Crollo vertebrale nell’anziano da osteoporosi e tumore: sintomi, diagnosi e terapia

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma CROLLO VERTEBRALE D12 ANZIANO OSTEOPOROSI Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari An Pene.jpgCon “crollo vertebrale” si identifica una patologia caratterizzata dalla perdita dell’altezza della vertebra, che può avvenire in modi diversi. Quasi sempre si verifica un crollo vertebrale in soggetti di età avanzata e che soffrono di osteoporosi, ma esistono anche fenomeni patologici che possono portare a questa situazione anche soggetti più giovani, come le metastasi vertebrali. Anche la menopausa può portare rischi di fratture, poiché si verifica una perdita continua del tessuto osseo.

Sintomi del crollo vertebrale 
Innanzi tutto c’è da dire che non sempre vi sono sintomi visibili che fanno presupporre un crollo vertebrale, e il paziente può anche non accorgersene. Già dai primi dolori alla schiena si dovrebbe ricorrere a specifici accertamenti per chiarirne la causa e determinarne la terapia. E’ indispensabile che il medico non sottovaluti il caso e si adoperi tempestivamente a prescrivere un immediato controllo. Da sottolineare il controllo periodico della postura e della statura del paziente, che può diminuire a causa della frattura vertebrale.

Diagnosi precoce
Una diagnosi precoce offre la possibilità di intervenire con diversi tipi di trattamenti. La soluzione per una diagnosi accurata, in questi casi, è un’esame radiologico o una tac, attraverso il quale è possibile accorgersi della frattura e valutarne la gravità, in modo da trattarla con le dovute terapie. E’ di fondamentale importanza affidarsi a strutture adeguate e a professionisti esperti che svolgono l’esame con competenza e accertino la giusta diagnosi.

Terapia per crollo vertebrale
Esistono diversi modi per guarire o migliorare il crollo vertebrale, e cambiano tutti a seconda della gravità del caso. Può essere necessaria una cura farmacologia, l’uso di un busto, la terapia fisioterapica o un intervento chirurgico. Spesso si ricorre anche alla cifoplastica, che è una modifica della vertebroplastica e che consiste nel posizionamento di due cateteri a palloncino dentro la vertebra prima di chiuderla col cemento osseo. I vantaggi di questa terapia sono molteplici: innanzi tutto, non è dolorosa e aumenta notevolmente la consistenza della vertebra; inoltre, può essere praticata su soggetti anziani ed evita una prolungata degenza ospedaliera. Non solo, non c’è alcun pericolo che il cemento fuoriesca e riduce drasticamente il rischio di complicazioni. Naturalmente, qualsiasi sia il trattamento, è indispensabile un riposo prolungato a cui è consigliabile far seguire un periodo di fisioterapia. Particolarmente indicati saranno esercizi posturali e di respirazione, associati a cauti massaggi dei muscoli paravertebrali con la possibilità di utilizzare inoltre strumenti antidolorifici ed antinfiammatori.

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Orzaiolo: i sintomi pericolosi da far controllare al medico

MEDICINA ONLINE OCCHIO EYE MIOPIA ASTIGMATISMO IPERMETROPIA PRESBIOPIA VISTA VEDERE DIOTTRIA CONI BASTONCELLI CERVELLO SENSOL’orzaiolo è quasi sempre un problema non grave, talvolta però è possibile l’insorgenza di complicazioni che possono nascondere problemi più gravi. E’ consigliabile contattare immediatamente un oftalmologo (specialista nello studio dell’occhio, delle sue funzioni e delle sue malattie) in presenza di uno qualsiasi dei seguenti segni e sintomi:

  • l’occhio appare chiuso e gonfio;
  • arrossamento della zona circostante l’intero occhio;
  • cambiamento o problemi a carico della vista;
  • il gonfiore perdura per più di 3 settimane;
  • l’orzaiolo o gli orzaioli tendono a ricomparire o presentano la fuoriuscita di sangue;
  • le ciglia tendono ad abbassarsi;
  • l’orzaiolo si trova sulla palpebra inferiore, vicino al naso;
  • la parte bianca dell’occhio diventa rossa;
  • l’occhio continua a drenare secrezioni di pus o dense;
  • presenza di febbre superiore a 38°;
  • lacrimazione persistente ed eccessiva;
  • rossore persistente sulla superficie dell’occhio;
  • dolore significativo;
  • ricomparsa dell’orzaiolo, specie se l’insorgenza si verifica nella medesima posizione di un orzaiolo precedente;
  • gonfiore dei linfonodi del collo;
  • visione doppia.

