Riconoscere il cancro al seno: sintomi precoci e tardivi

Dott. Loiacono Emilio Alessio Medico Chirurgo Senologia Mammografia Tumore Cancro Seno Mammella Diagnosi Mastectomia Medicina Chirurgia Estetica Plastica Cavitazione  Dietologo Roma Cellulite Sessuologia EcografieIl primo sintomo evidente del tumore alla mammella è tipicamente la presenza di un nodulo che si avverte come diverso dal resto del tessuto mammario. Più dell’80% dei casi di cancro al mammella vengono scoperti quando la donna si accorge di avere un nodulo, ma non tutti i noduli indicano cancro: ad esempio i fibroadenomi sono molto diffusi e benigni. I tumori al mammella primitivi, tuttavia, possono essere rilevati grazie ad una mammografia. Un nodulo trovato nei linfonodi situati sotto le ascelle può inoltre essere un indizio di un tumore mammario. Altri segni che possono far sospettare questa condizione possono include:

  • un ispessimento diverso dagli altri tessuti della mammella,
  • una mammella che diventa più grande o più bassa,
  • un capezzolo che cambia posizione, morfologia o si ritrae (capezzolo introflesso),
  • la presenza di una increspatura della pelle o di fossette, “pelle a buccia d’arancia”,
  • un arrossamento cutaneo intorno a un capezzolo,
  • una secrezione purulenta e/o ematica dal capezzolo,
  • dolore costante in una zona della mammella o dell’ascella,
  • un gonfiore sotto l’ascella o intorno alla clavicola.

FOTO DI CAPEZZOLO INTROFLESSO

La presenza di dolore (“mastodinia“) può essere indicativo sia di tumore ma anche di altre patologie. I sintomi sono tanto più indicativi di malattia maligna quanto più si presentano monolateralmente (cioè ad una sola mammella e non ad entrambe).

Di tanto in tanto, il tumore alla mammella si presenta come malattia metastatica che corrisponde alla diffusione del cancro oltre all’organo di origine. I sintomi causati dipenderanno dalla localizzazione delle metastasi le cui sedi più comuni sono ossa, fegato, polmoni e cervello. Una inspiegabile perdita di peso può talvolta preannunciare un tumore alla mammella occulto, così come la presenza di febbre o brividi. Dolori alle ossa o alle articolazioni possono a volte essere manifestazioni della presenza di metastasi, così come l’ittero o sintomi neurologici. Questi sintomi sono definiti non-specifici, nel senso che potrebbero essere anche manifestazioni di molte altre malattie.

La maggior parte dei sintomi correlati alla mammella, tra cui la maggior parte dei noduli, non risultano poi essere indice di un tumore sottostante. Meno del 20% dei noduli, per esempio, sono cancerogeni e le patologie mammarie benigne, quali mastiti e fibroadenoma della mammella sono le cause più comuni dei sintomi. Tuttavia, la comparsa di un nuovo sintomo deve essere presa seriamente in considerazione sia dal paziente che dal medico, per via della possibilità di incorrere in un tumore alla mammella a qualsiasi età.

Tutti i segni e sintomi finora elencati sono ancora più indicativi di cancro mammario, se il paziente presenta i seguenti fattori di rischio:

  • sesso femminile (ricordiamo infatti che il cancro mammario può colpire anche l’uomo, ma molto più raramente);
  • età avanzata (>30 anni);
  • fumo di sigaretta;
  • genetica (altri casi in famiglia: madre, sorella…);
  • mancanza di procreazione;
  • esposizione ad inquinamento atmosferico;
  • mancanza di allattamento al seno;
  • elevati livelli di alcuni ormoni;
  • dieta ricca di grassi;
  • obesità.

Va infine ricordato che la presenza dei segni e sintomi elencati non assicurano una diagnosi corretta: quest’ultima si dovrà infatti avvalere di esami strumentali (ecografia, mammografia, biopsia…) e di laboratorio.

