L’indice di massa corporea non dice sempre la verità

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO IMC INDICE DI MASSA CORPOREA BMI BODY MASS INDEX METABOLISMO BASALE FALSO BIOIMPEDENZIOMETRIA MASSA MAGRA GRASSA MUSCOLI OBESO SOVRAPPESO CULTURISTA BODY BUILDERDue ricercatori dell’università della Pennsylvania hanno pubblicato un editoriale su Science in cui viene spiegato che in realtà è sbagliato usare oggi uno dei concetti cardine con cui viene definita l’obesità: l’indice di massa corporea (da cui l’acronimo “IMC“). In effetti non serviva una ricerca a dimostrarlo, visto che è assolutamente evidente a qualsiasi professionista della salute, quanto l’IMC da solo possa fornire una interpretazione errata della salute del paziente e della sua eventuale obesità. Certo, l’indice di massa corporea può essere un dato molto utile al medico per stabilire velocemente, con un semplice e pratico calcolo effettuato sapendo solo altezza e peso del paziente, se possa essere normopeso, sottopeso o sovrappeso, tuttavia questo è un sistema che può andar bene per una parte della popolazione, ma non per tutti. Il rischio è infatti quello di stimare come obesi dei pazienti molto muscolosi.

L’obeso “vero” ed il body builder che appare obeso

Per farvi capire quanto possa essere fuorviante l’indice di massa corporea preso da solo e senza ulteriori analisi, vedi l’immagine esplicativa in alto che descrive un caso certamente limite, ma possibile: un obeso ed un culturista che sono alti uguali (1 metro ed 80 cm) e pesano gli stessi Kg (100). Queste due persone hanno lo stesso IMC di 30.8, che corrisponde ad obesità di primo grado. Ovviamente la presenza di obesità è un dato valido realmente solo per il paziente sul lato sinistro dell’immagine, ma non certo per quello destro, che ha un peso elevato non per il grasso in eccesso (come avviene per l’altra persona), ma per i muscoli molto sviluppati. Il punto è che l’IMC non riesce a discriminare un peso elevato che dipenda dai muscoli ed un peso elevato che dipenda dal grasso: per tale motivo, ben più utile, è importante effettuare una bioimpedenziometria.

Grasso sull’addome

Dopo questa importante premessa, ritorniamo alla ricerca dell?univesità della Pensilvanya. In base ad essa le informazioni più importanti da controllare nel paziente sono la “forma” del corpo (relativa alla distribuzione del grasso), la circonferenza della vita, il rapporto fra massa magra e grassa e l’altezza. Questo nuovo sistema di calcolo Absi (acronimo di “A body shape index” ovvero “Indice della forma del corpo”) è stato definito l’anno scorso dai ricercatori del City College di New York e oggi la rivista Science ne sposa la tesi. In pratica chi è magro o solo lievemente in sovrappeso, ma ha un indice adiposo sull’addome alto, è predisposto a malattie cardiovascolari e al diabete, si legge nell’editoriale di Science, mentre quello distribuito su zone periferiche, come le gambe o i glutei, sembra essere meno pericoloso. In parole semplici, una distribuzione del grasso corporeo di tipo “androide” è molto più pericolosa di quella “ginoide”. Per approfondire, leggi: Distribuzione del grasso nell’uomo e nella donna: androide, ginoide e di tipo misto

Leggi anche:

Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o unisciti al nostro gruppo Facebook o ancora seguici su Twitter, su Instagram, su Mastodon, su YouTube, su LinkedIn, su Tumblr e su Pinterest, grazie!

