Ai tuoi ordini…

MEDICINA ONLINE La storia fantastica The Princess Bride LOVE SCENE KISS BACIO AMORE film fantasy 1987 Rob Reine La principessa William Goldman 1973 Cary Elwes Westley Robin Wright Bottondoro.jpg“Quel giorno si accorse con stupore che tutte le volte che lui le diceva ‘ai tuoi ordini’, in realtà voleva dirle… ti amo”

Frase tratta dal film del 1987 “La storia fantastica” (The Princess Bride) diretto da Rob Reiner, interpretato da Cary Elwes (Westley) e Robin Wright (principessa Bottondoro).

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Come affrontare il lutto di una persona cara

MEDICINA ONLINE DEPRESSIONE TESTIMONIANZA RACCONTO FRASI AFORISMI TRISTEZZA SOLITUDINE TRISTE VITA SPERANZA MORTE MALATTIA SENTIRSI SOLI lonely girl crowdLa perdita di qualcuno o qualcosa è una delle esperienze più difficili e destabilizzanti della nostra esistenza. Sia che si tratti della morte di una persona cara, della fine di una relazione importante, oppure di un cambiamento radicale della tua vita, il dolore è inevitabile. L’elaborazione del lutto è emotivamente logorante, ma se impari ad accettare l’esperienza del dolore e sai come aiutare te stesso o te stessa per ritrovare la pace interiore, aumenterai le possibilità di riuscire a superare questo periodo terribilmente difficile della tua vita. Oggi cerco di darti dei consigli per farcela.

Comprendere il dolore personale

Sappi che ciascuno di noi reagisce in maniera differente a un lutto

Nessun altro soffre esattamente come te. Se ritieni di reagire in modo diverso rispetto agli altri, ricordati che è normalissimo. Lasciati andare alle tue emozioni e accetta la tua esperienza nella sua singolarità. Non esiste un’unica perdita, pertanto non esiste neanche una reazione comune a tutte le perdite. Il lutto improvviso, dovuto a un incidente o ad atti di criminalità, può provocare un senso di perdita più forte (almeno nell’immediato) rispetto a un lutto prevedibile, dovuto per esempio a una malattia terminale.

Ci sono molti tipi di perdita

La morte è una perdita che tutti noi dobbiamo necessariamente affrontare a un certo punto della nostra vita, ma non è l’unica. Puoi addolorarti per la fine di una relazione oppure per la perdita del tuo adorato cucciolo. Potresti soffrire anche nel momento in cui ti rendi conto che il sogno che avevi tanto a cuore non si realizzerà mai. Ognuno ha il diritto di soffrire, indipendentemente dal motivo. Non temere di piangere. Le tue emozioni sono una reazione del tutto naturale. Ci sono molte perdite che potresti dover affrontare nella tua vita. Nessuna di queste è “più grande” dell’altra. Provi determinate emozioni ed è naturale. Le altre perdite che potrebbero provocare dolore sono il trasloco, i problemi di salute, la fine di un’amicizia, il cambiamento di lavoro, il trasferimento oppure l’instabilità economica. Se provi dolore per un evento di questo genere, sappi che la tua reazione è normale.

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Le ‘fasi’ del lutto non sono sempre valide

Il lutto è un’esperienza personale, pertanto questo articolo offre semplicemente delle indicazioni generali per aiutarti a superare gli eventi traumatici. Non pensare di dover superare necessariamente fasi particolari.
Nel 1969 Elisabeth Kübler-Ross elaborò il celebre modello delle “cinque fasi” dell’elaborazione del lutto (successivamente rielaborate in 7 fasi). Esse sono la negazione o il rifiuto, la rabbia, la contrattazione o il patteggiamento, la depressione e infine l’accettazione. Tuttavia queste fasi erano impiegate per capire le dinamiche mentali più frequenti in un individuo a cui era stato diagnosticato un male incurabile e non rappresentano un modello teorico per ogni genere di dolore o perdita. Considerarle come fasi universali del lutto o del dolore potrebbe essere riduttivo. Per approfondire, leggi anche: Sto per morire: le 7 fasi di elaborazione del dolore e della morte

C’è una netta distinzione tra lutto ed elaborazione del lutto

Il lutto è la risposta immediata e naturale a una perdita qualsiasi. Comprende tutte le tue emozioni e i tuoi pensieri conseguenti a una perdita. Non puoi controllare l’intensità del dolore. L’elaborazione del lutto è un processo più lungo che comporta la manifestazione esplicita del dolore e l’adattamento di un individuo allo stress provocato da una perdita significativa. Molte culture e religioni offrono delle indicazioni su come affrontare il lutto. L’elaborazione del lutto avviene attraverso un percorso graduale finalizzato all’acquisizione della consapevolezza della perdita. Tale percorso è caratterizzato da momenti altalenanti, in cui periodi di calma e benessere possono alternarsi a momenti difficili e dolorosi man mano che la consapevolezza della perdita aumenta. La tempistica dell’elaborazione del lutto non può essere definita e stabilita a priori. Il tuo lutto potrebbe durare per settimane o mesi e l’intero processo di elaborazione del lutto potrebbe richiedere molti anni e perfino tutta la vita.

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I quattro compiti del lutto

J. William Worden ha eleborato un modello in cui descrive quattro “compiti del lutto”, ossia quattro azioni che dobbiamo compiere per completare il processo di elaborazione del lutto. Essi si distinguono dalle “fasi” dell’elaborazione del lutto perché devono essere svolti simultaneamente e potrebbero richiedere molti anni. Questi compiti sono:

  • Accettare la realtà della perdita. Devi imparare a superare la normale tendenza a negare l’evento della morte, sia a livello cognitivo che a livello emotivo. Questo compito potrebbe richiedere molto tempo.
  • Elaborare il dolore del lutto. Il dolore in risposta a una perdita rappresenta una reazione emotiva naturale. Con il passare del tempo diminuisce, ma la sua durata dipende da fattori soggettivi.
  • Adattarsi a un contesto in cui il proprio congiunto non è più presente. L’adattamento può avvenire a vari livelli: esternamente, colmando il vuoto lasciato dal defunto, internamente, attraverso l’accettazione di nuovi ruoli e responsabilità, e spiritualmente, attraverso un percorso psicologico personale.
  • Trovare una connessione duratura con il caro estinto mentre andiamo avanti nella nostra vita. In altre parole, dobbiamo mantenere vivo il ricordo della persona amata e contemporaneamente ricominciare a vivere nuove esperienze.

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Riconoscere i sintomi del dolore

Il modo in cui ognuno di noi affronta il dolore del lutto è davvero personale

Ci sono dei sintomi comuni, ma ogni lutto rappresenta un’esperienza unica e soggettiva. Abbraccia il tuo dolore, ma contemporaneamente cerca di comprendere che gli altri potrebbero manifestarlo in maniera differente. L’espressione del dolore non solo presenta un’estrema variabilità da persona a persona, ma differisce anche in base alla cultura e alle tradizioni.

Alcuni sintomi a livello somatico, tipici del lutto, includono:

  • Disturbi del sonno;
  • Disturbi del comportamento alimentare (inappetenza o aumento dell’appetito);
  • Pianto;
  • Mal di testa e dolori muscolari;
  • Debolezza o stanchezza;
  • Sensazione di pesantezza;
  • Dolore;
  • Sintomi correlati allo stress, come nausea, tachicardia o insonnia;
  • Perdita o aumento di peso.

Cerca di individuare i sintomi del lutto a livello emozionale

Il dolore è molto complesso e del tutto personale. Potrebbero manifestarsi molti di questi sintomi o solo alcuni. A volte potresti sentirti sopraffatto dalle emozioni, mentre altre volte potresti avvertire una sensazione di stordimento. Queste sono tutte reazioni naturali al dolore. Tra i sintomi a livello emozionale ricordiamo:

  • Stato di shock o incredulità;
  • Tristezza e sensazione di vuoto;
  • Solitudine o isolamento;
  • Senso di colpa o rimpianto;
  • Rabbia;
  • Paura o preoccupazione;
  • Attacchi di panico;
  • Frustrazione;
  • Ansia;
  • Depressione;
  • Dubitare delle proprie credenze religiose o spirituali.

Sono frequenti anche le emozioni positive, come la sensazione di sollievo quando la persona amata muore dopo una lunga malattia. Tali sensazioni potrebbero scatenare il senso di colpa, perché potresti vergognartene, ma anche queste fanno parte integrante dell’esperienza del lutto.

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Impara a riconoscere i segnali del dolore nei bambini

Specialmente i più piccoli possono lanciare dei segnali precisi, ma anche manifestare il dolore con modalità meno familiari agli adulti, poiché non sempre riescono a comunicare i loro sentimenti attraverso le parole. Questi segnali includono:

  • Shock emotivo. Il bambino potrebbe sembrare meno comunicativo del solito e rifiutarsi di parlare del suo dolore.
  • Atteggiamenti regressivi o immaturi. Il bambino potrebbe regredire a una fase di sviluppo precedente e avvertire il bisogno di essere cullato, essere assalito dall’ansia da separazione, avere paura di andare a scuola, succhiarsi il pollice, fare la pipì a letto, chiedere di dormire con i genitori, oppure non riuscire a portare a termine dei compiti o delle attività che normalmente svolgeva senza problemi.
  • Comportamento aggressivo o comunque fuori dagli schemi. Il bambino potrebbe comportarsi male o avere delle improvvise reazioni emotive che solitamente si manifestano con crisi di rabbia, frustrazione, confusione o impotenza. Tali comportamenti potrebbero essere indice del suo tentativo disperato di assumere il controllo della situazione.
  • Ripetere le domande. Il bambino potrebbe rivolgere ripetutamente le stesse domande, anche se ottiene sempre le stesse risposte. Ciò potrebbe indicare che non riesce a comprendere o ad accettare la realtà dei fatti.
  • Assunzione di modalità difensive. Questo atteggiamento, comune nei bambini in età scolare così come negli adolescenti, è il mezzo che consente al bambino di esprimere il suo disagio ed eludere la sofferenza. Potrebbe immergersi nello studio, nei giochi o in altre attività. Potrebbe perfino nascondere i suoi sentimenti ai propri genitori o ad altri adulti, riuscendo però a esternare il proprio dolore ai suoi coetanei.
  • Sintomi fisici. Il dolore e l’ansia spesso si somatizzano, particolarmente nei bambini piccoli. Sono comuni il mal di testa e il mal di pancia,  ma potrebbero manifestarsi anche alterazioni del sonno e inappetenza.

