Ictus cerebrale: diagnosi in emergenza, esami e diagnostica per immagini

MEDICINA ONLINE MORTE CLINICA BIOLOGICA MORTE CEREBRALE END LIFE OSPEDALE LETTO VENTILATORE MECCANICO STACCARE LA SPINA BRAIN DEATH ELETTROENCEFALOGRAMMA PIATTO FLAT EEG SNC CERVELLO TERMINALE MALATO COMA STATO VEGETATIVOL’ictus cerebrale è una grave condizione medica in cui una improvvisa chiusura o rottura di un vaso sanguigno cerebrale determina il mancato afflusso di sangue – e quindi di ossigeno e nutrimento – ai tessuti cerebrali (ischemia cerebrale) e, se il flusso sanguigno non viene rapidamente ripristinato, determina un danno alle cellule cerebrali che possono andare incontro a necrosi, cioè a morte, smettendo di funzionare e compromettendo il funzionamento di una parte del sistema nervoso centrale, il che può determinare la comparsa di sintomi gravi o di coma e, nei casi più gravi, morte.

Diagnosi

La diagnosi di ictus cerebrale ischemico od emorragico in fase acuta avviene in emergenza ed utilizza diversi strumenti, tra cui anamnesi (raccolta dati e sintomi del paziente), esame obiettivo (visita vera e propria con raccolta dei segni) e vari altri esami sia di laboratorio che di diagnostica per immagini, tra cui: radiografia del torace, elettrocardiogramma, esami ematochimici (esame emocromocitometrico con piastrine, glicemia, elettroliti sierici, creatininemia, azoto ureico, bilirubina, transaminasi, tempo di protrombina, APTT). Utili alla diagnosi sono: TAC o risonanza magnetica dell’encefalo, angio RM, angio TAC, ecocolordoppler cardiaco, doppler transcranico, elettrocardiogramma, misurazione della pressione arteriosa, scale neurologiche come la NIHSS e la Scala di Rankin modificata.

In caso di dubbio il medico potrebbe richiedere inoltre vari altri test ed esami, tra cui:

IMPORTANTE: non tutti gli esami sono ovviamente sempre necessari! 

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Diagnostica per immagini nell’ictus

La tomografia computerizzata (“TAC” o “TC”) è l’esame di prima istanza da eseguire in corso di ischemia acuta in quanto tecnica rapida, ampiamente disponibile e in grado di fornire tutte le informazioni necessarie: escludere alcuni “stroke mimickers”, individuare la presenza di emorragie (differenziando quindi l’ictus ischemico da quello emorragico) e riconoscere i segni precoci di ischemia, che precluderebbero la possibilità di effettuare un trombolitico medico o interventistico. Nel caso di ictus ischemico o di ictus emorragico con presenza di emorragia subaracnoidea, all’esame TAC di base dovrebbe sempre seguire l’esecuzione di uno studio angio-TAC: nel primo caso per individuare la presenza di un trombo in un grosso vaso, che può eventualmente essere rimosso, nel secondo caso per ricerca la presenza di malformazioni vascolari che possono aver determinato l’emorragia subaracnoidea (aneurismi, malformazioni artero-venose, fistole durali…). Gli angiografi di nuova generazione sono in grado di eseguire studi TAC direttamente con l’angiografo; l’obiettivo è quello di creare un ambiente in cui il neuroradiologo può eseguire la TAC e l’angiografia diagnostiche e l’eventuale trattamento endovascolare senza necessità di trasferimenti del paziente e guadagnando così del tempo prezioso. Lo studio con risonanza magnetica (“RM”) dovrebbe essere riservato a casi selezionati in cui è necessaria una più accurata valutazione delle condizioni del parenchima cerebrale, che la RM è in grado di compiere in modo molto più preciso e precoce rispetto alla TAC; in particolare è impiegata nella valutazione delle strutture nervose della fossa cranica posteriore in corso di ictus del circolo vertebro-basilare, dove la TAC risente maggiormente della presenza di artefatti e ha più scarsa accuratezza diagnostica, e dove spesso la clinica è di minore aiuto per il rapido scadimento dello stato di coscienza del paziente. In assenza di criteri d’urgenza o di sintomatologia in atto, quando si sospetta una stenosi carotidea si effettua un’ecografia doppler dei tronchi sovra-aortici soprattutto ai fini della scelta terapeutica in senso chirurgico, eventualmente completando la valutazione con altre tecniche neuroradiologiche non invasive (angio-RM; angio-TAC). Lo studio ecodoppler permette inoltre una migliore identificazione della possibile causa dell’ictus.

L’importanza di una diagnosi precoce

Mai come in questo caso la rapidità della diagnosi (e quindi nella terapia) fa la differenza non solo tra la vita e la morte del paziente ma anche, qualora il soggetto riesca a sopravvivere all’ictus, tra un suo recupero più o meno ottimale e tra sequele più o meno gravi. Proprio perché la rapidità di diagnosi è così importante, vari sistemi sono stati proposti per facilitare un precoce riconoscimento di ictus. Ad esempio, una improvvisa insorgenza di debolezza alla faccia, la deriva di un braccio (cioè, se a una persona si chiede di alzare entrambe le braccia, essa lascia involontariamente un braccio alla deriva verso il basso) e una difficoltà nel parlare, sono dei segni che molto probabilmente possono portare alla corretta identificazione di un caso di ictus. Analogamente, quando nessuna di queste condizioni si verifica, la probabilità di ictus diminuisce significativamente. Anche se questi risultati non sono indicativi di una diagnosi certa di ictus, la facilità e la velocità con cui possono essere valutati, rende loro molto preziosi durante la fase acuta. Per i pazienti che si recano al pronto soccorso, il riconoscimento precoce dell’ictus è ritenuto un aspetto importante, in quanto questo può accelerare i test diagnostici e i trattamenti. L’adozione di un sistema di punteggio chiamato ROSIER (acronimo dall’inglese “Recognition Of Stroke In the Emergency Room“, cioè “riconoscimento di ictus al pronto soccorso”) è consigliata per questo scopo; esso si basa sulle caratteristiche della storia medica e della visita medica.

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Sospetto un ictus, cosa faccio?

Nel caso abbiate legittimi sospetti che voi o un vostro caro siate stati colpiti da TIA o ictus cerebrale, chiamate immediatamente il Numero Unico per le Emergenze 112 e, nell’attesa dei soccorsi, leggete questo articolo per sapere cosa fare: Ictus, emorragia cerebrale cerebrale e TIA: cosa fare e cosa assolutamente NON fare

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