Leggo in giro “orgoglio curvy” o “bellezza senza taglia” e rimango sempre più perplesso. Ma cosa significa essere curvy? E’ davvero una cosa di cui andare orgogliosi e da sponsorizzare o solo una mossa di marketing da parte delle case di moda che sfrutta la pigrizia di chi è obeso?
Definizione di donna curvy
Per prima cosa partiamo dal significato di donna curvy che dovrebbe essere “donna tutta curve, prosperosa” o qualcosa di simile. Fin qui tutto bene, soprattutto se il concetto di “curvy” aiuta ad allontanare le donne dal pericolo dell’anoressia, spostando i canoni di bellezza dalla magrezza estrema – tanto pubblicizzata dagli stolti stilisti e dalle modelle, super–pagate per essere malate – a degli standard più realistici di donna non “pelleossa” ma, appunto, con morbidezza e curve tutte femminili. Tutto bene a parte un “piccolo” problema:
…la mancanza di buon senso
Il problema si pone nel momento in cui, negli ultimi tempi, il concetto di curvy – da esaltazione delle belle curve – si è trasformato in una sorta di esaltazione acritica dell’obesità, con la tipica mancanza di buon senso che caratterizza noi esseri umani. Esaltare un modello di donna curvy, intesa come quelle che vedete nella foto in alto, non è troppo diverso dall’esaltare un modello di donna sottopeso o anoressica. Alcune mie pazienti, in evidente sovrappeso o addirittura obese, alla mia esortazione a perdere qualche kg, mi hanno risposto che loro non ne hanno bisogno, che si vedono belle “burrose” (?) come sono e che così piacciono ai loro mariti. Ma il problema non è la bellezza (quella è soggettiva ed a ognuno piace quello che piace): il problema è la salute, cioè la cosa più preziosa che abbiamo.
L’obesità è una malattia
L’obesità non solo è una malattia, ma è anche un fattore di rischio per la maggior parte delle malattie esistenti, dal cancro all’infarto del miocardio, dal diabete all’ictus cerebrale.

Una delle modelle curvy più famose: Tess Holliday; 165 cm per 127 kg, taglia 54, 29 anni ed il colesterolo di una ottantenne
Esaltare acriticamente una bellezza come quella della foto, significa esaltare una malattia che racchiude in sé quasi tutte le altre patologie, in un mondo industrializzato che invece avrebbe bisogno di ben altri moniti, dal momento che l’obesità ed il diabete sono in fortissimo aumento, e noi italiani in questo siamo dei campioni essendo i nostri bambini al secondo posto al mondo per obesità infantile. Accettarsi per quello che si è e piacersi? Va benissimo, basta che poi una bambina vedendo certe foto, non mangi in maniera errata con la scusa che poi da obesa diventerà bella (specularmente quello che avviene con l’anoressia). Quindi se essere curvy significa NON essere sottopeso e NON vivere il proprio corpo in maniera patologicamente ossessiva, allora sono assolutamente d’accordo all’esaltazione del concetto. Al contrario io dico NO all’orgoglio curvy, se questo rappresenta la scusa per legittimare ed anzi invogliare le donne (e gli uomini) ad essere obesi, cioè malati.
Perché non una frattura?

Entrambe malate
Anoressia nervosa ed obesità non devono essere MAI sponsorizzate. Sono patologie che determinano danni anche mortali all’organismo, ed una patologia NON DEVE ESSERE MAI “di moda”! Immaginatevi se domani dovesse diventare “sexy, di moda” fratturarsi un femore: che facciamo, sponsorizziamo una malattia (la frattura del femore)? E’ ovviamente una esasperazione concettuale, ma se ci pensate una frattura non è così diversa da anoressia nervosa ed obesità: sono tutte e tre patologie e la società deve battersi per NON invogliarle, soprattutto tra i giovanissimi.
Contraddizioni e disagio da fotoritocco
Prima di concludere lasciatemi inoltre fare un riferimento all’evidente contraddizione ed ipocrisia che traspaiono dall’orgoglio curvy rappresentato, nelle riviste di moda, da foto di donne sì obese, ma allo stesso tempo così pesantemente modificate con Photoshop, tanto da non avere neppure una piccola vena varicosa, o smagliatura o cellulite. Basta guardare la foto in alto: quelle donne, nella vita reale, hanno tantissimi difetti estetici correlati all’obesità, che vengono nascosti dal fotoritocco! Ed è qui l’evidente ed ipocrita contraddizione legata ad un certo tipo di orgoglio curvy visto come stile di vita vincente: se la donna vuole urlare al mondo intero che si accetta per quello che è e si sente bella così com’è, anche obesa, perché sente il bisogno di eliminare col fotoritocco tutti gli inestetismi che l’obesità comporta? Inoltre l’uso di Photoshop determina un altro classico problema non indifferente: la giovanissima che viene spinta a seguire questo “modello vincente” si troverà comunque a disagio quando, essendo in sovrappeso, si troverà ad avere la pelle a buccia d’arancia, con lassità e smagliature, e si sentirà inadeguata vedendo le modelle curvy senza un difetto perché photoshoppate. Da medico e da semplice persona, io la vedo cosi: se davvero ci deve essere un modello estetico da sponsorizzare, deve essere quello di normopeso e con qualche normale e realistico segno inestetico, non certo il modello anoressico/curvy con fotoritocco annesso.
La bellezza, così come la salute, è armonia, equilibrio
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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine
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Anoressia. Tecnicamente parlando “anoressia nervosa”. Una patologia diffusa che getta nella disperazione intere famiglie. A volte difficile da diagnosticare nelle fasi iniziali quando piccole perdite di peso e umore diverso dal solito sono interpretati da genitori ed amici come un fenomeno passeggero e trascurabile. A tale proposito, prima di continuare con la lettura di questo post, vi invito a dare una occhiata a questo mio articolo: 












