Le dieci diete più strane (e pericolose) al mondo

medicina-online-dott-emilio-alessio-loiacono-medico-chirurgo-roma-dieci-diete-piu-strane-pericolose-riabilitazione-nutrizionista-medicina-estetica-cavitazione-radiofrequenza-ecografia-pulsata-macchieEcco a voi una classifica semi-seria di alcune diete che girano per il mondo e sono diffuse nel web. Statene alla larga perché – se seguite alla lettera – possono rappresentare una seria minaccia per la vostra salute!

1) Dieta di Horace Fletcher: la dieta inventata da Horace Fletcher – soprannominato “il grande masticatore – prevede che una persona debba masticare ogni boccone 32 volte (con un ritmo di
circa 100 atti masticatori al minuto) tenendo la testa inclinata in avanti. Quando la masticazione è completa, la testa viene inclinata all’indietro, consentendo al contenuto nella bocca di scivolare verso il basso in gola. In fondo questa dieta ridicola non è pericolosa per la salute, anzi sicuramente masticare bene è importantissimo per una buona digestione, ma i vostri pasti durerebbero ore e non perdereste peso.

2) Dieta del cavolo: la dieta del cavolo è veramente da pazzi: per 7 giorni dovrete mangiare solo zuppa di cavolo; perderete liquidi e non grassi ma in compenso soffrirete parecchio di aerofagia, contenti voi!

3) Dieta paleolitica: il principio contenuto in questa dieta consiste nel ritornare alla preistoria alimentare, mangiando alimenti semplici e non trattati; questa alimentazione infatti manterrebbe l’uomo sano dalle varie malattie dell’epoca moderna; i paleolitici moderni si cibano di carne magra, pesce, verdure, frutti, radici e noci, ed esclude grano, legumi, prodotti lattiero-caseari, sale, zucchero raffinato, oli e trasformati. Detta tra noi questa dieta non è proprio del tutto da deridere: ha anche spunti interessanti.

4) La dieta del fruttarianesimo:  si basa nel mangiare solo ed esclusivamente frutta in virtù di un ritorno biblico alle nostre origini in cui Adamo ed Eva mangiavano solo frutta! Oltre a creare diverse carenze organiche crea anche un vero e proprio allontanamento e disagio sociale. Pensate che questa dieta non sia ancora sufficientemente strana e troppo poco “cattolica”? Leggete la prossima.

5) La dieta della Bibbia: con questa si raggiunge il top della “catto-alimentazione”; si fonda sul concetto che alcuni alimenti sono vietati in quanto incompatibili con i precetti religiosi cattolici. La dieta biblica si sviluppa in tre fasi: nella prima fase alimenti da rifiutare in maniera categorica sono carni di maiale, pancetta, struzzo, prosciutto, salsicce e tutti i derivati della carne. In seguito possono essere reintrodotti ma con moderazione; alimenti invece da abolire completamente sono i frutti di mare come la frittura di pesce, gli impanati di pesce, l’anguilla, lo squalo, il granchio, vongole, ostriche, cozze, aragoste, scampi. Prima di ogni pasto dovete pregare per cinque minuti e così ogni volta che viene fame! Anche in questo caso il concetto di stare alla larga da pancetta, salsicce e fritture di pesce non è del tutto errato.

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6) Dieta shangri-la: in tale assurda dieta – che vorremmo fare tutti noi – non c’è nulla di vietato ed è possibile mangiare di tutto accompagnando la vostra giornata bevendo di tanto in tanto acqua zuccherata: questo dovrebbe farvi arrivare ai pasti più sazi e quindi portarvi a perdere peso avendo meno fame. Seguite questa dieta se il vostro obiettivo è AUMENTARE di 10 kg nella prossima settimana!

7) Cibo freddo e crudo: come indicato dai termini con cui questa dieta viene identificata, l’alimentazione è base solo di cibo freddo e crudo; un esempio che ultimamente sta facendo il giro del web è quello di Susan Raynolds che ha adottato questo stile di vita da ben 7 anni: i benefici tratti sono sia per il fisico ma anche per l’umore e il suo equilibrio psicologico. Io però vi ricordo che alcuni cibi, mangiati crudi, possono essere pericolosi per la nostra salute.

8) Breatharianesimo: si tratta di nutrirsi con il nulla ma di assorbire i principali nutrienti degli alimenti attraverso la forza vitale che essi ci trasmettono; ci vuole molto esercizio spirituale ma molti maestri yoga riescono a rimanere per molti giorni senza aver bisogno di mangiare e bere! Piccolo consiglio da parte mia: non mangiando nulla si perde sicuramente peso, ma si finisce anche all’ospedale!

