Ho delle contrazioni vaginali durante l’orgasmo: sono normali?

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO DONNA BELLA ESTETICA CAPELLI OCCHI ELLEZZA COSMETICI PELLE RUGHE TRUCCO MAKE UPUna nostra assidua giovane lettrice, ci chiede: “Durante il piacere sessuale e soprattutto quando provo un orgasmo, avverto chiaramente degli strani movimenti ritmici nella vagina, che però non riesco a controllare. Anche il mio ragazzo se n’è accorto e mi vergogno un po’ della cosa. E’ normale o c’è qualche problema?”.

Per le donne non sempre il massimo del piacere è percepito così chiaramente come avviene nel maschio. Teoricamente parlando, l’orgasmo è una scarica di eccitazione sessuale ed è caratterizzata da sensazioni molto piacevoli seguite da uno stato di rilassamento. Molte donne però, pur non avendo raggiunto l’orgasmo, a volte lo fingono, solo per non deludere l’uomo. Ma quali sono i segni dell’orgasmo femminile? A tal proposito vi invitiamo a leggere: Come capire se una donna ha avuto davvero un orgasmo? Ecco i segnali del piacere femminile

La domanda della nostra giovane lettrice ci dà modo di parlare di uno dei segni di orgasmo femminile più netti: la contrazione ritmica involontaria dei muscoli della vagina cioè le “contrazioni pelviche orgasmiche”. Anticipiamo che tali contrazioni sono fisiologiche, cioè del tutto normali, ed anzi una loro totale assenza, soprattutto nelle giovani donne, potrebbe a volte essere la spia di un problema neuro-muscolare. La nostra lettrice deve quindi rassicurarsi: è assolutamente sana.

Le contrazioni vaginali orgasmiche sono spasmi incontrollabili che compaiono nella fase di plateau e di solito durano in tutto tra 5 e 10 secondi con intervalli molto brevi (tra 0,8 secondi ed un secondo). Di solito le contrazioni sono tra 5 e 10 ma sono le primissime ad essere intense, mentre le ultime hanno una intensità via via ridotta. In genere sono ben visibili anche a livello del meato uretrale (l’apertura attraverso cui esce l’urina) e – soprattutto – dell’ano, che appaiono stringersi e rilassarsi con lo stesso ritmo del perineo (la zona tra ano e vagina).

Le contrazioni pelviche a volte sono così intense (specie durante le primissime contrazioni) da essere chiaramente percepite anche dal partner, perché le pareti della vagina (o dell’ano, in caso di rapporto anale) premono ritmicamente sul pene dell’uomo. Tali contrazioni sarebbero equivalenti a quelle che nel maschio determinano il rilascio dello sperma tramite i ripetuti getti eiaculatori.

Durante le contrazioni, a volte si può notare una lieve fuoriuscita di liquido dalla vagina; a tal proposito leggi: Cos’è il liquido emesso da una donna durante l’orgasmo?.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
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Crisi di mezza età maschile: sintomi, quanto dura, depressione

MEDICINA ONLINE UOMO IMPOTENZA DISFUNZIONE ERETTILE SESSO ANDROPAUSA CRISI DI MEZZA ETA QUANTO DURA SINTOMI DEPRESSIONE COPPIA AMORE MATRIMONIO PENE SESSUALITALa crisi di mezza età viene comunemente identificata con una serie di stereotipi legati ad azioni “sconsiderate” come, per esempio, licenziarsi dal posto di lavoro in modo impulsivo, comprare una macchina sportiva o lasciare il coniuge. Per anni, la crisi di mezza età ha evocato questo repertorio di luoghi comuni. Oggi, invece, non viene più definita come crisi, bensì transizione di mezza età. Gli esperti di salute mentale affermano che il termine crisi, infatti, spesso è inappropriato, perché sebbene questa fase della vita possa essere caratterizzata da grave depressione, può anche rappresentare un periodo di grande crescita interiore. Ciò che è importante realizzare è quando questa transizione rischia di trasformarsi in depressione, in modo da poter chiedere aiuto a chi di dovere.

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Definizione di “crisi di mezza età”

