Cosa succede al tuo corpo quando smetti di mangiare pasta e pane?

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma COSA SUCCEDE AL CORPO SMETTI MANGIARE PASTA E PANE Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie.jpgQualche tempo fa il sito “Eat this, not that!” ha stilato una interessante lista di cambiamenti che subisce il nostro corpo quando si decide di limitare l’assunzione di carboidrati. Pur essendo necessari per la nostra dieta, il loro consumo smodato non è certamente salutare. Riso bianco, pasta bianca, pane bianco, dessert e dolci, zucchero, sciroppi artificiali, bibite gassate e caramelle: ecco sei cose che accadono quando decidiamo di metterli da parte, tenendo presente che sono generalizzazioni, che non sono valide sempre e comunque e che eliminare completamente i carboidrati dalla dieta è un grosso errore.

1. Inizierai a bruciare grassi

Riducendo (non eliminando completamente!) il consumo di carboidrati, si ridurranno anche le calorie assunte giornalmente e la massa grassa tenderà a diminuire, specie se il metabolismo basale è elevato. Infatti, quando il corpo è costretto a non attingere dai carboidrati, per ottenere energia utilizza le riserve di grasso immagazzinate nel nostro corpo. Il consiglio del sito – che io condivido – è quello di fare un po’ di esercizio fisico al mattino, prima della colazione. In questo modo il corpo brucerà i grassi depositati invece di quelli contenuti nel cibo.

Leggi anche:

2. Ti sentirai meno affamato

Non sono le calorie che saziano la tua fame, ma sono le sostanze nutrienti, come le proteine, le fibre o i grassi sani. Queste componenti sono assenti nei carboidrati raffinati, che finiscono, dunque, per riempire il nostro corpo solo di calorie “inutili”. Per questo, dopo averne fatto una scorpacciata possiamo sentirci ancora affamati: il corpo, assumendo carboidrati, sarà sempre in cerca di altro cibo. Diminuendo il consumo, invece, diminuirà anche il senso di fame. Il consiglio di “Eat this, not that!” è quello di iniziare la giornata mangiando qualcosa di molto proteico e salutare come le uova o lo yogurt greco.

3. Avrai la pancia più piatta

È uno dei cambiamenti più lampanti: quando i carboidrati vengono rimpiazzati da cibi ricchi di fibre, il ventre può sembrare più piatto. Questo perché le fibre, di cui ogni dieta dovrebbe essere ricca, aiutano a sgonfiare la pancia. Molti zuccheri invece fermentano nell’intestino facendoci sentire più gonfi e facendo apparire la pancia più grande di quello che in realtà è. Il consiglio di “Eat this, not that!” è quello di iniziare a sostituire alcuni alimenti con altri più salutari. E di mangiare noci, fonti di fibre e alleate nella digestione.

4. Diminuirà il rischio di soffrire di diabete

Gli zuccheri semplici possono essere dannosi, alla lunga, per la salute. Più ne digeriamo, più insulina produce il pancreas: questo può portare ad aumentare il rischio di sviluppare diabete di tipo 2. Il consiglio del sito è quello di preferire carboidrati complessi, ricchi di fibre, più difficili da digerire per il corpo: in questo modo si impedirà il rilascio facile di insulina.

Leggi anche:

5. I tuoi muscoli saranno più forti

Secondo i redattori di “Eat this, not that!”, assumere solo carboidrati semplici non farebbe bene alla crescita dei muscoli: “È preferibile mangiare qualsiasi altro tipo di alimento, dalla carne allo yogurt al gelato – scrivono -. In parte, questo si deve al fatto che ai carboidrati mancano le proteine, che sono veri e propri mattoncini nella costruzione dei muscoli e contribuiscono alla salute della pelle, dei capelli e delle unghie”. Aumentare il consumo di proteine e di altre sostanze nutritive, può apportare benefici al nostro corpo, senza il bisogno di assumere ulteriori calorie. Il consiglio del sito è quello di preferire snack proteici rispetto a quelli delle macchinette automatiche.

6. Ti sentirai più energico

È bene ricordare che all’interno di una dieta equilibrata non devono mancare i carboidrati: il corpo ne ha bisogno per funzionare correttamente, sono indispensabili per la salute del cervello e per il funzionamento degli organi. Alcuni, però, hanno un effetto “carburante” molto più di altri: frutta, verdura, pane, quinoa e riso sono solo alcuni di questi. Assicurano a chi ne mangia energia per lungo tempo ed evitano i tipici “sbalzi” causati da altri carboidrati semplici.

Leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

Dolore alla mandibola: cause e sintomi

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma DIFFERENZE DENTI DA LATTE DECIDUI PERMANENTI Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata Macchie Capillari AnoIl dolore alla mandibola, nell’uso comune chiamata erroneamente “mascella”, è caratterizzato dalla percezione di dolore o disagio a carico della regione mandibolare. Quest’ultima include la mandibola, spesso indicata come osso mandibolare, l’articolazione temporo-mandibolare (ATM) ed i tessuti molli circostanti. L’articolazione temporo-mandibolare è preposta alla giunzione fra la mandibola e l’osso temporale del cranio. E’ una delle articolazioni maggiormente utilizzate nel corpo umano, si pensi solo alla masticazione o alla fonazione (parlare).
A seconda della causa sottostante, il dolore alla mandibola può insorgere improvvisamente o in modo graduale. L’individuo può sperimentare un dolore sordo o un dolore talmente intenso da rendere difficoltosa l’apertura della bocca per mangiare. Il dolore sperimentato può essere causato da diverse attività, come mangiare, deglutire o semplicemente toccare la regione mandibolare (come in caso di nevralgia del trigemino).
Una delle cause più comuni è lo stress a carico dell’articolazione temporo-mandibolare, che può comportare l’insorgenza di disordini a carico di quest’ultima. Tale articolazione è posizionata bilateralmente (ovvero, ad ambedue i lati della testa) di fronte all’orecchio ed è circondata da muscoli, tendini, legamenti e altri tessuti molli. I disordini dell’articolazione temporo-mandibolare (TMD) possono essere causati da usura, lesioni o malattie a carico dell’articolazione e dei tessuti molli circostanti.
Il dolore alla mandibola può anche essere un segno di altre malattie, disturbi e condizioni. Tale tipologia di dolore può essere causata da condizioni di entità relativamente lieve (come il digrignamento dei denti) o da condizioni più gravi, tra cui artrite reumatoide, infezioni e nevralgia. Il dolore alla mandibola viene considerato anche uno dei campanelli di allarme in caso di attacco cardiaco.
In caso di dolore alla mandibola combinato a dolore toracico o a dolore che si irradia al braccio e alla spalla, sudorazione o fiato corto, è possibile l’insorgenza di un attacco di cuore. Si tratta di una emergenza medica che richiede cure immediate (chiamare il 118).

Sintomi
A seconda della malattia, del disturbo o della condizione sottostanti, il dolore alla mandibola può essere accompagnato da altri sintomi. La condizione può interessare anche sistemi del corpo che apparentemente sono estranei alla regione mandibolare. Per esempio, l’individuo può sperimentare l’insorgenza di febbre se il dolore alla mandibola è dovuto ad una infezione o ad un processo infiammatorio.

Il dolore alla mandibola può insorgere in concomitanza con altri sintomi, tra cui:

  • capogiri;
  • dolore all’orecchio;
  • stanchezza a carico della regione facciale;
  • febbre;
  • mal di testa;
  • capacità ridotta o limitata di aprire la bocca ampiamente;
  • dolore al collo;
  • suono simile ad uno schiocco durante la masticazione o mentre si sbadiglia;
  • dolore alla spalla;
  • gonfiore nella zona circostante la mandibola o il viso;
  • sensazione di intorpidimento alla lingua;
  • mal di denti.

In alcuni casi, il dolore alla mandibola può insorgere in combinazione con altri sintomi che potrebbero essere indice di una condizione estremamente grave (come un attacco di cuore) che necessita di essere valutata celermente nell’ambito di un contesto di emergenza. I sintomi che possono indicare la presenza di una condizione estremamente grave includono:

  • dolore toracico o senso di oppressione che si estende al braccio, alla spalla, al collo e alla mandibola;
  • difficoltà respiratoria;
  • difficoltà a deglutire;
  • mandibola bloccata;
  • nausea e vomito;
  • sudorazione.

