Ecstasy, MDMA e MDA: cosa sono e quali effetti produce questa droga

MEDICINA ONLINE ECSTASY DROGA EFFETTI MDMA METABOLITA MDA DIPENDENZA ALLUCINAZIONI VISIONI ECCITAZIONE PILLS PILLOLA COMPRESSE PASTIGLIE PASTICCHE ILLEGALI FARMACICos’è l’ecstasy?

L’ecstasy è una sostanza psicoattiva sintetica che agisce sia come stimolante che come allucinogeno. Fa sentire pieni di energia e induce una distorsione temporale e percettiva, oltre che aumentare il piacere derivante dalle esperienze tattili. E’ nota anche come MDMA, acronimo del suo nome chimico metildiossimetanfetamina. Farmaci che bloccano il reuptake delle monoammine come gli SSRI, SNRI, cocaina contrastano gli effetti di questo composto, impedendone la ricaptazione. L’uso cronico di MDMA può portare a dipendenza sia fisica che psicologica, oltre a molti danni relativi alla perdita delle connessioni (sinapsi) a lunga distanza tra neuroni.

Come si assume l’ecstasy?

L’ecstasy viene assunta in genere per via orale sotto forma di pastiglie o capsule, vendute illegalmente nei posti frequentati dai consumatori abituali, come ad esempio le discoteche od i rave party.

Quanto durano gli effetti dell’ecstasy?

Quando assunto per via orale, i primi effetti cominciano a manifestarsi dopo circa 30-40 minuti e raggiungono il picco entro 70-120 minuti. La massima concentrazione plasmatica viene raggiunta in 1,5-3 ore circa. Gli effetti dell’ecstasy hanno durata variabile, ma mediamente durano tra 3 e 6 ore, fino a quando non vengono esaurite le riserve cellulari di serotonina. I livelli di serotonina tendono a ristabilirsi, nel consumatore occasionale, nel giro di qualche giorno. L’emivita è di circa 8-9 ore.

Metabolismo dell’ecstasy

L’ecstasy è prevalentemente metabolizzata per via epatica (80% per mezzo anche di CYP2D6) principalmente attravero due vie distinte che coinvolgono reazioni di ossidazione e demetilazione, che portano alla formazione di metaboliti N-demetilati (MDA) e quindi O-demetilati (derivati della metil dopa) che vengono poi idrossilati sull’anello benzenico in posizione 3 e coniugati con Glutatione e N-Acetil Cisteina per formare addotti tioeterei che si crede siano i responsabili della azione neurotossica della sostanza; una parte (20%) è escreta immodificata nelle urine.

Leggi anche:

Bersagli dell’ecstasy

L’MDMA ha un’affinità all’incirca 10 volte superiore per il trasportatore della serotonina che per quello delle altre monoamine per cui ha un effetto prevalentemente serotoninergico: in un esperimento è riportato che una dose di tale composto è stata in grado di aumentare dopo 40 minuti dalla somministrazione del 900% i livelli extracellulari di serotonina, non aumentando in maniera significativa quelli di dopamina (per confronto il mefedrone ha aumentato del 950% quella di serotonina e del 500% quello di dopamina mentre l’amfetamina ha aumentato del 400% quelli di dopamina non modificando significativamente quelli di serotonina). L’MDMA possiede anche altri target secondari, in parte dovuti ai suoi metaboliti come l’MDA. È infatti un parziale agonista dei recettori 5-HT1 e 5-HT2, e ciò potrebbe essere responsabile del notevole aumento delle concentrazioni ematiche di ossitocina, cortisolo e prolattina che si verificano nei consumatori di ecstasy.

Leggi anche:

Quali sono gli effetti dell’ecstasy?

Gli effetti dell’ecstasy sono generalmente di eccitamento e, al tempo stesso, effetti di natura psichedelica. Genera empatia, aumenta la capacità di comunicare con gli altri, accresce il desiderio sessuale, potenzia le sensazioni e le percezioni ma, contemporaneamente, provoca esperienze depersonalizzanti, lievi disturbi delle percezioni sensitive, a volte stati di psicosi con allucinazioni della durata di diverse ore e insonnia pronunciata.

Gli effetti psicoattivi desiderati a breve termine sono:

  • euforia, senso di generale benessere, senso di felicità diffusa;
  • aumento dell’empatia, senso di vicinanza e legame emotivo con cose e persone;
  • aumento della socialità e dell’emotività, si tende a parlare facilmente con sconosciuti e a dire quello che realmente si pensa;
  • alterazione della percezione dello scorrere del tempo;
  • allucinazioni (specie a dosi elevate).

Gli effetti collaterali a breve termine derivanti dall’uso della sostanza potrebbero essere:

  • diminuzione dell’appetito;
  • disidratazione;
  • basso livello di salivazione;
  • acidità di stomaco;
  • malessere generale;
  • diarrea;
  • nausea;
  • irrequietezza ed ansia;
  • confusione;
  • panico;
  • piloerezione;
  • secchezza alle fauci;
  • ipertermia;
  • sbalzi di pressione.

Il soggetto che assume ecstasy può anche essere soggetto a movimenti involontari e difficoltà nei movimenti, come:

  • nistagmo;
  • mascelle digrignanti;
  • paralisi temporanea;
  • perdita del controllo muscolare;
  • iperriflessia;
  • mioclono;
  • convulsioni.

Effetti imprevedibili di una compressa di ecstasy

Gli effetti di una data compressa di ecstasy sono del tutto imprevedibili, per almeno tre motivi principali:

  • ogni essere umano reagisce in modo diverso allo stesso principio attivo;
  • spesso l’ecstasy viene assunta insieme ad alcol ed altre droghe come marijuana e cocaina e gli effetti sinergici di più droghe assunte contemporaneamente possono essere diversi agli effetti dell’assunzione di una singola droga;
  • le compresse di ecstasy sono prodotte in laboratori clandestini e non è quindi possibile prevedere quali componenti siano realmente contenuti in una pastiglia che si pensa possa essere di ecstasy.

Leggi anche:

Quali altre sostanze può contenere una pillola di ecstasy?

Potenzialmente una pillola di ecstasy può contenere qualsiasi sostanza. Molti studi hanno dimostrato che le pastiglie di ecstasy in commercio spesso contengono numerose altre sostanze oltre all’MDMA, che sono generalmente dannose o perfino letali. Fra queste sostanze troviamo: metamfetamina, caffeina, dextromethorphan, efedrina e cocaina.

Interazioni con altre sostanze

  • L’assunzione di MDMA in concomitanza con gli inibitori della monoamino ossidasi (MAO-I) è una combinazione pericolosa e potenzialmente letale.[69] I MAO-I si trovano nei farmaci antidepressivi come Nardil (fenelzina), Parnate (tranilcipromina), Marplan (isocarbossazidina), Deprenil (selegilina), Aurorix/Manerix (moclobemide).[70] Anche l’ayahuasca contiene MAO-I (armina e armalina).
  • L’assunzione contemporanea di MDMA e Ritonavir (farmaco antiretrovirale inibitore delle proteasi, utilizzato nelle terapie della infezione da HIV) pone un grave rischio di morte.
  • Le persone con precedenti episodi di attacchi cardiaci,  ipertensione,  aneurisma o infarto, glaucoma, malattie epatiche o renali, ipoglicemiapossono essere a rischio maggiore.
  • Particolare attenzione va fatta nel combinare MDMA e Viagra (sildenafil).
  • I farmaci antidepressivi SSRI\SNRI inibiscono gli effetti comportamentali dell’MDMA.
  • L’assunzione di MDMA associato a medicinali antibiotici porta all’aumento dei rischi per la salute. Può avere pericolose interazioni farmacologiche quando, in concomitanza all’assunzione, si è sotto terapia medico-farmacologica di qualsiasi tipo. L’uso è comunque fortemente sconsigliato a chi è affetto da patologie renali, epatiche (anche lievi o latenti) e a chi soffre di pressione alta.

Quali danni procura l’ecstasy?

L’uso prolungato di ecstasy può danneggiare il tessuto cerebrale (è tossica a livello dei neuroni) e, in alcuni casi, può determinare la morte, specie se assunta insieme ad altre droghe e/o farmaci. Numerosi studi mostrano come tale composto sia una tossina serotoninergica, in grado cioè di danneggiare i neuroni che producono serotonina: tali studi su cavie e primati hanno infatti dimostrato che sia in grado di causare la perdita delle connessioni (sinapsi) tra i neuroni della serotonina, in particolare quelle a lunga distanza. Queste connessione tendono poi a ricrescere parzialmente nel corso di diversi mesi ma in maniera non equivalente, cioè formando molte connessioni a breve raggio ma non a lunga distanza. Inoltre l’uso cronico di MDMA tende ad alterare il numero di recettori per la serotonina ed a diminuire i livelli di serotonina nell’ordine del 5-10% che tendono a recuperare nell’arco di 2-3 mesi di astinenza. Queste alterazioni sono evidenti nei consumatori abituali o in quelli di alti dosaggi, nei quali alcune di queste alterazioni sono rilevabili anche dopo mesi di astinenza insieme ad alterazione di parametri psicologici. Nei consumatori occasionali che fanno uso di basse dosi del composto, la presenza e la persistenza di tali alterazioni è più difficili da rilevare e i risultati degli studi, in questi casi, sono contrastanti. Tali alterazioni possono causare, specie in soggetti che ne hanno fatto un uso prolungato o ad alte dosi, problemi psicologici e cognitivi persistenti anche ad anni di distanza. Nella classifica di pericolosità delle varie droghe stilata dalla rivista medica Lancet, l’MDMA occupa il diciassettesimo posto: questa classifica considera il pericolo integrale di una sostanza, cioè il pericolo complessivo creato per sé e per gli altri quando la si assume, compreso il rischio di dipendenza, il costo economico e contesto criminale associato. Questa scala non considera però la neurotossicità, gli effetti sulle capacità cognitive e la salute mentale indotte dalle sostanze in classifica.

