Euphyllina Rilcon (teofillina) 200mg capsule, foglietto illustrativo

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EUPHYLLINA RILCON CAPSULE RIGIDE A RILASCIO MODIFICATO

Categoria Farmacoterapeutica

Antiasmatici per uso sistemico.

Principi Attivi

Teofillina anidra.

Eccipienti

Capsule da 200 mg: cellulosa microcristallina, cellulosa acetato, lattosio monoidrato, metilcellulosa, trietilcitrato, carmellosa sodica, talco, gelatina, titanio diossido. Capusle da 300 mg: cellulosa microcristallina, cellulosa acetato, lattosio monoidrato, metilcellulosa, trietilcitrato, carmellosa sodica, talco, gelatina, titanio diossido, giallo chinolina, indigotina E132.

Indicazioni

Asma bronchiale; affezioni polmonari con componente spastica bronchiale. La teofillina non deve essere usata come farmaco di prima scelta nel trattamento dell’asma nei bambini.

Controindicazioni/Eff.Secondar

Il medicinale non deve essere somministrato in caso di: ipersensibilita’ al principio attivo, ad altri derivati xantinici o ad uno qualsiasidegli eccipienti, recente infarto del miocardio, tachiaritmia acuta enei bambini al di sotto dei 6 mesi di eta’.

Posologia

Salvo diversa prescrizione medica, la posologia media nell’adulto e’ di 2 capsule da 300 mg al giorno: 1 al mattino e 1 alla sera, con possibilita’ di raddoppiare la dose serale nei particolari casi ad elevatorischio di ricorrenze broncospastiche notturne. Inoltre, secondo il giudizio del medico, la posologia potra’ essere modulata giovandosi puredelle capsule da 200 mg. In tutti i casi non converra’ superare la posologia giornaliera di 1200 mg (corrispondente a 4 capsule da 300 mg).Le capsule devono essere deglutite intere, con una sorsata d’acqua. Le capsule ed i pellets non vanno masticati. La dose deve essere aggiustata individualmente. Se possibile, la dose deve essere determinata dopo aver valutato la concentrazione plasmatica della teofillina (intervallo terapeutico compreso tra 8 e 20 mg/l). La concentrazione siericadella teofillina deve essere controllata anche in caso di ridotta efficacia o se compaiono effetti indesiderati. La dose deve essere determinata considerando il peso corporeo ideale del paziente, in quanto la teofillina non viene assorbita dal tessuto adiposo. La dose giornalieradi mantenimento negli adulti e’ di circa 11 – 13 mg di teofillina perkg di peso corporeo. Il trattamento deve possibilmente essere iniziato alla sera, poco prima di coricarsi. La dose iniziale e’ pari a meta’della dose di mantenimento e la dose deve essere aumentata gradualmente nel corso di 2 -3 giorni. Nei bambini la posologia media consigliata e’ di 13-16 mg/kg/die da 6 a 8 anni e 10-13 mg/kg/die da 9 a 16 anni. Si tenga presente che le dosi massime di mantenimento somministrabili senza misurare la concentrazione plasmatica di teofillina sono: sotto 9 anni 24 mg/kg/die tra 9 e 12 anni 20 mg/kg/die tra 12 e 16 anni 18mg/kg/die sopra i 16 anni 13 mg/kg/die oppure 900 mg (la dose piu’ bassa tra le due). Bambini sotto i 6 mesi: non usare in bambini di eta’inferiore a 6 mesi. Bambini sotto i 6 anni: non usare in bambini di eta’ inferiore a 6 anni. Sono disponibili altre forme di dosaggio che sono piu’ adatte a bambini al di sotto dei 6 anni di eta’.

Conservazione

Questo medicinale non richiede alcuna condizione particolare di conservazione.

Avvertenze

Numerosi fattori possono ridurre la clearance epatica della teofillinacon aumenti dei livelli plasmatici del farmaco. Tra questi sono compresi l’eta’, lo scompenso cardiaco congestizio, le affezioni ostruttivecroniche del polmone, le infezioni concomitanti, la contemporanea somministrazione di molti medicinali quali: eritromicina, TAO, lincomicina, clindamicina, allopurinolo, cimetidina, vaccino antinfluenzale, propranololo. In questi casi puo’ essere necessario ridurre il dosaggio della teofillina. Malattia febbrile acuta: la febbre diminuisce la clearance della teofillina. Puo’ essere necessario diminuire la dose per evitare intossicazione. La fenitoina, altri anticonvulsivanti ed il fumo di sigaretta possono aumentare la clearance della teofillina con riduzione dell’emivita plasmatica. In questi casi puo’ essere necessarioaumentare il dosaggio di teofillina. Preparazioni a base di Hypericumperforatum non dovrebbero essere assunte in contemporanea con medicinali contenenti contraccettivi orali, digossina, teofillina, carbamazepina, fenobarbital, fenitoina a causa del rischio di un decremento dei livelli plasmatici e di diminuzione dell’efficacia terapeutica di contraccettivi orali, digossina, teofillina, carbamazepina, fenobarbital, fenitoina. In caso la dose raccomandata abbia un effetto insufficientee in caso di eventi avversi, le concentrazioni plasmatiche di teofillina devono essere monitorate. In caso di fattori che possono influire sulla clearance della teofillina, si raccomanda un monitoraggio della concentrazione dei livelli ematici del farmaco ai fini del controllo del range terapeutico della teofillina (valori terapeutici 10-15 mcg/ml,valori ai limiti della tossicita’ 20 mcg/ml). La teofillina non deveessere associata ad altri trattamenti con derivati xantinici. I teofillinici vanno usati con precauzione nei pazienti con malattie cardiachee/o ipossiemie gravi, ipertensione grave, ipertiroidismo, angina pectoris instabile, tendenza alla tachiaritmia, infarto miocardico, epilessia, porfiria, cor pulmonale, insufficienza cardiaca congestizia, cardiomiopatia ostruttiva ipertrofica, malattie epatiche, malattie renali,obesita’, negli anziani e nei neonati. Anche nei pazienti con storiadi ulcera gastrica e/o duodenale la teofillina va usata con cautela. Iteofillinici possono peggiorare aritmie cardiache preesistenti. Gli effetti tossici della teofillina sono solitamente legati a livelli sierici troppo elevati (superiori a 20 mg/l). Alle dosi convenzionali si possono avere livelli ematici superiori alla media a causa di una clearance plasmatica rallentata, in casi di disfunzione epatica, di malattie polmonari ostruttive croniche ed in pazienti di eta’ superiore ai 55anni, soprattutto maschi. Il dosaggio della teofillina sierica puo’ essere eseguito mediante metodiche radioimmunologiche (RIA) o mediantecromatografia liquida ad alta pressione (HPLC). Il medicinale contienelattosio.

