Estensori per l’allungamento del pene: cosa sono e funzionano davvero?

MEDICINA ONLINE ESTENSORE AUMENTARE LUNGHEZZA PENE QUANTITA SPERMA EIACULAZIONE FORZA PENE EREZIONE IMPOTENZA DISFUNZIONE ERETTILE SESSULITA SESSO COPPIA AMORE ANSIA PRESTAZIONE IMPOTENZA DISFUNZIONE ERETTILE PAURA FOBIA.jpgCos’è un estensore penieno?

Un estensore penieno è una struttura composta da due anelli (uno da fissare alla base del pene, l’altro appena sotto il glande) uniti da aste metalliche ai lati, che vengono regolate in modo da tenere in trazione il pene, “stirandolo”, per ottenere un allungamento penieno non chirurgico. Gli estensori sono generalmente di piccole dimensioni e facili da indossare anche sotto ai vestiti: il pene può essere infatti mantenuto in trazione verso il basso, in modo tale da poter continuare a indossare l’estensore anche durante le normali attività quotidiane.

Come funziona un estensore del pene?

Il principio di funzionamento dell’estensore è quello della “trazione progressiva”, simile a quello usato in chirurgia ortopedica per allungare braccia e gambe, o nell’ortodonzia per prevenire e correggere la cattiva posizione dei denti. L’azione dell’estensore è quella appunto di estendere il pene, oltre le sue normali dimensioni. Sfruttando l’elasticità dei corpi cavernosi interni del pene, e la forte capacità di rigenerazione cellulare presente nel pene dell’uomo, gli estensori permetterebbero di allungare il pene in modo permanente dopo alcune settimane di utilizzo.

Quanto va usato?

Gli esperti suggeriscono di indossarlo 5-6 ore al giorno per almeno 6 mesi. Meglio da svegli e a riposo (per esempio mentre si è sul divano), per poter controllare che sia ben fissato o che non sia troppo stretto: di notte potrebbe risultare pericoloso.

Che risultati ottieni?

La tensione constante e progressiva porterebbe ad un aumento delle dimensioni del pene, con una lunghezza che guadagnerebbe da alcuni millimetri ad alcuni centimetri, con variazioni soggettive. L’aumento della lunghezza del pene ottenuto sarebbe permanente: persiste anche dopo che si è smesso di usare l’estensore.

Gli estensori penieni funzionano davvero?

A parer mio, gli estensori penieni non forniscono nella maggioranza dei casi guadagni macroscopici delle dimensioni del pene, tuttavia in alcuni soggetti potrebbero effettivamente aumentare, anche se di poco, la lunghezza peniena. Esempi di estensori tecnicamente ben costruiti, sono:

Attenzione: il loro uso esasperato può determinare danni alle delicate strutture peniene quindi vanno usati con estrema attenzione.

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I batteri che fabbricano oro

MEDICINA ONLINE ORO GIOIELLO SOLDI VALORE STUDIO.jpgProprio come il famoso Re Mida, che aveva la capacità di trasformare in oro qualsiasi cosa toccasse, anche dei piccoli microrganismi sembrerebbero avere questo straordinario potere. Sono alcuni ceppi di batteri che, secondo i ricercatori australiani dell’università di Adelaide, potrebbero in futuro trasformarsi in vere e proprie fabbriche di pepite: in uno studio, apparso su Chemical Geology, il team di esperti ha dimostrato, infatti, come questi speciali microrganismi potrebbero fornire la chiave per riutilizzare miniere esaurite, riciclare i rifiuti elettronici e cercare nuovi depositi minerari.

Come qualsiasi altro elemento della Terra, l’oro viene continuamente elaborato dai microrganismi in un continuo ciclo di reazioni che portano a disciogliere i granelli d’oro dai minerali in cui è legato o a concentrarlo in piccole pepite di oro puro (ciclo biogeochimico dell’oro).“In natura, l’oro entra nei terreni, sedimenti e vie fluviali attraverso gli agenti atmosferici biogeochemici per finire poi nell’oceano”, spiega Frank Reith, uno degli autori dello studio.

