Mal di pancia e di stomaco: da cosa può dipendere e quali sono le cure

MEDICINA ONLINE NAUSEA MAL DI PANCIA REFLUSSO GE ESOFAGO STOMACO DUODENO INTESTINO TENUE DIGIUNO ILEO APPARATO DIGERENTE CIBO TUMORE CANCRO POLIPO ULCERA DIVERTICOLO CRASSO FECI VOMITO SANGUE OCCULTO MILZA VARICI CIRROSI FEGATOIl mal di pancia è un disturbo “democratico”, poiché colpisce tutti una volta almeno una volta nella vita, senza distinzioni di età, sesso, estrazione sociale. Purtroppo il mal di pancia può venire facilmente e per tutta una serie di fattori, per colpa o per sfortuna della persona colpita. Per mal di pancia si intende un dolore allo stomaco che può essere localizzato nella parte alta o più in basso rispetto all’ombelico, in modo continuo o intermittente. Se nella parte alta il problema coinvolge il fegato o il pancreas, mentre sotto dipende da disturbi intestinali o dal ciclo mestruale. Ma non bisogna allarmarsi, nel senso che il mal di pancia non è sempre indice di una patologia, ma anche solo di un momento di stress, di un colpo di freddo o di una congestione.

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Cause del mal di pancia

Quali sono le possibili cause di mal di pancia? Eccone alcune:

  • Mal di pancia occasionale. Nella maggior parte dei casi è di tipo alimentare e si presenta con un dolore diffuso (sensazione di pienezza/pesantezza). Può dipendere dal tipo o dalla quantità del cibo ingerito e in genere avviene in seguito a un pasto pesante, soprattutto se consumato di sera. O magari quando si mangia parecchio e si va subito a dormire: il classico sonnellino pomeridiano è spesso deleterio per la salute del nostro stomaco. In questi casi i sintomi possono comprendere anche nausea e/o vomito.
  • Mal di pancia con fitte (sopra l’ombelico). Quando si avvertono delle fitte con dolore forte poco dopo aver mangiato, il mal di pancia nasconde nel migliore dei casi una gastrite, e nei peggiori una colica o un’ulcera duodenale. Questo tipo di mal di pancia non è occasionale, si presenta con frequenza ed è abbastanza doloroso da inibire lo svolgimento delle normali attività quotidiane.
  • Mal di pancia con fitte (sotto l’ombelico). Per molte donne le fitte nella parte bassa dell’addome si presentano ogni mese con le mestruazioni, ma possono dipendere anche da virus batterici. In entrambi i casi il mal di pancia è passeggero anche se molto doloroso.
  • Mal pancia ‘con gonfiore’. Ci sono persone che hanno sempre la pancia gonfia, a causa dell’assunzione di cibi sbagliati o dell’intolleranza a qualche alimento. In entrambi i casi è fondamentale scoprire cos’è che provoca gonfiore o intolleranza, in modo da eliminarlo dal regime alimentare sostituendolo con cibo più adatto alla persona.

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Controllarsi a tavola…

Il mal di pancia si combatte prima di tutto a tavola. Non si tratta di dieta, ma di scelta dei cibi che non ci diano fastidio; se poi il mal di pancia proprio arriva si può ricorrere ai rimedi naturali per sistemare la situazione. In generale, se si cena con supplì, pizza e birra, può darsi che la mattina dopo ci si alzi con un po’ di mal di pancia: in questo caso si rimane leggeri a colazione e magari si beve una bella camomilla per riportare la calma. Poi va detto che le persone non sono tutte uguali e ognuna ha una risposta individuale agli alimenti, come nel caso del latte e dei lieviti. C’è chi ne mangia a volontà senza problemi e chi invece impiega due giorni per digerire una pizza margherita. In generale si può dire che chi ha lo stomaco delicato ed è spesso soggetto a mal di pancia, soprattutto dopo pasti abbondanti, può aiutarsi inserendo la verdura ad ogni pasto (anche prima di iniziare se possibile) ed evitando di esagerare. Gli eccessi possono essere nocivi e a lungo andare si rischia di deviare dal semplice mal di pancia a disturbi più seri, come la gastrite e altre patologie.

Inoltre è importante bere molto, in particolare lontano dai pasti; due litri d’acqua al giorno, da integrare eventualmente con una tisana, sono l’ideale per evitare gonfiori e ristagni nei tessuti, pancia compresa.

