Differenza tra leiomioma e leiomiosarcoma

MEDICINA ONLINE TUMORE TUMOR CANCRO CANCER CELL CELLULA LEIOMIOMA TESSUTO OSSA MAMMELLA SENO TESTICOLO POLMONE METASTASI DIFFUSIONE STADIAZIONE LINFONODO SENTINELLA WALLPAPERIl leiomioma è un tumore benigno (quindi NON è un cancro), localizzato nella muscolatura liscia. Si sviluppa comunemente nell’utero, nello stomaco o nell’esofago dando origine rispettivamente al leiomioma uterino, gastrico o esofageo.

Il leiomiosarcoma, chiamato anche LMS, è un tumore maligno (cancro) del tessuto muscolare liscio. E’ relativamente raro.

Entrambi questi tumori originano dallo stesso tipo di tessuto, possono essere eliminati tramite intervento chirurgico e danno sintomi diversi a seconda del sito di insorgenza; la differenza principale è che il leiomioma è un tumore benigno, che rimane localizzato nel sito di insorgenza e quindi non grave, mentre il leiomiosarcoma è un tumore maligno, che tende ad invadere gli altri organi con metastasi e quindi potenzialmente mortale.

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Fitoestrogeni, ormoni e tumore alla mammella: legami pericolosi

Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Studio Roma Ecografia Mammella Tumore Seno Muscoli Spalla Ginocchio Traumatologia Sport Arti Gambe Esperto Referto Articolare Medicina Estetica Cellulite Cavitazione RASSODARE SENO RADIOFREQUENZA CHIRURGIALe donne con carcinoma della mammella positivo per i recettori degli estrogeni devono evitare di ricorrere ai fitoestrogeni nel tentativo di ridurre gli effetti da deprivazione ormonale causati dalla ormonoterapia in atto. Il 70% circa dei carcinomi della mammella esprime recettori per gli estrogeni. Questo dato è alla base della terapia adiuvante con farmaci che riducono la stimolazione di questi recettori quali il tamoxifene e derivati e gli inibitori delle aromatasi. L’ormonoterapia di per sé causa però numerosi effetti collaterali da deprivazione ormonale. I sintomi meno tollerati sono la secchezza delle mucose e la sindrome vasomotoria (le cosiddette vampate), oltre alle manifestazioni legate al lungo trattamento (artralgie, tipicamente causate dagli inibitori delle aromatasi, osteoporosi, ipertensione, alterazioni del metabolismo lipidico).

Nelle donne in menopausa, è diventata popolare l’assunzione di integratori alimentari, contenenti principalmente derivati della soia o del trifoglio rosso, nell’ipotesi che abbiano un’azione di contrasto sui sintomi della menopausa. Gli estratti di queste piante contengono infatti fitoestrogeni, e in particolare isoflavoni (genisteina, daidzeina e gliciteina dalla soia e biocanina A e formononetina dal trifoglio), sostanze che hanno una blanda azione sia estrogenica sia antiestrogenica. Queste caratteristiche hanno suggerito la loro indicazione anche alle donne in trattamento con tamoxifene o inibitori dell’aromatasi, suscitando allarme negli oncologi che ritengono tale pratica incongrua e rischiosa. Negli animali di laboratorio si è infatti dimostrato uno stimolo dose-dipendente da fitoestrogeni nella crescita di cellule tumorali umane della mammella estrogeno-sensibili (CMF-7). In modelli analoghi risulta anche abrogata la prevenzione del tamoxifene alla crescita tumorale.

A seguito della diffusione di tale pratica sono stati condotti due studi per verificare l’efficacia di integratori a base di soia (90-150 mg/die di isoflavoni) in pazienti sintomatiche per deprivazione ormonale (vampate diurne e notturne). Le pazienti, trattate per carcinoma della mammella e molte in trattamento con tamoxifene o raloxifene, sono state randomizzate in doppio cieco a ricevere il trattamento con isoflavoni o placebo. In nessuno dei due studi si sono rilevate differenze statisticamente significative nella sintomatologia, anche quando stratificate a ricevere tamoxifene. Per cui gli isoflavoni non sembrano ridurre la sintomatologia legata alla terapia ormonale e potrebbero invece avere un’attività di stimolo sulla crescita tumorale.

