In condizioni normali la retina è aderente alla superficie interna dell’occhio. Se presenta una rottura o un foro può distaccarsi e accartocciarsi, in Continua a leggere
Gravidanza in estate: come ci si difende dal caldo e dall’afa?
Il caldo è uno dei nemici principali della gravidanza ed è bene che la futura mamma cerchi sin da subito tutti i mezzi per contrastarlo per evitare svenimenti, fastidiosi problemi alle gambe e alle dita (gonfiore, ritenzione idrica, vene varicose, problemi circolatori…). Ecco alcuni pratici consigli per affrontare il caldo e l’umidità in estate, se sei in dolce attesa:
- Bere molta acqua nell’arco della giornata, sorseggiandola a piccoli sorsi e, possibilmente, a temperatura ambiente evitando alcolici e bibite gassate e/o ghiacciate.
- Indossare abiti comodi di colore chiaro ed in tessuti naturali (cotone, lino…) per evitare di sudare eccessivamente disperdendo troppi liquidi.
- Usare cappelli di colore chiaro.
- Bagnarsi frequentemente polsi e caviglie con acqua fresca.
- Seguire una dieta equilibrata a base di frutta, verdura e alimenti privi di grassi.
- Evitate zone eccessivamente climatizzate ed evitate di transitare spesso da zone climatizzate a zone non climatizzate.
- Evitare di uscire nelle ore più calde della giornata.
- Evitare sforzi eccessivi, specie nelle ore più calde della giornata.
- Per chi è al mare, concedersi lunghi bagni in acqua e passeggiate sul bagnasciuga per abbassare la temperatura corporea, senza ovviamente sforzarsi troppo ed evitando la spiaggia nelle ore più calde della giornata.
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Salbutamolo Sandoz 100mcg aerosol, foglietto illustrativo
Denominazione
SALBUTAMOLO SANDOZ
Categoria Farmacoterapeutica
Agonisti selettivi dei recettori beta2-adrenergici.
Principi Attivi
Salbutamolo solfato 120 mcg (equivalenti a 100 mcg di salbutamolo).
Eccipienti
Norflurano (HFA 134a), etanolo anidro, acido oleico.
Indicazioni
Trattamento sintomatico della broncocostrizione reversibile dovuta adasma bronchiale e alla broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), compresa bronchite cronica ed enfisema. Profilassi dell’asma indotta daesercizio fisico e da allergene. E’ particolarmente efficace per il sollievo dai sintomi asmatici, posto che non ritardi l’adozione e il mantenimento regolare di una terapia a base di inalazione di corticosteroidi.
Controindicazioni/Eff.Secondar
Ipersensibilita’ a salbutamolo o a uno qualsiasi degli eccipienti.
Posologia
Somministrare esclusivamente per via inalatoria. Il dosaggio deve essere stabilito su base individuale.
Adulti e bambini a partire dai 12anni di eta’. Sollievo dagli attacchi: 1-2 inalazioni, a seconda della necessita’. Dosaggio massimo: 8 inalazioni al giorno. Per prevenire i sintomi asmatici da esercizio fisico e da allergene, praticare 2 inalazioni 10-15 minuti prima dell’insorgenza prevista.
>>Bambini sotto i 12 anni di eta’. Sollievo dagli attacchi: un’inalazione, a seconda della necessita’. Dosaggio massimo: circa 8 dosi al giorno. Per prevenire i sintomi asmatici da esercizio fisico e da allergene, praticare un’inalazione o due se necessario, 10-15 minuti prima dell’insorgenza prevista.
>Manipolazione. L’adozione di un’errata tecnica di utilizzo degli inalatori pressurizzati e’ piuttosto comune; per questa ragione e’importante che al paziente venga insegnata la tecnica inalatoria corretta. Nel caso di bambini e di pazienti che hanno difficolta’ a sincronizzare l’attivazione dell’aerosol e la fase di inspirazione, il prodotto puo’ essere usato con un dispositivo distanziatore Vortex^(R) o AeroChamber^(R) Plus. Per le istruzioni sull’uso dei dispositivi distanziatori Vortex^(R) o AeroChamber^(R) Plus.
