La trachea e l’esofago sono strutture anatomiche che decorrono verticalmente e parallelamente partendo entrambe dalla faringe con la trachea posizionata anteriormente all’esofago. Durante la deglutizione, una parte della laringe chiamata epiglottide Continua a leggere
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Esofago: anatomia e funzioni in sintesi
L’esofago (esophagus o oesophagus in lingua inglese) è un tubo fibromuscolare attraverso il quale il cibo, dopo essere stato masticato, prosegue il suo cammino lungo l’apparato digerente, aiutato da contrazioni peristaltiche. Durante la deglutizione, l’epiglottide si inclina all’indietro per evitare che il cibo vada verso la laringe, la trachea ed i polmoni.
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Dove si trova l’esofago?
L’esofago parte dalla faringe, si estende dietro la trachea ed il cuore, passa attraverso il diaframma e sfocia nella regione superiore dello stomaco. Decorre rettilineo dall’alto verso il basso e leggermente da destra verso sinistra, dalla 6ª vertebra cervicale fino alla 11ª toracica, facendo seguito alla faringe e andando a terminare nello stomaco attraverso un orifizio chiamato cardias.
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Quanto è lungo l’esofago?
L’esofago è lungo circa 25–30 cm e con una larghezza di 2–3 cm negli individui adulti.
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Com’è fatta la parete dell’esofago
Le pareti dell’esofago sono formate da strati, o tonache, sovrapposte:
- mucosa,
- sottomucosa,
- tonaca muscolare
- tonaca avventizia.
La mucosa esofagea è uno strato spesso, di colore grigio-rosato o rossastro nella giunzione gastro-esofagea; a riposo presenta numerosi solchi e creste, tali da occluderne il lume. Si tratta però di modificazioni temporanee della mucosa esofagea che scompaiono quando questa è distesa, per esempio durante il passaggio del bolo alimentare. In sezione trasversale, il lume esofageo appare stellato in stato di deplezione. L’epitelio della mucosa esofagea è pavimentoso pluristratificato, non cheratinizzato.
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Una cavità virtuale
Il lume esofageo è una cavità virtuale, infatti a riposo presenta una forma stellata per la presenza di pliche longitudinali, ossia sollevamenti della tonaca mucosa e della sottostante sottomucosa. Il lume diventa reale al passaggio del bolo alimentare.
Le curvature dell’esofago
L’esofago presenta lungo il suo decorso tre curvature, di cui una sul piano sagittale e due su quello frontale. Fino alla 4ª vertebra toracica l’esofago segue la convessità anteriore del rachide, discendendo addossato a quest’ultimo e spostandosi lievemente a sinistra rispetto all’asse mediano. A questo punto si distacca dalla colonna, descrivendo una curvatura a convessità posteriore poi, incrociando l’arco aortico, viene deviato più descrivendo prima una leggera curva a concavità destra e immediatamente al di sotto di esso, una seconda più decisa curvatura a sinistra.
Restringimenti dell’esofago
Nella sua lunghezza l’esofago presenta quattro restringimenti:
- Il primo è in corrispondenza della sua origine dalla faringe e presso la cartilagine cricoide (cricoideo)
- il secondo nella porzione dove incrocia posteriormente l’arco aortico (aortico)
- il terzo presso il bronco sinistro (bronchiale)
- il quarto nella sua porzione interna al diaframma (diaframmatico).2
Negli intervalli tra ciascun restringimento sono presenti dei segmenti dilatati, che prendono il nome di “fuso cricoaortico”, “fuso broncodiaframmatico” ed “imbuto precardiale”.
L’esofago è divisibile topograficamente, lungo il suo percorso, in un tratto cervicale (4–5 cm), uno toracico (16 cm), uno diaframmatico (1–2 cm) ed uno addominale (3 cm).
Vasi e nervi dell’esofago
- Arterie: la parte cervicale dell’esofago è vascolarizzata dai rami esofagei dell’arteria tiroidea inferiore sinistra e destra, che distaccatisi dal ramo principale decorrono anteriormente ed inferiormente all’esofago, nello spazio compreso tra questo e la trachea, dove si anastomizzano. La parte toracica è vascolarizzata dai rami bronchiali dell’aorta toracica, che si dipartono dall’aorta subito al di sotto dell’arco aortico, dirigendosi anteriormente alla trachea ed anteriormente all’esofago, e dai rami esofagei dell’aorta, che si dipartono obliquamente tendendo ad abbracciare l’organo. La parte diaframmatica e addominale è vascolarizzata da rami esofagei dell’arteria gastrica sinistra e frenica sinistra, che attraversano il diaframma e si portano anteriormente all’esofago.