Interazioni

La teofillina ha un’azione sinergica con: altri medicinali contenentixantine, beta- simpaticomimetici, caffeina e sostanze analoghe. L’usocontemporaneo di contraccettivi orali, chinolonici, antibiotici macrolidi, imipenem, isoniazide, tiabendazolo, calcio-antagonisti, propranololo, mexiletina, propafenone, ticlopidina, cimetidina e ranitidina, allopurinolo e febuxostat, fluvoxamina, interferone alfa e peginterferone alfa-2, zafirlukast, vaccini antiinfluenzali, etintidina, idrocilamide, zileuton puo’ prolungare la degradazione della teofillina ed aumentarne la concentrazione plasmatica, con aumento del rischio di sovradosaggio e effetti indesiderati; in tali casi puo’ quindi essere necessario ridurre la dose di teofillina. Quando la teofillina viene somministrata in concomitanza con ciprofloxacina, la dose di teofillina deve essere ridotta a non piu’ del 60% della dose raccomandata, e con enoxacina a non piu’ del 30% della dose raccomandata. Altri chinolonici (es.pefloxacina o acido pipemidico) possono anche potenziare l’azione dimedicinali contenenti teofillina. Sono pertanto raccomandati controllifrequenti della concentrazione di teofillina durante il trattamento concomitante con chinolonici. L’azione del litio carbonato e dei beta-bloccanti puo’ essere attenuata se vengono somministrati contemporaneamente alla teofillina. L’azione e il rischio di effetti indesiderati dei seguenti medicinali possono essere aumentati se la teofillina vienedata contemporaneamente a: diuretici, come furosemide. Gli effetti della teofillina e della furosemide sulla diminuzione di potassio possonoessere additivi; somministrazione di alotano. Nei pazienti che assumono teofillina puo’ condurre a gravi disturbi del ritmo cardiaco. Puo’esserci potenziamento reciproco con efedrina. Puo’ esaltare l’azione ela tossicita’ della digitale. A dosi molto elevate accentua l’effettodegli anticoagulanti. L’uso contemporaneo di barbiturici, carbamazepina, fenitoina e fosfenitoina, rifampicina e rifapentina, sulfinpirazone puo’ accelerare la degradazione della teofillina e/o diminuirne la biodisponibilita’ e l’efficacia. Le concentrazioni plasmatiche di teofillina possono essere diminuite dalla somministrazione contemporanea dipreparazioni a base di Hypericum perforatum. Cio’ a seguito dell’induzione degli enzimi responsabili del metabolismo dei farmaci da parte di preparazioni a base di Hypericum perforatum che pertanto non dovrebbero essere somministrate in concomitanza con teofillina. L’effetto diinduzione puo’ persistere per almeno due settimane dopo l’interruzionedel trattamento con prodotti a base di Hypericum perforatum. Se un paziente sta assumendo in contemporanea prodotti a base di Hypericum perforatum, i livelli plasmatici di teofillina devono essere controllatie la terapia con prodotti a base di Hypericum perforatum deve essere interrotta. I livelli plasmatici di teofillina potrebbero aumentare conl’interruzione dell’assunzione di Hypericum perforatum. Il dosaggio di teofillina potrebbe necessitare di un aggiustamento.

