Mammella: anatomia e funzioni del seno e delle ghiandole mammarie

MEDICINA ONLINE PETTO MAMMELLA FORMICOLIO CIRCOLAZIONE CANCRO TUMORE DONNA MORTALITA MORTE PROGNOSI CANCRO TUMORE SENO LINFATICI METASTASI SENTINELLA CARCINOMA DOTTI DUTTALE ANATOMIALa mammella è una organo ghiandolare, nella maggioranza degli animali (tra cui l’essere umano) è pari, e nelle femmine di mammifero secerne il latte. Nel genere umano l’organo femminile ha grandezza e forma variabile in base a molti fattori, come genetica, età, elasticità della pelle e percentuale di massa grassa. La mammella destra e sinistra sono difficilmente uguali in dimensioni e perfettamente simmetriche. Oltre che strumento di nutrizione della prole, la mammella è – dopo la pubertà – una caratteristica sessuale secondaria della donna e rappresenta una parte del corpo erogena, molto sensibile e generalmente considerata fonte di attrazione sessuale.

Mammella, seno e petto

Con il termine “seno” ci si riferisce allo spazio compreso tra le mammelle, tuttavia, nella lingua italiana la parola “seno” viene comunemente usata come sinonimo di “mammella”. Va però precisato che tale termine, in riferimento alla mammella femminile, risulta essere errato, poiché il termine indica una concavità (come si può intuire da espressioni come “in seno a”, oppure “insenatura”, le quali indicano entrambe “qualcosa che sta all’interno”). Anche il termine “petto“, viene in italiano spesso utilizzato come sinonimo di mammella nel linguaggio comune, ma va ricordato che in realtà in medicina con “petto” si indica il torace nel suo insieme, e non solo le mammelle.

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Anatomia della mammella umana

La mammella umana è un organo pari (cioè è presente in due copie, la mammella destra e quella sinistra), posto nella regione anteriore del torace, ai lati della linea mediana, localizzata tra il terzo e il sesto spazio intercostale. La mammella poggia in particolare su due strutture muscolari: una più esterna, muscolo grande pettorale, ed una profonda, muscolo piccolo pettorale.

L’organo è costituito da due parti fondamentali:

  • tessuto adiposo;
  • strutture ghiandolari;

nel complesso queste componenti costituiscono la ghiandola mammaria. Fino al periodo della pubertà, le mammelle sono poco sviluppate e sono uguali in maschi e femmine. Nella pubertà lo sviluppo della mammella maschile si interrompe, mentre invece la struttura femminile, subisce uno sviluppo che varia da donna e donna, in base al corredo genetico ed alla presenza o non di eventuali patologie, specie quelle ormonali. La dimensione e la forma dell’organo femminile è molto variabile. Tale variabilità è principalmente dovuta alla quantità di tessuto adiposo presente ed alla sua localizzazione.

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La mammella femminile

La mammella femminile può essere idealmente suddivisa in quattro quadranti, costituiti da due linee perpendicolari che si intersecano presso il capezzolo.

E’ composta da varie componenti:

  • componente ghiandolare, (15-20 lobi), ognuno dei quali ha uno sbocco verso il capezzolo attraverso un dotto galattoforo;
  • componente adiposa, in cui sono inserite ed immerse le strutture ghiandolari;
  • componente fibrosa di sostegno, che genera suddivisioni tra le diverse appendici ghiandolari.

