Come allontanare api, vespe e zanzare da balcone, giardino e piscina

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Come allontanare api e vespe da balcone, giardino e piscina?

Con l’inizio della primavera e durante l’estate l’incubo ricomincia: avete il terrore di essere punti da questi aculeati e non sapete propri come tenerli a debita distanza. C’è sempre una soluzione! Se non volete ucciderli inutilmente, esistono dei pratici modi per non essere attaccati che vi permetteranno di passare un’estate senza gonfiori e dolori vari. Ci sono degli odori che disturbano questi insetti, che non riescono proprio a sopportare e quindi, anche se si trovano dinanzi a una bella bibita zuccherina – nel caso delle vespe -, preferiscono fare dietrofront. Di seguito, troverete tutti i consigli per allontanare zanzare, vespe ed api suddivisi in base al posto in cui volete scacciarle.

Le piante le migliori alleate

Api e vespe sono attratte dai fiori. E tutti lo sappiamo bene. Ma cosa fare per allontanarle dal balcone? Se amate la flora, vi consiglio di puntare proprio su alcune piante che hanno la capacità di disorientarle: comprate e mettete sul balcone la citronella, il geranio, la canfora, il basilico e l’alloro. Badate bene a non mettere vicino a queste piante piselli, anice e finocchio perché neutralizzano le proprietà delle piante repellenti. Potete anche mettere in un bicchiere d’acqua tre cucchiai di polvere d’aglio, mischiate e versatelo in uno spruzzino da usare sul piatto dei vasi o sui muri del balcone.

Giardino senza vespe e api? Non è impossibile

Nel giardino, potete usare le stesse piante che vi ho consigliato qui sopra. Se invece fate dei pranzi o delle cene all’aperto, vi consiglio di mettere dei cetriolitagliati a pezzi attorno alle pietanze per allontanare api e vespe; oppure, cospargetevi il corpo (o almeno le zone scoperte) con oli essenziali di lavanda ed eucalipto. Importanti, anche le candele alla citronella da distribuire in giardino.

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Caffè, il repellente per eccellenza

Se volete tenere lontane vespe e api dalla piscina, utilizzate o le candele di citronella oppure il caffè: dovete bruciarlo all’interno di una candela vuota oppure in un tappo di ketchup e maionese. Quando il caffè inizia a bruciare, lasciatelo sul bordo della piscina: il suo effetto durerà per diverse ore.

E le zanzare?

Vi parlo delle piante anti-zanzare più diffuse: alcune avranno bisogno di molte attenzioni; altre, invece, sono facilmente adattabili all’ambiente in cui vivono, ma ricordatevi di metterle sempre davanti a porte e finestre e su balconi e giardino per evitare così zanzare tigre e comuni:

  • L’erba gatta è una delle piante scaccia-zanzare più efficaci, molto più potente di un repellente chimico. Dovete assicurarvi che sia sempre protetta dal vento perché potrebbe disperdere il suo potere di allontanare le zanzare: fate in modo, quindi, di coprirla tutt’intorno, lasciandola scoperta solo in alto affinché possa beneficiare dei raggi solari.
  • Il gelsomino rampicante è molto adattabile e resiste a diversi tipi di clima, tranne a quello troppo rigido: quando infatti la temperatura scende al di sotto dello zero, perde le sue foglie. Ma questo non è un problema che avrete d’estate e non dovrete preoccuparvi nemmeno di annaffiarlo giornalmente perché abbisogna di poca acqua.
  • La citronella è ottima per allontanare le zanzare, ma esistono alcuni tipi che non hanno lo stesso effetto di quella originale: dovrete prestare molta attenzione quando vi rivolgete al fioraio perché potrebbe rifilavi una Cymbopogon Winterianus o una  Cymbopogon Nardus.
  • La catambra produce catalpolo, che è un forte repellente. Anche in questo caso, dovete prestare molta attenzione quando acquistate un catambra: quella originale ha un Brevetto Europeo e possiede una etichetta antistrappo.
  • La calendula viene spesso utilizzata per i repellenti che si trovano in commercio e più precisamente il piretro, la sostanza che respinge le zanzare come un grande scudo. Dovete sempre assicurare a questa pianta l’esposizione diretta al sole e un terriccio ricco di sali minerali e acqua.
  • Il geranio profumato riesce a tenere lontane le zanzare in maniera efficace e, inoltre, abbellisce la casa. Per la sua proprietà anti-zanzara, ha preso il nome di mosquitaway.
  • L’agerato produce, attraverso la cumarina, un odore che le zanzare trovano insopportabile, tanto da girare alla larga da questa pianta. Deve essere esposta al sole per un minimo di cinque ore, ma più tempo assorbe luce e meglio è.

