In ospedale con tatuaggio “non rianimare”: i medici rispettano la scelta

MEDICINA ONLINE New England Journal of Medicine DO NOT RESUSCITATE NON RESUSCITARE PICTURE HD PIC IMAGE PHOTO RIANIMAZIONE DEFIBRILLATORE.jpgUn uomo di 70 anni di Miami è arrivato in ospedale privo di sensi e i medici hanno trovato un tatuaggio subito sotto il suo collo con la scritta “do not resuscitate” (non rianimare). La vicenda è descritta sul New England Journal of Medicine, e si è conclusa con lo staff che ha rispettato le volontà dell’uomo dopo aver consultato un bioeticista. L’uomo aveva problemi cronici ai polmoni e al cuore, oltre al diabete. Arrivato al Jackson Memorial Hospital i medici hanno cercato di risvegliarlo senza successo, e il paziente non aveva alcun segno identificativo che potesse far risalire alla famiglia, per capire se la decisione espressa dal tatuaggio fosse meditata o frutto di un impulso.

“All’inizio abbiamo deciso di non onorare il tatuaggio – scrivono gli autori – invocando il principio di non prendere una decisione irreversibile senza certezze”. Il consulto con il bioeticista dell’università di Miami Kenneth Goodman ha però portato alla decisione opposta. “Gli esperti hanno suggerito che era più ragionevole pensare che il tatuaggio esprimesse una preferenza autentica”. Dopo il consulto i medici hanno trovato anche una dichiarazione scritta sul fine vita da parte del paziente, e hanno interrotto le procedure più invasive. “Le condizioni dell’uomo sono peggiorate durante la notte – conclude l’articolo – ed è morto”.

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E’ più intelligente il cane o il gatto? Una ricerca ha la risposta

MEDICINA ONLINE CANI GATTI CHI E PIU INTELLIGENTE ANIMALI CERVELLO NATURA NEURONI STUDIO RICERCA NATURE CATS DOGS SMARTIER BRAIN IQ QI ANIMALE.jpgSono più intelligenti i cani od i gatti? E’ una domanda che sicuramente in molti si sono fatti almeno una volta nella vita. Fermo restando che l’intelligenza non è “unica”, bensì anche per gli animali esistono diversi tipi di intelligenza come accade nell’uomo, uno studio scientifico sembra dare una risposta abbastanza convincente alla domanda.

Lo studio

Secondo una ricerca pubblicata sulla rivista Frontiers in Neuroanatomy ed effettuata della Vanderbilt University in Tennessee (USA), sarebbero più intelligenti i cani, rispetto alla controparte felina. Gli scienziati sono giunti a questa conclusione non solo studiando le misure del cervello delle due specie, ma esaminando la quantità di neuroni a livello della corteccia cerebrale, le ‘piccole cellule grigie’ responsabili del pensiero, della pianificazione e del comportamento complesso.

I gatti hanno meno neuroni

La ricerca non lascia dubbi: i gatti hanno mediamente meno della metà dei neuroni rispetto ai cani, in particolare di una razza ‘modello’ per intelligenza come i Golden Retriever: 250 milioni del gatto contro ben 530 milioni del cane. Ricordiamo anche, per un confronto, che l’essere umano ne ha circa 16 miliardi.

Cani capaci di azioni più complesse dei gatti

La dottoressa Suzana Herculano-Houzel, a capo dell’indagine, ha detto alla stampa: “Sono convinta che il numero assoluto di neuroni negli animali, specialmente nella corteccia, determini la ricchezza del loro stato mentale e la loro abilità nel predire avvenimenti semplici sulla base dell’esperienza pregressa. Io sono di parte perché preferisco i cani ma questi dati scientifici indicano che sono capaci di azioni ben più complesse e flessibili rispetto ai gatti”.

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Trapianto utero: nato il primo bambino negli USA

MEDICINA ONLINE NEONATO BIMBO BAMBINO PANNOLINO INFERMIERA NEWBORN SCHIACCIA CADE MORTE TRAUMA CULLAE’ nato tramite parto cesareo in Texas il primo bimbo concepito negli Usa con fecondazione assistita su una donna sottoposta a trapianto di utero. Non è il primo nel mondo, nato in questo modo: il primo bebè al mondo figlio di una madre con utero trapiantato era venuto alla luce a Göteborg, in Svezia nel settembre 2014. Ora si aggiunge alla lista degli 8 interventi di questo tipo già riusciti nel mondo, anche quello americano, confermato da fonti ufficiali del Baylor University Medical Center di Dallas. Proprio in questa struttura la madre del piccolo si è sottoposta al trapianto di utero: la donna era nata infatti senza l’organo. L’American Society for Reproductive Medicine parla di “un’altra pietra miliare nella storia della medicina riproduttiva”.