Capezzolo ed areola

Presso l’apice della mammella si trova il capezzolo, sporgenza esterna di forma conica, nella cui regione apicale presenta 15-20 forellini (pori lattiferi) che costituiscono lo sbocco dei dotti galattofori. Il capezzolo è circondato dall’areola, una regione circolare pigmentata avente diametro medio che varia dai 3 agli 8 cm. L’areola è caratterizzata da piccole sporgenze (tubercoli di Montgomery), dovute alla presenza sottostante di ghiandole sebacee, dette anche ghiandole areolari, esse sono considerate ghiandole mammarie rudimentali. Sia il capezzolo che l’areola sono dotati di fibre muscolari lisce, disposte sia circolarmente che radialmente, che ne permettono la contrazione, formano strutture che prendono il nome di muscoli areolari. La contrazione genera l’erezione del capezzolo ed il corrugamento dell’areola, nonché la contrazione dei dotti galattofori. Ciò permette, nel periodo dell’allattamento, un agevole deflusso del latte materno, cioè il nutrimento che, in seguito al parto, la madre fornisce al neonato. Il secreto della ghiandola mammaria è, nei primi giorni, una sostanza amarognola povera di grassi ma particolarmente ricca di proteine e immunoglobuline, detta colostro. Il colostro quindi trasferisce al lattante una sorta di immunità passiva, ha anche proprietà lassative. Successivamente ha inizio la secrezione di latte vero e proprio.

Lobi e lobuli della mammella

I fasci fibrosi della mammella, talvolta detti retinacoli, si portano in profondità e dividono il parenchima ghiandolare in lobi e lobuli. Ogni lobulo comprende gli alveoli che fungono da unità secernenti. Gli alveoli sono rivestiti da epitelio semplice poggiante su una membrana basale in cui sono intercalate cellule mioepiteliali che favoriscono la progressione del secreto attraverso dotti di calibro progressivamente crescente. Si comincia con i dotti alveolari per continuare in quelli lobulari ed arrivare ai dotti galattofori. Ogni lobulo ha il suo dotto galattoforo che sbocca lateralmente al capezzolo in un’ampolla, che prende il nome di seno galattoforo, questa ha la capacità di accumulare il secreto prodotto. L’epitelio da cubico semplice dei dotti alveolari diventa pluristratificato non cheratinizzato nei dotti galattofori.

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Vasi sanguigni e linfatici della mammella

  • L’arteria mammaria esterna (o toracica laterale), ramo dell’arteria ascellare, è responsabile della vascolarizzazione della regione superficiale della mammella e dei quadranti laterali (supero-laterale ed infero-laterale) della ghiandola mammaria. Le regioni profonde ed i quadranti mediali (supero-mediale ed infero-mediale) della ghiandola mammaria sono vascolarizzati da rami perforanti dell’arteria mammaria interna (o toracica interna), ramo dell’arteria succlavia. La mammella è inoltre raggiunta da rami mammari laterali delle arterie intercostali posteriori da II a VI.
  • Le vene fanno capo alle vene cefalica, giugulare esterna, mammaria interna e intercostali.
  • I linfatici posteriori e laterali fanno capo ai linfonodi ascellari, quelli mediali drenano nei linfonodi mammari interni. Si hanno inoltre anastomosi fra i linfatici delle due mammelle e con i linfatici addominali. Il drenaggio della linfa si deve inoltre ai linfonodi interpettorali di Rotter.

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Modificazioni fisiologiche della mammella in gravidanza

La mammella subisce notevoli modificazioni durante la gravidanza. Durante la prima metà della gravidanza la secrezione di estrogeni e progestinici induce ipertrofia alveolare e sviluppo di tutti i componenti della mammella, fatta eccezione del tessuto adiposo interstiziale, la cui massa diminuisce. L’areola, infatti, assume una colorazione più scura ed aumenta di diametro. Ciò è legato essenzialmente all’azione degli ormoni gonadotropi e, successivamente, dalla prolattina. La consistenza, poi, aumenta notevolmente in seguito al parto, dove l’ossitocina prodotta dall’ipotalamo induce la contrazione delle cellule mioepiteliali e quindi la secrezione di latte durante il periodo dell’allattamento. Le mammelle divengono più turgide durante il periodo mestruale e, in maniera più o meno evidente, in seguito all’eccitazione femminile. L’invecchiamento porta invece ad un progressivo calo di volume della mammella con riduzione della ghiandola e aumento del tessuto adiposo.

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La mammella maschile

L’organo maschile è decisamente meno sviluppato di quello femminile. Nel maschio la mammella è costituita da un piccolo rilievo, con una piccola areola ed un piccolo capezzolo (silloide). La struttura ghiandolare sottostante è composta da un numero ridotto di strutture alveolari prive di lume. Esistono dotti lattiferi, ma sono brevi e privi di vere e proprie ramificazioni. Durante l’adolescenza, in ogni caso, può esserci un aumento anche delle dimensioni della mammella maschile (ginecomastia puberale). Tale aumento, in realtà, è seguito solitamente da una regressione in un tempo breve (uno-due anni).

