Cos’è il peritoneo: dove si trova, anatomia ed organi contenuti

MEDICINA ONLINE PERITONEO PARIETALE VISCERALE FUNZIONI ESAME OBIETTIVO ANAMNESI VISITA MEDICA GENERALE AUSCULTAZIONE ISPEZIONE PERCUSSIONE PALPAZIONE DIFFERENZA FONENDOSCOPIO STETOSCOPIOIl peritoneo è una membrana sierosa mesoteliale, sottile e quasi trasparente, che si trova nell’addome e costituisce il rivestimento della cavità addominale e di parte di quella pelvica (peritoneo parietale), inoltre ricopre anche gran parte dei visceri contenuti al suo interno (peritoneo viscerale), fissandoli al contempo alle pareti della cavità (legamenti dei visceri). Il termine peritoneo deriva dal greco περί (perì ) che significa intorno e τονείος (tonéios) che significa ricoperto, che a sua volta viene dal verbo τείνω (téinō), ricoprire: infatti il peritoneo è l’organo che ricopre intorno gli organi dell’addome e la parete addominale.

Anatomia

Il peritoneo è la più vasta di tutte le membrane sierose e, per la sua disposizione, anche la più complessa. Tale complessità deriva soprattutto dal fatto che anziché rivestire un solo organo a superficie relativamente uniforme, come avviene alle pleure che ricoprono i polmoni o al pericardio che riveste il cuore, di cui è l’equivalente addominale, il peritoneo avvolge parecchi organi, disposti ed orientati nei modi più vari ed aventi anche forme piuttosto irregolari. Il peritoneo viscerale, conformemente a questa irregolarità, forma inoltre grandi pieghe tra gli organi; un esempio lampante è il grande omento, che si stende come un grembiule sulla massa intestinale, partendo dalla grande curvatura dello stomaco. Il peritoneo è costituito da uno strato superficiale di cellule mesoteliali sostenute da sottili strati di tessuto connettivoextraperitoneale, il quale in alcune regioni si presenta particolarmente ricco di lobuli adiposi, come ad esempio in corrispondenza del rene, della regione inguinale, di alcune duplicazioni del peritoneo e della superficie esterna dell’intestino crasso; pare che questi accumuli di grasso svolgano una funzione di protezione e sostegno degli organi. Il peritoneo assolve la funzione, oltre che di rivestimento e di supporto dei visceri addominali, anche di “condotto” per i vasi sanguigni e linfatici e per i nervi della regione addominale.

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Tipologia

Il peritoneo, come le altre membrane sierose, consta di una sottile lamina continua. A seconda della sua posizione nel cavo addominale si distingue in:

  • peritoneo parietale, lo strato più esterno, che riveste la superficie interna delle pareti della cavità addomino-pelvica;
  • peritoneo viscerale, lo strato più interno, che ricopre la maggior parte dei visceri contenuti all’interno del cavo addominale.

Tra questi due strati è presente uno spazio, detto cavità (o cavo) peritoneale, che è del tutto chiusa ed è quindi una cavità virtuale riempita solo da una piccola quantità (circa 50 ml) di un liquido sieroso che funge da lubrificante permettendo ai due strati di scorrere tra loro senza un eccessivo attrito. Il peritoneo viscerale, con i suoi numerosi piegamenti attorno agli organi addominali, fa sì che la cavità peritoneale si riduca ad uno spazio notevolmente piccolo, quasi virtuale. Alcuni organi dell’addome sono completamente avvolti dal peritoneo e sono provvisti di un doppio foglietto, che prende il nome di meso (es. mesentere per l’intestino tenue, mesocolon per il colon, mesometrio per l’utero e così via), che li unisce al peritoneo parietale della parete addominale. In alcuni casi, come nel mesentere, uno strato costituito da due foglietti saldati di peritoneo viscerale tende a fondersi con un altro foglietto dando origine ad una piega che si inserisce sulla parete posteriore dell’addome secondo una linea obliqua che va dalla flessura duodeno-digiunale alla fossa iliaca destra. In altri organi, come il duodeno ed il colon ascendente e discendente, il peritoneo forma un rivestimento incompleto lasciando alcune aree scoperte a contatto con la parete addominale posteriore.

