Come la chirurgia estetica può intervenire su pene e testicoli

MEDICINA ONLINE TESTICULAR TESTICOLI PENE PROSTATA SEX SESSO GLANDE SEMEN SPERMA BIANCO GIALLO ROSSO MARRONE LIQUIDO TRASPARENTE EIACULAZIONE EREZIONE IMPOTENZA DISFUNZIONE ERETTILE VIAGNon solo aumento della lunghezza e della circonferenza del pene. La chirurgia estetica può intervenire a vari livelli per quasi tutta l’area genitale maschile.

Aumento circonferenza del pene

Nel caso in cui il paziente desideri un aumento della circonferenza del pene si procede con un intervento di ingrossamento. Questo può essere svolto sotto forma di lipofilling penieno: del grasso viene prelevato, quando possibile, da un’altra parte del corpo e iniettato a livello pubico (puboliposcultura), in modo da ottenere un aumento dell’organo anche in lunghezza. Il grasso iniettato sotto la cute del prepuzio determina un aumento uniforme e il risultato estetico é un aumento di circonferenza e un pene che appare più grosso. Dato che almeno la metà del grasso infiltrato viene riassorbito dal corpo, l’intervento va ripetuto dopo circa tre settimane. Per chi voglia ottenere dei risultati definitivi immediati, come anche nei soggetti magri, che non presentano una massa di tessuto adiposo sufficiente da prelevare, si può utilizzare un filler (un gel bio-compatibile sintetico). In casi rari, può rivelarsi opportuno un impianto di Alloderm®, un tessuto dermico liofilizzato acellulare, che viene utilizzato nella chirurgia ricostruttiva o nel trattamento correttivo dell’induratio penis, e che può essere impiantato ai lati dei corpi cavernosi, in modo da far aumentare la circonferenza del pene.

Allungamento del pene

Per quanto riguarda l’aumento della lunghezza del pene, questa si può eseguire praticando un’incisione in una porzione del legamento sospensore pubo-penieno, che mantiene il pene aderente alla parte inferiore del pube. All’interno del nostro corpo sono, infatti “nascosti” dai quattro ai sei centimetri di pene, e in seguito alla resezione del legamento, questo può essere esteso in avanti (protrusione).

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La puboliposcultura mostra tutta la lunghezza del pene

Tramite la puboliposcultura peniena si può invece rimuovere il cuscinetto di grasso formatosi nella zona del pube e contribuire in questo modo ad allungare visivamente il pene. Questo intervento viene spesso associato a quello dell’ingrossamento. Per un risultato migliore, le tecniche di allungamento e d’ingrossamento possono essere eseguite in sedute successive, iniziando con una falloplastica d’allungamento, procedendo poi con uno stiramento passivo per mezzo di un penile extender e terminando con un intervento di ingrossamento penieno, mediante la tecnica del lipofilling o per mezzo di filler.

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Pube scavato o sollevato

In presenza di un pube scavato, che si presenta con l’avanzare dell’età soprattutto in soggetti magri, è possibile intervenire con un lipofilling davvero semplice e poco traumatico. Per quanto riguarda invece la presenza di un pube sollevato, che invagina in parte il pene e può, in casi estremi, farlo quasi scomparire, si può ricorrere alla puboliposcultura. Quest’operazione porta a un duplice risultato, perché permette di allungare il membro e di modellare il pube al tempo stesso.

Lifting dello scroto

Quando invece il sacco cutaneo contenente i testicoli si fa flaccido con l’età e presenta dei cedimenti che lo rendono antiestetico, si procede con un intervento del tutto innovativo di lifting scrotale. Anche in questo caso si tratta di un’operazione semplice, che viene eseguita ambulatorialmente, in cui i testicoli, una volta eliminati i tessuti in eccesso e liftata la pelle, vengono fissati in una nuova cavità scrotale. L’incisione necessaria per eseguire l’operazione, effettuata sulla linea dell’emiscroto, lascerà una cicatrice difficilmente visibile.

Protesi testicolari

Qualora a causa di patologie benigne o maligne, o di traumatismi, fosse venuto a mancare un solo testicolo o entrambi, mediante un’operazione breve ed eseguibile ambulatorialmente possono essere introdotte delle protesi testicolari.

