Per quali motivi una persona potrebbe desiderare di morire?

MEDICINA ONLINE TRISTE CERVELLO TELENCEFALO MEMORIA EMOZIONI CARATTERE ORMONI EPILESSIA STRESS RABBIA PAURA FOBIA SONNAMBULO ATTACCHI PANICO ANSIA VERTIGINE LIPOTIMIA IPOCONDRIA PSICOLOGIA DEPRESSIONE VERTIGINE DONNAIl suicidio è a volte un atto impulsivo, scatenato da un aumento improvviso dell’ansia e della disperazione, causato da particolari situazioni e circostanze, mentre altre volte può essere un atto meditato a lungo e visto come l’unica situazione possibile ad una serie di eventi che il soggetto vede come gravi ed irrimediabili. La domanda che ci è stata posta oggi da un giovane lettore ed alla quale cercheremo di dare risposta è la seguente:

“per quali motivi una persona potrebbe desiderare di suicidarsi?”

Caro lettore, i motivi per desiderare la morte sono virtualmente infiniti, come infinito è l’abisso in cui può trovarsi l’animo umano in determinate condizioni, anche perché il destino ha davvero più fantasia di noi e ci si può ritrovare in situazioni drammatiche nell’arco di pochi secondi, insospettabili fino ad un minuto prima. Una mamma tiene in braccio il proprio figlio neonato, gli cade per terra ed il bimbo sbatte la testa e muore: il suicidio non potrebbe apparire tra le possibilità che la madre disperata prenderà in considerazione nei minuti seguenti, nonostante non avesse mai pensato in vita sua di togliersi la vita? In altri casi il suicidio è meno “impulsivo”: appare come l’unica possibilità per sfuggire ad una realtà che non si riesce più a sopportare, magari dopo averci pensato per lunghi periodi. Ci sono innumerevoli situazioni ed eventi che possono spingere più frequentemente un individuo a metter fine alla propria esistenza o comunque a provare a farlo, come ad esempio:

  • una cattiva notizia (come un lutto improvviso, un divorzio, un licenziamento, un aborto, la fine di un rapporto amoroso…);
  • una malattia terminale: la notizia di un cancro all’ultimo stadio può ad esempio far desiderare il suicidio, ma anche malattie fortemente debilitanti come l’AIDS possono instillare sentimenti suicidari;
  • una malattia che determina immobilità per il resto della vita, ad esempio paraplegia o tetraplegia;
  • patologie di interesse psichiatrico, come la depressione o la schizofrenia, possono aumentare il rischio di suicidio;
  • vivere un momento difficile, ad esempio a causa del bullismo a scuola, o perché i propri genitori vanno contro alla proprio omosessualità, o per via dei debiti, o perché si è subito uno sfratto, o perché si hanno scarsi risultati a scuola o all’università, oppure perché si subisce mobbing sul lavoro, o perché si è sommersi dai debiti;
  • motivi religiosi o soprannaturali, come ad esempio il voler raggiungere presto l’aldilà, il volersi reincarnare in un altro essere vivente;
  • il voler immolare la propria vita per un ideale politico e/o religioso;
  • il sentirsi non capiti dai propri genitori o dai propri coetanei;
  • la voglia di inviare una richiesta di aiuto;
  • l’aver compiuto un gesto grave, che può essere “perdonato” solo auto-infliggendosi la morte;
  • un modo per smettere di provare sofferenza fisica e/o psicologica non più sopportabile;
  • un modo di punire determinate persone, ad esempio i genitori.

In generale un suicidio è generalmente uno strumento usato per trovare una sorta di “controllo” di una situazione che in quel momento sta sfuggendo di mano, ad esempio l’unico modo alla nostra portata per risolvere un dato problema che non siamo riusciti a risolvere in altri modi. Un tentativo di suicidio non esprime necessariamente la volontà reale di morire: spesso è solo un atto che serve a richiamare l’attenzione su di sé, anche se non di rado quelli che dovevano, nelle intenzioni del soggetto, essere “solo” dei tentativi di suicidio, si trasformano in suicidi veri e propri, ad esempio perché la persona ha sottovalutato gli effetti di una emorragia auto-inflitta tagliandosi le vene.

Testi consigliati

Alcuni libri che troverai molto interessanti:

Leggi anche:

Lo Staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o unisciti al nostro gruppo Facebook o ancora seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

Suicidio: i segnali per capire chi si vuole suicidare

MEDICINA ONLINE DEPRESSIONE TESTIMONIANZA RACCONTO FRASI AFORISMI TRISTEZZA SOLITUDINE TRISTE VITA SPERANZA MORTE MALATTIA SENTIRSI SOLI lonely girl crowdVi anticipo che – purtroppo – non esiste nessun segnale “certo” che una persona abbia intenzione o si stia per suicidarsi. Persone sorridenti ed all’apparenza felici, possono in realtà nascondere all’interno ansia e dolori molto intensi. Il suicidio è inoltre spesso un atto impulsivo, scatenato da un aumento improvviso dell’ansia e della disperazione, causato da particolari situazioni e circostanze. Può capitare ad esempio che una donna che non abbia mai avuto nessun problema di interesse psichiatrico (ad esempio depressione) né che abbia mai avuto in tutta la sua vita nessun idea suicidaria, tenti o realizzi il suicidio nell’apprendere una notizia tragica ed improvvisa, come la morte di un figlio, specialmente se tale notizia viene appresa in certe circostanze, ad esempio mentre è da sola a casa e non c’è nessuno a confortarla, oppure si trova in circostanze che possono indirettamente favorire l’idea suicidaria, ad esempio l’abitare in un piano alto di un palazzo può suggerire alla donna di lanciarsi nel vuoto per evitare di sentire un dolore insopportabile.

Non tutti i suicidi sono imprevedibili

Non tutti i suicidi sono tuttavia del tutto imprevedibili. Un soggetto che ha intenzioni suicidarie – reali o che si limitano alla fantasia – a causa di disagi cronici come ad esempio il subire atti di bullismo nell’ambiente scolastico –  lascia spesso trapelare nel tempo dei segnali che, se ben interpretati, possono permettere a genitori, parenti ed amici di intuire le intenzioni del soggetto e mettere in pratica delle misure che possano impedire l’insano gesto ed eventualmente aiutarlo a superare il momento di difficoltà.

I segnali dell’intenzione suicidaria

Quali possono essere i segnali d’allarme che fanno capire che una persona cara sta pensando al suicidio?

  • tende a parlare di suicidio o della morte in generale;
  • dice di non avere più obiettivi nella vita o che nulla gli interessa più;
  • tende all’apatia o a “lasciarsi andare”;
  • ha poca reattività agli eventi piacevoli o spiacevoli;
  • parla di “andarsene”, di “fare un viaggio lungo” in posti non ben precisati;
  • regala improvvisamente quello che possiede agli altri (soldi, oggetti…);
  • manifesta sentimenti quali disperazione o senso di colpa;
  • subisce spesso umiliazioni in pubblico;
  • la mattina preferisce rimanere a letto e non ha voglia di far nulla;
  • ha da poco avuto notizie spiacevoli o tragiche, come un lutto, un licenziamento o uno sfratto;
  • non ha voglia di uscire né di avere a che fare con familiari o amici;
  • smette improvvisamente di partecipare alle sue normali attività o di dedicarsi ai suoi hobby;
  • cambia rapidamente abitudini alimentari;
  • ha ritmi sonno-veglia alterati, ad esempio insonnia e inversione dei ritmi circadiani (sta sveglia di notte e dorme di giorno);
  • manifesta comportamenti autodistruttivi (ad esempio usa droghe o beve alcolici);
  • ha comportamenti autolesionistici (ad esempio compie atti dove la sua vita è in pericolo o si è procurato volontariamente delle lesioni fisiche).

