La fibromialgia (detta anche sindrome fibromialgica, FM, o sindrome di Atlante; in inglese “fibromyalgia”) è una sindrome idiopatica Continua a leggere
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Sindrome di Sjögren: sintomi, invalidità, terapia e mortalità
La sindrome di Sjögren (in inglese “Sjögren’s syndrome”) è una malattia infiammatoria cronica su base autoimmune, caratterizzata dalla distruzione di ghiandole esocrine (ghiandole salivari minori, ghiandole lacrimali, parotidi) mediata dai linfociti T. C’è inoltre un’eccessiva attivazione dei linfociti B con produzione di autoanticorpi quali fattore reumatoide (FR), anti SS-A/Ro e anti SS-B/La. La malattia è caratterizzata da periodi di stasi alternati ad altri di riacutizzazione. Può essere anche il primum movens a distanza di anni di una malattia immunitaria più grave, spesso dell’artrite reumatoide.
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- Fibromialgia: dove si trovano i tender points che provocano dolore alla palpazione?
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Che cos’è la sindrome di Sjögren?
La sindrome di Sjögren primaria è una malattia immunologica caratterizzata principalmente da secchezza orale e oculare, ma può coinvolgere anche altri organi e apparati, come il sistema nervoso centrale e periferico e le articolazioni. La sindrome di Sjögren secondaria si associa con lo stesso corredo di segni e sintomi ad altre malattie reumatologiche, soprattutto alle connettiviti, ma anche all’Artrite Reumatoide.
La malattia ha una frequenza pari all’1% e colpisce più frequentemente le donne, soprattutto fra i 30 e i 50 anni, con un rapporto maschi:femmine di 1:20.
Quali sono le cause della sindrome di Sjögren?
Le cause della malattia non sono note. Si ritiene che alla base ci sia un trigger infettivo e una conseguente reazione autoimmune contro l’epitelio dei dotti ghiandolari. L’infiltrazione linfocitaria delle ghiandole salivari e lacrimali porta a una progressiva perdita di funzione secretoria e a un’alterazione della qualità di lacrime e saliva. La sindrome sembra essere associata a una predisposizione genetica legata ai geni HLA-DRw52 (che aumenta di 20 volte il rischio di sviluppare la malattia) e HLA-DR3, nonché probabilmente all’infezione virale da EBV e da HTLV-1.
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Quali sono i sintomi della sindrome di Sjögren?
Sintomi e segni caratteristici sono:
- Secchezza della mucosa orale (xerostomia) che porta a disfagia e a infezioni del cavo orale
- Secchezza oculare (xeroftalmia) caratterizzata da cheratocongiuntivite
- Secchezza delle vie aeree (xerotrachea) con bronchiti ricorrenti, inoltre l’infiltrazione linfocitaria del polmone può evolvere in fibrosi polmonare
- Secchezza vaginale
- Tumefazione delle ghiandole salivari maggiori
- Poliartrite non erosiva
- Frequente associazione con la cirrosi biliare primitiva
- Fenomeno di Raynaud
- Porpora cutanea per vasculite
- Problemi gastrointestinali (gastrite atrofica e deficit pancreatico che porta a dispepsia, anoressia e meteorismo)
- Pericardite
- Aumento di 40 volte del rischio di neoplasie linfatiche (linfomi non Hodgkin a cellule B), in particolare a carico delle parotidi
Diagnosi
I criteri classificativi della sindrome di Sjögren sono stati recentemente rivisti e comprendono la presenza di due elementi tra test di alterata secrezione lacrimale positivo (test di Schirmer, test alla fluoresceina, test al verde di Lissamina, BUT); biopsia delle ghiandole salivari minori probante; presenza degli anti-SSA o degli anti-SSB o degli ANA a titolo > 1:320 e fattore reumatoide. Alla base della diagnosi vi è la sintomatologia tipica persistente, la dimostrazione dell’alterata secrezione di lacrime e saliva e la presenza di anticorpi come ANA, anti-SSA, anti-SSB e il fattore reumatoide. In alcuni casi per la diagnosi è necessaria la biopsia delle ghiandole salivari minori delle labbra, che dimostra aggregati di linfociti periduttali (> 50/4 mm2) definiti foci. Altri esami invasivi possono essere indicati se si sospetta un’evoluzione linfomatosa di malattia. In sintesi:
- Test di Schirmer (positivo se la carta bibula messa nel fornice congiuntivale inferiore per 5 minuti si imbibisce per meno di 5 mm)
- Test del Rosa Bengala o con verde di lissamina (che colora le aree di congiuntivite)
- Scialografia, ScialoTC e Scintigrafia con Tecnezio pertecnetato
- Presenza nel Siero di FR, ENA (anticorpi anti antigeni nucleari estraibili) come gli SSa/Ro e SSb/La e ipergammaglobulinemia all’elettroforesi delle proteine sieriche (nel 90% dei casi)
- Biopsia del labbro inferiore (dove sono presenti ghiandole salivari minori)
Trattamenti
Il trattamento della malattia si basa sull’uso di sostituti salivari e lacrimali (lacrime o salive artificiali). Se tollerato, è indicato il trattamento con farmaci che aumentano la secrezione di saliva e lacrime come la pilocarpina. Per controllare manifestazioni come le artralgie e l’astenia possono essere utilizzati gli anti-malarici come l’idrossiclorochina. Per altre manifestazioni d’organo come la parotidomegalia e le neuropatie sono indicati gli steroidi e l’azatioprina.