Effetti Indesiderati

Frequenze reazioni avverse: molto comune (>=1/10), comune (>=1/100, <1/10), non comune (>=1/1.000, <1/100), raro (>=1/10.000, <1/1.000), molto raro (<1/10.000), non nota. Patologie cardiache. Molto comune: tachicardia e aritmia, palpitazioni, calo pressorio. Patologie gastrointestinali. Molto comune: disturbi gastrointestinali, nausea, vomito, diarrea. Una diminuzione del tono muscolare dello sfintere esofageo inferiore puo’ potenziare un preesistente reflusso gastroesofageo notturno.Disturbi del sistema immunitario. Non comune: reazioni di ipersensibilita’. Disturbi del metabolismo e della nutrizione. Molto comune: ipokaliemia, calcemia elevata, iperglicemia, iperuricemia, alterazioni degli elettroliti sierici. Patologie del sistema nervoso. Molto comune: mal di testa, stati di eccitazione, tremore degli arti, irrequietezza, insonnia. Non nota: convulsioni. Patologie renali e urinarie. Molto comune: aumento della diuresi, aumento della creatinina sierica. Gli effetti indesiderati possono essere piu’ intensi in caso di ipersensibilita’ alla teofillina o di sovradosaggio (concentrazione plasmatica di teofillina oltre 20 mg/l). In particolare, livelli plasmatici di teofillina superiori a 25 mg/l possono provocare effetti indesiderati tossicicome convulsioni, improvviso calo pressorio, aritmia ventricolare, egravi manifestazioni gastrointestinali (es. sanguinamento gastrointestinale). La comparsa di effetti indesiderati puo’ richiedere la sospensione del trattamento che, se necessario a giudizio del medico, potra’essere ripreso a dosi piu’ basse dopo la scomparsa di tutti i segni esintomi di tossicita’. Segnalare qualsiasi reazione avversa sospetta tramite il sistema nazionale di segnalazione.

Gravidanza E Allattamento

Poiche’ i dati sull’uso della teofillina nel primo trimestre di gravidanza non sono ancora sufficienti, l’uso durante questo periodo deve essere evitato. Il suo impiego durante il secondo e il terzo trimestre di gravidanza deve essere limitato solamente ai casi in cui il medico ritenga che il mancato controllo dell’asma costituisca un reale rischioper la madre, poiche’ la teofillina attraversa la placenta e puo’ avere effetti simpaticomimetici nel feto. Con il progredire della gravidanza il legame alle proteine plasmatiche e la clearance della teofillina possono diminuire, rendendo opportuna una riduzione della dose per evitare effetti indesiderati. La teofillina puo’ inibire le contrazioniuterine se viene somministrata alla fine della gravidanza. L’esposizione prenatale dei neonati deve essere attentamente monitorata per glieffetti della teofillina. E’ segnalato il passaggio di teofillina attraverso il latte materno e cio’ puo’ causare effetti collaterali nel lattante. Per questo motivo la dose terapeutica di teofillina nelle pazienti che allattano deve essere mantenuta la piu’ bassa possibile e l’allattamento deve avvenire immediatamente prima della somministrazione.Il bambino allattato deve essere monitorato attentamente per i possibili effetti della teofillina. Se dovessero essere necessarie elevate dosi terapeutiche, l’allattamento deve essere interrotto.

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Misurare la lunghezza del pene: l’errore di premere sul pube

MEDICINA ONLINE GELOSIA UOMO COME FUNZIONA ONE HUNGRY SAD COUPLE AMORE DONNA PENE EREZIONE IMPOTENZA DISFUNZIONE ERETTILE VAGINA SESSULITA SESSO COPPIA LOVE COUPLE FRINEDS LOVER SEX GIRLDal momento che la lunghezza viene misurata dall’apice del pene fino alla sua base, e che questa base è un punto “morbido” a causa del grasso pubico, bisogna capire che durante la misurazione il righello rigido va solo poggiato sul pube, al limite applicando una lieve pressione.

Alcuni uomini tendono a misurare il proprio pene spingendo il righello rigido il più in fondo possibile, per convincersi di avere misure più abbondanti, ma ciò è sbagliato.

In caso di forti accumuli di grasso a livello pubico, spingendo con forza il righello, si possono guadagnare anche oltre i due centimetri che però vanno a falsare la corretta misurazione.

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Perché un neonato piange sempre? 8 sistemi per calmarlo

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma RAFFREDDORE NEONATO CURA Riabilitazione Nutrizionista Medicina Estetica Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata Macchie Capillari Linfodrenaggio Pene Vagina Glutei PressoPerché il neonato piange così spesso? Le principali ragioni sono:

  • ha fame;
  • il pannolino è sporco;
  • è stanco;
  • è malato;
  • ha una colica;
  • ha sete;
  • ha caldo o freddo;
  • si sente solo;
  • sta crescendo un dentino attraverso la gengiva.

Cercare di capire il motivo del pianto da parte dei genitori nasconde un processo molto importante: vuol dire mettersi al posto del bambino e capire le sue necessità. Questo è fondamentale per rispondere correttamente ai segnali del bambino. Così egli sente di esistere e che mamma e papà tengono conto delle sue necessità. Dalla nascita il bambino capisce abbastanza velocemente che il suo pianto richiama la mamma o il papà, che vengono a soddisfare i suoi bisogni. Questa esperienza è necessaria alla sua sopravvivenza e lo segnerà per sempre. Inizierà ad avere fiducia in se stesso e nelle proprie competenze, perché riuscirà a esprimersi e ad agire sull’ambiente esterno. Per quanto piccolo possa essere.

1 Avvolgilo in una coperta. Non troppo caldo però

Avvolgi il bimbo in una coperta (occhio a non tenerlo troppo caldo però), meglio se in posizione fetale. Questo è un trucco che può aiutare a calmarlo purché il pianto non sia dovuto a frame, sete o dolore. Ci sono bambini però che non sopportano di essere fasciati troppo stretti. In questo caso allora meglio avvolgerlo in un cuscino da allattamento.

