Prostata ingrossata ed infiammata: ecco cosa fare per mantenerla in salute

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma PROSTATITE BATTERICA ABATTERICA PROSTATA Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata Macchie Capillari Ano PeneQuando la prostata è infiammata o ingrossata per diversi motivi, come ad esempio nel caso di una iperplasia prostatica benigna, si avverto sintomi molto fastidiosi, come la pollachiuria (aumentata frequenza nell’urinare), la nicturia (cioè un aumentato bisogno di urinare durante la notte), l’urgenza di urinare (la necessità di svuotare la vescica non può essere rimandata) e il bruciore durante la minzione.

Consigli per evitare l’infiammazione

Per ridurre il rischio di infiammazione della prostata, può essere molto utile seguire – oltre a quelli che vi darà il vostro medico – anche questi consigli:

  • Segui uno stile di vita adeguato. L’infiammazione della prostata molto spesso dipende o viene aggravata da un alterato stile di vita. L’attenta osservanza dei consigli di seguito riportati è indispensabile per attenuare i fastidiosi sintomi causati dalla prostatite e per evitare le recidive, che sono molto frequenti.
  • Evita alcuni cibi dannosi per il basso tratto urinario. Ad esempio: birra, insaccati, spezie, pepe, peperoncino, superalcolici, caffè, cioccolato, formaggi grassi, pesci grassi (anguilla, tonno, sgombro ), molluschi, frutti di mare, crostacei (gamberi, aragosta).
    Tutti gli alimenti elencati presentano spiccate proprietà irritanti sul basso tratto urinario (prostata e vescica).
  • Preferisci i cibi che contengono: Vitamina A(carote, albicocche, spinaci, broccoli, pomodori), Vitamina C (ribes, kiwi agrumi, fragole, cavolfiori, peperoni), Vitamina E (olio d’oliva, oli vegetali, germe di grano), Licopene (pomodori rossi), Selenio (carne, noci, tuorlo d’uovo), Zinco (carni rosse, noci, fegato), Manganese (cereali integrali, tè nero, verdure a foglie verdi). Tutti gli alimenti elencati presentano spiccate proprietà antiossidanti per cui aiutano a ridurre l’infiammazione sul basso tratto urinario (prostata e vescica).
  • Bevi almeno 1.5/2 litri di acqua al giorno. Per ridurre il peso specifico delle urine ed evitare le infezioni urinarie, che sono molto frequenti nel paziente prostatico, bere almeno 1.5/2 litri di acqua oligominerale tiepida, a piccoli sorsi, frequentemente nel corso della giornata. E’ però indicato ridurre l’introito di liquidi 2-3 ore prima di coricarsi, onde evitare di alzarsi di notte per urinare a causa di un’aumentata diuresi.

Integratori alimentari per il benessere della prostata

Qui di seguito trovate una lista di integratori alimentari acquistabili senza ricetta, potenzialmente in grado di diminuire infiammazioni e bruciori e migliorare la salute della prostata:

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Consigli per la salute della prostata

Altri consigli utili per mantenere la prostata in salute, sono:

  • Regolarizza la tua funzione intestinale. La funzione dell’intestino deve essere regolare. Sia la stipsi cronica che la diarrea possono determinare fenomeni di passaggio di batteri tra intestino e prostata (circolo entero-urinario). Per migliorare la regolarità intestinale è consigliata una dieta ricca di fibre.
  • Evita una prolungata astinenza sessuale. L’attività sessuale non è nociva, anzi, se praticata con regolarità e senza esagerazione, ha effetti benefici. L’astinenza prolungata provoca infatti ristagno di secrezioni nella ghiandola prostatica ed una possibile infezione seminale; a tale proposito leggi anche: Masturbarsi regolarmente ti protegge dal cancro alla prostata
  • Evita di praticare il coito interrotto. Quando sopraggiunge lo stimolo eiaculatorio, questo va sempre assecondato e mai interrotto volontariamente, onde evitare fastidiosi fenomeni di reflusso intraprostatico del liquido seminale.
  • Pratica frequentemente attività fisica. Tutte le attività fisiche e sportive di tipo aerobico riducono la congestione della prostata e stimolano la circolazione pelvica.
  • Modera l’uso di mezzi a due ruote, come moto, scooter, bicicletta e cyclette. I microtraumi perineali possono essere responsabili di processi infiammatori prostatici. L’impiego di selle imbottite è in grado solo parzialmente di ridurre tali fenomeni.
  • Evita la masturbazione compulsiva. La masturbazione compulsiva, attuata spessissimo nella dipendenza da video pornografici su internet, può determinare una infiammazione cronica della prostata. Per approfondire: Masturbazione compulsiva e dipendenza dalla pornografia online causano impotenza anche nei giovani: colpa dell’effetto Coolidge