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Rimedi naturali per il mal di pancia

Camomilla, finocchio, salvia e alloro. I classici rimedi naturali della nonna, per preparare una tisana calda che aiuti il corpo e lo spirito. Ognuno a suo modo è utile quando il mal di pancia si è già presentato e la digestione ha bisogno di un aiutino, e possono essere usati sia da soli che mescolati in vario modo tra loro. La camomilla fa eccezione, perché il suo sapore dolciastro non lega con quello più amaro degli altri tre e inoltre è l’unica ad essere efficace anche in via preventiva: chi è spesso soggetto al mal di pancia, soprattutto dopo mangiato, dopo un pasto abbondante può prendere l’abitudine di sorbire una tazza di camomilla che agisce come calmante e rilassante.
L’accoppiato salvia e alloro è poi utile quando alla sensazione di un peso sullo stomaco si unisce la nausea, e la tisana va a favorire il processo digestivo (l’alloro aiuta anche a liberarsi).

Il ‘canarino’. E’ il nome d’arte dell’infuso di limone, che si prepara tenendo le scorze in infusione nell’acqua bollente. L’infuso che ne deriva ha un forte carattere astringente e disinfettante, ma attenzione a prepararlo nel modo giusto: dalle scorze va eliminata tutta la pellicina bianca, altrimenti la tisana assume un gusto molto amaro. Si può bere anche due volte al giorno se il mal di pancia non passa, e volendo si può completare con qualche foglia di alloro. L’unica controindicazione del canarino è l’acidità di stomaco, perché essendo un agrume aspro potrebbe peggiorare la situazione.

Anice. I semi dell’anice, come quelli di finocchio, agiscono direttamente contro il gonfiore addominale. Ideali da masticare durante la giornata, si prestano anche per infuso. La tisana all’anice è anche utile contro i crampi, in veste di calmante che attenua il dolore in breve tempo.

Zenzero. Lo zenzero è particolarmente adatto per i mal di pancia da ciclo mestruale e per il gonfiore addominale. Inoltre contrasta la nausea, tanto da essere consigliato come antidoto contro le nausee gravidiche. Se il sapore è gradito, la radice di zenzero è masticabile, oppure si ricorre alla ‘solita’ tisana da completare anche con qualche goccia di limone. L’utilizzo dello zenzero è però sconsigliato a chi assume dei farmaci anticoagulanti, perché ha la proprietà naturale di fluidificare il sangue.

Melissa. La melissa è la migliore alternativa alla camomilla, con cui condivide la capacità di rilassare i nervi e, nel caso specifico, di calmare gli spasmi. Perfetta quando il mal di pancia è accompagnato dai crampi, agisce come calmante su tutto il sistema nervoso, riportando la calma a ogni livello. L’infuso di melissa va assunto la sera, subito dopo la cena, e in presenza di dolori molto forti si può mischiare alla camomilla.

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Rimedi fai da te

Una mela dopo mangiato toglie il mal di pancia di torno. Si potrebbe modificare così il classico detto popolare, perché la mela elimina l’acidità ed evita così il mal di pancia e i dolori di stomaco. Ha inoltre la capacità di assorbire i succhi gastrici, agevolando così la ripresa del percorso digestivo. Per combattere il mal di pancia la mela va bene sia cruda che cotta, anche se in quest’ultimo caso è indicata soprattutto contro la nausea.

La borsa dell’acqua calda. Altro rimedio classico di comprovata efficacia. Distesi sul letto, applicare la borsa dell’acqua calda sulla pancia e rimanere lì tranquilli, lasciando che il calore compia la sua magia. Volendo si può aggiungere all’acqua qualche goccia di olio essenziale, alla camomilla o alla lavanda, per beneficiare della loro azione e dell’aroma distensivo. Se proprio il mal di pancia non passa neanche così, sempre rimanendo distesi praticare un massaggio sulla zona addominale, con movimenti lenti e circolari, senza esercitare pressione ma solo per distendere la muscolatura. Anche per il massaggio, due o tre gocce di olio essenziale di camomilla (diluite in olio di mandorle dolci o di riso) favoriscono il recupero.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

Perché agli uomini piace così tanto il seno delle donne? Seconda parte

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO CHIRURGO SENO MAMMELLE DONNA TORACE CAPEZZOLI AREOLA PALPAZIONE REGGISENO FERRETTO GANCI COSTUME MARE INTEGRALE SESSO RAPPORTO VAGINA PERCHE UOMINI PIACE TETTE DONNEPrima di iniziare la lettura, leggi la prima parte dell’articolo seguendo questo link: Perché agli uomini piace così tanto il seno delle donne?