A partire dagli anni ’80, il termine “crisi di mezza età” ha acquisito molta importanza in ambito scientifico, soprattutto da parte degli studiosi dello sviluppo e delle transizioni della personalità adulta. Non è mai stata catalogata come una formale categoria diagnostica. Inoltre, l’età in cui può presentarsi la crisi di mezza età è variabile. Essa, infatti, dipende dal soggetto e in parte da fattori come, per esempio, l’aspettativa di vita dell’individuo. La crisi di mezza età è comunque un periodo della vita di un uomo – ma può interessare anche la donna, seppur in maniera lievemente minore – in cui il fisiologico decadimento fisico ed intellettivo porta il soggetto a non sentirsi più in grado di reggere i ritmi lavorativi, sociali, sessuali di quando era più giovane, fatto che viene accettato con estrema difficoltà dalla maggioranza degli uomini e che può portare ad una vera e propria depressione. Il risultato di queste considerazioni equivale ad una forte frattura nella mente maschile e ad una conseguente ricerca di fuga. La prima cosa ad esser messa in discussione è il rapporto di coppia: il desiderio sessuale cala, la moglie o compagna viene vissuta come la materializzazione del tempo che avanza e quindi come fonte d’angoscia. L’insoddisfazione comincia a farsi sentire con atteggiamenti di “evitamento”: si cercano interessi fuori delle mura domestiche, si tira tardi con gli amici, si cerca in ogni modo di sentirsi più giovani e di mettersi alla prova per provare a sé stessi di “essere ancora in grado di”. Gli atteggiamenti estremi sono le relazioni con donne molto più giovani, l’acquisto di moto o auto sportive, il rinnovo del guardaroba, del linguaggio, del taglio/tintura di capelli, della musica ascoltata: tutto nella disperata ricerca di una nuova giovinezza.

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Crisi di mezza età negli uomini: quanto dura?

La crisi di mezza può comparire, come già prima accennato, in un arco temporale piuttosto ampio che va dai 40 ai 50 anni. Secondo alcuni studi la data “precisa” nella quale questa condizione si manifesta, sia 53 anni, anche se chi scrive pensa sia sbagliato ridurre l’arco temporale in una data così specifica. La crisi di mezza età maschile ha una durata estremamente variabile: solitamente i sintomi possono durare alcuni mesi fino anche a svariati anni.

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Cause della crisi di mezza età negli uomini

Qualsiasi sia il termine utilizzato (crisi o transizione), di norma questa fase tende a verificarsi in concomitanza con eventi particolarmente significativi della vita, tra cui la laurea del figlio più giovane oppure la nascita di un nipotino che annuncia l’inizio di una nuova fase della vita. Anche la morte dei propri genitori, che mediamente avviene quando si hanno circa 50 anni, può essere un evento in grado di influenzare la propria percezione delle cose, facendo pensare all’uomo di essere “il prossimo della lista“. Qualsiasi evento che può ricordarci che “il tempo passa”, anche semplicemente ascoltare una canzone della propria infanzia e rendersi conto che è di quarant’anni fa, può scatenare sentimenti malinconici ed introdurre la crisi. Secondo alcuni psicologi in realtà, la causa di una crisi di mezza età, vanno ricercate in come ci si “sente dentro”: si invecchia se ci si sente vecchi. Insomma, tralasciando eventuali patologie, la crisi di mezza età dipenderebbe solamente da una errata percezione di tipo psicologico e legata alla personalità piuttosto che ad un vero e proprio calo fisico. Anche se va detto che grazie all’allungamento della vita ed al miglioramento delle condizioni generali vi è un minore “attaccamento” alle questioni anagrafiche, di ogni sorta.

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I sintomi della crisi di mezza età

Quelli che possiamo definire i sintomi della crisi di mezza età sono evidenti e facilmente riconoscibili. Il primo segno è quello di trovarsi a disagio nel non capire le nuove generazioni e lamentarsi che “i giovani sentono musica e vedono film stupidi”, sviluppare frustrazione verso le innovazioni ed una maggiore dipendenza dai riposini pomeridiani. Come dicevamo piccoli ma indicativi cambiamenti, e sottolineiamolo ancora, sentirsi vecchi è la prima via per invecchiare sul serio. Tra gli altri sintomi, possiamo trovare l’odio – mai provato prima – per i luoghi affollati e rumorosi, il focalizzarsi sui propri dolori alle articolazioni ed avere la tendenza a parlarne sempre in pubblico, sviluppare delle piccole manie o ossessioni che prima non avevate (es: giardinaggio o la cura di qualche animale domestico in particolare, dimenticare i nomi delle persone, perdere di vista oggetti importanti come le chiavi di casa e dell’auto. O ancora lamentarsi di tutto e tutti e ricercare ossessivamente prodotti anti-invecchiamento come cosmetici ed integratori. Altro sintomo è pensare sempre al passato con malinconia e credere che ormai i momenti più belli della vita sono già stati vissuti e persi. Infine può nascere una sorta di invidia – prima mai provata – per le generazioni più giovani, con idee ossessive sul tipo “se fossi io al posto di quel giovane, mi divertirei molto di più di lui”.

