Area di Broca: funzioni ed afasia di Broca

MEDICINA ONLINE CORTECCIA UDITIVA VISIVA PRIMARIA SECONDARIA MOTORIA SENSITIVA PREFRONTALE CERVELLO ENCEFALO BROCA WERNICKE INTELLIGENZA SISTEMA NERVOSO CENTRALE PERIFERICO SNC SNP SOSTANZA GRIGIA BIANCAL’area di Broca (in inglese “Broca’s area”; pronuncia: brocà) è una parte dell’emisfero dominante del cervello (spesso il sinistro) ed ha funzioni relative all’elaborazione del linguaggio.

Posizione ed anatomia
L’area di Broca è localizzata nel piede della terza circonvoluzione frontale. Tale area può anche essere descritta come l’unione dell’area 44 di Brodmann e della 45, ed è connessa all’area di Wernicke da un percorso neurale detto fascicolo arcuato. L’area di Broca è anatomicamente costituita da due zone principali, con diversi ruoli nella comprensione e nella produzione del linguaggio:

  • pars triangularis (parte anteriore) è associata all’interpretazione di varie modalità di stimoli e alla programmazione dei condotti verbali (“pensare a cosa dire”);
  • pars opercularis (parte posteriore) è associata a un unico tipo di stimolo e presiede al coordinamento degli organi coinvolti nella riproduzione della parola; essa è fisicamente prossima ad aree del cervello dedicate al controllo dei movimenti (“organizzare i movimenti per poter emettere quello che si vuole dire”).

Afasia di Broca
Un danno nell’area di Broca, dovuto ad esempio ad ictus, atrofia, traumi, infezioni, neoplasie ed ischemia, può provocare la cosiddetta “afasia di Broca”, classificata tra le “afasie non fluenti”. I pazienti colpiti da afasia non fluente possono essere incapaci di comprendere o formulare frasi con una struttura grammaticale complessa. Alcune forme di afasia legate a danni nell’area di Broca possono colpire solo determinate aree del linguaggio, come i verbi o i sostantivi. E’ interessante notare che, nel caso di pazienti sordi con danno funzionale nell’area di Brocà, può essere inibita la capacità di produrre quei segni corrispondenti al messaggio che essi vogliono comunicare, pur essendo in grado di muovere mani, dita e braccia come prima.

Leggi anche:

Lo Staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o unisciti al nostro gruppo Facebook o ancora seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

E’ possibile rimanere incinta in pre-menopausa?

MEDICINA ONLINE VAGINA DONNA BACIO SESSULITA GRAVIDANZA INCINTA SESSO COPPIA AMORE TRISTE GAY OMOSESSUAANSIA DA PRESTAZIONE IMPOTENZA DISFUNZIONE ERETTILE FRIGIDA PAURA FOBIA TRADIMENTOLa premenopausa è una periodo di transizione che accade nella vita della donna alcuni anni prima della menopausa. È la fase in cui le ovaiegradualmente cominciano a produrre meno estrogeni. Di solito inizia intorno ai 40 anni ma, in alcuni casi, può verificarsi anche prima. Durante la premenopausa, in particolare negli ultimi 2 anni, molte donne accusano i sintomi della menopausa: ciò si verifica a causa del calo di estrogeni che verso la fine subisce un’accelerazione.

Si può restare incinta durante la premenopausa?
Sì, nonostante il calo della fertilità durante la fase che precede la menopausa, è ancora possibile rimanere incinta. Se non desideri una gravidanza, ti conviene adottare una forma dicontraccezione fino a quando non sei sicura di essere entrata in menopausa (devono passare almeno 12 mesi senza avere le mestruazioni). Va ricordato, tuttavia, che se invece si desidera un bambino, non è così facile e immediata una gravidanza nella fase della premenopausa. Per maggiori chiarimenti, consulta il tuo ginecologo.

Leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

Differenza tra afasia, disartria e aprassia

MEDICINA ONLINE CORTECCIA UDITIVA VISIVA PRIMARIA SECONDARIA MOTORIA SENSITIVA PREFRONTALE CERVELLO ENCEFALO BROCA WERNICKE INTELLIGENZA SISTEMA NERVOSO CENTRALE PERIFERICO SNC SNP SOSTANZA GRIGIA BIANCAAfasia

L’afasia (dal greco ἀφασία “mutismo”; in inglese “aphasia”) è la perdita della capacità di comporre e/o comprendere normalmente il linguaggio, causata da Continua a leggere

