Contraccezione naturale e non: tutti i metodi, i vantaggi e gli svantaggi

MEDICINA ONLINE SESSO ANALE ANO RETTO LUBRIFICANTE FECI PAURA CLISTERE COUPLE AMORE DONNA PENE EREZIONE IMPOTENZA DISFUNZIONE ERETTILE VAGINA SESSULITA SESSO COPPIA JEALOUS LOVE COUPLE FLa scelta del metodo contraccettivo più adatto a se è molto importante e deve avvenire tenendo conto di una serie di fattori ed una serie di vantaggi e svantaggi che possono caratterizzare le diverse tipologie di metodi contraccettivi attualmente disponibili in commercio o semplicemente riconosciuti come tali (ad esempio i metodi contraccettivi naturali).

Prima di conoscere i fattori, i vantaggi e gli svantaggi che caratterizzano i diversi metodi contraccettivi, è però necessario ricordare che sostanzialmente i metodi contraccettivi si suddividono in tre grandi categorie:

1) Metodi contraccettivi ormonali.
2) Metodi contraccettivi chimico-meccanici (noti come “di barriera”).
3) Metodi contraccettivi su base comportamentale (o di auto-osservazione).

Vantaggi e svantaggi dei metodi contraccettivi ormonali
Per metodi contraccettivi ormonali si intendono le pillole contraccettive, il cerotto anticoncezionale transdermico e l’anello vaginale, ovvero tutti quei metodi contraccettivi che sfruttano l’azione di ormoni sintetici per impedire il rischio di gravidanze indesiderate.
Uno dei principali vantaggi di questi metodi contraccettivi è la facilità di impiego e l’efficacia d’azione (pari al 99,9%) nell’impedire gravidanze indesiderate. Infatti la sicurezza anticoncezionale di questi metodi contraccettivi è la più alta in assoluto e certamente superiore rispetto a quella di tutti i metodi contraccettivi non ormonali. Altri vantaggi dei metodi contraccettivi ormonali sono generalmente individuali ma la somministrazione di ormoni nel più dei casi apporta un miglioramento della pelle, una regolarizzazione del ciclo mestruale e una riduzione dei sintomi dolorosi tipici del ciclo mestruale.
Uno dei più grandi svantaggi dei metodi contraccettivi ormonali è quello di non proteggere da malattie sessualmente trasmissibili. Per una protezione totale, anche da tali malattie, l’unico metodo contraccettivo realmente efficace è il preservativo. Altri svantaggi legati dei metodi contraccettivi ormonali sono invece puramente soggettivi e si identificano nel più dei casi in effetti collaterali o indesiderati passeggeri e di lieve entità.

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Vantaggi e svantaggi dei metodi contraccettivi chimico – meccanici
Per metodi contraccettivi chimico-meccanici si intendono il sistema intrauterino (a forma di T), il dispositivo intrauterino (IUD), il diaframma, il preservativo, gli ovuli e le creme.
I vantaggi di questi metodi contraccettivi variano a seconda di quello impiegato. Nel caso del sistema intrauterino, del dispositivo intrauterino e del diaframma, il loro vantaggio è quello di non necessitare di impiego costante (come per le pillole contraccettive), poiché una volta applicati, tali metodi contraccettivi possono essere utilizzati dai 2 ai 5 anni. Tuttavia tra i massimi svantaggi legati a questi tre metodi contraccettivi non ormonali vi sono quelli di non essere efficaci al 100%, di non proteggere da malattie sessualmente trasmissibili e di provocare irritazioni o infezioni vaginali.
Per quanto riguarda il preservativo invece, va detto che questo metodo contraccettivo, se impiegato correttamente, ha il vantaggio sia di proteggere da gravidanze indesiderate sia di proteggere da malattie sessualmente trasmissibili. Uno svantaggio è quello invece di rendere meno naturale il rapporto sessuale e di provocare reazioni allergiche (specie per la donna).
Infine per ciò che concerne ovuli e creme, va detto che questi metodi contraccettivi chimici hanno effetto immediato una volta applicati in vagina ma tuttavia, non garantiscono una protezione del 100% da gravidanze indesiderate e non proteggono da malattie sessualmente trasmissibili.

