Diverticolite, diverticolosi e stato prediverticolare: cause, sintomi, diagnosi e trattamento

MEDICINA ONLINE ESOFAGO STOMACO DUODENO INTESTINO TENUE DIGIUNO ILEO SCOPIA APPARATO DIGERENTE CIBO DIGESTIONE TUMORE CANCRO POLIPO ULCERA DIVERTICOLO CRASSO FECI SANGUE OCCULTO MILZA VARICI CIRROSI EPATICA FEGATO VOMITOI diverticoli del colon sono delle estroflessioni delle pareti intestinali, di forma ed istologia variabile. Tutti i settori del canale alimentare possono dare origine a diverticoli ma il colon è quello in cui la loro presenza è più comune. La presenza di diverticoli può dare origine a diverticolite o a diverticolosi:

  • il termine “diverticolosi” indica la presenza di diverticoli senza interessamento flogistico (diverticoli non infiammati); la diverticolosi è quasi sempre asintomatica, cioè il paziente può non avvertire alcun sintomo della sua presenza;
  • il termine “diverticolite” indica invece la presenza di diverticoli con interessamento flogistico (diverticoli infiammati); la presenza dell’infiammazione è la principale responsabile dei sintomi e delle complicanze della malattia diverticolare (in pratica è l’espressione sintomatica della diverticolosi).

Lo “stato prediverticolare” è invece considerato da alcuni come un periodo di transizione fra la sindrome del colon irritabile e la malattia diverticolare vera e propria.

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Incidenza

Quasi il 40% della popolazione di età compresa tra i 40 ed i 55 anni è portatrice di diverticoli. Nella fascia compresa tra i 70 e gli 80 anni l’incidenza della diverticolosi raggiunge quasi il 70-80% della popolazione. Sebbene siano più frequenti tra gli anziani i diverticoli possono comparire a qualsiasi età e tanto più precocemente insorgono i sintomi e tanto maggiore è il rischio di complicanze (diverticoliti ricorrenti, ulcerazioni ecc.). La prevalenza della malattia nei soggetti sotto i 30 anni pur essendo molto bassa (1-2%) è destinata a salire a causa del continuo peggioramento delle abitudini dietetiche e dello stile di vita. Le donne hanno circa due volte più probabilità di sviluppare diverticoli rispetto agli uomini.

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Sintomi e segni diverticolosi

Essendo asintomatica, la diverticolosi non dà segni di sé e viene spesso scoperta occasionalmente durante una visita di controllo. Solo quando i diverticoli si infiammano (diverticolite) insorgono i sintomi tipici della malattia diverticolare.

Se la risposta alle seguenti domande è affermativa potreste soffrire di diverticolite:

  • avete dolori addominali di recente insorgenza?
  • questi dolori cominciano dopo il pasto? In particolar modo dopo che avete mangiato alimenti particolari?
  • questi dolori sono alternati a diarrea o stitichezza?
  • avvertite un dolore localizzato nel fianco di sinistra?

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Sintomi e segni diverticolite

Il rischio che i diverticoli si infiammino evolvendosi in diverticolite fortunatamente è abbastanza basso. In genere solo il 20% delle persone portatrici di diverticoli manifesta sintomi e solo il 10-15% sviluppa la malattia diverticolare o diverticolite. Sebbene le percentuali siano apparentemente modeste si tratta comunque di cifre di tutto rispetto dato che in realtà, considerando la grossa incidenza della malattia, si parla di milioni di persone. La diverticolite del colon è quindi una patologia ad altissimo impatto sociale. I sintomi e segni della malattia diverticolare sono piuttosto variegati ed includono:

  • sensazione di fastidio e dolore addominale
  • meteorismo, flatulenza
  • crampi addominali
  • dolori addominali generalmente localizzati nel fianco di sinistra
  • alterazioni dell’alvo con alternanza di stitichezza-diarrea
  • febbre e dolori addominali
  • complicanza emorragica (sanguinamento intestinale) nel 3-5 % dei pazienti

Solo il 20% dei portatori di diverticoli manifesta sintomi:

  • di questi, il 2% necessita di uno o più ricoveri.
  • di questi, lo 0,5% richiede un intervento chirurgico.
  • la mortalità per cause legate ai diverticoli è di 1/10.000.

Complicanze gravi

La complicanza più grave della diverticolite è la peritonite (cioè l’infiammazione del peritoneo, una sorta di sacca che riveste la cavità addominale). I diverticoli infiammati possono infatti rompersi rilasciando le scorie intestinali all’interno dell’addome. In alcuni casi, una peritonite grave e non trattata, può essere fatale.

