Dove si trovano le corde vocali: anatomia e funzioni in sintesi

MEDICINA ONLINE CORDE VOCALI POLIPI NODULI GRANULOMI VOCE LESIONE PARLARE FONAZIONE LOGOPEDIA NERVI RICORRENTI LARINGE FARINGE GOLA DOVE SONO ANATOMIA A CHE SERVONO.jpgLe corde vocali (tecnicamente chiamate pliche vocali) sono lembi tendinei che, con il passaggio dell’aria, vibrano generando la voce ed è grazie a loro che parliamo e produciamo suoni. L’organo è costituito da uno scheletro cartilagineo e da un certo numero di muscoli oltre che da legamenti, fasce connettive, mucose ecc.

Nella laringe esiste un restringimento che conduce alla glottide rima glottidea: qui la mucosa si solleva d’ambo i lati in due spesse pliche trasversali che vanno, da avanti in dietro, dalla base dell’epiglottide ai processi vocali delle aritenoidi. Le due superiori si dicono corde vocali false, le due inferiori corde vocali vere labbra vocali. Fra le prime (meno sporgenti verso la linea mediana della glottide) e le seconde, si trovano i seni ventricoli di Morgagni: essi lasciano spazio sufficiente alle corde per vibrare e producono un secreto che inumidisce la mucosa laringea.

Nelle corde vere le fibre elastiche del derma, molto sviluppate, formano fasce compatte, cuneiformi in sezione trasversale, ricoperte da epitelio piatto. Nelle false, tale tessuto è meno abbondante e la mucosa è ricca di tessuto adenoide, più copioso alla superficie dei ventricoli e nella faccia postero-inferiore dell’epiglottide. Le corde vere sono estensibili e retrattili senza lasciar pieghe e conservano regolari i margini liberi destinati a vibrare per la corrente espiratoria.

Dalla loro inserzione anteriore nella tiroide, fino ai processi vocali delle aritenoidi, le corde limitano la rima vocale legamentosa della glottide, che nell’uomo adulto è lunga 17-18 mm., nella donna 12-13. Il segmento posteriore della glottide, lungo 7-8 mm., limitato dai margini mediali delle basi delle aritenoidi, si dice rima respiratoria intercartilaginea.

Sulle corde vere la mucosa s’assottiglia e aderisce saldamente e sul margine libero si fa bianca, semi-trasparente; al di sotto ritorna ordinaria e si perde in quella tracheale. Sotto la membrana limitante, coperta dall’epitelio, sono disposte numerose ghiandole, varie per grandezza.

Elemento importantissimo delle corde vocali vere sono alcuni fasci muscolari, che fanno parte della muscolatura intrinseca della laringe, il compito dei quali è d’allargare e restringere la glottide, tendere o rilasciare le corde.

La dilatazione della glottide ha per ordegni precipui i due crico-aritenoidei (postici), i quali determinano la rotazione delle basi delle aritenoidi intorno al loro asse verticale e quindi l’abduzione delle corde, la dilatazione della glottide (funzione respiratoria della laringe). La loro paralisi produrrà dispnea inspiratoria per strettura abnorme della rima glottica, ma non notevole disturbo di fonazione.

Il restringimento della glottide (adduzione delle corde) è determinato: a) dall’aritenoideo trasverso, che fa scivolare verso la linea mediana le basi delle aritenoidi; b) dai tiro-ariepiglottici e dai tiro-aritenoidei esterni, che, con l’aritenoideo trasverso, costituiscono una specie di sfintere della laringe: i due primi, dal punto d’attacco alla faccia interna della tiroide, dirigono le fibre in dietro, attraversano obliquamente le facce posteriori delle aritenoidi decussandosi sulla linea mediana, decorrono lungo la plica ari-epiglottica e si fissano alla base dell’epiglottide; i secondi dalla parte inferiore dell’angolo interno dello scudo tiroideo si dirigono in dietro e in alto verso i processi muscolari aritenoidei; c) dal crico-aritenoideo laterale, che decorre obliquamente da dietro in avanti e dall’alto in basso, in direzione antagonistica a quella del crico-aritenoideo posteriore.