E’ importante, specie dopo aver compiuto i 50 anni di età, effettuare una visita medica di controllo della prostata almeno una volta all’anno. Ogni visita deve essere preceduta dal dosaggio del PSA nelle sue tre frazioni (totale, libero e rapporto libero/totale), oltre ad essere completata dall’esecuzione dell’esplorazione rettale digitale e, se occorre, dell’ecografia specialistica della prostata (con sonda transrettale); a tale proposito leggi: Esplorazione rettale digitale della prostata: fa male? A che serve?
Nei soggetti a rischio (con familiari di primo grado affetti da cancro della prostata) lo screening va iniziato più precocemente (40 anni) e va effettuato ad intervalli più frequenti.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
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Differenza tra infiammazione cronica granulomatosa e non granulomatosa

MEDICINA ONLINE CELL CELLULA LABORATORIO MEMBRANA ORGANULI MORTE APOPTOSI BLOOD TEST EXAM ESAME DEL SANGUE ANALISI GLOBULI ROSSI BIANCHI PIATRINE VALORI ERITROCITI ANEMIA TUMORE CANCRO LL’infiammazione, o flogosi, è un meccanismo di difesa non specifico innato, che costituisce una risposta protettiva, seguente all’azione dannosa di agenti fisici, chimici e biologici, il cui obiettivo finale è l’eliminazione della causa iniziale di danno cellulare o tissutale, nonché l’avvio del processo riparativo. L’infiammazione è cronica quando il processo flogistico è di lunga durata: in esso coesistono l’infiammazione attiva, la distruzione tissutale ed i tentativi di riparazione.

Le infiammazioni croniche possono presentarsi, sotto l’aspetto clinico, in due forme diverse: non granulomatose e granulomatose.

Infiammazioni croniche granulomatose: si verificano quando microrganismi di vario tipo sopravvivono nei fagolisosomi dei macrofagi o quando in questi rimangono loro prodotti o anche materiali di natura organica/inorganica indigeribili. L’aspetto di una infiammazione granulomatosa appare simile ad un granuloma, un accumulo di macrofagi ed eventuali aree necrotiche nel distretto infiammato. In esso si accumulano macrofagi attivati: questi vengono sovrastimolati dalla persistenza dell’agente lesivo e si gonfiano, assumendo l’aspetto di cellule epitelioidi. Spesso le cellule epitelioidi si fondono tra di loro e formano le cellule giganti tipo Langhans, che possono contenere fino a 20 nuclei.

Le possibili cause dello sviluppo di un granuloma sono:

  • Corpi estranei asettici (fibre, spine, schegge)
  • Non viventi a struttura organica: olii, paraffine, cellulose, carragenine
  • Non viventi a struttura inorganica: talco, berillio, amianto (asbestosi), limatura di ferro (siderosi nera), ossido di ferro (siderosi rossa), cristalli di silice pura come cristoballite e trimidite (silicosi).
  • Parassiti: tenia echinococco (cisti ripiene di liquido e di tenie nel fegato, nel cervello e nel polmone), filaria, schistosomi, leishmania tropica e tripanosomi.
  • Batteri: bacillo di Koch (tubercolosi), bacillo di Hansen (lebbra), treponema pallido (sifilide), krebsiella, mallomyces mallei.
  • Virus: linfoadenite da graffio di gatto e linfogranuloma venereo.
  • Miceti: granuloma actinomicotico.

Infiammazioni croniche non granulomatose: il quadro morfologico, rappresentato dall’infiltrato linfomonocitario, si presenta con prevalenza di linfociti e plasmacellule e mantiene le stesse caratteristiche qualunque sia l’agente eziologico responsabile del processo.