“Alcuni batteri, tuttavia, possono sciogliere e riconcentrare l’oro, in un processo che elimina gran parte dell’argento e forma pepite d’oro”.

Da più di dieci anni i ricercatori australiani hanno provato a far luce sul ruolo che questi microrganismi avessero nella trasformazione dell’oro. “Sapevamo già dell’esistenza di questi processi”, spiega Reith.“Ma per la prima volta sappiamo che queste trasformazioni avvengono in appena pochi anni o decenni, giusto un battito di ciglia se paragonato su scale geologiche”.

Analizzando i granuli d’oro raccolti a West Coast Creek, in Australia,  lo studio ha dimostrato che su ogni granello d’oro si erano verificati cinque “eventi” del ciclo biogeochemico dell’oro, processi biochimici che si svolgono con l’intervento dei batteri. La scoperta inaspettata è che questi processi sono molto veloci (considerando i tempi delle trasformazioni geochimiche): tra i 3,5 e gli 11,7 anni. Tempi che fanno pensare che sia possibile utilizzare questi batteri per migliorare i processi di estrazione dell’oro e ricerca di nuovi giacimenti.“Questi risultati ci hanno sorpreso e potrebbero aprire la strada per molte interessanti applicazioni, come rendere più rapidi ed efficienti i processi di estrazione dell’oro e semplificare i meccanismi necessari per estrarre l’oro da vecchie scorie o rifiuti elettronici”, conclude Jeremiah Shuster, che ha collaborato allo studio.

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Il diabetico può mangiare le fragole ed altra frutta?

MEDICINA ONLINE BERE GELATO FRAGOLE DIABETE BEVANDA CALORIE SODIO GLICEMIA GASSATA OLIGOMINARALE DISTILLATA INGRASSARE DIMAGRIRE INSULINA MARE GLICATA COCA COLA ARANCIATA THE BERE ALCOL DIETA CIBO PASTO LONTANO DAI PASTIQuando si parla di glicemia alta e di diabete di tipo 2 si scatenano le leggende metropolitane e i falsi miti. E’ facile imbattersi in pareri contrastanti e in coloro che sconsigliano, in chi soffre di diabete, tutti i frutti tranne la mela. Spesso i frutti contenenti più zuccheri vengono banditi. Per fare un po’ di ordine mentale va detto che la frutta contiene zuccheri (carboidrati) e alcuni frutti più di altri ma per poter conciliare iperglicemia e/o diabete di tipo 2 e consumo di frutta occorre considerare il “carico glicemico” del frutto e del pasto in cui si consuma frutta. Questo perché la quantità totale di carboidrati ricavati dagli  alimenti assunti è spesso più importante dell’indice glicemico. In altre parole possiamo dire che è la porzione a fare la differenza: la frutta zuccherina non deve essere per forza allontanata dalla tavola ma occorre consumarne una porzione ridotta.

Quanta frutta posso mangiare?

Chi soffre di iperglicemia e diabete di tipo 2 dovrebbe consumare una porzione di frutta che contenga al massimo 15 g di carboidrati/zuccheri. A quanto corrisponda la porzione di frutta non è facile da determinare, dipende innanzitutto dalla quantità di zuccheri presenti nel frutto. Quindi per i frutti più zuccherini la porzione sarà minore rispetto ai frutti con minor contenuto di carboidrati. Inoltre c’è da considerare anche che la quantità di zuccheri dipende dal grado di maturazione e che la velocità con cui i carboidrati saranno assorbiti dipende anche dalla contemporanea assunzione di altri nutrienti e dalla presenza di fibra alimentare, già naturalmente presente nella maggior parte dei frutti. Più fibra c’è e minore è il picco glicemico raggiunto dopo la digestione. Nota bene: succhi di frutta e spremute, anche se non hanno zuccheri aggiunti, hanno un indice glicemico più alto del frutto consumato in maniera intera. Inoltre c’è da considerare che non tutti i diabetici sono uguali nelle loro condizioni, nel loro metabolismo e di conseguenza nei loro fabbisogni nutrizionali, quindi identificare con certezza la porzione non è mai semplice. Sarebbe opportuno che la persona diabetica impari a fare delle prove e a controllare le risposte glicemiche con l’automisurazione della glicemia in modo tale da identificare la porzione che il suo metabolismo è in grado di tollerare senza avere picchi glicemici elevati.

