Un lieve aumento di tumori al cuore e al cervello, dovuto all’esposizione alle radiazioni a radiofrequenza, emesse da ripetitori della telefonia mobile e a quelle, più dirette sull’organismo, emesse dai cellulari. Sono i primi dati dello studio appena pubblicato su ‘Environmental Research’ dall’Istituto Ramazzini di Continua a leggere
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Causticazione, folgorazione, calore e radiazioni: i diversi tipi di ustione
L’ustione è una lesione dei tessuti tegumentari (pelle ed annessi cutanei) che può essere provocata dall’azione di:
- calore (ustioni termiche) da fiamme, corpi metallici arroventati come il ferro da stiro o i fornelli, liquidi bollenti come l’acqua che bolle o l’olio che frigge, raggi solari);
- sostanze chimiche (causticazioni) da acido muriatico, ammoniaca, soda caustica. Possono essere causate da oltre 25000 tipi di sostanze, molte delle quali sono basi forti (55%) o acidi forti (26%). La maggior parte dei decessi per ustioni chimiche è dovuta all’ingestione della sostanza caustica;
- corrente elettrica (folgorazioni) classificate come derivanti da alta tensione (maggiore o uguale a 1 000 volt), da bassa tensione (meno di 1 000 volt) o quali ustioni secondarie dovute a un arco elettrico; nei bambini sono causate spesso dal contatto con cavi elettrici (60%) o prese elettriche (14%). Anche i fulmini possono provocare ustioni, spesso estremamente gravi;
- radiazioni: le ustioni da radiazione possono essere causate dall’esposizione prolungata ai raggi ultravioletti (come quelli provenienti dal sole, dalle cabine abbronzanti o da processi di saldatura) o alle radiazioni ionizzanti (come nel caso della radioterapia, dei raggi X o di un fallout radioattivo). L’esposizione al sole, in particolare, rappresenta la causa più comune di ustione superficiale da radiazione.
Le ustioni possono essere di varia entità secondo l’intensità della temperatura, la durata del contatto e lo stato fisico della sostanza ustionante (solida, liquida o gassosa).
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- Ustioni: trattamento, tempi di recupero e prognosi
- Ustione di primo grado: cosa fare e tempi di guarigione della pelle
- Ustione di secondo grado: cosa fare e tempi di guarigione della pelle
- Ustione di terzo grado: cosa fare e tempi di guarigione della pelle
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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine
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Cos’è la radiazione solare? Cosa sono i raggi ultravioletti? Che danni possono provocare alla nostra pelle?

Diversi tipi di raggi ultravioletti: la profondità di penetrazione dipende dalla loro lunghezza d’onda
Quale miglior occasione di prendere un po’ di abbronzatura, se non in questi bei giorni di sole? Eppure tutti noi sappiamo che prendere il sole nasconde anche dei pericoli per la nostra pelle, ma davvero conosciamo tutta la verità sulla radiazione solare e sui danni che possono provocare i raggi ultravioletti sul nostro organismo? Scopriamo oggi insieme tutti i segreti della luce solare e gli effetti che provoca nel nostro corpo! Cominciamo come al solito dal principio, facendoci una domanda apparentemente banale:
Che cos’è la luce del sole?
La vita sulla terra viene sostenuta da essa, è la luce solare, generata a partire dalle reazioni termonucleari che avvengono appunto nel sole. La radiazione solare è energia che, a partire dal sole, giunge sulla terra, sotto forma di radiazioni elettromagnetiche a vare frequenze o lunghezze d’onda. Nell’avvicinarsi a noi, la radiazione solare viene in gran parte assorbita dall’atmosfera terrestre che agisce da vero e proprio filtro. Le radiazioni che riescono a oltrepassare questa barriera protettiva naturale sono composte da tre diversi tipi di luce:
- luce visibile ad occhio nudo;
- luce infrarossa, invisibile e responsabile del senso di calore;
- luce ultravioletta, che con le sue diverse lunghezze d’onda è causa della tanto ambita abbronzatura.