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Differenza tra pepe nero e peperoncino: proprietà, calorie ed idee in cucina

MEDICINA ONLINE DIFFERENZA PEPE NERO PEPERONCINO ROSA VERDE PICCANTE PROSTATA CALORIE CUCINA RICETTE CIBO MANGIARE DIETA DIMAGRIRE.jpgDue sapori antichi, due diversi modi di conferire piccantezza ai nostri cibi. Impariamo a conoscerli un po’ meglio e a scegliere quello che più si adatta alle nostre esigenze.
Il pepe, o più correttamente “pepe nero”  (Piper Nigrum), è una pianta della famiglia delle Piperacee, i cui frutti (che correntemente vengono definiti “grani”) vengono utilizzati essiccati.

Originaria dell’India meridionale, viene coltivata in tutti i Paesi tropicali.
Il principio attivo che gli conferisce il caratteristico gusto piccante è dato da un principio attivo denominato “piperina”.
Fin dall’antichità sono attribuite al pepe proprietà sia organolettiche a scopo alimentare sia di conservazione dei cibi sia curative (secondo la medicina ayurvedica).

Il peperoncino, o Capsicum, è un genere di piante della famiglia delle Solanacee (come patate, melanzane, pomodoro, peperone, tabacco), il cui nome occidentale deriverebbe dalla parola latina capsa (contenitore, da cui deriva anche capsula) ma secondo un’altra teoria dal greco kapto (mordere, mangiare).
Non si conosce esattamente la sua terra d’origine, ma certamente arrivò in Europa dopo il secondo viaggio nelle Americhe di Cristoforo Colombo.
I frutti sono generalmente di un bel rosso vivo e il principio attivo contenuto in essi è un alcaloide chiamato capsaicina, presente  soprattutto nella parte interna, quella che avvolge i semi.

Il consumo odierno

C’è un po’ di confusione fra i vari tipi di pepe in commercio: il pepe nero propriamente detto si ricava dal frutto acerbo sbollentato ed essiccato al sole, il pepe bianco si ricava dal frutto del pepe nero conservando soltanto il seme, il pepe verde è sempre pepe nero trattato con diossido di zolfo, il pepe grigio si ottiene dalla macinatura finissima di pepe bianco e pepe nero. Pepe rosapepe garofanato (o pimento), pepe lungopepe di Sichuan sono invece le bacche aromatiche prodotte da altre piante che hanno con il pepe nero unicamente una somiglianza estetica.
Da qualche anno si trova in commercio anche in Italia una miscela di diversi tipi di pepe (bianco, nero, verde, rosa) in grani o macinata nota con il nome di fantasia di “Creola”. Il pepe ha rappresentato nel 2002 (ultimo dato disponibile) più del 20% del totale delle spezie commerciate al mondo: il mercato internazionale del pepe si trova in India, nella città di Kochi, ma il maggior produttore mondiale è da qualche anno il Vietnam.

Il peperoncino può essere consumato fresco o essiccato, tenendo conto che – come detto – la sua maggiore piccantezza risiede nella membrana interna (detta placenta) che avvolge i semi. Contrariamente a quanto si pensi, la piccantezza non si modifica con l’essiccazione o il consumo a crudo: non essendo la capsaicina idrosolubile, il tipico gusto piccante del peperoncino rimane pressoché invariato. In Italia, come in quasi tutto il mondo, l’uso del peperoncino è molto diffuso: Calabria e Basilicata (il cui peperoncino di Senise, detto anche “zafaran”, ha ottenuto il marchio IGP) se ne contendono la tipicità. Usatissimo anche in Messico, in tutto il Nordafrica, in Cina, India e Thailandia e nelle due Coree. Tutti i Paesi di maggior consumo ne sono anche i maggiori produttori.

Valori nutritivi

100 grammi di pepe (un quantitativo “esagerato”, qui utilizzato solo come parametro), apportano 255 calorie e contengono 3,26 g di grassi, 64,81 di carboidrati, 10,95 di proteine, 26,5 di fibre).

100 grammi di peperoncino, invece, apportano 314 calorie, 16,76 g di grassi, 54,66 di carboidrati, 12,26 di proteine, 34,2 di fibre.

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Idee in cucina

CARPACCIO D’ANANAS AL PEPE

In pochi minuti si può preparare questo piatto semplicissimo e di grande effetto, dal gusto decisamente esotico.
Sbucciato con cura l’ananas, tagliarlo a rondelle, adagiarle sul piatto di portata cospargendo di abbondante pepe bianco macinato al momento.
Decorare con qualche frutto di lampone. Servire con succo d’ananas non zuccherato.