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Anomalie e patologie della mammella

Tra le patologie che colpiscono la mammella figurano patologie genetiche e patologie legate allo sviluppo. Tra le patologie genetiche figurano la politelia (la presenza di un soprannumero di capezzoli) o la polimastia (soprannumero di ghiandole mammarie). Sono in genere formazioni poco evidenti, non secernenti, che possono essere confuse con un lipoma se si tratta di ghiandola o con macchie cutanee o nei in caso di capezzoli rudimentali. Hanno la caratteristica di presentarsi costantemente lungo una linea ideale che va dalla cavità ascellare alla radice interna della coscia, la cosiddetta linea del latte, milk line degli autori anglosassoni e che coincide con quella presente in alcuni mammiferi. Tra le patologie legate allo sviluppo, si può verificare nei maschi uno sviluppo volumetrico mono o bilaterale, detto ginecomastia. La mammella femminile, invece, nel corso dello sviluppo può andare incontro ad un numero maggiore di anomalie, tra cui:

  • il mancato sviluppo nel periodo della pubertà, solitamente legato a casi di agenesia delle ovaie o di deficienza ovarica;
  • l’ingrossamento prematuro dell’organo, spesso correlato ad una sindrome di pubertà precoce;
  • l’ipertrofia dell’organo (detta anche macromastia).

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Possono anche verificarsi casi in cui una o entrambe le mammelle siano mancanti (amastia), sebbene anomalie di questo tipo siano spesso correlate a malformazioni sistemiche ben più gravi, generalmente incompatibili con la vita. In ogni caso, le patologie vere e proprie sono legate a problemi nel delicato equilibrio degli ormoni provenienti essenzialmente da surrene e, soprattutto, ipofisi. Altri fattori determinanti lo sviluppo di patologie sono eventuali lesioni traumatiche a cui la mammella viene sottoposta o processi infiammatori cronici, che possono sfociare o complicare le forme tumorali (vedi mastopatia). Una patologia infiammatoria dovuta a traumi o iatrogena è la malattia di Mondor.

Visita senologica e palpazione

Per la prevenzione e la diagnosi precoce delle malattie che interessano la mammella, è particolarmente importante la visita senologica e la palpazione (fatta dal medico e da sole). L’esame clinico mira principlamente ad identificare eventuali lesioni o noduli sospetti ed indirizza nella scelta delle indagini strumentali (ecografia e mammografia) per l’approfondimento diagnostico. Inoltre il senologo potrà richiedere esami del sangue ed una radiografia del torace, per valutare ed indagare in maniera più efficace una situazione clinica sospetta. Per approfondire, leggi:

Chirurgia plastica del seno 

La chirurgia plastica è in grado di rimodellare il seno, a scopo di miglioramento estetico oppure per riparare i danni indotti da interventi quali l’asportazione di un tumore. Di frequente, vengono utilizzate protesi in silicone o altro. Tali protesi però presentano aspetti controversi, in parte discussi ed esaminati nelle relative voci. Un’ altra tecnica usata in medicina e chirurgia estetica per il seno è la radiofrequenza, a tal proposito leggi: Rassodare il seno senza chirurgia con la Radiofrequenza Monopolare

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
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Differenza tra capezzolo ed areola

MEDICINA ONLINE PETTO MAMMELLA FORMICOLIO CIRCOLAZIONE CANCRO TUMORE DONNA MORTALITA MORTE PROGNOSI CANCRO TUMORE SENO LINFATICI METASTASI LINFONODO SENTINELLA CARCINOMA DOTTI DUTTALE ANATOMIAIl capezzolo è la formazione anatomica presente sulla Continua a leggere