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Capezzolo femminile: forma, dimensioni, funzioni e simmetria

MEDICINA ONLINE PETTO MAMMELLA FORMICOLIO CIRCOLAZIONE CANCRO TUMORE DONNA MORTALITA MORTE PROGNOSI CANCRO TUMORE SENO LINFATICI METASTASI LINFONODO SENTINELLA CARCINOMA DOTTI DUTTALE ANATOMIAIl capezzolo è una formazione anatomica presente sulla mammella, molto innervata e sporgente nella parte centrale dell’areola. Nel campo della sessualità il capezzolo è associato alle zone erogene del corpo umano e può essere soggetto ad inturgidimento (telotismo). Eventuali introflessioni del capezzolo possono, in alcuni casi, indicare patologie anche gravi, come il cancro alla mammella.

Funzioni del capezzolo

Il capezzolo umano femminile, come per tutti i mammiferi, ha la funzione biologica di facilitare l’allattamento nel neonato e nel lattante: sull’apice del capezzolo sboccano infatti circa 15 dotti galattofori, importanti per il nutrimento della prole durante l’allattamento perché permettono la conduzione del latte materno dalla ghiandola mammaria all’esterno. Il capezzolo umano femminile, insieme all’areola ed alla mammella, ha anche funzione di attrazione sessuale.

Differenza tra capezzolo maschile e femminile

Il capezzolo maschile e femminile sono molto simili fino alla pubertà. Il capezzolo di una donna adulta (dalla pubertà in poi) è invece generalmente molto più grande e pronunciato rispetto a quello di un maschio adulto. Dal punto di vista sessuale, sia i capezzoli maschili che femminili rispondono inturgidendosi, assumendo colore più scuro e diventando più sensibili durante l’eccitazione, tuttavia questa risulta una zona maggiormente erotica nella donna che nell’uomo, inoltre l’uomo tende ad essere sessualmente più attratto dalla visione di un capezzolo femminile, rispetto ad una donna che osserva un capezzolo maschile.

Rapporto tra capezzolo ed areola

Il diametro del capezzolo è generalmente cinque volte minore rispetto al diametro dell’areola, tuttavia questo dato è estremamente variabile.

Misure medie del capezzolo

Il capezzolo di una donna adulta generalmente misura circa 10 millimetri di lunghezza ed altrettanto di diametro in fase di rilassamento, tuttavia questo dato può variare di molto tra soggetto e soggetto, come visibile dalla foto in alto. Durante l’eccitazione sessuale il capezzolo tende ad inturgidirsi ed a diventare più scuro e tali misure tendono ad aumentare di circa il 50%.

Posizione e simmetria dei capezzoli

Il capezzolo è generalmente posizionato nel centro anche se è possibile trovarlo più o meno lievemente spostato verso un bordo (ad esempio come avviene nel capezzolo mostrato nella foto in basso). I capezzoli delle due mammelle sono generalmente di pari forma e dimensione, anche se sono possibili – ed assolutamente normali – asimmetrie anche ampie.

FOTO DI CAPEZZOLO INTROFLESSO

Areola e capezzolo in caso di mastectomia

Quando, a causa di interventi chirurgici demolitivi richiesti per eliminare un tumore mammario, vengono eliminati capezzolo ed areola, è possibile effettuare una ricostruzione delle strutture tramite varie modalità, come un innesto cutaneo o una protesi per il capezzolo e la dermopigmentazione per l’areola.

Capezzolo in gravidanza

Il capezzolo, come anche l’areola, tende a modificarsi durante la gravidanza e l’allattamento, a tal proposito leggi anche: Differenza dei capezzoli e del seno in gravidanza

Per approfondire, leggi anche: Areola femminile: forma, dimensioni, funzioni e simmetria

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Areola femminile: forma, dimensioni, funzioni e simmetria

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Aumentare gli estrogeni naturalmente e senza farmaci

MEDICINA ONLINE DONNA ANZIANA MENOPAUSA ADULTA VAMPATE FITOESTROGENI SENO INGRANDIMENTO SOIA ORMONI ESTROGENI PIANTECome aumentare gli estrogeni naturalmente? Come assicurarsi un buon livello di questi preziosi ormoni femminili? Con l’alimentazione giusta e alcuni suggerimenti utili. Innanzitutto, la prima alleata fondamentale, da considerare una vera e propria miniera di fitoestrogeni, la soia. E, poi, uno stile di vita salutare ed equilibrato, privo di eccessi, non troppo sedentario. Ecco qualche suggerimento utile per incrementare gli estrogeni in modo naturale.

