Digiuno intermittente e terapeutico: fa dimagrire? Fa bene o fa male alla salute?

MEDICINA ONLINE DIGIUNO INTERMITTENTE TERAPEUTICO WARRIOR DIET GUERRIERO DIETA DIMAGRIRE NOTTE COLAZIONE PRANZO MUSCOLI CALORIE PALESTRA FA BENE FA MALE SALUTE PROTEINE DIGESTIONEDigiunare significa astenersi dal consumo di alcuni o di tutti gli alimenti, delle bevande o di entrambi, per un periodo di tempo più o meno lungo che può essere determinato o indeterminato. Il digiuno assoluto è definito come la mancata assunzione di qualunque cibo solido o liquido per un certo periodo, di solito compreso tra le 24 ore ed alcuni giorni. Fin dalla preistoria, poiché il cibo non è sempre stato disponibile, il digiuno intermittente è sempre esistito e qualsiasi organismo animale è in grado di sopportarlo grazie alle scorte di grasso ed alla straordinaria capacità del nostro sistema endocrino. Per l’uomo moderno industrializzato, la carenza di cibo non è più un problema, anzi è un problema l’eccesso di cibo! A tal proposito molti individui si auto-impongono il digiuno per dimagrire. Ma serve davvero? E soprattutto: fa bene o fa male alla salute?

Per meglio comprendere questo articolo, vi consiglio di leggere prima: Differenza tra catabolismo, anabolismo, metabolismo basale e totale

Digiuno e metabolismo
La prima cosa da dire per chiarire le cose è che, entro certi limiti, un incremento dell’assunzione di calorie con l’alimentazione possa produrre un’accelerazione del metabolismo, mentre viceversa una diminuzione dell’assunzione di calorie ha il risultato opposto, ovvero un rallentamento del metabolismo. I principi che regolano questo fenomeno costituiscono un meccanismo cardine per la sopravvivenza di ogni organismo: quando la disponibilità delle risorse fornite dall’esterno inizia a diminuire, l’organismo si autoregola diminuendo gradualmente (e proporzionalmente) il suo fabbisogno energetico; allo stesso modo, quando invece le risorse disponibili aumentano, l’organismo si adatta di conseguenza e predispone le sue attività in maniera tale da consumare più energia. Per raggiungere un sano dimagrimento è quindi sbagliato il digiuno prolungato, decisamente meglio puntare su:

  • corretta alimentazione con il giusto apporto calorico (dieta ipocalorica se il soggetto è sovrappeso) e nutrienti;
  • aumento di massa magra (ottenuto con l’attività fisica) importante per innalzare il metabolismo basale;
  • adeguata attività fisica importante per innalzare il metabolismo basale.

Detto ciò, tutti i digiuni sono sbagliati? La risposta è NO. Il digiuno prolungato è sbagliato ma altre forme di digiuno – in individui selezionati, sotto stretto controllo medico e per periodi limitati – possono essere perfino utili. Il digiuno può essere benefico o nocivo in base ad alcuni fattori; ad esempio: durata, completezza dell’astensione alimentare o supporto nutrizionale, controllo medico, presupposti patologici per la sua applicazione ecc. Non tutte le forme di digiuno sono uguali; alcune risultano estremamente debilitanti ed immotivate, altre meno estenuanti e più razionali.
Il digiuno, controllato o non controllato, terapeutico oppure no, risulta comunque parecchio stressante per il corpo e la mente. Tuttavia, la sua potenziale nocività dipende soprattutto dai parametri con i quali viene programmato.
Un esempio di digiuno eticamente discutibile (ma dal punto di vista scientifico abbastanza corretta) è la “dieta del sondino“. Questa si basa su una forma di digiuno cronico, durante il quale l’organismo viene supportato esclusivamente dalla nutrizione artificiale enterale (sondino naso gastrico). Pratiche simili possono indurre:

  • debilitazione fisica e tendenza alla malnutrizione ed alla chetosi (vedi sotto);
  • limitazione delle attività motorie;
  • diseducazione alimentare.

Al contrario, nei soggetti affetti da patologie del metabolismo, brevi periodi di stop alimentare – come, ad esempio, l’enfatizzazione del periodo di digiuno notturno (quello durante il sonno, portandolo da 8 a 12 o 14 ore) – non provocano effetti collaterali e favoriscono la remissione di certi parametri metabolici (soprattutto iperglicemia e ipetrigliceridemia) o di altri disturbi (steatosi epatica, reflusso gastro esofageo ecc). Ovviamente, l’esempio appena riportato non rappresenta un vero e proprio digiuno e questa costituisce l’unica forma di astensione alimentare potenzialmente benefica e priva di effetti collaterali.
In molti credono che il digiuno assoluto possa incidere negativamente sui flussi ormonali, nello specifico sopprimendo l’azione della ghiandola tiroide (quella che secerne gli ormoni deputati alla regolazione del metabolismo); ciò è vero solo in parte. Infatti, il digiuno prolungato riduce senza dubbio la secrezione degli ormoni tiroidei, tuttavia, in genere, questa decurtazione non si manifesta prima delle 24 o 48 ore.
Ci sono alcune prove scientifiche che dimostrano come il digiuno possa avere un ruolo importante nelle persone che ricevono la chemioterapia, ma sono necessari ulteriori studi per definirne l’efficacia reale ed un’eventuale applicazione clinica.

