Cheratocono: cause, sintomi, diagnosi e terapie

CHERATOCONO IMMAGINI CAUSE SINTOMI TERAPIE FOTO OCCHI OCCHIO PUPILLA IRIDE VEDERE DEFORME CORNEA CONICO CONO.jpgIl cheratocono (in inglese “keratoconus”) è una malattia progressiva non infiammatoria della cornea, che si assottiglia e si deforma progressivamente, assumendo una caratteristica forma conica. Di profilo la superficie oculare diventa, quindi, più sporgente. Nel cheratocono la cornea si indebolisce e, quindi, inizia a cedere (nei casi più gravi si arriva alla perforazione). Lo strato oculare esterno e trasparente, che si trova in corrispondenza dell’iride, si assottiglia a causa di un processo degenerativo delle fibre collagene. Semplificando si può dire che la cornea in un punto perde la capacità di resistenza meccanica e, a causa della pressione interna dell’occhio, avviene lo sfiancamento (zona centrale o paracentrale). È bene ricordare che il cheratocono non è sinonimo di astigmatismo: chi ha un astigmatismo elevato non è detto che abbia anche questa patologia. A causa di un’anormalità strutturale delle fibre di collagene che compongono lo stroma corneale, la cornea si deforma progressivamente, assottigliandosi ed allungandosi verso l’esterno (una distrofia corneale detta ectasia) per via della sua ridotta robustezza sotto pressione intraoculare. Si verifica quindi una curvatura corneale irregolare con perdita di sfericità che presenta il tipico apice di forma conica. Nei casi più gravi la cornea può mostrare inoltre alcune opacità, dovute ad un’alterata disposizione delle proteine corneali, che causano delle micro-cicatrici che distorcono le immagini e – in taluni casi – riducono il passaggio della luce, dando un fastidioso senso di abbagliamento.

Epidemiologia

Il cheratocono colpisce circa una persona ogni 2000. Il cheratocono si può presentare sin da bambini. L’età a cui la malattia si presenta è molto varia, ma in genere esordisce clinicamente tra i venti e i trenta anni. La sua velocità di progressione è legata all’età d’insorgenza: se si presenta precocemente ha una progressione molto rapida. Tale progressione tende a rallentare dopo i 30 anni.

Cause e fattori di rischio

Le cause non sono note con certezza, tuttavia sembra che la genetica giochi un ruolo chiave nella patogenesi del cheratocono. Sei geni sono associati alla condizione: BANP-ZNF469, COL4A4, FOXO1, FNDC3B, IMMP2L e RXRA-COL5A1. Probabilmente esistono anche altri geni implicati nella condizione. I pazienti con un genitore, fratello o figlio che ha il cheratocono hanno un rischio da 15 a 67 volte maggiore di sviluppare ectasia corneale rispetto ai pazienti senza parenti affetti. Sembra infine che ci siano possibili legami con malattie generali dell’organismo e che possano essere considerati fattori di rischio piccoli traumi oculari ripetuti nel tempo e problemi al nervo trigemino.

Leggi anche: L’occhio quando fissa è fermo? Cosa sono i movimenti saccadici?

Sintomi e segni

Il paziente con cheratocono può soffrire di un astigmatismo che non si riesce a correggere con le lenti normali; il più delle volte è associato a miopia, mentre raramente lo è a ipermetropia. Dunque i sintomi iniziali sono legati a questi difetti refrattivi. Il cheratocono normalmente non dà dolore a meno che non avvenga un rapido sfiancamento della cornea e la sua perforazione. Spesso il cheratocono è associato a una congiuntivite allergica.

Leggi anche: Differenza tra miopia, astigmatismo, ipermetropia e presbiopia

Diagnosi

Il cheratocono si diagnostica con l’oftalmometria (misurazione della curvatura corneale).  Lo strumento principale per la sua diagnosi e per la valutazione della gravità è la topografia corneale, esame strumentale con cui si misura il raggio della cornea punto per punto; ad esso deve essere sempre associata la misurazione dello spessore corneale. Il primo sospetto di cheratocono è solitamente quello di una miopia associata ad un astigmatismo progressivo o irregolare. Le tecniche diagnostiche si avvalgono inoltre di:

  • oftalmoscopia diretta;
  • retinoscopio a striscia: evidenzia il riflesso a forbice;
  • lampada a fessura o biomicroscopio;
  • pachimetria;
  • aberrometria;
  • microscopia confocale (Confoscan di Nidek);
  • ecografia ad alta frequenza.