>>Istruzioni per l’uso. Rimuovere il cappuccio protettivo e controllare sia l’interno sia l’esterno del dispositivo, per accertarsi che il boccaglio sia pulito. Agitare energicamente l’inalatore per un paio di secondi prima dell’uso. L’inalatore deve essere impugnato in posizione verticale, con il fondo della bomboletta rivolto verso l’alto e il pollice appoggiato alla base del dispositivo, sotto il boccaglio. Espirare il piu’ possibile, senza pero’ soffiare nel boccaglio. Collocare il boccaglio tra i denti, chiudendovi le labbra intorno ma evitando di morderlo. Un istante dopo aver iniziato l’inspirazione attraverso la bocca, premere con l’indice sulfondo della bomboletta per rilasciare lo spray, continuando a inspirare in modo profondo e regolare. Trattenere il respiro, allontanare l’inalatore dalla bocca e togliere il dito dal fondo della bomboletta. Trattenere il respiro per qualche secondo, e comunque il piu’ a lungo possibile. Se e’ necessario effettuare una seconda inalazione, mantenere il dispositivo in posizione verticale per circa mezzo minuto prima di ripetere le operazioni da 2 a 6. Dopo l’uso l’inalatore deve essere sempre richiuso per proteggerlo da polvere e peluria. Rimettere il cappuccio protettivo sul boccaglio, premendolo fino a udire lo scatto. >>Pulizia. Togliere la bomboletta metallica dal contenitore in plastica e rimuovere il cappuccio protettivo dal boccaglio. Sciacquare il contenitore in plastica e il cappuccio del boccaglio in acqua tiepida. Se si nota qualche residuo di medicinale intorno al boccaglio, non cercare di rimuoverlo con un oggetto appuntito, come uno spillo. Si puo’ aggiungere un detergente delicato all’acqua, risciacquando poi accuratamente il boccaglio sotto acqua corrente prima di lasciarlo asciugare. La bomboletta in metallo non deve essere immersa in acqua. Lasciare asciugare il contenitore in plastica e il cappuccio del boccaglio in un luogo caldo, evitando pero’ un eccesso di calore. Inserire nuovamente la bomboletta nell’inalatore e rimettere il cappuccio sul boccaglio. Non deve essere utilizzato se non si avverte la presenza di liquido quandosi agita l’inalatore. Se e’ stato conservato a temperature inferiori a0 gradi C, riscaldare l’inalatore tenendolo tra le mani per due minuti, poi agitarlo e spruzzare due volte in aria prima dell’uso.
Conservazione
Non conservare a temperatura superiore ai 30 gradi C. Salbutamolo deveessere conservato in posizione orizzontale o capovolta, con il boccaglio rivolto verso il basso. La bomboletta contiene liquido pressurizzato: non esporre a temperatura superiore a 50 gradi C, neppure per un breve periodo. Proteggere dal calore, dalla luce solare diretta e dal gelo! Non perforare il contenitore, neppure quando e’ vuoto.
Avvertenze
Di norma il trattamento dell’asma segue un programma di titolazione graduale: la risposta del paziente alla terapia deve essere monitorata clinicamente e mediante test della funzionalita’ polmonare. Un aumentodell’uso di beta2-agonisti indica il deterioramento della condizione asmatica e la necessita’ di una rivalutazione del trattamento. Nei pazienti affetti da asma persistente i medicinali broncodilatatori non devono rappresentare l’unica o la principale forma di trattamento. Usarecon cautela e solo se assolutamente indicato: gravi disturbi cardiaci,in particolare un infarto miocardico recente; disturbi coronarici, cardiomiopatia ipertrofica ostruttiva e tachiaritmia; ipertensione gravee non trattata; aneurisma; diabete in forma difficile da controllare;feocromocitoma; ipertiroidismo non controllato; ipokaliemia non trattata. I dati post-marketing e la letteratura pubblicata descrivono raricasi di ischemia miocardica associata all’uso di salbutamolo. I pazienti affetti da gravi disturbi cardiaci latenti (es. malattia cardiacaischemica, tachiaritmia o grave insufficienza cardiaca) che ricevono salbutamolo per un disturbo respiratorio devono essere avvertiti affinche’ si rivolgano al medico se avvertono dolore toracico o altri sintomi che indicano il peggioramento di un disturbo cardiaco. Il trattamento concomitante con derivati della xantina, steroidi o diuretici e l’ipossia possono provocare un potenziamento dell’ipokaliemia. In questi casi i pazienti a rischio devono essere monitorati per quanto riguardai livelli di potassio nel sangue, specialmente in corso di trattamentodi asma grave e acuta con dosaggi elevati. All’inizio del trattamentonei diabetici si raccomanda di effettuare controlli supplementari deilivelli di glucosio nel sangue, poiche’ i beta2-agonisti aumentano ilrischio di iperglicemia. I bloccanti non selettivi dei beta-recettoripossono inibire completamente gli effetti di salbutamolo. Nei pazienti affetti da asma la somministrazione di bloccanti dei beta-recettorie’ associata al rischio di broncopatia ostruttiva grave; in genere salbutamolo e i bloccanti dei recettori beta-adrenergici non devono pertanto essere prescritti insieme. La perdita improvvisa e progressiva delcontrollo sull’asma e’ potenzialmente fatale. Se si nota una riduzione dell’efficacia e’ necessario avvertire il paziente perche’ questi richieda assistenza medica, allo scopo di evitare che l’assunzione ripetuta di inalazioni ritardi l’inizio di eventuali altre terapie importanti. E’ altresi’ necessario considerare l’adozione di un trattamento con dosi sostenute di corticosteroidi. Potrebbe manifestarsi broncospasmo paradosso, con un aumento della dispnea subito dopo l’inalazione. Inquesto caso il trattamento va interrotto immediatamente e sostituitocon una terapia alternativa.
