Patina bianca sulla lingua: da cosa può essere causata?

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma LINGUA BIANCA IMPASTATA CAUSE PERICOLOSA Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata Macchie Capillari Ano PeneLa comparsa di una patina bianca sulla lingua può essere attribuita a varie condizioni e patologie.

Questo segno clinico si può riscontrare in corso di stati febbrili ed affezioni che inducono a respirare con la bocca aperta, come il raffreddore e le sindromi parainfluenzali. In tali contesti, le cellule superficiali della mucosa linguale si desquamano, depositandosi sul dorso e facendo apparire la lingua asciutta e ricoperta da un sottile strato biancastro.

Anche una mancanza fisiologica di saliva all’interno del cavo orale può produrre questa manifestazione.

La presenza di una patina bianca dalla consistenza simile a quella della ricotta è, invece, sintomo del mughetto (o candidosi orale), un’infezione provocata dal fungo Candida albicans. Questa condizione può essere favorita dall’indebolimento del sistema immunitario per affaticamento, stress o cure debilitanti (uso prolungato di cortisone, radioterapia e chemioterapici).

La patina bianca sulla lingua può indicare anche una scarsa igiene orale.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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Differenza tra caffeina e teina

MEDICINA ONLINE CUCINA RICETTA GELATO AL CAFFE FATTO IN CASA CUCINARE DOLCE FACILE VELOCEQual è la differenza tra caffeina e teina? Se il nostro palato sa bene quanto sia diverso bere un caffè che bere un tè, forse non possiamo dirci così certi della differenza che intercorre tra caffeina e teina. In realtà dovremmo parlare di una “falsa differenza” nel senso che caffeina e teina sono la stessa sostanza, hanno cioè formule chimiche identiche, solo che quando è stata fatta questa scoperta, ormai erano stati assegnati nomi diversi al principio attivo contenuto nel caffè così come nel tè. Una sostanza unica quindi, che viene comunemente chiamata in due modi diversi (caffeina o teina) a seconda che si trovi nei chicchi del caffè o venga estratta dalle foglie della piante del tè. Ma ciò non significa che tra caffeina e teina così intese, quindi tra caffè e tè, non ci sia proprio nessuna differenza.

Caffeina e teina. O meglio: caffeina o teina

Come detto teina e caffeina sono la stessa sostanza che ha nomi diversi. La caffeina è la sostanza psicoattiva più consumata nel mondo, usata sia per scopo alimentare-ricreativo che medico-farmacologico. Se non c’è differenza di formula chimica, c’è però differenza a livello quantitativo tra la caffeina contenuta in una tazza di caffè e quella contenuta in una tazza di tè. Una tazzina di caffè espresso può contenere fino a 80 mg di caffeina, mentre una tazza di tè circa 30-40 mg di caffeina (considerando 2-3 minuti di infusione). Ciò detto si dovrebbe parlare dunque propriamente non di caffeina e teina ma di caffeina altrimenti detta teina. Ma che cos’è in dettaglio la caffeina? Si tratta di una sostanza della famiglia degli alcaloidi naturali, presente non solo nei chicchi di caffè e nelle foglie del tè ma in diverse altre piante, come quella del cacao e del guaranà ad esempio. A temperatura ambiente la caffeina/teina si presenta come un corpo solido bianco e senza odore. La sostanza è notoriamente uno stimolante del sistema nervoso centrale, contrasta la sonnolenza, rende più lucidi e oltre a essere usata in ambito alimentare per produrre caffè, tè, cola, caramelle o bevande energetiche è usata anche in medicina.

