Retinopatia diabetica: cause, sintomi e terapie

MEDICINA ONLINE RETINA DISTACCO FOVEA MACULA UMOR PUPILLA IRIDE ANATOMIA CONI BASTONCELLI VISTA CHIASMA CERVELLO NERVO OTTICO CELLULELa retinopatia diabetica è una grave complicanza del diabete: colpisce la retina e, in età lavorativa, è la prima causa d’ipovisione e di cecità nei Paesi sviluppati. Si calcola che sia stata diagnosticata una retinopatia a circa un terzo dei diabetici. L’Organizzazione mondiale della sanità stima che i diabetici nel mondo siano 422 milioni. Secondo l’Istat in Italia la prevalenza del diabete è stimata intorno al 5,5% della popolazione (oltre tre milioni di persone); colpisce soprattutto gli anziani e, in particolare, circa 20 persone su cento con più di 75 anni. La IAPB internazionale scrive:

Mentre in passato erano colpiti soprattutto i Paesi più benestanti, oggi gli Stati a basso e medio reddito rendono conto di circa il 75% dei diabetici e molti [di questi Paesi] sono ancora poco attrezzati per diagnosticarlo correttamente, per trattarlo e gestire le conseguenze varie e complesse di questa patologia. Attualmente il Sud-Est asiatico e il Pacifico occidentale rendono conto di oltre la metà dei diabetici adulti a livello mondiale.

Va detto, comunque, che la zona del mondo dove si registra la maggiore prevalenza di diabetici è il Mediterraneo orientale (13,7% della popolazione maggiorenne), mentre complessivamente la regione europea si attesta al 7,3% (per avere un termine di confronto l’Africa è al 7,1%). Scrive l’Oms nel suo Rapporto sul diabete del 2016:

La retinopatia diabetica è un’importante causa di cecità e si verifica come risultato di un danno accumulato nel lungo periodo a carico dei piccoli vasi sanguigni della retina.
La retinopatia diabetica ha provocato globalmente l’1,9% della disabilità visiva (moderata o grave) e il 2,6% della cecità nel 2010. Studi suggeriscono che la prevalenza di ogni tipo di retinopatia in persone con diabete sia del 35%, mentre quella della retinopatia proliferativa (pericolosa per la vista) sia del 7%.

Cause di retinopatia diabetica

La causa principale della retinopatia diabetica è la presenza di un diabete mal controllato che, nel tempo, porta allo sviluppo di alterazioni dei piccoli vasi sanguigni, fino a creare dei veri e propri sfiancamenti (detti microaneurismi) e la trasudazionedella parte liquida del sangue in prossimità della regione maculare – il centro della retina – che, a sua volta, può provocare la maculopatia diabetica (èdema maculare).
L’accumulo di sostanze al di fuori dei vasi è detto essudato. La malattia progredisce lentamente, provocando danni prima reversibili (curabili), che diventano progressivamente irreversibili (il tessuto nervoso retinico può essere danneggiato irreparabilmente e si può perdere la vista se non ci si cura correttamente).

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Tipi di retinopatia diabetica

Esistono due tipi di retinopatia diabetica:

  • Forma non proliferante. I vasi retinici presentano zone di indebolimento, con dilatazione della parete (microaneurismi), e possono sanguinare, producendo emorragie retiniche, edema e/o ischemia. L’edema si verifica quando trasuda del liquido dalle pareti alterate dei capillari: il fluido provoca un rigonfiamento della retina o l’accumulo di grassi e proteine (essudati duri). L’ischemia (carenza di ossigeno ai tessuti) è il risultato dell’occlusione dei vasi capillari; la retina, ricevendo sangue in quantità insufficiente, non riesce a funzionare correttamente. Ciò favorisce il passaggio alla forma proliferante.
  • Forma proliferante. Si presenta quando i capillari retinici occlusi sono numerosi, compaiono ampie zone di sofferenza retinica (aree ischemiche ed essudati molli). Queste zone di retina sofferente, nel tentativo di supplire alla ridotta ossigenazione, reagiscono stimolando la crescita di nuovi vasi sanguigni. I nuovi vasi sono però anomali perché hanno una parete molto fragile e si moltiplicano sulla superficie della retina. Essi sanguinano facilmente, dando luogo a emorragie vitreali, e portano alla formazione di tessuto cicatriziale, il quale, contraendosi progressivamente, può provocare il raggrinzimento e/o il distacco della retina.

Sintomi di retinopatia diabetica

Nelle fasi iniziali la retinopatia diabetica può essere totalmente asintomatica, cioè non dare alcun sintomo, in altri casi la retinopatia diabetica può portare ad un calo progressivo della vista fino all’ipovisione e alla cecità. Generalmente i primi disturbi tendono ad essere avvertiti dal paziente solo negli stadi avanzati della malattia, quando tende a verificarsi un rapido ed improvviso calo dell’acuità visiva.

La retinopatia diabetica si può prevenire?

Sì, i danni alla retina associati al diabete sono generalmente evitabili.