Il seno come segnale dell’età fertile e di ormoni ottimali

Il seno inizia a crescere nella donna proprio nel momento della pubertà, cioè il momento in cui il suo apparato riproduttivo è “operativo” e possibilitato a dare una prole. Avere un seno abbondante è un modo per mostrare inequivocabilmente al maschio che i caratteri sessuali secondari si sono sviluppati, i livelli ormonali sono ottimali e quindi si è in grado di generare dei figli: essere in età fertile rappresenta fin dalla preistoria una forte attrazione per l’uomo, senza che neanche ne sia conscio.

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Il seno grande è una ottima “spia” dell’età della donna

Un seno prosperoso tende a “cadere” con l’avanzare dell’età a causa dell’aumento della sua componente adiposa a discapito della sua componente ghiandolare. Invece un seno poco pronunciato ha più possibilità di rimanere indifferente alla forza di gravità anche in una donna più in là con gli anni. Quindi per il maschio è più facile distinguere una ragazza giovane da una signora nel caso in cui entrambe sfoggino un seno prosperoso, mentre risulta più difficile al maschio distinguere l’età della donna se questa ha un seno piccolo. Questo sembra essere il motivo per cui la selezione naturale ha programmato l’uomo per fargli piaccere i seni grandi, giovani e non cadenti: indicano al maschioo la femmina più fertile e potenzialmente più sana ed in grado di allattare e partorire figli sani.

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Il ruolo dell’ossitocina

C’è anche una spiegazione neurologica, un po’ più “noiosa” per i non addetti ai lavori ma più affascinante per i medici. Ha a che fare con i meccanismi del cervello che promuovono, fin dagli istanti immediatamente successivi alla nascita, il forte legame tra neonato e madre. Quando una donna partorisce, il bimbo entra subito in forte contatto con il seno di sua madre, basti pensare che il primo abbraccio lo riceve di solito stando appoggiato proprio sul seno della neo mamma. Questa stimolazione invia segnali lungo i nervi e nel cervello. In quest’ultimo, i segnali innescano il rilascio di un trasmettitore neurochimico chiamato ossitocina dall’ipotalamo del cervello. Il rilascio di ossitocina nei muscoli lisci nel seno di una donna consente poi di espellere il latte, rendendolo disponibile per il suo bambino.
Ma il rilascio di ossitocina ha anche altri effetti. Quando viene rilasciato per sollecitazione del bambino, l’attenzione della madre si concentra sul suo bambino. Il bambino diventa la cosa più importante del mondo. L’ossitocina, agendo di concerto con la dopamina, aiuta dunque a forgiare il legame madre-bambino. Questo legame non è solo il più bello di tutti i legami sociali, ma può anche essere il più duraturo, non spezzandosi per tutta la vita, innescando nel bambino un rinforzo positivo legato alle mammelle. Un’altra stranezza umana è che siamo tra gli animali più rari ad avere rapporti sessuali faccia a faccia, guardandosi l’uno negli occhi dell’altro. Si ritiene che questa stranezza della sessualità umana si è evoluta per sfruttare l’antico legame cerebrale madre-bambino come un modo per aiutare la formazione di legami tra gli amanti. Quando un uomo tocca la propria partner, la massaggia o le stuzzica il seno si suscitano in lei tutta una serie di eventi cerebrali di impronta infermieristica e che ricordano l’amore per il suo bambino.
L’ossitocina concentra l’attenzione del cervello al viso del partner, al suo odore e alla voce. La combinazione di rilascio di ossitocina dalla stimolazione del seno, e l’aumento di dopamina data dall’emozione dei preliminari e dal sesso faccia a faccia, contribuiscono a creare una associazione tra il volto e gli occhi dell’amante e le sensazioni piacevoli, la costruzione di un legame nel cervello delle donne. Quindi la passione maschile per il seno delle donne, lungi dall’essere inquietante, è un disco evolutivo inconscio che spinge ad attivare circuiti di legame potenti che aiutano a creare un legame di amore e nutrizione.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
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Vagina troppo larga per rapporti sessuali soddisfacenti: quali le soluzioni?