9) Dieta del pezzo di sushi: questa dieta folle era stata adottata e consigliata dalla modella Rosie Huntington Whiteley, la quale era riuscita a perdere peso in fretta perché la sua alimentazione prevedeva un semplice pezzo di sushi al giorno. Dieta assurda ed incommentabile.

10) Dieta del sonno: tale dieta – attuabile solo da pazzi che probabilmente non devono lavorare – consiste nel prendere dei sonniferi per dormire la maggior parte delle ore della giornata così da non soffrire il senso di fame ed evitare di mangiare! Certo che si perde peso ma potreste anche… non risvegliarvi più come dice Vasco Rossi nella sua canzone “Valium”!

A tali assurde dietre se ne aggiungono altre che usano degli… ausili esterni!

Dieta del “Tongue Patch”: l’ultima invenzione folle americana è quella in cui si associa il mangiare al dolore; viene cucita sulla lingua un piccola “pezza” che provoca dolore se si mangiano cibi solidi. Questa “dieta” non provoca infezioni, solo una sicura perdita di peso molto dolorosa.

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Dieta del corsetto: questa “dieta” non vi obbliga a eliminare cibi dalla vostra alimentazione, solo impone di indossare un corsetto stretto  per circa 6-8 al giorno per 5 giorni alla settimana; la pressione di questo su pancia e fianchi riuscirebbe anche a far passare l’istinto della fame.

Dieta della tenia: consiste nel mangiare una tenia ancora in fase di bozzolo; la tenia cresce nel vostro stomaco, assorbe i vostri alimenti e voi dimagrite! Se qualcuno ci ha provato scriveteci e fateci sapere come ha fatto a togliere la tenia dal vostro intestino!

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Bambini scoprono per prima volta la loro ombra

Una scoperta incredibile per un bambino: la sua ombra. Ed ogni bimbo ha la sua particolare reazione, un video divertente che non potete perdervi!

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Lizzie Velasquez soffre della Sindrome di De Barsy

Dott. Loiacono Emilio Alessio Medico Chirurgo Chirurgia Estetica Roma Cavitazione Pressoterapia Massaggio Linfodrenante Dietologo Cellulite Sex HD Calorie Peso Dieta Sessuologia Pene Laser Filler Rughe Botulino Lizzie Velasquez Sindrome di de BarsyLizzie Velasquez che vedete qui sopra in foto, è la sfortunata donna di cui si parla in questo articolo. E’ una delle circa 30 persone al mondo a soffrire di una rarissima malattia genetica autosomica recessiva, chiamata Sindrome di De Barsy (DBS) . Tale malattia fu descritta per la prima volta da de Barsi (da qui il nome) nel 1968. Come dicevo prima, è una malattia estremamente rara: nel 2008, sono stati documentati solamente 27 casi al mondo. Pensateci, la prossima volta che pensate di essere sfortunati! Ma vediamo di cosa si tratta.

Sintomi e segni

La sindrome di De Barsy è caratterizzata da dismorfismi facciali (rime palpebrali rivolte verso il basso, sella nasale piatta e larga e bocca piccola), con aspetto progeroide, fontanella ampia a chiusura tardiva, cutis laxa (CL), iperlassità articolare, movimenti atetoidi e iperreflessia, ritardo della crescita pre- e postnatale, deficit cognitivo, ritardo dello sviluppo, opacità corneale e cataratta. La prevalenza non è nota, ma finora sono stati descritti, come prima accennato, circa 30 casi. La trasmissione è autosomica recessiva.

Cause e istologia

In molti casi l’eziologia non è nota, tuttavia sono state identificate le mutazioni del gene PYCR1 (17q25.3) in pazienti che presentavano fenotipi sovrapposti (cute rugosa, osteopenia e aspetto progeroide) di DBS, CL autosomica recessiva tipo 2 (ARCL2), sindrome della cute rugosa (WSS) e gerodermia osteodisplastica (GO). Le anomalie oculari, i movimenti atetoidi e l’iperreflessia sono segni caratteristici della DBS, che di solito consentono di differenziarla dalla GO, ARCL2 e WSS. L’esame istologico delle biopsie cutanee nei pazienti con DBS può rivelare la presenza di fibre elastiche caratteristiche, frammentate e fini, anche se sono stati descritti pazienti con biopsie cutanee normali.

Trattamento

Il trattamento è sintomatico e comprende la chirurgia oculare precoce e la fisioterapia per prevenire le contratture. I pazienti affetti dalla DBS hanno una prognosi variabile. In alcuni casi la morte sopraggiunge durante l’infanzia per disturbi neurologici gravi e infezioni ricorrenti. Nella maggior parte dei pazienti con mutazioni in PYCR1, si è osservato un miglioramento spontaneo dell’aspetto progeroide. In alcuni pazienti i disturbi del movimento rimangono stabili.