Diagnosi e prevenzione

La prevenzione può essere fatta innanzitutto controllando periodicamente il livello di zuccheri in circolo: occorre sottoporsi ai classici esami del sangue e, in particolare, al controllo della glicemia. Inoltre è essenziale eseguire controlli periodici del fondo oculare e, se necessario, sottoporsi ad esami specifici (come fluorangiografia e OCT) per valutare l’eventuale presenza della malattia e la sua gravità. Quest’ultima dipende, in massima parte, dal grado di scompenso del diabete: ciò che conta non è solo il valore della glicemia, ma pesano anche le sue variazioni quotidiane (differenza tra massimo e minimo). Un test attendibile è l’emoglobina glicata (HbA1c): si misura con un semplice prelievo sanguigno e dà una misura dell’andamento della glicemia degli ultimi mesi.

Diagnosi di retinopatia diabetica

Per la diagnosi della retinopatia diabetica l’osservazione del fondo oculare (oftalmoscopia diretta e indiretta) è un momento essenziale nella visita della persona con diabete mellito.

Altre metodiche che permettono di studiare il microcircolo e scoprire le alterazioni dei vasi retinici sono:

  • retinografia (utile quando si debbano effettuare confronti nel tempo delle condizioni del fondo oculare);
  • fluorangiografia (la digitalizzazione di tale metodica permette di elaborare le immagini in modo da evidenziare con grande nitidezza le più piccole alterazioni della rete capillare e fornisce informazioni utili per un eventuale trattamento laser).

Invece l’OCT è un esame diagnostico retinico non invasivo che consente di valutare l’eventuale presenza di liquido nei tessuti della retina (edema maculare diabetico) e la sua evoluzione nel tempo.

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Terapia della retinopatia diabetica

È essenziale, se i valori sono alterati, riportare entro i valori normali la glicemia e l’emoglobina glicosilata. A tale scopo possono essere utili ai diabetici, da un lato, i farmaci ipoglicemizzanti e, dall’altro, integratori alimentari specifici, rimedi vasoprotettori ed anti-edemigeni (contro l’accumulo di liquidi sotto la retina). In caso di retinopatia diabetica avanzata, invece, può essere necessario, oltre all’impiego dell’insulina per via generale, il ricorso alla laserterapia fotocoagulativaretinica allo scopo di salvare la vista residua. Se si è affetti da una grave retinopatia diabetica, con sanguinamento consistente, può essere necessario invece un intervento chirurgico di vitrectomia (rimozione dell’umor vitreo ed asportazione di eventuali membrane). In caso di presenza di èdema maculare diabetico si può fare ricorso anche a iniezioni intravitreali (anti-VEFG) che inibiscono la proliferazione indesiderata di vasi retinici dannosi.

Retinopatia diabetica: quando andare dall’oculista?

In seguito alla diagnosi di diabete è vivamente consigliabile prenotare tempestivamente una visita oculistica, in modo da valutare le condizioni visive e lo stato della retina (soprattutto se è da tanto tempo che non ci si controlla). Sarà poi l’oculista a indicare la data più opportuna per la visita successiva e, collaborando col diabetologo, potrà adottare la terapia più idonea ed efficace. Le linee-guida SID-AMD (Società Italiana di Diabetologia-Associazione Medici Diabetologi) raccomandano intervalli di screening ogni due anni se la retinopatia è assente all’ultimo controllo, un anno se lieve, sei mesi o direttamente invio a consulenza se si riscontra retinopatia moderata o più grave. Soprattutto se si soffre il diabete di tipo 1 può essere opportuno controllare il fondo oculare almeno una volta l’anno.

Il New England Journal of Medicine scrive in particolare:

In pazienti che avevano da 5 anni il diabete di tipo 1 le attuali raccomandazioni riguardo allo screening della retinopatia diabetica comprendono esami retinici annuali con dilatazione della pupilla per diagnosticare una retinopatia proliferante oppure un edema maculare clinicamente significativo; entrambi i casi richiedono un intervento tempestivo per preservare la vista.

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Reflusso gastroesofageo: terapia farmacologica e chirurgica

Dott. Loiacono Emilio Alessio Medico Chirurgo Chirurgia Roma Cavitazione Pressoterapia Dietologo Cellulite Calorie Peso Dieta Sessuologia PSA Pene Laser Sesso Filler Rughe Seno Grasso Botulino CHIRURGO VA IN SCIPERO OPERAZIONE PAZIENTE ADDOME APERTOPrima di iniziare la lettura vi consiglio di leggere questo articolo: Reflusso gastroesofageo: sintomi, diagnosi e cura

La cura della malattia da reflusso gastroesofageo si basa su:

  • correzione dello stile di vita, in particolare modificazione della dieta e dello stile di vita (soprattutto cessazione del fumo ed evitare abbuffate prima di andare a dormire);
  • terapia famacologica;
  • terapia chirurgica.

La terapia è solitamente basata su alcune norme igienico-dietetiche di base, e sull’assunzione (per periodi più o meno prolungati) di farmaci appartenenti alle classi degli inibitori di pompa protonica/IPP (che inibiscono notevolmente la produzione acida nello stomaco) e degli anti-H2[10] (in gran parte però soppiantati dai più moderni e potenti IPP); non è comprovata l’efficacia dei procinetici. Gli antiacidi e gli alginati sono usati al bisogno a fini di sollievo sintomatico. L’intervento chirurgico viene relegato a quei casi in cui le norme comportamentali ed i farmaci, non hanno risolto il problema. Viene eseguito in chirurgia laparoscopia. Ha lo scopo di ripristinare la normale funzionalità dello sfintere gastroesofageo.