Mortalità
La patologia ha generalmente una prognosi benigna: i tassi di mortalità nei pazienti con Sindrome di Sjögren sono comparabili a quelli della popolazione generale.
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Sclerodermia: cause, sintomi e cura
La sclerosi sistemica (o sclerodermia, in inglese “scleroderma”) è una malattia del tessuto connettivo che coinvolge il sistema vascolare, la cute (il termine sclerodermia significa infatti “pelle dura”) e gli organi interni. La sclerodermia colpisce più frequentemente le donne, soprattutto fra i 30 e i 50 anni. Come tutte le malattie autoimmuni ha una genesi multifattoriale. In greco antico sclerodermia significa letteralmente “pelle dura”.
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Che cos’è la sclerosi sistemica?
La Sclerosi Sistemica è una malattia del tessuto connettivo che coinvolge il sistema vascolare, la cute (il termine sclerodermia significa infatti “pelle dura”) e gli organi interni.
La caratteristica principale della malattia è l’abnorme produzione di collagene e di matrice extra-cellulare che provoca fibrosi della cute, degli organi interni, principalmente il polmone, modificazioni a carico dei vasi e del sistema nervoso autonomo con alterazioni vasomotorie, ulcere cutanee, ipertensione polmonare e disregolazione della motilità dell’apparato digerente.
Esistono forme di sclerosi cutanea senza interessamento degli organi interni (morfea e sclerodermia lineare), definite Sclerodermia Localizzata, di principale interesse dermatologico, oltre a forme di sclerosi cutanea legate all’esposizione a sostanze tossiche e associate alla graft versus host disease.
La sclerodermia colpisce più frequentemente le donne, soprattutto fra i 30 e i 50 anni, con un rapporto femmine\maschi di 3-15:1. L’incidenza è di 0,9-19 nuovi casi/milione di abitanti/anno. Possono verificarsi casi di familiarità, ma più spesso è una malattia è sporadica.
Quali sono le cause della sclerosi sistemica?
Come tutte le malattie autoimmuni la Sclerosi Sistemica ha una genesi multifattoriale: è caratterizzata da una disregolazione di fattori che regolano la nascita di nuovi vasi e del sistema immunitario, con produzione di autoanticorpi specifici, come gli anti-Scl70 e gli anticentromero, spesso associati a diverse manifestazioni d’organo. Gli anti-Scl70 sono in genere presenti nelle forme con interessamento cutaneo diffuso e con fibrosi polmonare, gli anticentromero sono più frequenti nelle forme con interessamento cutaneo limitato e con ipertensione polmonare isolata. Le più precoci manifestazioni cliniche sono a carico del sistema microvascolare e nervoso autonomo e sono costituite dal fenomeno di Raynaud, che è una trifasica (pallore, cianosi, eritema) alterazione del colorito delle estremità di mani, piedi, e qualche volta del naso, dei padiglioni auricolari e della zona periorale, talvolta associata a parestesie e ulcere cutanee.
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Quali sono i sintomi della sclerosi sistemica?
- Cute: ispessimento e indurimento della cute, con retrazione ad artiglio delle dita delle mani, spianamento dei solchi del volto (facies amimica), microcheilia, melanodermia, calcinosi.
- Sistema nervoso autonomo: fenomeno di Raynaud, dismotilità del tratto digerente con discinesie, reflusso gastro-esofageo, sindrome da malassorbimento, stipsi, diarrea, incontinenza fecale.
- Sistema circolatorio: ulcere, teleangectasie, ipertensione polmonare isolata o secondaria a fibrosi polmonare.
- Impegno polmonare: sindrome restrittiva da fibrosi polmonare.
Possono essere presenti inoltre: artralgie, artrite, impegno renale (va dalla lieve insufficienza renale cronica alla crisi renale sclerodermica, ovvero un’insufficienza renale rapidamente progressiva con ipertensione arteriosa maligna) e impegno cardiaco variabile dai disturbi di conduzione e del ritmo cardiaco alla miocardite.
Diagnosi
I criteri classificativi formulati dall’American College of Rheumatology nel 1980 prevedono un criterio maggiore, sclerosi cutanea prossimale alle dita delle mani, e uno tra i criteri maggiori o due criteri minori: sclerodattilia, fibrosi polmonaredocumentata alla radiografia del torace, ulcere cutanee o pitting scar.
