Appendice vermiforme: posizione, anatomia e funzione originaria

MEDICINA ONLINE INTESTINO COLON TENUE CRASSO APPENDICE TRASVERSO ASCENDENTE DISCENDENTE RETTO ANO COLECISTI STOMACO DUODENO ILEO PARALITICO ADINAMICO MECCANICO OSTRUZIONE OCCLUSIONE SUBOL’appendice vermiformeappendice cecale, comunemente chiamata solo “appendice” è una struttura anatomica tubulare facente parte dell’intestino crasso, che appartiene al segmento prossimale noto come cieco.

Appendice vermiforme: funzione originaria

L’appendice vermiforme a cosa serve, perché esiste? Non c’è una risposta precisa a tali domande, pur essendo noto a tutti che si può vivere dopo la sua asportazione (appendicectomia). Essa non sembra avere attualmente alcuna funzione precisa all’interno del nostro organismo: è un tipico esempio di vestigia filogenetica del corpo umano. Sono considerate “vestigia” tutti quegli elementi di un organismo che in esso persistono, ma che hanno perso del tutto la funzionalità che invece avevano in un antenato (vestigia filogenetico, l’appendice appunto) o nell’embrione (vestigia ontogenico, ad esempio l’ombelico). L’appendice sarebbe quindi il rimasuglio di antenato dell’uomo, una parte dell’intestino che prima era utile – forse a scopi digestivi – e che a noi sarebbe stata tramandata priva della sua funzione, ridotta ad un moncherino, per via di mutate condizioni, forse relative all’alimentazione ed alla digestione. Un’altra tesi spiega come l’appendice sia un organo linfoide, e la sua funzione, teoricamente, sarebbe quella di elaborare gli antigeni di microorganismi intestinali, permettendo quindi lo sviluppo di anticorpi specifici
Un’ipotesi decisamente affascinante è stata avanzata da un gruppo di ricercatori sulla rivista The Journal of Theoretical Biology. Secondo loro l’appendice potrebbe essere un rifugio per batteri. Nel nostro intestino abitano innumerevoli batteri e sono utilissimi, anzi fondamentali per la corretta digestione dei cibo, L’intestino però è anche un ambiente difficile: un’infezione o un altro problema può portare ad attacchi di dissenteria, che impoveriscono gravemente la cosiddetta flora intestinale. Proprio in queste circostanze l’appendice potrebbe servire da riparo ai batteri utili: una sorta di Arca di Noè per microrganismi con cui ripopolare l’ambiente una volta passata l’emergenza. Alcuni studi sembrerebbero dimostrare questa tesi: le persone che sono prive di appendice tendono infatti ad ammalarsi con maggiore frequenza ed anche a metterci più tempo a riprendersi da una malattia enterica.

Posizione dell’appendice

L’appendice nell’uomo è posta sotto la valvola ileo-cecale, nella superficie dell’intestino cieco, nel quadrante inferiore destro dell’addome (più precisamente a livello della fossa iliaca destra).

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Cenni anatomici

L’appandice vermiforme ha la forma di un piccolo tubo cilindrico lungo dai 5 ai 9 cm e largo 7 mm. Risulta più lunga nei bambini e può atrofizzarsi con l’invecchiamento. L’appendice costituisce un prolungamento dell’intestino crasso, posizionata in vari modi, a seconda dei quali è definita discendente o ascendente e interna o esterna. La posizione più comune è quella verso il basso lungo la linea mediana del corpo ma anche le altre disposizioni sono riscontrabili in numerosi individui (pelvica, retrociecale, sottoepatica, iliaca sinistra). L’estrema variabilità della posizione dell’appendice è dovuta in genere a malposizioni del cieco risalenti allo sviluppo embrionale. L’appendice è composta, dall’esterno verso l’interno, da: rivestimento esterno sieroso, tonaca muscolare, tonaca sottomucosa e tonaca mucosa. In posizione esterna e trasversalmente ad essa è presente il mesenteriolo, costituito da una piega peritonealetriangolare contenente i vasi sanguigni, i nervi e i vasi linfatici dell’appendice. L’appendice è fissata di solito al mesentere posteriormente all’estremità inferiore dell’ileo, la sua mobilità a volte è limitata dalla brevità del mesenteriolo. L’appendice è costituita da tessuto linfatico con funzione di filtro, non più in grado di assorbire i nutrienti, per questo è detta a volte la “tonsilla addominale”. Proprio l’azione di filtro può causarne a volte l’infiammazione (appendicite) che, quando è acuta, rende necessaria la sua asportazione chirurgica (appendicectomia). All’interno della sottomucosa sono presenti anche le Cripte di Lieberkühn.

