Dieta senza glutine: cos’è e quali sono i suoi benefici

MEDICINA ONLINE CIBO DIETA ALIMENTAZIONE PASTA RISO SUGO DIABETE CIBI GLICEMIA CARBOIDRATI PRANZO CUCINA CENA RICETTAIl glutine è una proteina che si trova nel grano e nei cereali come, ad esempio, nell’orzo e nella segale. Il glutine è presente in una grande varietà di prodotti alimentari, inclusa la pasta, presentando un serie di proprietà funzionali. Seguire un regime alimentare “senza glutine” significa, quindi, intraprendere una dieta senza la proteina del glutine, il che vuol dire evitare cibi come pane e pasta. Una dieta senza glutine viene spesso seguita da coloro che presentano disturbi nella digestione di questa proteina, come chi soffre di intolleranze o allergie al grano. Il grano è, però, un ingrediente molto presente nella dieta del mondo occidentale ed è una delle proteine più consumate, così da rendere molto difficile la sua esclusione dalla vostra dieta, sebbene, scegliendo di farne a meno, potrete avere una serie di benefici.

Perché seguire una dieta senza glutine?

Quando si tratta di scegliere o no se intraprendere una dieta senza glutine, dovreste porvi una domanda:

“ho realmente bisogno di questo tipo di regime alimentare?”

Le persone celiache avranno sicuramente benefici da una dieta simile. La celiachia è un disturbo dell’apparato digerente che comporta una reazione negativa del corpo al glutine, con conseguente mal di stomaco, senso di gonfiore e aumento di peso. Si stima che più di 2,5 milioni di persone soffrano di celiachia. Molti individui vengono lasciati senza una diagnosi certa poiché non presentano sintomi per diversi anni, anche in virtù del fatto che molti segnali della malattia possono venir confusi con altri disturbi. Se credete di soffrire di celiachia, sappiate che i sintomi comuni a questa malattia sono: diarrea, costipazione, dolore addominale, senso di gonfiore, anemia e spossatezza. Comunque, anche se pensate di essere soggetti a questo disturbo, è comunque sempre meglio chiedere il parere di un medico prima di rimuovere il glutine dalla vostra dieta.

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Quali sono i benefici della rimozione del glutine dalla dieta?

Per quanto riguarda i benefici legati alla scelta di una dieta senza glutine, dovete prima assicurarvi che questo genere di regime alimentare sia assolutamente necessario per la vostra salute. Per esempio, i celiaci avranno sicuramente grandi benefici seguendo questa dieta e, se soffrite di intolleranza al glutine, la rimozione di questa proteina dalla vostra alimentazione quotidiana vi recherà sollievo da tutti quei fastidiosi sintomi, fornendovi, inoltre, più energia e riducendo i vostri disturbi gastrointestinali. Per esempio, nel 2002 il Dr.Mustalahti e altri medici hanno svolto un’ importante ricerca, analizzando la qualità di vita di alcuni individui risultati positivi ai test della celiachia. Lo studio prendeva in esame la salute degli individui prima di seguire una dieta senza glutine e un anno dopo aver intrapreso questo particolare regime. I medici si sono soffermati sulla qualità di vita di quei pazienti con sintomi e riscontri positivi per la celiachia, laddove gli individui mostrassero evidenti segnali di un disturbo celiaco e non  avessero buone  condizioni di vita a causa di problemi gastrointestinali. Un anno dopo aver iniziato a seguire una dieta senza glutine, i disturbi gastrointestinali si erano ridotti, giungendo alla conclusione che un regime alimentare senza glutine potesse migliorare la qualità di vita di coloro che presentavano sintomi e test positivo alla celiachia.

Al di là di questo, se non si è intolleranti al glutine, la scelta di un regime alimentare di questo tipo non porterà veri e propri benefici. Per molte persone, infatti, la rimozione del glutine dalla loro dieta comporta un aumento del peso, dato che molte delle alternative alimentari senza glutine presentano un maggior contenuto di grassi, nonché carenze nutrizionali. Alcuni individui segnalano una perdita di peso, ma ciò è probabilmente dovuto al fatto che una dieta senza glutine offre una ridotta scelta di alimenti, con una conseguente riduzione della possibilità di mangiare eccessivamente. Tutti i cereali fanno parte di una dieta sana e equilibrata, e la rimozione del glutine, soprattutto quando non necessaria, porta alla perdita di tutti quei benefici nutrizionali che si possono riscontrare nei cibi che contengono questa proteina.