MEDICINA ONLINE SESSO SEX 10 COSE NON DOVETE MAI DIRE SESSUALITA COPPIA AMORE UOMO DONNA AMPLESSO COITOSe pensate che siano solo gli uomini ad avere problemi di “dimensioni” sbagliate di grosso: sono sempre più le donne che si preoccupano di avere una vagina troppo “larga”, meno capace di stimolare il pene del partner. questo è un messaggio che è arrivato due giorni fa nella nostra redazione:

“Ieri il mio uomo ha preso coraggio e mi ha confessato che da un po’ di tempo ha notato che la mia vagina è diventata larga… io, insicura come sono, sono subito entrata in paranoia e adesso ho perso entusiasmo, non ho più voglia di farlo con lui… ho la sensazione che quando facciamo l’amore, lui si ecciti di meno ed a me passa la voglia”

Affrontiamo oggi questo argomento molto più serio e sentito dalle donne di quanto non possa apparire. In fondo all’articolo vi presentiamo anche alcuni prodotti potenzialmente in grado di diminuire il diametro vaginale.

Il timore di avere una vagina troppo “larga”

La preoccupazione di molte donne di avere la vagina tropo larga, può nascere per due motivi. Il primo motivo scatenante può essere un commento più o meno velato, una battuta, un’allusione o un comportamento del partner che lascia intuire che durante il rapporto non “sente” abbastanza le pareti vaginali e prova poco piacere durante la penetrazione vaginale. Oppure, un uomo che predilige rapporti anali anziché vaginali, potrebbe far pensare alla donna di avere la vagina troppo larga, visto che è risaputo che una penetrazione anale dà all’uomo una maggiore sensazione di “frizione” e contenimento dell’aste peniena. In realtà molti uomini trovano la penetrazione anale più piacevole a prescindere dalle misure della vagina della propria partner. Alcune donne, però,  questo non lo comprendono e si mettono in testa di avere una vagina che non soddisfa il proprio uomo, con un  profondo impatto emotivo. In alcuni casi, tuttavia, potrebbe essere la donna stessa a lamentare una scarsa sensibilità ed a non provare sufficientemente piacere durante la penetrazione fino ad arrivare all’anorgasmia, ossia all’incapacità di raggiungere l’orgasmo attraverso la penetrazione: in questo caso la donna potrebbe dare la colpa all’eccessiva larghezza della sua vagina.

Leggi anche: Quanto è profonda una vagina?

Quando la vagina si allarga davvero

In molti casi, la paura di avere una vagina troppo larga o che si sia allargata nel tempo, è solo un timore non fondato, tuttavia è stato verificato che una donna può per davvero perdere tonicità dei muscoli vaginali in seguito ad alcuni eventi, come le veloci e consistenti modificazioni del proprio peso corporeo. Anche le modificazioni dei livelli ormonali ed alcuni interventi chirurgici possono ridurre il tono della vagina. La causa più comune della perdita di tonicità del muscolo pubococcigeo è il parto. Dopo aver partorito, a volte servono mesi prima che la vagina torni allo stato iniziale e – in alcuni casi – la vagina non tornerà mai più ai livelli di tonicità pre-parto, soprattutto se la donna ha partorito più volte. Anche l’età avanzata è una causa fisiologica e normale di perdita del tono delle pareti vaginali, soprattutto dopo la menopausa (che in genere sopraggiunge tra i 40 ed i 50 anni).

Leggi anche: La vagina è uguale in tutte le donne?

Non fatevene una colpa!

Le donne generalmente tendono ad attribuirsi tutta la colpa del problema, sia quando è lei che quando è lui a dire di “sentire” poco durante la penetrazione. Questo è un grosso e inutile errore che non fa altro che aggravare il problema creando ansie, preoccupazioni e paure che agiscono negativamente sulla serenità del rapporto sessuale. La cosa migliore da fare sarebbe analizzare il problema valutando anche altri aspetti. Ci sono infatti molte possibili ragioni per cui l’uomo potrebbe avere poca sensibilità durante la penetrazione vaginale. Ad esempio, potrebbe trattarsi dell’uso del preservativo o l’assunzione di alcuni farmaci, in particolare gli antidepressivi che possono ridurre la sensibilità del pene. Infine, potrebbe trattarsi di una questione tutta psicologica, con lui che non riesce davvero a lasciarsi andare e inconsciamente scarica su di voi il suo problema.

