Quanti cl di liquido sono contenuti in un bicchiere di plastica e di vetro?

MEDICINA ONLINE BIRRA ALCOL VINO DRINK PUB LATTE YOGURT PANCIA GRASSI DIFFERENZE PIU CALORIE DIABETE GLICEMIA INSULINA ZUCCHERI CARBOIDRATI CIBO DOLCE MANGIARE ACQUA VALORI PROPRIETA NUTLa capienza di un bicchiere, ovviamente, cambia da bicchiere a bicchiere, soprattutto nel caso di quelli di vetro, che per motivi di design possono contenere varie quantità di liquido a seconda di marca e modello. Per i tipici bicchieri di plastica, il classico bianco che si mette in tavola per l’acqua e risulta comodo in caso di pic nic, la misura invece è standard e corrisponde a 200 ml (millilitri) di liquidi.

Ricordiamo che 200 ml corrispondono a 20 cl (centilitri) ed a 0,2 litri (cioè un quinto di litro). Per comparazione ricordiamo anche che una classica lattina di Coca Cola contiene 33 cl (330 ml).

Per quanto riguarda i bicchieri di vetro, i più comuni bicchieri da tavola contengono 20 cl, ma alcuni possono anche essere più piccoli (intorno ai 15 cl) oppure molto più grandi, come alcuni boccali di birra, che possono contenere oltre mezzo litro di liquido, tipicamente:

  • 1 pinta inglese: che corrisponde circa a 0,56 litri (56 cl);
  • mezza pinta inglese: che corrisponde circa a 0,28 litri (28 cl);
  • 1 pinta americana: che corrisponde circa a 0,47 litri (47 cl);
  • mezza pinta americana: che corrisponde circa a 0,23 litri (23 cl).

Le tazze invece generalmente contengono il doppio di un bicchiere, quindi circa 40 cl (400 ml o 0,4 litri)

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Componenti dello shampoo: tipi ed ingredienti da evitare

MEDICINA ONLINE ERRORI BANALI DOCCIA ACQUA HAIR SOAP SHAMPOOCon shampoo, anche chiamato sciampo (plurale italiano: “shampoo”; plurale in inglese “shampoos”) si indica un diffusissimo prodotto per la cura dei capelli utilizzato per pulire la chioma ed il cuoio capelluto, rimuovendo particelle che si formano/depositano su di essi, come ad esempio:

  • unto;
  • sporco;
  • sebo;
  • polvere;
  • particelle di pelle;
  • inquinamento ambientale.

Esistono poi particolari tipi di shampoo, capaci di eliminare/rimuovere microorganismi parassiti, come ad esempio le lozioni anti-pidocchi, capaci di distruggere anche le lendini (le uova dei pidocchi), oppure shampoo specifici per capelli trattati, colorati, con forfora, o infine shampoo creati con particolari caratteristiche che li rendono usabili su animali, come cani e gatti.

Tipi di shampoo

Gli shampoo possono essere:

  • in polvere, con una base detergente associata a sali inerti come adsorbenti, sono poco usati perché lasciano i capelli opachi;
  • cremosi, liquidi, spumosi, con un meccanismo di detersione basato sull’azione emulsionante di uno o più componenti. Sono i più usati;
  • olio-shampoo, solubilizzano il sebo in oli idrofili o trasformandoli in prodotti solubili tramite l’enzima lipasi. Le cere ed il colesterolo non vengono però attaccati

Gli ingredienti dello shampoo

L’ingrediente attivo nella maggior parte degli shampoo è il laurilsolfato di sodio, un tensioattivo utilizzato anche in molti altri prodotti per la cura del corpo come saponi per la pelle e dentifrici. I “tensioattivi” sono sostanze chimiche che hanno la proprietà di abbassare la tensione superficiale di un liquido, agevolando la bagnabilità delle superfici o la miscibilità tra liquidi di tipologia diversa, e per questo motivo sono molto utili come principio attivo in molti detergenti. Lo shampoo, quando entra in contatto con l’acqua, diviene un tensioattivo anionico, che deterge capelli e cute e rimuove il sebo che lubrifica il fusto. Lo shampoo di qualità utilizza una classe differente di tensioattivi bilanciati che evitano di rimuovere troppo sebo dai capelli. Sono ritenuti migliori gli shampoo che possiedono le seguenti proprietà:

  • giusta detergenza senza desgrassare;
  • capacità di formare poca schiuma, ricca e delicata;
  • risciacquo facile;
  • minima irritazione della pelle e degli occhi;
  • nessun danno ai capelli;
  • bassa tossicità;
  • biodegradabilità;
  • pH lievemente acido intorno al 5.5/6.

I tensioattivi, conosciuti anche come agenti inumidenti, riducono la tensione superficiale di un liquido, permettendone più facilmente la distribuzione, e la tensione superficiale tra due liquidi.

I tipi di tensioattivi più utilizzati negli shampoo sono:

  • anionici, come i saponi, alchilsolfati, trieatonolammina, lipoproteine. Hanno un forte potere detergente, emulsionante, battericida, schiumogeno ma sono molto aggressivi, può essere utile nel soggetto seborroico (per la rimozione delle squame), ma può indebolire la struttura del fusto pilifero. I preparati a base di trieatonolammina possono inoltre sensibilizzare la cute;
  • cationici, sali di ammonio quaternario. Hanno potente azione detergente e battericida, usati spesso come antisettici ma sono aggressivi e possono sensibilizzare la cute;
  • anfoteri, betainici e imidazolici: hanno un buon potere detergente ed emulsionante pur essendo meno aggressivi degli altri. In particolar modo i betanici specie se tamponati con acido lattico sono particolarmente rispettosi del mantello idrolipidico. Sono inoltre battericidi e producono schiuma;
  • non anionici, sorbitolo con acidi grassi. Hanno forte potere emulsionante, ma possono favorire lo sviluppo di batteri se sono già presenti sul cuoio capelluto;
  • emulsionanti naturali, come le saponine estratte da radici e corteccia di Saponaria; sono poco aggressivi ma poco schiumogeni.

Ecco alcuni additivi usati nello shampoo :

  • zolfo, catrami vegetali, hanno azione seboriducente;
  • catrami minerali, solfuro di selenio o cadmio, zinco piritione, hanno un effetto seboriducente e cheratolitico. Hanno effetto tossico sulla pelle inibendo il DNA, rallentando il turn-over della pelle rallentano la formazione di squame e sebo, possono essere controindicati nel defluvio in telogen. Hanno inoltre potente azione detergente la quale può essere ancora più potente se ci si espone al sole;
  • acido salicilico, ad azione cheratolitica;
  • sostanze grasse, lipoproteine, per apportare umettanti, per fissarsi alle strutture del fusto del capello, diminuendo così l’effetto di danni meccanici, diminuendo l’attrito superficiale;
  • balsami, stesso scopo del gruppo precedente, contengono sostanze grasse, lipoproteine, umettanti, sostanze filmogene;

Sciampo alternativi, qualche volta etichettati come privi di sodio lauriletere solfato (lauretsolfato di sodio, sodium laureth sulfate), hanno meno prodotti chimici aggressivi, tipicamente nessuno della famiglia dei solfati. Mentre è asserito che sono più gentili sui capelli umani, questi shampoo spesso vanno applicati più volte allo scopo di rimuovere efficacemente la formazione. Alcune compagnie utilizzano ingredienti organici o botanici (come estratti di piante), spesso combinandoli in aggiunta con un tipico tensioattivo. L’efficacia di questi composti organici è controverso.

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Shampoo per bambini

Gli shampoo per bambini sono formulati in modo da essere meno irritanti per gli occhi. In alternativa, possono esser formulati utilizzando tensioattivi non ionici, in media più delicati rispetto a quelli anionici.