Suddivisioni

Il peritoneo è diviso in due grandi regioni, collegate tra loro dal forame epiploico:

  • La grande cavità peritoneale (o peritoneo della cavità peritoneale propria). Il mesocolon trasverso individua:
    • Spazio sovramesocolico
    • Spazio sottomesocolico, diviso in due metà asimmetriche, destra e sinistra, dal mesentere. La destra è più piccola, chiusa a livello del cieco, mentre lo spazio sottomesocolico sinistro è aperto in pelvi, divisa da questo dal mesosigma.
  • La borsa omentale (o piccola cavità peritoneale). Si possono distinguere:
    • Il Piccolo omento (o omento gastroepatico o piccolo epiploon) è collegato alla piccola curvatura dello stomaco ed al fegato (tramite i legamenti: epatogastrico ed epatoduodenale, rispettivamente pars flaccida e pars densa).
    • Il Grande omento (o omento gastrocolico o grande epiploon o grembiule epiploico) origina dal peritoneo viscerale che avvolge la parete posteriore ed anteriore dello stomaco, parte dalla grande curvatura dello stomaco e scende come un grembiule davanti alle anse dell’intestino tenue fino alla teorica linea passante per le creste iliache anterosuperiori, per poi incurvarsi formando un’ansa in senso anteroposteriore e collegarsi risalendo al colon trasverso, (in totale 4 foglietti); esso svolge una funzione di isolamento e protezione dell’intestino.

Fossetta inguinale

Le fossette inguinali sono dei compartimenti del foglietto parietale del peritoneo che, appoggiandosi sulla fascia trasversale, determina delle fossette sul versante interno della parete anteriore dell’addome. Esse si suddividono in:

  • Fossetta inguinale esterna: è posta lateralmente rispetto ai vasi epigastrici inferiori.
  • Fossetta inguinale media: è compresa fra i vasi epigastrici inferiori e il legamento ombelicale laterale (arteria ombelicale obliterata);
  • Fossetta inguinale interna: è compresa fra il legamento ombelicale laterale e il legamento ombelicale mediano (uraco obliterato).
Foglietti peritoneali della cavità pelvica
Nome Posizione Sesso possessore della struttura
Borsa retrovescicale Tra il retto e la vescica urinaria solo i maschi
Borsa retrouterina Tra retto ed utero solo le femmine
Borsa vescicouterina Tra vescica urinaria ed utero solo le femmine
Fossa pararettale retto maschi e femmine
Fossa paravescicale intorno al vescica urinaria maschi e femmine

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Classificazione delle strutture peritoneali

Le strutture situate nell’addome sono classificate come intraperitonealiretroperitoneali o infraperitoneali in base all’effettiva copertura da parte del peritoneo viscerale ed alla presenza o meno di mesenteri. Le strutture intraperitoneali sono solitamente mobili, mentre le retroperitoneali sono relativamente fissate nella propria posizione.
Alcuni organi, come i reni, sono definiti come “primariamente retroperitoneali”, mentre altri organi, come gran parte del duodeno e il pancreas(eccetto la coda che risulta intraperitoneale), sono considerati come “secondariamente retroperitoneali”; ciò significa che tali organi si sono sviluppati come intraperitoneali e che in seguito, con la perdita del proprio meso, sono diventate retroperitoneali.

Classificazione di alcune strutture addominali
Intraperitoneali Retroperitoneali Infraperitoneali
Stomaco, Prima parte del duodeno (5 cm), digiuno, ileo Il resto del duodeno
Cieco, Appendice vermiforme, Colon trasverso, Colon sigmoideo Colon ascendente, Colon discendente
Retto, terzo superiore Retto, terzo medio Retto, terzo inferiore
Pancreas (coda), fegato, milza Pancreas (testa e corpo)
Reni, ghiandole surrenali, ureteri, vasi renali Vescica urinaria
Nella donna: Utero, Tube di Falloppio, Ovaie Vasi delle gonadi

Patologie

Come gli altri organi, anche il peritoneo è soggetto a patologie, le quali comprendono processi infiammatori acuti o cronici, diffusi o circoscritti (peritoniti, perivisceriti, ascessi), di natura aspecifica o specifica. Abbastanza rari sono i tumori primitivi, come fibromi, lipomi, mixomi, mesoteliomi, sarcomi, e secondari a seguito di metastasi da altri organi.

  • Lo pneumoperitoneo, come lo pneumotorace nella cavità toracica, è la presenza di gas all’interno della cavità peritoneale, che può verificarsi in caso di perforazioni di stomaco o intestino; si origina così una situazione di grave pericolo, in quanto accompagnate alle perforazioni si hanno spesso fuoriuscite di liquido dallo stomaco o dall’intestino, che possono causare una grave forma di peritonite.
  • La peritonite è una condizione infiammatoria della membrana e/o del cavo peritoneale che si verifica in casi di perforazioni o di focolai infettivi dei visceri addominali o in entrambi i casi assieme. È una malattia che comporta un grave quadro clinico e spesso necessita di interventi di emergenza.
  • L’ascite è un accumulo in eccesso di liquido presente nella cavità peritoneale.
  • Le briglie aderenziali sono strutture fibrotiche reattive che comportano alterazioni della normale anatomia e fisiologia del piccolo intestino.