Avete presente quando non riuscite a smettere di mangiare, in genere porcherie ipercaloriche, perché siete stressate? Ecco, la fame nervosa potrebbe non essere l’unico legame che unisce stress e sovrappeso. Uno studio dell’americana Ohio State University, appena pubblicato su Biological Psychiatry, rivela che lo stress è un fattore che rallenta il metabolismo, quindi quando si mangia un pasto ipercalorico si fa più fatica a bruciarlo se si è stressati. Gli autori avvertono che i risultati sono validi solo per le donne, sulle quali sono stati compiuti esperimenti e misurazioni. Mentre per gli uomini, che hanno una maggiore massa muscolare, potrebbero non entrare in gioco gli stessi meccanismi.
Nel prossimo futuro, neppure troppo “prossimo”, mangeremo solo pillole e integratori? Dovremo dire addio al latte, alla carne, al pesce, sostituendoli con il tipico frullato di proteine che si vede spesso in palestra? Dovremo dire addio al pane, alla pasta, al riso, al posto dei quali mangeremo solo una pastiglia di carboidrati? Negli Usa impazza il dibattito sulla “fine del cibo“. Ma davvero si potrà sostituire con pillole e polverine? Saremo costretti (o spinti) a breve a decretare la fine del cibo, inteso come alimentazione tradizionale?
In Italia, secondo il rapporto Eurispes, i vegetariani costituiscono attualmente il 7,1% della popolazione, circa 4,2 milioni di persone. Di questi, lo 0,6% si è dichiarato vegano (ossia non consuma alcun alimento di origine animale). La domanda che in molti si fanno è se la dieta vegetariana o quella vegana, facciano realmente bene o no alla nostra salute. Il dibattito è apertissimo e purtroppo la ricerca scientifica non ha ancora trovato una risposta assoluta, anzi, vari studi danno risultati non solo diversi, ma addirittura quasi contraddittori. E’ il caso di due ricerche, una austriaca e l’altra canadese, che vanno in due direzioni molto diverse.
Tutti noi lo sappiamo con certezza: è nei giorni del week end che si tende a mangiare di più, perchè si esce con gli amici, si fa l’aperitivo, poi una cena in ristorante ed in uuscendo con gli amici o restando in famiglia. Ma non sono gli eccessi del weekend a decretare il successo o il fallimento di una dieta, bensì il comportamento alimentare tenuto negli altri cinque giorni della settimana. Lo sostiene uno studio condotto da un team della Cornell University, in collaborazione con l’Università di Tecnologia di Tampere in Finlandia, che ha analizzato i ritmi dell’aumento e della perdita di peso di 80 adulti tra i 55 e i 62 anni. Divisi in tre categorie a seconda se perdevano peso, lo acquistavano o lo mantenevano stabile nel corso dell’osservazione, i partecipanti dovevano pesarsi ogni giorno prima di colazione. Solo le pesate effettuate per almeno 7 giorni consecutivi venivano tenute in considerazione ai fini della ricerca, e il tempo di follow-up è andato da un minimo di 15 giorni a un massimo di 330. Gli studiosi hanno potuto analizzare l’andamento del peso nel corso della settimana per capire quali errori commettevano coloro che tendevano a mettere su chili rispetto a chi invece li perdeva o restava di peso costante.
Sappiamo già da molto tempo che gli odori e le immagini influenzano la nostra percezione dei sapori del cibo che mangiamo, ma che dire dei suoni? La musica che ci circonda può davvero influenzare la nostra alimentazione? “Sono seduta al mio tavolo di cucina e mangio cioccolato in nome della scienza. Sto cercando di capire se è vero che, se ascolto un suono grave, la mia consapevolezza del gusto si restringe alla parte posteriore della lingua e si concentra sugli elementi amari del cioccolato. Quando invece si passa ad una frequenza elevata, si spalancano le porte alla dolcezza e tutta la mia bocca viene avvolta da un sapore zuccherino”. Il test sul “condimento musicale” degli alimenti lo ha fatto la giornalista inglese Amy Flaming e lo racconta