Vantaggi e svantaggi dei metodi contraccettivi di auto-osservazione
Per metodi contraccettivi di auto-osservazione si intendono tutti quei metodi che o si basano su fattori comportamentali (metodi naturali come il coito interrotto o il metodo Ogino-Knaus) o si avvalgono di sofisticati test delle urine per calcolare i periodi di fertilità. Nel caso dei metodi contraccettivi naturali, i vantaggi sono sostanzialmente legati ad una maggiore spontaneità e naturalezza dei rapporti sessuali. Tuttavia i metodi contraccettivi naturali hanno lo svantaggio di non essere sicuri e di non proteggere dalle malattie sessualmente trasmissibili. L’affidabilità, nonostante tutte le attenzioni possibili, non è quindi massima, di conseguenza, questi metodi si consigliano, soprattutto, alle coppie stabili, pronte ad accettare, eventualmente una gravidanza imprevista. Ecco alcuni metodi di auto-osservazione più diffusi:

  • Il più conosciuto e più semplice, tra i metodi contraccettivi naturali è il coito interrotto. Non è altro che un comportamento controllato, durante l’atto sessuale, da parte dell’uomo, che, dopo l’orgasmo, estrae il pene dalla vagina prima dell’eiaculazione. In questo modo si evita la fuoriuscita dall’organo maschile degli spermatozoi.
  • Più matematico e “calcolatore” è il metodo del calendario, che si basa sul conteggio dei giorni fertili. Così facendo, si stabilisce quando il rapporto sessuale non è a rischio gravidanza. I giorni da evitare, in questo caso, sono quelli considerati fecondi, cioè quelli che vanno dal decimo al diciottesimo giorno dall’inizio dell’ultimo ciclo mestruale.
  • Molto meno empirico, ma altrettanto poco affidabile, con una percentuale di insuccessi significativa, è il metodo basato sull’osservazione del muco cervicale. La donna dovrebbe riconoscere il proprio periodo fertile osservando le perdite vaginali, che, durante l’ovulazione, sono più abbondanti, chiare, viscose e filamentose.
  • Il periodo fertile della donna, durante il quale è meglio astenersi dai rapporti sessuali a scopi contraccettivi, può essere individuato anche attraverso la misurazione della temperatura basale, che si alza leggermente durante l’ovulazione. Allo scopo, esistono kit specifici in farmacia.
  • E’ possibile rilevare la presenza dell’ovulazione anche tramite la rilevazione della presenza di un ormone, del picco dell’LH nelle urine. E’ possibile reperire in commercio kit appositi, dotati di stick monouso per l’analisi delle urine.

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Mastodinia: quando il seno è gonfio e dolorante

Dott. Loiacono Emilio Alessio Medicina Chirurgia Estetica Benessere Dietologia Sessuologia Ecografie Tabagismo Smettere di fumare Mastodinia seno è gonfio e doloranteSeno gonfio? Qualche lettrice potrebbe dire: “magari!”. In realtà non mi riferisco all’aspetto estetico, bensì a quella condizione di tensione mammaria, spesso accompagnata a dolore che si definisce col termine “mastodinia” o “mastalgia“. Ma quali sono le cause? Numerose e molto diverse tra loro. Occorre infatti subito dire che il seno gonfio (e dolente) rappresenta uno dei sintomi più frequenti nel corso dell’età fertile della donna, ovvero dalla prima mestruazione alla menopausa, e può essere determinato da svariate cause. Cerchiamo allora di capire insieme quali i casi più frequenti e come comportarsi.

Seno gonfio a causa delle mestruazioni

In prossimità del ciclo mestruale e dunque dell’ovulazione si è spesso in presenza di seno gonfio. A dir la verità si tratta di una sensazione spiacevole causata a volte dal dolore correlato, ma che fa sentire alcune donne anche un pochino più piacenti: non solo infatti aumenta di volume ma diventa più sodo! Il gonfiore può essere minimo oppure abbastanza rilevante, tale anche da costituire un vero e proprio fastidio, un senso di pesantezza. vorrei comunque tranquillizzare tutte le lettrici: tale situazione come sapete si allevierà col passare del ciclo mestruale. E’ infatti causata dall’aumento di flusso sanguigno nella zona, provocato dagli ormoni. Che fare? Attendere con pazienza o alleviare il fastidio con impacchi di acqua tiepida. Se il sintomo è particolarmente rilevante dal punto di vista della qualità della vita, è possibile chiedere al vostro medico di fiducia l’ausilio di una terapia, magari una pomata per applicazioni locali a base di progestinici.

Leggi anche: Differenza dolore al seno da gravidanza e da ciclo mestruale

Seno gonfio, se la colpa è della prolattina alta

C’è poi il discorso dell’iperprolattinemia che può causare forti mal di testa, difficoltà a rimanere in stato interessante, ma soprattutto un aumento del volume del seno e dolore. La prolattina è un ormone prodotto dall’ipofisi e fisiologicamente serve alla donna per produrre il latte quando nasce un bambino. Per approfondire, leggi questo articolo: Iperprolattinemia: alterazione del ciclo mestruale e secrezioni dal capezzolo

C’è forse un bambino in arrivo?