Differenza tra capezzolo maschile e femminile

MEDICINA ONLINE MAMMELLA SENO PETTO DONNA QUADRANTI Q1 Q2 Q3 Q4 FEMMINA FEMMINILE MASCHILE CAPEZZOLO AREOLA MUSCOLI PETTORALI CASSA TORACICA DOTTI GALATTOFORI INTROFLESSO PAGET TESSUTO ADIPOSO ECOGRAFIA MAMMOGRAFIA.jpgI capezzoli maschili e femminili, così come le areole che li circondano, sono molto simili tra loro prima della pubertà: sono piccoli, poco pronunciati, poco pigmentati e circondati da cute glabra. Le cose cambiano radicalmente dalla pubertà in poi dal momento che capezzolo ed areola di una donna adulta sono invece generalmente molto più grandi e pronunciati rispetto a quello di un maschio adulto, oltre al fatto che la cute della mammella maschile si riempie di peli, mentre ciò non avviene nella donna.

Il capezzolo di una donna adulta generalmente misura circa 10 millimetri di lunghezza ed altrettanto di diametro, tuttavia questo dato può variare di molto tra soggetto e soggetto. Il capezzolo di un uomo adulto ha dimensioni estremamente più ridotte, avendo generalmente 5 millimetri di lunghezza e di diametro.

La differenza di dimensioni tra uomo e donna, generalmente è ancora più visibile osservando l’areola. L’areola maschile e femminile sono molto simili fino alla pubertà, ma dopo la pubertà ed in età adulta l’areola di una donna è invece molto più grande rispetto a quella di un uomo, specie se la mammella femminile è pronunciata ed ha una forte componente adiposa. Le donne adulte hanno areole di diametro media di 38 mm, ma le dimensioni variano da un minimo di 10 mm fino a 100 mm o anche superiori, specie in fase avanzata e/o quando la componente adiposa tende ad accrescere la salienza mammaria. Una mastoplastica additiva con protesi, può determinare un aumento delle dimensioni dell’areola. Nell’uomo l’areola ha una misura decisamente minore, attestandosi intorno ai 2-4 centimetri sul lato lungo. Una differenza importante è che mentre la donna ha una areola di forma generalmente circolare, l’areola maschile tende ad essere invece ovale, schiacciata ai due poli, inoltre l’areola femminile può presentarsi elevata rispetto alla mammella, mentre quella maschile è piatta.

Dal punto di vista sessuale, sia i capezzoli maschili che femminili rispondono inturgidendosi, assumendo colore più scuro e diventando più sensibili durante l’eccitazione, tuttavia questa risulta una zona maggiormente erotica nella donna che nell’uomo, inoltre l’uomo tende ad essere sessualmente più attratto dalla visione di un capezzolo femminile, rispetto ad una donna che osserva un capezzolo maschile.

Le differenze tra uomo e donna aumentano ancora quando la donna è incinta o allatta, a tal proposito leggi anche: Differenza dei capezzoli e del seno in gravidanza

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Differenza tra soluzione ipertonica, ipotonica ed isotonica in chimica

MEDICINA ONLINE LABORATORIO CHIMICA FISICA SANGUE ANALISI FECI URINA GLICEMIA AZOTEMIA DENSITA CHEMISTRY LAB VISCOSITA LIQUIDO GAS SOLIDO FLUIDO ACQUA PESO SPECIFICO SCUOLA RICERCA RESISTENZA ATTRITOSi definisce “soluzione” in chimica una miscela omogenea in cui una o più sostanze sono contenute in una fase liquida o solida o gassosa; una soluzione contiene particelle diverse mescolate e distribuite in modo uniforme nello spazio disponibile in modo che ogni volume di soluzione abbia la medesima composizione degli altri. La misura della quantità di soluto rispetto alla quantità di soluzione è detta concentrazione e viene misurata sia tramite unità fisiche che tramite unità chimiche.

In chimica si possono distinguere tre tipi di soluzione, in base alla concentrazione di soluto:

  • soluzioni isotoniche: sono due soluzioni con stessa concentrazione di soluto tra loro;
  • soluzione ipertonica: è una soluzione con maggiore concentrazione di soluto rispetto ad un’altra soluzione;
  • soluzione ipotonica: è una soluzione con minore concentrazione di soluto rispetto ad un’altra soluzione.