Test antidroga da fare a casa

Nel caso in cui abbiate bisogno di ottenere rapidamente il risultato positivo o negativo di un test antidroga specifico, potete usare uno di questi test antidroga da fare a casa, acquistabili online, ritirabili anche nei punti di ritiro, facili da fare e dai risultati attendibili. Tutti i prodotti sono stati accuratamente selezionati dal nostro Staff di esperti:

  • test antidroga con strisce per rilevare cocaina nell’urina: http://amzn.to/2Aql3CX
  • test antidroga con strisce per rilevare cocaina nell’urina: http://amzn.to/2jTALjN
  • test antidroga con strisce per rilevare marijuana (THC) nell’urina: http://amzn.to/2jUiGC2
  • test antidroga 25ng/ml per marijuana (THC) nell’urina: http://amzn.to/2ArBzml
  • test antidroga 50ng/ml per marijuana (THC): http://amzn.to/2Anhhu1
  • Test antidroga per metanfetamine nell’urina: http://amzn.to/2AH6PSd
  • Test antidroga tramite saliva multiplo per 6 droghe contemporaneamente – amfetamine, oppiacei, cocaina, metadone, metamfetamine, THC cannabinoidi: http://amzn.to/2Cksjlg
  • Test antidroga tramite urina per 11 droghe contemporaneamente – anfetamina – arbiturici, buprenorfina, benzodiazepine, cocaina, ecstasy, metanfetamine, oppiacei/morfina, metadone, antidepressivi triciclici, annabinoidi (marijuana/hashish/cannabis): http://amzn.to/2AHsjP7

Leggi anche:

Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o unisciti al nostro gruppo Facebook o ancora seguici su Twitter, su Instagram, su YouTube, su LinkedIn, su Tumblr e su Pinterest, grazie!

Ai tuoi ordini…

MEDICINA ONLINE La storia fantastica The Princess Bride LOVE SCENE KISS BACIO AMORE film fantasy 1987 Rob Reine La principessa William Goldman 1973 Cary Elwes Westley Robin Wright Bottondoro.jpg“Quel giorno si accorse con stupore che tutte le volte che lui le diceva ‘ai tuoi ordini’, in realtà voleva dirle… ti amo”

Frase tratta dal film del 1987 “La storia fantastica” (The Princess Bride) diretto da Rob Reiner, interpretato da Cary Elwes (Westley) e Robin Wright (principessa Bottondoro).

Leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

Come affrontare il lutto di una persona cara

MEDICINA ONLINE DEPRESSIONE TESTIMONIANZA RACCONTO FRASI AFORISMI TRISTEZZA SOLITUDINE TRISTE VITA SPERANZA MORTE MALATTIA SENTIRSI SOLI lonely girl crowdLa perdita di qualcuno o qualcosa è una delle esperienze più difficili e destabilizzanti della nostra esistenza. Sia che si tratti della morte di una persona cara, della fine di una relazione importante, oppure di un cambiamento radicale della tua vita, il dolore è inevitabile. L’elaborazione del lutto è emotivamente logorante, ma se impari ad accettare l’esperienza del dolore e sai come aiutare te stesso o te stessa per ritrovare la pace interiore, aumenterai le possibilità di riuscire a superare questo periodo terribilmente difficile della tua vita. Oggi cerco di darti dei consigli per farcela.

Comprendere il dolore personale

Sappi che ciascuno di noi reagisce in maniera differente a un lutto

Nessun altro soffre esattamente come te. Se ritieni di reagire in modo diverso rispetto agli altri, ricordati che è normalissimo. Lasciati andare alle tue emozioni e accetta la tua esperienza nella sua singolarità. Non esiste un’unica perdita, pertanto non esiste neanche una reazione comune a tutte le perdite. Il lutto improvviso, dovuto a un incidente o ad atti di criminalità, può provocare un senso di perdita più forte (almeno nell’immediato) rispetto a un lutto prevedibile, dovuto per esempio a una malattia terminale.

Ci sono molti tipi di perdita

La morte è una perdita che tutti noi dobbiamo necessariamente affrontare a un certo punto della nostra vita, ma non è l’unica. Puoi addolorarti per la fine di una relazione oppure per la perdita del tuo adorato cucciolo. Potresti soffrire anche nel momento in cui ti rendi conto che il sogno che avevi tanto a cuore non si realizzerà mai. Ognuno ha il diritto di soffrire, indipendentemente dal motivo. Non temere di piangere. Le tue emozioni sono una reazione del tutto naturale. Ci sono molte perdite che potresti dover affrontare nella tua vita. Nessuna di queste è “più grande” dell’altra. Provi determinate emozioni ed è naturale. Le altre perdite che potrebbero provocare dolore sono il trasloco, i problemi di salute, la fine di un’amicizia, il cambiamento di lavoro, il trasferimento oppure l’instabilità economica. Se provi dolore per un evento di questo genere, sappi che la tua reazione è normale.

Leggi anche: Morire di dolore dopo la perdita del coniuge: ecco perché accade

Le ‘fasi’ del lutto non sono sempre valide

Il lutto è un’esperienza personale, pertanto questo articolo offre semplicemente delle indicazioni generali per aiutarti a superare gli eventi traumatici. Non pensare di dover superare necessariamente fasi particolari.
Nel 1969 Elisabeth Kübler-Ross elaborò il celebre modello delle “cinque fasi” dell’elaborazione del lutto (successivamente rielaborate in 7 fasi). Esse sono la negazione o il rifiuto, la rabbia, la contrattazione o il patteggiamento, la depressione e infine l’accettazione. Tuttavia queste fasi erano impiegate per capire le dinamiche mentali più frequenti in un individuo a cui era stato diagnosticato un male incurabile e non rappresentano un modello teorico per ogni genere di dolore o perdita. Considerarle come fasi universali del lutto o del dolore potrebbe essere riduttivo. Per approfondire, leggi anche: Sto per morire: le 7 fasi di elaborazione del dolore e della morte

C’è una netta distinzione tra lutto ed elaborazione del lutto

Il lutto è la risposta immediata e naturale a una perdita qualsiasi. Comprende tutte le tue emozioni e i tuoi pensieri conseguenti a una perdita. Non puoi controllare l’intensità del dolore. L’elaborazione del lutto è un processo più lungo che comporta la manifestazione esplicita del dolore e l’adattamento di un individuo allo stress provocato da una perdita significativa. Molte culture e religioni offrono delle indicazioni su come affrontare il lutto. L’elaborazione del lutto avviene attraverso un percorso graduale finalizzato all’acquisizione della consapevolezza della perdita. Tale percorso è caratterizzato da momenti altalenanti, in cui periodi di calma e benessere possono alternarsi a momenti difficili e dolorosi man mano che la consapevolezza della perdita aumenta. La tempistica dell’elaborazione del lutto non può essere definita e stabilita a priori. Il tuo lutto potrebbe durare per settimane o mesi e l’intero processo di elaborazione del lutto potrebbe richiedere molti anni e perfino tutta la vita.

Leggi anche: Esperienze di pre-morte: uno scherzo del cervello o la prova che esiste il paradiso? Finalmente sappiamo la risposta

I quattro compiti del lutto

J. William Worden ha eleborato un modello in cui descrive quattro “compiti del lutto”, ossia quattro azioni che dobbiamo compiere per completare il processo di elaborazione del lutto. Essi si distinguono dalle “fasi” dell’elaborazione del lutto perché devono essere svolti simultaneamente e potrebbero richiedere molti anni. Questi compiti sono:

  • Accettare la realtà della perdita. Devi imparare a superare la normale tendenza a negare l’evento della morte, sia a livello cognitivo che a livello emotivo. Questo compito potrebbe richiedere molto tempo.
  • Elaborare il dolore del lutto. Il dolore in risposta a una perdita rappresenta una reazione emotiva naturale. Con il passare del tempo diminuisce, ma la sua durata dipende da fattori soggettivi.
  • Adattarsi a un contesto in cui il proprio congiunto non è più presente. L’adattamento può avvenire a vari livelli: esternamente, colmando il vuoto lasciato dal defunto, internamente, attraverso l’accettazione di nuovi ruoli e responsabilità, e spiritualmente, attraverso un percorso psicologico personale.
  • Trovare una connessione duratura con il caro estinto mentre andiamo avanti nella nostra vita. In altre parole, dobbiamo mantenere vivo il ricordo della persona amata e contemporaneamente ricominciare a vivere nuove esperienze.

Leggi anche: La sindrome da abbandono: cos’è e come si supera

Riconoscere i sintomi del dolore

Il modo in cui ognuno di noi affronta il dolore del lutto è davvero personale

Ci sono dei sintomi comuni, ma ogni lutto rappresenta un’esperienza unica e soggettiva. Abbraccia il tuo dolore, ma contemporaneamente cerca di comprendere che gli altri potrebbero manifestarlo in maniera differente. L’espressione del dolore non solo presenta un’estrema variabilità da persona a persona, ma differisce anche in base alla cultura e alle tradizioni.

Alcuni sintomi a livello somatico, tipici del lutto, includono:

  • Disturbi del sonno;
  • Disturbi del comportamento alimentare (inappetenza o aumento dell’appetito);
  • Pianto;
  • Mal di testa e dolori muscolari;
  • Debolezza o stanchezza;
  • Sensazione di pesantezza;
  • Dolore;
  • Sintomi correlati allo stress, come nausea, tachicardia o insonnia;
  • Perdita o aumento di peso.

Cerca di individuare i sintomi del lutto a livello emozionale

Il dolore è molto complesso e del tutto personale. Potrebbero manifestarsi molti di questi sintomi o solo alcuni. A volte potresti sentirti sopraffatto dalle emozioni, mentre altre volte potresti avvertire una sensazione di stordimento. Queste sono tutte reazioni naturali al dolore. Tra i sintomi a livello emozionale ricordiamo:

  • Stato di shock o incredulità;
  • Tristezza e sensazione di vuoto;
  • Solitudine o isolamento;
  • Senso di colpa o rimpianto;
  • Rabbia;
  • Paura o preoccupazione;
  • Attacchi di panico;
  • Frustrazione;
  • Ansia;
  • Depressione;
  • Dubitare delle proprie credenze religiose o spirituali.

Sono frequenti anche le emozioni positive, come la sensazione di sollievo quando la persona amata muore dopo una lunga malattia. Tali sensazioni potrebbero scatenare il senso di colpa, perché potresti vergognartene, ma anche queste fanno parte integrante dell’esperienza del lutto.