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Proprietà del tè e del caffè

Il tè, se preso liscio, senza zucchero o altro, è una bevanda che non ha quantità apprezzabili di grassi o carboidrati, per un valore energetico praticamente nullo. Il tè contiene anche magnesio, calcio, zinco e un’elevata quantità di polifenoli (sostanze naturali prodotte dal metabolismo secondario dei vegetali) che hanno importanti effetti farmacologici visto che gli studi scientifici assegnano loro proprietà antiossidanti. Il tè è tra le principali fonte di polifenoli alimentari. Il caffè, se preso senza esagerare, ha un blando effetto diuretico ma anche digestivo (perché aiuta la secrezione salivare, gastrica e biliare). Preso a piccole dosi il caffè rallenta il battito cardiaco, provoca dilatazione coronarica e broncodilatazione. Valido alleato se si deve stare svegli e attivi, il caffè ravviva l’intera attività psicomotoria. Non bisogna però esagerare perché può provocare acidità di stomaco, esofagite e reflusso gastroesofageo, specie se preso spesso a digiuno. E ancora insonnia, tachicardia e ipertensione.

La quantità giusta di caffeina giornaliera

Secondo gli studi medico-epidemiologici la dose “sicura” di caffeina giornaliera, per evitare di incorrere in effetti collaterali, si aggira sui 300 mg: “in tazze” fanno qualcosa come tre tazzine di caffè espresso o 6 tazze di tè circa. Ovviamente bisogna tenere presente anche l’effetto cumulo nel senso che la caffeina può essere assunta non solo bevendo tè e caffè ma anche, ad esempio, sorseggiando una tazza di cioccolata calda o tramite bevande contenenti cola piuttosto che guaranà.

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Ansia da prestazione sessuale femminile: perché viene e come si supera?

MEDICINA ONLINE SESSO ANSIA PRESTAZIONE SESSUALE COUPLE AMORE DONNA PENE EREZIONE IMPOTENZA DISFUNZIONE ERETTILE VAGINA SESSULITA SESSO COPPIA CAMEL TOE LOVE FIRST TIME LOVER SEX GIRL MAN YOUNG WOMAN WA SQUIRTAnche se per la maggior parte delle persone è un problema solo maschile, l’ansia da prestazione riguarda anche le donne, ed è piuttosto diffusa.
Molte recenti ricerche e sondaggi sull’argomento, rilevano che una donna su cinque ne soffre e che potrebbe diventare uno dei nuovi nemici della coppia insieme allo stress e alla routine.
Una problematica questa che si è spesso associata solo all’uomo e che, invece, attanaglia anche l’universo femminile, mettendo sullo stesso piano maschi e femmine nell’espressione dell’ansia e sui suoi risvolti in ambito sessuale.
La donna quindi può vivere il sesso in maniera problematica al pari dell’uomo, ma nonostante questo dell’ansia da prestazione femminile si continua a parlare poco.
Per questioni culturali l’effetto negativo sull’identità sessuale è ancora maggior negli uomini che vivono la defaillance come un’impotenza più generalizzata alla propria identità di maschio. Il non appagamento femminile è considerato spesso più “normale”, accettabile, complice l’idea che le donne vivano il sesso con minor enfasi e bisogno.

Sono tante le donne che soffrono l’ansia da prestazione?
Nella pratica clinica gli esperti si confrontano continuamente con casi di ansia da prestazione femminile, in quanto è strettamente collegata a fattori di disagio e blocchi emotivi che inevitabilmente invadono la sfera sessuale. Pertanto, diviene una problematica comune e frequente che crea irrigidimento, tensione, impossibilità nel raggiungere l’orgasmo, portando a vivere via via l’intera esperienza sessuale in modo estraneo e sgradevole.

Cos’è
E’ un blocco emotivo della riposta sessuale che deriva dall’incapacità di lasciarsi andare e di perdere il controllo.
Il meccanismo, nell’uomo e nella donna è analogo; se nell’uomo però deriva dal timore di non farcela a raggiungere un’erezione, nella donna tutto parte dalla paura di non riuscire ad avere un orgasmo.
Differenti invece le “manifestazioni esterne”, che per l’uomo sono più evidenti e problematiche. La mancanza di erezione negli uomini crea più imbarazzo e l’ impossibilità a proseguire il rapporto, mentre nelle donne, pur con forte disagio, è possibile in genere portare a termine il rapporto.