Prima di chiudere devo anche ricordare un fatto che farà felici alcune donne e potrebbe terrorizzarne altre: il seno gonfio è uno dei primi sintomi della gravidanza, per cui se la vostra tensione mammaria è improvvisa, apparentemente senza motivo e avete avuto rapporti sessuali non protetti di recente… fate il test! E’ la cosa più semplice. Per approfondire: Capire se sono incinta: i primi 7 sintomi di gravidanza

Cancro al seno

Un dolore al seno, soprattutto se monolaterale e se associato a sintomi come alterazioni della forma della mammella, secrezioni anomale, retrazione del capezzolo ed increspatura della pelle, potrebbe essere correlato a tumori maligni del seno. A tal proposito, leggi: Cancro al seno: sintomi precoci, diagnosi, terapia e prevenzione

Seno gonfio, quando non dipende dalle mestruazioni

A volte il seno rimane gonfio anche lontano dal ciclo mestruale e questo tende a farci preoccupare. Se è solo una mammella ad essere caratterizzata da questa tensione, ci si può trovare in presenza di di una mastite, ovvero di un’infiammazione dei dotti galattofori, tipica della gravidanza e non solo. Una volta fatta la diagnosi precisa, il vostro medico vi consiglierà la terapia adeguata, antibiotica (se la mastite è provocata da un’infezione batterica) o puramente antinfiammatoria. In taluni casi il gonfiore al seno può nascondere una cisti, ma non necessariamente pericolosa. Basterà fare le dovute indagini diagnostiche. L’auto-palpazione è fondamentale in questi casi.

Continua la lettura con: Dolore al seno (mastodinia): da cosa è causata e quando preoccuparsi?

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Tampone vaginale: cos’è, come si pratica ed a che serve?

MEDICINA ONLINE VISITA MEDICA GINECOLOGICA COMPLETA VIDEO VULVA GENITALI INTERNI ESTERNI STUDIO VAGINA UTERO ESAME ECOGRAFIA TRANSVAGINALE FIBROMI POLIPI TUMORE CANCRO GRAVIDANZA INCINTA CISTI OVAIO PAP TEST ETAConosciamo bene il tampone tonsillare che si consiglia a quei pazienti che vadano incontro ad infezioni delle prime vie aeree, magari siamo meno ferrati in fatto di tamponi vaginali, non tanto riguardo la conoscenza della loro esistenza, semmai a proposito del fatto di sapere a cosa servano e come ci si comporta per il loro uso. Cominciamo col dire che il tampone vaginale è un metodo di indagine che ci consente di stabilire se a carico degli organi riproduttori femminili si annidi un’infezione batterica e se la risposta è positiva, che tipo di famiglia batterica è implicata nella malattia.
Tale procedura evita, alla stregua di quanto fatto in altre sedi dell’organismo, di “sparare” nel mucchio utilizzando antibiotici diversi senza conoscere se nella sede dell’infezione vi sia o meno presenza di quell’agente sensibile all’antibiotico stesso ed è a questo punto che l’operatore preleva una ridotta quantità di secrezione vaginale e la immerge in uno speciale terreno di coltura ove sono depositati anche nutrienti previsti per il batterio riscontrato, a questo punto l’agente patogeno in laboratorio si moltiplica dando la possibilità al personale di capire la natura della carica batterica.
Ma non è finita qui, il passo successivo è rappresentato dall’antibiogramma, una metodica questa utilizzata, sia pure in altra maniera, per constatare la carica batterica delle urine di un soggetto che sia andato incontro ad infezioni urinarie ed anche nel tampone vaginale si agisce allo stesso modo, ovvero, attaccando i batteri con antibiotici diversi e mostrando la carica batterica residua dopo aver fatto interagire i batteri con i farmaci, al punto da poter stabilire quale molecola farmacologica sia più adatta a debellare il batterio e quello sarà l’antibiotico che dovrà essere somministrato alla paziente.
Tale metodica consente alla donna di affrancarsi da quelle infezioni spesso ricorrenti a livello vaginale che spesso si palesano privi di una sintomatologia, fatto questo ancora più grave visto che la paziente non avvertendo alcun fastidio finisce per non curarsi facendo inconsapevolmente divenire cronica l’infezione causa di danni di diverso grado.
L’evidenza di malattie sessualmente trasmesse di cui la donna abbia sofferto, la possibilità che il proprio partner sia a sua volta interessato da infezioni diverse a livello genitale o, addirittura, l’abitudine della donna di intrattenere rapporti sessuali con partner diversi, dovrebbe indurre la paziente a sottoporsi, su consiglio del medico, a tampone vaginale anche al fine di individuare un germe patogeno quale la clamidia, responsabile in larga parte di sterilità di coppia. Da ricordare che molte infezioni sono causate proprio dalla presenza dei tamponi interni utilizzati dalla donna durante il ciclo mestruale, che diventano terreno fertile per i batteri causa di infezioni.

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Quando fare un tampone vaginale?