Le red flags (letteralmente “bandierine rosse”) per la diagnosi precoce di malattia, ovvero i segni clinici particolarmente sospetti individuati dal gruppo europeo per lo studio della Sclerosi Sistemica, EUSTAR, comprendono:
- la presenza di puffy hands (mani edematose e paffute),
- il fenomeno di Raynaud,
- la presenza di anticorpi anti-Scl70 o anticentromero e lo scleroderma pattern, una tipica alterazione dei capillari pei ungueali individuata alla capillaroscopia.
I pazienti vengono classificati anche in base al coinvolgimento cutaneo in tre subset:
- forma diffusa: sclerosi cutanea che si estende prossimalmente ai gomiti o alle ginocchia o che interessa tronco o addome;
- forma limitata: sclerosi cutanea distale rispetto a gomiti e ginocchia; comprende anche la forma CREST (calcinosi cutanea, Raynaud, esofagopatia, sclerodattilia, teleangiectasie);
- forma sine scleroderma: assenza della sclerosi cutanea, ma presenza di impegno tipico degli organi interni e anticorpi specifici di malattia.
Le indagini per la diagnosi di malattia, per la ricerca e la stadiazione dell’impegno d’organo comprendono, oltre alla determinazione degli autoanticorpi ANA e anti-ENA:
- capillaroscopia per la ricerca dello scleroderma pattern (megacapillari e aree avascolari);
- spirometria, DLCO, TC torace ad alta risoluzione per lo studio dei polmoni;
- ECG Holter, ecocardiogramma con eventuale cateterismo dx, RMN cardiaca per lo studio del cuore;
- manometria esofagea e rettale, radiografia ed esofagogastroduodenoscopia per lo studio del digerente.
Trattamenti
Il trattamento del fenomeno di Raynaud e delle ulcere cutanee si basa sull’uso di farmaci calcio-antagonisti, di prostanoidi endovena e dell’inibitore non selettivo dell’endotelina, il bosentan.
Il trattamento della fibrosi polmonare prevede la somministrazione di ciclofosfamide per bocca o endovena e una terapia di mantenimento con azatioprina.
Il trattamento dell’ipertensione polmonare isolata si basa sull’uso di inibitori dell’endotelina selettivi e non, come l’ambrisentan e il bosentan, degli inibitori delle fosfodiesterasi, come il sildenafil ed il tadalafil, e di prostanoidi come l’epoprostenolo. Sono in corso di studio trattamenti sperimentali con altri immunosoppressori come il micofenolato mofetile e con farmaci biologici.
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Artrite reumatoide: sintomi iniziali, cause, cure e mortalità
L’artrite reumatoide (abbreviato “AR”; in inglese “rheumatoid arthritis”, da cui l’acronimo “RA”) è una poliartrite infiammatoria cronica, anchilosante e progressiva a patogenesi autoimmunitaria e di eziologia sconosciuta, principalmente a carico delle articolazioni sinoviali. Le articolazioni interessate diventano dolenti, tumefatte e vanno deformandosi con il tempo. Può coinvolgere anche altri organi e apparati come il polmone, le sierose, l’occhio, la cute e i vasi. Si differenzia dall’osteoartrosi perché interessa inizialmente la membrana sinoviale e non la cartilagine, colpisce con meno frequenza e in età più giovane rispetto all’osteoartrosi; sono più colpite le donne (rapporto 3:1). Interessa l’1-2% della popolazione e il numero dei casi aumenta con l’età, infatti è colpito il 5% delle donne oltre i 55 anni. L’esordio si osserva prevalentemente al termine della adolescenza o tra 4º e 5º decennio di vita; un secondo picco si osserva tra i 60 e 70 anni. Una variante precoce dell’AR è costituita dall’artrite reumatoide dell’infanzia.
Leggi anche: Malattie reumatiche: cosa sono, come si curano, sono pericolose?
Che cos’è l’artrite reumatoide?
L’artrite reumatoide è una malattia infiammatoria cronica sistemica che colpisce le articolazioni sia piccole che grandi, che diventano dolenti, tumefatte e con il tempo deformate, ma che può coinvolgere anche altri organi e apparati come il polmone, le sierose, l’occhio, la cute e i vasi.
Esistono due varianti particolari e rare di artrite reumatoide:
- il morbo di Felty, caratterizzato da ingrandimento della milza, riduzione dei granulociti neutrofili all’emocromo e febbre;
- la sindrome di Kaplan: una pneumoconiosi polmonare.
L’artrite reumatoide colpisce più frequentemente le donne, soprattutto fra i 40 e i 50 anni. La prevalenza è stimata intorno all’1% della popolazione generale adulta e possono verificarsi casi di familiarità, ma più spesso è una malattia sporadica.
Leggi anche: Differenze tra artrite ed artrosi: sintomi comuni e diversi
Quali sono le cause dell’artrite reumatoide?