Ovviamente l’avere uno o più di tali comportamenti non significa necessariamente che una persona stia pensando al suicidio: queste sono solo indicazioni generali.

Leggi anche:

Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o unisciti al nostro gruppo Facebook o ancora seguici su Twitter, su Instagram, su LinkedIn e su Pinterest, grazie!

Integratore di Ossitocina: effetti dell’ormone dell’amore

MEDICINA ONLINE FOOD SUPPLEMENT INTEGRATORE ALIMENTARE RUGHE PELLE VITAMINE MINERALI MULTI TERMOGENICO GRASSO DIMAGRIRE ALFA LIPOICO FARMACO ASPIRINA TACHIPIRINA PER OS ASSUNZIONE BOCCA GIRL DONNA RAGAZZA BIONDA WALLPAPERL’ossitocina (anche chiamata “oxitocina” o “OXT”) è un ormone peptidico di 9 amminoacidi prodotto dai nuclei ipotalamicisopraottico (principalmente) e paraventricolare e secreto nella neuroipofisi. L’ossitocina è un antagonista della acetilcolina, che a livelli alti può risultare tossica e indurre comportamenti aggressivi. Le donne possiedono in media il 30% in più di ossitocina degli uomini, fatto che determina un generale maggior attaccamento della madre alle prole, rispetto al padre. A seguito di esperimenti sugli animali (Panskepp, 1998) si è visto che iniezioni di ossitocina nel cervello dei topi femmine creavano un comportamento materno in femmine non gravide, gli inibitori dell’ossitocina portavano invece a dimenticarsi dei piccoli se si allontanano. Ugualmente nei maschi bassi livelli di ossitocina provocano amnesia sociale e chi è privo del gene codificante presenta aggressività, indifferenza al distacco dalla madre e assenza di attaccamento sociale.

Parto ed allattamento

L’azione principale dell’ossitocina è quella di stimolare le contrazioni della muscolatura liscia dell’utero, importantissime durante il parto naturale. Nell’ultimo periodo della gravidanza la responsività dell’utero all’ossitocina aumenta notevolmente e l’ormone esercita un ruolo importante nell’inizio e nel mantenimento del travaglio e del parto. Altro fondamentale ruolo è quella di stimolo delle cellule dei dotti lattiferi delle mammelle. In tal modo l’ossitocina provoca una contrazione delle cellule muscolari e la secrezione del latte. Ciò avviene in risposta allo stimolo della poppata.

Durante il parto

Durante il parto l’utero ha un aumento di recettori dell’ossitocina indotto dagli estrogeni e sviluppa la sua massima sensibilità all’ossitocina. Al momento del parto il fondo uterino espleta la funzione di pacemaker e induce delle contrazioni regolari e coordinate che giungono alla cervice. L’ormone esogeno viene utilizzato per indurre o aumentare il travaglio in caso di scarsa funzionalità della muscolatura uterina, previa amnioressi: in caso di membrane integre si preferisce il dinoprostone. Dosi elevate di ossitocina esogena interferiscono col flusso ematico attraverso la placenta e possono determinare ipossia del feto e morte.

“Ormone dell’amore”

L’ossitocina, è noto al grande pubblico anche con l’accattivante nome di “ormone dell’amore” poiché viene prodotta dal nostro organismo in diverse situazioni collegate ai rapporti affettivi. La concentrazione di ossitocina nel sangue aumenta sia negli uomini che nelle donne, ad esempio, quando ci scambiamo effusioni col nostro partner. Alti livelli di ossitocina sono generalmente correlati inoltre ad alti livelli di autostima ed al buon umore. Oltre alle funzioni importantissime durante il parto – prima elencate – l’ossitocina aumenta in varie occasioni: quando i genitori coccolano il neonato, nel momento in cui la mamma allatta il figlio, nelle effusioni fra gli innamorati e durante l’orgasmo. Secondo alcuni l’ossitocina è la molecola alla base delle coppie che “durano” di più, resistendo a litigi ed incomprensioni.

Ossitocina e sessualità 

La produzione di ossitocina aumenta con la stimolazione tattile di seno, capezzolo e clitoride, inoltre stimola la prolattina e la liberazione di dopamina durante l’orgasmo che risulta più intenso. Aumenti dell’ossitocina sono generalmente collegati ad una maggiore intesa e soddisfazione sessuale, sia nell’uomo che nella donna.

Il miglio integratore alimentare di ossitocina

Il miglior integratore alimentare per aumentare il livelli di ossitocina, scelto dal nostro Staff di esperti, è questo: http://amzn.to/2rrHyHz

Altri integratori molto utili per il tuo benessere psico-fisico, sono i seguenti:

Leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

Classifica LANCET della pericolosità delle droghe

medicina-online-dott-emilio-alessio-loiacono-medico-chirurgo-roma-le-droghe-piu-potenti-pericolose-mondo-riabilitazione-nutrizionista-infrarossi-accompagno-commissioni-cavitazione-radiofrequenza-ecogrDanno fisico, dipendenza e danno sociale: in base a questi tre fattori è stata stilata la classifica delle 20 droghe più pericolose al mondo, grazie ad uno studio condotto da David Nutt dell’università di Bristol e pubblicato sulla prestigiosa rivista “The Lancet.  Il risultato in parte ha confermato la pericolosità di alcune droghe, come l’eroina,  ma in altri casi ha accertato l’estrema pericolosità di sostanze reputate erroneamente “leggere”, come l’alcol. A detenere il primato in questa classifica è l’eroina, seguita da cocaina e barbiturici. Ecco la lista completa:

1. Eroina
2. Cocaina
3. Barbiturici
4. Metadone
5. Alcol
6. Ketamina
7. Benzodiazepine
8. Anfetamine
9. Tabacco
10. Buprenorphine
11. Cannabis
12. Solventi
13. 4-MTA
14. LSD
15. Methylphenidato
16. Steroidi
17. GHB
18. Ecstasy/MDMA
19. Nitrati
20. Khat

Test antidroga da fare a casa

Nel caso in cui abbiate bisogno di ottenere rapidamente il risultato positivo o negativo di un test antidroga specifico, potete usare uno di questi test antidroga da fare a casa, acquistabili online, ritirabili anche nei punti di ritiro, facili da fare e dai risultati attendibili. Tutti i prodotti sono stati accuratamente selezionati dal nostro Staff di esperti:

  • test antidroga con strisce per rilevare cocaina nell’urina: http://amzn.to/2Aql3CX
  • test antidroga con strisce per rilevare cocaina nell’urina: http://amzn.to/2jTALjN
  • test antidroga con strisce per rilevare marijuana (THC) nell’urina: http://amzn.to/2jUiGC2
  • test antidroga 25ng/ml per marijuana (THC) nell’urina: http://amzn.to/2ArBzml
  • test antidroga 50ng/ml per marijuana (THC): http://amzn.to/2Anhhu1
  • Test antidroga per metanfetamine nell’urina: http://amzn.to/2AH6PSd
  • Test antidroga tramite saliva multiplo per 6 droghe contemporaneamente – amfetamine, oppiacei, cocaina, metadone, metamfetamine, THC cannabinoidi: http://amzn.to/2Cksjlg
  • Test antidroga tramite urina per 11 droghe contemporaneamente – anfetamina – arbiturici, buprenorfina, benzodiazepine, cocaina, ecstasy, metanfetamine, oppiacei/morfina, metadone, antidepressivi triciclici, annabinoidi (marijuana/hashish/cannabis): http://amzn.to/2AHsjP7

Leggi anche:

Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o unisciti al nostro gruppo Facebook o ancora seguici su Twitter, su Instagram, su YouTube, su LinkedIn e su Pinterest, grazie!

LSD (dietilamide dell’acido lisergico): effetti, danni, set e setting

MEDICINA ONLINE CERVELLO TELENCEFALO MEMORIA EMOZIONI CARATTERE ORMONI EPILESSIA STRESS RABBIA PAURA FOBIA SONNAMBULO ATTACCHI PANICO ANSIA VERTIGINE LIPOTIMIA IPOCONDRIA PSICOLOGIA DEPRESSIONE TRISTE STANCHEZZA PSICOSOMAL’LSD ( acronimo del tedesco “Lysergsäurediethylamid“, in italiano Dietilamide dell’Acido Lisergico) è una molecola semisintetica che deriva da un alcaloide contenuto nell’ergot, nome comune del fungo parassita Claviceps Purpurea che cresce sulla segale e altre graminacee.

Storia dell’LSD

L’LSD fu sintetizzato per la prima volta in Svizzera nel 1938 presso la casa farmaceutica “Sandoz” da Albert Hofmann, come risultato della ricerca di nuovi composti con valore terapeutico. Cinque anni dopo la sintesi, Hofmann assunse per errore una goccia del composto sintetico n.25 (LSD-25) e sperimentò per la prima volta su sé stesso gli effetti allucinogeni della sostanza. Successivamente l’LSD venne impiegato con esiti positivi per cure sperimentali in psichiatria e psicologia, per curare schizofrenia e alcolismo, ma l’utilizzo si diffuse anche al di fuori dell’ambito accademico. Divenne nota a partire dagli anni ’50 poiché veniva assunta da poeti ed artisti per espandere la propria coscienza e creatività, e – in seguito alla descrizione degli effetti allucinogeni – la sostanza conobbe una diffusione tra il grande pubblico.
Negli anni ’60 l’LSD venne assunta come simbolo della contro-cultura hippie sorta in quegli anni, ed utilizzata senza nessuna forma di controllo. Iniziò allora nei confronti di questa nuova droga una forte repressione, tale da costringere il “Bureau of Narcotics and Dangerous Drugs” a definire nel 1967 l’LSD come sostanza di nessuna utilità terapeutica, rendendolo di fatto illegale. L’LSD è, ad oggi, una sostanza abbastanza diffusa.

Aspetto dell’LSD

L’LSD appena sintetizzato appare in forma di cristallo, di colore bianco o comunque chiaro, ed è inodore. Successivamente può essere ridotto in polvere e mescolato con altri elementi addensanti per produrre barrette, piccole tavolette o quadrati di gelatina, chiamati “window panes“. Più frequentemente viene diluito, anche in acqua, e vaporizzato su fogli di carta assorbente o cartoncini, suddivisi in piccoli quadrati che ne rappresentano le singole dosi. In origine la carta veniva imbevuta per immersione o facendovi cadere sopra delle gocce della soluzione, ma questo portava a delle concentrazioni elevate che procuravano solo bad trip (reazioni avverse). I fogli , chiamati in gergo “blotter acid – trip – cartone“, vengono presentati sul mercato illegale dipinti con colori accesi e simboli accattivanti, come ad esempio lo “smile”; questo, oltre a rendere più “affascinante” la droga agli occhi dell’acquirente, avrebbe lo scopo di impedire a chi la acquista di intuire lo stato di degrado della sostanza. L’LSD, infatti, allo stato puro e da poco sintetizzato, si presenta di colore bianco; ma se lavorato da tempo, o se tagliato con altre sostanze contaminanti, può assumere altri colori, dal marrone fino al nero.

Modalità d’assunzione dell’LSD

I quadrati dei fogli vengono generalmente assunti per via orale, tenuti sotto la lingua per permettere il rilascio della sostanza, oppure ingeriti. Altra modalità, ma ben poco diffusa, è l’assunzione sfruttando la traspirazione attraverso la pelle.

Dosaggio dell’LSD

L’LSD è l’allucinogeno più potente tra quelli conosciuti, sia naturali che sintetici. Mentre le altre sostanze vengono misurate in milligrammi, per l’LSD viene impiegato il microgrammo (µg), ossia il milionesimo di grammo, ed è sufficiente una quantità di 25 µg per produrre effetti allucinogeni. L’entità delle dosi è variata negli anni; mentre negli anni ’60 era addirittura di 300 µg, negli anni ’90 sono scese tra i 20 e gli 80 microgrammi.

Leggi anche:

Dopo quanto si provano gli effetti dell’LSD?

I primi effetti della sostanza si notano entro 30-60 minuti dall’assunzione. Le esperienze con l’LSD vengono definite in gergo trip (che in inglese significa “viaggio”) in particolare, quelle che causano forti reazioni avverse sono chiamate bad trip. La durata media di un trip si aggira intorno alle 6-10 ore; in alcuni casi delle distorsioni lievi della senso-percezione, chiamate in gergo traces, possono durare anche più a lungo e scomparire solo dopo il sonno notturno.

Effetti indotti e collaterali

La sostanza agisce sul sistema nervoso centrale e periferico. Gli effetti dipendono da quattro fattori principali:

  • variazione individuale: ogni organismo ha delle reazioni potenzialmente molto diverse alla medesima sostanza;
  • dosaggio: maggiore dosaggio potrebbe essere correlato a maggiori effetti;
  • setlo stato d’animo del soggetto che lo assume;
  • settingl’ambiente in cui si trova il soggetto al momento dell’assunzione.

Set e setting sono molto importanti per determinare le percezioni “positive”: sensazioni e contesti piacevoli saranno generalmente amplificate così come eventuali sensazioni e contesti spiacevoli potrebbero determinare percezioni spiacevoli. Da ciò si intuisce come l’LSD determini effetti potenzialmente molto diversi in persone diverse ed in contesti diversi.