- Vene: il sangue è drenato nella tonaca sottomucosa dell’esofago e poi in plesso periesofageo tributario che dà origine alle vene esofagee, che confluiscono nella vena azygos, la quale decorre verticalmente a destra lungo l’esofago. Alcune vene esofagee drenano nella vena emiazygos, che segue la direzione dell’azygos ma è posta a sinistra, nell’emiazygos accessoria e nelle vene intercostali anteriori e posteriori (rami laterali dell’emiazygos e dell’azygos) che seguono l’andamento delle coste. Le vene della parte cervicale dell’esofago confluiscono nella vena tiroidea inferiore, ramo della vena cava superiore. Le vene esofagee addominali confluiscono nella vena gastrica sinistra a livello dell’apertura esofagea inferiore, poi drenano nella vena porta.
- Linfatici: drenano ai linfonodi cervicali profondi, paratracheali, mediastinici posteriori e gastrici superiori.
- Nervi: l’innervazione è costituita da plessi nervosi autonomi metasimpatici localizzati nello strato sottomucoso (plesso di Meissner) e in quello muscolare (plesso di Auerbach). L’innervazione parasimpatica è fornita dal nervo vago e dai nervi laringei ricorrenti. L’innervazione ortosimpatica è data dai gangli cervicali e toracici del ganglio celiaco.
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Quali sono le funzioni dell’esofago?
Le funzioni principali dell’esofago sono permettere il passaggio del cibo ed impedire che esso inverta direzione e refluisca dallo stomaco
1) Passaggio del cibo
Il cibo viene ingerito attraverso la bocca per poi passare, quando ingerito, prima nella faringe e poi nell’esofago. L’esofago è quindi uno dei primi componenti dell’apparato digerente e del tratto gastrointestinale. Dopo averlo attraversato, il cibo arriva dentro lo stomaco. Quando il cibo viene ingerito, l’epiglottide si muove all’indietro allo scopo di coprire la laringe, impedendo così che il cibo possa entrare nella trachea. Allo stesso tempo, lo sfintere esofageo superiore si rilassa, permettendogli di entrare. Le contrazioni peristaltiche del muscolo esofageo spingono il bolo alimentare verso il basso dell’esofago. Queste contrazioni ritmiche si verificano, sia come risposta riflessa al cibo che è in bocca, ma anche come risposta alla sensazione di cibo all’interno dell’esofago stesso. Insieme con la peristalsi, anche lo sfintere esofageo inferiore si rilassa.
2) Riduzione del reflusso gastrico
Lo stomaco produce succo gastrico, una miscela fortemente acida costituita da acido cloridrico (HCl) e sali di potassio e di sodio, che consente la digestione del cibo. La costrizione degli sfinteri esofagei superiore e inferiore aiutano a prevenire il reflusso del contenuto gastrico e dell’acido verso l’esofago, proteggendo la sua mucosa. Inoltre, l’angolo acuto di His e la crura inferiore del diaframma aiutano questa azione sfinterica.
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I diabetici possono mangiare ravanelli?
I ravanelli contengono 16 calorie per 100 grammi e circa 3,4 grammi di carboidrati. I ravanelli possono essere tranquillamente assunti dal diabetico, ovviamente in dosi moderate e dopo parere positivo del medico.
Importante: in caso di dubbio, il paziente diabetico può – sotto controllo medico – monitorare la propria risposta glicemica all’assunzione di certi alimenti, annotando i valori su un taccuino e raffrontando le relative glicemie.
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422 milioni di adulti con diabete nel mondo: quadruplicati dal 1980
Sono 422 milioni gli adulti che nel mondo convivono con il diabete, un esercito in “drammatico aumento” con numeri che sono quasi quadruplicati rispetto ai 108 milioni del 1980. E la maggior parte di questi pazienti vive nei Paesi in via di sviluppo. E’ il quadro tracciato dal primo Report globale dell’Organizzazione mondiale della sanità sulla ‘malattia del sangue dolce’, diffuso oggi alla vigilia del ‘World Health Day 2016’ (7 aprile). In occasione della giornata istituita per celebrare la nascita dell’Oms, nel lontano 1948, l’agenzia Onu per la sanità lancia una chiamata alle armi proprio per arginare ‘l’epidemia’ di diabete, rafforzando la prevenzione e migliorando l’assistenza ai malati.