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La crisi di mezza età come normale fase della vita

La transizione di mezza età è sempre più vista come una fase normale della vita. La rinomata “teoria dello sviluppo della personalità adulta” del celebre e stimato psicologo Daniel Levinson prevede che tutti gli adulti nel corso delle loro vite passino attraverso una serie di fasi. Il punto focale di questa teoria è la struttura della vita individuale, che viene descritta come il modello base della vita di una persona in un determinato momento. Per molte persone, questa struttura coinvolge principalmente famiglia e lavoro, ma può anche includere, per esempio, religione e condizione economica. Secondo questa teoria, la transizione di mezza età è semplicemente un’altra normale transizione verso una diversa fase della vita.

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Rivalutare priorità ed obiettivi

Le donne, sentendo di aver ormai cresciuto i loro figli, possono esprimere il desiderio di tornare a studiare, anche se hanno lavorato in passato, basando questa nuova esigenza sul fatto che ora sono libere di fare ciò che vogliono. Si sentono, quindi, in grado di realizzare quei sogni che avevano deciso di abbandonare per dare priorità alle responsabilità familiari. Gli uomini, invece, potrebbero entrare più in contatto con il loro lato femminile. In questo caso, tenderanno a svolgere attività come cucinare, pittura (o qualsiasi altra disciplina creativa) oppure volontariato con i bambini. Le donne di mezza età possono diventare più “egoiste”, pur valorizzando l’importanza delle relazioni interpersonali. Sentono di aver già “pagato i loro debiti” verso la vita e potrebbero anche non essere disposte a fungere da baby sitter ai loro nipotini ogni volta che verrà loro chiesto di farlo.

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Crisi di mezza età: depressione o crescita interiore?

La transizione di mezza età per alcuni può essere illuminante, per altri difficile. Il modo con cui viene affrontata questa fase della vita dipende da una serie di fattori, tra cui il sostegno del partner e delle persone care. La Dottoressa Joan R. Sherman, terapeuta matrimoniale e familiare, ricorda il caso di una donna che si recò nel suo studio per un consulto. La donna in questione aveva quasi 50 anni, era sposata con un uomo che aveva la sua stessa età e che per tutta la durata del loro matrimonio era spesso in viaggio per lavoro. La continua assenza del marito la rese l’unica responsabile dell’educazione dei figli. Prima di diventare madre era un’infermiera, ma rinunciò alla sua carriera per essere genitore a tempo pieno. Quando i figli creberro e se ne andarono di casa, la donna domandò a sé stessa “e adesso?”. Sentiva di aver perso la sua identità. Il marito, che ebbe modo di parlare con la Dottoressa Sherman, cominciò a preoccuparsi dopo aver visto la moglie piangere e non dormire per un’intera settimana. La volta successiva che Sherman vide la donna nel suo studio, le offrì un’alternativa: “…Lei non sta perdendo la sua identità, ora ha l’opportunità di crearne una nuova”. Certo, il ruolo genitoriale della donna era cambiato, ma ora aveva molte meno responsabilità e questo le avrebbe permesso di sviluppare una nuova immagine di sé stessa. Questa alternativa piacque molto alla donna e la settimana successiva l’incontro si recò all’università per vagliare le opzioni disponibili.

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La crisi di mezza età si può trasformare in depressione

Non tutti sono in grado di affrontare la transizione di mezza età con scioltezza e facilità. E’ necessario, quindi, essere consapevoli dei sintomi che caratterizzano la depressione, come:

  • cambiamento delle abitudini alimentari;
  • cambiamento delle abitudini legate al sonno ed insonnia;
  • stanchezza cronica;
  • pessimismo;
  • senso di disperazione;
  • irrequietezza;
  • ansia;
  • irritabilità;
  • senso di colpa;
  • senso di impotenza o di inutilità;
  • perdita di interesse nelle attività un tempo considerate piacevoli;
  • pensieri autolesivi e suicidari;
  • dolori fisici come mal di testa o disturbi gastrointestinali che non rispondono al trattamento.

Integratori alimentari consigliati

Qui di seguito trovate una lista di integratori alimentari acquistabili senza ricetta, potenzialmente in grado di migliorare la prestazione sessuale sia maschile che femminile a qualsiasi età e trarre maggiore soddisfazione dal rapporto, aumentando la quantità di sperma disponibile, potenziando l’erezione e procurando un aumento di libido sia nell’uomo che nella donna:

Crisi di mezza età diventata depressione, cosa fare?

Se pensi che la tua crisi di mezza età sia in realtà la spia di una depressione, il primo passo è quello di rivolgersi ad un professionista della salute mentale. La terapia comportamentale o la talk therapy (terapia del dialogo), così come la prescrizione di farmaci antidepressivi (come gli SSRI) possono contribuire a trattare la depressione anche clinica. In uno studio pubblicato sul Journal of Consulting and Clinical Psychology, i ricercatori dell’Università di Stanford hanno messo a confronto farmaci, terapia del dialogo o la combinazione di entrambi su più di 656 persone che soffrivano di depressione cronica. Hanno scoperto che la combinazione di entrambi gli elementi, ovvero farmaci e terapia del dialogo, comportava una più rapida e completa remissione della depressione cronica. Nel caso in cui la depressione sia di lieve entità, un approccio singolo può essere sufficiente.