L’Artrite Reumatoide non ha una causa unica e ben determinata: si ritiene che un fattore ambientale possa ingannare il sistema immunitario (mimetismo molecolare) o modificare alcuni antigeni che dovrebbero essere visti come propri dal sistema immunitario (self), ciò interrompe la tolleranza immunologica nei confronti di alcune proteine umane, come il collagene articolare, provocando una disregolazione dei linfociti T e dei linfociti B e conseguente produzione di citochine infiammatorie, come il TNF alpha e l’IL17. In un’alta percentuale di soggetti affetti da Artrite Reumatoide, specie in quelli portatori dell’HLA DR4 o DR1, sono presenti il fattore reumatoide e gli anticorpi anti-proteine citrullinate (anti-CCP), questi ultimi sono altamente specifici di malattia.
Leggi anche:
- Differenza artrite reumatoide e artrite psoriasica: sintomi comuni e diversi
- Artrite psoriasica e spondiloartriti sieronegative: sintomi, diagnosi e cura
- Differenza tra anticorpo ed autoanticorpo
Quali sono i sintomi e segni dell’artrite reumatoide?
Le articolazioni vengono generalmente interessate in maniera simmetrica e aggiuntiva; a essere colpite sono in genere le piccole articolazioni delle mani e dei piedi, ma qualsiasi articolazione diartrodiale (cioè dotata di membrana sinoviale) può essere coincolta. Più frequentemente l’infiammazione è poliarticolare, ossia interessa più di quattro articolazioni, e, se non trattata o non responsiva ai trattamenti, può provocare erosioni ossee e deformità. Una delle caratteristiche cliniche della malattia è la rigidità articolare prevalentemente al mattino, che può durare anche per molte ore. L’interessamento della colonna vertebrale non è tipico dell’artrite reumatoide sebbene tardivamente ci possa essere un coinvolgimento del rachide cervicale con impegno del dente dell’epistrofeo e possibile interessamento del midollo spinale. Per quanto concerne l’interessamento sistemico la malattia può causare fibrosi polmonare, sierositi, vasculiti, nodulosi cutanea e degli organi interni, episcleriti e scleriti, amiloidosi.

Diagnosi
Le indagini per la diagnosi di malattia e per la ricerca e stadiazione dell’impegno d’organo comprendono, oltre all’esecuzione di esami ematici per la ricerca del Fattore Reumatoide e degli anticorpi anti-CCP, anche il dosaggio degli indici di infiammazione come la velocità di eritrosedimentazione (VES) e della proteina C reattiva (PCR). Inoltre:
- per evidenziare versamento articolare, ipertrofia sinoviale, borsiti/tenosinoviti, erosioni ossee:
- ecografia articolare;
- radiografia articolare;
- risonanza magnetica articolare;
- per lo studio della densità minerale ossea:
- mineralometria ossea computerizzata (MOC).
Per approfondire:
- Osteoporosi: cos’è la Mineralometria Ossea Computerizzata (MOC), a cosa serve, come si interpretano i risultati?
- Radiografia della mano di una paziente con artrite reumatoide
In caso di interessamento extra-articolare:
- spirometria, DLCO, TC torace ad alta risoluzione per lo studio dei polmoni;
- ecocardiogramma per lo studio del cuore.
Relativamente al fattore reumatoide ed ai test che si usano per valutarlo, ti consiglio di leggere anche:
- Fattore reumatoide alto o basso? Valori normali e Reuma test
- Reuma test positivo o negativo? Cos’è e come si interpreta il valore?
Criteri classificativi
I criteri classificativi sono stati recentemente rivisti da un gruppo internazionale di esperti e richiedono un punteggio maggiore o uguale a 6 per fare diagnosi considerando:
- coinvolgimento articolare:
- coinvolgimento di una grossa articolazione (0 punti),
- coinvolgimento da 2 a 10 grandi articolazioni (1 pt),
- coinvolgimento da 1 a 3 piccole articolazioni (2 pt),
- coinvolgimento da 4 a 10 piccole articolazioni (3 pt),
- coinvolgimento di più di 10 articolazioni (5 pt),
- fattore reumatoide e anti-CCP:
- negatività del fattore reumatoide e degli anti-CCP (0 pt),
- bassa positività del fattore reumatoide o degli anti-CCP (2 pt),
- alta positività del fattore reumatoide o degli anti-CCP (3 pt,
- indici infiammatori:
- indici di flogosi normali (0 pt),
- indici di flogosi alterati (1 pt),
- durata dei sintomi:
- durata dei sintomi inferiore a sei settimane (0 pt),
- durata dei sintomi maggiore di sei settimane (1 pt).
Stadiazione, decorso e trattamenti
Lo stato della malattia può essere identificato analizzando il tipo di lesioni sul paziente; il decorso è assai vario; sono possibili vari trattamenti farmacologici: a tale proposito leggi: Artrite reumatoide: stadiazione, decorso e trattamenti
Prognosi e mortalità
La compromissione delle articolazioni comporta una limitazione della mobilità che può sfociare in invalidità e successiva morte prematura. Un caso tristemente famoso è quello della popolare attrice e scrittrice Anna Marchesini, affetta da artrite reumatoide, morta ad appena 62 anni. Il decorso della malattia varia notevolmente da caso a caso. Alcuni pazienti presentano sintomi lievi a breve termine, ma nella maggior parte di essi la malattia progredisce per tutta la vita. Circa il 20%-30% dei casi svilupperà noduli sottocutanei (noti come noduli reumatoidi).