Leggi anche:

Effetti sull’organismo

LSD può indurre molte variazioni nell’organismo, tra cui:

  • perdita di consapevolezza dello spazio e del tempo;
  • perdita di lucidità psicofisica;
  • contrazioni uterine;
  • aumento della temperatura del corpo;
  • elevati livelli di zucchero nel sangue;
  • secchezza della bocca;
  • piloerezione (pelle d’oca);
  • alterata percezione della temperatura corporea;
  • aumento della frequenza cardiaca;
  • contrazione della mandibola;
  • sudorazione;
  • dilatazione delle pupille indipendente dalla quantità di luce;
  • iperproduzione di muco;
  • insonnia;
  • alterazioni del sonno (incubi e sogni vividi);
  • crampi;
  • tensione muscolare.

Effetti sulla psicologia e sulla percezione

Gli effetti a livello psicologico variano molto in base alla dose, alla sensibilità individuale e al setting (luogo e stato psicologico al momento della somministrazione). Consistono principalmente in alterazione della coscienza, euforia, perdita di consapevolezza e lucidità, riduzione dei riflessi psicofisici, alterazioni nella memoria a breve e lungo termine, sensazione di intensa beatitudine, emozioni amplificate (tuttavia non alterate), aumento dell’apprezzamento musicale; a dose media provoca allucinazioni geometriche e frattali, amplificazioni sensoriali, distorsione della consapevolezza del tempo, dello spazio e del sé (Leary parlava di ego loss, perdita dell’io) ma contemporaneo senso di unione con l’ambiente circostante, percezione intensificata di suoni, colori, odori e sapori; in alcuni casi è riportata sinestesia.

Sinestesia, setting e creatività amplificata

La sinestesia è un fenomeno sensoriale/percettivo, che indica una “contaminazione” dei sensi nella percezione: le stimolazioni provenienti da una via sensoriale o cognitiva inducono esperienze, automatiche e involontarie, in un secondo percorso sensoriale o cognitivo. Ad esempio un soggetto “vede” un suono o “ascolta” un colore. Queste sensazioni possono, in alcuni casi, causare ansia a causa del loro fortissimo impatto emotivo e rivelatorio. Consumatori ed esperti concordano sul fatto che, essendo l’LSD un amplificatore delle percezioni interiori ed esteriori, il setting è decisivo nella definizione degli effetti: sensazioni e contesti piacevoli saranno amplificate così come sarà amplificato il peso di eventuali sensazioni e contesti spiacevoli. Uno studio del 2016 pubblicato su Language, Cognition and Neuroscience ha dimostrato come l’LSD amplifica effettivamente i processi creativi stimolando le associazioni semantiche tra concetti.

LSD, disturbi mentali e bad trip

Per quanto in passato si ritenesse che l’LSD potesse slatentizzare disturbi mentali preesistenti, secondo alcuni recenti studi l’uso di LSD non costituirebbe un fattore di rischio indipendente per la salute mentale; tuttavia altri studi indicano che in soggetti predisposti o con patologie mentali latenti l’assunzione della sostanza possa predisporre allo sviluppo di patologie psichiatriche come psicosi persistenti e disturbi allucinatori persistenti. Il cosiddetto bad trip, invece, pur generando ricordi che possono essere successivamente difficili da integrare, è di carattere momentaneo, poiché deriva da una sensazione negativa, interiore (legata al “set” – può capitare di realizzare aspetti della propria vita che possono non piacere) o causata da eventi esterni (legata al “setting”) che viene amplificata dallo psichedelico, rendendola dunque difficile da gestire. In tali casi gli operatori sociali consigliano il dialogo e il posizionamento del soggetto in un ambiente tranquillo e rilassato; in casi molto intensi la somministrazione di clorpromazina o benzodiazepine può attenuare le sensazioni negative.

Dipendenza e tolleranza all’LSD

L’LSD non produce dipendenza fisica o comportamenti compulsivi indirizzati alla sua ricerca ma, data l’intensità e la peculiarità di questo tipo d’esperienza e il suo grande impatto psicologico e spirituale, chi prova le sostanze psichedeliche tende a ripetere l’esperienza (dipendenza psicologica). Inoltre, la tolleranza verso la sostanza cresce in ogni caso molto rapidamente, di modo che per percepire gli effetti sarebbe necessario aumentare la quantità: già il giorno successivo dall’assunzione si renderebbero necessarie dosi il doppio del quantitativo iniziale per raggiungere lo stesso grado di intensità.

Leggi anche:

Danni a breve e lungo termine

L’LSD può innescare, specie ad alti dosaggi o in soggetti predisposti, attacchi di panico e senso di estrema ansia comunemente definiti “bad trip”. Queste intense esperienze emotive possono causare, al pari di esperienze traumatiche o emotivamente forti, dei sintomi psicologici anche nel lungo termine e che possono generare in alcuni soggetti dei fenomeni di “flashback” (improvviso e momentaneo rivivere delle esperienze psichedeliche) per alcuni versi in maniera simile ad un disturbo post-traumatico. In alcuni soggetti, specie se hanno fatto uso prolungato e ad alte dosi di psichedelici, questi fenomeni possono cronicizzare e possono associarsi a disordini caratteristici della percezione come disturbi della visione (spesso descritti come una scia lasciata dagli oggetti spostando lo sguardo, o una sorta di neve nel campo visivo) dando luogo ad un disordine psichiatrico specifico chiamato HPPD (Hallucinogen Persisting Perception Disorder). Per il suo scarso potenziale tossico e l’assenza di dipendenza fisica, nella classifica di pericolosità delle varie droghe stilata dalla rivista medica Lancet, l’LSD occupa il diciottesimo posto (terz’ultimo).

LSD può determinare morte?

Non esistono casi di morte documentati per azione tossica diretta a seguito dell’assunzione di LSD (si ipotizza che la dose necessaria per provocare danni fisici sia di circa 704 dosi medie) mentre sono riportati diversi casi di gravi complicazioni, coma, ipertermia a seguito dell’assunzione di dosi molto alte (anche nell’ordine delle centinaia o migliaia di dosi) del composto. Pur non essendo causa diretta di morte, sono tuttavia riportati numerosi casi di incidenti, comportamenti auto lesionistici e suicidio dovuti alle alterazioni sensoriali e nella capacità di giudizio indotti dall’uso della sostanza; tipiche sono ad esempio le cadute da balcone determinata da una errata percezione dell’altezza che porta il soggetto a valutare “basse” delle altezze che invece sono elevate.