Gravità

Una volta che il cheratocono è stato diagnosticato, il suo grado può essere classificato in base a diverse metriche:

  • Pendenza della massima curvatura:
    • “lieve” (< 45 D),
    • “avanzata” (fino a 52 D)
    • “grave” (> 52 D);
  • Morfologia del cono:
    • a capezzolo‘ (piccolo: 5 mm e quasi centrale),
    • ovale‘ (più grande, al di sotto del centro e spesso cascante),
    • a globo‘ (più del 75% della cornea colpita);
  • Spessore corneale:
    • lieve (> 506 μm)
    • avanzato (< 446 μm).

L’uso crescente della topografia corneale ha portato a un declino nell’uso di questi termini.

Leggi anche: Congiuntivite ed allergia congiuntivale: cause, sintomi e cure

Trattamento

Va eliminato o corretto al meglio il difetto visivo causato dal cheratocono: questo è inizialmente possibile con occhiali ma, col progredire della patologia, solo le lenti a contatto possono dare il risultato sperato. In questo caso la lente a contatto non ha solo uno scopo refrattivo, ma contiene meccanicamente la protrusione corneale, rendendo più regolare la forma della cornea stessa. Fondamentali sono i controlli oculistici annuali. Nei casi più gravi si dovrà ricorrere al trapianto di cornea (è un atto dovuto se si è verificata un perforazione corneale).

Cross-linking

Il cross-linking è una metodica che ha come risultato finale quello di rendere la cornea più rigida ed evitare, quindi, lo sfiancamento. Questo avviene tramite la creazione di legami tra le fibre collagene stromali. Il trattamento è minimamente invasivo: si fa reagire una sostanza fotosensibile (la riboflavina ovvero la vitamina B2) – che viene somministrata in forma di collirio – con i raggi ultravioletti. Questo processo lega meglio tra loro le fibre collagene, rinforzando la superficie oculare. In questo modo si può bloccare o almeno limitare la deformazione patologica della cornea.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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Sabbia del mare ed infezioni ai genitali: come proteggersi?

MEDICINA ONLINE SOLE MARE COPPIA AMORE UOMO DONNA USTIONE SOLARE RADIAZIONE ABBRONZATURA PISCINA ACQUA NUOTO NUOTARE SPIAGGIA NUVOLEUn studio pubblicato tempo fa sulla rivista Environmental Science & Technologyavverte: quando si tratta di germi, c’è da temere più la sabbia su cui ci si siede che l’acqua in cui si nuota. Lo studio, condotti con acqua e sabbia di spiagge hawaiane ha evidenziato una maggiore abbondanza di batteri che indicano contaminazione fecale (per esempio Escherichia coli) nella sabbia che nell’acqua.

Nella sabbia il pericolo più grande

È noto che le acque reflue dalle acque di scarico possono contaminare l’acqua di mare. Chi entra in contatto o ingoia accidentalmente l’acqua contaminata con materiali fecali può soffrire di mal di stomaco, diarrea ed eruzioni cutanee. Tuttavia, mentre l’attenzione della maggior parte di noi è rivolta verso l’inquinamento dell’acqua, i ricercatori hanno osservato che almeno negli ultimi dieci anni sulla sabbia si riscontrano livelli di batteri fecali da 10 a 100 volte maggiori di quelli delle acque del mare adiacente. Per scoprire perché ciò avviene, i ricercatori hanno simulato in laboratorio cosa si verifica sulla spiagge e nel mare quando vengono contaminate scoprendo che la per cui la sabbia è più inquinata è che i batteri tendono a scomparire molto più lentamente nella sabbia che nel mare. E in tal modo si accumulano nel tempo.  La sabbia, infatti, ha un biofilm che potrebbe incorporare i batteri e in tal modo fornisce loro un rifugio. Inoltre, a differenza dell’acqua più superficiale, può dare una schermatura ai raggi del sole che potrebbero ucciderli. La conclusione per il team è semplice: per le autorità che valutano la qualità delle acque, è giunto il momento di allargare le proprie indagini concentrandosi anche sulla sabbia. Mentre per chi va al mare, è meglio stendere il proprio asciugamano prima di sedersi, specie se si tratta di bambini.

I consigli per difendersi

Verruche, follicoliti e infiammazioni da contatto sono le infezioni da spiaggia tipiche di chi frequenta posti molto affollati in cui è difficile avere ampio spazio attorno a sé, o di chi si stende all’ombra con il costume bagnato. Per evitare questi piccoli ma fastidiosi disturbi dermatologici, basta tamponare la pelle per non lasciarla eccessivamente umida, indossare un costume asciutto se non si vuole stare al sole e magari, se possibile, scegliere una spiaggia ampia e poco affollata. Inoltre è consigliabile lavarsi le mani dopo aver toccato la sabbia e non camminare a piedi nudi nelle docce della spiaggia, nel bar e soprattutto nelle toilettes degli stabilimenti balneari, poiché il clima caldo-umido genera un terreno fertile per i virus e possono insorgere le verruche.

