Vuoi comprare tutto? Impara a capire se soffri di shopping compulsivo

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Lo shopping compulsivo, come molti oggi sanno, non è il breve e piacevole momento che si vive quando compriamo qualcosa. La dipendenza dallo shopping è un comportamento disadattivo usato per evitare la realtà sgradevole. Alcuni esperti ritengono che durante l’azione compulsiva il compratore adotta una specie di auto medicazione, cioè ottiene una variazione positiva nel proprio organismo. Lo shopping compulsivo non è stato ancora classificato formalmente come disturbo comportamentale specifico dall’American Psychiatric Association (Hanson, 1993).
Lo shopping compulsivo, è anche detto oniomania dal greco onios che vuol dire  “da vendere”, cioè “mania di comprare ciò che è in vendita”; l’andare nei negozi e acquistare tutto porta ben presto ad un disastro economico. Ha inoltre un effetto limitato: tolta l’etichetta del prezzo dell’oggetto comprato scema la sensazione di benessere. Il primo a parlare di questa dipendenza fu Krapelin nel 1915. La sensazione di benessere di cui sopra è causata da una forte liberazione di dopamina, essa agisce sul sistema nervoso simpatico causando l’ accelerazione del battito cardiaco e l’innalzamento della pressione sanguigna, cui fa seguito, a merce conquistata, un senso di soddisfazione e di rasserenazione.

Non solo donne

E’ curioso rilevare che lo shopping compulsivo, al contrario di quello che molti credono, non è un problema unicamente femminile: in misura minore ma anche gli uomini ne soffrono. Il punto di vista tradizionale delle donne che soffrono dell’acquisto compulsivo è probabilmente risultato dal fatto che la maggior parte degli studi fatti erano rivolti principalmente alle donne. Queste, infatti, sono più inclini ad ammettere la loro dipendenza mentre gli uomini sono restii.

Classificazione della patologia

La diatriba relativa alla classificazione di questo disturbo dipende da diversi fattori. In primo luogo si nota che, a differenza delle classiche dipendenze, in questo caso non è prevista l’assunzione di sostanze esterne come nel caso dell’alcolismo o della tossicodipendenza. Questo aspetto è di fondamentale importanza ed evidenzia che la mancanza del rischio oggettivo e concreto di mettere a repentaglio la propria vita (come invece accade nei nei due casi citati di dipendenza da sostanze) induce nella società una visione poco critica delle conseguenze che lo shopping compulsivo può generare nella vita dei soggetti dipendenti.
In secondo luogo il disturbo presenta diversi aspetti riconducibili ad altre patologie già chiaramente classificate quali la depressione, il disturbo ossessivo-compulsivo e il disturbo del controllo degli impulsi. Nell’episodio compulsivo la modificazione della serotonina porta a percepire, oltre alla sensazione di benessere, la possibilità di risolvere le proprie difficoltà. Questa falsa sensazione del proprio stato è l’elemento essenziale che induce il compratore a ripetere ossessivamente l’atto al fine di trovare il proprio equilibrio ed il proprio piacere. L’atto del comprare compulsivamente è spesso accompagnato da rimorso, vergogna, colpa irreparabile ed impossibilità di aiuto. Queste emozioni, associate ad una diffusa depressione, aumentano la dipendenza. Le conseguenze per il compulsive shopper sono diverse: contrarre debiti abbastanza elevati, timore di essere scoperti, atti disperati per nascondere la propria colpa. I soggetti colpiti da questa dipendenza sono spesso portatori di altri disturbi: alcoolismo, disturbi alimentari, etc.

Acquistare invece di vivere

“L’emozione è comprare tanto, non comprare qualcosa; il piacere è come quello provato per la droga, è allontanare l’angoscia del vuoto”.  dice M., una paziente dipendente dalla shopping Per molti anni M. è stata una compratrice accanita e si identificava con quello che T.  Hine, uno storico del materialismo culturale, autore di “Siamo tutti dei clienti”, scriveva in proposito: “Un soggetto diventa un compulsive shopper se non può pagare gli oggetti che compra, ma finchè acquista e paga viene classificato come buon cliente”. Nella nostra società questa concezione relativa alla dipendenza in oggetto ha condizionato molti compratori a diventare compulsive buyer ed a iniziare una catastrofica discesa delle proprie finanze. M., nel giro di pochi anni si era ritrovata con debiti enormi. Aveva pienamente aderito al detto: “In shop we trust”, manifesto delle ragazze Shopaholic, in un blog sugli acquisti. Gli episodi di shopping compulsivo hanno una frequenza media di 17 episodi mensili ed una durata che oscilla dall’ora alle sette ore per episodio. Casi estremi sostengono di avvertire l’impulso a comprare ogni ora (sebbene ciò sia infrequente). In media 7/8 ore la settimana sono pervase da questo impulso a comprare. I tentativi di opporsi a tale comportamento irrefrenabile vengono descritti spesso come fallimentari; circa il 74% delle volte in cui i soggetti sperimentano l’impulso a comprare esso ha come conseguenza l’acquisto. E’ comunque probabile che i consumatori compulsivi abbiano, fin dall’inizio, poca stima di sé, confermata e rinforzata, poi, dalle conseguenze negative del loro comportamento. Faber e O’Guinn (1988) osservarono che il livello di autostima degli shopper compulsivi era significativamente più basso rispetto a quello dei normali consumatori (14,81 contro 10,66). I dati qualitativi fornirono ulteriori esempi dei sentimenti di inadeguatezza e della scarsa stima di sé che spesso provano le persone con problemi d’acquisto.