2 Tienilo vicino a te

Nei primi mesi di vita i bimbi soffrono spesso di problemi di digestione. Non esitare a tenere il piccolo stretto a te e a fargli fare un po’ di nanna in braccio. Ricordati però di trovare una posizione confortevole anche per te. Se dopo pranzo lo mettete nella culla dove dorme solo mezz’ora e poi ricomincia a piangere, può essere che tenendolo poggiato a voi dorma anche una o due ore consecutive e quando si risveglierà sarà di buon umore. Non preoccupatevi, non dovete farlo per molto tempo: verso il sesto mese riuscirà a fare il sonnellino nel suo lettino.

3 Vuoi uscire? Mettilo nel marsupio

Devi fare delle commissioni o uscire? Un buon trucco consiste nell’usare una fascia o un marsupio. Il bimbo cullato dal tuo passo farà un bel riposino.

4 Anche il papà può calmare il bambino. Ricordatelo

Chiedi a persone di fiducia (tuo marito, la nonna, una zia …) di aiutarti a calmare il bimbo. Quando si è stanchi è difficile essere calmi e rassicuranti; il bimbo percepirà il tuo stress e si agiterà a sua volta.

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5 Sei in difficoltà? Chiedi un aiuto concreto a chi ti sta vicino

Non aver paura a chiedere un aiuto concreto e a dire che sei in difficoltà. Ti stupirai della sensibilità delle persone attorno a te. “Spesso – dice Valentin – gli altri non si accorgono che siamo in difficoltà, proprio perché ci teniamo tutto dentro”.

6 Trova un piccolo rito. Lo rassicura

Prova a stabilire un metodo efficace per calmare tuo figlio e poi attieniti a questo metodo anche quando il bimbo non smette di piangere. “Sperimentando mezzi diversi, il piccolo percepirà la vostra insicurezza e non riuscirà a sentirsi rassicurato – dice Valentin – Un unico metodo può diventare quasi un rituale, cosa che lo calmerà”.

7 Togli carillon e peluche dal lettino

Controlla il letto del bimbo e togli tutto quello che potrebbe svegliarlo, come il carillon e i peluche nei quali i bambini sembrano affondare.

8 Non perdere la fiducia

Se le risposte del tuo pediatra non ti soddisfano, consulta una puericultrice o una specialista della prima infanzia. A volte basta poco per arrivare a una soluzione.

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Gravidanza: è vero che il desiderio sessuale aumenta?

gravidanza tiroidite HashimotoÈ vero che nell’attesa il desiderio aumenta?
Nel corso dei nove mesi la produzione degli ormoni estrogeni cresce progressivamente, in più, si verifica una maggiore vasocongestione a livello vaginale e tutti questi fattori agiscono positivamente sul desiderio sessuale della futura mamma.
Naturalmente, oltre a questi motivi il modo di vivere la sessualità in gravidanza dipende molto da come la si viveva prima, ma a parte questo, è vero che il più delle volte la donna si sente bene nel suo nuovo stato e si vede ugualmente piacevole e femminile. Non per niente, rispetto al passato il pancione si ‘porta’ con molta più disinvoltura e si espone volentieri, tanto che in spiaggia capita spesso di vedere future mamme in bikini, orgogliose di mostrare le loro nuove rotondità. Anche in gravidanza, insomma, si ha voglia di essere riconosciute come donne e di vivere il proprio spazio come amanti.
E questo soprattutto nel secondo trimestre, quando il corpo si è ormai abituato alle modificazioni della gravidanza, la donna si sente meglio e il pancione non è ancora tanto ingombrante. C’è poi un altro aspetto che, da un punto di vista psicologico, può influire positivamente: durante l’attesa si possono avere rapporti sessuali in libertà, senza preoccuparsi di dover usare un anticoncezionale o di dover stare attente… per non restare incinte! Infine, il fatto di condurre ritmi di vita di solito più rilassati fa sentire bene con se stesse e più serene: spesso, infatti, stress e stanchezza finiscono per spegnere il desiderio.

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Qual è la differenza fra meteoroide, meteora e meteorite?

MEDICINA ONLINE STELLA PIANETA NANO GIOVIANO TERRESTRE SATELLITE NATURALE ARTIFICIALE METEROIDE METEORITE METEORA STELLA CADENTE SOLE LUNA TERRA FANTASCIENZA MARTE PIANETA SISTEMA SOLAREUn oggetto che attraversa lo spazio può avere dimensioni diverse. Nel caso questo abbia delle dimensioni poco significative perché sia degno di osservazione, allora prende il nome di meteoroide. Questo si differenzia dagli asteroidi, che invece hanno dimensioni interessanti per l’osservazione astronomica, come controllare le loro traiettorie ad esempio, che possono essere un pericolo se fossero dirette verso la Terra.

Una meteora viene definita un meteoroide nel momento in cui sta solcando l’atmosfera del nostro pianeta. Per intenderci, si tratta delle “stelle cadenti”, che brillano lasciando una scia luminosa nel cielo, visibile di notte e causata dell’attrito provocato durante il passaggio violento negli strati dell’atmosfera. Nelle notti d’estate, quando molti di questi oggetti sono avvistati nel cielo, si parla di “pioggia di meteore”.

Le meteore, che non vengono distrutte dal forte attrito di caduta nell’atmosfera e cadono sulla superficie terrestre come più o meno piccoli frammenti di materia rocciosa o ferroso-metallica, prendono invece il nome di meteoriti. Si parla così di tre stadi differenti che lo stesso oggetto può assumere. Anche i ritrovamenti degli asteroidi impattanti sulla Terra possono prendere il nome di meteoriti.

