Trapianto di faccia: i casi più famosi al mondo

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO CHIRURGO OSPEDALE CHIRURGIA SALA OPERATORIA OPERAZIONE CHIRURGICAOrmai molti sono i casi di trapianti chirurgici di faccia realizzati in giro per il mondo; una chirurgia ricostruttiva portata all’estremo ed eseguita con tecniche ogni volta sempre più avanzate, culminata con il caso di Grzegorz, il trentenne polacco che il 15 maggio 2013 è stato sottoposto al primo trapianto facciale urgente del mondo, trasportato d’emergenza in ospedale dopo un drammatico incidente con un macchinario tagliapietre. 

Tempi record

L’intervento chirurgico, eseguito dai medici del centro oncologico di Gliwice, una città del sud della Polonia nella regione della Slesia, è stato attuato in tempi record: dopo un primo tentativo che aveva permesso di salvare la vista e la parte inferiore del viso, il secondo ingresso nella camera operatoria è avvenuto a distanza di quattro settimane dall’incidente, al contrario di quello che avviene di solito. In 27 ore sono riusciti a ricostruire il volto del paziente – che successivamente è stato sottoposto ad una cura di farmaci anti rigetto, come da prassi – con un risultato molto soddisfacente, per quello che è il trapianto del volto più veloce mai fatto, come ricordato dal dottor Adam Maciejewski:

“L’intervento permetterà al paziente di tornare alla vita normale. Sarà in grado di respirare, mangiare, vedere.”

Per recuperare la motricità del viso ci sono voluti otto mesi. L’operazione è stata successivamente riconosciuta all’ASRM come il miglior esempio di chirurgia ricostruttiva del 2013.

Il trapianto di faccia più complesso

Un altro caso diventato famoso è quello relativo allo sfortunato Richard Lee Norris, noto per quello che è probabilmente il trapianto facciale più complicato che sia mai stato eseguito. Questo ragazzo americano, è stato raggiunto al volto da un colpo di pistola che gli ha devastato il viso, passando attraverso cute. ossa, muscoli e denti. Dopo numerosi interventi di chirurgia plastica oggi mostra una nuova faccia. All’epoca dell’incidente (1997) Richard Lee Norris aveva 23 anni e non esistevano ancora i trapianti facciali. Per più di dieci anni ha vissuto chiuso in casa vergognandosi di quello che era diventato ed uscendo solo la notte, con il volto coperto – nonostante gli interventi di ricostruzione parziale del viso. E’ stata la notizia di un donatore anonimo – i cui organi hanno salvato altri 5 pazienti – a fargli tornare la speranza, assieme all’equipe dei medici del reparto di chirurgia plastica, ricostruttiva e maxillo-facciale della Scuola di medicina dell’Università del Maryland. Il paziente è stato così sottoposto ad un intervento di 36 ore, durante il quale hanno lavorato 150 persone, fra medici, infermieri e personale sanitario e in cui gli sono stati sostituiti mascella, denti, lingua, muscoli e nervi. Sono state inoltre utilizzate tecniche d’avanguardia e medicine sperimentali, grazie anche alle sovvenzioni date nei progetti volti a ridare un volto ai veterani che subiscono gravi lesioni negli scenari di guerra dove gli USA sono impegnati. Dopo aver superato con successo la fase post operatoria, Richard Lee Norris ha annunciato di essere fiero del suo nuovo volto e di voler essere studiato per il resto della sua vita.

Altri casi famosi

Il caso di Grzegorz e di Richard Lee Norris non sono gli unici trapianti di faccia realizzati al mondo, ci sono molti altri casi diventati famosi, tra cui spiccano la polacca Joanna (operata dallo stesso Adam Maciejewski) e la francesa Isabelle Dinoire, purtroppo in seguito deceduta.

Leggi anche:

Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o unisciti al nostro gruppo Facebook o ancora seguici su Twitter, su Instagram, su Mastodon, su YouTube, su LinkedIn, su Tumblr e su Pinterest, grazie!

Differenza tra lipoma e liposarcoma: sintomi comuni e diversi

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma DIFFERENZA LIPOMA LIPOSARCOMA SINTOMI DIVERSI Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano.jpgLipoma e liposarcoma sono tumori formato da tessuto adiposo, tuttavia sono molto diversi tra loro. La prima importante differenza è che il lipoma è un tumore benigno, generalmente ben circoscritto e limitato da una capsula; invece il liposarcoma è un tumore maligno (o cancro): in pratica il liposarcoma è la forma maligna del lipoma. A tale proposito leggi anche: Che differenza c’è tra tumore benigno o maligno, neoplasia, cancro?