La tensione delle corde è effettuata: a) dai crico-tiroidei retti e obliqui, che nel contrarsi diminuiscono la fessura esistente in avanti fra tiroide e cricoide, elevando la parte anteriore della cricoide (la più mobile) verso il margine antero-inferiore della tiroide spostabile meno facilmente e abbassando il castone cricoideo e perciò le aritenoidi, che vi sono sovrapposte; b) dalla sinergia dei genio-ioidei e tiroidei, i quali sollevando la tiroide rendono più efficace l’azione rotatoria dei crico-tiroidei intorno all’asse trasverso delle articolazioni crico-tiroidee.

Il rilasciamento delle corde è passivo, quando cessano d’agire i tensori: fatto coordinato in modo automatico alla fase inspiratoria del torace; attivo per i tiro-aritenoidei interni, che accompagnano le corde dall’angolo interno tiroideo ai processi vocali: nel contrarsi in toto avvicinano i processi vocali alla tiroide, rilasciano quindi le corde. In essi W. F. Ludwig distingue due porzioni: una ari-tiroidea già nota, l’altra ari-vocale (muscolo di Ludwig). Il tratto ari-vocale, dall’estremo inferiore della faccia anteriore dell’aritenoide decorre in fasci paralleli verso la membrana vocale, in cui termina da dietro in avanti: le fibre più brevi immediatamente davanti al processo vocale, le più lunghe presso la tiroide.

Ci sono differenze tra le corde vocali nell’uomo e nella donna? La lunghezza delle corde vocali è anatomicamente prestabilita, circa 2-3 cm, tuttavia nell’uomo esse sono generalmente più lunghe del 30% rispetto a quelle della donna e ne risulta una maggiore profondità della voce maschile, mentre le corde vocali femminili sono più sottili e ne consegue una voce più acuta. Per quel che riguarda la formazione di suoni articolati, partecipano attivamente sia le corde vocali come strumenti di produzione di suoni, sia le vie aeree superiori e i seni paranasali come cassa di risonanza, sia la cavità orale come strumento di modulazione dei suoni.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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Trentunenne strangolato in casa dal suo pitone

MEDICINA ONLINE Dan Brandon STRANGOLATO IN CASA DA PITONEPiù che una passione era una sorta di ossessione. Dan Brandon, 31 anni, amava tutti gli animali esotici, ma in particolare i serpenti, tanto da tenere diversi esemplari di pitoni dentro la sua casa di Church Crookham nell’Hampshire, in Inghilterra. Un amore evidentemente non corrisposto che gli è costato la vita: è stato trovato morto nella sua abitazione dopo essere stato strangolato, con ogni probabilità, da uno degli esemplari con cui amava scattarsi centinaia di foto che pubblicava sui social.

Dan abitava con la sua famiglia circondato da una serie di animali esotici: sono stati i genitori a dare l’allarme dopo averlo trovato privo di sensi nella sua stanza. Accanto a lui c’era uno dei suoi pitoni che era riuscito a scappare da una teca. «Siamo stati chiamati a un indirizzo di Church Crookham – ha detto il portavoce della polizia dell’Hampshire – Un uomo era morto in seguito a uno strangolamento. In questa fase la sua morte non viene trattata come sospetta». L’esame post mortem ha confermato che l’uomo è morto per asfissia, ma il detective che si sta occupando del caso non ha voluto dare conferma che a ucciderlo sia stato proprio l’animale trovato accanto al cadavere.

I pitoni non sono velenosi e uccidono le loro prede stritolandole. «Non c’è mai stato un caso di un pitone che uccidesse qualcuno in Gran Bretagna – ha detto un portavoce del Surrey e Hampshire Reptile Rescue – Uccidono solo ciò che mangiano». Intanto gli amici della vittima hanno aperto una pagina JustGivin per Dan per raccogliere denaro per il World Wide Fund for Nature. «Era appassionato di serpenti, ragni, uccelli e fauna selvatiche – ricordano – Ci mancherà tanto».