Secondo alcuni lavori scientifici, le popolazioni asiatiche sarebbero meno esposte al rischio di carcinoma della mammella per l’elevata ingestione di derivati della soia: questa osservazione è di difficile interpretazione epidemiologica e non può essere trasferita alle popolazioni occidentali né ad altri effetti ormonali degli isoflavoni. Tali sostanze, quindi, vanno utilizzate con molta cautela da parte delle donne con carcinoma della mammella e solo se con recettori ormonali negativi. I medici che hanno pazienti in trattamento con tamoxifene o inibitori delle aromatasi dovrebbero vigilare e sconsigliare l’uso di prodotti a elevato titolo di fitoestrogeni, anche perché molti degli integratori alimentari in commercio rimandano a siti Internet nei quali sono rivendicati effetti terapeutici non dimostrati, sostenuti con letteratura di parte o mal interpretata.

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Se ho fatto le lampade, posso prendere il sole senza rischi?

Dott. Loiacono Emilio Alessio Medicina Chirurgia Estetica Benessere Dietologia Sessuologia Ecografie Tabagismo Smettere di fumare Pelle idratata, tonica e senza più rughe grazie alla foto-stimolazione del collageneFare le lampade non protegge la vostra pelle dai raggi solari. Le lampade donano una colorazione poco duratura ossidando solo la melanina superficiale, che non sarà in grado dunque di proteggere la pelle una volta che vi esporrete al sole, specie nei mesi e nelle ore più calde. Quindi, anche se apparentemente siete già abbronzati grazie a varie lampade, applicate sempre adeguati schermi solari prima di esporvi al sole, sia al mare che in montagna, per evitare danni anche gravi alla vostra cute.

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Linfonodo sentinella: cos’è e perché è importante in caso di cancro

MEDICINA ONLINE LABORATORIO LYMPH NODE SYSTEM HUMAN CORPO UMANO SISTEMA LINFATICO LINFONODO LINFA CIRCOLAZIONE BLOOD TEST EXAM ESAME DEL SANGUE FECI URINE GLICEMIA ANALISI VALORI ERITROCITI ANEMIA TUMORE CANCRO.jpgCon l’espressione linfonodo sentinella in medicina s’intende il primo linfonodo a essere raggiunto da eventuali metastasi a partenza dai tumori maligni che diffondono per via linfatica: il suo coinvolgimento o meno, in caso di tumore maligno, rappresenta un importante fattore prognostico.

Diffusione metastatica dei tumori

La principale caratteristica dei tumori maligni, oltre all’aggressività locale, dovuta alla capacità di infiltrare e distruggere i tessuti e le strutture circostanti, è quella di disseminare metastasi per via ematica e/o linfatica.
Nella diffusione per via linfatica le cellule malate, dopo essersi staccate dal tumore, invadono i capillari e/o i collettori e, seguendo il flusso della linfa, raggiungono i linfonodi, dove, almeno temporaneamente, rimangono bloccate. Successivamente, infatti, possono passare nei collettori post-linfonodali portandosi in altri linfonodi, e così via, fino a concludere il loro percorso nei tronchi linfatici principali e di lì nella circolazione ematica. A questo punto le metastasi, trasportate dal sangue in ogni parte dell’organismo, possono colonizzare dovunque riproducendo il tumore da cui sono originate.

Leggi anche: Sistema linfatico e linfonodi: anatomia e funzioni in sintesi

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO CHIRURGO CANCRO TUMORE LINFONODO SENTINELLA METASTASI CALSSIFICAZIONE TNM PROGNOSI SENO MAMMELLA ASCELLA

Perché è importante la biopsia del linfonodo sentinella in caso di cancro?