A spingere in alto i numeri, fa notare l’ente ginevrino, contribuiscono obesità e sovrappeso. Le misure da mettere in campo per frenare la corsa della malattia, secondo gli esperti Oms, devono puntare prima di tutto alla riduzione dei fattori di rischio per il diabete, come l’inattività fisica e la cattiva alimentazione. “Se vogliamo fare passi avanti dobbiamo ripensare la nostra vita quotidiana: mangiare in modo sano, essere fisicamente attivi ed evitare l’aumento di peso eccessivo”, afferma Margaret Chan, direttore generale dell’Oms. “Anche nei contesti più poveri, i governi devono garantire che le persone siano in grado di fare scelte sane e che i sistemi sanitari siano in grado di diagnosticare e trattare le persone con diabete”.
Il diabete è in crescita in tutte le regioni del mondo. Nel 2014, l’8,5% della popolazione conviveva con la malattia, mentre nel 1980 il problema toccava il 4,7%. E non è un caso che, sempre nel 2014, più di 1 over 18 su 3 era in sovrappeso e più di 1 su 10 obeso. Se poi si pensa alle vittime del sangue dolce, continuano gli esperti, va ricordato che il diabete ha causato 1,5 milioni di morti solo nel 2012. E altri 2,2 milioni di decessi sono invece stati provocati da livelli di glucosio nel sangue superiori alla soglia ottimale e dal loro effetto amplificatore sull’impatto delle malattie cardiovascolari e altre patologie.
Il 43% di queste morti sono premature (con vittime sotto i 70 anni) e in gran parte sarebbero prevenibiliadottando politiche in grado di creare le condizioni favorevoli a stili di vita sani, e in grado di favorire una migliore diagnosi e trattamento della malattia. “Ma ottenere grandi cambiamenti dipende dai governi e dal loro impegno a fare di più”, spiega Oleg Chestnov, assistente del direttore generale Oms per le malattie non trasmissibili e la salute mentale.
A livello mondiale è stato fissato l’obiettivo di ridurre le morti premature da malattie non trasmissibili – diabete compreso – del 30% entro il 2030. Il report Oms mostra però come “farmaci essenziali e tecnologie per il diabete, tra cui l’insulina, sono generalmente disponibili in solo 1 su 3 dei paesi più poveri del mondo“, sottolinea Etienne Krug, direttore del Dipartimento Oms per la gestione delle malattie non trasmissibili. “L’accesso all’insulina è una questione di vita o di morte per molte persone con diabete. Migliorare l’accesso ai farmaci dovrebbe essere una priorità“.
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Differenza tra prosciutto e culatello
Molti pensano che il Culatello di Zibello somigli in tutto e per tutto a un prosciutto crudo. È vero, Culatello di Zibello e Prosciutto di Parma sono due salumi DOP (Denominazione di Origine Protetta) e nascono entrambi in provincia di Parma. Sono fatti con la carne degli stessi suini – ma i tagli sono diversi.
Quindi? Forse è meglio schiarirsi le idee. Perché il Culatello è una cosa e il Prosciutto di Parma tutta un’altra. Scopri insieme a noi le differenze…
La materia prima
Come già saprai, sia il Culatello di Zibello che il Prosciutto di Parma sono due salumi ottenuti dalla lavorazione delle carni di maiale. In entrambi i casi, si usa solo la materia prima ricavata da suini adulti pesanti nazionali italiani, nati e allevati in dieci regioni del Centro-Nord Italia, esclusivamente di razza Large White Landrance e Duroc, di almeno nove mesi d’età e pesanti, in media, 160 chilogrammi.
I due prodotti differiscono per il taglio. Nel caso del Culatello, dalla coscia si eliminano cotenna, grasso e ossa; dopodiché si asporta il fiocchetto, la porzione meno pregiata della coscia. Cosa resta? Tutta la fascia muscolare dell’animale, interna e posteriore, ossia la parte più pregiata e tenera del maiale adulto. Questo ritaglio viene rifilato a mano, fino a dare alla coscia la caratteristica forma “a pera” del Culatello.
Nel caso del Prosciutto di Parma, la coscia viene lavorata intera e rifilata solo per eliminare le parti di grasso e la cotenna.