Lipoma e liposarcoma si presentano spesso, ma non esclusivamente, come un nodulo di grasso sotto la pelle, tuttavia il liposarcoma si sviluppa di solito più in profondità rispetto al lipoma.

Il lipoma appare più frequentemente su collo, spalle, schiena, addome, braccia e cosce, mentre il liposarcoma si manifesta più spesso in addome (in sede retroperitoneale).

Leggi anche: Cos’è un tumore? Perché viene il cancro? Quali sono le cause?

I liposarcomi tipicamente, al contrario dei lipomi:

  • crescono in modo rapido;
  • sono spesso dolorosi (il dolore viene percepito di solito solo quando la lesione inizia ad aumentare di volume);
  • sono poco mobili;
  • possono dare origini a metastasi, a tale proposito vi consiglio di leggere questo articolo: Cosa sono le metastasi? Tutti i tumori danno metastasi?
  • vanno trattati subito con intervento chirurgico con escissione completa, e chemioterapia adiuvante in funzione dello stadio della malattia.

I lipomi tipicamente, al contrario dei liposarcomi:

  • tendono a non crescere in dimensioni o a crescere lentamente;
  • non sono quasi mai dolorosi;
  • sono mobili;
  • non devono essere immediatamente rimossi chirurgicamente.

Leggi anche: Lipoma: cause, sintomi, cure, quando è pericoloso

Durante la fase di diagnosi, il medico effettuerà tutti gli accertamenti (specie ecografia e risonanza magnetica) per distinguere il lipoma dal liposarcoma. La conferma viene formulata mediante esame istologico del tessuto, cioè con una biopsia o con la biopsia escissionale. La biopsia viene fatta tramite agobiopsia, con ago tranciante, ecoguidata, e questo esame consente di porre diagnosi di certezza, e di fare un grading e una stadiazione della malattia. Nel reperto bioptico vengono spesso riscontrati lipoblasti; si tratta di cellule con un abbondante citoplasma chiaro multi-vacuolato.

Dopo che un liposarcoma è stato asportato e le terapie adiuvanti sono state completate, sono opportuni periodici controlli per evidenziare tempestivamente eventuali segni di recidiva locale o di metastasi a distanza. Tali controlli comprendono in genere un esame obiettivo, radiografie della sede operata e indagini radiologiche del torace e del distretto addominopelvico (solitamente TAC). Dopo la rimozione di un lipoma, tutta questa serie di esami è molto più limitata.

Le persone con lipomi non hanno maggiore probabilità di sviluppare liposarcomi in futuro, ad eccezione delle persone con lipomi atipici. Anche se questa forma può trasformarsi in un liposarcoma, si tratta di una situazione estremamente rara.

Leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

Lipoma: cause, sintomi, cure, quando è pericoloso, quando e come va rimosso

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma LIPOMA CAUSE SINTOMI PERICOLOSO Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpgIl lipoma è un tumore benigno formato da tessuto adiposo, generalmente ben circoscritto e limitato da una capsula. Tende a svilupparsi nel tessuto adiposo sottocutaneo, ma può Continua a leggere

Lupus eritematoso sistemico (LES): cause, sintomi, diagnosi e terapie

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma LUPUS ERITEMATOSO SISTEMICO LES CAUSE Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpgIl lupus eritematoso sistemico (da cui l’acronimo “LES“, o semplicemente “lupus“; in inglese “systemic lupus erythematosus“, da cui l’acronimo “SLE“) è una patologia del connettivo cronica di natura autoimmune, che può colpire diversi organi e tessuti del corpo. Come accade nelle altre malattie autoimmuni, il sistema immunitario produce autoanticorpi che, invece di proteggere il corpo da virus, batteri e agenti estranei, aggrediscono cellule e componenti del corpo stesso, causando infiammazione e danno tissutale. Il meccanismo patogenetico è un’ipersensibilità di III tipo, caratterizzata dalla formazione di immunocomplessi. Il lupus è una patologia caratterizzata da manifestazioni eritematose cutanee e mucose, sensibilità alla luce del sole e coinvolgimento sistemico di quasi tutti gli organi e apparati come il rene, le articolazioni, il sistema nervoso centrale, le sierose e il sistema emopoietico, dovute a deposito di immunocomplessi e complemento. Colpisce più frequentemente le donne, soprattutto fra i 15 e i 40 anni.