Sentire il corpo con le sue sensazioni
Se la donna è troppo concentrata sul “risultato”, il rapporto è vissuto al pari di una competizione sportiva, come un atto puramente meccanico, uno strumento per ottenere il premio, ovvero l’orgasmo.
L’eccessiva focalizzazione sulla prestazione porta la donna a far prevalere la sua parte razionale su quella emotiva, impedendole di lasciarsi andare e di vivere il suo corpo e le sensazioni che le regala in quel momento.

La profezia che si avvera
Il timore di non riuscire a raggiungere l’orgasmo porta la donna a non averlo per davvero; il sesso è accompagnato da preoccupazione, ansia, e da un irrigidimento che ostacola l’eccitazione e tutte le reazioni corporee propedeutiche al piacere.
L’orgasmo così – complice anche una mancata o carente lubrificazione – nella maggior parte dei casi, non arriva.
L’esperienza sessuale diventa un teatrino sgradevole in cui non si è attori ma spettatori. Si parla infatti di “spectatoring”, intendendo con questo termine uno stato in cui si arriva ad osservare la propria prestazione dall’esterno, diventando spettatrici di se stesse. Anziché vivere le sensazioni di piacevolezza dell’amplesso, si controllano le emozioni e si analizza il proprio modo di fare l’amore con gli occhi freddi di un giudice, pronto a criticare ogni dettaglio.
Nel trattamento dell’ansia da prestazione va inoltre distinto se il problema è di tipo generalizzato (in tutte le situazioni) o situazionale (solo in alcuni momenti o con alcuni partner), primaria o secondaria, a seconda in che fase della vita sessuale si presenta.

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Può essere scatenata anche da eventi particolari o comparire in determinati momenti di vita?
La sessualità è sempre uno specchio di come stiamo e della qualità della nostra emotività, quindi sicuramente a seconda dei periodi e degli avvenimenti che si susseguono nella nostra vita, ci saranno ripercussioni nella nostra vita sessuale e nella capacità di lasciarsi andare e di godere appieno delle esperienze (anche sessuali) che facciamo.
L’importante è rimanere in contatto con con ciò che si sta provando per capirne il senso e trovare un modo per allentare il blocco emotivo.

Da cosa dipende?
Alcuni studi sottolineano quanto la manifestazione di questo problema sia sempre più legata alla “mascolinizzazione” dello stile di vita della donna di oggi, sempre più dedito al lavoro e soggetto ad abitudini nocive (stress, fumo, consumo di alcol, eccessi). In generale nasce da tutte quelle problematiche legate all’ansia e ad aspetti di sé suscettibili di conflitto emotivo come: una bassa autostima, l’inesperienza e inconsapevolezza sessuale, ma anche il non sentirsi desiderabili e all’altezza delle aspettative proprie e dell’altro. Può, inoltre, svilupparsi a causa di una problematica nella coppia, di fiducia nel proprio partner o più in generale dalla scarsa capacità di fidarsi ed affidarsi all’altro, o per un grande blocco nel lasciarsi andare e perdere il controllo.
Vediamo più nel dettaglio.

Per raggiungere il piacere bisogna piacersi
Prima e imprescindibile condizione per vivere la sessualità nel migliore dei modi, senza problemi né ansie, è l’autostima.
Se una donna non ha fiducia in se stessa tenderà ad essere critica e per questo a focalizzarsi con severità sulla sua prestazione innescando il meccanismo dello spectatoring.
Un altro rischio, se non ci si ama abbastanza, è quello di concentrarsi unicamente sulla soddisfazione del partner. Il pensiero “l’importante è il tuo piacere, non il mio” è sintomatico del mettersi in secondo piano rispetto al proprio compagno.

L’autoerotismo : conoscere se stesse e il proprio corpo
A volte invece l’ansia da prestazione può essere correlata a una scarsa conoscenza della propria “mappa erotica” e della propria risposta sessuale.
Avere la consapevolezza del proprio corpo, dei punti più sensibili e di ciò che ci piace e non ci piace è importantissimo per “sentire” davvero il sesso e non avere l’ansia dell’orgasmo perché diventa più semplice raggiungerlo. Oltre che diviene fondamentale per poter comunicare e ”guidare” al meglio il partner verso il nostro piacere.