Leggi anche:

Cause
Il dolore alla mandibola può essere un sintomo di una serie di malattie, disturbi e condizioni diverse. In caso di dolore a carico di uno o ambedue i lati della testa di fronte alle orecchie, è possibile la presenza di un disordine dell’articolazione temporo-mandibolare (TMD). I disordini a carico dell’articolazione temporo-mandibolare sono caratterizzati da dolore, dolorabilità e difficoltà ad aprire la bocca. Possono essere causati da abitudini comportamentali (come il digrignare i denti), allineamento improprio dei denti o del morso (malocclusione) e dall’usura correlata all’età dell’articolazione e del disco che ammortizza l’articolazione stessa. L’insorgenza di dolore mandibolare e articolare può essere dovuta a condizioni più gravi, quali artrite reumatoide e nevralgia.

Il dolore alla mandibola può essere segno di processi infiammatori, infettivi e autoimmuni, tra cui:

  • usura dell’articolazione mandibola e dei tessuti circostanti dovuta legata all’età;
  • disallineamento mandibolare;
  • lussazione o frattura mandibolare;
  • osteoartrite;
  • osteomielite (infezione ossea);
  • osteonecrosi a carico della mascella/mandibola (riduzione dell’afflusso di sangue ad una zona dell’osso mandibolare che solitamente insorge negli individui che assumono farmaci bifosfonati atti a trattare l’osteoporosi).
  • artrite reumatoide
  • sinusite;
  • digrignamento dei denti;
  • disordini dell’articolazione temporo-mandibolare;
  • tetano.

Leggi anche:

Il dolore alla mandibola può essere un segno di varie condizioni dentali ed endodontiche, tra cui:

  • alveolite secca, definita anche osteite alveolare (infezione post-estrattiva a carico dell’osso alveolare, ovvero l’osso che circonda la radice del dente);
  • dente impattato (dente mai erotto o parzialmente erotto, la cui completa eruzione può essere improbabile a causa della posizione del dente interessato in quanto sito contro un altro dente, osso o tessuto molle);
  • ascesso dentale;
  • carie.

Altre cause di dolore alla mandibola possono essere:

  • mal di testa;
  • tiroidite (infiammazione della ghiandola tiroidea);
  • nevralgia del trigemino.

In alcuni casi, il dolore alla mandibola può essere un sintomo di una condizione estremamente grave, tra cui:

  • attacco cardiaco;
  • cancro orale.

Dal medico
Al fine di diagnosticare la causa del problema, il medico porrà al paziente alcune domande relativamente ai sintomi sperimentati, tra cui:

  • quando ha iniziato a sperimentare dolore?
  • il dolore si è sviluppato all’improvviso o in modo graduale? Il dolore è intermittente o costante?
  • il dolore insorge in concomitanza con lo svolgimento di attività particolari, come mangiare o sbadigliare?
  • sperimenta altri sintomi? Se sì, quali?

E’ importante, inoltre, riferire al medico la propria storia clinica completa, includendo tutte le condizioni mediche, gli interventi chirurgici e i trattamenti, la storia clinica familiare e una lista completa dei farmaci e degli integratori che si stanno assumendo.

Leggi anche:

Potenziali complicazioni
Le complicazioni correlate al dolore alla mandibola variano a seconda della causa sottostante. Il dolore dovuto ad un problema a carico dell’articolazione mandibolare può comportare l’insorgenza di danni permanenti a carico dell’articolazione stessa e dei tessuti circostanti, per i quali potrebbe rivelarsi necessario un intervento chirurgico atto alla riparazione della regione interessata ed eventualmente alla sostituzione di essa. Col tempo, il dolore alla mandibola può comportare l’insorgenza di gravi complicazioni, tra cui:

  • sostituzione della mandibola;
  • malnutrizione e carenze vitaminiche dovute alla difficoltà a mangiare.

Leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

Il diabetico può mangiare datteri, canditi, fichi e prugne secche?

MEDICINA ONLINE MANGIARE FICHI PRUGNE SECCHE FRUTTA MAGRA DIABETE CALORIE GLICEMIA GASSATA OLIGOMINARALE RICETTA INGRASSARE DIMAGRIRE INSULINA GLICATA COCA COLA ARANCIATA THE BERE ALCOL DIETA CIBO LONTANO DAI PASTI WALLP.jpgDatteri, canditi, fichi secchi e prugne secche sono alimenti sconsigliati al paziente diabetico, tuttavia possono essere comunque saltuariamente consumati, ovviamente in dosi moderate, lontano dai pasti e dopo parere positivo del medico.