Leggi anche: Malattie reumatiche: cosa sono, come si curano, sono pericolose?

Etimologia

Il termine “Lupus” è una parola latina che significa “lupo” e si riferisce alla caratteristica eruzione cutanea a forma di farfalla riscontrata sul viso di molti pazienti affetti da LES, che ricordava ai medici i contrassegni bianchi presenti sul muso dei lupi. Secondo altri invece le lesioni cicatriziali successive al rash assomigliavano a quelle lasciate dai morsi o graffi dei lupi.

Che cos’è il lupus eritematoso sistemico?

Il lupus eritematoso sistemico (LES) è una malattia del connettivo (connettivite) caratterizzata da manifestazioni eritematose cutanee e mucose, sensibilità alla luce del sole e coinvolgimento sistemico di quasi tutti gli organi e apparati come il rene, le articolazioni, il sistema nervoso centrale, le sierose e il sistema emopoietico, dovute a deposito di immunocomplessi e complemento.

Tipologie

Esistono forme particolari di lupus:

  • lupus indotto da farmaci: caratterizzato dalla presenza degli anticorpi anti-istone;
  • lupus neonatale: causato dal trasferimento trans-placentare degli anti-SSA che possono causare nel neonato manifestazioni cutanee eritematose transitorie o blocchi atrio-ventricolari permanenti;
  • lupus cutaneo: caratterizzato solo dalle manifestazioni cutanee (anche se esistono dei casi che evolvono in forme sistemiche) le cui varianti principali sono il lupus discoide e il lupus cutaneo subacuto.

Epidemiologia

Il LES colpisce più frequentemente le donne, soprattutto fra i 15 e i 40 anni; il rapporto di incidenza tra femmine e maschi è di 9:1. Negli uomini con la sindrome di Klinefelter, caratterizzata dalla presenza di un genotipo 47,XXY, la prevalenza è simile a quella nel sesso femminile, suggerendo un possibile coinvolgimento del cromosoma X nella patogenesi della malattia. Possono verificarsi casi di familiarità, ma più spesso è una malattia sporadica. La prevalenza del lupus eritematoso sistemico varia considerevolmente a seconda del paese, dell’etnia e del genere.

Leggi anche: Fibromialgia: sintomi, cause, cura e tender points

Cause e fattori di rischio del lupus

Le cause della malattia non sono note, si ritiene che alla base ci sia un’alterata clearance delle cellule apoptotiche con conseguente reazione autoimmune nei confronti del DNA e di altri antigeni intracellulari. Nella patogenesi della malattia è coinvolta anche l’esposizione di antigeni intracellulari da parte dei cheratinociti danneggiati dai raggi UV; infatti l’esposizione al sole nei soggetti lupici è in grado di provocare le manifestazioni cutanee e flare (riattivazioni) di malattia.
La differente incidenza della malattia tra uomini e donne sembra possa essere dovuta a un ruolo importante di fattori ormonali ed epigenetici nella suscettibilità alla malattia del sesso femminile.

Sintomi e segni del lupus

I sintomi e segni del lupus sono molto vari:

  • sintomi sistemici: febbre e stanchezza;
  • segni cutanei e mucosi: rash a farfalla al volto, lesioni eritematose nelle zone esposte al sole, alopecia areata e perdita diffusa di capelli, lesioni rosso-violacee del palato duro e nasali, vasculite cutanea;
  • coinvolgimento renale: sindrome nefritica e sindrome nefrosica;
  • coinvolgimento articolare: artralgie e artrite;
  • coinvolgimento delle sierose: pericarditi e pleuriti;
  • coinvolgimento del sistema emopoietico: leucopenia, anemia emolitica, piastrinopenia;
  • coinvolgimento del sistema nervoso centrale: deficit di concentrazione, epilessia, psicosi.

Alcuni pazienti con lupus hanno un più alto rischio di sviluppare depressione ed altre malattie psichiatriche.

Leggi anche: Astenia, sonnolenza, stanchezza: cosa li causa e come curarle

Diagnosi

I criteri classificativi del lupus comprendono la presenza di quattro tra le manifestazioni cliniche e laboratoristiche di malattia o una biopsia renale probante con ANA o anti-DNA positivi.