Complicanze

Nei casi più gravi, si verifica una grave esofagite, inoltre il danno epiteliale può evolvere verso una forma di metaplasia detta esofago di Barrett. In ogni caso il paziente con frequenza e persistenza di sintomi di MRGE è ritenuto ad alto rischio di sviluppo dell’adenocarcinoma del tratto distale dell’esofago, in presenza o meno dell’esofago di Barrett.

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Vivere senza fare sesso: le 5 conseguenze di cui potresti soffrire

MEDICINA ONLINE SESSO ANALE ANO RETTO LUBRIFICANTE FECI PAURA CLISTERE COUPLE AMORE DONNA PENE EREZIONE IMPOTENZA DISFUNZIONE ERETTILE VAGINA SESSULITA SESSO COPPIA JEALOUS LOVE COUPLE FSi è vero si può vivere anche senza fare sesso, ma ci sono alcune conseguenze che devi tener presente. Il sesso è una cosa naturale e se siamo stati fatti grazie al sesso siamo di fatto creati per fare sesso. Se pensi si pensa che non fare sesso non abbia conseguenze per la salute, allora ti sbagli, perché il sesso ha effetti positivi sul corpo umano.

1) Nelle donne la vagina tende a restringersi e ad essere meno elastica

2) Negli uomini aumenta il rischio di soffrire di mancanza di erezione

3) Il sistema immunitario si indebolirà in modo significativo

4) La salute cardiovascolare potrebbe essere compromessa

5) L’umore e la tua felicità ne potrebbero risentire

I vantaggi del sesso si estendono ben oltre la camera da letto.

Ecco alcuni benefici nel fare sesso:

  • Fare sesso aiuta a mantenere attivo il sistema immunitario

“Le persone sessualmente attive hanno meno giorni di malattia”, dice Yvonne K. Fulbright, PhD esperto di salute sessuale. Le persone che hanno rapporti sessuali costanti hanno livelli più elevati di difesa contro i germi, virus e altre intrusioni. I ricercatori della Wilkes University in Pennsylvania hanno scoperto che gli studenti universitari che avevano avuto rapporti sessuali una o due volte alla settimana avevano più alti livelli di anticorpi rispetto agli studenti che avevano fatto sesso meno spesso.

  • Fare sesso aumenta la libido

Voglia di una vita sessuale più vivace? “Fare sesso farà il sesso migliore e migliorerà la vostra libido “, dice Lauren Streicher, MD. professore clinico assistente di Ostetricia e Ginecologia presso la Feinberg School of Medicine della Northwestern University di Chicago. Per le donne avere rapporti sessuali significa tenere sana la lubrificazione vaginale e la sua elasticità.

  • Fare sesso migliora il controllo della vescica femminile

Un pavimento pelvico forte è importante per evitare l’incontinenza, una patologia che interesse circa il 30% delle donne dopo gli ‘anta. Il buon sesso è come un allenamento per i muscoli del pavimento pelvico. Quando si ha un orgasmo, questo provoca le contrazioni proprio di quei muscoli, che li rafforza.

  • Fare sesso abbassa la pressione sanguigna

Molte ricerche indicano un legame tra sesso e bassa pressione sanguigna, dice Joseph J. Pinzone, MD. amministratore delegato e direttore medico dell’ Amai Wellness. “Ci sono stati molti studi,” dice. “che hanno rilevato che il rapporto sessuale specifico (non la masturbazione) abbassa la pressione sistolica.”

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  • Fare sesso è un buon esercizio fisico

“Il sesso è davvero una grande forma di esercizio fisico “, dice Pinzone. Non sostituirà il tapis roulant, ma è già qualcosa. Durante il sesso si consumano circa cinque calorie al minuto.

  • Fare sesso diminuisce gli attacchi di cuore

Una buona vita sessuale è buona per la salute del cuore. Oltre ad essere un ottimo modo per aumentare la frequenza cardiaca, il sesso aiuta a mantenere i livelli di estrogeni e testosterone in equilibrio. “Quando uno di questi si bassa si iniziano ad avere molti problemi, come l’osteoporosi e anche malattie di cuore”, dice Pinzone. Fare sesso più spesso può aiutare. Secondo uno studio, gli uomini che hanno rapporti sessuali almeno due volte a settimana avrebbero la metà delle probabilità di morire di malattie cardiache rispetto agli uomini che hanno rapporti sessuali raramente.

  • Fare sesso riduce il dolore

Prima di prendere l’aspirina , prova un orgasmo. “L’orgasmo può bloccare il dolore”, dice Barry R. Komisaruk, PhD, professore onorario presso la Rutgers, l’Università statale del New Jersey. Si rilascia un ormone che contribuisce ad accrescere la soglia del dolore. Anche la stimolazione senza orgasmo può essere positiva. “Abbiamo scoperto che la stimolazione vaginale può bloccare il dolore cronico alla schiena e alle gambe , e molte donne ci hanno detto che l’auto-stimolazione della vagina può ridurre i dolori mestruali,  crampi, dolori artritici, e in alcuni casi anche di mal di testa “, dice Komisaruk.