Importante: in caso di dubbio, il paziente diabetico può – sotto controllo medico – monitorare la propria risposta glicemica all’assunzione di certi alimenti, annotando i valori su un taccuino e raffrontando le relative glicemie.

I migliori prodotti per diabetici
Qui di seguito trovate una lista di prodotti di varie marche, estremamente utili per aiutare il diabetico ed il pre-diabetico a mantenere i giusti livelli di glicemia, perdere peso e migliorare la propria salute. Noi NON sponsorizziamo né siamo legati ad alcuna azienda produttrice: per ogni tipologia di prodotto, il nostro Staff seleziona solo il prodotto migliore, a prescindere dalla marca. Ogni prodotto viene inoltre periodicamente aggiornato ed è caratterizzato dal miglior rapporto qualità prezzo e dalla maggior efficacia possibile, oltre ad essere stato selezionato e testato ripetutamente dal nostro Staff di esperti:

Leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

Il formaggio fa ingrassare o dimagrire?

MEDICINA ONLINE FORMAGGIO PARMIGIANO REGGIANO LATTE YOGURT CORNETTO DIFFERENZE PIU CALORIE DIABETE GLICEMIA INSULINA ZUCCHERI CARBOIDRATI CIBO DOLCE MANGIARE ACQUA VALORI PROPRIETA NUTRIZIONISTA TAVOLA DIETA DIMAGRIRE TERMO.jpgIl formaggio non fa ingrassare, anzi, è utilissimo per dimagrire e accelerare il metabolismo. Stando alle recenti scoperte scientifiche pare proprio che sia benefico per chi ha intenzione di perdere peso. Il Journal of Agriculture and Food Chemistry, infatti, ha pubblicato uno studio in cui i ricercatori dibattono sull’importanza del formaggio per la dieta. Gli scienziati dell’Università di Copenhagen e Aarhus University hanno confrontato le urine e i campioni fecali di 15 uomini che hanno consumato una dieta con latte, formaggio o burro, ma nessun altro prodotto lattiero-caseario, per due settimane. Il piccolo test, che è stato in parte finanziato dalla Danish Dairy Research Foundation, ha scoperto che coloro che mangiavano formaggio (o latte) durante il periodo di riferimento avevano sviluppato una composizione batterica differente nel loro intestino. Il gruppo che aveva inserito formaggio nella propria alimentazione aveva livelli superiori del composto butirrato, un acido grasso anti-infiammatorio che può aumentare la produzione di energia. Si pensa che il butirrato acceleri il metabolismo e aiuti a mantenere stabili le percentuali di grasso corporeo e a prevenire lo sviluppo di obesità. Ovviamente questa scoperta ancora non vi autorizza ad esagerare col formaggio!

Leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

Frequenza dei pasti e metabolismo: meglio pasti piccoli e frequenti o pochi ed abbondanti

MEDICINA ONLINE PALESTRA MUSCOLI IPERTROFIA ALLENAMENTO FIBRE MUSCOLARI ROSSE BIANCHE POTENZIALE GENETICO PESI PESISTICA WORKOUT PRE POST INTEGRATORI PROTEINE AMINOACIDI RAMIFICATI BCAA WHEY CASEINE CREATINA CARNITINA FISICO.jpgContrariamente alle credenze predominanti, il fatto che i pasti più frequenti siano migliori per la gestione del peso, per la crescita/preservazione muscolare e per i marker metabolici è stato ampiamente messo in discussione dalla letteratura scientificica, e non c’è consenso nel ritenere i pasti frequenti superiori ai pasti rarefatti per questi scopi (a parità di calorie e macronutrienti).

Mentre la termogenesi alimentare (DIT o TEF, cioè l’aumento dell’attività metabolica e della termogenesi in risposta ai pasti) non sembra subire alcuna variazione con pasti frequenti o rarefatti, in quanto i fattori in questo senso più condizionanti sono la quantità calorica totale, e le proporzioni dei macronutrienti all’interno dell’apporto calorico (a parità calorica: + proteine = + termogenesi), come descritto anche in questo articolo.

Anche se esistono molte ricerche contrastanti, c’è il rischio che i metodi comparativi dei ricercatori possano essere fuorvianti. Qui delle interessanti revisioni molto critiche da parte dei ricercatori Schoenfeld e Aragon sul tema.