Gli effetti di questi tipi di luce sull’organismo sono variabili, così come diversa è la modalità di assorbimento.
Luce visibile (circa 38% della luce solare totale): non è pericolosa per la salute e non aggredisce la cute ma può talvolta provocare fastidiosi bagliori agli occhi. La luce è molto importante per la regolazione di alcune attività corporee come il ciclo sonno veglia e l’andamento circadiano degli ormoni. E’ inoltre in grado di stimolare la produzione di serotonina, un importante neurotrasmettitore, responsabile, tra l’altro, del senso di euforia.
I raggi infrarossi (60%): per gli effetti termici che determinano, vengono riprodotti artificialmente e usati a scopo terapeutico. La loro caratteristica più importante è la trasmissione di calore allo strato superficiale della pelle (strato corneo). Pertanto un eccessivo assorbimento può danneggiare la pelle per ipertermia e provocare sintomi che vanno dalla vasodilatazione alla disidratazione cutanea.
I raggi ultravioletti (circa 2%): gran parte dei raggi U.V vengono riflessi dallo strato corneo superficiale e solo una piccola quota arriva negli strati più profondi dell’epidermide. A seconda della lunghezza d’onda, si suddividono in Uv-A, Uv-B e Uv-C. La loro caratteristica più importante è la lunghezza d’onda che ne determina la profondità di penetrazione cutanea.
Leggi anche: Prendere il sole ed abbronzarsi fa bene o fa male alla pelle ed alla salute?
Come sono classificati i raggi ultravioletti?
I raggi UV sono distinti in :
- UVA (98%) : lunghezza d’onda: 320 – 400 nm. Gli U.V-A, hanno effetti ottimi sull’abbronzatura (anche se inferiori agli U.V-B) e moderati sul danneggiamento cutaneo. Vista la loro elevata lunghezza d’onda sono tuttavia in grado di penetrare in profondità nel derma distruggendo capillari, collagene ed elastina, provocando eritemi e danneggiando la pelle.
- UVB (2%): lunghezza d’onda: 280 – 320 nm. I raggi U.V-B, hanno una capacità di penetrazione inferiore e non riescono a superare le strutture più superficiali della pelle. Gli effetti deleteri sono comunque importanti poiché i raggi U.V-B sono in grado di alterare il materiale genetico contenuto nel DNA aumentando il rischio di comparsa di tumori cutanei. La radiazione UV-B è molto più efficace della radiazione UV-A nel provocare l’eritema.
- UVC: lunghezza d’onda: 100 – 280 nm. I raggi UV-C sono particolarmente dannosi per la salute ma vengono trattenuti dalla fascia di ozono e per questo non hanno effetti particolari sulla pelle. Il rischio di esposizione a questi raggi aumenta in alta quota.
Leggi anche: La giornata ideale per avere un’abbronzatura perfetta
Quali sono gli effetti dei raggi ultravioletti sul nostro corpo?
I raggi ultravioletti hanno vari effetti sul nostro organismo, tra questi i più importanti sono quattro:
- favoriscono la pigmentazione della cute stimolando la produzione di melanina;
- favoriscono il trofismo e l’accrescimento osseo stimolando la sintesi della vitamina D;
- svolgono un’azione disinfettante a livello della cute, favoriscono la circolazione e stimolano di conseguenza l’attività dei globuli bianchi;
- accelerano la proliferazione pilifera.