Quali frutti posso mangiare?

Non esistono divieti assoluti ma occorre imparare a gestire quantità e frequenza di consumo. I frutti zuccherini, come cachifichibananeuvafrutta essiccatafrutta sciroppata, sono generalmente sconsigliati e se ne raccomanda un consumo moderato in quantità e frequenza. Altri frutti freschi come melepereagrumilamponimirtilli e frutti di bosco in genere, nespolealbicocchepesche possono essere consumate quotidianamente con la raccomandazione di imparare a gestire la porzione e la frequenza in funzione dell’andamento della glicemia.

Posso mangiare la frutta dopo il pasto?  

Fare attenzione al consumo di frutta dopo un pasto già ricco di carboidrati. Se si mangia la pizza e poi una coppetta di fragole e dopo il pasto la glicemia risulta alta non è colpa delle fragole ma della grande quantità di carboidrati assunti con la pizza. Stessa cosa se nel pasto si è consumata una porzione generosa di pasta e/o pane. Può capitare che il diabetico verifichi la glicemia alta e che ne attribuisca la causa alla frutta. In realtà è il carico glicemico del pasto ad essere stato eccessivo. Considerato che la frutta fresca e di stagione apporta una serie di nutrienti e sostanze utili non andrebbe eliminata ma andrebbero ridotte le porzioni degli altri alimenti ricchi di zuccheri del pasto mantenendo anche la frutta in una proporzione reciproca che permette di tenere i livelli di glicemia sotto controllo.

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La lingua dice molto sulla tua salute: ecco come “leggerla”

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO LINGUA VERDE CAUSE CURE BOCCA DENTI LABBRA SEMEIOTICAPer centinaia di anni, l’analisi della lingua ha rappresentato uno straordinario metodo diagnostico che permetteva al medico di cogliere addirittura in anticipo le affezioni che si potrebbero verificare. Nella Medicina Tradizionale Cinese, l’osservazione della lingua è tenuta in grande considerazione, non a caso, negli anni ’80 furono fatti numerosi studi circa l’aspetto di questa e i tumori. Anche nell’antica medicina Ayurvedica, i medici utilizzavano l’osservazione della lingua non solo per stabilire l’appartenenza dell’individuo ad una costituzione piuttosto che ad un’altra, ma anche per valutarne lo stato di salute. Attualmente il medico attento, durante l’esame obiettivo, pone molta attenzione ai potenziali segni presenti sulla lingua, come ad esempio un colore particolare, o una patina presente su essa, non tralasciando altre caratteristiche correlate, come l’alito, i denti e le labbra. Tutte questre strutture anatomiche forniscono al medico numerose informazioni semiologiche, capaci di indirizzarlo verso una diagnosi o comunque di restringere il campo delle possibili patologie e indirizzare il paziente verso l’esecuzione degli esami più appropriati.

Leggi anche: Lingua verde: cause e terapie

La mappa della lingua

La lingua rappresenta – per chi è capace di cogliere le informazioni che fornisce – un formidabile indicatore del nostro stato di salute. Chiaro che – salvo rari casi – le ipotesi diagnostiche ottenute in base alla sua osservazione, debbano poi essere completate dall’anamnesi fatta durante la visita e confrontate con eventuali esami strumentali. Ma ora vediamo di tracciare una piccola “mappa” della lingua per capire meglio cosa ci comunica con il suo colore e il suo aspetto:

  • La parte centrale (dalla punta alla radice) è la zona che rappresenta, secondo la medicina tradizionale cinese, tutto l’apparato gastrointestinale: faringe, esofago, stomaco, duodeno, colon e retto.
  • Oltre al colon la parte centrale “ospita” la milza, il pancreas e il fegato.
  • La radice della lingua è la zona di vescica, reni e apparato riproduttivo.
  • La punta della lingua corrisponde al cuore.
  • Il margine esteso di tutta la lingua ci da informazioni circa la funzionalità del fegato.