I fattori prognostici negativi includono:
- Sinovite persistente.
- Malattia erosiva precoce.
- Reperti extra-articolari (compresi noduli reumatoidi sottocutanei).
- Risultati sierologici positivi per artrite reumatoide.
- Positività sierologica agli anticorpi anti-CCP.
- Storia familiare di artrite reumatoide.
- Stato funzionale scadente.
- Basso status socio-economico.
- Elevata risposta della fase acuta (velocità di sedimentazione eritrocitaria, la proteina C-reattiva).
- Aumento rapido della gravità clinica.
- Scarsa risposta ai farmaci ed alla fisioterapia.
- Vita sedentaria.
- Uso di droghe, alcolismo, tabagismo.
- Alimentazione scorretta.
- Età avanzata.
- Presenza di altre patologie (cardiopatie, diabete, coagulopatie, obesità…).
Uno studio del 2006, sostiene che l’artrite reumatoide riduca la durata della vita delle persone da circa 3 a 12 anni. Uno studio del 2005 della Mayo Clinic ha osservato che gli affetti da tale condizione hanno un rischio raddoppiato di incorrere in malattie cardiache indipendente da altri fattori di rischio come il diabete, l’abuso di alcol, colesterolo elevato, pressione arteriosa e un indice di massa corporea elevati. Il meccanismo attraverso il quale l’artrite reumatoide causa questo aumento del rischio rimane sconosciuto; la presenza di una infiammazione cronica è stata proposta come un fattore, almeno in parte, responsabile. Risposte positive alla terapia possono certamente indicare una prognosi migliore.
Leggi anche: Lupus eritematoso sistemico (LES): cause, sintomi e terapie
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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
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Differenze tra artrite ed artrosi: sintomi comuni e diversi

La mano di un paziente con artrite reumatoide
Artrite ed artrosi sono due patologie che rientrano nella categoria delle reumatologia (in inglese “rheumatology”), entrambe interessano le articolazioni ed entrambe sono caratterizzate da dolore accompagnato da rigidità e limitazione nei movimenti delle articolazioni colpite. Sono proprio queste somiglianze a generare talvolta la confusione tra artrosi e artrite, a volte scambiate l’una per l’altra. Eppure sono due malattie ben distinte che si differenziano in diversi punti: l’artrite è una patologia infiammatoria cronica di origine autoimmune che può svilupparsi in soggetti di ogni età, anche nei bambini, mentre l’artrosi è una malattia degenerativa che insorge soprattutto dopo i 60 anni.
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Artrite
L’artrite (in inglese “arthritis”) si manifesta con l’infiammazione articolare caratterizzata da:
- gonfiore,
- tumefazione,
- arrossamento,
- rigidità,
- aumento della temperatura nell’area colpita,
- dolori che comportano anche la perdita della capacità motoria delle articolazioni interessate.
Le forme più severe possono deformare le articolazioni, compromettendo la capacità di svolgere anche i più semplici compiti quotidiani. Possono esserne colpite persone di ogni età e con il passare degli anni l’infiammazione tende a peggiorare se non riconosciuta e curata adeguatamente. Esistono diversi tipi di artrite, tra cui l’artrite reumatoide (anche nella forma giovanile), la gotta, e l’artrite nell’ambito di malattie del connettivo quali il lupus eritematoso sistemico. Le cause possono essere di origine metabolica, traumatica, infettiva o idiopatica.
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Classificazione eziologica delle artriti
- Artrite Reumatoide
- Spondilo artriti o marker negative:
- Spondilite anchilosante
- Spondilite psoriasica
- Intestinali (Entesoartrite enteropatica)
- Reattive
- Indifferenziate
- Del bambino (idiopatica giovanile)
- Da cristalli (dismetaboliche)
- Settiche (da agenti infettivi)
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Artrosi
L’artrosi (o osteoartrosi, in inglese “Osteoarthritis”) a differenza dell’artrite, non è una malattia infiammatoria, ma una forma degenerativa cronica. È una delle cause più comuni di disturbi dolorosi, colpisce circa il 10% della popolazione adulta generale, e il 50% delle persone che hanno superato i 60 anni di età. Costituiscono fattori predisponenti l’obesità, il sesso femminile, parenti affetti da tale malattia, traumi articolari, stress continuo, umidità. I sintomi e i segni clinici che si presentano sono tutti localizzati nell’articolazione interessata:
- dolore,
- limitazione del movimento,
- rigidità,
- deformità articolare.