  • Fare sesso diminuisce le probabilità di cancro alla prostata

Provare piacere può contribuire ad evitare il cancro alla prostata. Gli uomini che eiaculano frequentemente (almeno 21 volte al mese) hanno meno probabilità di ammalarsi di cancro alla prostata secondo uno studio pubblicato nel Journal of American Medical Association. Non è necessaria un partner per ottenere questo beneficio: rapporti sessuali, l’eiaculazione notturna e la masturbazione fanno tutti parte dell’equazione. Sono molti i fattori che influenzano il rischio di cancro alla prostata. Ma più il sesso non vi farà male.

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Esofago di Barrett, tumore e reflusso gastroesofageo

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma ESOFAGO ANATOMIA E FUNZIONI SINTESI Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata Macchie Capillari Ano PenePrima di iniziare la lettura, per comprendere meglio l’argomento trattato, vi consiglio di leggere questo articolo: Reflusso gastroesofageo: sintomi, diagnosi e cura

Quali sono le possibili complicanze della malattia da reflusso gastroesofageo?
In alcuni casi la malattia da reflusso si associa a lesioni della mucosa esofagea (esofagite). Una irritazione cronica delle pareti dell’esofago da parte dei succhi gastrici può infatti causarne dapprima l’infiammazione e poi il logoramento. In base ai risultati dell’esame endoscopico queste lesioni vengono classificate in cinque livelli di gravità. Al primo stadio troviamo piccole erosioni isolate che, salendo di livello, interessano sempre più severamente l’esofago fino a provocare vere e proprie perforazioni (ulcere). L’esofago di Barrett è la complicanza più grave poiché causa il cambiamento della mucosa esofagea in senso metaplasico e rappresenta un aumento del rischio di patologia tumorale. In pratica alcune cellule dell’esofago vengono sostituite con altre più simili al rivestimento dello stomaco, questo avviene perché il corpo si tutela contro un assalto da parte dell’acidità gastrica che potrebbe determinare danni seri all’esofago, attrezzando quest’ultimo con cellule meno funzionali ma più resistenti all’azione corrosiva dei succhi gastrici che refluiscono.
Tale alterazione può essere acuta e reversibile o cronica ed in quest’ultimo caso viene considerata come uno stadio precanceroso. L’esofago di Barrett deve essere riconosciuto endoscopicamente ed essere confermato da una biopsia. Presente in circa il 10% dei pazienti che soffrono di reflusso gastroesofageo, si accompagna talvolta ad esofagiti severe, ulcere, stenosi e sanguinamento.

Tumore all’esofago e reflusso gastroesofageo
Molte persone temono che la malattia da reflusso gastroesofageo possa in qualche modo favorire la formazione di tumore all’esofago. Tuttavia tale rischio, pur essendo comunque basso, è apprezzabile soltanto nelle condizioni più gravi. La probabilità che l’esofago di Barret si evolva in una condizione precancerosa è infatti intorno al 10% (ricordiamo che l’esofago di Barrett è presente in circa il 10% dei pazienti che soffrono da reflusso, quindi 10% del 10% = 1% circa). Come gran parte dei tumori anche la curabilità dell’adenocarcinoma esofageo è legata alla tempestività della diagnosi.

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Padre anaffettivo e assente: effetti sui figli, cosa fare?

MEDICINA ONLINE FATHER PADRE SON SONS FIGLIO MAN UOMO GENITORE FAMILY FAMIGLIA MADRE MENTE CERVELLO CRESCITA BAMBINO BIMBO AMORE FAMIGLIARE COMPONENTI MADRE PATRIGNO PROBLEMI ANAFFETTIVO SOLO SOLITUDINE PSICOLOGIA.jpgCon il termine “assenza paterna” ci riferiamo non all’assenza fisica di un padre, legata a un decesso o abbandono. Parliamo di padri presenti fisicamente ma assenti dal punto di vista emotivo. La presenza di un padre, non solo fisica ma anche e soprattutto emotiva, sociale, risulta fondamentale nello sviluppo di un bambino. Ma non sempre un padre è realmente presente. Spesso capita che la figura paterna sia anaffettiva o comunque emotivamente più restia, meno aperta e disposta ad instaurare una relazione sana con il figlio, a fargli da guida nel suo percorso di vita. Quali sono le conseguenze sui figli?

Problemi comportamentali

Un padre assente può generare nel bambino problemi comportamentali. Il bambino ha bisogno di un confronto continuo con il mondo esterno. La sola presenza fisica del genitore non basta a forgiare il carattere, ad aiutare il bambino ad affrontare il mondo.Anzi. Talvolta può essere addirittura peggiore la presenza fisica di un genitore se questa non è accompagnata dalle opportune attenzioni nei confronti del bambino.

Insicurezza e ansia

Un padre assente, o che mette in discussione ogni attività del bambino genera in lui ansiainsicurezza. È importante metterli in discussione certo, ma in maniera costruttiva, facendo comprendere che si è “dalla loro parte” sempre e comunque. Lo stimolo non va confuso con il disfattismo, con la negatività fine a se stessa.

Autostima

Il fatto di non riconoscere pienamente l’affetto del padre, o quantomeno il fatto di non avvertire senso di approvazione, porta il subconscio del bambino a ridurre la stima in se stesso. La personalità del bambino non è ancora pienamente sviluppata , si sta creando adesso, e sentirsi poco accettato da una figura cosi vicina ed importante come quella del padre condizionerà l’evoluzione del suo carattere.

