Differenza tra gelosia normale e patologica

MEDICINA ONLINE tricotillomaniTricofagia tricobezoario CAPELLI VOLTO DONNA TRISTE AIUTO PELO STRAPPARSI SHAMPO CAPELLI SFIBRATILa gelosia è un sentimento che da sempre ha contraddistinto l’essere umano, tuttavia alcune volte può assumere connotati patologici. Vediamo oggi come distinguere un normale sentimento da una patologia che può trasformare la nostra vita in un incubo.

Cos’è la gelosia “normale”?

La gelosia è un sentimento che esiste da quando esiste l’essere umano. E’ un insieme di lievi ansie e paure che sono il risultato del timore di perdere un bene o un affetto ottenuto o di non ottenere un bene o un affetto che sia posseduto da altre persone. Si manifesta spesso insieme all’amore che si prova per il proprio o la propria partner ed evidenzia un grado accettabile di manifestazione per entrambi i componenti della coppia. Questo tipo di gelosia può essere definito funzionale, nel senso che fa sentire il partner amato dal momento che gli viene manifestata la paura di poterlo perdere per qualcun altra/altra. È un pensiero saltuario che, se il nostro partner non dimostrasse un minimo di attenzione e di gelosia, ci farebbe pensare ad un totale disinteresse nei nostri confronti. Pertanto, una dose contenuta di gelosia può sicuramente giovare al rapporto, mentre una mancanza totale di gelosia può paradossalmente allontanare i partner.

Cos’è la gelosia “patologica”?

La gelosia patologica è qualcosa di completamente diverso dalla “sana” gelosia di cui abbiamo parlato precedentemente. La gelosia patologica è per prima cosa un insieme di comportamenti che sono avulsi dalla realtà. Essa è ricavata da azioni inconsistenti che risultano insopportabili al soggetto: proviene da un’ansia che nasce nella mente del geloso senza un riscontro oggettivo. Quest’ansia crea delle vere e proprie idee immaginarie nella mente del soggetto patologico, nelle quali vengono introdotti scenari illusori, rivali presunti e, ancora di più, le prove del tradimento.
Se una partner semplicemente saluta un amico con un “ciao”, quel ciao potrebbe diventare, nella mente del geloso patologico, la prova di un tradimento. La realtà viene completamente stravolta ed adattata per dare ragione ai propri dubbi di tradimento: tutto viene pesantemente frainteso. In alcuni casi, e la cronaca ce ne dà traccia, queste emozioni degenerano al punto da provocare delitti passionali. Questa tipo di gelosia si mostra con le seguenti specifiche:

  • timore irragionevole dell’abbandono e disperazione per la probabile perdita;
  • sospetti in merito ad ogni comportamento relazionale del partner verso persone del sesso opposto;
  • senso d’inadeguatezza e bassa autostima di noi stessi
  • controllo dei comportamenti del partner;
  • astio ed prepotenza verso i possibili rivali;
  • violenza vessatoria verso il partner, che può degenerare nell’omicidio vero e proprio.

La gelosia patologica diventa rapidamente intrusiva nella mente del soggetto ed è capace di interferire profondamente con il suo funzionamento nella vita sociale, relazionale e professionale. In molti casi una gelosia patologica è capace di sfinire il partner e – se quest’ultimo non è patologicamente dipendente dalla relazione – distruggere il rapporto. Una gelosia patologica può arrivare a far compiere al soggetto atti illegali o estremi, come pedinare il partner (stalking), usare violenza o ucciderlo.
La gelosia patologica potrebbe essere una manifestazione simile a quella della dipendenza affettiva. La gelosia patologica, quindi, potrebbe essere l’evidenza di una disfunzione latente. Potremmo affermare che, la gelosia e la dipendenza affettiva, siano strettamente correlate. Dove si trova l’una c’è l’altra e questo potrebbe far pensare che, in realtà, la gelosia sia un vero e proprio campanello d’allarme che ci segnala un problema: qualcosa non va come dovrebbe nel nostro modo di analizzare gli eventi. La persona che sperimenta la dipendenza affettiva, si ritrova ad agire sull’onda di un bisogno:

“non voglio perdere l’amore, non voglio restare solo”

La conseguenza è che si crea una sensazione di fragilità nella persona gelosa, che provoca una specie di “caccia all’untore” e la più piccola impressione può destabilizzarla. A questo punto si verificano gesti disperati ed inconsulti nel tentativo di non perdere il partner.