La diffusione delle metastasi per via linfatica presenta alcuni aspetti peculiari rispetto a quella che segue la via ematica. È più lenta, perché deve seguire l’intero percorso linfatico (venendo anche frenata, come detto, dai linfonodi) prima di raggiungere il circolo sanguigno e diventare sistemica. Procede in modo sequenziale, nel senso che le metastasi, avanzando lungo la catena linfatica, invadono i linfonodi incominciando da quello che incontrano per primo (il linfonodo sentinella), e proseguendo via via con tutti gli altri fino a coinvolgere l’intero linfocentro. Risulta prevedibile in quanto segue le catene linfatiche e raggiunge le stazioni linfatiche tributarie dell’organo colpito dalla neoplasia. Per questo motivo in chirurgia oncologica è importante conoscere la topografia delle vie di drenaggio dei visceri e distretti anatomici. Ciò consente al chirurgo di prelevare un linfonodo, di regola il linfonodo sentinella, o più linfonodi in sequenza, da sottoporre a esame istologico estemporaneo.
Il numero e il grado di coinvolgimento del linfonodo sentinelle e degli altri eventuali linfonodi esaminati fornirà informazioni utili sulla aggressività del tumore e sulla entità della sua diffusione loco-regionale e consentirà di effettuare la stadiazione della malattia (lo stato dei linfonodi costituisce uno dei tre parametri impiegati per la classificazione TNM) e di stabilirne la prognosi. Servirà infine a orientare l’operatore verso il tipo di intervento che meglio garantisca la necessaria radicalità chirurgica.

La positività alle metastasi del linfonodo sentinella è, purtroppo, indice di proliferazione metastatica del tumore ed ha quindi una prognosi peggiore.

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Soia: dose, proprietà e controindicazioni nel tumore al seno

Dott. Loiacono Emilio Alessio Medico Chirurgo Senologia Mammografia Tumore Cancro Seno Mammella Diagnosi Mastectomia Medicina Chirurgia Estetica Dietologo Roma Cellulite Sessuologia Ecografie Ragadi Seno CapezzoloLa soia rappresenta una pietra miliare della dieta tradizionale asiatica, dove storicamente si vanta una minore incidenza di malattie cardiovascolari, diabete, cancro al seno e altri tumori ormone-dipendenti, come quello alla prostata. Tale osservazione ha alimentato a lungo la convinzione che il consumo di alimenti a base di soia (latte di soia, tofu, tempeh, fagioli di soia…) riduca sensibilmente il rischio di malattia. In letteratura i dati sono però controversi e piuttosto complessi da discernere, probabilmente perché ancora in corso d’opera.

La soia è sicura?

Indubbiamente l’assunzione di soia alimentare risulta abbastanza sicura e vantaggiosa per le donne che non hanno storia personale o familiare di cancro al seno, e per le quali l’assunzione di questo legume garantisce un valido contributo per la prevenzione di condizioni patologiche associate all’età, come le malattie cardiovascolari, l’osteoporosi, e il trattamento dei sintomi della menopausa. Importante è, in tal caso, cominciare ad assumere alimenti a base di soia fin da giovani, e non quando se ne presenta la necessità come in post-menopausa, ond’evitare di scombussolare ulteriormente un organismo che già presenta scompensi ormonali. Discorso diverso per le donne con pregressa diagnosi di carcinoma mammario personale o familiare, in cui l’assunzione di soia, anche in forma di alimento, ha dimostrato una correlazione diretta con l’aumento plasmatico di IGF-1, fattore di crescita associato all’incremento del rischio tumore.

Perché allora le popolazioni asiatiche mostrano un’incidenza minore di tumori ormono-dipendenti nonostante l’alto consumo di soia?

Si è scoperto che associare alimenti a base di questo legume (fino a 2 gr di soia per kg di peso corporeo al giorno ) con il consumo di alghe, altro alimento tipico della cucina orientale (con una media di 5 gr al giorno), riduce la concentrazione di IGF-1 del 40%.

Cosa dire invece degli integratori a base di Isoflavoni?