Interazioni
Il trattamento concomitante con derivati della xantina, steroidi o diuretici puo’ provocare un potenziamento dell’ipokaliemia. Salbutamolo ebeta-bloccanti non selettivi non devono in genere essere prescritti insieme. Nei pazienti affetti da asma la somministrazione di beta-bloccanti e’ associata al rischio di broncopatia ostruttiva grave. Qualorasi somministrino anestetici alogenati (es. alotano, metossiflurano o enflurano) a pazienti trattati con salbutamolo e’ lecito aspettarsi unaumento del rischio di disritmia e ipotensione in forma grave. Se e’ prevista un’anestesia con anestetici alogenati, e’ necessario prestareparticolare cautela affinche’ salbutamolo non venga utilizzato come minimo nelle 6 ore immediatamente precedenti l’anestesia. Gli inibitoridelle monoammino-ossidasi e gli antidepressivi triciclici potrebbero aumentare il rischio di effetti indesiderati di tipo cardiovascolare. L’ipokaliemia indotta da salbutamolo potrebbe determinare un aumento della sensibilita’ alle aritmie indotte da digossina.
Effetti Indesiderati
Disturbi del sistema immunitario. Molto raro (<1/10.000): reazioni diipersensibilita’, compresi angioedema, orticaria, broncospasmo, ipotensione, collasso. Disturbi del metabolismo e della nutrizione. Raro (>=1/10.000 <1/1000): ipokaliemia. Patologie del sistema nervoso. Comune (>=1/100 <1/10): tremore, cefalea. Molto raro: iperattivita’, disturbi del sonno, ipereccitabilita’, allucinazioni. Patologie cardiache. Comune: tachicardia. Non comune: palpitazioni. Molto raro: aritmia cardiaca (es. fibrillazione atriale, tachicardia sopraventricolare ed extrasistoli), ischemia miocardica. Patologie vascolari. Raro: vasodilatazione periferica. Patologie respiratorie, toraciche e mediastiniche.Molto raro: broncospasmo paradosso. Patologie gastrointestinali. Noncomune (>=1/1000 <1/100): irritazione della bocca e della gola. Patologie del sistema muscoloscheletrico e del tessuto connettivo. Comune: crampi muscolari. Specialmente all’inizio del trattamento possono verificarsi effetti indesiderati tipici dei beta 2-agonisti, quali tremoredei muscoli scheletrici e palpitazioni: questi effetti sono spesso dose-dipendenti. Potrebbe manifestarsi broncospasmo paradosso, con un aumento della dispnea subito dopo l’inalazione. Questa condizione deve essere immediatamente trattata con un preparato alternativo o con un diverso agente broncodilatatore ad azione rapida: e’ necessario interrompere subito la terapia, accertare le condizioni del paziente e, se necessario, instaurare una terapia alternativa.
Gravidanza E Allattamento
Gli studi sugli animali hanno dimostrato tossicita’ riproduttiva. La sicurezza dell’uso di salbutamolo nelle donne in gravidanza non e’ stata stabilita, pertanto salbutamolo non deve essere utilizzato durante la gravidanza a meno che non sia assolutamente necessario. Poiche’ salbutamolo probabilmente passa nel latte materno, il suo utilizzo nelle madri che allattano al seno richiede un’attenta valutazione. Non e’ noto se salbutamolo abbia effetti nocivi sul neonato: il suo uso deve pertanto essere limitato alle situazioni nelle quali il beneficio previsto per la madre e’ chiaramente superiore al potenziale rischio per il neonato.