Alla base della diagnosi vi è la presenza degli anticorpi anti nucleo (ANA), positivi in più del 90% dei casi. Le specificità più frequenti e specifiche sono gli anti-DNA seguiti dagli anti-Sm/RNP; si è osservato che le variazioni dei livelli degli anti-DNA correlano con l’andamento della malattia. Ugualmente frequenti, ma non specifici, sono gli anti-SSA e gli anti-SSB.
Una percentuale significativa di pazienti affetti da lupus presenta positività degli anticorpi anti-fosfolidipi (LAC, anticardiolipina, anti-beta 2 glicoproteina I), anticorpi in grado di provocare trombosi e aborti.

Esami strumentali per la determinazione dell’attività di malattia e per la stadiazione del coinvolgimento d’organo sono:

  • Esami ematici: il dosaggio del complemento (C3 e C4, che si abbassa in caso di malattia attiva), l’emocromo, la creatinina;
  • Analisi del sedimento urinario e la determinazione della proteinuria nelle 24 ore;
  • Biopsia renale: consente di classificare l’eventuale coinvolgimento renale in 5 classi che prevedono protocolli terapeutici e prognosi diverse;
  • RMN encefalo con mezzo di contrasto;
  • Elettroencefalogramma;
  • Ecocardiogramma;
  • Rx torace;
  • Ecografia articolare.

Leggi anche:

Trattamenti

Il trattamento delle fasi acute di malattia e delle manifestazioni d’organo più importanti si basa sull’uso di corticosteroidi endovena o per via orale, dapprima ad alte dosi poi alla più bassa dose sufficiente al controllo della malattia.

Gli antimalarici, come l’idrossiclorochina, se non controindicati, costituiscono la terapia di fondo di tutti i pazienti con lupus poiché riducono la frequenza dei flare, sono particolarmente efficaci nel controllare le manifestazioni cutanee e articolari di malattia e si possono utilizzare in gravidanza.
Agli anti-malarici si possono associare immunosoppressori come la ciclofosfamide, prima linea nel trattamento della glomerulonefrite lupica, l’azatioprina, comunemente utilizzata come terapia di mantenimento dopo ciclofosfamide e nel trattamento delle principali manifestazioni di malattia, il micofenolato mofetile, utilizzabile sia come terapia di induzione che di mantenimento della glomerulonefrite lupica, la ciclosporina, utile in caso di glomerulonefrite membranosa, ed il metotrexate, in caso di prevalenti manifestazioni artritiche non rispondenti agli anti-malarici.

Sono in studio numerosi farmaci biologici per il trattamento del lupus; è attualmente disponibile in commercio un anticorpo monoclonale (Belimumab) diretto contro la molecola BAFF, fattore di sopravvivenza dei linfociti B responsabili della produzione di anticorpi, che è efficace nel controllare il lupus attivo nonostante la terapia standard.

Leggi anche:

Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, segui la nostra pagina Facebook o unisciti al nostro gruppo Facebook o ancora seguici su Twitter, su Instagram, su Mastodon, su YouTube, su LinkedIn, su Tumblr e su Pinterest, grazie!

Labbra screpolate e gonfie: cause e rimedi in bambini ed adulti

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma LABBRA SCREPOLATE SECCHE RIMEDI NATURALI Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata Macchie Capillari Ano PeneQuando si tratta di contrastare l’azione degli agenti atmosferici, la pelle è sempre in prima linea in quanto a difesa. Ma sono le labbra a dover sopportare il peso degli “attacchi” di sole, vento, freddo e aria secca. Le labbra sono membrane mucose e in quanto tali sono rivestite da uno strato superficiale di pelle molto sottile. Rispetto alla pelle del resto del viso, le labbra sono molto più inclini a seccarsi. La ricerca scientifica, infatti, ha dimostrato che l’organismo perde la propria naturale umidità attraverso le labbra 10 volte in più rispetto alle altri parti del viso o del corpo. L’aria invernale secca, le raffiche di vento freddo e la scarsa umidità presente negli ambienti chiusi, causano la disidratazione delle labbra. Quando le cellule della pelle vengono private della loro naturale umidità, diventano fragili, comportando la screpolatura delle labbra e la formazione di piccoli taglietti talvolta dolorosi, associati talvolta a gonfiore.