E’ consigliabile recarsi da un oftalmologo in presenza di uno qualsiasi dei suddetti sintomi. Qualora non fosse possibile essere visitati nell’immediato da un oftalmologo, è consigliabile recarsi al pronto soccorso, in caso di insorgenza di uno qualsiasi dei problemi succitati.

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Endometriosi: cause, sintomi e menopausa

MEDICINA ONLINE VAGINA VULVA APPARATO GENITALE FEMMINILE SCHEMA ANATOMIA UTERO TUBE FALLOPPIO OVAIOL’endometriosi è una condizione che si verifica quando l’endometrio si espande in zona pelvica. L’endometrio è la mucosa che riveste la cavità uterina: questo provoca dei dolori alle ovaie e vengono coinvolti anche vescica, retto e vagina.

Sintomi e cause

Le cause di questa malattia non sono ancora chiare. Alcuni fattori di rischio sarebbero da ricondursi alla giovane età e alla familiarità con la malattia.
L’endometriosi si sviluppa, nella maggior parte dei casi, perché l’endometrio raggiunge la zona pelvica durante il ciclo mestruale nei casi in cui le condizioni uterine favoriscano il passaggio delle cellule.
I sintomi più evidenti dell’endometriosi sono i forti dolori addominali o pelvici, ovvero il dolore mestruale; forti dolori durante i rapporti sessuali con la penetrazione; dolore durante la defecazione. Ci sono donne che hanno fastidi pelvici continui, anche non in presenza del ciclo.

Endometriosi e menopausa

Il tessuto endometriale ha bisogno dell’ormone estrogeno per crescere, per questo motivo alcune donne trovano sollievo nella menopausa. Quindi, nei fatti, nonostante le vampate di calore e gli sbalzi d’umore, così come tutti gli altri disturbi, la menopausa nelle donne con endometriosi si traduce in sollievo.

Cure possibili

La cosa migliore da fare, se pensiamo che i nostri disturbi siano troppo invalidanti è andare dal medico specialista. In generale le terapie mediche non guariscono completamente la malattia ma ne attenuano il dolore. Insieme sarà possibile fare visite accurate e approfondite. Se scopriamo di avere davvero l’endometriosi verremo aiutate nell’individuare l’approccio migliore, a seconda della gravità dei sintomi.

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Sindrome di Klinefelter: cariotipo, cause, sintomi e cura

MEDICINA ONLINE SINDROME KLINEFELTER CARIOTIPO CAUSE SINTOMI CURA GENETICA MALATTIA.jpgLa sindrome di Klinefelter è una condizione caratterizzata dalla presenza di un cromosoma sessuale X in più nei soggetti di sesso maschile (47,XXY). Questa condizione prende il nome dal medico statunitense Harry Klinefelter, del Massachusetts General Hospital di Boston, che nel 1942 pubblicò i risultati delle sue ricerche su nove uomini che manifestavano testicoli ipotrofici, aumento del volume delle mammelle e diminuzione/mancanza di peli sulla superficie corporea. L’assetto cromosomico dei soggetti aventi tali caratteristiche fisiche fu identificato negli anni Cinquanta; negli anni Settanta, l’istituto statunitense National Institute of Child Health and Human Development avviò uno screening su larga scala per determinare il tipo di cromosomi sessuali presenti in 40.000 neonati, e la frequenza della condizione XXY. Attualmente, sembra che l’incidenza di XXY sia relativamente alta (circa uno su 1000 neonati maschi); in realtà, solo una bassa percentuale di questi individui sviluppano una vera e propria sindrome, cioè un insieme di disturbi correlati al loro particolare assetto cromosomico. Per questo motivo, molti autori hanno preferito abbandonare la vecchia denominazione di sindrome di Klinefelter, e indicano i soggetti in questione semplicemente come “maschi-XXY”.

