre invece si è al 10°);
  • sentimenti di panico.

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Morte determinata da funghetti allucinogeni

Molti avvelenamenti e morti attribuiti a funghi allucinogeni sono in realtà il risultato di identificazione erronea dei funghi (velenosi al posto degli allucinogeni). Forse il più grande fattore nella valutazione delle reazioni avverse a questi funghi è l’elevata percentuale di finti funghi psilocybe venduti sul mercato nero, che sono legati ad adulteranti. In un’analisi del 1985, su 886 funghi venduti illegalmente come allucinogeni, solo il 28% erano “autentici”, mentre il 31% erano funghi comuni o altre varietà con l’aggiunta di LSD o PCP, ed il 37% erano addirittura inerti.  Estremamente rari – ma non impossibili – i casi di morte da sovradosaggio, mentre sono più frequenti le morti indirette derivanti dalla cattiva valutazione delle distanze unita all’incordinazione muscolare che possono portare a traumi gravi e decessi.

Danni derivanti dall’uso di funghi allucinogeni a lungo termine

Mentre i sovradosaggi letali con gli allucinogeni in generale, e la psilocibina in particolare, sono rari, ci sono una serie di casi di segnalazioni di disturbi psichiatrici e neurologici a lungo termine attribuiti all’abuso di allucinogeni, che sembrano indicare che tali sostanze esercitino una neurotossicità più duratura, almeno in un sottogruppo di soggetti. L’LSD, che ha una struttura simile alla psilocibina, ha causato persistente palinopsia (visione continua di un’immagine anche quando questa è lontana dal campo visivo) in alcuni individui cinque anni dopo che avevano cessato l’assunzione della sostanza. Pare che questo fenomeno (in precedenza chiamato ‘flashback’) sia un evento abbastanza frequente al quale è stato attribuito il termine medico di Hallucinogen Persisting Perceptual Disorder (HPPD). L’HPPD è pensato essere causato da alterazioni permanenti dei centri visivi del cervello da parte dell’LSD, tuttavia non è ancora chiaro se la psilocibina possa causare o no l’HPPD.

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