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Quanto c’entra il partner? O è sempre una questione individuale?
E’ un tipo di disagio che può nascere sia da proprie caratteristiche e quindi essere presente in tutti i rapporti che si hanno, o invece, nascere strettamente correlata alla qualità della specifica relazione che si vive. In tal caso va esplorata la dinamica disfunzionale con il partner per comprendere meglio cosa agita e blocca l’energia e la fluidità sessuale, come ad es. una scarsa comunicazione dei propri desideri, mancanza di complicità e intimità sessuale, forme di imbarazzo e pregiudizi sulla sessualità, incapacità nel “guidare” l’altro al proprio piacere, eccessiva adattabilità allo schema sessuale dell’altro, o mancanza di fiducia verso la relazione.
Se il problema però è situazionale – ovvero compare solo in alcuni contesti (una volta si e altre volte no) – allora è necessario prendere in esame tutte le variabili di quel determinato contesto per capire qual è la causa scatenante.

Scarsa comunicazione dei propri desideri
Un motivo può essere una scarsa (o addirittura assente) comunicazione sessuale. Non sono poche le coppie, infatti, che dialogano positivamente su tutto ma per le quali “l’ argomento sesso” è un tabù; non si dicono e soprattutto ignorano i rispettivi gusti, fantasie, ma anche le loro paure e imbarazzi.
Questo è ovviamente un freno per l’eccitazione e per il trasporto sessuale.
Imparare a comunicare è essenziale nella sessualità, per “vedersi”, capirsi e trovarsi.

Conoscenza superficiale del partner
E’ facile anche che il blocco avvenga con un partner appena conosciuto, con il quale si ha ancora una confidenza limitata (rapporti occasionali, o consumati troppo presto possono causare imbarazzo o addirittura vergogna, perché si ha paura di mostrarsi come si è). E’ importante quindi non forzarsi mai a vivere situazioni che non sono adatte al proprio modo di essere e/o anticipare i tempi di legami appena nati.

Pregiudizi
Anche i pregiudizi sulla sessualità e i vari tipi di condizionamenti e stereotipi possono influire.
Un’educazione famigliare troppo rigida o religiosa, piena di tabù, dove il sesso è visto come qualcosa di peccaminoso o limitato alla procreazione, o dove le donne disinibite sono etichettate come “poco di buono”, può provocare una forte chiusura e un’incapacità nel lasciarsi andare. Ma anche nei casi in cui è il partner a risultare poco aperto mentalmente o disponibile a sperimentare, si può innescare una forte ansia per la paura di essere giudicata.

Passività
Una donna passiva che subisce il partner, assecondando in toto i suoi desideri, difficilmente si potrà permettere serenamente l’espressione dei propri. In questo caso sarà indispensabile riappropriarsi della propria individualità sessuale, per mettere in atto ciò che la fa star bene. Attenzione anche alle situazioni in cui l’inesperienza di lui la “fa da padrone”, creando difficoltà nel chiarire con sincerità e senza imbarazzo quali sono i modi più adeguati per lei per raggiungere il piacere.

Poca complicità e scarsa fiducia nella relazione
Una relazione in cui non si crede fino in fondo, in cui non ci si fida del partner o dove si ha paura di essere lasciati può ostacolare l’abbandonarsi al piacere, perché c’è l’intenzione inconscia di mantenere il controllo per non essere ferite.

Disfunzione sessuale maschile
Se nella coppia il partner presenta un disturbo sessuale può succedere che l’ansia vissuta dalla donna per tale disfunzione non le consenta, nemmeno come tempi (per es. in caso di disfunzioni come eiaculazione precoce e perdita dell’erezione), di lasciarsi andare e concentrarsi sul proprio piacere.

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Quale è l’atteggiamento migliore che si può avere con la propria compagna per prevenire o contrastare questo problema?

Certamente la tensione e l’ansia sono i fattori dominanti in questa difficoltà, per cui tutti quei gesti, parole, comportamenti volti a far rilassare l’altra saranno sicuramente utili e funzionali:
E’ opportuno quindi creare un clima e un contesto piacevole per tutti i sensi (luci, profumi, etc.) in cui concedersi un tempo per “esplorarsi” reciprocamente;
lasciarsi andare al contatto fisico ed emotivo per costruire in modo fluido l’interazione, senza fretta e senza schemi precostituiti;
rinforzare l’autostima della partner facendola sentire desiderabile ed eccitati dalla sua sessualità.