Prodotti per allontanare le zanzare

Non ne potete più delle zanzare? Di seguito vi riportiamo una lista di prodotti estremamente efficaci, scelti e testati dal nostro Staff di esperti, per neutralizzare le zanzare, le mosche ed altri insetti fastidiosi:

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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A cosa è dovuto il colore dei capelli?

MEDICINA ONLINE VOLTO DONNA CAPELLI SGUARDO RAGAZZA BIONDA OCCHI OCCHIAIE TERAPIA TRATTAMENTO EYES TRUCOS DE BELLEZZA VISO DONNA RIMEDI SEXY SEX CHIRURGIA MEDICINA ESTETICA PELLE SCURA PANDA OCCHIO NERO ORIENTALE YOUNG GIRL.jpgIl colore dei capelli è dovuto alla presenza di melanociti a livello dello strato basale del bulbo pilifero. La colorazione dipende dalla quantità e dal tipo di melanina che viene prodotta, nonché dalla dimensione dei melanosomi.
Nei capelli scuri, per esempio, è presente eumelanina; in quelli biondi e rossi feomelanina. Il pigmento è sempre e comunque limitato alla corteccia.

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Con l’avanzare dell’età i melanociti diventano sempre meno attivi, fino a cessare completamente la produzione di melanina. Si parla in questo caso di incanutimento (capelli bianchi), una condizione che si rende evidente mediamente dai 40 anni in poi. Sono tuttavia frequenti eccezioni, poiché il suo manifestarsi è programmato geneticamente.
Si dice che un grave trauma possa portare ad un incanutimento pressoché istantaneo. Si tratta in realtà di una leggenda metropolitana, poiché il capello, come i peli, è una cosa morta e come tale non può rispondere a stimoli traumatici.
E’ tuttavia possibile che i capelli possano ingrigire in seguito ad un trauma, anche se il fenomeno non insorge dalla sera alla mattina. Una possibile spiegazione è la seguente: innanzitutto occorre tener presente che i peli terminali sono più sensibili all’incanutimento di quelli del vello. In seguito ad un trauma (paura, emozione, stress, problemi di salute ecc.) può esserci un diradamento dei capelli, a causa dell’accorciamento del ciclo vitale dei peli più sottili, che cadono rapidamente lasciando più spazio a quelli terminali depigmentati. Per questo motivo un evento traumatico può determinare incanutimento, anche se la cosa non è così fulminea come viene proposta in certi film, fumetti o cartoni animati.

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A che servono i capelli ed i peli?

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma A CHE SERVONO PELI CAPELLI Pelle Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpgPeli e capelli pur se apparentemente poco importanti, svolgono svariate funzioni utili all’organismo. Tra cui:

  • funzione percettiva. Peli e capelli funzionano come veri e propri meccanismi sensori, in grado di captare stimoli tattili anche molto leggeri. I follicoli piliferi sono circondati da una fitta rete nervosa e funzionano come una specie di leva che amplifica gli stimoli tattili;
  • funzione estetica. I peli possono avere anche una funzione estetica e di richiamo sessuale. I capelli, per esempio, sono un’arma di seduzione tipicamente femminile, capace di donare un certo fascino anche al volto maschile. Anche i peli sul petto negli uomini e i peli sul pube femminile possono rappresentare un forte richiamo sessuale. I peli, specie quelli ascellari, hanno la funzione di diffondere il sudore apocrino, ricco di sostanze deputate al richiamo sessuale, dette feromoni.
  • funzione protettiva. Peli e capelli hanno il compito di proteggere alcune zone del corpo sia dal punto di vista fisico che chimico, pensiamo ad esempio a come una folta capigliatura protegge la testa dai traumi, o come i peli delle ciglia e sopracciglia impediscono a sudori ed oggetti estranei di penetrare nell’occhio. I peli del naso e delle orecchie ostacolano l’entrata dei corpi estranei, mentre i capelli, se abbondanti, riparano efficacemente dal sole e dai traumi.
  • funzione termoregolatrice. A tale proposito leggi: Perché viene la pelle d’oca?

Altre funzioni sono:

  • funzione comunicativa. I peli sono molto importanti per la mimica facciale e ci consentono di esprimere molti stati d’animo.
  • funzione “antinquinamento”. I capelli sono anche buoni indicatori di inquinamento ambientale, poiché sono in grado di assorbire e trattenere determinate sostanze nocive, come il piombo ed il mercurio. L’analisi del capello è importante anche in medicina legale, poiché in questa sede si concentrano determinati veleni, come l’arsenico, e le droghe, come gli oppiacei (morfina, eroina e derivati) e determinati alcaloidi (cocaina, crack).