Durante il manifestarsi di tale patologia nascono nuovo tessuto connettivo e nuovo osso attorno alla zona interessata. Colpisce soprattutto le persone più avanti con gli anni perché è connessa all’usura delle articolazioni. Le strutture articolari più frequentemente colpite sono quelle maggiormente sollecitate dal peso e dall’attività, tra cui ginocchia, anche, spalle, mani, piedi e colonna vertebrale. Con il processo degenerativo dell’artrosi si assiste a un assottigliamento della cartilagine articolare e in seguito a deformità ossee che causano il dolore e i sintomi specifici dell’artrosi, particolarmente evidenti a livello delle falangi distali delle mani. L’articolazione interessata presenta caratteristiche alterazioni della cartilagine, con assottigliamento, fissurazione, formazione di osteofiti marginali e zone di osteosclerosi subcondrale nelle aree di carico. La membrana sinoviale si presenta iperemica e ipertrofica, la capsula è edematosa e fibrosclerotica.
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Terapie
Riguardo alla terapia dell’artrosi, i cambiamenti nello stile di vita, specialmente la perdita di peso e l’attività fisica, uniti alla terapia analgesica, rappresentano il perno del trattamento. Il paracetamolo rappresenta il farmaco di prima linea, mentre gli antinfiammatori non steroidei (FANS) sono indicati solo nel caso il sollievo dal dolore non sia sufficiente, in relazione alla minore incidenza di effetti collaterali del primo nella terapia cronica.
Allo stato attuale non esiste una cura universale e definitiva in grado di debellare le forme più diffuse di artrite, come l’artrite reumatoide. Attraverso un trattamento appropriato, mirato alla riduzione del dolore, alla rivisitazione delle proprie abitudini comportamentali ed alla prevenzione delle lesioni articolari, è comunque possibile convivere con la malattia e mantenere una buona qualità di vita.
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Puntura di vespa: dopo quanto tempo si verifica lo shock anafilattico?
La comparsa dei sintomi tipici dello shock anafilattico dopo puntura di vespa, segue l’esposizione all’allergene di un tempo variabile da pochi secondi ad oltre un’ora. L’intervallo è mediamente inferiore ai 10 minuti.
La comparsa dei sintomi tipici (dispnea, collasso, convulsioni) può essere preceduta da alcuni sintomi “premonitori”:
- tachicardia;
- ipotensione arteriosa (pressione bassa);
- pallore intenso;
- orticaria generalizzata (prurito che inizia di solito a mani e piedi);
- sudorazione profusa con cute fredda;
- vertigini;
- senso generalizzato di grave malessere;
- senso di morte imminente;
- ansietà;
- angoscia;
- raucedine;
- abbassamento della voce;
- disfonia;
- tosse stizzosa.
L’ampia variazione dei tempi di insorgenza dipende da diversi fattori:
- struttura dell’antigene;
- via di introduzione dell’antigene (orale, inalatoria, endovenosa…);
- variabilità individuale;
- età e stato di salute del soggetto.
Nelle forme ad esordio rapido, lo shock anafilattico compare in maniera brusca, anche senza nessuno dei sintomi anticipatori prima elencati.
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Globuli bianchi (leucociti) alti, bassi, valori normali ed interpretazione
I leucociti, conosciuti anche con il nome di globuli bianchi, sono cellule presenti nel sangue la cui funzione principale è proteggere l’organismo attraverso l’attuazione di meccanismi di difesa contro microorganismi di varia natura (virus, batteri, miceti, parassiti) e contro corpi estranei penetrati nell’organismo in qualche modo nel corpo; rappresentanto di fatto uno dei fattori più importanti costituenti il nostro sistema immunitario.
Si possono contare diverti tipi di globuli bianchi (tra parentesi un’indicazione della percentuale rispetto al totale):
- granulociti neutrofili (40-75%),
- granulociti eosinofili (1-6%),
- granulociti basofili (0,1-2%),
- linfociti (20-50%),
- monociti o macrofagi (2-8%).
Contare quanti leucociti sono presenti nel sangue e la loro suddivisione percentuale (conta leucocitaria) ci permette quindi di avere informazioni sullo stato di salute dell’organismo.
Valori Normali
-
Leucociti totali: 4.00-11.0 x 109/l
-
Neutrofili: 2.5–7.5 x 109/l
-
Linfociti: 1.5–3.5 x 109/l
-
Monociti: 0.2–0.8 x 109/l
-
Eosinofili: 0.04-0.4 x 109/l
-
Basofili: 0.01-0.1 x 109/l
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Interpretazione
Leucopenia
Un basso numero di globuli bianchi, o leucopenia, è una diminuzione del numero di delle cellule che combattono le malattie (leucociti) che circolano nel sangue.
La soglia può variare leggermente da un laboratorio all’altro, ma è bene sapere che alcune persone perfettamente sane vivono con un valore di leucociti che più basso di quello di riferimento.