A questo proposito leggi anche: Impianto di protesi testicolare: quando, come e perché si effettua

Fimosi o frenulo breve

Nel caso di una fimosi o di una brevità del frenulo prepuziale, due alterazioni che possono rappresentare un problema anche funzionale, si può ricorrere alle tecniche della circoncisione e della frenuloplastica. A parte il lato estetico, infatti, quando non è più possibile scoprire il glande a causa della pelle troppo tesa, si può verificare un’infiammazione del prepuzio, mentre un frenulo troppo corto può causare una flessione dolorosa del pene. Sia l’intervento di circoncisione, che quello di frenuloplastica, eliminano permanentemente questi disturbi, e restituiscono al tempo stesso un aspetto estetico al membro.

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Reflusso gastroesofageo: dieta, stress, alcolici, latte e notte

MEDICINA ONLINE DIETA FIBRA FRUTTA VERDURA GRASSI ZUCCHERI PROTEINE MACEDONIA FRAGOLE MANGIARE CIBO COLAZIONE MERENDA PRANZO DIMAGRIRE RICETTA PESO MASSA BILANCIA COLON INTESTINO DIGESTIONE STOMACO CALORIE PROPRIETA CARBOIl reflusso gastroesofageo è un disturbo molto diffuso caratterizzato da sintomi come il bruciore di stomaco, l’acidità ed il rigurgito. E’ causato, fondamentalmente, da una risalita involontaria del contenuto gastrico lungo l’esofago. Se tale risalita è particolarmente intensa e frequente si può parlare a tutti gli effetti di malattia da reflusso gastroesofageo.

Soprattutto nelle forme più lievi questa patologia viene spesso curata con un po’ di leggerezza dato che tra i pazienti è molto diffuso il ricorso all’automedicazione. Sia per chi decide di affrontarla con mezzi propri, sia per chi si rivolge ad un medico, la cura del reflusso gastroesofageo non può prescindere dall’adozione di una dieta e di uno stile di vita corretti.

Continua la lettura con: https://www.my-personaltrainer.it/dieta/dieta-reflussogastroesofageo.html

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Reflusso gastroesofageo: sintomi, diagnosi e cura

MEDICINA ONLINE NAUSEA MAL DI PANCIA REFLUSSO GE ESOFAGO STOMACO DUODENO INTESTINO TENUE DIGIUNO ILEO APPARATO DIGERENTE CIBO TUMORE CANCRO POLIPO ULCERA DIVERTICOLO CRASSO FECI VOMITO SLa malattia da reflusso gastroesofageo, sigla MRGE (in inglese GERD, Gastro-Esophageal Reflux Disease o GORD, Gastro-Oesophageal Reflux disease), è una malattia di interesse gastroenterologico, causata da complicanze patologiche del reflusso gastroesofageo: si parla di “malattia” (MRGE) quando il reflusso causa sintomi (pirosi, rigurgito) o quando, con la gastroscopia, si evidenziano lesioni infiammatorie a carico dell’esofago (esofagite), o ulcere, o trasformazione metaplastica della mucosa (esofago di Barrett). La malattia presenta tendenza alle recidive.

Diffusione

In Europa la malattia è frequente nel 20% della popolazione, mentre nei Paesi asiatici è più contenuta.

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Cause

La malattia da reflusso gastroesofageo è spesso causata dal reflusso nell’esofago del contenuto dello stomaco e dei gas prodotti a livello intestinale che generano un reflusso duodeno-gastroesofageo. L’acido cloridrico e la bile che vengono a contatto in questo modo con la mucosa dell’esofago ne provocano l’infiammazione (esofagite) con possibile insorgenza di sintomi caratteristici, come la pirosi. Anche se occasionali piccoli reflussi sono considerati fisiologici, in alcuni casi la frequenza e l’intensità dei reflussi può assumere valenza patologica. Col tempo l’infiammazione può evolvere in danni al tessuto dell’esofago, sotto forma di erosioni e piccole ulcere. Altre cause del reflusso sono una diminuzione del tono del cardias (lo sfintere esofageo inferiore – SEI/LES), cioè la valvola che separa l’esofago dallo stomaco, in seguito all’assunzione di sostanze diverse, come cibi grassi, nicotina, caffeina, agrumi, alcolici ed anche alcuni tipi di farmaci; in casi più rari è dovuta al prolungato ristagno del bolo nello stomaco (si può ipotizzare una stenosi o pseudo-occlusione ileare o del tenue), per via di discinesie (disturbi motori) che rallentano il normale svuotamento dello stesso; altre volte la causa è da ricercare nell’assunzione di pasti troppo abbondanti; infine sono predisponenti tutte quelle condizioni che determinano un aumento della pressione gastrica, come l’obesità e la gravidanza. Per quanto sia stata lungamente studiata una possibile associazione tra l’infezione da Helicobacter pylori e la MRGE, essa non è mai stata accertata da studi epidemiologici, né è stato individuato un possibile meccanismo patogenetico con il quale il batterio provocherebbe la malattia. In taluni casi, addirittura, si è notata un’incidenza negativa legata all’eradicazione dell’H. pylori e l’eradicazione stessa parrebbe risultare inefficace per la prevenzione delle recidive.