Se credi di avere un problema di crisi di mezza età, di crisi di coppia o di disfunzione erettile di origine psicologia, prenota la tua visita e, grazie ad una serie di colloqui riservati, riuscirai a risolvere definitivamente il tuo problema.

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Micropene: i trattamenti per un pene troppo piccolo

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma COME FATTO PENE INTERNO UOMO SESSO Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata Macchie Capillari Ano PenePrima di iniziare la lettura, per meglio comprendere l’argomento, leggi anche: Micropene: quanto misura, complicazioni, c’è una cura?

La condizione di micropene può essere risolta facendo ricorso sia a una terapia ormonale (quindi farmacologica) sia a una terapia chirurgica.

TRATTAMENTO ORMONALE

Il trattamento ormonale consiste principalmente nella somministrazione di testosterone esogeno.
Per ottenere dei buoni risultati, tale cura dovrebbe iniziare durante la prima infanzia – quindi è fondamentale la diagnosi precoce – e interrompersi alla fanciullezza – per evitare spiacevole effetti collaterali come virilizzazione e maturazione ossea precoci.
Sui tempi e le modalità di somministrazione del testosterone esogeno, è bene sapere che:

  • L’assunzione dell’ormone non è mai continuativa. Infatti, massimo ogni 3 mesi è prevista un’interruzione temporanea della terapia.
  • Le vie di assunzione possibili sono quella intramuscolo e quella topica.

Se all’origine del micropene c’è una condizione di ipogonadismo (per esempio come nel caso di un portatore di sindrome di Klinefelter), la cura ormonale a base di testosterone esogeno deve riprendere durante l’adolescenza; molto spesso, in questi frangenti, le somministrazioni durano per tutta la vita.
Per quanto concerne la sua efficacia, il trattamento ormonale può avere particolare successo in alcuni pazienti e meno in altri, quindi varia da persona a persona. In ogni caso, raramente fa sì che il pene raggiunga una lunghezza considerata normale.

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Deficienza di 5-alfa reduttasi

In presenza di una deficienza di 5-alfa reduttasi (quindi quando c’è una mutazione genetica a carico del gene SRD5A2), i medici possono prescrivere una terapia a base di diidrotestosterone esogeno. I risultati ottenibili da un siffatto trattamento sono più che soddisfacenti.
A tal proposito, è importante sottolineare che il ricorso al diidrotestosterone avviene in tutti quei casi in cui c’è una risposta ridotta alla cura con testosterone esogeno.

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TRATTAMENTO CHIRURGICO

Il trattamento chirurgico del micropene consiste in un intervento particolare e molto delicato, chiamato falloplastica di allungamento.
Durante una falloplastica di allungamento, il chirurgo preleva da un avambraccio del paziente una porzione di tessuto cutaneo, che applica attorno al piccolo pene, creando una sorta di involucro cilindrico.
Quindi, su questo involucro cilindrico, opera nel seguente modo:

  • Lo fa raggiungere da una rete di vasi sanguigni e lo innerva. La costruzione di un sistema vascolare serve per la capacità d’erezione, mentre l’innervazione per la sensibilità durante i rapporti sessuali.
  • Vi inserisce una protesi gonfiabile (N.B: in genere, sono protesi ripiene di liquido), dotata di un canale interno per l’espulsione dell’urina e dello sperma. In altre parole, nella protesi c’è un’uretra sintetica.

Se c’è il consenso del paziente, il chirurgo può anche migliorare l’aspetto estetico dell’involucro cilindrico, ricostruendovi, al suo apice, il glande (glanduloplastica).
La falloplastica di allungamento è un’operazione alquanto invasiva, pertanto non è esente da rischi e complicazioni.

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TRATTAMENTI CHIRURGICI DEL PASSATO

In passato, soprattutto su influenza dello psicologo e sessuologo John William Money (1921-2006), si diffuse la teoria secondo cui i portatori del micropene fossero delle “donne mancate” e che, per questo, era necessario ricorrere a una terapia particolare, nota come riassegnazione del sesso.
Brevemente, la riassegnazione del sesso consisteva in: un intervento chirurgico per la modificazione dell’apparato genitale (in un maschio, si provvedeva alla sostituzione del pene con una vagina), cure ormonali e terapia psicologica finalizzata all’accettazione della nuova condizione sessuale.
A partire dal 1975, dopo l’emblematico caso di un certo Bruce Reimer, gli studi e le teorie sulla riassegnazione del sesso, portate avanti da Money, destarono sdegno e furono oggetto di aspre critiche in più parti del mondo. Fu così, quindi, che diversi medici e rappresentanti della carta stampata si incaricarono di screditare l’operato di Money, affermando come la riassegnazione del sesso fosse un trattamento del tutto illogico.
A questo punto, riteniamo opportuno precisare che i soggetti con micropene nascono con un corredo cromosomico XY, come gli uomini con un pene di dimensioni normali.