Leggi anche:

Il digiuno terapeutico è veramente terapeutico?
Alcuni centri specializzati nella cura delle patologie metaboliche utilizzano il digiuno terapeutico per la riduzione del peso e per il ripristino dei parametri metabolici.
Raramente, i sistemi di digiuno terapeutico si fondano sull’astinenza irrevocabile del cibo e nessuno di questi vieta l’utilizzo dell’acqua. Al contrario, la tendenza è quella di incentivare l’assunzione di liquidi e, talvolta, di certi alimenti vegetali a porzioni determinate (soprattutto nel caso di certe malattie particolari).
Secondo l’esperienza degli operatori che propongono il digiuno terapeutico, la difficoltà maggiore consiste nell’accettazione iniziale della terapia, non nel protocollo stesso. In pochi credono di poter resistere 2 o 3 settimane senza mangiare ma, d’altro canto, sono in molti ad aver raggiunto spontaneamente anche i 30-40 giorni.

Come Funziona?
Premessa importante: questa tecnica non può essere utilizzata in caso di compromissioni epatiche, diabete mellito tipo 1 o altre malattie metaboliche. Il digiuno terapeutico si divide in tre fasi principali:

  1. Le prime 24-48 ore della terapia prevedono il digiuno completo con la sola assunzione di acqua. In questa fase (la più dura per il paziente), il corpo consuma la maggior parte dello zucchero e dei trigliceridi presenti nel sangue; ovviamente, i livelli di glucosio vengono mantenuti progressivamente stabili dal glicogeno epatico, mentre l’azione motoria (tipicizzata dal riposo assoluto) è supportata prevalentemente dalle riserve di glicogeno muscolare.
  2. L’azione metabolica “vera” (o meglio, quella ricercata dai terapisti) avviene al termine di questa prima fase, cioè quando le riserve di glicogeno sono ridotte al minimo. A questo punto, il corpo inizia a bruciare prevalentemente il tessuto adiposo, con la produzione ed il riversamento sanguigno di molecole chiamate chetoni. Talvolta, nei soggetti compromessi o che assumono certi farmaci, il digiuno terapeutico prevede l’assunzione di succhi vegetali come spremute e centrifugati per ridurre lo stato di chetoacidosi. I supplementi nutrizionali sono di natura vitaminica, salina ed amminoacidica.
  3. Il digiuno terapeutico viene interrotto in materia progressiva, iniziando con l’assunzione di succhi e centrifugati, poi di frullati e vegetali in pezzi, giungendo fino all’assunzione di cereali e legumi.

Effetti del digiuno terapeutico:

  • Digiuno e Acidosi. I chetoni, pur essendo potenzialmente tossici (se non efficacemente smaltiti dall’organismo), possono avere degli effetti positivi sulla compliance terapeutica (sopportazione della strategia).
    Infatti, agendo in maniera soppressiva nei confronti del sistema nervoso centrale, i chetoni riducono al minimo lo stimolo della fame.
    Certi sostengono addirittura che i chetoni possano provocare una sensazione di benessere generalizzato. Tuttavia, questa condizione detta “chetoacidosi” non è esente da effetti collaterali, tra i quali: tossicità epatica e renale, tendenza alla disidratazione, ipotensione ecc.
  • Digiuno e Riposo Digerente. Chi propone il digiuno terapeutico afferma che questa sensazione di benessere non è imputabile solamente alla chetoacidosi, ma anche al riposo totale del tratto gastrointestinale. Effettivamente, la digestione dei soggetti affetti da obesità è un processo sempre abbastanza impegnativo; consumando pasti molto abbondanti, poco digeribili e responsabili di picchi glicemici elevati, queste persone sono abituate a convivere con una sensazione di debolezza psico-fisica pressoché continua.
  • Digiuno e Lavaggio Cellulare. Un ulteriore effetto benefico del digiuno terapeutico, ulteriormente enfatizzato dalla somministrazione di integratori antiossidanti, è il “lavaggio cellulare”. Non tutti sanno che l’organismo possiede vari mezzi di escrezione delle molecole inutili o tossiche; tra questi, la bile, le feci, le urine, il sudore, il muco, la ventilazione polmonare, i capelli, i peli, le unghie ecc. Il digiuno terapeutico consente di sfruttare questi meccanismi senza incamerare parallelamente altri inquinanti o altri agenti tossici, tra i quali ricordiamo: mercurio, arsenico, piombo, diossina ed additivi alimentari.
  • Digiuno e Papille Gustative. Un altro grande vantaggio del digiuno terapeutico è il ripristino della funzionalità papillare gustativa della lingua, che avviene attraverso un processo definito neuroadattamento. Questo effetto di “reset” percettivo dei gusti è molto utile per la successiva riorganizzazione della dieta (fase di mantenimento), che prevede l’utilizzo esclusivo di cibi freschi e poco conditi.