Cerca di riconoscere i segnali del “lutto complicato”

Talvolta il lutto produce effetti negativi sulla salute fisica e psicologica, influenzando fortemente la qualità della vita. Sebbene il lutto nel suo insieme sia complesso, il “lutto complicato” è un prolungamento del normale processo del lutto e si presenta quando le manifestazioni normali del lutto si acutizzano e diventano croniche. In tal caso rivolgiti a uno psicoterapeuta che possa aiutarti a elaborare il dolore. I segnali del lutto complicato includono:

  • Concentrazione quasi assoluta sulla perdita subita;
  • Pensieri persistenti e intrusivi sul defunto;
  • Rifiuto prolungato della perdita;
  • Sensazione che la vita non abbia alcun significato o scopo;
  • Mancanza di fiducia negli altri;
  • Incapacità di pensare a esperienze positive;
  • Eccessiva irritabilità o agitazione.

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Elaborare il lutto in maniera sana

Abbraccia le tue emozioni

Per iniziare il processo di guarigione devi prima accettare le tue emozioni. Se non le esternerai, sarai ancora più infelice, sebbene esteriormente potrebbe sembrare che tu stia bene. Invece di fingere di stare bene, lasciati andare a tutte le emozioni associate a una grave perdita – tristezza, rabbia, senso di colpa, paura. Alla fine riuscirai a dare un senso a ciò che è successo. Concediti un po’ di tempo per essere semplicemente te stessa. Sebbene tu debba agire in un certo modo in presenza degli altri, ogni giorno lasciati andare alle tue emozioni, semplicemente mettendoti a piangere oppure a riflettere. Fallo in un posto intimo dove puoi veramente sentirti libera.

Esprimi i tuoi sentimenti attraverso un mezzo tangibile

La scelta della modalità spetta a te, ma è importante trasferire le tue emozioni in qualcosa di concreto che puoi vedere e toccare. In questo modo darai un senso alla tua esperienza negativa e riuscirai a realizzare qualcosa di produttivo. Potresti creare un album ricordo con le foto della persona estinta, scrivere un diario, dipingere un quadro o realizzare una scultura che esprima i tuoi sentimenti, oppure svolgere un’altra attività, come fare volontariato presso l’organizzazione a cui la persona estinta era particolarmente legata. Anche i rituali personali possono aiutarti a elaborare il tuo lutto. Sebbene siamo abituati ai riti pubblici come i funerali o il sitting shiva, è stato ampiamente dimostrato che praticare una ritualità personale sia altrettanto importante per esprimere ed elaborare il dolore. Potresti riscoprire che riportando alla mente un ricordo della persona amata, come la sua canzone preferita, riesci a stabilire un legame con il defunto e a creare una nuova modalità di comunicazione. Le attività manuali, come mettere per iscritto i tuoi sentimenti e dopo strappare o bruciare il foglio, potrebbero essere utili. Dedicati a quelle cose che pensi possano permetterti di esprimere il dolore in maniera costruttiva.

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Non trascurare la tua salute fisica

Sebbene spesso pensiamo che il lutto riguardi soltanto la sfera emotiva, il dolore può provocare anche cambiamenti fisici. L’inappetenza, l’insonnia e l’abbassamento delle difese immunitarie sono tutte reazioni fisiche al dolore. Per combattere questi effetti ricordati di mangiare in modo sano (anche se non hai fame), praticare attività fisica e dormire a sufficienza. Quando ci prendiamo cura del nostro corpo, miglioriamo il nostro stato emotivo e psicologico. Cerca di seguire una dieta sana e bilanciata a base di frutta e verdura fresca, cereali integrali e proteine a basso contenuto di grassi. L’assunzione di vitamine B12 e D, selenio e acidi grassi omega 3 possono aiutarti ad alleviare la sensazione di ansia e tristezza. Evita gli alimenti elaborati e ricchi di zuccheri, perché contribuiscono ad aumentare il rischio di depressione. Evita anche il consumo eccessivo di caffeina che tendenzialmente peggiora i sintomi di ansia e depressione. Pratica almeno 30 minuti di attività fisica moderata ogni giorno. Numerosi studi hanno dimostrato che l’esercizio fisico contribuisce ad alleviare i sintomi di ansia e depressione. Cerca di andare a letto e di svegliarti alla stessa ora ogni giorno. Le tecniche di visualizzazione e la meditazione possono aiutarti a combattere l’insonnia.

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Evita di fare uso di droghe o alcol per cercare di affrontare il tuo lutto

Abusare di sostanze, incluso il cibo, per superare la sofferenza, è un comportamento abbastanza comune, ma è importante evitarlo. Il consumo eccessivo di alcolici è una reazione alla sofferenza leggermente più comune negli uomini rispetto che alle donne. L’alcol è un tranquillante che può provocare sintomi di depressione e ansia. Interferisce anche con la fase REM del sonno e può influenzare la tua capacità di giudizio e il tuo umore. Il National Institute on Alcohol Abuse and Alcoholism raccomanda di limitare la quantità di alcol a un bicchiere di vino (da 120 ml) al giorno per le donne e a due per gli uomini. Se ritieni di avere problemi di alcolismo puoi rivolgerti a un centro specializzato. Il tuo medico potrebbe prescriverti dei farmaci per affrontare i sintomi della sofferenza, come la depressione. Attieniti alla posologia indicata, evita le droghe e le altre sostanze stupefacenti, perché peggiorano lo stato d’ansia e potrebbero compromettere la tua capacità di giudizio. Le esperienze di lutto e trauma potrebbero scatenare disturbi alimentari in alcune persone. Se ti senti incapace di controllare i tuoi comportamenti alimentari, oppure vuoi controllarli in maniera eccessiva, rivolgiti a uno psicoterapeuta.

Dedicati alle attività che preferisci

Un buon sistema per tirarti su di morale è fare ciò che ti piace e tenerti occupato. Quando impieghi le tue energie in un progetto che ti appassiona, come l’arte oppure l’escursionismo, aumenta il livello di serotonina, l’ormone del buon umore. Inoltre riesci a distrarti e a canalizzare le tue energie verso qualcosa di diverso dal dolore. Potresti anche valutare l’idea di coltivare una passione che stava particolarmente a cuore alla persona estinta, sempre se ritieni che possa aiutarti, anziché provocarti dolore. Ciò potrebbe farti sentire più vicino alla persona amata. Tuttavia, se il dedicarti a questa attività suscita soltanto tristezza, prova con qualcos’altro.

Preparati ad affrontare alcune situazioni che potrebbero fare riemergere il tuo dolore, come le festività, i compleanni e altri avvenimenti importanti

Anche alcuni luoghi e oggetti, come un fiore particolare, possono provocare dolore. Tutto ciò è normale, ma è importante elaborare delle strategie di coping, come apportare dei cambiamenti alla propria routine, oppure tenere sempre una scusa pronta per evitare un determinato posto. Per esempio:

  • Se recentemente hai perso un figlio e vedere altri bambini con i loro genitori al supermercato ti provoca sofferenza, recati al supermercato in orari della giornata in cui è meno probabile che ci siano bambini.
  • Se stai organizzando una vacanza con i tuoi familiari e recentemente hai perso una persona cara, chiedi loro di aiutarti a trovare un sistema per rendere omaggio alla persona estinta.
  • Concentrati sugli aspetti positivi del rapporto con la persona cara. È importante riconoscere i sentimenti di dolore che potrebbero emergere in seguito a una particolare situazione. Cerca di comprendere che soffri in quanto avevi un legame speciale con la persona defunta e dopo pensa a qualcosa di allegro.
  • Per esempio, potresti essere sopraffatta dalla sofferenza ogni volta in cui senti l’odore della torta di mele perché tu e tua nonna la preparavate sempre quando andavi a trovarla. Accetta il tuo dolore e dopo valuta un modo per renderle omaggio, come preparare una torta da sola oppure leggere il suo libro di cucina preferito.

Prenditi cura di te e del tuo benessere

Ciò potrebbe significare immergersi in un bagno profumato almeno una volta a settimana oppure andare in palestra per allenarsi. È importante che ti ritagli il tempo necessario per dedicarti ad attività che ti aiutino a rilassarti. Lo yoga e la meditazione sono entrambi sistemi eccellenti per coccolare contemporaneamente mente, corpo e spirito. Lasciati andare e fai in modo che tutte le energie negative fluiscano dal tuo cuore.

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Il dolore appartiene a te

Nessuno può sapere esattamente come ti senti o che cosa provi, perché ognuno elabora il suo lutto in maniera personale. Se qualcuno ti dice che “dovresti” sentirti in un modo piuttosto che in un altro, non lasciarti condizionare. Sappi soltanto che quel qualcuno sta cercando di aiutarti, pertanto non soffocare le tue emozioni. Il pianto è un ottimo esempio. Molte persone ritengono che piangere sia il modo migliore per esprimere il dolore e che alla fine si debba smettere di piangere. Quando ne senti la necessità, piangi. Riuscirai ad alleviare la tensione e a sentirti meglio fisicamente. Tuttavia è importante ricordare che alcune persone non manifestano il loro dolore attraverso le lacrime. È anche essenziale dire che non esiste il momento giusto per piangere. Potresti piangere per molti anni successivi alla perdita e anche ciò è normalissimo. Anche cercare di sforzarti di sentirti in una certa maniera, perché pensi che dovresti adeguarti a degli schemi, è inutile. Lasciati andare alle tue emozioni, anche se non sono quelle che ti saresti aspettata o temi il giudizio degli altri.