Come iniziare

Andare a mangiare fuori può essere scoraggiante quando si segue una dieta senza glutine. E’ consigliabile telefonare prima e informarsi se il ristorante dispone di un menù senza glutine o, comunque, alternative in linea con questo regime alimentare.  Inoltre dite sempre a chi vi serve che non volete cibi con il glutine o che avete allergie:  lo terranno a mente e dovrebbero essere felici di servirvi al meglio. Un buon modo per iniziare è concentrarsi sul mangiare tutti i cibi privi di glutine, come frutta, verdura, pollo, pesce, carne magra: questo è un ottimo metodo per mantenere la tua dieta sana e libera dal glutine.

Attenzione al glutine “nascosto”

Mangiare cibi in scatola può essere insidioso laddove il glutine può venir mascherato come altri ingredienti,  sebbene molti negozi abbiano oramai intere sezioni dedicate agli alimenti senza glutine.

Prodotti che contengono glutine:

– Pane

– Pasta

– Farina multiuso

– Farina

– Pane azzimo

– Pan Pita

– Cous Cous

– Dolci

– Muffin

– Biscotti

– Paste e Torte

– Grano

– Orzo

– Crusca

– Semolino

– Avena  (L’avena contiene una proteina che è simile al glutine ma non è la stessa. Comunque, una gran quantità di avena subisce spesso una contaminazione incrociata, quindi se decidete di mangiare avena siate sicuri di scegliere marche che prediligono prodotti privi di glutine)

Cibi senza glutine

Intraprendere un regime alimentare senza glutine vuol dire eliminare dalla vostra dieta molti cibi, ma c’è comunque una grande quantità di prodotti privi di glutine in alternativa a cereali e dolci da forno, così come ci sono una marea di alimenti freschi che possono rimpiazzare quelli pieni di glutine.

Frutti

Mele, Arance, Uva, Banane, Pompelmi, Uva Sultanina, ecc…

Verdura

Patate, Mais, Broccoli, Cavolfiore, Zucchine, Cavolo, Lattuga, ecc…

Salse e Spezie

Ketchup, Maionese, Sale e Pepe – attenzione alla Salsa di Soia e al Condimento per l’insalata: accertatevi che siano etichettati come prodotti senza glutine.

Carne Non Lavorata

Pollo, Manzo, Maiale, Pesce, Uova. Attenzione a salsiccia, hot dog e alle carni lavorate poiché possono contenere tracce di glutine.

Prodotti Quotidiani

Latte, Formaggio, Yogurt, Burro, Fiocchi di Latte. Attenzione al Gorgonzola (contiene delle muffe del pane) e controllate sempre l’etichetta degli yogurt per essere certi che non vi siano fibre aggiunte o prodotti cereali.

Contorni

Riso Bianco scondito, Patate, Fagioli in scatola, Quinoa. Eviatate i purè istantanei.

Frutta Secca e Creme spalmabili

Burro d’arachidi, Nutella, Burro di Mandorle, Pistacchi, Anacardi, Arachidi, Noccioline, Mandorle. Evitate le noccioline speziate.

Le persone con allergie al grano, intolleranze al glutine o disturbi legati alla celiachia, sono tutti individui che troveranno grandi benefici rimuovendo il glutine dalla loro dieta. Comunque sia, se non soffrite di intolleranza al glutine, è importante ricordare che l’eliminazione totale di un nutriente dalla vostra dieta non vi farà perdere peso e non vi permetterà di mettervi in forma più velocemente rispetto a quanto potreste fare con l’esercizio fisico e una dieta sana e equilibrata.