FONTE DELLE INFORMAZIONI

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Lizzie Velasquez “la donna più brutta del mondo”: apriamo la nostra mente

Dott Loiacono Emilio Alessio Medico Chirurgo Chirurgia Estetica Roma Cavitazione Pressoterapia  Massaggio Linfodrenante Dietologo Cellulite HD Calorie Peso Dieta Sessuologia Pene Laser Filler Rughe Botulino Lizzie Velasquez DONNA PIU BRUTTA MONDO 1 Lizzie Velasquez viene crudelmente definita “la donna più brutta del mondo” ma Lizzie, in realtà, non è brutta, bensì malata di una patologia rarissima che le impedisce di immagazzinare grasso nel suo corpo e di aumentare di peso; non ha mai superato i 28 kg e per restare in vita è costretta a mangiare ogni 15 minuti, per un totale di circa 60 pasti al giorno. Come se non bastasse è anche non vedente da un occhio. La malattia che ha colpito Lizzie Velasquez prende il nome di Sindrome di de Barsy, cliccate su questo link per scoprire di cosa si tratta.

A prima vista può sembrare una persona infelice, ma non è così! Lizzie, al contrario, è una motivational speaker, tiene discorsi motivazionali e con le sue parole aiuta centinaia di persone ad accettarsi e ad apprezzarsi. Un suo video caricato appena un mese fa sta facendo il giro del mondo:

Lizzie è una persona piena di coraggio e questo video mi ha emozionato, così ho voluto condividerlo con voi, sperando che colpisca anche voi e vi dia la forza di reagire se vi trovate in una situazione apparentemente senza uscita.

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Cos’è la ginnastica isometrica e quali sono i benefici per l’organismo

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO YOGA RELAX MEDITAZIONE DONNA TRANQUILLITA MENTE RILASSAMENTO NATURA NATURA MARE PALESTRA ESERCIZIO PESI MUSCOLI STRETCHINGLa ginnastica isometrica potrebbe essere la ginnastica più adatta per le persone che si ritrovano impossibilitate ad eseguire i movimenti classici della normale ginnastica, a causa ad esempio di traumi o di incidenti. Questo genere di ginnastica è infatti basato sulla contrazione muscolare, che avviene però nella quasi completa assenza di movimento, e può dunque essere praticata in qualunque luogo, su un automobile, mentre siete sedute alla scrivania, sull’autobus e così via.

Contrazione isometrica dei muscoli

Come dice la stessa parola, la ginnastica isometrica sfrutta la contrazione isometrica dei muscoli, e pur sembrando un “allenamento” di poco conto, se eseguito con la giusta costanza è capace di tonificare diverse parti del corpo, dall’addome ai glutei, dalle cosce fino a braccia e i pettorali. Oltre a tonificare, la ginnastica isometrica rende peraltro anche più forti i muscoli, non vi farà sudare e in fin dei conti non vi farà neanche faticare molto. Insomma, potreste ottenere davvero un gran numero di benefici anche solo rimanendo (quasi) immobili!

Ginnastica isometrica: alcuni esercizi di esempio

Quelli che ora vi propongo sono dei semplici esercizi di ginnastica isometrica, ovviamente l’ideale – prima di iniziare una qualsiasi  attività fisica – è chiedere consiglio al vostro medico di fiducia ed anche ad un esperto di fitness. Partiamo dalle braccia, ed eseguiamo un esercizio da fare ad esempio in macchina. Alzate le braccia verso l’alto e, con tutta l’energia che avete, spingete con le mani contro il tettuccio. Dopodiché, poggiate le mani sulle ginocchia e spingete verso il basso con tutta la vostra forza, opponendo resistenza naturalmente con le gambe. Un altro esercizio utile, questa volta per l’addome, è il seguente: tirate indietro gli addominali con tutta la vostra forza e contraete l’addome. Questo esercizio potrà essere eseguito in ogni momento della giornata. Infine, seduti sulla punta di una sedia con il busto piegato leggermente in avanti, poggiate le mani sulle ginocchia e spingete verso il basso opponendo allo stesso tempo resistenza con le gambe. Addome sempre contratto e pancia in dentro.

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Emorroidi interne ed esterne: rimedi, pressione alta, gravidanza e chirurgia

MEDICINA ONLINE EMORROIDI INTERNE ESTERNE PROLASSO ANO RETTO FECI CILINDRO FECALE SANGUE ANALE COLON PROCTOLOGO DEFECARE EVACUARE PONZAMENTO DOLORE BRUCIORE CACCA MELENA.Le emorroidi (dal greco haîma , “sangue”, e rhéó, “scorrere”) sono strutture vascolari del canale anale che giocano un importante ruolo nel mantenimento della continenza fecale. Diventano patologiche quando sono gonfie o infiammate, causando una sindrome nota come malattia emorroidaria, alla quale spesso ci si riferisce, nel linguaggio comune e anche nella divulgazione, sempre con il medesimo termine di emorroidi.