Questi tamponi servono principalmente per individuare infezioni vaginali recidivanti o resistenti alle normale terapie. Sono quindi consigliabili in fase di prevenzione, oppure in previsione di una gravidanza, in quanto spesso infezioni come questa, possono essere causa di infertilità (a volte anche irreversibile), oppure di casi di abortività nelle prime fasi di una gravidanza. Il tampone vaginale con relativo antibiogramma si fa soprattutto in tutti quei casi in cui ci siano disturbi come prurito intimo, arrossamento, dolori durante minzione e rapporti sessuali e perdite anormali dalla vagina. In presenza di tali sintomi, il tampone va fatto subito.
Esistono alcune infezioni che non hanno sintomi percepibili, quindi sono difficili da individuare, a volte la fretta o la noncuranza, ci portano a non dare peso a lievi bruciori che possono rivelarsi invece molto importanti nel riuscire ad identificare malattie che trascurate potrebbero rivelarsi dannose, ma se prese in tempo combattute e sconfitte, prima che gli effetti collaterali possano danneggiare a vita la nostra fertilità.
A questo punto, non sottovalutare eventuali dolori addominali, soprattutto durante il rapporto sessuale, oppure controllare eventuali perdite genitali atipiche, in quanto potrebbero essere dei campanelli d’allarme al quale rispondere.

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Come si svolge l’esame? Si sente dolore durante un tampone vaginale?

L’esame è assolutamente INDOLORE e dura pochi minuti, non è altro che di un prelievo di materiale dalla zona che si ritiene infetta, attraverso un tampone ovattato. Per l’analisi endocervicale è necessario che venga applicato lo speculum, uno strumento che applicato internamente, serve per divaricare le pareti della vagina e permette di osservare bene dall’esterno il collo dell’utero. Vi assicuro che oltre il “Taac” dello scatto di apertura dell’apparecchio, non sentirete nessun dolore!
Un pò come fanno vedere nei film quando prendono un “campione” per effettuare il test del DNA.
Dovrete sdraiarvi sulla solita poltrona ginecologica a gambe divaricate e nel limite del possibile rilassarvi, per permettere al dottore di inserire il tampone nella vagina per prelevare la secrezione prodotta e successivamente “strisciarla” su di un vetrino che verrà inviato in laboratorio per effettuare tutte le analisi del caso. Il dottore dovrà assicurarsi di inserire bene il tampone, per evitare che tocchi le parti esterne alla vagina, quindi per rendergli il lavoro più facile ed avere un risultato sicuro e non contaminato, vi consiglio di rimanere immobili e più rilassate possibile.
E’ possibile eseguire nello stesso momento più esami, quindi per esempio abbinare la conta delle colonie infettive e l’antibiogramma.

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Cosa succede al campione prelevato?

Il materiale prelevato, viene diviso in due. Una parte viene strisciato su di un vetrino che verrà esaminato al microscopio sia prima, sia dopo averlo sottoposto a speciali colorazioni e contrasti, la restante parte invece, verrà inserita in un apposito contenitore e lasciata “riposare” per permettere il rilevamento di eventuali crescite di batteri o funghi (esame culturale).
Il risultato si ottiene in tempi diversi, a seconda della velocità di replicazione di eventuali agenti infettivi, ma solitamente in 4/5 giorni al massimo.

Come ci si prepara prima di fare un tampone vaginale?

Per poter effettuare l’esame, salvo diversa indicazione da parte del medico, bisogna generalmente sottoporsi ad una preparazione affinché il risultato sia corretto:

  • sospendere le cure antibiotiche ed antimicotiche per via orale o via vaginale per almeno 5 giorni prima dell’esame (salvo consiglio medico);
  • astenersi da rapporti sessuali nelle 24 ore precedenti;
  • non effettuare irrigazioni vaginali nei 3-4 giorni precedenti.

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Papilloma Virus: sintomi, test e vaccino per difendersi dal cancro del collo dell’utero

MEDICINA ONLINE MEDICO PAZIENTE CONSULTO DIAGNOSI MEDICO DI BASE FAMIGLIA ANAMNESI OPZIONI TERAPIE STUDIO OSPEDALE AMBULATORIO CONSIGLIO PARERE IDEA RICHIESTA ESAME LABORATORIO ISTOLOGICO TUMORE CANCROSi identifica con la sigla HPV il virus genitale a trasmissione sessuale Papilloma Virus, pericoloso nella donne perché può produrre un’alterazione maligna delle cellule del collo dell’utero e della cervice, sfociando in un cancro. I rapporti sessuali non protetti sono la via di contagio dell’HPV, motivo per cui è fondamentale che una donna viva in maniera consapevole la propria vita intima proteggendosi sempre con il preservativo. Attualmente, però, il miglior sistema di prevenzione è rappresentato dal vaccino, consigliato a tutte le bambine e le adolescenti, mentre le donne non vaccinate devono comunque tenersi sempre sotto controllo sottoponendosi ogni tre anni al Pap Test combinato con l’HPV Test, in modo da rilevare immediatamente la presenza del virus. Ma vediamo in cosa consiste esattamente il test HPV e come si fa.

