Asma bronchiale in bambini e adulti: cause, sintomi e cura

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma ASMA BRONCHIALE BAMBINI ADULTI SINTOMI CURE Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Pene.jpgL’asma bronchiale è una patologia infiammatoria cronica dei bronchi, caratterizzata da ostruzione generalmente reversibile delle vie aeree inferiori spesso in seguito a sensibilizzazione da parte di allergeni, il cui sintomo principale è rappresentato da episodi di respiro sibilante e fischiante associato a dispnea (difficoltà respiratoria), senso di costrizione toracica e tosse. In alcuni casi l’ostruzione bronchiale può essere irreversibile. E’ una patologia conosciuta fin dai tempi dell’Antico Egitto, anche se è stato Ippocrate di Coo intorno al 450 a.C. a studiarla a fondo per primo: a lui si deve l’etimologia di “asma” che deriva da “ansimante”.

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Quanto è frequente l’asma bronchiale tra i bambini?
In età prescolare è purtroppo molto frequente (fino al 45% dei bambini sotto i sei anni) riscontrare la sua caratteristica principale, cioè il respiro sibilante, anche nei bambini non allergici, caratterizzato da tosse e sibilo o affanno solo in occasione di un comune raffreddore; si dice in gergo che “il raffreddore scende nel petto del bambino nell’arco di uno-due giorni“. Questi bambini hanno un diametro piccolo dei bronchi, sono in genere destinati a non ripresentare il sibilo in età scolare, con la crescita dei bronchi, pertanto non vengono definiti asmatici.
Viceversa, quando gli episodi di ostruzione bronchiale e di sibili espiratori continuano o iniziano dopo i 5 anni di età e si manifestano anche al di fuori dei raffreddori (ad es. durante lo sforzo o in ambienti polverosi), si può parlare di una vera e propria asma bronchiale che, nella grande maggioranza dei casi, è di origine allergica. L’asma bronchiale è una patologia molto diffusa: in Italia colpisce il 10% dei bambini sopra i sei anni.

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Quanto è frequente l’asma bronchiale tra gli adulti
Attualmente si stima che circa 300 milioni di persone siano affette da asma nel mondo, e che circa 250.000 persone muoiano ogni anno a causa di tale malattie. Le cifre variano tra una nazione all’altra con una prevalenza tra l’1% e il 18%. È più comune nei paesi sviluppati ed industrializzati rispetto ai paesi in via di sviluppo.

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Chiarezza dei termini
Capita spesso che nel linguaggio comune la parola “asma” venga utilizzata come sinonimo di “dispnea” o “mancanza di respiro”, anche se di origine completamente diversa dal vero asma bronchiale: ad esempio nella vecchia definizione dello scompenso cardiaco acuto si parlava appunto di “asma cardiaco” che nulla ha a che fare con l’infiammazione dei bronchi. Pertanto, a differenza della definizione riportata nei testi degli anni settanta e ottanta, che facevano riferimento unicamente alle modificazioni funzionali e quindi al broncospasmo, l’attuale definizione sottolinea il ruolo determinante dell’infiammazione nella genesi dei sintomi e delle alterazioni funzionali. Questo dato ha un risvolto terapeutico importante ponendo i farmaci antinfiammatori come cardine della terapia dell’asma.

Asma bronchiale: cenni di fisiopatologia
L’asma può essere una conseguenza della sindrome rinobronchiale delle alte vie aeree. La principale alterazione fisiopatologica che determina lo stato funzionale e la sintomatologia del paziente asmatico è la riduzione del calibro delle vie aeree indotta da sei meccanismi fondamentali:

  1. contrazione della muscolatura liscia bronchiale,
  2. edema (gonfiore della mucosa che riveste i bronchi) e infiammazione con conseguente congestione della parete bronchiale,
  3. ipersecrezione di muco (catarro bronchiale),
  4. rimodellamento delle vie aeree,
  5. perdita dell’epitelio,
  6. iperreattività bronchiale.

In presenza di asma, a livello bronchiale si verifica un’iperreattività della muscolatura liscia, regolata dall’azione del sistema nervoso parasimpatico attraverso il nervo vago. Nel corso dell’infiammazione bronchiale, i mastociti, gli eosinofili ed i linfociti T rilasciano mediatori chimici che agiscono direttamente su: muscolatura, ghiandole e capillari. Durante una crisi asmatica, l’aria inspirata raggiunge gli alveoli, ma la presenza di ostruzione bronchiale ne impedisce la fuoriuscita con l’espirazione. Quindi, l’aria può entrare, ma non può uscire dagli alveoli.

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Asma bronchiale: cosa avviene quando viene inalato un allergene?
Quando un allergene viene inalato, induce nei bronchi una serie di reazioni in sequenza che portano alla crisi asmatica. Quali sono queste tappe? Leggi questo articolo per scoprirlo: Cosa avviene quando viene inalato un allergene?

Quali sono le cause di asma bronchiale in bambini ed adulti?
Tra le cause d’asma, le principali sono:

  • Sensibilizzazione allergica a polvere, muffe, pelo di alcuni animali (gatto, cane, cavallo), pollini, graminacee, parietaria, olivo. Raramente causano episodi asmatici alcuni alimenti (es. latte vaccino, l’uovo, il pesce) e additivi alimentari.
  • Infezioni, soprattutto nei bimbi più piccoli. Le infezioni, in particolare quelle virali, sono la causa principale di asma nei primi anni di vita. La maggior parte dei bambini asmatici presenta i sintomi prevalentemente durante il periodo autunnale e invernale, quando la diffusione delle infezioni delle vie respiratorie è particolarmente elevata.
  • Condizioni ambientali avverse. I bambini che frequentano ambienti particolarmente inquinati, non puliti, polverosi, o che hanno uno o entrambi i genitori fumatori, sono maggiormente esposti all’asma.
  • L’attività fisica. Più della metà dei bambini sofferenti di asma bronchiale può presentare tosse o affanno durante l’attività fisica (asma da sforzo). Il bambino affetto da asma da sforzo non ha controindicazioni ad eseguire l’attività sportiva: in molti casi è sufficiente raggiungere un buon controllo dei sintomi asmatici per ottenere la scomparsa della tosse da sforzo. Esistono inoltre farmaci che, somministrati alcuni minuti prima dell’attività fisica, consentono un idoneo controllo dell’asma da sforzo.