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Vescicole seminali infiammate: sintomi e disturbi generali

MEDICINA ONLINE APPARATO RIPRODUTTORE MASCHILE URETRA TESTICOLI PROSTATA GLANDE VESCICOLE SEMINALI URETERI URETERE DIFFERENZA URINA PENE VAGINA ORIFIZIO TUMORI TUMORE CANCRO DIAGNOSI ECOCon “vescicolite” si intende un’infiammazione – spesso causata da infezione – delle vescicole seminali, due strutture che fanno parte dell’apparato riproduttore maschile, poste vicino alla parete posteriore della prostata. Clinicamente possiamo distinguere forme acute e croniche.

Nelle forme acute, sovente insorgenti nel corso di una gonorrea trascurata, si ha il quadro classico di una prostatite acuta: dolore perineale, inguinale, ipogastrico; tenesmo rettale; minzione frequente e dolorosa; febbre; compromissione dello stato generale. All’esplorazione rettale si evidenziano vescicole grosse e molto dolorabili. In rari casi l’ascesso vescicolare può esitare in una peritonite.

Le forme croniche possono rimanere latenti, determinare una sintomatologia soggettiva molto sfumata, oppure generare importanti alterazioni funzionali. Nessun sintomo è patognomonico di vescicolite cronica, pertanto spesso i pazienti sono inquadrati in diagnosi non esatte come prostatiti, cistiti o uretriti.

Il dolore, d’intensità variabile, è localizzato al perineo ed irradiato diversamente da caso a caso (verso il funicolo spermatico ed il testicolo, verso l’uretra, verso la radice della coscia, meno frequentemente verso l’ipogastrio, la fossa iliaca e l’articolazione sacroiliaca).

disturbi urinari insorgono quando alla vescicolite si associ una uretrite posteriore o una prostatite, per cui si avrà pollachiuria e stranguria.

disturbi genitali spesso costituiscono la causa della consultazione del medico. Questi possono consistere in turbe della sfera sessuale (frequenti e dolorose erezioni notturne; eiaculazione precoce; erezione difficile, incompleta; impotenza; emospermia) e in turbe della fertilità con quadri seminali caratterizzati da:

  • oligoastenospermia
  • necrospermia
  • teratospermia
  • agglutinazione degli spermatozoi
  • aumento della viscosità
  • aumento del pH
  • crescita uniforme di oltre 1000 batteri patogeni per ml o di oltre10.000 batteri non patogeni nel liquido seminale diluito 1:2
  • leucospermia (oltre 1 milione di GB x ml)

E’ stata supposta un’azione diretta degli agenti batterici e dei leucociti sugli spermatozoi; tuttavia l’impatto delle infezioni delle vie seminali e delle ghiandole accessorie sull’infertilità maschile resta ancora oggetto di controversia.

Nelle forme che evolvono in marcata atrofia fibrosa si avrà infine la contrazione progressiva del volume dell’eiaculato (oligoposia secondaria).

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Gravidanza: cosa percepisce il bambino durante un rapporto sessuale?

MEDICINA ONLINE VAGINA DONNA BACIO SESSULITA GRAVIDANZA INCINTA SESSO COPPIA AMORE TRISTE GAY OMOSESSUAANSIA DA PRESTAZIONE IMPOTENZA DISFUNZIONE ERETTILE FRIGIDA PAURA FOBIA TRADIMENTODurante la gravidanza, il bambino è ben protetto all’interno del sacco amniotico, e perciò non avverte nulla che possa disturbarlo durante il rapporto sessuale, a patto che i movimenti siano non troppo intensi. Addirittura il bimbo sembra che gradisca molto il massaggio ritmico e la sensazione di benessere che prova la mamma, dovuta al rilascio di endorfine che entrano subito nel circolo sanguigno della madre e quindi nel suo. Durante il rapporto il battito cardiaco rallenta e i suoi movimenti sono meno vivaci, come se rimanesse in attesa di qualcosa; subito dopo riprende a muoversi con più vigore di prima.

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SSRI: effetti collaterali, disfunzioni sessuali, sospensione e suicidio

MEDICINA ONLINE TRISTE SPERMA LIQUIDO SEMINALE PENIS VARICOCELE HYDROCELE IDROCELE AMORE DOPING DONNA PENE EREZIONE IMPOTENZA DISFUNZIONE ERETTILE VAGINA SESSULITA SESSO COPPIA LOVE SAD COUPLE FRINEDS LOVER SEX GIRL MAN WALLPAPERGli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (noti anche con la sigla abbreviata SSRI, dall’inglese selective serotonin reuptake inhibitors) sono una classe di psicofarmaci che rientrano nell’ambito degli antidepressivi.