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Differenza tra miscuglio omogeneo ed eterogeneo con esempi

Work of scientists in the chemical laboratory.I miscugli (o miscele) sono materiali formati dalla mescolanza di più sostanze pure e, a differenza di queste ultime, non presentano caratteristiche ben definite. A seconda del modo in cui le sostanze si mescolano, i miscugli possono essere classificati in:

  • miscugli omogenei;
  • miscugli eterogenei.

Miscugli omogenei
Un miscuglio è omogeneo quando le sostanze che lo compongono si mescolano in modo uniforme e non sono distinguibili neanche con l’ausilio di un microscopio. Sono formati da una sola fase. I miscugli omogenei hanno le proprietà chimico-fisiche identiche in ogni punto (come per esempio la densità, il punto di fusione, il punto di ebollizione, il colore, il sapore, etc.). Tali miscugli sono chiamati anche soluzioni. I misculi omogenei sono costituiti da un componente presente in maggior quantità chiamato solvente e da un componente (o più) presente in minor quantità chiamato soluto.

Esempi di miscugli omogenei
Sono esempi di miscugli omogenei: la benzina, l’acqua potabile, tutte le leghe metalliche (acciaio, bronzo, ottone, etc.), l’aria, tutte le miscele di gas. Come si può capire dagli esempi riportati i miscugli omogenei possono esistere in tutti e tre gli stati di aggregazione della materia. E’ possibile separare i componenti di un miscuglio eterogeneo mediante opportuni metodi di separazione.

Miscugli eterogenei
I miscugli eterogenei presentano caratteristiche chimico-fisiche diverse nei vari punti (come per esempio la densità, il punto di ebollizione, il colore, il sapore, la trasparenza, lo stato fisico, etc.). Ogni componente della miscela prende il nome di fase.

Esempi di miscugli eterogenei
Sono esempi di miscugli eterogenei: il granito, le rocce, miscela formata da limatura di ferro e polvere di zolfo, miscela formata da acqua e limatura di ferro, il latte, la vernice, le nuvole, il granito. Il latte è un classico esempio di miscuglio che apparentemente è omogeneo ma in realtà è eterogeneo. Osservandolo al microscopio infatti si nota che è formato da piccolissime particelle di grasso immerse in un liquido trasparente. Sono esempi di miscugli eterogenei anche:

  • La nebbia, formata da minuscole goccioline di acqua disperse e sospese nell’aria.
  • Le emulsioni, miscugli eterogenei tra due o più liquidi immiscibili che agitati vigorosamente si disperdono l’uno nell’altro. Un esempio di emulsione è la maionese ottenuta agitando olio e tuorlo d’uovo. Le emulsioni sono molto usate anche nei prodotti cosmetici: le creme per le mani e le creme solari per esempio, sono emulsioni di speciali oli in acqua.
  • Il fumo, formato da particelle di un solido disperse in un gas. Per esempio, il fumo che esce dai camini è formato in maggioranza da particelle finissime di carbone disperse nell’aria.
  • La schiuma, formata da un gas disperso in un liquido.

E’ possibile separare i componenti di un miscuglio eterogeneo mediante opportune tecniche di separazione.

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Ceretta: quale scegliere? Tecniche a confronto con pro e contro

MEDICINA ONLINE FOLLICOLITE DA DEPILAZIONE INGUINE INGUINALE COSCE GAMBE PUBE CAUSE RIMEDI NATURALI CURELa ceretta è una tecnica di epilazione temporanea, così detta in quanto estirpa i peli dalla radice, pur consentendone la ricrescita dopo un certo lasso di tempo. Essa consiste nell’applicare, sulla cute pulita, delle sostanze adesive in grado di inglobare i peli e causarne l’estrazione dai relativi follicoli.

La natura di tali sostanze è estremamente variabile e, in base ad essa, distinguiamo:

  • cerette liposolubili. Si tratta di una miscela di sostanze miscibili nei grassi, quali: cere (come la cera d’api), resine (quali la colofonia, derivante dal pino), oli essenziali (camomilla e calendula), oli vegetali (olio di mandorle, olio d’argan) e minerali (quali la paraffina);
  • cerette idrosolubili. E’ il caso della ceretta araba, il cui componente principale è lo zucchero, solubile in acqua.

Ma quali sono i motivi che la rendono amata e temuta allo stesso tempo? Vediamo subito i pro e i contro!

Pregi e difetti di questa tecnica epilatoria.

Nonostante l’avvento di tecniche innovative, quali la luce pulsata e il laser, la ceretta rimane comunque uno dei metodi più diffusi, in quanto:

  • rimuove efficacemente la peluria, anche in punti poco accessibili;
  • benché gli effetti siano temporanei, la loro durata può estendersi fino a 5-6 settimane;
  • se eseguita correttamente, i peli crescono meno ispidi e possono diradarsi dopo anni di trattamento;
  • vi è la possibilità di farla in casa o dall’estetista;
  • ha un ottimo rapporto qualità/prezzo;
  • si può utilizzare in tutto il corpo.