Le emorroidi patologiche sono un problema che nella pratica clinica viene facilmente frainteso sia dai medici sia dai pazienti. Questi ultimi tendono a confonderlo facilmente con una varietà di altri problemi della regione anorettale, che vanno dal prurito anale, alle ragadi anali, alle fistole ano-rettali, al cancro del retto, alla presenza di vermi intestinali, alle cisti pilonidali o alle cisti sebacee ascessualizzate perianali. Non va dimenticato che le emorroidi sono una componente anatomica umana assolutamente normale. Queste strutture nel loro stato fisiologico agiscono come cuscini composti da strutture artero-venose anastomizzate e da tessuto connettivo con un alto contenuto di fibre elastiche e collagene.

Circa metà delle persone possono andare incontro a problemi con le emorroidi a un certo punto della loro vita. La prognosi è generalmente buona. Le emorroidi costituiscono la patologia anale più frequente, tanto che si stima colpiscano almeno una volta nella vita circa il 90% della popolazione; si stima colpisca almeno una volta nella vita la quasi totalità della popolazione. Secondo altre fonti oltre 3 milioni di italiani (il 40% della popolazione adulta) soffre di emorroidi. Le emorroidi insorgono prevalentemente tra i 45 ed i 65 anni e tendono ad aggravarsi con il passare del tempo. All’origine della patologia vi sono anche fattori predisponenti come la familiarità, lo stile di vita e le abitudini alimentari. Il problema si manifesta con uguale frequenza nei due sessi anche se nelle donne occorre considerare i possibili rischi legati alla gravidanza.

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Cause e fattori di rischio

La causa esatta delle emorroidi sintomatiche è sconosciuta. Si ritiene che vi siano un certo numero di fattori di rischio che possono favorirne la comparsa, tra cui: mancanza di esercizio fisico, fattori nutrizionali (una dieta povera di fibre), un aumento della pressione intra-addominale (sforzo prolungato, ascite, presenza di una massa intra-addominale o di una gravidanza), la genetica, l’assenza di valvole all’interno delle vene emorroidarie e l’invecchiamento. Altri fattori che si ritiene possano aumentare il rischio sono l’obesità, una prolungata posizione seduta, tosse cronica e disfunzione del pavimento pelvico. Per anni è stato ritenuto che la stipsi associata alla defecazione di feci dure (con conseguente aumento della forza di taglio sui cuscinetti anali) fosse un fattore importante per lo sviluppo di questo disturbo, ma molte osservazioni anche recenti tendono a limitare la validità di questa relazione. Molti studi non hanno provato in modo incontrovertibile un’associazione significativa tra emorroidi e stipsi, mentre sembra che anche altre alterazioni del ritmo intestinale, come per esempio la diarrea, possano essere un fattore di rischio per lo sviluppo di emorroidi. In generale le prove dell’esistenza di queste correlazioni sono piuttosto scarse. Durante la gravidanza, la pressione del feto sul ventre e i cambiamenti ormonali causano l’ingrandimento dei vasi emorroidari. Ciò porta anche a un aumento delle pressioni intra-addominali. Il trattamento chirurgico si rende raramente necessario nelle donne in stato di gravidanza, i sintomi si risolvono solitamente dopo il parto. Un’ulteriore causa possono essere gli sport effettuati in posizione seduta, soprattutto in presenza di vibrazioni o scotimenti, come il ciclismo, il motociclismo e l’equitazione, e altri come il sollevamento pesi in cui vi è una forte pressione endoaddominale.

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Sintomi e segni

Le emorroidi interne ed esterne possono presentarsi in modo diverso. Tuttavia, molte persone possono avere una combinazione delle due. Un sanguinamento abbastanza significativo da causare anemia è raro, un’emorragia tale da mettere in pericolo di vita è ancora più raro. Molte persone si sentono in imbarazzo riguardo alla condizione e, spesso, cercano cure mediche solo quando la situazione è ormai in uno stadio avanzato. Se non trombotiche, le emorroidi esterne possono causare un lieve problema. Tuttavia, quando vi è una trombosi, esse possono essere molto dolorose con risoluzione che si ha in genere in più di 2 o 3 giorni. Il gonfiore può richiedere un paio di settimane per scomparire, e dopo la guarigione un’escrescenza di pelle può rimanere. Se sono di grandi dimensioni e provocano problemi con l’igiene, possono causare irritazione della pelle circostante e prurito intorno all’ano. Le emorroidi interne, solitamente, si presentano indolori, di colore rosso vivo e con sanguinamento rettale che si verifica durante i movimenti intestinali: una condizione nota come ematochezia. Le feci, solitamente, si presentano di un colore normale. Altri sintomi possono includere scarico delle mucose, una massa perianale se vi è prolasso attraverso l’ano, prurito e incontinenza fecale. Le emorroidi interne sono solitamente dolorose solo se diventano trombotiche o necrotiche. I sintomi di emorroidi patologiche dipendono dalla localizzazione. Le emorroidi interne di solito si presentano indolori e con sanguinamento rettale, mentre le emorroidi esterne possono produrre alcuni sintomi e forte dolore se si verifica trombosi e gonfiore nella zona dell’ano. Mentre la causa esatta non è nota, una serie di fattori che aumentano la pressione intra-addominale, in particolare la costipazione, si ritiene rivestano un ruolo nel loro sviluppo.