Come si guarisce: psicoterapia e farmaci

I primi passi per evidenziare il problema sono, innanzitutto, ammettere di averlo e, poi, chiedersi perché si compra: per aumentare il senso di autostima, per una depressione, etc. Indagando sul trattamento del disturbo, nonostante la limitatezza delle ricerche, emerge come l’uso della psicoterapia, sia pur con un setting talvolta modificato, risulti molto efficace. La psicoterapia psicodinamica in alcuni casi può essere il trattamento di scelta per quei pazienti con un elevato funzionamento, in grado di tollerare le regole imposte dal setting, preferibilmente non rigido, con una buona dose d’introspezione con cui, però, non va dimenticato l’utilizzo di qualche strategia volta alla modificazione del sintomo, quale la stesura di un diario quotidiano.
Le modalità di trattamento medico ricalcano in parte quelle delle tossicodipendenze e in parte quelle del disturbo ossessivo-compulsivo: terapia farmacologica con stabilizzatori dell’umore – sali di litio, acido valproico, carbamazepina- e/o antidepressivi – bubropione o citalopram, clomipramina, fluoxetina, fluvoxamina, paroxetina e sertralina. Il paziente che assume questi farmaci deve essere assolutamente controllato da un medico.

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Ladra in boutique con licenza di rubare: «Sono malata di shopping compulsivo»

DOTT. EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO CHIRURGO MEDICINA ONLINE SHOPPING DONNA NEGOZIO CLEPTOMANIA RUBARE VESTITI COMPULSIVO DIPENDENZA SOLDI DISOCCUPAZIONE NEGOZIO CARTA CREDITO IVA CAPITALISMO GUARDAROBATradita dallo shopping compulsivo (scopri cos’è e se lo hai anche tu cliccando sul link) una signora rischia la denuncia, ma è “vittima” di una vera e propria malattia con tanto di certificazione psichiatrica: la farà franca la 47enne che, tempo fa, si è infilata in borsetta un vestito griffato da 220 euro in un noto negozio della città di Treviso. Non solamente una passione o un vizio, quello di spendere in vestiti, scarpe e borsette senza riuscire a resistere alle firme, ma una vera a propria patologia che la spinge a mettere le mani su capi d’abbigliamento e, senza rendersene conto, ad appropriarsene senza pagarli.

La signora, cliente conosciuta dalla proprietaria della boutique, si aggirava tra gli espositori chiedendo maggiori informazioni su un abito che era intenzionata ad acquistare. La titolare ha accompagnato la donna nel retro del negozio, verso i camerini ed è qui che ha osservato la 47enne richiudere la borsetta come se ci avesse appena infilato dentro qualcosa. Mentre la signora si provava l’abito, la titolare si è accorta che da un espositore mancava un vestito dal valore di 220 euro e ha chiamato la polizia. Sul posto è giunta subito una volante che ha accertato la situazione e accompagnato la donna negli uffici per essere denunciata. La procedura, però, è stata sospesa dato che dagli archivi è emerso come non si trattasse del primo colpo della 47enne. In passato era stata segnalata per un taccheggio di merce di basso valore in un centro commerciale della zona. In quell’occasione, negli uffici, era pervenuta anche la relazione psichiatrica di un medico che certificava la sua tendenza allo shopping compulsivo con aspetti comportamentali cleptomanici.