La salatura
La fase di salatura della coscia di Prosciutto di Parma prevede solo l’uso del sale marino, ma con due metodi differenti: per le parti della cotenna si usa il sale umido; per le parti magre, il sale asciutto. Grazie all’opera di salagione, la coscia di prosciutto perde circa il 4% del suo peso, cede parte della sua umidità e assorbe lentamente il sale.
Per la salagione del Culatello si usa una miscela di sale, aglio e pepe – intero o a pezzi. È ammesso l’uso anche di vino bianco secco, di nitrato di sodio e potassio, nel rispetto dei termini di legge.
Il luogo di produzione
Culatello e Prosciutto nascono entrambi in provincia di Parma. Ma, a ben vedere, i territori delle due DOP sono distinti. Il Culatello viene preparato fra novembre e febbraio nella Bassa Parmense, quella porzione di territorio più vicina al fiume Po, dove gli inverni sono freddi, lunghi e nebbiosi e le estati torride e assolate. Il paese del Culatello è Zibello, tuttavia, l’area di produzione include anche i comuni di Busseto, Polesine, Soragna, Roccabianca, San Secondo, Sissa e Colorno.
Al contrario, il Prosciutto di Parma nasce in collina, in quell’area della provincia di Parma compresa fra la via Emilia e le prime alture dell’Appennino, fino a una quota di 900 metri sul livello del mare, delimitata a est dal fiume Enza e a ovest dal torrente Stirone. In questo piccolo territorio il microclima è perfetto per la maturazione del prosciutto crudo: un perfetto equilibrio di temperatura, umidità e ventilazione, ideale per lo sviluppo di quei microrganismi – lieviti e muffe – che regalano a ogni coscia il sapore e la fragranza inconfondibili del Prosciutto di Parma DOP.
La stagionatura
Oltre che la lavorazione delle carni, anche la fase di stagionatura deve avvenire nell’area di produzione indicata dai rispettivi disciplinari di produzione. Questa prescrizione, quindi, vale tanto per il Culatello di Zibello quanto per il Prosciutto di Parma. Cosa cambia? Per il Culatello di Zibello, la stagionatura non può mai essere inferiore ai dieci mesi, a partire dalla fase di salatura. In questo caso, il prodotto può essere esposto alla luce e all’umidità naturale per agevolarne la maturazione. Il Culatello viene lasciato riposare per tutta l’estate, senza l’ausilio di impianti di refrigerazione, così da essere pronto per il taglio nell’inverno successivo.
La stagionatura del Prosciutto di Parma è di almeno dodici mesi e avviene in appositi locali freschi e ventilati, detti “cantine”, mantenuti a condizioni naturali di umidità e temperatura; le finestre contrapposte presenti in questi ambienti permettono un’adeguata aerazione e il mantenimento dei giusti equilibri termo-igrometrici, anche con l’eventuale aiuto di appositi impianti.
La forma e il peso
La forma “a pera” del Culatello è inconfondibile. La carne è avvolta nella vescica del maiale; per questo motivo, nel caso del Culatello, si parla di “salume insaccato”. Inoltre, il Culatello, a differenza del Prosciutto di Parma, non ha osso. Il peso del prodotto intero, dopo i dieci mesi di stagionatura minima, deve essere compreso fra i tre e i cinque chilogrammi e, comunque, non è mai inferiore ai tre chili.
Il Prosciutto di Parma ha una forma tondeggiante e termina con il gambetto, la parte più dolce e delicata del prodotto. Il Prosciutto di Parma non è un salume insaccato: lo avvolge solo la cotenna, non la vescica del suino.
Secondo il disciplinare di produzione del Consorzio del Prosciutto di Parma, a stagionatura ultimata e con l’osso, un prosciutto intero pesa fra gli otto e i dieci chili; in ogni caso, il peso non può mai essere inferiore ai sette chilogrammi.
Il prezzo
La produzione del Culatello di Zibello DOP si attesta, in media, intorno ai 60 mila esemplari l’anno. Il Culatello è il salume italiano più pregiato – non per niente, è noto anche come il Re dei salumi. La qualità costa: il Culatello in vendita al dettaglio non scende mai sotto i 70 euro al chilo.
Il Prosciutto di Parma DOP vanta altri numeri. A differenza del Culatello, per la sua produzione media annuale si parla di milioni di cosce – nel 2014, per esempio, ne sono state commercializzate 8 milioni e ottocentomila. Al dettaglio, un chilogrammo di Prosciutto di Parma DOP viene venduto a circa 18-19 euro.