IMPORTANTE
Il digiuno terapeutico va contro qualunque principio di dietetica, equilibrio nutrizionale ed educazione alimentare. E’ un intervento radicale che potrebbe trovare applicazione nel rimpiazzo della chirurgia bariatrica (quella chirurgia che viene adottata sui grandi obesi).
Bisogna ricordare che le diete chetogeniche possono anche avere un effetto deleterio sull’organismo, a partire dall’affaticamento renale fino al deperimento del tessuto muscolare, specie in alcuni soggetti. E’ importante sottolineare che si tratta di una tecnica praticabile in ogni caso SOLO SOTTO CONTROLLO MEDICO. La supervisione ed il monitoraggio osservano principalmente: pressione arteriosa, volemia, glicemia, acidosi metabolica ecc.
Il consiglio globale per chi affronta il digiuno terapeutico è quello di sospendere qualsiasi cura farmacologica, ad eccezione di quelle insostituibili (ad es ormoni tiroidei, farmaci per la pressione in caso di difetti congeniti ecc). In presenza di certe patologie (organiche o psichiatriche), di condizioni fisiologiche speciali (gravidanza, allattamento), terza età ed accrescimento, il digiuno terapeutico è TOTALMENTE SCONSIGLIATO.

Leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

Differenza tra catabolismo, anabolismo, metabolismo basale e totale

medicina-online-dott-emilio-alessio-loiacono-medico-chirurgo-roma-differenza-catabolismo-anabolismo-metabolismo-riabilitazione-nutrizionista-infrarossi-accompagno-commissioni-cavitazione-radiofrequenzIl metabolismo è l’insieme dei processi anabolici (costruttivi) e catabolici (degradativi) svolti all’interno di un organismo. Questi processi sono caratterizzati da numerose reazioni chimiche catalizzate da enzimi e consentono agli organismi di crescere e riprodursi, mantenere le proprie strutture e rispondere alle sollecitazioni dell’ambiente circostante. Nel linguaggio comune per metabolismo si intende la capacità dell’organismo di bruciare calorie. Un “metabolismo veloce” permette dunque di bruciare nell’unità di tempo una quantità maggiore di calorie rispetto ad un metabolismo lento.

Quando parliamo di metabolismo dobbiamo però fare una importante distinzione:

  • metabolismo totale (MT) o TMR (total metabolic rate): indica il dispendio energetico totale di un individuo ed è la somma del metabolismo basale più il consumo da TID (termogenesi indotta dagli alimenti) e il surplus di consumo legato all’attività dell’organismo durante la giornata. La sua unità di misura è la chilocaloria (simbolo kcal).
  • metabolismo basale (MB) o BMR (basal metabolic rate): indica il dispendio energetico di un individuo a riposo e comprendente dunque l’energia necessaria per le funzioni metaboliche vitali (respirazione, circolazione sanguigna, digestione, attività del sistema nervoso, ecc.). Rappresenta circa il 45-75% del dispendio energetico totale nella giornata (questa grande variabilità è in funzione del rapporto tra % di massa magra e grassa soggettiva) e può essere misurato con la calorimetria o con una bioimpedenziometria. La sua unità di misura è la chilocaloria (simbolo kcal). Mediamente il metabolismo basale giornaliero corrisponde a circa 25 kcal x kg di peso corporeo.

Quindi:

metabolismo basale (a riposo) + attività fisica giornaliera + termogenesi indotta dalla dieta = metabolismo totale

Per capire cos’è la termogenesi indotta dalla dieta, leggi questo articolo: Termogenesi indotta dalla dieta: scopri il segreto per dimagrire

Per approfondire, leggi anche: Metabolismo basale: cos’è, definizione, calcolo, alto, basso, totale

La velocità del metabolismo totale dipende da numerosissimi fattori concatenati tra loro, alcuni modificabili, altri non modificabili, tra cui:

  • età;
  • assunzione media giornaliera di calorie;
  • secrezione ormonale;
  • tipo di alimentazione (maggiore o minore quota di proteine);
  • integratori alimentari;
  • attività fisica;
  • patologie endocrine;
  • stile di vita;
  • ciclo mestruale;
  • condizioni di stress psicofisico;
  • farmaci;
  • idratazione;
  • percentuale di massa magra e grassa del corpo;
  • periodo dell’anno.

Curiosità: Se la tua vita è sedentaria, un piccolo trucco per aumentare il metabolismo è quello di contrarre attivamente la muscolatura durante la giornata. Appiattisci la pancia, stringi i pugni, muovi le gambe, contrai i quadricipiti. Queste contrazioni spontanee, a cui spesso non facciamo molto caso contribuiscono in maniera significativa ad accelerare il metabolismo, tanto che sono tipiche dei soggetti magri ed ipereattivi, mentre si osservano assai più di rado negli obesi. Potete farlo anche a scuola o al lavoro!

Leggi anche: Digiuno intermittente e terapeutico: fa dimagrire? Fa bene o fa male alla salute?

Anabolismo
L’anabolismo è quella parte del metabolismo che riguarda i processi di accrescimento e sintesi. Nel corpo umano ci sono alcune parti e tessuti che crescono di continuo per tutta la durata del ciclo vitale, mentre altre in condizioni normali cessano il loro accrescimento al termine del periodo di sviluppo, ovvero intorno al sedicesimo – diciottesimo anno di vita. L’accrescimento corporeo è dovuto essenzialmente alla secrezione di somatotropina, nota anche come ormone somatotropo, ormone della crescita, STH, oppure SH o GH (growth hormone), il quale abbonda durante il suddetto periodo dello sviluppo. Quando la secrezione naturale del GH si arresta, è possibile comunque indurne la produzione endogena. Sostanzialmente ciò avviene solamente quando vengono fatti scattare dei meccanismi di supercompensazione, e solamente in condizioni di ipernutrizione. In pratica l’anabolismo indotto è possibile solamente se l’organismo ha a disposizione risorse energetiche e nutrizionali molto superiori a quelle che gli sarebbero strettamente indispensabili per svolgere le normali attività fisiologiche. Nel body building questo si traduce nell’applicazione dei principi per la crescita delle masse muscolari, i quali sono infatti basati su allenamenti in grado di suscitare reazioni di adattamento molto accentuate, e su regimi alimentari iperproteici ed ipercalorici, che pongono l’organismo in una condizione ottimale per l’anabolismo cellulare.