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Fatti aiutare

Chiedi aiuto a familiari e amici

È importante avere accanto delle persone su cui poter contare. Sebbene tu voglia essere indipendente, adesso è arrivato il momento di permettere agli altri di prendersi cura di te. Molte volte le persone care vorranno aiutarti, ma non sapranno come, pertanto comunica loro ciò di cui hai bisogno – che sia una spalla su cui piangere, un amico con cui andare a cinema, oppure un aiuto per organizzare il funerale. Lascia che i tuoi cari, i colleghi e gli amici sappiano che cosa è successo, se ti senti a tuo agio. Metterli in guardia sulla tua situazione li aiuterà a capire il motivo per cui scoppi a piangere nel bel mezzo della giornata (il che è comprensibile!). Parlare con i familiari e gli amici potrebbe aiutarti a capire le complicanze del lutto in funzione del tuo background culturale e religioso.

Unisciti a un gruppo di sostegno

Talvolta condividere la propria perdita con coloro che hanno attraversato la stessa esperienza può avere effetti terapeutici. Potresti sentirti sola, anche quando gli amici e i familiari sono accanto a te, pertanto circondarti di persone che riescano a comprendere la tua perdita potrebbe farti sentire meno sola. Puoi ricercare i gruppi di sostegno al lutto online oppure dando uno sguardo agli annunci esposti nelle bacheche della tua città. Se sei credente, potresti anche informarti per sapere se la tua chiesa mette al servizio dei fedeli dei gruppi di auto-aiuto.

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Parla con uno psicoterapeuta o uno psichiatra

Se pensi di non riuscire ad affrontare l’esperienza del lutto da sola, rivolgiti a uno specialista in elaborazione del lutto che riuscirà ad aiutarti a superare le emozioni negative che stai provando. Bisogna sfatare la credenza molto diffusa secondo la quale non è necessario il supporto psicologico quando si ha il sostegno dei familiari e degli amici. Un medico specialista, attraverso la terapia cognitivo-comportamentale, è in grado di aiutarti a individuare le strategie di coping più efficaci per elaborare il tuo lutto. Consultare uno psicoterapeuta non significa non godere del sostegno necessario in ambito familiare, bensì cercare ogni tipo di aiuto necessario, dando prova del tuo coraggio. Se non sei stata in grado di ritornare a una parvenza di normalità dopo parecchie settimane o mesi, se ti senti disperato, se sei assalito costantemente dal pensiero della morte oppure riesci a pensare soltanto alla persona cara scomparsa, probabilmente soffri di lutto complicato o depressione clinica. Consulta uno specialista quanto prima possibile.

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Cerca rifugio in ciò in cui credi

Ciò potrebbe significare trovare conforto nella fede, trascorrere più tempo a contatto con la natura oppure circondarti delle cose che ami. Se sei credente, cerca di trarre conforto dai riti funebri che la tua religione prescrive. Anche la meditazione e la preghiera potrebbero aiutarti a ritrovare la pace interiore. Se non sei credente, ma riesci a rasserenarti camminando tra i boschi oppure stando seduta sulla spiaggia, non precluderti queste opportunità. Forse credi nel valore della famiglia. Trai la forza di andare avanti dalle cose belle in cui credi o dall’amore.

Assimilare la perdita nella propria vita

Impegnati nel sociale

Alcune persone ritengono che, prestando servizio alla comunità in seguito a un lutto, riescano a stabilire un legame più intenso con gli altri. È possibile che dedicandoti a un progetto importante per la persona estinta tu riesca a renderle omaggio (anche nel caso in cui tu abbia perso il tuo cucciolo). Oppure potresti commemorare il tuo defunto devolvendo una somma di denaro a favore di un’associazione particolarmente importante. Aiutare gli altri può farti sentire meglio fisicamente. Da alcune ricerche è emersa una stretta relazione tra opere di beneficenza e aumento dell’ossitocina, un ormone che stimola la sensazione di benessere.

Lasciati andare al ricordo della persona estinta

Alcune persone potrebbero pensare che dopo un determinato periodo di tempo si dovrebbe dimenticare la persona defunta, ma non è vero. Potresti continuare a ricordare la persona amata (e probabilmente accadrà) per molti anni dopo la sua scomparsa. Non soffocare i ricordi. Cerca di concentrarti sugli aspetti positivi che hanno caratterizzato la vostra relazione. Probabilmente riaffiorerà la tristezza, ma riuscirai anche a trarre gioia e piacere ricordando ciò che rendeva la persona estinta così speciale ai tuoi occhi. Non pensare che tu debba evitare i ricordi e gli oggetti della persona cara. Tenere un suo souvenir o una sua foto potrebbe essere salutare e utile.

Prendi atto che la perdita ti ha reso diverso

“Superare” il lutto è un obiettivo comune, ma l’elaborazione del lutto è più complicata. La perdita ti cambia ed è importante esserne consapevoli. Non “superi” il lutto, ma puoi continuare a vivere in modo tale da rendere omaggio al defunto e al tuo futuro.

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Accetta di essere sconvolto

Quando apprendi la notizia della scomparsa di una persona cara, puoi subire uno shock – la mente e il corpo si bloccano nel tentativo di evitare di essere sopraffatti completamente. Potresti essere incredula di fronte alla morte. Ciò è normale.

Accetta il rifiuto

Il rifiuto è la modalità con cui il corpo e la mente spesso reagiscono allo shock di una perdita e ci permette di non essere assaliti da tutte le emozioni e le reazioni fisiche causate da un’esperienza devastante. Potresti stentare a credere che la persona amata sia scomparsa, però lentamente ti ritroverai ad accettare la realtà dei fatti. Se continui a ripeterti “Questo non può succedere a me”, stai sperimentando il rifiuto. Lentamente riuscirai a venire a termini con ciò che è successo e a superare questa dura prova. Sappi che potresti essere arrabbiata con il tuo Dio, con i medici e perfino con te stessa, perché credi di non aver fatto abbastanza per evitare la perdita. La rabbia è un’emozione facilmente riconoscibile ed è più semplice da controllare rispetto ad altre emozioni. Essa può essere diretta verso una determinata persona, un evento o un oggetto. È importante riconoscere che la rabbia scaturisce dal lutto e che stai canalizzando il dolore verso qualcosa di più tangibile. Potresti anche sentirti in colpa, particolarmente quando riconosci di essere arrabbiato con qualcuno che non ha alcuna responsabilità per quanto è accaduto. Potresti anche essere arrabbiato perché ti senti colpevole. Sappi soltanto che questi sentimenti si placheranno man mano che elaborerai il tuo lutto.

Permetti a te stesso di essere molto triste

Potresti ritrovarti a piangere per tutto il tempo oppure a riflettere spesso su ciò che è successo. Potresti sentirti vuota o depressa. Come accade per qualsiasi altra emozione, anche la tristezza si placherà, sebbene sia naturale ricordare la persona estinta e sentirsi tristi, anche a distanza di molti anni. L’elaborazione del lutto è differente dal lutto complicato o dalla depressione clinica. Perfino durante il processo di elaborazione del lutto riuscirai a sorridere e a tenerti su di morale, anche se soltanto per un attimo. Continuerai a vivere la tua vita, nonostante la tua sofferenza. Se sei clinicamente depressa oppure stai sperimentando il lutto complicato, non riuscirai a trarre la benché minima gioia da qualsiasi cosa, anche a distanza di tempo. Non sarai in grado di accettare la perdita e di svolgere le normali attività quotidiane e pertanto ti sentirai disperata. Se ti rispecchi in queste ultime caratteristiche, rivolgiti a uno psicoterapeuta. Sappi che a un certo punto potresti trovarti di fronte a strani meccanismi del pensiero, iniziando a pensare a che cosa sarebbe accaduto se i fatti si fossero svolti diversamente e che cosa saresti disposta a fare per cambiare il corso degli eventi. Potresti ritrovarti a pensare “Non litigherei mai più con mio marito se soltanto ritornasse da me”. In tal caso confrontati con qualcuno, distraiti, o semplicemente ricordati che hai fatto tutto ciò che era nelle tue possibilità. Cerca l’accettazione dentro di te. Accettazione non significa essere ‘felice’ per quello che è successo, ma semplicemente accettare la situazione. Andrai avanti e ti godrai la vita, pur sapendo di non avere più accanto la persona o la cosa che amavi. Inizierai a fare progetti, a guardare al futuro e a ritrovare il senso di pace interiore. Potresti avvertire un senso di colpa perché stai andando avanti con la tua vita, ma sappi che la persona estinta vuole che tu sia felice ed è contenta della vita che conduci. È normale sentirsi soli e isolati dopo una perdita. Circondati di persone, cose e luoghi che ti rendano felice per evitare di isolarti ulteriormente. Perfino fingere di sorridere può aiutarti a sentirti meglio.

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Differenza tra cheratosi e melanoma

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Un nevo sospetto

Cheratosi

Con “cheratosi cutanea” o – più semplicemente “cheratosi” – in medicina si indica una alterazione della pelle, caratterizzata da un ispessimento dello strato corneo dell’epidermide. A causa di tale ispessimento, il tessuto interessato da cheratosi raggiunge un livello sopraelevato rispetto alla cute circostante, dal colorito bruno-grigiastro e dall’aspetto verrucoso. La cheratosi è solitamente coperta da una grossa crosta grassa di facile asportazione. Le cheratosi si differenziano in congenite e secondarie:

  • cheratosi primarie: sono dovute ad “ittiosi”, un ampio ed eterogeneo gruppo di disordini della cheratinizzazione che fanno apparire la pelle come fosse coperta da squame, screpolata ed inspessita. Con l’eccezione delle ittiosi acquisite si tratta di genodermatosi, ossia disordini della pelle dipendenti da fattori genetici.
  • cheratosi secondarie a micosi: causate appunto da infezioni da funghi patogeni;
  • cheratosi secondarie ad eczemi: causate da una reazione dermica infiammatoria (dermatite) pruriginosa ma non infettiva.