“Facciamo trapianti di continuo, tutti i giorni – ha dichiarato il dott. Giuliano Testa, a capo della sperimentazione in corso al Baylor Center – Ma questa non è la stessa cosa: ciò che questo tipo di trapianto significa per queste donne è difficile da descrivere a parole“.

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I 20 disturbi psichiatrici più strani che abbiate mai visto

MEDICINA ONLINE CERVELLO TELENCEFALO MEMORIA EMOZIONI CARATTERE ORMONI EPILESSIA STRESS RABBIA PAURA FOBIA SONNAMBULO ATTACCHI PANICO ANSIA VERTIGINE LIPOTIMIA IPOCONDRIA PSICOLOGIA DEPRESSIONE TRISTE STANCHEZZA PSICOSOMAOggi vi presentiamo una lista di 20 disturbi psichiatrici (e non) molto particolari: il cervello a volte può farci degli “scherzi” veramente strani!

1) Prosopagnosia

La prosopagnosia, (anche chiamata prosopoagnosia) è un deficit percettivo acquisito o congenito del sistema nervoso centrale che impedisce al paziente di riconoscere i tratti di insieme dei volti delle persone, causato da lesione bilaterale (o, più di rado, unilaterale destra) alla giunzione temporo-occipitale (giro fusiforme) dell’encefalo. In alcuni casi si ricorre al termine prosofenosia per indicare, in modo specifico, la difficoltà di riconoscimento dei volti umani in seguito al danneggiamento esteso dei lobi occipitale e temporale. Chi è colpito da questa patologia arriva – nei casi più gravi – a confondere la faccia dei propri cari (mariti, mogli, parenti, figli…) e non deve essere confusa con la normale difficoltà che a volte gli individui sani hanno quando non riescono a riconoscere un volto, magari perché non lo vedono da molto tempo. Gli individui sani possono provare una sorta di “assaggio” del disagio che provoca questa patologia quando hanno di fronte persone di una etnia diversa dalla propria, caso in cui il cervello riesce con più difficoltà a cogliere le differenze nei tratti somatici. Tipico esempio è quello di individui orientali (i “cinesi che sembrano tutti uguali” per intenderci). La prosopagnosia può avere risvolti drammatici. Nei casi più gravi, come prima accennato, il soggetto non riesce più a riconoscere il viso dei propri famigliari e ciò lo porta a non fidarsi più di nessuno, dal momento che chiunque potrebbe dire di essere un amico mentre in realtà è uno sconosciuto: ciò determina enorme ansia nel paziente e chiusura in sé stessi. Per approfondire: Non riconoscere i volti dei propri cari: la prosopagnosia, cause, test e cure

2) Delirio di Capgras

Chi soffre di questo problema ha la ferma convinzione che una persona a lei vicina sia stata sostituita da un impostore esattamente identico. Questo delirio è frequente soprattutto nelle persone schizofreniche, anche se sviluppa anche in persone che soffrono di demenza, epilessia o con traumi cranio-encefalici.

3) Sindrome di Fregoli

E’ il contrario del delirio di Capgras. In questo caso la persona che ne soffre ha l’angosciante convinzione che le persone, in realtà, siano una sola persona che cambia aspetto o che si maschera. La sindrome di Fregoli si verifica più frequentemente in persone schizofreniche, dementi o con lesioni cerebrali.

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4) Paramnesia reduplicativa

Consiste nella delirante credenza che un luogo sia stato duplicato, ovvero, che esistano simultaneamente copie di uno stesso luogo. Per esempio, il paziente può pensare che l’ospedale nel quale si trova è stato duplicato e ha cambiato ubicazione. Il paziente pensa che esistano mondi paralleli.

5) Sindrome della mano aliena

Le persone che ne soffrono credono che la loro mano sinistra non gli appartenga, ma che anzi essa possegga vita propria. A volte chi soffre di questo disturbo pensa di essere posseduto da uno spirito. Generalmente, questo problema compare in persone che hanno sofferto danni al corpo calloso, area che unisce i due emisferi cerebrali.