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Differenza tra vomito e rigurgito nel neonato

MEDICINA ONLINE NEONATO BAMBINO BIMBO FECI VOMITO BOCCA VOMITO FECALOIDE CAUSE COLORE VERDE GIALLO ROSSO MARRONE BILIARE CAFFEANO CIBO ALIMENTARE DIGESTIONE NAUSEA STOMACO MAL DI PANCIA ACQUA NON DIGERITO PEZZI COLITE COLON.jpgPer prima cosa è necessario capire che cosa realmente si intende per rigurgito e che cosa per vomito.

Il rigurgito consiste nell’emissione di una piccola quantità di latte, che in genere cola dalla bocca e sporca il bavaglino o il vestitino.

Il vomito è l’emissione violenta, spesso rumorosa, con getto a distanza di una notevole quantità di latte.

Sia il rigurgito che il vomito non sono, se non in rarissimi casi, causati da cattiva digestione oppure intolleranza al latte, ma si riconoscono altre cause: nervose, anatomiche.

Con il rigurgito vengono emesse piccole quantità di latte. Tale emissione può avvenire subito dopo il pasto oppure durante il periodo che intercorre fra un pasto e l’altro o addirittura poco prima del pasto successivo. Le mamme si preoccupano in modo particolare per i rigurgiti che avvengono a distanza dal pasto, e ancor di più per quelli che precedono il pasto successivo. In realtà non c’è nessuna differenza tra il rigurgito che avviene subito dopo il pasto e quello che avviene a distanza. L’unica diversità è rappresentata dal fatto che nel rigurgito subito dopo il pasto viene emesso un latte pressoché inalterato, mentre più il pasto è lontano, più il latte presenta un processo avanzato di digestione. Non bisogna preoccuparsi dei rigurgiti se il bambino cresce regolarmente. Può essere utile, quando è nel lettino, tenerlo in posizione non completamente orizzontale (si parla di terapia posturale). Può servire anche la somministrazione di latti ispessiti con l’aggiunta di farine.
Se invece sono presenti agitazione e crisi di pianto allora è probabile che ci sia un problema importante di reflusso gastroesofageo. In questo caso è opportuno consultare il pediatra, ma anche questo problema deve essere affrontato con buon senso ed equilibrio e non si deve aggredire subito il bambino con esami diagnostici invasivi (ad esempio Ph-metria), ma bisogna ricorrere prima a farmaci specifici. Del resto dopo l’eventuale effettuazione di esami invasivi, si arriva spesso alla conclusione di somministrare gli stessi farmaci! È sbagliato cambiare il latte con altri uguali ma di altre marche. Ricorrete eventualmente ai moderni latti antirigurgito. Non tanto il vomito saltuario che si può avere in occasione di piccole indigestioni, quanto il vomito abituale e frequente.

Aspetti su cui puntare l’attenzione:

  • Crescita: se, nonostante il vomito relativamente frequente, il bambino cresce regolarmente, in genere non ci sono problemi gravi. Se non cresce: sicuramente ve ne sono.
  • Frequenza: il vomito che deve destare preoccupazione è presente in quasi tutti i pasti, è totale, con l’emissione di grandi quantità di latte, e soprattutto impedisce la crescita del bambino.
  • Epoca di comparsa: in linea di massima è meno grave un vomito che compare subito dopo la nascita rispetto a quello che compare intorno al 15°-20° giorno di vita. In ogni caso, quando compare un vomito ripetuto bisogna subito rivolgersi al medico.

In caso di vomito abituale e ripetuto, il comportamento da tenere può essere riassunto nel seguente schema:

  • Vomito saltuario associato a crescita normale: probabilmente nessun problema.
  • Vomito frequente e crescita normale (evento raro) = attendere con attenzione, ma rivolgersi al medico.
  • Vomito frequente con nessuna crescita: probabilmente sono presenti dei problemi, mantenendo la calma rivolgetevi subito al pediatra.

Fate molta attenzione ai lattanti che nel primo mese di vita presentano: vomito frequente, stitichezza ostinata, scarsa emissione di urine e arresto della crescita.
In questi casi rivolgetevi subito al medico!