Gli estrogeni

Raggiungono livelli piuttosto elevati durante la pubertà, quando le tempeste ormonali sono funzionali allo sviluppo sessuale delle interessate, e, al contrario, tendono ad andare in caduta libera, registrando diminuzioni importanti, in altri periodi della vita. Durante la menopausa, per esempio. Gli estrogeni sono preziosi ormoni femminili, secreti soprattutto, ma non solo, dall’ovaio. Tra gli estrogeni più famosi c’è l’estradiolo, per esempio. Estrogeni che sono protagonisti di moltissime funzioni e processi fondamentali nell’organismo di una donna: dallo sviluppo della sua sessualità fino alla fertilità, alla gravidanza e al mantenimento della salute delle ossa.

L’alimentazione giusta

Per aumentare gli estrogeni con l’alimentazione è necessario scegliere la dieta giusta, ma soprattutto, i cibi giusti. Con dieta giusta si intende un’alimentazione salutare, povera di zuccheri e carboidrati, ricca di proteine e fibre. E, con cibi giusti si intendono tutti gli alimenti che possono vantare ottimi livelli di fitoestrogeni. Via libera, quindi, ai legumi, dalla soia ai fagioli di ogni genere e ai piselli. Da portare spesso in tavola anche gli alimenti dall’elevato contenuto di vitamina C e B e i cereali integrali, che favoriscono l’aumento dei livelli di estrogeni nel corpo.

La soia, preziosa alleata

Ad avere il ruolo da protagonista tra gli alimenti che favoriscono l’aumento degli estrogeni è sicuramente la soia. Si tratta di un legume che, originario dell’estremo oriente, sta diventando sempre più parte integrante delle abitudini alimentari occidentali. Toccasana per la salute e la silhouette, in generale, la soia, in particolare, può assicurare un elevato apporto di fitoestrogeni, le sostanze naturali che svolgono un ruolo simile agli ormoni sessuali femminili. Ecco alcuni alimenti a base di soia: il tofu, un formaggio ottenuto facendo coagulare il latte di soia con il sale marino e il succo di limone, il tempeh, un formaggio che si ottiene dalla fermentazione dei semi di soia cotti con un fungo, il latte, la farina e i germogli di soia.

IMPORTANTE: Chiedi aiuto al tuo medico. Determina il tuo livello di estrogeno. PRIMA di intraprendere una dieta particolarmente ricca di fitoestrogeni, chiedi al tuo medico gli effetti degli estrogeni sull’organismo. Anche se un’insufficienza di estrogeni può determinare molti problemi, un livello troppo alto può essere correlato a disturbi mestruali, cisti ovariche e CANCRO AL SENO. Insomma: troppi fitoestrogeni potrebbero causare danni al nostro organismo, quindi chiedete SEMPRE – E SENZA ECCEZIONI – consiglio al vostro medico prima di abbuffarvi di fagioli, spezie e cereali!  Il medico può prescriverti un esame del sangue per assicurarsi del tuo livello di estrogeno. Ricordo che il livello di estrogeno normale per una donna prima della menopausa varia tra 50 pg\ml e 400 pg\ml. Se il tuo livello di estrogeno è sotto i 100 pg\ml, potresti soffrire dei sintomi della menopausa, come le vampate di calore; se i livelli di estrogeno sono elevati consulta il medico prima di iniziare una dieta basata sui cibi prima elencati.

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Fibrinogeno alto o basso in gravidanza: quando preoccuparsi?

MEDICINA ONLINE VAGINA DONNA BACIO SESSULITA GRAVIDANZA INCINTA SESSO COPPIA AMORE TRISTE GAY OMOSESSUAANSIA DA PRESTAZIONE IMPOTENZA DISFUNZIONE ERETTILE FRIGIDA PAURA FOBIA TRADIMENTOvalori normali di fibrinogeno dovrebbero aggirarsi tra i 200 e 400 mg/dl, anche se si tratta di valori che non tengono conto, ovviamente, dei cambiamenti che avvengono nel nostro corpo durante la nostra gestazione. Durante la gravidanza sono infatti ritenuti normali valori fino a 700 mg/dl, con il valore minimo che si sposta anch’esso verso l’alto e si attesta intorno ai 400 mg/dl. È dunque più che normale avere valori elevati di fibrinogeno durante la gravidanza e questo, almeno finché si rimane nella forbice sopra indicata, non deve essere assolutamente motivo di preoccupazione.