L’ansia di lei può provocare l’ansia di lui?
L’uomo spesso fa più fatica a riconoscere le difficoltà sessuali della partner e a mettersi in discussione, tendendo ad attribuire alla partner la totale responsabilità del blocco sessuale, questo sicuramente perchè la donna non sempre esprime e comunica appieno e in modo chiaro le sue difficoltà. Certamente, però, avere una partner “bloccata”, alla lunga può “contagiare” la sessualità di lui facendo insorgere problematiche di frustrazione che possono anche facilmente strutturare una disfunzione sessuale.

Quando si può risolvere da sola e quando è bene rivolgersi a un esperto?
Come in tutte le problematiche psicologiche, già saper riconoscere di avere un problema è un gran passo avanti. Valutare, inoltre, l’efficacia delle tentate soluzioni messe in atto per risolverlo, può servire a comprendere se siamo in grado di andare da sole verso una risoluzione del problema o, se, invece, è più opportuno farsi guidare da un esperto, che possa portare verso strategie più mirate a comprendere e modificare lo schema comportamentale disfunzionale.

Trucchi e stratagemmi pratici per evitarla
La regola dovrebbe sempre essere quella di sentire e seguire le proprie sensazioni ed emozioni in modo da liberare l’energia sessuale anzichè trattenerla e irrigidirla.
Anche lo stress è un elemento “diabolico” per la vita sessuale, così come la routine quotidiana che boicotta il desiderio e la curiosità. Quindi via libera a tutto ciò che possa creare un nuovo gioco relazionale ed erotico, che possa avere un effetto sorpresa e mettere un po’ di pepe nell’incontro a patto di non esagerare con performance stereotipate che invece di allentare aumentino l’ansia da prestazione.
Il miglior modo per affrontare la difficoltà, dopo aver capito da cosa dipende, è attuare strategie di rilassamento e “preparazione” all’atto:
Un bagno rilassante, un massaggio, cospargersi il corpo di olio profumato, indossare qualcosa che faccia sentire a proprio agio ma speciali e desiderabili, favorisce il relax e l’eccitazione.
Dare spazio ai preliminari, che sono sempre un ottimo modo per “scaldare” l’atmosfera, per sciogliere le tensioni e per costruire una migliore confidenza e intimità.
Arrivare all’incontro sessuale disponibile a fare un passo alla volta, concedersi tempo, cercando di comunicare con il proprio partner ed esplicitare le proprie sensazioni.
Vivere il sesso con un atteggiamento il più possibile di curiosità, esplorazione e condivisione ma, soprattutto, via libera al gioco relazionale ed erotico in tutte le sue forme.

Integratori alimentari efficaci nel migliorare quantità di sperma, potenza dell’erezione e libido sia maschile che femminile
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Pasta alla Norma: ricetta originale siciliana gustosa, facile e veloce

MEDICINA ONLINE PASTA ALLA NORMA RICETTA ORIGINALE SICILIANA GUSTOSA FACILE VELOCE.jpgLa pasta alla Norma è un piatto di origine siciliana, in particolare è una specialità catanese creata come omaggio alla più bella opera del celebre compositore Vincenzo Bellini: la Norma.
Questo gustoso e classico primo piatto viene condito con sugosi pomodori pelati e fettine di melanzane fritte. Ma non sarebbe pasta alla Norma senza l’aggiunta di foglie di basilico fresco e una generosa grattugiata di ricotta salata aggiunta a fine cottura: tutti i profumi mediterranei riuniti in un solo piatto!
La pasta alla Norma è una pietanza dal gusto unico e avvolgente, preparata con ingredienti semplici e genuini: un vero tripudio di sapori assaggio dopo assaggio!