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HPV Test, cos’è e come si effettua

Il Test HPV viene normalmente prescritto nella donne il cui Pap test sia risultato inconcludente o “borderline“, quando, cioè, le cellule cervicali prelevate e sottoposte ad analisi citologica non abbiano una natura (normale o alterata) chiaramente identificabile. In questo caso la donna si sottopone ad un nuovo prelievo delle sue cellule cervicali – proprio come per un normale Pap Test – e il materiale organico viene sottoposto ad analisi del DNA (Digene HPV Test) per riscontare la presenza, o meno, del Papilloma Virus. Questo esame in particolare permette di individuare, o meno, un HPV ad alto rischio (di sviluppare un tumore). Anche se, dopo un test HPV risultato positivo, saranno necessari ulteriori esami di approfondimento per scoprire a quali ceppi appartiene il Papilloma virus contratto. Naturalmente le donne già sottoposte al vaccino non necessitano di sottoporsi all’HPV Test, mentre per tutte le altre, anche se hanno già effettuato il Pap Test, è sempre consigliabile richiedere anche questo ulteriore esame, perché i due test combinati sono in grado di scoprire praticamente il 100% delle patologie cervicali in stadio avanzato. Ma quali sono i sintomi del virus HPV?

HPV: i sintomi del contagio

Quali sono i segni e i sintomi che ci possono spingere a fare un Test HPV per vedere se siamo stati contagiati dal Papilloma Virus? In moltissimi casi si tratta di un virus asintomatico, ma a volte ci sono delle manifestazioni fisiche. Ad esempio, tra i sintomi dell’HPV negli uomini e nelle donne, c’è la formazione di verruche genitali, che possono spuntare anche settimane o mesi dopo il rapporto a rischio, ma che una normale visita ginecologica o andrologica è in grado di scoprire. Come ormai già tantissime donne hanno imparato, il Papilloma Virus può causare molti tipi di tumore all’utero e alla cervice, ma non solo. Anche la gola può essere colpita da tumori causati dall’HPV, ecco perché il Test è così importante da effettuare in chi abbia avuto rapporti intimi a rischio. Ricordiamoci, infine, che si può essere contagiati da più tipi di Papilloma Virus contemporaneamente. Una buona notizia riguarda il vaccino HPV e le recidive del tumore all’utero. Vediamo meglio.

HPV: il vaccino protegge dal tumore all’utero e dalle recidive

Buone notizie per le donne che hanno sconfitto il tumore alla cervice, secondo varie ricerche il vaccino contro il Papilloma virus protegge dalle recidive, che purtroppo sono un problema ancora molto grave con cui si devono fare i conti dopo aver sconfitto un cancro. Una ricerca ha dimostrato che il vaccino contro il Papilloma virus previene le recidive. La ricerca è stata effettuata dai medici dell’Università dell’Alabama, presentato al meeting della Society of Gynecological Oncologists a Chicago. Il vaccino è stato somministrato a 17mila donne tra i quindici e i ventisei anni di età, di queste molte erano già state operate per un tumore all’apparato genitale o per lesioni di tipo precanceroso. Dopo 3,8 anni il rischio di recidive si era abbassato del 40%, tanto che Warner Huh, uno dei medici che hanno condotto lo studio, ha potuto dichiarare: “Questo studio suggerisce che il vaccino aiuta con tutte le modifiche causate dal virus e può essere offerto come protezione post operatoria“.

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Punto G femminile: trovarlo e stimolarlo e le posizioni sessuali che più lo eccitano

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO CHIRURGO PUNTO G DOVE SI TROVA VAGINA CLITORIDE VESCICA UTERO APPARATO SESSUALE FEMMINILE DONNA SESSO SESSUALITA MASTURBAZIONE DITA RAPPORTO GRAFENBERGVa detto subito che il punto G, contrariamente a quanto avrete certamente sentito dire, non è un “pulsante magico” che basta toccare per far avere un orgasmo ad una donna, ma piuttosto un’area piacevole da stimolare per alcune donne, quindi cominciamo col non mitizzarlo.
Sebbene quasi tutte, ma non tutte, le donne lo abbiano (anche se tale cosa è messa in discussione da alcune ricerche), non tutte le donne sono sensibili e/o provano piacere in quel punto. Molte donne dicono che essere stimolate in quella zona procura loro degli orgasmi più intensi rispetto alla penetrazione del pene. Quando viene fatta pressione nel punto G alcune donne hanno lo stimolo di urinare – a causa della pressione sulla vescica – tuttavia questa sensazione, se si continua a stimolare la parete, diminuisce gradatamente provocando – in poco tempo – un piacere intenso che porta molto spesso a orgasmi multipli. Cerchiamo oggi di capire qualcosa di più su questa misteriosa zona femminile.