Ovviamente, sia per il Prosciutto che per il Culatello, più è lunga la stagionatura e più il prezzo sale.
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Disinfettare il piercing alla lingua: come fare e quali prodotti usare
Il piercing sulla lingua è una delle perforazioni con maggiori probabilità di rigetto, infezioni orali, danni ai denti, sanguinamento, recessione delle gengive, dolore e gonfiore, ma rimane comunque estremamente in voga. All’interno del cavo orale il rischio che si scatenino infezioni è sempre molto alto ed è opportuno precisare che l’infezione potrebbe contagiare anche altre aree, con conseguenze potenzialmente gravi per la salute. Se volete fare un piercing alla lingua si consiglia innanzitutto di optare per l’acciaio chirurgico, adatto alle perforazioni in quanto sterile.
Cosa fare dopo un piercing alla lingua?
Dopo aver fatto il piercing alla lingua, è fondamentale mantenere un’igiene orale ottimale. Il tempo di guarigione per un piercing alla lingua è di circa un mese: specie in questo periodo seguite i prossimi consigli.
- Acquistate un nuovo spazzolino e lavate accuratamente i denti dopo ogni pasto, per evitare infezioni batteriche.
- Dopo ciascun lavaggio, usate un collutorio antimicrobico o antibatterico a base di Betadine, privo sia di alcol che di fluoro, diluito in acqua. I collutori con base alcolica potrebbero causare infiammazioni e rallentare la cicatrizzazione.
- Tamponate del sale marino sul piercing e lavatelo con del sapone disinfettante almeno un paio di volte al giorno, per pulire il piercing all’esterno.
- Dopo ciascun pasto, bagnate un bastoncino di cotone con del collutorio e pulite il gioiello sia nel foro di entrata che in quello di uscita, dopodiché risciacquate. Si consiglia di praticare degli sciacqui con acqua e sale o siero fisiologico, specialmente dopo i pasti.
- Se la lingua si gonfia, succhiate dei cubetti di ghiaccio. Si tratta di un semplice rimedio naturale estremamente utile.
- E’ opportuno evitare gli alcolici, il fumo, i cibi particolarmente piccanti e troppo caldi, le gomme da masticare, le bibite zuccherate e gassate.
I migliori prodotti per l’igiene orale
Qui di seguito trovate una lista di prodotti di varie marche per la cura ed il benessere della bocca e del viso, in grado di migliorare l’igiene orale, combattere l’alito cattivo, pulire la lingua dalla patina ed idratare le labbra:
- Dentifricio al carbone attivo, sbianca le macchie dei denti: https://amzn.to/3GgFO8V
- Spazzolino da denti manuale: http://amzn.to/2Bt0gCm
- Spazzolino da denti elettrico ricaricabile: http://amzn.to/2Bq9AHo
- Spazzolino da bambini: http://amzn.to/2AOsE2B
- Collutorio zero alcol: http://amzn.to/2ANPxD6
- Gomma da masticare per alito fresco: http://amzn.to/2BoB4x3
- Collutorio alla menta per rinfrescare l’alito e combattere l’alito cattivo: http://amzn.to/2AOdeLC
- Spray per rinfrescare l’alito: https://amzn.to/3inU5qQ
- Carbone attivo in polvere per sbiancare i denti e rimuovere macchie: https://amzn.to/3ItZCXu
- Kit sbiancante con strisce dentali anti-macchia: https://amzn.to/3XbqOOO
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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine
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Lo yogurt fa dimagrire o ingrassare? Quante calorie ha?
Lo yogurt è un alimento che da quando è entrato nelle abitudini alimentari degli Italiani, ha di prepotenza preteso ed ottenuto di diventarne uno dei più comuni e frequentemente consumati. Anche se, in realtà non è un alimento nato nella tradizione dei cibi italiani, infatti esso trae le sue origini in Turchia, per poi invadere anche la Grecia che oggi ne è uno dei principali produttori e lo ha reso famoso un po’ in tutto il mondo. Ma, come per tutti i cibi molto presenti in un regime alimentare, la domanda sorge un po’ a tutti, e spontanea: lo yogurt fa ingrassare? Può essere consumato anche da coloro che sono sotto dieta dimagrante? Vediamo insieme quali sono le proprietà dello yogurt e se lo si può inserire nelle diete dimagranti.