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Diagnosi

La diagnosi di malattia emorroidaria si formula tipicamente grazie a una visita medica. Un esame visivo dell’ano e della zona circostante può essere in grado di diagnosticare le emorroidi esterne o un prolasso. Un esame rettale può essere effettuato per individuare eventuali tumori del retto, polipi, un’ipertrofia prostatica o la presenza di un ascesso. Questo esame può non essere possibile senza un’adeguata sedazione a causa del dolore, anche se la maggior parte delle emorroidi interne non appaiono dolorose. La conferma visiva delle emorroidi interne può richiedere un anoscopio, uno strumento dotato di un tubo cavo con una luce posta a un’estremità. Vi sono due tipi di emorroidi, interne ed esterne, che si differenziano per via della loro posizione rispetto alla linea pectinea. Alcuni pazienti possono presentare contemporaneamente forme sintomatiche di entrambe. Se il dolore è presente, la condizione più probabile è che vi sia una ragade anale o delle emorroidi esterne piuttosto che emorroidi interne. Le emorroidi interne sono quelle che hanno origine al di sopra della linea dentata.[48] Sono ricoperte da epitelio colonnare che è privo di recettori del dolore. A partire dal 1985, esse vengono classificate in quattro categorie, differenziate in base al grado di prolasso:

  • Grado I: Solo interne, non c’è prolasso. Possono sanguinare ma, generalmente, non provocano dolore.
  • Grado II: Aumento di volume, tendono a prolassare. Si riducono e rientrano spontaneamente.
  • Grado III: Prolasso spontaneo all’esterno. Richiede riduzione manuale.
  • Grado IV: Prolasso stabile all’esterno che non può essere ridotto manualmente.

Le emorroidi esterne sono quelle che si verificano al di sotto della linea dentata. Esse sono coperte prossimalmente da derma dell’ano e distalmente dalla pelle, entrambe le quali, sono sensibili sia al dolore sia alla temperatura.

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Diagnosi differenziale

Molti problemi ano-rettali, tra cui ragadi, fistole, ascessi, cancro del colon-retto, varici rettali e prurito, hanno sintomi simili e possono essere erroneamente scambiati per emorroidi sintomatiche. Il sanguinamento rettale può verificarsi anche a causa della presenza di un cancro del colon-retto, delle coliti tra cui alcune malattie infiammatorie croniche intestinali, della malattia diverticolare e dell’angiodisplasia. Se si riscontra anemia, devono essere considerate altre possibili cause. Altre condizioni che possono portare alla formazione di una massa anale, comprendono: alterazioni della cute, verruche anali, prolasso rettale, polipi e papille anali allargate. Varici anorettali causate da un aumento della pressione del sangue nel sistema venoso portale possono presentarsi simili a emorroidi.

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Complicanze

Se le emorroidi patologiche vengono trascurate e non s’instaura un adeguato trattamento medico, possono dare luogo a conseguenze più gravi fino allo sviluppo di complicanze, come ad esempio la trombosi emorroidaria, l’anemia dovuta alle ripetute emorragie, i processi flebitici e lo sviluppo di ragadi anali. Non esiste un rapporto diretto tra emorroidi sintomatiche e patologia neoplastica.

Trattamento

Il trattamento iniziale per la malattia, da lieve a moderata, consiste nell’aumentare l’assunzione di fibre e di liquidi per mantenere l’idratazione. I FANS possono, temporaneamente, essere utilizzati per lenire il dolore, ma così come il riposo trattano unicamente i sintomi, e la successiva scomparsa dei fastidi non deve essere interpretata come guarigione. Un certo numero di interventi minori possono essere eseguiti se i sintomi sono gravi o non migliorano con il trattamento conservativo. In ogni caso, poiché le emorroidi non trattate possono frequentemente peggiorare, è sempre opportuna una precisa diagnosi da effettuarsi mediante esame visivo. La chirurgia è riservata a coloro che non riescono a migliorare seguendo queste misure.