Leggi anche:

Catabolismo
Il catabolismo è quella parte del metabolismo che riguarda i processi di degradazione e scissione cellulare. Esso si verifica normalmente in tutti i tessuti le cui cellule sono sottoposte ad un continuo ricambio, tuttavia esso compare anche quando si verificano condizioni in cui all’organismo occorre energia e non ci sono risorse energetiche immediatamente disponibili. In tali condizioni l’organismo si procura le risorse energetiche che gli occorrono andando a intaccare porzioni di tessuto adiposo o muscolare, il quale viene dunque trasformato in energia. Sia il grasso corporeo che le proteine muscolari costituiscono una fonte energetica di ottima qualità, in quanto contenenti una energia chimica specifica (per unità di massa) superiore a quella dei carboidrati. Tuttavia, come è facilmente comprensibile, mentre l’utilizzo dei grassi è positivo perché provoca la riduzione del grasso corporeo, l’utilizzo delle proteine muscolari come fonte energetica è un processo negativo, e va assolutamente evitato soprattutto ovviamente nell’ambito del body building.

Evitare il catabolismo
Per evitare che l’organismo si procuri energia consumando massa muscolare, è indispensabile mantenere sempre positivo il bilancio azotato nel sangue. Ciò significa che nell’arco della giornata bisogna assumere con gli alimenti proteine in quantità e con frequenza tali da impedire l’abbassamento drastico dell’azotemia nel sangue. In generale, il bilancio azotato si può mantenere sufficientemente alto se si fanno dei pasti con una frequenza di massimo tre ore, ed includendo in ogni pasto almeno 20 o 30 grammi di proteine (la quantità è variabile in base al soggetto).

Leggi anche:

Lo Staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

Percentuale di grasso corporeo normale per uomo e donna

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma PERCENTUALE DI GRASSO CORPOREO UOMO DONNA  Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Pene.jpgIl range di normalità per la percentuale di grasso corporeo considerata adeguata per una vita in salute è mediamente il seguente:

Uomini: tra il 10% ed il 18%

Donne: tra il 18% ed il 26-28%

Rispetto alla popolazione generale, le percentuali di grasso corporeo desiderabili per i soggetti fisicamente attivi, e ancor più per gli atleti professionisti, sono ovviamente inferiori, come vedremo in seguito. Una domanda che ci si può porre è: perché uomo e donna hanno percentuali di grasso corporeo normale così diverse? La ragione di questa profonda differenza tra uomo e donna è determinata dalla maggior quantità di grasso primario o essenziale della donna (12% contro il 3-5% dell’uomo) e dal diverso corredo ormonale (che favorisce un maggior accumulo di massa magra nell’uomo piuttosto che nella donna). Ciò riflette – non me ne vogliano le femministe – i compiti che la natura ha inizialmente ritagliato per i due sessi fin dalla preistoria: l’uomo cacciatore doveva portare “a casa” il cibo, la donna aveva invece il compito di gestire la gravidanza. Masse magre e grasse diverse adeguate per svolgere compiti diversi.

Cos’è il grasso primario o essenziale?

Il grasso primario o essenziale rappresenta la quota di adipe contenuta nel sistema nervoso centrale, nel midollo osseo, nelle ghiandole mammarie, nei reni, nella milza ed in altri tessuti. Considerata la particolare localizzazione anatomica, il grasso essenziale possiede un ruolo fisiologico di primaria importanza, al punto da essere considerato la minima percentuale di massa grassa compatibile con uno stato di buona salute. Il grasso di deposito – che sommato a quello primario ci dà l’entità del grasso corporeo totale – è concentrato a livello sottocutaneo, toracico – addominale (viscerale), intramuscolare ed intermuscolare, con profonde differenze di localizzazione tra uomo e donna che sono assenti nell’infanzia ma che iniziano a manifestarsi dopo la pubertà:

  • Disposizione androide dell’adipe: (anche detta centrale, viscerale, tronculare o “a mela”): tipicamente maschile, si associa ad una maggiore distribuzione di tessuto adiposo nella regione addominale, toracica, dorsale e cerviconucale.
  • Disposizione ginoide dell’adipe (detta anche periferica, sottocutanea o “a pera”): tipicamente femminile, si caratterizza per una distribuzione delle masse adipose nella metà inferiore dell’addome, nelle regioni glutee ed in quelle femorali.

E’ interessante notare infine che in età adulta il tessuto adiposo viscerale risulta maggiore nell’uomo rispetto alla donna, mentre il tessuto adiposo sottocutaneo è maggiore nella donna piuttosto che nell’uomo.