Il diabete è in aumento: nel 2035 previsti un miliardo di malati

Dott. Loiacono Emilio Alessio Medico Chirurgo Medicina Chirurgia Estetica Roma Cavitazione Pressoterapia  Massaggio Linfodrenante Dietologo Cellulite Dieta Sessuologia Sex PSA Pene Dr Laser Filler Rughe Botulino Ialuronico Glicemia DIABETE IN AUMENTOLe stime dell’International diabetes federation (Idf) superano quota 1 miliardo di persone interessate dal diabete nel mondo. Infatti, i dati del rapporto “Idf Diabetes Atlas 201”, reso pubblico oggi in occasione della giornata mondiale del diabete, riportano che, nel 2035, nel mondo saranno 592 milioni i casi di diabete e 471 milioni quelli di insufficiente tolleranza al glucosio, lo stato di pre-diabete che espone comunque a maggiore rischio cardiovascolare, soprattutto per quanto riguarda la cardiopatia ischemica.

Leggi anche:

Articoli sul prediabete:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

Grassi idrogenati vietati negli USA, ecco perché

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO HAMBURGER PATATINE FRITTE PATATE PANINO FAST FOOD JUNK FOOD FRITTI DIETA DIMAGRIRE GRASSI (10)I grassi idrogenati sono grassi che hanno subito un processo di idrogenazione, ovvero un processo chimico che, cambianodone la struttura, trasforma un grasso oleoso in grasso solido. Questo processo nel campo dell’industria alimentare comporta diversi vantaggi:

  • costi ridotti: molti produttori alimentari li utilizzano per risparmiare sui costi;
  • minore deperibilità: i grassi idrogenati deperiscono con difficoltà e danno la possibilità ai produttori di commerciare alimenti con una data di scadenza prolungata;
  • consistenza: conferiscono ai prodotti industriali una consistenza pastosa.

Rischiosi per la salute 

I grassi idrogenati però sono rischiosi per la salute. Dopo il processo di idrogenazione i grassi risultano composti da un’alta percentuale di grassi trans, causa comprovata di problemi cardiovascolari, dell’innalzamento del colesterolo cattivo e dell’abbassamento di quello buono.
L’OMS in una risoluzione del 2004, consiglia l’eliminazione dei grassi trans, che vengono segnalati tra i fattori di rischio per l’insorgere di malattie cardiovascolari (una delle più diffuse tra le malattie non trasmissibili).

Nelle merendine e nei biscotti

Si trovano soprattutto nei cibi confezionati di produzione industriale: merendine, biscotti, torte, pop-corn, tutti quelli che contengono in etichetta la scritta “oli vegetali idrogenati” o “grassi idrogenati”. La margarina è il prodotto che ne è più ricco per definizione (anche se oggi ne esistono in commercio alcune non prodotte per idrogenazione).  I “trans” sono usati da decenni nell’industria alimentare, in particolare nei prodotti da forno, perché sono pratici da usare e a basso costo. In più hanno il vantaggio di migliorare il sapore dei prodotti e la loro friabilità, e di allungarne la durata sugli scaffali. Negli Stati Uniti stanno per metterli definitivamente al bando.

Le accuse

Già da diversi anni sono ritenuti dannosi per la salute, accusati di far alzare i livelli di colesterolo cattivo, provocare danni alle arterie, e di conseguenza malattie cardiovascolari. Nel tempo, si sono accumulate le prove della loro pericolosità. Secondo uno studio del 2006 sul New England Journal of Medicine, solo negli Stati Uniti sono all’origine ogni anni di un numero di infarti compreso tra 72 mila e 228 mila. La demonizzazione dei grassi trans è andata di pari passo con la riabilitazione dei grassi saturi di origine animale, contenuti nel burro, nei formaggi, nella carne rossa. Ovviamente non si può abusarne (anche dato il loro contenuto calorico) ma, come ha sottolineato anche un recente articolo sul British Medical Journal, in base agli studi più recenti possono considerarsi scagionati dall’accusa di essere i principali responsabili dell’intasamento di vene e arterie. Addirittura, questi grassi risulterebbero protettivi per il cuore, in particolare se assunti attraverso i latticini. Per i grassi trans, invece, le accuse sembrano ormai provate al di là di ogni dubbio. Quando si pensava che “facessero bene”