Nonostante i numerosi vantaggi, tuttavia, la ceretta non è adatta a tutti e può causare effetti spiacevoli. Vediamo di cosa si tratta:

  • la ceretta è dolorosa, soprattutto quando effettuata da mani inesperte, in zone particolarmente sensibili (ascelle, inguine e parti intime) o prima delle mestruazioni;
  • è richiesta una lunghezza ottimale del pelo, tra 6 e 12mm. Peli molto corti, infatti, non verrebbero inglobati nella cera, mentre peli molto lunghi si spezzerebbero senza essere estratti;
  • se eseguita in modo errato o se la pelle non viene preparata al meglio, può portare alla comparsa di cheratosi pilare, i così detti “peli incarniti”;
  • aumenta la sensibilità della cute alle radiazioni, per cui può provocare la comparsa di arrossamenti e macchie brune;
  • non può essere effettuata se la pelle presenta brufoli, escoriazioni o, nel caso della cera a caldo, capillari fragili e vene varicose;
  • se eseguita da persone inesperte, può provocare ustioni, traumi meccanici e cicatrici.

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Quali zone si possono depilare con la ceretta?

Come abbiamo anticipato, uno dei vantaggi di questa tecnica è quella di poter essere utilizzata praticamente in tutto il corpo, non solo quello femminile: sono sempre più numerosi, infatti, gli uomini che vi ricorrono per vari motivi. Ma vediamo le indicazioni principali! Nella donna, la ceretta è utilizzata soprattutto per epilare:

  • il viso, in particolare i “baffetti”, le basette e le sopracciglia (i peli localizzati al di sopra e tra le arcate); i peli sotto l’arcata, invece, devono essere rimossi con le pinzette, in quanto la ceretta aumenta il rischio di ptosi (il cedimento della palpebra);
  • braccia, cosce e gambe;
  • ascelle, inguine e parti intime. In quest’ultimo caso, è sempre meglio rivolgersi all’estetista: uno strappo sbagliato, infatti, potrebbe provocare dei traumi anche molto gravi, ad esempio la lacerazione delle grandi labbra.
Per quanto riguarda l’epilazione intima, oggi è possibile scegliere tra diversi stili, quali:

  • basic bikini, che consiste nel rimuovere i peli ai lati e nel rifinire la parte centrale;
  • brasilian style e american style, nei quali si lascia un rettangolo o un triangolo, in posizione centrale;
  • french style, caratterizzato da una striscia sottile tra le grandi labbra;
  • integrale che, come dice il nome stesso, consiste nella rimozione totale dei peli.

Per quanto riguarda gli uomini, invece, le zone più interessate sono:

  • la schiena, il torace e l’addome, dove la peluria può arrivare ad essere molto folta e ispida, tanto da provocare prurito e fastidio;
  • glutei ed arti inferiori, soprattutto negli sportivi;
  • negli ultimi anni, persino guance, sopracciglia e inguine (la così detta boy-zilian).

Ma le cerette sono tutte uguali? Ovviamente no e, nel prossimo paragrafo, le metteremo a confronto, soffermandoci sulle caratteristiche salienti di ciascuna.

Quale tipo di cera scegliere? Tecniche a confronto.

Come abbiamo anticipato, esistono varie tipologie di ceretta che si differenziano per composizione, risultati ottenibili e difficoltà d’impiego. In particolare, distinguiamo:

Ceretta a caldo.

Si tratta di una cera liposolubile, venduta sottoforma di dischetti o in contenitori usa e getta, la cui peculiarità è quella di essere utilizzata allo stato fuso; se eseguita da mani esperte, la cera a caldo può essere utilizzata in tutto il corpo, purché non si abbiano problemi di insufficienza venosa, capillari fragili o sensibilità cutanea.

La cera viene applicata con una spatola in legno o con un rullo, seguendo il senso di crescita del pelo, e può essere strappata con le dita o con le strisce apposite; l’importante è che lo strappo sia deciso e che avvenga in senso contrario alla crescita, in modo che il pelo venga estirpato dalla radice.

Benché alcuni sostengano che lo strappo contropelo aumenti la formazione di peli incarniti, in realtà esso rappresenta il metodo più efficace per evitare l’effetto rasoio, ovvero la rimozione dei soli fusti piliferi, cui consegue una ricrescita precoce e disomogenea dei peli.

Per rimuovere i residui di cera si utilizza un solvente oleoso, adatto a solubilizzare i componenti lipofili della miscela. Ma vediamo i pro di questa tecnica:

  • è la più efficace in assoluto. Le sue alte temperature aumentano la dilatazione dei follicoli, facilitando la rimozione della gran parte dei peli, anche quelli più grossi e resistenti;
  • gli effetti sono molto duraturi. Nei casi più fortunati durano dalle quattro alle sei settimane;
  • le più esperte possono effettuarla anche in casa.

E ora i contro:

  • richiede molta tecnica e molto tempo, quindi non è adatta alle inesperte o a chi è sempre di fretta;
  • se la si applica quando è ancora troppo calda, può provocare ustioni e cicatrici;
  • è controindicata in caso di capillari fragili, in quanto si possono rompere a causa dello strappo, insufficienza venosa e vene varicose, in quanto le alte temperature dilatano ulteriormente i vasi;
  • richiede molta cautela in caso di pelle sensibile;

Ceretta a freddo.