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Prediabete (intolleranza glucidica): sintomi, dieta e valori ematici

MEDICINA ONLINE CIBO DIETA ALIMENTAZIONE PASTA RISO SUGO DIABETE CIBI GLICEMIA CARBOIDRATI PRANZO CUCINA CENA RICETTAIl prediabete è una condizione che precede il diabete di tipo 2: nel prediabete la glicemia (il livello di glucosio nel sangue) è maggiore del normale (iperglicemia), ma non è così alta da permettere al medico di diagnosticare il diabete mellito, inoltre i sintomi del diabete conclamato non sono ancora apparsi. Ad oggi le ultime linee guida invitano ad usare il termine intolleranza glucidica, anzichè pre-diabete, per sottolineare l’idea che la situazione è ancora reversibile; nell’articolo si intenderà con questi 2 termini la stessa condizione, anche se sarebbe più corretto usare solo la nuova terminologia.

Ogni anno l’11 per cento circa dei pazienti colpiti da prediabete esaminati nel Diabetes Prevention Program sviluppa il diabete di tipo 2 in media tre anni, mentre altre ricerche dimostrano che molti pazienti affetti da prediabete sviluppano il diabete di tipo 2 nel giro di 10 anni. L’espressione prediabete è un modo chiaro per spiegare che la patologia consiste in un valore della glicemia più alto del normale; indica inoltre che il paziente rischia di sviluppare il diabete e probabilmente soffre già degli effetti collaterali del diabete. Chi ne soffre corre un rischio maggiore del normale di soffrire anche di patologie cardiovascolari, il rischio è una volta e mezza maggiore rispetto a chi ha una glicemia normale. Chi soffre di diabete, invece, ha un rischio di soffrire di patologie cardiovascolari da doppio a quadruplo rispetto alle persone sane.

Come già affermato all’inizio dell’articolo, il prediabete è una condizione silente, cioè il paziente può non essere consapevole di esserne affetto perché ancora non manifesta i sintomi del diabete conclamato. La buona notizia, però, è che la limitazione delle calorie e dei grassi, l’esercizio fisico e la perdita di peso possono far guarire il prediabete e quindi ritardare o prevenire l’insorgenza del diabete di tipo 2. Il prediabete è reversibile. Il diabete, quando compare, diventa una malattia cronica, quindi è meglio prevenirlo, anziché cercare di tenerlo sotto controllo.

Sintomi

Sono a rischio per il prediabete?

Invecchiando, soprattutto se si è in sovrappeso, aumenta il rischio di soffrire di intolleranza glucidica. Il medico dovrebbe prescrivervi un esame della glicemia se:

  • avete più di 45 anni e siete in sovrappeso,
  • avete meno di 45 anni, siete in sovrappeso e presentate altri fattori di rischio per il diabete.

Se, invece, avete più di 45 anni e il vostro peso è normale, il controllo della glicemia è facoltativo: vi consigliamo di parlarne comunque con il vostro medico.

Sono a rischio per il diabete?

Siete a rischio di soffrire di diabete se:

  • siete in sovrappeso,
  • non fate attività fisica,
  • avete un genitore, un fratello o una sorella che soffre di diabete,
  • avete avuto un figlio che al momento della nascita pesava più di 4 chilogrammi oppure avete sofferto di diabete gestazionale,
  • soffrite di ipertensione (pressione massima maggiore di 140/90 mmHg),
  • avete il colesterolo HDL basso (pari o inferiore a 35 mg/dl) o i trigliceridi alti (pari o superiori a 250 mg/dl).

Gravidanza

Una condizione di intolleranza glucidica in gravidanza espone più facilmente al rischio di sviluppare il diabete gestazionale, con pericolose conseguenze sia per la madre che per il bambino.

Diagnosi

Se siete in sovrappeso e avete più di 45 anni, vi consigliamo caldamente di chiedere al vostro medico di prescrivervi gli esami per il prediabete. Se il vostro peso è normale e avete più di 45 anni, potete chiedere al medico se nel vostro caso è opportuno fare l’esame. Se avete meno di 45 anni ma siete in sovrappeso, il medico potrà consigliarvi di fare gli esami qualora presentiati altri fattori di rischio:

  • ipertensione,
  • colesterolo HDL basso associato ai trigliceridi alti,
  • precedenti familiari di diabete,
  • precedenti personali di diabete gestazionale,
  • aver messo al mondo un figlio che alla nascita pesava più di 4 chilogrammi,
  • appartenenza a un gruppo etnico a rischio per quanto riguarda il prediabete.