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Assenza paterna: il ruolo della madre

La madre spesso, pur di salvaguardare “l’unione familiare” tenta invano di giustificare l’assenza paterna con frasi tipo:

dai sai benissimo com’è fatto tuo padre”;

“tuo padre non si rende conto”;

“cerca di capire tuo padre” “tuo padre lo fa per te”.

La madre fondamentalmente ha imparato ad accettare il carattere distaccato del compagno, e cerca di farlo comprendere anche al figlio, che a sua volta vive tutto ciò come una mancata considerazione. Ma non è assolutamente così. Proprio perché vi ama, la figura materna ingenuamente, cerca di riportare a proprio modo la serenità in famiglia.

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Padre assente: cosa succede da adulti?

Cosi come per qualsiasi figura che cresce accanto al bambino, ma che risulta emotivamente assente, anche la poca presenza di un padre genera conseguenze che si prolungano fino all’età adulta. L’adulto che ha avuto un padre poco presente infatti rimane, sotto alcuni aspetti, lo stesso bambino insicuro e ansioso che era un tempo.
Questo può provocare problemi, anche in età avanzata,  nell’approcciarsi con gli altri.
Il soggetto quindi sarà affetto molto probabilmente da forme di distacco sociale, di superficialità nei rapporti, di problemi di fiducia nei confronti degli altri.
Il seme della negatività interrato anni prima è diventato un germoglio, durante l’adolescenza un delicato arbusto e da adulto da i suoi frutti che si concretizzano con emozioni quali: paura e sfiducia verso il prossimo.

Perché un padre è assente?

Diverse sono le motivazioni che spingono un padre a non svolgere quello che è il suo ruolo.
Non dimentichiamo che ogni padre è stato figlio a sua volta. È possibile che lui stesso sia stato vittima di ferite legate all’assenza di un genitore, ma non è questo il punto.
Può anche essere che, per un motivo o per un altro, vostro padre non abbia acquisito le capacità necessarie per creare un legame con i propri figli. È colpa sua? È colpa vostra? Non è nemmeno qui che vogliamo arrivare. È importante ciò che volte voi, nel presente, adesso, non nel passato. “Se vuoi qualcosa nella vita allunga la mano e prendila” la frase del celebre film (“into the wild”) risulta emblematica.

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Padre assente: come guarire dalle ferite?

Partiamo dal presupposto che un padre assente lo ricorderete e vi segnerà comunque per tutta la vita e che nulla potrà riconcedervi quegli anni perduti. Ma non perdetevi d’animo. Ricordate sempre che anche se avete patito le sofferenze a causa di mancanza d’affetto da parte di un padre sicuramente vi saranno state (e vi sono) figure che in un modo o nell’altro hanno saputo aiutarvi nel vostro percorso di vita (nonni, zii, amici, partner).
Ormai siete adulti. Che avete il raziocinio per affrontare la vita e perché no di migliorare, un minimo, il rapporto con il vostro genitore. Con l’età si diventa più sensibili, si cambia, si da maggiore importanza a determinati aspetti trascurati in gioventù.

Migliorare il legame emotivo con il padre

Probabilmente anche vostro padre avrebbe voluto un rapporto diverso con voi ma non è riuscito ad impostarlo. Ora siete grandi, anche se mantenete il ruolo di figlio, probabilmente siete genitori a vostra volta e avete compreso quanto è difficile essere padri/madri. Non dove accusare o rinfacciare, semplicemente, se lo riterrete opportuno, cercare di salvare il salvabile rendendo più “umano” il vostro rapporto. Come? Un abbraccio, un sorriso, un “ti voglio bene” sembrano sciocchezze ma non lo sono per niente, sono i piccoli gesti, fatti col cuore, a migliorarci la vita.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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Whey o aminoacidi essenziali: quale scegliere per aumentare la massa muscolare?

MEDICINA ONLINE PALESTRA DONNA MUSCOLI IPERTROFIA ALLENAMENTO MUSCOLARI ROSSE BIANCHE POTENZIALE GENETICO PESI PESISTICA WORKOUT PRE POST INTEGRATORI PROTEINE AMINOACIDI RAMIFICATI BCAA WHEY CASEINE CREATINA CARNITINA FISIC.jpgLe proteine del siero del latte (whey protein) e gli aminoacidi essenziali (EAA) sono tra i supplementi più popolari nel fitness e bodybuilding. Visto che entrambi esprimono una quantità di aminoacidi essenziali al loro interno, ed entrambi potrebbero essere usati per lo stesso scopo, sorge spontaneo chiedersi quale dei due supplementi abbia il maggiore impatto sulla sintesi proteica muscolare o sull’effettiva crescita muscolare.

Bisogna sapere che le proteine “intere” di alta qualità contengono appena tra il 40 e il 50% di EAA, mentre il supplemento a base di EAA liberi ovviamente ne è costituito da circa il 100%. Quindi, a differenza di quest’ultimo, le whey protein sono composte per poco meno del 50% da aminoacidi essenziali, mentre per la restante parte proteica sono costituite da aminoacidi non-essenziali. Inoltre, sembra che per stimolare la sintesi proteica siano necessari solo gli aminoacidi essenziali, mentre non sia richiesta la presenza di AA non-essenziali.