Leggi anche: Dopo il parto: come recuperare l’intimità di coppia?

Troppo larga… per cosa?

Inoltre, potrebbe essere una questione di “giusta combinazione”. Come nel caso del pene, anche le vagine hanno varie forme e dimensioni. Per quanto riguarda la lunghezza, questa va in media dai 7 ai 12 cm. Avere un partner che ha un pene molto lungo può essere drammatico e causare anche dolore durante il rapporto. Per altre, un partner di più modeste dimensioni può rivelarsi poco soddisfacente. Tuttavia, la verità è che ciò che risulta “piccolo” per una potrebbe essere perfetto per un’altra. Insomma, si tratta sempre di trovare la combinazione giusta.

La vagina non è un “buco” ma uno “spazio potenziale”

Per quanto riguarda l’apertura, invece, potete stare tranquille. La vagina non è un “buco” . E’ più che altro uno “spazio potenziale” che rimane intatto nonostante quanto sesso facciate e quale sia la dimensione del pene del vostro partner. La vostra vagina è perfettamente elastica è in grado di contenere il più grosso dei peni, così come farvi provare piacere anche quando il vostro lui ha un diametro più ridotto. Non è vero neppure che più sesso si fa, più la vagina diventerà larga. Le pareti della vagina sono estremamente elastiche e si possono allargare fino ad contenere senza problemi la testa di un bambino. Nemmeno il più grosso dei peni non riesce ad avvicinarsi a queste dimensioni.

Leggi anche: Quali sono le forme di pene più comuni ed in cosa sono facilitate nel rapporto?

Fate ginnastica!

Quando si parla di una vagina “rilassata” o “stretta”,  ci si riferisce ai muscoli intorno alla vagina e non alla dimensione effettiva del canale vaginale. La vagina infatti è composta di tre stati di tessuti differenti. Il primo, all’interno del canale vaginale è un tessuto che si può paragonare alla mucosa della bocca, poi ci sono le fibre muscolari, ed infine un sottile strato di tessuto che connette il canale vaginale con quello che la circonda, permettendole di “scivolare” durante i cambiamenti di volume. Le donne possono “esercitare” la loro vagina con esercizi che migliorano il tono muscolare e la “tenuta” del canale, aumentando così la capacità di “sentire” il pene durante la penetrazione e permettendo loro di provare maggiore piacere durante il sesso, inoltre i muscoli vaginali tonici procurano un effetto di “abbraccio” molto piacevole per l’uomo. La donna che esercita i suoi muscoli è anche in grado di praticare un massaggio al pene del partner quando lui la penetra. All’uomo piace molto: può stare fermo e godersi i movimenti delicati e avvolgenti della sua donna. Yoga, danza del ventre ed esercizi di Kegel sono ottimi sistemi per allenare i “muscoli del sesso”. Per approfondire: Come fare gli esercizi di Kegel: la ginnastica pelvica per migliorare il piacere sessuale femminile e aiutare il parto

Usa dei prodotti specifici

Esistono alcuni prodotti potenzialmente in grado di aiutare la donna a “stringere” la propria vagina, come:

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George Blind, l’uomo che rise in faccia al plotone di esecuzione tedesco

MEDICINA ONLINE GEORGE BLIND RESISTENZA FRANCESE RISATA GUERRA PLOTONE TEDESCO SECONDA GUERRA MONDIALE ESERCITO FOTO IMMAGINEFrancia, ottobre 1944. Un manipolo di soldati tedeschi spiana i fucili verso George Blind, membro della Resistenza francese. Si tratta di una finta esecuzione, inscenata per costringerlo a dare informazioni sulle attività anti-tedesche. Una tortura psicologica ripetutamente utilizzata durante il conflitto per estorcere delazioni ai prigionieri.

Ebbene, il metodo non ha funzionato. Blind, infatti, non ha soltanto tenuto saldamente la bocca chiusa, ma si è addirittura messo a ridere in faccia a coloro che stavano per fucilarlo. Pochi giorni dopo, George è stato trasferito nel campo di concentramento di Dachau. Giudicato contagioso da un medico delle SS venne portato in infermeria. Non fece più ritorno.

Il suo sorriso sprezzante di fronte alla morte è diventato uno dei simboli della Resistenza francese.

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Come vediamo i colori e cos’è lo spettro visibile?