Effetti collaterali

Nella maggioranza dei casi gli effetti collaterali sono di lieve entità e rientrano nell’ambito della cefalea, dei disturbi gastrointestinali (nausea e quindi calo dell’appetito), tremori, nervosismo e disfunzioni sessuali. Gli effetti collaterali più comuni (sperimentati da più del 10% dei pazienti) consistono in:

  • Disturbi gastrointestinali (nausea e calo dell’appetito)
  • Disfunzioni sessuali (disfunzione erettile, calo della libido e anorgasmia), anedonia
  • Sonnolenza o insonnia
  • Affaticamento, nervosismo e tremori
  • Sudorazione e/o bocca secca
  • Sogni lucidi

Sono in genere autolimitanti, cioè tendono a presentarsi nei primi giorni di assunzione per poi sparire nel corso delle prime settimane di trattamento. Gli effetti collaterali sulla sfera sessuale tendono invece a comparire nel corso delle prime settimane di trattamento e a persistere nel corso dell’assunzione.

In alcuni casi è stato dimostrato che anche queste molecole, come i farmaci triciclici, possono dare un prolungamento dell’intervallo QT. L’assunzione di questi farmaci può aumentare il rischio di fratture ossee, di sanguinamento e di disturbi della coagulazione. Sono stati segnalati inoltre casi di disturbi del movimento (tremori, diminuzione della coordinazione motoria) ed alcuni rari casi di discinesia tardiva.

Generalmente l’assunzione di questi farmaci – in particolare della fluoxetina – è fortemente sconsigliata in gravidanza e allattamento; nel caso sia necessario proseguire la terapia anche in questa fase, la scelta ricade di norma su altre molecole. In ogni caso deve sempre essere fatta, dallo psichiatra in collaborazione con la paziente, una attenta valutazione del rapporto rischio/beneficio nell’utilizzo in gravidanza di questi farmaci.

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Disfunzioni sessuali e ottundimento emotivo

Accade molto comunemente che chi assume antidepressivi SSRI (e anche SNRI) lamenti effetti collaterali sulla sfera sessuale, che si configurano in disfunzione erettile nell’uomo e difficoltà nella lubrificazione nella donna, incapacità di raggiungere l’orgasmo, calo della libido e più raramente diminuzione della sensibilità genitale.

La percentuale di persone che sperimenta questo tipo di effetti collaterali varia molto in base agli studi: i primi ne stimavano una prevalenza attorno al 8-14% (ma ciò si è rivelato un dato sottostimato perché i pazienti non erano propensi a riportare tali effetti) mentre le attuali indagini post-marketing portano tale percentuale al 60-70%. Alcuni studi arrivano ad una prevalenza del 100%.

Uno studio del 2009 condotto da un team di ricercatori dell’università di Oxford ha trovato che gli SSRI causano nella maggior parte dei pazienti trattati ottundimento emotivo, espresso come apatia e una minore capacità di provare empatia ed emozioni positive. A causa di ciò alcuni pazienti hanno sviluppato ideazioni suicidarie ed uno è arrivato ad infliggersi autolesionismo nella speranza di provare “emozioni”. In questo studio è risultato che i pazienti erano in grado di distinguere tra i deficit emozionali causati dal trattamento e quelli dovuti alla loro patologia depressiva. In un altro studio pubblicato nel 2014 si è evidenziato come gli SSRI (ed anche i TCA anche se in misura minore) abbiano un impatto negativo significativo sui sentimenti di “amore” e “attaccamento” verso la partner, in particolare negli uomini.

Le disfunzioni sessuali e l’ottundimento emotivo sono un sintomo tipico anche di molte patologie ansioso-depressive: i sintomi tipici riguardano soprattutto il calo del desiderio e la disfunzione erettile, ma non la difficoltà a raggiungere l’orgasmo e l’anestesia genitale, che sembrano invece essere speciale caratteristica degli antidepressivi serotoninergici.

Può accadere che alcuni effetti collaterali, in particolare le disfunzioni sessuali, persistano per un tempo indefinito (anche anni) dopo la sospensione del trattamento, generando la Disfunzione Post-SSRI.

Sindrome da sospensione

In concomitanza con la sospensione dell’assunzione di un SSRI, per cessazione della terapia o passaggio ad altro farmaco, sono stati riscontrati nei pazienti, diversi sintomi quali vertigini, astenia, sensazione di scossa alla testa (brain-zaps), sintomi tipo influenzali ma anche sintomi che ricalcano la malattia trattata, quali ansia, agitazione, insonnia. Si tratta della sindrome di astinenza da antidepressivi. Tali sintomi sono di norma lievi e autolimitanti e possono essere ridotti con una sospensione graduale del farmaco. Il farmaco che più è incline a dare sindromi da sospensioni è la paroxetina. In alcuni rari casi i sintomi da sospensione si sono protratti per oltre un anno dopo la sospensione del farmaco.