CAUSE

Le cause che portano allo sviluppo di un maschio-XXY non sono ancora del tutto conosciute. Sembra che vi possa essere una relazione con l’età in cui la madre affronta la gravidanza, ma non vi sono dati che indichino con precisione la correlazione tra età della madre e incidenza di XXY. Qualunque sia la causa, il meccanismo che conduce alla formazione di un embrione XXY è un’errore al momento della meiosi e della formazione dei gameti nei genitori; tale errore è costituito dalla mancata separazione dei cromosomi omologhi, da cui possono derivare cellule uovo con un corredo cromosomico normalmente aploide ma con due cromosomi sessuali (XX), oppure spermatozoi con corredo cromosomico aploide ma due cromosomi sessuali (X e Y). Al momento della fecondazione, la fusione di uno spermatozoo XY con un uovo normale X, oppure di uno spermatozoo normale Y con un uovo XX produce l’individuo XXY.

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SINTOMI

I maschi-XXY sono spesso più alti dei loro genitori; tendono all’obesità; sono privi o carenti di barba e di peli; possono presentare mammelle più o meno sviluppate (fenomeno detto ginecomastia), e sviluppare una corporatura con proporzioni di tipo femminile (ad esempio, con fianchi più arrotondati e spalle più strette dei maschi XY). Molti di essi, inoltre, sono colpiti da difficoltà nello sviluppo del linguaggio; iniziano a parlare più tardi rispetto agli altri bambini e in seguito possono incontrare problemi nella lettura e nella scrittura. Raggiunta la pubertà, i maschi XXY sviluppano un pene di dimensioni normali; i testicoli rimangono però di dimensioni ridotte (ipogonadismo). Inoltre, questi individui sono sterili.

DIAGNOSI

La condizione XXY può essere diagnosticata attraverso test di diagnosi prenatale, quali l’amniocentesi e l’ esame dei villi coriali. Può altrimenti passare inosservata fino all’età scolare, in cui i bambini XXY possono manifestare difficoltà di linguaggio e di scrittura, presentano un comportamento piuttosto timido e statura elevata; tali caratteri, comunque, non sono sufficienti a una diagnosi. Nell’adolescenza, può comparire l’ingrossamento mammario, ma solo nel 10% dei casi è tale da creare imbarazzo al ragazzo e da fare pensare alla condizione di Klinefelter. La maggior parte dei pazienti Klinefelter vengono diagnosticati in età fertile, quando, dopo aver tentato il concepimento ed essersi rivolti ad un centro di Andrologia, ricevono una diagnosi di infertilità causata da azoospermia. In seguito a tale riscontro e all’effettuazione del cariotipo da sangue periferico, vengono classificati come maschio-XXY.

TERAPIA

L’ingrossamento delle mammelle dei maschi-XXY, se è particolarmente accentuato, può trovare una risoluzione chirurgica; iniezioni regolari di testosterone e altri ormoni androgeni, praticate dall’inizio della pubertà, possono favorire la crescita dei peli e lo sviluppo di una struttura corporea di tipo maschile. Le difficoltà di linguaggio possono migliorare con l’ausilio di specialisti, tanto più quanto più precocemente inizia il trattamento. L’infertilità dei maschi-XXY, invece, in genere non può essere trattata; sono noti comunque alcuni rari casi di maschi-XXY capaci di procreare con tecniche di fecondazione assistita. Non sono note nascite di bambini 47,XXY da padri Klinefelter.