Talassemia: cos’è, sintomi, cure, differenti tipi ed alimentazione

Dott. Loiacono Emilio Alessio Medicina Chirurgia Estetica Benessere Dietologia Sessuologia Ecografie Anemia da carenza di ferro cause, sintomi e cureNella talassemia l’organismo si trova a sintetizzare una forma anomala di emoglobina. Quest’ultima è una proteina contenuta nei globuli rossi e che svolge un ruolo importante per il trasporto dell’ossigeno. Nei soggetti affetti dalla malattia i globuli rossi vanno incontro ad un processo di distruzione, provocando l’anemia. Ecco perché la patologia è chiamata anche anemia mediterranea. Fra i sintomi si notano anche l’affaticamento, un deficit della crescita, un senso di irritabilità e l’ittero. Non ci sono cure, in termini di farmaci in grado di cambiare il decorso della malattia. Si deve fare ricorso alle trasfusioni di sangue o al trapianto del midollo osseo.

I sintomi
Fra i sintomi della talassemia più caratteristici c’è di certo l’anemia. Inoltre i soggetti vanno incontro facilmente ad un senso di affaticamento, ad un’alterazione dell’umore, che si manifesta sotto forma di irritabilità. Le altre manifestazioni sintomatologiche sono costituite da deficit della crescita, ittero e urine scure.
Nei casi più gravi si possono avere delle vere e proprie deformità ossee, che interessano soprattutto la faccia e il cranio. Inoltre si può soffrire di una certa fragilità ossea, aumentando il rischio di andare incontro alle fratture.
E’ possibile che nei pazienti si verifichi un accumulo di ferro, anche a causa delle trasfusioni a cui si deve fare ricorso. Inoltre si può manifestare un fenomeno di splenomegalia, un aumento del volume della milza.

Leggi anche:

Le tipologie
Esistono differenti tipologie di talassemia. Nella forma alfa sono implicati diversi geni, fino ad un totale di 4. La gravità della patologia è strettamente collegata al numero dei geni coinvolti: più essi sono, più gravi sono le conseguenze.
Se è coinvolto un solo gene, non si hanno sintomi, ma si è portatore sano: la malattia può essere trasmessa ai figli. Nella forma minor vengono coinvolti due geni, con una sintomatologia lieve. Drammatico è l’esito nel caso dell’implicazione di 4 geni (forma alfa major): il neonato in genere muore prima di nascere o subito dopo il parto.
Si parla di talassemia beta, quando sono coinvolte le catene beta del cromosoma 11. Si deve operare, anche in questo caso, una distinzione tra una forma minor (coinvolgimento di un gene) e di una major (coinvolgimento di due geni). Nella prima ci sono solo sintomi lievi, nella seconda il quadro è più severo e si manifesta circa all’età di due anni.

Le cure
Nonostante tutti i progressi della scienza medica, non esistono delle cure per la talassemia, in quanto essa è una malattia ereditaria. Non è disponibile un farmaco per mutare le condizioni implicate nella produzione della forma anomala di emoglobina. L’unica possibilità che può essere presa in considerazione consiste nel trapianto del midollo osseo. In ogni caso questo è consigliato solo nei casi più gravi, quando l’organismo è soggetto a disfunzioni dalle mille complicanze.
In alternativa ci si deve sottoporre regolarmente a delle trasfusioni di sangue. Tutto ciò comunque può far aumentare il livello di ferro e quindi è opportuno servirsi di una terapia specifica con farmaci adeguati.

L’alimentazione
L’alimentazione in caso di talassemia deve essere sana. In particolare si dovrebbe prestare attenzione a non consumare cibi troppo ricchi di ferro, come, ad esempio, la carne rossa. Teniamo presente che, in linea generale, la dose di ferro raccomandata al giorno è pari a 18 mg. Ecco perché si deve leggere bene l’etichetta dei vari cibi.
Una regola consigliabile è quella di bere durante i pasti, perché esso è in grado di diminuire l’assorbimento intestinale del ferro. I cibi da evitare sono: fegato, carne di maiale e bovina, fagioli, cereali, ostriche e burro di arachidi.
Da ridurre anche il consumo dei seguenti ortaggi: verdure a foglia verde, spinaci, prugne, anguria, broccoli, piselli, fave.