Radiazioni ultraviolette, pelle, melanina, abbronzatura
Le radiazioni ultraviolette aumentano il numero di melanociti attivi (i melanociti sono cellule molto presenti nell’epidermide – quasi duemila per mm2 – che contengono melanina, un pigmento nero/bruno), stimolando la neomelanogenesi, cioè la produzione di melanina, ). Questa sostanza (presente anche nei capelli e in alcune parti dell’occhio) è responsabile dell’abbronzatura a breve e a lungo termine. La melanina ci garantisce un colorito più scuro e protegge la nostra pelle dagli effetti negativi delle radiazioni solari agendo come un vero e proprio filtro: essa ostacola la penetrazione dei raggi ultravioletti negli strati più profondi della cute. I raggi ultravioletti (in particolar modo i raggi U-V-B) determinano inoltre un ispessimento della nostra cute: un maggiore spessore cutaneo impedisce infatti ai raggi ultravioletti di penetrare in profondità e danneggiare le cellule.
Quali danni determina la sovraesposizione al sole?
Il nostro corpo, insomma, si difende bene dall’assalto dei raggi solari (fotodanneggiamento), tuttavia ci sono situazioni in cui perfino questi meccanismi di difesa sono costretti a capitolare, ed è allora che si possono verificare danni al nostro organismo.
1) Eritema
L’eritema è un arrossamento cutaneo, responsabile di sintomi come calore e bolle. A seconda della gravità del danno inflitto al DNA, la cellula può anche andare incontro a morte prematura. Ecco perché l’ustione grave è particolarmente dolorosa e si accompagna quasi sempre a vesciche e a vistose spellature (esfoliazione cutanea) . La scottatura si attenua e regredisce gradualmente nel giro di pochi giorni. L’entità dell’eritema, che a sua volta dipende dal fototipo e dalla dose di raggi U-V assorbiti, è proporzionale al tempo di guarigione.
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2) Discromie
La mancanza di un’adeguata protezione cutanea durante l’esposizione solare può causare la comparsa di spiacevoli inestetismi come le discromie o macchie cutanee. Sebbene in molti casi il sole non è il diretto responsabile, può diventarlo in particolari circostanze. E’ il caso, per esempio, delle lentigo senili, che compaiono solitamente in tarda età adulta a causa di prolungate esposizioni ai raggi ultravioletti solari o artificiali (lampade abbronzanti).
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3) Tumori benigni e maligni della pelle
Anche la cute può essere colpita da tumori; è il caso, per esempio del carcinoma squamoso e del cancro
basocellulare, (spesso definiti “tumori cutanei non melanoma” ) non mortali in quanto non creano metastasi. Anche nei e verruche sono esempi di tumori cutanei, benigni e non mortali. Il melanoma maligno della pelle, pur essendo meno frequente dei precedenti, può essere letale. Un’esposizione prolungata al sole, specie per i soggetti maggiormente fotosensibili aumenta il rischio di sviluppare questo tipo di patologia. In particolare è bene valutare anche il tempo di esposizione totale durante il corso dell’anno e della vita (specie durante l’infanzia) poiché, come abbiamo detto, il rischio di cancro alla pelle aumenta con l’aumentare del tempo e dell’intensità di esposizione. A prova di ciò c’è il fatto che i tumori della pelle si sviluppano soprattutto a livello delle parti del corpo più esposte al sole come viso, orecchie, collo, braccia, spalle e dorso.
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4) Rughe
Un’abbronzatura eccessiva causa la rottura del collagene e delle altre strutture cellulari cutanee con conseguente cedimento strutturale e comparsa di rughe più o meno accentuate. Secchezza e ruvidezza, disidratazione, riduzione dell’elasticità e della sensibilità cutanea sono altre conseguenze di un invecchiamento precoce del derma che deve pertanto essere adeguatamente protetto durante l’esposizione solare.