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Differenza tra pelo e capello

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma DIFFERENZA PELO CAPELLO Pelle Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene HD.jpgSia i peli che i capelli hanno in comune alcune funzioni, come ad esempio:

  • funzione percettiva. Peli e capelli funzionano come veri e propri meccanismi sensori, in grado di captare stimoli tattili anche molto leggeri;
  • funzione protettiva. Peli e capelli hanno il compito di proteggere alcune zone del corpo (pensiamo ad esempio a come una folta capigliatura protegge la testa dai traumi, o come i peli delle ciglia e sopracciglia impediscono a sudori ed oggetti estranei di penetrare nell’occhio).

Esistono differenze tra i capelli ed i peli.

I capelli (o “peli terminali”) sono più grossi, più rigidi, più spessi e pigmentati, inoltre se non tagliati tendono a crescere virtualmente all’infinito. Sono presenti solo sulla testa.

I peli (o “peli del vello”), invece, sono molto più corti, morbidi e sottili dei capelli. Se non tagliati tendono a raggiungere una certa misura e fermarsi. Non sono così pigmentati come i peli terminali, tanto che in alcune zone sono praticamente invisibili se non osservati da vicino o con una lente. Sono presenti quasi in ogni parte del corpo anche se con lunghezza variabile, si pensi ad esempio alla differente lunghezza tra i peli dell’addome femminile ed i peli pubici o delle ascelle. Le aree cutanee assolutamente prive di peli (glabre) sono molto poche. Anche la fronte, apparentemente glabra, presenta peli del vello. Le uniche zone realmente glabre del corpo umano sono i palmi delle mani, le piante dei piedi, le labbra, le areole mammarie, il glande ed il clitoride.

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Come coltivare l’anguria in un vaso sul balcone

MEDICINA ONLINE DOTT. EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO ANGURIA COCOMERO MELONE FA INGRASSARE DIMAGRIRE FRUTTA ACQUA CALDO ESTATECome prima cosa, scegliamo la varietà di anguria. Meglio optare per l’anguria baby o nana, i cui semi si trovano nei negozi specializzati e online

Scegliamo poi un vaso che dovrà avere avere una dimensione inferiore ai 30 cm di diametro ed ai 30 cm di profondità. Procuriamoci un traliccio alto 120 cm al quale la pianta di anguria potrà avvolgersi mentre cresce per resistere meglio al vento ed al peso del frutto.

Per seminare l’anguria dobbiamo aspettare che non faccia troppo freddo. Se abbiamo deciso di posizionare il vaso all’esterno meglio attendere la primavera inoltrata, invece se abbiamo una piccola serra possiamo piantare i semi a febbraio se abitiamo al sud ed a marzo se abitiamo al Nord o comunque in zone molte fredde. In generale la temperatura non deve mai scendere sotto i 14°C, ma meglio aspettare che si stabilizzino tra i 18 ed i 19°C. Evitare zone troppo ventilare e preferire zone esposte al Sud dove la luce del sole è maggiore per tutta la giornata.

In ogni vaso si mettono dai 3 ai 4 semi e già dopo una decina di giorni si iniziano a vedere le piantine. Meglio usare un terriccio soffice e fertile con un ph compreso tra i 6 ed i 6.8. Meglio non annaffiare con acqua troppo calcarea per evitare di rovinare i frutti.

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Di cosa è fatta la lingua?

MEDICINA ONLINE LINGUA BOCCA FRENULO ANATOMIA FISIOLOGIA ORAL TONGUE LABBRA LEPORINO GENGIVE DENTI MANDIBOLA MASCELLA PAPILLE GUSTATIVE GUSTO CIBO FONAZIONE GLOSSODINIA PALATO SCHISILa lingua è un organo del corpo umano che occupa gran parte della cavità orale; è composta da varie strutture anatomiche: mucose, papille linguali (anche dette papille gustative) e vari muscoli.