Da un punto di vista generale le cause possono essere numerose:
- infezioni virali che interferiscono temporaneamente con la funzione del midollo osseo,
- patologie congenite caratterizzate da ridotta funzionalità del midollo osseo,
- cancro o altre malattie che colpiscono il midollo osseo,
- malattie autoimmuni in grado di distruggere i leucotici o le cellule del midollo osseo,
- infezioni molto severe che consumano i globuli bianchi del sangue più velocemente di quanto possano essere prodotti,
- farmaci.
Qualunque sia la causa un valore cronicamente molto basso rende vulnerabili alle infezioni, è quindi importante valutare con il medico come proteggersi, per esempio è utile:
- lavarsi sempre le mani accuratamente,
- indossare una mascherina su bocca e naso,
- evitarere chiunque sia colpito da una malattia da raffreddamento od altro.
La situazione più frequente prevede la diminuzione del numero di neutrofili (neutropenia).
Leucocitosi
Un alto valore di globuli bianchi nel sangue prende il nome di leucocitosi, ma la soglia può variare da un laboratorio all’altro.
Le cause principali sono:
- un aumento della produzione di globuli bianchi per combattere una infezione in corso,
- una reazione allergica,
- la somministrazione di un farmaco che aumenta la produzione di globuli bianchi,
- una malattia del midollo osseo,
- una malattia del sistema immunitario che aumenta la produzione di globuli bianchi.
Ricordiamo poi alcune forme di leucemia che possono causare un aumento della conta leucocitaria.
A seconda del tipo di globuli bianchi colpiti è possibile fare diverse considerazioni sulle cause del problema.
Neutrofili alti (neutrofilia)
- Infezioni batteriche acute,
- Infarto, ustioni, lesioni da schiacciamento.
Eosinofili alti (eosinofilia)
- Disturbi allergici come asma e febbre da fieno,
- Infezioni parassitarie,
- Reazioni a farmaci.
Basofili alti (basofilia)
- Rare reazioni allergiche (IgE mediate).
Monociti alti (monocitosi)
- Infezioni croniche come la tubercolosi,
- Endocardite batterica,
- Rickettsiosi,
- Malaria,
- Malattie infiammatorie intestinali.
Linfociti alti (linfocitosi)
- Associazione alla monocitosi,
- Infezioni virali come epatite A, citomegalovirus (CMV), virus di Epstein-Barr (mononucleosi),
- Pertosse.
Per approfondire, leggi:
- Leucemia acuta e cronica: cause, tipi, sopravvivenza e cura
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Differenza tra artrite ed artrosi: come riconoscerle
Artrite e artrosi rientrano nella più ampia categoria delle patologie reumatiche, entrambe interessano le articolazioni ed entrambe sono caratterizzate da dolore accompagnato da rigidità e limitazione nei movimenti delle articolazioni colpite. Sono proprio queste somiglianze a generare talvolta la confusione tra artrosi e artrite, a volte scambiate l’una per l’altra. Eppure sono due malattie ben distinte che si differenziano in diversi punti.
Differente età di insorgenza
La prima differenza fondamentale riguarda l’età dei soggetti colpiti:
- l’artrite è una patologia infiammatoria cronica di origine autoimmune che può svilupparsi in soggetti di ogni età, anche nei bambini;
- l’artrosi è una malattia degenerativa che insorge soprattutto dopo i 50 anni.
Tipi di artrite
L’artrite è una malattia infiammatoria cronica sistemica che colpisce le articolazioni sia piccole che grandi, che diventano dolenti, tumefatte e con il tempo deformate, ma che può coinvolgere anche altri organi e apparati come il polmone, le sierose, l’occhio, la cute e i vasi. La malattia colpisce in genere tra i 30 e i 60 anni. Esistono diverse forme di artrite, tutte accomunate dal fatto che si innesca un processo infiammatorio a livello articolare. Tra le forme più diffuse:
- Artrite reumatoide: è conseguenza di un attacco delle articolazioni da parte del sistema immunitario.
- Artrite gottosa: è conseguenza di un aumento dei livelli sanguigni di acido urico che si accumula sotto forma di cristalli nelle articolazioni, soprattutto nel piede, dando luogo a un’artrite molto violenta.
- Spondiloartriti: sono un tipo di artriti caratterizzate dal coinvolgimento della colonna vertebrale e del bacino e dalla presenza di alcune condizioni non reumatiche (psoriasi e altre infezioni).
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Differenti sintomi
- L’artrite si manifesta con l’infiammazione articolare caratterizzata da gonfiore, tumefazione, arrossamento, rigidità, aumento della temperatura nell’area colpita e dolori che comportano anche la perdita della capacità motoria delle articolazioni interessate. Le forme più severe possono deformare le articolazioni, compromettendo la capacità di svolgere anche i più semplici compiti quotidiani. Possono esserne colpite persone di ogni età e con il passare degli anni l’infiammazione tende a peggiorare se non riconosciuta e curata adeguatamente. Esistono diversi tipi di artrite, tra cui l’artrite reumatoide (anche nella forma giovanile), la gotta, e l’artrite nell’ambito di malattie del connettivo quali il lupus eritematoso sistemico.