5) Effetti sugli occhi
Forse l’effetto meno noto, ma ugualmente nocivo. Le radiazioni ultraviolette possono causare importanti danni alla cornea, alla retina e al cristallino con sintomi quali dolore corneale, fotosensibilizzazione, lacrimazione e spasmo delle palpebre. L’uso di occhiali protettivi non deve quindi diventare un semplice optional: occhiali a lenti scure devono essere sempre presenti in caso di esposizione prolungata, specie nelle ore più calde del giorno. Anche una montatura avvolgente è importante per impedire alle radiazioni di raggiungere i nostri occhi. Le lenti colorate sfumate o chiare, in molti casi non sono in grado di proteggere sufficientemente l’occhio. Per tutelare il consumatore, i produttori di occhiali da sole sono obbligati a riportare sui loro prodotti il potere filtrante che può andare da 0 (protezione quasi nulla) a 4 (protezione massima, utile in condizioni estreme, come in alta quota). E’ bene infine ricordare che la semplice chiusura delle palpebre non è da sola in grado di proteggere l’occhio dagli effetti dannosi della luce solare.
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Come difendere la salute dei nostri occhi al mare e cosa fare se si irritano?
L’occhio è un organo davvero molto delicato ed è importante proteggerlo sempre, specie ora che il sole è così intenso e specialmente quando si va al mare o in piscina. Le palpebre e le lacrime sulla superficie oculare (film lacrimale) offrono una prima difesa nei confronti dell’ambiente esterno, tuttavia, quando apriamo gli occhi in presenza di una forte luce, il film lacrimale non riesce a schermare l’occhio dalle radiazioni solari e, in particolare, dall’azione dei raggi ultravioletti (UV). E’ per questo motivo che il sole può nuocere alla vista. Ma allora come proteggere gli occhi al mare? Ecco alcuni rapidi consigli:
1) Occhiali da sole
2) Usare lacrime artificiali
3) Alimentazione adeguata
4) Bere molta acqua
5) Non usare le lenti a contatto a mare
Perché gli occhi al mare si arrossano con facilità? Per diverse ragioni: l’azione del vento e il caldo aumentano l’evaporazione del film lacrimale, rendendo l’occhio meno protetto e creando, quindi, una condizione simile a quella dell’occhio secco. Il vento stesso può provocare dei disturbi. L’azione dei raggi ultravioletti può provocare una congiuntivite. Se gli occhi si arrossano cosa bisogna fare? È bene, in prima battuta, sciacquare abbondantemente l’occhio con acqua dolce (se si indossano lenti a contatto bisogna prima toglierle) e usare le lacrime artificiali per mantenere un’adeguata stabilità del film lacrimale. Cosa devo fare se mi è finita la sabbia negli occhi? Risciacquare con acqua dolce in abbondanza.
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Differenze tra risonanza magnetica, TAC, PET, MOC, radiografia, ecografia ed endoscopia
Tutte le tecniche menzionate nel titolo appartengono al campo della diagnostica per immagini; sono tecniche attraverso il quale è possibile osservare un’area di un organismo non visibile dall’esterno e vengono utilizzate per lo studio di varie patologie. La radiologia è la branca della medicina che principalmente si occupa di tutto ciò. Cominciamo con un lungo elenco di tecniche di diagnostica per immagini.

TC
TC (Tomografia computerizzata)
La TC o Tomografia computerizzata (chiamata anche “TAC” da “tomografia assiale computerizzata”) si serve di un fascio di elettroni, per produrre delle radiazioni (fotoni X) che originano esternamente al corpo del paziente per vedere visualizzare una mappa di densità di tessuti ed organi. Quindi a differenza della PET, nella quale è il paziente ad essere radioattivo, nella TC la radiazione proviene da fuori. Quando le radiazioni attraversano il distretto del corpo umano in esame (mettiamo il torace, in caso di TC torace), esse vengono fissate su una virtuale “lastra” che si trova dalla parte opposta del corpo e ne creano una immagini fotografica. Il principio è lo stesso di una radiografia, solo che con la TC le immagini vengono acquisite a 360° intorno al corpo (da cui il termine “tomografia”). Ogni tessuto presenta un diverso indice di attenuazione delle radiazioni trasmesse da fuori, e così la “foto” ottenuta mostra una sostanziale ricostruzione della morfologia dei tessuti ed organi in esame. In complesso la TC è una metodica morfologica. La possibilità di iniettare endovena oppure per via orale delle sostanze (mezzi di contrasto), che cambiano l’attenuazione dei distretti dove di vanno a collocare, permette di aumentare l’accuratezza della TC nel differenziare i tessuti anche in parte dalla loro vascolarizzazione. Poiché la tomografia computerizzata, in tutte le sue varianti, impiega raggi X, l’esame è controindicato in gravidanza, specie se l’area da indagare è l’addome. In questi e in altri casi (per esempio in soggetti giovani), in cui è importante evitare l’esposizione a radiazioni ionizzanti, si preferisce ricorrere alla risonanza magnetica (o RM) che non comporta questo rischio oppure se possibile l’ecografia.