La cattiva fama dei grassi trans è recente 

Fino agli anni ’80, erano considerati addirittura benefici. La margarina, come molti ricorderanno, veniva raccomandata come un sostituto del burro più leggero e salutare. La storia dei grassi trans inizia nel 1902, quando lo scienziato Wilhelm Normann scoprì che aggiungendo idrogeno agli oli vegetali, questi si solidificavano, creando nel processo grassi “trans”. Quando iniziò l’allarme contro il burro e gli altri grassi saturi di origine animale, la margarina e i grassi trans parvero l’alternativa migliore. Solo a partire dagli anni ’90 le ricerche hanno evidenziato che i trans sono responsabili di aumentare il colesterolo cattivo e di provocare danni alle arterie, infarti e ictus.

La messa al bando

Il loro uso negli ultimi anni è già fortemente diminuito. Dal 2006, negli Stati Uniti è obbligatoria la dichiarazione del contenuto di grassi trans presenti. Lo stato di New York ne ha bandito alcuni anni fa l’uso nei ristoranti. E molte industrie alimentari e catene di fast-food si sono adeguate riducendo o eliminandoli dai loro prodotti. Il bando imminente deriva dalla decisione della Food and Drug Administration, l’ente regolatorio in materia negli Usa, di toglierli dalla lista degli additivi considerati “sicuri”. La conseguenza pratica è che sarebbero le industrie a dover dimostrare che non sono dannosi, prima di usarli nei loro prodotti, che equivale a bandirli. In Europa è per ora obbligatorio solo dichiarare la loro presenza (indicata dalla dicitura “grassi idrogenati” o “parzialmente idrogenati” in etichetta), ma non la loro quantità. Solo la Danimarca ha messo per legge una soglia tollerabile del 2 per cento, che non può essere superata. Le analisi e gli studi sui prodotti mostrano che negli ultimi anni, anche in Europa, c’è stata una diminuzione costante nell’uso dei grassi trans, anche se i prodotti che li contengono non sono certo spariti dagli scaffali dei supermercati. Molte aziende, anche in Italia, semmai specificano sull’etichetta “non contiene grassi idrogenati” quando sicuramente sono assenti. Chissà se con la mossa americana cambieranno le cose anche da noi.

Leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

Fare sesso ti tiene in forma ed è più piacevole della corsa

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO AMORE COPPIA SESSO SESSUALITA ABBRACCIO MATRIMONIO MASTURBAZIONE ORGASMO (10)Il sesso brucia più calorie della camminata, secondo una ricerca canadese. La ricerca si è svolta presso la University of Quebec di Montreal ed ha coinvolto 21 coppie eterosessuali di età fra i 18 e i 35 anni, alle quali è stato chiesto di indossare un bracciale che potesse registrare il consumo di energia fisica durante quattro diversi amplessi e durante una sessione di camminata e una di corsa. Risultato: il sesso è più efficace con i maschi. Gli uomini bruciano infatti 4,2 calorie al minuto, mentre le donne si fermano a 3,1. Moltiplicando questi numeri per la durata media del rapporto (24,7 minuti) si ottengono rispettivamente 104 e 69 calorie totali. Secondo i ricercatori: “I dati raccolti suggeriscono che in certi casi l’attività sessuale possa essere considerata al pari di un esercizio di fitness. Oltretutto, gli uomini e le donne che hanno partecipato all’esperimento affermano (banalmente!) che il sesso è stato molto più piacevole dei trenta minuti di esercizio sul tapis roulant. Pertanto questo studio potrebbe avere delle implicazioni sul lavoro dei professionisti della salute e sulla loro programmazione delle attività che puntano a uno stile di vita sano”.

Leggi anche:

Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o unisciti al nostro gruppo Facebook o ancora seguici su Twitter, su Instagram, su YouTube, su LinkedIn, su Tumblr e su Pinterest, grazie!