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Differenza tra guanti in nitrile, lattice, vinile e polietilene

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A fare la differenza, di solito, è il materiale utilizzato, il quale determina l’impiego specifico di ciascuna tipologia di guanti usa e getta esistenti in commercio.
Tutti i prodotti disponibili sul nostro eshop sono a marchio Reflexx, leader nel settore dei guanti monouso. Potrete acquistare guanti con o senza polvere, a seconda delle vostre necessità d’uso.

La polvere è costituita da amido di mais biassorbibile dal derma OGM free, difatti, non contenendo glutine, i guanti monouso con polvere possono essere utilizzati anche nella lavorazione di pasti per celiaci.
La sua presenza di talco o polvere agisce da lubrificante per facilitare la calzata.

Guanti monouso in vinile

guanti in vinile vengono realizzati con materie prime sintetiche, in primis PVC (Poli Vinyl Cloruro – cloruro di polivinile) e ftalati (DINP). L’aggiunta dei plasticizzanti consente di godere di malleabilità, modellabilità, morbidezza ed elasticità.
La loro diffusione è alquanto ampia negli ospedali per ragioni economiche, ma il loro impiego si limita solitamente alle esplorazioni. Questa tipologia di guanti ha una sensibilità e una resistenza minore rispetto a quella in nitrile, difatti può rompersi con facilità (es. pressione delle dita). Il materiale in questione è privo di acceleratori e proteine naturali però, un dettaglio che diminuisce la possibilità di allergie da contatto o Reazioni di Ipersensibilità di tipo IV e che permette l’uso dei guanti dai soggetti allergici alle proteine del lattice.
A seconda dello spessore, questi guanti possono offrire anche sicurezza. E’ indispensabile smaltirli nel modo corretto affinché il PVC non generi diossina.

Un ottimo guanto in vinile è questo: http://amzn.to/2BzZOTR

Guanti monouso in nitrile

Se ricercate elasticità, resistenza meccanica e chimica, sensibilità ed ergonomia, i guanti in nitrile sono la scelta migliore. Queste proprietà, nonostante si tratti di prodotti monouso, sono garantite proprio dall’impiego del nitrile (AcriloNitrile e Butadine), materiale ideale per chi manipola alimenti (tranne quelli alcolici) o necessità di massima protezione lavorando a contatto con sostanze chimiche e/o fluidi corporei. La superficie microruvida, la sensibilità tattile, la perfetta adesione alle mani e l’assenza di talco consentono di utilizzarli come dispositivo medico (per uso ambulatoriale e per medicazione) e riducono il rischio di dermatiti. Inoltre, i soggetti allergici alle proteine del lattice naturale possono trovare una valida alternativa in questa tipologia di guanti usa e getta, più costosa e resistente (a trazione e perforazione) rispetto a quella realizzata in vinile ma in grado di proteggere da agenti chimici, microrganismi e sostanze chimiche aggressive.

Un ottimo guanto in nitrile è questo: http://amzn.to/2BzI1vS

Guanti monouso in lattice

Un prodotto biodegradabile che assicura un elevato livello di sensibilità, elasticità ed impermeabilità, nonostante abbia un costo inferiore rispetto ad altri articoli realizzati con materiali differenti. Tali proprietà non sono le uniche: i guanti monouso prodotti con lattice naturale (proveniente dall’albero della Gomma) vantano una maggiore resistenza a perforazioni e strappi.
Chi lavora a contatto con materiale biologico li predilige per il controllo del livello dei microfori che garantisce un livello di impermeabilità superiore ai molteplici guanti monouso presenti sul mercato. I guanti in lattice vengono spesso utilizzati da dentisti e medici per la propria elasticità (anche a basse temperatura), dato che non esiste attualmente materiale più elastico (la gomma isolata dal lattice assume istantaneamente la forma della mano inserita ma nonostante la pressione o allungamento, riassume la forma originale).
Il loro impiego è comunque favorito anche da chi lavora nel settore dell’estetica o della preparazione di farmaci e cosmetici, data la moderata resistenza chimica (es. soluzioni acquose, detergenti e detersivi diluiti ecc).