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Sabbia del mare ed infezioni: come proteggere i bambini?

MEDICINA ONLINE SABBIA MARE VACANZE STRESS INFEZIONI ACQUA SABBIA CONSIGLI BAMBINO NEONATO BIMBO GENITORI ACQUA BAGNASCIUGA NUOTARE.jpgDurante il periodo estivo la spiaggia è tra i luoghi più frequentati dalle famiglie. I bambini amano giocare liberamente tra la sabbia, rincorrendosi, costruendo castelli di sabbia e facendo buche da riempire con l’acqua del mare.
E se le mamme sono attente agli effetti del sole, e non dimenticano mai di ricoprirli di crema con protezione altissima, gli esperti ci ricordano che occorre difendersi anche dai pericoli e gli incidenti che la sabbia può nascondere.

  • La sabbia è un ottimo ricettacolo per l’incubazione di virus, perchè è frequentato da molte persone. Se ad esempio un bagnante hai i funghi ai piedi, camminando scalzo può infettare la sabbia e trasmettere l’infezione agli altri. E se ci fosse un virus molto forte nascosto tra i granelli di sabbia e i nostri bambini li mangiassero per sbaglio? Andremmo incontro a eczemi, infezioni e irritazioni, a volte difficili da debellare.
  • Per non parlare degli escrementi degli animali che grazie al calore possono trasformarsi in ricettacolo di batteri quali Enterococcus e l’Escherichia Coli.
  • I pidocchi: i bambini giocano spesso insieme sulla spiaggia, e fanno amicizia facilmente. E se un bambino ha i pidocchi, stando a contatto con gli altri può favorire il contagio. L’estate è infatti la stagione ideale per la proliferazione dei pidocchi, grazie alle temperature alte.
  • In spiaggia possono essere nascosti anche granchietti o insetti di vario tipo.
  • Più pericolosi sono invece frammenti di bottiglie, conchiglie, spine, vetri, sassi molto affilati che possono provocare tagli sui piedini dei bambini. Quindi è consigliabile far indossare scarpette da mare.
  • Non lasciamo i bambini senza costumino: la sabbia entrando in contatto con le parti intime, può essere la causa di irritazioni.
  • La sabbia è inoltre veicolo di contagio per l’impetigine, un’infezione batterica molto contagiosa. Il batterio vive nella sabbia tiepida e si annida in piccole ferite e escoriazioni, e si diffonde con il semplice contatto delle mani. Si manifesta sotto forma di bolle e chiazze infette. Contro questa infezione non c’è altro da fare che una terapia antibiotica.

Come difendere i bimbi dalle infezioni in spiaggia

  • Lavarsi le mani dopo aver toccato la sabbia
  • Impedire ai bambini di mettere le manine in bocca
  • Far indossare costumino e ciabattine
  • Per prevenire i pidocchi controllare il bambino ogni volta che si fa il bagnetto e lavargli bene la testa
  • Nel caso il bambino avesse contratto una verruca o un’altra infezione, recarsi subito da un medico per un consulto più dettagliato. Evitare il fai da te.

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Differenza tra glicemia e insulina

MEDICINA ONLINE GLICEMIA INSULINA SANGUE DIFFERENZA CONCENTRAZIONE ORMONE PIASTRINE GLOBULI ROSSI BIANCHI GLUCAGONE TESTOSTERONE ESTROGENI PROGESTERONE CUORE.jpgLa glicemia è il valore della concentrazione di glucosio nel sangue. Un valore normale di glicemia a digiuno è compreso tra i 65-110 mg/dl. Un valore compreso tra i 110-125 mg/dl suggerisce il sospetto di alterata glicemia a digiuno (IFG). Valori superiori a 125 mg/dl permettono di fare diagnosi di diabete qualora tale condizione si verificasse nuovamente ad una seconda misurazione. Dopo un pasto la glicemia può elevarsi anche di molto, anche se valori superiori a 200 mg/dl, associati ad altri sintomi come polidipsia e poliuria, permettono di ipotizzare una diagnosi di diabete.