Molti pazienti infine temono di sottoporsi all’indagine per paura di soffrire di claustrofobia, come poteva accadere quando per l’esecuzione dell’esame il lettino su cui è adagiato il paziente entrava in una sorta di tunnel. Oggi il problema è superato perché le apparecchiature moderne sono aperte e il lettino, muovendosi, passa attraverso un cerchio di una profondità non superiore ai 50 cm. In caso di necessità è comunque possibile chiedere agli operatori un sedativo che aiuti a restare fermi per tutto il tempo necessario all’esecuzione dell’esame.

Radiografia del torace
Radiografia
Per radiografia (RX) si può intendere l’immagine radiografica, o radiogramma, oppure la tecnica radiografica utilizzata per ottenere il radiogramma stesso. Tale tecnica si basa sull’interazione tra un fascio di fotoni (raggi X) diretti da una sorgente a un recettore, e la materia interposta, solitamente un corpo biologico. Gli atomi di tale corpo interferente impediscono al fotone di raggiungere il detettore, che quindi riprodurrà un’immagine fedele del corpo “in negativo”, essendo impressi sulla pellicola i fotoni che invece non vengono assorbiti. Poiché la radiografia usa radiazioni ionizzanti, deve essere sostituita – se possibile – dall’ecografia in donne incinte.

Mammografia
Mammografia
La mammografia è un tipo di radiografia in cui si comprime il seno tra due lastre per individuare la presenza di formazioni potenzialmente tumorali. Per approfondire: La mammografia: un esame rapido che può salvarti la vita

Scintigrafia tiroidea
Scintigrafia
La scintigrafia è un esame di medicina nucleare ottenuto mediante la somministrazione di un tracciante radioattivo che consente di evidenziare, a mezzo di particolari strumenti (gamma camera), l’accumulo preferenziale del tracciante nel tessuto che si intende studiare. I traccianti utilizzati possono essere costituiti da soluzioni saline di radioisotopi o da specifici radiofarmaci costituiti da molecole farmacologicamente attive alle quali viene legato il radioisotopo. La scintigrafia è utile per ottenere informazioni sulla fisiologia di alcuni organi, per esempio cuore, polmone, tiroide, circolazione sanguigna, oppure per individuare tessuti anomali come le metastasi. La generazione delle immagini sulle quali è basata la diagnosi, avviene in tempo reale sul monitor della consolle di acquisizione, ma le immagini spesso necessitano una successiva elaborazione e miglioramento che non ne permette l’esame immediato.
Nel caso della scintigrafia ossea, il radiofarmaco (metilendifosfonato, MDP, marcato con 99mTc) si concentra a livello del tessuto osseo in modo proporzionale all’attività osteoblastica locale, quindi è più concentrato nelle parti dove questa è più elevata, per es. fratture, traumi, metastasi osteoblastiche. Gli altri radiofarmaci principalmente usati sono il (Tallio 201), nella scintigrafia miocardica, il (Tc-99m pertecnetato), nella scintigrafia tiroidea ed il (99mTc-DMSA acido dimercaptosuccinico) nella scintigrafia renale.