Una cosa che però è meno risaputa, è che cambiare la regolarità dei pasti durante la settimana (giornate a pasti frequenti e giornate a pasti rarefatti, ad esempio), ha dimostrato di ridurre la termogenesi post-prandiale e di influire negativamente sulla sensibilità insulinica e sul profilo lipidico  rispetto a mantenere una frequenza dei pasti giornaliera stabile o cronica.

Questo può significare che, se ancora non è certo che preferire pasti piccoli e frequenti a pochi ed abbondanti (e viceversa), è invece sicuro che, scelto il modello di pasti, è meglio mantenerlo nel tempo (o comunque non alterarlo frequentemente), invece che variarlo con l’idea di “shockare” il metabolismo.

Leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

Cistifellea: cos’è, a cosa serve e dove si trova

MEDICINA ONLINE ANATOMIA CISTIFELLEA COLECISTI COSE A COSA SERVE BILE GRASSI DIGESTIONE FISIOLOGIA ANATOMY OF THE BILE DUCT SYSTEM GALLBLADDER DOTTO CISTICO COLEDOCO COMUNE FEGATO PANCREAS DUODENO DIGESTIONE DIGERENTE APPAR.jpgLa cistifellea (chiamata anche colecisti o vescicola biliare, oppure gallbladder in inglese) è un organo sito nell’addome, al di sotto del fegato, di modeste dimensioni che supporta la digestione immagazzinando la bile prodotta dal fegato.

Dove si trova la cistifellea?
È localizzata sotto il fegato, nella zona superiore destra dell’addome, più in particolare nella porzione anteriore del solco sagittale destro (fossa cistica) della faccia inferiore del fegato. Corrisponde sulla parete addominale al punto di Murphy (detto anche punto cistico), ossia il punto di incrocio della linea tangente al margine laterale del muscolo retto dell’addome e la linea orizzontale tangente al punto più declive dell’arcata costale. Si pone a livello della 9ª e 10ª costa e tra la 12ª vertebra toracica e la 2ª vertebra lombare.

Quanto è grande la cistifellea?
La cistifellea è un organo piriforme lungo 7-10 cm e con una capacità di 50 ml, di colore grigio o verde; la cistifellea ha una forma simile a una pera rovesciata.

Leggi anche:

A che serve la cistifellea?
Il suo compito è quello di immagazzinare e concentrare la bile (un liquido giallo-verdastro prodotto dagli epatociti del fegato) durante il digiuno. La bile verrà poi utilizzata durante i processi digestivi allo scopo di facilitare la digestione e l’assorbimento dei grassi e delle vitamine liposolubili, e neutralizzare l’acidità del chimo proveniente dallo stomaco.

Si può vivere senza cistifellea?
E’ possibile una vita senza cistifellea? A tale proposito leggi: Si può vivere senza cistifellea?

Anatomia della colecisti
La cistifellea risulta quasi per intero rivestita dal peritoneo della faccia viscerale del fegato andando così a costituire il foglietto inferiore del legamento coronario di questo. Talvolta la cistifellea è incorporata parzialmente nel parenchima epatico (cistifellea intraparenchimatosa), oppure è legata al fegato da un corto mesentere peritoneale (cistifellea mesenteriale). Su di essa si distinguono un fondo, un corpo e un collo. Il collo è la porzione più mediale e vicina all’ilo, connessa al fegato mediante un mesentere in cui passa l’arteria cistica, ramo dell’arteria epatica propria; può presentare un infundibolo, detto tasca di Hartmann. Il corpo è adagiato nella fossa cistica, costituisce la porzione intermedia della cistifellea. Il fondo è l’espansione laterale del corpo, ed è spesso in rapporto con il colon trasverso o talvolta con la parete addominale anteriore; si può protrudere oltre il margine inferiore del fegato per uno o due centimetri.

Cenni di patologia
La cistifellea può essere sede di calcoli (Calcolosi biliare o Colelitìasi), che si formano a causa di un eccesso di colesterolo e di calcio inorganico; è un problema abbastanza comune (ne viene colpita circa il 15% della popolazione) e la diagnosi attualmente si basa sull’ecografia del fegato e delle vie biliari. Nei casi più gravi si rende necessaria la terapia chirurgica mediante laparoscopia in anestesia generale. Una dieta equilibrata ricca di frutta e verdura riduce notevolmente la possibilità di una loro formazione. La sindrome di Habba causa uno svuotamento precoce della bile contenuta nella cistifellea che si riversa nell’intestino e provoca condizioni di diarrea cronica, spesso scambiata per IBS.