Prima di addentrarci nei motivi che possono far salire i valori di fibrinogeno oltre misura durante la gravidanza, parliamo di quelli che sono invece di carattere generale. Il fibrinogeno può infatti salire quando:

  • il nostro corpo deve cercare di recuperare la normalità dopo un’ustione;
  • abbiamo delle ferite importanti in via di guarigione;
  • stiamo utilizzando dei contraccettivi orali di prima generazione;
  • soffriamo di nefrosi, ovvero di patologie che interessano i reni;
  • presenza di uno o più linfomi.

Si tratta dunque di un valore che viene monitorato con estrema attenzione anche durante la gravidanza.

Fibrinogeno alto in gravidanza: cause

Secondo la letteratura medico/scientifica a riguardo, i livelli di fibrinogeno durante la gravidanza possono superare quelli ritenuti normali (che vi ricordiamo durante la gestazione sono tra 350–400 mg/dl e 700 mg/dl) per gli stessi motivi che abbiamo riportato sopra. Nel caso in cui le vostre analisi fossero anomale, sarà il vostro ginecologo a preoccuparsi di individuare le cause dell’aumento della presenza del fibrinogeno nel sangue, per poi indirizzarvi verso le giuste terapie. Una delle cause più comuni dell’aumento del fibrinogeno in gravidanza è senza dubbio l’incremento di peso. Infatti, esiste una correlazione positiva tra livello di fibrinogeno nel sangue e indice di massa corporea, il che vuol dire che più aumenta il peso corporeo, più i livelli di questa glicoproteina tenderanno ad aumentare. Un’altra ragione per la quale si può assistere all’aumento di questa proteina nel sangue è il fumo di sigaretta. Il motivo è dovuto all’instaurarsi di un processo infiammatorio persistente a livello dei bronchi e dei vasi polmonari che sono continuamente esposti alle sostanze inalate con il fumo.

Quando il livello fibrinogeno è basso

Quando i valori di fibrinogeno diventano troppo bassi e scendono sotto la soglia dei 250–300 mg/dl durante la gestazione, dobbiamo necessariamente rivolgerci al nostro ginecologo e al nostro medico curante. Quando i valori sono infatti troppo bassi si è in genere di fronte a problemi relativamente seri. Tra i motivi più comuni troviamo sicuramente problemi a livello epatico. Tutte le patologie che attaccano il fegato tendono a ridurre la produzione di fibrinogeno e dunque la sua presenza nel sangue. Altro problema tipico è la coagulazione intravascolare disseminata, che può far pensare alla presenza di numerosi trombi nel nostro sistema cardiovascolare. Vi sono anche deficit che sono invece di origine ereditaria e che predispongono al tempo stesso alla possibilità di emorragie anche gravi.

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Ci sono rischi con il fibrinogeno troppo alto in gravidanza?

Secondo una parte della letteratura scientifica sicuramente sì, e valori che sono troppo alti devono essere immediatamente riportati all’interno dei range di accettabilità. Con valori che superano i 700 mg/dl aumenta sensibilmente infatti il rischio di distacco placentare e, purtroppo, anche di aborto. Per questo motivo il fibrinogeno è un parametro che viene tenuto sotto controllo continuamente e continuativamente durante la gestazione attraverso delle analisi del sangue: è uno degli indici dello stato di salute del nostro corpo e della nostra gravidanza. I valori di fibrinogeno dovrebbero però essere messi in relazione anche all’età della gestante. Chi sta affrontando una gravidanza in età avanzata, tenderà ad avere livelli di fibrinogeno marginalmente più alti e, nel calcolare il range di normalità, il vostro ginecologo dovrebbe tenere conto anche di questo. Per valutare la concentrazione del fibrinogeno nel sangue basterà sottoporsi ad un semplice prelievo ematico da eseguire rigorosamente a digiuno. I valori, inoltre, non possono essere considerati come attendibili nel caso in cui si sia state soggette ad una trasfusione di sangue nelle 4 settimane che precedono il prelievo.