ACCIUGHE IN SALSA PICCANTE

Prendere 3 hg di acciughe sotto sale: sciacquarle, spinarle e disporre i filetti in un contenitore. Ottenuti due o tre strati di filetti, irrorare con abbondante olio extravergine di oliva e aggiungere uno spicchio d’aglio, due peperoncini di media grandezza, chiodi di garofano e cannella. In alternativa, per rendere il composto più omogeneo, si può emulsionare insieme all’olio un mezzo cucchiaino di doppio concentrato di pomodoro. Lasciar riposare in luogo fresco per almeno un paio d’ore e servire come aperitivo o antipasto.

In conclusione

Più che veri e propri alimenti, i protagonisti di questo confronto sono degli utili aromatizzanti per i nostri cibi. Di norma, il consumo avviene in quantitativi assai moderati; difficile, quindi, stabilire delle reali preferibilità sulla base di criteri nutrizionali standard.

La sfida potrebbe anche chiudersi in pareggio, ma le proprietà extra-alimentari del peperoncino (favorisce la digestione, regolarizza la pressione, contribuisce ad abbassare il colesterolo cattivo nel sangue, combatte l’aerofagia, cura ulcere e emorroidi, nevralgie e reumatismi, è indicato come coadiuvante nelle laringiti e faringiti, pare che sia utile anche contro la caduta dei capelli e la psoriasi…) lo fanno preferire, e dunque il nostro voto va al peperoncino, che si fa preferire anche per il fatto di essere un prodotto nazionale, non necessariamente d’importazione, e quindi reperibile “a km zero”.

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Sistema dopamminergico: i circuiti nervosi della dopammina

medicina-online-dott-emilio-alessio-loiacono-medico-chirurgo-roma-sistema-dopamminegico-dopammina-circuiti-riabilitazione-nutrizionista-infrarossi-accompagno-commissioni-cavitazione-radiofrequenza-ecoI neuroni dopamminergici formano un sistema di neuromodulazione che ha origine nella substantia nigra, nell’area tegmentale ventrale (VTA), e nell’ipotalamo. Questi sono collegati tramite assoni ad ampie zone del cervello attraverso quattro percorsi principali:

  • La via mesolimbica collega l’area tegmentale ventrale al nucleus accumbens attraverso l’amigdala e l’ippocampo (entrambi al centro del sistema della ricompensa nel cervello). Si pensa che questa via controlli il comportamento e in modo particolare produca delirio ed allucinazioni quando iperattiva. È anche la via che regola il senso di gratificazione, coinvolto quindi nei fenomeni di dipendenza.
  • La via nigrostriatale, che controlla i movimenti, va dalla substantia nigra al striato. Il percorso è coinvolto nei gangli della base.
  • La via mesocorticale collega l’area tegmentale ventrale del mesencefalo alla corteccia pre-frontale; per il controllo di emozioni e sentimenti.
  • La via tubero-infundibolare collega l’ipotalamo alla ghiandola pituitaria. Controlla il rilascio di ormoni come la somatotropina (ormone della crescita) e il PIF (Prolactin Inhibiting Factor ovvero fattore inibente la prolattina).

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Quali sono le funzioni della Dopamina?

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma FUNZIONI DELLA DOPAMMINA Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpgLa dopamina (o dopammina) ha molte funzioni, specie a livello del cervello dove svolge un ruolo importante in comportamento, cognizione, movimento volontario, motivazione, punizione, nell’inibizione della produzione di prolattina (coinvolta nell’allattamento materno e nella gratificazione sessuale), sonno, umore, attenzione, memoria di lavoro e di apprendimento. Agisce sul sistema nervoso simpatico causando l’accelerazione del battito cardiaco e l’innalzamento della pressione del sangue. La dopammina viene rilasciata a livello centrale dalla substantia nigra e la sua azione è mirata a modulare l’attività inibitoria dei neuroni GABAergici. Neuroni dopamminergici (cioè, i neuroni il cui principale neurotrasmettitore è la dopammina) sono presenti soprattutto nella zona tegmentale ventrale del mesencefalo, nella substantia nigra, e nel nucleo arcuato dell’ipotalamo.

