Non so se ve lo ricordate ma qualche tempo fa era scoppiato il caso delle “mozzarelle blu”. All’inizio non si riusciva a capire la vera causa di questo fenomeno, ma forse oggi – grazie ad una ricerca italianissima – sappiamo la verità: è tutta colpa di un ceppo batterico che, per la prima volta, è stato isolato dai ricercatori dell’Università di Padova che hanno stabilito che è ‘figlio’ di un pesticida usato in agricoltura. Il gruppo di ricerca dell’area di “Ispezione degli alimenti di origine animale” del Dipartimento di Biomedicina comparata e alimentazione (Bca) ha identificato, infatti, per la prima volta in modo accurato, il gruppo di batteri responsabili delle così dette “mozzarelle blu”. Lo studio sarà pubblicato sulla rivista scientifica Food Microbiology il cui Editor in Chief è Mary Lou Tortorello, responsabile del dipartimento di microbiologia degli alimenti della Food and Drug Administration (Fda) americana. I ceppi batterici che danno il colore blu alle mozzarelle sono stati in parte raccolti con la collaborazione dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie. Questi batteri appartengono ad un gruppo geneticamente ben distinto della specie Pseudomonas fluorescens, strettamente correlato ad un ceppo che viene usato in agricoltura come pesticida nella lotta biologica sia negli Stati Uniti che in Canada.
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Lo Staff di Medicina OnLine
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Il latte intero proveniente da mucche allevate in fattorie biologiche in America, fa meglio alla salute di quello regolare e persino di quello biologico, ma interamente o parzialmente scremato. E’ questa la conclusione di una analisi scientifica pubblicata su ‘Plos One’ e condotta negli Usa dal Centro per la agricoltura sostenibile della Washington university. Lo studio ha osservato che il latte biologico intero – che in America si chiama ‘organico’ – contiene la piu’ alta concentrazione di acidi grassi omega-3 (il 4%) benefici per la salute, rispetto sia al latte regolare che a quello organico ma scremato. Quest’ultimo non contiene alcun acido grasso.
Vi piace l’idea di lasciarvi andare ai piaceri dell’alcol ma siete astemi, non volete ingrassare o semplicemente – come capita al sottoscritto – non vi piace l’alcol? Forse è in arrivo una soluzione innovativa! Alcuni scienziati stanno sviluppando un farmaco che imiti tutti gli effetti “positivi” dell’essere ubriachi senza che vi siano rischi per la salute quali dipendenza o postumi di una sbornia. Questa “rivoluzione salutare” è stata messa in piedi dall’ex consulente del governo per i medicinali David Nutt, che vuole fare per gli alcolici quello che la sigaretta elettronica ha fatto per il mondo del tabacco.
“Drogati di caffeina” a parte, forse oggi abbiamo una risposta più precisa grazie alle ricerche di Steven Miller, neuroscienziato della Uniformed Services University of the Health Sciences, nel Maryland. L’orario ideale per bere il caffè sarebbe tra le 9,30 e le 11,30, comunque un paio d’ore dopo essersi svegliati. Secondo l’esperto, infatti, sarebbe quello il momento per godere a pieno dei benefici della caffeina, perché nell’organismo si abbassano i livelli di cortisolo (meglio noto come l’ormone dello stress) rispetto a quando si è appena svegli. Al momento del risveglio, spiega il neuroscienziato sul suo blog, c’è un picco di questo ormone nel sangue, che dovrebbe farci sentire più svegli vanificando sostanzialmente gli effetti della caffeina o ancora peggio creando assuefazione e facendoci sentire di volta in volta la necessità di berlo sempre più forte per ottenere degli effetti sull’organismo. Lo stesso accade all’ora di pranzo e tra le 17,30 e le 18,30, tutti orari non indicati per bere il caffè. I livelli di cortisolo variano però da persona a persona, conclude Miller, per questo gli orari indicati potrebbero non essere validi proprio per tutti.
Non è ancora ora di pranzo o cena eppure non riesci a tenere a freno quella fame nervosa, quel languorino che ti fa sentire pronto a mangiare qualsiasi cosa ricca di grassi e carboidrati ti capiti a tiro? Sappi che la tua mente sta “cospirando” contro di te e che quella che senti non è «fame», ma un’illusione del tuo cervello dovuta a diversi fattori, non ultimo l’affaticamento mentale da ufficio e, visto il periodo, lo “stress da Natale”.
Non è certo una novità che un po’ di zucchero possa addolcire le persone. Ma ora uno studio scientifico conferma che chi è incline a comportamenti aggressivi può ridurre gli scoppi emotivi e controllare il proprio impulso a scontrarsi, in due maniere che rafforzano l’autocontrollo: consumare un po’ di zucchero per disporre dell’energia necessaria, oppure usare la mano non dominante.
Meglio si mangia, meno si è stressati. E, nonostante tutto sembri suggerire il contrario, il periodo natalizio può diventare una fonte di stress e ansia: la corsa ai regali, il traffico nei centri commerciali, l’incontro con suoceri e cognati che per tutto l’anno si è cercato di evitare… Ma, come spiega