Leggi anche: Scintigrafia tiroidea: risultati, captazione, noduli, costo
MOC (Mineralometria ossea computerizzata)
La Mineralometria Ossea Computerizzata (MOC) è una tecnica diagnostica utilizzata per valutare la mineralizzazione delle ossa. Misurando la densità della massa ossea può rilevare un’eventuale degenerazione dell’osso. La MOC è la tecnica di riferimento per prevenire, diagnosticare e controllare l’evoluzione dell’osteoporosi. Per approfondire: Mineralometria Ossea Computerizzata (MOC), a cosa serve, come si interpretano i risultati?

PET
PET (Tomografia ad emissione di positroni)
La PET (Tomografia ad emissione di positroni) è una metodica medico-nucleare, che adopera la radioattività di alcune sostanze per vedere la distribuzione della stessa nell’organismo del paziente al quale viene iniettata la sostanza. I traccianti utilizzati per la PET sono di diverso tipo, ma ognuno presenta delle caratteristiche tali che li permettono di vedere alcune funzioni particolari del corpo umano oppure dei vari tessuti. Esempio, il FDG (fluorodesossiglucosio) marcato con il fluoro 18 (radioattivo) serve per vedere il metabolismo dei glucidico, quindi le immagini PET con FDG ci daranno una mappa di distribuzione del tracciante e conseguentemente la mappa dell’attività metabolica dei vari tessuti. La PET è una metodica funzionale, cioè che “vede” la funzione dei tessuti ed organi e non solo la loro anatomia. Per approfondire:
- Tomografia ad emissione di positroni (PET): a cosa serve, è pericolosa?
- Differenza tra PET, TAC e risonanza magnetica
- Differenza tra PET e SPECT

Risonanza magnetica
Risonanza magnetica
La RM o Risonanza Magnetica, dal termine stesso utilizza la risposta tissutale a vari stimoli elettromagnetici prodotti da un magnete esterno. La risposta ai vari stimoli è diversa per ogni tipo di composizione tissutale e permette quindi di fare una ricostruzione anche in questo caso delle morfologia ed in parte della funzione degli organi e tessuto corporei. Anche in tale caso è possibile utilizzare dei mezzi di contrasto, che presenteranno conseguentemente caratteristiche “magnetiche” diverse, e che permetteranno di vedere aumentare l’accuratezza della RM nel differenziare i tessuti anche in parte dalla loro vascolarizzazione. L’esecuzione di una risonanza magnetica non è mai dolorosa, se si esclude la piccola puntura richiesta dall’eventuale iniezione di mezzo di contrasto nella vena del braccio.
Gli unici fastidi che si possono avvertire durante l’esecuzione dell’esame derivano dal forte rumore provocato dalla macchina e dal senso di claustrofobia provocato dal fatto di rimanere chiusi in un grande cilindro per una certa quantità di tempo.
Per approfondire: Risonanza magnetica con e senza contrasto: come funziona ed effetti collaterali
Ultimamente si stanno diffondendo dei macchinari aperti di risonanza magnetica:

Risonanza magnetica aperta
L’unico possibile rischio nel corso della risonanza magnetica è una reazione allergica alla sostanza usata come mezzo di contrasto, il gadolinio. Controindicata ai portatori di pacemaker. Leggi anche: Qual è la differenza tra risonanza magnetica aperta e chiusa?