Se credi di provare una gelosia eccessiva, che ti impedisce di vivere serenamente la tua vita e ti crea problemi con il tuo o la tua partner, prenota subito la tua visita e, grazie ad una serie di colloqui riservati, ti aiuterò a gestirla ed a superare tutte le tue paure.

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Gelosia patologica e delirio di infedeltà: la possessività esclusiva

MEDICINA ONLINE CHEATING TRADIMENTO AUMENTARE QUANTITA SPERMA EIACULAZIONE FORZA PENE EREZIONE IMPOTENZA DISFUNZIONE ERETTILE VAGINA SESSULITA SESSO COPPIA AMORE ANSIA PRESTAZIONE IMPOTEIl sentimento di gelosia, associato alla sensazione che la persona amata “ci appartenga”, fa parte dell’esperienza di ognuno di noi: ha un valore sociale nei rapporti affettivi profondi ed in parte è necessaria per preservare il nucleo familiare e l’unità della coppia in coerenza con il valore diffuso nella nostra cultura della fedeltà e della monogamia; tuttavia la gelosia può assumere dei contorni patologici e manifestarsi in varie forme, per esempio, delirio, idea dominante, umore depressivo, stato d’ansia.

Gelosia patologica

Sono stati usati vari termini per descrivere una gelosia abnorme, morbosa, maligna. Krapelin usò il termine di gelosia sessuale e la letteratura scientifica sottolinea come sia importante distinguere la gelosia psicotica dagli altri tipi; e questo dipende dalla presenza di un delirio di infedeltà. A volte è estremamente difficile distinguere una gelosia comprensibile da quella che è chiaramente patologica. Ad ogni modo la letteratura scientifica descrive il delirio irremovibile di essere la vittima dell’infedeltà del coniuge, senza la presenza di nessun altro elemento psicotico. La possibilità di identificare la componente delirante posa sulla capacità di dimostrare la base delirante della convinzione del partner. Questi deliri sono resistenti al trattamento e difficilmente cambiano nel tempo. I deliri di gelosia sono comuni nell’alcoolismo e si verificano anche in alcuni stati organici (come la sindrome del pugile suonato). Del resto, è piuttosto frequente che un partner continuamente e ingiustamente accusato di infedeltà finisca per creare un altro legame affettivo e sessuale, il che potrà risultare in una esacerbazione acuta dello stato mentale del paziente ed in un ulteriore conflitto familiare.

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Dipendenza emotiva ed attaccamento

La persona che delira è molto attaccata e sovente emotivamente assai dipendente dal partner; può infatti avere la sensazione che questo le appartenga totalmente. La vittima può essere assai più attraente dal punto di vista sessuale rispetto al partner delirante, ad esempio si può trattare di un compagno o di una compagna più giovane o solamente più socievole e ricercato. La persona delirante può aver avuto in passato un comportamento sessualmente promiscuo e pertanto attendersi quasi in modo rassegnato che anche il partner possa mostrare un comportamento simile. Il partner maschile può patire di una disfunzione erettile e quindi proiettare sulla compagna il proprio vissuto di colpa per una presunta ed auto-attribuita colpa o inadeguatezza. La stessa cosa può accadere al contrario se la partner teme o patisce una qualche forma di inadeguatezza sessuale, personale o estetica. Infine, possono essere nutrite fantasie omosessuali, implicite o esplicite, consapevoli o meno, proprio nei confronti di quelle persone che il partner viene accusato di frequentare. La gelosia morbosa nasce dalla convinzione che vi sia una minaccia al possesso esclusivo del proprio compagno o della propria compagna, ma ciò può verificarsi altrettanto probabilmente per conflitti interiori del partner, la sua incapacità d’amare o il suo desiderio sessuale diretto verso altri e da circostanze esterne che introducono un cambiamento nella vita, o nel comportamento del compagno o della compagna affettiva. Sia uomini che donne possono manifestare una gelosia sessuale, sia all’interno di un rapporto di coppia eterosessuale che omosessuale.