Leggi anche: In quali casi la lingua viene amputata?

Come “leggere” la lingua

Osservando la lingua, possiamo intuire la potenziale presenza di alcune condizioni o patologie:

  • Lingua bianca: malattia infettiva in atto, gastrite, ulcera gastrica.
  • Lingua pallida: stato di anemia.
  • Lingua secca: disidratazione, problemi renali, diabete.
  • Lingua marrone/nero: sviluppo batterico sulla lingua, gastrite, fumo.
  • Lingua verde/gialla disturbi di fegato, cistifellea o milza.
  • Lingua a carta geografica: manifestazione allergica.
  • Lingua che brucia: stato di depressione psichica.
  • Lingua con chiazze bianche: forte ristagno di tossine nel tratto digerente.
  • Lingua con punti rossi  tipo angiomi: malattia angiomatosa che interessa fegato/polmoni.
  • Lingua con la faccia inferiore gialla: congestione del fegato.
  • Lingua gonfia: orticaria in atto.
  • Lingua con puntini bianchi: mughetto, stato di immunodepressione.

Patina bianca-giallastra

Quando la lingua è interamente ricoperta da una patina bianca e/o giallastra, soprattutto nella parte più interna, la persona soffre di uno squilibrio nella secrezione della bile da parte della cistifellea, che, di solito, è la causa principale dei problemi digestivi. Tutti i resti degli alimenti che non sono stati digeriti ed assimilati subiscono un processo di fermentazione e putrefazione e si trasformano in tossine.

Leggi anche: Lingua gialla con alito cattivo o mal gola: cause e rimedi

Impronte dei denti sui bordi della lingua

Alcune lingue presentano dei segni irregolari sui bordi, come se fossero stati fatti dalle mole. Le persone in questione, a volte, hanno anche la necessità di espellere muco biancastro. In questo caso la digestione non funziona correttamente e l’intestino tenue non sta assorbendo correttamente i nutrenti. Il tutto ha a che fare anche con la mancanza di minerali.

Puntini sulla lingua

I puntini nella lingua sono piccoli punti infiammati che rappresentano una scarsa digestione e la presenza di resti di cibo in decomposizione nell’intestino crasso e tenue.

Solchi sulla lingua

I solchi sulla lingua sono abbastanza frequenti e appaiono tagli di maggiore o minore profondità in diverse zone, nonostante i più frequenti si trovino nella zona centrale. Indicano problemi alle pareti del colon, che è la parte dell’intestino che risente dell’aggressione degli acidi tossici, frutto di una cattiva digestione. Questo è dovuto anche ad una mancanza di vitamine. A volte è possibile che vi sia anche muco nella lingua.

Leggi anche: Il mio alito odora di feci: cause, quando è pericoloso e rimedi

Muco nella gola e nella bocca

Il muco che si forma nella gola, e che a volte può raggiungere la bocca (causando e peggiorando spesso infiammazioni come faringite, sinusite, etc.) si deve ad una cattiva digestione che genera tossine che il corpo ha le necessità di eliminare. Se, inoltre, avete un sapore amaro in bocca, questo succede per la presenza della bile. Anche non digerire bene alcuni alimenti, con conseguente senso di acidità, provoca la formazione di muco, poiché con esso l’organismo ricopre le pareti dell’apparato digerente per proteggerlo ed evitare che si irriti.