Test antidroga da fare a casa

Nel caso in cui abbiate bisogno di ottenere rapidamente il risultato positivo o negativo di un test antidroga specifico, potete usare uno di questi test antidroga da fare a casa, acquistabili online, ritirabili anche nei punti di ritiro, facili da fare e dai risultati attendibili. Tutti i prodotti sono stati accuratamente selezionati dal nostro Staff di esperti:

  • test antidroga con strisce per rilevare cocaina nell’urina: http://amzn.to/2Aql3CX
  • test antidroga con strisce per rilevare cocaina nell’urina: http://amzn.to/2jTALjN
  • test antidroga con strisce per rilevare marijuana (THC) nell’urina: http://amzn.to/2jUiGC2
  • test antidroga 25ng/ml per marijuana (THC) nell’urina: http://amzn.to/2ArBzml
  • test antidroga 50ng/ml per marijuana (THC): http://amzn.to/2Anhhu1
  • Test antidroga per metanfetamine nell’urina: http://amzn.to/2AH6PSd
  • Test antidroga tramite saliva multiplo per 6 droghe contemporaneamente – amfetamine, oppiacei, cocaina, metadone, metamfetamine, THC cannabinoidi: http://amzn.to/2Cksjlg
  • Test antidroga tramite urina per 11 droghe contemporaneamente – anfetamina – arbiturici, buprenorfina, benzodiazepine, cocaina, ecstasy, metanfetamine, oppiacei/morfina, metadone, antidepressivi triciclici, annabinoidi (marijuana/hashish/cannabis): http://amzn.to/2AHsjP7

Leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

Frequenza cardiaca normale, alta, bassa, a riposo e sotto sforzo

La frequenza cardiaca corrisponde al numero di battiti del cuore al minuto e si misura in “bpm”, cioè “battiti per minuto“. In italiano spesso si usa l’acronimo “Fc” per indicarla, mentre in inglese viene usato “Hr” (heart rate). Insieme alla temperatura corporea, la pressione sanguigna ed il ritmo respiratorio, la frequenza cardiaca è una delle funzioni vitali dell’essere umano e sue alterazioni possono compromettere il funzionamento normale dell’organismo, per tale motivo la sua misurazione è uno dei dati più importanti sia durante una normale visita medica di routine, sia – a maggior ragione – nelle emergenze, quando possono verificarsi arresti cardiaci.

Frequenza cardiaca: valori normali a riposo in neonati, bambini ed adulti

A riposo la frequenza cardiaca di un essere umano adulto è di circa 70 bpm nell’uomo e di circa 75 bpm nelle donne, mentre nei neonati la frequenza a riposo è di circa 100-180 bpm.

Età Frequenza cardiaca normale a riposo
Neonati da 90 a 180
Bambino da 80 a 100
Adolescenti da 70 a 120
Adulti da 60 a 90

Valori al di sotto di questi range di valori possono determinare una bradicardia che determina ridotto afflusso sanguigno agli organi vitali, tra cui il cervello (particolarmente “avido” di nutrimento sanguigno) e determinare sincope (cioè uno svenimento con perdita di sensi e caduta per perdita di tono posturale).

Frequenze cardiache al di sopra di questi range possono essere raggiunti anche da individui sani, quando compiono uno sforzo. I valori massimi possibili, raggiunti (salvo patologie) quando il soggetto è sottoposto a sforzo elevato e prolungato, variano da persona a persona in funzione dell’età, dello stato di salute generale e dell’allenamento (un giovane sportivo sano gestisce frequenze cardiache elevate più facilmente di un sedentario anziano con patologie).

Bradicardia nell’adulto < 60 battiti al minuto
Normale nell’adulto 60-90 battiti al minuto
Tachicardia nell’adulto > 90 battiti al minuto

Per approfondire:

Valori massimi possibili

Il cuore sotto sforzo aumenta la sua frequenza fino a un valore massimo. Tale valore può essere determinato in modo diretto solo mediante una specifica prova sotto sforzo. In alternativa alla misura diretta, la frequenza cardiaca massima può essere stimata con la formula di Cooper:

FC_max = 220 – età,

oppure con una formula più precisa (Tanaka H, Monahan, Seals), secondo cui:

FC_max = 208 – (0,7 × età).

La frequenza cardiaca massima è correlata ad altri parametri come la gittata sistolica, e la quantità massima di ossigeno che un individuo può utilizzare nell’unità di tempo. I valori massimi sono in riferimento ad attività continuative, potendosi reggere il carico massimo per un tempo indicativo di 10 minuti, che si riduce sensibilmente da persona a persona.

Patologie del ritmo cardiaco

Le irregolarità del battito cardiaco (aritmie) sono numerose: come già prima accennato, se la frequenza cardiaca è più alta della norma, si parla di tachicardia, se più bassa di bradicardia; sia tachicardia che bradicardia possono essere sia normali che patologiche.

Dove si misura la frequenza cardiaca?

La frequenza cardiaca può essere misurata palpando con uno o due dita l’arteria radiale (al polso), vedi foto in basso:

MEDICINA ONLINE POLSO RADIALE CUORE FREQUENZA CARDIACA BATTITI CARDIACI MISURARE NORMALI ALTI BASSI RIPOSO SFORZO  Pulse Locations Carotid Pulse medial sternocleidomastoid.jpg

oppure palpando l’arteria carotide (sul collo), vedi foto in basso:

MEDICINA ONLINE POLSO CAROTIDEO CUORE FREQUENZA CARDIACA BATTITI CARDIACI MISURARE NORMALI ALTI BASSI RIPOSO SFORZO  Pulse Locations Carotid Pulse medial sternocleidomastoid.jpgLa pressione applicata dev’essere leggera soprattutto in corrispondenza della carotide, ma abbastanza elevata per avvertire chiaramente la frequenza. Un polso “debole” può essere più difficile da misurare da personale non sanitario.

Con quali strumento si può misurare automaticamente la frequenza cardiaca?

La frequenza cardiaca può anche essere misurata facilmente con uno strumento chiamato “cardiofrequenzimetro“, molto utile in vari ambiti oltre quello medico, ad esempio quello sportivo. Un ottimo cardiofrequenzimetro, perfetto anche per il fitness, è questo: http://amzn.to/2DBxIZq

Anche i moderni pulsiossimetri (anche chiamati ossimetri o saturimetri) oltre alla quantità di emoglobina legata nel sangue, restituiscono anche il valore della frequenza cardiaca. Un esempio di pulsiossimetro è questo: http://amzn.to/2DtGJQ6

Leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

Allucinogeni naturali e sintetici: elenco ed effetti delle droghe allucinogene

MEDICINA ONLINE ALLUCINOGENI FUNGHI FUNGHETTI ECSTASY DROGA EFFETTI MDMA METABOLITA MDA DIPENDENZA ALLUCINAZIONI VISIONI ECCITAZIONE PILLS PILLOLA COMPRESSE PASTIGLIE PASTICCHE ILLEGALI FARMACI psychedelic mushroom hallucin.jpgLe droghe allucinogene, (naturali, sintetiche o semisintetiche) sono così definite a causa dei loro effetti; l’assunzione infatti altera sensibilmente il sistema percettivo, provocando illusioni sensoriali e inducendo una distorsione della realtà spazio temporale, fino a provocare vere e proprie allucinazioni, separate dal contesto ambientale.
Gli allucinogeni agiscono sul Sistema Nervoso Centrale, intervenendo nell’interazione fra le cellule nervose e il neurotrasmettitore serotonina, che è appunto coinvolto nel controllo del comportamento e della percezione sensoriale. Le droghe allucinogene possono essere di origine naturale oppure create in laboratorio, o ancora sintetizzate da sostanze naturali.

L’evoluzione storica degli allucinogeni

L’utilizzo delle sostanze allucinogene da parte dell’uomo risale a tempi estremamente lontani; per migliaia di anni quasi tutte le culture in ogni angolo del mondo hanno sfruttato gli effetti visionari di queste sostanze a fini mistici in rituali sociali e religiosi. Gli allucinogeni naturali venivano impiegati da sciamani, sacerdoti, guaritori e stregoni per provocare un distacco dalla realtà e “mettersi in contatto” con gli spiriti. L’assunzione, essendo legata a rituali religiosi ben precisi, era gestita da norme rigide e non era consentito l’utilizzo a scopi ricreazionali; l’infrazione delle regole veniva spesso punita severamente. Ben diversa finalità assume l’impiego degli allucinogeni, anche sintetici, in età moderna in occidente tra i giovani negli anni ’60, dove vengono utilizzati al solo scopo di “sballare” e diventano uno dei simboli di contro-cultura del movimento giovanile di quegli anni.