Le lesioni cheratosiche compaiono solitamente su volto, dorso e mani di individui anziani con cute seborroica, determinando la cheratosi seborroica. La cheratosi attinica interessa soprattutto gli anziani o che si espone molto alle radiazioni solari. E’ una lesione benigna. Da sottolineare, invece, anche l’alta percentuale di riscontro tra marinai e contadini che, per doveri professionali, sono soggetti a lungo all’azione radiativa del sole con conseguente cheratosi solare. A causa di una possibile degenerazione del fenomeno in corni cutanei o epiteliomi, la cheratosi dev’essere asportata chirurgicamente e seguita da un esame istologico per verificare lo stato del tessuto. Se la cheratosi non si è evoluta in una lesione cancerosa, la prognosi è molto buona.

Melanoma

Il melanoma è un tumore maligno che origina dal melanocita, una cellula preposta alla sintesi della melanina, un pigmento scuro responsabile parzialmente del colore della pelle. Il melanoma NON insorge solo sulla pelle, bensì può insorgere anche in tutti i distretti corporei in cui sono normalmente presenti i melanociti (mucose, meningi ed uvea). Il melanoma cutaneo, quello più importante al fine di questo articolo, è uno dei principali tumori che insorgono in giovane età ed è estremamente aggressivo e pericoloso, inoltre è interessante notare il fatto che nelle donne insorga più comunemente sulle gambe mentre negli uomini più spesso sul dorso. Con oltre 50 mila decessi causati ogni anni, il melanoma – sebbene sia uno dei tumori della cute meno frequente – si colloca sicuramente come il più aggressivo tra questi, soprattutto se non viene diagnosticato nelle fasi iniziali. Esso provoca la maggioranza (75%) dei decessi legati ai tumori della pelle, inoltre rappresenta la causa principale di morte nelle giovani donne (al di sotto dei 30 anni). Rispetto alla cheratosi, la prognosi del melanoma è decisamente peggiore, specie se negli stadi più avanzati.

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Cause di cheratosi

Le cause possibili di cheratosi sono molto varie: una cheratosi può insorgere a seguito di un’eccessiva esposizione ai raggi solari oppure può essere determinata dai fisiologici processi di invecchiamento del tessuto cutaneo. Talvolta si sviluppa in seguito a esposizione a radiazioni ionizzanti oppure dopo l’assunzione prolungata di farmaci a base di arsenico. Come già prima anticipato, alcune forme di cheratosi sono secondarie ad infezioni fungine cutanee o a eczemi oppure dipendono da alterazioni di tipo congenito (è per esempio il caso dell’ittiosi). Alcune forme sono dette “idiopatiche” avendo eziologia (cioè causa) sconosciuta.

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Cause di Melanoma

Le principali cause e fattori di rischio di melanoma sono le mutazioni di alcuni geni (p16, c-kit, EGFR, bFGF, IL-8, fibronectina ed altri geni). La maggior parte di queste mutazioni è presente nel cromosoma 9. Altro fattore di rischio sono l’appartenere al gruppo dei fenotipi chiari (capelli biondi o rossi, pelle chiara e/o con lentiggini ed occhi chiari) mentre l’appartenere a fototipo scuro è un fattore protettivo.
Tra i fattori di rischio – parimenti a quanto avviene nelle cheratosi – il ruolo più importante è giocato sicuramente dalle radiazioni solari, da cui l’importanza della prevenzione e protezione durante l’esposizione al sole (specialmente nei soggetti più giovani e con fototipo chiaro). I raggi ultravioletti contribuiscono allo sviluppo del tumore, benché possa insorgere in qualunque distretto corporeo anche non irraggiato. Oltre alla eccessiva o precoce esposizione a intensa luce solare, altri fattori di rischio sono l’immunosoppressione, l’uso frequente di lampade abbronzanti ad UV, la presenza di molteplici precedenti lesioni cutanee.

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Sintomi della cheratosi

sintomi della cheratosi devono essere descritti in base alla tipologia. Le cheratosi solari sono delle lesioni asintomatiche, anche se in certi casi possono provocare prurito. Non è detto che possa per forza evolversi in una lesione maligna. E’ una condizione abbastanza comune, soprattutto nei soggetti con pelle chiara, che hanno superato i 40 anni, con un’incidenza maggiore in chi ha più di 60 anni d’età (cheratosi senile). Nella seborroica la lesione può essere modificata a causa di irritazioni e questo può provocare anche sanguinamento e rossore. Sono in genere delle macchie marroni o brunastre e le zone colpite tendono a desquamarsi e a formare delle piccole croste multiple, che possono staccarsi facilmente. In genere non evolvono mai in forme tumorali maligne. Le cheratosi seborroiche somigliano per molti versi alle verruche, infatti alcune volte vengono definite verruche seborroiche. La cheratosi pilare ha un aspetto papulare e puntiforme e le lesioni si presentano soprattutto in inverno, mentre la patologia tende a migliorare con l’avvicinarsi dell’estate. Non necessariamente la cheratosi aumenta le sue dimensioni, al contrario del melanoma.

Sintomi del melanoma

Il melanoma è difficile da diagnosticare precocemente a meno che il soggetto non si sottoponga a frequenti dermatoscopie (cosa consigliata nei soggetti a rischio). Il melanoma si manifesta generalmente come una neoformazione singola scura, con tonalità diverse di colore, con margini frastagliati e superficie “piallata”: se notate la comparsa di questo tipo di formazione, bisogna sempre sospettare la presenza di melanoma ed agire rapidamente di conseguenza. Le caratteristiche del melanoma sono descritte nel “ABCDE”:

  • Asimmetria. I melanomi sono di solito asimmetrici, con metà della macchia cutanea più grande dell’altra.
  • Bordi. I bordi del melanoma sono irregolari a carta geografica, al contrario di quelli dei nei.
  • Colore. Spesso il melanoma è policromo ovvero presenta colori diversi come nero, bruno, rosso e rosa.
  • Dimensione. Una lesione cutanea sospetta, di diametro superiore ai 7 millimetri deve essere verificata da uno specialista.
  • Evoluzione. La lesione cutanea che tende a modificare la propria forma, colore e superficie è da ritenersi sospetta e da verificare.

Non tutte queste caratteristiche sono necessariamente presenti in contemporanea. Per approfondire, leggi anche:

Cure naturali e mediche della cheratosi

Le cure per la cheratosi variano a seconda del tipo di fenomeno. Quando la lesione è circoscritta si può provare ad asportarla con la laserchirurgia, la crioterapia o la diatermocoagulazione. Ci sono anche dei preparati farmacologici che possono essere somministrati a livello topico. Per le cheratosi seborroiche non occorrono trattamenti particolari. L’asportazione chirurgica avviene soltanto per motivi estetici. Nemmeno la forma pilare è pericolosa per il soggetto colpito, a parte i danni causati a livello estetico. In alcuni casi si trova giovamento usando rimedi naturali, come creme idratanti o a lozioni con acido lattico. Queste ultime costituiscono anche i rimedi per le cheratosi pilari, mentre per quelle solari non vi sono altri suggerimenti, se non la rimozione chirurgica. Qualcosa, invece, si può fare per la cheratosi seborroica. In generale possono essere utili degli impacchi freddi nella zona colpita, per ridurre l’irritazione. Sotto trattamento medico, si può usare anche l’azoto liquido, che serve a congelare la zona affetta e a distruggere le cellule della verruca. Si crea una sorta di crosta superficiale, che si stacca dopo alcuni giorni. Possono essere utili, nel caso della forma seborroica, degli integratori di vitamina D, che svolge un’azione fondamentale per la salute della pelle.

Cura del melanoma

Le terapie sono diversificate in base allo stadio di progressione del tumore:

  • se il tumore è nelle prime fasi si pratica una biopsia escissionale con radicalizzazione;
  • nelle fasi intermedie si procede varie metodologie, tra cui biopsia, scintigrafia, asportazione del linfonodo sentinella, immunoterapia ed eventuale terapia adiuvante per ridurre il rischio di recidive locali ed aumentare le possibilità di sopravvivenza del paziente.
  • nel melanoma metastatico e delle recidive, alle precedenti terapie si associa l’approccio loco-regionale (che si focalizza nella rimozione chirurgica dei tessuti che contribuiscono alla malattia), chemioterapia e, in alcuni casi, altri trattamenti palliativi.

La cheratosi solare della pelle è pericolosa?

La cheratosi attinica (anche chiamata “solare”) solitamente è innocua, pur essendo essere fastidiosa e antiestetica, tuttavia può diventare pericolosa, perché può evolversi verso un cancro della pelle:

  • Spinalioma o (carcinoma a cellule squamose),
  • Basalioma (carcinoma basocellulare).

Evoluzione della cheratosi:

  • nel 26% dei casi la cheratosi regredisce da sola;
  • il rischio di carcinoma di cellule squamose che avvengono in un paziente con più di dieci aree con cheratosi solare è di circa il 10-15%.

Riconoscere uno spinalioma

Il cancro a cellule squamose:

  • nella fase iniziale si presenta come una papula o un piccolo nodulo rosa- rosso con margini irregolari;
  • nella fase avanzata è una grossa placca o nodulo irregolare, ulcerato e assomiglia spesso ad un cratere di un vulcano sulla pelle.

Cheratosi: quando andare subito dal medico?

Se la cheratosi solare diventa ispessita o ulcerata bisogna recarsi al più presto dal medico per un controllo.

Immagini di cheratosi

In questa galleria potete vedere immagini con vari tipi di cheratosi:

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Metodi infallibili per capire se una persona ti sta mentendo

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Individuare le bugie nel viso e negli occhi

Cerca le microespressioni 

Sono quelle espressioni facciali che compaiono sul volto di una persona per una frazione di secondo e rivelano le sue vere emozioni, sotto il velo di menzogna. Alcune persone riescono a riconoscerle naturalmente, ma tutti possono imparare a individuarle. Di solito, le persone che mentono mostrano microespressioni di disagio, caratterizzate dalle sopracciglia che si alzano verso il centro della fronte, provocando la comparsa di rughe.