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Diverticolite e sindrome del colon irritabile

La malattia diverticolare può causare dei disturbi non direttamente collegati all’infiammazione ma causati dall’alterazione della funzionalità del colon(modificazioni della motilità e della flora batterica). I microrganismi che popolano il colon possono infatti aumentare andando a contaminare l’intestino tenue dove accelerano i fenomeni putrefattivi e fermentativi. I risultati di questi processi sono il gonfiore addominale (quello che in termini medici viene chiamato meteorismo) e la comparsa di disturbi dell’alvo (diarrea alternata a stitichezza). Si realizza così una condizione molto frequente e sottodiagnosticata chiamata “sindrome da contaminazione batterica dell’intestino tenue”. I batteri che migrano dal colon al tenue iniziano a loro volta ad utilizzare precocemente le sostanze nutritive dando origine ad una condizione chiamata intestino irritabile caratterizzata da meteorismo, dolori addominali e diarrea. Prima di dare la diagnosi di colon irritabile occorre escludere tutte le altre forme con sintomatologia simile come appunto la malattia diverticolare. Il paziente che soffre di colon irritabile non sempre sviluppa diverticoli. Spesso però queste persone seguono una dieta squilibrata che può predisporle alla diverticolite.

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Diverticoliti e cancro al colon

Non esistono dati che supportino un aumentato rischio di cancro al colon nei pazienti colpiti da diverticolosi. Per una serie di motivi chi soffre di diverticolite, indirettamente, corre tuttavia un rischio lievemente maggiore rispetto alla popolazione sana:

  • entrambe le malattie hanno infatti fattori di rischio comuni come la dieta e lo stile di vita;
  • i sintomi precoci del tumore al colon sono gli stessi della diverticolite e ciò, ovviamente, potrebbe rallentare la diagnosi. Il paziente potrebbe infatti non dare troppo peso ai sintomi di allarme tipici del tumore al colon (come un piccolo sanguinamento intestinale) esitando ad eseguire una visita di controllo.

In chi soffre di diverticolite la diagnosi di cancro al colon potrebbe essere più difficoltosa. La malattia diverticolare spesso si complica in peridiverticolite dando luogo a delle piccole aderenze che potrebbero oscurare la presenza di un piccolo polipo.

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Diagnosi

Essendo la diverticolosi una malattia tipica del colon, l’esame di elezione è l’endoscopia. Tuttavia in caso di diverticolite acuta la colonscopia è controindicata (rischierebbe di perforare i diverticoli) ed assume un grande valore l’esame radiologico (clisma opaco a doppio contrasto con Bario). La TAC riesce invece a fornire informazioni molto importanti sull’eventuale presenza di malattie associate (come il cancro al colon). Dato che solo il 10-15% dei pazienti colpiti da diverticolosi soffre di malattia diverticolare una diagnosi di diverticoli non dovrebbe assolutamente preoccuparci. Caso mai dovrebbe essere interpretata come un avvertimento per adeguare e migliorare la nostra dieta ed il nostro stile di vita. La videocapsula, una delle più recenti meraviglie della scienza, è particolarmente utile per studiare l’intestino tenue ma non il colon, poiché a causa del diametro maggiore del tubo digerente viene “sballottata” lungo il suo percorso impedendo una esplorazione precisa dell’organo.

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Dieta e diverticolite

Una alimentazione sana dovrebbe sempre includere una adeguata quantità di frutta e verdura di stagione, indipendentemente dalla presenza o meno di diverticolosi o di diverticolite. I residui vegetali contenuti nella fibra tendono infatti ad aumentare la motilità intestinale, regolando la consistenza delle feci ed irrobustendo le pareti dell’intestino. Per questo motivo chi soffre di diverticolosi deve prestare molta attenzione alla propria dieta, assumendo ogni giorno la giusta quantità di fibre (almeno 30 grammi). In particolare, in chiave preventiva, sembra importante consumare soprattutto fibre insolubili (cellulosa, lignina e derivati) contenute in alcuni vegetali e nei cereali integrali. La fibra insolubile assorbe infatti grosse quantità di acqua aumentando il volume delle feci ed il transito intestinale; accelerando lo svuotamento del colon, questo tipo di fibra contribuisce ad evitare il ristagno delle feci, il cui accumulo preme sulle pareti intestinali favorendo la comparsa dei diverticoli e la loro infiammazione. La componente insolubile delle fibre, in particolare la cellulosa, si è dimostrata fortemente associata ad una riduzione del rischio di malattia diverticolare; tale relazione, tuttavia, non sembra valida per la fibra dei cereali. Va comunque precisato che entrambi i tipi di fibre sono importanti per la salute, ed è altrettanto raccomandabile il loro inserimento in una dieta ricca di liquidi. Non a caso, frutta e vegetali, raccomandati come fonte di fibre insolubili per la prevenzione della malattia diverticolare, sono anche apportatori della frazione solubile. Al contrario, nei cereali, si ha una netta prevalenza di quele insolubili. Per chi soffre di diverticolosi è quindi importante associare ad un elevato apporto di fibre un’abbondante quantità di liquidi. Le fibre prevengono sia la formazione dei diverticoli sia la loro infiammazione. Sono quindi utili sia per prevenire la diverticolosi, sia per evitare che questa si trasformi in diverticolite. I pazienti colpiti da diverticolite potrebbero invece avere qualche problema ad assumere fibre, soprattutto nella fase acuta della malattia. All’interno dei diverticoli, soprattutto quando sono molto grandi, possono infatti accumularsi piccole sostanze come i semi contenuti nella frutta. Per questo motivo alimenti come kiwi, pomodoro e  cocomero potrebbero dare dei problemi in caso di diverticolite ricorrente. Inoltre la malattia diverticolare, alterando la motilità e la funzionalità di tutto l’intestino, predispone il soggetto ad un maggior rischio di intolleranze alimentari. Purtroppo non esistono alimenti o integratori magici in grado di invertire i cambiamenti strutturali delle pareti enteriche; ciò significa, che una volta formati, i diverticoli non possono regredire per effetto della dieta. Per quanto riguarda la carne, si è visto che un elevato consumo di carne rossa è associato alla comparsa della diverticolosi sintomatica. Non a caso, l’incidenza della condizione è nettamente inferiore nei soggetti vegetariani. Anche l’obesità sembra favorire la comparsa di malattia diverticolare. Molte persone, spesso spinte da consigli o pubblicità fuorvianti, tendono ad assumere fermenti lattici per regolarizzare la propria funzionalità intestinale. In realtà in chi soffre di malattia diverticolare i fermenti lattici potrebbero addirittura complicare la sindrome da contaminazione batterica ed avere effetto contrario a quanto sperato. Questi prodotti, se assunti in eccesso, potrebbero potenziare ulteriormente la flora batterica del colon favorendo la sua risalita nell’intestino tenue e la comparsa di meteorismo, flatulenza, diarrea e stitichezza. Il movimento e l’attività fisica aiutano a mantenere tonici i muscoli della parete addominale, migliorando la motilità colica e riducendo il ristagno di feci nei diverticoli. Sia in caso di semplice diverticolosi, sia in presenza di diverticoli infiammati è importante correggere fattori di rischio fumo, l’eccesso di alcolici, di grassi e di carboidrati semplici.