L’insulina è invece un ormone prodotto dal pancreas che ha la principale funzione di regolare i livelli di glucosio ematico riducendo la glicemia mediante l’attivazione di diversi processi metabolici e cellulari, quando il glucosio nel sangue è elevato, ad esempio dopo un pasto ricco di carboidrati.

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Mizollen (mizolastina) 10mg compresse, foglietto illustrativo

MEDICINA ONLINE FARMACO FARMACIA PHARMACIST PHOTO PIC IMAGE PHOTO PICTURE HI RES COMPRESSE INIEZIONE SUPPOSTA PER OS SANGUE INTRAMUSCOLO CUORE PRESSIONE DIABETE CURA TERAPIA FARMACOLOGICA EFFETTI COLLATERALI CONTRODenominazione

MIZOLLEN 10 MG COMPRESSE A RILASCIO MODIFICATO.

Categoria Farmacoterapeutica

Antistaminici per uso sistemico.

Principi Attivi

Mizolastina 10 mg per compressa.

Eccipienti

Nucleo: olio di ricino idrogenato, lattosio monoidrato, cellulosa microcristallina, acido tartarico, polividone, silice colloidale anidra, magnesio stearato. Rivestimento: ipromellosa, titanio biossido (E171),glicole propilenico.

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Indicazioni

La mizolastina e’ un antistaminico H 1 a lunga durata d’azione indicato per il trattamento sintomatico delle riniti e delle congiuntiviti allergiche stagionali (febbre da fieno), delle riniti e congiuntiviti allergiche perenni e dell’orticaria.

Controindicazioni/Eff.Secondar

Ipersensibilita’ al principio attivo o a uno qualsiasi degli eccipienti. Concomitante somministrazione di mizolastina con antibiotici macrolidi e antimicotici imidazolici sistemici. Significativa riduzione della funzionalita’ epatica. Malattie cardiache clinicamente significativeo anamnesi di episodi aritmici sintomatici. Pazienti con prolungamento, accertato o presunto, dell’intervallo QT o con squilibri elettrolitici, in particolare ipokalemia. Bradicardia clinicamente significativa. Uso concomitante di farmaci che prolungano l’intervallo QT come gliantiaritmici di classe I e III.

Posologia

Adulti, comprese le persone anziane, e bambini a partire dai 12 anni di eta’: la dose raccomandata e’ di una compressa da 10 mg al giorno.

Conservazione

Conservare nella confezione originale. Blister in alluminio/(oPA/alluminio/PVC): questo medicinale non richiede alcuna temperatura particolare di conservazione Blister in alluminio/PVC e contenitore per compresse: non conservare a temperatura superiore ai 25 gradi C.

Avvertenze

In alcuni soggetti la mizolastina puo’ prolungare l’intervallo QT. L’entita’ del prolungamento e’ modesta e non e’ stato associato ad aritmie cardiache. I pazienti anziani possono essere particolarmente sensibili all’effetto sedativo della mizolastina e ai potenziali effetti delfarmaco sulla ripolarizzazione cardiaca. Il medicinale contiene lattosio; pertanto i pazienti con rari problemi ereditari di intolleranza algalattosio, con deficit di Lapp-lattasi o malassorbimento di glucosio-galattosio non devono assumere il medicinale.

Interazioni

Anche se la biodisponibilita’ della mizolastina e’ elevata e il farmaco sia principalmente metabolizzato mediante glicuronidazione, la somministrazione di ketoconazolo e di eritromicina per via sistemica aumenta moderatamente la concentrazione plasmatica della mizolastina e quindi il loro uso concomitante e’ controindicato. L’uso concomitante di altri potenti inibitori o substrati dei sistemi di ossidazione epatica (citocromo P450 3A4) con mizolastina richiede prudenza. Tale precauzione riguarda anche la cimetidina, la ciclosporina, la nifedipina. Alcol:negli studi clinici effettuati con mizolastina non e’ stato osservatoun potenziamento della sedazione o delle alterazioni della vigilanzarispetto a quelle gia’ provocate dall’alcol.