Leggi anche: Il ciclo influenza le prestazioni in palestra: il periodo migliore per allenarsi e gli esercizi da fare durante le mestruazioni

Quando il grasso è troppo poco

Quando la percentuale di grasso corporeo scende fino a ridursi alla sola quota di grasso essenziale o poco più, l’organismo ne risente; si registra, ad esempio, una maggiore suscettibilità alle infezioni nell’uomo ed amenorrea, spesso accompagnata ad osteopenia, nella donna. A tale proposito leggi anche: Mancanza di ciclo mestruale da eccessivo allenamento: cause e cure

Percentuale di grasso corporeo totale per le diverse categorie di soggetti

Ovviamente la quantità di grasso considerata “normale” per un giovane atleta professionista, non è la medesima per un individuo “comune” o avanti con gli anni.

Maschi Femmine
Atleti 5.0 – 13.0 12.0 – 22.0
Persone attive 12.0 – 18.0 16.0 – 25.0
Leggero soprappeso 19.0 – 24.0 26.0 – 31.0
Obesi > 24.0 > 31.0

Per misurare la percentuale di grasso corporeo sono state sviluppate diverse metodiche, come la plicometria e la bioimpedenziometria. A tale proposito leggi anche: La dieta ti sta facendo perdere massa magra o massa grassa? Scoprilo con la bioimpedenziometria

Leggi anche:

Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

Celiachia, cos’è il glutine, in quali alimenti è contenuto ed in quali no?

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma CELIACHIA GLUTINE ALIMENTI CONTENGONO  Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpgIl glutine è una componente proteica di alcuni cibi, è presente nel frumento ed in vari cereali quali farro, spelta, triticale, orzo e segale. Di conseguenza, è Continua a leggere

Un nuovo studio lo conferma: il cioccolato ti fa dimagrire

CIOCCOLATO CACAO FONDENTEDa sempre considerato uno dei cibi meno dietetici in assoluto, il cioccolato è stato molto rivalutato nel corso degli ultimi anni grazie a vari studi che ne hanno confermato le alte qualità e il buon impatto sul nostro metabolismo. Una nuova ricerca tedesca lo conferma: il mitico alimento aiuta a bruciare il grasso in eccesso se associato a un’alimentazione povera di carboidrati. Prima di scappare al supermercato più vicino e fare scorta di tutti i tipi di cioccolato possibili, dovete sapere che non tutti sono adatti allo scopo. Secondo lo studio, pubblicato dalla rivista International Archives of Medicine, consumando 49 grammi di cioccolato fondente (con l’81% di cacao) al giorno si perde il 10% di peso in più rispetto a seguire la semplice dieta. Potete trovare lo studio, seguendo questo link. Buon cioccolato (fondente) a tutti!

Leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

 

Zenzero: proprietà e 10 tipici usi in cucina

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma ZENZERO PROPRIETA USI IN CUCINA RICETTE Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata Macchie Capillari Ano PeneLo zenzero, il cui nome scientifico è Zingiber officinalis Roscoe, è una radice di una pianta erbacea perenne appartenente alla famiglia delle Zinziberacee. Il suo aroma caratteristico è simile a quello di limone e citronella, difatti è molto utilizzato in cucina, sia fresco che essiccato.

Proprietà dello zenzero
Ma lo zenzero  è conosciuto soprattutto  per le sue molteplici proprietà terapeutiche, infatti questa radice veniva usata in antichità per stimolare la circolazione ed attualmente viene utilizzata in quanto  aiuta la digestione (di carboidrati e proteine), è antisettica, calmante e lenitiva, infatti pare che diminuisca il dolore causato dall’artrite.
Inoltre abbassa il colesterolo, è anticoagulante, cura la diarrea causata da escherichia coli e la nausea in gravidanza o dovuta da mal di mare o da chemioterapia. Lo zenzero viene utilizzato anche per diminuire il mal di testa e il mal di denti.
Quotidianamente possiamo utilizzarlo in modi diversi, in polvere per aromatizzare  un buon thè caldo, magari dolcificato con del miele per combattere il raffreddore e il mal di gola, o per creare un antibiotico naturale composto da un cucchiaio di miele, qualche goccia di limone appena spremuto e un pochino di zenzero in polvere. E’ un potente energizzante infatti è ricco di vitamina B,C e D, potassio, rame, zinco, calcio e magnesio ed un blando lassativo se assunto come olio essenziale (una goccia di olio essenziale in un cucchiaio di olio di oliva). Si consiglia di non esagerare nelle dosi perché potrebbe causare tachicardia. Lo zenzero può anche essere utilizzato anche per insaporire zuppe di pesce, carne e per i buonissimi biscotti al zenzero.

Quindi ora che sappiamo tutto questo, non ci resta che provare ad usarlo, grazie a questi dieci tipici usi:

1) Ginger drink
Lo zenzero può essere impiegato per la preparazione di una bevanda sana e naturale, per ottenere la quale è necessario avere a propria disposizione della radice fresca di zenzero, che può essere reperita in alcuni supermercati o negozi di prodotti biologici. La soluzione migliore per avere sempre a disposizione della radice di zenzero fresca, così da poter preparare il perfetto Ginger Drink, consiste nel coltivare lo zenzero sul balcone.

2) Biscotti allo zenzero
Lo zenzero è una spezia utilizzata per la preparazione di biscotti soprattutto nei Paesi nordici e nel periodo natalizio ed invernale. L’impiego dello zenzero non è casuale, in quanto esso rappresenta una delle spezie dal maggior potere riscaldante per il nostro organismo, utile a combattere la sensazione di freddo. I biscotti allo zenzero sono molto semplici da preparare.