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I 5 sintomi poco conosciuti del diabete

MEDICINA ONLINE PELLE COLLO MACCHIE ROSSO PRURITO GRATTARE GLICEMIA DIABETE ANALISI INSULINA ZUCCHERO CARBOIDRATI CIBO MANGIARE DIETA MELLITO TIPO 1 2 CURA TERAPIA FARMACI STUDIO NUOVE TENOLOGIE TERAPIE CEROTTO.jpgIl diabete è una malattia che si manifesta quando i livelli di glucosio nel sangue sono troppo alti, il che, in alcuni casi, danneggia gli occhi, i reni e i nervi. Non tutti coloro ai quali viene diagnosticato il diabete manifestano i sintomi più comuni, come sete, intorpidimento a mani o piedi, perdita di peso inspiegabile e costante necessità di andare in bagno. Ecco quindi spiegati i sintomi meno conosciuti del diabete. Se ne individuate uno o vari, dovete fare molta attenzione e farvi subito controllare da un medico.

Uno dei sintomi meno conosciuti del diabete si manifesta quando il glucosio nel sangue raggiunge livelli troppo elevati e, quindi, la pelle diventa secca e, a volte, si avverte un fastidioso prurito. È possibile sentire prurito a mani, braccia, gambe e piedi. Per questo motivo, se notate che la vostra pelle è irritata o che avete prurito, dovete capire se potrebbe essere un problema scatenato dal clima oppure no. Se così non fosse, vi consigliamo di fare un analisi dei livelli di glucosio nel sangue. Il diabete colpisce la circolazione sanguigna e gli arti sono le aree più propense a soffrire irritazioni della pelle.

Forfora o cuoio capelluto secco

In molti non immaginano nemmeno che questo problema sia, in effetti, un sintomo del diabete. Quando si soffre di eccesso di zuccheri nel sangue, il corpo cerca il modo di eliminarlo attraverso le urine, il che è normale. Nonostante ciò, a volte, eliminare troppi liquidi dall’organismo causa disidratazione, la quale colpisce diverse zone del corpo. Questo problema provoca la formazione di squame sul cuoio capelluto, il che può rivelarsi alquanto scomodo e fastidioso. Questa può anche essere causa di dermatite seborroica, comunemente conosciuta come forfora. Poiché la pelle è l’organo più grande del corpo umano, può estendersi a tutto il cuoio capelluto. L’infiammazione che colpisce questa zona, inoltre, crea le condizioni perfette per la proliferazione del fungo Pityrosporum, ulteriore causa della forfora. Appena questo microorganismo si attacca alla pelle, inizia a usare il grasso del cuoio capelluto per nutrirsi e tende quindi ad espandersi rapidamente in pochi giorni sotto forma di piccole squame bianche.

Russare

Forse questo sintomo vi sorprenderà un po’. Tuttavia, è possibile che i livelli di zucchero nel sangue aumentino a causa dei problemi relazionati ai disturbi respiratori durante il sonno. Questo disturbo si conosce come apnea del sonno. Forse vi sembrerà alquanto fastidioso, ma è meglio prevenire questo sintomo, perché, spesso, quando dormiamo, liberiamo gli ormoni dello stress, che possono aumentare di molto i livelli di zucchero nel sangue. È fondamentale trattare questo disturbo e prevenire la comparsa del diabete. Russare è strettamente collegato a un gran numero di malattie che, forse, pensate non abbiano nulla a che vedere con il diabete. Nonostante ciò, potrebbe essere un fattore predominante nello sviluppo del diabete, perché è causato da pause nella respirazione che si devono al rilassamento della muscolatura, il che restringe le vie respiratorie. Quando si russa, si ostacola l’entrata dell’ossigeno nei polmoni e, in questo modo, si interrompe la catena metabolica del glucosio.

Problemi di udito

Sapevate che la perdita d’udito può essere un sintomo del diabete? Se iniziate a notare che dovete alzare sempre di più il volume della televisione perché vi è difficile sentirla o se, quando avete una conversazione, dovete spesso chiedere al vostro interlocutore di ripetere ciò che ha detto, vi consigliamo di farlo presente al vostro medico. Vari studi hanno dimostrato che la perdita di udito potrebbe, in effetti, essere un indicatore della presenza del diabete. Coloro che presentano livelli elevati di zucchero nel sangue sono più propensi a soffrire di qualche lesione auditiva, rispetto alle persone che, invece, presentano giusti livelli di glucosio. Ciò si deve al fatto che livelli molto elevati di glucosio danneggiano i nervi dell’orecchio interno e i vasi sanguigni, alterandone il funzionamento.