Leggi anche: Cosa si prova prima di morire? Una ricerca americana prova a spiegarlo

Impara a riconoscere i segnali del dolore nei bambini

Specialmente i più piccoli possono lanciare dei segnali precisi, ma anche manifestare il dolore con modalità meno familiari agli adulti, poiché non sempre riescono a comunicare i loro sentimenti attraverso le parole. Questi segnali includono:

  • Shock emotivo. Il bambino potrebbe sembrare meno comunicativo del solito e rifiutarsi di parlare del suo dolore.
  • Atteggiamenti regressivi o immaturi. Il bambino potrebbe regredire a una fase di sviluppo precedente e avvertire il bisogno di essere cullato, essere assalito dall’ansia da separazione, avere paura di andare a scuola, succhiarsi il pollice, fare la pipì a letto, chiedere di dormire con i genitori, oppure non riuscire a portare a termine dei compiti o delle attività che normalmente svolgeva senza problemi.
  • Comportamento aggressivo o comunque fuori dagli schemi. Il bambino potrebbe comportarsi male o avere delle improvvise reazioni emotive che solitamente si manifestano con crisi di rabbia, frustrazione, confusione o impotenza. Tali comportamenti potrebbero essere indice del suo tentativo disperato di assumere il controllo della situazione.
  • Ripetere le domande. Il bambino potrebbe rivolgere ripetutamente le stesse domande, anche se ottiene sempre le stesse risposte. Ciò potrebbe indicare che non riesce a comprendere o ad accettare la realtà dei fatti.
  • Assunzione di modalità difensive. Questo atteggiamento, comune nei bambini in età scolare così come negli adolescenti, è il mezzo che consente al bambino di esprimere il suo disagio ed eludere la sofferenza. Potrebbe immergersi nello studio, nei giochi o in altre attività. Potrebbe perfino nascondere i suoi sentimenti ai propri genitori o ad altri adulti, riuscendo però a esternare il proprio dolore ai suoi coetanei.
  • Sintomi fisici. Il dolore e l’ansia spesso si somatizzano, particolarmente nei bambini piccoli. Sono comuni il mal di testa e il mal di pancia,  ma potrebbero manifestarsi anche alterazioni del sonno e inappetenza.

Cerca di riconoscere i segnali del “lutto complicato”

Talvolta il lutto produce effetti negativi sulla salute fisica e psicologica, influenzando fortemente la qualità della vita. Sebbene il lutto nel suo insieme sia complesso, il “lutto complicato” è un prolungamento del normale processo del lutto e si presenta quando le manifestazioni normali del lutto si acutizzano e diventano croniche. In tal caso rivolgiti a uno psicoterapeuta che possa aiutarti a elaborare il dolore. I segnali del lutto complicato includono:

  • Concentrazione quasi assoluta sulla perdita subita;
  • Pensieri persistenti e intrusivi sul defunto;
  • Rifiuto prolungato della perdita;
  • Sensazione che la vita non abbia alcun significato o scopo;
  • Mancanza di fiducia negli altri;
  • Incapacità di pensare a esperienze positive;
  • Eccessiva irritabilità o agitazione.

Leggi anche: “Se tu non mi ami è colpa mia”: i pensieri di una donna che ama un uomo anaffettivo

Elaborare il lutto in maniera sana

Abbraccia le tue emozioni

Per iniziare il processo di guarigione devi prima accettare le tue emozioni. Se non le esternerai, sarai ancora più infelice, sebbene esteriormente potrebbe sembrare che tu stia bene. Invece di fingere di stare bene, lasciati andare a tutte le emozioni associate a una grave perdita – tristezza, rabbia, senso di colpa, paura. Alla fine riuscirai a dare un senso a ciò che è successo. Concediti un po’ di tempo per essere semplicemente te stessa. Sebbene tu debba agire in un certo modo in presenza degli altri, ogni giorno lasciati andare alle tue emozioni, semplicemente mettendoti a piangere oppure a riflettere. Fallo in un posto intimo dove puoi veramente sentirti libera.

Esprimi i tuoi sentimenti attraverso un mezzo tangibile

La scelta della modalità spetta a te, ma è importante trasferire le tue emozioni in qualcosa di concreto che puoi vedere e toccare. In questo modo darai un senso alla tua esperienza negativa e riuscirai a realizzare qualcosa di produttivo. Potresti creare un album ricordo con le foto della persona estinta, scrivere un diario, dipingere un quadro o realizzare una scultura che esprima i tuoi sentimenti, oppure svolgere un’altra attività, come fare volontariato presso l’organizzazione a cui la persona estinta era particolarmente legata. Anche i rituali personali possono aiutarti a elaborare il tuo lutto. Sebbene siamo abituati ai riti pubblici come i funerali o il sitting shiva, è stato ampiamente dimostrato che praticare una ritualità personale sia altrettanto importante per esprimere ed elaborare il dolore. Potresti riscoprire che riportando alla mente un ricordo della persona amata, come la sua canzone preferita, riesci a stabilire un legame con il defunto e a creare una nuova modalità di comunicazione. Le attività manuali, come mettere per iscritto i tuoi sentimenti e dopo strappare o bruciare il foglio, potrebbero essere utili. Dedicati a quelle cose che pensi possano permetterti di esprimere il dolore in maniera costruttiva.

Leggi anche: Mark Sloan e il recupero fittizio: il mistero del cervello pochi attimi prima di morire

Non trascurare la tua salute fisica

Sebbene spesso pensiamo che il lutto riguardi soltanto la sfera emotiva, il dolore può provocare anche cambiamenti fisici. L’inappetenza, l’insonnia e l’abbassamento delle difese immunitarie sono tutte reazioni fisiche al dolore. Per combattere questi effetti ricordati di mangiare in modo sano (anche se non hai fame), praticare attività fisica e dormire a sufficienza. Quando ci prendiamo cura del nostro corpo, miglioriamo il nostro stato emotivo e psicologico. Cerca di seguire una dieta sana e bilanciata a base di frutta e verdura fresca, cereali integrali e proteine a basso contenuto di grassi. L’assunzione di vitamine B12 e D, selenio e acidi grassi omega 3 possono aiutarti ad alleviare la sensazione di ansia e tristezza. Evita gli alimenti elaborati e ricchi di zuccheri, perché contribuiscono ad aumentare il rischio di depressione. Evita anche il consumo eccessivo di caffeina che tendenzialmente peggiora i sintomi di ansia e depressione. Pratica almeno 30 minuti di attività fisica moderata ogni giorno. Numerosi studi hanno dimostrato che l’esercizio fisico contribuisce ad alleviare i sintomi di ansia e depressione. Cerca di andare a letto e di svegliarti alla stessa ora ogni giorno. Le tecniche di visualizzazione e la meditazione possono aiutarti a combattere l’insonnia.

Leggi anche: Morte psicogena, l’apatia che può farti morire: come uscirne

Evita di fare uso di droghe o alcol per cercare di affrontare il tuo lutto

Abusare di sostanze, incluso il cibo, per superare la sofferenza, è un comportamento abbastanza comune, ma è importante evitarlo. Il consumo eccessivo di alcolici è una reazione alla sofferenza leggermente più comune negli uomini rispetto che alle donne. L’alcol è un tranquillante che può provocare sintomi di depressione e ansia. Interferisce anche con la fase REM del sonno e può influenzare la tua capacità di giudizio e il tuo umore. Il National Institute on Alcohol Abuse and Alcoholism raccomanda di limitare la quantità di alcol a un bicchiere di vino (da 120 ml) al giorno per le donne e a due per gli uomini. Se ritieni di avere problemi di alcolismo puoi rivolgerti a un centro specializzato. Il tuo medico potrebbe prescriverti dei farmaci per affrontare i sintomi della sofferenza, come la depressione. Attieniti alla posologia indicata, evita le droghe e le altre sostanze stupefacenti, perché peggiorano lo stato d’ansia e potrebbero compromettere la tua capacità di giudizio. Le esperienze di lutto e trauma potrebbero scatenare disturbi alimentari in alcune persone. Se ti senti incapace di controllare i tuoi comportamenti alimentari, oppure vuoi controllarli in maniera eccessiva, rivolgiti a uno psicoterapeuta.

Dedicati alle attività che preferisci

Un buon sistema per tirarti su di morale è fare ciò che ti piace e tenerti occupato. Quando impieghi le tue energie in un progetto che ti appassiona, come l’arte oppure l’escursionismo, aumenta il livello di serotonina, l’ormone del buon umore. Inoltre riesci a distrarti e a canalizzare le tue energie verso qualcosa di diverso dal dolore. Potresti anche valutare l’idea di coltivare una passione che stava particolarmente a cuore alla persona estinta, sempre se ritieni che possa aiutarti, anziché provocarti dolore. Ciò potrebbe farti sentire più vicino alla persona amata. Tuttavia, se il dedicarti a questa attività suscita soltanto tristezza, prova con qualcos’altro.

Preparati ad affrontare alcune situazioni che potrebbero fare riemergere il tuo dolore, come le festività, i compleanni e altri avvenimenti importanti

Anche alcuni luoghi e oggetti, come un fiore particolare, possono provocare dolore. Tutto ciò è normale, ma è importante elaborare delle strategie di coping, come apportare dei cambiamenti alla propria routine, oppure tenere sempre una scusa pronta per evitare un determinato posto. Per esempio:

  • Se recentemente hai perso un figlio e vedere altri bambini con i loro genitori al supermercato ti provoca sofferenza, recati al supermercato in orari della giornata in cui è meno probabile che ci siano bambini.
  • Se stai organizzando una vacanza con i tuoi familiari e recentemente hai perso una persona cara, chiedi loro di aiutarti a trovare un sistema per rendere omaggio alla persona estinta.
  • Concentrati sugli aspetti positivi del rapporto con la persona cara. È importante riconoscere i sentimenti di dolore che potrebbero emergere in seguito a una particolare situazione. Cerca di comprendere che soffri in quanto avevi un legame speciale con la persona defunta e dopo pensa a qualcosa di allegro.
  • Per esempio, potresti essere sopraffatta dalla sofferenza ogni volta in cui senti l’odore della torta di mele perché tu e tua nonna la preparavate sempre quando andavi a trovarla. Accetta il tuo dolore e dopo valuta un modo per renderle omaggio, come preparare una torta da sola oppure leggere il suo libro di cucina preferito.