MEDICINA ONLINE BAMBINO MOTIVI DISEGNARE SMETTERE COLORE COLORARE DISEGNO CERVELLO BIMBOIsaac Newton, il famoso scienziato inglese vissuto tra il XVII ed il XVIII secolo, fu il primo a scomporre la luce bianca e a descriverne i sette colori che la costituiscono: rosso, arancione, giallo verde, azzurro, indaco e violetto. Il rosso si trova in corrispondenza delle radiazioni di lunghezza d’onda maggiori (tra i 650 ed i 700 nm), il violetto è in corrispondenza delle radiazioni di lunghezza d’onda minori (420-470). Tra i due estremi troviamo tutti gli altri colori dello spettro con lunghezze d’onda intermedie. Quindi un oggetto ci appare di un determinato colore perché assorbe le radiazioni di diversa lunghezza d’onda e riflette quella del colore che noi gli attribuiamo. Per esempio la Ferrari ci appare rossa perché assorbe tutte le radiazioni visibili tranne quella rossa che viene riflessa e che noi percepiamo e così via.
La luce che noi percepiamo (spettro visibile) è solo una piccola porzione dello spettro elettromagnetico di cui fanno parte anche le onde radio, le microonde, l’infrarosso, gli ultravioletti, i raggi X ed i gamma. I nostri occhi sono in grado di vedere (ed in grado di qualificarne i colori), nello spettro visibile, radiazioni della lunghezza d’onda comprese tra i 400 ed i 700 nm (nanometri= unità di misura delle lunghezza d’onda più basse corrispondente ad un miliardesimo di metro). Nella nostra retina ci sono circa 120.000.000 di bastoncelli che ci assicurano la visione notturna e circa 6.500.000 di coni tutti localizzati nella fovea.
I coni ci permettono di percepire i colori e ne esistono di 3 tipi a seconda della loro sensibilità per i colori e quindi per la lunghezza d’onda di questi. I coni “S” hanno il massimo di sensibilità per a 437 nm (coni per il blu); i coni “M” a 530 nm (coni per il verde), ed i coni “L” a 564 nm (per il rosso).

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Differenza tra emorroidi e tumore

MEDICINA ONLINE EMORROIDI EMORROIDE DIFFERENZA EMORROIDI INTERNE ESTERNECon il termine “emorroidi” (in inglese “hemorrhoid”) si identifica un gruppo di strutture vascolari appartenenti al canale anale. Quando, per vari motivi, sono gonfie ed infiammate, diventano patologiche e causano una sindrome nota come malattia emorroidaria. Nel linguaggio comune, con il termine emorroidi, ci si riferisce proprio alla malattia emorroidaria. Mentre la causa esatta non è nota, una serie di fattori che aumentano la pressione intra-addominale, in particolare la costipazione, si ritiene rivestano un ruolo nel loro sviluppo. Il trattamento iniziale per la malattia, da lieve a moderata, consiste nell’aumentare l’assunzione di fibre e di liquidi per mantenere l’idratazione. I FANS (farmaci antinfiammatori non steroidei) possono, temporaneamente, essere utilizzati per lenire il dolore. Nei casi più gravi si interviene chirurgicamente.

Un tumore nella medesima zona in cui comunemente si presentano le emorroidi, è il tumore dell’ano, una patologia caratterizzata dall’incontrollata proliferazione di alcune cellule del tratto terminale dell’intestino. I fattori di rischio che possono influire sul rischio di sviluppare la malattia includono l’infezione da parte di ceppi di HPV ad alto rischio oncogeno (Papilloma virus umano), le pregresse patologie ano-rettali o genitali (come le stesse emorroidi, fistole, condilomi, ragadi e altre neoplasie), l’abitudine al fumo e l’età avanzata.
In base al tipo di tessuto anale colpito e al tratto di canale da cui ha origine, il tumore dell’ano può avere diverse caratteristiche. Le forme più comuni comprendono il carcinoma a cellule squamose, l’adenocarcinoma, il carcinoma a cellule basali e il melanoma. Sintomi e segni più comuni, includono:

  • Alterazioni dell’alvo
  • Bruciore anale
  • Diarrea
  • Dolore al coccige
  • Dolore anale
  • Emorragia gastrointestinale
  • Feci nastriformi
  • Gonfiore in sede anale
  • Linfonodi ingrossati
  • Mal di Stomaco
  • Mucorrea
  • Prolasso rettale
  • Prurito anale
  • Sangue dall’Ano
  • Sangue nelle feci
  • Stitichezza
  • Tenesmo rettale
  • Ulcere Cutanee