Cambiamenti alla vista

Il diabete scatena cambiamenti nei fluidi corporei e ciò si ripercuote anche sulla vista. In effetti, si tratta di un sintomo molto comune. Può accadere che alcuni pazienti, prima di ricevere la diagnosi di diabete, inizino a vedere meglio. All’improvviso, smettono di avere bisogno degli occhiali perché riescono a vedere bene anche senza. Quando ciò accade, il miglioramento non è permanente. Non appena i livelli di glucosio si stabilizzano, il paziente torna ad avere bisogno degli occhiali. Tuttavia, non allarmatevi, perché non si tratta di una retinopatia diabetica. Questa malattia, provoca l’ostruzione dei vasi sanguigni che si trovano dietro l’occhio. Nelle prime fasi del diabete, l’occhio non è in grado di mettere bene a fuoco, perché i livelli di glucosio nel sangue sono molto alti. Questo può far sì che gli occhi cambino forma, ma non significa che il diabete faccia perdere del tutto la vista. Dopo un po’, i livelli di zucchero si stabilizzano e non avrete alcun problema, ma solo se mantenete livelli ottimali di glucosio nel sangue.

Molto spesso, questi sintomi si ignorano perché si collegano ad altre malattie. Se avete notato uno o alcuni di questi cambiamenti, accompagnati ai sintomi più comuni del diabete, dovete andare da uno specialista per farvi dare una diagnosi più precisa e il trattamento giusto.

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Diagnostica per immagini nell’aneurisma cerebrale

Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Specialista in Medicina Estetica Roma MAL DI TESTA VIVEVA CERVELLO Verme HD Radiofrequenza Rughe Cavitazione Cellulite Luce Pulsata Peeling Pressoterapia Linfodrenante Mappatura Nei Dietologo DermatologiaPer meglio comprendere l’argomento, leggi prima: Aneurisma cerebrale rotto e non rotto: cause, sintomi, diagnosi e cura

Nella maggior parte dei casi gli aneurismi cerebrali vengono scoperti solo quando già si sono rotti e quindi vanno trattati come emergenze, tuttavia l’aneurisma può essere anche scoperto per caso quando ci si sottopone ad esami di diagnostica per immagini alla testa per altri motivi. Se all’improvviso il paziente inizia ad avere un forte mal di testa o altri sintomi collegabili alla rottura di un aneurisma, dovrà sottoporsi a una serie di esami per capire se ha avuto un’emorragia nello spazio tra il cervello e i tessuti circostanti (emorragia subaracnoidea) o un altro tipo di problema. Se c’è stata emorragia il personale sanitario capirà se la causa è da imputare alla rottura di un aneurisma. Gli stessi esami andranno svolti anche se si soffre dei sintomi di un aneurisma silente, ad esempio di male dietro all’occhio, di anomalie nella visione e di paralisi in un lato del volto.

Tra gli esami diagnostici ricordiamo:

  • Tomografia computerizzata (TAC). Di solito è il primo esame radiografico usato per capire se si è verificata o meno un’emorragia cerebrale. L’esame produce immagini a due dimensioni di sezioni del cervello. Durante l’esame, può essere iniettato un mezzo di contrasto che facilita l’osservazione della circolazione nel cervello e può indicare la posizione dell’aneurisma. Questa variante dell’esame è detta TAC angiografia.

  • Puntura lombare. Intervento di estrazione del liquido cefalorachidiano dalla colonna vertebrale con una siringa. Se si ha avuto un’emorragia subaracnoidea, con ogni probabilità ci saranno dei globuli rossi nel liquido che circonda il cervello e il midollo spinale (liquido cefalorachidiano).