Dopammina e ricompensa

Stimoli che producono motivazione e ricompensa (fisiologici quali i rapporti sessuali, la masturbazione, il cibo ricco di calorie, l’acqua, o artificiali come sostanze stupefacenti, o elettrici ma anche l’ascolto della musica), stimolano parallelamente il rilascio di dopammina nel nucleus accumbens. Al contrario il piacere prodotto da questi stimoli è soppresso da lesioni dei neuroni dopamminergici o dal blocco dei recettori alla dopammina in questa stessa area. Si è visto che bloccando il recettore D2, si ottiene ancora la liberazione di dopammina e la trasmissione del piacere incrementa. Su questo principio si basa la cura della depressione, che consiste nel bloccare il recettore D2 e fare liberare quanta più dopammina possibile, per risollevare il tono dell’umore in modo farmacologico.

Auto somministrazione di sostanze

Il nucleus accumbens, funzionalmente integrato nelle circuitazioni limbiche ed extra-piramidali, svolge un ruolo critico nel mediare gli effetti di rinforzo positivo acuto (soddisfazione) delle sostanze stupefacenti d’abuso, e negli aspetti motivazionali della sospensione, dopo assunzione in cronico, quindi nel rinforzo negativo (punizione), proprio del fenomeno astinenziale. La dopammina è coinvolta nel determinare le proprietà motivazionali delle sostanze attive a livello del SNC. Sostanze come le amfetamine e la cocaina, stimolando i recettori D1 e D2, aumentano il tono dopamminergico, stimolandone il rilascio sinaptico e/o bloccandone la ricaptazione neuronale. La nicotina e altri alcaloidi contenuti nelle sigarette agiscono in maniera analoga. Alcuni studi neuro-farmacologici hanno indicato che le caratteristiche di rinforzo positivo della cocaina sono bloccate dalla somministrazione d’antagonisti dei recettori dopamminergici.

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Dopammina: biosintesi, rilascio nello spazio sinaptico e degradazione

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma 10 DOPAMMINA BIOSINTESI RILASCIO DEGRADA Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpgmedicina-online-dott-emilio-alessio-loiacono-medico-chirurgo-roma-10-dopammina-biosintesi-rilascio-degrada-riabilitazione-nutrizionista-infrarossi-accompagno-commissioni-cavitazione-radiofrequenza-ecoLa dopammina è biosintetizzata soprattutto nel tessuto nervoso e nel midollare del surrene. La biosintesi di questo importante neurotrasmettitore è divisa in varie fasi. In primo luogo avviene l’idrossilazione dell’amminoacido L-tirosina (un amminoacido normalmente presente nella dieta) in L-DOPA attraverso l’enzima tirosina 3-monoossigenasi, rappresentato dall’aggiunta di un secondo ossidrile all’anello benzenico della tirosina. In seguito avviene la decarbossilazione della L-DOPA da aromatici L-ammino acido decarbossilasi (spesso definito come dopa decarbossilasi), rimuovendo il gruppo carbossilico (-COOH) dalla catena laterale della DOPA. In alcuni neuroni, la dopammina viene trasformata in noradrenalina da parte della dopammina β-idrossilasi. Nei neuroni, la dopammina è confezionata dopo la sintesi, in vescicole sinaptiche che vengono poi rilasciate nelle sinapsi in risposta a un potenziale d’azione presinaptico.

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Immagazzinamento nelle vescicole sinaptiche e rilascio nello spazio sinaptico di dopammina

La dopammina sintetizzata nel citoplasma viene catturata e concentrata all’interno delle vescicole sinaptiche. L’immagazzinamento dentro le vescicole ha lo scopo di proteggere la molecola dalla degradazione a opera della monoamminossidasi, ed è indispensabile per il processo di liberazione del neurotrasmettitore nello spazio sinaptico da parte dell’impulso nervoso. All’arrivo di questo, le vescicole per effetto dell’onda di depolarizzazione, fondono la loro membrana con quella del neurone e si aprono, liberando il loro contenuto nello spazio sinaptico. In generale, gli antagonisti dopamminergici inibiscono, mentre gli agonisti aumentano, il rilascio di dopammina dalla terminazione nervosa.

Degradazione

L’azione della dopammina rilasciata nello spazio sinaptico viene rapidamente ricaptata da parte della terminazione nervosa da cui è stata liberata; una volta ricatturata, la dopammina viene degradata attraverso due principali diversi meccanismi:

  • La dopammina(DA) viene deamminata dalla MAO e diventa 3,4-diidrossifenilacetaldeide (DHPA), è quindi convertita a opera di un’aldeide deidrogenasi in acido 3,4-diidrossifenilacetico (DOPAC). Successivamente viene trasformata in acido omovanillico (HVA) al di fuori del neurone mediante una doppia conversione enzimatica tramite la catecol-O-metiltrasferasi (COMT) prima e la MAO poi.
  • La dopammina viene metilata in posizione 3 dell’anello benzenico dalla COMT e trasformata in 3-metossitirammina, (3MT). Questa viene poi deamminata dalla monoamminossidasi e forma la 3-metossi-4-idrossifenilacetaldeide (3MHPA), la quale viene trasformata dall’aldeide deidrogenasi in HVA.