Da dove provengono gli allucinogeni?

Gli allucinogeni possono avere due tipi differenti di origine: naturale e sintetica:

  • allucinogeni naturali: sono sostanze tossiche prodotte da piante o animali a scopo difensivo; gli effetti provocati dovrebbero dissuadere i predatori da eventuali futuri attacchi. Nell’antichità, come anche in tempi più moderni, le sostanze stupefacenti venivano ricercate nei funghi allucinogeni, che contengono psilocina e psilocibina, nel peyote, un piccolo cactus originario del Messico che ha come principio attivo la mescalina, nella cannabis, nella salvia divinorum, nell’amanita muscaria, il fungo rosso con caratteristici punti bianchi, nel bufo alvarius, un rospo originario della California le cui ghiandole sulla schiena secernono bufotenina, e in alcune piante appartenenti alle solanacee, che contengono atropina e scopolamina.
  • allucinogeni sintetici: sono sostanze con effetti allucinogeni prodotte dall’uomo. Inizialmente sviluppate in ambito medico, ed utilizzate in psichiatria come supporto farmacologico per lo studio delle psicosi, sono diventate sostanze illegali poiché abusate al di fuori del contesto sanitario. In particolare l’LSD-25, sintetizzato nel 1938, è il frutto di una ricerca di composti che avessero valore terapeutico. La produzione è divenuta illegale dopo che si è concluso come non avesse alcun impiego medico accettato, mentre l’utilizzo come droga ebbe incrementi drammatici specialmente negli anni ’60. Un’origine simile è condivisa dall’MDMA, un’anfetamina sviluppata con funzioni psico-terapeutiche ma entrata nel mondo illegale, e la si trova fra i componenti principali dell’ecstasy.

Lista di allucinogeni

Esempi tipici di sostanze allucinogene, sono:

  • LSD;
  • Fenciclidina (PCP);
  • Ketamina;
  • Destrometorfano;
  • Peyote e mescalina;
  • DMT;
  • Psilocibina e psilocina.

Per approfondire, leggi anche:

Meccanismo di funzionamento degli allucinogeni

Gli allucinogeni hanno la caratteristica comune di intervenire sul Sistema Nervoso Centrale attraverso l’interazione con il sistema del neurotrasmettitore serotonina. Questa rappresenta uno dei “ponti chimici” attraverso i quali una cellula nervosa comunica con i recettori di un’altra per innescare l’impulso nervoso. Distribuito dal cervello attraverso il midollo spinale, il sistema della serotonina è coinvolto nel controllo del comportamento, della percezione e dei sistemi regolatori, incluso umore, fame, temperatura corporea, comportamento sessuale, controllo muscolare e percezione sensoriale, oltre a essere coinvolta nella coagulazione del sangue, avendo influenza anche sulle piastrine. La differenza rispetto ad altre sostanze è nella risposta dei segnali cellulari dei neuroni corticali che LSD, mescalina, psilocibina e simili attivano dei recettori cerebrali, denominati 2AR (5-HT2AR), che abitualmente sono reattivi alla serotonina, fornendo però segnali di risposta diversi da quelli naturali; si ritiene che siano queste diverse risposte a causare i particolari effetti delle sostanze allucinogene.

Quali sono gli effetti degli allucinogeni?

Anche se con qualche differenza fra le diverse sostanze, sotto l’influenza degli allucinogeni le persone vedono immagini, sentono suoni e avvertono sensazioni riconosciute come reali, ma che nella realtà non esistono, fino al fenomeno della “sinestesia” in cui ad una persona sembra di ascoltare i colori e di vedere i suoni.

Gli effetti delle sostanze allucinogene sono difficilmente prevedibili perché fortemente influenzate dallo stato psico-fisico della persona al momento dell’assunzione. Altro motivo di imprevedibilità degli effetti è dovuto al fatto che le sostanze vengono prodotte in laboratori clandestini illegali, al di fuori di qualsiasi controllo. Il prodotto finale può essere “tagliato” di volta in volta con elementi diversi, anche dallo stesso produttore, causando quindi effetti inattesi nell’assuntore, che variano da piacevoli (good trip) a insopportabili e terrificanti (bad trip).
Gli effetti degli allucinogeni si presentano da 30 a 90 minuti dopo l’assunzione, e possono avere una durata anche superiore alle 12 ore, senza contare la presenza dei così detti “flashback”, ossia l’improvvisa ricomparsa degli effetti anche a distanza di mesi dall’assunzione.

Alterazioni fisiologiche

In seguito all’assunzione di sostanze allucinogene si verificano:

  • aumento della pressione sanguigna e del battito cardiaco;
  • secchezza delle fauci;
  • perdita dell’appetito;
  • nausea;
  • aumento della sudorazione;
  • tremori.

Alterazioni visive

Uno dei primi effetti prodotti dagli allucinogeni sono le alterazioni del campo visivo, con la comparsa di macchie colorate, figure dai contorni indefiniti, oggetti in movimento che lasciano una scia colorata.
I mutamenti visivi possono aggravarsi con l’apparizione di persone o animali, fino ad arrivare a vere e proprie allucinazioni, isolando la persona dalla realtà con la comparsa di paesaggi assurdi e di figure inesistenti.

Leggi anche:

Alterazioni percettive

L’alterazione del sistema della percezione comporta la mutazione delle sensazioni della pelle (che può diventare ipersensibile o totalmente anestetizzata) e della propriocezione muscolare, non riuscendo quindi a percepire gli arti e il resto del corpo, e arrivando all’impossibilità di stabilire in quale posizione ci si trovi. Ne consegue inevitabilmente un disturbo dell’equilibrio e del movimento.
È possibile inoltre che si verifichi una distorta percezione temporale, ossia che il tempo passi molto lentamente.

Alterazioni dell’umore

Anche se in modo indiretto, gli allucinogeni comportano dei mutamenti nell’umore, dovuti al tipo di visioni causate dalle sostanze ingerite. Si possono verificare attacchi di panico e psicosi, anche durature (come paura della pazzia e della morte), stati di trance e di delirio, perdita dell’autocontrollo e scarsa concentrazione. L’alterazione della sensibilità, inoltre, comporta un elevato stato confusionale.

Danni collaterali e dipendenza

Gli allucinogeni possono determinare la morte in modo diretto, a causa di intossicazione acuta, di insufficienza renale o cardiocircolatoria, e più spesso in modo indiretto, a causa degli incidenti relativi alle allucinazioni vissute, come la sensazione di volare o, se ci si mette alla guida, l’improvvisa comparsa sulla strada di ostacoli inesistenti.
L’assunzione di queste sostanze può procurare delle “psicosi persistenti”, come manie, depressione, incapacità di pensare in modo razionale, e generare il “disturbo persistente della percezione da allucinogeno- Hallucinogen Persisting Perception Disorder” (HPPD), comunemente chiamato “flashback” o “ritorno dell’acido”: distorsioni sensoriali, come bagliori, movimenti illusori e altri disturbi visivi, si possono ripresentare periodicamente in modo spontaneo ed inatteso, anche a distanza di mesi dall’assunzione, o addirittura di anni se l’uso della droga è stato prolungato. Le cause che provocano questi flashback non sono ancora note, ma sembra ci siano correlazioni con situazioni di stress fisico e psicologico.

