Ciclismo e bicicletta possono causare disfunzione erettile?

MEDICINA ONLINE BICI CICLISMO BIKE MOUNTAIN BIKE ROAD SPEED CASCO BICICLETTA DA CORSA CORRERE CIRCUITO MONTAGNA SENTIERO STRADA SPORT SPORTIVO CALORIE WALLPAPER PICS PICTURE PHOTO HI RES.jpgLa grande maggioranza dei cicloamatori non subisce nessun danno sulla sessualità a causa dello sport praticato, ma anzi l’attività sportiva in generale migliora la salute sessuale.

La bicicletta può causare disfunzione erettile?

Il dibattito tra medici e appassionati di ciclismo è da tempo acceso. Già da alcuni anni infatti, alcuni ricercatori americani, tra cui il Dr. Irwin Goldstein, della Boston University, hanno sollevato il problema del rischio che una frequente e prolungata attività ciclistica possa causare la disfunzione erettile, cioè quelle che fino ad alcuni anni fa veniva chiamata “impotenza“. Ciò è emerso anche da uno studio condotto dall’urologo Giuseppe Maio, dell’ospedale di Abano Terme. Nella ricerca sono stati reclutati gli iscritti ai club di ciclisti della provincia di Padova. Oltre 500 appassionati del pedale hanno risposto a un questionario con domande su fattori di rischio vascolare, frequenza e durata dell’attività sportiva, presenza di disturbi genito-urinari, presenza di disfunzione erettile. E’ risultato così che tra i ciclisti amatoriali (età media 46 anni), che ogni settimana dedicano fra 4 e 7 ore alla bicicletta 3 su 10 soffrono di disfunzione erettile. Il disturbo diventa via via più grave con l’aumento delle ore trascorse sul sellino.

Le cause

Quando si sta seduti sul sellino di una bicicletta, la maggior parte del peso del loro corpo grava su un’area molto piccola, la regione perineale, nella quale si trovano strutture anatomiche importanti come arterie, l’apparato urinario e quello genitale. Uretra, vasi sanguigni e fibre nervose del pene e prostata si trovano ad essere compressi da un peso anomalo per alcune ore.

I sintomi

I principali sintomi sono:

  • intorbidimento del pene;
  • formicolio e insensibilità nella regione perineale;
  • diminuzione del flusso dell’urina;
  • disfunzione erettile, anche solo temporanea.

Prevenzione

Ci sono alcune precauzioni e accorgimenti che possono essere utili sia al ciclista professionale che a quello amatoriale.

  • Alzarsi spesso dal sellino e cambiare spesso posizione del corpo.
  • Approfittare di ogni occasione, come un passaggio a livello chiuso, per alzarsi. Non rimanere seduti.
  • Indossare un abbigliamento adeguato, come gli appositi pantaloncini imbottiti.
  • Utilizzare, se si manifestano i primi sintomi, dei sellini “specifici”.

Il sellino tradizionale ponendo la maggio parte del peso del tronco nell’area di pelle tra lo scroto e il retto, può causare una riduzione del flusso sanguigno per la compressione. C’è una varietà di “sellini speciali” disponibili che sono stati studiati allo scopo di ridurre tale pressione.Ce ne sono di diversi tipi: i più comuni sono quelli divisi in due parti e/o con un’apertura centrale.Esiste in commercio ad esempio la sella DDWINGS® che eliminando l’appoggio centrale e la punta, esclude ogni possibilità di contatto fra gli organi più delicati del nostro corpo e la sella , quindi non si avverte più alcun dolore o fastidio.In tal modo si ha inoltre la certezza di non provocare danni agli organi che generalmente sono compressi e traumatizzati dalle selle attualmente utilizzate. Il sistema consente di sedersi comodamente su una poltroncina; permette un vero e proprio punto di appoggio per una pedalata più vigorosa, senza doversi alzare sui pedali.

Conclusioni

Il problema dell’intorpidimento dopo lunghi percorsi in bicicletta ripetuti, con eventuali conseguenze sulla funzionalità sessuale, può essere risolto, anche senza abbandonare questo magnifico sport.Non conviene allarmarsi se si hanno alcuni dei sintomi indicati, conviene porre in atto i suggerimenti descritti e, se il fenomeno persiste, consultare un andrologo per accertare se i disturbi sono dovuti ad altre cause.

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Stretching di Wharton: caratteristiche ed esercizi spiegati

MEDICINA ONLINE STRETCHING WHARTON PROPRIOCETTIVO ATTIVO PASSIVO BALISTICO STATICO DINAMICO DIFFERENZE CORSA PALESTRA PESI ALLENAMENTO SPORT MUSCOLI TENDINI ALLUNGAMENTO DOLORE IPERTROFIA WALLPAPER HI RES PICTURE.jpgCon stretching di Wharton si fa riferimento a una tipologia di stretching proposta, alla fine degli anni ’80 del secolo scorso, da Jim e Phil Wharton (si parla appunto di Metodo Wharton); i due fisioterapisti statunitensi idearono una forma di stretching attivo molto interessante (Active Isolate Stretching o AI stretching ovvero stretching attivo isolato).

