Lyrica (Pregabalin): è un farmaco che fa ingrassare?

MEDICINA ONLINE DIETA LINEA MANGIARE GRASSO INGRASSARE DIMAGRIRE CALORIE CARBOIDRATI GRASSI ZUCCHERI CIBO FRUTTA VERDURA FRITTO CARNE PROTEINE OBESITA SOVRAPPESO INDICE MASSA CORPOREA METABOLISMO.jpgLyrica è un medicinale che contiene il principio attivo pregabalin. È disponibile sotto forma di capsule (di colore bianco: 25 mg, 50 mg e 150 mg; bianco e arancione: 75 mg, 225 mg e 300 mg; arancione: 100 mg; arancione chiaro: 200 mg).
Pregabalin viene usato, da solo o in combinazione con altri farmaci, come antiepilettico-anticonvulsivante e trova indicazione specifica nel trattamento del dolore neuropatico centrale e periferico. È utilizzato anche contro il disturbo d’ansia generalizzato (GAD), e contro il dolore neuropatico periferico causato da complicanze dell’algodistrofia (o distrofia simpatica riflessa).

Lyrica fa ingrassare?

Non tutti i pazienti reagiscono allo stesso modo alla somministrazione di un farmaco, tuttavia, in un gruppo di pazienti relativamente ampio, sembrerebbe che Lyrica possa effettivamente determinare un aumento di peso. Tra le mie pazienti donne, soprattutto, il Lyrica, nella somministrazione di 2 dosi da 150 mg giornaliere, ha determinato in più della metà dei casi un aumento ponderale medio che oscilla tra 2 e 5 kg entro due mesi dalla prima assunzione, legato alla sensazione di aumentato gonfiore. Il meccanismo di aumento del peso non è stato ancora del tutto chiarito. L’aumento di peso non si verifica in tutti i pazienti.

Come comportarsi?

Mantenere un’alimentazione equilibrata ed effettuare un moderato e regolare esercizio fisico può aiutare a ridurre o prevenire il problema, specie se seguiti da un medico nutrizionista. Se l’aumento di peso è elevato occorrerà eventualmente concordare con il medico curante le strategie da seguire.

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Esercizi a corpo libero: come diventare “grossi” senza i pesi

MEDICINA ONLINE PALESTRA PESI ESERCIZI CORPO LIBERO MUSCOLI MASSA PROTEINE AMMINOACIDI BCAA RAMIFICATI ESSENZIALI WHEY LATTE SIERO CASEINE CREATINA WORKOUT ALLENAMENTO BICIPITI SPALLE GAMBE ESERCIZI DONNA GLUTEI SQUAT.jpgFinché ti alleni in maniera intensa, progressiva e consistente puoi diventare più forte e più grosso con qualunque cosa, incluso l’allenamento a corpo libero, sempre se gli esercizi sono svolti efficacemente. La chiave resta capire come eseguire esercizi a corpo libero per renderli progressivamente sempre più duri man mano che diventi sempre più forte.

Quando usi pesi liberi e macchine la progressione del carico è semplice: man mano che la forza incrementa e viene richiesto più carico è sufficiente aggiungere più peso al bilanciere, usare manubri più pesanti o aggiungere una piastra in più all’esercizio guidato. La progressione del carico è molto più complessa negli esercizi a corpo libero.

Puoi utilizzare indumenti zavorrati e cinture per incrementare il carico, o puoi manipolare altre variabili come il gioco di leva e il tempo sotto tensione, usando delle posizioni corporee che consentono di incrementare la difficoltà di leva dei muscoli target in modo tale da spendere proporzionalmente più tempo in porzioni più dure del range di movimento. Per esempio gli squat a corpo libero possono essere resi più duri eseguendo solo la metà bassa più dura del range di movimento e bloccandoti in accosciata completa per qualche secondo prima di ricominciare la risalita.