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Differenza tra arma da fuoco ed arma da sparo con esempi

MEDICINA ONLINE MEDICINA LEGALE ARMA FUCILE PISTOLA MITRA ASSALTO AUTOMATICA SEMI DIFFERENZAUna “arma da fuoco” o “arma a fuoco” (in inglese “gun”) è per definizione una macchina termobalistica che sfrutta l’energia cinetica (cioè l’energia legata al movimento) dei gas in espansione da una carica di lancio o scoppio per scagliare dei proiettili. L’energia è utilizzata per proiettare un oggetto (che viene chiamato proiettile o proietto se il suo diametro è maggiore di 20 mm) a grandissima velocità verso un bersaglio: sarà l’azione perforante del proiettile a causare i danni al bersaglio.  Esempi di arma da fuoco sono il fucile semiautomatico americano Garand M1 ed il fucile d’assalto Sturmgewehr MP44.
Arma comune da sparo
Le armi comuni da sparo sono un tipo di arma da fuoco, elencate all’art. 2 della L. n. 110/1975 (come da ultimo modificato dal D.Lgs. n. 121/2013):

  • i fucili anche semiautomatici con una o più canne ad anima liscia;
  • i fucili con due canne ad anima rigata, a caricamento successivo con azione manuale;
  • i fucili con due o tre canne miste, ad anime lisce o rigate, a caricamento successivo con azione manuale;
  • i fucili, le carabine ed i moschetti ad una canna ad anima rigata, anche se predisposti per il funzionamento semiautomatico;
  • i fucili e le carabine che impiegano munizioni a percussione anulare, purché non a funzionamento automatico;
  • le rivoltelle a rotazione;
  • le pistole a funzionamento semiautomatico;
  • le repliche di armi antiche ad avancarica di modelli anteriori al 1890, fatta eccezione per quelle a colpo singolo (comma così modificato dall’art. 11, L. 21/12/1999, n. 526).
  • i fucili e le carabine che, pur potendosi prestare all’utilizzazione del munizionamento da guerra, presentino specifiche caratteristiche per l’effettivo impiego per uso di caccia o sportivo, abbiano limitato volume di fuoco e siano destinate ad utilizzare munizioni di tipo diverso da quelle militari;
  • sono considerate armi comuni da sparo quelle denominate «da bersaglio da sala», o ad emissione di gas, nonché le armi ad aria compressa o gas compressi, sia lunghe sia corte i cui proiettili erogano un’energia cinetica superiore a 7,5 joule, e gli strumenti lanciarazzi, salvo che si tratti di armi destinate alla pesca ovvero di armi e strumenti per i quali la commissione consultiva di cui all’articolo 6 escluda, in relazione alle rispettive caratteristiche, l’attitudine a recare offesa alla persona (comma così sostituito dall’art. 1, L. 21/02/1990, n. 36 e dall’art. 11, L. 21/12/1999, n. 526).

Ai sensi dell’art. 10, comma 6, L. n. 110/1975, il privato cittadino può detenere le seguenti armi comuni da sparo:

  •  tre armi comuni da sparo;
  • sei armi classificate per uso sportivo;
  • otto armi tra antiche, artistiche, rare o d’importanza storica (art. 8, comma, 1, D.M. 14 aprile 1982);
  • un numero illimitato di fucili da caccia (art. 37, comma 2, L. n. 157/1992);
  • un numero illimitato di parti essenziali d’arma (art. 38, comma 1, TULPS).

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Caratteristiche delle armi comuni da sparo
Ogni modello di arma comune da sparo prodotta, introdotta o commercializzata in Italia a partire dal 1 gennaio 2012, per definizione deve obbligatoriamente essere oggetto di classificazione da parte del Banco Nazionale di Prova, il quale ente ha il compito di verificare, per ognuna delle suddette armi, la qualità di arma comune da sparo – compresa la eventuale qualifica di arma sportiva ai sensi della vigente normativa – e la corrispondenza ad una delle categorie europee di cui all’All. I della Direttiva CEE 477/1991 (come previsto dall’art. 23, comma 12sexiesdecies, D.L. n. 95/2012 convertito nella L. n. 135/2012). L’elenco delle armi classificate dal Banco Naizonale di Prova è consultabile sul sito https://www.bancoprova.it/index.php/it/classificazione-armi/armi-classificate.html.
Tutti i modelli di armi prodotte o introdotte in Italia tra il 1 ottobre 1979 ed il 31 dicembre 2011, ad eccezione delle armi da caccia ad anima liscia e di quelle ad avancarica, prima di essere immessi sul mercato erano sottoposti ad un controllo preventivo da parte del Ministero dell’Interno per mezzo della Commissione consultiva centrale per il controllo delle armi (art. 6 L. n. 110/1975; tale Commissione è stata soppressa dall’art. 12, comma 20, del D.L. n. 95/2012 convertito nella L. n. 135/2012); se tale verifica aveva esito positivo, il modello di arma veniva riconosciuto con specifico Decreto ministeriale (che veniva pubblicato in Gazzetta Ufficiale), gli veniva attribuito un numero di catalogazione e veniva iscritto nel Catalogo nazionale delle armi comuni da sparo (come previsto dall’art. 7 L. n. 110/1975, poi abrogato dall’art. 14, comma 7, della L. n. 183/2011 a decorrere dal 1 gennaio 2012); il Catalogo delle armi comuni da sparo è consultabile sul sito https://www.space.interno.it.
Le armi comuni da sparo recano dei segni distintivi (cosiddetti marchi o punzoni) che consentono di identificarle. Tali segni identificativi sono elencati all’art. 11 della L. n. 110/1975 (come modificato dal D.Lgs. n. 204/2010, ma vedasi altresì quanto disposto già dall’art. 8, comma 1, lett. a) – Convenzione – Protocollo addizionale contro la fabbricazione ed il traffico illecito di armi da fuoco, della L. n. 146/2006)  e sono:

  • il marchio o la sigla che individua il produttore oppure l’assemblatore,
  • il numero di matricola (solitamente costituito da un codice numerico o alfanumerico), che non è obbligatorio per le armi prodotte prima del 1920; il numero di matricola deve essere obbligatoriamente presente sempre anche sulle canne intercambiabili,
  • il paese in cui è stata prodotta l’arma e l’anno di fabbricazione,
  • il calibro almeno sulla canna,
  • qualora si tratti di arma prodotta oppure importata oppure introdotta in Italia durante la vigenza del Catalogo nazionale delle armi comuni da spato (tra il 1 ottobre 1979 ed il 31 dicembre 2011) e per la quale era previsto l’obbligo della catalogazione, anche il numero di iscrizione nel Catalogo,
  • i punzoni del Banco Nazionale di Prova italiano o di un Paese straniero il cui banco sia riconosciuto ai sensi della cd. normativa CIP (i punzoni del Banco sono tre: il punzone identificativo del Banco che ha eseguito le prove, il punzone indicante il tipo di prova effettuata sull’arma e l’anno della prova; inoltre, potrebbe esservi impresso anche un quarto punzone, il cosiddetto punzone del giglio, che indica che quell’arma è stata altresì sottoposta alle prove con i pallini d’acciaio).

È vietato effettuare interventi tecnici sull’arma che abbiano come effetto di alterare la meccanica in modo da aumentarne la potenzialità d’offesa oppure che interessino le dimensioni dell’arma ed abbiano come effetto di facilitarne il porto, l’uso o l’occultamento (art. 3 L. n. 110/1975). Quindi è vietato, ad esempio, aumentare il calibro dell’arma oppure aumentare la capacità del caricatore o montare su di essa un calcio pieghevole oppure accorciare la canna di un’arma posta a catalogo o, ancora, accorciare in maniera considerevole la canna di un’arma non posta a catalogo rendendo la medesima occultabile.
Non sono vietati quegli interventi che non incidono sulla meccanica o non aumentano la potenza e/o l’occultabilità dell’arma.
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Ghiandole di Cowper e liquido di Cowper: anatomia e funzioni

Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma Ecografia Spalla Ginocchio Traumatologia Gambe Sangue Articolare POSIZIONE FRATTURA PENE Medicina Estetica Luce Pulsata Depilazione Macchie Capillari Rughe Dietologo Radiofrequenza Cavitazione GrassoLe ghiandole bulbouretrali (o ghiandole di Cowper) sono piccole ghiandole esocrine, da 3 a 5 mm di diametro, situate alla radice del pene all’altezza dell’uretra membranosa.

La loro capsula fibroelastica è composta, oltre che da fibroblasti e cellule muscolari lisce, dalle fibre muscolari scheletriche provenienti dai muscoli del diaframma urogenitale. Dalla capsula provengono dei setti che dividono ogni ghiandola in lobuli (cisterne). L’epitelio (tessuto) di queste ghiandole tubuloalveolari composte, varia da cubico semplice a colonnare semplice.

La funzione delle ghiandole è la produzione di un secreto denso e viscoso, trasparente, il liquido di Cowper (chiamato anche liquido pre-eiaculatorio, liquido preorgasmico, liquido prespermatico, liquido preseminale), che durante la fase di eccitazione sessuale maschile, emerge come piccole quantità di fluido che procede dall’uretra alla cima del pene; inoltre è un liquido alcalino, ossia neutralizza l’ambiente acido dell’uretra.

Sembrerebbe che il liquido di Cowper non contenga al suo interno spermatozoi, tranne che durante la fase di eiaculazione, tuttavia potrebbe raccogliere spermatozoi depositati nell’uretra da eiaculazioni precedenti.

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