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Le caratteristiche di una persona che NON fa per te
Siete sicuri che la vostra compagna o il vostro compagno attuale sia davvero la persona giusta? Probabilmente qualche dubbio, in cuor vostro, lo covate anche perché, probabilmente, chi vi circonda e vi vuole bene non fa altro che sottolineare che lei/lui non fa per voi. Ma come capire se ci si è imbarcati in una storia priva di futuro e se la persona che siamo sicuri di amare è veramente quella che desideriamo avere accanto? Ci sono dei comportamenti o dei segnali che occorre tenere d’occhio per vivere con tranquillità il proprio rapporto oppure se mettervi fine senza troppi rimpianti. Vediamo quali:
- Vi sminuisce e vi contraddice: prendere in giro la propria metà può essere divertente e serve a mantenere una certa ironia e leggerezza, ma arrivare a deridere o a sminuire pesantemente l’altro, soprattutto davanti ad altri, è inaccettabile. Evidentemente non vi rispetta e non vi stima. Siete certi di voler sopportare?
- Fruga tra le vostre cose: mettere il naso nelle cose altrui, che sia la borsa o la casella di posta elettronica, non è un gesto rassicurante. Non si fida e senza fiducia è improbabile che una relazione possa proseguire.
- Somiglia molto all’ex: se in passato avete già avuto a che fare con persone poco trasparenti e, magari, siete già stati traditi, avrete di certo imparato la lezione. Ebbene se la/il vostro partner è molto simile a chi avete già mollato, allora potrebbe essere destinato a fare la stessa fine.
- Gli amici non si fidano: essere presi da una persona, spesso, rende poco obiettivi. Se i vostri migliori amici vi fanno notare certi comportamenti e certe pessime abitudini del vostro partner, probabilmente hanno ragione.
- Non vuole conoscere la vostra famiglia: per alcuni, soprattutto uomini, conoscere i genitori della propria donna equivale ad impegnarsi a vita. Ovviamente è un discorso sbagliato ma ci sono persone troppo vili per cambiare approccio.
- Fa troppi regali: chi si sente in colpa, solitamente, riempie di regali e sorprese l’altra persona. Forse sotto si nasconde qualcosa di poco chiaro che sarebbe molto meglio affrontare e portare alla luce, ma potrebbe non piacervi granché.
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Pandoro: ricetta con lievito madre, facile e gustosa
Il pandoro è insieme al panettone uno dei dolci tradizionali natalizi che non può assolutamente mancare sulla tavola delle feste. Nella nostra ricetta vi presentiamo un pandoro preparato con il lievito madre, ovvero un impasto fermentato in cui si sviluppano batteri e fermenti lattici che favoriscono la lievitazione naturale. Il lievito madre può essere utilizzato al posto del lievito di birra fresco o disidratato nella preparazione di lievitati dolci e salati, conferendo un aroma più caratteristico all’impasto. L’impiego della lievitazione naturale porta ad un allungamento delle tempistiche di riposo perché gli impasti possano lievitare a dovere prima di essere infornati: per realizzare il pandoro è quindi necessario rispettare i diversi tempi di lievitazione e aggiungere gli ingredienti nell’ordine poco alla volta. Il dolce risultato finale non vi deluderà e vi ripagherà dei vostri sforzi: un buon pandoro preparato con le proprie mani è proprio quello che vi serve per stupire i vostri commensali!
-
Ingredienti per il primo impasto
- Zucchero 70 g
Tuorli 100 g
Lievito madre 80 g
Farina Manitoba 160 g
Acqua 45 g
Burro (a temperatura ambiente) 80 g
Lievito di birra secco 3 g
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PER IL SECONDO IMPASTO
- Farina Manitoba 80 g
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PER L’EMULSIONE
- Zucchero 15 g
Tuorli 20 g
Miele 15 g
Sale fino 1 pizzico
Burro 70 g
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PER COSPARGERE
- Zucchero a velo q.b.
Come preparare il Pandoro con lievito madre

Per preparare il pandoro con lievito madre nella ciotola di una planetaria munita di gancio versate l’acqua (1), il lievito madre tagliato a pezzetti, lo zucchero (2) e il lievito (3).

Separate 4 tuorli del peso di 80 g dagli albumi (con questi ultimi potete preparare delle meringhe o delle lingue di gatto), aggiungete al composto poco alla volta i tuorli (4) e azionate la planetaria. Dopo 2-3 minuti versate la farina (5) e continuate fino a quando l’impasto non si sarà incordato al gancio (6).