Un’altra opzione se hai un buon controllo motorio e la disciplina per farlo, è ciò che chiamo “co-contrazione antagonistica intenzionale” o IAC. Attraverso la contrazione dei muscoli antagonisti a quelli allenati durante un esercizio puoi incrementare considerevolmente l’intensità. Assumendo che tu abbia una forza ben bilanciata, se utilizzi lo IAC in maniera corretta sarai sempre in grado di rendere un esercizio molto molto duro.

Ci sono però una serie di svantaggi nell’uso della IAC: infatti necessita di parecchio tempo per essere imparata, necessita di un buon controllo motorio e di concentrazione, e obbliga a valutare la performance di ogni allenamento in maniera soggettiva e non più oggettiva.

Un metodo leggermente meno efficiente ma più facilmente quantificabile per incrementare la resistenza su un esercizio è di indossare degli indumenti zavorrati o delle cinture. Anche se tecnicamente questo rende l’esercizio non più a corpo libero, persone che hanno difficoltà con la IAC troveranno molto più pratico questo metodo e consentirà loro di avere una valutazione più oggettiva della performance nell’allenamento.

Un altro metodo molto interessante ma meno sicuro per atleti già molto forti è di quello di eseguire esercizi in maniera unilaterale. Se sei scettico su quanto duro possa essere l’allenamento a corpo libero ti suggerisco di provare ad eseguire squat e trazioni ad un braccio. Finchè non sei in grado di eseguire un buon numero di ripetizioni su questo tipo di esercizi con una forma lenta e controllata, con pausa e nel punto di massima contrazione, non sei ancora così forte come pensi e non sei in grado di ottenere buoni risultati da un allenamento a corpo libero.

Nel suo articolo intitolato “My half century in the iron game” su Iron Man magazine nel 1986, l’inventore della Nautilus Arthur Jones scrisse quanto segue: “… trazioni e spinte alle parallele, se eseguite correttamente, stimoleranno la crescita muscolare sulla parte alla del corpo e sulle braccia, e potranno anche farti arrivare vicino al tuo limite genetico. Aggiungendo squat completi, eventualmente eseguiti ad una gamba, ed uniti al calf in piedi ad una gamba, otterrai lo stesso risultato su cosce e polpacci. Usando questa semplice routine, quando sarai abbastanza forte da eseguire almeno 10 trazioni con un braccio solo, le tue braccia saranno abbastanza sviluppate da essere notate”.

Quindi, se hai qualche limite con l’allenamento coi pesi legato alla location, al tempo, allo spazio, al budget o ad altre circostanze, o semplicemente lo preferisci per efficienza e convenienza, non devi pensare che l’allenamento a corpo libero sia compromettente nell’efficacia di un workout.

Anche se gli esercizi consigliati da Arthur Jones sono buoni e li ho utilizzati nei miei allenamenti per molto tempo, aggiungerei qualche altro esercizio per rendere più completo l’allenamento. Per lo meno faccio eseguire 6 esercizi di base: uno squat, estensioni del tronco, spinte e trazioni, piegamenti e spinte orizzontali. Si potrebbe anche aggiungere qualche esercizio ulteriore come flessioni ed estensioni del collo, ed inoltre anche se lavorano già molto durante gli altri esercizi alcune persone desiderano eseguire un esercizio diretto sugli addominali. Ciò che segue è un esempio di come si potrebbe organizzare una tabella a corpo libero:

  • Hyperextension
  • Squat
  • Chin up
  • Dip
  • Rematore inverso
  • Push up
  • Crunch
  • Calf in piedi
  • Flessioni del collo
  • Estensioni del collo

Qualche annotazione sull’allenamento.

Muoviti lentamente e concentrati sul contrarre i muscoli target in maniera continua lungo tutto l’esercizio, impiegando almeno 4 secondi per eseguire la positiva e la negativa

Blocca per almeno due secondi nella fase di massima contrazione nelle trazioni e nella parte in accosciata nello squat.

Cambia direzione nella maniera più dolce possibile, minore è l’accelerazione e migliore è la qualità del gesto.