- L’artrosi, a differenza dell’artrite, non è una malattia infiammatoria, ma una forma degenerativa cronica. Colpisce soprattutto le persone più avanti con gli anni perché è connessa all’usura delle articolazioni. Le strutture articolari più frequentemente colpite sono quelle maggiormente sollecitate dal peso e dall’attività, tra cui ginocchia, anche, spalle, mani, piedi e colonna vertebrale. Con il processo degenerativo dell’artrosi si assiste a un assottigliamento della cartilagine articolare e in seguito a deformità ossee che causano il dolore e i sintomi specifici dell’artrosi, particolarmente evidenti a livello delle falangi distali delle mani, per esempio. I sintomi più comuni dell’artrosi sono il dolore, la rigidità e la limitazione nell’utilizzo dell’articolazione. Il dolore avvertito è maggiore dopo l’esercizio oppure quando si carica peso sull’articolazione interessata; in genere è più intenso la sera e si attenua con il riposo. Di notte non è presente. Nelle forme lievi non è presente rigidità che invece esiste nelle fasi moderate e gravi: è comunque transitoria e non supera mai la mezz’ora. La limitazione funzionale è assente nelle fasi iniziali, ma si manifesta via via che la malattia si fa più grave ed è conseguenza del dolore. Il gonfiore è presente in pochi casi.
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Differenti cause
L’artrite reumatoide non ha una causa unica: si ritiene che un fattore ambientale possa ingannare il sistema immunitario (mimetismo molecolare) o modificare alcuni antigeni che dovrebbero essere visti come propri dal sistema immunitario (self), ciò interrompe la tolleranza immunologica nei confronti di alcune proteine umane
L’artrosi è una malattia collegata all’invecchiamento e all’usura delle cartilagini articolari, che può essere favorita da fattori quali:
- familiarità;
- sovrappeso e obesità, perché l’eccesso di peso a lungo andare danneggia soprattutto le articolazioni di anca, ginocchia e piede;
- fratture e lesioni articolari;
- alcuni lavori che richiedono posizioni forzate (per es. stare inginocchiati a lungo) oppure il continuo utilizzo di alcune articolazioni (per es. le articolazioni delle dita delle mani);
- sport come il calcio (ma non solo), in cui si ha un’usura precoce delle cartilagini di piedi e ginocchia;
- malattie circolatorie che causano sanguinamento e danno nelle articolazioni (per es. l’emofilia, l’osteonecrosi avascolare);
- alcune forme di artrite (per es. gotta, pseudo gotta o artrite reumatoide) che danneggiano l’articolazione e la rendono più suscettibile ai danni della cartilagine.
Differente diagnosi
Le indagini per la diagnosi di artrite comprendono, oltre all’esecuzione di esami ematici per la ricerca del Fattore Reumatoide e degli anticorpi anti-CCP, anche il dosaggio degli indici di infiammazione (VES, PCR) . Inoltre vanno eseguite ecografia, radiografia e RMN articolari per evidenziare versamento articolare, ipertrofia sinoviale, borsiti/tenosinoviti, erosioni ossee.
Non esistono esami di laboratorio specifici per la diagnosi di artrosi, che a volte è una diagnosi d’esclusione. La diagnosi si basa comunque su:
- visita medica, in cui si valuta se le articolazioni sono deformate, dolenti, limitate nell’esecuzione di alcuni movimenti;
- indagini radiologiche, che mostrano per esempio una riduzione dello spazio fra le articolazioni, alterazioni del profilo dell’osso e la formazione di osteofiti o lesioni simil-cistiche delle articolazioni.
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Differente trattamento
Il trattamento dell’artrite reumatoide si basa sull’uso di immunosoppressori, come il methotrexate o la leflunomide; in casi particolari si possono utilizzare anche idrossiclorochina, ciclosporina, sulfasalazina. È previsto inoltre l’uso di cortisone a cicli nelle fasi di maggiore attività di malattia per ottenere più rapidamente la risposta clinica, e di FANS per il controllo del dolore.
Non esiste un trattamento risolutivo dell’artrosi. L’obiettivo delle cure è ridurre il dolore e rallentare i progressi della malattia. La terapia principale è quella analgesica, con la somministrazione di antidolorifici al bisogno per limitare il dolore e permettere il movimento articolare. In caso di artrosi localizzata a livello di un’articolazione specifica (per es. anche, ginocchia, mani) è possibile effettuare infiltrazioni con acido ialuronico, mentre l’utilizzo di corticosteroidi è limitato a casi rari di infiammazione associata ad artrosi. Nei casi più gravi di artrosi, quando questi trattamenti sono inefficaci, si rende necessario il trattamento ortopedico con il posizionamento di protesi articolari. Funzionano bene alcune misure preventive come la riduzione del peso e il rinforzo del tono muscolare.
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