Leggi anche:

Lo Staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o unisciti al nostro gruppo Facebook o ancora seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

Differenza tra dispnea ed affanno

Cassazione conferma solo il medico può fare il dietologo no nutrizionista distista biologoUna domanda tipica per alcuni pazienti che hanno problemi respiratori è “che differenze ci sono tra dispnea ed affanno”? La risposta è piuttosto semplice: nessuna. I termini “dispnea” ed “affanno” sono infatti sinonimi, indicano quindi la medesima cosa. Per capire la definizione di dispnea, leggi questo articolo: Dispnea ansiosa, notturna, cardiaca: sintomi e cura

Per approfondire, leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

Dispnea ansiosa, notturna e cardiaca: sintomi, diagnosi e cura

MEDICINA ONLINE SONNO UOMO DIVANO DORMIRE INSONNIA STANCHEZZA STRESS ASTENIA ABBIOCCO SONNELLINO PISOLINO.La dispnea o fame d’aria, (in inglese dyspnea o shortness of breath) è un sintomo caratterizzato da respirazione difficoltosa. La dispnea può essere fisiologica (cioè normale) quando si manifesta nel compiere uno sforzo pesante, specie in soggetti non particolarmente allenati allo sforzo. La dispnea è patologica (cioè indicare la presenza di una patologia) se si verifica in situazioni in cui il corpo non viene sottoposto a sforzo (a riposo) o quando viene sottoposto a sforzi molto lievi. Le cause più comuni sono: asma bronchiale, polmonite, ischemia cardiaca, malattia polmonare interstiziale, insufficienza cardiaca congestizia, broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), stenosi laringo-tracheale o cause psicogene. I fattori di rischio includono l’età avanzata, la vita sedentaria, l’obesità, il fumo (attivo, passivo e terziario), l’ipertensione, l’iperlipidemia, il diabete e l’inquinamento ambientale.

Leggi anche:

Dispnea ansiosa o da stati depressivi

La dispnea ansiosa è un disturbo che, negli ultimi anni, sembra colpire un numero sempre maggiore di persone, crescita che va di pari passo con l’aumentare delle persone affette da stati d’ansia (più o meno gravi), crisi di panico e altri disturbi di questo genere ma comunque afferenti la dimensione psicologica. La prima cosa da fare in caso si sospetti dispnea ansiosa è assicurarsi che il disturbo non sia in realtà il sintomo di un’altra patologia a carico del cuore o dei polmoni; una volta escluse motivazioni più gravi è piuttosto comune constatare che la dispnea sia di tipo ansioso, dipenda quindi da uno stato d’ansia, da un problema psicologico che, una volta risolto, permetterà di superare anche la dispnea. Come intuibile, la diagnosi di dispnea ansiosa si fa per esclusione, cioè escludendo cause organiche di dispnea. La dispnea ansiosa può essere curata in maniera efficace prima di tutto grazie ad un sostegno psicologico teso a identificare le ragioni scatenanti dell’ansia e all’affrontare queste ragioni: un aiuto psicoterapico è certamente il più consigliato.

Sintomi legati alla dispnea ansiosa

La dispnea ansiosa ha una sintomatologia abbastanza facile da identificare, oltre ovviamente al sintomo principe della dispnea, cioè la “fame d’aria” dovuta alla difficoltà a respirare, quella di tipo ansioso risulta accompagnata da frequenti stati d’ansia o comunque da un diffuso malessere di tipo psicologico (caratterizzato da stress eccessivo, attacchi di panico, etc) tale che è lo stesso paziente, in condizioni normali, a ricondurre le ragioni della dispnea a motivazioni di carattere psicologico. La dispnea ansiosa, oltre all’ansia, può essere accompagnata da sintomi quali:

  • dolore: frequentemente i pazienti con dispnea ansiosa riferiscono di una sensazione di dolore o comunque “oppressione” a livello toracico;
  • aritmia: questo tipo di sintomo è quello che causa più preoccupazioni ai pazienti, l’aritmia, frequentemente accompagnata da palpitazioni, associata alla fame d’aria tipica della dispnea può indurre i pazienti ad ipotizzare problemi di tipo cardiaco quando in realtà si tratta di sintomi abbastanza tipici di un forte stato d’ansia;
  • iperidrosi: la sudorazione eccessiva è un altro sintomo che accompagna un forte stato d’ansia, compare quindi frequentemente nei pazienti con problemi di dispnea ansiosa.

Leggi anche:

Dispnea notturna e di origine cardiaca

La “dispnea parossistica notturna” (anche chiamata “asma cardiaco“) è l’improvvisa comparsa di difficoltà respiratoria nel corso della notte che tende a presentarsi quando il soggetto permane per un certo periodo di tempo in posizione coricata (clinostatismo) a causa del riposo notturno. La causa di questo tipo di dispnea è risiede nell’incapacità del cuore a garantire la sua normale funzione contrattile (funzione di pompa), situazione questa che configura il quadro dell’insufficienza cardiaca del ventricolo sinistro. Su questa, l’aumento dell’afflusso di sangue al cuore in posizione coricata (aumento del ritorno venoso) rappresenta la concausa che scompensa acutamente il precario compenso cardiaco. Come conseguenza di tale deficit funzionale cardiaco, il sangue tende a ristagnare all’interno dei capillari polmonari (microscopici vasi sanguigni polmonari che rendono possibili gli scambi dei gas respiratori ossigeno e anidride carbonica nei polmoni) determinando in tale sede un aumento della pressione che rende più difficoltoso lo scambio dei gas respiratori (edema interstiziale) e provoca la concomitante stimolazione meccanica dei recettori di tosse presenti nel torace e la compressione dei bronchioli con aumento delle resistenze delle vie aeree (di qui il termine asma cardiaco). Questa situazione si può verificare occasionalmente anche di giorno.