Quando pensi di non poter continuare ulteriormente la fase positiva del movimento con una forma di esecuzione corretta, continua a contrarre il muscolo per altri 5 secondi circa, giusto per essere sicuro di aver raggiunto il cedimento muscolare, ma non perdere la forma d’esecuzione corretta.

Fai piccole pause tra gli esercizi. Una volta che hai finito un esercizio prova a cominciare il successivo quanto più rapidamente possibile. Se inizi a sentire la testa leggera, un po’ di nausea e affaticamento molto elevato, attendi qualche minuto prima di continuare o interrompi l’allenamento.

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Lyrica (Pregabalin): dopo quanto fa effetto il farmaco?

MEDICINA ONLINE FARMACO FARMACI EFFETTI COLLATERALI INDICAZIONI CONTROINDICAZIONI EFFETTO DOSE DOSAGGIO PILLOLE CREMA PASTIGLIE SUPPOSTE SIRINGA INIEZIONE EMIVITA FARMACOCINETICALyrica è un medicinale che contiene il principio attivo pregabalin. È disponibile sotto forma di capsule (di colore bianco: 25 mg, 50 mg e 150 mg; bianco e arancione: 75 mg, 225 mg e 300 mg; arancione: 100 mg; arancione chiaro: 200 mg).
Pregabalin viene usato, da solo o in combinazione con altri farmaci, come antiepilettico-anticonvulsivante e trova indicazione specifica nel trattamento del dolore neuropatico centrale e periferico. È utilizzato anche contro il disturbo d’ansia generalizzato (GAD), e contro il dolore neuropatico periferico causato da complicanze dell’algodistrofia (o distrofia simpatica riflessa). La dose iniziale raccomandata di Lyrica è di 150 mg al giorno, suddivisa in due o tre dosi. Dopo tre-sette giorni, la dose può essere aumentata a 300 mg al giorno. Le dosi possono essere aumentate fino a un dosaggio maggiore del doppio finché si raggiunge la dose più efficace. La dose massima giornaliera è di 600 mg al giorno. Anche la sospensione del trattamento con Lyrica deve avvenire in modo graduale, nell’arco di almeno una settimana.

Dopo quanto fa effetto?

Il farmaco determina la massima diminuzione del numero di attacchi epilettici dopo un periodo di circa 10 settimane dalla prima assunzione; se usato per contrastare l’ansia, il suo effetto si rende manifesto appieno generalmente dopo circa 3 settimane dalla prima assunzione; se usato come antidolorifico tende a fare effetto già dai primi giorni di assunzione.

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Articolazioni: cosa sono, come sono fatte e come funzionano

MEDICINA ONLINE ARTRITE ARTROSI ARTICOLAZIONE GLUCOSAMINA CONDROITINA INTEGRATORE OSSO LEGAMENTO TENDINE DIFFERENZA MOBILI SEMIMOBILI ARTRITE REUMATOIDE SINOVIALI FISSE FATTORE REUMATOIDE.jpgLe articolazioni sono strutture anatomiche, a volte anche complesse, che mettono in reciproco contatto due o più ossa. Per evitare fenomeni degenerativi dovuti all’usura, nella maggior parte dei casi si tratta di un contatto non diretto, ma mediato da tessuto fibroso o cartilagineo e/o da liquido. Nel corpo umano esistono moltissime articolazioni (360 circa), che si distinguono per forma e grado di mobilità. Alcune di esse, come quelle che costituiscono la volta cranica, hanno una possibilità di movimento nulla.

La maggior parte delle articolazioni rientra tuttavia nella categoria delle mobili (vedi immagine in alto) caratterizzate da una struttura anatomica particolare. Esse sono infatti costituite da diversi elementi:

  • le superfici articolari di due ossa;
  • lo strato di tessuto cartilagineo;
  • la capsula articolare;
  • la cavità articolare;
  • la membrana sinoviale;
  • la sinovia;
  • i legamenti intrinseci.

Nel loro insieme, il compito delle articolazioni è di tenere uniti i vari segmenti ossei, in modo tale che lo scheletro possa espletare la sua funzione di sostegno, mobilità e protezione.