Gli Isoflavoni, fitoestrogeni della soia, quali la Ginesteina o la Daidzeina, sono in grado di agire sia come proliferativi (a dosi fisiologiche) che come anti-proliferativi (a dosi elevate) e sono capaci di stimolare l’attività di un enzima chiave per la conversione degli androgeni in estrogeni (l’aromatasi), incrementando così l’azione di questi ormoni femminili sui recettori responsabili della proliferazione cellulare. Alcuni farmaci utilizzati nella cura e prevenzione della recidiva del carcinoma mammario bloccano proprio tale enzima per ridurre la produzione locale di estrogeni e, di conseguenza, ridurre lo stimolo proliferativo a livello dei loro recettori ER. I fitoestrogeni non solo stimolano l’iperproduzione di estrogeni a questo livello, ma interferiscono anche con l’azione e l’efficacia di farmaci anti-aromatasi, essenziali per la riduzione del rischio di recidiva in pazienti con pregressa diagnosi di carcinoma (vedi Aromasin). Gli ultimi studi affermano che l’integrazione con gli estratti di soia non solo presentano dei rischi, come appena mostrato, ma secondo le ultime ricerche non producono nessun effetto sulla prevenzione tumorale, sopratutto per i soggetti ER +, ovvero mutati in senso proliferativo a livello del recettore per gli estrogeni.

Quindi soia sì o no in relazione al tumore al seno?

E’ preferibile evitare integratori a base di soia, a maggior ragione in donne con pregressa diagnosi di carcinoma mammario, per le quali tale precauzione deve essere osservata con maggior attenzione. In soggetti sani, invece il consiglio è raggiungere i livelli di assunzione di isoflavoni consigliati anche dalla Food and Drug Administration Americana , pari a circa 25 mg al giorno,anche se già 10 mg al giorno riducono il rischio di carcinoma al seno del 12%.

25 mg di isoflavoni, utili alla prevenzione del tumore al seno quindi , in donne sane, in cosa ed in quanta soia li troviamo?

Gli alimenti di soia tradizionali forniscono circa 30 mg di isoflavoni per porzione, per cui è possibile affermare che per soggetti sani un bicchiere di latte di soia, una porzione di tofu o uno yogurt di soia al giorno è la quota ideale per un alimentazione salubre con il miglior rapporto rischio/beneficio.

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Colonscopia: rischi, effetti collaterali e complicanze

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma DIFFERENZA TRA INTESTINO TENUE E CRASSO Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata Macchie Capillari Ano PenePrima di iniziare la lettura, per meglio comprendere l’argomento trattato, ti consiglio di leggere: Colonscopia: cos’è, quando si fa, preparazione e rischi

La colonscopia è un esame diagnostico mediamente invasivo ma basso rischio; complicazioni importanti si verificano statisticamente in circa 3 casi su 1000, a causa principalmente di:

  • affetti avversi ai sedativi utilizzati durante l’esame;
  • eventuale sanguinamento in seguito alla rimozione di polipi od altri tessuti anomali;
  • accidentale perforazione del colon.

La complicanza più grave (< 1 caso su 2000) è la perforazione del colon, che richiede un immediato intervento di chirurgia maggiore. Eventuali perdite di sangue possono invece essere arrestate mediante cauterizzazione già durante la colonscopia, che dev’essere ripetuta a tale scopo nel caso in cui l’emorragia si manifestasse senza arrestarsi spontaneamente nei giorni successivi al primo esame. Le altre complicazioni riguardano l’effetto dei farmaci sedativi su persone a rischio, come i cardiopatici o l’allergia al farmaco somministrato.

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Capire se si ha un tumore: come viene diagnosticato un cancro

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma DIFFERENZA RISONANZA MAGNETICA APERTA O CHIUSA RAGGI X Medicina Estetica Riabilitazione Nutrizionista Dieta Grasso Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Seno Luce Pulsata Macchie Cutanee PeneQuando un tumore dà segno di sé, perché dà sintomi, si usano un gran numero di esami utilizzati per individuarne la presenza, la gravità e le caratteristiche istologiche e genetiche. Tali esami variano moltissimo in base alla sede o al tessuto coinvolto, ma integrano quasi sempre varie tecniche di laboratorio (ad esempio marker tumorali) e di diagnostica per immagini (come TAC, ecografia, risonanza magnetica, PET), il tutto ovviamente osservato nell’ottica di una accurata anamnesi (la presenza di un tumore in un genitore può aumentare il rischio di avere un tumore) e di un esame obiettivo.