Dopo lo shampo

Dopo lo shampoo è possibile utilizzare altri prodotti per la cura dei capelli, come balsami, idratanti, oli, maschere, che migliorano la chioma sotto diversi aspetti, ad esempio:

  • più agevolezza nel pettinare i capelli;
  • maggiore robustezza dei capelli fragili;
  • maggiore luminosità dei capelli;
  • maggiore facilità di acconciare i capelli.

INGREDIENTI DA EVITARE NEL VOSTRO SHAMPOO (in ordine alfabetico)

Qui di seguito trovate una lista di ingredienti possibilmente da evitare, quando scegliete uno shampoo, ricordando che l’ordine degli ingredienti corrisponde alla loro quantità nel prodotto. Ai primi posti avremo quindi quelli che sono presenti in dosi maggiori. È li che dobbiamo controllare che non ci siano prodotti meno sani per la salute del capello e del cuoio capelluto:

  • Alcohol (quando è uno dei primi quattro ingredienti della lista);
  • Ammonium lauryl sulfate;
  • Diethanolamine (Dea);
  • Dimethicone;
  • Formaldehyde;
  • Lanolin;
  • Mineral oil;
  • Parabens (methylparaben, propylparaben, per esempo);
  • Petroleum;
  • Polyethelyne glycol (anche chiamato PEG/polyethelyne, o polyoxyethelyne);
  • Propylene glycol;
  • Sodium chloride;
  • Sodium laureth sulfate;
  • Sodium lauryl sulfate (Sls);
  • Synthetic colors (spesso FD&C o D&C seguito da un colore e un numero);
  • Synthetic fragrance o parfum;
  • Triethanolamine (Tea).

I migliori prodotti per la cura del capello 

Qui di seguito trovate una lista di prodotti di varie marche per la cura ed il benessere del capello sia femminile che maschile, in grado di migliorare forza, salute e bellezza dei tuoi capelli. Noi NON sponsorizziamo né siamo legati ad alcuna azienda produttrice: per ogni tipologia di prodotto, il nostro Staff seleziona solo il prodotto migliore, a prescindere dalla marca. Ogni prodotto viene inoltre periodicamente aggiornato ed è caratterizzato dal miglior rapporto qualità prezzo e dalla maggior efficacia possibile, oltre ad essere stato selezionato e testato ripetutamente dal nostro Staff di esperti:

Lavaggio dei capelli

Cura dei capelli

Prodotti contro la caduta dei capelli

Asciugatura ed acconciatura dei capelli

Tintura dei capelli, ciglia, sopracciglia

Eliminazione dei pidocchi

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Differenza tra cornea, sclera, congiuntiva, retina, iride, vitreo e cristallino

MEDICINA ONLINE OCCHIO EYE EYES ANATOMY RETINA FOVEA CORPO VITREO CORNEA VISTA VISION SCLERA COROIDE MACULA CRISTALLINO LIMBUS NEO MELANOMA NEVO MIOPIA DALTONISMO PRESBIOPIA STRABISMO OCL’occhio è una struttura apparentemente semplice, ma in realtà molto complessa. Cerchiamo oggi di fare un po’ di chiarezza, anche aiutandoci con l’immagine proposta qui in alto.

CORNEA

La cornea è la parte trasparente dell’occhio in diretto contatto col mondo esterno, ha uno spessore medio di 530/540 microns con una variabilità fisiologica piuttosto importante  ( dai 420 a oltre i 600 microns); non ha solo la funzione di permettere alle luce ( e quindi alle immagini ) di “arrivare” sulla retina, ma è anche la lente dell’occhio con il maggior potere diottrico. Per permettere e mantenere la sua trasparenza, è un tessuto avascolare, cioè non è direttamente raggiunta dai vasi sanguigni, nella sua quasi totalità ( fa eccezione il limbus cioè la sua la periferia ); ma dato che come tutti i tessuti viventi consuma energia e produce “sostanze di rifiuto”, a questo compito principale è deputata la lacrimazione, che non ha quindi il solo compito di lubrificare, ma anche di nutrire. La lacrimazione ha poi anche il compito di “difendere” la cornea dall’azione di batteri,  virus e funghi, e così al suo interno si trovano sostanze deputate a questo scopo.