Ecografia del feto su donna incinta
Ecografia
L’ecografia o ultrasonografia è una metodica che permette di ottenere immagini degli organi interni del corpo umano utilizzando delle onde sonore che, però, non sono udite dall’orecchio umano e perciò sono chiamate ultrasuoni. Gli ultrasuoni partono dalla sonda situata all’esterno del corpo (o all’interno usando particolari sonde), si spostano come onde d’acqua prodotte da un sasso gettato in uno stagno e, come queste, se trovano un ostacolo, tornano indietro. Questi echi sono diversi in base al tessuto incontrato e sono interpretati dal computer che, in base ad essi, restituisce una immagine. Le ossa riflettono completamente gli ultrasuoni che tornano indietro tutti appena ne incontrano la superficie. Una cisti ripiena di liquido, invece, non fa resistenza alcuna ed è attraversata facilmente dalla onde ultrasonore. Tra questi due estremi c’è un’ampia varietà: ci sono strutture del corpo umano che lasciano passare una certa quota di ultrasuoni e ne rimandano indietro altri, come avviene, per esempio per il fegato, muscoli, tiroide e altri. La sonda, come prima accennato, udirà echi di ritorno più o meno forti. Il software interno della macchina trasforma gli echi in puntini più o meno scuri, in base alla intensità dell’eco, che formeranno le immagini che visibili sullo schermo.
Leggi anche:
- Ecografia della tiroide: a cosa serve, come si svolge e come ci si prepara all’esame
- Agoaspirato tiroideo: esito, complicanze, dolore, referto, prezzo
- L’ecografia mammaria: un esame innocuo ed indolore che ti può salvare vita
- Differenza tra ecografia e mammografia nella diagnosi di tumore al seno

Ecografia mammaria
Le immagini ecografiche mostrano molti tipi di tessuti. Un grande pregio della ecografia rispetto ad altre metodiche è che permette di visualizzare una struttura in tempo reale con molti vantaggi (si pensi ad esempio alla visualizzazione di una articolazione in movimento). Inoltre l’ecografia non utilizza radiazioni ionizzanti come invece avviene con la TC e con la radiografia, ciò la rende utile nello studio di tessuti in una donna incinta.
Leggi anche: Cos’è una ecografia, a che serve e quali organi può indagare?

Ecografia transvaginale
L’ecografia transvaginale è un tipo di ecografia (spesso eseguita in associazione all’ecografia pelvica) necessaria per studiare il collo dell’utero, l’utero stesso o le ovaie. La sonda, anziché essere “esterna” al corpo, viene rivestita di una sorta di profilattico ricoperto di gel e viene introdotta nella vagina. L’esame serve a trovare le possibili cause di infertilità , di sanguinamenti o di dolori pelvici. Inoltre è utile per studiare la natura delle cisti ovariche o delle formazioni uterine, e anche per individuare l’eventuale presenza di tumori. Per approfondire: L’ecografia transvaginale esplora gli organi genitali interni femminili

Ecografia transrettale della prostata
L’ecografia prostatica transrettale è una ecografia della prostata che, anziché essere effettuata con una sonda esterna – come avviene per la maggior parte delle ecografie – viene effettuata con una sonda interna che viene inserita nel retto tramite l’ano. In pratica la prostata è osservata dall’interno e non dall’esterno e ciò permette di analizzare le dimensioni e la morfologia della prostata in modo più accurato rispetto ad una ecografia “esterna”. Il “prezzo” di questa maggiore qualità diagnostica è però una procedura senza dubbio più fastidiosa e rischiosa per il paziente, rispetto alla classica ecografia, meno invasiva e rischiosa, per cui l’ecografia prostatica transrettale dovrebbe essere eseguita solo qualora l’ecografia standard abbia restituito una diagnosi dubbia. Per approfondire: Ecografia prostatica transrettale: come si svolge, è dolorosa, a che serve?

Ecocolordoppler
Ecocolordoppler
L’ecocolordoppler è un tipo di ecografia è indicato per lo studio delle strutture vascolari e del loro flusso. Infatti, grazie alla colorazione effettuata mediante calcolatore, si può studiare il movimento e la direzione del flusso sanguigno. Il principio si fonda sulla associazione in tempo reale di una immagine ecografica bidimensionale con un segnale Doppler pulsato. Convenzionalmente, il colore rosso è attribuito alle strutture in avvicinamento alla sonda, mentre il blu per quelle in allontanamento.