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Consigli alimentari

Consigli alimentari in caso di diverticolosi:

  • Preferire alimenti ricchi di fibre, accompagnandoli ad un’abbondante assunzione di liquidi (acqua non gassata).
  • Se necessario, integrare la propria dieta con supplementi dietetici a base di fibre (psillio, crusca… ), ma evitare l’uso di lassativi.
  • Consumare un’abbondante colazione.
  • Aumentare il movimento fisico (jogging, camminate a passo veloce, cyclette ecc.).

Consigli alimentari in caso di diverticolite:

  • Abolire spezie, cibi piccanti (pepe, peperoncino, curry, noce moscata), alcolici, bevande, gassate, thè (ammesso quello deteinato), caffè (ammesso quello decaffeinato) e cioccolato.
  • Ridurre o addirittura eliminare il consumo di latte; sono invece tollerate modiche quantità di yogurt e latticini (tranne i formaggi piccanti).
  • Evitare semi oleosi, legumi, cereali integrali e più in generale gli alimenti meteorizzanti (champagne, acqua gassata, panna montata, maionese…).
  • Consumare frutta senza buccia e centrifugata (ma non frullata, per evitare che l’alimento inglobi eccessive quantità di aria).
  • Evitare tutte le verdure.

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Cura e trattamento

Dato che la diverticolosi, di per sé, non è una malattia, l’unica raccomandazione utile in questi casi è l’adozione di uno stile di vita. In presenza di malattia diverticolare si rendono invece necessari una serie di trattamenti medici abbinati al rispetto delle regole dietetiche viste in precedenza. Nella profilassi della diverticolite (per prevenire nuovi episodi) si utilizza soprattutto la terapia antibiotica non assorbibile. Questi farmaci percorrono tutto l’intestino esercitando i loro effetti benefici senza essere assorbiti dall’organismo. Nella fase acuta della malattia si rende invece necessaria una terapia antibiotica sistemica. Questa terapia deve infatti andare ad agire anche all’esterno in modo da combattere le infiammazioni della parete intestinale esterna (peridiverticolite). Gli antibiotici sistemici, essendo assorbiti dall’organismo, hanno tuttavia degli effetti collaterali come l’alterazione della flora batterica “buona” e la perdita di efficacia in caso di ripetute somministrazioni. Attenzione all’utilizzo di antidolorofici in caso di diverticolite acuta: la ridotta percezione del dolore potrebbe infatti ritardare la diagnosi di peritonite sottoponendo il paziente a rischi estremamente gravi. Solo il 10-15% delle diverticoliti in fase avanzata richiede l’intervento chirurgico.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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Differenza tra polipi e diverticoli: sintomi comuni e diversi

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Poliposi del colon

polipi del colon sono tumori benigni piuttosto frequenti che si sviluppano a carico del grosso intestino. Esistono molti tipi di polipi del colon che differiscono tra loro per natura istologica, eziologia e comportamento: alcuni sono piatti mentre altri si sviluppano in lunghezza fino ad essere molto rilevati rispetto alla parete intestinale e determinando un interruzione parziale al transito del materiale alimentare. In alcuni casi si riconoscono fattori ereditari e familiari responsabili dello sviluppo della poliposi colica, oltre che a cause che risiedono in diete errate. La ricerca e l’identificazione dei polipi colici riveste un ruolo molto importante nella prevenzione del cancro del colon, alcuni tipi tra di essi sono infatti lesioni precancerose è possono portare, pertanto, con il passare del tempo allo sviluppo di neoplasie maligne, per questo è importante eseguire una biopsia in caso di dubbio e procedere ad indagine istologica.