Ingredienti

  • Spaghetti N°5 320 g
  • Ricotta salata 200 g
  • Melanzane 500 g
  • Aglio 5 g
  • Basilico fresco 10 g
  • Sale grosso 50 g
  • Pomodori pelati 800 g
  • Olio extravergine d’oliva 30 g

PER FRIGGERE

Olio di semi di arachidi 700 g

Preparazione

Per preparare la pasta alla Norma cominciate dal condimento. Prendete le melanzane, lavatele, spuntatele e tagliatele a fettine di 0,5 cm di spessore con un coltello o una mandolina, che andrete a porre a strati in un colino appoggiato su di una ciotola; cospargete con sale ogni strato di melanzane che mettete nel colino. Coprite con un piatto o con un peso sistemato sopra per eliminare l’acqua in eccesso e per togliere il retrogusto amarognolo: lasciatele da parte per almeno 1-2 ore.

Prendete una padella antiaderente dai bordi alti, versate l’olio e fate rosolare due spicchi di aglio fino a farli dorare. Unite i pomodori pelati (se preferite potete anche schiacciarli prima con una forchetta) ed aggiustate di sale e pepe. Lasciate cuocere così per 15-20 minuti finché non raggiungono il bollore.

Passate i pelati al setaccio per eliminare tutti i semini e fate nuovamente cuocere per ulteriori 10 minuti. A cottura ultimata, spegnete il fuoco ed aggiungete qualche fogliolina di basilico per insaporire. Tenete il sugo da parte.

A questo punto, riprendete le melanzane, sciacquatele sotto abbondante acqua per togliere il sale e successivamente tamponatele con un panno pulito ben asciutto. Prendete un tegame dai bordi alti, riempite con l’olio di semi e portate alla temperatura di 170° (potete misurare con un termometro da cucina): versate poche fettine di melanzana alla volta in modo che la temperatura dell’olio rimanga tra i 170-180°.

Quando saranno dorate, scolatele con una schiumarola e lasciate asciugare l’olio in eccesso adagiandole su un vassoio coperto con carta assorbente. Poi tagliatele a listarelle, tenendo da parte alcune fettine intere per la decorazione finale.

Unite le melanzane al sugo di pomodoro preparato in precedenza (conservatene una parte che vi servirà per impiattare). Prendete quindi un tegame dai bordi alti, riempitelo d’acqua e portate a bollore. Salate e cuocete gli spaghetti al dente. Una volta cotti, scolateli e trasferiteli direttamente nella padella con il sugo di pomodoro e melanzane.

Fate saltare qualche minuto gli spaghetti per amalgamarli al sugo per insaporire. Grattugiate la ricotta salata a lamelle sottili; servite la pasta alla Norma, aggiungendo qualche cucchiaio di salsa che avete messo da parte, e terminate con una spolverizzata di ricotta, con qualche fettina di melanzana e qualche fogliolina di basilico.

Conservazione

Si consiglia di consumare la pasta alla Norma al momento. Potete conservarla in frigorifero in contenitore chiuso ermeticamente per al massimo 2 giorni. Si sconsiglia la congelazione.

Pomodoro fresco o pelato? Se potete, utilizzate quello fresco ma durante il resto dell’anno potete anche optare per i pomodori pelati!

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Il pollo e la carne bianca fanno ingrassare o dimagrire?

MEDICINA ONLINE POLLO ARROSTO FA INGRASSARE CARNE BIANCA FRITTATA Italian egg pie EGGS PASTO FRITTA OLIO SAUSAGE DIET LIGHT GOOD DINNER DIETA DIMAGRIRE CALORIE MANGIARE INGRASSARE DIMAGRIRE COLESTEROLO CUCINA RICETTA LEGGERA.jpgLa carne bianca ha i vantaggi delle proteine nobili di origine animale, senza le controindicazioni tipiche della carne rossa, più grassa, lunga da digerire e fonte di colesterolo. Per questo è l’ideale nei regimi alimentari che puntano ad un rapido dimagrimento o, in generale, nei regimi alimentari sani, non a caso sono la carne che viene servita negli ospedali e che viene più consumata dagli appassionati di fitness frequentatori di palestre.

Ma cosa intendiamo per carne bianca?