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Fattori di rischio ambientali e genetici per l’asma bronchiale
A tale proposito vi consiglio la lettura di questo articolo: Asma bronchiale: fattori di rischio ambientali e genetici

Quali sono i sintomi di asma bronchiale?
In genere il bambino comincia a presentare attacchi di tosse secca e stizzosa, a riposo o durante il gioco o la corsa. In alcuni casi la sintomatologia è marcata a causa dello spasmo dei bronchi, si percepiscono fischi e sibili durante l’espirazione dell’aria ed il bambino avverte difficoltà respiratoria. Sintomi simili sono presenti in età adulta. Durante il recupero da un attacco asmatico, può apparire pus come causa del coinvolgimento di alti livelli di globuli bianchi chiamati eosinofili.

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Quando sono più frequenti i sintomi di asma bronchiale?
Solitamente i sintomi tendono a peggiorare di notte e alla mattina presto. Alcune persone asmatiche sperimentano i tipici sintomi in risposta a determinati fattori causali, mentre altri possono presentarli in modo persistente.

Diagnosi di asma bronchiale
Molti genitori non riescono ad individuare subito la presenza dell’asma nel loro bambino. A volte riportano di avere sentito il fischio, ma più frequentemente la diagnosi viene dalla visita del pediatra che riscontra la presenza di sibili in un bambino condotto dai genitori per via di una tosse secca e insistente. Una conferma clinica del sospetto di asma è data dal riscontro di un immediato miglioramento della respirazione che si verifica con la somministrazione di farmaci dilatatori dei bronchi. Spesso, se sollecitati i genitori riferiscono che il bambino presenta la tosse quando ride o gioca o fa attività fisica (asma da sforzo).  Una conferma ulteriore della diagnosi è possibile tramite l’esecuzione di un esame che analizza la quantità di aria che il bambino riesce a emettere con un forte soffio. In termini più tecnici l’esame è noto con il nome di spirometria e in generale è eseguibile intorno ai 5-6 anni. L’esecuzione delle prove allergiche consente di verificare la presenza di eventuali sensibilità del bambino asmatico verso sostanze (dette allergeni) contenute nell’ambiente o più raramente negli alimenti. Continua la lettura sulle tecniche di diagnosi per l’asma bronchiale con questo articolo: Asma bronchiale: spirometria e diagnosi differenziale

Come si cura l’asma bronchiale?
La terapia per curare l’asma è farmacologica. Tuttavia è indispensabile tenere sotto controllo i fattori ambientali. È inoltre indispensabile che la tecnica di assunzione dei farmaci somministrati per inalazione sia spiegata e verificata alle visite di controllo. Sono infatti numerosi gli errori tecnici nella somministrazione. Per il successo della terapia è indispensabile che il bambino e i genitori conoscano la malattia, seguano il percorso terapeutico che il medico ha prescritto ed eseguano dei regolari controlli dal medico curante.

  • La terapia farmacologica. I medicinali vanno somministrati soltanto dopo aver consultato un medico. I farmaci anti-asmatici in commercio sono impiegati sia per la cura della crisi asmatica, sia per la prevenzione dei successivi episodi. Esistono diverse categorie di farmaci anti-asmatici in commercio. Negli ultimi decenni abbiamo progressivamente assistito alla sostituzione della via di somministrazione dei farmaci per l’asma da quella classica (orale), a quella inalatoria. Gli stessi farmaci che vengono somministrati per bocca infatti possono raggiungere direttamente le vie aeree tramite la tecnica inalatoria che consente di ottenere un’azione più mirata e minori effetti secondari. Gli strumenti per l’inalazione dei farmaci sono rappresentati dagli apparecchi nebulizzatori, dagli spray dosati e dalle polveri.
  • La immunoterapia desensibilizzante. L’obiettivo della immunoterapia desensibilizzante (ITS) è quello di eliminare o attenuare la sensibilizzazione allergica verso una specifica sostanza (allergene) attraverso la periodica somministrazione dello stesso allergene. La somministrazione può essere effettuata per bocca o per via iniettiva, sottocutanea: l’applicazione sottocutanea non è esente da rischi di reazioni avverse. Non esistono a tutt’oggi prove scientifiche tali da consigliarne un largo impiego, specie in età pediatrica. Attualmente il ricorso alla immunoterapia va preso in considerazione solo nei casi di allergia verso una sola sostanza oppure quando si osservi una stretta correlazione fra esposizione ad un allergene e comparsa dei sintomi respiratori.

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Obiettivo del trattamento dell’asma bronchiale
L’obiettivo del trattamento dell’asma è quello di raggiungere e mantenere il controllo delle manifestazioni cliniche della malattia, per periodi prolungati. Cioè soddisfare i seguenti punti:

  • Nessun (o minimi) sintomo/i cronico/i.
  • Nessuna (o al massimo rare) riacutizzazione/i.
  • Nessuna visita di emergenze o ricovero per asma.
  • Nessun (o minimo) bisogno di uso addizionale di ß2 – agonisti per il sollievo dei sintomi.
  • Nessuna limitazione durante l’esercizio fisico.
  • Variazione giornaliera del PEF < del 20%.
  • Funzione polmonare normale o al meglio possibile.
  • Nessuno (o minimi) effetto/i collaterale/i dei farmaci.