Trattamento conservativo

Il trattamento conservativo consiste tipicamente nell’aumentare l’assunzione di fibre alimentari e di fluidi per mantenere l’idratazione, di assumere anti-infiammatori non steroidei (FANS) e, in aggiunta, viene consigliato il riposo. L’assunzione maggiore di fibre ha dimostrato di migliorare i risultati e può essere ottenuta con una modifica della dieta o grazie al consumo di integratori alimentari. Mentre molti agenti topici e supposte sono disponibili per il trattamento delle emorroidi, vi sono poche prove per sostenere il loro uso. Preparati contenenti steroidi non devono essere usati per più di due settimane in quanto possono causare assottigliamento della pelle. La maggior parte degli agenti comprendono una combinazione di principi attivi. Questi possono includere una crema come vaselina oppure ossido di zinco, un analgesico come la lidocaina e un vasocostrittore come l’adrenalina. Possibile anche l’impiego di preparazioni contenenti dobesilato o mesalazina. I flavonoidi sono di discutibile beneficio con potenziali effetti collaterali. In caso di gravidanza i sintomi, solitamente, si risolvono dopo il parto e quindi il trattamento viene ritardato fino a quel momento per determinare se è ancora necessario.
Anche la medicina tradizionale cinese propone il ricorso a una varietà di erbe per il trattamento del sanguinamento emorroidale. Tuttavia una recente “review” comprendente 9 studi effettuati su 1.822 pazienti non ha fornito una sufficiente evidenza dell’efficacia di un simile approccio. Alcune di queste erbe (Radix Sanguisorbae, Radix Rehmanniae, Fructus Sophorae, Radix Angelicae Sinensis, Radix Scutellariae e altre) potrebbero avere una qualche efficacia nell’attenuare alcuni sintomi causati dal disturbo.

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Procedure ambulatoriali

Un certo numero di procedure ambulatoriali possono essere praticate. Generalmente sono considerate sicure, ma molto raramente possono verificarsi effetti collaterali gravi, come sepsi perianale.

  • La legatura elastica è generalmente il trattamento di prima linea raccomandato nei pazienti che presentano un grado tra 1º e 3º della malattia. Si tratta di una procedura in cui vengono applicati elastici sulle emorroidi interne, almeno 1 cm al di sopra della linea pectinea, con lo scopo di interrompere la perfusione sanguigna. Entro 5-7 giorni, le emorroidi cadono. Se la banda è posizionata troppo vicino alla linea pectinea, si ha un forte dolore subito dopo l’applicazione. Il tasso di successo dell’intervento è stimato intorno all’87% mentre le complicanze avvengono nel 3% dei casi.
  • La scleroterapia comporta l’iniezione nelle emorroidi di un agente sclerosante, come il fenolo. Ciò comporta che le pareti delle vene collassino e che le emorroidi raggrinziscano. Il tasso di successo, a quattro anni dopo il trattamento, è di circa il 70%.
  • La crioterapia selettiva è una metodica ambulatoriale che coniuga la legatura elastica del nodulo emorroidario con la crioterapia. In questo modo, utilizzando una adeguata apparecchiatura a controllo digitale delle temperature, alla punta dello strumento si induce una necrosi guidata e circoscritta che nell’arco di circa 10 giorni porta alla colliquazione del nodulo trattato e alla guarigione del nodulo stesso, senza il rischio di ledere la parete del retto, provocando cicatrici stenosanti o lesioni al muscolo dello sfintere.
  • Alcune tecniche di cauterizzazione hanno dimostrato di essere efficaci per le emorroidi, ma sono generalmente utilizzate solo quando altri metodi falliscono. Questa procedura può essere effettuata utilizzando l’elettrocauterizzazione, la radiazione infrarossa, la chirurgia laser. La cauterizzazione all’infrarosso può essere un’opzione per il grado 1º o 2º della malattia. Nei pazienti con grado 3º o 4º della malattia, i tassi di recidiva sono piuttosto importanti.

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Trattamento chirurgico

Vi sono diverse tecniche chirurgiche che possono essere utilizzate quando la gestione conservativa e le procedure ambulatoriali non sortiscono effetti. Tutte sono associate a un certo grado di complicanze, tra cui: sanguinamento, infezione, stenosi anale e ritenzione urinaria causata dalla vicinanza al retto dei nervi che servono la vescica. Vi può essere anche un leggero rischio di creare incontinenza fecale, con tassi riportati che variano tra lo 0 e il 28%.