Rischio di suicidio

Meta analisi di studi clinici randomizzati hanno dimostrato che l’uso di antidepressivi SSRI è collegato ad un aumentato rischio di ideazioni suicidarie in bambini ed adolescenti: in particolare una revisione di studi clinici condotta nel 2004 dalla FDA ha trovato un aumento del rischio di “possibili ideazioni suicidarie e comportamento suicidario” dell’80% e di agitazione e comportamenti ostili del 130%  in particolare nei primi mesi di trattamento. Negli adulti sopra i 25 anni non sembrano esserci evidenze di un aumentato rischio di comportamenti ed ideazioni suicidarie legate all’uso di SSRI. La attenta valutazione e continuo controllo del paziente da parte dello specialista è però consigliata.

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Rottura dell’imene (deflorazione): come avviene, è dolorosa?

MEDICINA ONLINE IMENE ROTTURA SANGUE VAGINA DOLORE SESSO PENE PENETRAZIONE DONNA RAGAZZA SESSUALITA RAPPORTO SESSUALE SPERMA EMORRAGIA CHIAMARE DOTTORE FEMMINILE GINECOLOGIA MESTRUAZIONILa deflorazione, ossia la fisiologica rottura dell’imene, segue solitamente il momento della penetrazione della donna, durante il primo rapporto sessuale. In genere, la lacerazione di questa membrana non è dolorosa, ma può comportare un leggero disagio o un temporaneo sanguinamento. Chiaramente molto dipende dall’approccio del partner (più o meno delicato), dallo spessore della membrana e della diversa vascolarizzazione del tessuto.

Elasticità dell’imene

A seconda del suo aspetto e della sua forma, l’imene può essere talmente elastico da non lacerarsi al momento del coito, rimanendo integro. In altri casi, invece, la membrana è così sottile che può facilmente rompersi anche durante i preliminari e non sanguinare per nulla, senza necessariamente dover arrivare alla penetrazione completa durante l’atto sessuale. Dopo la deflorazione, al posto dell’imene, non restano che piccoli lembi, denominati lobuli imenali.

La rottura dell’imene fa male?

La deflorazione può provocare un po’ di dolore e in alcuni casi la perdita di sangue (solo qualche goccia). Molti amplificano il senso del dolore attribuendolo alla perdita della verginità, ma in realtà molto dipende dalla nostra soglia di sopportazione del dolore e dalla “dolcezza” del partner. Ci sono ragazze che non soffrono affatto, altre si. Per evitare fastidi o problemi il primo consiglio è di dedicarsi a lungo ai preliminari, poi di agire con molta dolcezza attraverso spinte piccole e leggere.

Quanto sangue si perde?

La quantità di sangue è in genere abbastanza ridotta, tuttavia anche una esigua quantità ematica è di solito capace di macchiare indumenti e coperte. Per approfondire: Rottura dell’imene (deflorazione): si perde sangue e quanto?

Non sempre penetrazione

La rottura dell’imene non sempre dipende da atti sessuali. In qualche caso, infatti, la lacerazione può verificarsi a causa dell’introduzione di oggetti in vagina (ad esempio assorbenti interni o sex toys) oppure in seguito ad un trauma dovuto a masturbazione o altro, o ad attività fisiche o sportive (ad esempio andando in bicicletta o facendo ginnastica) o anche nella “deflorazione chirurgica” (imenectomia), un intervento necessario in caso di imene imperforato congenito o acquisito per far defluire all’esterno il sangue delle mestruazioni. Inoltre, l’imene può rompersi per malattie (come alcune infezioni) e visite mediche. Quest’ultimi casi sono comunque molto rari.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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Ansia da prestazione sessuale: cos’è e come combatterla

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Come nasce l’ansia da prestazione sessuale?