Passaggio di acqua da una soluzione all’altra

Il passaggio dell’acqua attraverso una membrana posta tra due ambienti (ad esempio cellula e spazio extracellulare), dipende dal tipo di ambiente ipertonico, ipotonico o isotonico:

  • se la soluzione è isotonica rispetto alla cellula, ci sarà la medesima concentrazione di soluto da entrambe le parti venendosi a creare un equilibrio idrico;
  • se la soluzione è ipertonica rispetto alla cellula, l’acqua si muoverà verso l’esterno della cellula che può essere danneggiata dalla disidratazione;
  • se la soluzione è ipotonica rispetto alla cellula, l’acqua si muoverà verso l’interno della cellula che si rigonfia e può scoppiare (lisi cellulare).

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Per sopravvivere in un ambiante ipertonico o ipotonico la cellula deve quindi continuamente regolare l’equilibrio idrico, tramite l’osmoregolazione. Le cellule vegetali hanno una parete cellulare che limita il loro volume e ne definisce la forma.

Turgore : pressione interna alla cellula contro la parete cellulare che impedisce l’ingresso di altra acqua.

  • se la soluzione è isotonica rispetto alla cellula vegetale, quest’ultima perde il proprio turgore;
  • se la soluzione è ipertonica rispetto alla cellula vegetale perde acqua e raggrinzisce e la membrana si stacca dalla parete cellulare mediante un fenomeno detto plasmolisi;
  • Se la soluzione è ipotonica rispetto alla cellula vegetale, la cellula è turgida.

Le proteine di trasporto consentono una diffusione facilitata, cioè permettono a una sostanza di attraversare la membrana secondo il gradiente di concentrazione. È un tipo di trasporto passivo, non richiede energia. La diffusione facilitata è utilizzata da zuccheri, amminoacidi, ioni e acqua. Le proteine di trasporto più comuni agiscono da canale per queste sostanze; la proteina da trasporto “ carrier” si lega al proprio passeggero, cambia forma e lo lascia all’altro lato della membrana. Le proteine di trasporto dette acquaporine rendono rapida la diffusione dell’acqua. La proteina di trasporto è specifica per la sostanza di cui facilita il passaggio; più proteine di trasporto ci sono, più rapida è la diffusione.

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Capezzolo femminile: forma, dimensioni, funzioni e simmetria

MEDICINA ONLINE PETTO MAMMELLA FORMICOLIO CIRCOLAZIONE CANCRO TUMORE DONNA MORTALITA MORTE PROGNOSI CANCRO TUMORE SENO LINFATICI METASTASI LINFONODO SENTINELLA CARCINOMA DOTTI DUTTALE ANATOMIAIl capezzolo è una formazione anatomica presente sulla mammella, molto innervata e sporgente nella parte centrale dell’areola. Nel campo della sessualità il capezzolo è associato alle zone erogene del corpo umano e può essere soggetto ad inturgidimento (telotismo). Eventuali introflessioni del capezzolo possono, in alcuni casi, indicare patologie anche gravi, come il cancro alla mammella.

Funzioni del capezzolo

Il capezzolo umano femminile, come per tutti i mammiferi, ha la funzione biologica di facilitare l’allattamento nel neonato e nel lattante: sull’apice del capezzolo sboccano infatti circa 15 dotti galattofori, importanti per il nutrimento della prole durante l’allattamento perché permettono la conduzione del latte materno dalla ghiandola mammaria all’esterno. Il capezzolo umano femminile, insieme all’areola ed alla mammella, ha anche funzione di attrazione sessuale.

Differenza tra capezzolo maschile e femminile

Il capezzolo maschile e femminile sono molto simili fino alla pubertà. Il capezzolo di una donna adulta (dalla pubertà in poi) è invece generalmente molto più grande e pronunciato rispetto a quello di un maschio adulto. Dal punto di vista sessuale, sia i capezzoli maschili che femminili rispondono inturgidendosi, assumendo colore più scuro e diventando più sensibili durante l’eccitazione, tuttavia questa risulta una zona maggiormente erotica nella donna che nell’uomo, inoltre l’uomo tende ad essere sessualmente più attratto dalla visione di un capezzolo femminile, rispetto ad una donna che osserva un capezzolo maschile.