I sintomi della malattia difficilmente compaiono nelle fase iniziali. Spesso, le prime manifestazioni, ossia il dolore e il sanguinamento rettale, sono attribuite dai pazienti a patologie ano-rettali comuni, come le emorroidi o le ragadi anali. Le perdite di sangue rosso vivo possono essere accompagnate da prurito, sensazione di corpo estraneo o di peso, perdite muco-sierose o siero-ematiche dall’ano, tenesmo e ingrossamento dei linfonodi della regione inguinale. Con il progredire della malattia possono comparire lesioni ano-rettali (es. ulcere, fistole e ascessi), diarrea alternata a stipsi e incontinenza fecale.
La diagnosi di tumore dell’ano viene fatta dal medico mediante ispezione ed esplorazione dell’ano, per individuare la presenza di eventuali noduli e valutarne dimensioni e sede. A supporto, vengono eseguite indagini strumentali (rettoscopia con biopsia della lesione, colonscopia, TAC o RM) per studiare la malattia e permettere un trattamento mirato.
Il tumore dell’ano si può curare con l’asportazione chirurgica o con una combinazione di radio- e chemio-terapia. La scelta del trattamento e il suo successo dipendono dalla sede e dallo stadio del tumore (se è confinato all’ano o se si è diffuso ad altri organi), nonché dalle condizioni di salute generali del paziente.

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Differenza tra emorroidi e fistole

MEDICINA ONLINE LEGATURA ELASTICA DELLE EMORROIDI.

Emorroidi

Con il termine “emorroidi” (in inglese “hemorrhoid”) si identifica un gruppo di strutture vascolari appartenenti al canale anale. Quando, per vari motivi, sono gonfie ed infiammate, diventano patologiche e causano una sindrome nota come malattia emorroidaria, in cui – nei casi più gravi – le vene emorroidarie fuoriescono dall’ano, rendendo difficoltosa e dolorosa l’evacuazione delle feci. Nel linguaggio comune, con il termine emorroidi, ci si riferisce proprio alla malattia emorroidaria. Mentre la causa esatta non è nota, una serie di fattori che aumentano la pressione intra-addominale, in particolare la costipazione, si ritiene rivestano un ruolo nel loro sviluppo. Il trattamento iniziale per la malattia, da lieve a moderata, consiste nell’aumentare l’assunzione di fibre e di liquidi per mantenere l’idratazione. I FANS (farmaci antinfiammatori non steroidei) possono, temporaneamente, essere utilizzati per lenire il dolore. Nei casi più gravi si interviene chirurgicamente. Per approfondire, leggi anche: Emorroidi interne e esterne: cause, sintomi, cura e rimedi

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Fistole anali

Le fistole anali rappresentano la fase cronica di un’infezione che origina dalle ghiandole secernenti muco presenti nel canale anale. Esse sono piccoli tunnel patologici ed infetti che mettono in comunicazione l’ano con la cute circostante. Nello specifico, per definirsi tali, le fistole anali devono svilupparsi nella precisa sede anatomica – detta “linea pettinata o linea ano-rettale” – che separa il retto dall’ano, in cui alloggiano le ghiandole anali esocrine.
I sintomi di un ascesso sono il dolore locale intenso, la febbre, l’arrossamento della cute perianale interessata dall’ascesso ed il gonfiore locale. Quando si è formata una fistola si possono avere continue o intermittenti secrezioni di siero-pus attraverso l’orifizio esterno situato vicino all’ano, che generalmente non ha tendenza a cicatrizzare. Se l’orifizio esterno si dovesse chiudere (guarigione apparente), ricompariranno la febbre e il dolore che svelano il ripresentarsi dell’ascesso che potrà svilupparsi verso altre direzioni. Tale processo può verificarsi anche dopo giorni, mesi o anni dalla chiusura dell’orificio fistoloso esterno. Per approfondire, leggi anche: Fistola anale e ascesso: sintomi, intervento, cura, immagini

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Differenza tra emorroidi interne ed esterne