Leggi anche:

Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o unisciti al nostro gruppo Facebook o ancora seguici su Twitter, su Instagram, su YouTube, su LinkedIn, su Tumblr e su Pinterest, grazie!

Creatina e caffè o coca cola: posso assumerli insieme?

coca-cola_bottle_grass_drink_28325_1920x1200La caffeina, contenuta nel caffè, nella coca cola ed in molte bevande “energy drink”, stimola il rilascio di adrenalina, la quale rende il nostro corpo pronto ad agire, lottare o per lo meno, svolgere un’attività fisica intensa. L’assunzione di creatina, a sua volta, può aumentare i livelli di creatina e fosfocreatina nei muscoli. La fosfocreatina è un carburante fondamentale per ottenere risposte rapide da parte dei muscoli e dunque per il funzionamento delle fibre muscolari di tipo II, fondamentali per le attività che richiedono un input ad alta potenza, come lo sprint. Quindi perché non assumerli assieme per avere un effetto sinergico durante il nostro allenamento?

La scienza ancora non ha dato una risposta netta: alcuni studi dicono che la caffeina neutralizzerebbe gli effetti della creatina, mentre altri dicono il contrario. Secondo la nostra esperienza pratica però, nello sport ed in palestra, è preferibile NON abbinare caffeina con creatina, specie nel lasso di tempo tra le 2 e le 4 ore dall’assunzione; evitate quindi di bere caffè o altre bevande contenenti caffeina entro 4 ore dal momento in cui prendete la creatina (dal momento che la caffeina ha un emivita di 3 ore circa).

Essendo la ricerca scientifica non ancora del tutto sicura, nel dubbio potete voi stessi fare una prova allenandovi un giorno abbinando creatina a caffeina ed un altro giorno evitando l’abbinamento.

Leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

Cosa succede al cibo nello stomaco dopo averlo ingerito?

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma STOMACO ANATOMIA FUNZIONI SINTESI macro Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata Macchie Capillari Ano PeneCosa succede al cibo nello stomaco dopo averlo ingerito? Cerchiamo oggi di capirlo.

Il cibo in entrata nello stomaco per effetto della motilità gastrica e della forza di gravità si dispone sopra quello ingerito precedentemente, in quella che viene considerata fisiologicamente la porzione “orale” dello stomaco, cioè il fondo e i due terzi superiori del corpo. Tramite terminazioni sensitive che terminano nel tronco encefalico e fibre efferenti diretta di nuovo allo stomaco (riflesso “vago-vagale”) questo avverte il suo grado di riempimento, riducendo il suo tono muscolare e facilitando la sua distensione se vi è cibo in entrata. Il cibo, dopo essere stato attaccato dall’acido cloridrico e dagli enzimi gastrici si trasforma in una sostanza semifluida e opaca di consistenza differente (a seconda della quantità d’acqua in rapporto alla consistenza del cibo ingerito) detta chimo. Il succo gastrico che è parte integrante del chimo è secreto dalle ghiandole gastriche poste in tutte le pareti dello stomaco fatta eccezione per una minima parte della piccola curvatura.

Leggi anche:

Nello stomaco si generano ogni 15-20 secondi deboli onde di rimescolamento (onde peristaltiche) che si propagano dal corpo all’antro, divenendo progressivamente più intense. Le onde di rimescolamento si generano a partire da onde lente derivanti dalla capacità intrinseca della muscolatura liscia dello stomaco di mantenere un ritmo elettrico basale, costituito da fluttuazioni nel potenziale di membrana delle fibrocellule muscolari lisce dell’ordine di 5-15 mV. Alcune onde di rimescolamento sono particolarmente intense e, propagandosi in tutte le direzioni, originano una contrazione peristaltica circolare che spinge il cibo dal corpo dello stomaco verso l’antro e il piloro. Le contrazioni peristaltiche sono generate da potenziali d’azione a differenza delle onde lente. In quest’ultimo caso però la contrazione non fa passare significative quantità di chimo dall’antro al duodeno attraverso il piloro dal momento che questo è particolarmente stretto e le onde di rimescolamento hanno come effetto la sua contrazione piuttosto che la sua distensione. Così la stragrande maggioranza del chimo tende ad essere spinto di nuovo indietro verso l’antro o verso il corpo invece che nel duodeno.