Si può abbassare il fibrinogeno in modo naturale?

Ci sono dei piccoli accorgimenti e delle piccole correzioni al nostro stile di vita che possono permetterci di mantenere più facilmente i livelli di fibrinogeno nella normalità.

  • Evitare di prendere troppo peso durante la gravidanza. Il periodo gestazionale non deve assolutamente tramutarsi in una scusa per mangiare tutto quello che ci viene in mente;
  • Praticare attività di tipo aerobico. Questo nel caso in cui i livelli di fibrinogeno siano troppo alti;
  • Aggiungere all’alimentazione cibi ricchi di acidi grassi omega-3 e omega-6 come pesce azzurro, salmone, frutta secca, semi oleosi.

Ad ogni modo le analisi del sangue durante la gravidanza sono controllate dal vostro ginecologo e dal vostro medico, che individueranno eventuali criticità nei livelli di fibrinogeno, sia che siano troppo alti sia che siano troppo bassi, e prenderanno le dovute contromisure.

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Le malattie ereditarie del sangue e la gravidanza

Esistono tre tipi principali di malattie legate alla produzione di fibrinogeno che possono comportare dei rischi per le donne in gravidanza.

  1. Afibrinogenemia: è una malattia ereditaria rarissima che comporta l’incapacità del corpo di produrre fibrinogeno. I sintomi sono improvvise emorragie, anche gravi, seguite da periodi senza disturbi.
  2. Ipofibrinogenemia: è un’altra malattia ereditaria molto rara che ha gli stessi sintomi della afibrinogenemia, che però si presentano in modo meno grave.
  3. Disfibrinogenemia: è la terza malattia ereditaria legata al fibrinogeno: mentre le due malattie precedenti si scoprono facendo l’esame quantitativo della proteina sangue, questa malattia va ricercata attraverso l’esame qualitativo, che va a valutare l’attività e la funzionalità del fibrinogeno. Con la disfibrinogenemia, infatti, il corpo è in grado di produrre le molecole di fibrinogeno, ma le produce imperfette e poco funzionanti: la coagulazione può avvenire in ritardo o in maniera incompleta, formando coaguli che non sono abbastanza forti per fermare le emorragie.

Queste tre patologie influenzano la gravidanza in vario modo:

  • possono portare ad un sanguinamento del cordone ombelicale, con rischi per la salute sia del feto sia della mamma in attesa;
  • possono causare emorragie anche gravissime prima, durante e dopo il parto;
  • causano emorragia delle mucose;
  • aumentano molto il rischio di perdere il bambino entro la settima settimana di gravidanza;
  • possono causare gravi emorragie anche al momento di effettuare l’anestesia epidurale e l’anestesia totale.

Chi soffre di queste malattie legate alla produzione del fibrinogeno va seguita dall’inizio della gravidanza fino a dopo il parto.

Altre patologie connesse a fibrinogeno e gravidanza

Coagulazione intravasale disseminata (CID): la CID è una patologia molto pericolosa che consiste in una veloce coagulazione del sangue all’interno dei vasi sanguigni di tutto il corpo, ma senza che vi sia necessariamente una ferita: questo causa ostruzioni dei vasi sanguigni in modo disseminato ed emorragie difficili da arginare. La CID può risultare mortale e si verifica a seguito di alcune condizioni:

  • morsi di serpenti e ragni velenosi che nel veleno contengono una tossina che fa coagulare il sangue;
  • ustioni;
  • malaria;
  • traumi molto gravi;
  • infezioni molto gravi e diffuse (sepsi);
  • alcuni tipi di tumore (ad esempio la leucemia);
  • complicazioni durante il parto, sia naturale che cesareo.

Quello che succede durante il parto è di per sé molto faticoso e traumatico nel corpo: in caso di parti complicati, si può verificare la CID. Un livello troppo basso di fibrinogeno presente nel sangue della donna, associato alle lesioni del parto naturale e del parto cesareo, possono dare origine a questa temibile complicazione. I sintomi comprendono agitazione improvvisa e aritmia, sanguinamenti delle vie urinarie o vere e proprie emorragie, pallore e labbra viola, comparsa di puntini rossi (petecchie) e di ematomi più o meno estesi sotto la pelle.