Leggi anche: Lingua bianca e afte nei neonati: cause e cure

Ferite nella bocca

Anche le ferite sono il sintomo di una cattiva digestione: quando ci sono infiammazioni o ulcere in alcune parti del tratto gastrointestinale. Di solito, infatti, appaiono il giorno dopo aver mangiato in abbondanza. A volte i segni possono apparire fuori dalla bocca, nelle commessure, e se si aggravano possono formarsi anche delle fastidiose croste. Questi sintomi riflettono la presenza di ulcere duodenali causate da disordini digestivi. Per migliorare i sintomi che vi mostra la vostra lingua, dovete iniziare a migliorare la vostra alimentazione e disintossicare l’organismo per eliminare tutte queste tossine che lo danneggiano. Se è necessario, potete ricorrere anche ad integratori naturali per migliorare la vostra attività digerente. Infine, vi può aiutare anche fare degli sciacqui a base di olio che, realizzati giornalmente, puliscono il sistema digerente e mantengono lingua e bocca sane. La lingua che esprime buona salute invece deve essere di colore roseo ai bordi e più chiara al centro, deve essere umida e i suoi margini devono essere lisci. E’ importante prestare attenzione all’aspetto e al colore della vostra lingua e quella dei vostri bambini, per comprendere lo stato di salute e anticipare eventuali cure. A volte, per star meglio basta correggere l’alimentazione, specie quando è abbondante e scorretta, oppure adottare un regime detox per smaltire eventuali accumuli di tossine prima che queste creino maggiori danni.

Leggi anche: Patina bianca sulla lingua: da cosa può essere causata?

I migliori prodotti per l’igiene orale e il benessere della gola

Qui di seguito trovate una lista di prodotti di varie marche per la cura ed il benessere della bocca, della e del viso gola, in grado di migliorare l’igiene orale, combattere l’alito cattivo, pulire la lingua dalla patina, idratare le labbra, ringiovanire il viso e combattere il mal di gola:

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
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Alito cattivo: tutti i rimedi migliori per combattere l’alitosi

MEDICINA ONLINE DIABETE GENGIVE BOCCA LABBRA DONNA BELLEZZA DENTI MANDIBOLA TESTA PARODONTITE ALITO CATTIVO LINGUA DENTE DENTATURACosa fare in caso di alitosi? Ecco alcuni consigli, anche se ovviamente la cura di alitosi non può prescindere dalla causa che l’ha determinata: solo curando il fattore eziologico a monte si può evitare l’alitosi in modo efficace.

Cosa fare in caso di alitosi?

In caso di alitosi, dovresti:

  • tenere il cavo orale idratato bevendo molta acqua durante la giornata, perché la saliva e l’acqua riescono a contrastare diversi batteri che si trovano all’interno della bocca;
  • cercare di mantenere una buona igiene orale, lavando i denti almeno 3 volte al giorno. Quando ci svegliamo, al mattino, abbiamo spesso l’alito cattivo perché avviene una riduzione della saliva all’interno della bocca, e quindi è molto importante lavare subito i denti con lo spazzolino e il dentifricio ( e magari fare un risciacquo con collutorio per rinfrescare l’alito);
  • utilizzare il filo interdentale spesso: se riesci, almeno una volta al giorno;
  • acquistare un dentifricio di qualità con fluoro, perché aiuta a combattere la formazione di tartaro e placca, che sono spesso la causa dell’alito pesante. Puoi optare per dei dentifrici alla menta per mantenere il tuo alito sempre profumato;
  • masticare il cibo lentamente per migliorare la digestione degli alimenti;
  • consumare caramelle o gomme da masticare apposite che coprono il cattivo odore e contribuiscono alla produzione di saliva;
  • rivolgerti al tuo dentista di fiducia per un parere e cercare la causa principale dell’alito cattivo e decidere quale cura o prodotto utilizzare per eliminare definitivamente questo problema.

Cosa non fare in caso di alitosi?