L’ansia da prestazione è certo favorita dalla cultura imperante che propone la necessità di “essere all’altezza” di aspettative sociali e parametri prestazionali che ben poco hanno a che fare con l’autentica natura istintiva ed emozionale dell’espressione sessuale.
Sul piano individuale l’eccessiva ricerca di approvazione da parte degli altri, caratteristiche della propria autostima, l’attitudine ad un prevalente controllo razionale e la tendenza all’attivazione ansiosa possono rappresentare dei fattori predisponenti all’ansia da prestazione. Tuttavia chiunque può incorrere nell’ansia da prestazione se esperienze e vissuti, anche episodici, convergono incidentalmente verso tale condizionamento emotivo.
Molto spesso nella propria storia il primo rapporto ha subito l’interferenza dello stato di tensione e insicurezza legato all’inesperienza e da allora l’ansia da prestazione è rimasta nella propria vita costantemente o manifestandosi a fasi alterne.
In molte altre situazioni l’ansia da prestazione subentra in un successivo momento in seguito ad un’esperienza andata male per motivi casuali o situazionali, a volte associata a vicende sentimentali difficili, alle conseguenze di una separazione e frequentemente nella fase in cui si cerca un figlio e sull’intimità di coppia si sentono gravare ulteriori aspettative e significati.
Non è raro che una reazione negativa della partner e le sue eventuali insicurezze o timori possano contribuire ad enfatizzare e alimentare una difficoltà altrimenti del tutto temporanea, altrettanto spesso però la serenità e la comprensione da parte dell’altra persona giovano ma non fanno la differenza nello svilupparsi dell’ansia da prestazione.

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Quando e come si manifesta l’ansia da prestazione?

L’ansia da prestazione può manifestarsi nella vita di coppia fin dall’inizio o in una fase successiva, anche dopo anni di vita insieme. Molti uomini vivono invece un condizionamento circoscritto alla prima fase di incontro con una nuova partner e sentendosi dunque limitati dall’ansia da prestazione nel poter conoscere una nuova persona o nella possibilità di vivere serenamente un rapporto occasionale.
L’ansia prestazionale può interferire con ogni tipo di attività erotica (fino a incidere sull’autoerotismo) oppure focalizzarsi sul rapporto penetrativo e in alcuni casi su momenti specifici come quello in cui si indossa il preservativo o quando la partner è vicina all’orgasmo.
È frequente una componente di ansia anticipatoria che si associa alle occasioni in cui è probabile o prevedibile una situazione di intimità, creando nelle ore o nei giorni precedenti un clima di tensione interiore e preoccupazione che contribuisce a condizionare negativamente il pensiero della sessualità oltre a creare un campo emotivo favorevole al successivo manifestarsi della difficoltà temuta.
Una ulteriore complicazione correlata all’ansia da prestazione riguarda quindi la frequente alterazione della libido e del desiderio che ne risulta progressivamente ridotto fino ad essere sostituito da comportamenti di evitamento di situazioni che possano implicare un contatto erotico nella quotidianità della coppia così come nella vita sociale per i single.

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Problemi sessuali associati all’ansia da prestazione?

L’ansia da prestazione è una realtà sommersa ma largamente diffusa rappresentando la principale causa di problematiche sessuali maschili e con un ruolo significativo anche nei problemi femminili. Nell’uomo l’ansia da prestazione può causare disfunzione erettile psicogena (impotenza psicogena), eiaculazione precoce, inibizione dell’orgasmo o calo del desiderio sessuale.
Nella donna l’ansia da prestazione concorre nell’origine dell’anorgasmia, dell’anedonia, del vaginismo, della dispareunia, del calo della libido e del disturbo dell’eccitazione.

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Come superare l’ansia da prestazione sessuale?

L’ansia da prestazione sessuale può essere ritenuta una forma specifica di ansia o fobia sociale associata al timore di un fallimento sessuale in cui sulla presenza dell’altro si proiettano i propri timori di inadeguatezza e il proprio atteggiamento auto-giudicante. Superare l’ansia da prestazione in modo autentico significa modificare gli atteggiamenti cognitivi e relazionali verso la sessualità che generano tale predisposizione ansiosa. Allo stesso tempo le emozioni disfunzionali che hanno sostituito il naturale vissuto spontaneo possono essere superate sviluppando una maggiore competenza nella gestione dell’ansia e nell’orientare la propria risposta psicofisica nella direzione del rilassamento e del coinvolgimento corporeo.
Molti rimedi per l’ansia da prestazione proposti in rete derivano purtroppo da meri intenti commerciali e mancano di fondamenta scientifiche. È ovviamente bene diffidare di simili proposte che in un momento di difficoltà emotiva potrebbero tentarci, approfondendo sempre se l’autore è un medico, psicologo, sessuologo che possa quindi garantire una competenza e formazione adeguata ad affrontare tematiche certamente importanti e complesse.
Un consulto sessuologico è consigliato dalla prima manifestazione del problema e in ogni caso se un iniziale tentativo autonomo di superare l’ansia da prestazione risulta inefficace è bene ricorrere al supporto di un sessuologo per affrontare la situazione in modo corretto e in genere con tempi di risoluzione molto più rapidi di quanto si possa sperare, anche quando il problema persiste da tempo.

Se pensi di soffrire di disfunzione erettile da cause psicologiche o di ansia da prestazione, prenota la tua visita e, grazie ad una serie di colloqui riservati, ti aiuterò a risolvere il tuo problema.

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