Eclampsia: si tratta di una serie di convulsioni che avvengono entro 48 ore dal parto e che non hanno origine cerebrale: prima della eclampsia, nella fase chiamata appunto pre-eclampsia, la donna soffre di ipertensione, nelle sue urine sono presenti proteine e il livello di fibrinogeno è molto basso (100 milligrammi per decilitro o meno).

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Differenza tra isterectomia totale (completa) e subtotale (parziale)

MEDICINA ONLINE VAGINA VULVA APPARATO GENITALE FEMMINILE SCHEMA ANATOMIA UTERO TUBE FALLOPPIO OVAIOL’isterectomia è l’intervento chirurgico mediante il quale viene asportato l’utero; l’isterectomia può essere totale o subtotale:

  • isterectomia totale (o completa): porta alla rimozione dell’intero utero, è il tipo di isterectomia più diffusamente eseguito.
  • isterectomia subtotale (o parziale o sopracervicale): porta alla rimozione del corpo dell’utero ma si conserva il collo o cervice uterina (tratto che sporge verso il basso in vagina). Ciò comporta la necessità per la paziente di sottoporsi comunque regolarmente al Pap test per il rilevamento di un eventuale tumore del collo dell’utero, nell’ambito delle cure mediche di routine della paziente. Non esistono evidenze scientifiche a sostegno della teoria secondo cui preservare il collo dell’utero favorisca o mantenga la risposta sessuale della paziente più che l’isterectomia totale.

A volte , contemporaneamente all’isterectomia, si asportano anche una o entrambe le ovaie e le trombe di Falloppio. Nel caso di asportazione di entrambe le ovaie e le trombe, l’intervento si chiama salpingo-ooforectomia bilaterale.

In quali casi si effettua una isterectomia? 
L’isterectomia si esegue in caso di problemi gravi, ad esempio il cancro dell’utero. Si esegue inoltre per altri problemi riguardanti l’utero, quando altre terapie intraprese non hanno dato esito positivo. Il medico può proporre l’isterectomia per uno dei seguenti motivi:

  • Fibromi uterini: tumori benigni (non cancerosi) che si sviluppano diffusamente all’interno del muscolo uterino. Nella maggior parte dei casi non causano problemi e le loro dimensioni si riducono dopo la menopausa, ma a volte possono causare forti sanguinamenti o dolore.
  • Sanguinamenti uterini anomali: perdite di sangue ingenti o irregolari dalla vagina.
  • Emorragia post partum: se l’utero è in atonia e non si contrae più (non permettendo l’emostasi) e tutte le altre metodiche non riescono a fermare il sanguinamento, in casi estremi si ricorre all’isterectomia.
  • Prolasso dell’utero: l’utero si abbassa e sprofonda nella vagina. Tale fenomeno dipende dai muscoli e dai tessuti poco tonici o allentati.
  • Endometriosi: condizione in cui il tessuto dell’endometrio (la membrana che riveste l’interno dell’utero) comincia a crescere all’esterno dell’utero e sugli organi circostanti. Tale condizione è causa di mestruazioni dolorose, perdite di sangue anomale e difficoltà a restare incinta. L’endometriosi tende a migliorare dopo la menopausa.

I vantaggi dell’isterectomia subtotale sono:

  • vantaggi per la prevenzione del prolasso perché il collo e le strutture di sostegno del pavimento pelvico sono un sistema unitario: i ligamenti uterosacrale pubovesicale e parametrio. In aggiunta, questo  ultimo contiene innervazione e vasi;
  • meno dolore e recupero più veloce perché i tessuti del pavimento pelvico rimangono integri;
  • migliore sessualità. Ciò è logico per la lubrificazione, la cervice  rimane intatta e l’innervazione anche. Inoltre psicologicamente per  la donna  è positivo mantenere una parte di utero, perché è un organo comunque legato al divenire donna (prima mestruazione, gravidanza, eccetera);
  • minore rischio di complicanze a carico di ureteri e vescica.