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Guanti monouso in polietilene

Solitamente idonei al contatto con gli alimenti e conformi a tutti i requisiti di conformità alle normative della Comunità Europea in materia di sicurezza alimentare, i guanti in polietilene sono particolarmente diffusi presso supermercati, banconi per prodotti alimentari, distributori di benzina ecc.
Non sono molto resistenti, ma il loro scopo è principalmente quello di proteggere le mani e gli oggetti manipolati dallo sporco. Oltre che per il rifornimento di carburante o per il contatto con frutta, verdura e altri alimenti, i guanti monouso in polietilene si rivelano utili anche in ambito medicale(aspirazioni, inserimento/svuotamento di cateteri, pulizie ecc) per uso ospedaliero e ambulatoriale, poiché sono in grado di proteggere pur mantenendo la massima sensibilità durante l’uso. I guanti in polietilene sono talmente pratici da essere perfetti anche per un uso casalingo e non solo professionale. Sono un’opzione ideale per chi opta per un prodotto monouso prediligendo la massima igiene, difatti trovano ampio uso anche fra i veterinari e nel settore zootecnico, ma sono adatti anche per trattamenti professionali estetici.

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Ustione di primo grado: cosa fare e tempi di guarigione della pelle

MEDICINA ONLINE USTIONE PRIMO SECONDO TERZO GRADO 1 2 3L’ustione è una lesione dei tessuti tegumentari (pelle ed annessi cutanei) provocata dall’azione di calore, sostanze chimiche, corrente elettrica o radiazioni. Possono essere di varia entità secondo l’intensità della temperatura, la durata del contatto e lo stato fisico della sostanza ustionante (solida, liquida o gassosa); in relazione alla gravità vengono distinte in primo, secondo,terzo e quarto grado. Una ustione si classifica di primo grado se interessa solo lo strato più superficiale della pelle che è chiamato epidermide. Dove l’epidermide costituisce l’interfaccia del corpo con l’ambiente circostante e pertanto funge da barriera e protezione contro ogni intrusione patogena. Pertanto se una lesione non provoca rottura dell’epidermide rimane intatta la protezione e non insorgono successivi problemi di contaminazione ed infezioni.

Sintomi e segni

I sintomi delle ustioni di primo grado sono:

  • Eritema. Arrossamento susseguente all’irritazione della cute dovuto all’aumento di afflusso sanguigno nei vasi capillare che alimentano la pelle nella zona colpita.
  • Edema. Accumulo dei liquidi negli spazi interstiziali cellulari del derma (tessuto immediatamente sottostante). Liquidi costituiti da acqua e proteine a basso peso molecolare provenienti dal plasma che fuoriescono dai vasi sanguigni a causa dell’aumento di permeabilità e dell’aumento di pressione idrostatica causato dall’iperemia. L’aumento di permeabilità dei vasi sanguigni è originata dalla liberazione nella regione ustionata di sostanze mediatrici del processo di flogosi (infiammazione) come: istamina e serotonina.
  • Dolore/bruciore anche molto acuto.

Trattamento delle ustioni di primo grado

Le ustioni di primo grado nella stragrande maggioranza dei casi non necessitano neanche l’intervento del medico e possono essere trattate con semplici rimedi e con l’uso di qualche farmaco che non richiede prescrizione medica e quindi rientrante nella fascia di quelli da banco.

Ustione di primo grado: cosa fare?

In caso di ustione di primo grado:

  • raffreddare la parte ustionata. La cute ha la proprietà di conservare il calore e pertanto il primo intervento deve mirare ad abbassare la temperatura della zona ustionata. Per fare ciò basta o immergerla nell’acqua o applicarvi con un panno pulito degli impacchi con acqua fredda. L’operazione lenisce il dolore e deve essere ripetuta per almeno una quindicina di minuti;
  • lavare scrupolosamente e delicatamente la zona ustionata con acqua e sapone;
  • applicare un sottile velo di una pomata a base di benzocaina che lenisce dolore e bruciore;
  • proteggere l’ustione con garza vasellinata che impedisce che la trama del tessuto aderisca alla cute infiammata. Ricoprire tale strato con una comune fasciatura. La medicazione va rinnovata ogni giorno per impedire possibili infezioni;
  • lenire il dolore assumendo un antinfiammatorio non steroideo;
  • nel caso si formassero bolle ripiene di liquido sieroso, queste non vanno assolutamente bucate per evitare possibili infezioni. In tali casi bisogna utilizzare per la protezione della ferita garze vasellinate imbevute di antibiotico.