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Sintomi e segni

I sintomi associati al reflusso si distinguono in esofagei ed extraesofagei. Non sempre la presenza dei sintomi è associata ad evidenza di esofagite mediante esami endoscopici e pH-metria. Tuttavia è proprio grazie a quest’ultimo esame che si è potuto associare alla MRGE anche sintomi extraesofagei. Alcuni di questi sintomi sono comuni anche a infezioni intestinali o a parassitosi.

Sintomi esofagei

I sintomi esofagei si suddividono in tipici e atipici. Fra i primi, sono particolarmente frequenti la pirosi (sensazione di bruciore retrosternale, talora irradiata al collo oppure posteriormente, tra le scapole) e il rigurgito (risalita non forzata del contenuto gastrico fino al cavo orale). Tra i sintomi atipici, si ricordano la disfagia (sensazione di difficoltà nella deglutizione, spesso legata ad alterazioni motorie correlate al reflusso), l’odinofagia (dolore legato alla deglutizione) ed il dolore toracico simil-anginoso (dolore retrosternale irradiato al mento, alla mandibola, alle braccia e tra scapole), che può indurre erroneamente a sospettare un infarto del miocardio.

Sintomi extraesofagei

  • Bronco-polmonari: tosse stizzosa o cronica, difficoltà respiratoria o asma, polmonite ab ingestis, ipersecrezione catarrale (aumentata produzione di muco, visibile sul piano glottico), emoftoe, apnee notturne, bronchiectasia
  • Oro-faringei: faringite (con o senza mal di gola), scialorrea, disfonia, raucedine, sensazione di nodo in gola (bolo faringeo), alitosi, prolasso dei tessuti molli (velopendulo), patina bianca sulla tonsilla linguare e raclage (sensazione di dover raschiare continuamente la gola per una forte presenza di muco che in realtà si rivela essere scarso e di difficile estrazione), vellicchio faringeo, disfagia orofaringea, rinite e peggioramento di sinusite.
  • Laringei: laringite cronica, laringite posteriore, ulcere e granulomi delle corde vocali

Diagnosi

La diagnosi di reflusso gastroesofageo patologico si effettua con la ph-impedenziometria o ph-metria esofagea delle 24 ore che consente di differenziare i reflussi fisiologici da quelli patologici. In alcuni casi, anche reflussi “fisiologici” possono provocare sintomi (“esofago irritabile o ipersensibile”). Per una diagnosi più coerente e certificabile soprattutto in casi di reflusso atipico, alcuni centri mettono a disposizione la Ph-metria con impedenziometria multicanale intraluminale, che permette di valutare se il refluito giunge fino in gola, in che entità ed in quale forma (liquido, gassoso o biliare). Nel caso in cui si rilevino solo reflussi gastro-esofagei (solitamente si verificano entro i 120 minuti dal pasto), la manometria gastro-esofagea può definire la tonia del cardias. Altri modi di indagine comprendono i test provocativi, il test di Bernstein, esami di radiologia, scintigrafia, istologia, endoscopia e manometria. È utile inoltre ricercare la presenza dell’Helicobacter pylori a livello gastrico, per stabilire la condotta terapeutica più adeguata.

Quali sono le possibili complicanze e qual è il rischio di tumore all’esofago?

Nei pazienti con reflusso gastroesofageo cronico, vi è un aumento del rischio di sviluppare tumore dell’esofago; per approfondire leggi questo articolo: Esofago di Barrett, tumore e reflusso gastroesofageo

Cura e trattamento

La cura della malattia da reflusso si basa su correzione dello stile di vita, sulla terapia famacologica e/o sulla terapia chirurgica. Per approfondire leggi questo articolo: Reflusso gastroesofageo: terapia farmacologica e chirurgica

I migliori prodotti per la salute dell’apparato digerente

Qui di seguito trovate una lista di prodotti di varie marche per il benessere del vostro apparato digerente, in grado di combattere stipsi, fecalomi, meteorismo, gonfiore addominale, acidità di stomaco, reflusso, cattiva digestione ed alitosi:

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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L’uso regolare di aspirina raddoppia il rischio di danni alla retina

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L’ASPIRINA E I DANNI ALLA RETINA

Lo studio del Westmead Millennium Institute for Medical Research di Sydney indica che l’uso regolare di aspirina è legato ad un aumento più che doppio nel rischio di contrarre degenerazione maculare legata all’età (Dmle), una patologia multifattoriale che colpisce la zona centrale della retina, detta macula, ed e’ una causa primaria di cecità per gli anziani. Il Centre for Vision Research dell’Istituto ha studiato quasi 2400 persone sopra i 50 anni per un periodo di 15 anni e ha scoperto che 63 avevano contratto Dmle neovascolare, o senile. Il direttore del centro Paul Mitchell scrive sulla rivista JAMA Internal Medicine che il 9,3% degli utilizzatori regolari di aspirina nello studio avevano contratto il disturbo dopo 15 anni, a paragone del 3,7% di chi non assumeva aspirina regolarmente il che corrisponde a un rischio di due volte e mezzo maggiore per gli utilizzatori regolari, indipendentemente dai precedenti di malattie cardiovascolari o dallo status di fumatori. Mitchell sottolinea pero’ che sarebbe prematuro concludere che l’aspirina causi la degenerazione maculare. ‘Se un paziente ha bisogno di aspirina per motivi clinici, malattie cardiache o cardiovascolari o altri disturbi gravi, naturalmente non deve fermare l’assunzione di aspirina, Se pero’ delle persone prendono aspirina per ragioni non cosi’ genuine e reali, dovrebbero valutarne l’opportunita”, spiega Mitchell.

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Colonscopia tradizionale o colonscopia virtuale: quale scegliere?

MEDICINA ONLINE INTESTINO COLON TENUE CRASSO APPENDICE TRASVERSO ASCENDENTE DISCENDENTE RETTO ANO COLECISTI STOMACO DUODENO ILEO PARALITICO ADINAMICO MECCANICO OSTRUZIONE OCCLUSIONE SUBODella colonscopia tradizionale ne ho parlato qui. In questo articolo parlo invece di un relativamente nuovo sistema di colonscopia, denominata “virtuale”, nata nel 1994. La procedura è una buona alternativa alla colonscopia tradizionale realizzata grazie all’endoscopia.

Cos’è la colonscopia virtuale?

La colonscopia virtuale (in inglese “virtual colonoscopy”, “CT colonography” o “CT pneumocolon” o “MR colonography”) è una procedura di diagnostica per immagini che permette di studiare le pareti interne del colon (intestino crasso) e del colon in maniera non invasiva, risparmiando al paziente il fastidio fisico e psicologico legato alla procedura tradizionale, che necessita dell’inserimento di una sonda endoscopica nell’intestino tramite l’ano).

Quali sono i vantaggi rispetto alla tecnica tradizionale?

Oltre all’indubbio vantaggio di evitare al paziente il fastidio dell’inserimento di una sonda nell’ano, altri vantaggi della colonscopia virtuale rispetto a quella tradizionale sono diversi:

  • è meno rischiosa (la sonda della colonscopia tradizionale in rari casi può lesionale l’intestino);
  • non servono sedativi. La mancanza di sedazione riduce anche il rischio globale della procedura poiché alcune persone possono avere reazioni avverse anche gravi (ad esempio shock allergico) ai farmaci sedativi utilizzati durante la colonscopia convenzionale;
  • la durata dell’esame è inferiore;
  • permette di studiare l’intero colon, mentre la colonscopia tradizionale in alcuni casi non permette la valutazione completa del colon destro (cieco);
  • fornisce immagini più chiare e dettagliate rispetto a una radiografia o ad una TC convenzionale;
  • le dimissioni sono immediate con possibilità di guidare e riprendere al più presto le normali attività giornaliere e lavorative senza alcun problema né fastidio residuo.

Infine la colonscopia virtuale, rispetto a quella tradizionale, fornisce un vantaggio secondario nel rivelare malattie o anomalie al di fuori del colon. Uno studio su adulti asintomatici sottoposti a colonscopia virtuale di routine ha rilevato che è stato rilevato circa un cancro extracolonico insospettato ogni 300 screening oltre a circa un cancro del colon-retto invasivo ogni 500 screening, per un tasso complessivo di circa un cancro insospettato di qualsiasi tipo rilevato ogni 200 screening. Il cancro del colon-retto invasivo è stato il tumore maligno più comune rilevato, seguito dal carcinoma a cellule renali.