  • L’emorroidectomia escissionale è l’asportazione chirurgica delle emorroidi, ed è utilizzata principalmente solo nei casi più gravi. È associata a un significativo dolore post-operatorio e solitamente richiede da 2 a 4 settimane per il recupero. Tuttavia, vi è un maggior beneficio a lungo termine rispetto alla legatura elastica nei pazienti con emorroidi di grado 3º. È il trattamento consigliato nei pazienti con emorroidi esterne trombotiche, se effettuato entro 24-72 ore.
  • Dearterializzazione emorroidaria transanale (metodo THD, acronimo derivante dall’inglese transanal hemorrhoidal dearterialization) Doppler guidata: è un trattamento minimamente invasivo che si avvale dell’ausilio di una sonda Doppler per individuare con precisione l’afflusso di sangue arterioso ai cuscinetti emorroidari. I rami terminali delle arterie emorroidarie vengono quindi legati e il tessuto prolassato viene ricollocato nella sua posizione naturale. Studi scientifici dimostrano che il metodo THD Doppler ha la stessa efficacia dell’emorroidectomia tradizionale anche per i gradi più avanzati, un tasso di recidive simile e una percentuale di complicanze postoperatorie inferiori rispetto a quest’ultima.
  • Prolassectomia con emorroidopessi (stapled hemorrhoidopexy), nota anche come emorroidopessi con suturatrice meccanica, è una procedura chirurgica utilizzata in particolare per il trattamento di emorroidi di 2º o 3º grado. L’intervento non comporta la rimozione di tessuto emorroidario, ma piuttosto del tessuto di sostegno lasso, allentato e anormalmente espanso che ha permesso alle emorroidi di prolassare verso il basso. Asportato il tessuto in eccesso i cuscinetti emorroidari e il tessuto rimanente sono tirati indietro fino nella loro corretta posizione all’interno del canale anale. Una suturatrice circolare fissa la posizione. L’intervento è generalmente meno doloroso ed è associato a una guarigione più rapida rispetto alla completa rimozione delle emorroidi. Tuttavia, la possibilità di recidiva di emorroidi sintomatiche è maggiore rispetto ad altri interventi ed è per questo motivo che non è consigliata per il grado 4º della malattia. L’intervento di resezione può essere eseguito per via transanale e non richiede incisioni esterne, pertanto non lascia cicatrici visibili. In caso di emorroidi di grado 3º avanzato o grado 4º è necessario ricorrere alla procedura di Longo, descritta per la prima volta nel 1993 dal chirurgo italiano Antonio Longo e rapidamente adottata in tutta Europa. Evitando l’insulto chirurgico sulla zona perianale sensibile, si ha l’indiscutibile vantaggio di ridurre notevolmente il dolore post operatorio del paziente.
  • Dearterializzazione emorroidaria Doppler-guidata con laser (tecnica HeLP – Hemorrhoidal Laser Procedure): l’intervento viene eseguito senza alcun tipo di anestesia (solo lieve sedazione) e consiste nella chiusura, attraverso l’utilizzo di un laser a diodi da 980 nm di lunghezza d’onda, delle arteriole che irrorano direttamente il plesso venoso emorroidario, che va quindi incontro a una progressiva riduzione di volume delle vene emorroidarie responsabili della malattia con loro successiva chiusura. La completa obliterazione delle vene emorroidarie avviene in un arco di tempo variabile dai 30 ai 45 giorni. Vengono chiusi tutti e 12 i rami responsabili dell’afflusso ematico alle emorroidi senza rischi per la parete dell’intestino in quanto la loro funzione è solo quella di trasportare il sangue ai plessi venosi emorroidari.

Trattamento post-chirurgico

Gli interventi chirurgici per patologie ano-rettali sono spesso gravati da un’alta incidenza di effetti collaterali e pertanto risulta di fondamentale importanza assicurare ai pazienti operati un adeguato follow-up al fine di prevenire probabili complicanze, quali la mancata riparazione dei tessuti e le sovrainfezioni. L’utilizzo di una soluzione salsobromoiodica (fertomcidina U) nel post-operatorio proctologico si è dimostrata efficace e sicura nella riduzione del dolore postoperatorio, nella più rapida cicatrizzazione delle ferite chirurgiche e nel miglioramento della qualità della vita dei pazienti.

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Prevenzione

Un certo numero di misure preventive vengono raccomandate, tra cui evitare la stitichezza e diarrea attraverso una dieta ricca di fibre, l’assunzione di molti fluidi e l’esercizio fisico. Inoltre viene consigliato di evitare sforzi nel tentativo di defecare, di diminuire il peso in coloro che sono in sovrappeso e di evitare il sollevamento di carichi pesanti.