Lo yogurt fa ingrassare? Sono uno diverso dall’altro, studiamo i vari tipi
E’ bene fare una precisazione. Gli yogurt sono quasi tutti diversi uno dall’altro. Iniziamo con il dire che lo yogurt bianco è assolutamente associabile alle diete dimagranti, possedendo solamente 65 calorie per 100 grammi di prodotto e vi si trovano al suo interno tanto grassi che proteine cosiddette nobili, tutti fondamentali per chi si trovi sotto diete particolarmente “serrate”.
Poi prendiamo in analisi lo yogurt greco: è vero che possiede 110 calorie per etto di prodotto, ma viene consigliato comunque per coloro che sono sottoposti a dieta dimagrante grazie al suo apporto in grassi e proteine fondamentali indispensabili per un corretto funzionamento di tutto il nostro organismo, in particolare quando esso venga privato del normale apporto calorico giornaliero, cosa che accade, ovviamente, quando ci si sottopone a dieta dimagrante.
Attenzione agli yogurt contenenti zucchero
Stante quanto sopra scritto non possiamo affermare che lo yogurt fa ingrassare, certo, però, purtroppo, in Italia questo prodotto è diventato famoso per la sua versione meno salutare (e meno dietetica): quella nella quale vengono aggiunti zuccheri e/o estratti della frutta. In genere i produttori cercano di tenere sotto controllo il contenuto in calorie che, quindi, risulta esiguo anche in queste versioni, però grazie alla presenza di zuccheri e frutta il prodotto perde gran parte di quei benefici che lo renderebbero, altrimenti, un alimento che rasenta la perfezione per quanto riguarda dimagrimento e salute.
Allora, lo yogurt fa ingrassare? No, lo si può aggiungere tranquillamente alla propria dieta
Possiamo affermare, in definitiva, che lo yogurt è un alimento salutare e che quindi può essere inserito, anzi, meglio, è preferibile che sia inerito nella propria dieta. Da una benefica sensazione di sazietà (evita che venga fame di altri spuntini) e può essere considerato un’ottima merenda, ma può anche sostituire un dessert. Ottimo per accompagnare le portate di carni magre.
Lo si può mangiare tutti i giorni e ciò è consigliato da moltissimi dietologi che individuano in questo prodotto un importante “perno” attorno al quale far ruotare tutta la propria dieta.
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Anguria: tre usi in cosmetica che ancora non conosci
L’anguria è sicuramente uno dei frutti che più rappresentano l’estate. La sua altissima percentuale di acqua, unita alle vitamine A, B6 e C la rendono perfetta per dissetarsi, nutrire l’organismo, ma anche per realizzare delle maschere e ricette cosmetiche fai da te per la bellezza della pelle. Ecco 3 utilizzi cosmetici dell’anguria che (forse) non conosci!
Maschera idrantante con anguria: per una pelle morbida e bellissima
Prendi una fetta di anguria, elimina tutti i semini, frullala unitamente ad un cucchiaino di yogurt e, se ne sei provvista, una fettina di avocado. Tieni in posa sulla pelle per circa 15 minuti: in questo lasso di tempo le proprietà idratanti, rinfrescanti, lenitive e antiage degli ingredienti utilizzati aiuteranno la tua pelle a dissetarsi e rigenerarsi. Al termine risciacqua con cura con acqua tiepida e goditi i risultati! Il trattamento va effettuato da un minimo di una volta a settimana sino ad un massimo di 3 applicazioni.
L’anguria contro la pelle grassa, con acne e brufoli
Cerchi un rimedio efficace per combattere brufoli, acne o eccesso di sebo tipico delle pelli grasse o miste? L’anguria ti è amica! Per realizzare una maschera regolarizzante e idratante frulla un po’ di polpa del succoso frutto con mezza banana, ricca di principi attivi che riducono l’infiammazione cutanea. Il tocco magico? Una fettina di cetriolo o qualche goccia di tea tree oil da aggiungere all’impasto che dovrai tenere in posa per una decina di minuti su tutto il viso. Al termine elimina la polpa con acqua tiepida.
Rimedio naturale contro le scottature solari
L’anguria rappresenta anche un ottimo rimedio naturale contro le scottature solari. In caso di necessità, imbevi una garza sterile con il succo e tampona le zone più colpite lasciando agire per qualche minuto prima di risciacquare.
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