In caso di alitosi:

  • non devi stare a digiuno: questo può solo aggravare il problema;
  • cerca di evitare l’alcol: le bevande alcoliche possono attivare processi che aumentano l’effetto dell’alitosi;
  • mangia la giusta quantità di cibo durante la giornata perché un’alimentazione scorretta potrebbe interferire nei processi di digestione e aumentare quindi la probabilità di alito cattivo;
  • evita tutti i collutori che sono ricavati dall’olio dei chiodi di garofano. Il motivo? Questa particolare sostanza potrebbe ridurre la salivazione all’interno della nostra bocca e provocare quindi l’alitosi;
  • non devi eccedere nell’utilizzo di collutori e di disinfettanti perché potrebbero ridurre il flusso di salivazione nel cavo orale e peggiorare l’alitosi.

I migliori prodotti per l’igiene orale

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Continua la lettura con: Alitosi: il tipo di odore del tuo alito cattivo rivela la patologia che hai

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Alitosi: il tipo di odore del tuo alito cattivo rivela la patologia che hai

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma LINGUA BIANCA IMPASTATA CAUSE PERICOLOSA Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata Macchie Capillari Ano PeneL’alito cattivo, chiamato tecnicamente “alitosi”, è una condizione caratterizzata dall’emissione di odori sgradevoli attraverso l’atto respiratorio. Spesso non è segno di patologie importanti, tuttavia è un disturbo molto fastidioso che può interferire negativamente con le relazioni sociali. In alcuni casi il tipo di odore può addirittura dare indicazioni al medico sul tipo di patologia che potreste avere.

Quali sono le possibili cause di alitosi?

Le cause di alitosi sono numerose e vanno dalla banale ingestione di alimenti particolari, come l’aglio e la cipolla, a vere e proprie patologie. Più spesso, però, l’alitosi riflette un problema locale; denti cariati o affetti da piorrea, così come una cattiva igiene orale, sono spesso associati ad alitosi.

  • la causa principale dell’alitosi è il ristagno interdentale di residui alimentari degradati dai batteri della placca; un dente cariato, ad esempio, può trasformarsi in un piccolo serbatoio di detriti alimentari, che come tutte le sostanze organiche in via di decomposizione producono cattivi odori. Fortunatamente, la saliva e i sorsi d’acqua contribuiscono a ripulire i denti ed il cavo orale, allontanando sia i residui alimentari che i batteri;
  • la presenza di un tonsillolito (calcolo tonsillare) è frequente causa di alitosi;
  • l’alitosi può essere causata da malattie della digestione, come ad esempio il reflusso gastroesofageo, a tal proposito leggi: Reflusso gastroesofageo: sintomi, diagnosi e cura;
  • l’alitosi tipica delle infezioni rino-faringee (riniti, sinusiti, faringiti) e di alcune malattie polmonari (bronchiectasia, ascesso polmonare) è dovuta alla presenza di materiale mucopurulento e necrotico, ne risulta un cattivo odore molto intenso e pungente;
  • l’alito cattivo può essere anche espressione di una patologia epatica avanzata, ed in questo caso assume un odore simile al pesce (alitosi ammoniacale),
  • l’alito cattivo può essere anche espressione di insufficienza renale, ed in questo caso ricorda quello dell’urina;
  • l’alito cattivo può essere anche espressione di chetoacidosi diabetica, anche se in questo caso paradossalmente l’odore avrà delle meno spiacevoli note “fruttate”;
  • anche l’assunzione di alcuni farmaci, come certi antibiotici, può conferire all’alito un odore poco piacevole.

Leggi anche: Bocca secca ed asciutta da ansia, diabete, malattie del fegato: diagnosi e cure

Perché appena svegli l’alito ha un cattivo odore?

Abbiamo precedentemente visto come saliva e sorsi d’acqua contribuiscono a ripulire i denti ed il cavo orale, allontanando sia i residui alimentari che i batteri che causano cattivi odore; durante la notte – però – tale flusso salivare diminuisce e ciò spiega, almeno in parte, come mai l’alito cattivo sia particolarmente comune al risveglio.

Leggi anche: Tonsille gonfie, infiammate e con placche rimedi in adulti e bambini

Perché i fumatori hanno l’alito cattivo?