Quali sono i sintomi della dispnea parossistica notturna?

Il principale sintomo della dispnea parossistica notturna è ovviamente la dispnea (fame d’aria da difficoltà respiratoria) la quale, avendo come principale caratteristica quella di comparire in clinostatismo (posizione coricata) e tendendo a risolversi nel momento in cui il paziente assume la posizione eretta (ortostatismo), viene indicata con il termine ortopnea (cioè quella dispnea che insorge da sdraiati ed obbliga all’ortostatismo per non farla verificare). All’ortopnea si possono associare:

  • tosse secca e insistente;
  • sibili espiratori;
  • tachicardia;
  • ansietà;
  • tendenza del paziente a ricercare sollievo, oltre che con l’assunzione della posizione seduta, respirando anche a bocca aperta ed a volume maggiore o aprendo una finestra per respirare aria fresca.

Cura della dispnea notturna e cardiaca

La dispnea parossistica notturna può essere risolta migliorando il labile compenso funzionale cardiaco che ne è alla base e riducendo l’eccessivo afflusso di sangue alla regione toracica favorito, nel corso della notte, dalla posizione coricata. Un semplice accorgimento preventivo può essere rappresentato dall’aumentare il numero e lo spessore dei cuscini o nel mantenere una posizione semi-assisa nel corso del riposo notturno. Nel caso in cui si presenti un episodio acuto notturno, lo stesso tenderà a risolversi tanto più rapidamente quanto più prontamente il paziente sarà in grado di assumere una posizione seduta nel letto mantenendo le gambe a penzoloni o, meglio ancora, ponendosi addirittura in piedi in quanto la rapidità con la quale il sangue tenderà a portarsi verso le regioni più declivi del corpo consentirà di ridurre più velocemente la congestione di sangue al torace ed a risolvere lo scompenso clinico.

Per approfondire, leggi anche:

Lo Staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o unisciti al nostro gruppo Facebook o ancora seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

Il ghiaccio alimentare è un rischio per la salute

MEDICINA ONLINE GHIACCIO FREDDO FRIGO FREEZER SALUTE RISCHIO INFEZIONI CONTAMINATO ACQUA VIRUS BATTERI.jpgIl ghiaccio per uso alimentare può essere contaminato, mettendo a rischio la nostra salute. Secondo un recente studio, addirittura nel 56% dei casi il ghiaccio esaminato è stato dichiarato non sicuro per il consumo alimentare. Naturalmente tutto ciò può avere serie ripercussioni sul benessere del nostro organismo. Per questo motivo lo scorso 23 giugno 2017 a Milano si è tenuto un incontro formativo dal titolo “Il ghiaccio, un alimento troppo spesso sottovalutato”, puntando il dito in particolare sull’autoproduzione.

Ghiaccio alimentare contaminato, le analisi effettuate

L’incontro, organizzato da INGA (Istituto Nazionale Ghiaccio Alimentare), verteva sull’analisi dei primi risultati dopo l’applicazione del Manuale di corretta prassi igienica per la produzione di ghiaccio alimentare, redatto per la prima volta in Europa nel 2015 e approvato dal Ministero della Salute. Hanno partecipato alla riunione, oltre all’INGA e al Ministero della Salute, anche la Regione Lombardia, la Regione Sicilia e altri esperti del settore. Purtroppo i primi risultati sono stati spiazzanti. Le analisi svolte nell’area costiera della provincia di Palermo hanno dimostrato che nel 56% degli operatori controllati (produttori ed esercizi di somministrazione), il ghiaccio ha presentato delle positività microbiologiche e, talvolta, chimiche. Ovvero: era contaminato.

I pericoli del ghiaccio alimentare contaminato

Il ghiaccio alimentare contaminato è dannoso per la nostra salute. I pericoli sono suddivisibili in tre tipi:

  1. Fisici: corpi estranei di varia natura che possono creare danni al consumatore se ingeriti (ad esempio frammenti di vetro, di metallo, di plastica).
  2. Chimici: sostanze chimiche rischiose per la salute dell’uomo se presenti in quantità superiore a quelle stabilite per legge.
  3. Biologici: organismi viventi che possono causare malattie nel consumatore (ad esempio batteri, funghi, virus, insetti).