Rapporto tra capezzolo ed areola

Il diametro del capezzolo è generalmente cinque volte minore rispetto al diametro dell’areola, tuttavia questo dato è estremamente variabile.

Misure medie del capezzolo

Il capezzolo di una donna adulta generalmente misura circa 10 millimetri di lunghezza ed altrettanto di diametro in fase di rilassamento, tuttavia questo dato può variare di molto tra soggetto e soggetto, come visibile dalla foto in alto. Durante l’eccitazione sessuale il capezzolo tende ad inturgidirsi ed a diventare più scuro e tali misure tendono ad aumentare di circa il 50%.

Posizione e simmetria dei capezzoli

Il capezzolo è generalmente posizionato nel centro anche se è possibile trovarlo più o meno lievemente spostato verso un bordo (ad esempio come avviene nel capezzolo mostrato nella foto in basso). I capezzoli delle due mammelle sono generalmente di pari forma e dimensione, anche se sono possibili – ed assolutamente normali – asimmetrie anche ampie.

FOTO DI CAPEZZOLO INTROFLESSO

Areola e capezzolo in caso di mastectomia

Quando, a causa di interventi chirurgici demolitivi richiesti per eliminare un tumore mammario, vengono eliminati capezzolo ed areola, è possibile effettuare una ricostruzione delle strutture tramite varie modalità, come un innesto cutaneo o una protesi per il capezzolo e la dermopigmentazione per l’areola.

Capezzolo in gravidanza

Il capezzolo, come anche l’areola, tende a modificarsi durante la gravidanza e l’allattamento, a tal proposito leggi anche: Differenza dei capezzoli e del seno in gravidanza

Per approfondire, leggi anche: Areola femminile: forma, dimensioni, funzioni e simmetria

Leggi anche:

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Posizione laterale di sicurezza: come, quando e perché può salvare una vita

MEDICINA ONLINE posizione di SICUREZZA LATERALE anti-shock DECUBITO PRONO SUPINO LATERALE SICUREZZA SIGNIFICATO POSIZIONE LETTO STESI TERRA VISITA LETTINO SDRAIATO CHE SIGNIFICA DIFFERENZA PANCIA IN SU IN GIU.jpgLa posizione laterale di sicurezza (PLS) è una particolare posizione in cui si dispone – su una superficie preferibilmente piana – il corpo  di un soggetto infortunato, ad esempio a causa di un incidente stradale, ed in stato di incoscienza, con il principale scopo permettergli di respirare liberamente e con il secondario obiettivo di non procurargli ulteriori danni.

Cosa fare PRIMA

Nonostante questa manovra possa in alcuni casi salvare la vita del soggetto, chiunque si trovi di fronte ad un infortunato NON DEVE MAI operarla immediatamente, ma deve sempre osservare un preciso comportamento, volto a garantire innanzitutto la sicurezza del soccorritore e, quindi, la sicurezza e la salvaguardia del soggetto da soccorrere, evitando movimenti che potrebbero solo essere controproducenti. Prima di eseguire qualsiasi manovra, è di vitale importanza ricordarsi che:

  • posizionando un soggetto in PLS si determina un movimento della colonna vertebrale, ed è quindi una manovra da evitare qualora si abbia il sospetto, o la certezza, di un trauma alla stessa in base alla dinamica dell’incidente o ai dati evidenti: fate estrema attenzione a questa raccomandazione, visto che un movimento sbagliato potrebbe avere risultati drammatici, come ad esempio la paralisi a vita del paziente;
  • bisogna assicurarsi il soggetto respiri ed abbia un battito cardiaco presente. In caso contrario bisogna subito allertare il 118 e successivamente il paziente NON deve essere messo in posizione laterale, bensì in decubito supino (a pancia in alto) su un piano rigido e praticare immediatamente massaggio cardiaco e respirazione bocca a bocca;
  • i pazienti traumatizzati devono essere trattati esclusivamente da personale addestrato, salvo quei casi di grave necessità in cui ci siamo solo noi ed il soggetto incosciente.