A questo punto aggiungete il restante tuorlo del peso di 20 g (7) e proseguite col gancio fino a quando si sarà incordato nuovamente. Aggiungete poco alla volta il burro a temperatura ambiente tagliato a cubetti, aspettando che venga ben assorbito prima di aggiungere la parte successiva (8). Una volta che l’impasto si sarà incordato (9), spegnete la planetaria e

con l’aiuto di un tarocco trasferitelo in un contenitore capiente (10); coprite con un canovaccio asciutto e mettete a lievitare per 12-13 ore in un luogo alla temperatura di 25-29° (11). Trascorso il tempo necessario, l’impasto avrà triplicato il suo volume (12);

ponete l’impasto che avete ottenuto nella planetaria e versate poco alla volta la seconda dose di farina di 80 g (13), aspettando che si incorpori al composto prima di versare la dose successiva. Nel frattempo, preparate l’emulsione: fate fondere il burro (in microonde o a bagnomaria) poi in una ciotola a parte versate un tuorlo e lo zucchero (14), mescolando bene con una spatola (15).

Aggiungete il sale (16), il miele (17) e il burro fuso (18), amalgamando bene tutti gli ingredienti.

Quando la farina si sarà ben incorporata (19), aggiungete all’impasto l’emulsione a base di uova che avete preparato (20), continuando fino a quando il composto si incorderà al gancio (21).

Lavorate l’impasto leggermente in modo da piegarlo all’interno e chiudere la base, conferendo una forma tondeggiante (22); imburrate uno stampo da pandoro del diametro di 25 cm e del peso di 750 g (23) e adagiatevi l’impasto lasciando la superficie più tonda e liscia rivolta verso l’alto (24).

Coprite nuovamente con un canovaccio asciutto e lasciate lievitare per almeno 12 ore sempre in un luogo a temperatura ambiente (25): trascorso questo tempo, l’impasto dovrà raggiungere quasi il bordo dello stampo (26); fate cuocere in forno statico preriscaldato a 180° per circa 55 minuti (a 160° per 45 minuti se in forno ventilato). Quando il pandoro sarà ben dorato, sfornatelo (27) e

capovolgetelo su un piatto da portata (28), facendolo raffreddare completamente prima di estrarlo dallo stampo (29). Infine potete servire il vostro pandoro con lievito madre, terminando con una spolverizzata di zucchero a velo a piacere (30).
Conservazione
Si consiglia di conservare il pandoro con lievito madre per al massimo 3-4 giorni sotto una campana di vetro. E’ possibile congelare l’impasto direttamente nello stampo prima dell’ultima lievitazione, e poi scongelarlo a temperatura ambiente.
Consiglio
Se vedete che il pandoro verso metà cottura risulterà troppo colorato, copritelo con un foglio di alluminio e portate a fine cottura.
Fonte originale: Giallo Zafferano
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Come si diventa schizofrenici
La schizofrenia è una psicosi cronica caratterizzata dalla persistenza di sintomi di alterazione del pensiero, del comportamento e dell’affettività, da un decorso superiore ai sei mesi, con forte disadattamento della persona ovvero una gravità tale da limitare le normali attività di vita della persona.
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Come si sviluppa la schizofrenia?
Tra le ipotesi delle cause fisiopatologiche della schizofrenia vi è un deficit e/o alterata funzione dell’acido folico che comporta:
- alterazioni della metilazione del DNA,
- anormalità nella trasmissione glutaminergica,
- alterazioni della funzione mitocondriale,
- deficit di folati,
- iperomocisteinemia materna.
Una recente ricerca indica una correlazione tra l’aumento di IL-6 e TNF-α con i livelli di omocisteina patologici dovuti alla mutazione genica C677>T dell’enzimaMTHFR. Uno studio mette in relazione la comparsa della sintomatologia schizofrenica con un deficit di attività della glutamato carbossipeptidasi II (GCPII), enzima chiave per l’assorbimento dell’acido folico Un altro gruppo di ricerca del Massachusetts General Hospital and Harvard Medical School di Boston mette in relazione i sintomi negativi della schizofrenia con il deficit di acido folico dovuto al deficit dell’enzima MTHFR. L’uso dell’acido folico nell’ambito della terapia complementare e alternativa (CAM), sembra avere un ruolo definito e interessante, certamente meritevole di ulteriori sviluppi di ricerca. Vi sono alcuni studi che mettono in relazione l’infezione da Toxoplasma gondii con lo sviluppo della schizofrenia.