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Da quanto pesi si può prevedere il tuo rischio di sviluppare malattie cardiache

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO DIMAGRIRE GRASSO DIETA DIETOLOGIA CALORIE IPOCALORICA OBESO OBESITA SOVRAPPESO KG BILANCIA (2)Dalla misurazione dell’indice di massa corporea e del girovita delle persone in sovrappeso si può, secondo una recente ricerca di scienziati olandesi, prevedere con una certa precisione il rischio di malattie cardiache. Uno studio ad ampio raggio, quello condotto dall’equipe di ricercatori della Heart Foundation olandese, e pubblicato su European Journal of Cardiovascular Prevention and Rehabilitation, che ha preso in considerazione un cospicuo campione di popolazione, 20.500 tra uomini e donne, cui, dal 1993 al 1997 sono stati registrati sia l’indice di massa corporea che il girovita. Comparando i dati raccolti con quelli dei registri ospedalieri in un intervallo di tempo di dieci anni, i ricercatori hanno appurato che più della metà (53%) di tutti i casi mortali dovuti a disturbi cardiaci e circa un quarto (dal 25 al 30%) di tutti i casi non mortali registrati erano occorsi in persone obese e sovrappeso.

L’indice di massa corporea ed il girovita insomma, oltre ad essere già stati individuati come fattori di rischio per le malattie cardiovascolari potrebbero, secondo i ricercatori olandesi, aiutare effettivamente nel prevedere il rischio di sviluppare o di morire di malattie cardiache. Ciò che questo studio dimostra, sostengono i ricercatori, è l’effetto sostanziale che sovrappeso e obesità hanno nei confronti delle malattie cardiovascolari, siano esse mortali o meno. Un motivo in più per evidenziare la necessità di politiche sociali ed interventi di sanità pubblica per prevenire il diffondersi dell’obesità.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
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Stress e preoccupazioni ti fanno ingrassare di più

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO OBESITA GRASSO SOVRAPPESO DIETA DIMAGRIRE METRO ADDOME PANCIA GRASSOAffermazione banale per molti, ma non per la scienza: essa abbisogna di prove scientifiche e lunghi esperimenti per dimostrare anche la più banale delle affermazioni: questo è il caso.

Uomini e donne in sovrappeso tendono ad acquistare ancora più chili se si trovano in situazioni di stress lavorativo o conducono una vita ricca di preoccupazioni, di carattere famigliare o finanziario.  

La ricerca

Uno studio in merito è stato pubblicato qualche tempo fa sulla rivista American Journal of Epidemiology, per il quale i ricercatori hanno analizzato i dati di uno studio nazionale condotto negli Stati Uniti su 1.355 uomini e donne a cui sono stati misurati peso e livello di stress nel 1995 e poi nel 2004. I risultati hanno evidenziato una stretta correlazione tra l’aumento di peso e lo stress cui le persone erano sottoposte nella loro vita. Gli uomini in sovrappeso o obesi tendevano infatti ad aumentare di peso in caso di stress lavorativo o di fronte a preoccupazioni legate a problemi finanziari. Per le donne vale lo stesso concetto anche se cambiano i motivi: mentre per l’uomo sono lavoro e soldi le cause del disagio, per le donne lo stress è causato principalmente da difficili relazioni familiari oppure dal sentimento di non riuscire a controllare la propria vita.

Impatto maggiore se si parte già da un sovrappeso

L’effetto dello stress non ha avuto lo stesso impatto sulle persone di peso normale, ma solo su coloro che, all’inizio della ricerca erano già in sovrappeso o obesi. Tali risultati suggeriscono non solo che in questo periodo di recessione economica statisticamente potrebbe esserci un ulteriore aumento delle persone in sovrappeso, ma anche che, nei programmi di rieducazione e di recupero della forma fisica normale, le persone potrebbero avere bisogno, accanto a diete e programmi riabilitativi, di terapie mirate alla riduzione dello stress per ottenere migliori risultati.

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Il ginseng è più efficace del Viagra per curare la disfunzione erettile?

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO FARMACISTA FARMACIA FARMACO PILLOLA COMPRESSA PASTICCA MEDICAMENTO INTEGRATORE ALIMENTARE PRINCIPIO ATTIVO VITAMINE NATURA FOGLIA FITOTERAPIADopo anni di dominio incontrastato di Viagra sembra proprio che la pillola blu potrebbe essere presto sostituita, almeno in parte, da un elemento naturale che sortisce effetti simili. Si tratta del ginseng, le cui doti afrodisiache non sono mai state un mistero, ma che è stato indicato da un recente studio condotto in Sud Corea presso l’Università di Yonsei e pubblicato sul Journal of Impotence Research, come un vero e proprio sostituto del Viagra. I ricercatoti hanno somministrato bacche di ginseng coreano per quattro volte al giorno per otto settimane a oltre 100 uomini affetti da disfunzione erettile moderata: maggior parte dei casi dopo il periodo di otto settimane il disturbo era sparito grazie a un aiuto di tipo naturale.