In particolare per il rischio biologico, il ghiaccio contaminato può causare infezioni gastrointestinali. È infatti spesso l’origine delle fastidiose enteriti che provocano la diarrea del viaggiatore. Inoltre può causare danni al sistema nervoso, soprattutto nelle persone che hanno un sistema immunitario più debole.

Per quanto riguarda invece il momento in cui avviene la contaminazione, i rischi sono di tre tipologie:

  1. Contaminazione della materia prima: avviene se l’acqua non è considerata potabile in base ai requisiti del Decreto Legislativo 31/2001 sulle acque destinate al consumo umano.
  2. Contaminazione in fase di lavorazione: avviene durante la produzione del ghiaccio, e dipende quindi dall’ambiente di lavoro, dai macchinari utilizzati e dal personale addetto alla produzione.
  3. Contaminazione durante la conservazione: avviene nel periodo dello stoccaggio e della commercializzazione del ghiaccio.

Qual è il ghiaccio a rischio contaminazione?

Dagli studi condotti dalla Regione Sicilia, è emerso che il ghiaccio a maggior rischio di contaminazione non è quello prodotto in casa, e neanche quello utilizzato nelle grandi imprese (che spesso fa utilizzo di ghiaccio confezionato). Il procedimento più pericoloso è quello dell’autoproduzione del ghiaccio all’interno di piccoli esercizi commerciali quali bar, pub e ristoranti.

Leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

Posso usare la crema idratante se ho l’acne?

MEDICINA ONLINE ACNE SENILE TARDIVA ADULTO ANZIANO DONNA UOMO VISO FURUNCOLO COMEDONE PUNTO NERO BRUFOLO CAUSE FARMACI CREMA POMATA RIMEDI PELLE CUTE ROSSORE DOLORE PUSE’ universalmente noto che l’idratazione sia essenziale per la nostra pelle, ma possiamo utilizzare un idratante su una pelle tendente all’acne? Per rispondere a questa domanda dobbiamo ricordarci che non esistono solo il bianco e il nero: la risposta, infatti, varia a seconda del prodotto, del momento in cui lo si utilizza, e del vostro tipo di pelle.

Molte persone con la pelle grassa sono riluttanti a utilizzare creme idratanti, ma in realtà un idratante a base d’olio è l’ideale per la loro pelle! Un prodotto a base d’olio aiuta ad equilibrare il sebo della pelle e a prevenire una sovrapproduzione d’olio. E’ molto importante detergere sempre la pelle con un buon tonico prima di applicare qualsiasi idratante. Infatti, se la pelle non è pulita quando la idratate, le impurità e le tossine accumulate rimarranno bloccate sui pori della pelle.

Non vi lasciate sedurre dagli specialisti del marketing, leggete sempre tutte le etichette e la lista degli ingredienti dei prodotti prima di acquistarli. Tra gli ingredienti spesso contenuti nei prodotti, ma assolutamente da evitare, vi sono i parabeni: “ethylparaben”, “butylparaben”, “methylparaben”, “propylparaben”,”isobutylparaben” “isopropylparaben”. Questi, sfortunatamente, sono ancora ampiamente usati in molti prodotti per la cura della pelle, pur essendo stati riconosciuti come distruttori che interferiscono con i nostri ormoni, causandone squilibri. La scelta migliore è quella di optare per un prodotto 100% biologico e naturale ed evitare qualsiasi cocktail chimico.

Tutti i tipi di pelle, sia essa secca, normale o grassa, hanno bisogno di idratazione. L’idratazione è fondamentale per tenere la propria pelle sana, elastica e giovane. Ricordate, però, che l’acne è uno stato infiammatorio della pelle correlato a una reazione della pelle stessa ai livelli ormonali interni. Per questo motivo, un idratante dall’azione calmante e lenitiva, magari usato una volta al giorno per cominciare, può aiutare a tenere i pori (aperti) puliti. Se l’idratante è troppo aggressivo o contiene alcool o sostanze chimiche che alterano la composizione chimica dello strato lipidico dell’epidermide, la pelle potrebbe infiammarsi ancor di più e produrre ancor più olio: questo farà aumentare l’ostruzione dei pori, causando un peggioramento dell’acne. Un buon idratante, 100% biologico, leggero, che contenga sostanze botaniche antinfiammatorie, può dare solo benefici alla vostra pelle.

Leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!