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IRIDE

L’iride è quella parte dell’occhio che ne definisce il colore, visibile dietro la cornea data la trasparenza di quest’ultima; il suo compito è regolare la quantità di luce che deve entrare nell’occhio e funziona come il diaframma delle  macchine fotografiche ( o forse sarebbe meglio dire il contrario!) e questo diaframma in genere è indicato col nome di PUPILLA, cioè il foro centrale dell’iride che per l’appunto varia nel suo diametro in funzione della luce che deve entrare nell’occhio.

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SCLERA

La sclera è una sorta di guscio esterno dell’occhio, che ha la forma di una pallina da ping-pong, che nella sua parte anteriore si continua nella cornea, e nella parte posteriore ha un foro attraverso cui passa il nervo ottico; di colore bianco nell’età adulta, nei bambini ha spesso tendenza al bluastro perché più sottile ed in trasparenza si vede la sottostante coroide, mentre in età avanzata ha colore giallastro.

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CONGIUNTIVA

La congiuntiva è una sottile membrana che riveste la sclera nella sua parte esposta e le palpebre: ricca di vasi e ghiandole che concorrono alla produzione della lacrima, ha il compito di proteggere le parti esterne dell’occhio e di lubrificare i movimenti del bulbo.

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CRISTALLINO

Il cristallino, o lente, è posizionato subito dietro l’iride, è una lente di ingrandimento e in pazienti senza difetti visivi associando il suo potere diottrico con quello della cornea (l’altra lente presente nell’occhio) permette all’immagine percepita di andare perfettamente a fuoco sulla retina e quindi avere una visione nitida e a fuoco; fino a circa 45 anni è poi in grado di modificare la sua forma e permettere una visione limpida  anche per vicino, funzionando come uno zoom. Intorno a quell’età inizia una progressiva facosclerosi ( irrigidimento del cristallino) e un’azione meno potente del muscolo ciliare che su di esso agisce: la sinergia di questi due fattori fa si che sempre più si perde la capacità di “zoomare” per vicino, è la presbiopia che ci obbliga all’uso di occhialini per poter leggere.  Quando poi il cristallino si opacizza per “ossidazione” della sua struttura dovuta al processo di invecchiamento (ma può anche succedere in età giovanile per traumi, terapie mediche o per alcuni tipi di patologie o può anche essere congenita) abbiamo la cataratta che aumentando progressivamente fa sempre  più calare la vista fino a dover estrarre il cristallino opacizzato (= la cataratta) e sostituirlo con uno artificiale.

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VITREO

Il vitreo è una sostanza gelatinosa che riempie la maggior parte del volume interno dell’occhio ( circa i quattro quinti), in condizioni fisiologiche  è perfettamente trasparente e aderente alla retina  in alcuni punti elettivi ( ora serrata, papilla ottica,..) e al cristallino; i suoi compiti sono di tipo diottrico ( trasmissione della luce), di protezione della retina e del cristallino dai traumi bulbari e dai movimenti del bulbo stesso per la loro rapidità, ha funzioni metaboliche, ecc. Coll’avanzare dell’età ( ma anche in età giovanile nei miopi e in seguito a stati flogistici ) il vitreo va incontro a fluidificazione con l’alterazione delle fibre collagene che divengono “visibili” come puntini grigi o fili o capelli o “mosche volanti” e si dicono miodesopsie:possono essere molto fastidiose all’inizio soprattutto se si posizionano centralmente alla retina e in genere allarmano il paziente: in realtà raramente questa manifestazione sfocia in complicazioni retiniche, ma può succedere, soprattutto se alla miodesopsie si associano le fotopsie cioè la visione di luci come lampi interni all’occhio: le due cose associate sono spesso la manifestazione clinica del distacco posteriore di vitreo; in queste situazioni è consigliabile una visita presso il proprio  oculista di fiducia per escludere complicanze retiniche.