Se la glicemia è normale, vi consigliamo di fare gli esami ogni tre anni. Se invece soffrite di prediabete, dovreste fare gli esami ogni anno oppure ogni due anni dopo la diagnosi. Il prediabete non provoca alcun sintomo, per la diagnosi è quindi indispensabile eseguire un esame della glicemia. Il medico vi prescriverà uno o più di questi tre esami:

  • L’esame della glicemia a digiuno misura la glicemia dopo alcune ore di digiuno. Raggiunge la massima efficacia se eseguito al mattino, dopo una notte intera di digiuno. Il medico diagnostica intolleranza glucidica se il valore della glicemia a digiuno è compreso tra 100 e 125 mg/dl, valore sopra la norma ma non sufficientemente alto da essere definito come diabete. Un valore della glicemia a digiuno pari o superiore ai 126 mg/dl significa che soffrite di diabete.
  • Il test orale di tolleranza al glucosio (curva da carico) misura la glicemia dopo un digiuno protratto per tutta la notte e dopo due ore dall’assunzione di un liquido dolcificato somministrato dal medico o dal personale del laboratorio. Si può diagnosticare il prediabete se, due ore dopo aver bevuto il liquido, la glicemia è compresa tra 140 e 199 mg/dl. Questi valori della glicemia sono sopra la norma ma non sufficientemente alti da essere definiti come diabete: se fossero pari o superiori ai 200 mg/dl si potrebbe diagnosticare il diabete.
  • L’esame dell’emoglobina glicata può essere fatto in qualsiasi momento della giornata, non necessariamente a digiuno; un valore compreso fra 5.7 e 6.4% permette al medico la diagnosi di prediabete, valori superiori portano invece alla diagnosi di diabete.

Ciascun esame deve essere confermato almeno due volte.

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Cura e terapia

Per riportare la glicemia alla normalità è possibile:

  • diminuire le calorie e la quantità di grassi nella dieta,
  • aumentare l’attività fisica.

In questo modo aumentano le probabilità di dimagrire. Se siete in sovrappeso, perdere dal 5 al 7 per cento del vostro peso può essere fondamentale per la vostra salute; ad esempio, se pesate circa 90 chili, potete provare a perdere dai 5 ai 7 chilogrammi.

Diminuire le calorie e i grassi

  • Diminuire le porzioni a cui siete abituati,
  • Quando si mangia fuori, ordinare la porzione più piccola oppure condividere l’antipasto,
  • Scegliere l’acqua o le bevande ipocaloriche, anziché le bevande normali o i succhi di frutta,
  • Scegliere le versioni light degli alimenti preferiti. Controllare le etichette per vedere se le calorie diminuiscono proporzionalmente,
  • Cuocere al forno, alla griglia o al vapore: usare padelle e pentole antiaderenti,
  • Mangiare più verdure e più alimenti integrali.

Aumentare l’attività fisica

Aumentare l’attività fisica è molto semplice, se seguirete questi semplici consigli.

  • Provate a fare le scale anziché prendere l’ascensore,
  • Parcheggiate l’automobile non proprio vicino al luogo in cui dovete recarvi,
  • Trovate un’attività che vi piaccia e vi soddisfi, come ad esempio il giardinaggio o il ciclismo,
  • Abituatevi a fare una passeggiata al giorno, fino a raggiungere mezz’ora di passeggiata veloce 5 giorni a settimana. In alternativa, suddividete i 30 minuti in due o tre passeggiate di durata inferiore,
  • Provate a fare un allenamento per la forza, sollevando pesi leggeri diverse volte al giorno.

Farmaci

Ad oggi non è stato approvato alcun farmaco per la cura del prediabete, tuttavia diversi farmaci con obbligo di ricetta, in vendita per curare il diabete o per dimagrire, sono stati usati nelle ricerche. Alcuni farmaci sembrano efficaci per ritardare la comparsa del diabete o per prevenirlo, tuttavia non sono certamente utili come le modifiche alla dieta, l’esercizio fisico e il dimagrimento.