Svantaggi

La colonscopia virtuale presenta alcuni svantaggi:

  • durante la colonscopia virtuale – al contrario di quel che avviene in quella tradizionale – NON è possibile effettuare tecniche diagnostiche e interventistiche come prelevare campioni di tessuto (biopsia) o rimuovere polipi, quindi è necessario eseguire comunque una colonscopia convenzionale se vengono rilevate anomalie;
  • allo stato attuale della tecnologia, la colonscopia virtuale NON ha lo stesso livello di dettaglio fornito da una colonscopia convenzionale, quindi polipi più piccoli tra 2 e 10 millimetri di diametro potrebbero non essere visualizzati nelle immagini;
  • ha una bassa capacità di individuare lesioni piatte (poco rilevate rispetto alla parete intestinale);
  • la colonscopia virtuale eseguita tramite TC espone il paziente a radiazioni ionizzanti che, seppur minime, ne impedisce l’esecuzione in gravidanza. Per lo stesso motivo la colonscopia virtuale non può essere effettuata troppe volte in un tempo ravvicinato, esattamente come avviene con una radiografia o una TC.

Nonostante i molti vantaggi forniti dalla tecnica virtuale, la colonscopia tradizionale con endoscopia è ancora oggi considerata il “gold standard” per lo screening del cancro del colon-retto dalla stragrande maggioranza delle comunità mediche e di ricerca

Quando si usa una colonscopia virtuale?

La procedura è usata per diagnosticare le malattie del colon e intestinali, tra cui polipi, diverticolosi e cancro al colon-retto. E’ usata quando, all’analisi delle feci, si riscontra presenza di sangue occulto o quando, per forte ansia, è impossibile eseguire una colonscopia tradizionale o il paziente si oppone fortemente all’inserimento della sonda nell’ano.

Con quali sintomi e segni si esegue l’esame?

La colonscopia virtuale potrebbe essere indicata in presenza di vari sintomi e segni, specie se fastidiosi e persistenti, tra cui:

  • dolori addominali;
  • sanguinamento rettale (occulto o macroscopico);
  • feci nere (melena);
  • stipsi cronica;
  • diarrea cronica;
  • anemia sideropenica di origine sconosciuta (potrebbe essere determinata da un sanguinamento intestinale causato dalla presenza di un tumore maligno);
  • tenesmo (sensazione di incompleta evacuazione delle feci);
  • emissione di escrementi nastriformi o di altro materiale che può indicare la presenza di numerosi parassiti intestinali;
  • vomito fecaloide;
  • presenza di abbondante muco nelle feci;
  • sintomi e segni di occlusione o subocclusione intestinale;
  • sintomi e segni che potrebbero indicare la presenza di polipi, di diverticoli, di stenosi intestinale o di un cancro al colon-retto.

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Quale tecnologia usa?

La colonscopia virtuale viene eseguita tramite tomografia computerizzata (TC, in questo caso si usano radiazioni ionizzanti, le stesse usate nelle radiografie) o mediante risonanza magnetica (MRI). La colonscopia virtuale tramite risonanza magnetica ha il vantaggio di non esporre il paziente alle radiazioni ionizzanti.

Controindicazioni

Non esistono controindicazioni particolari all’esecuzione di una colonscopia virtuale, tuttavia, se eseguita con tecnica TC, non deve essere eseguita in gravidanza ed è preferibile evitare di eseguire troppe volte l’esame in un tempo ravvicinato, dal momento che vengono usate radiazioni ionizzanti.

Gravidanza

La colonscopia virtuale eseguita con tecnica TC (tomografia computerizzata), dal momento che usa radiazioni ionizzanti, NON deve essere eseguita in gravidanza, poiché potrebbe avere un effetto teratogeno, ovvero determinare malformazioni nel feto. La colonscopia virtuale eseguita con tecnica RM (risonanza magnetica) può essere eseguita in gravidanza, ma solo in casi particolari. Durante la gravidanza, infatti, le risonanze magnetiche non sono controindicate in senso assoluto, anche se la prudenza consiglia di evitarle nelle prime 10-12 settimane a meno che non siano assolutamente indispensabili e urgenti. In definitiva quindi, durante la gravidanza, è comunque preferibile effettuare una colonscopia tradizionale, con endoscopia.

Come ci si prepara all’esame?