Per stimolare al massimo la sintesi proteica con il supplemento di EAA possono bastarne tra i 6 e non più di 10 g. Viene inoltre riferito che 9 g di EAA corrispondano a 20 g di proteine “intere”. Questo suggerirebbe che siano necessari attorno ai 20-25 g di proteine intere per stimolare al massimo la sintesi proteica muscolare.

In realtà, la massima stimolazione della sintesi proteica muscolare sembra avvenire quando la fonte proteica/aminoacidica apporta, assieme a tutti gli aminoacidi essenziali, attorno a 0.05 g/kg o circa 3 g di l-leucina, una quantità che può essere facilmente coperta con un misurino da circa 25 g di proteine del siero del latte (whey), e quindi 20-22 g di proteina netta.

Solo uno studio ha confrontato l’impatto degli EAA e delle Whey per verificare quale dei due avesse un maggiore potenziale anabolico. Poiché le proteine del siero sono composte per poco meno della metà da EAA, ai fini comparativi i ricercatori hanno paragonato 15 g di whey isolate con circa 7 g di EAA liberi, cosicché in entrambi i casi l’apporto complessivo di EAA fosse equiparato.

I ricercatori hanno osservato che le whey sono capaci di provocare un maggiore effetto anabolico sul tessuto muscolare rispetto agli EAA liberi, secondo meccanismi indipendenti dal contenuto stesso di EAA. In altre parole, a parità di apporto di EAA, le whey riescono ad esprimere un maggiore effetto anabolico. L’ipotesi dei ricercatori è che questo migliore effetto delle whey sia potenzialmente dovuto al loro contenuto di cisteina, aminoacido non-essenziale che in altri studi aveva dimostrato di incidere positivamente sull’anabolismo proteico. Nello studio, le whey provocavano inoltre una maggiore risposta insulinica, potenzialmente spiegata dalla stimolazione del GIP (peptide inibitorio gastrico), un ormone secreto dal duodeno che sembra avere appunto la funzione di potenziare la secrezione di insulina.

Secondo i ricercatori, le whey hanno anche ulteriori proprietà salutistiche che non sono rilevate negli EAA liberi. La cisteina promuove la sintesi del glutatione, un tripeptide implicato nella protezione da stress ossidativo. Le β-lattoglobuline e le α-lattoalbumine caratteristiche delle proteine del siero sono coinvolte nel modulare la risposta immunitaria.

In conclusione, il maggiore effetto anabolico delle whey è legato a fattori indipendenti dal loro contenuto di EAA, e questo è maggiore della somma delle parti.

Le principali limitazioni dell’analisi citata risiedono nel fatto che i soggetti testati erano solo anziani (60–85 anni) e che è stata misurata solo la sintesi proteica muscolare acuta, ma non le variazioni della massa muscolare in cronico. Sebbene lo studio abbia rivelato informazioni importanti circa i maggiori benefici delle proteine del siero del latte rispetto agli EAA, questo non riesce a provare che le prime riescano effettivamente a promuovere una maggiore crescita muscolare su soggetti giovani e allenati sul lungo termine.

Ciò nonostante, convincono sulla scelta delle whey piuttosto che degli EAA poiché hanno un costo molto più contenuto e possono apportare benefici che vanno al di là del loro potenziale anabolico.

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Aerflu (flunisolide) 0,1% aerosol, foglietto illustrativo

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AERFLU 0,1% SOLUZIONE DA NEBULIZZARE

Categoria Farmacoterapeutica

Corticosteroidi.

Principi Attivi

100 ml di soluzione contengono: flunisolide 100 mg.

Eccipienti

Glicole propilenico, sodio cloruro, acqua depurata.

Indicazioni

Patologie allergiche delle vie respiratorie: asma bronchiale, bronchite cronica asmatiforme; riniti croniche e stagionali.

Controindicazioni/Eff.Secondar

Ipersensibilita’ individuale al principio attivo o agli eccipienti delprodotto. Tubercolosi polmonare attiva o quiescente. Infezioni batteriche, virali o micotiche. Generalmente controindicato in gravidanza eallattamento.

Posologia

Adulti: 1 mg (25 gocce) 2 volte al giorno. Bambini: 500 mcg (12-13 gocce) 2 volte al giorno. Non e’ consigliabile somministrare ai bambini al di sotto di quattro anni di eta’.

Conservazione

Proteggere dalla luce. Conservare a temperatura non superiore ai 25 gradi C.