Prenditi cura di te e del tuo benessere

Ciò potrebbe significare immergersi in un bagno profumato almeno una volta a settimana oppure andare in palestra per allenarsi. È importante che ti ritagli il tempo necessario per dedicarti ad attività che ti aiutino a rilassarti. Lo yoga e la meditazione sono entrambi sistemi eccellenti per coccolare contemporaneamente mente, corpo e spirito. Lasciati andare e fai in modo che tutte le energie negative fluiscano dal tuo cuore.

Leggi anche: Dopo 62 anni di matrimonio muoiono insieme mano nella mano

Il dolore appartiene a te

Nessuno può sapere esattamente come ti senti o che cosa provi, perché ognuno elabora il suo lutto in maniera personale. Se qualcuno ti dice che “dovresti” sentirti in un modo piuttosto che in un altro, non lasciarti condizionare. Sappi soltanto che quel qualcuno sta cercando di aiutarti, pertanto non soffocare le tue emozioni. Il pianto è un ottimo esempio. Molte persone ritengono che piangere sia il modo migliore per esprimere il dolore e che alla fine si debba smettere di piangere. Quando ne senti la necessità, piangi. Riuscirai ad alleviare la tensione e a sentirti meglio fisicamente. Tuttavia è importante ricordare che alcune persone non manifestano il loro dolore attraverso le lacrime. È anche essenziale dire che non esiste il momento giusto per piangere. Potresti piangere per molti anni successivi alla perdita e anche ciò è normalissimo. Anche cercare di sforzarti di sentirti in una certa maniera, perché pensi che dovresti adeguarti a degli schemi, è inutile. Lasciati andare alle tue emozioni, anche se non sono quelle che ti saresti aspettata o temi il giudizio degli altri.

Leggi anche: Il peggior nemico siamo noi stessi: i segnali che ci stiamo autosabotando

Fatti aiutare

Chiedi aiuto a familiari e amici

È importante avere accanto delle persone su cui poter contare. Sebbene tu voglia essere indipendente, adesso è arrivato il momento di permettere agli altri di prendersi cura di te. Molte volte le persone care vorranno aiutarti, ma non sapranno come, pertanto comunica loro ciò di cui hai bisogno – che sia una spalla su cui piangere, un amico con cui andare a cinema, oppure un aiuto per organizzare il funerale. Lascia che i tuoi cari, i colleghi e gli amici sappiano che cosa è successo, se ti senti a tuo agio. Metterli in guardia sulla tua situazione li aiuterà a capire il motivo per cui scoppi a piangere nel bel mezzo della giornata (il che è comprensibile!). Parlare con i familiari e gli amici potrebbe aiutarti a capire le complicanze del lutto in funzione del tuo background culturale e religioso.

Unisciti a un gruppo di sostegno

Talvolta condividere la propria perdita con coloro che hanno attraversato la stessa esperienza può avere effetti terapeutici. Potresti sentirti sola, anche quando gli amici e i familiari sono accanto a te, pertanto circondarti di persone che riescano a comprendere la tua perdita potrebbe farti sentire meno sola. Puoi ricercare i gruppi di sostegno al lutto online oppure dando uno sguardo agli annunci esposti nelle bacheche della tua città. Se sei credente, potresti anche informarti per sapere se la tua chiesa mette al servizio dei fedeli dei gruppi di auto-aiuto.

Leggi anche: Elsa ed Ermete ultranovantenni sposati da 66 anni: muoiono entrambi nel giro di un giorno

Parla con uno psicoterapeuta o uno psichiatra

Se pensi di non riuscire ad affrontare l’esperienza del lutto da sola, rivolgiti a uno specialista in elaborazione del lutto che riuscirà ad aiutarti a superare le emozioni negative che stai provando. Bisogna sfatare la credenza molto diffusa secondo la quale non è necessario il supporto psicologico quando si ha il sostegno dei familiari e degli amici. Un medico specialista, attraverso la terapia cognitivo-comportamentale, è in grado di aiutarti a individuare le strategie di coping più efficaci per elaborare il tuo lutto. Consultare uno psicoterapeuta non significa non godere del sostegno necessario in ambito familiare, bensì cercare ogni tipo di aiuto necessario, dando prova del tuo coraggio. Se non sei stata in grado di ritornare a una parvenza di normalità dopo parecchie settimane o mesi, se ti senti disperato, se sei assalito costantemente dal pensiero della morte oppure riesci a pensare soltanto alla persona cara scomparsa, probabilmente soffri di lutto complicato o depressione clinica. Consulta uno specialista quanto prima possibile.

Leggi anche: Ho davvero bisogno di uno psicologo o di uno psicoterapeuta?

Cerca rifugio in ciò in cui credi

Ciò potrebbe significare trovare conforto nella fede, trascorrere più tempo a contatto con la natura oppure circondarti delle cose che ami. Se sei credente, cerca di trarre conforto dai riti funebri che la tua religione prescrive. Anche la meditazione e la preghiera potrebbero aiutarti a ritrovare la pace interiore. Se non sei credente, ma riesci a rasserenarti camminando tra i boschi oppure stando seduta sulla spiaggia, non precluderti queste opportunità. Forse credi nel valore della famiglia. Trai la forza di andare avanti dalle cose belle in cui credi o dall’amore.

Assimilare la perdita nella propria vita

Impegnati nel sociale

Alcune persone ritengono che, prestando servizio alla comunità in seguito a un lutto, riescano a stabilire un legame più intenso con gli altri. È possibile che dedicandoti a un progetto importante per la persona estinta tu riesca a renderle omaggio (anche nel caso in cui tu abbia perso il tuo cucciolo). Oppure potresti commemorare il tuo defunto devolvendo una somma di denaro a favore di un’associazione particolarmente importante. Aiutare gli altri può farti sentire meglio fisicamente. Da alcune ricerche è emersa una stretta relazione tra opere di beneficenza e aumento dell’ossitocina, un ormone che stimola la sensazione di benessere.

Lasciati andare al ricordo della persona estinta

Alcune persone potrebbero pensare che dopo un determinato periodo di tempo si dovrebbe dimenticare la persona defunta, ma non è vero. Potresti continuare a ricordare la persona amata (e probabilmente accadrà) per molti anni dopo la sua scomparsa. Non soffocare i ricordi. Cerca di concentrarti sugli aspetti positivi che hanno caratterizzato la vostra relazione. Probabilmente riaffiorerà la tristezza, ma riuscirai anche a trarre gioia e piacere ricordando ciò che rendeva la persona estinta così speciale ai tuoi occhi. Non pensare che tu debba evitare i ricordi e gli oggetti della persona cara. Tenere un suo souvenir o una sua foto potrebbe essere salutare e utile.

Prendi atto che la perdita ti ha reso diverso

“Superare” il lutto è un obiettivo comune, ma l’elaborazione del lutto è più complicata. La perdita ti cambia ed è importante esserne consapevoli. Non “superi” il lutto, ma puoi continuare a vivere in modo tale da rendere omaggio al defunto e al tuo futuro.

Leggi anche: Differenza tra morte assistita (suicidio assistito), eutanasia e testamento biologico

Accetta di essere sconvolto

Quando apprendi la notizia della scomparsa di una persona cara, puoi subire uno shock – la mente e il corpo si bloccano nel tentativo di evitare di essere sopraffatti completamente. Potresti essere incredula di fronte alla morte. Ciò è normale.

Accetta il rifiuto

Il rifiuto è la modalità con cui il corpo e la mente spesso reagiscono allo shock di una perdita e ci permette di non essere assaliti da tutte le emozioni e le reazioni fisiche causate da un’esperienza devastante. Potresti stentare a credere che la persona amata sia scomparsa, però lentamente ti ritroverai ad accettare la realtà dei fatti. Se continui a ripeterti “Questo non può succedere a me”, stai sperimentando il rifiuto. Lentamente riuscirai a venire a termini con ciò che è successo e a superare questa dura prova. Sappi che potresti essere arrabbiata con il tuo Dio, con i medici e perfino con te stessa, perché credi di non aver fatto abbastanza per evitare la perdita. La rabbia è un’emozione facilmente riconoscibile ed è più semplice da controllare rispetto ad altre emozioni. Essa può essere diretta verso una determinata persona, un evento o un oggetto. È importante riconoscere che la rabbia scaturisce dal lutto e che stai canalizzando il dolore verso qualcosa di più tangibile. Potresti anche sentirti in colpa, particolarmente quando riconosci di essere arrabbiato con qualcuno che non ha alcuna responsabilità per quanto è accaduto. Potresti anche essere arrabbiato perché ti senti colpevole. Sappi soltanto che questi sentimenti si placheranno man mano che elaborerai il tuo lutto.

Permetti a te stesso di essere molto triste

Potresti ritrovarti a piangere per tutto il tempo oppure a riflettere spesso su ciò che è successo. Potresti sentirti vuota o depressa. Come accade per qualsiasi altra emozione, anche la tristezza si placherà, sebbene sia naturale ricordare la persona estinta e sentirsi tristi, anche a distanza di molti anni. L’elaborazione del lutto è differente dal lutto complicato o dalla depressione clinica. Perfino durante il processo di elaborazione del lutto riuscirai a sorridere e a tenerti su di morale, anche se soltanto per un attimo. Continuerai a vivere la tua vita, nonostante la tua sofferenza. Se sei clinicamente depressa oppure stai sperimentando il lutto complicato, non riuscirai a trarre la benché minima gioia da qualsiasi cosa, anche a distanza di tempo. Non sarai in grado di accettare la perdita e di svolgere le normali attività quotidiane e pertanto ti sentirai disperata. Se ti rispecchi in queste ultime caratteristiche, rivolgiti a uno psicoterapeuta. Sappi che a un certo punto potresti trovarti di fronte a strani meccanismi del pensiero, iniziando a pensare a che cosa sarebbe accaduto se i fatti si fossero svolti diversamente e che cosa saresti disposta a fare per cambiare il corso degli eventi. Potresti ritrovarti a pensare “Non litigherei mai più con mio marito se soltanto ritornasse da me”. In tal caso confrontati con qualcuno, distraiti, o semplicemente ricordati che hai fatto tutto ciò che era nelle tue possibilità. Cerca l’accettazione dentro di te. Accettazione non significa essere ‘felice’ per quello che è successo, ma semplicemente accettare la situazione. Andrai avanti e ti godrai la vita, pur sapendo di non avere più accanto la persona o la cosa che amavi. Inizierai a fare progetti, a guardare al futuro e a ritrovare il senso di pace interiore. Potresti avvertire un senso di colpa perché stai andando avanti con la tua vita, ma sappi che la persona estinta vuole che tu sia felice ed è contenta della vita che conduci. È normale sentirsi soli e isolati dopo una perdita. Circondati di persone, cose e luoghi che ti rendano felice per evitare di isolarti ulteriormente. Perfino fingere di sorridere può aiutarti a sentirti meglio.