La dialisi peritoneale

In una particolare tipologia di dialisi, denominata dialisi peritoneale, una soluzione viene introdotta per mezzo di un catetere all’interno della cavità peritoneale. Tale fluido viene lasciato all’interno dell’addome per un determinato periodo di tempo in modo da assorbire le tossine uremiche che vengono poi eliminate assieme alla soluzione attraverso il catetere usato in precedenza. Questa “pulizia” avviene grazie al grande numero di capillari presenti nella membrana peritoneale attraverso il meccanismo della diffusione molecolare delle sostanze.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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Differenza tra colomba e piccione

MEDICINA ONLINE COLOMBA COLOMBI COLOMBE PICCIONE PICCIONI UCCELLI COLUMBA LIVIA COLUMBIDI VOLATILI DIFFERENZA WALLPAPER SFONDO PIC HDChe differenza c’è tra colombe, colombi, e piccioni? Sono nomi diversi per indicare la stessa specie, la Columba livia, appartenente alla famiglia dei Columbidi.

Il termine “piccione” è utilizzato in genere per indicare gli uccelli con il manto colorato, generalmente grigio a barre o macchie, che vivono nelle campagne e nelle nostre città e che a volte sono considerati infestanti.

Anche il termine “colombo” (plurale: colombi) si riferisce agli stessi animali. Invece, il termine “colomba” (plurale: colombe), usato al femminile quasi per sembrare più delicato, si riferisce in genere agli individui (sia maschi che femmine) con mantello bianco candido, raramente osservabili nelle piazze, e selezionati dagli allevatori. Se capita di vederli in giro è perché sono fuggiti dalle colombaie e sono tornati alla vita selvatica.

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Olio essenziale di menta piperita, proprietà ed usi

MEDICINA ONLINE ESSENTIAL OIL OILS AROMATHERAPY AROMATERAPIE AROMATERAPIA OLIO ESSENZIALE OLII OLI VETTORE MASSAGGIO MASSAGE EUCALIPTO BERGAMOTTO COSMETICA MANDORLE ARGAN AVOCADO ROSMARIL’olio essenziale di menta piperita è molto usato in aromaterapia. L’aromaterapia è una forma di medicina alternativa nella quale le sostanze aromatiche hanno grande importanza perché capaci di stimolare particolari sensi e centri del nostro organismo. 

In particolare, in aromaterapia, l’olio essenziale di menta piperita è usato per lenire l’emicrania cronica e il mal di testa. Un rimedio naturale contro il mal di testa consiste proprio nell’aggiungere 10 gocce di olio essenziale di lavanda, 2 gocce di olio essenziale di menta a 50 ml di olio vegetale. Dopo aver bagnato le dita in questo composto, basterà frizionare le tempie, la fronte e la nuca con movimenti circolari. Per chi soffre di emicrania cronica, è consigliato ripetere il trattamento per 2-3 volte al giorno.

 

Olio essenziale di menta piperita, proprietà e usi

Questo olio essenziale di menta piperita è perfetto da vaporizzare in casa, come profumatore naturale per ambienti ed è altrettanto ideale per l’aromaterapia. Esercita un potere rinfrescante e rilassante.

E’ utile contro infiammazioni, irritazioni, dolori muscolari, rigidità, mal di testa… conserva tutte le proprietà tipiche dell’olio essenziale di menta piperita. Tra i vari prodotti presenti sul mercato consigliamo questo perché puro al 100% e anche perché presenta la certificazione biologica della Soil Association, accreditata associazione britannica.

L’olio essenziale di menta si combina bene con l’olio essenziale di lavanda, di rosmarino e con l’essenza di limone.

L’olio essenziale di menta piperita è adatto per la produzione di saponi e detersivi fai da te o per fare candele profumate in casa.

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Il pepe fa male o bene alla salute? Controindicazioni e gravidanza

MEDICINA ONLINE PEPE NERO VERDE GRIGIO ROSA BIANCO GIALLO COLORE SAPORE PICCANTE DIFFERENZA CALORIE RICETTA CUCINA USO COSMETICA CUCINARE PIETANZA SALSA PASTA CARNE PESCE IRRITA GASTRITE FA MALE CONTROINDICAZIONI GRAVIDANZACerchiamo di fare chiarezza sull’argomento dato che spesso si sente dire che il pepe fa male e dovrebbe essere ridotto nella dieta mentre altri sostengono che faccia bene, dunque il dubbio sembra persistere. Si tratta di una spezia che sin dall’antichità è stata utilizzata sia per scopi culinari che curativi. Oggi il pepe viene usato in vaste parti del mondo ed è divenuto uno delle spezie principali anche nei paesi occidentali, tanto da trovarlo servito a tavola accanto all’olio e l’aceto, come condimenti basilari delle nostre pietanze. Vediamo dunque quali sono le sue proprietà benefiche, dato che il suo caratteristico sapore è ormai più che conosciuto e apprezzato largamente.