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RETINA

La retina è la struttura che permette la trasmissione dell’immagine giunta nell’occhio alle zone del cervello deputate alla visione, e questa trasmissione la effettua trasformando lo stimolo luminoso in stimolo elettrico e convogliando il tutto attraverso il nervo ottico; funzionalmente la zona di gran lunga più importante è il cosiddetto polo posteriore dove si concentrano la maggioranza delle cellule deputate alla percezione della luce e dei colori:  i coni e i bastoncelli : hanno una distribuzione differente avendo anche compiti differenti: i bastoncelli sono in numero molto superiore rispetto ai coni , ci permettono la visione scotopica (con bassa illuminazione) in bianco e nero e sono periferici al polo posteriore,  i coni sono numericamente inferiori, concentrati al centro del polo posteriore in una zona detta fovea e permettono la visione distinta delle immagini e dei colori e sono i responsabili dell’acuità visiva ( i famosi 10/10 ) del nostro occhio.

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Floriterapia e Fiori di Bach: elenco, classificazione, funzioni

MEDICINA ONLINE BELLEZZA FIORE FIORI NATURA PIANTA FOGLIE VERDE FLOWER GARDEN SINGLE WALLPAPER HD PICS PICTURE PHOTO NATURE SERRALa “floriterapia” o “terapia dei fiori di Bach” ha avuto la sua origine in Inghilterra ad opera del Dott. Edward Bach, medico gallese che la elaborò nella prima metà del ‘900. La terapia dei fiori si basa sul presupposto che sia uno stato d’animo negativo a provocare una malattia e non viceversa e, partendo da questo presupposto, si pone come scopo fondamentale quello di ricostruire l’armonia con se stessi “guarendo” la mente in modo che il corpo ne tragga i vantaggi.

Come è noto, la medicina attuale spesso rivolge l’attenzione al sintomo e alla cura di questo senza soffermarsi adeguatamente ad analizzare cosa possa esserne stata la causa. Recenti scoperte hanno tuttavia messo in luce che in molti casi la malattia o il malessere che genera il sintomo non sono altro che l’espressione di un disagio profondo che coinvolge la persona sia a livello fisico, sia psichico ed è proprio questo disagio che dovrebbe essere analizzato e curato. L’oggetto della cura si dovrebbe perciò spostare dal sintomo della malattia alla persona, ne sono esempi i disturbi psicosomatici.

Un approccio di questo tipo contraddistingue le teorie del Dott. Bach, secondo cui tutte le patologie hanno origine da uno stato d’animo negativo che mina l’equilibrio e l’armonia. Il metodo migliore per guarire è quello di recuperare l’armonia persa, possibilmente non con una terapia violenta, ma con l’arma della dolcezza. Bach ha trovato questa arma “dolce” negli elementi della natura, capaci di trasmettere forza e vibrazioni. Le persone sono di varie tipologie, sono “vari mondi” come ama definire Bach, e perciò un’accurata analisi della persona è necessaria per poter trovare la cura adeguata. I rimedi floreali per Bach aiutano a ristabilire la connessione della conoscenza con il proprio sé valorizzando il proprio mondo, la propria essenza.

Nel suo libro “I Dodici Guaritori”, che corrispondono ai dodici stati d’animo da cui deriva il malessere psicofisico dell’essere umano, Edward Bach suddivide i fiori in sette gruppi d’emozioni:

  1. Fiori per la paura: Mimolo giallo, Pioppo tremulo, Eliantemo, Ippocastano rosso, Mirabolano.
  2. Fiori per dubbio ed incertezza: Carpino Bianco, Piombaggine, Centigrani.
  3. Fiori per la mancanza d’interesse per il presente: Vitalba, Rosa canina.
  4. Fiori per la solitudine: Balsamina.
  5. Fiori per l’ipersensibilità nei confronti degli altri: Agrimonia, Centaurea minore.
  6. Fiori per scoraggiamento e disperazione: Larice, Pino silvestre.
  7. Fiori per la preoccupazione eccessiva per il benessere degli altri: Cicoria selvatica, Verbena.