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Diverticolosi

Si parla di diverticolosi per indicare una condizione patologica in cui la parete del colon (più frequentemente a livello del sigma) presenta piccole estroflessioni (diverticoli). La diverticolosi è una condizione molto frequente e si ritiene che colpisca circa la metà delle persone in età avanzata. Tra le cause che ne possono facilitare lo sviluppo una dieta povera di scorie e alterazioni della motilità intestinale.
In corrispondenza dei diverticoli si possono sviluppare processi infiammatori per cui si parla di peridiverticolite o diverticolite.
Il quadro clinico della diverticolite può aggravarsi a per l’insorgere di alcune complicanze, si parla in questi casi di malattia diverticolare complicata. Le possibili complicanze della malattia diverticolare sono rappresentate da emorragia massiva, stenosi (riduzione del calibro del lume del colon), fistole (si creano delle comunicazioni abnormi tra il colon ed altri organi vicini come la vagina, la vescica o il pccolo intestino) e la peritonite.

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Vista endoscopica di polipi gastrointestinali

Diagnosi

La diagnosi si effettua in entrambi i casi con la diagnostica per immagini: radiografia e TAC addominale con mezzo di contrasto (che mostrano dei plus di riempimento in caso di diverticoli o dei minus in caso di poliposi), colonscopia e gastroscopia (con eventuale biopsia). Si associa spesso anche l’indagine di ricerca di sangue occulto nelle feci.

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Sintomi

Polipi e diverticoli possono essere spesso asintomatici, cioè non dare alcun sintomo, anche per lunghi periodi. La diagnosi di poliposi viene effettuata solo quando il paziente si sottopone ad alcuni esami quali la ricerca del sangue occulto nelle feci o la colonscopia, a volte effettuati solo in seguito a mal di pancia prolungato. Seconda della sede e delle dimensioni si possono manifestare, dolore, presenza di sangue nelle feci e alterazioni dell’alvo, fino anche ad occlusione intestinale. Anche i pazienti portatori di diverticolosi del colon sono frequentemente asintomatici. I sintomi, quando presenti, possono essere rappresentati da stitichezza e lievi dolori addominali saltuari. Nei quadri patologici più avanzati è possibile il riscontro di dolore addominale intenso, febbre, nausea e vomito, perdita di sangue, occlusione intestinale.

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Terapia

I polipi intestinali devono essere asportati, molto frequentemente questa manovra può essere effettuata durante la colonscopia, in alcuni casi è tuttavia necessario ricorrere ad un intervento chirurgico per raggiungere questo scopo. Nel caso di diverticolite, invece, la terapia medica e comportamentale riesce nella maggior parte dei casi a controllare le forme meno complicate di diverticolite. L’intervento chirurgico consiste nell’asportazione del tratto di colon contenente i diverticoli ed è solitamente riservato ai casi di malattia diverticolare complicata o di ripetuti episodi di diverticolite.

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Scopri le formidabili proprietà curative dell’anguria

MEDICINA ONLINE DOTT. EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO ANGURIA COCOMERO MELONE FA INGRASSARE DIMAGRIRE FRUTTA ACQUA CALDO ESTATEL’anguria contrasta alcune patologie ed inestetismi:

  • Cistite, ritenzione idrica, gonfiore alle gambe. Grazie alle sue capacità diuretiche e disintossicanti, legate anche all’alta percentuale di acqua contenuta, il cocomero aiuta la depurazione dei reni.
  • Ipertensione e patologie legate all’apparato cardiocircolatorio grazie al potassio che regola insieme al sodio la quantità di liquidi nell’organismo. Per combattere l’ipertensione è infatti necessario assumere la giusta quantità di potassio, mentre invece viene assunto normalmente sodio in quantità eccessiva.
  • Carcinomi e tumori, soprattutto alla prostata, grazie al contenuto di licopene un antiossidante che combatte i radicali liberi.
  • Anemia, in quanto il cocomero è ricco di ferro e vitamine A e C e quindi è un ottimo ricostituente.
  • Stipsi ed emorroidi, i semi, come detto, hanno effetto lievemente lassativo e pertanto aiutano a riattivare un intestino pigro con notevoli benefici per le emorroidi.
  • Cellulite: il suo effetto disintossicante e drenante riduce l’accumulo di tossine e tessuto adiposo, attiva il microcircolo ed è pertanto molto utile a prevenire l’odioso inestetismo.
  • Invecchiamento cutaneo: il betacarotene di cui l’anguria è ricca, aiuta a prevenire l’invecchiamento della pelle, in quanto stimola la rigenerazione cellulare.
  • Umore e fame nervosa: la vitamina B ed il magnesio presenti nel frutto migliorano l’umore e contrastano la fame nervosa uno dei principali responsabili dell’aumento di peso.
  • Colesterolo e trigliceridi: poiché ricco di acqua e fibre il melone migliora la circolazione, e fluidifica il sangue contrastando il deposito di grassi.
  • Astenia e disidratazione in bambini, anziani e sportivi: l’anguria è rinfrescante e ricca di sali minerali per cui è molto efficace per contrastare disidratazione, stanchezza e spossatezza tipica dei periodi molto caldi e pertanto particolarmente indicata nell’alimentazione di anziani e bimbi, inoltre – grazie alla forte presenza di acqua e sali minerali – in caso di attività sportiva di diverso tipo (corsa, aereobica ma anche body building) anche solo una fetta di anguria può giovare molto nel restituire al corpo gli elementi perduti con la sudorazione e contrastare l’ipotensione arteriosa.