Leggi anche:
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Endoscopia
Infine quando si parla di gastroscopia, colonscopia, cistoscopia o broncoscopia si intende una tecnica diagnostica endoscopica, cioè che prevede l’uso di un un endoscopio. Quest’ultimo è un tubo ottico munito di microcamere che trasmettono le immagini in uno schermo. Parlando di colonscopia (una delle tecniche endoscopiche più diffuse) occorre innanzi tutto distinguere tra la rettosigmoidoscopia, che esamina solo gli ultimi 50-60 cm circa del tratto digestivo, costituiti dal retto e dalla parte finale del colon chiamata “sigma”, e la pancolonscopia, con cui invece si risale con uno strumento più lungo e flessibile lungo tutto l’intestino crasso fino a raggiungere, quando possibile, l’ultimo tratto dell’intestino tenue.
In entrambi i casi il paziente viene fatto sdraiare sul fianco sinistro, con le cosce flesse sul bacino e le ginocchia piegate. L’esame si esegue introducendo nel canale anale un tubo flessibile (sonda), collegato a una fonte di luce che consente di esaminare le alterazioni della superficie intestinale. Per approfondire: La colonscopia: cos’è, quando si fa, che rischi comporta, come ci si prepara ad affrontarla

Broncoscopia
Quando l’endoscopio è usato per indagare le vie aeree più profondi, si parla di “broncoscopia”: in questo caso il broncoscopio è introdotto attraverso la bocca o il naso e può essere usato anche per prelevare un campione di tessuto. Per approfondire, leggi: Broncoscopia polmonare con biopsia: a cosa serve, fa male, è pericolosa?
Colonscopia virtuale
Negli ultimi anni sta prendendo piede una tecnica relativamente nuova chiamata colonscopia virtuale. La colonscopia virtuale sfrutta una tecnica chiamata TC spirale multistrato ed un software, in costante aggiornamento, capace di ricostruire sullo schermo le pareti coliche. La colonscopia virtuale usa radiazioni ionizzanti (non usate nella colonscopia tradizionale), in compenso però non è invasiva come la tradizionale. Per approfondire: Colonscopia tradizionale o colonscopia virtuale?
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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine
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Oggi inizia l’estate e subito una buona notizia: mangiare cioccolato fa bene all’abbronzatura
Ultimamente gli amanti del cioccolato stanno avendo delle grandi soddisfazioni! Dopo il cioccolato che non ingrassa, il fatto che fa dimagrire, fa bene alla mente e fa bene al cuore ed alla circolazione, oggi abbiamo un motivo in più per amare questo alimento, soprattutto perchè oggi inizia l’estate e la voglia di abbronzatura aumenta! Pare infatti che il cioccolato aiuterebbe anche a proteggersi dai raggi del sole.
Uno studio scientifico inglese della European Dermatology e Cosmetic Science Group School of Management and Science della London University of The Arts dimostrerebbe l’efficace protezione svolta dai polifenoli contro i raggi del sole. In particolare le fave di cacao fresche, ricche di flavonoidi (potenti antiossidanti), mantengono il loro potere – in parte – anche durante la lavorazione del prodotto e sono loro ad essere importanti per la protezione della pelle.
I ricercatori hanno coinvolto 30 persone sane e le hanno divise in due gruppi: uno dei due ha consumato 20 grammi di cioccolato al giorno come spuntino per 12 settimane. Lo studio ha dimostrato che il consumo regolare di cioccolato ricco di flavonoidi conferisce una importante fotoprotezione e protegge la pelle dagli effetti dei raggi solari e quindi diminuisce il rischio di patologie della pelle. Tale effetto è ancora più potente tanto più il cioccolato è fondente.
Amanti del cioccolato: buona estate, buon appetito e buona tintarella, ma sempre con moderazione!
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È vero che cucinare i cibi al microonde fa male alla salute?
Cucinare con il forno a microonde fa male alla nostra salute? E’ una domanda che mi sento fare spesso dai miei pazienti. Forse è perché agli occhi di tante persone, inserire Continua a leggere