Attualmente gli esperti sono convinti che

  • mangiare di meno,
  • aumentare l’attività fisica,
  • perdere peso,

sono metodi utili per curare l’intolleranza glucidica, più efficaci rispetto ai soli farmaci.

Prevenzione

Le ricerche hanno dimostrato che chi soffre di prediabete può prevenire o ritardare il decorso del diabete di tipo 2 fino al 58 per cento dei casi, unicamente modificando il proprio stile di vita, ad esempio dimagrendo anche di poco o facendo attività fisica regolare. Gli esperti consigliano a chi soffre di prediabete di perdere dal 5 al 10 per cento del proprio peso e di fare qualsiasi attività fisica di intensità moderata per mezz’ora al giorno. In alcuni pazienti intervenire con tempestività può addirittura far diminuire la glicemia, riportandola a livelli normali. Non preoccupatevi se non riuscite a raggiungere il peso forma: perdere anche soltanto da 5 a 7 chilogrammi può essere fondamentale! Se soffrite di prediabete avete il 50 per cento di rischio in più di soffrire di patologie cardiache o ictus, quindi il vostro medico probabilmente vi darà consigli per evitare o cercare di curare i fattori di rischio per le malattie cardiovascolari, come il fumo, l’ipertensione e il colesterolo alto. Una ricerca recente ha dimostrato che un gruppo di pazienti ad alto rischio di sviluppare il diabete di tipo 2 è riuscito a diminuire considerevolmente il rischio mangiando di meno, aumentando l’attività fisica e dimagrendo.

I pazienti:

  • hanno diminuito la quantità di grassi nella dieta,
  • hanno ridotto l’apporto calorico della dieta,
  • hanno fatto attività fisica per almeno mezz’ora al giorno, 5 giorni alla settimana, di solito con una passeggiata a passo veloce,
  • sono dimagriti, in media di quasi sette chilogrammi nel corso del primo anno della ricerca.

Queste strategie si sono dimostrate ugualmente efficaci sia per gli uomini sia per le donne, e particolarmente utili per gli over 60. Anche diverse altre ricerche hanno dimostrato che è possibile ritardare la comparsa del diabete di tipo 2 oppure prevenirlo.

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Warrior Diet: a che serve e come è organizzata?

MEDICINA ONLINE DIGIUNO INTERMITTENTE TERAPEUTICO WARRIOR DIET GUERRIERO DIETA DIMAGRIRE NOTTE COLAZIONE PRANZO MUSCOLI CALORIE PALESTRA FA BENE FA MALE SALUTE PROTEINE DIGESTIONE.jpgLa “dieta del guerriero” è un regime alimentare ideato dallo statunitense Ori Hofmekler, con il testo di riferimento “The Warrior Diet”, scritto in collaborazione con Diane Holtzberg. Il principio nutrizionale si basa sull’assecondare i ritmi che caratterizzavano gli uomini primitivi, sottoposti durante il giorno a lavoro, caccia, combattimenti e digiuno(quindi lunghi periodi di stress), per poi fare sorta di energie durante le ore serali/notturne. Infatti per l’autore le nostre esigenze e i nostri ritmi sarebbero rimasti uguali rispetto a quelli dei nostri avi, considerando l’uomo un mangiatore notturno programmato per effettuare un pasto principale e che i regimi alimentari/dietetici della società moderna, con il consumo di troppi pasti fatti nel momento sbagliato, hanno portato alle crescenti epidemie di obesitàdiabete
sindrome metabolica. Il ciclo giornaliero su cui si basa comprende due fasi:

1) digiuno durante il giorno, saltando colazione e pranzo,

2) pasto principale durante la sera/notte.

La prima fase corrisponde al periodo lavorativo, rispettando le regole del digiuno intermittente (cioè un digiuno di 10-16 ore) in modo da incidere sia sul bilancio calorico giornaliero che sul metabolismo ormonale: in questa fase infatti il corpo attinge alle proprie riserve lipidiche per produrre l’energia necessaria a compiere le attività quotidiane e inoltre si consente agli organi di purificarsi dalle scorie accumulate.