Leggi anche:

Gli allucinogeni determinano dipendenza?

L’utilizzo di queste sostanze non genera dipendenza fisica (come fanno altre sostanze come eroina e nicotina), però frequentemente determinano una dipendenza psicologica: il soggetto, piacevolmente colpito dalle sensazioni procurate dalla droga, desidera ardentemente di riprovare la sostanza.

Allucinogeni e legge

La legge di riferimento è quella del 21 febbraio 2006, n.49 (GU n. 48 del 27/02/2006 Suppl. Ordinario n. 45)

  • Sulla base di questa legge e delle tabelle di recente pubblicazione, la quantità massima considerata come uso personale equivale a 0,150 milligrammi di LSD, punibile con sanzioni amministrative (ritiro della patente, del passaporto, del porto d’armi o del permesso di soggiorno per gli stranieri).
  • Il possesso di quantità di sostanze stupefacenti superiori ai limiti massimi previsti dalla legge è un reato punito con la reclusione da 1 a 6 anni, e una multa da 3.000 a 26.000 euro.
  • La legge prevede la reclusione da 6 a 20 anni, e una multa da 26.000 a 260.000 euro, per chi “coltiva, produce, fabbrica, estrae, raffina, vende, cede, distribuisce, commercia, trasporta, procura ad altri, invia, passa, consegna” sostanze stupefacenti illegali.

Guidare autoveicoli dopo aver assunto allucinogeni: cosa si rischia?

Oltre agli evidenti pericoli di incidenti, chiunque guidi in stato di alterazione psico-fisica dovuta all’assunzione di sostanze stupefacenti o psicotrope rischia una ammenda da 1.000 a 4.000 € e l’arresto fino a 3 mesi. La pena, su richiesta dell’imputato, può essere sostituita con lo svolgimento di un’attività sociale gratuita e continuativa presso strutture sanitarie traumatologiche pubbliche per un periodo da 3 a 6 mesi. All’accertamento del reato consegue in ogni caso la sospensione della patente di guida da 6 mesi a un anno.

Leggi anche:

Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

Ecstasy, MDMA e MDA: cosa sono e quali effetti produce questa droga

MEDICINA ONLINE ECSTASY DROGA EFFETTI MDMA METABOLITA MDA DIPENDENZA ALLUCINAZIONI VISIONI ECCITAZIONE PILLS PILLOLA COMPRESSE PASTIGLIE PASTICCHE ILLEGALI FARMACICos’è l’ecstasy?

L’ecstasy è una sostanza psicoattiva sintetica che agisce sia come stimolante che come allucinogeno. Fa sentire pieni di energia e induce una distorsione temporale e percettiva, oltre che aumentare il piacere derivante dalle esperienze tattili. E’ nota anche come MDMA, acronimo del suo nome chimico metildiossimetanfetamina. Farmaci che bloccano il reuptake delle monoammine come gli SSRI, SNRI, cocaina contrastano gli effetti di questo composto, impedendone la ricaptazione. L’uso cronico di MDMA può portare a dipendenza sia fisica che psicologica, oltre a molti danni relativi alla perdita delle connessioni (sinapsi) a lunga distanza tra neuroni.

Come si assume l’ecstasy?

L’ecstasy viene assunta in genere per via orale sotto forma di pastiglie o capsule, vendute illegalmente nei posti frequentati dai consumatori abituali, come ad esempio le discoteche od i rave party.

Quanto durano gli effetti dell’ecstasy?

Quando assunto per via orale, i primi effetti cominciano a manifestarsi dopo circa 30-40 minuti e raggiungono il picco entro 70-120 minuti. La massima concentrazione plasmatica viene raggiunta in 1,5-3 ore circa. Gli effetti dell’ecstasy hanno durata variabile, ma mediamente durano tra 3 e 6 ore, fino a quando non vengono esaurite le riserve cellulari di serotonina. I livelli di serotonina tendono a ristabilirsi, nel consumatore occasionale, nel giro di qualche giorno. L’emivita è di circa 8-9 ore.

Metabolismo dell’ecstasy

L’ecstasy è prevalentemente metabolizzata per via epatica (80% per mezzo anche di CYP2D6) principalmente attravero due vie distinte che coinvolgono reazioni di ossidazione e demetilazione, che portano alla formazione di metaboliti N-demetilati (MDA) e quindi O-demetilati (derivati della metil dopa) che vengono poi idrossilati sull’anello benzenico in posizione 3 e coniugati con Glutatione e N-Acetil Cisteina per formare addotti tioeterei che si crede siano i responsabili della azione neurotossica della sostanza; una parte (20%) è escreta immodificata nelle urine.

Leggi anche:

Bersagli dell’ecstasy

L’MDMA ha un’affinità all’incirca 10 volte superiore per il trasportatore della serotonina che per quello delle altre monoamine per cui ha un effetto prevalentemente serotoninergico: in un esperimento è riportato che una dose di tale composto è stata in grado di aumentare dopo 40 minuti dalla somministrazione del 900% i livelli extracellulari di serotonina, non aumentando in maniera significativa quelli di dopamina (per confronto il mefedrone ha aumentato del 950% quella di serotonina e del 500% quello di dopamina mentre l’amfetamina ha aumentato del 400% quelli di dopamina non modificando significativamente quelli di serotonina). L’MDMA possiede anche altri target secondari, in parte dovuti ai suoi metaboliti come l’MDA. È infatti un parziale agonista dei recettori 5-HT1 e 5-HT2, e ciò potrebbe essere responsabile del notevole aumento delle concentrazioni ematiche di ossitocina, cortisolo e prolattina che si verificano nei consumatori di ecstasy.

Leggi anche:

Quali sono gli effetti dell’ecstasy?

Gli effetti dell’ecstasy sono generalmente di eccitamento e, al tempo stesso, effetti di natura psichedelica. Genera empatia, aumenta la capacità di comunicare con gli altri, accresce il desiderio sessuale, potenzia le sensazioni e le percezioni ma, contemporaneamente, provoca esperienze depersonalizzanti, lievi disturbi delle percezioni sensitive, a volte stati di psicosi con allucinazioni della durata di diverse ore e insonnia pronunciata.

Gli effetti psicoattivi desiderati a breve termine sono:

  • euforia, senso di generale benessere, senso di felicità diffusa;
  • aumento dell’empatia, senso di vicinanza e legame emotivo con cose e persone;
  • aumento della socialità e dell’emotività, si tende a parlare facilmente con sconosciuti e a dire quello che realmente si pensa;
  • alterazione della percezione dello scorrere del tempo;
  • allucinazioni (specie a dosi elevate).