Nota se la persona si tocca il naso o si copre la bocca

Le persone hanno la tendenza a toccarsi di più il naso quando mentono. Questo forse è dovuto alla scarica di adrenalina nei capillari del naso, che provoca prurito. Chi mente, spesso si copre la bocca con le mani oppure le tiene vicine a essa, come se volesse nascondere le bugie che sta per dire. Se la bocca del tuo interlocutore sembra tesa e le sue labbra sono arricciate, probabilmente è nervoso.

Nota i movimenti degli occhi della persona

Spesso puoi capire se una persona sta cercando di ricordare o inventare qualcosa sulla base dei suoi movimenti degli occhi. Quando ricordiamo un dettaglio, i nostri occhi si muovono in alto e a sinistra; quando invece inventiamo qualcosa, gli occhi si muovono in alto e a destra (per i mancini vale l’opposto). Le persone hanno anche la tendenza a sbattere le palpebre più rapidamente quando mentono. Un altro segnale di falsità, più comune negli uomini che nelle donne, è strofinarsi gli occhi. Osserva le palpebre: quando una persona vede o sente qualcosa con cui non è d’accordo, spesso chiude le palpebre più a lungo di quanto fa normalmente. Questo può essere un cambiamento quasi impercettibile, perciò devi conoscere le abitudini di chi stai esaminando per fare un confronto accurato. Se porta le mani o le dita agli occhi, probabilmente è un altro segnale che sta cercando di “bloccare” la verità. Fai attenzione quando cerchi di valutare la veridicità di un’affermazione sulla base dei soli movimenti degli occhi. Degli studi scientifici recenti hanno fatto emergere dei dubbi sull’ipotesi che guardare in una direzione specifica sia un chiaro indicatore di una menzogna. Molti scienziati ritengono che la direzione degli occhi sia un segnale poco rilevante dal punto di vista statistico per stabilire la sincerità di un’affermazione

Non usare il contatto visivo o la mancanza di esso come unico indicatore per riconoscere una bugia

Contrariamente a quanto si crede, i bugiardi non evitano sempre il contatto visivo. Le persone possono distogliere lo sguardo naturalmente e osservare oggetti inanimati per riuscire a concentrarsi e ricordare. Un bugiardo potrebbe guardarti volontariamente negli occhi per sembrare più sincero; è possibile allenarsi in questa tecnica fino a superare ogni disagio e usarla come metodo per “provare” di dire la verità. In effetti, è stato dimostrato che alcuni bugiardi hanno la tendenza a guardare di più le persone negli occhi, consci del fatto che gli investigatori considerano spesso la mancanza di contatto visivo come segnale sospetto. Per questo, devi considerare che una persona che distoglie lo sguardo sta semplicemente dimostrando il proprio disagio perché deve rispondere a una domanda difficile.

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Individuare le bugie nelle risposte verbali

Fai attenzione alla voce della persona

Si tratta di un buon indicatore di sincerità. Il tuo interlocutore potrebbe incominciare improvvisamente a esprimersi più rapidamente o più lentamente del normale, oppure la tensione potrebbe portarlo ad alzare il tono o a parlare in modo incerto. Anche chi balbetta o si mangia le parole potrebbe mentire.

Fai attenzione ai dettagli esagerati

Nota se una persona ti sembra raccontare troppi particolari, specie se non li hai richiesti e specie se lo fa in modo rapido e concitato. Troppi dettagli possono indicare quanto una persona desideri disperatamente farti credere a ciò che dice, specie se normalmente è molto “povera” di descrizioni approfondite. Sia raccontare pochi particolari evasivi, che raccontarne troppi e iper-particolareggiati… è sospetto.

Considera le reazioni emotive impulsive

Il tempismo e la durata di una reazione sono spesso fuori luogo quando una persona mente. Questo perché ha provato già la sua risposta (o si aspetta di ricevere domande) oppure perché è disposta a dire qualunque cosa pur di riempire il silenzio. Se poni una domanda a qualcuno e la sua risposta arriva appena hai finito di parlare, c’è la possibilità che stia mentendo. Questo perché i bugiardi spesso provano in anticipo le loro risposte o pensano già a cosa dire per levarsi un peso. Un altro segno rivelatore è l’omissione di particolari rilevanti sui tempi, ad esempio: “Sono andato al lavoro alle 8:00 e quando sono tornato a casa alle 17:00, l’ho trovato morto”. In questo esempio, tutto ciò che è accaduto tra le azioni descritte è stato tralasciato.

Fai molta attenzione alla reazione di una persona alle tue domande

Chi dice la verità non sente il bisogno di difendersi, perché non ha niente da nascondere. Chi mente, invece, può provare a compensare per il proprio inganno andando all’attacco, deviando la discussione o usando altre tattiche di stallo. Chi è sincero spesso risponde con spiegazioni ancora più dettagliate alle espressioni di incredulità di chi ascolta la sua storia. Chi invece cerca di ingannare non è pronto a rivelare molto altro, ma continua a ripetere ciò che ha già detto. Ascolta e cerca delle brevi esitazioni nelle risposte. Una risposta sincera arriva rapida alla memoria. Le bugie richiedono una veloce revisione mentale delle altre menzogne che sono state dette per evitare incongruenze e inventare nuovi dettagli. Nota che quando le persone guardano verso l’alto per ricordare, non significa che stanno mentendo — può essere il loro istinto naturale.

Fai attenzione all’uso delle parole del tuo interlocutore

Le espressioni verbali possono darti degli indizi per capire se una persona sta mentendo. Questi indizi includono:

  • Ripetere le tue esatte parole quando risponde a una domanda.
  • Tattiche di stallo, come chiedere che una domanda sia ripetuta. Altre strategie includono dire che si tratta di un’ottima domanda, usare parole e frasi come “In pratica…” o “Ciò che è accaduto è…”, dire che non è possibile rispondere alla domanda con un semplice sì o no, oppure risposte conflittuali quali “Dipende da cosa intendi per X” oppure “Dove hai saputo questa informazione?”.
  • Evitare di usare abbreviazioni e scandire con freddezza ogni parola. Questi sono tentativi da parte del bugiardo di far capire chiaramente, oltre ogni dubbio, ciò che sta dicendo.
  • Pronunciare frasi convolute che non hanno senso; i bugiardi spesso si fermano a metà delle frasi, ripartono e non finiscono i concetti che esprimono.
  • Usare l’umorismo e il sarcasmo per evitare l’argomento.
  • Usare frasi come “A essere sincero”, “Francamente”, “Per essere del tutto sincero”, “Sono stato educato a non mentire mai”, ecc. Queste espressioni possono essere segnali di malizia.
  • Rispondere troppo rapidamente con un’affermazione negativa. Ad esempio rispondere a “Hai lavato male queste tazzine?” con “No, non ho lavato male quelle tazzine”, come tentativo di evitare di ritardare la propria difesa.

Nota quando una persona ripete delle frasi

Se il sospetto usa quasi sempre le stesse parole, probabilmente sta mentendo. Quando qualcuno inventa una bugia, spesso cerca di ricordare una frase che sembri convincente. Quando gli sarà chiesto di spiegare nuovamente la situazione, il bugiardo userà ancora la stessa frase “convincente”.

Nota i salti a metà di una frase

Questo avviene quando un astuto bugiardo tenta di distogliere l’attenzione da sé interrompendosi a metà di una frase e parlando di qualcos’altro. Il tuo interlocutore potrebbe cercare di cambiare argomento in questo modo intelligente: “Stavo andando — ehi, hai un nuovo taglio di capelli?” Fai particolare attenzione ai complimenti. I bugiardi sanno che le persone reagiscono bene ai complimenti e che spesso grazie ad essi possono evitare un interrogatorio. Fai attenzione a chi ti rivolge un apprezzamento inatteso.

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Individuare le bugie grazie al linguaggio non verbale

Controlla la sudorazione

Le persone hanno la tendenza a sudare di più quando mentono. In effetti, la misurazione del sudore prodotto è uno dei segnali rilevati dal test del poligrafo (la “macchina della verità” che si vede in molti film) per determinare se una persona sta mentendo. Considera però che, se preso da solo, questo fattore non è un segnale inequivocabile di una bugia. Alcune persone possono iniziare a sudare molto perché sono nervose, sono timide o soffrono di altre condizioni che le portano a sudare più del normale. Si tratta di un indicatore da valutare insieme a molti altri segnali, come tremolio, arrossamento e difficoltà a deglutire

Osserva quando la persona annuisce

Se il tuo interlocutore annuisce o scuote la testa in contrasto con ciò che sta dicendo, questo può essere un segnale rivelatore. Questo particolare comportamento è detto “incongruenza”. Ad esempio, potrebbe dire “Ho pulito quelle tazzine benissimo” mentre scuote la testa, rivelando che in realtà quelle tazzine sono state appena sciacquate. Solo le persone bene addestrate sono in grado di evitare questo errore inconscio e tale risposta fisica rivela spesso la verità. Inoltre, una persona potrebbe esitare prima di annuire quando risponde. Chi dice la verità spesso annuisce per sostenere la propria affermazione nello stesso momento in cui la pronuncia; chi cerca di ingannarti, invece, può esitare.

Fai attenzione ai movimenti delle mani

Spesso chi mente giocherella con il proprio corpo o con oggetti casuali intorno a sé. Questo comportamento nasce dalle energie nervose prodotte dalla paura di essere scoperti. Per rilasciare questa tensione, i bugiardi spesso toccano la propria sedia, un fazzoletto o una parte del corpo.