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Curare la disfunzione erettile (impotenza) con l’esercizio fisico e l’alimentazione

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO VERDURA CIBO VEGETALI DIETA DIMAGRIRE CUCINAAlcuni tipi di disfunzione erettile (quella che una volta veniva chiamata “impotenza”) possono essere curati con l’esercizio fisico e una buona alimentazione: lo hanno scoperto un gruppo di ricercatori della East Carolina University guidati dal dottor Christopher Wingard in uno studio pubblicato su American Journal of Physiology. L’esercizio aerobico sembra però poter curare solo la disfunzione erettile maschile che viene causata da una scorretta alimentazione: i dati emersi dallo studio su un modello animale hanno messo infatti in evidenza la stretta correlazione fra il cibo spazzatura, l’esercizio aerobico e la capacità erettile. I ricercatori infatti hanno sottoposto per 12 settimane un gruppo di topi a una dieta ricca occidentale con cibo spazzatura ricco di zuccheri e grassi. L’altro gruppo ha invece seguito una dieta sana e durante il periodo di osservazione metà degli animali sono stati sottoposti a esercizio fisico. I risultati hanno dimostrato che i topi che avevano seguito la dieta “occidentale” ricca di cibo spazzatura e che non avevano praticato l’esercizio fisico avevano sviluppato una disfunzione erettile presentando arterie coronarie poco elastiche. Al contrario i topi che pur avendo seguito la stessa dieta avevano praticato l’esercizio fisico non presentavano disfunzione erettile rifuggendo i problemi alle arterie.

Integratori alimentari efficaci nel migliorare quantità di sperma, erezione e libido maschile e femminile

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Quali sono i 6 oggetti più sporchi e contaminati delle camere d’albergo?

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO ALBERGO SALA CASA DI LUSSO SCALE TAPPETOCe l’avete fatta. Avete ottenuto le ferie, avete prenotato navi e treni, avete affrontato un lungo viaggio e finalmente avete raggiunto la vostra località di villeggiatura. Questa volta non avete voluto badare a spese: avete prenotato l’hotel migliore della zona. Entrate orgogliosi e felici nella vostra bellissima camera d’albergo, appoggiate la valigia dove capita, vi stendete sul letto ed il gioco è fatto: siete immersi nei batteri dalla testa ai piedi! Ogni volta che entrate in una camera d’albergo, anche se apparentemente è splendente, fate l’ingresso in un mondo dove i patogeni si annidano in posti insospettabili. Vogliamo vedere la classifica degli oggetti più sporchi in hotel? Eccola, pubblicata dalla CBC Television Canada che ha testato diciotto hotel canadesi di varie fasce di prezzo tra Toronto, Vancouver e Montreal:

1) Copriletto

2) Telecomando

3) Lampada da compodino

4) Telefono

5) Interruttori

6) Moquette

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Sindrome di Proteo: l’uomo che non può smettere di crescere

Dott. Loiacono Emilio Alessio Medico Chirurgo Medicina Chirurgia Estetica Cavitazione Dietologo Dieta Perdere Peso Roma Cellulite Sessuologia Sesso Gigantismo Proteo Ecografie Dermatologia Robert Smith Smettere CrescereTutti noi, se potessimo, vorremo crescere qualche centimetro in più. Tutti, o quasi: ci sono persone al mondo che invece hanno il problema opposto, come nel caso di Robert Smith. Conosciamo la sua storia grazie al Daily Mail. Robert Smith è un uomo di 24 anni, cittadino del Regno Unito. E’ prigioniero in casa propria perché soffre di una rara condizione medica, la Sindrome di Proteo, per la quale le sue ossa e la sue pelle non smettono di crescere.

É la stessa sindrome che si pensa abbia colpito nel 19° secolo Joseph Merrick, ai più conosciuto come “The Elephant Man” da cui è stato tratto il famoso omonimo film di David Lynch. La sindrome di Proteo è una rarissima malattia congenita, identificata per la prima volta dal dottor Michael Cohen nel 1979, e il cui nome è stato attribuito nel 1983 dal dottor Hans-Rudolf Wiedemann, in omaggio al dio Proteo della mitologia greca, in grado di trasformare il proprio aspetto fisico; probabilmente il riferimento era al fatto che le manifestazioni del morbo erano ogni volta differenti nei vari pazienti a cui era stata diagnosticata questa malattia.

Robert pesa 120 Kg e porta il 50 di scarpe, inoltre ha problemi di vista e di udito, soffre di idrocefalo ed epilessia e ha subito 74 operazioni chirurgiche. Come se non bastasse, è afflitto anche dal gigantismo, il che significa che la sua statura (circa 2 metri e 10) è destinata ad aumentare, così come l’idrocefalo e l’epilessia. La madre di Robert, ha affermato: «L’unico sollievo che ho è quando una badante si occupa di Robert per tre ore a settimana, ma io non cambierei Robert per nulla al mondo, è un gigante buono e affettuoso. Sarà meraviglioso quando riusciremo finalmente a comprare la sedia a rotelle».

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