3) Riso alla curcuma e zenzero
Lessate il riso in acqua bollente e salata, in cui avrete aggiunto un quarto di cucchiaino di curcuma ed un pizzico di zenzero. Una volta scolato il riso, che avrà assunto un bel colore giallo per via dell’impiego della curcuma (che può essere eventualmente sostituita da zafferano), saltatelo in padella con del porro tritato e dei piselli già cotti in precedenza. Condite con olio extravergine, origano e zenzero in polvere.

4) Tisana allo zenzero
A partire dalla radice di zenzero essiccata, che sarà necessario grattugiare, o da un pezzetto di radice fresca, è possibile apprestarsi nella preparazione di una tisana davvero portentosa, ottima in caso di raffreddore, ma anche di tosse, mal di gola e influenza. Per la preparazione della tisana allo zenzero vi occorreranno inoltre due cucchiaini di thè bancha ed un pezzetto di cannella da grattugiare.

5) Curry
Il curry è un condimento a base di spezie grattugiate tipico della cucina tradizionale indiana. E’ particolarmente adatto per arricchire di sapore preparazioni a base di verdura, di legumi o di riso. Per la preparazione casalinga del curry è necessario avere a disposizione dello zenzero in polvere o della radice essiccata di zenzero da grattugiare. Altre spezie da includere nella preparazione sono curcuma, pepe nero, chiodi di garofano, semi di finocchio, semi di cumino e senape.

6) Punch allo zenzero
Lo zenzero può essere impiegato per la preparazione di un punch analcolico dal potere riscaldante, particolarmente adatto come bevanda nel corso della stagione invernale. La preparazione del punch allo zenzero prevede di procedere come nel caso di un decotto e richiede di portare ad ebollizione – e di prolungare la cottura per venti minuti – un pezzetto di radice di zenzero insieme ad un pizzico di cannella, coriandolo, scorza di limone e ad un chiodo di garofano. Il punch dovrà dunque essere filtrato e servito caldo.

7) Pere al cioccolato e zenzero
Per due persone perlate e lavate due pere ed affettatele in due parti simmetriche nel senso della lunghezza. Rimuovete i semi e lessatele in acqua bollente, in cui avrete aggiunto un pizzico di zenzero in polvere ed un pizzico di cannella, fino a quando non si saranno ammorbidite. Scolatele, disponetele su piattini e guarnitele con del cioccolato fondente grattugiato al momento e con un ulteriore tocco di zenzero.

8) Spiedini di tofu allo zenzero
Lasciate marinare il tofu per un’ora, dopo averlo tagliato a cubetti, in acqua salata, a cui avrete aggiunto uno o due cucchiai di oli extravergine d’oliva, a seconda della quantità, ed un pizzico abbondante di zenzero. Trascorsa almeno un’ora, saltate i cubetti di tofu in padella fino a doratura e componete i vostri spiedini alternandoli a olive verdi o nere, oppure a chicchi d’uva o pezzetti di ortaggi di stagione.

9) Zenzero candito
Per preparare lo zenzero candito è necessario procedere nell’affettarlo a fettine sottili o cubetti, che dovranno essere riposi sul fondo di una pentola e ricoperti completamente d’acqua. Il tutto dovrà essere portato ad ebollizione e lasciato cuocere per circa 40 minuti, fino a quando lo zenzero si sarà ammorbidito. A questo punto è necessario scolare lo zenzero, ricoprirlo di zucchero di canna dopo averlo riposto all’interno della pentola ed aggiungere due o tre cucchiai di acqua fredda. La nuova cottura dello zenzero dovrà prolungarsi fino a doratura e alla quasi totale evaporazione del liquido che si formerà durante la cottura. Non vi resterà che scolare lo zenzero candito e lasciarlo raffreddare prima di gustarlo.

10) Lenticchie allo zenzero
Disponete le lenticchie – precedentemente lasciate in ammollo, se necessario, a seconda della loro tipologia – sul fondo di un tegame e ricopritele con acqua pari al doppio del loro volume. Aggiungete prima di iniziare la cottura una carota tritata, del prezzemolo e del sedano fresco, precedentemente affettati con la mezzaluna. Disciogliete nell’acqua di cottura un quarto di cucchiaino di zenzero in polvere, insieme ad un pizzico di sale integrale, e mescolate. Prolungate la cottura con coperchio e a fiamma bassa per circa 30 minuti, fino a quando le lenticchie non si saranno ammorbidite. Mescolate di tanto in tanto ed aggiungete delle piccole quantità d’acqua, quando necessario, nel caso in cui le lenticchie l’abbiano assorbita prima di essere giunte a cottura.

Leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

Frutta secca a colazione, tanti benefici per la salute

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma FRUTTA SECCA A COLAZIONE BENEFICI SALUTE Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata Macchie Capillari PeneL’importanza della colazione, specie di una colazione ricca di proteine, è da sempre ribadita con forza dai medici: il nostro corpo nella prima colazione dovrebbe rifornirsi ben del 20% delle calorie totali giornaliere. Calcolando che quando ci si alza la mattina si è a digiuno da circa 8 ore, è sempre bene fare una colazione abbondante, ed evitare colazioni frettolose, per esempio un caffè “al volo”. Al contrario, l’importanza di una corretta impostazione della prima colazione con una base di elementi energetici e sani non sarà mai ribadita abbastanza. Una colazione completa deve essere sia semplice che equilibrata, quindi deve bilanciare tutti gli elementi utili per affrontare la giornata, ed un alimento ottimo in tal senso è proprio la frutta secca.
La frutta secca è oggi molto diffusa, e specialmente nei mesi autunnali ed invernali viene consumata in quantità elevate. Ricca di sali minerali, di vitamine e di grassi buoni, la frutta secca è la soluzione perfetta per integrare la colazione e grazie alle sostanze nutritive che essa contiene crea quel mix di salute e benessere essenziale specialmente quando la giornata si prevede molto impegnativa.