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Peli incarniti: rimedi naturali per eliminarli in modo rapido e sicuro

MEDICINA ONLINE PELI INCARNITI CAUSE CREME INFEZIONE DEPILAZIONE ZONE RIMEDI PELLE CUTE DOLORE COME RIMUOVERLIUna volta comparsi, come comportarsi con i peli incarniti? Ecco alcuni sistemi che possono aiutare a diminuire il fastidio da essi provocato e a fare in modo che se ne vadano via prima.

Impacco di acqua e sale
Fare un impacco a base di acqua calda e sale sulla zona dove si trovano i peli incarniti, non solo ammorbidirà la pelle e il pelo sottostante, ma avrà anche una funzione disinfettante e antibatterica. Il sale inoltre, disidratando la parte interessata, farà in modo che il volume dei liquidi sia ridotto, aiutando così il pelo a uscire e ad essere estirpato.

Scrub
Si tratta di una delle tecniche più semplici e meno invasive. Basta infatti fare un gommage – ricordate di prenderlo delicato se avete la pelle molto sensibile – oppure una maschera esfoilante durante il bagno o la doccia. Strofinandolo sullo strato superficiale della pelle, con delicatezza e con l’aiuto di una spugna, potrete eliminare la pelle morta e aiutare l’estremità del pelo a fuoriuscire. È bene ripetere l’operazione con costanza, e intensificarla a ridosso della ceretta o dell’epilazione successiva.

Prodotti per i brufoli
Alcuni prodotti mirati al trattamento di brufoli e acne possono essere molto efficaci anche per trattare e curare i peli incarniti sottopelle. Questo perché, in molti casi, anche i peli incarniti presentano pus o provocano la comparsa di papule e foruncoli, e l’utilizzo di questi prodotti è molto efficace per ridurre il gonfiore e fare in modo che il pelo abbia più spazio per crescere all’esterno.

Come estrarre il pelo incarnito?
Utilizzando una semplice pinzetta o un ago da cucito, entrambi disinfettati, potete rompere lo strato superficiale della pelle, permettendo al pelo di fuoriuscire. Si tratta certamente di un lavoro certosino e anche piuttosto antipatico, che consigliamo di fare solo laddove il pelo sottopelle sia piuttosto visibile. Prediligete le pinzette appuntite, anziché quelle a punta piatta, ma pulitele accuratamente con l’alcool, in modo da evitare la diffusione di batteri.

Cipolla soffritta
Far soffriggere un po’ di cipolla con un cucchiaino d’olio e poi applicarla tiepida sul pelo sottopelle, aiuterà molto! L’azione disinfettante della cipolla e il calore aiuteranno infatti il pelo ad emergere, mentre l’olio idraterà la pelle. Potete anche applicarla cruda con qualche goccia d’olio senza soffriggerla, anche se la prima versione di questo rimedio della nonna è molto, molto efficace.

Guanto di crine
​Il guanto di crine ha più o meno la stessa funzione dello scrub, solo che permette di agire più in profondità, ed è pertanto più indicato per chi non ha una pelle eccessivamente sensibile.

Zucchero ed acqua
​Zucchero bianco ed acqua: l’utilizzo di questi due elementi permette la formazione di una pasta morbida ma non troppo, perfetta per uno scrub naturale e non troppo invasivo in grado di rimuovere la pelle morta ed esporre una parte del pelo.

Olio di mandorle
Anche questa è una soluzione molto semplice: si tratta di massaggiare la parte con acqua calda e olio di mandorle, per ammorbidire la pelle, pulirla, aprire i pori e far fuoriuscire il pelo.

Giocare d’anticipo
Non soltanto rimedi, ma anche prevenzione: prevenire è sempre meglio che curare! È infatti possibile evitare l’insorgenza dei peli incarniti, con qualche piccolo accorgimento in più:

  • preparate la pelle alla depilazione, con uno scrub o un quanto esfoliante e non usate acqua fredda per evitare che i pori si chiudano;
  • fate attenzione al verso in cui praticate la depilazione, in modo da evitare che il pelo cresca in una direzione innaturale;
  • pulite sempre la cute dopo ogni operazione di depilazione, liberando i pori.