  • Angiogramma o arteriogramma cerebrale. Durante quest’intervento, il medico inserisce un tubicino flessibile (catetere) in una delle arterie principali (di solito nella zona inguinale) e lo guida verso il cuore e poi nelle arterie cerebrali. Uno speciale mezzo di contrasto iniettato nel catetere attraversa le arterie e raggiunge il cervello. La serie di radiografie che vengono scattate, poi, può scoprire dettagli relativi alla condizione delle arterie e alla posizione dell’aneurisma che si è rotto. Questo esame è più invasivo rispetto ai precedenti e di solito è eseguito quando gli altri non sono sufficienti.

  • Risonanza magnetica (MRI). La risonanza magnetica usa un campo magnetico e le onde radio per creare immagini dettagliate del cervello, in due o in tre dimensioni. La risonanza magnetica con mezzo di contrasto (angiografia con mezzo di contrasto) migliora la qualità delle immagini dei vasi sanguigni e del sito in cui l’aneurisma si è rotto. Con questa tecnica diagnostica, le immagini possono risultare migliori rispetto a quelle della TAC.

In generale gli esami di diagnostica per immagini non sono consigliati quando si tratta di prevenire e tenere sotto controllo gli aneurismi silenti, ma sono necessari degli esami di screening se in passato si è verificata la rottura di un aneurisma in un genitore o fratello e/o se si soffre di un disturbo congenito che fa aumentare il rischio di aneurisma cerebrale. Lo screening dell’aneurisma può essere definito come screening iniziale (ad es. di un gruppo di pazienti considerati ad alto rischio) o di follow-up di screening in soggetti selezionati. Lo scopo ultimo dello screening non è soltanto quello di individuare o curare le lesioni, ma piuttosto quello di aumentare il numero di anni con una buona qualità della vita per il paziente.

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Cosa si prova e cosa succede quando si rompe un aneurisma cerebrale?

Dott. Loiacono Emilio Alessio Medico Chirurgo Medicina Chirurgia Estetica Benessere Dietologia Sessuologia Ecografie Tabagismo Smettere di fumare Perchè è così difficile smettere di fumare Perchè mi sento depresso dopoPer meglio comprendere l’argomento, leggi prima: Aneurisma cerebrale rotto e non rotto: cause, sintomi, diagnosi e cura

Un aneurisma cerebrale può:

  • essere asintomatico, e quindi scoperto per caso in corso di accertamenti neuroradiologici eseguiti per altri motivi (es. mal di testa). Si stima che circa l’1% della popolazione abbia almeno un aneurisma cerebrale senza saperlo. La maggior parte degli aneurismi non si rompe e non crea problemi né sintomi per tutta la vita. In alcuni casi può essere necessaria una terapia per un aneurisma che è stato scoperto ma che non si è rotto, per prevenirne un’eventuale futura rottura;
  • causare sintomi aspecifici e segni neurologici per compressione meccanica di strutture adiacenti (es. vertigini, sguardo doppio, mal di testa etc.);
  • rompersi e causare emorragia cerebrale e subaracnoidea.

Cosa succede quando si rompe un aneurisma?
Il mal di testa forte e improvviso, descritto spesso come il colpo di un pugnale affilato in testa, è il principale sintomo della rottura di un aneurisma. Al mal di testa si associano:

  • nausea e vomito;

  • malessere generale;
  • irrigidimento del collo;

  • visione offuscata o doppia;

  • fotosensibilità;

  • convulsioni;

  • ptosi palpebrale (abbassamento eccessivo della palpebra superiore);

  • perdita di coscienza;

  • confusione.

Quando l’aneurisma cerebrale si rompe, l’emorragia di solito dura per un tempo molto variabile. Il sangue può danneggiare direttamente le cellule circostanti o addirittura causarne la morte, nonché aumentare la pressione all’interno del cranio. Se la pressione aumenta troppo può interrompersi la fornitura di sangue e ossigeno al cervello: si può perdere conoscenza e persino morire.