6) Sindrome dell’arto fantasma

La Sindrome dell’arto fantasma (in inglese: Phantom limb syndrome) è caratterizzata dalla sensazione di persistenza di un arto (braccio o gamba) dopo che esso sia stato amputato o dopo che – a causa di altre patologie o condizioni – esso sia diventato insensibile: il paziente affetto da questa patologia avverte l’esistenza e la posizione dell’arto fino ad arrivare ad avvertirne addirittura sensazioni dolorose, a volte addirittura di movimenti come se questo fosse ancora presente, anche se ciò è ovviamente solo nella mente del paziente e non nella realtà.
Questa sensazione colpisce praticamente tutti i pazienti che hanno subito amputazione, è assolutamente normale e non rientra in nessun tipo di problema psichiatrico. E’ la dimostrazione più evidente dell’esistenza del fisiologico schema corporeo, che persiste, nonostante dall’arto amputato non giungano impulsi nervosi ai centri corticali. Per approfondire: Arizona e la Sindrome dell’arto fantasma

7) Micropsia o macropsia (sindrome di Alice nel paese delle meraviglie)

E’ un disturbo neurologico nel quale la percezione delle immagini, dello spazio e del tempo è distorta. I sintomi più preoccupanti sono l’alterazione dell’immagine corporea, poiché chi ne soffre risulta essere confuso rispetto alla dimensione e alla forma del suo corpo. Questo provoca spesso terrore. Questa malattia è associata all’emicrania, ai tumori cerebrali, al consumo di droghe, alle infezioni. Il miglior trattamento è il riposo. È anche conosciuta come la sindrome di Alice nel paese delle meraviglie. Per approfondire: Allucinazioni lillipuziane e Sindrome di Alice nel Paese delle Meraviglie

8) Sindrome di Parigi

La sindrome di Parigi si verifica in cittadini giapponesi che visitano la capitale francese. Queste persone soffrono una crisi nervosa durante la visita; tuttavia, si è osservato che si verifica in turisti giapponesi che visitano qualsiasi parte della Francia in generale. Sembra essere un quadro grave dovuto ad un impatto culturale, a partire dal quale sperimentano sintomi fisici ed emotivi come ansia, depersonalizzazione, idee deliranti, allucinazioni, ecc. Dei 6 milioni di turisti giapponesi che visitano la città ogni anno, 20 ne sono affetti. Si sospetta che gli effetti scatenanti potrebbero essere l’idealizzazione, le barriere del linguaggio, la stanchezza fisica e mentale e il confronto culturale radicalmente diverso.

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9) Fuga dissociativa

La persona che soffre di questi episodi deambula perplessa in vari luoghi, senza essere cosciente della sua identità, né del motivo che l’ha condotta fino a quel luogo. Generalmente, questi episodi sono dovuti a periodi intensi di stress fisico ed emotivo, all’ingestione di sostanze psicotrope e malattie mediche. Per approfondire, leggi: Fuga dissociativa (psicogena) e dromomania: cause, sintomi, cure

10) Sindrome dell’accento straniero

Le persone che soffrono di Sindrome dell’accento straniero, parlano improvvisamente la loro lingua materna con un accento straniero. E’ una malattia rarissima (dal 1941 al 2010 sono stati recensiti in letteratura scientifica solo una cinquantina di casi) ed si verifica generalmente dopo un trauma cranico o un ictus cerebrale che colpisce i nuclei cerebrali del linguaggio. Per approfondire, leggi anche:

11) Sindrome di Stoccolma

La “Sindrome di Stoccolma” in psichiatria descrive uno un particolare stato di dipendenza psicologico-affettiva che si manifesta in alcuni casi in vittime di episodi di violenza fisica, verbale o psicologica. Chi è affetto dalla Sindrome di Stoccolma, durante i maltrattamenti avvenuti durante ad esempio un rapimento, prova un paradossale sentimento positivo nei confronti del proprio aggressore che può spingersi fino all’amore e alla totale sottomissione volontaria, instaurando in questo modo una sorta di alleanza e solidarietà tra vittima e carnefice. Non è raro ad esempio che persone tenute in ostaggio da un rapinatore, manifestino – durante le indagini della polizia – una chiara volontà di difesa verso quest’ultimo, arrivando perfino a fornire improbabili alibi e scusanti per la sua condotta oggettivamente anti-sociale. Per approfondire, leggi anche:

12) Sindrome di Lima

La “Sindrome di Lima” in medicina e psicologia si riferisce ad uno un particolare stato di legame emotivo che si può verificare nei colpevoli di sequestro di ostaggi o rapimento, nei confronti delle vittime rapite. I sequestratori rimangono emotivamente legati ai sequestrati e soccombono alle loro necessità e desideri, fino al punto spesso di liberarli senza alcuna condizione. Questa sindrome potrebbe essere una conseguenza dei sensi di colpa dei sequestratori o di un particolare processo di empatia, di mettersi nei panni degli ostaggi terrorizzati. La Sindrome di Lima è simile a quella di Stoccolma, ma al contrario: nella Sindrome di Stoccolma sono invece le vittime a sentirsi emotivamente dipendenti dai rapitori.

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13) Sindrome di Stendhal

Con “Sindrome di Stendhal” ci si riferisce ad un insieme di segni e sintomi che una persona può improvvisamente sviluppare quando guarda un’opera d’arte che la emoziona particolarmente. I sintomi sono principalmente ansia fisica ed emotiva, tachicardia, capogiro, vertigini, senso dissociativo, confusione, allucinazioni, fino addirittura lo svenimento. La “Sindrome di Stendhal” viene anche chiamata “Sindrome di Firenze” proprio perché, in virtù della elevatissima quantità di splendide opere d’arte da essa possedute, spesso la sindrome si verifica proprio nella famosa città toscana.

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14) Sindrome di Diogene

Questa sindrome è caratterizzata dall’abbandono estremo, dall’isolamento sociale, dall’apatia e dall’accumulo compulsivo di spazzatura. Si verifica principalmente negli anziani ed è associata alla demenza progressiva. Ecco il perché di questo nome: Diogene di Sinope era un filosofo greco, cinico e minimalista. La sua filosofia si basava sulla credenza che il fine dell’esistenza umana fosse quello di vivere una vita di virtù, al naturale, rifiutando le convenzioni come ricchezza, potere, salute e fama. Si dice che visse in un barile di vino nelle strade di Atene. Era famoso per le sue diatribe con Alessandro Magno. Si tramanda che un giorno Alessandro Magno disse a Diogene: “Chiedimi quello che vuoi.” Egli rispose: ” Spostati, che copri il sole“.

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15) Delirio di negazione o di Cotard

La persona colpita crede di essere morta, di non esistere, o di trovarsi in stato di putrefazione o di aver perso il sangue e gli organi interni. Si osserva più frequentemente in pazienti che soffrono di depressione psicotica o schizofrenia.

16) Sindrome di Gerusalemme

Si caratterizza per la presenza di idee ossessive, deliri e altri tipi di esperienze relazionate a tematiche religiose. Queste esperienze sono scatenate dalla visita alla città di Gerusalemme. La sindrome non si limita a nessuna religione e solitamente sorge in persone che hanno malattie mentali precedenti alla visita a Gerusalemme. I deliri e le idee ossessive svaniscono dopo diversi giorni dalla visita a Gerusalemme.

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17) Recupero fittizio e lucidità terminale

Il “recupero fittizio” è un periodo di estrema lucidità che si verifica in alcuni pazienti fortemente debilitati, poco prima di morire. Questo tipo di recupero è presente in molti malati terminali, nei minuti che precedono la morte. Persone colpite da schizofrenia, morbo di Alzheimer ed altre condizioni patologiche che causano grave menomazione del funzionamento mentale, sono, a volte, inspiegabilmente, in grado di recuperare ricordi e lucidità, ma solo poco prima della morte. In quei momenti, le loro menti sembrano tornare straordinariamente in una forma completa e coerente, anche se i loro cervelli risultano ugualmente deteriorati e danneggiati. Questi pazienti che magari da anni non sono in grado di ricordare nemmeno i loro nomi, possono improvvisamente riconoscere i loro familiari ed avere normali conversazioni con loro su passato, presente e futuro. Nessuno sa con esattezza come questo fenomeno – anche chiamato “lucidità terminale” – possa accadere. Per approfondire: Mark Sloan e il recupero fittizio: il mistero del cervello pochi attimi prima di morire