Siti a luci rosse: meno traffico durante feste e partite di calcio

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO PENE SESSO UOMO SCROTO TESTICOLI DISFUNSIONE ERETTILE IMPOTENZAI dati che arrivano dal portale PornHub rivelano interessanti aspetti dei comportamenti sociali degli internauti a luci rosse: lo scorso primo luglio allo stadio Olimpico di Kiev mentre si giocava la finale degli Europei tra Spagna e Italia è avvenuto un crollo del traffico online dei siti a luci rosse addirittura del 40% nel nostro Paese e del 35% in quello dei nostri avversari. Anche a Natale succede qualcosa di simile: i click sui siti porno lo scorso anno, sono scesi del 16% la notte della vigilia e  addirittura del 25% il giorno di Natale. E il trend è confermato anche a Capodanno, con un crollo del 50% il 31 dicembre e del 31% il primo giorno dell’anno nuovo.

Leggi anche:

Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o unisciti al nostro gruppo Facebook o ancora seguici su Twitter, su Instagram, su YouTube, su LinkedIn, su Tumblr e su Pinterest, grazie!

I bambini che usano il tablet imparano a scrivere con più difficoltà

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO BAMBINI SCUOLA STUDIARE LIBRIManine e dita a rischio per i bimbi che utilizzano troppo i tablet o gli smartphone, magari senza il necessario controllo da parte dei genitori. E soprattutto in pericolo anche la capacità di imparare a scrivere. L’allarme arriva da un’intervista rilasciata dalla terapista occupazionale del Learning and Therapy Corner in Maryland (Usa), Lindsay Marzoli, rimbalzata sui media anglosassoni: “Se usano sempre telefonini o tablet – dice l’esperta – non eseguono quelle normali attività con penne e matite che servono a far sviluppare i muscoli necessari a scrivere correttamente. Muscoli che potrebbero rimanere deboli anche durante la crescita”.

“Vediamo sempre più bambini – racconta Marzoli – con ritardi motori e debolezza muscolare in alcune aree del corpo”. E il problema è che queste tecnologie sono talmente nuove che gli esperti non sanno quali possano essere le conseguenze del loro uso intensivo a lungo termine, ricorda il ‘Daily Mail’ online. L’American Academy of Paediatrics segnala che i bimbi non dovrebbero usare questi strumenti per oltre due ore al giorno. E nel caso abbiano meno di due anni d’età, l’utilizzo di schermi dovrebbe essere evitato del tutto. Ma la regola viene seguita raramente e non è la prima volta che si segnala la pericolosità dell’uso eccessivo di device tecnologici per i bambini: secondo l’Abertawe Bro Morgannwg University Health Board, i bambini e gli adolescenti rischiano danni al collo e alla schiena a causa di computer, videogame e quant’altro.

Leggi anche:

Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o unisciti al nostro gruppo Facebook o ancora seguici su Twitter, su Instagram, su YouTube, su LinkedIn, su Tumblr e su Pinterest, grazie!

Il sugo al pomodoro fa bene al cuore e combatte i tumori

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO PASTA DIETA MEDITERRANEA CUCINARE CIBO DIETA DIMAGRIRE CUCINA (4)Olio extravergine d’oliva, trito di cipolla, spicchio d’aglio, pomodoro a volontà. La salsa più amata dagli italiani (e spesso simbolo – insieme alla pasta – della cucina italiana nel mondo) è anche la più benefica per la salute di cuore e arterie, grazie a 40 polifenoli antiossidanti racchiusi negli ingredienti del sugo rosso, re della dieta mediterranea. Inoltre il sugo al pomodoro sembra essere un ottimo alleato contro i tumori!