Per approfondire, leggi: Gelosia: dieci consigli per controllarla e superarla

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Gelosia: 10 consigli per controllarla e superarla

MEDICINA ONLINE TRISTE EX RAGAZZA RAGAZZO FIDANZATA FIDANZATO GELOSIA LITIGIO MARITO MOGLIE MATRIMONIO COPPIA DIVORZIO SEPARATI SEPARAZIONE AMORE CUORE FIDUCIA UOMO DONNA ABBRACCIO LOVE DIVORZIO DIVORCE SAD COUPLE WALLPAPERLa gelosia è un sentimento che da sempre ha contraddistinto l’essere umano, tuttavia alcune volte può assumere connotati patologici. Vediamo oggi alcuni consigli per evitare che un normale sentimento si trasformi in un vero e proprio incubo di ansie e paure ingiustificate, ricordando al lettore che – qualora si accorgesse che la gelosia stia diventando fastidiosamente intrusiva nella propria mente e/o sia probabilmente frutto di ossessione o di paranoie e/o che stia interferendo con la propria vita sociale, relazione, professionale o penale – allora è il caso di chiedere aiuto ad un medico, perché potrebbe trattarsi di gelosia patologica.

1) Capire le emozioni

Dobbiamo capire le emozioni provocate dalla gelosia. Si tratta della fusione di rabbia e paura. La gelosia è rafforzata dalla paura di perdere qualcuno (oppure una situazione a cui noi teniamo particolarmente) e dalla rabbia che un’altra persona possa avere accesso privilegiato con il partner o con la situazione alla quale noi teniamo particolarmente. Da questo sentimento non possiamo trarre nulla di buono, sia per chi è geloso, sia per chi subisce questa situazione. Ecco perché, riconoscerlo subito, è la prima difesa che possiamo attuare.

Leggi anche: Quando una storia d’amore subisce un duro colpo, può tornare come prima?

2) Analizzare le cause

È fondamentale analizzare profondamente le cause che hanno acceso la gelosia. Proviamo a cercare di capire “perché” ci sentiamo gelosi. Probabilmente è legato al fatto che ci fa rivivere delle esperienze traumatiche di abbandono che forse arrivano dal passato e che vanno a minare la fiducia verso il partner, anche se le circostanze attuali sono completamente differenti. Altre probabili cause possono essere la rabbia verso se stessi ed una fragilità marcata che deriva da una forte insicurezza. Se riusciamo ad essere onesti con noi stessi, ci possiamo rendere conto che il sentimento della gelosia nasce quando ci sentiamo minacciati, quando abbiamo paura di essere abbandonati oppure quando si fa strada in noi, la sensazione di non poterci fidare dell’altra persona, senza che non vi sia realmente un collegamento con il motivo della nostra mancanza di fiducia. Questo tipo di analisi non deve essere fatto per sentirci in colpa, piuttosto è fondamentale svolgerla in modo compassionevole verso noi stessi per utilizzarla come un’autovalutazione per restare obiettivi nel risolvere questo disagio.

Leggi anche: Gelosia patologica e delirio di infedeltà: la possessività esclusiva

3) Osservare gli effetti del nostro comportamento

Proviamo ad osservare in che modo i nostri comportamenti da geloso agiscono sulle persone. È inevitabile che se attacchiamo qualcuno con la nostra gelosia, questa persona si metta sulla difensiva. Il problema è che spesso, il geloso confonde questa difensiva come una conferma ai propri sospetti mentre è normale che chi si sente sotto pressione tenda a difendersi. Se noi incalziamo il partner con una raffica di “dove sei stato”, “che stai facendo”, “dove vai”, rischiamo di stancare la persona, di tenerla sotto pressione e di demoralizzarla. Dobbiamo ricordare che reazioni di impazienza e frustrazione non sono una dichiarazione di colpevolezza ma segnali che la persona ha raggiunto il limite di sopportazione, cercando di difendere il proprio comportamento naturale.