Osserva il livello di imitazione

Le persone hanno la tendenza naturale a imitare i comportamenti di coloro con i quali interagiscono. Si tratta di un modo per stabilire un rapporto e dimostrare il proprio interesse. Quando una persona mente, potrebbe smettere di imitarti perché si sta concentrando sul creare una realtà fittizia. Ecco alcuni esempi di questo atteggiamento che possono suggerirti che qualcosa non va:

  • Inclinarsi indietro. Quando una persona dice la verità o non ha niente da nascondere, spesso si sporge verso chi la ascolta. Un bugiardo, invece, resta spesso seduto indietro, perché non vuole rivelare più informazioni di quanto sia necessario. Inclinarsi indietro può anche indicare disprezzo o disinteresse. La persona vuole uscire dalla situazione in cui si trova.
  • Le persone che dicono la verità spesso imitano i movimenti della testa e i gesti del corpo di chi li ascolta, per creare un legame; invece, chi cerca di ingannarti potrebbe essere riluttante a farlo, perciò, se noti questo particolare, il tuo interlocutore forse cerca di nascondere qualcosa. Potresti persino notare un’azione volontaria per spostare una mano in una certa posizione o per girarsi in un’altra direzione.

Osserva la gola della persona

Chi mente prova spesso a lubrificare la gola deglutendo, ingoiando la saliva o schiarendosi la voce. Il nervosismo stimola la produzione di adrenalina, che provoca un aumento della salivazione. Quando la persona sente troppa saliva in bocca, potrebbe deglutire. Quando la saliva non è più così abbondante, potrebbe schiarirsi la voce.

Controlla la respirazione della persona

Chi mente ha la tendenza a respirare velocemente, con una serie di brevi respiri seguiti da uno più profondo. Può anche avere la bocca secca (e per questo schiarirsi la voce), perché si sente stressato, ha il battito cardiaco accelerato e, di conseguenza, ha bisogno di più aria nei polmoni.

Nota i movimenti di altre parti del corpo

Osserva le mani, le braccia e le gambe della persona. In una situazione rilassata, le persone si sentono a proprio agio e riempiono molto spazio con movimenti ampi di braccia e mani, oppure allargando le gambe. Chi mente invece ha la tendenza a compiere movimenti limitati, rigidi e vicini al corpo. Potrebbe toccarsi il volto, le orecchie o la nuca con le mani. Le braccia conserte, le gambe incrociate e la mancanza di movimenti delle mani sono segnali di una persona che non vuole rivelare informazioni. I bugiardi spesso evitano di gesticolare con le mani come fanno normalmente. Con alcune eccezioni, quasi tutti i bugiardi evitano di indicare, di esporre i palmi aperti e di unire le dita a triangolo, ecc. Controlla le nocche. I bugiardi che stanno fermi spesso stringono i lati della propria sedia o un altro oggetto fino a far diventare bianche le nocche, senza neppure rendersene conto. I bugiardi spesso sistemano il proprio aspetto, ad esempio giocando con i capelli, aggiustandosi la cravatta o toccando nervosamente la manica della camicia. Due eccezioni da ricordare:

  • I bugiardi possono tenere volontariamente una postura rilassata per apparire a proprio agio. Sbadigliare e mostrarsi annoiati possono essere segnali di una persona che cerca di essere troppo naturale per nascondere la verità. Solo perché una persona sembra rilassata, non significa che non stia mentendo.
  • Ricorda che questi segnali possono indicare nervosismo e non malizia. Non sempre il tuo interlocutore è agitato perché sta mentendo.

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Individuare le bugie con un “interrogatorio”

Non farti trarre in inganno

Pur se è possibile capire quando una persona mente o è disonesta, partiamo dal fatto che però è anche possibile vedere un inganno dove questo non è presente. Molti fattori possono dare l’impressione che una persona stia mentendo, quando, in realtà, i segnali che vedi possono essere provocati da imbarazzo, timidezza, vergogna o senso di inferiorità. Chi è sotto stress può spesso sembrare un bugiardo, perché alcune manifestazioni della tensione imitano gli indicatori delle menzogne. Per questa ragione è importante formulare la propria valutazione sulla sincerità di una persona su una serie di comportamenti ingannevoli e non su un solo segnale rivelatore.

Considera il contesto

Quando analizzi il linguaggio del corpo, le risposte verbali e gli altri segnali che indicano che una persona sta mentendo, valuta i seguenti fattori:

  • La persona è generalmente stressata, non solo a causa della situazione in cui si trova?
  • Sono coinvolti dei fattori culturali? Forse il comportamento della persona è appropriato in una cultura, ma è considerato disonesto in un’altra.
  • Hai dei pregiudizi nei confronti della persona? Vuoi che questa persona menta? Fai attenzione a non cadere in questa trappola!
  • La persona ha dei precedenti di disonestà? Ha esperienza nel mentire?
  • La persona ha un buon motivo per mentire?
  • Sei abile nell’individuare le bugie? Hai considerato l’intero contesto e non ti sei focalizzato solo su uno o due possibili indicatori

Trova il tempo per stabilire un rapporto con il presunto bugiardo e per creare un’atmosfera rilassata

Per farlo, non dare l’impressione di avere dei sospetti nei suoi confronti e impegnati a imitare il suo linguaggio del corpo e il suo ritmo di conversazione. Quando gli fai delle domande, comportati in modo comprensivo e non aggressivo. Questo approccio ti aiuterà a far abbassare la guardia al tuo interlocutore e a interpretare con più chiarezza i suoi comportamenti.

Stabilisci un riferimento di base

Devi capire come si comporta una persona quando non mente; questo ti sarà utile per capire se il tuo interlocutore si comporta in modo diverso da come fa normalmente. Inizia facendo la sua conoscenza e continua da lì – le persone spesso rispondono con sincerità alle domande semplici su di loro. Se conosci già la persona con cui stai parlando, per creare un riferimento puoi porle delle domande di cui sai già la risposta.

Impara a individuare i tentativi di deviazione

Di solito, quando una persona mente, racconta storie vere, ma che non rispondono direttamente alla tua domanda. Se la risposta del tuo interlocutore alla domanda “Hai mai picchiato tua moglie?” è “Amo mio moglie, perché dovrei picchiarla?”, il sospetto sta tecnicamente dicendo la verità, ma sta evitando di rispondere alla tua domanda originaria. Questo può indicare che sta mentendo o che sta cercando di nascondere la verità.

Chiedi alla persona di ripetere la sua versione dei fatti da capo

Se non sei sicuro che qualcuno sia sincero, chiedigli di ripetere la sua storia molte volte. È difficile tenere traccia delle informazioni inventate: durante la ripetizione della storia, un bugiardo spesso dice qualcosa di incoerente, di falso o che rivela il suo inganno. Chiedi alla persona di raccontare la sua storia al contrario. Questo è molto difficile da fare, soprattutto quando è importante non perdere dei dettagli. Persino un bugiardo professionista può avere difficoltà a non tradirsi.

Osserva il presunto bugiardo con uno sguardo incredulo

Se sta mentendo, in breve tempo si sentirà a disagio. Se invece ti sta dicendo la verità, spesso proverà rabbia o frustrazione (terrà le labbra unite, le sopracciglia abbassate, le palpebre superiori tese e abbassate).

Usa il silenzio

È molto difficile per un bugiardo evitare di riempire il silenzio. Vuole convincerti che le menzogne che ha detto sono vere; non parlando non gli permetti di capire se hai abboccato alla sua storia. Essendo paziente e restando in silenzio, spingerai molte persone disoneste a parlare, aggiungendo dettagli alla propria storia e magari tradendosi, senza neppure dover fare alcuna domanda! I bugiardi cercano di capire se credi a ciò che hanno detto. Se non mostrerai alcun segnale degno di nota, li metterai a disagio. Le persone più brave ad ascoltare evitano di interrompere il proprio interlocutore, un’ottima tecnica per lasciare che lui racconti tutta la sua storia. Esercitati a non interrompere gli altri se hai la tendenza a farlo; questo ti aiuterà non solo a individuare le menzogne, ma anche a migliorare le tue capacità di ascolto.

Approfondisci quanto viene detto

Se ne hai la possibilità, controlla la veridicità di ciò che sostiene il bugiardo. Un abile bugiardo può inventare delle ragioni per le quali non dovresti parlare con la persona che può confermare o negare la sua storia. Probabilmente anche quelle sono menzogne, perciò può valere la pena di superare la tua riluttanza e chiedere informazioni alla persona in questione. Dovresti controllare sempre tutti i fatti che puoi verificare.

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Consigli per smascherare i bugiardi

  • Guarda programmi televisivi come il telefilm Lie to Me per fare pratica, può sembrare un consiglio stupido ma non lo è affatto visto che alcune tecniche usate dal protagonista sono vere tecniche psicologiche.
  • Fidati del tuo istinto ma non lasciarti irrazionalmente trascinare da ipotetiche ed improbabili idee istintive.
  • Dovresti controllare se ciò che ti viene detto ha senso. Chi mente spesso si sente nervoso e inventa storie prive di una coerenza logica. Anche chi rivela troppi dettagli può mentire. Chiedi al tuo interlocutore di ripetere più volte la sua storia e assicurati che mantenga una coerenza accettabile.
  • Non dubitare se non ne sei sicuro: potresti rovinare un rapporto per nulla di concreto.
  • Meglio conosci una persona, più diventerai bravo a riconoscere il suo modo di pensare e meglio riuscirai a individuare le sue bugie.
  • I bugiardi possono usare gli oggetti intorno a loro per ispirarsi ad aggiungere dettagli alle loro bugie. Per esempio, se c’è una penna sul tavolo, questa persona potrebbe inserirla nella storia.
  • Chi mente spesso cambia argomento o fa dell’ironia. Può anche assumere un atteggiamento difensivo, distogliere lo sguardo da te oppure provare a convincerti guardandoti dritto negli occhi. In alcuni casi comincerà a farti domande per distrarti. Alcuni sono bugiardi davvero abili e non mostrano alcun segno rivelatore; in questi casi puoi fare affidamento solo al tuo istinto.
  • Alcuni comportamenti tipici di un bugiardo possono coincidere con quelli di una persona che, in realtà, non sta mentendo. Le persone nervose, timide, spaventate o soggette ai sensi di colpa sono molto sensibili alla pressione e hanno un grande senso di onestà e giustizia. Di conseguenza, sebbene possa sembrare che stiano mentendo, sono solo sotto shock.
  • Se pensi che una persona stia mentendo, chiedile maggiori dettagli. Se lei esita o si tocca il volto, potrebbe mentire!
  • Alcune persone hanno la reputazione di mentire. Ricordalo, ma non lasciare che i pregiudizi offuschino la tua valutazione. Le persone possono cambiare e dovresti sempre concedere a chi ha sbagliato in passato la possibilità di voltare pagina. La reputazione precedente non è tutto — così come i segnali dati da una persona che mente, devi considerare sempre tutto il contesto, caso per caso. Troppo spesso a chi ha una reputazione di disonestà sono attribuite le colpe di altri.
  • È più facile capire se sta mentendo una persona che conosci bene.
  • La maggior parte delle persone dice spesso la verità e preferisce che la propria reputazione si basi sui fatti. I bugiardi tendono invece a creare da soli la propria reputazione per sembrare più credibili o desiderabili di quello che siano davvero.
  • Alcune persone sono semplicemente timide; non mentono quando giocano nervosamente con le dita e non ti guardano negli occhi. Considera sempre questa possibilità.
  • Alcune persone sono esperte bugiarde, riescono a inventare storie perfettamente credibili e impeccabili. In realtà, i nostri ricordi sono restaurati un po’ ogni volta che li raccontiamo di nuovo, quindi aggiungere particolari per ingannare se stessi non è così raro.
  • I bugiardi non parlano molto. Se chiedessi: “Sei stato tu?”, risponderebbero con un semplice sì o no. Fai attenzione.