Cosa NON fare

Inumidirsi le labbra con la lingua. L’istinto di passare la lingua sulle labbra quando sono screpolate può, in realtà, peggiorare la situazione. L’evaporazione della saliva, infatti, comporta una maggiore disidratazione della pelle. E’ bene ricordare che la saliva contiene acidi deputati alla scissione del cibo. Tali acidi causano irritazione quando sono a contatto con la pelle screpolata delle labbra. Un altro errore che molte persone compiono, nel tentativo di eliminare il problema, è quello di utilizzare prodotti per scrub o peeling oppure di mordere e strappare quelle fastidiose pellicine che talvolta si formano sulle labbra quando sono screpolate. Tali azioni possono comportare sanguinamento e grave disagio. Ciò, oltretutto, non fa altro che rallentare il processo di guarigione e irritare ulteriormente la pelle. Nel peggiore dei casi, è anche possibile sviluppare una infezione causata dall’entrata dei batteri nelle spaccature della bocca. Una complicazione comune è la cheilite, che può essere correlata ad una infezione da candida agli angoli della bocca. Tale condizione è curabile tramite l’applicazione di una crema topica antimicotica. Inoltre, irritare o sottoporre la pelle intorno alla bocca ad un maggiore stress, può comportare il risveglio del virus dormiente dell’herpes e causare la potenziale insorgenza di un herpes labiale. Le labbra screpolate espongono anche le terminazioni nervose (punto in cui il virus dell’herpes trova luogo fertile). Tale esposizione, quindi, può anch’essa stimolare il virus.

Leggi anche:

Come proteggere le labbra

La labbra necessitano di una barriera protettiva. Il balsamo per labbra, altrimenti detto lip balm, agisce come una sorta di scudo protettivo, ponendo la pelle delicata delle labbra al riparo dagli agenti atmosferici e dalla estrema secchezza degli ambienti chiusi. La parola d’ordine quindi è proteggere sempre le labbra. Preservare la naturale umidità della pelle ne favorisce una più rapida guarigione. E’ consigliabile applicare un balsamo o una pomata emollienti piuttosto che soluzioni in stick. L’obiettivo è quello di creare una barriera occlusiva che possa preservare l’umidità naturale della pelle mantenendo, al contempo, la pelle debitamente idratata grazie all’azione degli oli benefici. Inoltre, l’applicazione di un agente occlusivo contribuirà a porre rimedio alle spaccature profonde presenti sulle labbra screpolate, proteggendole da infezioni e irritazioni. Il petrolato è uno degli agenti occlusivi più comuni, ma è possibile nutrire le labbra screpolate anche con olio di semi di ricino, burro di karitè, olio di semi di girasole o squalane. Per mantenere le labbra umide, i dermatologi suggeriscono ingredienti come acido ialuronico, sodio PCA e glicerina. Un altro ingrediente di fondamentale importanza è il fattore di protezione solare (SPF). Se la pelle delle labbra viene compromessa dall’azione dei raggi UV, la possibilità che si screpoli è maggiore. Quindi è essenziale proteggere le labbra anche dal sole per contrastare l’eventuale formazione di quelle fastidiose pellicine di cui sopra.

Attenzione ad alcuni ingredienti

Esistono alcuni trattamenti per le labbra che fanno più male che bene. Molti ingredienti (tra cui eucalipto, mentolo e canfora) possono provocare secchezza e irritazione. Per le persone con pelli inclini all’acne, è consigliabile utilizzare prodotti privi di petrolato. In alcuni casi, tale ingrediente può favorire l’occlusione dei pori e causare la comparsa di punti neri o acne. Evitate i prodotti venduti in piccoli vasetti. Immergere le dita in un vasetto non è sicuramente igienico quanto l’utilizzo di una soluzione in tubetto.

Per una protezione costante delle labbra

Il trucco per evitare la screpolatura delle labbra, è quello di applicare il balsamo per tempo e spesso. Applicatelo anche prima di andare a dormire. Molte persone tendono a dormire con la bocca aperta e questo porta le labbra a seccarsi. Così facendo, avrete meno probabilità di svegliarvi con le labbra screpolate. Quando procedete all’acquisto del prodotto scelto, acquistatene due tubetti e teneteli sempre a portata di mano (in macchina, vicino al letto o nel cassetto della vostra scrivania). E’ consigliabile, inoltre, posizionare un umidificatore in casa, specie di notte, che contribuisca a preservare il livello naturale di umidità della pelle. Bere molta acqua contribuisce a contrastare la disidratazione, ulteriore causa di labbra screpolate.