Nel secondo periodo si cerca di introdurre tutte le calorie necessarie, mangiando fino a sazietà ma rispettando comunque alcuni schemi nutrizionali raccomandati dall’autore. Questo stile entra in contrasto con le affermazioni della maggioranza dei nutrizionisti che condividono l’importanza della colazione e che dovrebbe garantire almeno il 20% delle calorie giornaliere; per Hofmekler invece tenendo il corpo a digiuno sin dal mattino, lo si renderebbe più efficiente e vigile, grazie soprattutto alla sintesi di GH, Adrenalina e altri ormoni da stress.

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Com’è strutturata?

Vediamo ora come è strutturata una giornata tipo del nostro “Guerriero” per poi analizzare i pro e i contro:

FASE DI SOTTOALIMENTAZIONE

18/20 ore circa, comprende le ore di riposo notturno e la parte lavorativa della giornata; in questa fase è concessa l’introduzione di piccoli e semplici spuntini spezzafame, leggeri e perlopiù di origine vegetalee una buona quantità di acqua: frutta, centrifugati di verdura, yogurt, kefir e piccole quantità di proteine a rapido assorbimento (whey protein) evitando carni, cereali, cibi lavorati bevande zuccherate ed edulcorate. Quindi prediligere alimenti che non impegnino eccessivamente il nostro apparato digerente e che non spostino una quota eccessiva di sangue dai muscoli verso l’intestino, contribuendo anche a “disintossicare” l’organismo. Questo stato di sottoalimentazione dovrebbe produrre un’ulteriore serie di effetti benefici come l’aumento della sensibilità insulinica e una maggior produzione di ormoni (adrenalina e cortisolo) per contrastare lo stato di “carenza di risorse” e sfruttare meglio quelle presenti nel nostro organismo. Lo stato di lucidità mentale e aggressività è aumentato dall’attivazione del sistema simpatico e dalla presenza in circolo (di mattina e soprattutto a digiuno) di testosterone, catecolamine e cortisolo, fondamentali nell’uomo primitivo (così come anche nei gladiatori a cui spesso si fa riferimento nel libro) per cacciare ed uccidere le prede.

FASE DI SOVRALIMENTAZIONE

4/6 ore circa: arrivati a questo punto della giornata il corpo è in una condizione di massima sensibilità ai nutrienti, diminuendone la quota che verrà stoccata nelle riserve lipidiche. Il consumo del pasto va a stimolare il sistema parasimpatico (stimolazione principale del nervo vago), rendendoci più docili e calmi, condizione adatta proprio al periodo di riposo. In questa fase non ci sono vincoli alla qualità e alla quantità di alimenti, bisogna piuttosto seguire 3 principali regole: cominciare il pasto assumendo alimenti dal sapore leggero per poi passare a quelli più saporiti, iniziando con verdure, ortaggi e proteine per poi passare a carboidrati (leguminacee frutta e cereali integrali preferenzialmente) e grassi (semi oleosi, arachidi e mandorle); variare sia nei colori che nei sapori e consistenze durante il pasto; mangiare fino a sazietà o fino a quando si arriva al punto che lo stimolo della sete sia maggiore di quello della fame. Anche in questa fase però è sempre sconsigliata l’assunzione di zuccheri semplici, polialcoli, prodotti raffinati, OGM e vitamine sintetiche attenendosi come base nutrizionale, in via generale, alle linee guida della paleodieta.

Il mio giudizio

Nel dare un giudizio sulla Dieta del Guerriero bisognerebbe avere alla mano dati supportati da qualche studio su un numero sufficiente di individui. Le assunzioni fatte da Hofmekler sono basate sulla esperienza personale e quindi non “universali”; molti sono i dubbi anche di carattere scientifico, come anche affermazioni del tipo “mangiare fino a sazietà” che non ci garantiscono di rientrare nella quota calorica necessaria, con il rischio di mangiare molto di più avendo la mera illusione che sia “tutto stoccato nei muscoli e non nel grasso”; se parliamo poi di un atleta o di uno sportivo, tenerlo a digiuno prima e dopo un allenamento porta a più danni che benefici; il cervello per funzionare ha bisogno di zuccheri quindi la lucidità mentale è tutt’altro che scontata. Le restrizioni si applicano in particolar modo a tutti quei soggetti con problemi metabolici (diabetici, soggetti con patologie biliari) dove il parere del medico è fondamentale.