Per raggiungere questo obiettivo le linee guida raccomandano di sviluppare un piano di assistenza organizzato in modo da raggiungere alcuni traguardi:

  1. Sensibilizzare il paziente a sviluppare uno stretto rapporto di collaborazione con il medico.
  2. Identificare e ridurre l’esposizione ai fattori di rischio.
  3. Gestire una riacutizzazione di asma.
  4. Assumere correttamente i farmaci.
  5. Capire la differenza che c’è tra i farmaci antiasmatici “di fondo”, da assumere continuamente, e i farmaci “al bisogno”, da prendere solo dinanzi ad una reale necessità.
  6. Monitorare lo stato di salute interpretando i sintomi e, se possibile, misurare il picco di flusso espiratorio (PEF).
  7. Riconoscere i segni premonitori delle crisi asmatiche e prendere i dovuti provvedimenti.
  8. Ricorrere prontamente al medico in caso di necessità.

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Agenti che possono causare esacerbazione dell’asma
Alcuni individui presentano asma stabile per settimane o mesi e poi improvvisamente sviluppano un episodio di asma acuto. Individui diversi reagiscono in modo diverso a diversi fattori. La maggior parte delle persone sviluppano grave esacerbazione per via di un certo numero di agenti scatenanti. Gli agenti che possono portare alla riacutizzazione dell’asma includono principalmente:

  • polvere,
  • peli di animali (in particolare di gatto e cane),
  • allergeni,
  • scarafaggi,
  • muffa,
  • profumi.

E’ importante ricordare che sia le infezioni virali che batteriche del tratto respiratorio superiore possono peggiorare la malattia. Lo stress psicologico può peggiorarne i sintomi, si pensa che lo stress alteri il sistema immunitario e quindi aumenta la risposta infiammatoria delle vie aeree agli allergeni e agli irritanti.

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Asma bronchiale: l’importanza di eseguire controlli periodici
È di fondamentale importanza che ai genitori venga ben chiarito che un corretto trattamento dell’asma, farmacologico e ambientale, consente al bambino di stare bene, di non sentirsi diverso dai coetanei potendo svolgere le loro stesse attività con i migliori risultati. È dimostrato che il successo viene raggiunto in particolare dai pazienti che eseguono regolari controlli clinici, non solo in occasione della ricomparsa dei sintomi, concordati con il pediatra.

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Aumentare il seno in modo naturale con queste 6 piante

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma CURCUMA PIANTA RICETTE USI CUCINA COSMETICA Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata Macchie Capillari AnoSono ben 6 le piante che possono venirci incontro se il nostro desiderio è aumentare il décolleté, semi e radici che pur non essendo comuni, hanno un potente effetto sulla crescita del seno, vediamoli insieme!

Il fieno greco

Partiamo dal primo della lista, il fieno greco come espediente per aumentare il seno, un seme portentoso che arriva dalla Grecia. Il fieno greco, cui nome scientifico è Trigonella foenum-graecum L., è conosciuto per le sue proprietà officinali fin dal 1550 A.C.. Si tratta di un vegetale ricco di fitoestrogeni che vanno a stimolare le ghiandole mammarie favorendone lo sviluppo.
Può essere assunto sia in polvere che in semi, nel secondo caso, essendo molto duri, hanno bisogno di una lunga bollitura.

Come utilizzarlo?
Lasciate in infusione 3 cucchiaini da caffè di semi di fieno greco in mezzo litro di acqua naturale a temperatura ambiente per tutta la notte. Al mattino mettere sul fuoco e portare ad ebollizione per almeno 15 minuti a fuoco basso.
Poi, trascorso questo tempo filtrare e mettere in una bottiglia. Consumare l’infuso durante l’arco della giornata
Non solo, della bollitura può essere tranquillamente utilizzata per un massaggio rassodante.

La bardana

La bardana, invece, è nota da tempo per i suoi effetti benefici.
Il suo consumo aumenta il flusso di sangue al tessuto mammario e rafforza il sistema riproduttivo.

Il finocchio

Il finocchio non è utilizzato solo per il tè o per calmare le coliche nei neonati (e negli adulti), ma anche per aumentare il seno.
Il bulbo e semi della pianta di finocchio contengono un’alta concentrazione di anetolo, dianetolo e composti che sono chimicamente e strutturalmente simili agli estrogeni.
Nel finocchio troviamo anche i fitoestrogeni che stimolano la produzione del latte materno.

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La liquirizia

La liquirizia, contiene gli stessi ingredienti del finocchio, quindi ha i medesimi effetti ma può essere consumata tranquillamente durante tutta la giornata.
Attenzione, non pensate alle caramelle, occorrono compresse a base di estratti naturali di liquirizia, per stimolare la crescita del seno.

La Galega Officinalis

La Galega Officinalis, ha tra le sue proprietà, la presenza dei flavonoidi, dei composti naturali estratti dal legume di soja, che hanno azione estrogenica. L’assunzione favorisce un aumento del volume del seno ed un miglioramento della circolazione della ghiandola mammaria.

La Pueraria Mirifica

Infine c’è la Pueraria Mirifica, un’erba tailandese utilizzata per creme antirughe e lozioni, ma in aggiunta è un buon principio attivo anche per le creme che aumentano il seno.

Prima di assumere tali erbe o integratori, consultate sempre il vostro medico!

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Alveoli polmonari: cosa sono e che funzioni svolgono?