Come consumare la frutta secca?
La frutta secca può essere consumata da sola, oppure assieme ad un panino con la marmellata, con una spremuta per integrare la vitamina C, con uno yogurt (ed in quest’ultimo caso è anche perfetta da aggiungere direttamente nello yogurt).

Benefici della frutta secca a colazione
La frutta secca è nemica della stitichezza, favorisce il transito intestinale e aiuta anche in caso di emorroidi. La fibra che la frutta secca contiene, inoltre, è ricca di omega 3 e di omega 6 e quindi protegge anche il cuore. Ogni frutta secca ha della specifiche qualità, vediamone alcune:

Nocciole
La nocciola, tipico prodotto italiano, è ricchissima di vitamina E, contiene fitosteroli, che prevedono le malattie cardiache, e abbassano anche i livelli del colesterolo LDL. Le nocciole sono uno snack pratico da gustare in ogni situazione, senza sporcare, e anche in ufficio o come uno spuntino di metà mattina e contengono preziosi antiossidanti allontanano il rischio di cancro.

Noci
Che dire delle noci, anch’esse un tipo di frutta secca molto gustosa che fornisce acido alfa-linoleico, potassio, magnesio, calco, vitamine, ferro e zolfo. In particolare la vitamina E è un vero toccasana per la salute della pelle.

Prugne
Le prugne sono assai ricche di proteine, e consumate secche sono una toccasana per l’intestino ed un pieno di energia.

Mandorle
Le mandorle sono un tipo di frutta secca ricca di benefici per l’organismo ed ideali per una colazione proteica davvero al massimo. Questa frutta secca infatti fornisce sali minerali, come magnesio, ferro e potassio, vitamine (solo per citarne alcune, vitamina B ed E), proteine. Insomma, un pieno di salute per una colazione perfetta da portarsi anche in ufficio, se a casa si ha troppa fretta. Si possono infatti acquistare dei pratici sacchetti di mandorle mono-porzione da gustare, per fare un pieno di vitamine e di sali minerali in ogni momento della giornata, non solo a colazione.

Leggi anche:

Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui miei nuovi post, metti like alla mia pagina Facebook o seguimi su Twitter, grazie!

Kiwi: calorie, valori nutrizionali, proprietà, utilizzi e controindicazioni

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma KIWI CALORIE VALORI PROPRIETA CONTROIN Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata Macchie Capillari Ano PeneIl Kiwi è un buonissimo frutto dalle mille proprietà e benefici, ha sapore dolce e polpa verde ma, in base alla sua maturazione, può avere un gusto più aspro e una polpa tendente al giallo o al giallastro. Proviene dalla Cina e si è diffuso in Europa alla fine del ‘900, in America arriva nel 1962, mentre, nel 1970, arriva in Italia che oggi è la maggiore produttrice mondiale di kiwi (si coltiva soprattutto in Lazio e Piemonte) seguita da Nuova Zelanda, Cile e Francia.

Quando si consuma il kiwi?

È un frutto che si consuma a partire dall’inizio dell’autunno e per tutto l’inverno.

Come scegliere il kiwi e come conservarli?

Quando scegliete i kiwi tastateli leggermente per testare il grado di maturazione, se sono ancora acerbi fateli maturare tenendoli in un sacchetto di carta per almeno 3 giorni. I kiwi maturi vanno conservati in frigo per non più di 4 giorni.

Proprietà e benefici del kiwi

1) Proprietà lassative del kiwi: è conosciuto l’effetto lassativo del kiwi, utile rimedio contro la stipsi, dovute alla gran quantità di fibre, soprattutto se consumiamo quotidianamente due kiwi molto maturi.

2) Dona energia e combatte l’anemia: grazie ai sali minerali come fosforo, calcio e potassio, il kiwi è in grado di aumentare l’energia giornaliera stimolando il sistema nervoso e aiutando l’organismo a combattere stanchezza e spossatezza, crampi muscolari e a prevenire la depressione. La vitamina B9 contenuta nel kiwi è fondamentale per aumentare l’assorbimento di ferro, aiutando così chi soffre di anemia.

3) Abbassa il colesterolo e regola la pressione: grazie all’acido proteico il kiwi aiuta a tenere a bada il livello di colesterolo e trigliceridi nel sangue, prevenendo così malattie e patologie cardiache e regolando la pressione del sangue, soprattutto grazie al potassio che aiuta a combattere l’ipertensione.

4) Combatte i malanni di stagione e l’asma: l’alto livello di vitamina C permette di coprire il fabbisogno giornaliero necessario al nostro organismo aiutandoci a prevenire infezioni e malanni di stagione come influenza e raffreddore. Aiuta inoltre a rinforzare il sistema immunitario e a combattere lo stress e i sintomi dell’allergia. È in grado di limitare anche i sintomi tipici dell’asma come tosse notturna, respiro corto o difficoltà a respirare.

5) Benefico per stomaco e intestino: il kiwi contiene actinidina, un enzima che favorisce la digestione aiutando chi soffre di gastrite o cattiva digestione.