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Lati positivi del pepe

I benefici che si traggono dal pepe sono numerosi e di notevole importanza, anche se in effetti non sono molto conosciute. Ricerche scientifiche hanno dimostrato che il pepe nero ha la capacità innanzitutto di migliorare le funzioni digestive. Aggiunto quindi ai cibi, specie se pesanti e difficili da digerire, aiuta lo smaltimento e la digestione. Questa sua proprietà è indicata anche in caso di diete e in cui si ha necessità di perdere peso, proprio perché migliorando il metabolismo favorisce lo stesso dimagrimento.

Un altro vantaggio è quello di riuscire a ridurre la quantità di gas nell’intestino, particolarmente utile perciò per tutte quelle persone che tendono a soffrire di aerofagia o semplicemente quando si ingeriscono cibi che formano più aria di altri come i legumi ad esempio. Sia per gli uomini che per le donne, farà piacere sapere che esso ha in sé una gran quantità di antiossidanti, ci aiuta quindi a rimanere giovani sia con il corpo che l’organismo nel suo complesso. Per chi ne avesse necessità, è utile sapere che il pepe inoltre favorisce l’acido cloridrico nello stomaco. Infine si è potuto verificare anche un effetto benefico nel combattere la proliferazione batterica, specie del tratto intestinale.

Lati negativi e controindicazioni del pepe

Sottolineate le sue proprietà salutari sull’organismo è però anche necessario ricordare che deve essere sconsigliato in alcuni casi specifici. Sostanzialmente il pepe va usato con moderazione quando si ha un ipersensibilità gastrica dato che ne aumenta l’acidità e può pertanto irritare le detta mucosa. Se assunto in quantità eccessive può comportare effetti negativi al tratto gastrointestinale. Se odorato con insistenza potrebbe irritare le vie respiratorie, con comparsa anche di gonfiori e difficoltà respiratoria. Infine è sconsigliato, questo per specifico dettame medico, alle donne in gravidanza e allattamento. Oltre a questo non ci sono particolari controindicazioni. Un uso moderato dunque non può far altro che bene, come tutte le cose del resto. Se qualcuno dice che il pepe fa male forse si riferisce ad un suo uso eccessivo che come visto prima può in effetti irritare e cerare problemi gastrointestinali.

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Aptene: cos’è e perché è importante per il sistema immunitario

MEDICINA ONLINE SISTEMA IMMUNITARIO IMMUNITA INNATA ASPECIFICA SPECIFICA ADATTATIVA PRIMARIA SECONDARIA  SANGUE ANALISI LABORATORIO ANTICORPO AUTO ANTIGENE EPITOPO CARRIER APTENE LINFOCITI B T HELPER KILLER MACROFAGI MEMORIAL’aptene è una molecola a basso peso molecolare (inferiore a 10.000 uma) che di per sé non induce una risposta anticorpale, cioè non ha proprietà immunogeniche, ma se legata ad un carrier è in grado di stimolare la formazione di anticorpi specifici e di reagire con essi.

Molte sostanze naturali (proteine, carboidrati, acidi nucleici e lipidi) e molte sostanze di origine sintetica si comportano come immunogeni efficaci, ovvero evocano una risposta immunitaria contro di sé agendo come antigeni. Per evocare una risposta immunitaria un composto deve contenere dei determinanti antigenici o epitopi (cioè deve essere riconosciuto dai diversi linfociti B e dai diversi linfociti T) e deve avere un’ulteriore proprietà, quella dell’immunogenicità, cioè deve poter evocare una risposta immunitaria. In quest’ultimo caso, spesso, le dimensioni dell’antigene sono fondamentali: l’antigene deve cioè essere sufficientemente grande da dare inizio all’attivazione linfocitaria necessaria per portare ad una produzione di anticorpi. Dal punto di vista pratico ciò che si osserva è che alcuni composti chimici di piccole dimensioni e di struttura piuttosto semplice (apteni) in genere non sono dei buoni immunogeni, cioè, pur essendo riconosciuti come estranei (not-self) dall’organismo, non evocano una risposta anticorpale. In ogni caso anche queste sostanze, una volta veicolate da molecole di dimensioni maggiori chiamate trasportatori (carriers) possono acquisire la caratteristica dell’immunogenicità. Il carrier veicolante l’aptene non necessariamente è in grado di suscitare una risposta immunitaria di per sé, ma lo è il complesso carrier-aptene.

Va ricordato che, in generale, solo grandi molecole (cosiddetti antigeni timo-dipendenti), sono in possesso delle caratteristiche per determinare una adeguata risposta immunitaria (memoria immunitaria, scambio di classe anticorpale, maturazione dell’attività anticorpale). Queste caratteristiche comprendono anche un peso molecolare superiore a 10.000 dalton, peculiarità per definizione assente nell’aptene.

Il meccanismo per il quale non si ha una risposta immunitaria a seguito della penetrazione nell’organismo di una piccola molecola con funzioni di aptene, non è completamente chiarito, ma sembra possa coinvolgere meccanismi immunologici più complessi, tra cui la assenza o insufficienti segnali di co-stimolazione da parte delle cellule presentanti l’antigene.