Una lancia va spezzata a favore del protocollo di digiuno intermittente(su cui la dieta del guerriero si basa): studi pubblicati su Pubmed ne elogiano gli innumerevoli effetti positivi confermando l’efficacia nella perdita di peso, normalizzazione dei lipidi ematici, miglioramento della composizione corporea (rapporto massa magra-massa grassa), diminuzione dei livelli ematici di glucosio, aumento della sensibilità all’insulina, diminuzione dell’infiammazione sistemica cronica indotta dal cibo e diminuzione della Noradrenalina Ipotalamica e del NPY controllando positivamente il senso di sazietà.

In definitiva non mi sento di approvare o cestinare del tutto la Warrior Diet, bisogna sperimentare, capire se il metodo si adatta al proprio stile di vita, alle proprie esigenze e ai risultati che si vogliono ottenere tenendo bene a mente i pro e i contro.

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Lo stress fa ingrassare o dimagrire?

MEDICINA ONLINE OBESITA SOVRAPPESO GRASSO PC LAVORO FAST FOOD DUODENO PANCREAS DIGESTIONE GLICEMIA DIABETE ANALISI INSULINA ZUCCHERO CARBOIDRATI CIBO MANGIARE DIETA MELLITO TIPO 1 2 CURA TERAPIA FARMACI STUDIO NUOVE TENOLOGIE TERAPIEE’ difficile dare una risposta univoca a questa domanda dal punto di vista fisiologico ed ormonale, questo perché ognuno di noi reagisce in maniera fortemente soggettiva allo stress. Alcuni ad esempio, in periodi stressanti, tendono a perdere appetito, mentre altri sono colti da fame nervosa. Alcune persone sotto stress diventano iperattive, mentre altre si “lasciano andare”. Ovvio che poi molto dipende dal tipo di agente che ha determinato lo stress: un surplus di lavoro, un lutto o un divorzio sono ad esempio tre situazioni che tipicamente determinano stress, ma sono eventi totalmente diversi uno dall’altro ed anche le reazioni possono essere diametralmente opposte.

Per chi tende ad ingrassare nelle fasi più stressanti, c’è da dire che la ricerca ha scoperto che lo stress non fa ingrassare perché si mangia di più, ma perché si assimila di più

La colpa è di un ormone, il neuropeptide Y (Npy) che determina l’accumulo di maggiori quantità di grasso nelle cellule del tessuto adiposo in condizioni di stress. Il neuropeptide Y, finora noto per il suo ruolo di controllo dell’appetito nel cervello, ha in realtà un secondo ruolo extra-cerebrale prima sconosciuto. Esso agisce infatti anche a livello dei nervi periferici che innervano il tessuto adiposo. Lo stress attiva questi nervi al rilascio di Npy che stimola l’accumulo di grasso. Questo effetto diventa ancora più evidente quando, proprio perché sotto stress, si è presi da fame nervosa. Se mangiamo il doppio delle calorie a causa dello stress, il corrispondente aumento di peso non sarà di due volte, ma quattro volte tanto!

Per ridurre i danni, si possono assumere 4 tazze di tè verde al giorno, aggiungendo 10 gocce di tintura madre di eleuterococco per ognuna.Quando invece lo stress ti fa dimagrire, i nervi periferici rilasciano noradrenalina, un messaggero chimico che, al contrario del neuropeptide Y, induce a bruciare più grassi. Per ridurre i danni, assumere 4 tazze di tè rosso rooibos al giorno, aggiungendo 10 gocce di tintura madre di melissa per ognuna.

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Marmellata di pesche senza zucchero: ricetta light e gustosa

MEDICINA ONLINE MARMELLATA DI PESCHE FATTA IN CASA VASETTO DISINFETTATO BATULINO CONSERVE VASO VETRO JAM MARMELADE MARMELDE FRUTTA LIGHT LEGGERA ZUCCHERO RICETTA FACILE VELOCE GUSTOSA DIABETE DIETA CALORIE.jpgLa marmellata di pesche senza zucchero è una ricetta più dietetica rispetto alla ricetta classica della confettura di pesche in quanto non prevede l’aggiunta di zuccheri. Ideale quindi per chi sta a dieta e non vuole rinunciare alla colazione o alla merenda con una sana marmellata light.