Punti appendicolari

Sono stati proposti vari punti la cui dolorabilità alla pressione è indicativa di patologia dell’appendice (quasi sempre infiammazione). Il più noto e usato è il punto di McBurney, situato sulla linea spino-ombelicale destra — ossia la linea che congiunge la spina iliaca anteriore superiore destra all’ombelico — all’unione fra il terzo esterno e il terzo medio della stessa (cioè a 2/3 della linea spino-ombelicale destra tracciata a partire dall’ombelico), secondo altri autori a metà della suddetta linea (quindi più medialmente)

Altri punti e segni appendicolari usati in medicina per individuare patologie a carico dell’appendice vermiforme, sono:

  • punto di Morris: che si trova sulla linea spino-ombelicale destra (la stessa usata per il punto di McBurney), a 4 cm dall’ombelico;
  • punto di Munro (o di Sonnenburg): sulla stessa linea spino-ombelicale destra ma ancora più medialmente, all’incrocio con la linea parasternale destra;
  • punto di Lanz: all’unione fra il terzo laterale destro e il terzo medio della linea bis-iliaca (cioè sulla linea che congiunge le due spine iliache anteriori superiori, a 1/3 della lunghezza della stessa a partire dalla spina iliaca di destra);
  • punto di Clado: sempre sulla linea bis-iliaca ma all’incrocio con la linea parasternale destra;
  • punto di Jalaguier: a metà della linea spino-pubica di destra (la linea che congiunge la spina iliaca anteriore superiore destra alla sinfisi pubica);
  • segno di Aazon: comprimendo in sede appendicolare compare dolore epigastrico;
  • segno di Bastedo: insufflando aria nel colon compare dolore alla fossa iliaca destra.

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Differenza tra liquidi volatili e non volatili in chimica

MEDICINA ONLINE LABORATORIO CHIMICA FISICA SANGUE ANALISI FECI URINA GLICEMIA AZOTEMIA DENSITA CHEMISTRY LAB VISCOSITA LIQUIDO GAS SOLIDO FLUIDO ACQUA PESO SPECIFICO SCUOLA RICERCA RESISTENZA ATTRITOCon “liquido” in chimica si indica uno degli stati della materia, insieme a “solido” ed aeriforme (gas). Le sue proprietà principali sono: fluidità, elasticità ed incomprimibilità. Generalmente, una sostanza allo stato liquido è meno densa che allo stato solido, ma un’importante eccezione è costituita dall’acqua.

Comportamento di atomi e molecole nei liquidi

Le molecole o atomi che costituiscono il liquido interagiscono fra loro, sebbene non fortemente come nel solido. Non sono fra loro in posizioni fisse ma “scorrono” gli uni sugli altri, sebbene si ipotizzi l’esistenza di cluster o gabbie relativamente stabili, in liquidi dai forti legami intermolecolari come l’acqua.

Liquidi volatili e non volatili

I liquidi si distinguono in:

  • liquidi volatili: dove i legami fra le molecole costituenti il liquido sono deboli (ad esempio il benzene o il bromo);
  • liquidi non volatili: dove i legami fra le molecole costituenti il liquido sono forti (esempio classico: il mercurio).

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Lavare i denti correttamente: per quanto tempo?

MEDICINA ONLINE LAVARSI I DENTI GENGIVE LINGUA LABBRA CORRETTAMENTE INCISIVI MOLARI PREMOLARI CANINI BAMBINI ADULTI DENTIFRICIO SPAZZOLARSI SPAZZOLINO MOVIMENTO COLLUTORIO FLUORO FILO INLavarsi i denti è una attività che tutti facciamo (o dovremmo fare!) ogni giorno, varie volte. E non solo per un fattore estetico o per evitare l’alito cattivo, ma soprattutto per conservare a lungo la salute dei nostri denti ed evitare dolorose sedute dal dentista. Sembrerebbe una attività facile da svolgere, ma in realtà quasi nessuno di noi la svolge in maniera del tutto corretta, specie per quel che riguarda i tempi. Molti di noi impiegano meno di un minuto per lavarsi i denti, sbagliando. Quali sono i tempi corretti per lavarsi i denti in maniera davvero corretta?

Per calcolare i tempi giusti, può essere utile suddividere la bocca nei seguenti quadranti: l’area in alto a sinistra, l’area in alto a destra, l’area in basso a sinistra e l’area in basso a destra. Se ti fermi per 30 secondi in ogni quadrante, la tua pulizia sarà efficace e abbastanza rapida. Calcola altri 40 secondi per spazzolare la lingua e 20 per il risciacquo.