Violenza sessuale e sviluppo della schizofrenia
Secondo uno studio dell’Università dell’Ulster e dell’University of Southern Denmark, una delle possibili cause dello sviluppo di alcuni disturbi mentali, tra cui la schizofrenia, ci siano traumi sessuali subiti anche molti anni addietro. I ricercatori hanno analizzato la salute mentale di donne che erano ricorse ai centri di crisi dopo aver subito uno stupro o violenza sessuale e hanno scoperto che proprio il trauma sessuale può giocare un ruolo chiave nello sviluppo di disturbi psicotici come la schizofrenia. In più, la tendenza ad allontanarsi dal luogo in cui sono state vittime della violenza influisce ancora di più sulla possibilità di sviluppare disturbi mentali a causa del mancato sostegno causato dall’interruzione dei rapporti sociali. I risultati di questo studio sono stati pubblicati sulla prestigiosa rivista scientifica “Schizophrenia Bulletin”, dove si apprende che i dati sono stati ricavati dal database del Danish Civil Registration System (CRS) che raccoglie informazioni ufficiali sui cittadini danesi dal 1968 in poi.
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Astenia, sonnolenza, stanchezza: cosa li causa e come curarle
Chiunque può sentirsi stanco e assonnato più o meno occasionalmente, ma in genere è sufficiente una buona notte di sonno per recuperare e affrontare nuovamente con entusiasmo i mille impegni che caratterizzano i ritmi di vita attuali. Se tuttavia la stanchezza persiste da molte settimane, magari inspiegabilmente, è senza dubbio opportuno rivolgersi al medico per approfondire. I medici parlano in questo caso di astenia, il cui significato è una costante sensazione di esaurimento fisico, un sintomo che consiste nella riduzione di energia del soggetto colpito. La stanchezza non è una malattia di per sé, ma può essere il sintomo di una patologia, l’effetto collaterale di un farmaco o la conseguenza di uno stile di vita errato. Un disturbo caratterizzato da una stanchezza e una sonnolenza patologici è la sindrome da fatica cronica, che persiste per lunghissimi periodi senza trarre sollievo dal riposo.
Cause
Malattie
La sensazione di fatica, di stanchezza, di sonnolenza, è spesso un campanello d’allarme che l’organismo utilizza per segnalarci che qualcosa non sta funzionando come dovrebbe; tra le condizioni che possono causare astenia troviamo ad esempio:
- celiachia non curata, ossia l’intolleranza al glutine, che tra i diversi sintomi spesso si presenta anche con affaticamento, anemia e perdita di peso;
- anemia, una delle spiegazioni più comuni di pazienti costantemente stanchi (soprattutto donne in età fertile, magari con mestruazioni abbondanti), causata spesso dalla carenza di ferro;
- sindrome da fatica cronica, una condizione caratterizzata da stanchezza e affaticabilità debilitanti;
- fibromialgia, una sindrome caratterizzata da dolore e stanchezza;
- sindrome delle apnee notturne, una condizione caratterizzata dalla ripetuta interruzione della respirazione durante la notte, che quindi inficia pesantemente la qualità del riposo notturno;
- ipotiroidismo, uno dei sintomi più comuni di una tiroide pigra è proprio l’astenia;
- diabete, uno dei sintomi più comuni (ma spesso sconosciuti) è una stanchezza a lungo termine, accompagnata da sete e perdita di peso;
- mononucleosi, un’infezione virale che colpisce la gola e che, soprattutto negli adulti, può causare stanchezza per mesi,
- sindrome delle gambe senza riposo, una condizione caratterizzata dall’esigenza di muovere costantemente le gambe, anche di notte;
- artrite reumatoide, una condizione dolorosa che colpisce le articolazioni e che spesso è accompagnata anche da stanchezza;
- tumore, a prescindere dall’organo colpito molto spesso i pazienti colpiti da tumore vanno incontro a forte astenia (peggiorata dalle terapie).
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Farmaci
Moltissimi farmaci possono causare astenia, ma tra quelli più comunemente usati e in grado di dare questo effetto collaterale ricordiamo:
- antistaminici,
- antidepressivi,
- farmaci per nausea e vomito (ad esempio Plasil),
- farmaci per la cinetosi (mal d’auto),
- chemioterapia e radioterapia.
Anche il recupero da un intervento chirurgico è assolutamente normale che possa richiedere tempo e causare affaticamento.
Emozioni
Le preoccupazioni emotive e altre condizioni psicologiche possono spesso causare astenia, ad esempio:
- ansia (spesso legata anche all’insonnia),
- attacchi di panico,
- depressione,
- lutti,
- stress (per esempio per problemi finanziari o personali, come un divorzio o un lutto),
- noia.
Come vedremo meglio in seguito l’attività fisica regolare può efficacemente contribuire a ridurre queste sensazioni, migliorando stato d’animo e benessere generale.