Sebbene i preparativi per la colonscopia virtuale varino, al paziente viene solitamente chiesto di assumere lassativi o altri agenti orali a casa il giorno prima della procedura per eliminare le feci dal colon. Una supposta viene anche utilizzata per pulire il retto da qualsiasi materia fecale rimanente. Al paziente può anche essere somministrata una soluzione progettata per ricoprire eventuali feci residue che potrebbero non essere state eliminate dal lassativo, chiamata “etichettatura fecale”. Ciò consente al medico (di solito un radiologo consulente), visualizzando le immagini 3D, di sottrarre efficacemente le feci residue, che altrimenti potrebbero dare risultati falsi positivi.

Procedura

La colonscopia virtuale si svolge nel reparto di radiologia di un ospedale o di un centro medico. Durante la procedura:

  • Il paziente viene posto in posizione supina (con la pancia verso l’alto) sul lettino.
  • Al paziente può essere somministrato un dosaggio di butilscopolamina (BUSCOPAN ®) per via endovenosa per ridurre al minimo l’attività muscolare nell’area.
  • Un tubo sottile può essere inserito nell’ano, in modo che l’aria possa essere pompata attraverso il tubo per gonfiare il colon per una migliore visualizzazione.
  • Il tavolo si muove attraverso lo scanner per produrre una serie di sezioni trasversali bidimensionali lungo la lunghezza del colon. Un programma per computer mette insieme queste immagini per creare un’immagine tridimensionale che può essere visualizzata sullo schermo video.
  • Al paziente viene chiesto di trattenere il respiro durante la scansione per evitare distorsioni delle immagini.
  • La scansione viene quindi ripetuta con il paziente sdraiato in posizione prona (con la pancia verso il basso).
  • Dopo l’esame, le immagini prodotte dallo scanner devono essere elaborate in un’immagine 3D che consente al medico di muoversi attraverso l’intestino come se stesse effettuando una normale colonscopia.
  • Eventuali anomalie sono valutate in genere da un medico radiologo, da un medico gastroenterologo e/o da un chirurgo generale.

Quanto dura l’esame?

L’esame dura circa 10-15 minuti.

L’esame è doloroso o fastidioso?

La colonscopia virtuale non richiede sedativi e non è doloroso, tuttavia alcuni pazienti possono trovare fastidioso l’inserimento del tubo sottile nell’ano, se previsto.

Dopo l’esame

Il paziente può riprendere la normale attività dopo la procedura, ma se vengono rilevate anomalie e il paziente necessita di una colonscopia convenzionale, può essere eseguita lo stesso giorno.

Prezzo

Il costo di una colonscopia virtuale effettuata privatamente oscilla generalmente tra i 120 ed i 500 euro.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
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Colonscopia: cos’è, quando si fa, preparazione e rischi

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma COLONSCOPIA COSE QUANDO RISCHI PREPARA Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpgLa colonscopia è una procedura diagnostica e terapeutica mediamente invasiva usata per la visione diretta delle pareti interne del grosso intestino (colon). A tale scopo si utilizza una sottile sonda flessibile – chiamata colonscopio – munita di telecamera all’apice. Il colonscopio viene inserito previa lubrificazione per via anale e poi fatta risalire pian piano nel retto e negli altri tratti dell’intestino crasso, per incontrare nell’ordine:

  1. sigma,
  2. colon discendente,
  3. colon trasverso,
  4. colon ascendente,
  5. cieco.

Raggiunto l’ultimo tratto dell’intestino tenue, chiamato ileo, il colonscopio viene ritirato con altrettanta delicatezza.
Al fine di garantire una migliore visualizzazione della mucosa colica, durante la colonscopia si rende necessaria la distensione delle pareti intestinali, che viene ottenuta insufflando anidride carbonica attraverso il colonscopio; questo speciale strumento, oltre a fungere da videocamera e insufflare aria, può – all’occorrenza – pulire le pareti del colon con acqua, aspirare il contenuto intestinale o fungere da veicolo di strumenti chirurgici con cui eseguire prelievi di tessuto o asportare polipi.
La colonscopia non ha quindi fini esclusivamente diagnostici, ma può essere utilizzata anche per eseguire biopsie ed interventi terapeutici. Ad ogni modo, la sua applicazione principale rimane l’indagine dello stato di salute della mucosa colica, al fine di individuare eventuali lesioni, ulcerazioni, occlusioni o masse tumorali nelle immagini che scorrono sullo schermo.

Come si svolge una colonscopia?