Avvertenze per non scambiare gli “onesti” per “bugiardi”!

  • Alcune persone non perdono il contatto visivo con l’interlocutore solo perché si sono allenate a farlo o perché pensano che sia segno di cortesia.
  • Fai attenzione a quanto spesso valuti l’onestà degli altri. Se cerchi sempre di scoprire le bugie, le persone potrebbero evitarti per paura di subire un interrogatorio. Essere aggressivo e sospettare di tutti non significa essere vigile — è un segnale di mancanza di fiducia ossessiva nel prossimo.
  • Il linguaggio del corpo è un indicatore ma non un fatto. Non punire qualcuno solo perché i movimenti del suo corpo non coincidono con le sue parole. Cerca sempre delle prove prima di trarre conclusioni. Se da un lato hai il diritto di sentirti tradito o ferito, dall’altro non ti conviene gridare allo scandalo. Essere sempre alla ricerca di bugie, stare sulla difensiva e sospettare di tutti sono tendenze che dimostrano una mancanza ossessiva di fiducia nei confronti del prossimo.
  • Un sorriso forzato indica che il tuo interlocutore sta cercando di fare una buona impressione su di te e mostrarti rispetto.
  • Alcune persone hanno spesso la gola secca e deglutiscono in modo spontaneo o si schiariscono la gola spesso.
  • Alcune persone giocano nervosamente con le dita quando devono andare in bagno o hanno troppo caldo o troppo freddo.
  • Esistono studi che dimostrano che gli interrogatori dei sospetti dovrebbero sempre essere effettuati nella lingua madre dell’imputato poiché, quando si parla un idioma straniero, non si hanno le stesse reazioni, sia dal punto di vista dei termini pronunciati che da quello del linguaggio del corpo.
  • Considera le disabilità del tuo interlocutore. Una persona disabile interagisce in modo diverso, perciò non utilizzare gli standard che cerchi nelle altre persone per valutare il suo comportamento. Scopri che atteggiamento ha normalmente e cerca di notare dei cambiamenti. Non accusare mai queste persone se non sei assolutamente certe che stiano mentendo.
  • Le persone autistiche (incluse coloro che soffrono della sindrome di Asperger) possono giocherellare ed evitare il contatto visivo come parte del loro linguaggio del corpo.
  • L’ansia (in particolare l’ansia sociale e il disturbo da stress post-traumatico) può dare l’impressione che una persona stia mentendo; chi soffre di questo problema evita il contatto visivo, rifugge le persone ed è nervoso.
  • Le persone non udenti o dall’udito molto debole devono guardarti le labbra e non gli occhi per capire ciò che dici.
  • I sintomi del disturbo bipolare (disturbo maniaco-depressivo) includono la locuzione accelerata durante un episodio maniacale.

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Cheratosi cutanea: cause, tipi, immagini e cure naturali e mediche

Con “cheratosi cutanea” o – più semplicemente “cheratosi” – in medicina si indica una alterazione della pelle, caratterizzata da un ispessimento Continua a leggere

Il tuo cane ti aiuta a mantenerti in salute ed in forma

MEDICINA ONLINE SINDROME DEL CUORE INFRANTO CARDIOMIOPATIA TSKOTSUBO CANE CANI ANIMALI PRESSIONE ARTERIOSA ALTA IPERTENSIONE ARITIMIA CARDIOPATICO GRAVIDANZA FETO DANNI INCINTA ULCERA PEPTICAIl cane è da sempre un amico fedele per un essere umano: il suo amore disinteressato può aiutare a guarire dalle malattie (vedi “pet therapy“) ma è anche un ottimo alleato per la prevenzione, dal momento che aiuta a combattere la sedentarietà e quindi abbassa il rischio di tutte le patologie ad essa correlate, come obesità, infarto, ipertensione e diabete. Uscire di casa almeno una volta al giorno, anche nei giorni di pioggia o freddo, per il benessere del proprio cane, è un fattore protettivo per molte patologie fisiche e psicologiche perché spinge le persone ad avere una regolare e quotidiana attività fisica, oltre ad avere una sorta di vantaggio psicologico, dal momento che possedere un cane ci rende – almeno in teoria – persone più responsabili.

La ricerca

La dimostrazione scientifica di un fatto già abbastanza evidente, è risultata anche da uno studio pubblicato su Journal of Epidemiology & Community Health che ha usato i dati provenienti dall’European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition Norfolk: analizzando la quantità di attività fisica che avevano tremila persone di 70 circa di età, è emerso che possedere un cane rendeva più attivi del 20% gli anziani che se ne prendevano cura ogni giorno. Tradotto in termini di tempo, gli anziani con un cane risulterebbero abbattere la sedentarietà di almeno 30 minuti ogni giorno, inclusi i giorni di pioggia o freddo in cui, chi non ha un cane da portare fuori, rimane invece in casa. Una persona poco sedentaria ha minori possibilità di soffrire di obesità, ipertensione, diabete, ictus cerebrale, infarto del miocardio e patologie del circolo sanguigno degli arti inferiori, quindi… da oggi avete un motivo in più per andare presto ad un canile ed adottare un bel cagnolino!

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Non lasciarti scappare l’occasione di essere felice

MEDICINA ONLINE Il favoloso mondo di Amélie Le Fabuleux Destin d'Amélie Poulain.jpg“Mia piccola Amélie, lei non ha le ossa di vetro: lei può scontrarsi con la vita. Se lei si lascia scappare questa occasione, con il tempo sarà il suo cuore che diventerà secco e fragile come il mio scheletro. Perciò si lanci, accidenti a lei!”

Frase di Raymond Dufayel, l’uomo di vetro (Serge Merlin) contenuta nell’incantevole film del 2001 “Il favoloso mondo di Amélie” (Le Fabuleux Destin d’Amélie Poulain) scritto e diretto da Jean-Pierre Jeunet ed interpretato da Audrey Tautou e Mathieu Kassovitz.

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Disturbo di personalità multipla: sintomi, terapie e film in cui è presente

MEDICINA ONLINE DISTURBO DI PERSONALITA MULTIPLA MULTIPLE DISSOCIATIVO IDENTITA DISORDINE PSICHIATRIA CARATTERE SPLIT FILM ENEMY FIGHT CLUB CINEMA TWO FACE FACCIA PAZZIA MAD PSICOLOGIA NARCISO IPOCRITA IPOCRISIA FALSO BUGIA.jpgIl Disturbo dissociativo dell’identità (DDI o DID) anche chiamato “Disturbo di personalità multipla”, è una patologia psichiatrica definita nel 1994 da una serie di criteri diagnostici e fa parte del gruppo dei “disordini dissociativi“. La diagnosi di DID richiede almeno due personalità che prendano il controllo del comportamento  dell’individuo con una perdita di memoria, andando oltre la solita dimenticanza; inoltre i sintomi possono essere l’effetto temporaneo dell’abuso di sostanze o di una condizione medica generalizzata. Il DID è meno comune rispetto ad altri disturbi dissociativi, che si verificano in circa l’1% dei casi ed è spesso in comorbilità con altri disturbi. Durante il XIX secolo in alcuni casi l’epilessia veniva erroneamente considerata un fattore di rischio per la nascita del DID.

I disordini dissociativi sono un gruppo di patologie psichiatriche accomunate dalla “dissociazione” cioè l’interruzione o discontinuità tra processi psichici e fisici solitamente integrati nell’individuo. In particolare, quando un’esperienza viene “dissociata”, non entra a far parte dell’usuale senso di sé dell’individuo, creando una discontinuità nella consapevolezza cosciente.

Sintomi del Disturbo di personalità multipla

Secondo il DSM, il DID implica “la presenza di due o più identità o stati di personalità separate che a loro volta prendono il controllo del comportamento del soggetto, accompagnato da un’incapacità di evocare i ricordi personali”. In ogni individuo affetto da DID i sintomi variano e il comportamento può essere spesso inadeguato in situazioni particolari. I pazienti possono avvertire sintomi che sarebbero simili ad epilessia, ansia, disturbi dell’umore, disturbo post traumatico da stress e disturbi alimentari. I sintomi come l’amnesia dissociativa, la depersonalizzazione e la fuga dissociativa sono correlati alla diagnosi del DID e non vengono mai diagnosticati separatamente. Gli individui possono essere spaventati dai sintomi del DID (pensieri intrusivi o emozioni) e dalle loro conseguenze. La maggior parte dei pazienti affetti da DID aveva subito abusi sessuali o fisici, ma la natura dei rapporti tra il DID e questo genere di traumi rimane controversa. Queste identità dissociative, dette anche alters, cioè “altri”, possono avere un impatto sulla conoscenza e la memoria del paziente, che può avere conseguenze drammatiche nella vita di quest’ultimo. I pazienti vittime di abusi non vogliono parlare di questi sintomi perché hanno un legame con il trauma subito, la vergogna e la paura.