Stile di vita
Anche uno stile di vita sbagliato può avere un concreto impatto sull’energia disponibile:
- restare svegli troppo a lungo la sera,
- consumo eccessivo di caffeina,
- consumo eccessivo di alcool,
- alimentazione ricca di junk-food (ricca di calorie vuote).
Anche un peso significativamente diverso da quello ideale può essere causa di affaticamento, sia in caso di sovrappeso (ancor di più se si parla di obesità) che di sottopeso, anche se ovviamente per ragioni diverse. Un importante sovrappeso rende qualsiasi attività, anche se banale come camminare, molto più faticosa per l’organismo e la stanchezza si accumula più facilmente; se a questo sommiamo il fatto che spesso l’obesità si porta dietro numerosi altri problemi (apnee notturne, pasti abbondanti alla sera) è intuitivo comprende le cause di questo legame. Nel caso di importante sottopeso l’organismo potrebbe essere carente di scorte di energia e segnala queste difficoltà attraverso una costante sensazione di astenia. Possiamo infine aggiungere la gravidanza, una condizione e non una malattia, che tipicamente nel primo e nel terzo trimestre è spesso causa di stanchezza e sonnolenza anche intense.
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Stanchezza invernale
Moltissime persone patiscono i lunghi periodi invernali, a causa della riduzione delle ore di luce; con l’accorciarsi delle giornate i ritmi circadiani dell’organismo possono venire alterati con un aumento della produzione endogena di melatonina che si traduce rapidamente in un aumento della sonnolenza. La produzione di questo importante ormone è fortemente influenzata dalle ore di buio, quindi nel tardo pomeriggio viene anticipata la produzione e così aumenta il desiderio di andare a letto presto. In alcuni casi questo passaggio può influire così profondamente da permettere la formulazione di una vera e propria diagnosi di disturbo affettivo stagionale, considerato a tutti gli effetti un disturbo dell’umore collegato alla depressione.
Quando contattare il medico?
Se la stanchezza persiste per parecchie settimane senza alcun sollievo e apparentemente senza alcuna spiegazione, è sicuramente necessario valutare la situazione con il medico curante, che procederà a un’anamnesi (domande su sonno, attività quotidiane, appetito ed esercizio) e probabilmente alla prescrizione di esami del sangue.
Dove perdiamo energia inutilmente?
È possibile individuare alcune cause nascoste in grado di influenzare sensibilmente la nostra riserva di energia giornaliera, vediamo quali sono:
- Rimanere per lunghi periodi immobili: Anche stiamo guardando la TV o leggendo un libro, è consigliabile cambiare periodicamente posizione, fare qualche rapido esercizio di stretching e magari anche fare qualche passo; l’organismo associa l’immobilità al sonno e così riduce attenzione, voglia di fare, …
- Cattiva postura: Rimanere a lungo in posizioni sbagliate o poco ergonomiche è spesso causa di affaticamento alla colonna vertebrale, causato dalla necessità di compensare con la forza muscolare uno scorretto allineamento.
- Diete troppo aggressive: Recuperare il peso forma è sicuramente consigliabile sotto tutti i punti di vista, ma procedere con una dieta troppo audace può essere controproducente: può far sentire di più la stanchezza e soprattutto dopo aver perso i primi chili rapidamente si andrà altrettanto rapidamente in una condizione di stallo metabolico che renderà molto più difficile perdere i restanti.
- Chiudersi in casa: Ridurre eccessivamente l’esposizione al sole e all’aria esterna ha un concreto impatto sulla produzione ormonale e può causare astenia (oltre a causare carenza di vitamina D per insufficiente esposizione solare).
- Eccesso di zuccheri: A colazione è corretto concedersi una parte delle calorie giornaliere derivanti dagli zuccheri, ma è bene non esagerare e possibilmente andrebbero associati alla fibra (per esempio alla frutta o a cereali integrali); in questo modo si beneficerà dell’energia a pronto assorbimento, ma senza patire un calo ipoglicemico a distanza di due ore, dovuto alla risposta insulinica dell’organismo.
- Ansia e stress: Anche quando non si tratta di ansia patologica, vivere costantemente in tensione è causa di aumento del battito cardiaco, aumento della pressione sanguigna e tensione muscolare, tutte attività che tra le diverse conseguenze (anche in termini di rischio cardiovascolare) si traducono in un enorme e inutile dispendio energetico.
- Eccesso di esercizio fisico: L’attività fisica, inutile dirlo, è consigliata a tutti: migliora l’umore, riduce il rischio cardiovascolare e fa stare bene. Esagerare, come tutte le cose, è però controproducente e può non dare modo all’organismo di recuperare.