Una volta individuato il fiore più adatto, sulla base di un’accurata diagnosi emotiva della persona, la somministrazione dipende dal tipo di trattamento e vasempre affidata al medico curante. In linea generale se si utilizza una miscela composta da più fiori diluiti con acqua e brandy la posologia indicata è di 4 gocce sotto la lingua per 4 volte al giorno aumentando la frequenza in base ai bisogni soggettivi.
Del fiore puro si possono assumere, più volte al giorno, tre gocce sotto la lingua o diluite in un bicchiere d’acqua da sorseggiare nell’arco della giornata.

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Differenza tra dolore somatico, viscerale, superficiale e profondo

MEDICINA ONLINE DOLORE ARTO BRACCO SINISTRO FORMICOLIO CIRCOLAZIONE CANCRO TUMORE ATTACCO CARDIACO CUORE GOMITO TENNISTA ICTUS INFARTO MIOCARDIO CANCRO TUMORE SENO MAMMELLAIl dolore è una sensazione fastidiosa, ma indispensabile: immaginate se un bimbo potesse liberamente toccare una fiamma, senza provare alcun dolore. Probabilmente non solo non si gioverebbe di una importante lezione educativa (il fuoco fa male, stacci lontano!) ma rischierebbe addirittura di morire bruciato. Senza dolore, l’essere umano si sarebbe probabilmente estinto da migliaia di anni. I dolori, però, non sono tutti uguali: grazie alla semeiotica (l’importante branca della medicina che studia i sintomi ed i segni clinici del paziente) oggi facciamo un po’ di chiarezza!

Il dolore somatico

Il dolore somatico è un dolore bidimensionale, di facile individuazione e localizzazione, trafittivo e puntorio che varia secondo la posizione che si assume. All’interno di questa categoria è possibile operare un’ulteriore distinzione tra il dolore somatico superficiale e il dolore somaticoprofondo. Nel primo caso ci si riferisce al tipico dolore cutaneo, facilmente delimitabile a una determinata area; più complessa è l’individuazione e la localizzazione del dolore somatico profondo. In questo secondo caso la sensazione predominante è il bruciore (simile a quello provocato dal contatto con l’ortica) e non è facile per il paziente indicare con precisione a quale tessuto sia collegato.
Il dolore cutaneo (somatico superficiale) può palesarsi immediatamente o comparire in tempi successivi allo stimolo doloroso. La differenza tra le due manifestazioni è determinata dalla tipologia di fibre nervose che intervengono e vengono coinvolte. Entrambe sono originate da un fattore esterno che esercita un’azione sulla cute, come un taglio, una pressione, un’ustione, che avvengono in un momento preciso e limitato nel tempo. Il dolore cutaneo viene definito ricorrente quando persiste anche dopo la cessazione dello stimolo che ha provocato la sua origine; questo è intenso e accompagnato da reazioni vegetative quali nausea, vomito e malessere che va al di là del dolore.
Il dolore somatico può palesarsi diversamente secondo i casi: si distingue tra:nevralgia, termine con il quale il paziente indica un dolore continuo; causalgia, un bruciore simile a quello provocato dal contatto con oggetti roventi; crampo, una sensazione dolorosa provocata dalla contrazione improvvisa dei muscoli;colica, un dolore intenso e duraturo associato alla comparsa di una serie di malesseri quali nausea, vomito, pallore, debolezza, sudorazione eccessiva. Lo spasmo è una contrattura di breve durata, ma molto forte. Infine le doglie sono un tipo di dolore violento, caratterizzato da brevi ma continue contrazioni, associate comunemente al travaglio e al parto.