Se a te o ad un tuo caro è stata diagnosticata una malattia terminale e credi di non riuscire a gestire da solo o da sola questa situazione, prenota subito la tua visita e, grazie ad una serie di colloqui, ti aiuterò ad affrontare questo difficile momento.

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma PRENOTA UNA VISITA CONTATTI Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata Macchie Capillari Ano Pene

Testi consigliati

Alcuni libri che troverai molto interessanti:

Leggi anche:

Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, segui la nostra pagina Facebook o unisciti al nostro gruppo Facebook o ancora seguici su Twitter, su Instagram, su Mastodon, su YouTube, su LinkedIn, su Tumblr e su Pinterest, grazie!

Differenza tra cheratosi e melanoma

MEDICINA ONLINE NEO NEI NEVO NEVI NORMALI TUMORE PELLE CARATTERISTICHE FORMA DIMENSIONI COLORE

Un nevo sospetto

Cheratosi

Con “cheratosi cutanea” o – più semplicemente “cheratosi” – in medicina si indica una alterazione della pelle, caratterizzata da un ispessimento dello strato corneo dell’epidermide. A causa di tale ispessimento, il tessuto interessato da cheratosi raggiunge un livello sopraelevato rispetto alla cute circostante, dal colorito bruno-grigiastro e dall’aspetto verrucoso. La cheratosi è solitamente coperta da una grossa crosta grassa di facile asportazione. Le cheratosi si differenziano in congenite e secondarie:

  • cheratosi primarie: sono dovute ad “ittiosi”, un ampio ed eterogeneo gruppo di disordini della cheratinizzazione che fanno apparire la pelle come fosse coperta da squame, screpolata ed inspessita. Con l’eccezione delle ittiosi acquisite si tratta di genodermatosi, ossia disordini della pelle dipendenti da fattori genetici.
  • cheratosi secondarie a micosi: causate appunto da infezioni da funghi patogeni;
  • cheratosi secondarie ad eczemi: causate da una reazione dermica infiammatoria (dermatite) pruriginosa ma non infettiva.

Le lesioni cheratosiche compaiono solitamente su volto, dorso e mani di individui anziani con cute seborroica, determinando la cheratosi seborroica. La cheratosi attinica interessa soprattutto gli anziani o che si espone molto alle radiazioni solari. E’ una lesione benigna. Da sottolineare, invece, anche l’alta percentuale di riscontro tra marinai e contadini che, per doveri professionali, sono soggetti a lungo all’azione radiativa del sole con conseguente cheratosi solare. A causa di una possibile degenerazione del fenomeno in corni cutanei o epiteliomi, la cheratosi dev’essere asportata chirurgicamente e seguita da un esame istologico per verificare lo stato del tessuto. Se la cheratosi non si è evoluta in una lesione cancerosa, la prognosi è molto buona.

Melanoma

Il melanoma è un tumore maligno che origina dal melanocita, una cellula preposta alla sintesi della melanina, un pigmento scuro responsabile parzialmente del colore della pelle. Il melanoma NON insorge solo sulla pelle, bensì può insorgere anche in tutti i distretti corporei in cui sono normalmente presenti i melanociti (mucose, meningi ed uvea). Il melanoma cutaneo, quello più importante al fine di questo articolo, è uno dei principali tumori che insorgono in giovane età ed è estremamente aggressivo e pericoloso, inoltre è interessante notare il fatto che nelle donne insorga più comunemente sulle gambe mentre negli uomini più spesso sul dorso. Con oltre 50 mila decessi causati ogni anni, il melanoma – sebbene sia uno dei tumori della cute meno frequente – si colloca sicuramente come il più aggressivo tra questi, soprattutto se non viene diagnosticato nelle fasi iniziali. Esso provoca la maggioranza (75%) dei decessi legati ai tumori della pelle, inoltre rappresenta la causa principale di morte nelle giovani donne (al di sotto dei 30 anni). Rispetto alla cheratosi, la prognosi del melanoma è decisamente peggiore, specie se negli stadi più avanzati.

Leggi anche:

Cause di cheratosi

Le cause possibili di cheratosi sono molto varie: una cheratosi può insorgere a seguito di un’eccessiva esposizione ai raggi solari oppure può essere determinata dai fisiologici processi di invecchiamento del tessuto cutaneo. Talvolta si sviluppa in seguito a esposizione a radiazioni ionizzanti oppure dopo l’assunzione prolungata di farmaci a base di arsenico. Come già prima anticipato, alcune forme di cheratosi sono secondarie ad infezioni fungine cutanee o a eczemi oppure dipendono da alterazioni di tipo congenito (è per esempio il caso dell’ittiosi). Alcune forme sono dette “idiopatiche” avendo eziologia (cioè causa) sconosciuta.

Leggi anche:

Cause di Melanoma

Le principali cause e fattori di rischio di melanoma sono le mutazioni di alcuni geni (p16, c-kit, EGFR, bFGF, IL-8, fibronectina ed altri geni). La maggior parte di queste mutazioni è presente nel cromosoma 9. Altro fattore di rischio sono l’appartenere al gruppo dei fenotipi chiari (capelli biondi o rossi, pelle chiara e/o con lentiggini ed occhi chiari) mentre l’appartenere a fototipo scuro è un fattore protettivo.
Tra i fattori di rischio – parimenti a quanto avviene nelle cheratosi – il ruolo più importante è giocato sicuramente dalle radiazioni solari, da cui l’importanza della prevenzione e protezione durante l’esposizione al sole (specialmente nei soggetti più giovani e con fototipo chiaro). I raggi ultravioletti contribuiscono allo sviluppo del tumore, benché possa insorgere in qualunque distretto corporeo anche non irraggiato. Oltre alla eccessiva o precoce esposizione a intensa luce solare, altri fattori di rischio sono l’immunosoppressione, l’uso frequente di lampade abbronzanti ad UV, la presenza di molteplici precedenti lesioni cutanee.

Leggi anche: Vuoi abbronzarti in totale sicurezza? Scopri a quale fototipo appartieni

Sintomi della cheratosi

sintomi della cheratosi devono essere descritti in base alla tipologia. Le cheratosi solari sono delle lesioni asintomatiche, anche se in certi casi possono provocare prurito. Non è detto che possa per forza evolversi in una lesione maligna. E’ una condizione abbastanza comune, soprattutto nei soggetti con pelle chiara, che hanno superato i 40 anni, con un’incidenza maggiore in chi ha più di 60 anni d’età (cheratosi senile). Nella seborroica la lesione può essere modificata a causa di irritazioni e questo può provocare anche sanguinamento e rossore. Sono in genere delle macchie marroni o brunastre e le zone colpite tendono a desquamarsi e a formare delle piccole croste multiple, che possono staccarsi facilmente. In genere non evolvono mai in forme tumorali maligne. Le cheratosi seborroiche somigliano per molti versi alle verruche, infatti alcune volte vengono definite verruche seborroiche. La cheratosi pilare ha un aspetto papulare e puntiforme e le lesioni si presentano soprattutto in inverno, mentre la patologia tende a migliorare con l’avvicinarsi dell’estate. Non necessariamente la cheratosi aumenta le sue dimensioni, al contrario del melanoma.

Sintomi del melanoma

Il melanoma è difficile da diagnosticare precocemente a meno che il soggetto non si sottoponga a frequenti dermatoscopie (cosa consigliata nei soggetti a rischio). Il melanoma si manifesta generalmente come una neoformazione singola scura, con tonalità diverse di colore, con margini frastagliati e superficie “piallata”: se notate la comparsa di questo tipo di formazione, bisogna sempre sospettare la presenza di melanoma ed agire rapidamente di conseguenza. Le caratteristiche del melanoma sono descritte nel “ABCDE”:

  • Asimmetria. I melanomi sono di solito asimmetrici, con metà della macchia cutanea più grande dell’altra.
  • Bordi. I bordi del melanoma sono irregolari a carta geografica, al contrario di quelli dei nei.
  • Colore. Spesso il melanoma è policromo ovvero presenta colori diversi come nero, bruno, rosso e rosa.
  • Dimensione. Una lesione cutanea sospetta, di diametro superiore ai 7 millimetri deve essere verificata da uno specialista.
  • Evoluzione. La lesione cutanea che tende a modificare la propria forma, colore e superficie è da ritenersi sospetta e da verificare.

Non tutte queste caratteristiche sono necessariamente presenti in contemporanea. Per approfondire, leggi anche:

Cure naturali e mediche della cheratosi

Le cure per la cheratosi variano a seconda del tipo di fenomeno. Quando la lesione è circoscritta si può provare ad asportarla con la laserchirurgia, la crioterapia o la diatermocoagulazione. Ci sono anche dei preparati farmacologici che possono essere somministrati a livello topico. Per le cheratosi seborroiche non occorrono trattamenti particolari. L’asportazione chirurgica avviene soltanto per motivi estetici. Nemmeno la forma pilare è pericolosa per il soggetto colpito, a parte i danni causati a livello estetico. In alcuni casi si trova giovamento usando rimedi naturali, come creme idratanti o a lozioni con acido lattico. Queste ultime costituiscono anche i rimedi per le cheratosi pilari, mentre per quelle solari non vi sono altri suggerimenti, se non la rimozione chirurgica. Qualcosa, invece, si può fare per la cheratosi seborroica. In generale possono essere utili degli impacchi freddi nella zona colpita, per ridurre l’irritazione. Sotto trattamento medico, si può usare anche l’azoto liquido, che serve a congelare la zona affetta e a distruggere le cellule della verruca. Si crea una sorta di crosta superficiale, che si stacca dopo alcuni giorni. Possono essere utili, nel caso della forma seborroica, degli integratori di vitamina D, che svolge un’azione fondamentale per la salute della pelle.