Avvertenze

L’impiego del prodotto, puo’ dare luogo a fenomeni di sensibilizzazione ed eccezionalmente agli effetti collaterali sistemici classici del medicamento. In tal caso occorre interrompere il trattamento ed istituire una terapia idonea. Ogni volta che si usano corticosteroidi, occorre tener presente che essi possono mascherare alcuni sintomi di infezione e che durante il loro impiego si possono instaurare nuovi processiinfettivi. Non vanno superate le dosi consigliate. Il trasferimento dauna terapia steroidea sistemica a una terapia con flunisolide deve essere effettuato con precauzione se vi e’ ragione di sospettare la presenza di alterazioni funzionali surrenaliche; la brusca sospensione deltrattamento per via sistemica e’, in genere, da evitare. La condottadel trattamento in pazienti gia’ sotto corticoterapia sistemica necessita di precauzioni particolari e di una stretta sorveglianza. E’ in ogni caso necessario che la malattia sia relativamente “stabilizzata” con il trattamento sistemico. Inizialmente il farmaco va somministrato continuando il trattamento sistemico, successivamente questo va progressivamente ridotto controllando il paziente ad intervalli regolari e modificando la posologia del farmaco a seconda dei risultati ottenuti. Durante i periodi di stress o di grave attacco asmatico, i pazienti sottoposti a tale passaggio dovranno avere un trattamento supplementare di steroidi sistemici. In questi pazienti inoltre andrebbero effettuatiperiodici controlli della funzionalita’ corticosurrenalica. Nei pazienti steroido-dipendenti e’ consigliabile un passaggio graduale e controllato dalla terapia orale a quella topica endobronchiale. Si possonopresentare effetti sistemici con i corticosteroidi inalatori. I possibili effetti sistemici includono la sindrome di Cushing, aspetto Cushingoide, soppressione surrenalica, ritardo della crescita in bambini e adolescenti, riduzione della densita’ minerale ossea, cataratta, glaucoma e, piu’ raramente una serie di effetti psicologici o comportamentali che includono iperattivita’, psicomotoria, disturbi del sonno, ansieta’, depressione o aggressivita’. Nei pazienti con marcata congestionenasale o con abbondanti secrezioni puo’ essere indicato un preliminare trattamento con vasocostrittori topici per consentire allo spay nasale di entrare in contatto con la mucosa. La flunisolide, deve essere usata con cautela, se non evitata, in pazienti con infezioni tubercolari attive, o quiescenti, del tratto respiratorio o con infezioni non trattate da funghi, da batteri o da virus o con herpes simplex agli occhi. E’ opportuno usare la flunisolide con cautela nei pazienti con pregressi o recenti traumi nasali, con ulcera al setto nasale o con ricorrenti epistassi. Si consiglia di controllare la possibile variazione della flora microbica delle prime vie aeree istituendo, se necessario, una terapia di copertura. L’effetto del medicinale non e’ immediato. Occorre pertanto tenere presente che il farmaco non e’ efficace nelle crisi di asma in atto e che e’ consigliabile attenersi ad un uso regolare del prodotto per piu’ giorni. Non e’ consigliabile somministrare aibambini al di sotto di quattro anni di eta’.

Interazioni

Non note.

Effetti Indesiderati

Solo alcuni pazienti, con vie aeree molto sensibili, hanno presentatotosse e raucedine; talora puo’ manifestarsi un lieve e transitorio bruciore della mucosa nasale. Raramente si sono osservate in bocca o in gola infezioni micotiche che sono scomparse rapidamente dopo appropriata terapia locale. Queste infezioni possono essere prevenute o ridotteal minimo se i pazienti provvedono a sciacquare accuratamente la boccadopo ogni somministrazione. Altri effetti collaterali osservati sono:irritazione nasale, epistassi, naso chiuso, rinorrea, mal di gola, raucedine ed irritazione del cavo orale e delle fauci. Se gravi, questieffetti collaterali possono richiedere la sospensione della terapia. Solamente in caso di uso incongruo possono aversi gli effetti tipici dei corticosteroidi somministrati per via sistemica. L’effetto collaterale piu’ comune riscontrato nei pazienti corticodipendenti e’ stata lacomparsa di congestione nasale e polipi nasali, dovuti appunto alla riduzione della corticoterapia sistemica. I pazienti vanno comunque tenuti sotto stretto controllo nel caso di trattamenti prolungati, al finedi accertare tempestivamente l’eventuale comparsa di manifestazioni sistemiche al fine di evitare gravissimi incidenti da iposurrenalismo acuto. Frequenza sconosciuta. Disturbi psichiatrici: iperattivita’ psicomotoria, disturbi del sonno, ansieta’, depressione, aggressivita’, disturbi di comportamento.

Gravidanza E Allattamento

Il prodotto non e’ raccomandato nei primi tre mesi di gravidanza; nell’ulteriore periodo e durante l’allattamento il prodotto va somministrato solo nei casi di effettiva necessita’.

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Scroto: dimensioni, anatomia e funzioni in sintesi

MEDICINA ONLINE SPERMA LIQUIDO SEMINALE PENIS VARICOCELE HYDROCELE IDROCELE AMORE DONNA PENE EREZIONE IMPOTENZA DISFUNZIONE ERETTILE VAGINA SESSULITA SESSO COPPIA LOVE COUPLE FRINEDS LOVLo scroto è la sacca che racchiude i testicoli, gli epididimi, e la parte iniziale del funicolo spermatico. È sito fra la radice delle cosce, sotto la sinfisi pubica, dietro la radice del pene. Lo scroto ha una lunghezza variabile in base alla “rugosità” della pelle che lo costituisce ed in base ad età e caratteristiche individuali; mediamente misura circa 10 cm di lunghezza ed accoglie i testicoli che sono lunghi circa 5 cm e larghi 3 cm.