Perché il punto G si chiama così?

Non ci sono motivi particolarmente tecnici: il punto G si chiama così semplicemente dall’iniziale del suo scopritore, che si chiamava Grafenberg.

Cos’è il punto G?

Si tratta di un piccolo fascio di terminazioni nervose che, se correttamente stimolato, produce un grado di soddisfazione inaspettato. Neanche a farlo apposta, il punto G in effetti è la parte meno agevole da rintracciare nell’anatomia femminile. Comunque, la sua stimolazione meccanica si ha in tutte le posizioni in cui la donna sta sopra. Il punto G allora si gonfia e assume la forma di una piccola massa che sporge, come un bottoncino.

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Ha qualcosa a che fare con la “eiaculazione” femminile?

Se la stimolazione del punto G si protrae a lungo, l’utero comincia a contrarsi fino a produrre un orgasmo molto particolare, che talora si accompagna alla produzione di un liquido chiaro. Le analisi di laboratorio hanno rivelato che questo fluido è simile alla composizione del liquido prodotto dalla prostata, che ha il compito di proteggere gli spermatozoi. Proprio per questa ragione i ricercatori hanno ipotizzato che il punto G sia un abbozzo di prostata.

A che serve il punto G?

Il punto G resta uno degli aspetti più misteriosi dell’anatomia femminile. Si è pensato anche che possa avere un ruolo nella maternità: l’orgasmo profondo prodotto dalla stimolazione del punto G è infatti spesso accompagnato da una sensazione di spinta verso l’esterno. Poiché il punto può essere stimolato anche dalla discesa del feto durante il parto, sembra possibile che il punto G abbia una funzione di aiuto alla nascita. Per strano che possa sembrare, ci sono donne, che malgrado i dolori del travaglio, raggiungono un orgasmo proprio durante l’espulsione del bambino.

Dove si trova e come si può stimolare il punto G?

Per la maggior parte delle donne il punto G è collocato nella parete anteriore della vagina ad una profondità di circa 4-5 cm proprio dietro la localizzazione esterna del clitoride. Il motivo per cui dico “la maggior parte delle donne” è che per alcune può essere differente. Il punto G è grande più o meno quanto una piccola monetina e quando stimolato propriamente si dilata un po’ e cambia leggermente struttura. Alla maggior parte delle donne sono necessari lunghi preliminari e stimolazione sessuale prima che il punto G possa loro procurare piacere. In tal senso una corretta stimolazione del punto G passa da preliminari prolungati e da una lunga stimolazione manuale e/o orale dei genitali femminili. Se proprio non riuscite ad individuare questa zona, leggete anche: Non riesco a trovare il punto G: come fare?

Individuare il Punto G

Mentre la donna giace sul dorso, inserite uno o due dita nella vagina in modo da tenere il palmo della mano rivolto verso l’alto. Successivamente piegate leggermente le dita. Come detto in precedenza la parete sulla quale si trova il punto G è una superficie rugosa, proseguite tra la vescica e la pelvi, li si trova un’area molto sensibile. E’ molto probabile che non si riconosca al tatto (comunque è caratterizzata da una forma a cupoletta tondeggiante), fate in modo che sia lei (la diretta interessata) a guidarvi. E’ importante non eccedere nella ricerca perché è possibile che alla vostra partner la pressione esercitata dia fastidio, quindi cambiare stimolazione e rimandare alla prossima volta la ricerca del punto G.

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Il punto G è indicato in giallo

Stimolare il punto G con le dita

Individuato il punto, l’uomo dovrebbe inizialmente avere un tocco delicato, successivamente, quando il punto G si inturgidisce, può gradualmente aumentare la pressione per circa 5 minuti. Poi allentala di nuovo, anche se non del tutto, per far riposare un po’ il dito. Volendo, può inserirne un altro senza ritirare il primo (per esempio aggiungere l’indice al medio) e prepararsi a una pressione ancora più decisa. Il punto G non è delicato come il clitoride, richiede molta più pressione.

Movimenti con le dita per stimolare il punto G

  • stantuffo: avanti e indietro come un pistone;
  • fluttuazione: come lo stantuffo, con movimenti più dolci e più lenti;
  • vibrazione: movimenti ancora più dolci, ma più veloci, come quando tremi dal freddo;
  • invito: piegando il dito in su verso di te come nel gesto che significa “vieni qua”.

Le migliori posizioni sessuali per stimolare il punto G

Per i sessuologi la posizione che procura le sensazioni più piacevoli alle donne non è certamente quella cosiddetta del missionario. Infatti l’organo sessuale maschile in tal modo eccita la parete posteriore della vagina, ma non quella anteriore, dove si trova il punto G. Le migliori posizioni per stimolare il punto G sono quelle da dietro, la cosiddetta “pecorina” (con lui leggermente sopra di lei) e quella con l’uomo steso e lei sopra (lasciare che faccia lei); il pene deve entrare con una certa angolazione specifica per stimolare efficacemente il punto G.