Cura del melanoma

Le terapie sono diversificate in base allo stadio di progressione del tumore:

  • se il tumore è nelle prime fasi si pratica una biopsia escissionale con radicalizzazione;
  • nelle fasi intermedie si procede varie metodologie, tra cui biopsia, scintigrafia, asportazione del linfonodo sentinella, immunoterapia ed eventuale terapia adiuvante per ridurre il rischio di recidive locali ed aumentare le possibilità di sopravvivenza del paziente.
  • nel melanoma metastatico e delle recidive, alle precedenti terapie si associa l’approccio loco-regionale (che si focalizza nella rimozione chirurgica dei tessuti che contribuiscono alla malattia), chemioterapia e, in alcuni casi, altri trattamenti palliativi.

La cheratosi solare della pelle è pericolosa?

La cheratosi attinica (anche chiamata “solare”) solitamente è innocua, pur essendo essere fastidiosa e antiestetica, tuttavia può diventare pericolosa, perché può evolversi verso un cancro della pelle:

  • Spinalioma o (carcinoma a cellule squamose),
  • Basalioma (carcinoma basocellulare).

Evoluzione della cheratosi:

  • nel 26% dei casi la cheratosi regredisce da sola;
  • il rischio di carcinoma di cellule squamose che avvengono in un paziente con più di dieci aree con cheratosi solare è di circa il 10-15%.

Riconoscere uno spinalioma

Il cancro a cellule squamose:

  • nella fase iniziale si presenta come una papula o un piccolo nodulo rosa- rosso con margini irregolari;
  • nella fase avanzata è una grossa placca o nodulo irregolare, ulcerato e assomiglia spesso ad un cratere di un vulcano sulla pelle.

Cheratosi: quando andare subito dal medico?

Se la cheratosi solare diventa ispessita o ulcerata bisogna recarsi al più presto dal medico per un controllo.

Immagini di cheratosi

In questa galleria potete vedere immagini con vari tipi di cheratosi:

Prodotti per la cura ed il benessere della vostra pelle

Ecco una lista di prodotti, selezionati e testati dal nostro Staff di esperti, per detergere, idratare e calmare la pelle normale o irritata, grassa, secca, mista o sensibile. Noi NON sponsorizziamo né siamo legati ad alcuna azienda produttrice: per ogni tipologia di prodotto, il nostro Staff seleziona solo il prodotto migliore, a prescindere dalla marca ed è caratterizzato dal miglior rapporto qualità prezzo e dalla maggior efficacia possibile:

Leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

Metodi infallibili per capire se una persona ti sta mentendo

MEDICINA ONLINE GELOSIA UOMO EGOISTA SAD COUPLE AMORE DONNA PENE EREZIONE IMPOTENZA DISFUNZIONE ERETTILE VAGINA SESSULITA SESSO COPPIA TRISTE GAY ANSIA JEALOUS LOVE COUPLE FRINEDS LOVERTutti noi abbiamo avuto a che fare con qualcuno che ci ha mentito e quando lo abbiamo scoperto ci siamo sentiti veramente male: perché non imparare quindi a smascherare facilmente i bugiardi? Seguite i nostri consigli e ci riuscirete!

Individuare le bugie nel viso e negli occhi

Cerca le microespressioni 

Sono quelle espressioni facciali che compaiono sul volto di una persona per una frazione di secondo e rivelano le sue vere emozioni, sotto il velo di menzogna. Alcune persone riescono a riconoscerle naturalmente, ma tutti possono imparare a individuarle. Di solito, le persone che mentono mostrano microespressioni di disagio, caratterizzate dalle sopracciglia che si alzano verso il centro della fronte, provocando la comparsa di rughe.

Nota se la persona si tocca il naso o si copre la bocca

Le persone hanno la tendenza a toccarsi di più il naso quando mentono. Questo forse è dovuto alla scarica di adrenalina nei capillari del naso, che provoca prurito. Chi mente, spesso si copre la bocca con le mani oppure le tiene vicine a essa, come se volesse nascondere le bugie che sta per dire. Se la bocca del tuo interlocutore sembra tesa e le sue labbra sono arricciate, probabilmente è nervoso.

Nota i movimenti degli occhi della persona

Spesso puoi capire se una persona sta cercando di ricordare o inventare qualcosa sulla base dei suoi movimenti degli occhi. Quando ricordiamo un dettaglio, i nostri occhi si muovono in alto e a sinistra; quando invece inventiamo qualcosa, gli occhi si muovono in alto e a destra (per i mancini vale l’opposto). Le persone hanno anche la tendenza a sbattere le palpebre più rapidamente quando mentono. Un altro segnale di falsità, più comune negli uomini che nelle donne, è strofinarsi gli occhi. Osserva le palpebre: quando una persona vede o sente qualcosa con cui non è d’accordo, spesso chiude le palpebre più a lungo di quanto fa normalmente. Questo può essere un cambiamento quasi impercettibile, perciò devi conoscere le abitudini di chi stai esaminando per fare un confronto accurato. Se porta le mani o le dita agli occhi, probabilmente è un altro segnale che sta cercando di “bloccare” la verità. Fai attenzione quando cerchi di valutare la veridicità di un’affermazione sulla base dei soli movimenti degli occhi. Degli studi scientifici recenti hanno fatto emergere dei dubbi sull’ipotesi che guardare in una direzione specifica sia un chiaro indicatore di una menzogna. Molti scienziati ritengono che la direzione degli occhi sia un segnale poco rilevante dal punto di vista statistico per stabilire la sincerità di un’affermazione

Non usare il contatto visivo o la mancanza di esso come unico indicatore per riconoscere una bugia

Contrariamente a quanto si crede, i bugiardi non evitano sempre il contatto visivo. Le persone possono distogliere lo sguardo naturalmente e osservare oggetti inanimati per riuscire a concentrarsi e ricordare. Un bugiardo potrebbe guardarti volontariamente negli occhi per sembrare più sincero; è possibile allenarsi in questa tecnica fino a superare ogni disagio e usarla come metodo per “provare” di dire la verità. In effetti, è stato dimostrato che alcuni bugiardi hanno la tendenza a guardare di più le persone negli occhi, consci del fatto che gli investigatori considerano spesso la mancanza di contatto visivo come segnale sospetto. Per questo, devi considerare che una persona che distoglie lo sguardo sta semplicemente dimostrando il proprio disagio perché deve rispondere a una domanda difficile.

Leggi anche:

Individuare le bugie nelle risposte verbali

Fai attenzione alla voce della persona

Si tratta di un buon indicatore di sincerità. Il tuo interlocutore potrebbe incominciare improvvisamente a esprimersi più rapidamente o più lentamente del normale, oppure la tensione potrebbe portarlo ad alzare il tono o a parlare in modo incerto. Anche chi balbetta o si mangia le parole potrebbe mentire.

Fai attenzione ai dettagli esagerati

Nota se una persona ti sembra raccontare troppi particolari, specie se non li hai richiesti e specie se lo fa in modo rapido e concitato. Troppi dettagli possono indicare quanto una persona desideri disperatamente farti credere a ciò che dice, specie se normalmente è molto “povera” di descrizioni approfondite. Sia raccontare pochi particolari evasivi, che raccontarne troppi e iper-particolareggiati… è sospetto.

Considera le reazioni emotive impulsive

Il tempismo e la durata di una reazione sono spesso fuori luogo quando una persona mente. Questo perché ha provato già la sua risposta (o si aspetta di ricevere domande) oppure perché è disposta a dire qualunque cosa pur di riempire il silenzio. Se poni una domanda a qualcuno e la sua risposta arriva appena hai finito di parlare, c’è la possibilità che stia mentendo. Questo perché i bugiardi spesso provano in anticipo le loro risposte o pensano già a cosa dire per levarsi un peso. Un altro segno rivelatore è l’omissione di particolari rilevanti sui tempi, ad esempio: “Sono andato al lavoro alle 8:00 e quando sono tornato a casa alle 17:00, l’ho trovato morto”. In questo esempio, tutto ciò che è accaduto tra le azioni descritte è stato tralasciato.

Fai molta attenzione alla reazione di una persona alle tue domande

Chi dice la verità non sente il bisogno di difendersi, perché non ha niente da nascondere. Chi mente, invece, può provare a compensare per il proprio inganno andando all’attacco, deviando la discussione o usando altre tattiche di stallo. Chi è sincero spesso risponde con spiegazioni ancora più dettagliate alle espressioni di incredulità di chi ascolta la sua storia. Chi invece cerca di ingannare non è pronto a rivelare molto altro, ma continua a ripetere ciò che ha già detto. Ascolta e cerca delle brevi esitazioni nelle risposte. Una risposta sincera arriva rapida alla memoria. Le bugie richiedono una veloce revisione mentale delle altre menzogne che sono state dette per evitare incongruenze e inventare nuovi dettagli. Nota che quando le persone guardano verso l’alto per ricordare, non significa che stanno mentendo — può essere il loro istinto naturale.

Fai attenzione all’uso delle parole del tuo interlocutore

Le espressioni verbali possono darti degli indizi per capire se una persona sta mentendo. Questi indizi includono:

  • Ripetere le tue esatte parole quando risponde a una domanda.
  • Tattiche di stallo, come chiedere che una domanda sia ripetuta. Altre strategie includono dire che si tratta di un’ottima domanda, usare parole e frasi come “In pratica…” o “Ciò che è accaduto è…”, dire che non è possibile rispondere alla domanda con un semplice sì o no, oppure risposte conflittuali quali “Dipende da cosa intendi per X” oppure “Dove hai saputo questa informazione?”.
  • Evitare di usare abbreviazioni e scandire con freddezza ogni parola. Questi sono tentativi da parte del bugiardo di far capire chiaramente, oltre ogni dubbio, ciò che sta dicendo.
  • Pronunciare frasi convolute che non hanno senso; i bugiardi spesso si fermano a metà delle frasi, ripartono e non finiscono i concetti che esprimono.
  • Usare l’umorismo e il sarcasmo per evitare l’argomento.
  • Usare frasi come “A essere sincero”, “Francamente”, “Per essere del tutto sincero”, “Sono stato educato a non mentire mai”, ecc. Queste espressioni possono essere segnali di malizia.
  • Rispondere troppo rapidamente con un’affermazione negativa. Ad esempio rispondere a “Hai lavato male queste tazzine?” con “No, non ho lavato male quelle tazzine”, come tentativo di evitare di ritardare la propria difesa.