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma ALVEOLO POLMONARE COSA SONO FUNZIONI Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.pngGli alveoli sono delle piccole cavità polmonari che fanno parte del parenchima polmonare. Nell’albero respiratorio si trovano in posizione terminale, dopo i bronchioli polmonari, coi quali costituisce l’elemento base dell’architettura del polmone, il lobulo polmonare.

La funzione principale degli alveoli polmonari è quella di creare un ambiente anatomico idoneo a permettere gli scambi di gas tra sangue e atmosfera. A tale scopo gli alveoli presentano un’estesa superficie parietale, molto elastica, che serve loro ad aumentare l’area per gli scambi gassosi. All’interno degli alveoli il sangue si arricchisce dell’ossigeno contenuto nell’aria inspirata e si “libera” dell’anidride carbonica prodotta dai tessuti.

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Circondati da pareti elastiche, gli alveoli sono separati l’uno dall’altro dai cosiddetti setti alveolari; queste strutture divisorie sono fondamentali, perché amplificano enormemente la superficie per gli scambi gassosi, consentendo una miglior ossigenazione sanguigna.
Un insieme di alveoli forma il cosiddetto acino polmonare; l’acino polmonare, o più semplicemente acino, risiede all’estremità di un bronchiolo terminale; i bronchioli terminali sono le ramificazioni ultime delle vie aeree inferiori, le quali iniziano dalla trachea e proseguono con i bronchi primari, i bronchi secondari, i bronchi terziari, i bronchioli e, appunto, i bronchioli terminali.
Un gruppo di più acini polmonari e di più bronchioli terminali costituisce la più piccola struttura polmonare visibile a occhio nudo: il lobulo. Nel lobulo polmonare, si possono riconoscere acini più interni, detti centrali, e acini periferici, detti distali.

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Enfisema polmonare: sintomi, tipi, cause, diagnosi e terapia

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO CHIRURGO ENFISEMA POLMONARE ALVEOLI POLMONARI FUMO DI SIGARETTA POLMONICon “enfisema polmonare” o, semplicemente “enfisema” (in inglese emphysema o pulmonary emphysema) si indica una grave patologia che interessa i polmoni, associata a deterioramento anatomico-funzionale degli alveoli polmonari e dei bronchioli terminali e classificata tra le malattie di tipo polmonare ostruttivo (BPCO). L’enfisema polmonare rappresenta uno stato morboso cronico e solitamente bilaterale (colpisce cioè entrambi i polmoni).
L’enfisema è caratterizzato da:

  • dilatazione degli spazi aerei a valle dei bronchioli terminali;
  • distruzione delle loro pareti;
  • assenza di evidente fibrosi;
  • aumento della quota di aria.

Dal momento che la funzione degli alveoli é quella di ossigenare il sangue e di eliminare la’anidride carbonica e che – in caso di enfisema polmonare – tali alveoli vengono danneggiati, vedono diminuita la loro elasticità, si dilatano e si atrofizzano, è facile intuire come essi perdano la loro capacità funzionale e quindi tutta la funzione respiratoria ne risenta negativamente.

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Etimologia

Il termine “enfisema” deriva dal greco antico ἐμφύσημα, che significa ‘inflazione, rigonfiamento’ (con riferimento ad un polmone gonfiato da spazi pieni d’aria, tipico effetto dell’enfisema), a sua volta derivato da ἐμφυσάω, che significa ‘soffiare, gonfiare’, composto da ἐν, che significa “in”, e φυσᾶ, che significa “vento, esplosione”.

Cenni storici

I termini enfisema e bronchite cronica furono formalmente definiti alla fine degli anni ’50 del secolo scorso, anche se le patologie erano già note precedentemente. René Laennec, il medico che ha inventato lo stetoscopio, ha usato il termine enfisema nel 1837 nel suo libro A Treatise on the Diseases of the Chest and of Mediate Auscultation per descrivere i polmoni che non collassavano quando apriva il torace durante un’autopsia: egli notò che le strutture polmonari non collassavano come al solito perché erano piene d’aria con le vie aeree erano piene di muco. Le prime descrizioni di probabile enfisema sono state nel 1679 ad opera di T. Bonet (che parla di una condizione di “polmoni voluminosi”) e nel 1769 grazie agli studi dell’italiano Giovanni Morgagni, che parla di “polmoni che erano turgidi e ripieni diaria”. Nel 1721 Ruysh fece i primi disegni anatomici di enfisema. A queste seguirono le illustrazioni di Matthew Baillie nel 1789 e le descrizioni della natura distruttiva della condizione.

Quanto è diffuso l’enfisema polmonare?

L’enfisema interessa nel mondo circa 210 milioni di persone e causa la morte, ogni anno, di 3 milioni di individui. Un tempo, era più diffuso tra gli uomini, perché quest’ultimi fumavano più delle donne (essendo il fumo di sigaretta uno delle principali cause di enfisema) e praticavano lavori più a rischio di inalare sostanze tossiche. Oggi, invece, le cose sono cambiate e, considerato l’elevato numero di fumatrici e di donne che svolgono lavori un tempo considerati “maschili”, donne e uomini si ammalano di enfisema più o meno con la stessa frequenza.

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Classificazione

Si possono distinguere quattro tipi di enfisema: centroacinoso, panacinoso, parasettale ed irregolare.