Posizione laterale di sicurezza: lato destro o lato sinistro?

Non c’è una risposta univoca: il lato scelto è indifferente salvo particolari situazioni in cui particolari traumi e feriti possono rendere preferibile un lato piuttosto che l’altro.

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Per quali motivi mettere il paziente in posizione di sicurezza?

La posizione laterale di sicurezza ha il principale scopo di evitare il rischio di soffocamento per ostruzione delle vie respiratorie, il che può avvenire, in particolare, se la persona è supina e priva di coscienza. Il soffocamento avviene per due cause possibili:

  • Ostruzione meccanica: un oggetto blocca le vie respiratorie. In molti casi si tratta della lingua della persona stessa, che cade all’indietro (quindi nella faringe) a causa della perdita di tono muscolare dovuta allo stato di non coscienza. In alternativa alla PLS, la fase A (Airways) della procedura ABC permette di gestire questa eventualità.
  • Ostruzione dovuta a fluidi, ad esempio nel caso in cui il vomito del malcapitato si fermi nella faringe, ostruendola. Può capitare che la perdita di tono muscolare porti alla fuoriuscita di parte del contenuto dello stomaco; in questo caso, si parla di passive regurgitation. È possibile, inoltre, che parte dei contenuti rigurgitati finisca nei polmoni, corrodendoli a causa della acidità degli acidi dello stomaco.

La PLS permette all’infortunato di respirare liberamente proprio perché impedisce alla lingua di scivolare verso la gola e, in caso di vomito, i liquidi non vanno ad ostruire le vie aeree ma scorrono verso l’esterno del cavo orale.

Come fare a mettere il paziente nella posizione di sicurezza?

A partire da un soggetto in posizione supina con gli arti allineati lungo il corpo si deve innanzitutto individuare il lato su cui questo andrà ad appoggiare, dopodiché:

  • il soccorritore si posiziona dal lato scelto, controlla che nella bocca non ci siano oggetti (dentiera, gomme da masticare, etc…) in grado di ostruirlo. Se sono presenti bisogna asportarli
  • sul suo lato il soccorritore piega il ginocchio dell’infortunato ed estende accanto a sé il braccio del soggetto, lasciando il gomito flesso. Il braccio ed il torace formano così un angolo di circa 90 gradi sul terreno, il ginocchio forma invece un angolo meno esteso e verticale.
  • il soccorritore posiziona la mano dell’arto superiore opposto a sé tra la testa dell’infortunato e la spalla dal proprio lato, o poco più in basso.
  • infine afferra il soggetto per la spalla e per il fianco opposti a sé e, tirando, fa ruotare il corpo dell’infortunato, che dovrebbe ritrovarsi accovacciato sul lato prescelto, con la mano del lato opposto sotto la testa. Se presente, un secondo soccorritore può sostenere il capo durante la rotazione per evitare movimenti bruschi.

Dopo aver eseguito la manovra, è importante restare per effettuare il controllo periodico della presenza e della regolarità del respiro e del battito cardiaco e, comunque, non abbandonare il soggetto fino all’arrivo dei soccorsi qualificati.

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Linee guida

Si noti che esistono diverse versioni della posizione laterale di sicurezza. Ci sono piccole differenze tra le une e le altre, ma tutte condividono gli stessi principi di base:

  • la bocca è rivolta verso il basso, in modo che eventuali liquidi possano scorrere all’esterno e non ostruire le vie aeree del soggetto;
  • il mento è rivolto leggermente verso l’alto in modo da mantenere l’epiglottide aperta;
  • le braccia e le gambe sono incrociate, in modo da rendere stabile questa posizione;
  • se possibile, si può cercare di mantenere l’allineamento della colonna vertebrale tramite un cuscino o la mano stessa del soggetto.