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Nel tumore del colon-retto la diagnosi si avvale ad esempio di:

  • anamnesi, cioè la raccolta di tutte quelle informazioni e notizie riguardanti la storia del paziente e della sua famiglia, che possono aiutare il medico a indirizzarsi verso una diagnosi di una certa patologia. Fondamentale capire subito eventuali fattori di rischio, che nel caso di tumore al colon-retto sono principalmente la presenza di poliposi familiare ed una dieta sbagliata (pochi vegetali, troppi grassi animali e carni rosse) che porta a ipercolesterolemia, sovrappeso e obesità;
  • esame clinico, che consiste nella palpazione dell’addome alla ricerca di eventuali masse a livello dell’intestino, del fegato e dei linfonodi, e nell’esplorazione rettale (circa il 70% dei tumori del retto si sente con le dita);
  • medicina di laboratorio: ricerca di sangue occulto nelle feci, VES elevata e markers tumorali (CEA, CA 19.9);
  • diagnostica per immagini: permette di diagnosticare il tumore e, in seguito, di eseguirne la stadiazione, ovvero di valutarne la gravità. Ad esempio la colonscopia con biopsia ed esame istologico; l’ecografia transrettale; la TC addome con mezzo di contrasto (che permette di valutare i rapporti con gli organi circostanti, lo stato dei linfonodi e le eventuali metastasi presenti nell’addome). Per identificare l’esistenza di metastasi a distanza si può eseguire una radiografia, una TC del torace, una risonanza magnetica o la PET (tomografia a emissione di positroni). A tal proposito leggi anche: Differenze tra risonanza magnetica, TAC, PET, MOC, radiografia, ecografia ed endoscopia

Questi elencati sono elementi che, nel loro insieme, permettono la diagnosi e stazione di un cancro al colon-retto, ovviamente la ricerca di un tipo diverso di tumore si avvarrà di tecniche specifiche diverse.

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Scoprire un tumore prima che si manifesti: l’importanza dello screening
Fare diagnosi precoce significa individuare il tumore in fase iniziale, quando ancora non si è diffuso in altri organi (un processo noto col nome di metastasi). In genere risulta molto più semplice trattare un tumore nei suoi primi stadi: spesso si ottengono ottimi risultati in termini di cura con interventi chirurgici o farmacologici non particolarmente invasivi e, di conseguenza, migliora anche la qualità della vita della persona che si sottopone alle terapie. La diagnosi precoce in campo oncologico può essere frutto del caso, quando, per esempio, il tumore viene individuato grazie a un esame effettuato per altri motivi e non con lo scopo specifico di cercare un cancro. Molto più spesso, però, il merito della scoperta precoce di alcuni tra i tumori più diffusi (come seno, collo dell’utero, colon) deve essere attribuito a programmi di screening appositamente studiati. In Italia, secondo le indicazioni del ministero della Salute, il Servizio sanitario nazionale fornisce gratuitamente accertamenti per la diagnosi precoce oncologica e in particolare:

  • tumore del seno: mammografia ogni 2 anni per le donne di età compresa tra i 50 e i 69 anni;
  • tumore del collo dell’utero: Pap test ogni 3 anni per le donne tra i 25 e i 65 anni;
  • tumore del colon-retto: per uomini e donne ricerca del sangue occulto nelle feci ogni anno tra i 50 e i 75 anni; se il primo esame risulta positivo, si esegue una colonscopia; in caso di familiarità per questo tumore si consiglia una colonscopia ogni 5 anni dopo i 50 anni.

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Tumore al cervello: operato mentre suona la chitarra e canta Yesterday

Un paziente brasiliano ha suonato la chitarra e cantato mentre veniva operato al cervello. E’ accaduto nell’ospedale di Tubarao a Santa Catarina, Stato meridionale del Paese sudamericano. Anthony Kulkamp Dias, 33 anni, doveva farsi togliere un tumore e i medici gli hanno consigliato di restare sveglio durante la chirurgia: visto che il carcinoma si trovava vicino all’area che controlla la parola e i movimenti, sarebbe stato così possibile individuare e fermare subito ogni eventuale lesione.
L’uomo, aiutato da farmaci e potenti anestetici locali, non ci ha pensato due volte: ha chiesto lo strumento e, tra gli altri brani scelti, ha intonato ‘Yesterday’ dei Beatles.Sei professionisti, tra cui una fonologa, hanno accompagnato l’intervento-concerto, che e’ durato circa nove ore.

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