Effetti Indesiderati

Patologie gastrointestinali. Comuni: diarrea, dolore addominale (compresa dispepsia), xerostomia, nausea. Patologie del sistema nervoso e disturbi psichiatrici. Comuni: sonnolenza spesso transitoria, cefalea, vertigini; non comuni: ansia e depressione. Patologie epatiche. Non comuni: aumento degli enzimi epatici. Patologie del sistema emolinfopoietico. Molto rari: riduzione del numero dei neutrofili. Generali. Comuni: astenia spesso transitoria, aumento dell’appetito associato ad aumento ponderale; molto rari: reazioni allergiche che includono anafilassi, angioedema, rash/orticaria generalizzati, prurito e ipotensione. Patologie cardiache. Non comuni: ipotensione, tachicardia, palpitazioni;molto rari: reazioni vasovagali. Patologie del sistema muscolo-scheletrico. Non comuni: artralgia e mialgia. Sono stati riportati casi di broncospasmo e di aggravamento di asma, ma data l’alta frequenza dell’asma nella popolazione trattata, una relazione causale rimane incerta. In pazienti suscettibili il trattamento con antistaminici e’ stato associato al prolungamento dell’intervallo QT con aumento del rischio di gravi aritmie cardiache. Sono stati osservati rari casi di variazioni modeste della glicemia e degli elettroliti plasmatici. Il significato clinico di queste modificazioni in soggetti peraltro sani rimane non chiaro. I pazienti a rischio (in particolare i pazienti diabetici, quelli suscettibili di avere squilibri elettrolitici e aritmie cardiache) dovranno essere periodicamente monitorati.

Gravidanza E Allattamento

Non e’ stata stabilita la sicurezza della mizolastina per l’impiego ingravidanza. Gli studi sperimentali nell’animale non hanno messo in evidenza effetti dannosi diretti o indiretti sullo sviluppo dell’embrione o del feto, sul decorso della gestazione e sullo sviluppo peri e post-natale. Tuttavia, cosi’ come ogni farmaco, l’impiego della mizolastina dovra’ essere evitato in gravidanza, soprattutto durante il primo trimestre. La mizolastina e’ escreta nel latte materno, quindi il suo uso non e’ raccomandato a donne che allattano al seno.

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Disturbo d’ansia generalizzato: sintomi, diagnosi e terapia

MEDICINA ONLINE CERVELLO TELENCEFALO MEMORIA EMOZIONI CARATTERE ORMONI EPILESSIA STRESS RABBIA PAURA FOBIA SONNAMBULO ATTACCHI PANICO ANSIA VERTIGINE LIPOTIMIA IPOCONDRIA PSICOLOGIA DEPRESSIONE  DROGA DONNA.jpgIl disturbo d’ansia generalizzato, detto anche DAG o GAD, secondo la formula inglese, è una forma clinica dei disturbi d’ansia. È un problema che interessa prevalentemente le donne (1,5:1), ed è stato stimata una prevalenza nel 3-5% della popolazione. Molto spesso sottovalutato, non solo dai pazienti ma anche dai medici, può – ma solo ed esclusivamente in casi del tutto estremi – anche comportare un aumento del rischio di suicidio. Come implica il nome, l’ansia che caratterizza il disturbo non è concentrata o elicitata da un particolare oggetto o situazione (ovvero, è aspecifica). Nel commentare le sue difficoltà il paziente è di solito assai preciso e appropriato nel riconoscere per primo la discrepanza tra dimensione reale delle difficoltà da affrontare e quota d’ansia che queste evocano, ma non riesce a fare a meno di preoccuparsi.
Il disturbo è cronico: di solito si presenta in età precoce, tanto che il paziente riferisce di essere ansioso “da sempre”.

Leggi anche: Attacchi di panico: cosa sono, come riconoscerli e curarli

Sintomi

I sintomi caratteristici sono quelli degli stati d’allarme, contraddistinti da una condizione psichica di generale attesa apprensiva, e da numerosi segni e sintomi fisici di attivazione vegetativa (hyperarousal): si può presentare emicrania, palpitazioni, vertigini e insonnia, difficoltà a concentrarsi, tensione muscolare, irrequietezza. Oltre a questi sintomi, prettamente “fisici” se ne possono accompagnare di cognitivi quali ad esempio: sensazione di testa vuota, derealizzazione e depersonalizzazione. Possono esservi associati disturbi del sonno, come interruzioni o risvegli precoci; a volte i soggetti affetti si svegliano a metà della notte e rimangono in uno stato di tensione, riuscendo con difficoltà a riprendere il sonno.