Tempi di guarigione

I tempi di guarigione variano molto in base allo stato di salute del soggetto e all’estensione dell’ustione. Genericamente una ustione di primo grado guarisce completamente in 5/7 giorni. Le ustioni di primo grado, in assenza di complicazioni che comunque sono rarissime, generalmente non lasciano alcun segno né cicatrice.

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Il diabetico può mangiare l’uva?

MEDICINA ONLINE MANGIARE YOGURT UVA UOVA FRUTTA MAGRA DIABETE CALORIE SEMI GLICEMIA GASSATA OLIGOMINARALE RICETTA INGRASSARE DIMAGRIRE INSULINA GLICATA COCA COLA ARANCIATA THE BERE ALCOL DIETA CIBO LONTANO DAI PASTI WALLPAPERL’uva contiene mediamente 67 calorie per 100 grammi e circa 17 grammi di carboidrati. L’uva è un tipo di frutta generalmente sconsigliata al paziente diabetico, tuttavia può essere assunta in dosi moderate, lontano dai pasti principali e dopo parere positivo del medico.

Importante: in caso di dubbio, il paziente diabetico può – sotto controllo medico – monitorare la propria risposta glicemica all’assunzione di certi alimenti, annotando i valori su un taccuino e raffrontando le relative glicemie.

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Feci dalla bocca: il vomito fecaloide

MEDICINA ONLINE DONNA CORPO DOLORE TRISTE PANCIA MESTRUAZIONI CICLOIl vomito fecaloide è un tipo particolare di vomito caratterizzato dall’emissione di materiale scuro, solitamente tendente al marrone, maleodorante, simile alle feci, tipicamente associato all’occlusione intestinale. L’occlusione intestinale consiste nell’arresto della progressione delle materie fetali e di gas nell’interno del lume del canale digerente. Il materiale fecale contenuto nel vomito fecaloide in Continua a leggere

Tipologie di respirazione nello yoga

Dott. Loiacono Emilio Alessio Medico Chirurgo Medicina Chirurgia Estetica Plastica Cavitazione Dieta Peso Obesità Dietologo Nutrizionista Roma Cellulite Sessuologia Ecografie Psicologia Clinica Smettere fumare e YogaNella pratica dello yoga si distinguono tre tipologie di respirazione:

  • respirazione addominale : utilizza principalmente la parte inferiore dei polmoni. Durante la inspirazione, grazie alla funzione esercitata dal diaframma, l’addome si gonfia e si crea una depressione nella gabbia toracica: i polmoni si dilatano e l’aria penetra in profondità. Nell’espirazione il diaframma sale e crea un aumento di pressione nella gabbia toracica che tende a svuotare i polmoni. L’addome si sgonfia. La quantità di aria scambiata in una respirazione profonda addominale è massima. Questo tipo di respirazione permette dunque di ottenere una buona ossigenazione del sangue arterioso e crea una benefica pressione sugli organi interni, realizzando un massaggio continuo.
  • respirazione toracica : utilizza principalmente la parte centrale e superiore dei polmoni. Durante la inspirazione si effettua un allargamento delle costole mediante i muscoli intercostali. La cassa toracica si dilata ed espande i polmoni consentendo all’aria di penetrare. Durante l’espirazione i muscoli intercostali si contraggono diminuendo il volume toracico e spingendo l’aria fuori dal torace. La quantità di aria che penetra è inferiore a quella della respirazione addominale.
  • respirazione clavicolare : utilizza principalmente la parte superiore dei polmoni. L’aria entra nei polmoni mediante il movimento in alto delle clavicole e delle spalle. La quantità di aria che penetra nei polmoni è minima.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo

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