Il punto G ed il clitoride, quali sono le differenze?

Alcuni autori descrivono il punto G come la parte interiore del clitoride. Tralasciando l’aspetto anatomico possiamo dire che i vissuti di queste due zone sensibili non riflettono affatto questa tesi.
Il clitoride ha una reazione lineare: il primo tocco è piacevolmente eccitante, e i successivi sono via via sempre più eccitanti fino a raggiungere l’orgasmo.
Il punto G è tutto il contrario, la sua reazione è ondeggiante, oscilla dal dolore al piacere, dal pianto al riso, dal non star più nella pelle fino alla pace più profonda; insomma, da un estremo all’altro. Attraverso la stimolazione di un unico punto la donna può sperimentare l’intero universo di sentimenti che il suo corpo le può offrire. Oltretutto, le sensazioni non rimangono limitate all’area pubica o al bacino, ma tendono a coinvolgere la totalità del corpo.

Ultime raccomandazioni. A lui/lei: non siate precipitosi! Masturbatela sempre con molta delicatezza e pazienza, a lei piace di più! A lei: non vi scoraggiate se il punto G a voi non fa effetto.

Vibratori e sex toys

Esistono una serie di vibratori, sex toys ed indumenti, che possono essere usati per ottenere più piacere e rendere più appagante il rapporto per entrambi i partner, noi vi consigliamo questi:

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Il Pap test: un esame che può salvarti la vita

MEDICINA ONLINE VAGINA VULVA APPARATO GENITALE FEMMINILE SCHEMA ANATOMIA UTERO TUBE FALLOPPIO OVAIOIl pap test è, insieme alla mammografia, uno degli esami fondamentali di screening per la diagnosi precoce di patologie che possono mettere a repentaglio la salute femminile. Eseguito una volta ogni tre anni, ci consente di scoprire eventuali infezioni che colpiscono l’utero o la cervice, la presenza del Papilloma Virus nelle donne non sottoposte a vaccino, e soprattutto di rilevare lesioni cancerose ancora in stadio precocissimo, così da consentire una terapia immediata che impedisca al tumore di svilupparsi. Un vero esame salvavita, che tutte le donne in età fertile, dai 20-25 anni in su, dovrebbero eseguire. In molte regioni italiane le Asl hanno avviato un programma di prevenzione che consente alle donne di sottoporsi ad un pap test gratuito, è bene, perciò, che ciascuna si informi sui consultori e gli ospedali dove potersi prenotare per questo semplice esame.

Ideato dal medico Papanicolau, che gli ha dato il nome, questo esame medico, spesso confuso con lo striscio vaginale che però serve solo per individuare eventuali infezioni, il pap test in realtà è il miglior sistema diagnostico per scoprire precocemente una eventuale lesione cancerosa all’utero, anche in fase iniziale. Il pap test non fa male, semmai si può avvertire un certo fastidio, più che altro legato all’inserimento dello speculum, ma è talmente veloce che davvero non c’è il tanto di preoccuparsi. Vediamo come si esegue.

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Pap test: come si fa?

Il pap test si esegue nello studio medico e si effettua in non più di un quarto d’ora. Dopo aver fatto stendere la paziente sul lettino, il medico inserisce delicatamente in vagina un piccolo divaricatore, lo speculum, che permette di esaminare direttamente a occhio nudo il collo dell’utero. A questo punto, si effettua il prelievo delle cellule della cervice, in due tempi: un primo prelievo consiste nella raccolta dalla parte esterna della cervice mediante una piccola spatola, e il secondo dall’interno della cervice con un apposito spazzolino. Il muco prelevato viene “strisciato” su un vetrino dal medico stesso, e subito inviato al laboratorio di citodiagnostica per l’analisi.

Nelle donne in età fertile il pap test si effettua almeno 5 giorni dopo la fine del ciclo o almeno 5 giorni prima della data di inizio. In tutti i casi si consiglia di eseguire il pap test lontano dai rapporti sessuali (due giorni almeno dall’ultimo) e di non effettuare lavande vaginali prima. E’ bene anche astenersi dall’uso di diaframmi, ovuli o altre creme e pomate vaginali nei 3 giorni che precedono l’esame. Il pap test può essere eseguito in gravidanza senza problemi fino all’ottavo mese. Anche una ragazza vergine può sottoporsi al pap test. Di norma i risultati di laboratorio arrivano dopo tre settimane.

Pap test risultati: come si leggono?