Rimedi
Moltissimi casi di stanchezza e astenia sono dovuti a stress, carenza di sonno, dieta poco sana e altri fattori inerenti lo stile di vita: vediamo come affrontarle.
- Preferire 5-6 spunti giornalieri ai 2-3 classici pasti abbondanti, questo permetterà di mantenere costanti i livelli di energia disponibile ed eviterà la sonnolenza dovuta agli eccessi.
- L’attività fisica moderata deve essere un pochino stancante, ma se praticata regolarmente permette di mantenere in salute l’organismo e ridurre la stanchezza e la fatica sul lungo periodo, aumentando i livelli di energia disponibili. È molto importante iniziare con sforzi compatibili con il proprio stato di salute e grado di allenamento e in seguito aumentare gradualmente, senza voler a tutti i costi strafare.
- Perdere peso se necessario, in modo da permette all’organismo di spendere meno energia a parità di attività (riferendomi anche e soprattutto al quotidiano, come camminare, salire le scale o anche solo lo stare in piedi).
- Migliorare la qualità del sonno e dormire un numero di ore adeguato (in genere almeno 7-8 per un adulto).
- Ridurre lo stress.
- Ridurre la caffeina e il consumo di alcolici per favorire il riposo notturno.
- Bere almeno 1.5 l al giorno di acqua (alcuni casi di stanchezza sono legati a una moderata disidratazione).
- Esporsi quotidianamente e regolarmente al sole e all’aria aperta, magari mentre si fa attività fisica; l’esposizione al sole stimola la produzione ormonale dell’organismo e regola finemente i ritmi circadiani, aiutando il corpo a essere attento e attivo durante il giorno e riposare meglio durante la notte.
Rimedi che NON funzionano
Nonostante claim pubblicitari e parole di sedicenti esperti, girano moltissimi falsi miti che è bene sfatare.
- Praticare diete o altri protocolli detossificanti non serve a nulla, non esiste anzi alcuna evidenza scientifica che l’organismo abbia bisogno di alimenti o integratori detox (detossificarsi da cosa poi?).
- Non esistono cibi miracolosi, ma esistono evidenze che un’alimentazione varia e completa possa fare la differenza. È la varietà a essere importante, non l’eccesso di un singolo alimento.
- Pur essendo estremamente utili in molte situazione, gli integratori multivitaminici non devono mai sostituire interamente un’alimentazione ricca di frutta e verdura, ma solo integrarsi con essa.
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Che cosa succede e che fare se il nostro ascensore precipita?
Cavi che si spezzano, cabina in caduta libera, schianto finale: è una sequenza tipica dei film catastrofici e uno dei peggiori incubi di tanti, specie di chi ha la fobia dell’ascensore. Nella realtà è, però, un’ipotesi remota. Per nostra fortuna, gli ascensori sono dotati di molti sistemi di sicurezza: l’ascensore è infatti uno dei mezzi di trasporto più sicuri al mondo (21 volte più delle scale mobili) e ha dotazioni di sicurezza (per esempio, da 6 a 12 cavi di sollevamento di acciaio) tali da prevenire cadute fatali. Ma se per cause imprevedibili (come un terremoto o un attentato terroristico) l’incubo si materializzasse e noi stessimo precipitando, cosa fare?
Accovacciarsi o saltare?
Nessuno dei due. Secondo l’esperto Eliot H. Frank del Centro di Ingegneria Biomedica del Massachusetts Institute of Technology (Mit) di Boston, il gesto più istintivo, cioè accovacciarsi a terra, è sconsigliabile: rischia di provocare gravi lesioni alle ginocchia e alla colonna vertebrale. Altrettanto da scartare è il tentativo di saltare in alto prima dell’impatto per compensare la velocità di caduta: ammesso di avere un perfetto tempismo ed essere abbastanza lucidi ed atletici per riuscirci, cose quasi impossibili, l’unico risultato sarebbe sbattere la testa al soffitto e procurarsi lesioni alla testa.
Sdraiarsi
La migliore strategia scientifica di sopravvivenza è quella sicuramente meno istintiva: è sdraiarsi sul pavimento dell’ascensore a pancia in su, coprendosi la testa per proteggersi dai detriti e aderendo al suolo con la massima superficie possibile. In questo modo la forza dell’impatto (proporzionale alla massa e alla velocità) sarebbe distribuita sull’intero corpo, diminuendo così i rischi di fratture e di lesioni interne, anche se difficilmente ci lascerebbe scampo se la caduta avvenisse da decine di piani di altezza. Meglio farsela a piedi?
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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine
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