Diagnosi

I criteri diagnostici (DSM 5 – 2013) sono:

  • Eccessiva ansia e preoccupazione, che si verificano nella maggioranza dei giorni, per almeno 6 mesi, riguardo numerosi eventi o attività (lavoro, scuola, vita sociale).
  • L’individuo trova difficile controllare la preoccupazione
  • L’ansia e la preoccupazione sono associati a 3 o più dei seguenti sintomi:
    • Irrequietezza
    • Facile affaticabilità
    • Difficoltà di concentrazione
    • Irritabilità
    • Tensione muscolare
    • Turbe del sonno
  • L’ansia, la preoccupazione o i sintomi fisici causano disagio clinicamente significativo o ostacolano le aree di funzionamento sociale o lavorativo.
  • Il disturbo non è attribuibile ad effetti fisiologici di sostanze o altra condizione medica.
  • Il disturbo non è meglio spiegato da sintomi di altri disturbi psichici

Terapia

La terapia si è avvalsa per molti anni delle benzodiazepine; per quanto farmaci sicuri e con pochi effetti collaterali, il loro limite è rappresentato dall’insorgenza di tolleranza e dipendenza nell’uso a lungo termine. Per tali motivi recentemente si utilizzano con discreto successo gli SSRI. Il buspirone, ansiolitico della classe degli azapironi, ha nel GAD una delle sue indicazioni elettive. È un agonista serotoninergico (5-HT1A) e antagonista dopaminergico presinaptico. Rispetto alle BZD ha come vantaggi la selettiva azione ansiolitica, l’assenza di effetti di sommazione con l’alcol, l’assenza di sedazione e miorilassamento, l’assenza di depressione respiratoria e l’impossibilità di dare dipendenza. L’effetto ansiolitico del buspirone ha però una latenza di circa 10-15 giorni.

Per approfondire: Disturbo d’ansia generalizzato: avere sempre ansia ma non capire per cosa

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
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Formicolio alle mani, piedi, braccia e gambe: cause e cure

MEDICINA ONLINE FORMICOLIO MANI DOLORE MANO DITA PIEDI BRACCIA GAMBE SANGUE CIRCOLAZIONE TUNNE CARPALE DIABETE TEMPORANEO CRONICO OCCASIONALE.jpgIl formicolio può essere associato ad un’ampia varietà di condizioni, tra cui pressione prolungata a carico di un nervo, carenze di minerali, sclerosi multipla (malattia che colpisce il sistema nervoso causando debolezza, difficoltà di coordinazione ed equilibrio e altri problemi), e ictus, tra le molte altre.

Che cos’è il formicolio alle mani?

Il formicolio alle mani, scientificamente detto parestesia, è una sensazione anomala che colpisce gli arti superiori, ma che comunemente può riguardare anche piedi, braccia e gambe. Questa condizione può essere associata a una alterata sensibilità causata da disturbi delle vie nervose, oppure a una sorta di intorpidimento. Il formicolio può essere temporaneo o cronico.

Cause di formicolio temporaneo:

Cause di formicolio persistente o cronico:

  • diabete;
  • sciatica;
  • tunnel carpale;
  • una qualsiasi condizione in grado di danneggiare il sistema nervoso, come un ictus, sclerosi multipla o, in casi estremamente rari, un tumore al cervello:
  • esposizione a sostanze tossiche, ad esempio piombo o radiazioni;
  • alcuni farmaci;
  • malnutrizione;
  • carenza di vitamina B12;
  • carenze di minerali;
  • danni ai nervi causati da infezioni, lesioni o utilizzo eccessivo (per esempio nei casi di utilizzo professionale di martelli pneumatici o strumenti simili);
  • abuso di alcol;
  • spondilosi cervicale;
  • pressione su un nervo, per esempio in caso di ernia del disco;
  • Herpes zoster (in caso di nevralgia post-erpetica);
  • danni al microcircolo, causati per esempio da aterosclerosi, geloni o infiammazioni;
  • livelli anomali degli elettroliti (calcio, potassio, sodio) nel sangue;
  • morsi e punture di insetti.

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Cosa porta avere formicolio alle mani?

La sensazione di intorpidimento alle mani, e in generale il formicolio ai piedi, alla testa e il formicolio alle gambe o ad altre parti del corpo, è in genere correlato a una serie di condizioni quali:

  • carenze di vitamine o minerali;
  • nervo compresso per lungo tempo;
  • sclerosi multipla;
  • ictus.

Altre cause possono includere lesioni al collo o alla testa, ridotto afflusso sanguigno a una zona specifica del corpo. Il formicolio alle mani può quindi comportare diverse problematiche, alcune di lieve entità e altre più gravi. Può inoltre essere il primo sintomo di condizioni gravissime, per le quali è bene allertare un medico.

Quali sono le complicazioni del formicoio alle mani?