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Differenza tra ulcera gastrica, duodenale, peptica ed esofagea

MEDICINA ONLINE ESOFAGO STOMACO DUODENO INTESTINO TENUE DIGIUNO ILEO SCOPIA APPARATO DIGERENTE CIBO DIGESTIONE TUMORE CANCRO POLIPO ULCERA DIVERTICOLO CRASSO FECI SANGUE OCCULTO MILZA VARICI CIRROSI EPATICA FEGATO VOMITO.jpgIl termine “ulcera peptica” indica una lesione erosiva, con grandezza e profondità variabili, della parete interna (mucosa) dello stomaco o del duodeno ed in base al sito di comparsa, può essere di due tipi:

  • se l’ulcera peptica è localizzata nel duodeno, prende il nome di ulcera duodenale la quale è molto più frequente e compare in età più giovane rispetto all’ulcera gastrica;
  • se l’ulcera peptica è localizzata nello stomaco, prende il nome di ulcera gastrica o ulcera allo stomaco che è meno frequente e compare in età più avanzata rispetto all’ulcera peptica. Di solito l’ulcera gastrica si associa a un quadro di gastrite cronica atrofica.

Ricordiamo che il duodeno è il primo tratto dell’intestino tenue, che accoglie il cibo in uscita dallo stomaco. Al duodeno seguono gli altri due tratti del tenue che sono il digiuno e l’ileo.

Esiste anche un altro tipo di ulcera, l’ulcera esofagea, che colpisce l’esofago (più frequentemente la parte inferiore dell’esofago). Spesso è associata al reflusso gastroesofageo cronico.

Per approfondire:

Cause comuni

Un fattore di primaria importanza nella genesi dell’ulcera peptica, sia duodenale che gastrica, è l’infezione gastrica da Helicobacter pylori, un batterio in grado di provocare infiammazione e ulcera sia a livello dello stomaco sia, tramite il suo effetto sulla secrezione acida, nel duodeno.
Un tipo particolare di ulcera, prevalentemente ma non esclusivamente localizzata allo stomaco, può essere provocata dall’impiego di cronico aspirina o di altri farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS), che inibiscono la produzione dei fattori protettivi normalmente in grado di difendere lo stomaco dall’azione dell’acido. Altre cause comuni e fattori di rischio sono il fumo di sigaretta, l’abuso di alcolici e la gastrite.

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La secrezione acida

L’ulcera duodenale può essere associata a un aumento della secrezione di acido da parte dello stomaco, a sua volta favorita da fattori genetici, stimoli nervosi, fumo.
Nell’ulcera gastrica, invece, la secrezione acida gastrica non gioca alcun ruolo, anzi è ridotta in molti casi a gastrite atrofica.

I sintomi di ulcera peptica

I sintomi più comuni, sia per l’ulcera gastrica per quella duodenale, sono dolore e bruciore di stomaco, per lo più notturni e comunque a digiuno nell’ulcera duodenale, subito dopo il pasto nell’ulcera gastrica. L’ulcera gastrica in particolare è spesso associata a sintomi dispeptici (digestione difficile, sazietà precoce, gonfiore), determinati verosimilmente dalla gastrite cronica associata. Le complicanze sono anemizzazione progressiva o emorragia acuta (melena), più raramente l’ulcera può perforarsi.

Leggi anche:

Diagnosi di ulcera gastrica e duodenale

La diagnosi in entrambi i casi si basa sui segni clinici e viene confermata con la gastroduodenoscopia, correlata da biopsie della mucosa gastrica. Molto importante è ovviamente la ricerca dell’infezione dal batterio Helicobacter pylori, che come abbiamo visto è una delle cause principali di ulcera peptica, a tal proposito leggi anche: Breath test Helicobacter: come funziona, come si fa e valori

Come si curano?

In entrambi i casi di ulcera, esistono vari farmaci efficaci come inibitori della secrezione acida gastrica (anti H2, inibitori di pompa protonica) e protettori della mucosa gastrica che possono essere ottimi palliativi, ma solo la sospensione dell’assunzione di FANS e/o l’eradicazione dell’Helicobacter pylori (con cocktails di vari medicinali, specie antibiotici) può risolvere definitivamente e a monte il problema delle recidive.

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Differenza tra polpo e polipo in cucina ed in medicina

MEDICINA ONLINE ESOFAGO STOMACO DUODENO INTESTINO TENUE DIGIUNO ILEO SCOPIA APPARATO DIGERENTE CIBO DIGESTIONE TUMORE CANCRO POLIPO ULCERA DIVERTICOLO CRASSO FECI SANGUE OCCULTO MILZA VARICI CIRROSI EPATICA FEGATO VOMITOSapete che differenza c’è tra polpo e polipo? Molte volte vi sarà capitato di sentire questi due termini usati indifferentemente, sebbene ciò costituisca un errore. In effetti il polpo è il cefalopode comunemente mangiato sulle tavole di mezzo mondo, mentre il polipo racchiude nella sua definizione animali come le anemoni e i coralli. La distinzione è dunque ben presente e non deve trarre in inganno i più inesperti. Quando andate in un ristorante conosciuto per le sue specialità di mare dovete dunque ordinare un polpo, noto anche come piovra e molto apprezzato per la qualità della carne.