  1. Enfisema centroacinoso. L’enfisema centroacinoso ha una frequenza maggiore rispetto alla seconda, rappresentando il 95% dei casi. La caratteristica di questo tipo di enfisema è legata al modo in cui sono coinvolti i lobuli polmonari. Sono interessate, infatti, le parti centrali degli acini più vicine ai bronchioli terminali, formate dai bronchioli respiratori, mentre gli alveoli distali non sono coinvolti. Si determina così la coesistenza di spazi aerei normali e di quelli con enfisema nello stesso lobulo. Le lesioni che appaiono più frequentemente, e che sono anche quelle più gravi, riguardano i lobi superiori. Questo tipo di enfisema colpisce maggiormente i forti fumatori e si associa spesso alla condizione di bronchite cronica (nel qual caso si parla di BPCO).
  2. Enfisema panacinoso. L’enfisema panacinoso è caratterizzato da un aumento di volume degli acini, a partire dai bronchioli respiratori fino agli alveoli terminali. Questa forma, a differenza di quella precedente, è più frequente nelle regioni inferiori e anteriori; solitamente è più grave alle basi. Si associa con una deficienza di alfa1-antitripsina (che svolge la funzione di anti-elastasi).
  3. Enfisema parasettale. L’enfisema parasettale interessa prevalentemente la parte distale dell’acino. Risulta più grave nella periferia dei lobuli, nelle zone vicine alla pleura e lungo i setti connettivali interlobulari. La caratteristica fondamentale è la presenza di molti spazi aerei dilatati.
  4. Enfisema irregolare. L’enfisema irregolare è chiamato così perché l’interessamento dell’acino avviene in maniera irregolare ed è solitamente associato a fenomeni di cicatrizzazione. È in genere asintomatico.

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Altri tipi di enfisema polmonare

Sotto la voce enfisema polmonare è possibile in realtà includere anche stati morbosi in cui – al posto di un ampliamento degli spazi alveolari e di un deterioramento dei setti – si verifica un’iperdilatazione o un’atrofizzazione dei polmoni.
Si parla di iperdilatazione (o iperdistensione) in presenza di un incameramento d’aria abnorme e in zone inadeguate dei polmoni; tale condizione si registra in caso di:

  • Enfisema acuto, tipico di coloro che soffrono di asma.
  • Enfisema bolloso, caratterizzato dalla formazione di bolle d’aria.
  • Enfisema interstiziale, contraddistinto da un accumulo d’aria attorno ai lobuli e al di sotto della pleura (strato di rivestimento dei polmoni). È provocato generalmente da forti attacchi di tosse.

Si parla invece di atrofizzazione dei polmoni nel caso del cosiddetto enfisema polmonare senile. Tale condizione è dovuta a un rimpicciolimento degli alveoli.

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La causa ed il fattore di rischio principale legati all’enfisema polmonare è il fumo di sigaretta ma anche l’esposizione ad sostanze chimiche che irritano le vie aeree: in particolare le sostanze inquinanti presenti nell’aria e le polveri di carbone e silice. In casi più rari, invece, l’enfisema polmonare è causato da fattori ereditari, che riguardano la carenza di una particolare proteina che protegge le strutture elastiche dei polmoni. Ci sono, poi, diversi fattori di rischio:

  • essere di sesso maschile;
  • essere dei forti fumatori (più di un pacchetto da 20 sigarette al giorno);
  • avere un’età compresa tra i 40 e i 60 anni;
  • esposizione al fumo passivo e/o terziario;
  • esposizione lavorativa ai fumi o alle polveri;
  • esposizione all’inquinamento interno ed esterno;
  • avere casi in famiglia di enfisema polmonare.

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Sintomi e segni di enfisema polmonare

Di solito il primo sintomo è la dispnea (ovvero la difficoltà di respiro), che inizia in modo insidioso, ma progressivo: all’inizio, compare solo sotto sforzo, poi, diventa manifesta anche a riposo.
In alcuni pazienti, il disturbo principale è la tosse o il respiro sibilante, interpretati come asma. Frequente è la perdita di peso, a volte così grave da far pensare alla presenza di una neoplasia maligna nascosta. L’unico indizio sicuro e presente in maniera costante è un rallentamento dell’espirazione forzata. Altri sintomi possono essere tachicardia e labbra e unghie cianotiche (bluastre) o grigiastre.

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Come si sviluppa la patologia?

La patogenesi delle due forme principali di enfisema (centroacinoso e panacinoso) non è ancora del tutto chiara. L’ipotesi più accreditata per spiegare la distruzione delle pareti alveolari sembrerebbe essere il meccanismo proteasi-antiproteasi. In base a questa teoria, la distruzione delle pareti degli alveoli sarebbe il risultato di uno squilibrio a livello polmonare tra il sistema di proteasi (in particolare l’elastasi) e quello delle antiproteasi. L’elastasi, prodotta dai neutrofili, è in grado di digerire il tessuto polmonare; tale fenomeno è però inibito dall’α1-antitripsina (principale antiproteasi umana, sintetizzata dal fegato). Inoltre, la stessa elastasi può provocare l’insorgenza di enfisema. Ciò avviene se vi sono bassi livelli di alfa1-antitripsina e se i neutrofili sono presenti in numero aumentato (in seguito ad infezioni, fumo di sigaretta, inalazione di inquinanti ambientali); in questa situazione il processo di distruzione del tessuto elastico diventa inarrestabile e si instaura l’enfisema. Indipendentemente dalle cause e dai meccanismi qui sopra esposti che la rendono possibile, la lesione essenziale dell’enfisema è la rottura dei setti interalveolari. In diretta conseguenza meccanica della rottura dei setti infatti, la forza elastica polmonare condiziona passivamente una serie di importanti modificazioni dell’architettura polmonare che sono direttamente responsabili delle alterazioni cliniche dell’enfisema. Queste modificazioni dell’architettura polmonare sono caratterizzate essenzialmente dalla formazione di raccolte aeree intraparenchimali la cui estensione eccede quella degli alveoli messi in comunicazione dalla rottura dei setti interalveolari ed è quindi accompagnata da un equivalente, parziale collasso/ipoventilazione delle aree parenchimali sane circostanti.