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Come pulire efficacemente la lingua in modo semplice e sicuro

MEDICINA ONLINE LINGUA TONGUE PIERCING DISINFETTARE LAVARE PULIRE IGIENE ORALE BOCCA DENTI COLLUTORI RIMEDI ALITO CATTIVO SALIVA SPAZZOLINO DENTIFRICIOLa lingua è la parte del cavo orale con il maggior numero di batteri. Nonostante questo, molte persone non si preoccupano di pulirla, sbagliando. Se non procedi a un’igiene accurata, potresti avere alcuni effetti negativi. Per evitare di avere l’alito cattivo, un maggior numero di carie e una lingua dal brutto aspetto, prenditi del tempo per lavarla correttamente. Di seguito riporto una serie di consigli per mantenere elevata l’igiene della tua lingua.

1) Controlla la lingua osservandone le diverse parti

La tua lingua non ha una superficie liscia e tutti quei piccoli rigonfiamenti e fessure sono l’ambiente ideale per la proliferazione batterica. La metà dei batteri che vivono nel cavo orale umano si trova sulla lingua. Questi formano una sorta di pellicola e contribuiscono a una serie di problemi di salute. La lingua dovrebbe essere rosa, ma se noti una grave alterazione del colore dovresti prendere delle iniziative per porvi rimedio. Sottoponiti alle cure di un dentista se mostri questi sintomi:

  • Sei fortemente preoccupato per i cambiamenti dell’aspetto della lingua;
  • La pellicola sulla lingua persiste per più di due settimane;
  • Provi un continuo dolore alla lingua.

Leggi anche: Igiene orale: consigli e prodotti per pulire lingua, denti e bocca

2) Sappi che potresti trovare beneficio da una pulizia della lingua

Quando usi un raschietto specifico, fai molto più che combattere l’alito cattivo: rompi il tessuto superficiale dell’organo impedendo lo sviluppo della lingua villosa. Inoltre, ti sbarazzi dei batteri che promuovono la carie. Una cattiva igiene orale è correlata anche a una varietà di disturbi di salute e una buona igiene della bocca prevede anche la pulizia della lingua.

  • Pulendo la lingua tieni sotto controllo i batteri nocivi che contribuiscono alla carie dentale;
  • Combatti l’alito cattivo;
  • Migliori il senso del gusto.

Un ottimo pulisci lingua in rame è questo: http://amzn.to/2AuCu5r

3) Parlane con l’igienista dentale o il dentista

Se pensi che possano esserci motivi seri a determinare alito cattivo, difficoltà a muovere la lingua, dolore, sanguinamento o altra condizione che riguarda la bocca, è il caso di parlarne con un professionista della salute. Igienista dentale e/o dentista saranno in grado di rispondere in maniera esaustiva alle tue domande. Durante gli appuntamenti non limitarti a sederti passivamente sulla poltroncina, ma poni delle domande quando ne hai l’occasione. Non c’è alcuna fonte di informazione che possa sostituire l’esperienza di questi professionisti, che sono in grado anche di darti consigli in merito a dubbi specifici sulla tua salute.

Leggi anche: Come educare i bambini ad una corretta igiene orale?

4) Scegli uno strumento per la pulizia della lingua

Scegli il tipo di strumento migliore per te e per le tue abitudini. Esistono diversi attrezzi che permettono di pulire la lingua. I raschietti sono i più comuni, ma anche gli spazzolini, sebbene siano più recenti, hanno una diffusione relativamente ampia. I “nettalingua” sono degli strumenti ampiamente disponibili e presentano delle morbide increspature che vanno strofinate sulla lingua. Ricorda che:

  • Lo spazzolino e il raschietto sono parimenti efficaci per ridurre la placca.
  • Esistono dei modelli che combinano lo spazzolino con il raschietto e permettono una doppia azione simultanea.
  • Gli spazzolini da denti dotati di un lato dedicato alla pulizia della lingua (in genere un raschietto) si sono dimostrati efficaci quanto gli strumenti singoli.Scegli il materiale.
  • Gli strumenti per la pulizia della lingua possono essere costruiti con diversi materiali: i più comuni sono plastica, metallo e silicone. Potresti accorgerti di preferirne uno rispetto agli altri; fai alcune prove.
  • I due metalli che vengono maggiormente impiegati sono il rame e l’acciaio inox. I raschietti di questo tipo possono essere messi senza rischi in acqua bollente per essere disinfettati.
  • Gli accessori in plastica sono meno costosi, ma non sono tanto resistenti e vanno sostituiti con regolarità.
  • I bordi in silicone hanno un’azione abrasiva più delicata sulla lingua.

Leggi anche: Collutori naturali e fatti in casa per disinfettare la lingua

5) Allunga la lingua fuori dalla bocca

Quando pulisci la tua lingua, allungala bene al di fuori della cavità orale: in questo modo hai accesso a tutta la sua lunghezza. Devi pulire la maggiore superficie possibile. Estendendola all’esterno limiti anche i conati di vomito.

6) Raschia o spazzola la lingua dalla parte posteriore verso quella anteriore

Ripeti questo movimento più volte, quando ti pulisci la lingua. Si dovrebbe procedere a questa pulizia ogni mattina, prima di mangiare o bere. Si raccomanda inoltre di pulirla due volte al giorno, approfittando del momento in cui ci si lava i denti.

  • Lo strumento si riempirà di residui: risciacqualo e continua la pulizia finché non avrai trattato tutta la superficie della lingua;
  • Sii delicato per non ferire i tessuti;
  • Prenditi tutto il tempo necessario.

Leggi anche: Come e quando iniziare a lavare i denti ai bambini?

7) Risciacqua la bocca

dopo aver pulito la lingua, usa un collutorio e risciacqua accuratamente il cavo orale per eliminare ogni residuo e rinfrescare l’alito. Cerca di muovere il liquido in tutta la bocca per essere sicuro che la lingua venga lavata completamente.

  • I collutori con alcol possono seccare le mucose della bocca;
  • Per i casi davvero gravi, usa un collutorio con acqua ossigenata;

Attieniti al programma. Ora che hai acquistato un raschietto e sai come usarlo, pulisci accuratamente la lingua ogni giorno. Si tratta di una pratica di igiene importante, fai in modo che diventi un’abitudine.

Consigli

Ulteriori consigli per la salute della lingua, sono:

  • Un cucchiaino è un eccellente ed efficace raschietto per la lingua.
  • Potresti anche usare uno spazzolino, se volessi. Tuttavia, fai attenzione e spazzola solo verso l’esterno della bocca per evitare di applicare nuovamente la sporcizia sulla lingua. Procedi con lo stesso metodo descritto nell’articolo, ma in tal caso dovresti usare uno spazzolino con setole morbide per non danneggiare i tessuti delicati. Gli spazzolini però non sono in grado di pulire bene la lingua, perché le setole sono pensate per strofinare lo smalto duro dei denti e non i tessuti muscolari morbidi.
  • Fai attenzione al collutorio che usi. Sebbene la maggior parte di questi sia efficace, alcuni però possono apportare più danni che benefici bruciando, infiammando e irritando la lingua e le papille gustative. Acquista un collutorio delicato.
  • Non usare collutori a base di alcol perché in alcune persone irritano la parte interna della lingua.
  • Non raschiare la lingua con troppo vigore fino al punto di danneggiarla. Se dovesse accadere, il tessuto avrà bisogno di un paio di giorni per guarire.

I migliori prodotti per l’igiene orale

Qui di seguito trovate una lista di prodotti di varie marche per la cura ed il benessere della bocca e del viso, in grado di migliorare l’igiene orale, combattere l’alito cattivo, pulire la lingua dalla patina ed idratare le labbra:

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Imenoplastica: la ricostruzione chirurgica dell’imene lacerato

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La ricostruzione dell’imene o imenoplastica è l’intervento chirurgico di riparazione dell’imene lacerato. L’ imene è un sottile strato di tessuto, una membrana che, è di solito intatta, nelle donne giovani (vergini) e che ha la funzione di barriera all’ingresso della vagina.
In alcune culture è molto importante che l’ imene sia intatto fino al matrimonio.
A volte l’intervento è necessario per ripararlo.
La riparazione dell’ imene o la ricostruzione di un nuovo imene può variare da persona a persona.
La consultazione con un chirurgo esperto, aiuterà a capire quale tecnica usare e che cosa esattamente ci si può aspettare.