Sono stati sperimentalmente accertati come apteni sostanze a basso peso molecolare come zuccheri, peptidi, acidi nucleici, steroidi e farmaci legati a carriers proteici.

L’aptene risulta avere grande importanza nello studio immunoistochimico per l’ottenimento della risposta immunitaria da parte di molecole che naturalmente non evocherebbero tale risposta. L’immunoistochimica affianca la tradizionale immunochimica nello studio dei tessuti.

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Ipotalamo: anatomia, funzioni ed ormoni prodotti in sintesi

MEDICINA ONLINE IPOTALAMO IPOFISI ADENOIPOFISI NEUROIPOFISI ORMONI STIMOLANTE RH HORMONE ANATOMIA FUNZIONI FISIOLOGIA SCHEMI ASSE IPOTALAMO-IPOFISARIO CERVELLO ENDOCRINOLOGIA CERVELLO GHIANDOLE METABOLISMO TSH TRH TIROIDEL’ipotalamo è una struttura del sistema nervoso centrale situata nella zona centrale interna ai due emisferi cerebrali. Costituisce la parte ventrale del diencefalo e comprende numerosi nuclei che attivano, controllano e integrano i meccanismi autonomici periferici, l’attività endocrina e molte funzioni somatiche quali la termoregolazione, il sonno, il bilancio idro-salino e l’assunzione del cibo. L’ipotalamo controlla molte attività connesse all’omeostasi e controlla anche l’ipofisi.

Anatomia

L’ipotalamo è situato ai lati del terzo ventricolo cerebrale e si continua col suo pavimento, è delimitato posteriormente dai corpi mammillari, anteriormente dal chiasma ottico, superiormente dal solco ipotalamico e inferiormente dall’ipofisi, con la quale è a stretto contatto non solo anatomicamente ma anche funzionalmente.

Nel suo contesto, in senso antero-posteriore si possono riconoscere tre gruppi nucleari principali:

  • gruppo anteriore: comprende i nuclei sopraottico e paraventricolare
  • gruppo intermedio: in esso, prendendo come riferimento un piano sagittale passante per la colonna del fornice, possiamo distinguere una regione mediale (con i nuclei: ventromediale, dorsomediale, perifornicale e arcuato, il quale si estende nell’eminenza mediana) e una regione laterale (nuclei: ipotalamico laterale e tuberali laterali)
  • gruppo posteriore: comprende i corpi mamillari nei quali si distinguono i nuclei mamillari mediale, laterale e intermedio, e i nuclei ipotalamici posteriori.

La superficie inferiore dell’ipotalamo si espande leggermente verso il basso formando il tuber cinereum, dal cui centro sporge l’infundibolo, riccamente vascolarizzato, che a sua volta si prolunga nell’ipofisi.

Il rapporto tra ipotalamo e ipofisi è detto asse ipotalamo-ipofisario e collega il sistema nervoso al sistema endocrino o, per meglio dire, permette al primo di svolgere azioni di regolazione sul secondo.

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Struttura e funzioni

L’ipotalamo è costituito da cellule di sostanza grigia raggruppate in numerosi nuclei, distinti topograficamente nei tre gruppi sopra descritti (anteriore, intermedio e posteriore), e collegati con la corteccia cerebrale e i centri del telencefalo, con il talamo e l’epitalamo, con il mesencefalo e il bulbo, da cui arrivano o ai quali vanno impulsi sensoriali vari e fibre nervose efferenti.

L’ipotalamo svolge pertanto una duplice funzione:

  • una funzione di controllo del sistema nervoso autonomo (attraverso il quale modifica la motilità viscerale, i riflessi, il ritmo sonno-veglia, il bilancio idrosalino, il mantenimento della temperatura corporea, l’appetito e l’espressione degli stati emotivi);
  • una funzione di controllo del sistema endocrino: due dei nuclei ipotalamici (sopraottico e paraventricolare) collegano direttamente l’ipotalamo all’ipofisi tramite neuroni che, partendo da essi e terminando con i loro assoni nei capillari della neuroipofisi (porzione posteriore dell’ipofisi, minore per dimensioni), formano un fascio ipotalamo-neuroipofisario che unisce i due organi e forma così il suddetto asse ipotalamo-ipofisario.

I neuroni presenti nei due nuclei producono due ormoni:

  • ossitocina: stimola la contrattura della muscolatura liscia, soprattutto quella uterina (è infatti importante nel parto);
  • vasopressina (od ormone antidiuretico o ADH): agisce sui collettori del rene e viene rilasciata quando aumenta la concentrazione salina nel sangue): questi, attraverso gli assoni degli stessi neuroni, vengono trasportati alla neuroipofisi e lì accumulati fino a quando non si presenta uno stimolo adeguato; infatti questi neuroni sono sensibili ai cambiamenti di pressione osmotica del plasma per mezzo dei neuroni osmocettori (capaci di recepire i valori della pressione osmotica) che, in base alle variazioni di concentrazioni saline, si attivano stimolando la neuroipofisi.