Questo cefalopode popola i fondali dei mari e può raggiungere i 30 cm di lunghezza, escludendo i lunghi tentacoli. Organismo dotato di grande intelligenza e caratterizzato da ben tre cuori, il polpo riesce a sfuggire ai suoi predatori grazie a un’eccellente capacità di mimetizzazione, che gli permette di assumere il colore del luogo in cui si trova. Conosciuto pure per l’emissione dell’inchiostro nero, strumento di difesa contro i possibili aggressori, questomollusco si distingue dal moscardino per la doppia fila di ventose sui propri tentacoli, rispetto all’unica fila di quest’ultimo.

La differenza maggiore che c’è tra il polpo e il polipo riguarda la taglia e la classificazione zoologica dei due organismi. Il secondo appartiene infatti al phylum dei Cnidaria, differentemente dal polpo, che è inserito nel phylum dei Molluschi. I polipi non hanno grande capacità di movimento in acqua, dunque essi rimangono attaccati alle rocce o ad altri elementi dei fondali. Fanno parte di questo gruppo organismi come le anemoni di mare o le madrepore, i coralli diffusi soprattutto nelle isole tropicali, come le Mauritius o le Hawaii, e che costituiscono alcuni degli elementi che formano le barriere coralline.

I polipi hanno i tentacoli intorno alla bocca e un corpo diverso rispetto a quello del polpo, cilindrico e contente l’apparato digerente.

Il polipo è utilizzato pure per indicare un tipo di tumore, ulteriore elemento di differenza rispetto al suo termine quasi omonimo. In medicina infatti esso designa una piccola escrescenza che si sviluppa lungo le mucose, sporgendo in una cavità del corpo. Il polipo può essere classificato in base alla forma o al suo carattere patologico, dal momento che esso può essere benigno o maligno.

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Caffè al ginseng: proprietà, controindicazioni, fa male?

MEDICINA ONLINE CAFFE CAFFEINA THE TE TEINA ECCITANTE ASTINENZA GINSENG LUNGO CORTO ORZO MACCHIATO CALDO FREDDO TAZZA GRANDE VETRO DIFFERENZE COFFE ESPRESSO AMERICANO WALLPAPER PIC PICTURE HI RES PHOTOQuando si parla di caffè al ginseng, sembra già di sentire il suo profumo vellutato e di vedere i toni ocra e leggermente dorati della bevanda calda. Il caffè al ginseng è prima di tutto un piacere, da consumare da soli in compagnia, a casa o in ufficio. Ma è anche un momento di benessere: il ginseng racchiude innumerevoli pregi, che vanno dalla riduzione di stress e stanchezza al miglioramento del tono dell’umore, dagli effetti positivi sul sistema immunitario all’aumento della concentrazione, dalle proprietà antiossidanti fino alle sue capacità afrodisiache. Vediamo alcune qualità del ginseng.

Le sette proprietà principali del ginseng:

  • Diminuisce lo stress: per secoli i cinesi hanno utilizzato il Ginseng per le sue proprietà curativa, e questa è una delle più comuni. Le proprietà adattogene del Ginseng infatti sono risapute. E’ un forte anti-stress, riduce i livelli di ormoni stimolati nei momenti di affaticamento fisico e mentale e in generale innalza i livelli di energia dell’organismo, agendo come un potente tonico.
  • Aumenta la vitalità dell’organismo: il Ginseng è un energetico naturale e aumenta la vitalità dell’organismo. Inoltre, può essere usato anche per combattere il calo energetico nei malati di cancro e di sclerosi multipla. Un ricerca della clinica Mayo ha riscontrato che una dose di Ginseng Winsconsin al giorno (1000 mg) migliora la vita dei malati e ne riduce i sintomi dovuti all’affaticamento.
  • Migliora l’umore: il Ginseng è utile anche negli stati di ansia, affaticamento mentale, irritabilità e nervosismo. Infatti è dimostrato che una dose di 1000 mg di Ginseng al giorno è in grado di migliorare il tono generale dell’umore e di ridurre lo stato di ansia e irritabilità.
  • Facilita la memoria: il Ginseng è un ottimo integratore per gli studenti! Infatti, tra le sue varie proprietà, quella di migliorare e facilitare i processi di memorizzazione è una delle più conosciute e note. Il Ginseng migliora la performance mentale e la capacità di concentrazione, ed è per questo che si rivela un ottimo alleato nei momenti di alto investimento delle nostre facoltà cognitive.
  • Stimola l’attività sessuale: il Ginseng viene da lungo utilizzato per aumentare naturalmente la libido e migliorare la performance sessuale sia nell’uomo che nella donna. Nella medicina tradizionale cinese è considerato un potente afrodisiaco ed è utilizzato inoltre per ripristinare la funzione sessuale, come nei casi di disfunzione erettile, dove sembra essere efficace sul 60% degli utilizzatori.
  • Stimola le difese immunitarie: il Ginseng è un ottimo stimolatore naturale del sistema immunitario, favorisce inoltre la ripresa cellulare e riduce l’infiammazione. Una recente ricerca ha inoltre mostrato che un uso quotidiano del Ginseng, sulla lunga durata, sia in grado di prevenire l’influenza A, una malattia respiratoria che affligge ogni anno milioni di persone e che si diffonde con estrema rapidità.
  • Previene l’invecchiamento: i Cinesi da sempre sostengono che il Ginseng è un promotore di longevità. Infatti, migliora la salute della pelle, diminuendo le rughe, riduce la calvizie negli uomini, anche usato per via topica sotto forma di shampoo, e migliora in generale la circolazione sanguigna. Il Ginseng inoltre è un protettivo degli organi interni, come cuore, fegato e reni, di cui previene i danni dell’invecchiamento. In generale, si è visto che il Ginseng riduce il tasso di mortalità negli uomini che ne fanno un uso regolare.