Il fumo di sigaretta, di pipa o di sigaro, oltre a contenere esso stesso sostanze che conferiscono all’alito un odore sgradevole, favorisce la secchezza delle fauci e quindi diminuisce il flusso salivare che, come abbiamo ribadito poco fa, allontana residui alimentari e batteri che causano alitosi.

Come avviene la diagnosi di questa patologia?

Per diagnosticare l’alitosi, si possono utilizzare diversi procedimenti:

  • il medico può valutare l’alito attraverso l’alitometro, un apparecchio che misura il livello di alitosi;
  • si rilevano le sostanze presenti attraverso gascromatografia;
  • si effettua un BANA test per analizzare le sostanze presenti all’interno del cavo orale.

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Il diabetico può bere latte? Quanti carboidrati e calorie ha?

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Alimento (100 grammi) Carboidrati (grammi) Calorie (kcal)
Latte intero alta qualità 4,65 64
Latte parzialmente scremato 4,8 50
Latte scremato 4,96 34
Latte scremato (1% di grasso) 4,99 42

Importante: in caso di dubbio, il paziente diabetico può – sotto controllo medico – monitorare la propria risposta glicemica all’assunzione di certi alimenti, annotando i valori su un taccuino e raffrontando le relative glicemie.

I migliori prodotti per diabetici
Qui di seguito trovate una lista di prodotti di varie marche, estremamente utili per aiutare il diabetico ed il pre-diabetico a mantenere i giusti livelli di glicemia, perdere peso e migliorare la propria salute. Noi NON sponsorizziamo né siamo legati ad alcuna azienda produttrice: per ogni tipologia di prodotto, il nostro Staff seleziona solo il prodotto migliore, a prescindere dalla marca. Ogni prodotto viene inoltre periodicamente aggiornato ed è caratterizzato dal miglior rapporto qualità prezzo e dalla maggior efficacia possibile, oltre ad essere stato selezionato e testato ripetutamente dal nostro Staff di esperti:

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Differenza tra dopamina e dobutamina

MEDICINA ONLINE SINAPSI SISTEMA NERVOSO ACETILCOLINA NORADRENALINA DOPAMINA NEUROTRASMETTITORI CERVELLO SISTEMA NERVOSO AUTONOMO CENTRALE SIMPATICO PARASIMPATICO NEURONI GLIA CERVELLETTO SNC ORMONIDopamina e dobutamina sono entrambe le sostanze che hanno importanti azioni sul corpo. Entrambi agiscono sui recettori cellulari specifici e producono cambiamenti significativi in quelle cellule. La dobutamina è un farmaco che agisce sul sistema nervoso simpatico. I medici si usano per trattare l’insufficienza cardiaca e shock cardiogeno. La dopamina è un neurotrasmettitore che il nostro corpo produce al fine di inviare segnali tra le cellule cerebrali.

La dobutamina è un composto sintetico usato in medicina per pazienti criticamente malati con gravi problemi cardiaci. Mentre la dopamina stessa può aumentare la frequenza cardiaca e pressione sanguigna, i medici prescrivono solitamente in una forma di precursore chiamata l-dopa, che può penetrare il cervello e trattare la malattia di Parkinson.

Mentre la dopamina è un prodotto naturale che il corpo produce per la comunicazione tra le cellule nel sistema nervoso, invece la dobutamina, d’altra parte, viene prodotta sinteticamente per uso medico.

La dobutamina agisce sui recettori adrenergici, principalmente sulle cellule nel cuore o sui vasi sanguigni. Stimola le cellule e induce le cellule di muscolo a contrarsi. La dopamina si lega ai recettori sulle cellule nel sistema nervoso centrale e conduce alla trasmissione dei segnali elettrici elettrici fra esse.

Il risultato dell’azione della dobutamina sul corpo è un aumento nell’azione di cellule muscolari nel cuore e vasi sanguigni, determinando una maggiore frequenza cardiaca e pressione sanguigna. L’azione della dopamina nel sistema nervoso centrale provoca cambiamenti nella cognizione, motivazione, attenzione e apprendimento.

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