In tutto il lavarsi i denti correttamente dovrebbe quindi durare circa 3 minuti (alcuni dentisti consigliano 4 minuti). Se proprio andate di fretta, cercate di evitare almeno di essere al di sotto dei due minuti di lavaggio.

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Pelle gialla: differenza tra ittero e carotenodermia

MEDICINA ONLINE ITTERO BILIRUBINA EMOLITICO COLESTATICO OSTRUTTIVO NEONATALE SIGNIFICATO CISTIFELLEA SCLERA COLECISTI BILE GRASSI DIGESTIONE DOTTO CISTICO COLEDOCO COMUNE FEGATO PANCREAUna colorazione gialla della cute può essere determinata generalmente dalla presenza di ittero o di carotenodermia.

Ittero

L’ittero è un segno medico caratterizzato da colorazione giallastra della pelle, delle sclere e delle mucose causata dall’eccessivo innalzamento dei livelli di bilirubina nel sangue. Tale colorazione diventa ben visibile quando la bilirubinemia supera i 2,5 mg/dL. La causa dell’ittero è da ricercarsi nella sua aumentata produzione e/o ad un’impossibilità da parte del fegato di effettuare il processo di coniugazione con acido glucuronico (ittero emolitico). Altra causa tipica di ittero è la colestasi (ittero colestatico o ostruttivo) condizione in cui la bilirubina viene normalmente prodotta, va a costituire la bile, ma questa incontra un ostacolo e non può percorrere il normale tragitto che la porterebbe nell’intestino e quindi a essere eliminata con le feci.

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Carotenodermia

La cute diventa giallastra anche nella carotenosi (anche chiamata carotenemia o xanthaemia o ipercarotenosi o carotenodermia) ma in questo caso la colorazione non ha nulla a che vedere con la bilirubina, come avviene nell’ittero: la cute diventa gialla per la presenza di un pigmento arancione noto come carotene nel sangue, che deriva da un eccessivo suo apporto con la dieta, condizione che può derivare da un consumo eccessivo di carote o altri vegetali contenenti il sopra citato pigmento, come le patate dolci. Inoltre mentre la colorazione giallastra nell’ittero colpisce anche le sclere (il “bianco” dell’occhio, vedi foto in alto), ciò non avviene nella carotenodermia in cui il giallo tende ad essere presente nei palmi delle mani e nelle piante dei piedi ma le sclere sono normali. La carotenodermia può essere secondaria (cioè causata, direttamente o indirettamente) anche da: ipotiroidismo, diabete mellito, anoressia nervosa, sindrome nefrosica e malattie epatiche.

Ricordiamo che un’altra causa di colorazione giallastra della cute può essere un’eccessiva esposizione ai fenoli.

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Manovra e segno di Murphy positivo o negativo: cos’è e cosa indica

Anatomy Of The Bile Duct System Saint Francis / Mount Sinai RegiLa manovra di Murphy è una manovra utilizzata dal medico in semeiotica per indagare la presenza di un dolore che ha origine nella colecisti (anche chiamata cistifellea). Il suo nome trae origine dal celebre chirurgo statunitense John Benjamin Murphy.

Come si esegue la manovra di Murphy?

  1. Il paziente giace steso in posizione supina (con la pancia verso l’alto);
  2. il medico si dispone in piedi sul lato destro del paziente;
  3. il medico poggia la mano destra a piatto sul quadrante superiore destro dell’addome;
  4. il medico preme le punte dell’indice e del medio sul punto colecistico (situato sotto la decima costa di destra, a livello della sua estremità anteriore);
  5. si fa inspirare profondamente il paziente, sempre comprimendo il punto cistico: in questo modo la colecisti viene spinta in basso e in avanti dal diaframma fino a toccare la parete anteriore dell’addome.
  6. se il tocco dell’organo da parte delle due dita esacerberà il dolore, per cui il paziente smetterà bruscamente di inspirare, il segno di Murphy è positivo, indice della probabile presenza di una colecistite o di una calcolosi, in caso contrario il segno di Murphy è negativo.

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Cosa indica il segno di Murphy positivo?

Come appena accennato, il segno di Murphy positivo è indice della probabile presenza di una colecistite o di una calcolosi. La patologia per cui più frequentemente si osserva la positività della manovra di Murphy è la colecistite acuta, cioè l’infiammazione acuta della cistifellea; se invece sono presenti una colecistite cronica o una calcolosi, il segno sarà più sfumato o si dovrà esercitare una pressione maggiore per ottenere una franca positività.

Il segno di Murphy è sufficiente per fare diagnosi?