Il paziente viene fatto sdraiare ed il medico inserisce il colonscopio per via anale. Durante l’intera operazione il paziente si mantiene sdraiato sul fianco sinistro, ma può essere invitato dal medico ad eseguire piccoli movimenti; antidolorifici e tranquillanti possono essere somministrati per rendere più confortevole l’esame ed attenuare le sensazioni spiacevoli, specie in pazienti ansiosi o con bassa soglia del dolore. Nel complesso, l’indagine si protrae per circa 30-40 minuti.

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Colonscopia: le indicazioni

La colonscopia riconosce essenzialmente due grossi campi applicativi: lo screening del cancro al colon e la ricerca di elementi diagnostici in presenza di segni e sintomi di natura intestinale.

Cancro al colon

La colonscopia può essere eseguito come indagine di primo o secondo livello per lo screening del cancro al colon. Per la popolazione priva di fattori di rischio importanti oltre l’età, le linee guida consigliano di eseguire una colonscopia od una sigmoidoscopia tra i 58 ed i 60 anni, da ripetere ogni decennio. I due esami sono basati sugli stessi principi metodologici, con la differenza che la sigmoidoscopia si limita allo studio endoscopico dell’ultimo tratto del colon; il suo principale svantaggio è dato dal fatto che poco meno della metà dei polipi adenomatosi e dei tumori si forma nei tratti superiori, mentre dall’altro lato esibisce l’importante vantaggio di essere meno invasiva rispetto e di esporre il paziente ad un minor grado di rischio. La colonscopia, dall’altro lato, pur essendo considerata il “gold standard” per lo screening del tumore al colon, richiede una preparazione più fastidiosa, un tempo di esecuzione più lungo e presenta un rischio maggiore di effetti collaterali negativi (come perforazione intestinale e sanguinamento), che si possono verificare in 2-3 casi su 1000 esami. Per questo motivo, nelle persone a rischio medio-basso, la colonscopia trova principalmente applicazione come indagine di secondo livello dopo il riscontro di sangue occulto nelle feci o di polipi mediante sigmoidoscopia.
In presenza di altri fattori di rischio, come la poliposi del colon o la familiarità per questa ed altre forme tumorali, il medico può consigliare l’esecuzione di una colonscopia come indagine di primo livello a partire dai 40/50 anni di età ogni cinque o dieci anni.

Malattie intestinali

Oltre che nello screening del cancro al colon-retto, la colonscopia viene tipicamente utilizzata per indagare le origini di sintomi come dolori addominali, sanguinamento rettale, stipsi o diarrea cronica, frequenti alterazioni dell’alvo (periodi di stitichezza alternati ad episodi diarroici), anemia sideropenica di origine sconosciuta, tenesmo (sensazione di incompleta evacuazione delle feci), emissione di escrementi nastriformi e abbondante presenza di muco nelle feci. Molti di questi sintomi sono riconducibili anche alle forme tumorali del cancro al colon-retto.

Rischi ed effetti collaterali della colonscopia

Per rispondere a questa domanda, leggi: Colonscopia: rischi, effetti collaterali e complicanze

Controindicazioni alla colonscopia

La colonscopia è sconsigliata in caso di diverticolite acuta, megacolon tossico e nel recupero da interventi chirurgici in questo tratto di intestino, per la maggiore suscettibilità al rischio di perforazioni intestinali. In alcuni casi la colonscopia tradizionale, quella di cui stiamo parlando, può essere sostituita dalla colonscopia virtuale.

Come ci si prepara ad una colonscopia?

Particolarmente indicati i lassativi osmotici – come isomalto, lattulosio, mannitolo, mannite, maltitolo e polialcoli in genere – che trattengono acqua nel lume intestinale per effetto osmotico e producono così feci fluide (è importante l’utilizzo insieme ad abbondante acqua). Particolarmente indicate le piante ad azione sedativa ed antispastica, come Valeriana, Passiflora, Camomilla, tiglio, menta piperita, biancospino, sambuco, vischio, luppolo, kava kava, Melissa ed Achillea millefoglie.
In vista della colonscopia è importante interrompere l’utilizzo di erbe medicinali in grado di diminuire la capacità coagulativa del sangue come gingko biloba ed aglio.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
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Quanto la cottura modifica i nostri cibi?