18) Disturbo dell’identità dell’integrità biologica

Chi soffre del Disturbo dell’identità dell’integrità biologica (BIID, nella sigla inglese), vivono con il costante desiderio di amputarsi una parte del corpo, spesso una o entrambe le gambe o le braccia, che viene ritenuta non appartenente al proprio corpo, come se fosse un oggetto estraneo. Alcuni di questi soggetti si mutilano da soli utilizzando una sega o un ascia o lanciandosi sotto le ruote di un camion in transito, ma in maggioranza dei casi essi richiedono l’intervento di terzi, solitamente di un chirurgo che però, in virtù del Giuramento di Ippocrate, non può asportare una parte del corpo sana. A causa di questa mancata collaborazione, il paziente tende a nascondere almeno alla vista l’arto ritenuto estraneo, o a comportarsi come se non ci fosse (ad esempio: va in giro sulla sedia a rotelle tenendo le gambe nascoste piegate su sé stesse ed immaginando di non possederle). Nei casi più estremi il paziente arriva a togliersi la vita accidentalmente per dissanguamento nel tentativo maldestro di auto-amputarsi l’arto estraneo o di farlo amputare ad altri non esperti in chirurgia. Il BIID riguarda soggetti vivono il dramma di non sopportare più un proprio arto, o un’altra parte corporea, ritenendoli inutili o fonte di insopportabile disagio esistenziale, forse per il patologico desiderio di procurarsi un’amorosa attenzione da parte degli altri, del tutto assente nell’infanzia, o per la patologica convinzione di avere un “corpo sbagliato” rispetto alla loro identità percepita. Per approfondire: Disturbo dell’identità dell’integrità corporea: voler essere disabili

19) Apotemnofilia ed acrotomofilia

Rimanendo in tema di amputazioni, l’apotemnofilia è il desiderio su base sessuale di avere uno o più arti amputati o di apparire come se così fosse. E’ per alcuni versi collegata all’acrotomofilia, in cui il soggetto cerca spasmodicamente partner sessuali con menomazioni fisiche più o meno vistose. Per approfondire: Apotemnofilia e acrotomofilia: l’eccitazione sessuale provocata dalle amputazioni

20) Anosognosia

L’anosognosia (o nosoagnosia) è un disturbo neurologico e psicologico caratterizzato dalla mancata capacità del paziente di riconoscere e riferire di avere un deficit neurologico o neuropsicologico. Il paziente non è in “cattiva fede”: non è realmente consapevole del suo stato di malattia e manifesta invece in buona fede la ferma convinzione di possedere ancora le capacità che in realtà ha oggettivamente perso in seguito a lesione cerebrale, perdita che è assolutamente certa dal punto di vista scientifico. Messo “con le spalle al muro” a confronto con i suoi deficit, il paziente mette in atto delle confabulazioni oppure delle spiegazioni assurde, incoerenti con la realtà dei fatti, spesso delle vere e proprie fallacie logiche. Per approfondire: Anosognosia e Sindrome neglect: significato, test e trattamento

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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Come scoprire chi tenta di leggere i vostri messaggi WhatsApp

MEDICINA ONLINE CELLULARE COLAZIONE SMARTPHONE APP WHATSAPP APPLICAZIONE PROGRAMMA TELEFONARE TELEFONO TELEFONINO PHONE CALL MARMELLATA MANGIARE DONNA MATTINA BREKFAST WALLPAPER PIC HI RLa sicurezza informatica è uno degli aspetti che preoccupano di più gli utenti. Tra le applicazioni maggiormente prese di mira da malware e truffe troviamo WhatsApp. I cyber criminali sono interessati alle conversazioni dell’app per la messaggistica perché contengono moltissime informazioni riservate. Tra le minacce più presenti su WhatsApp troviamo le truffe e i virus. Le prime agiscono quasi sempre attraverso messaggi di false vincite o di finti sconti e se clicchiamo sul link e allegati maligni cadremo nella trappola di una campagna phishing. I malware presenti sull’app per la messaggistica consentono agli hacker di gestire da remoto il nostro account WhatsApp. Per rintracciare i malintenzionati che tentano di spiare le nostre conversazioni esistono delle applicazioni, come “Messenger e Chat blocco“, che possiamo installare con un click sul nostro smartphone.