La posizione ottenuta dovrebbe essere il più naturale possibile e non dovrebbe generare pressioni sul petto che possano rendere difficoltosa la respirazione.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
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Areola femminile: forma, dimensioni, funzioni e simmetria

MEDICINA ONLINE MAMMELLA SENO PETTO DONNA UMANO FEMMINA FEMMINILE MASCHILE CAPEZZOLO AREOLA MUSCOLI PETTORALI CASSA TORACICA DOTTI GALATTOFORI INTROFLESSO PAGET TESSUTO ADIPOSO ECOGRAFIA MAMMOGRAFIAIn anatomia l’areola è la zona circolare che circonda il capezzolo, generalmente distinta dal resto della mammella grazie alla forte pigmentazione che le Continua a leggere

Decubito prono, supino, laterale: significato, posizione e lesioni

MEDICINA ONLINE DECUBITO PRONO SUPINO LATERALE SICUREZZA SIGNIFICATO POSIZIONE LETTO STESI TERRA VISITA LETTINO SDRAIATO CHE SIGNIFICA DIFFERENZA PANCIA IN SU IN GIUCon la parola decubito in medicina si intende la posizione che il paziente assume a letto o comunque quando è in posizione sdraiata. Tale posizione può essere diversa in base alle necessità del paziente di mantenere una data posizione per provare meno dolore, in base alle necessità terapeutiche (alcune posizioni sono obbligate in caso, ad esempio, di multi traumi in ortopedia) o in base alle necessità di effettuare manovre o indagini diagnostiche da parte del medico.

La parola “decubito” viene utilizzata anche in riferimento a oggetti: per esempio il catetere vescicale transuretrale può decubitare, cioè può causare un’ulcera lungo le pareti dell’uretra su cui poggia.

Si dice decubito attivo quello in cui la muscolatura è attivamente impegnata per mantenere la posizione.

Il decubito attivo può essere:

  • indifferente: quando può essere mantenuta qualsiasi posizione senza alcun fastidio da parte del paziente;
  • preferito: quando viene assunta di preferenza una determinata posizione, poiché tale posizione è la preferita del paziente;
  • obbligato: quando il paziente è costretto a mantenere una determinata posizione, in quanto le altre gli causano sofferenza, ad esempio per pressione su strutture anatomiche interessate da patologia.

Il decubito può essere:

  • Supino: si mantiene una posizione dove si è rivolti verso l’alto, pancia in su;
  • Prono o ventrale: si mantiene una posizione dove si è rivolti verso il basso, pancia in giù;
  • Semi prono o Sims: è una posizione con una via di mezzo tra la laterale di sicurezza e la prona;
  • Laterale o laterale di sicurezza: posizione dove si è stesi su un fianco, evitando ai polmoni di essere caricati del peso del corpo, con lo scopo di facilitare e migliorare la respirazione;
  • Ortopnoico o seduto: tipica posizione che si assume con la schiena quando si siede su una sedia;
  • Semiortopnoico o semiseduto o Fowler’s: paziente supino, con lo schienale inclinato di 80-90° rispetto alla linea orizzontale;
  • Semi-Fowler’s: differisce dalla Fowler’s per un’inclinazione ridotta a 30-45°;
  • Posizione di Trendelenburg o posizione anti-shock: posizione supina piana con un’inclinazione che favorisce il reflusso del sangue al cervello;
  • Genupettorale: il soggetto è inginocchiato con la testa appoggiata sul terreno ed il bacino sollevato il più possibile;
  • Ginecologica o dorsale supina: la paziente assume una posizione sdraiata con le gambe piegate a 90°, le ginocchia divaricate con i talloni disposti sullo stesso piano del busto;
  • Litotomica: il paziente assume la posizione sdraiata con le gambe piegate a 90° e con i talloni e le ginocchia sullo stesso piano.

Lesioni da decubito

Decubito è anche, per contrazione, la piaga da decubito, dicitura scorretta, poiché dovremmo parlare di ulcera, o più genericamente di lesione da pressione, che compare nei punti soggetti a maggior compressione (quindi, soggetti a ischemia) in chi è costretto per lungo tempo a letto, o comunque in posizioni che determinino una continua pressione sui punti in cui si hanno prominenze ossee. Per approfondire, leggi: Lesioni da decubito: prevenzione, stadi, classificazione e trattamento

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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