Le articolazioni si suddividono, dal punto di vista strutturale, in:

  • articolazioni fibrose: le ossa sono unite da tessuto fibroso;
  • articolazioni cartilaginee: le ossa sono legate da cartilagine;
  • articolazioni sinoviali: le ossa sono separate da una cavità, oltre che essere legate per mezzo di strutture.

articolazioni-noeneLa suddivisione più conosciuta è tuttavia quella su base funzionale. Le ossa dello scheletro umano sono connesse infatti per mezzo di articolazioni a cui sono consentiti movimenti di vario tipo e grado. Le articolazioni si suddividono, dal punto di vista funzionale, in:

  • articolazioni immobili o sinartrosi: legano strettamente i capi ossei, come una cerniera lampo chiusa, tanto da impedirne i movimenti;
  • articolazioni ipomobili o anfiartrosi: legano due superfici articolari, ricoperte da cartilagine, tramite legamenti interossei; tra le due superfici c’è un disco fibrocartilagineo che permette soltanto determinati movimenti, che sono limitati;
  • articolazioni mobili o diartrosi: permettono un ampio range di movimento, in una o più direzioni dello spazio (ginocchio, spalla, dita…).

Le articolazioni sono dotate di una cavità articolare e i capi ossei sono rivestiti dalla cartilagine articolare il cui significato è quello di rendere scorrevole il movimento articolare. All’interno dello spazio articolare è presente una piccola quantità (virtuale) di liquido sinoviale, detto anche sinovia, che lubrifica e nutre la cartilagine ed è prodotto dalla membrana sinoviale. Quest’ultima riveste la restante parte della cavità articolare ed è rivestita a sua volta all’esterno dalla capsula articolare, una struttura resistente, di natura fibrosa, che avvolge le articolazioni ed è rinforzata dai legamenti che danno stabilità all’articolazione. Anche i tendini, che costituiscono la parte finale dei muscoli e si inseriscono sull’osso, contribuiscono al movimento articolare di flessione, estensione, lateralità e roteazione. Infine, altre strutture presenti solo in alcune articolazioni sono i dischi e i menischi che fungono da ammortizzatori (es. ginocchio). In tutti i casi, la struttura di un’articolazione ne influenza il grado di mobilità.

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Dolore articolare

Il dolore articolare è la manifestazione dolorosa di uno stato infiammatorio a carico delle articolazioni.
Esistono patologie che possono coinvolgere le strutture articolari o periarticolari provocando infiammazioni, a causa delle quali i movimenti delle articolazioni colpite risultano alterati e dolorosi. Le sedi più frequentemente interessate dal problema sono ginocchia, gomiti, caviglie, spalle e polsi.

  • Borsite: è l’infiammazione delle piccole sacche che si trovano tra ossa, tendini e muscoli. Le borse contengono liquido sinoviale, è quandosi infiammano determinano dolore che può subire un’infezione batterica. La parte colpita, così, si arrossa e si gonfia. Si cura con antibiotici, impacchi freddi e riposo.
  • Tendiniti: si tratta dell’infiammazione dei tendini, in genere a causa di traumi. Il sintomo principale è il dolore. Si cura, a seconda della gravità, con antinfiammatori, impacchi freddi, riposo e poi la fisioterapia adeguata.
  • Sinovite: è l’infiammazione, dovuta a traumi o infezioni, della membrana sinoviale. Essa produce più liquido, si ispessisce e si gonfia, provocando dolore, calore (per via del maggiore afflusso di sangue) e versamento. Si cura con antinfiammatori, riposo, uso di fasce elastiche e, nei casi più gravi, si effettua l’aspirazione del liquido sinoviale in eccesso.