Il formicolio è un segnale che indica che  uno o più nervi non stanno funzionando in maniera corretta. Le complicazioni connesse al formicolio possono variare in base alla causa scatenante. Dal momento che il formicolio può essere causato anche da gravi patologiei, trascurare questo sintomo e non prendere provedimenti può favorire la comparsa di complicazioni gravi e danni permanenti. Dopo aver individuato la causa di fondo, è bene seguire scrupolosamente i trattamenti suggeriti dal medico, al fine di ridurre il rischio di complicazioni, quali:

  • coma o incoscienza;
  • amputazione dell’arto;
  • riduzione o perdita della vista;
  • paralisi;
  • perdita di forza e debolezza;
  • estensione del tumore.

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Quali sono le cause del formicolio?

Il formicolio può essere causato da un’ampia varietà di condizioni come ad esempio una lesione da compressione, tra cui:

  • frattura o lussazione che causano la compressione di un nervo;
  • ernia discale che causa la compressione di un nervo;
  • lesione al collo o alla schiena che comprime o lede il midollo spinale o un nervo;
  • sindrome del tunnel carpale;
  • lesione alla testa che causa pressione o gonfiore;
  • pressione a carico di un nervo dovuta ad una massa crescente o ad un tumore;
  • permanere nella medesima posizione per troppo tempo, causando quindi la compressione di un nervo.

Cause relative a malattie possono essere:

  • diabete;
  • tiroide inattiva o ipoattiva (ipotiroidismo);
  • infezioni come l’herpes zoster;
  • emicrania;
  • sclerosi multipla;
  • fenomeno di Raynaud;
  • crisi epilettiche o convulsioni;
  • ictus;
  • attacco ischemico transitorio.

Altre cause includono:

  • abuso di alcolici o tabacco;
  • carenza o eccesso di vari minerali come calcio, sodio o potassio;
  • avvelenamento da metalli pesanti;
  • effetti collaterali o interazioni di determinati farmaci;
  • esposizione a radiazioni o radioterapia;
  • carenza di vitamina B12.

Quali sono i sintomi associati al formicolio?

Il formicolio può accompagnare altri sintomi tipici della causa scatenante, tra cui:

  • pelle bluastra o fredda nella medesima zona o nell’area circostante il punto interessato;
  • debolezza muscolare;
  • intorpidimento nella medesima zona o nell’area circostante il punto interessato;
  • dolore nella medesima zona o nell’area circostante il punto interessato;
  • eruzione cutanea, specie ad un solo lato del tronco;
  • crisi epilettiche o convulsioni;
  • improvvisi cambiamenti a carico della vista, perdita della vista o dolore oculare.

Cosa comporta avere formicolio al braccio sinistro?

Il formicolio alla mano sinistra e il formicolio al braccio sinistro devono essere valutati con attenzione, poiché potrebbero essere i primi sintomi di un infarto. In questo senso generalmente il formicolio alla mano destra genera meno preoccupazioni. Questo tipo di formicolio è tuttavia piuttosto comune ed è bene non saltare a conclusioni affrettate poiché può avere anche cause meno gravi. La maggior parte dei casi di formicolio alla mano e al braccio sinistro sono dovuti a un eccessivo utilizzo e affaticamento di questa parte o anche alla sindrome del tunnel carpale. Tra le altre cause di intorpidimento alla mano e al braccio sinistro troviamo poi la sindrome dello stretto toracico e l’ernia del disco cervicale.

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Cosa comporta avere formicolio alla testa?

Il formicolio ala testa può avere una serie eterogenea di cause, che a loro volta richiedono diversi tipi di interventi e rimedi. Il formicolio alla testa il più delle volte può essere generato da condizioni di forte stress, cervicale o dall’ansia. Tra le cause più comuni ci può anche essere una lesione per compressione, a carico della schiena o del collo, che viene a danneggiare il midollo spinale. Tra le cuase più gravi di un perdurante formicolio alla testa possono invece essere annoverati il tumore o un ictus.

Cosa comporta avere formicolio ai piedi?

La parestesia o formicolio ai piedi in genere è un sitomo che non deve destare grande preoccupazione. Può essere infatto dovuto a una compresisone dei nervi della zona, che a sua volta causa una riduzione del flusso sanguigno. In altri casi il formicolio ai piedi opuò essere connesso a disturbi più gravi: si può infatti verificare in pazienti affetti da diabete, oppure essere una conseguenza di infiammazioni al fegato o ai reni.

Cosa comporta avere formicolio alle gambe?

formicolii alle gambe sono piuttosto diffusi e comuni e possono essere il sontomo di varie patolgie, di differente gravità ed entità. Le forme più innocue di formicolio agli arti inferiori tendono in genere a regredire spontaneamente e sono dovute spesso a posture scorrette assunte per periodi eccessivi di tempo. Una condizione frequente di intorpidimento e formicolio alle gambe, abbinato talvolta a una sensazione pungente di fastidio o dolore, può essere la spia di problematiche diverse quali, per esempio:

  • ernia discale;
  • ictus cerebrale;
  • danni neurologici;
  • compressione di un nervo;
  • sindrome delle gambe senza riposo;
  • sclerosi multipla;
  • sciatica;
  • embolia arteriosa.