Gli ingredienti:

  • 1 kg di pesche mature;
  • 1 bicchiere di acqua;
  • succo di 1 limone;
  • 1 mela.

Preparazione:

  1. lavare e pulire le pesche tagliandole in piccoli pezzetti insieme alla mela;
  2. macerate in una pentola capiente le pesche, la mela e il succo del limone per circa 3 ore;
  3. trascorso il tempo necessario, cuocete a fiamma bassa per circa 50 minuti;
  4. mescolare di tanto in tanto;
  5. verificare con il test del piattino se la marmellata è cotta al punto giusto ed è della consistenza giusta;
  6. una volta cotta, versarla nei barattolini e lasciarla raffreddare;
  7. la marmellata senza zucchero è pronta per essere consumata.

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Crudo o cotto: come la cottura bollito cambia il peso del cibo [TABELLA]

Lo stesso identico cibo crudo e dopo la cottura ha un peso che può essere anche molto diverso. Come cambia il peso del cibo prima e dopo la cottura bollito? Con questa pratica tabella stampabile, non avrai più dubbi (e non perderti anche la tabella equivalente con la cottura arrosto che potete trovare a questo link):

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma CRUDO COTTO CAMBIA PESO CIBO BOLLITO Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpg

 

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Crudo o cotto: come la cottura arrosto cambia il peso del cibo [TABELLA]

Lo stesso identico cibo crudo e dopo la cottura ha un peso che può essere anche molto diverso. Come cambia il peso del cibo prima e dopo la cottura arrosto? Con questa pratica tabella stampabile, non avrai più dubbi (e non perderti anche la tabella equivalente con la cottura bollito che potete trovare a questo link):

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma CRUDO COTTO CAMBIA PESO CIBO ARROSTO Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpg

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Lyrica (Pregabalin): è un farmaco che fa ingrassare?

MEDICINA ONLINE DIETA LINEA MANGIARE GRASSO INGRASSARE DIMAGRIRE CALORIE CARBOIDRATI GRASSI ZUCCHERI CIBO FRUTTA VERDURA FRITTO CARNE PROTEINE OBESITA SOVRAPPESO INDICE MASSA CORPOREA METABOLISMO.jpgLyrica è un medicinale che contiene il principio attivo pregabalin. È disponibile sotto forma di capsule (di colore bianco: 25 mg, 50 mg e 150 mg; bianco e arancione: 75 mg, 225 mg e 300 mg; arancione: 100 mg; arancione chiaro: 200 mg).
Pregabalin viene usato, da solo o in combinazione con altri farmaci, come antiepilettico-anticonvulsivante e trova indicazione specifica nel trattamento del dolore neuropatico centrale e periferico. È utilizzato anche contro il disturbo d’ansia generalizzato (GAD), e contro il dolore neuropatico periferico causato da complicanze dell’algodistrofia (o distrofia simpatica riflessa).

Lyrica fa ingrassare?

Non tutti i pazienti reagiscono allo stesso modo alla somministrazione di un farmaco, tuttavia, in un gruppo di pazienti relativamente ampio, sembrerebbe che Lyrica possa effettivamente determinare un aumento di peso. Tra le mie pazienti donne, soprattutto, il Lyrica, nella somministrazione di 2 dosi da 150 mg giornaliere, ha determinato in più della metà dei casi un aumento ponderale medio che oscilla tra 2 e 5 kg entro due mesi dalla prima assunzione, legato alla sensazione di aumentato gonfiore. Il meccanismo di aumento del peso non è stato ancora del tutto chiarito. L’aumento di peso non si verifica in tutti i pazienti.

Come comportarsi?

Mantenere un’alimentazione equilibrata ed effettuare un moderato e regolare esercizio fisico può aiutare a ridurre o prevenire il problema, specie se seguiti da un medico nutrizionista. Se l’aumento di peso è elevato occorrerà eventualmente concordare con il medico curante le strategie da seguire.

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