Nota quando una persona ripete delle frasi

Se il sospetto usa quasi sempre le stesse parole, probabilmente sta mentendo. Quando qualcuno inventa una bugia, spesso cerca di ricordare una frase che sembri convincente. Quando gli sarà chiesto di spiegare nuovamente la situazione, il bugiardo userà ancora la stessa frase “convincente”.

Nota i salti a metà di una frase

Questo avviene quando un astuto bugiardo tenta di distogliere l’attenzione da sé interrompendosi a metà di una frase e parlando di qualcos’altro. Il tuo interlocutore potrebbe cercare di cambiare argomento in questo modo intelligente: “Stavo andando — ehi, hai un nuovo taglio di capelli?” Fai particolare attenzione ai complimenti. I bugiardi sanno che le persone reagiscono bene ai complimenti e che spesso grazie ad essi possono evitare un interrogatorio. Fai attenzione a chi ti rivolge un apprezzamento inatteso.

Leggi anche:

Individuare le bugie grazie al linguaggio non verbale

Controlla la sudorazione

Le persone hanno la tendenza a sudare di più quando mentono. In effetti, la misurazione del sudore prodotto è uno dei segnali rilevati dal test del poligrafo (la “macchina della verità” che si vede in molti film) per determinare se una persona sta mentendo. Considera però che, se preso da solo, questo fattore non è un segnale inequivocabile di una bugia. Alcune persone possono iniziare a sudare molto perché sono nervose, sono timide o soffrono di altre condizioni che le portano a sudare più del normale. Si tratta di un indicatore da valutare insieme a molti altri segnali, come tremolio, arrossamento e difficoltà a deglutire

Osserva quando la persona annuisce

Se il tuo interlocutore annuisce o scuote la testa in contrasto con ciò che sta dicendo, questo può essere un segnale rivelatore. Questo particolare comportamento è detto “incongruenza”. Ad esempio, potrebbe dire “Ho pulito quelle tazzine benissimo” mentre scuote la testa, rivelando che in realtà quelle tazzine sono state appena sciacquate. Solo le persone bene addestrate sono in grado di evitare questo errore inconscio e tale risposta fisica rivela spesso la verità. Inoltre, una persona potrebbe esitare prima di annuire quando risponde. Chi dice la verità spesso annuisce per sostenere la propria affermazione nello stesso momento in cui la pronuncia; chi cerca di ingannarti, invece, può esitare.

Fai attenzione ai movimenti delle mani

Spesso chi mente giocherella con il proprio corpo o con oggetti casuali intorno a sé. Questo comportamento nasce dalle energie nervose prodotte dalla paura di essere scoperti. Per rilasciare questa tensione, i bugiardi spesso toccano la propria sedia, un fazzoletto o una parte del corpo.

Osserva il livello di imitazione

Le persone hanno la tendenza naturale a imitare i comportamenti di coloro con i quali interagiscono. Si tratta di un modo per stabilire un rapporto e dimostrare il proprio interesse. Quando una persona mente, potrebbe smettere di imitarti perché si sta concentrando sul creare una realtà fittizia. Ecco alcuni esempi di questo atteggiamento che possono suggerirti che qualcosa non va:

  • Inclinarsi indietro. Quando una persona dice la verità o non ha niente da nascondere, spesso si sporge verso chi la ascolta. Un bugiardo, invece, resta spesso seduto indietro, perché non vuole rivelare più informazioni di quanto sia necessario. Inclinarsi indietro può anche indicare disprezzo o disinteresse. La persona vuole uscire dalla situazione in cui si trova.
  • Le persone che dicono la verità spesso imitano i movimenti della testa e i gesti del corpo di chi li ascolta, per creare un legame; invece, chi cerca di ingannarti potrebbe essere riluttante a farlo, perciò, se noti questo particolare, il tuo interlocutore forse cerca di nascondere qualcosa. Potresti persino notare un’azione volontaria per spostare una mano in una certa posizione o per girarsi in un’altra direzione.

Osserva la gola della persona

Chi mente prova spesso a lubrificare la gola deglutendo, ingoiando la saliva o schiarendosi la voce. Il nervosismo stimola la produzione di adrenalina, che provoca un aumento della salivazione. Quando la persona sente troppa saliva in bocca, potrebbe deglutire. Quando la saliva non è più così abbondante, potrebbe schiarirsi la voce.

Controlla la respirazione della persona

Chi mente ha la tendenza a respirare velocemente, con una serie di brevi respiri seguiti da uno più profondo. Può anche avere la bocca secca (e per questo schiarirsi la voce), perché si sente stressato, ha il battito cardiaco accelerato e, di conseguenza, ha bisogno di più aria nei polmoni.

Nota i movimenti di altre parti del corpo

Osserva le mani, le braccia e le gambe della persona. In una situazione rilassata, le persone si sentono a proprio agio e riempiono molto spazio con movimenti ampi di braccia e mani, oppure allargando le gambe. Chi mente invece ha la tendenza a compiere movimenti limitati, rigidi e vicini al corpo. Potrebbe toccarsi il volto, le orecchie o la nuca con le mani. Le braccia conserte, le gambe incrociate e la mancanza di movimenti delle mani sono segnali di una persona che non vuole rivelare informazioni. I bugiardi spesso evitano di gesticolare con le mani come fanno normalmente. Con alcune eccezioni, quasi tutti i bugiardi evitano di indicare, di esporre i palmi aperti e di unire le dita a triangolo, ecc. Controlla le nocche. I bugiardi che stanno fermi spesso stringono i lati della propria sedia o un altro oggetto fino a far diventare bianche le nocche, senza neppure rendersene conto. I bugiardi spesso sistemano il proprio aspetto, ad esempio giocando con i capelli, aggiustandosi la cravatta o toccando nervosamente la manica della camicia. Due eccezioni da ricordare:

  • I bugiardi possono tenere volontariamente una postura rilassata per apparire a proprio agio. Sbadigliare e mostrarsi annoiati possono essere segnali di una persona che cerca di essere troppo naturale per nascondere la verità. Solo perché una persona sembra rilassata, non significa che non stia mentendo.
  • Ricorda che questi segnali possono indicare nervosismo e non malizia. Non sempre il tuo interlocutore è agitato perché sta mentendo.

Leggi anche

Individuare le bugie con un “interrogatorio”

Non farti trarre in inganno

Pur se è possibile capire quando una persona mente o è disonesta, partiamo dal fatto che però è anche possibile vedere un inganno dove questo non è presente. Molti fattori possono dare l’impressione che una persona stia mentendo, quando, in realtà, i segnali che vedi possono essere provocati da imbarazzo, timidezza, vergogna o senso di inferiorità. Chi è sotto stress può spesso sembrare un bugiardo, perché alcune manifestazioni della tensione imitano gli indicatori delle menzogne. Per questa ragione è importante formulare la propria valutazione sulla sincerità di una persona su una serie di comportamenti ingannevoli e non su un solo segnale rivelatore.

Considera il contesto

Quando analizzi il linguaggio del corpo, le risposte verbali e gli altri segnali che indicano che una persona sta mentendo, valuta i seguenti fattori:

  • La persona è generalmente stressata, non solo a causa della situazione in cui si trova?
  • Sono coinvolti dei fattori culturali? Forse il comportamento della persona è appropriato in una cultura, ma è considerato disonesto in un’altra.
  • Hai dei pregiudizi nei confronti della persona? Vuoi che questa persona menta? Fai attenzione a non cadere in questa trappola!
  • La persona ha dei precedenti di disonestà? Ha esperienza nel mentire?
  • La persona ha un buon motivo per mentire?
  • Sei abile nell’individuare le bugie? Hai considerato l’intero contesto e non ti sei focalizzato solo su uno o due possibili indicatori

Trova il tempo per stabilire un rapporto con il presunto bugiardo e per creare un’atmosfera rilassata

Per farlo, non dare l’impressione di avere dei sospetti nei suoi confronti e impegnati a imitare il suo linguaggio del corpo e il suo ritmo di conversazione. Quando gli fai delle domande, comportati in modo comprensivo e non aggressivo. Questo approccio ti aiuterà a far abbassare la guardia al tuo interlocutore e a interpretare con più chiarezza i suoi comportamenti.

Stabilisci un riferimento di base

Devi capire come si comporta una persona quando non mente; questo ti sarà utile per capire se il tuo interlocutore si comporta in modo diverso da come fa normalmente. Inizia facendo la sua conoscenza e continua da lì – le persone spesso rispondono con sincerità alle domande semplici su di loro. Se conosci già la persona con cui stai parlando, per creare un riferimento puoi porle delle domande di cui sai già la risposta.

Impara a individuare i tentativi di deviazione

Di solito, quando una persona mente, racconta storie vere, ma che non rispondono direttamente alla tua domanda. Se la risposta del tuo interlocutore alla domanda “Hai mai picchiato tua moglie?” è “Amo mio moglie, perché dovrei picchiarla?”, il sospetto sta tecnicamente dicendo la verità, ma sta evitando di rispondere alla tua domanda originaria. Questo può indicare che sta mentendo o che sta cercando di nascondere la verità.

Chiedi alla persona di ripetere la sua versione dei fatti da capo

Se non sei sicuro che qualcuno sia sincero, chiedigli di ripetere la sua storia molte volte. È difficile tenere traccia delle informazioni inventate: durante la ripetizione della storia, un bugiardo spesso dice qualcosa di incoerente, di falso o che rivela il suo inganno. Chiedi alla persona di raccontare la sua storia al contrario. Questo è molto difficile da fare, soprattutto quando è importante non perdere dei dettagli. Persino un bugiardo professionista può avere difficoltà a non tradirsi.

Osserva il presunto bugiardo con uno sguardo incredulo

Se sta mentendo, in breve tempo si sentirà a disagio. Se invece ti sta dicendo la verità, spesso proverà rabbia o frustrazione (terrà le labbra unite, le sopracciglia abbassate, le palpebre superiori tese e abbassate).