L’isterectomia totale è necessaria quando:

  • vi è associata una patologia del collo dell’utero;
  • vi sono lesioni a rischio;
  • si asporta l’utero per via vaginale.

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Ho delle contrazioni vaginali durante l’orgasmo: sono normali?

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO DONNA BELLA ESTETICA CAPELLI OCCHI ELLEZZA COSMETICI PELLE RUGHE TRUCCO MAKE UPUna nostra assidua giovane lettrice, ci chiede: “Durante il piacere sessuale e soprattutto quando provo un orgasmo, avverto chiaramente degli strani movimenti ritmici nella vagina, che però non riesco a controllare. Anche il mio ragazzo se n’è accorto e mi vergogno un po’ della cosa. E’ normale o c’è qualche problema?”.

Per le donne non sempre il massimo del piacere è percepito così chiaramente come avviene nel maschio. Teoricamente parlando, l’orgasmo è una scarica di eccitazione sessuale ed è caratterizzata da sensazioni molto piacevoli seguite da uno stato di rilassamento. Molte donne però, pur non avendo raggiunto l’orgasmo, a volte lo fingono, solo per non deludere l’uomo. Ma quali sono i segni dell’orgasmo femminile? A tal proposito vi invitiamo a leggere: Come capire se una donna ha avuto davvero un orgasmo? Ecco i segnali del piacere femminile

La domanda della nostra giovane lettrice ci dà modo di parlare di uno dei segni di orgasmo femminile più netti: la contrazione ritmica involontaria dei muscoli della vagina cioè le “contrazioni pelviche orgasmiche”. Anticipiamo che tali contrazioni sono fisiologiche, cioè del tutto normali, ed anzi una loro totale assenza, soprattutto nelle giovani donne, potrebbe a volte essere la spia di un problema neuro-muscolare. La nostra lettrice deve quindi rassicurarsi: è assolutamente sana.

Le contrazioni vaginali orgasmiche sono spasmi incontrollabili che compaiono nella fase di plateau e di solito durano in tutto tra 5 e 10 secondi con intervalli molto brevi (tra 0,8 secondi ed un secondo). Di solito le contrazioni sono tra 5 e 10 ma sono le primissime ad essere intense, mentre le ultime hanno una intensità via via ridotta. In genere sono ben visibili anche a livello del meato uretrale (l’apertura attraverso cui esce l’urina) e – soprattutto – dell’ano, che appaiono stringersi e rilassarsi con lo stesso ritmo del perineo (la zona tra ano e vagina).

Le contrazioni pelviche a volte sono così intense (specie durante le primissime contrazioni) da essere chiaramente percepite anche dal partner, perché le pareti della vagina (o dell’ano, in caso di rapporto anale) premono ritmicamente sul pene dell’uomo. Tali contrazioni sarebbero equivalenti a quelle che nel maschio determinano il rilascio dello sperma tramite i ripetuti getti eiaculatori.

Durante le contrazioni, a volte si può notare una lieve fuoriuscita di liquido dalla vagina; a tal proposito leggi: Cos’è il liquido emesso da una donna durante l’orgasmo?.

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Papilloma vescicale: virus, sintomi, vaccino e cure

MEDICINA ONLINE DIFFERENZA URETRA URETERE VESCICA RENI URINA SPERMA USCITAIl papilloma è un tumore benigno superficiale che può svilupparsi non solo nella vescica, ma anche altri tessuti, ad esempio nella cute (verruca) o nella mucosa della laringe. Dal punto di vista anatomo-patologico questo tumore è costituito da una proliferazione epiteliale su un supporto connettivo vascolarizzato. Strutturati con delle proiezioni digitiformi e solitamente hanno un rivestimento epiteliale, mentre al centro di essi si trovano dei vasellini e tessuto connettivo che serve a nutrire queste papille.