6) Aiuta la diuresi: l’effetto diuretico di questo frutto, permette di contrastare la ritenzione idrica, eliminando i liquidi in eccesso e il gonfiore che si forma tipicamente nelle zone di cosce e caviglie.

7) Combatte l’osteoporosi e protegge denti e gengive: il kiwi grazie al contenuto di calcio e fosforo protegge e rinforza le ossa aiutando a prevenire e combattere l’osteoporosi. La vitamina C inoltre aiuta a mantenere sani denti e gengive.

8) Antiossidante: il mix di vitamine riduce il livello di radicali liberi apportando un effetto antiossidante: mangiando il kiwi quindi, si combattono anche i segni del tempo, dalle prime rughe all’invecchiamento cellulare, anche grazie alla vitamina E e alla vitamina C.

9) Combatte i tumori e previene il diabete: l’alto contenuto di vitamine e minerali rende il kiwi un alimento in grado di proteggere l’organismo dal cancro, soprattutto grazie alla vitamina C che protegge dallo stress ossidativo. Inoltre, sempre grazie alla vitamina C, il kiwi è in grado di bloccare l’azione tossica delle nitrosamine, degli agenti potenzialmente cancerogeni, che si formano a causa di alcuni additivi alimentari che troviamo principalmente negli insaccati. Le sostanze contenute nel kiwi limitano l’assorbimento di glucosio nell’organismo rendendolo un alimento adatto ai diabetici.

10) Aiuta a dimagrire: il kiwi contiene poche calorie e può aiutare anche chi è a dieta a mantenersi in forma.

11) Fa bene agli occhi e previene le malattie degenerative: il kiwi è ricco di vitamina C che aiuta a prevenire la cataratta, inoltre riduce il rischio di degenerazione maculare che colpisce in età avanzata. La luteina protegge poi dai raggi nocivi. I polifenoli contenuti nei kiwi evitano la degenerazione cellulare prevenendo malattie come l’Alzheimer e il morbo di Parkinson.

12) Utile in gravidanza: il kiwi contiene acido folico utile alle donne in gravidanza perché indispensabile per la formazione del bambino aiutando a ridurre il rischio di eventuali malformazioni, inoltre aiuta anche a prevenire il gonfiore alle gambe e la formazione di vene varicose e emorroidi.

13) Benefici sulla pelle e sui capelli: le proprietà antiossidanti del kiwi lo rendono un ingrediente utilizzato in molti cosmetici antiage, inoltre il suo potere rinfrescante e purificante viene sfruttato nei prodotti per capelli e in quelli per pelli grasse. Il kiwi riesce quindi a contrastare le rughe grazie al contenuto di polifenoli che rallenta l’invecchiamento cellulare. Le sue proprietà astringenti e la vitamina C lo rendono ideale per le pelli grasse e anche per schiarire le macchie cutanee. Inoltre fortifica i capelli agendo sulla cheratina.

Come consumare il kiwi?
Del kiwi possiamo mangiare, oltre alla polpa e ai semi, anche la buccia, soprattutto se i kiwi provengono da coltivazioni biologiche. Vengono utilizzati anche per la preparazione di crostate, confetture e gelatine oltre che essere sempre presente nelle rinfrescanti macedonie di frutta. È un ottimo frutto da dare anche ai bambini. Consumato durante la colazione può essere aggiunto ai cereali per dare il giusto apporto di vitamine, oppure può essere utilizzato per la preparazione di frullati e centrifugati. Il kiwi può essere aggiunto anche a un’insalata di verdure, magari con zucchine e peperoni per una pietanza ricca di vitamine.

Centrifugato con kiwi
Per preparare un buon centrifugato antistress mixate ad esempio pere, mele, kiwi e sedano per ottenere un ottimo centrifugato rilassante. Il sedano infatti ha proprietà benefiche rilassanti, così come la mela che favorisce il relax e aiuta il sonno. Il kiwi invece aiuterà ad alleggerire lo stomaco grazie alle sue proprietà digestive, per permettere di riposare al meglio. È ideale da consumare al sera, qualche ora prima di andare a dormire.

Leggi anche:

Controindicazioni
Il kiwi può dare, in soggetti predisposti, reazioni allergiche inoltre, dato il suo potere lassativo mangiarne troppi potrebbe causare problemi intestinali quindi è meglio non mangiare più di 2 o 3 al giorno. Infine, i semi contenuti all’interno del frutto, non lo rendono adatto a chi soffre di diverticolosi del colon o morbo di Crohn in fase acuta. Non è consigliato durante l’allattamento soprattutto se ci sono casi di allergia al frutto in famiglia, per evitare problemi al bambino.

Kiwi verde, valori nutrizionali per 100 grammi
Calorie 61
Grassi 0,5 g
Acidi grassi saturi 0 g
Acidi grassi polinsaturi 0,3 g
Acidi grassi monoinsaturi 0 g
Colesterolo 0 mg
Sodio 3 mg
Potassio 312 mg
Carboidrati 15 g
Fibra alimentare 3 g
Zucchero 9 g
Proteine 1,1 g
Vitamina A 87 IU Vitamina C 92,7 mg
Calcio 34 mg Ferro 0,3 mg
Vitamina D 0 IU Vitamina B6 0,1 mg
Vitamina B12 0 µg Magnesio 17 mg

Leggi anche:

Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!