4) Bloccare subito i sentimenti di gelosia

È importante ostacolare subito l’inizio dei sentimenti di gelosia. Dobbiamo imparare a riflettere sulla gelosia ogni volta che si manifesta. Chiediamoci ad esempio: “ Sono geloso perché ho paura o sono arrabbiato? E perché sono arrabbiato ed ho paura?” Con questa semplice regola si può già intervenire sulla progressivo ingigantirsi del fenomeno ed impedire alla gelosia di trasformarsi in una devastazione emotiva. Inoltre, questa osservazione fatta in consapevolezza consente di gestire i sentimenti in modo costruttivo senza essere sopraffatti da sentimenti negativi. Rispondere alla domanda : “Perché mi sento minacciato?” è un buon primo passo per scomporre il problema e percepirlo in modo meno drammatico.

Leggi anche: Sindrome di Otello, Gelosia Ossessiva, Sindrome di Mairet: quando la gelosia diventa patologica

5) Sradicare le false opinioni

Dobbiamo strappare e allontanare quelle convinzioni che, spesso, non hanno alcun riscontro oggettivo. Tra queste convinzioni possono esserci frasi del tipo : “Se questa persona mi tradisce non vorrò mai più altri partner”. Queste sono solo protezioni preventive contro la possibilità che possa accadere qualcosa di brutto e doloroso. Le convinzioni, però, possono essere modificate se mettiamo volontà nel farlo. Se cambiamo le nostre opinioni cambiamo anche il modo di percepire le circostanze. Occorre poi, essere consapevoli che i pensieri negativi possono insorgere in modo del tutto improvviso, tanto da non poter neppure essere notati appena insorgono. Aumentare la consapevolezza dei nostri pensieri e di ciò che li innesca è un aspetto determinante per contrastare il problema.

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6) Ascoltare il proprio corpo

Imparate a prendere nota delle sensazioni che il vostro corpo rimanda ogni qualvolta siete in uno stato negativo. La paura, la tensione spesso agiscono sullo stomaco mentre la rabbia si accumula sulle spalle causando perfino bruciore o contrazione delle mandibole. È importante riuscire ad individuare queste sensazioni nel fisico perché sono un campanello di allarme che permette, con la sua segnalazione, di essere consapevoli, di trasformare la qualità dei pensieri e di contrastare i sentimenti di gelosia.

7) Scusarsi

Quando ci rendiamo conto di aver permesso ai pensieri di intossicarsi con la gelosia, impariamo a scusarci, in modo da tranquillizzare il partner ( o l’altra persona in questione), se abbiamo, in qualche modo ecceduto con accuse ingiuste. Normalmente questo è sufficiente per riportare l’armonia, e consentire ad entrambi di parlare dell’accaduto in modo sereno.

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8) Condividere i sentimenti

Un altro modo per arginare gli effetti negativi della gelosia è stabilire un dialogo con il partner o con la persona interessata da questo nostro problema. Condividere quello che sta accadendo dentro di noi, in una circostanza del genere, può portare sollievo e stabilisce un confronto positivo tra i partner a patto che: – si eviti di colpevolizzare l’altro. -si impari ad utilizzare espressioni non accusatorie (es: “tu mi fai sentire”…oppure “non dovevi fare questo/quello” etc.); meglio esprimersi con un “sono rimasto male quando tu…etc -tenere presente che, il modo in cui percepiamo le circostanze, potrebbe essere completamente diverso rispetto a quello che l’altra persona ha visto. È fondamentale cercare di restare aperti e ricettivi il più possibile senza arroccarsi su posizioni di difesa. -ricordarsi di manifestare a se stessi e al partner, un atteggiamento compassionevole. La soluzione ottimale sarebbe ammettere il danno che si è causato, ma anche il danno che si è subito, ed utilizzare questa riflessione per cercare di stare meglio evitandolo in futuro.