No. Come sovente accade in semeiotica, il segno di Murphy positivo rappresenta una indicazione di diagnosi e NON è sufficiente da solo per fare alcuna diagnosi precisa: quest’ultima va infatti indagata proseguendo con esami diagnostici di laboratorio (esami ematochimici) e di diagnostica per immagini (ecografia, RX…) che possono evitare falsi positivi e negativi.

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Medico Chirurgo
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Differenza tra prono o supino: significato e posizione

MEDICINA ONLINE DECUBITO PRONO SUPINO LATERALE SICUREZZA SIGNIFICATO POSIZIONE LETTO STESI TERRA VISITA LETTINO SDRAIATO CHE SIGNIFICA DIFFERENZA PANCIA IN SU IN GIUQuando una persona è in posizione stesa, ad esempio su un letto, può assumere principalmente tre posizioni: supina, prona o laterale.

Nella posizione supina (o decubito supino), il soggetto è sdraiato in posizione orizzontale, con la schiena appoggiata alla superficie e con la sua parte anteriore rivolta verso l’alto, a pancia in su.

Nella posizione prona (o decubito prono o ventrale), il soggetto è sempre sdraiato in posizione orizzontale, ma mantiene una posizione dove si è rivolti verso il basso, a pancia in giù. Supino è quindi il contrario di prono.

Similmente, la mano si trova in posizione supina quando il suo palmo è rivolto verso l’alto (con avambraccio flesso e braccio esteso), o l’avanti (con braccio ed avambraccio estesi).

Nella posizione laterale (o decubito laterale) il soggetto è steso su un fianco (destro o sinistro). Viene anche detta “posizione di sicurezza” perché ciò evita ai polmoni di essere caricati del peso del corpo, con lo scopo di facilitare e migliorare la respirazione.

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Differenza tra paraplegia e diplegia

MEDICINA ONLINE FISIOTERAPIA RIABILITAZIONE DISABILE SEDIA ROTELLE CERVELLO CRANIO EMORRAGIA CEREBRALE ISCHEMIA EMORRAGICA ICTUS PARAPLEGIA EMATOMA EMIPARESI EMIPLEGIA TETRAPARESI TETRAPLEGIA DECUBITO RECUPERO PARALISICon diplegia in campo medico si intende la paralisi di una parte del corpo, che colpisce due parti simmetriche del corpo, per esempio gli arti inferiori, ed in misura minore i superiori.

Con paraplegia in medicina si intende una condizione di diplegia in cui la parte inferiore del corpo è affetta da paralisi motoria e/o carenza funzionale parziali o totali, associati a disturbi della sensibilità. La lesione midollare che provoca paraplegia è sottostante alla prima vertebra toracica (T1), mentre lesioni al di sopra di T1 determinano tetraplegia.

Alcuni autori distinguono le paralisi in paraplegia, quando la paralisi colpisce i due arti inferiori; diplegia, quando la paralisi colpisce i due arti superiori

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La zona del dolore addominale indica la patologia corrispondente

MEDICINA ONLINE DOLORE 4 QUADRANTI SETTORI 9 REGIONI ADDOMINALI SEMEIOTICA ANATOMIA TOPOGRAFICA ORGANI CONTENUTI IPOCONTRIO FIANCO DESTRO SINISTRO IMMAGINI FOSSA ILIACA LINEA SOTTOCOSTALE BISILIACA.jpgIn semeiotica ed anatomia topografica, l’addome può essere suddiviso in nove regioni che, dall’alto verso il basso, sono le seguenti:

  • ipocondrio destro e ipocondrio sinistro, fra i quali è compreso l’epigastrio;
  • fianco destro e fianco sinistro, fra i quali è compreso il mesogastrio;
  • fossa iliaca destra e sinistra, fra le quali è compreso l’ipogastrio.

MEDICINA ONLINE 4 QUADRANTI SETTORI 9 REGIONI ADDOMINALI SEMEIOTICA ANATOMIA TOPOGRAFICA ORGANI CONTENUTI IPOCONTRIO FIANCO DESTRO SINISTRO IMMAGINI FOSSA ILIACA LINEA SOTTOCOSTALE BISILIACA

La regione in cui compare il dolore, può dare indicazioni generali su quale potrebbe essere la patologia che lo determina, a tal proposito osservate le due immagini in alto, che indicano organi e probabili patologie delle varie regioni addominali.

Ovviamente ciò NON costituisce da solo la possibilità di fare diagnosi, sia perché al dolore in una data zona corrispondono più patologie, sia perché spesso un dolore riferito in una data zona può indicare una patologia anche distante dal luogo di riferimento. La diagnosi dovrà quindi essere raggiunta solo in base al completamente dell’esame obiettivo, dell’anamnesi e degli eventuali esami di laboratorio o di diagnostica per immagini.

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