Perché spesso lo scroto, cioè il “sacchetto” che contiene i testicoli, è così rugoso? E’ solo una questione estetica? In realtà no: nel nostro corpo qualsiasi cosa, anche quella apparentemente più banale, ha una funzione specifica.
La temperatura
Cominciamo col dire che non sempre uno scroto è pieno di rughe, bensì la sua “rugosità” è variabile per un motivo molto più importante di quello che sembri. Chi ne possiede uno si sarà accorto che quando fa molto caldo, o dopo un bagno molto caldo, lo scroto è piuttosto liscio e “rilassato”, con i testicoli che tendono a scendere verso il basso. Quando al contrario fa freddo, o dopo una doccia gelata, lo scroto si ritrae verso il corpo, raggrinzendosi e formando le caratteristiche rughe scrotali, accorciando lo spazio che occupa e ritirando su i testicoli verso il corpo. Ciò dipende dall’azione dei muscoli presenti nello scroto stesso, che lo avvicinano all’addome quando fa freddo e lo allontanano quando fa caldo.
A che serve?
L’obiettivo fisiologico di questo meccanismo è adattarsi agli sbalzi di temperatura dell’ambiente, permettendo una corretta omeostasi dei testicoli. Ciò si comprende ricordando che la funzione dello scroto è mantenere i testicoli a una temperatura (35 °C) costante, lievemente più bassa di quella interna del corpo, adatta alla spermatogenesi (cioè la produzione degli spermatozoi). Temperature troppo più alte o più basse di 35 °C potrebbero impedire la corretta nascita di nuovi spermatozoi normali. Quindi accade che:
- quando fa caldo lo scroto si rilassa, i testicoli scendono e, allontanandosi dal corpo, si “raffreddano”, evitando quindi temperature che sarebbero troppo alte per una corretta spermatogenesi;
- quando fa freddo, lo scroto si contrae, i testicoli si riavvicinano all’addome e si “riscaldano”, evitando quindi temperature troppo basse per la normale spermatogenesi.
La mancata capacità dello scroto di creare rughe potrebbe, addirittura, portare a problemi di infertilità e sterilità dal momento che, nei momenti più freddi, i testicoli sarebbero troppo “al fresco” per produrre spermatozoi normali.
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Lo staff di Medicina OnLine
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Per mettere a paragone questi corpi celesti, è necessario prima conoscere il loro raggio ed il loro diametro:
L’acido alfa-lipoico (spesso abbreviato in ALA), è un acido grasso con una potente azione antiossidante che aiuta a combattere lo stress ossidativo provocato dai radicali liberi (responsabili dell’invecchiamento e dei danni cellulari) sia all’esterno che all’interno della cellula nervosa. Rappresenta quindi una molecola preziosa per la persona diabetica, in quanto favorisce la protezione del sistema nervoso e aiuta a contrastare la neuropatia diabetica.
La pornografia fa male alla salute, soprattutto negli uomini. A rivelarlo alcune ricerche scientifiche che hanno mostrato gli effetti negativi della pornografia sulla vita di chi ne abusa.
La comparsa di difficoltà nella di lettura o di sdoppiamenti delle lettere, con sensazione di stanchezza agli occhi sono tutti i sintomi della presbiopia incipiente e l’uso dell’occhiale per vicino si rende “fisiologicamente” necessario nei soggetti normali oltre i 40-45 anni di età (e per i più “duri” finché le braccia sono sufficienti). Non vi è nessun beneficio nel sottoporre l’apparato visivo ad inutili affaticamenti cercando di rimandare nel tempo l’uso degli occhiali. Se, pur superata questa età, il paziente non avverte nessun disturbo nella visione da vicino, è probabile che abbia un buona capacità accomodativa o che sia leggermente miope e in tale caso l’uso degli occhiali per vicino potrà essere procrastinato nel tempo. In effetti, generalmente dopo i 40 anni, il meccanismo di messa a fuoco per vicino (di cui l’animazione al link accomodazione), incomincia a non essere così efficiente per perdita progressiva dell’elasticità del cristallino (con il passare degli anni si ha una progressiva e fisiologica perdita della capacità accomodativa dalle oltre 10 diottrie a 8 anni a 1 diottria a 60-65). Dapprima si avverte che ci vuole più tempo per la messa a fuoco nella lettura, poi si incomincia ad allontanare gli oggetti per vederli a fuoco, infine quando le braccia non sono più sufficienti ci si reca dall’oculista. La perdita di elasticità del cristallino rende impossibile l’aumento del suo potere diottrico (la sua capacità di assumere la forma sferica) e per tornare a vedere nitidamente abbiamo necessità di aggiungere al davanti dell’occhio delle lenti convergenti (positive) come quelle dell’ipermetropia. La comparsa dell’affaticamento nella visione per vicino varia anche in rapporto all’attività svolta (passare molte ore davanti al computer è ovviamente più affaticante rispetto a chi fa il rappresentante e utlizza prevalentemente la visione per lontano) e a difetti di vista associati come la miopia, ipermetropia, o l’astigmatismo , nonché alla presenza di disturbi della motilità oculare (come ad esempio, la frequente insufficienza di convergenza). Nel momento in cui quindi, ci si rende conto della crescente difficoltà alla lettura, è consigliabile effettuare una visita oculistica e su consiglio oculistico farsi prescrivere gli occhiali per vicino più adatti per le funzioni da svolgere da vicino (lettura, uso del computer, lavori manuali) per evitare lo sforzo visivo nella lettura prolungata, lo sdoppiamento delle lettere e gli altri sintomi di affaticamento visivo (bruciori, irritazione e arrossamento degli occhi sino alla cefalea). Infine la perdita di elasticità al di sopra i 65 anni, può cominciare ad associarsi alla perdita di trasparenza del cristallino (cataratta).
Le ghiandole sudoripare sono ghiandole esocrine tipiche dei mammiferi. Esse partecipano principalmente alla regolazione della temperatura corporea mediante l’emissione del sudore, ma i loro compiti non si limitano a questo. Si distinguono due tipi di ghiandole sudoripare:
Con il termine “enzima” (in inglese “enzyme“) in campo medico si identifica un catalizzatore dei processi biologici (biocatalizzatore). Quasi tutti gli enzimi sono proteine, solo una minoranza sono “ribozimi”, cioè enzimi a RNA. Essendo un catalizzatore, un enzima ha funzione di aumentare la velocità di una reazione chimica diretta e inversa (dal composto A al composto B e viceversa), senza intervenire sui processi che ne regolano la spontaneità. In altre parole, gli enzimi agiscono dal punto di vista cinetico senza modificare la termodinamica del processo. Un enzima facilita una reazione attraverso l’interazione tra il substrato (la molecola o le molecole che partecipano alla reazione) ed il proprio sito attivo (la parte di enzima in cui avvengono le reazioni), formando un complesso. Dopo che la reazione è avvenuta, il prodotto viene allontanato dall’enzima, che rimane disponibile per iniziarne una nuova (l’enzima non viene infatti consumato durante la reazione).