Usa il silenzio

È molto difficile per un bugiardo evitare di riempire il silenzio. Vuole convincerti che le menzogne che ha detto sono vere; non parlando non gli permetti di capire se hai abboccato alla sua storia. Essendo paziente e restando in silenzio, spingerai molte persone disoneste a parlare, aggiungendo dettagli alla propria storia e magari tradendosi, senza neppure dover fare alcuna domanda! I bugiardi cercano di capire se credi a ciò che hanno detto. Se non mostrerai alcun segnale degno di nota, li metterai a disagio. Le persone più brave ad ascoltare evitano di interrompere il proprio interlocutore, un’ottima tecnica per lasciare che lui racconti tutta la sua storia. Esercitati a non interrompere gli altri se hai la tendenza a farlo; questo ti aiuterà non solo a individuare le menzogne, ma anche a migliorare le tue capacità di ascolto.

Approfondisci quanto viene detto

Se ne hai la possibilità, controlla la veridicità di ciò che sostiene il bugiardo. Un abile bugiardo può inventare delle ragioni per le quali non dovresti parlare con la persona che può confermare o negare la sua storia. Probabilmente anche quelle sono menzogne, perciò può valere la pena di superare la tua riluttanza e chiedere informazioni alla persona in questione. Dovresti controllare sempre tutti i fatti che puoi verificare.

Leggi anche:

Consigli per smascherare i bugiardi

  • Guarda programmi televisivi come il telefilm Lie to Me per fare pratica, può sembrare un consiglio stupido ma non lo è affatto visto che alcune tecniche usate dal protagonista sono vere tecniche psicologiche.
  • Fidati del tuo istinto ma non lasciarti irrazionalmente trascinare da ipotetiche ed improbabili idee istintive.
  • Dovresti controllare se ciò che ti viene detto ha senso. Chi mente spesso si sente nervoso e inventa storie prive di una coerenza logica. Anche chi rivela troppi dettagli può mentire. Chiedi al tuo interlocutore di ripetere più volte la sua storia e assicurati che mantenga una coerenza accettabile.
  • Non dubitare se non ne sei sicuro: potresti rovinare un rapporto per nulla di concreto.
  • Meglio conosci una persona, più diventerai bravo a riconoscere il suo modo di pensare e meglio riuscirai a individuare le sue bugie.
  • I bugiardi possono usare gli oggetti intorno a loro per ispirarsi ad aggiungere dettagli alle loro bugie. Per esempio, se c’è una penna sul tavolo, questa persona potrebbe inserirla nella storia.
  • Chi mente spesso cambia argomento o fa dell’ironia. Può anche assumere un atteggiamento difensivo, distogliere lo sguardo da te oppure provare a convincerti guardandoti dritto negli occhi. In alcuni casi comincerà a farti domande per distrarti. Alcuni sono bugiardi davvero abili e non mostrano alcun segno rivelatore; in questi casi puoi fare affidamento solo al tuo istinto.
  • Alcuni comportamenti tipici di un bugiardo possono coincidere con quelli di una persona che, in realtà, non sta mentendo. Le persone nervose, timide, spaventate o soggette ai sensi di colpa sono molto sensibili alla pressione e hanno un grande senso di onestà e giustizia. Di conseguenza, sebbene possa sembrare che stiano mentendo, sono solo sotto shock.
  • Se pensi che una persona stia mentendo, chiedile maggiori dettagli. Se lei esita o si tocca il volto, potrebbe mentire!
  • Alcune persone hanno la reputazione di mentire. Ricordalo, ma non lasciare che i pregiudizi offuschino la tua valutazione. Le persone possono cambiare e dovresti sempre concedere a chi ha sbagliato in passato la possibilità di voltare pagina. La reputazione precedente non è tutto — così come i segnali dati da una persona che mente, devi considerare sempre tutto il contesto, caso per caso. Troppo spesso a chi ha una reputazione di disonestà sono attribuite le colpe di altri.
  • È più facile capire se sta mentendo una persona che conosci bene.
  • La maggior parte delle persone dice spesso la verità e preferisce che la propria reputazione si basi sui fatti. I bugiardi tendono invece a creare da soli la propria reputazione per sembrare più credibili o desiderabili di quello che siano davvero.
  • Alcune persone sono semplicemente timide; non mentono quando giocano nervosamente con le dita e non ti guardano negli occhi. Considera sempre questa possibilità.
  • Alcune persone sono esperte bugiarde, riescono a inventare storie perfettamente credibili e impeccabili. In realtà, i nostri ricordi sono restaurati un po’ ogni volta che li raccontiamo di nuovo, quindi aggiungere particolari per ingannare se stessi non è così raro.
  • I bugiardi non parlano molto. Se chiedessi: “Sei stato tu?”, risponderebbero con un semplice sì o no. Fai attenzione.

Avvertenze per non scambiare gli “onesti” per “bugiardi”!

  • Alcune persone non perdono il contatto visivo con l’interlocutore solo perché si sono allenate a farlo o perché pensano che sia segno di cortesia.
  • Fai attenzione a quanto spesso valuti l’onestà degli altri. Se cerchi sempre di scoprire le bugie, le persone potrebbero evitarti per paura di subire un interrogatorio. Essere aggressivo e sospettare di tutti non significa essere vigile — è un segnale di mancanza di fiducia ossessiva nel prossimo.
  • Il linguaggio del corpo è un indicatore ma non un fatto. Non punire qualcuno solo perché i movimenti del suo corpo non coincidono con le sue parole. Cerca sempre delle prove prima di trarre conclusioni. Se da un lato hai il diritto di sentirti tradito o ferito, dall’altro non ti conviene gridare allo scandalo. Essere sempre alla ricerca di bugie, stare sulla difensiva e sospettare di tutti sono tendenze che dimostrano una mancanza ossessiva di fiducia nei confronti del prossimo.
  • Un sorriso forzato indica che il tuo interlocutore sta cercando di fare una buona impressione su di te e mostrarti rispetto.
  • Alcune persone hanno spesso la gola secca e deglutiscono in modo spontaneo o si schiariscono la gola spesso.
  • Alcune persone giocano nervosamente con le dita quando devono andare in bagno o hanno troppo caldo o troppo freddo.
  • Esistono studi che dimostrano che gli interrogatori dei sospetti dovrebbero sempre essere effettuati nella lingua madre dell’imputato poiché, quando si parla un idioma straniero, non si hanno le stesse reazioni, sia dal punto di vista dei termini pronunciati che da quello del linguaggio del corpo.
  • Considera le disabilità del tuo interlocutore. Una persona disabile interagisce in modo diverso, perciò non utilizzare gli standard che cerchi nelle altre persone per valutare il suo comportamento. Scopri che atteggiamento ha normalmente e cerca di notare dei cambiamenti. Non accusare mai queste persone se non sei assolutamente certe che stiano mentendo.
  • Le persone autistiche (incluse coloro che soffrono della sindrome di Asperger) possono giocherellare ed evitare il contatto visivo come parte del loro linguaggio del corpo.
  • L’ansia (in particolare l’ansia sociale e il disturbo da stress post-traumatico) può dare l’impressione che una persona stia mentendo; chi soffre di questo problema evita il contatto visivo, rifugge le persone ed è nervoso.
  • Le persone non udenti o dall’udito molto debole devono guardarti le labbra e non gli occhi per capire ciò che dici.
  • I sintomi del disturbo bipolare (disturbo maniaco-depressivo) includono la locuzione accelerata durante un episodio maniacale.

Leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

Cheratosi cutanea: cause, tipi, immagini e cure naturali e mediche

Con “cheratosi cutanea” o – più semplicemente “cheratosi” – in medicina si indica una alterazione della pelle, caratterizzata da un ispessimento Continua a leggere

Il tuo cane ti aiuta a mantenerti in salute ed in forma

MEDICINA ONLINE SINDROME DEL CUORE INFRANTO CARDIOMIOPATIA TSKOTSUBO CANE CANI ANIMALI PRESSIONE ARTERIOSA ALTA IPERTENSIONE ARITIMIA CARDIOPATICO GRAVIDANZA FETO DANNI INCINTA ULCERA PEPTICAIl cane è da sempre un amico fedele per un essere umano: il suo amore disinteressato può aiutare a guarire dalle malattie (vedi “pet therapy“) ma è anche un ottimo alleato per la prevenzione, dal momento che aiuta a combattere la sedentarietà e quindi abbassa il rischio di tutte le patologie ad essa correlate, come obesità, infarto, ipertensione e diabete. Uscire di casa almeno una volta al giorno, anche nei giorni di pioggia o freddo, per il benessere del proprio cane, è un fattore protettivo per molte patologie fisiche e psicologiche perché spinge le persone ad avere una regolare e quotidiana attività fisica, oltre ad avere una sorta di vantaggio psicologico, dal momento che possedere un cane ci rende – almeno in teoria – persone più responsabili.

La ricerca

La dimostrazione scientifica di un fatto già abbastanza evidente, è risultata anche da uno studio pubblicato su Journal of Epidemiology & Community Health che ha usato i dati provenienti dall’European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition Norfolk: analizzando la quantità di attività fisica che avevano tremila persone di 70 circa di età, è emerso che possedere un cane rendeva più attivi del 20% gli anziani che se ne prendevano cura ogni giorno. Tradotto in termini di tempo, gli anziani con un cane risulterebbero abbattere la sedentarietà di almeno 30 minuti ogni giorno, inclusi i giorni di pioggia o freddo in cui, chi non ha un cane da portare fuori, rimane invece in casa. Una persona poco sedentaria ha minori possibilità di soffrire di obesità, ipertensione, diabete, ictus cerebrale, infarto del miocardio e patologie del circolo sanguigno degli arti inferiori, quindi… da oggi avete un motivo in più per andare presto ad un canile ed adottare un bel cagnolino!

Leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

Non lasciarti scappare l’occasione di essere felice

MEDICINA ONLINE Il favoloso mondo di Amélie Le Fabuleux Destin d'Amélie Poulain.jpg“Mia piccola Amélie, lei non ha le ossa di vetro: lei può scontrarsi con la vita. Se lei si lascia scappare questa occasione, con il tempo sarà il suo cuore che diventerà secco e fragile come il mio scheletro. Perciò si lanci, accidenti a lei!”

Frase di Raymond Dufayel, l’uomo di vetro (Serge Merlin) contenuta nell’incantevole film del 2001 “Il favoloso mondo di Amélie” (Le Fabuleux Destin d’Amélie Poulain) scritto e diretto da Jean-Pierre Jeunet ed interpretato da Audrey Tautou e Mathieu Kassovitz.

Leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!