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Il dolore viscerale

Il dolore viscerale, al contrario di quello somatico, è tipico di organi e visceri che sono poco irradiati o totalmente sprovvisti di recettori del dolore. La differente concentrazione di terminazioni nervose causa la comparsa di uno stimolo doloroso profondo, tridimensionale, diffuso, non facilmente localizzabile; esso non varia secondo la posizione assunta e quando è molto intenso e induce il paziente a “piegarsi in due”. È un dolore sordo, ottuso e compressivo. Chi ne soffre non riesce a circoscriverlo ad un’unica area e questo determina maggiori difficoltà per il medico a comprenderne l’origine e a formulare una diagnosi. Il dolore viscerale è spesso accompagnato da un malessere diffuso, che comprende anche la comparsa di manifestazioni vegetative (nausea, debolezza, spossatezza, a volte vomito, sudorazione, senso di svenimento).
Il dolore viscerale è provocato da infiammazioni o stimoli chimici di varia natura. Come nel caso del dolore somatico, si può distinguere tra dolore viscerale profondo e dolore viscerale superficiale. Il primo viene avvertito dal paziente intorno al viscere la cui patologia origina la manifestazione dolorosa, il secondo più in superficie, sulla cute, a volte in corrispondenza dell’organo malato

Il dolore viscerale profondo è uno stimolo difficilmente localizzabile, un malessere che si avverte nell’area del corpo limitrofa al viscere malato. A causarlo sono stimolazioni dolorose viscerali di lieve entità che non sono quindi sufficienti a determinare la comparsa del dolore nell’organo o nel viscere afflitto. Quando l’intensità delle stimolazioni dolorose aumenta, si incrementa anche lo stimolo algico con conseguente comparsa di quello che è stato definito dolore viscerale superficiale che compare dunque in superficie, in corrispondenza dell’organo o del viscere malato (dolore irradiato). Esso può manifestarsi anche in punti del corpo apparentemente non collegati con la causa del dolore. In questo secondo caso si parla di dolore riferito.
Il dolore viscerale può essere avvertito in una sede differente rispetto a quella colpita a causa di un’anomalia di innervazione del viscere oppure perché provocato da più fattori algogeni che si uniscono: all’interno del corpo può esistere ad esempio una condizione algogena di per sé insufficiente a provocare dolore. Gli impulsi derivanti da quest’ultima però possono sommarsi a quelli derivanti da un’altra struttura dolente determinando la comparsa dello stimolo doloroso al livello della struttura che tra le due è più ricca di recettori. Questo meccanismo può essere molto insidioso al momento dell’esame medico perché può depistare lo specialista e ritardare la diagnosi. Un esempio è quello del dolore dell’angina pectoris decentrato che si localizza in un dente cariato o dell’infarto che, in alcuni casi ,può portare dolori a carico dell’appendice, quando questa è già infiammata.  Non è sempre facile distinguere tra un dolore viscerale e uno somatico a causa del modo in cui la sensazione viene elaborata dalla corteccia cerebrale e poi proiettata in periferia. La differenza tra i due non è così netta, al punto che la letteratura medica distingue tra il dolore viscerale puro, il somatico puro e il dolore misto viscerale e somatico, che può presentare una variazione delle caratteristiche della manifestazione dolorosa.

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Alcuni esempi di dolore

La cefalea è una forma frequente di dolore somatico che può avere svariate origini. Può manifestarsi sotto forma di semplice emicrania, definita cefalea essenziale, o essere una cefalea sintomatica, che indica quindi la presenza di altre affezioni di differente natura (pressoria, derivante da patologie rinologiche, pericraniche, o psicogena).
Anche il dolore al collo può avere interpretazioni diverse: il medico può trovarsi davanti ad un semplice dolore muscolare (torcicollo, distorsione, problemi vertebrali), o a casi in cui a causare l’affezione sono problemi tiroidei o lesioni viscerali toraciche o addominali (come pleurite, angina pectoris, ernia diaframmatica ecc..) il cui dolore al collo non è altro che un riflesso irradiato.
Ciò vale anche per il dolore toracico. Generalmente quando un paziente si presenta al pronto soccorso lamentando dolori al torace, gli viene assegnato un codice di priorità. Non sempre, però, il dolore al petto è collegato a problemi cardiaci. L’affezione delle differenti strutture del torace provoca manifestazioni differenti ed è pertanto auspicabile che il medico sappia riconoscerle per poter intervenire immediatamente o tranquillizzare il paziente laddove i sintomi lamentati non siano preoccupanti.