Gli altri nove nuclei ipotalamici:

  • anteriore,
  • sopraottico,
  • paraventricolare,
  • periventricolare,
  • arcuato,
  • soprachiasmatico,
  • premammillare,
  • dorsomediale,
  • ventromediale

presentano dei neuroni detti parvocellulari, dai quali si dipartono i relativi assoni che vanno a terminare con bottoni sinaptici su capillari infundibolari, e permettono in tal modo il controllo della adenoipofisi (ipofisi anteriore). Questo meccanismo di tipo vascolare è detto sistema portale ipotalamo-ipofisario, e si attua tramite il rilascio da parte dell’ipotalamo dei cosiddetti fattori di rilascio (RH) come:

  • TRH per la tireotropina,
  • GnRH per la gonadotropina,
  • CRH per l’ormone adenocorticotropo,
  • GHRH per il fattore della crescita,

ma anche di fattori di inibizione (IF) che vengono riversati nei capillari. Intercettati dall’ipofisi, essi controllano la produzione e il rilascio dei corrispondenti ormoni ipofisari, i quali agiscono a loro volta sulla secrezione degli ormoni secreti dagli organi bersaglio.

Il rilascio dei fattori RH o IF è controllata da uno tipo di regolazione a feedback negativo: infatti, una diminuzione della concentrazione ematica degli specifici ormoni secreti dagli organi bersaglio farà aumentare il rilascio dei fattori RH; al contrario, un loro aumento provocherà una diminuzione del rilascio degli stessi fattori. Questo tipo di regolazione è molto importante e il suo malfunzionamento crea squilibri anche gravi nell’organismo.

Per quanto concerne il controllo che l’ipotalamo attua sul sistema nervoso parasimpatico, esso avviene mediante l’attivazione di ulteriori nuclei, posti nella parte anteriore dell’ipotalamo, il nucleo anteriore e il nucleo preottico. Questi nuclei sono responsabili di fenomeni come la bradicardia(diminuzione della frequenza dei battiti cardiaci al di sotto dei 60 bpm), incremento di salivazione e sudorazione, ipotensione (abbassamento della pressione arteriosa), a seguito di un incremento dell’attività parasimpatica (vedi sistema nervoso parasimpatico). Viceversa, quando un individuo è improvvisamente allarmato o eccitato, le aree cerebrali superiori inviano segnali ai nuclei posteriori dell’ipotalamo, che stimolano il simpatico. Questo provoca tachicardia (accelerazione del battito cardiaco), tachipnea (aumento della frequenza respiratoria), midriasi (dilatazione delle pupille), aumento di flusso di sangue ai muscoli. Questo tipo di reazione si chiama “reazione di lotta o fuga” ed è un tipico esempio delle funzioni che possono essere svolte dall’ipotalamo. In particolare, aree diverse stimolano reazioni diverse.

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Un ulteriore esempio di quanto detto può essere riscontrato nell’azione svolta nella termoregolazione: infatti, i nuclei anteriore e preottico sono detti “centri del raffreddamento”; viceversa il nucleo posteriore è detto “centro del riscaldamento”. Le cellule di cui sono composti sono sensibili alla variazione di temperatura corporea, dato che ricavano dalla temperatura del sangue che arriva al cervello. Se la temperatura è al di sotto dei 36 °C, l’ipotalamo anteriore reagisce liberando serotonina, la quale attiva il nucleo posteriore che, stimolando il simpatico, crea un innalzamento della temperatura. Viceversa se la temperatura è elevata, il nucleo posteriore libera noradrenalina o dopamina, che stimolano i nuclei situati nella zona anteriore dell’ipotalamo, i quali agiscono aumentando la sudorazione e la vasodilatazione periferica. Questi meccanismi favoriscono la dispersione di calore e, quindi, l’abbassamento della temperatura corporea.

Altri ruoli fondamentali svolti dall’ipotalamo sono la regolazione del sonno, ad opera del nucleo soprachiasmatico che ha in particolare la funzione di mantenere lo stato di veglia; il controllo dell’alimentazione ad opera dei nuclei ventromediale e ipotalamico laterale, che possono essere anche detti “centri della fame, della sazietà e della sete” data la loro funzione. Questa è resa possibile grazie agli impulsi derivanti da alcuni ormoni implicati nella regolazione del metabolismo (in particolare quello del glucosio, per cui gli ormoni più importanti che regolano questa attività sono insulina e leptine) ma anche dalle informazioni ricavate dagli enterocettori relative alla concentrazione di zuccheri e acqua nel sangue che, se troppo bassa, stimola il desiderio di mangiare e di bere.