Dipendenza da balsamo per le labbra?

Per qualche oscura ragione, il termine “dipendenza” è sulla bocca di tutti quando si parla di balsamo per le labbra. Ma l’impiego di tale parola è ampiamente abusato in molteplici circostanze, tra cui questa. E’ possibile essere “dipendenti” dalla sensazione che procura l’applicazione del balsamo sulle labbra, ma non c’è nulla di correlabile alla dipendenza quando si tratta di balsami non medicati. Alcuni ingredienti, come la canfora e il mentolo, possono dar vita ad un circolo vizioso, ma non di certo ad una dipendenza. Alcuni ingredienti presenti nei balsami per le labbra, che favoriscono un più rapido assorbimento, possono far percepire le labbra come meno umide rispetto alla precedente applicazione, inducendo la persona ad applicarlo nuovamente. Questo, comunque, non significa che le labbra dipendano dal balsamo.

E se le labbra screpolate colpiscono un bambino?

Se il vostro bimbo ha le labbra screpolate o tagliate, nella maggioranza dei casi non occorre che andiate dal medico: ci sono alcuni ottimi rimedi casalinghi che possono risolvere la situazione. Ma prima di applicare qualunque cosa sulle labbra del vostro piccolo, aspettate un paio di giorni perché potrebbero guarire naturalmente. Se restano screpolate, ci sono vari possibili trattamenti. Applicate delicatamente della vaselina sulle labbra del neonato. Essa è un efficace idratante ed è consigliata dai pediatri. Una soluzione alternativa è la lanolina: è una miscela di composti organici, costituente il grasso di lana depurato, usata in farmacia e per la preparazione di cosmetici e pomate. Potete anche applicare dell’olio di oliva per mantenere idratate le labbra mentre la natura le guarisce. Ci sono molti fattori climatici e dietetici che contribuiscono alle labbra screpolate, come l’eccessiva esposizione al sole, l’aria molto secca o fredda: cercate di evitare a vostro figlio l’esposizione a tali fattori.

I migliori prodotti per l’igiene orale

Qui di seguito trovate una lista di prodotti di varie marche per la cura ed il benessere della bocca e del viso, in grado di migliorare l’igiene orale, combattere l’alito cattivo, pulire la lingua dalla patina ed idratare le labbra. Noi NON sponsorizziamo né siamo legati ad alcuna azienda produttrice: per ogni tipologia di prodotto, il nostro Staff seleziona solo il prodotto migliore, a prescindere dalla marca. Ogni prodotto viene inoltre periodicamente aggiornato ed è caratterizzato dal miglior rapporto qualità prezzo e dalla maggior efficacia possibile, oltre ad essere stato selezionato, testato ripetutamente ed usato dal nostro Staff di esperti:

Leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

Si spalma lo sperma fresco di un suo amico sul viso [VIDEO]

Ecco un video dove la giovane inglese Tracy Kiss (di cui avevamo parlato in questo articolo), si applica lo sperma fresco sul viso e spiega i benefici per la pelle di questo particolare trattamento dermatologico.

IL VIDEO E’ STATO ELIMINATO. Siamo spiacenti per il disago. Continuate la lettura con questi altri articoli:

Lo Staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o unisciti al nostro gruppo Facebook o ancora seguici su Twitter, su Instagram, su Mastodon, su YouTube, su LinkedIn, su Tumblr e su Pinterest, grazie!

Questa ragazza si spalma ogni giorno lo sperma di un amico sul viso: perché lo fa?

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma RAGAZZA SI SPLAMA SPERMA AMICO VISO Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpgLa cura e la salute della pelle sono molto importanti, specie quella del viso. Esistono centinaia di trattamenti adatte a questo scopo, dalle maschere allo yogurt, a quelle al fango, ma la 28enne inglese Tracy Kiss, di Wendover, ha probabilmente il suggerimento più stravagante: lo sperma. Esatto, questa madre single e beauty blogger applica sperma umano sulla sua pelle ogni giorno: grazie allo sperma – a suo dire – è riuscita a curare la couperose (o rosacea) contro la quale ha combattuto per una vita intera. Si tratta di una dermatosi che infiamma la pelle, soprattutto del viso.