Che cos’è la ricostruzione dell’ imene?
La ricostruzione richiede:

  • un anestetico locale
  • nessun ricovero ospedaliero
  • punti di sutura riassorbibili
  • tempo di guarigione di circa 6 settimane (I rischi di infezione e febbre sono minimi)

la ricostruzione dell’ imene consente una nuova lacerazione della membrana provocando dolore e sanguinamento.

La ricostruzione dell’ imene: non solo sesso
Contrariamente alla credenza popolare, l’ imene può rompersi per una serie di motivi non sessuali come:

  • equitazione
  • ginnastica
  • inserimento di un tampone
  • donne che nascono senza imene
  • altre ragioni

La ricostruzione dell’ imene: chi la richiede?

Ci sono:

  • Le donne che hanno avuto figli
  • Le vittime di stupro
  • Le donne il cui imene si è rotto nel corso della loro vita
  • Le donne che provengono da alcune culture e tradizioni
  • che considerano imene intatto come prova della verginità
  • Le donne che sono in procinto di sposarsi
  • Le donne che vogliono sentirsi di nuovo giovani
  • Donne che non hanno mai avuto l’imene
  • soddisfazione sessuale

l’elenco potrebbe continuare.

La ricostruzione dell’ imene: come viene eseguita
Esistono varie tecniche nel mondo.  Quelle più diffuse sono:

La ricostruzione dell’ imene di base o tradizionale
L’ imenoplastica di base di solito consiste nel ricucire i resti o le tracce dell’imene lacerato.
I punti di sutura che vengono utilizzati durante questo processo sono riassorbibili.
Il chirurgo di solito somministra un anestetico locale.
La procedura è abbastanza semplice e dura circa 30 minuti.
Questa procedura viene di solito eseguita in ambulatorio, si è in grado di tornare alle normali attività il giorno dopo l’intervento, ovviamente seguendo delle raccomandazioni.

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La ricostruzione dell’ imene.
 Potenziali rischi e complicazioni

la procedura chirurgica presenta alcune complicazioni e potenziali rischi.

  • Post-operatoria lividi, gonfiore e dolore sono i sintomi più marcati.

La maggior parte dei chirurghi concordano sul fatto che un maggiore riposo a letto, permettendo una guarigione naturale sia l’opzione più saggia per risolvere tali problemi. Sarà il medico a prescrivere farmaci antidolorifici se necessari.

  • Sanguinamento

Il sanguinamento non è un motivo di preoccupazione, se dura solo pochi giorni dopo l’intervento chirurgico. La maggior parte dei chirurghi concorda nell’affermare che questa emorragia è simile ad un sanguinamento mestruale in termini di intensità e, quindi, non deve essere percepito negativamente.
Il sanguinamento sarà persistente in caso si siano formati degli ematomi. un ematoma può essere chirurgicamente drenato e trattato da parte del chirurgo, ma non  sempre i chirurghi scelgono il trattamento immediato. Questo significa che si dovrà convivere con un ematoma che è noto per essere doloroso.

  • ematomi

se l’ematoma non è trattato correttamente potrebbe essere necessario un intervento chirurgico.

Tali ematomi possono anche complicarsi evolvendo in coaguli di sangue che possono portare ad embolia.

  • decolorazione

C’è la possibilità che l’ imene trattato possa scolorirsi, potrebbe essere temporaneo e si risolve senza alcun farmaco o potrebbe trasformarsi in depigmentazione permanente.

  • Intorpidimento

Al contrario di dolore post-operatorio, alcuni pazienti potrebbero lamentarsi di avvertire un certo intorpidimento nella zona vaginale. Anche se questo è previsto per alcune ore dopo l’intervento chirurgico a causa dell’uso di anestetici, l’intorpidimento potrebbe continuare per giorni. Lo scenario peggiore si verifica quando il torpore è causata da una lesione del nervo che si è verificato durante l’intervento chirurgico.

La ricostruzione dell’imene è un intervento chirurgico a tutti gli effetti, aldilà delle implicazioni psicologiche e sociali si dovrebbe sempre riflettere bene su quelle che sono le proprie aspettative e soprattutto di non sottoporsi a questo tipo d’intervento sotto pressioni esterne. 

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