Molti atleti che hanno provato lo stretching di Wharton giurano che molti loro problemi sono scomparsi. Fra questi, due grandi atleti del passato, Shelly Steely, campionessa olimpica dei 3000 m alle olimpiadi del 1992 o Steve Spence, campione mondiale di maratona nel 1993.

Purtroppo, dopo la fortuna dei primi anni ’90, il metodo Wharton non ha riscosso pareri altrettanto entusiasti. In parte i successi ottenuti potevano forse essere dovuti al caso (cioè a una corrispondenza temporale fortuita metodo-assenza di infortuni) o forse, nell’euforia della novità, le informazioni non sono circolate nel modo corretto. Riportando lo stretching di Wharton in una dimensione più reale occorre sottolineare che:

  • è un metodo scientifico;
  • teoricamente ha meno controindicazioni di altre forme di stretching;
  • praticamente non è così facile da eseguire come il tradizionale stretching statico.

Quest’ultimo punto è forse quello che ne limita i benefici nel momento in cui si passa dalla teoria alla pratica. È però importante conoscerlo per decidere se inserirlo o no nel proprio allenamento.

Stretching di Wharton: la teoria

Molti infortuni legati allo stretching sono dovuti al riflesso che viene attivato dopo un movimento rapido e intenso o dopo due secondi di allungamento. Questo riflesso fa sì che il muscolo cominci una lenta contrazione. Se si continua l’allungamento mentre il muscolo cerca di contrarsi possono sorgere problemi.

Nel metodo Wharton le posizioni vengono mantenute solo per 1,5-2 secondi, quindi si torna alla posizione di partenza. Dopo una pausa di 2 secondi, si ripete l’allungamento.

Quindi, in teoria, non dovrebbero esserci problemi, ma in pratica è veramente difficile temporizzarsi su intervalli così brevi e inoltre tali intervalli potrebbero variare da soggetto a soggetto (per esempio essere di uno o di tre secondi).

Oltre a questo limite temporale, lo stretching attivo isolato ha un’altra differenza fondamentale rispetto a quello statico: gli allungamenti vengono assistiti in due modi. Innanzitutto si contrae il gruppo muscolare opposto per favorire l’allungamento, in secondo luogo, mentre si continua la contrazione, si aiuta l’allungamento con una corda o con le mani. In ogni caso non si deve mai forzare. Questa regola fondamentale rimane un punto fermo anche in questa versione di stretching; non ci si deve mai spingere oltre il punto del dolore. Lo stretching non è una soluzione istantanea ai problemi di infortunio, per cui bisogna procedere con calma e costanza. I risultati migliori si hanno con un’applicazione costante e graduale.

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Stretching di Wharton: gli esercizi

Seguite questi passaggi per ciascun esercizio:

  • contrarre il muscolo opposto all’area di stretching.
  • Allungare solo finché si percepisce una lieve irritazione.
  • Mantenere la posizione per 2 secondi. Tornare alla posizione di partenza e fare una pausa di 2 secondi. Ripetere l’allungamento.
  1. Tendini del ginocchio (coscia posteriore) – Sdraiatevi supini con la gamba destra piegata; avvolgete con una corda l’arco del piede sinistro, tenete fermo il ginocchio e sollevate la gamba diritta verso l’alto, contraendo i quadricipiti (il gruppo muscolare opposto a quello interessato allo stretching), aiutandovi con la corda senza forzare. Riportate la gamba a terra e ripetete. Eseguite lo stesso esercizio sul lato opposto.
  2. Adduttori (coscia interna/inguine) – Sdraiatevi supini con le gambe estese e avvolgete la corda attorno all’arco del piede sinistro, quindi riunite le due parti della corda e avvolgete l’interno e il retro della caviglia. Puntate il piede sinistro all’interno e sollevate la gamba lateralmente, contraendo la coscia esterna e i glutei. Aiutatevi con la corda, tirando verso le spalle. Tornate alla posizione di partenza e ripetete. Eseguite lo stesso esercizio sul lato opposto.
  3. Adduttore (coscia esterna/anca) – Sdraiatevi supini con le gambe estese. Avvolgete la corda attorno all’arco del piede destro, quindi riunite le due parti della corda attorno alla parte esterna e posteriore della caviglia. Puntate entrambi i piedi verso destra. Portate la gamba sinistra a incrociarsi con la destra contraendo i muscoli interni della coscia. Aiutate questo movimento con la corda. Tornate alla posizione di partenza e ripetete il movimento. Effettuate lo stesso esercizio sul lato opposto.
  4. Quadricipiti (parte anteriore della coscia) – Stendetevi sul lato sinistro e portate entrambe le ginocchia al petto; afferrate la parte esterna del piede sinistro con la mano sinistra. Con la mano destra afferrate la caviglia destra ed estendete la coscia destra all’indietro lavorando con i muscoli del gluteo e i tendini del ginocchio e aiutandovi con la mano; il tallone dovrebbe premere contro il gluteo. Riportate la coscia al petto e ripetete. Effettuate lo stesso esercizio sul lato opposto.
  5. Anca e gluteo – Stendetevi supini con la gamba destra estesa e ruotata verso l’interno; piegate il ginocchio sinistro e contraete i muscoli addominali per sollevare il ginocchio portandolo verso la spalla opposta. Aiutatevi con le mani sullo stinco e sulla coscia esterna. Tornate alla posizione originale e ripetete. Effettuate lo stesso esercizio sul lato opposto.
  6. Gluteo – Sdraiatevi supini con la gamba sinistra completamente estesa e il piede sinistro puntato verso destra. Avvolgete la corda attorno all’arco del piede destro, quindi riunite i due capi della corda attorno alla parte esterna e posteriore della caviglia. Tenendo fermo il ginocchio, contraete il quadricipite, la parte superiore del fianco e gli addominali per sollevare la gamba sinistra verso il petto (1), quindi portate la gamba sinistra a incrociarsi sui glutei (2). Ripetete entrambi i passaggi. Effettuate lo stesso esercizio sul lato opposto.
  7. Fascia lombare – Sedete con le ginocchia flesse, le gambe divaricate e i piedi aderenti al terreno e rivolti in avanti. Appoggiate il mento al petto e contraete gli addominali per piegare il corpo verso il terreno. Aiutatevi posizionando le mani sugli stinchi o sulle caviglie e tirando in avanti. Tornate alla posizione originale e ripetete.
  8. Schiena – Sedete con le ginocchia divaricate e piegate a 90 gradi e le mani dietro la testa. Appoggiate il mento al petto, contraete gli addominali per ruotare il tronco quanto più possibile a sinistra e abbassate la spalla destra fra le gambe. Tornate in posizione e ripetete. Effettuate lo stesso esercizio sul lato opposto.
  9. Polpaccio (soleo) – Sedete con la gamba destra completamente estesa e il ginocchio sinistro piegato a 90 gradi. Avvolgete le mani sotto la parte anteriore del piede, tra l’arco e le dita. Sollevate la punta del piede verso il petto contraendo i muscoli dello stinco e aiutandovi tirando con le mani. Ripetete. Effettuate lo stesso esercizio dal lato opposto.
  10. Tendine d’Achille – Si tratta di una variazione dell’esercizio precedente. Sedete con la gamba destra estesa. Piegate la gamba sinistra portando il calcagno verso i glutei e avvolgete le mani sotto la parte anteriore del piede, tra l’arco e le dita. Contraete i muscoli dello stinco per sollevare la punta del piede; aiutatevi tirando con le mani. Ripetete. Effettuate lo stesso esercizio sul lato opposto.
  11. Polpaccio (gastrocnemio) –  Sedete con le gambe completamente estese e divaricate di circa 15 cm. Raddoppiate la corda e avvolgetela sotto la parte anteriore del piede, tra l’arco e le dita. Bloccate il ginocchio sinistro e tirate la punta del piede verso di voi contraendo i muscoli dello stinco. Aiutatevi con la corda. Per un movimento più profondo, piegatevi in avanti e staccate leggermente il piede dal terreno quando tirate. Ripetete. Effettuate lo stesso esercizio sul lato opposto.

Per ottenere risultati ottimali dovete arrivare a eseguire due serie di 8-12 ripetizioni per esercizio, nell’ordine proposto. Espirate durante la fase di stretch e inspirate nella fase di rilassamento. Effettuate lo stretching isolato attivo solo dopo riscaldamento. Se avete poco tempo, eseguite una serie di esercizi dopo la corsa, con meno ripetizioni.

 

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Differenza tra caffè, ginseng e caffè d’orzo

MEDICINA ONLINE CAFFE CAFFEINA THE TE TEINA ECCITANTE ASTINENZA GINSENG LUNGO CORTO ORZO MACCHIATO CALDO FREDDO TAZZA GRANDE VETRO DIFFERENZE COFFE ESPRESSO AMERICANO WALLPAPER PIC PICTURE HI RES PHOTOEspresso, ristretto, lungo, moka, ginseng, decaffeinato, macchiato, corretto, d’orzo… Tante varietà, aromi diversi, una sola bevanda: il caffè. Quali sono le differenze tra le tipologie, quali gli apporti nutrizionali e a chi non è indicato?

Ipertensione arteriosa e colon irritabile

Per cominciare è importante ricordare che l’assunzione del caffè non è indicata a persone ipertese o che soffrono di sindrome del colon irritabile: nel primo caso può favorire l’insorgere di tachicardia sinusale, cardiopalmo, oppure insonnia; nel secondo caso potrebbe irritare l’intestino. Nella maggioranza dei casi, tuttavia, il caffè non deve essere necessariamente escluso del tutto: basta assumerne quantità ridotte (uno o due al giorno) o usare dei sostituti come il caffè d’orzo.