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È opportuno effettuare visite mediche regolari e, in ogni caso, contattare il proprio medico nel caso in cui si manifestino i primi sintomi che, troppo spesso, vengono erroneamente attribuiti all’invecchiamento o all’obesità: come sempre, una maggiore tempestività permette dei risultati migliori per quanto riguarda la guarigione. Il medico farà una diagnosi, dopo aver analizzato i sintomi, chiesto delle analisi del sangue ed effettuato degli esami specifici come, ad esempio, spirometrie, radiografie toraciche e TAC. È importante curarsi il prima possibile per evitare di incorrere in un aggravamento della condizione e complicazioni, come il collasso dei polmoni e disturbi cardiaci.

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Le cure per l’enfisema polmonare sono rappresentate dai farmaci (come broncodilatatori per alleviare la tosse ed antibiotici nel caso di infezioni batteriche), dalla riabilitazione respiratoria e – nei casi più gravi – dal trapianto polmonare; per approfondire terapie e complicanze legate all’enfisema polmonare, leggi questo articolo: Enfisema polmonare: cure, complicazioni, quando chiamare il medico

Consigli

Il più importante consiglio per il paziente con enfisema polmonare, è quello di smettere di fumare immediatamente. A tal proposito vi invito a leggere questo articolo: Dipendenza da nicotina: come smettere di fumare sigarette in 20 passi

I migliori prodotti per il fumatore che vuole smettere di fumare

Qui di seguito trovate una lista di prodotti di varie marche, pensati per il fumatore che vuole smettere di fumare o che ha smesso da poco:

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
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Raffreddore: rimedi naturali e farmacologici

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma RAFFREDDORE RIMEDI NATURALI E FARMACI Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpgIl raffreddore è una rinofaringite acuta infettiva virale causata solitamente (ma non esclusivamente) da Rhinovirus (virus a RNA appartenenti alla famiglia Picornaviridae). Questo virus causa una infezione delle prime vie respiratorie – in particolare del naso e della gola – che è fastidiosa ma di solito non grave. I sintomi del raffreddore comprendono:

  • starnuti,
  • produzione abbondante di muco,
  • congestione nasale,
  • catarro,
  • mal di gola,
  • tosse,
  • mal di testa,
  • sensazione di stanchezza.

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Si tratta della malattia umana più comune: infetta gli adulti in media 2-4 volte l’anno, e i ragazzi in età scolare fino a 12 volte l’anno; in talune popolazioni non è raro incontrare tassi di infezione superiori a 3 all’anno per persona. Il raffreddore comune è distinto dall’influenza, che è un’infezione virale più seria del tratto respiratorio, caratterizzata dall’insorgenza di ulteriori sintomi quali un rapido innalzamento della temperatura, brividi di freddo, dolori muscolari. Per quanto il raffreddore comune in sé non sia generalmente rischioso per la vita del paziente, le sue complicazioni, quali per esempio la polmonite, possono esserlo.

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Raffreddore: rimedi casalinghi

  • Salvia: sapevate che la salvia oltre ad essere un potente antibatterico è efficace anche contro il raffreddore? Basta mettere in infusione 3 foglie di salvia in una tazza di latte bollente dolcificato con il miele. Dopo 10 minuti togliere le foglie e degustare lentamente. Sembra che sia un vero e proprio toccasana.
  • Sambuco: da bere ogni giorno fino a guarigione completa. Come? Mettendo in infusione le bacche di sambuco in una tazza di acqua calda, lasciare riposare 10 minuti, filtrare e bere. Semplice, rapido e casalingo, la tisana al sambuco è un rimedio della nonna per il raffreddore tra i più antichi. Se vi fosse anche un po’ di febbre, un ottimo rimedio è la tisana fatta con parti uguali di foglie di tiglio e sambuco, da bere calda.
  • Brodo di pollo: tra i rimedi veloci per il raffreddore c’è certamente il brodo di pollo. Usato da generazioni e generazioni, il brodo di pollo aiuta ad allontanare il raffreddore grazie al brodo caldo che agisce come antiinfiammatorio.
  • Bagno caldo: vecchio come il cucco, il bagno caldo è un rimedio che fa bene per tante patologie. Nel caso del raffreddore è un coaudivante della congestione. Aggiungendo poi all’acqua calda alcune gocce di essenza di menta, il naso ne gioverà.
  • Aglio e limone: dal gusto deciso e di sicuro successo è la tisana a base di aglio e limone in cui è possibile aggiungere un po’ di miele per rendere il sapore più gradevole. Come si prepara questo rimedio della nonna per il raffreddore? Semplicemente mescolando il succo di 1 limone con uno spicchio di aglio tritato in una tazza di acqua calda. Lasciare in infusione per qualche minuto e bere ancora caldo. Si consiglia di assumere questo trattamento almeno 2 o 3 volte al giorno per tutta la durata dei sintomi.
  • Zenzero e limone: limone antisettico naturale è protagonista di molte ricette contro il raffreddore. In questo caso si accompagna con lo zenzero e acqua calda per preparare un infuso capace di decongestionare le mucose in modo molto rapido.
  • Inalazioni: le inalazioni sono rimedi tipici per chi è congestionato. Farli è molto semplice: è sufficiente prendere una ciotola di acqua bollente, mettere in infusione alcune gocce di olio essenziale di menta o di tea tree oil, coricarsi sulla bacinella, coprirsi con un asciugamano e respirare profondamente. I vapori aiuteranno il muco a sciogliersi regalando un respiro fluido. Da fare al bisogno o prima di coricarsi. Molto valide anche le inalazioni con acqua calda e sale rosa.