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9) Siamo responsabili della nostra gelosia

Bisogna ricordare che i sentimenti di gelosia riguardano noi stessi e non l’altra persona. Quando ci sembra che le circostanze sono fuori dal nostro controllo, vuol dire che dobbiamo incanalare la pressione dei sentimenti in qualcosa di costruttivo invece di continuare a rimuginare sulla situazione. Ad esempio dedicarsi ad un hobby che ci appassiona, praticare il nostro sport preferito, deviare l’attenzione morbosa dal problema relazionale verso qualcosa di costruttivo per dirigere le emozioni in modo più salutare ed evitare di creare un circolo vizioso nei pensieri. Questa strategia è indicata per togliere pressione al rapporto ma non significa rifiutare di risolvere la gelosia sfuggendo; è solo un modo per scaricare malumori pericolosi.

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10) Imparare dalla propria gelosia

È importante che tutta questa sofferenza ci lasci qualcosa su cui riflettere. Tutte le emozioni negative hanno il compito di insegnarci ad essere migliori affrontandole e risolvendole. Sono utili perché ci aiutano a crescere ma non dobbiamo permettere loro di controllarci. Essere timorosi in una relazione, specie se nata da poco, è un sentimento comune; l’importante è non farlo radicare e consentirgli di trasformarsi in possessività. È normale, ad esempio che, nelle relazioni sentimentali, sia gli uomini che le donne continuino a guardare i rispettivi rappresentanti dell’altro sesso pur essendo in coppia. Dipende dal nostro comportamento biologico e comunque questo non significa che il partner, pur “osservando”, voglia interrompere la propria relazione con noi. Teniamo sempre presente che questo potrebbe accadere anche a noi stessi e, finché questo atteggiamento si ferma ad una fugace e saltuaria occhiata, non costituisce di certo un problema insormontabile. In definitiva, per risolvere la gelosia occorre fare un atto di fede nei nostri stessi confronti, imparare ad occuparci delle nostre necessità primarie sviluppando al meglio la nostra capacità creativa, perché molto spesso, diamo troppa importanza agli altri trascurando completamente quelle che sono le nostre esigenze di base, la nostra espressione completa. Piuttosto che fossilizzarci su pensieri ossessivi e deleteri come la gelosia, impariamo a “dirottare” tutta questa energia incanalandola in qualcosa di molto più utile e gratificante, per noi stessi e per gli altri.

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Fluoxetina (Fluoxeren): uso in gravidanza ed allattamento

MEDICINA ONLINE FARMACO FARMACI EFFETTI COLLATERALI INDICAZIONI CONTROINDICAZIONI EFFETTO DOSE DOSAGGIO PILLOLE CREMA PASTIGLIE SUPPOSTE SIRINGA INIEZIONE EMIVITA FARMACOCINETICAFluoxetina cloridrato – comunemente fluoxetina – è un principio attivo appartenente alla classe degli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina usato, al pari degli altri SSRI, per il trattamento di disturbi psichiatrici come depressione maggiore, disturbi d’ansia (attacchi di panico, ansia generalizzata, disturbi ossessivi-compulsivi) e bulimia.

Gravidanza ed allattamento

Per la Food and Drug Administration la fluoxetina è un farmaco da gravidanza di classe C, ovvero i cui studi sugli animali hanno rilevato effetti dannosi sul feto oppure per i quali non sono disponibili studi controllati, né su esseri umani né su animali. Di conseguenza la somministrazione di tali farmaci in gravidanza ed allattamento è sconsigliata oppure raccomandata solo dopo un’attenta analisi dei potenziali benefici per la paziente rispetto ai potenziali rischi per il feto ed il neonato.

La depressione può arrivare a colpire fino al 20% delle donne in stato di gravidanza ed è associata a ritardo di crescita uterina e a basso peso del nascituro. La depressione materna non trattata può inoltre alterare il rapporto madre-neonato (scarsa capacità genitoriale).

Il passaggio transplacentare degli SSRI può provocare emorragie nel neonato. Non sono noti gli effetti dovuti all’esposizione in gravidanza agli SSRI sullo sviluppo neurocomportamentale dei bambini tuttavia ci sono evidenze di aumentato rischio di autismo e aumentata probabilità di depressione in età adolescenziale.

Gli studi clinici relativi all’impiego degli SSRI (intesi come classe terapeutica) hanno evidenziato un basso rischio di anomalie congenite. L’esposizione agli SSRI durante il terzo trimestre di gravidanza può provocare nel neonato la comparsa della sindrome da astinenza da SSRI e ipertensione polmonare persistente.