Caffè la sera, a stomaco vuoto e mescolato al latte

Il caffè ha un effetto nervino e facilita l’attenzione, ma per questo motivo non deve essere assunto la sera prima di andare a dormire perché potrebbe determinare insonnia, inoltre potrebbe acuire lo stress in persone con carattere particolarmente nervoso o irascibile. Il caffè provoca anche un’ipersecrezione gastrica (che potrebbe aiutare la digestione) e favorisce il riflesso gastrocolico che innesca i movimenti di massa intestinali, stimolando la defecazione. In virtù della sua capacità di aumentare i succhi gastrici, il caffè non andrebbe assunto a stomaco vuoto la mattina. Il caffè mescolato al latte caldo è inoltre poco assimilabile: l’acido tannico del caffè si combina con la caseina del latte, dando luogo al tannato di caseina, composto difficile da digerire. Il caffè ha proprietà antiossidanti, preventive del diabete e dimagranti, presenti soprattutto nel caffè verde che, diversamente dal caffè tradizionale, non viene tostato e non perde tale valore nutrizionale.

Caffè d’orzo

Il caffè d’orzo è una bevanda completamente diversa dal tipico caffè espresso, perché non utilizza chicchi di caffè nella sua preparazione, ma orzo essiccato o tostato ed è pertanto privo di caffeina, cosa che lo rende adatto a chi assume molti caffè al giorno (oltre tre, quattro) e/o soffre di ipertensione arteriosa. Ha un aroma più delicato che però, specie se si è abituati al caffè normale, può non piacere anche se questa è certamente una questione legata al gusto soggettivo. Non contenendo caffeina, si può avere la sensazione di “non aver bevuto nulla”. Il lato positivo non indifferente è che, non avendo effetti nervini, può essere assunto anche la sera senza avere problemi di insonnia, come può capitare invece col caffè normale. Inoltre mantiene le caratteristiche salutari ereditate dall’orzo, come la funzione antinfiammatoria: già Ippocrate più di 2000 anni fa lo consigliava, come decotto d’orzo, per le sue proprietà lenitive. Una donna incinta dovrebbe sempre preferire il caffè d’orzo a quello normale.

Caffè al ginseng

Il caffè al ginseng non è altro che caffè “normale” addizionato con un preparato solubile della radice di ginseng. La bevanda nell’aspetto è simile al caffelatte, avendo come ingredienti crema di latte (solitamente di origine vegetale), zucchero, caffè istantaneo e estratto secco di ginseng. L’effetto sull’organismo è estremamente soggettivo: fisiologicamente ha un effetto energizzante, ma anche distensivo grazie alla grande secrezione di dopamina (l’ormone del piacere) che determina. Il caffè al ginseng deve essere assunto con cautela da ipertesi (il ginseng e la caffeina insieme possono aumentare anche di oltre 10 mmHg la pressione, per circa mezz’ora) e dalle donne durante la gravidanza: in questi casi, lo ripetiamo, è preferibile assumere il caffè d’orzo.

La migliore selezione di tè, tisane e caffè

Qui di seguito trovate una lista con la migliore selezione di tè, infusi e caffè provenienti da tutto il mondo, di altissima qualità e scelti dal nostro Staff di esperti ed appassionati. Noi NON sponsorizziamo né siamo legati ad alcuna azienda produttrice: per ogni tipologia di prodotto, il nostro Staff seleziona solo il prodotto migliore, a prescindere dalla marca.

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Plenaer Nebul (salbutamolo) 20fl+20fl 0,5mg aerosol, foglietto illustrativo

MEDICINA ONLINE FARMACO FARMACIA AEROSOL ASMA PHARMACIST PHOTO PIC IMAGE PHOTO PICTURE HI COMPRESSE INIEZIONE SUPPOSTA PER OS INTRAMUSCOLO PRESSIONE DIABETE CURA TERAPIA FARMACOLOGICA EFFETTI COLLATERALI CONTROINDICAZIONI.jpgDenominazione

PLENAER

Categoria Farmacoterapeutica

Adrenergici per aerosol.

Forma: Aerosol

Principi Attivi

Salbutamolo (come Salbutamolo solfato) e flunisolide.

Eccipienti

Soluzione da nebulizzare flaconcino azzurro (componente 1): acqua depurata; per il flaconcino bianco (componenete 2): glicole propilenico, sodio edetato, acqua depurata. Sospensione pressurizzata per inalazionecontiene: sorbitan trioleato, triclorofluorometano, diclorodifluorometano.

Indicazioni

Broncopneumopatie croniche ostruttive: asma bronchiale, bronchite asmatica, bronchite cronica, enfisema post-bronchitico.

Controindicazioni/Eff.Secondar

Ipersensibilita’ ai componenti o sostanze strettamente correlate dal punto di vista chimico. Processi infiammatori virali e tubercolari locali.