Lo studio spagnolo

Le splendide qualità del sugo al pomodoro sono confermate da uno studio spagnolo pubblicato su Food Chemistry, condotto da un gruppo di scienziati dell’Università di Barcellona confrontando diverse salse pronte vendute al supermercato, preparate con materie prime fornite da aziende agricole. Secondo gli autori della ricerca, ripresa dal quotidiano britannico Daily Mail, le virtù del sugo al pomodoro non si nascondono nei singoli ingredienti bensì nel combinarli in un mix: agli antiossidanti del pomodoro si aggiungono quelli di olio, aglio e cipolla.

Polifenoli e carotenoidi

Spiega Rosa Maria Lamuela, coordinatrice della ricerca: “Con 120 grammi di sugo aggiunto alla pasta si introducono dai 16 ai 4 milligrammi di polifenoli per porzione e dai 6 ai 10 milligrammi di carotenoidi. Questi composti sono molto utili e un loro consumo è correlato alla riduzione dei tumori e delle malattie cardiovascolari, come ha dimostrato lo studio PREDIMED (PREvention with a MEDiterranean Diet) nel quale si è valutata la frequenza dell’uso di sugo di pomodoro connessa con il rischio di patologie a cuore e vasi, senza però “misurare” esattamente che cosa, dentro all’alimento, sia responsabile dell’effetto protettivo. La nostra ricerca ha perciò individuato le sostanze responsabili dell’azione benefica del sugo”.

Sinergia tra i singoli ingredienti del sugo

I ricercatori vogliono comprendere quale sia la proporzione ideale fra i diversi ingredienti, e hanno scoperto che l’olio d’oliva è meglio di quello di girasole in quanto è più ricco di polifenoli e ha proprietà antiossidanti maggiori. “Riteniamo che una quota pari al 10 per cento del totale del sugo sia adeguata. Inoltre, abbiamo anche verificato che i benefici del sugo sono superiori a quelli derivanti dal consumo dei suoi singoli ingredienti: sembra infatti esserci un effetto sinergico fra di essi e, insieme, apportano una quantità di polifenoli maggiore rispetto a quando sono mangiati singolarmente. Il pomodoro è l’alimento più ricco di queste sostanze, infatti, ma anche cipolla e aglio ne apportano in quantità discreta per cui il ‘cocktail’ finale ne abbonda. Con notevoli vantaggi in termini di prevenzione delle malattie cardiovascolari e anche dei tumori”, ha concluso la scienziata.

Leggi anche:

Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o unisciti al nostro gruppo Facebook o ancora seguici su Twitter, su Instagram, su YouTube, su LinkedIn, su Tumblr e su Pinterest, grazie!

Sempre meno sesso: colpa di crisi economica, incertezze e social network

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO COPPIA AMORE SESSO RAPPORTO INNAMORATIUno studio svolto dal NatCen Social Research e dai ricercatori dell’University College di Londra ha messo a confronto le abitudini della popolazione sessualmente più attiva (tra 16 e 44 anni) oggi e negli anni novanta: si è scoperto così che la media dei rapporti mensili delle coppie eterosessuali era vent’anni fa di di circa sette, mentre oggi non va sopra i quattro. Le cause? Secondo lo studio sarebbero crisi economica, assenza di certezze per il futuro e sempre maggiore presenza dei social network nella vita quotidiana.

Il Dr Cath Mercer, dell’University College di Londra, ha affermato: “Le persone sono preoccupate per i loro posti di lavoro, preoccupate per i soldi e non sono in vena di sesso. Non solo, però, se si pensa che generalmente le coppie prima di addormentarsi invece che dedicarsi a coccole e carezze finisco sotto alle coperte con il tablet e lo smartphone in mano per dare un’ultima sbirciata a Twitter e Facebook o per rispondere alle e-mail.”

Leggi anche:

Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o unisciti al nostro gruppo Facebook o ancora seguici su Twitter, su Instagram, su YouTube, su LinkedIn, su Tumblr e su Pinterest, grazie!