MEDICINA ONLINE EMORROIDI EMORROIDE DIFFERENZA EMORROIDI INTERNE ESTERNE.jpgCon il termine “emorroidi” (in inglese “hemorrhoid”) si identifica un gruppo di strutture vascolari appartenenti al canale anale. Quando, per vari motivi, sono gonfie ed infiammate, diventano patologiche e causano una sindrome nota come malattia emorroidaria. Nel linguaggio comune, con il termine emorroidi, ci si riferisce proprio alla malattia emorroidaria. Mentre la causa esatta non è nota, una serie di fattori che aumentano la pressione intra-addominale, in particolare la costipazione, si ritiene rivestano un ruolo nel loro sviluppo. Il trattamento iniziale per la malattia, da lieve a moderata, consiste nell’aumentare l’assunzione di fibre e di liquidi per mantenere l’idratazione. I FANS (farmaci antinfiammatori non steroidei) possono, temporaneamente, essere utilizzati per lenire il dolore. Nei casi più gravi si interviene chirurgicamente.

Emorroidi interne ed esterne: cenni di anatomia

Nella regione anale sono presenti diversi plessi venosi, un intreccio di vasi anastomizzati (uniti tra loro). Il plesso venoso emorroidale comunica nella donna con il plesso utero-vaginale e nel maschio con il plesso venoso vescicale. Grazie al plesso venoso emorroidale si viene a stabilire una comunicazione tra il circolo portale e il circolo sistemico. I plessi localizzati superiormente alla linea pectinea (o linea pettinata) sono ricoperti dall’epitelio colonnare del retto. Queste strutture costituiscono il plesso emorroidario interno e possono dar luogo alle cosiddette emorroidi interne. Il plesso emorroidario interno è drenato dalle vene rettali superiori e medie. Le vene rettali superiori sono tributarie della vena mesenterica inferiore, a sua volta ramo della vena porta. Le vene rettali medie sono invece tributarie della vena iliaca interna, quindi della vena iliaca comune che aggetta nella vena cava inferiore. Al di sotto della citata linea pettinata troviamo un plesso venoso ricoperto dall’epitelio squamoso che caratterizza la regione anale e che può dar luogo alle emorroidi esterne. Il plesso emorroidario esterno è tributario della vena rettale inferiore, ramo della vena pudenda interna, a sua volta tributaria della vena iliaca interna (detta anche vena ipogastrica). Come già visto la vena iliaca interna drena nel sistema della vena cava inferiore per il tramite della vena iliaca comune. Le emorroidi interne si verificano a carico del plesso emorroidario superiore, mentre il plesso emorroidario inferiore è sede delle emorroidi esterne.

Segni e sintomi delle emorroidi interne ed esterne

Le emorroidi interne ed esterne possono presentarsi in modo diverso. Tuttavia, molte persone possono avere una combinazione delle due. Un sanguinamento abbastanza significativo da causare anemia è raro, un’emorragia tale da mettere in pericolo di vita è ancora più raro. Molte persone si sentono in imbarazzo riguardo alla condizione e, spesso, cercano cure mediche solo quando la situazione è ormai in uno stadio avanzato. Se non trombotiche, le emorroidi esterne possono causare un lieve problema. Tuttavia, quando vi è una trombosi, esse possono essere molto dolorose con risoluzione che si ha in genere in più di 2 o 3 giorni. Il gonfiore può richiedere un paio di settimane per scomparire, e dopo la guarigione un’escrescenza di pelle può rimanere. Se sono di grandi dimensioni e provocano problemi con l’igiene, possono causare irritazione della pelle circostante e prurito intorno all’ano. Le emorroidi interne, solitamente, si presentano indolori, di colore rosso vivo e con sanguinamento rettale che si verifica durante i movimenti intestinali: una condizione nota come ematochezia. Le feci, solitamente, si presentano di un colore normale. Altri sintomi possono includere scarico delle mucose, una massa perianale se vi è prolasso attraverso l’ano, prurito e incontinenza fecale. Le emorroidi interne sono solitamente dolorose solo se diventano trombotiche o necrotiche. I sintomi di emorroidi patologiche dipendono dalla localizzazione. Le emorroidi interne di solito si presentano indolori e con sanguinamento rettale, mentre le emorroidi esterne possono produrre alcuni sintomi e forte dolore se si verifica trombosi e gonfiore nella zona dell’ano. Per approfondire, leggi anche: Emorroidi interne e esterne: cause, sintomi, cura e rimedi

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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