Posologia

>>Soluzione da nebulizzare. Adulti: 2 flaconcini sterili azzurri (componente 1) + 2 flaconcini sterili bianchi (componente 2), pari a 1 mg di salbutamolo + 1 mg di flunisolide, corrispondenti a 2 ml di soluzione, una-due volte al giorno. In funzione della gravita’ della patologia, la posologia consigliata puo’ arrivare fino a: 4 flaconcini steriliazzurri (componente 1) + 4 flaconcini sterili bianchi (componente 2),pari a 2 mg di salbutamolo + 2 mg di flunisolide, corrispondenti a 4 ml di soluzione, una – due volte al giorno. Bambini: 1 flaconcino sterile azzurro (componente 1) + 1 flaconcino sterile bianco (componente 2), pari a 0,5 mg di Salbutamolo + 0,5 mg di Flunisolide, corrispondentia 1 ml di soluzione, una – due volte al giorno. In funzione della gravita’ della patologia, la posologia consigliata puo’ arrivare fino a:2 flaconcini sterili azzurri (componente 1) + 2 flaconcini sterili bianchi (componente 2), pari a 1 mg di Salbutamolo + 1 mg di Flunisolide,corrispondenti a 2 ml di soluzione, una – due volte al giorno Non e’consigliabile somministrare ai bambini al di sotto di 4 anni di eta’.La soluzione da nebulizzare deve essere usata con nebulizzatori elettrici anche a ultrasuoni e puo’ essere diluita con soluzione fisiologica. Al momento dell’uso miscelare nell’ampolla del nebulizzatore il componente 1 azzurro e il componente 2 bianco. Si prega di far presente aipazienti portatori di handicap visivo che sul flaconcino azzurro e’ riportato in carattere Braille il numero “1” e sul flaconcino bianco ilnumero “2”. >>Sospensione pressurizzata per inalazione. Adulti: 2 spruzzi per due volte al giorno, pari a 400 mcg di salbutamolo + 1 mg diflunisolide die. In funzione della gravita’ della patologia, la posologia consigliata puo’ arrivare fino a 2 spruzzi per tre-quattro volte al giorno, pari a 600-800 mcg di Salbutamolo + 1,5-2 mg di Flunisolidedie. Bambini: 1 spruzzo per due-tre volte al giorno, pari a 200-300 mcg di Salbutamolo + 0,5-0,75 mg di Flunisolide die. In funzione della gravita’ della patologia, la posologia consigliata puo’ arrivare fino a: 2 spruzzi per due-tre volte al giorno, pari a 400-600 mcg di Salbutamolo + 1-1,5 mg di Flunisolide die. I bambini devono utilizzare la sospensione pressurizzata per inalazione sotto controllo di un adulto, attenendosi strettamente alle dosi consigliate. Non e’ consigliabile somministrare ai bambini sotto i 6 anni di eta’.

Conservazione

Soluzione da nebulizzare: conservare a temperatura non superiore a 25gradi C e lontano da fonti di calore. Sospensione pressurizzata per inalazione: il boccaglio deve essere sempre protetto dalla polvere. Conservare il flacone a temperatura non superiore a 25 gradi C, lontano dafonti di calore e non gettarlo sul fuoco anche quando e’ vuoto.

Avvertenze

Il farmaco deve essere somministrato con cautela nei pazienti affettida insufficienza cardiaca, da cardiopatia ischemica e da grave ipertensione. E’ importante che la dose sia portata alla minima dose efficaceper il controllo dell’asma e che sia rivista regolarmente. Infatti possibili effetti sistemici, quale soppressione surrenalica, anche acuta, ritardo della crescita nei bambini e adolescenti, riduzione della densita’ minerale ossea, cataratta e glaucoma, possono insorgere in seguito a trattamento con corticosteroidi inalatori a dosi elevate per periodi prolungati. Si sono verificati casi molto rari di crisi surrenaliche acute in ragazzi esposti a dosi piu’ alte di quelle raccomandate per periodi prolungati. I sintomi da insufficienza surrenalica inizialmente sono aspecifici ed includono anoressia, dolore addominale, perdita di peso, stanchezza, mal di testa, nausea, vomito; sintomi specificiin caso di trattamento con corticosteroidi inalatori comprendono ipoglicemia con riduzione dello stato di coscienza e/o convulsioni. Situazioni che potrebbero potenzialmente determinare una crisi surrenalica sono: traumi, interventi chirurgici, infezioni e rapida riduzione del dosaggio. I pazienti che ricevono dosi elevate devono essere strettamente valutati e la dose gradualmente ridotta. Il monitoraggio della riserva surrenalica puo’ anche essere necessario. Ci sono evidenze di raricasi di ischemia miocardica associata all’uso di salbutamolo. I pazienti con preesistenti patologie cardiache gravi che ricevono salbutamolo per patologie respiratorie, devono essere avvertiti di informare ilproprio medico qualora si verifichi dolore toracico o sintomi di peggioramento della patologia cardiaca. Si possono presentare effetti sistemici con i corticosteroidi inalatori. I possibili effetti sistemici includono la sindrome di Cushing, aspetto Cushingoide, soppressione surrenalica, ritardo della crescita in bambini e adolescenti, riduzione della densita’ minerale ossea, cataratta, glaucoma e, piu’ raramente unaserie di effetti psicologici o comportamentali che includono iperattivita’ psicomotoria, disturbi del sonno, ansieta’, depressione o aggressivita’. E’ importante quindi che la dose del corticosteroide per inalazione sia la piu’ bassa dose possibile con cui viene mantenuto il controllo effettivo dell’asma. E’ estremamente importante l’utilizzo corretto della sospensione pressurizzata per inalazione per permettere alfarmaco di penetrare nelle parti piu’ distali delle diramazioni bronchiali, e quindi di svolgere al meglio il suo effetto terapeutico. Il boccaglio della sospensione pressurizzata deve essere mantenuto sempre pulito lavandolo spesso con acqua tiepida.