Sindrome da astinenza

I sintomi più frequenti relativi alla sindrome da astinenza del farmaco in gravidanza includono agitazione, irritabilità, ipo/ipertonia, iperriflessia, sonnolenza, problemi nella suzione, pianto persistente. Più raramente si sono manifestati ipoglicemia, difficoltà respiratoria, anomalie della termoregolazione e convulsioni.

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Si può essere allergici allo sperma?

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma VELOCITA SPERMA SPERMATOZOI Riabilitazione Nutrizionista Medicina Estetica Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata Macchie Capillari Linfodrenaggio Pene Vagina GluteiSono stati riscontrati diversi casi, anche se rari, di un’allergia al liquido seminale nota come ipersensibilità al seme umano. Più precisamente si tratta di un’allergia a una molecola contenuta nel liquido seminale, la spermidina o il PSA: questa reazione allergica si può verificare sia negli uomini che nelle donne. Per approfondire leggi questo articolo: L’allergia “al sesso”, quando il contatto con lo sperma scatena bruciore e gonfiore

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Il bilanciere gli cade sul collo in palestra: muore a 15 anni

MEDICINA ONLINE BEN SHAW PINE CENTRAL HOLY SPIRIT HORNETS BILANCERE PALESTRA MORTE DEAD DEATH GYM PESI SOLO 2017.jpgSi stava allenando da solo in palestra quando un bilanciere gli è caduto sul collo, lasciandolo privo di sensi: qualche minuto dopo un uomo lo ha trovato e gli ha subito prestato soccorso, ma dopo il trasporto d’urgenza in ospedale un 15enne è morto dopo tre giorni di agonia.

Un’intera comunità è in lutto e sotto choc per la morte di Ben Shaw: il ragazzo, rugbista delle giovanili dei Pine Central Holy Spirit Hornets, era amato da tutti nel quartiere di Brisbane, in Australia, dove abitava con la famiglia.

Leggi anche: Bodybuilder fa un salto, cade male e muore davanti ai fan [VIDEO]

A ricordarlo è proprio la pagina ufficiale della squadra di rugby: «Vogliamo mandare le nostre condoglianze più sentite alla famiglia Shaw. Ieri hanno perso il loro bellissimo Ben e hanno voluto lasciare un’eredità donando i suoi organi e i tessuti per salvare delle vite. Il nostro club cercherà di vedere il mondo attraverso gli occhi di Ben e assicurare che il suo ricordo rimanga sempre in costante supporto per i genitori e la famiglia».

Il tragico incidente è avvenuto nel tardo pomeriggio del 27 settembre 2017. Come riportano media locali ed esteri, ora andrà chiarita la dinamica del fatto: da stabilire, infatti, se il ragazzo ha avuto un malore durante l’allenamento o se semplicemente non ha retto l’eccessivo sforzo nell’alzare un bilanciere che, insieme ai dischi, aveva un peso di 98 kg.

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Cheratocono: cause, sintomi, diagnosi e terapie

CHERATOCONO IMMAGINI CAUSE SINTOMI TERAPIE FOTO OCCHI OCCHIO PUPILLA IRIDE VEDERE DEFORME CORNEA CONICO CONO.jpgIl cheratocono (in inglese “keratoconus”) è una malattia progressiva non infiammatoria della cornea, che si assottiglia e si deforma progressivamente, assumendo una caratteristica forma conica. Di profilo la superficie oculare diventa, quindi, più sporgente. Nel cheratocono la cornea si indebolisce e, quindi, inizia a cedere (nei casi più gravi si arriva alla perforazione). Lo strato oculare esterno e trasparente, che si trova in corrispondenza dell’iride, si assottiglia a causa di un processo degenerativo delle fibre collagene. Semplificando si può dire che la cornea in un punto perde la capacità di resistenza meccanica e, a causa della pressione interna dell’occhio, avviene lo sfiancamento (zona centrale o paracentrale). È bene ricordare che il cheratocono non è sinonimo di astigmatismo: chi ha un astigmatismo elevato non è detto che abbia anche questa patologia. A causa di un’anormalità strutturale delle fibre di collagene che compongono lo stroma corneale, la cornea si deforma progressivamente, assottigliandosi ed allungandosi verso l’esterno (una distrofia corneale detta ectasia) per via della sua ridotta robustezza sotto pressione intraoculare. Si verifica quindi una curvatura corneale irregolare con perdita di sfericità che presenta il tipico apice di forma conica. Nei casi più gravi la cornea può mostrare inoltre alcune opacità, dovute ad un’alterata disposizione delle proteine corneali, che causano delle micro-cicatrici che distorcono le immagini e – in taluni casi – riducono il passaggio della luce, dando un fastidioso senso di abbagliamento.