Leggi anche:

Sebbene solo una piccolissima parte del chimo precedentemente presente nello stomaco passi nel duodeno dopo ciascuna contrazione peristaltica circolare, il processo è utile per il rimescolamento gastrico. Le contrazioni peristaltiche circolari antrali sono invece le principali responsabili dello svuotamento gastrico. Si tratta di onde che originano nell’antro dello stomaco e si propagano verso il piloro, tendendo con il tempo ad originare sempre più in alto nello stomaco raggiungendo il corpo. Questa particolare motilità consente la spinta progressiva del cibo presente nel corpo verso l’antro. Sebbene anche in questo caso solo pochi millilitri di chimo oltrepassano il piloro è da considerare che queste onde si ripetono nel tempo e poco a poco riescono a svuotare lo stomaco. Oltre a ciò, tramite il chimo “respinto” dalla barriera costituita dal piloro, collaborano nel rimescolamento gastrico. Un altro tipo di contrazioni peristaltiche ritmiche caratteristiche del corpo dello stomaco sono le contrazioni da fame. Come è facile intuire dal loro nome e dall’esperienza comune, si tratta di contrazioni muscolari che si verificano quando lo stomaco è privato di cibo da digerire per molte ore o giorni. Le contrazioni da fame possono sovrapporsi generando un’unica contrazione tetanica che può durare per diversi minuti ed essere causa di dolore per il soggetto (i cosiddetti “morsi della fame”).

Leggi anche:

Il piloro è lo sfintere dello stomaco, una struttura dove lo strato di muscolatura circolare raddoppia il proprio spessore rispetto al resto dello stomaco. Il piloro è quasi sempre leggermente contratto ma non è mai completamente chiuso e i liquidi lo possono attraversare facilmente a differenza del cibo non ancora ben digerito e trasformato in un chimo della giusta consistenza semifluida. Lo svuotamento gastrico è determinato principalmente da segnali provenienti dal duodeno e dallo stomaco ed è regolato in modo tale che la velocità di svuotamento sia adatta alle capacità di assorbimento dell’intestino tenue. Un aumentato contenuto gastrico dovuto ad esempio all’ingestione di cibo facilita lo svuotamento poiché la distensione delle pareti gastriche dovuta all’ingresso del cibo attiva il plesso mionterico il quale incrementa la frequenza delle contrazioni peristaltiche circolari antrali e la distensione del piloro. Un secondo fattore che aiuta lo svuotamento gastrico è la secrezione della gastrina che viene incrementata quando le pareti gastriche sono distese dal cibo e quando vengono digerite proteine. La gastrina incrementa modestamente la motilità gastrica ed in particolare le contrazioni peristaltiche circolari dell’antro, promuove inoltre la secrezione ghiandolare delle pareti dello stomaco.

Leggi anche:

I fattori duodenali che scatenano lo svuotamento gastrico ne sono i principali responsabili. Tre tipologie di riflessi originano dalle pareti del duodeno ed agiscono inibendo lo svuotamento gastrico. Una prima modalità è l’attivazione del sistema nervoso enterico del duodeno che dà origine a riflessi enterogastrici inibitori. Tale attivazione può avere luogo in base a vari fattori quali il grado di distensione delle pareti duodenali, il pH eccessivamente acido, la quantità o l’osmolarità del chimo in entrata nel duodeno, la presenza significativa di prodotti del catabolismo proteico e di lipidi, l’irritazione della mucosa gastrica. È possibile poi l’inibizione da fibre estrinseche che raggiungono il midollo spinale per poi portarsi ai gangli ortosimpatici paravertebrali e quindi alle pareti dello stomaco mediante fibre inibitorie del simpatico; infine una terza modalità, di minore importanza, attraverso fibre vagali che si portano al tronco encefalico e che ivi inibiscono gli stimoli eccitatori dello stesso nervo vago. Tutte le tre tipologie agiscono inibendo le contrazioni peristaltiche circolari e facendo contrarre il piloro.

Leggi anche:

Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, segui la nostra pagina Facebook o unisciti al nostro gruppo Facebook o ancora seguici su Twitter, su Instagram, su YouTube, su LinkedIn, su Reddit, su Tumblr e su Pinterest, grazie!