Si tratta di una cera liposolubile, ripartita in strisce di vario formato, adatta per le pelli più sensibili e per zone particolarmente delicate, quali: viso, inguine e ascelle. In questo caso basta semplicemente riscaldare le strisce tra le mani o con l’asciugacapelli; dopo averle separate, si applicano sulla cute e si effettua lo strappo contropelo. I residui possono essere rimossi con le salviette post-epilazione.

Tra i vantaggi abbiamo:

  • facilità d’impiego, per cui è adatta alle persone con poca manualità;
  • è l’ideale per chi ha poco tempo;
  • è indicata per zone molto delicate, come viso, ascelle e inguine.

Tra gli svantaggi, invece, vi sono:

  • effetti meno duraturi (circa due settimane);
  • epilazione meno efficiente, di conseguenza potrebbe essere necessario riapplicare le strisce, col rischio di irritare la cute;

Ceretta araba.

E’ una tecnica antica, chiamata anche ceretta orientale o sugar wax. Si può preparare in casa, con ingredienti naturali e facilmente reperibili, e può essere utilizzata in tutto il corpo (persino nell’inguine).

Benché esistano diverse varianti, qui di seguito riportiamo la ricetta in cui lo zucchero (l’ingrediente principale) viene addizionato a miele e limone. Per prepararla, ci occorrono:

  • 6 bicchieri di zucchero;
  • 1 cucchiaino di miele;
  • 1 bicchiere di succo di limone;
  • 2 bicchieri d’acqua.

All’interno di un pentolino antiaderente, mescolare lo zucchero, l’acqua e il succo di limone, fino ad ottenere una miscela omogenea;aggiungere il miele ed amalgamare il tutto a fuoco lento;mescolare la miscela con un cucchiaio, fino a che non si osserva una variazione cromatica, dal bianco al dorato; spegnere la fiamma e lasciare che la schiuma si dissolva;versare la miscela in un contenitore.

La cera può essere utilizzata:

  • fusa, da applicare con una spatola in legno e da rimuovere con le strisce;
  • semisolida. In questo caso se ne preleva una noce, che viene applicata sulla cute nel senso di crescita del pelo e strappata con le sole mani.

I residui possono essere rimossi con acqua fredda.

Tra i pregi:

  • pare che sia meno dolorosa rispetto alla classica cera a caldo;
  • è economica.

Per contro, richiede molta pratica per trovare la giusta consistenza.

La nuova cera brasiliana: un unico strappo… e niente dolore.

Ed è sempre dal Brasile che arriva una novità che sembra avere le potenzialità di cambiare il mondo dell’epilazione. Se fino a qualche tempo fa, infatti, con il termine ceretta brasiliana si faceva riferimento esclusivamente al “ modello” di epilazione che consiste nella rimozione totale dei peli intimi, eccezion fatta per un rettangolino centrale, ma che veniva effettuato con le normali cere (a caldo a freddo ed araba) da poco in Italia è stata introdotta una nuova cera che sembra essere davvero rivoluzionaria.

Gli ingredienti sono in gran parte naturali, il prodotto viene steso sulla pelle con una spatola ad una temperatura media, e poi viene lasciato asciugare, in questo modo la cera ingloba perfettamente i peli, anche quelli più corti, una volta che la cera si è solidificata viene dato uno strappo secco, (senza strisce) che a quanto pare è molto meno doloroso di quello che si produce con le altre tecniche.

I vantaggi di questa tecnica sono:

  • meno dolorosa di quella a caldo e di quella a freddo
  • efficace anche su peli molto corti
  • adatta a tutte le zone, anche alle parti intime
  • riduce il rischio di peli incarniti

I contro invece sono:

  • ancora poco diffusa
  • più costosa (circa il 30- 40% in più rispetto alle classiche)

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Come comportarsi prima e dopo la ceretta? Vediamo alcune dritte

Qualunque sia la tecnica utilizzata, esistono degli accorgimenti da adottare in modo da rendere più efficace l’epilazione e ridurre la comparsa di effetti indesiderati.

Prima della ceretta:

  • detergere la cute con prodotti delicati, in modo da non irritarla;
  • esfoliare la cute, in modo da rimuovere le cellule morte e ridurre la comparsa di peli incarniti;
  • la pelle non deve essere umida, in modo che la cera aderisca alla perfezione; per tali motivi, potrebbe essere utile applicare del talco ;
  • nonostante la cute debba essere ben idratata, non applicare alcun prodotto poco prima della cera;
  • se i peli sono molto lunghi, accorciarli con le forbicine o con un rasoio elettrico;
  • non esporsi al sole, almeno dodici ore prima del trattamento, per prevenire arrossamenti e macchie scure;
  • è sconsigliabile effettuare la ceretta prima delle mestruazioni, in quanto si è più sensibili al dolore.

Dopo la ceretta:

  • utilizzare prodotti lenitivi, come oli e gel;
  • non utilizzare cosmetici a base d’alcool;
  • utilizzare indumenti in cotone, in modo da non irritare ulteriormente la pelle;
  • non esporsi immediatamente alla luce del sole.

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Colore delle feci: normale e patologico

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma FECI GIALLE GIALLASTRE ORO CAUSE CIBO Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata Macchie Capillari Ano PeneIn condizioni normali, il colore delle feci varia dal marrone chiaro al marrone scuro. Questa caratteristica pigmentazione è conferita dai residui biliari sfuggiti al riassorbimento intestinale e metabolizzati dalla flora locale (la bile viene prodotta dal fegato e riversata nell’intestino, dove favorisce la digestione e l’assorbimento dei lipidi alimentari). Nonostante il colore delle feci sia pesantemente influenzato dalle abitudini alimentari, un’eventuale anomalia cromatica può essere dovuta anche a condizioni morbose. Per questo, qualora l’alterazione non sia attribuibile a particolari modificazioni dietetiche o si accompagni ad altri sintomi – come diarrea, stitichezza, debolezza, dolori addominali o capogiri – è importante segnalarlo prontamente al proprio medico.