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Caratteristiche del Disturbo di personalità multipla

La caratteristica principale di questa condizione psicopatologica è l’interruzione dell’identità, caratterizzata dalla presenza nella persona di due o più stati di personalità distinti, ognuno con proprie modalità relativamente stabili di percepire, relazionarsi e considerare l’ambiente e il Sé (DSM 5, APA 2013). Tali stati di personalità possono essere connotati da caratteristiche molto diverse, come il nome, l’età, il sesso, il tono di voce, la gestualità, il temperamento, la calligrafia, abilità diverse e memorie autobiografiche diverse. I diversi stati del sé dissociati vengono manifestati alternativamente a seconda degli stimoli provenienti dall’ambiente. Benché la caratteristica principale del DID sia la presenza di due o più stati di personalità distinti, solo un numero limitato di pazienti manifesta esplicitamente diversi stati del sé. Quando le identità alternative non sono visibili, la dissociazione dell’identità può presentarsi con una discontinuità del senso di sé (DSM 5, APA 2013). Ad esempio i soggetti affetti da DID possono sentirsi depersonalizzati, osservando “dal di fuori” il loro linguaggio e/o le loro azioni (spesso con la sensazione di non avere il potere di fermarsi o controllarle), o derealizzati, relazionandosi a persone care o con l’ambiente come se fossero sconosciuti, strani, non reali. Talvolta possono riportare di sentire i loro corpi “diversi”, come il corpo di un bambino o di una persona del sesso opposto. Inoltre, attitudini e preferenze personali possono improvvisamente modificarsi e poi ritornare quelle precedenti.
La seconda caratteristica cardine del disturbo è rappresentata dalle amnesie (perdite di memoria), di portata eccessiva per poter essere spiegate come normali dimenticanze (DSM 5, APA 2013). I pazienti affetti dal DID mostrano tipicamente difficoltà nel ricordare eventi del passato (interi periodi di vita nell’infanzia oppure eventi specifici, come quelli traumatici), ma anche del presente (azioni quotidiane e informazioni personali). Ad esempio, dopo un episodio di amnesia, questi soggetti possono ritrovarsi in posti diversi da quelli ricordati per ultimi e non sapere come vi siano arrivati e il motivo per cui vi si trovano; possono scoprire oggetti o appunti scritti che non riconoscono e non riescono a giustificare; possono non ricordare di aver fatto alcune cose e non sapere come motivare alcuni cambiamenti nel proprio comportamento.

Il paziente sa di avere la patologia?

Il soggetto affetto da DID può essere o non essere consapevole delle diverse identità. Talvolta può riferire di udire “conversazioni interiori” tra gli stati di personalità o voci delle altre identità che si rivolgono a lui o ne commentano il comportamento. In generale, l’interscambio tra gli stati del sé e la (relativa) mancanza di consapevolezza del comportamento delle altre identità rende caotica e confusa la vita delle persone che soffrono di questo disturbo, conducendo ad un disagio significativo. Inoltre, nei soggetti affetti da DID sono comuni atti autolesivi, tentativi di suicidio, abuso di sostanze e flashback degli eventi traumatici. Al distubro si accompagnano spesso altri problemi psicopatologici, come depressione, ansia (attacchi di panico), sintomi somatoformi, disturbi alimentari, disturbi del sonno e disfunzioni sessuali (DSM 5, APA 2013).

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Cause del Disturbo di personalità multipla

Le cause di DID non sono ancora del tutto certe, tuttavia appare chiaro ai ricercatori che sia legato all’interazione del paziente con stress intensi, traumi antecedenti, storie di nutrizioni inadeguata durante l’infanzia e un’innata capacità di dissociare i ricordi o esperienze vissute. Un’alta percentuale di pazienti affetti da DID segnalano di aver subìto abusi di varia natura durante l’infanzia, soprattutto quelli che ne sono stati vittime durante la prima e la seconda infanzia. Tali esperienze traumatiche possono riguardare abusi fisici, sessuali ed emotivi, esperienze di maltrattamenti e abbandono. Quando i bambini vivono esperienze così estreme, non sono costituzionalmente in grado di sostenerle. Non hanno le capacità di coping e cognitive dall’adulto di comprendere la situazione, valutare ciò che sta loro capitando e ciò che possono fare. Si trovano a sperimentare emozioni di estremo terrore, solitudine, dolore, abbandono e impotenza. Ecco che allora la dissociazione diviene per questi bambini un modo per ignorare, ottundere, dimenticare il fatto drammatico: essa permette di compartimentare l’angoscia lontano da loro stessi, portandoli a credere di non stare sperimentando l’abuso, che sta invece capitando “a qualcun altro”. Così, mentre il corpo subisce l’abuso, un bambino può fluttuare fino al soffitto e guardare ciò che sta capitando a “un’altra persona” (cioè ad una parte dissociata del sé, ad un’altra identità). Allo scopo di sopravvivere in una condizione fortemente ostile, il bambino può creare sé alternativi con funzioni, personalità, caratteristiche e ruoli diversi.

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Esempi di personalità

Esempi di personalità che tipicamente coesistono nel paziente con DID:

  • personalità indifesa: può ospitare i pensieri e le emozioni di impotenza;
  • personalità creativa: ospita gli aspetti fantasiosi;
  • personalità aggressiva: ospita le reazioni di risposta alle situazioni fastidiose, cioè le reazioni di rabbia;
  • personalità adattata: ospita gli aspetti di adattamento alla realtà.

In ognuna personalità, il paziente ha generalmente un tipo particolare di forma di linguaggio specifica e/o movenze fisiche specifiche. Ad esempio nella personalità indifesa il paziente può parlare lentamente e con linguaggio infantile e tenere la testa bassa, invece nella personalità aggressiva può parlare a voce alta, usare turpiloquio e sfidare con lo sguardo l’interlocutore. Il passaggio tra le varie personalità avviene in tempi variabili, più spesso in modo repentino, in modo spontaneo o determinato da un evento o una situazione particolare, ad esempio uno stress improvviso o la vista di una persona amata/odiata dal paziente.

Mitigare i traumi

La dissociazione e l’incapsulamento delle esperienze traumatiche (ricordi, affetti, sensazioni, comportamenti intollerabili) in stati comportamentali personificati (cioè rudimentali identità alternative) ha l’effetto di mitigare l’effetto dei traumi sullo sviluppo infantile. Tali processi possono servire a proteggere le relazioni con le figure di accudimento (anche quando queste sono state abusive o inadeguate) e permettere la maturazione in altre aree di sviluppo (ad esempio quella intellettuale, sociale e artistica). Col tempo, tali stati rudimentali del sé vanno incontro ad un processo di strutturazione secondaria, dando vita alle identità alternative tipiche del disturbo. La dissociazione consente quindi alla persona di canalizzare il dolore entro percorsi che la aiutano nella sopravvivenza, tanto che alcuni autori l’hanno definita un fattore di resilienza evolutiva. I “compagni” che il soggetto che soffre di DID ha sviluppato nel suo percorso l’hanno aiutato a sopravvivere in una situazione drammatica ed ostile. Tuttavia, gli stessi meccanismi attivati dalla mente a scopo difensivo per fronteggiare momenti estremamente dolorosi e travolgenti, divengono successivamente dannosi e patologici per la persona stessa. Il DID, dunque, non si sviluppa da una mente matura e unificata che “si frantuma”, ma è il risultato del fallimento di una normale integrazione dello sviluppo.

Terapia del Disturbo di personalità multipla

La maggior parte delle malattie mentali sono curabili, almeno parzialmente, ed il disturbo dissociativo non fa eccezione. Nei casi in cui non si giunge ad una completa guarigione – che corrisponderebbe ad una integrazione tra le diverse identità del soggetto in un’unica identità – il disturbo può comunque essere gestito efficacemente, anche se è vero che generalmente, per raggiungere tale obiettivo, possono essere necessari anche molti anni, e ciò comporta un intenso impegno da parte del paziente, dei suoi famigliari e del personale sanitario. E’ comunque del tutto possibile per qualcuno che soffre di DID possa condurre una vita normale e soddisfacente. Il trattamento deve essere condotto da professionisti della salute mentale, come psicoterapeuti e psichiatri, evitando il “fai da te”. I metodi di trattamento includono la psicoterapia a cui si può integrare l’utilizzo di farmaci che agiscono sulla sintomatologia correlata al disturbo (ad esempio sulla depressione o l’ansia, come alcuni farmaci antidepressivi).

Nella cultura di massa

Il DID è stato spesso tematica centrale di numerose opere, tra cui i seguenti film in cui viene usato in modo più o meno fantasioso (ATTENZIONE SPOILER!):

  • Fight Club, di David Fincher (1999);
  • Psyco, di Alfred Hitchcock (1960);
  • Identità, di James Mangold (2003);
  • Doppia personalità, di Brian De Palma (1992);
  • Secret Window, di David Koepp (2004);
  • Nascosto nel buio, di John Polson (2005);
  • Enemy, di Denis Villeneuve (2013);
  • Number 23, di Joel Schumacher (2007);
  • Shelter – Identità paranormali, di Måns Mårlind e Björn Stein (2010);
  • The Ward – Il reparto, di John Carpenter (2010);
  • L’inquilino del terzo piano, di Roman Polanski (1976);
  • Shutter Island, di Martin Scorsese (2010);
  • Split, regia di M. Night Shyamalan (2016);
  • Schegge di paura, di Gregory Hoblit (1996);
  • K-PAX – Da un altro mondo, di Iain Softley (2001);
  • Strade perdute, di David Lynch (1997).

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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