Sperma al posto dei farmaci
Al posto di usare gli antibiotici, un medicinale molto comune per il trattamento della rosacea, Tracy ha deciso di fare una prova con qualcosa di molto più naturale. Da un punto di vista biologico o chimico non ci sono motivi per non utilizzare lo sperma sulla pelle. Oltre a lipidi, proteine ed enzimi, il seme contiene anche acido citrico, urea, zinco e calcio, molti degli ingredienti che si trovano nei prodotti di cura della pelle. Se volete vedere un video dove la giovane si spalma lo sperma sul viso e spiega i benefici del farlo, seguite questo link: Si spalma lo sperma fresco di un suo amico sul viso [VIDEO]

Usa sperma fresco di un amico
Le era capitato di leggere qualcosa sullo sperma durante le sue ricerche e ha così deciso di fare un tentativo. La sua pelle ha subito avuto dei miglioramenti evidenti. La pelle ha iniziato ad essere più liscia e anche le zone più infiammate avevano un aspetto più sano. Molto soddisfatta dei risultati, Tracy ha continuato il trattamento, ogni giorno: tutte le mattine, Tracy si spalma del seme fresco sul viso, lo lascia agire 20 minuti e poi lo sciacqua. Usa sempre dello sperma “fresco” che viene da un amico in salute e insiste sul fatto che non prende parte al processo di raccolta. Pensa, comunque, che una volta che troverà un fidanzato, sarà tutto più semplice. Le strane abitudini della giovane, non si fermano certo qui… leggete questo articolo: La ragazza vegana che beve sperma fresco ogni giorno

Leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

Qual è la differenza tra lentiggini ed efelidi?

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma DIFFERENZE LENTIGGINI EFELIDI VISO FACCIARiabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpgAll’apparenza sono molto simili, tuttavia hanno caratteristiche diverse: sto parlando di lentiggini ed efelidi. Vediamo oggi quali sono queste differenze.

Cosa sono le efelidi?

Le efelidi sono piccoli puntini brunastri, più o meno rotondeggianti, piatte (non rilevate e non infiltrate) rispetto la superficie cutanea. La loro formazione è associata ad un aumento della concentrazione di melanina in alcuni punti dell’epidermide, a causa di una produzione irregolare di pigmento sotto l’azione dei raggi ultravioletti presenti nelle radiazioni solari. La tendenza alle efelidi si eredita dai genitori. Queste chiazzette pigmentate fanno solitamente la loro comparsa fin dalla giovane età e sono comuni nei soggetti con pelle chiara e capelli biondi o rossi (fototipo 1 e 2). Le efelidi compaiono soprattutto nelle zone esposte alla luce (volto, parti alte del torace e degli arti superiori e décolleté). Rispetto alle lentiggini, le efelidi presentano un colorito più chiaro e una variazione stagionale, cioè si accentuano tipicamente in estate, con l’esposizione al sole, e tendono ad attenuarsi durante la stagione invernale (non sono, quindi, permanenti). L’aspetto delle efelidi può migliorare con l’applicazione di creme schiarenti e peelings leggeri.

Cosa sono le lentiggini?

Le lentiggini sono discromie cutanee di tipo ipercromico, dovute ad un aumento del numero di melanociti negli strati basali dell’epidermide; la melanina prodotta in quantità superiore, quindi, si concentra in alcune cellule. Le lentiggini si presentano come macchiette piane o leggermente rilevate, di un colore che varia dal marrone chiaro a quello scuro e forma irregolare. Le lentiggini possono manifestarsi in diverse parti del corpo, indipendentemente dall’esposizione della pelle alla luce del sole: in genere, sono evidenti a livello di viso, spalle, arti superiori e dorso delle mani, ma possono comparire anche in zone nascoste alla luce ed a livello delle mucose. Essendo delle iperpigmentazioni dovute ad un accumulo di melanina, le esposizioni intense e prolungate al sole possono accentuare e rendere più numerose queste macchiette. A differenza delle efelidi, non scompaiono nel periodo invernale (sono permanenti); nel caso delle lentiggini, poi, il cambiamento di colore dall’estate all’inverno avviene, ma in maniera meno intensa. Le lentiggini possono essere asportate dal medico con il laser o la diatermocoagulazione.

Leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!