MEDICINA ONLINE VEGAN GIRL VEGETARIAN EAT WOMAN DINNER CRUDISTI FRUTTARIANI VEGETARIANI VEGETARIANI DIFFERENZE VERDURA CARNE CIBO PROTEINE WALLPAPER HD PHOTO PICTURE HI RES EATING MANGIARE DIETA RICETTA CIBO CAROTA VEGETALI KCALMolti dei cibi che mangiamo ogni giorno devono essere necessariamente cotti (come la carne) altri possono essere mangiati cotti o crudi (per esempio le verdure) ed altri possono essere cotti in vari modi (le patate possono essere bollite ma anche fritte).  La cosa importante da sapere è che la cottura modifica alcune caratteristiche del cibo, determinando infatti processi simili a quelli digestivi trasformando sostanze chimiche complesse in altre più semplici. L’amido contenuto nei cereali, se sottoposto ad una fonte di calore, può ad esempio trasformarsi parzialmente in zuccheri più semplici (l’indice glicemico aumenta con la cottura).

Effetti della cottura:

Commestibilità: la natura è ricca di prodotti quali fagioli, piselli, patate che, pur avendo un gusto gradevole e un buon valore nutritivo, contengono dei fattori antinutrizionali che ne impedirebbero l’uso alimentare. Molti di questi fattori…

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Masticare bene aiuta a dimagrire?

MEDICINA ONLINE SOCIAL EATING GNAMMO FENOMENO WEB MANGIARE PRANZO CIBO CENA INSIEME AMICI RISTORANTEPer dimagrire mangiamo cibi sani, controlliamo la nostra salute, facciamo attività fisica ma… mastichiamo bene?

Uno studio pubblicato sulla rivista scientifica American Journal of Clinical Nutrition ha dato risultati sorprendenti. I ricercatori hanno monitorato la masticazione di due gruppi composti da 15 uomini adulti tra obesi e normopeso. Per un arco di tempo è stato servito loro del cibo identico sia per quantità sia per contenuto calorico, unica differenza sostanziale è che il primo gruppo doveva mangiare ogni boccone con 15 masticazioni, mentre il secondo doveva arrivare a 40 masticazioni.
È emerso che sia i magri sia i sovrappeso, masticando 40 volte, ingerivano il 12% in meno di calorie in media per pasto con un aumento dell’ormone di sazietà, la colecistochinina, che a livello biologico porta a una riduzione del senso di fame. Risultato: il tester tendeva a mangiare di meno e assumeva meno calorie. La masticazione corretta risulta essere un’ottima alternativa alle classiche diete o per chi vuole perdere peso senza dover far troppe rinunce. Ma non solo, controllare la masticazione è anche un modo per evitare la fame compulsiva, spesso aggravata dal senso di colpa per non essere riusciti a controllare l’attacco.
Gustare lentamente le pietanze fa bene anche alle gengive: la masticazione lenta favorisce la secrezione di una maggior quantità di saliva, ricca di sostanze enzimatiche, che esercita un effetto detergente sui denti e sulle stesse gengive.
È stato inoltre provato scientificamente che mangiare velocemente rallenta il metabolismo in quanto sovraccarica il lavoro svolto dall’apparato digerente, tendendo a gonfiare la zona addominale.
Se inoltre il vostro scopo è quello di dimagrire o sgonfiare la pancia non bisogna dimenticare che mangiare poco e spesso evita una digestione laboriosa e permette di assaporare con calma ogni tipo di pietanza.
Riguardo all’argomento masticazione è anche importante citare che al congresso annuale della Obesity Society , degli Stati Uniti, sono state presentate due importanti ricerche, i cui risultati sottolineano il perché una masticazione lenta potrebbe essere un’arma per dimagrire. Queste sono state condotte dagli studiosi dell’Università del Rhode Island, guidati dalla dottoressa Kathleen Melanson, nutrizionista. Durante il primo studio i ricercatori constatarono la correlazione tra la velocità con la quale si mangia e la quantità di cibo ingerito. I risultati sottolineano la differenza delle quantità ingerite tra le persone che mangiano velocemente, mediamente e lentamente: i primi inghiottono circa 88 grammi di cibo al minuto, i secondi 70 e gli ultimi 57 grammi.

Il secondo studio, invece, ha sottolineato la correlazione tra la velocità di masticazione e l’aumento della massa corporea. Infatti, mangiare velocemente creerebbe un’assunzione elevata di calorie e un aumento di peso non indifferente. Inoltre la velocità della masticazione deve essere valutata anche in base al cibo: ad esempio i prodotti integrali devono essere masticati, e in effetti lo si fa, più lentamente per il fatto che contengono più fibre, rispetto a pane, pasta e cereali. Da questi due studi si capisce che mangiare velocemente contribuisce in modo importante ad aumentare di peso e non sentire il senso di sazietà, che, invece, si avvertirebbe masticando lentamente.

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