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Raffreddore: rimedi farmacologici

I trattamenti che aiutano ad alleviare i sintomi includono l’assunzione di semplici analgesici e antipiretici come l’ibuprofene ed il paracetamolo (Tachipirina). È stato provato che i medicinali contro la tosse non sono più efficaci degli analgesici semplici e non sono raccomandati per l’uso nei bambini a causa della scarsa efficacia e per i loro potenziali effetti collaterali. Negli adulti, la rinorrea può essere ridotta grazie all’assunzione di antistaminici di prima generazione, tuttavia, il loro uso è associato a effetti indesiderati quali la sonnolenza. Gli antistaminici di seconda generazione, invece, non sembrano essere efficaci. I decongestionanti come la pseudoefedrina risultano essere utili, mentre gli spray nasali a base di ipratropio possono ridurre la rinorrea ma sono poco attivi sulla congestione nasale e controindicati per lunghi periodi.
Gli antibiotici non hanno alcun effetto contro le infezioni virali e quindi non hanno alcuna efficacia contro i virus che causano il raffreddore comune, tuttavia essi sono ancora frequentemente prescritti, specie nel tentativo di escludere eventuali complicazioni che potrebbero essere sensibili agli antibiotici. Non vi sono farmaci antivirali efficaci per il trattamento causale del raffreddore comune, anche se alcune ricerche preliminari hanno dimostrato benefici per alcune molecole.

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Consigli pratici:

  • non usare fazzoletti di stoffa, ma privilegiare quelli di carta e usarne sempre uno nuovo ogni volta che ci si soffia il naso;
  • il naso va soffiato molto spesso: meno tempo rimane il muco nelle narici e più rapidamente se ne andrà l’infezione;
  • è importante che la casa sia continuamente aerata, anche se la stagione è fredda, per non consentire ai batteri di proliferare con più facilità;
  • bere molta acqua aiuta a fluidificare il muco e quindi ne favorisce l’espulsione.

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Macchie rosse sulla pelle di viso o corpo: che significano?

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma MACCHIE ROSSE SULLA PELLE VISO PRURITO Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpgHai notato la comparsa di alcune macchioline rosse sulla tua pelle o magari una singola macchia rossa dalle dimensioni di una lenticchia? Probabilmente ti starai chiedendo se sia il caso di preoccuparsi o meno. Cominciamo con il dire che le macchie rosse possono manifestarsi in molti modi differenti: non ci sono dimensioni e forme standard. In tutti i casi la manifestazione più comune è quella di piccoli puntini sulla pelle.

Forma e colore

In base alle cause a monte che le determinano, le macchie rossastre sulla pelle possono avere caratteristiche molto diverse tra loro. Spesso più si esamina da vicino la pelle e più cresce il numero visibile delle macchie rosse. Alcune di loro possono essere un po’ più larghe, come la chiazza che potrebbe lasciare una penna a sfera, altre potrebbero essere molto più grandi (alcuni centimetri). Apparentemente tonde, ad un’occhiata più attenta, queste macchie potrebbero apparire di forma irregolare. Anche la colorazione non è sempre uniforme: in base alla causa a monte che le determinano, le macchi possono apparire dal rosso pallido (vicino al rosa) al rosso più scuro. Tutte queste caratteristiche, valutate durante l’esame obiettivo, aiutano il medico a restringere il gruppo delle possibili cause.

Leggi anche: La zona dove compare l’acne, rivela i tuoi problemi fisici e psicologici

Perché compaiono queste macchie rosse?

Macchie rosse sulla pelle possono comparire a seguito di svariate condizioni o malattie. Le cause più comuni, sono:

  • Passaggio di sangue dai vasi alla pelle: è causato principalmente da traumi che determinano graffi e danneggiamenti ai capillari suanguigni.
  • Morsi di insetti. Eventuali macchie rosse più grosse o gonfie attorno alle caviglie potrebbero trattarsi di morsi di insetti come zanzare o pulci.
  • Follicolite: è un’infezione acuta del follicolo pilifero. Può essere causa della comparsa di brufolini rossi pruriginosi sulla pelle. Per approfondire: Follicolite da depilazione inguinale ed alle gambe: rimedi naturali
  • Dermatite atopica: è un eczema cronico o cronico-recidivo associato ad altre malattie atopiche come rinite allergica, asma, orticaria, congiuntivite allergica e gastroenteriti allergiche. Nella patogenesi della malattia intervengono fattori immunologici e non immunologici. I primi sono costituiti da allergeni alimentari, inalanti o da contatto, i secondi da irritanti esterni, infezioni, disturbi neurovegetativi, disturbi del metabolismo lipidico, sudorazione e stress. Per approfondire: Dermatite atopica: cause, sintomi e terapie di una patologia della pelle molto diffusa
  • Malattie esantematiche: sono un gruppo di malattie infettive, virali e batteriche, che compaiono generalmente ma non esclusivamente in giovane età e provocano una tipica eruzione cutanea accompagnata da una serie di altri sintomi, come: febbre, mal di testa, debolezza, malessere generale, mancanza di appetito, dolore addominale, irritabilità e dolore muscolare. Le malattie esantematiche più comuni nei bambini e nella giovane età sono: morbillo, varicella, rosolia, scarlattina, quinta e sesta malattia, mani piedi bocca, pitiriasi rosea.
  • Vasculite leucoclastica: è l’infiammazione dei vasi sanguigni, più spesso dei fini capillari come conseguenza di una infezione, medicamenti o processi autoimmuni.
  • Sindrome di Schamberg: è un disturbo benigno che si manifesta con delle macchie rosse come il pepe di Caienna sulle gambe delle persone anziane.

Questi sono solo alcuni sintetici esempi, ma la lista delle possibili cause di macchie rossastre sulla pelle è molto più lunga.