Tra le complicazioni che possono nascere dopo la rottura di un aneurisma ricordiamo:

  • Seconda emorragia. Un aneurisma che già si è rotto o fissurato rischia una seconda emorragia, in grado di provocare ulteriori danni alle cellule cerebrali.

  • Vasospasmo. Quando l’aneurisma si rompe i vasi sanguigni cerebrali possono iniziare a restringersi e allargarsi in modo anomalo (vasospasmo). In questo modo le cellule cerebrali ricevono meno sangue (ischemia): si verificano ulteriori danni e perdite di funzionalità.

  • Idrocefalo. Se, come avviene nella maggior parte dei casi, la rottura dell’aneurisma provoca un’emorragia nello spazio tra il cervello e il tessuto circostante (emorragia subaracnoidea), il sangue può bloccare la circolazione del liquido che circonda il cervello e il midollo spinale (liquido cefalorachidiano). Come risultato si può verificare l’idrocefalo, cioè un accumulo di liquido cefalorachidiano che aumenta la pressione sul cervello e può danneggiare i tessuti.

  • Iponatremia. L’emorragia subaracnoidea provocata dalla rottura di un aneurisma cerebrale può causare uno squilibrio dei livelli sodio nel sangue, dovuto alla lesione dell’ipotalamo, una zona vicino alla base del cervello. Se i livelli di sodio si abbassano (iponatremia) le cellule cerebrali si ingrossano e subiscono danni permanenti.

In caso di rottura o sospetta rottura di aneurisma è necessario recarsi IMMEDIATAMENTE al pronto soccorso, dal momento che maggiore rapidità equivale a migliore prognosi.

Purtroppo circa il 15% dei pazienti muore prima di raggiungere l’ospedale, e più del 50% muore entro i primi 30 giorni dall’evento.

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Tipi e grandezza degli aneurismi cerebrali

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma TIPI E GRANDEZZA ANEURISMI CEREBRALI Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpgPer meglio comprendere l’argomento, leggi prima: Aneurisma cerebrale rotto e non rotto: cause, sintomi, diagnosi e cura

Comunemente gli aneurismi vengono classificati in base alla loro dimensione e alla loro morfologia. La classificazione riveste un ruolo importante per il neurochirurgo e il neuroradiologo per valutare il trattamento.

  • Aneurisma sacciforme miliare: aneurisma di piccole dimensioni e rotondeggiante, il suo diametro tipico è inferiore ai 2 cm. Si tratta del tipo più comune di aneurisma dovuto ad un difetto nello sviluppo anatomico della parete del vaso.

  • Aneurisma gigante: simile a quello miliare, ma di dimensioni maggiori (diametro superiore a 3 cm) e agisce come una lesione occupante spazio.

  • Aneurisma fusiforme: dilatazione irregolare della parete arteriosa di tutta la circonferenza, solitamente consegue ad aterosclerosi diffusa. Raramente va incontro a rottura.

  • Aneurisma traumatico: aneurisma che solitamente deriva dallo stiramento dell’arteria, ma che può essere causato anche da una lesione diretta. Si forma più comunemente a livello del circolo carotideo.

  • Aneurisma micotico: aneursma conseguente ad un’infezione fungina in cui emboli settici determinano linsorgenza di arterite.

  • Aneurisma di Charcot-Bouchard: aneurisma microscopico dovuto ad un’ipertensione, solitamente localizzato ai gangli della base o del tronco encefalico.

  • Aneurisma dissecante: si forma quando il sangue passa tra le pareti dell’arteria, separando la tonaca intima dello strato muscolare. Comunemente dovuto ad aterosclerosi.

Le dimensioni dell’aneurisma sono tradizionalmente segnalate come

  • piccolo se inferiore a 15 mm,
  • grande se 15-25 mm,
  • gigante se 25-50 mm,
  • supergigante se maggiore a 50 mm.

La maggior parte degli aneurismi riscontrati appartengono alla prima categoria, che è stata ulteriormente suddivisa in due sottocategorie: piccolo se inferiore a 5 mm e medio se 5-15 mm.

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