L’ipotalamo è anche in grado di controllare emozioni, stati d’animo e umore, nonché anche il comportamento sessuale. Questo è possibile grazie alla connessione anatomica dell’ipotalamo con il talamo e il sistema limbico (il quale è un insieme funzionale di zone del cervello che regola impulsi e comportamenti emotivi, ma è anche legato alle funzioni organiche vegetative. D’altra parte, sembra essere una delle parti più “antiche” dal punto di vista evoluzionistico); in questa accezione, si può affermare che l’ipotalamo funge da “connessione” tra i due sistemi suddetti e la relativa risposta corporea. Infatti, stimolazioni di diversi centri dell’ipotalamo, come già detto, danno luogo anche in questo caso a risposte diverse: la stimolazione del nucleo posteriore produce risposte aggressive, viceversa accade se vengono stimolati i centri laterali.

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Robert Liston: il chirurgo geniale che ha ucciso tre persone in una sola operazione

MEDICINA ONLINE Robert Liston (Ecclesmachan, 28 ottobre 1794 – Londra, 7 dicembre 1847) è stato un chirurgo scozzese, pioniere della chirurgia, famoso per la sua abilità.jpgRobert Liston (1794-1847) fu un chirurgo scozzese, noto per le sue tecniche pionieristiche. Egli era noto per la sua abilità di chirurgo e per la rapidità di azione, qualità quest’ultima molto importante in un’epoca in cui la velocità delle operazioni era questione di vita o di morte a causa della mancanza di anestesia. Liston divenne primo docente di chirurgia clinica al college di Londra, nel 1835. Egli era in grado di amputare una gamba in 2 minuti e 30 secondi, aumentando le probabilità di sopravvivenza del paziente. Alcune fonti riportano un’amputazione della durata di soli 28 secondi. Robert Liston è stato per questo soprannominato “il coltello più Veloce del West End”.

Nei primi dell’800, la chirurgia era diversa da come è ora: si trattava di un’epoca della medicina in cui l’igiene non era considerata ed i chirurghi operavano con camici incrostati di sangue, poiché la trasmissione delle infezioni non era nota. Liston fu un pioniere della chirurgia, e fu il primo ad eseguire un’operazione con moderna anestesia in Europa, utilizzando dell’etere, il 21 Dicembre 1846, sulle orme dei medici americani che avevano già sperimentato la tecnica 2 mesi prima (al Massachusetts General Hospital). Un giorno Liston riuscì a rimuovere da un paziente un tumore allo scroto di 20 kg. Lo scroto era talmente ingombrante e pesante, prima dell’intervento, che il paziente per poter camminare doveva trasportarlo con una carriola.

Liston non era ben visto dai colleghi scozzesi a causa del carattere brusco e polemico, ma nonostante ciò, pazienti e conoscenti lo hanno sempre descritto come un medico estremamente professionale, generoso e caloroso nei confronti dei malati: era famoso anche perché si prestava spesso ad operare anche i più poveri e coloro che erano stati giudicati inoperabili dagli altri medici. Le antipatie erano comunque molte nei suoi confronti e nel 1840, per sfuggire dalla cerchia dei detrattori, Liston si trasferì a Londra e iniziò a lavorare presso lo University College Hospital.

Liston era specializzato soprattutto nella calcolosi vescicale e nelle amputazioni per le quali inventò nuove tecniche e strumenti. Alcuni di questi strumenti, tra cui alcuni tipi di pinze per bloccare le emorragie e la stecca Liston per il sostegno della coscia, sono in uso ancora oggi. Attualmente un tipo di bisturi prende il suo nome (il coltello da aputazione Liston). Nel film La vera storia di Jack lo squartatore – From Hell, con Johnny Depp, nel dialogo fra l’ispettore di polizia indagatore sugli omicidi commessi a White Chapel e il medico chirurgo della Regina Vittoria, quest’ultimo cita proprio questo coltello da amputazione.

Nonostante la sua indubbia genialità, Liston divenne tuttavia famoso anche per i suoi incidenti catastrofici sul tavolo operatorio. Eccone una selezione documentata in “Great medical disasters” di Richard Gordon.

Il tumore che non lo era

Liston discuteva con un collega riguardo alla massa pulsante sul collo di un ragazzo. Si trattava di aneurisma dell’arteria carotide o di un tumore? Affermando che in un paziente così giovane non si poteva trattare di aneurisma, Liston estrasse un bisturi e perforò la massa. L’arteria iniziò a buttare sangue a gran carriera e il ragazzo morì dissanguato. L’arteria è conservata ancora oggi al museo della patologia del college di Londra, campione N°1256.

Testicoli rimossi “per l’entusiasmo”

Liston, amputando una gamba in 2 minuti, amputò anche i testicoli del paziente “per l’entusiasmo” scrive Gordon parafrasando l’enfasi e la velocità con cui Liston operava.