I migliori prodotti per la salute dell’apparato digerente

Qui di seguito trovate una lista di prodotti di varie marche per il benessere del vostro apparato digerente, in grado di combattere stipsi, fecalomi, meteorismo, gonfiore addominale, acidità di stomaco, reflusso, cattiva digestione ed alitosi:

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

Michael Schumacher sbatte le palpebre

Dott. Loiacono Emilio Alessio Medico Chirurgo Chirurgia Estetica Roma Cavitazione Pressoterapia Massaggio Linfodrenante Dietologo Cellulite Calorie Peso Dieta Sessuologia Sex Pene HD Laser Filler Rughe Risveglio MICHAEL SCHUMACHER SBATTE LE PALPEBRE“I sedativi somministrati a Michael sono da pochi giorni in diminuzione al fine di iniziare un processo di risveglio che potrebbe durare a lungo”. Lo ha comunica Sabine Kehm, la manager dell’ex pilota di Formula 1 Michael Schumacher, ricoverato in coma all’ospedale di Grenoble dopo il grave incidente sugli sci. L’Equipe scrive oggi che il tedesco “sbatte le palpebre” e che non sarebbe più in pericolo di vita.

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L’inulina favorisce la flora intestinale e riduce il gonfiore della pancia

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO DIMAGRIRE GRASSO DIETA DIETOLOGIA CALORIE IPOCALORICA OBESO OBESITA SOVRAPPESO KGL’inulina è una fibra solubile, presente naturalmente in numerosi alimenti tra cui carciofi, cipolle, banane ed aglio. Industrialmente, l’inulina viene di solito estratta dalla radice della Cicoria (Cichorium intybus) oppure ottenuta tramite processi di sintesi, e si presenta come una polvere di colore bianco-giallastro. Appartiene alla classe dei prebiotici, componenti alimentari non digeribili che stimolano la proliferazione di numerosi batteri del colon.

Importante per la nostra digestione

L’inulina è un polisaccaride molto importante, l’interesse nei suoi confronti è andato aumentando negli ultimi anni anche a causa di una serie di ricerche che ne hanno decantato numerose proprietà benefiche. Fra le proprietà che le vengono attribuite c’è quella di facilitare la digestione e di ridurre la formazione di gas intestinali: l’assunzione di inulina infatti aumenterebbe in modo spiccato nel tratto intestinale la presenza di Bifidobatteri e Lattobacilli (fermenti lattici importantissimi per una corretta digestione e per la salute del colon) e comporterebbe una diminuzione del numero dei batteri ritenuti nocivi. Per questo motivo molti prodotti a base di fermenti lattici, compresi i prodotti probiotici, contengono anche inulina, utilizzata per migliorare la sopravvivenza dei fermenti lattici stessi e fornire un substrato ben specifico alla flora batterica intestinale.

Quando la consiglio

L’inulina favorisce il riequilibrio della flora intestinale, potenziandone l’attività e migliorando il metabolismo. Per i suoi effetti regolarizzanti io la consiglio spesso ai miei pazienti che soffrono di stipsi e diarrea. Altri risultati di alcuni recenti studi indicherebbero che l’inulina riduce il colesterolo e i trigliceridi, quindi in alcuni casi può essere assunta anche per migliorare le condizioni dei pazienti con colesterolo e trigliceridi alti. La sua dose giornaliera raccomandata, secondo le ultime linee guida, va da 4 grammi a 8 grammi.

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L’eccesso di inulina è dannoso

Le quantità di inulina consigliate non vanno superate. A tal proposito è interessante l’ipotesi della dottoressa Joanne Slavin pubblicata sul Journal of the American Dietetic Associationil consumo di grandi quantità di cibi industriali e la presenza di disturbi gastrointestinali potrebbero essere collegati dal fatto che negli ultimi anni l’industria alimentare utilizza sempre di più l’inulina come additivo addensante nella preparazione dei prodotti alimentari industriali.
Secondo i risultati di questo studio, questi sarebbero i limiti di tollerabilità: 10 grammi di inulina o 5 di oligofruttosio al giorno. Oltre questa soglia, i disturbi gastrointestinali diventano probabili.
Tuttavia, restare nei limiti non è sempre facile: come detto, l’inulina viene utilizzata nella produzione di numerosi alimenti, dalle barrette al cioccolato alle bevande, perchè il suo impiego oltre a consentire un’ampia combinazione di vantaggi tecnologici e nutrizionali, permette di migliorare l’aspetto e la consistenza di un vasto gruppo di categorie di prodotti.
Purtroppo a confondere il consumatore è il fatto che la presenza di inulina viene indicata nell’etichetta dei preparati alimentari in svariati modi:

  • inulina;
  • estratto di radice di cicoria;
  • oligosaccaridi;
  • oligofruttosio.

E’ quindi molto facile ritrovarsi a superare le dosi senza neanche immaginarlo.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
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