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Differenze tra allergia alimentare ed intolleranza alimentare

MEDICINA ONLINE NAUSEA MAL DI PANCIA REFLUSSO GE ESOFAGO STOMACO DUODENO INTESTINO TENUE DIGIUNO ILEO APPARATO DIGERENTE CIBO TUMORE CANCRO POLIPO ULCERA DIVERTICOLO CRASSO FECI VOMITO SANGUE OCCULTO MILZA VARICI CIRROSI FEGATOMoltissimi – quasi tutti a dir la verità – miei pazienti fanno estrema confusione tra allergia alimentare ed intolleranza alimentare, anche perché alcuni sintomi sono effettivamente comuni ad entrambe queste condizioni. Cerchiamo quindi di spiegare la differenza in maniera semplice.

Allergia alimentare

L’allergia alimentare è una forma specifica di intolleranza a componenti alimentari che attiva il sistema immunitario. Una proteina (detta Continua a leggere

Differenza tra globuli e granuli

MEDICINA ONLINE FARMACO FARMACI EFFETTI COLLATERALI INDICAZIONI CONTROINDICAZIONI EFFETTO DOSE DOSAGGIO PILLOLE CREMA PASTIGLIE SUPPOSTE SIRINGA INIEZIONE EMIVITA FARMACOCINETICALe forme farmaceutiche più frequentemente adoperate in omeopatia sono i globuli ed i granuli. In entrambi i casi si tratta di sferette di saccarosio, ricoperte di lattosio, sulle quali si fanno cadere – utilizzando particolari macchinari – gocce della singola sostanza, opportunamente diluita (i globuli sono 10 volte più piccoli dei granuli).
I granuli si presentano confezionati in tubi di circa 4 grammi; vengono assunti in numero di 2-5, utilizzando piccoli contenitori che consentono di collocarli in bocca.
I globuli si presentano invece in tubi – dose che ne contengono circa 200; il tubo – dose va assunto in un’unica somministrazione.
L’assorbimento di entrambi avviene per via perlinguale.
Al fine di sfruttare al meglio l’azione del prodotto è consigliabile rispettare alcuni semplici accorgimenti:

    • assumere il rimedio lontano dai pasti o da sapori forti (almeno mezz’ora prima e dopo);
    • limitare l’uso di sostanze nervine (thè, caffè, fumo di sigaretta);
    • non toccare i granuli con le mani: il calore od il sudore delle dita, infatti, potrebbero provocare il discioglimento di una parte della sferetta, e ridurre così il quantitativo di sostanza assunta.

Per i bambini che non sono capaci di succhiare i granuli, questi vengono diluiti in acqua.

Altre formulazioni comprendono le gocce (utilizzate prevalentemente per le diluizioni decimali e quelle cinquantamillesimali), le fiale (che possono essere iniettate oppure assorbite per via perlinguale), le supposte, gli ovuli, le pomate e gli sciroppi: per tutte queste le modalità di preparazione sono identiche a quelle previste dalla farmacopea degli equivalenti allopatici.
I prodotti omeopatici si possono acquistare in farmacia anche senza ricetta medica. Essi non sono accompagnati dal foglietto illustrativo perché ogni prodotto ha caratteristiche psico – fisiche tali che può essere usato per diverse patologie, e quindi il medico non prescrive quel prodotto per una sintomatologia, ma per un determinato biotipo.

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Il diabetico può bere birra?