Epidemiologia

Il cheratocono colpisce circa una persona ogni 2000. Il cheratocono si può presentare sin da bambini. L’età a cui la malattia si presenta è molto varia, ma in genere esordisce clinicamente tra i venti e i trenta anni. La sua velocità di progressione è legata all’età d’insorgenza: se si presenta precocemente ha una progressione molto rapida. Tale progressione tende a rallentare dopo i 30 anni.

Cause e fattori di rischio

Le cause non sono note con certezza, tuttavia sembra che la genetica giochi un ruolo chiave nella patogenesi del cheratocono. Sei geni sono associati alla condizione: BANP-ZNF469, COL4A4, FOXO1, FNDC3B, IMMP2L e RXRA-COL5A1. Probabilmente esistono anche altri geni implicati nella condizione. I pazienti con un genitore, fratello o figlio che ha il cheratocono hanno un rischio da 15 a 67 volte maggiore di sviluppare ectasia corneale rispetto ai pazienti senza parenti affetti. Sembra infine che ci siano possibili legami con malattie generali dell’organismo e che possano essere considerati fattori di rischio piccoli traumi oculari ripetuti nel tempo e problemi al nervo trigemino.

Leggi anche: L’occhio quando fissa è fermo? Cosa sono i movimenti saccadici?

Sintomi e segni

Il paziente con cheratocono può soffrire di un astigmatismo che non si riesce a correggere con le lenti normali; il più delle volte è associato a miopia, mentre raramente lo è a ipermetropia. Dunque i sintomi iniziali sono legati a questi difetti refrattivi. Il cheratocono normalmente non dà dolore a meno che non avvenga un rapido sfiancamento della cornea e la sua perforazione. Spesso il cheratocono è associato a una congiuntivite allergica.

Leggi anche: Differenza tra miopia, astigmatismo, ipermetropia e presbiopia

Diagnosi

Il cheratocono si diagnostica con l’oftalmometria (misurazione della curvatura corneale).  Lo strumento principale per la sua diagnosi e per la valutazione della gravità è la topografia corneale, esame strumentale con cui si misura il raggio della cornea punto per punto; ad esso deve essere sempre associata la misurazione dello spessore corneale. Il primo sospetto di cheratocono è solitamente quello di una miopia associata ad un astigmatismo progressivo o irregolare. Le tecniche diagnostiche si avvalgono inoltre di:

  • oftalmoscopia diretta;
  • retinoscopio a striscia: evidenzia il riflesso a forbice;
  • lampada a fessura o biomicroscopio;
  • pachimetria;
  • aberrometria;
  • microscopia confocale (Confoscan di Nidek);
  • ecografia ad alta frequenza.

Gravità

Una volta che il cheratocono è stato diagnosticato, il suo grado può essere classificato in base a diverse metriche:

  • Pendenza della massima curvatura:
    • “lieve” (< 45 D),
    • “avanzata” (fino a 52 D)
    • “grave” (> 52 D);
  • Morfologia del cono:
    • a capezzolo‘ (piccolo: 5 mm e quasi centrale),
    • ovale‘ (più grande, al di sotto del centro e spesso cascante),
    • a globo‘ (più del 75% della cornea colpita);
  • Spessore corneale:
    • lieve (> 506 μm)
    • avanzato (< 446 μm).

L’uso crescente della topografia corneale ha portato a un declino nell’uso di questi termini.