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Angioma ciliegia

Alcuni individui presentano macchie rosse su tutto il loro corpo. In questi casi il termine giusto da usare sarebbe angioma ciliegia. L’angioma ciliegia solitamente colpisce i soggetti dopo i 40 anni. La macchia presenta una superficie liscia e di un rosso acceso (proprio come fosse una ciliegia). Il dermatologo può diagnosticarlo analizzando l’aspetto e le variazioni delle dimensioni della macchia nel tempo. In tutti i casi una biopsia potrebbe rivelarsi molto utile per confermare la diagnosi. Quasi sempre questo genere di macchie rosse sulla pelle non è da considerarsi pericoloso per la salute dell’uomo.

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Allergie

A volte invece, può capitare di assumere alimenti che possono causare allergie e quindi la comparsa di macchie rosse. Il problema è arginabile effettuando test di laboratorio per capire le allergie personali e quindi eliminando dalla dieta alcuni alimenti. I più comuni alimenti che causano allergia sono uovo, frutta secca, latte vaccino e alcuni ortaggi.

Leggi anche: Differenza tra allergia, pseudoallergia e intolleranza alimentare

Macchie rosse sulla pelle: cosa fare?

Se notate delle macchie rossastre sulla vostra pelle o sulla pelle di vostro figlio, il mio consiglio è di consultare il vostro medico di fiducia, che potrebbe a sua volta inviarvi ad un dermatologo, un allergologo, un pediatra, un angiologo o altro specialista in base alla causa sospettata. Ancora più raccomandata la visita soprattutto se le macchie sono in numero elevato, sono presenti su ampie porzioni del corpo e sono presentomi sintomi e segni associati, come prurito, formicolio, vertigini, angioedema, dolore, nausea, vomito, gonfiore, febbre o debolezza.

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Prodotti per la cura della pelle irritata

Di seguito vi propongo una lista di prodotti, selezionati e testati dal nostro Staff di esperti, consigliati per detergere, idratare e calmare la pelle irritata:

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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Test: cosa porteresti su un’isola deserta? La tua risposta rivela chi sei veramente

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma TEST COSA PORTERESTI ISOLA DESERTA Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpgDevi restare completamente solo su un’isola deserta per un mese. Devi rinunciare a tutte le comodità a cui sei abituato; telefonino, computer, ristorante… ma ti sarà permesso di portare un solo oggetto con te, a scelta tra:

  • un kit da pesca;
  • il tuo libro preferito;
  • l’album con le foto di famiglia;
  • un coltello;
  • un kit per dipingere.

Rifletti – ma non troppo, cerca di dare una risposta istintiva! – sull’oggetto che vorrai con te; la risposta potrebbe rivelare aspetti importanti della tua vita e la della tua personalità. Una volta fatta la scelta, leggi il risultato:

Hai scelto di portare un kit di pesca?

Sei una persona rassicurante, risparmiatrice, pianificatrice ed estremamente razionale; nulla sfugge ai tuoi programmi. Agisci nel rispetto delle regole e delle persone, protendi alla comunicazione schietta e senza maschere. Non ami agire senza organizzare il tutto nei minimi dettagli, cercando sempre di migliorarti in qualsiasi contesto. Ami la praticità; non sopporti le cose sofisticate e tutto ciò che richiede l’impiego di mezzi complicati. Tutte le tue azioni sono eseguite con determinazione, pazienza e hanno uno scopo preciso.

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Hai scelto di portare il tuo libro preferito?

Sei un  eterno sognatore; più che ragionare con la testa, lo fai con il cuore ma con i piedi per terra. Sei anche un grande pensatore; i pensieri e le idee per te sono molto importanti. Sei una persona molto riflessiva e introversa ma disponibile. Non ami fare vita mondana; preferisci pochi amici ma buoni. E con gli amici, piuttosto che le classiche uscite  in pizzeria o in discoteca, preferisci le serate tranquille a chiaccherare oppure davanti magari ad un buon film. Ami gli animali; li consideri componenti della famiglia. Preferisci le relazioni stabili.

Hai scelto di portare l’album con le foto di famiglia?

Sei una persona sensibile ed empatica; percepisci con estrema facilità lo stato emotivo delle persone che frequenti. Sei brillante nell’interpretare non solo le parole, ma anche la mimica del volto, la postura del corpo, il tono della voce. Se una persona ti mente, sei in grado di capirlo subito. Sai come far star bene le persone, come trovare le parole giuste al momento giusto. A volte però sei troppo preso da te stesso, dai tuoi fallimenti, dai tuoi “se avessi, se fossi…” e non ti accorgi che puoi avere tanto di più sfruttando i tuoi punti di forza.

Hai scelto di portarti un coltello?

Sei una persona molto razionale, abbastanza introversa, poco comunicativa; spesso vieni etichettato come persona fredda e calcolatrice, anche se il tuo modo di essere è semplicemente un tuo meccanismo di difesa. Non ami esprimere le tue vere emozioni; le esperienze passate ti hanno portato ad essere un po’ diffidente nei confronti del prossimo. Non ti sciogli facilmente con le persone; attendi che la vita faccia il suo corso e spesso ti poni in una posizione di attesa; sei più un difensore che un attaccante.

Hai scelto di portare un kit per dipingere?

Sei una persona estroversa, molto comunicativa a cui piace esprimere ed esternare i propri sentimenti in maniera autentica, senza mai nasconderti, motivo per cui rischi di essere poco diplomatico coi tuoi amici. Ti piace essere l’anima della festa, scherzare e non prenderti mai troppo sul serio; fai amicizia molto facilmente ed hai molti amici e conoscenti. Ti piace vivere alla giornata senza programmare nulla di certo, sei uno spirito libero, ami i lavori creativi mentre non sopporti quelli routinari. Non ami le relazioni troppo stabili.

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