Proprio in nome della salute è anche giusto conoscere le controindicazioni del caffè al ginseng. In realtà, queste si riducono a possibili effetti indesiderati in pochi casi specifici, che elenchiamo nei prossimi paragrafi.

Caffè al ginseng: controindicazioni in caso di consumo eccessivo

Un consumo eccessivo di estratto puro di ginseng può portare a problemi come insonnia, nausea, diarrea e tachicardia, vertigini. Quando parliamo di consumo eccessivo, comunque, intendiamo quantità veramente smodate. In questo caso, le controindicazioni del caffè al ginseng sarebbero negative non solo per l’organismo, ma anche per il portafoglio.

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Caffè al ginseng: controindicazioni in caso di assunzione di farmaci

In regime di assunzione di determinati farmaci, come antinfiammatori, antidepressivi e anticoagulanti, ipoglicemizzanti orali o insulina, il ginseng potrebbe dare effetti indesiderati potenzialmente pericolosi. Per valutare correttamente le controindicazioni del caffè al ginseng in questi casi, il consiglio è quello di consultare un medico.

Caffè al ginseng: controindicazioni per certe categorie di persone

Gli studi hanno rilevato che il ginseng può dare effetti sgraditi anche nel caso di donne in gravidanza, soprattutto durante i primi mesi, o nel caso di persone che soffrono di insonnia o di ipertensione. Mentre nel caso delle donne in gravidanza è consigliato sospendere il consumo di ginseng, per le altre due categorie di persone si può tranquillamente procedere con un consumo moderato: una o due tazzine di caffè al ginseng al giorno non avranno controindicazioni.

La migliore selezione di tè, tisane e caffè

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Manovre ed altri accorgimenti per facilitare l’evacuazione

MEDICINA ONLINE ENTEROCLISMA PERETTA CLISTERE EVACUATIVO PULIZIA COLON MICROCLISMA INTESTINO STIPSI COSTIPAZIONE FECALOMA FECI DURISSIME TAPPO DIGIUNO DEFECAZIONE DIARREA ODORE CIBO TEMPO ESPULSO DIGESTIONE COPROFAGIAIn caso di coprostasi e fecaloma, esistono una serie di metodiche utilizzate per facilitare la defecazione, chiamate manovre evacuative, che variano in rapporto al livello di lesione e alle condizioni cliniche del paziente. Tali manovre hanno il principale scopo di:

  • rilassare lo sfintere anale esterno e stimolare la peristalsi intestinale;
  • diminuire la grandezza della massa fecale in modo da facilitare l’espulsione.

Le tecniche evacuative più diffuse sono:

  • il massaggio intestinale manuale, mediante un movimento lento e circolare, nel senso di svuotamento del colon (orario), per tempi prolungati;
  • le stimolazioni digitali, effettuate a livello dello sfintere anale esterno (mediante dito guantato e lubrificato, per determinare il rilassamento dello sfintere striato) e a livello dell’ampolla rettale (da parte del personale infermieristico);
  • l’introduzione di supposte o di microclismi di glicerina;
  • l’attivazione del torchio addominale (“spingere” con i muscoli dell’addome);
  • l’introduzione di supposte di glicerina;
  • la frantumazione digitale feci;
  • lo svuotamento manuale dell’ampolla rettale.

Ricordiamo che le stimolazioni digitali, come pure lo svuotamento manuale dell’ampolla rettale, devono essere effettuate con estrema prudenza sia da parte del paziente che del personale sanitario: infatti la parete anale non consente di percepire con chiarezza eventuali segnali di “pericolo” quali stiramenti eccessivi, lesioni della mucosa, irritazione del canale anale che a lungo andare possono provocare l’insorgenza di complicanze fastidiose e potenzialmente gravi.

I migliori prodotti per la salute dell’apparato digerente 
Qui di seguito trovate una lista di prodotti di varie marche per il benessere del vostro apparato digerente, in grado di combattere stipsi, fecalomi, meteorismo, gonfiore addominale, acidità di stomaco, reflusso, cattiva digestione ed alitosi. Noi NON sponsorizziamo né siamo legati ad alcuna azienda produttrice: per ogni tipologia di prodotto, il nostro Staff seleziona solo il prodotto migliore, a prescindere dalla marca. Ogni prodotto viene inoltre periodicamente aggiornato ed è caratterizzato dal miglior rapporto qualità prezzo e dalla maggior efficacia possibile, oltre ad essere stato selezionato e testato ripetutamente dal nostro Staff di esperti:

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