Interazioni

Si sconsiglia la somministrazione contemporaneamente a farmaci -bloccanti, ad altri corticosteroidi attivi per via aerosolica e ad altri agonisti dei recettori 2-adrenergici.

Effetti Indesiderati

Dopo somministrazione di dosaggi molto elevati e per lunghi periodi e’possibile la comparsa di effetti indesiderati imputabili sia a salbutamolo sia a flunisolide. Sono riconducibili a salbutamolo effetti quali aumento della frequenza cardiaca, della pressione arteriosa e tremori muscolari. Molto raramente sono state segnalate aritmie cardiache, ischemia miocardica. Sono riconducibili a flunisolide effetti quali insorgenza di soppressione surrenalica, ritardo della crescita in bambinie adolescenti, riduzione della densita’ minerale ossea, cataratta e glaucoma. Flunisolide inoltre puo’ essere causa di comparsa nel cavo orale di infezioni localizzate di tipo fungino; candida che tuttavia, senza interrompere il trattamento, regrediscono rapidamente dopo appropriata terapia locale. Queste infezioni possono essere prevenute o ridotte al minimo se i pazienti provvedono a sciacquare accuratamente la bocca dopo ogni somministrazione. Disturbi psichiatrici: iperattivita’ psicomotoria, disturbi del sonno, ansieta’, depressione, aggressivita’,disturbi di comportamento.

Gravidanza E Allattamento

Si sconsiglia l’uso durante la gravidanza.

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Orzaiolo: i sintomi pericolosi da far controllare al medico

MEDICINA ONLINE OCCHIO EYE MIOPIA ASTIGMATISMO IPERMETROPIA PRESBIOPIA VISTA VEDERE DIOTTRIA CONI BASTONCELLI CERVELLO SENSOL’orzaiolo è quasi sempre un problema non grave, talvolta però è possibile l’insorgenza di complicazioni che possono nascondere problemi più gravi. E’ consigliabile contattare immediatamente un oftalmologo (specialista nello studio dell’occhio, delle sue funzioni e delle sue malattie) in presenza di uno qualsiasi dei seguenti segni e sintomi:

  • l’occhio appare chiuso e gonfio;
  • arrossamento della zona circostante l’intero occhio;
  • cambiamento o problemi a carico della vista;
  • il gonfiore perdura per più di 3 settimane;
  • l’orzaiolo o gli orzaioli tendono a ricomparire o presentano la fuoriuscita di sangue;
  • le ciglia tendono ad abbassarsi;
  • l’orzaiolo si trova sulla palpebra inferiore, vicino al naso;
  • la parte bianca dell’occhio diventa rossa;
  • l’occhio continua a drenare secrezioni di pus o dense;
  • presenza di febbre superiore a 38°;
  • lacrimazione persistente ed eccessiva;
  • rossore persistente sulla superficie dell’occhio;
  • dolore significativo;
  • ricomparsa dell’orzaiolo, specie se l’insorgenza si verifica nella medesima posizione di un orzaiolo precedente;
  • gonfiore dei linfonodi del collo;
  • visione doppia.

E’ consigliabile recarsi da un oftalmologo in presenza di uno qualsiasi dei suddetti sintomi. Qualora non fosse possibile essere visitati nell’immediato da un oftalmologo, è consigliabile recarsi al pronto soccorso, in caso di insorgenza di uno qualsiasi dei problemi succitati.

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Come interpretare correttamente i sogni

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma 17 MARZO GIORNATA MONDIALE SONNO DORMIRE Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata Macchie Capillari Ano PeneI sogni rivelano alcune sfaccettature del nostro inconscio, ecco come interpretarli al meglio per far luce sulle parti nascoste della nostra psiche.

Per molti scienziati si tratta semplicemente di una reazione fisiologica, mentre per gli psicoanalisti assume un significato ben più importante che rivela le molteplici sfaccettature del nostro inconscio, è il sogno: uno stato di coscienza misterioso che da sempre cerca di essere interpretato.
Il primo geografo che si avvicinò all’interpretazione del sogno fu il greco Artemidoro, che nel 200 d.c scrisse numerosi libri in cui veniva spiegato il significato psicologico delle scene oniriche che appaiono durante il sonno e un’eventuale indicazione profetica. Le sue teorie costituiscono la base dell’intera scienza interpretativa e sono state successivamente sviluppate fino ad arrivare alle grandi conquiste degli studiosi dei primi decenni del secolo scorso, in particolare quelle di Freud, secondo il quale il sogno è la realizzazione di un desiderio inconscio e Jung che considera l’inconscio un universo collettivo e per questo la sua interpretazione dovrebbe essere univoca.