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Perfino una brutta giornata di vento può essere bella

MEDICINA ONLINE AQUILONE VENTO KITE SURF KID GIOVANI BAMBINI BIMBO TEMPORALE NUVOLE PIOGGIA NATURA PROSPETTIVA VITA SEGRETO FELICITA.jpg

Perfino una brutta giornata di vento può essere bella, se la guardi con gli occhi di un aquilone.

Altre frasi, aforismi e racconti:

Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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Giornata Nazionale del Cieco: scuola, tecnologia, amore… I falsi miti della disabilità

MEDICINA ONLINE CECITA CIECO OCCHI VISTA PERDERE IPOVEDENTE CANE BLIND BLINDESS BASTONE CAMMINARE DISABILE DISABILITA SUPPORTO AIUTO RETINA CATARATTA GIORNATA MONDIALE.jpgIn Italia sono oltre 300 mila i non vedenti e circa 1 milione e mezzo gli ipovedenti che vivono lottando ancora contro molte difficoltà e oggi 13 dicembre, Giornata Nazionale del Cieco, è una occasione per l’Uici (Unione italiana ciechi e ipovedenti) per ricordarlo e per fare chiarezza su alcuni luoghi comuni sulle persone non vedenti, alcuni del tutto falsi, come ad esempio:

  • linguaggio: dire non vedente invece di cieco non cambia la realtà di chi vive una situazione di minorazione sensoriale. Più che ricorrere ai giri di parole è fondamentale garantire a tutti uguali diritti e pari opportunità;
  • scuola: Uno studente con disabilità visiva, nelle condizioni giuste, può seguire un normale iter scolastico senza per questo essere un fenomeno;
  • tecnologia: Un non vedente può facilmente leggere, inviare messaggi e navigare sul web grazie a software accessibili. Se il criterio per individuare un falso cieco è l’uso dello smartphone, secondo l’Uici non ci siamo;
  • mobilità: autonomia vuol dire poter uscire di casa da soli, con il bastone o il cane guida. E’ necessario un buon senso dell’orientamento e per questo si possono frequentare corsi;
  • lavoro: sono oltre il 75% le persone con disabilità visiva disoccupate o in cerca di occupazione, percentuale che aumenta nei giovani. I ciechi possono essere non solo centralinisti o massofisioterapisti;
  • sport: oltre agli sport dedicati (torball, calcio a 5), i ciechi praticano anche atletica leggera, judo, nuoto, sci di fondo, tiro con l’arco;
  • affettività: ‘Perché avrà sposato proprio un non vedente? Si amano. Quest’affermazione non è ancora fra le risposte secondo l’Uici;
  • casa: un non vedente può anche occuparsi della casa. Non è un falso cieco chi stende i panni.

Per chi non ha contatti con persone cieche o ipovedenti risulta ancora difficile pensare a loro come soggetti che lavorano, vanno al cinema e a teatro, hanno famiglia, accudiscono casa: in questa ricorrenza diventa importante sottolineare che i diritti dei non vedenti sono uguali a quelli delle persone vedenti, cambiano solo le modalità con cui vengono esercitate, come per esempio nello studio, che necessita della presenza di determinati ausili affinché questo diritto sia praticabile. Lo stile di vita delle persone cieche e ipovedenti è cambiato significativamente negli ultimi anni soprattutto grazie allo sviluppo della tecnologia, ma questo non è sufficiente a garantire la loro inclusione sociale; per questo è necessaria una trasformazione culturale, che renda la nostra società davvero accessibile a tutti.

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Ecografia prostatica transrettale: come si svolge, è dolorosa, a che serve?

MEDICINA ONLINE ECOGRAFIA PROSTATICA TRANSRETTALE SONDA RETTO ANO PROSTATA TENE GHIANDOLA IPERPLASIA IPERTROFIA PROSTATICA BENIGNA CANCRO TUMORE UMO ULTRASUONI.jpgL’ecografia prostatica transrettale è una ecografia della prostata che, anziché essere effettuata con una Continua a leggere