Gli effetti collaterali a breve termine derivanti dall’uso della sostanza potrebbero essere:

  • diminuzione dell’appetito;
  • disidratazione;
  • basso livello di salivazione;
  • acidità di stomaco;
  • malessere generale;
  • diarrea;
  • nausea;
  • irrequietezza ed ansia;
  • confusione;
  • panico;
  • piloerezione;
  • secchezza alle fauci;
  • ipertermia;
  • sbalzi di pressione.

Il soggetto che assume ecstasy può anche essere soggetto a movimenti involontari e difficoltà nei movimenti, come:

  • nistagmo;
  • mascelle digrignanti;
  • paralisi temporanea;
  • perdita del controllo muscolare;
  • iperriflessia;
  • mioclono;
  • convulsioni.

Effetti imprevedibili di una compressa di ecstasy

Gli effetti di una data compressa di ecstasy sono del tutto imprevedibili, per almeno tre motivi principali:

  • ogni essere umano reagisce in modo diverso allo stesso principio attivo;
  • spesso l’ecstasy viene assunta insieme ad alcol ed altre droghe come marijuana e cocaina e gli effetti sinergici di più droghe assunte contemporaneamente possono essere diversi agli effetti dell’assunzione di una singola droga;
  • le compresse di ecstasy sono prodotte in laboratori clandestini e non è quindi possibile prevedere quali componenti siano realmente contenuti in una pastiglia che si pensa possa essere di ecstasy.

Leggi anche:

Quali altre sostanze può contenere una pillola di ecstasy?

Potenzialmente una pillola di ecstasy può contenere qualsiasi sostanza. Molti studi hanno dimostrato che le pastiglie di ecstasy in commercio spesso contengono numerose altre sostanze oltre all’MDMA, che sono generalmente dannose o perfino letali. Fra queste sostanze troviamo: metamfetamina, caffeina, dextromethorphan, efedrina e cocaina.

Interazioni con altre sostanze

  • L’assunzione di MDMA in concomitanza con gli inibitori della monoamino ossidasi (MAO-I) è una combinazione pericolosa e potenzialmente letale.[69] I MAO-I si trovano nei farmaci antidepressivi come Nardil (fenelzina), Parnate (tranilcipromina), Marplan (isocarbossazidina), Deprenil (selegilina), Aurorix/Manerix (moclobemide).[70] Anche l’ayahuasca contiene MAO-I (armina e armalina).
  • L’assunzione contemporanea di MDMA e Ritonavir (farmaco antiretrovirale inibitore delle proteasi, utilizzato nelle terapie della infezione da HIV) pone un grave rischio di morte.
  • Le persone con precedenti episodi di attacchi cardiaci,  ipertensione,  aneurisma o infarto, glaucoma, malattie epatiche o renali, ipoglicemiapossono essere a rischio maggiore.
  • Particolare attenzione va fatta nel combinare MDMA e Viagra (sildenafil).
  • I farmaci antidepressivi SSRI\SNRI inibiscono gli effetti comportamentali dell’MDMA.
  • L’assunzione di MDMA associato a medicinali antibiotici porta all’aumento dei rischi per la salute. Può avere pericolose interazioni farmacologiche quando, in concomitanza all’assunzione, si è sotto terapia medico-farmacologica di qualsiasi tipo. L’uso è comunque fortemente sconsigliato a chi è affetto da patologie renali, epatiche (anche lievi o latenti) e a chi soffre di pressione alta.

Quali danni procura l’ecstasy?

L’uso prolungato di ecstasy può danneggiare il tessuto cerebrale (è tossica a livello dei neuroni) e, in alcuni casi, può determinare la morte, specie se assunta insieme ad altre droghe e/o farmaci. Numerosi studi mostrano come tale composto sia una tossina serotoninergica, in grado cioè di danneggiare i neuroni che producono serotonina: tali studi su cavie e primati hanno infatti dimostrato che sia in grado di causare la perdita delle connessioni (sinapsi) tra i neuroni della serotonina, in particolare quelle a lunga distanza. Queste connessione tendono poi a ricrescere parzialmente nel corso di diversi mesi ma in maniera non equivalente, cioè formando molte connessioni a breve raggio ma non a lunga distanza. Inoltre l’uso cronico di MDMA tende ad alterare il numero di recettori per la serotonina ed a diminuire i livelli di serotonina nell’ordine del 5-10% che tendono a recuperare nell’arco di 2-3 mesi di astinenza. Queste alterazioni sono evidenti nei consumatori abituali o in quelli di alti dosaggi, nei quali alcune di queste alterazioni sono rilevabili anche dopo mesi di astinenza insieme ad alterazione di parametri psicologici. Nei consumatori occasionali che fanno uso di basse dosi del composto, la presenza e la persistenza di tali alterazioni è più difficili da rilevare e i risultati degli studi, in questi casi, sono contrastanti. Tali alterazioni possono causare, specie in soggetti che ne hanno fatto un uso prolungato o ad alte dosi, problemi psicologici e cognitivi persistenti anche ad anni di distanza. Nella classifica di pericolosità delle varie droghe stilata dalla rivista medica Lancet, l’MDMA occupa il diciassettesimo posto: questa classifica considera il pericolo integrale di una sostanza, cioè il pericolo complessivo creato per sé e per gli altri quando la si assume, compreso il rischio di dipendenza, il costo economico e contesto criminale associato. Questa scala non considera però la neurotossicità, gli effetti sulle capacità cognitive e la salute mentale indotte dalle sostanze in classifica.

Test antidroga da fare a casa

Nel caso in cui abbiate bisogno di ottenere rapidamente il risultato positivo o negativo di un test antidroga specifico, potete usare uno di questi test antidroga da fare a casa, acquistabili online, ritirabili anche nei punti di ritiro, facili da fare e dai risultati attendibili. Tutti i prodotti sono stati accuratamente selezionati dal nostro Staff di esperti:

  • test antidroga con strisce per rilevare cocaina nell’urina: http://amzn.to/2Aql3CX
  • test antidroga con strisce per rilevare cocaina nell’urina: http://amzn.to/2jTALjN
  • test antidroga con strisce per rilevare marijuana (THC) nell’urina: http://amzn.to/2jUiGC2
  • test antidroga 25ng/ml per marijuana (THC) nell’urina: http://amzn.to/2ArBzml
  • test antidroga 50ng/ml per marijuana (THC): http://amzn.to/2Anhhu1
  • Test antidroga per metanfetamine nell’urina: http://amzn.to/2AH6PSd
  • Test antidroga tramite saliva multiplo per 6 droghe contemporaneamente – amfetamine, oppiacei, cocaina, metadone, metamfetamine, THC cannabinoidi: http://amzn.to/2Cksjlg
  • Test antidroga tramite urina per 11 droghe contemporaneamente – anfetamina – arbiturici, buprenorfina, benzodiazepine, cocaina, ecstasy, metanfetamine, oppiacei/morfina, metadone, antidepressivi triciclici, annabinoidi (marijuana/hashish/cannabis): http://amzn.to/2AHsjP7

Leggi anche:

Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o unisciti al nostro gruppo Facebook o ancora seguici su Twitter, su Instagram, su YouTube, su LinkedIn, su Tumblr e su Pinterest, grazie!