Cause

Il papilloma vescicale è causato dal virus del papilloma umano (HPV), un virus appartenente alla famiglia dei Papillomaviridae. Le infezioni da HPV sono estremamente diffuse e possono causare anche malattie della cute e delle mucose. Solitamente l’infezione provocata da questo virus non causa nessuna alterazione e si risolve da sola. In una minoranza di casi invece provoca delle lesioni a livello del collo dell’utero. La maggior parte di esse guarisce spontaneamente, ma alcune, se non curate, progrediscono lentamente verso forme tumorali. Il virus si contrae generalmente attraverso rapporti sessuali con partner sconosciuti o frequentando ambienti con scarsa igiene, ma non si possono escludere vie indirette dell’infezione come bocca e unghie.

Fattori di rischio

Tra i fattori di rischio del tumore alla vescica ci sono:

  • fumo: è il principale fattore di rischio per questo tipo di tumore, quindi i fumatori corrono un rischio di ammalarsi maggiore rispetto a chi non fuma;
  • rapporti sessuali non protetti e con sconosciuti;
  • alcune sostanze chimiche con cui si viene a contatto sul posto di lavoro: possono essere a rischio operai dell’industria chimica, tessile e metallurgica, macchinisti, tipografi, imbianchini, parrucchieri, camionisti. Anche l’arsenico può favorire l’insorgere del papilloma vescicale: questa sostanza velenosa può essere presente nell’acqua, ma in molti Paesi la quantità massima di arsenico presente nell’acqua potabile è limitata per legge;
  • precedenti famigliari o personali di tumore alla vescica;
  • terapie antitumorali effettuate con alcune categorie di farmaci come, ad esempio, la ciclofosfamide o tramite radioterapia all’addome o alla zona pelvica.

Leggi anche: Sangue nelle urine (ematuria): iniziale, terminale, microscopica e macroscopica asintomatica

Sintomi e segni

I sintomi ed i segni sono identici per gli uomini e per le donne. Un segno precoce del tumore alla vescica è il sangue nelle urine (che però è un sintomo comune ad altre patologie e quindi non è automaticamente sinonimo di tumore). E’ possibile avere anche bruciore durante la minzione, dolore al basso ventre, necessità di urinare in maniera più frequente e con urgenza, maggior facilità a contrarre infezioni del tratto urinario, sensazione di non aver svuotato completamente la vescica. Per approfondire:

Diagnosi

Per la corretta diagnosi è necessario farsi visitare da uno specialista che potrà richiedere degli accertamenti come esami di laboratorio delle urine, Pap-test; urografia endovenosa, cioè un particolare tipo di radiografia che permette di vedere in maniera dettagliata tutto l’apparato urinario; l’ecografia e la cistoscopia, un esame che consiste nell’introduzione all’interno della vescica di uno strumento che permette di vederne l’interno ed eventualmente di prelevare dei campioni di tessuto da analizzare. Una lista degli strumenti diagnostici utili per individuare la patologia e per la diagnosi differenziale, è la seguente:

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Quali sono i vaccini disponibili?

In base al nuovo Piano nazionale prevenzione, il vaccino prevede due dosi fino a 13-14 anni e tre dosi oltre questa età. Al momento non è contemplata la possibilità di sottoporsi a un richiamo: i ricercatori hanno evidenziato che il vaccino induce una risposta immunitaria forte e rapida in caso di esposizione simulata a questi virus. In pratica, ha dimostrato di poter continuare a difendere l’organismo anche nel lungo termine. I vaccini disponibili oggi sono due: bivalente che è efficace contro i tipi 16 e 18 e quadrivalente utile contro i tipi 6, 11, 16 e 18. C’è molta attesa però per il vaccino nona valente che sta per arrivare proprio in questo periodo. Rispetto agli altri, questo è attivo verso i ceppi 6, 11, 16, 18, 31, 33, 45, 52, 58 e garantirà una protezione pari a oltre il 90% contro le forme tumorali Hpv-correlate.

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Prognosi

La prognosi è buona, tuttavia si deve ricordare che nella specie umana i papillomi della vescica possono avere un’evoluzione (cosiddetta “progressione”) da benigna a maligna.

Cura

La possibilità di trattamento chirurgico di un tumore della vescica comprendono la resezione transuretale, per neoplasie di piccole dimensioni non infiltranti, trattamento spesso risolutivo, e la cistectomia (asportazione dell’organo) parziale o totale, a seconda dello stadio clinico, dell’aggressività e del tipo di tumore.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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