Feci verdi

Nella composizione della bile rientra una sostanza, chiamata bilirubina, derivata dalla degradazione dei globuli rossi. Questa viene metabolizzata dalla flora batterica intestinale in stercobilina, che dona alle feci la tipica colorazione marrone. La bilirubina deriva a sua volta da un precursore, chiamato biliverdina, anch’esso presente nella bile e talvolta nelle feci, a cui dona un colore verde. Tale situazione si verifica quando il transito intestinale è talmente veloce da causare un’incompleta trasformazione della biliverdina in bilirubina e derivati. Feci verdi sono quindi una tipica espressione della diarrea e delle condizioni di natura patologica e non (ad es. abuso di lassativi) che la provocano. Anche alcune cure antibiotiche o gli integratori a base di ferro possono dare il medesimo inconveniente. Il colore verde delle feci può essere legato alla cospicua assunzione di alimenti ricchi di clorofilla, contenuta soprattutto negli spinaci, nella rucola, nel prezzemolo, nei fagiolini e nei vegetali a foglia verde in genere.

Leggi anche: Il mio alito odora di feci: cause, quando è pericoloso e rimedi

Feci arancioni

Feci arancioni possono essere la conseguenza di un abbondante consumo di cibi ricchi di beta-carotene, riconoscibili perché caratterizzati da sfumature giallo-arancioni (carote, zucche, albicocche, mango, patate dolci ecc.). Anche l’abuso degli integratori che contengono questo pigmento ad azione antiossidante, l’assunzione di medicinali a base di rifampina (un antimicobatterico) o di alimenti con coloranti di analoga tonalità, possono causare l’evacuazione di feci arancioni.

Leggi anche: Fecaloma: tappo di feci durissime, cause, sintomi e rimedi

Feci rosse

Quando il colore delle feci assume tonalità rossicce, il timore è che l’evento sia in qualche modo correlato a gravi patologie associate alla presenza di sangue negli escrementi. Fortunatamente, anche in questo caso esiste una possibile correlazione con l’abbondante consumo di alimenti di colore rosso (succo di pomodoro, frutta rossa e barbabietole). Dall’altra parte, non dobbiamo dimenticare che un’emorragia nei vari tratti del tubo digerente può avere come effetto l’evacuazione di feci rossicce o con presenza di sangue. Nella peggiore dell’ipotesi potrebbe anche trattarsi di cancro al colon, oppure di un polipo intestinale con tendenza ad evolvere in una forma cancerosa. Il colore rosso delle feci può essere uniforme o alterato da filamenti o macchie di colore rosso vivo, che si possono notare anche sulla carta igienica o sulle pareti del wc; tale condizione si manifesta quando l’emorragia interessa l’ultimo tratto dell’intestino (proctite, diverticolite, emorroidi, ragadi anali, polipi o tumori del retto). Se le feci sono di colore rosso scuro, è più probabile che l’emorragia provenga dai tratti superiori del tubo digerente (esofago, stomaco e duodeno).

Leggi anche: Feci pastose e maleodoranti: malassorbimento e cattiva digestione

Feci bianche, grigie o pallide (acoliche)

Feci di colore tendente al chiaro possono essere dovute alla cospicua assunzione di cibi di colore bianco o beige, come riso, patate o tapioca. L’ingestione di antiacidi (a base di idrossido di alluminio) o il bario utilizzato come metodo di contrasto per radiografie del tubo digerente, possono conferire alla massa fecale un colore bianco gessato. Nella parte iniziale abbiamo detto che il colore delle feci è dovuto soprattutto alla presenza di bilirubina e dei suoi metaboliti. Ne consegue che un’ipocromia fecale è spesso dovuta al mancato arrivo della bile nell’intestino, ad esempio per la presenza di calcoli alla colecisti o più raramente per un tumore del dotto biliare o del pancreas. Feci di colore bianco possono segnalare anche una serie di gravi disturbi epatici che comportano il blocco dei dotti biliari, come cirrosi, epatite e cancro al fegato.
Feci lucide, untuose e di colore pallido, sono tipiche della steatorrea (eccessiva presenza di grasso negli escrementi, causata generalmente da un malassorbimento intestinale come avviene nella celiachia).

Leggi anche: Feci galleggianti e maleodoranti: cause e quando chiamare il medico

Feci nere, picee, scure, catramose

Feci di colore grigio scuro possono segnalare la presenza di metalli, come ferro (ad esempio per l’eccessiva ingestione di cioccolato e/o carne) o bismuto; possono essere anche la conseguenza dell’assunzione di carbone o di un elevato apporto di liquirizia. Più in generale, comunque, feci nerastre e catramose possono indicare la presenza di sangue parzialmente digerito (melena); tale condizione può testimoniare emorragie del tratto digerente superiore, ad esempio a livello esofageo, gastrico o duodenale (ulcera peptica) e, in alcuni casi, può essere la spia di un tumore di tratto digerente.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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