Di certo sappiamo che i sogni sono il risultato di un prezioso lavoro compiuto dalla nostra psiche durante il sonno, dove il nostro cervello rielabora elementi e avvenimenti accaduti nella vita quotidiana che assumono un significato educativo.
La sua interpretazione è dunque fondamentale, poiché mette in luce parti della nostra psiche sconosciute mostrando desideri repressi dalla morale. Dare una spiegazione al sogno può essere utile per rimediare alcune contraddizioni e comportamenti incoerenti che fanno parte della vita reale.
Mentre il nostro corpo è immobile e le palpebre sono chiuse, gli occhi seguono le scene oniriche come se stessimo vivendo un film. E come spesso succede che cerchiamo di capire il contenuto di certe pellicole, allo stesso modo dobbiamo interrogarci sui nostri sogni notturni.

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Liberarsi dagli schemi
Per analizzare e comprendere i sogni è necessario riportare il mondo onirico allo stadio iniziale, annullando eventuali superstizioni, credenze o schemi rigidi che possano influenzare le nostre interpretazioni.

Simboli classici
Tenete in considerazione i simboli classici (es.: il mare: simbolo dell’inconscio; la casa: la propria personalità), ma non considerateli un punto fermo, cercate anche di dare una spiegazione che si adatti al singolo caso.

Modi di dire
Talvolta alcune espressioni figurate e i modi di dire che normalmente si usano nella vita quotidiana possono influenzare i sogni e dare vita e immagini apparentemente inspiegabili, ecco dunque che è necessario tenere in considerazione una possibile relazione con queste locuzioni e le parole in esse contenute.

Ascoltare le emozioni
Le scene oniriche hanno lo scopo di emozionare, facendo vivere o rivivere stati d’animo che abbiamo represso durante il giorno. Considerate qual è il sentimento che avete vissuto e collegatelo all’immagine apparsa.

La sintonia
Abituatevi a mettervi in sintonia con le scene oniriche e attribuite inizialmente l’interpretazione più semplice. (es.: spesso le immagini della natura non nascondono chissà quale significato, indicano semplicemente che avete bisogno di un periodo di calma per ritrovare voi stessi).

I sogni e il cibo
Aristotele fu il primo a dire che i brutti sogni partono dallo stomaco. Se avete mangiato troppo è probabile che facciate sogni sgradevoli. Più in generale, se vi capita di sognare il cibo, significa che sentite il reale bisogno di certi alimenti, forse perché mancano nella vostra dieta.

Sogni e numeri
Occorre considerare che alle scene oniriche possono essere presenti numeri porta fortuna, oppure all’immagine stessa può essere attribuito un numero della cabala che porta fortuna e ogni tanto può riservare qualche sorpresa.

Il sogno ricorrente
Quando un sogno si ripete più volte significa che avete una questione irrisolta in sospeso.
Dopo aver dato un’interpretazione generale al sogno potrete esaminare i particolari e capire se nasconde anche un significato premonitivo. All’interno del nostro archivio, potrete ricercare le parole chiave che lo descrivono, scorrendo l’indice alfabetico oppure interrogando il motore di ricerca.

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Litigi di coppia, ecco perché si discute con il partner

MEDICINA ONLINE GELOSIA UOMO VIOLENTO VIOLENT RAGE HUNGRY SAD COUPLE AMORE DONNA PENE EREZIONE IMPOTENZA DISFUNZIONE ERETTILE VAGINA SESSULITA SESSO COPPIA JEALOUS LOVE COUPLE FRINEDS LOPerché si litiga con il partner? Quali sono le cause principali? Litigare all’interno della coppia è normale, fa parte dello stare insieme, quello che conta è litigare senza colpi bassi sotto la cintura e poi fare pace e chiarirsi bene, in modo da evitare di accumulare rancore e risentimento. Le litigate e le discussioni vanno prese come occasioni per chiarirsi e conoscersi, non come dei fallimenti, ognuno ha il suo carattere e le proprie abitudini ed è normale che bisogna assestarsi un po’ quando si condivide la vita con un’altra persona. Quando si è innamorati è bellissimo anche fare pace, ci si ritrova più uniti e vicini, quindi non preoccupatevi e mostrate il vostro disappunto se è necessario.