Come funziona Messenger e Chat blocco

Con un’app come “Messenger e Chat blocco” non avremo più paura di allontanarci per andare in bagno lasciando incustodito il dispositivo. L’applicazione, scaricabile dal Google Play Store, ci consente di cogliere in flagrante le persone che provano a spiare il nostro telefono. Una volta scaricata l’app ci basterà lanciarla e scegliere quale applicazione proteggere con una password e con l’auto-blocco. Oltre a queste funzioni “Messenger e Chat blocco” consente anche di scattare un selfie, tramite la fotocamera frontale del nostro smartphone, alla persona che tenta di accedere all’app protetta. Se qualcuno dovesse prendere il telefono o rubarlo potremo capire di chi si tratta grazie alle foto. Quando il malintenzionato tenterà di accedere a WhatsApp verrà immortalato senza che se ne accorga dalla fotocamera. L’applicazione non funziona solamente con WhatsApp, ma con tutte le app che decideremo di impostare.

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Bruce McCandless: il primo uomo a “camminare” nello spazio

MEDICINA ONLINE SPAZIO Bruce McCandless PRIMO ASTRONAUTA PASSEGGIATA WALK SPAZIO STS-41 MMU ASTRONAUTA ASTRONOMIA.jpgBruce McCandless II, nato a Boston l’8 giugno 1937, è un ingegnere, pilota ed astronauta statunitense. Si rese protagonista di una delle più celebri “passeggiate” della storia dell’astronomia mondiale.

Carriera

Nel 1958 raggiunse il titolo di bachelor presso l’Accademia della marina americana, la United States Naval Academy, seguito dal master in ingegneria elettronica conseguito presso la prestigiosa Stanford University nel 1965. Nel 1987 gli venne conferita una laurea di amministrazione economica dell’Università di Houston – University of Houston-Clear Lake. McCandless concluse lo studio con il secondo miglior punteggio su 899 cadetti dell’Accademia della marina. Svolse il suo addestramento da pilota presso il Naval Aviation Training Command stazionato presso le basi di Pensacola in Florida ed a Kingsville in Texas. Durante il suo servizio in marina divenne esperto pilota per molte tipologie di aerei e raggiunse oltre 5.200 ore di volo di cui 5.000 su aerei jet.

NASA

Nel 1966 McCandless fu uno dei 19 astronauti scelti dalla NASA. Nel 1969 fu il radiofonista che comunicava con gli astronauti della missione Apollo 11 (quella che ha portato l’uomo sulla Luna per la prima volta) e fece parte dell’equipaggio di supporto della missione Apollo 14. In seguito venne nominato a far parte dell’equipaggio di riserva (nel ruolo di pilota del modulo di comando) per la prima missione equipaggiata della stazione spaziale Skylab: la missione Skylab 2. Collaborò allo sviluppo della M-509 un congegno per eseguire manovre da parte degli astronauti nello spazio sperimentato durante il programma dello Skylab. Particolare attenzione comunque dedicò allo sviluppo della Manned Maneuvering Unit (MMU) in uso durante le EVA (attività extraveicolari, cioè al di fuori del veicolo spaziale) dello Shuttle, uno speciale “zaino” che permetteva propulsione, e quindi possibilità di spostamento, nello spazio, senza cavi che ancorassero l’astronauta al veicolo spaziale.

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L’impresa che entrò nella storia

McCandless divenne famoso proprio grazie alla Manned Maneuvering Unit: durante il suo primo volo nello spazio (durante la missione STS-41-B iniziata il 3 febbraio 1984) fu il primo uomo della storia a compiere una attività extraveicolare in completa libertà, cioè senza rimanere agganciato al veicolo spaziale mediante qualche sistema di sicurezza. In quest’attività ogni spostamento gli fu possibile grazie alla propulsione della MMU. Questa “passeggiata” fu resa famosa da alcuni scatti, che potete vedere in questo articolo, davvero impressionanti, specie quella che mostra l’astronauta da solo, circondato dallo spazio.

McCandless raggiunse nella sua carriera ben 312 ore di volo nello spazio, di cui 4 ore di volo con la MMU. McCandless, ora in pensione, è stato pluridecorato con numerose onorificenze nel campo militare e civile ed è attualmente membro di importanti associazioni americane.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
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Potremo decidere altezza, colore degli occhi e quoziente intellettivo di nostro figlio?

MEDICINA ONLINE LABORATORIO MICROSCOPIO ANATOMO PATOLOGO AGO ASPIRATO BIOPSIA CHIRURGICA CITOLOGIA ISTOLOGIA ESAME ISTOLOGICO LINFONODO LAB CHIMICA FISICA SANGUE ANALISI FECI URINA GLICEMIA AZOTEMIA DENSITA CHEMISTRYIl momento in cui sarà possibile scegliere l’altezza, il colore degli occhi o il quoziente intellettivo di un figlio è davvero molto vicino, almeno in base ad un articolo pubblicato sulla rivista del MIT, Technology Review, in cui viene citata una compagnia statunitense che pianifica di fornire una analisi genetica preimpianto sugli embrioni che vada oltre le malattie.