Leggi anche: Congiuntivite ed allergia congiuntivale: cause, sintomi e cure

Trattamento

Va eliminato o corretto al meglio il difetto visivo causato dal cheratocono: questo è inizialmente possibile con occhiali ma, col progredire della patologia, solo le lenti a contatto possono dare il risultato sperato. In questo caso la lente a contatto non ha solo uno scopo refrattivo, ma contiene meccanicamente la protrusione corneale, rendendo più regolare la forma della cornea stessa. Fondamentali sono i controlli oculistici annuali. Nei casi più gravi si dovrà ricorrere al trapianto di cornea (è un atto dovuto se si è verificata un perforazione corneale).

Cross-linking

Il cross-linking è una metodica che ha come risultato finale quello di rendere la cornea più rigida ed evitare, quindi, lo sfiancamento. Questo avviene tramite la creazione di legami tra le fibre collagene stromali. Il trattamento è minimamente invasivo: si fa reagire una sostanza fotosensibile (la riboflavina ovvero la vitamina B2) – che viene somministrata in forma di collirio – con i raggi ultravioletti. Questo processo lega meglio tra loro le fibre collagene, rinforzando la superficie oculare. In questo modo si può bloccare o almeno limitare la deformazione patologica della cornea.

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Sabbia del mare ed infezioni ai genitali: come proteggersi?

MEDICINA ONLINE SOLE MARE COPPIA AMORE UOMO DONNA USTIONE SOLARE RADIAZIONE ABBRONZATURA PISCINA ACQUA NUOTO NUOTARE SPIAGGIA NUVOLEUn studio pubblicato tempo fa sulla rivista Environmental Science & Technologyavverte: quando si tratta di germi, c’è da temere più la sabbia su cui ci si siede che l’acqua in cui si nuota. Lo studio, condotti con acqua e sabbia di spiagge hawaiane ha evidenziato una maggiore abbondanza di batteri che indicano contaminazione fecale (per esempio Escherichia coli) nella sabbia che nell’acqua.

Nella sabbia il pericolo più grande

È noto che le acque reflue dalle acque di scarico possono contaminare l’acqua di mare. Chi entra in contatto o ingoia accidentalmente l’acqua contaminata con materiali fecali può soffrire di mal di stomaco, diarrea ed eruzioni cutanee. Tuttavia, mentre l’attenzione della maggior parte di noi è rivolta verso l’inquinamento dell’acqua, i ricercatori hanno osservato che almeno negli ultimi dieci anni sulla sabbia si riscontrano livelli di batteri fecali da 10 a 100 volte maggiori di quelli delle acque del mare adiacente. Per scoprire perché ciò avviene, i ricercatori hanno simulato in laboratorio cosa si verifica sulla spiagge e nel mare quando vengono contaminate scoprendo che la per cui la sabbia è più inquinata è che i batteri tendono a scomparire molto più lentamente nella sabbia che nel mare. E in tal modo si accumulano nel tempo.  La sabbia, infatti, ha un biofilm che potrebbe incorporare i batteri e in tal modo fornisce loro un rifugio. Inoltre, a differenza dell’acqua più superficiale, può dare una schermatura ai raggi del sole che potrebbero ucciderli. La conclusione per il team è semplice: per le autorità che valutano la qualità delle acque, è giunto il momento di allargare le proprie indagini concentrandosi anche sulla sabbia. Mentre per chi va al mare, è meglio stendere il proprio asciugamano prima di sedersi, specie se si tratta di bambini.

I consigli per difendersi

Verruche, follicoliti e infiammazioni da contatto sono le infezioni da spiaggia tipiche di chi frequenta posti molto affollati in cui è difficile avere ampio spazio attorno a sé, o di chi si stende all’ombra con il costume bagnato. Per evitare questi piccoli ma fastidiosi disturbi dermatologici, basta tamponare la pelle per non lasciarla eccessivamente umida, indossare un costume asciutto se non si vuole stare al sole e magari, se possibile, scegliere una spiaggia ampia e poco affollata. Inoltre è consigliabile lavarsi le mani dopo aver toccato la sabbia e non camminare a piedi nudi nelle docce della spiaggia, nel bar e soprattutto nelle toilettes degli stabilimenti balneari, poiché il clima caldo-umido genera un terreno fertile per i virus e possono insorgere le verruche.

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