MEDICINA ONLINE BIRRA ALCOL VINO DRINK PUB LATTE YOGURT PANCIA GRASSI DIFFERENZE PIU CALORIE DIABETE GLICEMIA INSULINA ZUCCHERI CARBOIDRATI CIBO DOLCE MANGIARE ACQUA VALORI PROPRIETA NUTDa secoli l’abitudine al consumo di bevande alcoliche è parte integrante della cultura di molti Paesi e del nostro in particolare, è tuttavia vero però che ultimamente i costumi stanno cambiando e il consumo di bevande alcoliche si estende anche ad altri ambiti, si slega dal pasto, diventa un mezzo per socializzare, soprattutto tra i giovani e giovanissimi per i quali bere alcool rappresenta un rito di emancipazione sociale, una moda, un “segno di libertà”. Dai rischi derivanti dal consumo fuori norma di alcool naturalmente non sono immuni i soggetti diabetici, per i quali l’eccessiva assunzione di alcool può comportare qualcosa di ben più pericoloso di una semplice sbornia. Vediamo allora qual è quel sottile filo che lega alcool e diabete e cosa dobbiamo consigliare ai nostri pazienti diabetici che non smettono mai di chiederci il placet per un buon bicchiere di vino a tavola! Ebbene: buone notizie per i diabetici ci vengono da numerosi studi clinici che hanno dimostrato che l’assunzione moderata di bevande a basso contenuto alcoolico (vino rosso in particolare ricco di polifenoli che hanno capacità antiossidanti) fornisce protezione nei confronti delle complicanze cardiovascolari del diabete di tipo 2, mentre l’abuso di alcool comporta seri rischi per la salute.
Inoltre, è ormai scientificamente appurato – da ulteriori studi clinici condotti in USA, Germania, Finlandia, Giappone, Corea, Olanda e Inghilterra – che chi beve con moderazione tra i 6 e i 40 grammi di alcool al giorno ha il 30% in meno di probabilità di sviluppare diabete di tipo 2, di chi è astemio.
E ancora, studiando l’effetto dell’alcool e in particolare del vino rosso, nel diabete, sembra si sia riscontrato che l’alcool migliori la sensibilità dei tessuti periferici all’insulina, riducendo dunque l’insulino-resistenza, tipica delle forme iniziali del diabete di tipo 2. Sembra quindi che i pazienti diabetici ricavino degli effettivi benefici dal consumo moderato di alcool. È però importante sottolineare come l’assunzione di alcoolici per il diabetico non deve valere in termini assoluti, ma deve sempre essere il medico curante o il diabetologo a stabilire, caso per caso, quando, quanto, e come un paziente diabetico debba bere. Le raccomandazioni generali sul consumo di alcool in caso di diabete sono le stesse di quelle riservate alla popolazione generale: se il diabete è ben controllato è consentito bere, durante i pasti, non a digiuno, modeste quantità di vino o birra (fino a 15-20 g per le donne e 30-35 g per gli uomini), in pratica un bicchiere di vino corrisponde a 10 g di alcool, tanto quanto ce n’è in una lattina di birra; sono invece da evitare superalcoolici, liquori, cocktail (in un bicchierino di grappa ci sono circa 20 g di alcool!). Attenzione soprattutto ai cocktail alla frutta, e in particolare alle proposte sudamericane e caraibiche di gran moda oggi, che contengono grandi quantità di zucchero di canna.

Perché il paziente diabetico non può bere fuori pasto?
È buona regola, per i pazienti diabetici non bere fuori pasto perché l’alcool bevuto a digiuno inibisce temporaneamente la capacità del fegato di produrre glucosio, questo può portare a episodi anche gravi di ipoglicemia soprattutto nei pazienti che praticano insulina; nella fase post-prandiale invece l’alcool può dare valori più elevati di glicemia se non viene calcolato nel computo delle calorie totali.
È inoltre importante sapere che il paziente diabetico che ha ecceduto nel bere può non riconoscere i sintomi dell’imminente ipoglicemia e, quindi, non correggerli.
Il rischio di ipoglicemia si può estendere al giorno seguente, pertanto un buon suggerimento per i pazienti diabetici è quello di essere preparati all’eventualità di un’ipoglicemia nella tarda mattinata che segue la serata in cui si è ecceduto nel bere. Consiglio loro di ridurre la dose serale di insulina e quella praticata prima di colazione, oppure di fare uno spuntino prima di andare a letto, di non dormire fino a tardi e di fare una colazione adeguata appena alzati.
È essenziale che il paziente sappia che anche una iniezione di glucagone, effettuata per correggere l’ipoglicemia, può risultare poco efficace nel correggere un’ipoglicemia grave in quanto il fegato è occupato nel metabolizzare l’alcool ingerito e quindi non è in grado di produrre zucchero per aumentare i livelli di glicemia nel sangue. Può anche accadere che i sintomi di ipoglicemia vengano, purtroppo spesso, confusi con quelli dell’ubriachezza: questo porta a una drammatica sottovalutazione del problema anche da parte della persone più vicine al paziente, con conseguenze che possono essere molto gravi a causa della mancata correzione dell’ipoglicemia. Per questo è buona norma che il paziente diabetico si assicuri che almeno uno dei componenti del suo “gruppo” sappia della sua condizione di diabetico e sia in grado di riconoscere e trattare i sintomi dell’ipoglicemia. È ancora buona norma che il paziente abbia un segno di riconoscimento della patologia di cui soffre (tipo braccialino, medaglietta o piastrina) che può essere di aiuto nei casi più gravi. Inoltre, se un moderato consumo di alcool è consentito nel paziente diabetico, occorre tenere presente che esso contiene calorie: è, dunque, un nutriente. Ogni grammo di alcool apporta 7 kcal, e un bicchiere di vino rosso corrisponde a circa 140 kcal da calcolare nel computo calorico totali del pasto. Per queste ragioni se non vuole rinunciare a un bicchiere di vino, un bravo diabetico deve rinunciare a una porzione di carboidrati. Esistono però anche delle controindicazioni all’uso di alcool valide sia per i diabetici che per i non diabetici, quali per esempio: le malattie al fegato, allo stomaco o all’intestino; inoltre è bene sapere che i pazienti con disturbi psichici non dovrebbero bere alcoolici.