Il servizio offerto dalla “Genomic Prediction“, questo il nome della compagnia, si fonda su un combinazione di modelli matematici e di test del DNA sviluppati dalla compagnia, che dà vita a un ‘punteggio statistico’ che indica la probabilità che l’embrione possa avere malattie complesse, come il diabete di tipo 1, la schizofrenia o l’osteoporosi. Finora questa diagnosi preimpianto viene fatta invece su malattie come la fibrosi cistica che dipendono da un singolo gene, per cui si ha una certezza e non una probabilità, ma in futuro le possibilità saranno senza dubbio aumentate.

Laurent Tellier della Genomic Prediction: “Crediamo che test come il nostro diventeranno una parte integrante della fecondazione assistita, così come quello per la sindrome di Down sia uno standard per la gravidanza”. Dalle malattie ad altre caratteristiche, come l’intelligenza o l’altezza, il passo potrebbe essere molto breve.

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C’è acqua su Marte? No: la NASA si è sbagliata

Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo KEPLER 186f PIANETA SIMILE TERRA Dieta Chirurgia Medicina Estetica Roma Cavitazione Pressoterapia Grasso Linfodrenante Dietologo Cellulite Calorie Peso Pancia Sessuologia Pene Laser Filler Rughe BotulinoLe caratteristiche striature scure osservate nel 2015 fa sulla superficie di Marte e ritenute la prova regina della presenza di acqua allo stato liquido sarebbero in realtà dei semplici flussi di sabbia, che scendono da pendii ripidi. Lo ha determinato un team di ricerca dell’Università dell’Arizona di Tucson, Stati Uniti, smontando una delle scoperte più affascinanti della NASA degli ultimi anni. Secondo i ricercatori, coordinati dal professor Alfred McEwen, responsabile della potente fotocamera Imaging Science Experiment (HiRISE) equipaggiata sulla sonda Mars Reconnaissance Orbiter (MRO), è possibile che comunque una minima presenza di acqua possa sussistere, ma sarebbe insufficiente a sostenere anche la vita di microorganismi. Insomma, Marte sarebbe ancora più secco e desertico di quanto immaginassimo.

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Pendenze limitate

Per giungere a questa conclusione, McEwen e colleghi hanno studiato a fondo oltre 151 striature scure in dieci siti dislocati tra i poli e l’equatore del Pianeta rosso, ambitissima tappa dell’esplorazione umana nello spazio. Dall’analisi delle immagini raccolte dall’HiRISE e dalle ricostruzioni tridimensionali al computer è emerso che queste strisce, tecnicamente conosciute col nome di “Linee di Pendenza Ricorrenti” (RSL), sono quasi tutte limitate a pendenze di 27 gradi. Se fossero state composte da acqua, avrebbero dovuto estendersi a pendenze molto meno ripide, inoltre il loro “angolo di riposo dinamico”, ovvero il modo in cui si arrestano, è del tutto simile a quello dei flussi di sabbia sulla Terra, ad esempio sulle dune.

Il modo attendibile? Andare li

Nonostante queste evidenze, la natura delle striature scure resta controversa; sono infatti stagionali, inoltre i sensori di vari strumenti hanno chiaramente individuato la presenza di sali idrati, che hanno molecole d’acqua nella loro struttura chimica. Secondo i ricercatori potrebbe trattarsi della semplice reazione tra il flusso di sabbia e l’atmosfera marziana, che stagionalmente potrebbe rilasciare vapore acqueo e influenzare l’idratazione dei granuli. Di conseguenza verrebbe condizionata anche la colorazione (più chiara o più scura) e l’espansione dei flussi, ma si tratta solo di congetture. Per gli scienziati della NASA non si possono comunque trarre conclusioni definitive, e l’unico modo per sapere cosa sono esattamente queste striature è recarsi in loco e verificare. Secondo le previsioni del fondatore di SpaceX, Elon Musk, il primo uomo su Marte potrebbe mettere piede attorno al 2024, ma per la NASA si dovrà attendere almeno il 2035 o giù di lì, visti i numerosi limiti tecnici ancora oggi irrisolti. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Nature Geoscience.

 

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