Tre decessi con un solo intervento

Il suo incidente più celebre fu letteralmente letale per tre persone. Mentre Liston amputava una gamba, poiché il paziente si agitava molto, amputò anche per sbaglio le dita del suo assistente, inoltre il chirurgo forò accidentalmente col bisturi la giacca di una persona che assisteva all’intervento. Non solo morirono di cancrena sia il paziente che l’assistente: anche lo spettatore morì praticamente all’istante per lo spavento che forse gli provocò un infarto del miocardio. E’ ad oggi l’unica operazione della storia dell’uomo con un tasso di mortalità del 300%.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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Differenza tra pepe nero, bianco, verde e rosa: qual è il più piccante?

MEDICINA ONLINE PEPE NERO VERDE GRIGIO ROSA BIANCO GIALLO COLORE SAPORE PICCANTE DIFFERENZA CALORIE RICETTA CUCINA USO COSMETICA CUCINARE PIETANZA SALSA PASTA CARNE PESCE IRRITA GASTRITE FA MALE CONTROINDICAZIONI GRAVIDANZAIl pepe è una pianta della famiglia delle piperacee della quale si utilizzano solo i frutti secchi, è originaria del sud dell’India  ma oggi si coltiva anche in Brasile, Indonesia e Malesia.
Il pepe nero, come pure il pepe verde e il pepe bianco derivano tutti dalla stessa pianta la differenza però sta nel grado di maturazione del frutto.

PROPRIETÀ DEL PEPE

Il pepe è una spezia deliziosa conosciuta fin dall’antichità, viene citato diverse volte nella Bibbia, nonostante fosse una specie così esotica. Nell’epoca romana era una delle spezie più costose. In seguito è entrata in Europa grazie ai mercanti arabi che la rivendevano ai veneziani, che a loro volta la rivendevano in tutta Europa.
È una spezia che si può aggiungere a tutti i piatti, per arricchire gustose ricette, ma possiamo distinguere fra i vari tipi per alcuni utilizzi:

  • Il pepe verde possiede un gusto leggermente meno piccante, meno intenso ma più fresco. Il verde è il colore naturale della cuticola del frutto della pianta del pepe. Nel procedimento di essiccazione viene trattato con diossido di zolfo in modo da mantenere il colore verde del frutto. Il pepe verde impreziosisce piatti a base di pesce e carne e dona brio e sapidità a molte salse e creme
  • Il pepe nero è sicuramente il più utilizzato in generale, spesso lo troviamo in zuppe, pasta e quant’altro. Il pepe nero ha un sapore abbastanza piccante e forte; sono i frutti raccolti prima della loro maturazione (circa 9 mesi dopo la fioritura della pianta). Tali frutti vengono seccati ad una temperatura moderata in modo da far seccare la cuticola verde che li ricopre. Il pepe nero è il più diffuso, mentre il pepe bianco viene utilizzato di meno, soprattutto nella preparazione delle salse colorate, dove il nero della polpa rimarrebbe visibile.
  • Il pepe bianco viene molto utilizzato nelle salse più delicate, è ottimo per creare composizioni sminuzzandolo e legandolo ad altri elementi. Il pepe bianco ha un aroma più forte degli altri ma è meno piccante rispetto a quello nero. Quando il frutto non può più seccare perché il baccello ha raggiunto un alto contenuto di zuccheri, si mettono i frutti del pepe a bagno facendo così staccare del tutto la cuticola. Rimane a quel punto solo il seme che è appunto quello che noi conosciamo come pepe bianco.  Il pepe bianco si adatta perfettamente a tutti i piatti dal sapore delicato come quelli a base di pesce (buonissimo nei primi con frutti di mare) o di carni bianche. Perfetto per aromatizzare salse (soprattutto se a base di panna o formaggio), patate lesse e sottaceti. Per il suo aroma dolce e tenue si presta bene anche ad abbinamenti originali, ad esempio con la frutta per creare un fresco dessert di fragole o con il tofu.
  • Il pepe rosa o “falso pepe” è la bacca, di colore rosa dal gusto simile a quello del pepe, di un albero chiamato Schinus molle. Rispetto agli altri tipi di pepe è più delicato, dolce, meno intenso e piccante. Può essere consumato solo in modica quantità poiché contiene sostanze leggermente tossiche. Perfetto per insaporire piatti a base di pesce, ma soprattutto carpacci di pesce spada, tonno o salmone. È un ottimo componente di salse a base di yogurt, burro, mascarpone o frutta. Il suo colore così ricco e brillante rende questo pepe un’ottima spezia che regala eleganza e vivacità a piatti, perfetto per preparare originali risotti o dessert particolari. Il pepe rosa è, assieme al pepe nero, bianco e verde, una delle spezie che compongono la famosa miscela creola.

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