Come si diagnostica il formicolio?

Il formicolio si diagnostica mediante un’anamnesi completa (raccolta delle informazioni del paziente e dei suoi sintomi) e da un esame obiettivo (visita vera e propria con raccolta dei segni) da parte del medico. La diagnosi può servirsi di molti altri strumenti diagnostici più o meno invasivi, che variano in base alla malattia che si suppone determini il formicolio, tra cui: esami del sangue, radiografie, tac, risonanze magnetiche, ecografie, ecografie con colordoppler, biopsie.

Quali sono i trattamenti per il formicolio?

La cura del formicolio dipende dalla causa a monte che l’ha determinato, che – come abbiamo visto – può essere estremamente varia, passando dal diabete fino alla ernia del disco: non è quindi possibile in questa sede parlare di una singola terapia che vada bene per ogni situazione. Il medico indagherà sulla causa del formicolio e – una volta individuata e se possibile curata – quest’ultimo dovrebbe diminuire o sparire del tutto.

Quali sono le complicanze del formicolio?

La presenza di formicolio prolungato potrebbe indicare che esso sia causato da cause anche gravi, quindi è importante intervenire tempestivamente per evitare, in alcuni fortunatamente rari casi:

  • amputazione;
  • coma o stato di incoscienza;
  • perdita della vista e cecità;
  • paralisi;
  • estensione del cancro;
  • perdita di forza;
  • decesso.

Prodotti contro il formicolio

Alcuni prodotti che, in alcuni casi, potrebbero diminuire il formicolio, sono:

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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Differenza tra tuono, lampo, fulmine e saetta

MEDICINA ONLINE TUONO LAMPO FULMINE SAETTA DIFFERENZA NEVE GRANDINE PIOGGIA NEVISCHIO GHIACCIO TEMPORALE ROVESCIO TEMPESTA NEVE ARTIFICIALE TECNICA NATURALE TORNADO TROMBA D'ARIA URAGANO CICLONE TIFONEMolti pensano erroneamente che la parola “fulmine” e “lampo” siano sinonimi, ma ciò è sbagliato. Il fulmine in realtà è un insieme composto da due componenti:

  • il lampo (la luce che si vede partire dalla nuvola fino ad arrivare a terra);
  • il tuono (il caratteristico suono).

Può essere valida questa relazione banale:

fulmine = lampo + tuono

Vediamo, ora, qualche definizione per schiarire meglio le idee. Il fulmine è un fenomeno atmosferico che si determina quando tra suolo e nuvola temporalesca (denominata “cumulonémbo) si crea una differenza di potenziale di diversi milioni di volt che determina un flusso di cariche elettriche di migliaia di ampere. Tale differenza di potenziale porta alla formazione di un lampo, che è la fase luminosa del fulmine (la scarica elettrica luminosa). Subito dopo il lampo, si ode il tuono, che è la fase sonora del fulmine. Il tuono è un suono, a volte molto intenso, che viene prodotto dal vuoto di pressione originato dalla formazione del fulmine. Il lampo ed il tuono vengono generati contemporaneamente, tuttavia la luce del lampo viene avvertita prima ed il suono del tuono viene avvertita dopo: ciò accade perché la velocità della luce (poco meno di 300 mila km al secondo) è estremamente più elevata rispetto a quella della propagazione del suono (circa 1200 km all’ora). Tanto più ravvicinati avvertirete lampo e tuono, tanto più sarete vicini al temporale. Per approfondire: Calcolare la distanza di un temporale con il tempo tra lampo e tuono

Che differenza c’è tra un fulmine ed una saetta?

Come abbiamo visto il fulmine si verifica quando tra suolo e nuvola si crea una differenza di potenziale che determina un flusso di cariche elettriche: l’osservatore vedrà un fascio di luce (il lampo), che parte dalla nuvola per arrivare al suolo.
La saetta si spiega con lo stesso principio del fulmine soltanto che la differenza di potenziale si crea da nuvola a nuvola, ciò significa che la saetta è un lampo “che resta in aria” e va da una nuvola ad un altra nuvola. In parole semplici: il lampo è il fascio di luce che va da nuvola a terra, mentre la saletta è il fascio di luce che va da nuvola a nuvola.

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