Possiamo dunque concludere affermando che non esiste una reale controindicazione a un moderato consumo di alcool (birra e vino) nel paziente diabetico, che anzi sembra trarre anche qualche beneficio, è tuttavia nostro compito consigliare sempre la moderazione all’eccesso, perché quando il consumo diventa abuso gli effetti benefici di piccole quantità di alcool lasciano il campo ai suoi numerosi effetti deleteri che possono essere molto pericolosi per la salute del nostro paziente diabetico.

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Differenza tra distorsione e frattura

MEDICINA ONLINE DIFFERENZA TRAUMA MUSCOLO OSSO FRATTURA LUSSAZIONE DISTORSIONE STRAPPO DISTRAZIONE MOVIMENTO ROTTURA MUSCOLARE ATTIVITA FISICA SPORT MOVIMENTO GAMBA PIEDE GINNASTICA SCALa distorsione è una lesione della capsula e dei legamenti, a volte  con lacerazione, ma senza rottura; provoca una fuoriuscita di sangue nella sede articolare per cui si verifica gonfiore e tumefazione. Ci può essere anche dolore intenso e il movimento è bloccato. Interessa di solito la caviglia, il ginocchio e il polso, è favorita da un tono muscolare insufficiente ed è provocata da un movimento brusco che sposta l’articolazione portando temporaneamente i capi articolari al di là dei limiti fisiologici. E’ più frequente negli adulti che nei bambini e la sua gravità è estremamente variabile  in quanto può comportare danni di varia entità alle componenti dell’articolazione: capsula, legamenti, tendini e menisco. La distorsione a carico della caviglia può portare a distorsioni recidivanti anche per tutta la vita, a causa di disfunzioni permanenti e mancanza di risposta muscolo-tendinea. In caso di distorsione è necessario mettere l’arto in posizione sollevata, applicare una borsa del ghiaccio e rivolgersi al medico, anche per escludere la presenza di fratture.

La frattura indica, in medicina, l’interruzione parziale o totale della continuità di un osso del corpo, causate da traumi (incidenti stradali, cadute), da patologie (tumore) o da stress (da microtraumi reiterati in un osso con normale resistenza meccanica).
Quando si frattura un osso, esso può rimanere confinato nella cute integra (fratture chiuse) oppure può lesionare la cute: i monconi ossei sporgono e comunicano con l’esterno. Questo tipo di frattura viene chiamato “frattura esposta“. Le fratture di questo tipo comportano un rischio di infezione ed emorragia elevato e richiedono un trattamento antibiotico e chirurgico.

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