Funzioni

Le funzioni più importanti dello scroto sono la protezione dei testicoli ed il loro mantenimento ad una temperatura di circa 1 grado minore rispetto al resto del corpo. Il suo compito è fondamentale, perché se la temperatura nei testicoli è troppo alta, non è possibile una corretta crescita degli spermatozoi (spermatogenesi) e quindi il soggetto è a rischio di infertilità e sterilità. A seconda delle circostanze, cambia anche l’aspetto esterno dello scroto, che può essere raccolto, piccolosecco oppure allungato e flaccido, a tal proposito leggi: Perché lo scroto che contiene i testicoli è così rugoso?

Caratteristiche macroscopiche

È suddiviso in due cavità (destra e sinistra) tramite un setto mediano, e appare come una voluminosa sporgenza che mostra un’estremità inferiore detta fondo, slargata e libera, e una superiore o radice, più ristretta e aderente alla superficie del pube.

La forma e le dimensioni dello scroto variano a seconda dell’età e di fattori come la temperatura, svariati stati emotivi e malattie. Nel bambino appare globoso e consistente, si allunga nell’adulto divenendo ovoidale per poi manifestarsi piriforme e flaccido nell’anziano. Nel giovane tende ad allungarsi a causa di febbre, malattie debilitanti o alta temperatura ambientale al fine di preservare la temperatura ottimale per fare avvenire la spermatogenesi, inferiore rispetto a quella normale dell’organismo; invece in caso di bassa temperatura ambientale la borsa scrotale tende a ritrarsi. In generale la metà sinistra della sacca è più allungata a causa della asimmetria di posizione dei due testicoli.

Sulla superficie esterna, lungo la linea mediana, si nota una sottile cresta longitudinale, detta rafe, la quale continua in avanti sulla faccia dorsale del pene, e indietro lungo il perineo fino all’ano. Il rafe corrisponde alla parte superficiale del setto scrotale. La somministrazione di testosterone prolungata nel tempo, causa una restrizione dello scroto causata dall’interruzione della produzione naturale del testosterone stesso. Alcuni atleti che abusano di simili prodotti, potranno vedersi ridimensionare la borsa scrotale in modo irreversibile e drammatico.

Irrorazione

  • Arterie: derivano dalle arterie pudende esterne e perineali superficiali; gli strati interni della parete scrotale sono raggiunti da rami delle spermatiche esterne e delle epigastriche inferiori.
  • Vene: nell’ambito della parete si forma una ricca rete capillare che dà origine a tronchi venosi satelliti delle arterie che si portano alle vene safene, alle vene femorali e alle vene pudende interne.
  • Vasi linfatici: fanno capo ai linfonodi inguinali superficiali del gruppo superomediale.

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Innervazione

Lo scroto è innervato dai nervi scrotali anteriori, che derivano dal nervo spermatico esterno, ramo del nervo genitofemorale, e dal ramo genitale del nervo ileoinguinale. Consideriamo poi i nervi scrotali posteriori, originati dal nervo perineale superficiale e infine i nervi scrotali inferiori, provenienti dai rami perineali del nervo femorocutaneo posteriore. La parete interna dello scroto ha inoltre un’innervazione ortosimpatica e parasimpatica satellite dei vasi sanguigni, mentre il muscolo cremastere è innervato dal nervo spermatico esterno.

Struttura

La parete è formata da:

  • Cute sottile ed elastica, pigmentata e ricoperta di peli ricci e radi. A livello del rafe si notano alcune pliche trasversali che aumentano a scroto contratto e scompaiono a scroto disteso. Il derma è ricco di ghiandole sudoripare e sebacee.
  • Sottocutaneo diviso in due strati dalla fascia superficiale, lo strato superficiale è detto tonaca dartos e presenta fibrocellule muscolari lisce (muscolo dartos), fibre collagene ed elastiche, lo strato profondo del sottocutaneo è detto sottodartoico e funge da piano di scorrimento della cute sugli strati sottostanti.
  • Fascia cremasterica, muscolo cremastere e tonaca vaginale comune sono la continuazione delle formazioni analoghe presenti nel funicolo spermatico.
  • Il setto scrotale è composto da tutti gli strati della parete scrotale eccetto la cute.

Le malattie dello scroto

La maggior parte delle patologie che interessano lo scroto possono essere individuate con la palpazione. Sono varie le malattie che possono interessare questa parte del corpo. Per esempio possiamo ricordare la torsione del funicolo spermatico. Insorge improvvisamente un dolore acuto, specialmente durante le ore notturne, e si deve intervenire subito con l’aiuto di uno specialista, perché, per evitare conseguenze gravi, è opportuno procedere subito con un intervento chirurgico. A volte il testicolo può andare incontro ad un’infezione, che comporta anche disturbi della minzione.

Altre volte si può incorrere nell’idrocele, l’accumulo di liquido sieroso nelle strutture che ricoprono il testicolo. In questi casi il quadro sintomatologico è rappresentato dall’aumento volumetrico dello scroto stesso. Altre volte ancora il problema può essere costituito da una cisti, che spesso rimane asintomatica. Un’altra malattia è il varicocele: si hanno dilatazioni venose multiple e visibili del funicolo spermatico, che appare gonfio, con uno scroto grande; il tutto ha ripercussioni anche sulla fertilità. Non dimentichiamo l’ernia scrotale e, fra le patologie più gravi che interessano lo scroto, anche il tumore al testicolo.

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