Nell’opinione comune si identifica con quella del pollame da cortile. In realtà è “bianca” la carne degli animali giovani e quindi in questa denominazione generica rientrano vitello, capretto, agnello, maiale, pesci, coniglio, oltre al pollame. Vediamo come orientarci.

Cosa preferire? Per la nostra dieta sceglieremo i vari tipi di pollo, il coniglio, il tacchino, da alternare con il pesce.

Cosa escludere? Escluderemo l’anatra e l’oca, che pur essendo pollame, per loro caratteristiche rientrano tra la carne rossa. Da evitare il cappone, anche se le sue carni sono definite bianche. Trattandosi di un giovane gallo castrato e ingrassato ha una caratteristica pericolosa: il grasso si accumula all’interno della massa muscolare e non è possibile “separarlo”, cosa che invece possiamo fare con l’altro pollame.

Cosa mangiare saltuariamente? Teniamo per un uso saltuario capretto, agnello, maiale giovane e vitello: anche se sono carne bianca, hanno più grasso di quella del pollo.

I vantaggi della carne bianca:

  • Sazia senza ingrassare: il rapporto tra le calorie che apporta (poche) e il senso di sazietà che fornisce è uno dei più alti.
  • Fornisce le proteine meglio assimilabili: la carne bianca ha una sequenza di amminoacidi che consente il miglior assorbimento intestinale.
  • Contiene il triptofano, precursore dei neurotrasmettitori del benessere.
  • Mantiene i tessuti sodi anche quando si dimagrisce. Ricca di proteine nobili, la carne è preziosa per il ricambio proteico dei muscoli, serve a costruirli e a conservarli sodi durante i dimagrimenti.
  • Rinnova i tessuti e contribuisce alla formazione di enzimi e anticorpi.
  • È ben digeribile, grazie al basso contenuto di tessuto connettivo, di grassi e al ridotto diametro delle fibre muscolari. Ciò consente una rapida azione dei succhi gastrici. È più facile dimagrire se si digerisce meglio.
  • Altro vantaggio della carne bianca è che tutti i grassi che contiene sono concentrati nella pelle e nel sottopelle, dove sono separati dal resto. Prima di cuocerla è opportuno levare dunque questo grasso visibile togliendo la pelle.

Dimagrire con la formula vincente della carne bianca
Ecco il piano dietetico per ottenere il massimo effetto dimagrante. Segui i consigli sulle dosi e cucinala in modo light ma saporito. Otterrai una veloce perdita di peso, ben un chilo a settimana, conservando una perdita di peso.

100g di carne bianca 4 o 5 volte a settimana

  • Accompagnala possibilmente con almeno 250 g di verdure crude o cotte.
  • Uniscila a 80 g di riso pilaf oppure di polenta, orzo, farro, cous cous due volte a settimana, meglio se a mezzogiorno. Usala come piatto unico, dietetico e saziante.
  • Consumala insieme a 100 g di legumi una volta a settimana, per esempio spezzatino di pollo o coniglio con piselli.
  • Nei giorni in cui non mangi carne, la tua quota di proteine sarà data dal pesce (che è ancora “carne bianca”).

Il resto del tuo programma alimentare è libero, ricordati però di non mangiare dolci e fritti e di non condire troppo gli alimenti.

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Proprietà cosmetiche dell’anguria: capelli e viso più belli

MEDICINA ONLINE DOTT. EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO ANGURIA COCOMERO MELONE FA INGRASSARE DIMAGRIRE FRUTTA ACQUA CALDO ESTATECapelli

L’anguria è un valido ricostituente per capelli particolarmente secchi e sfibrati dal sole e dalla salsedine. In casi come questi si sfruttano le proprietà della polpa e dei semi del cocomero, ricchi di oli OMEGA 6 e 9 che proteggono dalla disidratazione del capello e aiutano a fronteggiare situazioni di stress per la cute. Se a tali proprietà andiamo ad unire una combinazione vincente di oli vegetali avrete un rimedio eco bio e naturale per capelli lucenti ed idratati.