Ma quali sono le principali cause di litigio? Quali sono le note dolenti che portano alle discussioni e che accomunano un po’ tutti? Al primo posto ci sono i soldi e questo era prevedibile, poi l’intimità soprattutto se scarseggia o se non si è in sintonia, poi c’è il non avere abbastanza tempo per stare insieme e a seguire la mancanza di comunicazione e l’incapacità di gestire le proprie emozioni. Si passa poi alle faccende domestiche che spesso pesano solo sulle donne, la gestione e la presenza di amici e parenti e poi l’andare a dormire insieme. Infine ci sono le difficoltà a letto che sono potenzialmente pericolose e i problemi irrisolti che vengono rinfacciati a sangue freddo…

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Cause di fatica muscolare: acidificazione del muscolo e deplezione del glicogeno muscolare

MEDICINA ONLINE PALESTRA PESI MUSCOLI MASSA PROTEINE AMMINOACIDI BCAA RAMIFICATI ESSENZIALI WHEY LATTE SIERO CASEINE CREATINA CARNITINA DIMAGRIRE WORKOUT ALLENAMENTO BICIPITI SPALLE DORSIl termine fatica (o affaticamento) esprime lo stato che si verifica quando avviene una diminuzione delle prestazioni e la perdita di piacere in qualsiasi attività, come conseguenza di sollecitazioni psicofisiche in generale.
Nel caso della prestazione sportiva è opportuno considerare la suddivisione in fatica muscolare (fatica locale od anche periferica) e fatica generale o complessa (fatica centrale).
Le cause della fatica prodotta da un lavoro muscolare vanno ricercate a livello metabolico, e sebbene non siano ancora chiare al 100%, la teoria più accreditata considera che il maggiore responsabile della fatica muscolare sia un accumulo di ioni idrogeno (protoni) nella muscolatura interessata.
La fatica centrale, invece, sembra essere strettamente collegata con una diminuzione dei neurotrasmettitori eccitatori (glutammato) ed inibitori (GABA, acido gamma-amino-butirrico).

Le cause della fatica muscolare
Nel linguaggio comune spesso si attribuisce all’acido lattico la causa della fatica muscolare. Quante volte abbiamo sentito frasi come “l’acido lattico si inizia a far sentire”, i “muscoli pieni di acido lattico”… Questa ipotesi presuppone che l’iperacidosi del muscolo che si produce in un lavoro muscolare intenso sarebbe provocata dalla formazione di lattato. Per cui con la dissociazione del protone (H+) dal prodotto finale della glicolisi anaerobica, ovvero l’acido lattico (lattato = acido lattico meno H+), si produrrebbe un aumento della concentrazione di protoni (diminuzione dei valori del pH: “acidificazione”) nel plasma cellulare.
In realtà questa è una descrizione errata di ciò che avviene. La formazione di lattato può essere vista come un meccanismo che contribuisce all’eliminazione parziale di protoni: quando dal piruvato si produce lattato grazie all’enzima lattato deidrogenasi, viene addirittura accettato un H+ dall’ambiente. La formazione di lattato non ha dunque un’azione acidificante, ma al contrario è un meccanismo attraverso il quale le cellule muscolari che lavorano con grande intensità possono essere difese entro dall’iperacidificazione.

La fonte principale di protoni, che causa l’acidificazione dei muscoli e in ultima analisi la fatica muscolare, è proprio la scissione stessa dell’ATP. Quando una molecola di ATP si trasforma in ADP rilasciando energia, è necessaria una molecola di acqua (per questo si parla anche di idrolisi dell’ATP) e si produce anche un protone (H+). Il primo meccanismo per eliminare questo protone, è quello del creatinfosfato, che ripristina la molecola di ATP e toglie di mezzo il protone. Questo meccanismo dura solo alcuni secondi, poi il creatinfosfato si esaurisce, ed entra in gioco la formazione di lattato dal piruvato, che oltre a risintetizzare l’ATP, funziona anche come tampone dei protoni.
Il presupposto affinché funzioni il meccanismo tampone del lattato è che vi sia una sufficiente disponibilità di piruvato, dunque è necessario che venga messa in moto la glicolisi e questo può avvenire solo se vi è una sufficiente disponibilità di glucosio, ovvero di glicogeno muscolare.

Anche il processo della formazione per glicolisi di piruvato e lattato ha una capacità limitata, dunque come si difende la cellula quando l’eliminazione dei protoni attraverso la formazione di lattato viene sovrastata dalla loro produzione? Semplice: i protoni bloccano i punti d’azione del calcio, l’iniziatore dell’idrolisi dell’ATP, legandosi ai suoi siti negativi di legame. In questo modo si impedisce l’inizio dell’interazione generatrice di forza tra calcio-troponina ed ATP-miosina. In pratica, il sistema è auto-inibente. Questa è la causa metabolica di quello stato che viene definito fatica muscolare locale e che il soggetto percepisce come “gambe e braccia pesanti”.
Abbiamo visto che per funzionare correttamente, il meccanismo del lattato ha bisogno di substrati energetici, ovvero del glicogeno muscolare. E infatti nei soggetti che seguono una dieta povera di carboidrati si verifica precocemente la fatica muscolare. Inoltre, aumentano i valori dell’urea e di conseguenza quelli di ammoniaca/ammonio nel sangue, e il volume respiratorio aumenta a parità di consumo di ossigeno perché l’ammonio diminuisce l’utilizzazione cellulare dell’ossigeno disponibile.
Concludendo, la fatica muscolare è causata dall’acidificazione del muscolo, e dalla deplezione di glicogeno muscolare.

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