Come interpretare i risultati del nostro pap test? Ecco qualche indicazione utile. Il pap test perfetto è negativo: ovvero nel referto troverete che non sono state rilevate lesioni pre-cancerose, né altre alterazioni del tessuto uterino di alcun tipo o processi infiammatori in atto, né, infine, la presenza del Papilloma Virus. Tuttavia, il nostro Pap-test può risultare positivo, ad esempio potrebbe aver rilevato una piccola alterazione, evidenziata da infiammazione senza cellule atipiche, che di solito è dovuta ad una comune infezione della vagina o del collo dell’utero.

Se sono segnalate cellule squamose atipiche significa che siamo in presenza di una semplice infezione virale. Veniamo alle definizioni che ci devono preoccupare un po’ di più: se nel referto si parla di lesione squamosa intraepiteliale (SIL) vuol dire che vi è la probabilità (da verificare) di una alterazione pre-cancerosa, ovvero di una lesione che potrebbe dare origine ad un carcinoma dell’utero se non curata subito. Infine, possono essere rilevate cellule che sono già maligne.

Qualora il ginecologo evidenziasse delle alterazioni nei risultati del vostro pap test, vi consiglierebbe un ulteriore esame più approfondito chiamato colposcopia, che permette di guardare, attraverso un microscopio particolare, la parte dell’utero che sporge dalla vagina, per localizzare esattamente le lesioni cancerose (se presenti) e permettere un piccolo prelievo di tessuti detto biopsia. Per curare molte delle lesioni precancerose o cancerose in fase iniziale diagnosticate dal pap test, sono oggi disponibili delle terapie ambulatoriali (o in day-hospital) e in anestesia locale.

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Vaginismo e dolore durante il sesso: il botulino può essere la cura

vaginaQuando parlo di botulino tra i non addetti ai lavori, tutti pensano ovviamente ai vip o agli attori che lo usano per cercare di ingannare l’effetto che gli anni hanno lasciato sui loro volti. Questa visione è però limitata perché in realtà l’uso del botulino ormai va oltre l’estetica e conquista giorno dopo giorno nuove branche della medicina. Le indicazioni per l’ uso della tossina botulinica infatti continuano ad espandersi, ed in un recente studio scientifico sono stati pubblicati i risultati del trattamento sperimentale del vaginismo con infiltrazione locale di tossina botulinica.

Cos’è il vaginismo?

Il vaginismo viene definito come una contrazione riflessa ed involontaria dei muscoli del perineo e della vagina che si verifica sia durante l’ atto sessuale che durante le normali visite ginecologiche, e che causa intenso dolore rendendo impossibile una soddisfacente vita sessuale. Le terapie finora sperimentate per il vaginismo includono i farmaci rilassanti muscolari, applicazione di anestetici locali per la riduzione del dolore, esercizi fisioterapici specifici o psicoterapia per la rimozione delle causa inconsce dello spasmo. Nessun trattamento, tuttavia, è specificamente diretto alla rimozione locale dello spasmo muscolare, come invece accade per le infiltrazioni di tossina botulinica.

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I risultati dello studio

Lo studio è stato condotto su 24 donne affette da vaginismo resistente alle comuni terapie, ed una quantità di tossina botulinica compresa tra 150 e 400 unità è stata infiltrata in punti diversi della muscolatura vaginale. A distanza di una settimana dal trattamento 23 donne si sono presentate per il controllo, e l’ infiltrazione di tossina botulinica si è rivelata efficace nel 100% dei casi, con assenza dei sintomi di vaginismo. 18 donne hanno riferito di aver ripreso ad avere rapporti sessuali normali già dopo il primo trattamento, mentre 4 hanno richiesto una seconda infiltrazione.

Quanto dura l’effetto?

I trattamenti con tossina botulinica hanno normalmente una durata temporanea, e vanno ripetuti, nell’ uso cosmetico, ad intervalli di 5-6 mesi. Nel caso del vaginismo, tuttavia, l’ effetto sembra prolungarsi nel tempo, e nello studio pubblicato la scomparsa del vaginismo si è protratta per tutto il periodo di follow-up, che è durato per alcune pazienti fino a due anni. Molto probabilmente la rimozione temporanea dello spasmo muscolare è sufficiente ad eliminare le cause psicologiche del vaginismo, ed a garantire effetti di lunga durata. Al momento non è possibile dire che l’ effetto sia permanente, ma l’ uso della tossina botulinica per il vaginismo sembra comunque avere effetti di durata superiore a quella di tutti gli altri trattamenti finora disponibili.

A chi rivolgersi?

Il trattamento con tossina botulinica, anche alle dosi insolitamente alte richieste per il vaginismo, non è particolarmente rischioso, e può essere effettuato senza necessità di ricovero, ovviamente da un medico. Nei casi di vaginismo severo può essere preferibile effettuare il trattamento in sedazione, con l’ assistenza di un medico anestesista ed in strutture adeguate.

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