Viso

L’anguria, col suo alto potere idratante, può essere impiegata nei modi più svariati per donare benefici alla pelle del viso. Ad esempio, la sua polpa, che aiuta a schiarire le macchie del viso, può essere frullata e filtrata ed il succo che se ne ricava può essere impiegato come tonico per il viso, da solo o con l’aggiunta di qualche idrolato a piacere ( che sia di rose, di lavanda, di hamamelis) per miscelare più proprietà insieme. Gli acidi della frutta contenuti nell’anguria possono invece tornare utili come esfoliante per il viso: basterà massaggiare un piccolo pezzo di questo frutto sul viso per alcuni minuti per ottenere così, in pochi semplici gesti, una pelle pulita e luminosa.

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Corpo

L’anguria e il suo alto potere diuretico ha sicuramente un efficace effetto drenante sul corpo e la rende dunque particolarmente indicata per contrastare la ritenzione idrica e la cellulite. Costituisce però anche un ottimo ingrediente per l’esfoliazione della pelle del corpo, grazie agli acidi della frutta di cui l’anguria è ricca, contribuendo a renderla luminosa ed idratata. Basterà tritare una fetta d’anguria ed unirla a 6 cucchiai di zucchero di canna e 2 cucchiai di limone fresco per ottenere una coccola rinfrescante per il vostro corpo.

E ricordate anche che l’anguria:

  • aiuta a ridurre gli attacchi di asma;
  • aiuta a combattere i problemi ai reni e alla vescica;
  • aiuta a prevenire l0intasamento del colesterolo cattivo, favorendo invece la formazione di quello buono;
  • riduce i rischi di malattie cardiovascolari;
  • riduce la ritenzione idrica;
  • aiuta nei problemi di costipazione;
  • riduce i rischi di infarto grazie alla combinazione di vitamine e acido folico;
  • aiuta a prevenire il cancro alla prostata.

E’ stupefacente scoprire tutte queste proprietà in un solo frutto, no? Nel caso dell’anguria è interessante sapere che se ne consiglia il consumo a temperatura ambiente in quanto pare che l’anguria fredda perda proprietà importanti come licopene e betacarotene.

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Endometriosi: cause, sintomi e menopausa

MEDICINA ONLINE VAGINA VULVA APPARATO GENITALE FEMMINILE SCHEMA ANATOMIA UTERO TUBE FALLOPPIO OVAIOL’endometriosi è una condizione che si verifica quando l’endometrio si espande in zona pelvica. L’endometrio è la mucosa che riveste la cavità uterina: questo provoca dei dolori alle ovaie e vengono coinvolti anche vescica, retto e vagina.

Sintomi e cause

Le cause di questa malattia non sono ancora chiare. Alcuni fattori di rischio sarebbero da ricondursi alla giovane età e alla familiarità con la malattia.
L’endometriosi si sviluppa, nella maggior parte dei casi, perché l’endometrio raggiunge la zona pelvica durante il ciclo mestruale nei casi in cui le condizioni uterine favoriscano il passaggio delle cellule.
I sintomi più evidenti dell’endometriosi sono i forti dolori addominali o pelvici, ovvero il dolore mestruale; forti dolori durante i rapporti sessuali con la penetrazione; dolore durante la defecazione. Ci sono donne che hanno fastidi pelvici continui, anche non in presenza del ciclo.

Endometriosi e menopausa

Il tessuto endometriale ha bisogno dell’ormone estrogeno per crescere, per questo motivo alcune donne trovano sollievo nella menopausa. Quindi, nei fatti, nonostante le vampate di calore e gli sbalzi d’umore, così come tutti gli altri disturbi, la menopausa nelle donne con endometriosi si traduce in sollievo.

Cure possibili

La cosa migliore da fare, se pensiamo che i nostri disturbi siano troppo invalidanti è andare dal medico specialista. In generale le terapie mediche non guariscono completamente la malattia ma ne attenuano il dolore. Insieme sarà possibile fare visite accurate e approfondite. Se scopriamo di avere davvero l’endometriosi verremo aiutate nell’individuare l’approccio migliore, a seconda della gravità dei sintomi.

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